venerdì 17 agosto 2018

Lasciate in pace i conigli

Uf

Non per fare un discorso animalista, quanto perché credo sia giunto il momento di smettere di utilizzare delle povere bestie per definire il comportamento di altre bestie, quelle umane.
So benissimo che è un modo di dire usare l'espressione "sei un coniglio" per descrivere il pavido, il pusillanime, il vigliacco, e questo accade perché il coniglio è un animale paurosissimo e timidissimo. Ma pensiamoci bene: è colpa del coniglio essere così, è una sua scelta? No. Mentre per i signori verso i quali si rivolge l'Annunziata è una scelta essere così pavidi, pusillanimi, vigliacchi? Sì. E allora si inizi a chiamare chi si comporta in tal guisa col loro nome e cognome e che esso diventi il modo di dire specifico per definire, in futuro, chi si comporterà nella stessa maniera di merda

giovedì 16 agosto 2018

Siamo in un Paese meraviglioso


Quando siamo abbastanza distanti da una disgrazia e/o una tragedia, fatto un pensiero veloce di immedesimazione per le povere vittime che hanno avuto la sfortuna di incombervi, il pensiero dominante si indirizza alla ricerca dei responsabili. Perché è successo? Chi è stato? Di chi è la colpa?
Scartati, per ovvie ragioni, Dio e la Natura, i colpevoli non possono che essere esseri umani. 
Cosicché, una volta che il meccanismo vittimario si è messo in moto - e prima che sia incanalato dentro l'alveo dei procedimenti giudiziari (indagini preliminari, avvisi di garanzia, rinvio a giudizio, processo di primo e secondo grado, cassazione) - si indossano facilmente i panni del giudice che sa sin da subito chi condannare e come; e ciò a seconda dell'educazione, la cultura, l'estrazione sociale che informano la nostra coscienza. 
Ebbene, per quanto riguarda il disastro del viadotto crollato a Genova, la mia coscienza vittimaria si è immediatamente indirizzata verso Atlantia, società che ha in concessione e gestisce Autostrade per l'Italia (sei in un Paese meraviglioso). Subito, infatti, ho pensato che i principali responsabili dell'accaduto siano i proprietari di tale società (in seconda battuta ho pensato come colpevoli anche i politici che hanno favorito la privatizzazione e concessione di un siffatto bene pubblico). E ho pensato: fosse mio potere, a tali figuri gli esproprierei anche il pelo pubico (ammesso e non concesso che non si depilino). 
Questo a botta calda.
Successivamente, ho visto che anche il governo in carica ha avuto, più o meno, la mia stessa idea e sia intenzionato “fargliela pagare”; perciò hanno pensato alla revoca della concessione (per una volta che sono d'accordo con il governo non vuol dire che sia filogovernativo: ricordatevi della metafora dell'orologio fermo).
Gli azionisti di Atlantia, sentendo il fiato dell'opinione pubblica sul collo (è il collo giusto, andate tranquilli), parlano di risarcimenti, ricostruzioni, ma anche - nel caso il governo faccia sul serio - pretendono far valere le clausole rescissorie. D'altronde, viviamo in uno stato di diritto, dove il diritto delle maschere del capitale è particolarmente tutelato. Dunque, non hanno bisogno di tenere le pale degli elicotteri accese: risparmino pure i soldi del carburante per la fuga. 
Ecco perché, da un disastro come questo, spero non tanto avvenga una vittimizzazione classica (si trova un Benetton da crocifiggere e morta lì la faccenda), quanto una presa di coscienza generale sul fatto che questi tragici avvenimenti sono il frutto (maturo) della logica capitalistica e fino a che punto lo Stato sia schiavo di questa logica: dal concedere un bene pubblico all'interesse privato è naturale consegua una privatizzazione dei profitti e una socializzazione delle perdite e senza neanche la soddisfazione di tosare i Benetton come povere pecore sacrificali (sai che maglioni).
Certo, non mi aspetto che questa sensibilizzazione passi attraverso l'opera di un governo piuttosto pietoso. Ma le vie del signore sono infinite (anche se non ancora asfaltate, come disse, mi pare Gervaso), quindi avanti Toninelli, dacci qualche soddisfazion.

lunedì 13 agosto 2018

Come un sommelier

A Library by the Tyrrhenian Sea, 2018 by Ilya Milstein

Potessimo della vita bere il succo
come un sommelier intento a definire
quali frutti o spezie il vino gli rammenta,
anziché rapido d'un sorso 
trangugiare e dissetarsi senza dare 
al pensiero la maniera di sentire
se amaro o dolce il gusto,
allora i ricordi si farebbero
più acuti e capaci di restituire
al presente una precisa rappresentazione
di quello che realmente siamo stati
negli attimi in cui la vita ci ha chiamato
a rendere grazie o a maledire
la vita stessa, il nostro essere che punteggia
di vissuti la curvatura insensata 
dello spazio-tempo.

domenica 12 agosto 2018

La politica della fuffa

Non è infrequente il caso in cui i politici, quando sono chiamati a ricoprire incarichi di governo, siano assaliti da una particolare mania, a tratti parossistica, di fare dichiarazioni anche su ciò che non gli compete. Questo accade soprattutto se costoro sono i portavoce o i segretari dei partiti che formano la maggioranza di governo e perciò stesso occupati più a paupulare, che a impegnarsi in un serio e meticoloso lavoro ministeriale. Sconcertante è altresì constatare quanto il tempo disperso nella esaltazione narcisistica della propria leadership corrisponda, per gran parte della pubblica opinione, a un corretto svolgimento delle mansioni che sono stati chiamati ad assolvere. Esempio: «L'attivismo del ministro dell'interno è ammirevole».

E infatti - e purtroppo - non resta che ammirare, basiti, il susseguirsi di annunci, dichiarazioni, prese di posizione che confermano in pieno la piega che la politica italiana ha preso da alcuni decenni a questa parte: quella della fuffa.

Il problema principale è che, sovente, la fuffa fa rima con truffa. E, ancora più rischioso, è che il termine fuffa sia assonante con arruffapopolo.

P.S.
Dato che anch'egli, nel corso della sua carriera politica, si è talvolta alzato con il «gusto di insultare», ci saprebbe dire Salvini che tipo di educazione ha appreso durante il servizio militare svolto nel 1995?

venerdì 10 agosto 2018

Conforme al Diritto

Almeno 39 bambini sono morti e altre 50 persone sono rimaste ferite oggi nel nord dello Yemen in seguito a raid aerei che hanno colpito uno scuolabus e un affollato mercato nella provincia di Saada.

Secondo quanto riportato in conferenza stampa da un portavoce dell'esercito saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, gli attacchi sarebbero avvenuti in risposta alle milizie ribelli huthi "responsabili del lancio di un missile balistico contro il sud del regno arabo, che ieri aveva ucciso una persona e ne ha ferite altre 11.
"Le incursioni - ha aggiunti al-Maliki - sono un'azione militare per colpire gli elementi che hanno progettato e preso di mira i civili a Jizan. I raid sono stati effettuati in conformità con il diritto internazionale umanitario e le sue regole abituali". Euronews

Fosse stato un raid aereo siriano, Trump avrebbe twittato immediatamente: «Assad è un animale» (non specificando quale, però).
Ma è stato un raid saudita e Mohammed bin Salman resta un conspecifico (un umano, con l'aggravante nobiliare).

Interessante il commento del colonnello saudita: i raid sono stati effettuati in conformità con il diritto internazionale umanitario e le sue regole abituali. 
Infatti, nel diritto internazionale umanitario c'è scritto specificamente di colpire scuolabus con bambini a bordo e pure i mercati affollati, anche se non mi ricordo il paragrafo e il comma (e sarà per questo che non ho superato l'esame di diritto internazionale).


A parte.
Più o meno, fin dagli anni Settanta dello scorso secolo si sente parlare di crisi petrolifera. Una volta si sentiva persino dire che le riserve si sarebbero esaurite e che l'umanità avrebbe dovuto fare a meno del petrolio. Al momento, tale ipotesi è smentita, credo per tanti anni ancora. Quindi, non resta che aggrapparsi alla fantascienza per immaginare un futuro senza petrolio, fatto di energia rinnovabile e pulita. Ma più di questo, per tentare di immaginare un mondo nel quale a comandare Potenze e Principati non siano più gli stronzi.

mercoledì 8 agosto 2018

Il morbillo


A inizio estate del 1974, durante i mondiali di calcio disputati in Germania Ovest, ebbi il morbillo che - come da foto - mi costrinse alcuni giorni a letto. Unica consolazione: l'album delle figurine del mondiale Panini, bellissimo (come mostra questo video), che leggevo minuziosamente.
Non ricordavo di indossare un pigiama semi ufficiale dell'Argentina, ma a vedere la foto ricordo che mi costrinsero a indossare, sotto di esso, una maglietta elasticizzata a maniche lunghe, perché non mi grattassi le bolle che il morbillo provocava.
Mi giravano le palle, ricordo benissimo anche questo, perché mi faceva caldo e non potevo andare in piazza a giocare con gli amici a rifare la “differita” - da noi interpretata - delle partite migliori.
Come tutti, o quasi tutti, avevo un debole per l'Olanda, per Cruijff in particolare, anche se, non essendo il più bravo degli interpreti, mi toccava accontentarmi del ruolo di Neeskens.

A quel tempo, il morbillo non rientrava tra i vaccini previsti dall'ordinamento sanitario, anche se ero nato in tempo per ricevere quello del vaiolo (al quale i genitori non mi sottrassero).
Comunque, per farla breve,  pur di evitare quella settimana di rompimento e impedito grattamento, se i miei si fossero rifiutati di somministrarmelo, credo che da grande glielo avrei rinfacciato.

E a proposito: ho sentito dire, mi pare dalla onorevole Taverna in video amatoriale, che una volta le famiglie, quando incombeva una delle malattie infettive infantili (delle quali oggi è disponibile il vaccino), favorivano il contatto con gli untori affinché prendessimo la malattia anche noi da piccoli, anziché rischiare di averla da grandi con maggiori complicazioni. È vero, io presi così la varicella. Ma, dall'alto della mia ignoranza medica e farmacologica, non è meglio rendersi immuni tramite un vaccino, anziché sviluppare anticorpi beccandosi la malattia stessa? Pensiamo all'Ebola, per esempio: nella sciagurata eventualità che tale terribile virus si diffonda anche in Europa (tocchiamoci, va’) e nella auspicata e già probabile disponibilità di un vaccino che ne contrasti la diffusione, i No-Vax  ne preferirebbero la somministrazione o lo rifiuterebbero a favore di un Ebola Party?

martedì 7 agosto 2018

Un atteggiamento spirituale

«Così come il migliore degli astronomi, nonostante il suo sapere copernicano, soggiace comunque alla sensazione del “sorgere” del sole, la più decisa analisi marxista dello Stato capitalistico non potrà mai sopprimere la sua realtà empirica. E neppure lo deve. La conoscenza marxista deve far sì che il proletariato assuma un atteggiamento spirituale nel quale lo Stato capitalistico si presenti, nel momento in cui viene osservato, come un elemento dello sviluppo storico. Esso non costituisce perciò “il” mondo circostante “naturale” dell'uomo, ma soltanto un reale dato di fatto, del cui potere effettivo occorre tener conto, ma che non può di per se stesso pretendere di determinare le nostre azioni. La validità dello Stato e del diritto deve quindi essere trattata come un fatto meramente empirico. Nello stesso modo un aliante deve adeguarsi alla direzione del vento, non perché sia esso a determinare la sua rotta, ma al contrario per attenersi alle mète originariamente fissate, utilizzando il vento ed a suo malgrado. Eppure, questa spregiudicatezza che l'uomo ha acquisito a poco a poco di fronte agli avversi poteri della natura nel corso di un lungo sviluppo storico, manca ampiamente ancora oggi al proletariato di fronte ai fenomeni della vita sociale. E con ciò è ben comprensibile. Infatti, benché nei casi particolari le regole coercitive della società siano tanto duramente e brutalmente materiali, tuttavia il potere di ogni società è essenzialmente un potere spirituale, e da esso ci può liberare soltanto la conoscenza: non certo la conoscenza astratta, puramente cerebrale che è propria anche di molti “socialisti”, ma una conoscenza che sia divenuta carne e sangue, una “attività critico-pratica” secondo le parole di Marx. 
L'attualità della crisi del capitalismo rende una simile conoscenza tanto possibile quanto necessaria. Essa diventa possibile per il fatto che, a causa della crisi, la vita stessa fa apparire visibilmente ed in modo direttamente esperibile la problematicità del mondo circostante sociale abituale. Ma essa diventa decisiva e quindi necessaria per la rivoluzione perché il potere effettivo della società capitalistica viene scosso al punto che essa non è più in grado di imporsi con la violenza, nel momento in cui il proletariato contrappone coscientemente e decisamente il proprio potere al suo. È un elemento di natura ideologica che impedisce un simile agire. Ancora durante la crisi mortale del capitalismo, le larghe masse del proletariato sentono lo Stato, il diritto e l'economia della borghesia come l'unico mondo circostante possibile della loro esistenza, nel quale indubbiamente molte cose debbono essere migliorate (“organizzazione della produzione”), ma che forma tuttavia la base “naturale” della società.»
György Lukács, Storia e coscienza di classe, ("Legalità ed illegalità", II).

sabato 4 agosto 2018

Oh Maria Salvador

D'altronde, la legge - seppur stupida, grottesca, retrograda - è legge e, quindi, è nell'ordine delle cose per le forze dell'ordine farla rispettare. Quello che trovo fuori luogo, inappropriato e piuttosto grottesco, è che, in certi casi, come questo, le forze dell'ordine diffondano video promozionali della loro attività anticrimine, come per dare all'opinione pubblica un maggiore senso di sicurezza e protezione.
«Scoperta una coltivazione di marijuana in un insolito vivaio di Lanuvio». 
Segue filmino emozionante con alla fine due carabinieri in posa davanti al tavolo con la refurtiva:


Da notare, sul tavolo: ai lati due cappelli dell'Arma e una composizione floreale di due rametti incrociati di cannabis a contorno di un sacchetto contenente foglie della stessa, con sopra (colpo di genio: come quando a un posto di blocco si intima l'alt) una paletta dei carabinieri. Una scenografia da Oscar, complimenti.

Ora, non è escluso che i carabinieri realizzino video a conclusione di ogni loro attività investigativa e solo alcuni sono dipoi diffusi dalle agenzie di stampa, in questo caso perché la “curiosità” mediatica è determinata dal fatto che la piantagione fosse visibile pure su Google Maps.
Orbene, se con tale applicazione si scova un minuscolo appezzamento di marijuana a Lanuvio, com'è che con la sorveglianza satellitare non si riesca a contrastare più efficacemente il contrabbando di stupefacenti dal loro luogo di produzione, raffinazione, confezionamento e spedizione al loro arrivo nei porti, aeroporti di destinazione? In breve: a quando un altro video avente come refurtiva qualche quintale di cocaina?

venerdì 3 agosto 2018

God Bless Earth

«La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale.»
Karl Marx, Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, (1848)

Dato che l'attuale situazione storica e sociale concede poche illusioni circa la rivoluzione del proletariato, a mio avviso non sarebbe politicamente peregrino pensare di favorire tale tendenza imperialistica verso il dominio di una sola nazione, un solo governo, una sola legge, una sola barriera doganale (che, giocoforza, non avrebbe più ragione di essere: addio dazi). E, in questo caso, ovviamente, la nazione candidata a guida unica e suprema sono gli Stati Uniti d'America (democrazia! libertà!), i quali, con una piccola modifica al riquadro della bandiera sì da essere capace di contenere i circa duecento stati sovrani presenti sul pianeta, potrebbero diventare la sola nazione esistente e imperante del mondo.

Certo, in un primo momento l'interesse nazionale sarebbe sempre a vantaggio - come lo è attualmente - della borghesia, intesa come quella classe che ha il mero compito di favorire, per quanto possibile, il movimento di valorizzazione del Capitale. Ciò nondimeno, dato che tale processo, per la contraddizione intrinseca al modo di produzione capitalistico (spiegata dalla legge marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitto), nelle classi subalterne, sempre più impoverite e/o espulse dal processo produttivo a favore della robotizzazione, potrebbe a poco a poco sorgere una autentica coscienza di classe globale, giacché il proletariato non avrebbe più motivo di essere confuso dai vari nazionalismi, sovranismi e altre cazzate che lo tengono distratto dalla vera questione: il superamento del capitalismo, ossia la liberazione dell'individuo dalla schiavitù del lavoro e della logica del valore.

Comunque, mai fare i conti prima dell'oste. Vale a dire: ci starebbero gli americani a farci diventare tutti americani? In fondo, come riescono a stampare il dollaro, potrebbero pure stampare i passaporti.

martedì 31 luglio 2018

No tatoo 5

«Oh, Federico, che sorpresa! Come stai? Quanto tempo è passato! Ma a te non è passato il tempo, sembri addirittura più giovane. Ti mantieni in forma, eh? Beato te, hai tempo per farlo, io, invece, questo nuovo lavoro mi distrugge. Ho dovuto cambiare società perché con la precedente non c'era più pane. Adesso, sì, finalmente rivedo la luce, si guadagna, ma che fatica. Praticamente mi sono dovuto reinventare: nuova tipologia di prodotti e clienti. È stata... è dura, ma rispetto a qualche mese fa viaggio meglio. A casa, tutto bene? Lo sapevi che mi sono separato, vero? Eh, che vuoi: Claudia non sopportava più le mie assenze. Ma no, no. Inutile che ti nasconda: mi ha lasciato lei, per Marco, il suo primo amore, già. In pratica, si sono ritrovati sui banchi di scuola, però da insegnanti. E mentre io ero a farmi il culo con il nuovo lavoro, lei ha avuto tempo di innamorarsi ancora. È un guaio per i figli. L'unica cosa buona è che sono grandi, sapranno giudicare, capire, forse perdonare. Bah, che vuoi, al momento vogliono stare con la mamma. È una fortuna per me, ché il monolocale che ho trovato non consente tante comodità. E poi è lontano dalla loro scuola e dal resto. Ho preferito trovare una sistemazione dall'altra parte della città, sia perché sono più vicino alla sede della ditta, sia perché così ho meno probabilità di incontrarli, quei due, mi monta addosso un nervoso a vederli insieme, sorridenti, sbattermi in faccia il loro amore senza il minimo ritegno, che vorrei... ma no, no, non voglio neanche pensarlo. Ma dimmi, come sta Paola? Ho saputo che è stata male... si è ripresa? E tuo figlio, è ancora in Inghilterra? Eh, ci credo, gli inglesi non sono mica stupidi, ragazzi così non se li fanno certo scappare, altro che Brexit, lo capiranno presto che gran parte della loro fortuna è dovuta a ragazzi come Tommaso, un vero cervello in fuga. Andiamo a bere un caffè adesso, hai tempo? No? Peccato. Potremmo ritrovarci ogni tanto. Ce l'hai il mio nuovo numero? Così magari ci mandiamo un whatsapp per fissare. Ecco. Ma cosa hai fatto alla gamba? Un tatuaggio? E questa tinta unita verde scura che sembra una calza aderente o, peggio, un livido (mi ricorda mia nonna, che aveva le piaghe per via delle vene varicose e teneva le gambe bendate e a sera mia zia gliele sfasciava, la medicava e io vedevo tutto quel pus uscire), questa pennellata paonazza che ti parte da sotto il ginocchio sino alla caviglia sarebbe un tatuaggio? Come dici? Claudia ha fatto bene a lasciarmi? Che discorsi fai, che stronzo sei? Ma vaffanculo, va’».

lunedì 30 luglio 2018

Illegittima offesa 2

C'è una sorta di giustificazionismo generale che neanche ai tempi dei "compagni che sbagliano". Epperò, a quei tempi, visto che i compagni che sbagliavano colpivano i vertici dello Stato, la risposta del potere statale fu dura e condivisa da tutte le forze politiche. Adesso che, invece, ad essere colpiti sono le vittime più "sacrificabili" (gli ultimi della società), dal potere (vedi il molto onorato Salvini*, vedi persino Giulia Bongiorno: «L’allarme razzismo non esiste, l’unico allarme è il caos che nasce dall’indiscriminata apertura a qualunque immigrazione») abbiamo una completa, interessata sottovalutazione del fenomeno, non più strisciante, bensì a serpente a sonagli con la testa alzata qual è il razzismo nostrano.

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* Secondo me, oltre alla tracotanza, è pure l'ignoranza cogliona quella che ha fatto pronunciare ieri, al ministro dell'interno, la celebre, orrida frase mussoliniana. Non c'è niente da fare: anche lui, come prima Renzi, è uno che ha il cervello resettato da un trentennio di propaganda berlusconiana di un fare politico che prima di pensare all'interesse generale, deve confortare e rinforzare il proprio ego minorato - tenendo bene in conto di non toccare, o scherzare troppo con gli interessi generali consolidati.

Illegittima offesa

I recenti e frequenti episodi di razzismo violento e omicida, di caccia al migrante di colore, dalle fucilate di Macerata, fino a quello odierno ad Aprilia, saranno combattuti dalla magistratura (e dai poteri dello Stato in generale) con la stessa determinazione e forza con le quali è stato sconfitto il terrorismo brigatista e contrastato - ma non sconfitto - il fenomeno mafioso?
Oppure, dato il clima generale, i responsabili di tali crimini godranno di una sorta di giustificazionismo socio-politico-giudiziario che concederà loro delle attenuanti?

Se questo fosse il caso, allora il legislatore, oltre a una maggiore concessione dei limiti della legittima difesa, sarebbe logico provvedesse a disporre una legge sulla legittima offesa.

Se invece, e non solo a parole, lo Stato (la politica e le istituzioni) vuole debellare il fenomeno, allora credo sia necessario che sia applicato il carcere duro, il disumano 41bis, anche per costoro che si macchiano di crimini di stampo razzista (o di violenza sulle donne e sui minori).

sabato 28 luglio 2018

A scaffale

Il termine "mercantile" si riferisce solo al comprare e al vendere. Una società mercantile nemmeno esiste. Il capitalismo è essenzialmente un modo di produzione e non un semplice modo di circolazione. Perciò l'espressione "economia di mercato" induce in errore. Marx già dimostrò che la riduzione della modernità a circolazione delle merci costituisce l'eldorado dell'ideologia capitalista, perché nel mercato appaiono solo proprietari "eguali" e "liberi" di merci e denaro. Però la merce ha da essere oggetto di produzione prima di diventare oggetto di circolazione.
Il mercato non è il luogo dell'incontro di soggetti "liberi", ma essenzialmente la sfera di "realizzazione" del plusvalore, pertanto della riconversione della forma merce nella forma del denaro. Si tratta del movimento del valore, del "soggetto automatico" (Marx), di uno stato di aggregazione verso l'altro. La merce non sussiste per sé, ma è uno stadio della valorizzazione. E i soggetti del mercato non sono che gli agenti di questo movimento. Ma la produzione generale delle merci è possibile solo attraverso la trasformazione della forza lavoro umana in una merce sui generis, e una forma generale del valore è possibile solo attraverso il plusvalore come irrazionale fine a se stesso. Esattamente in questo punto si mostra che la "socializzazione negativa" del capitale non consiste nell'appropriazione soggettiva del plusvalore da parte dei proprietari giuridici ma nella stessa forma valore, che si rende generale solo mediante il postulato sistemico del plusvalore. Dietro la "libertà" formale della circolazione, si incontra la soggezione (originalmente violenta) degli esseri umani al "lavoro astratto". È questa la relazione basica genuina del sistema produttore di merci. E questa relazione è portata all'assurdo nella terza rivoluzione industriale. Non è solo un problema di disoccupazione e miseria di massa, ma anche un problema dello stesso capitale, il quale comincia a perdere la "sostanza" della sua valorizzazione a causa della sua stessa dinamica.
La valle dove abito ha conosciuto, all'incirca dagli anni Sessanta a fine anni Novanta dello scorso secolo, una relativa espansione industriale e artigianale (con conseguente occupazione e parziale ricchezza del territorio), che si è andata via via esaurendo, fino ad assistere, a partire dagli anni duemila, alla vendita e al trasferimento di alcune imprese, al fallimento di altre (e al conseguente calo dell'occupazione e impoverimento del territorio). Resistono ancora alcune imprese che hanno mantenuto e/o sviluppato la propria capacità produttiva e di mercato, ma certo non sufficienti, da sole, a garantire prosperità all'intera vallata.

Accanto al declinante andamento del cosiddetto settore economico secondario (lasciando perdere il primario che è svolto da poche imprese agricole a gestione per lo più familiare che fanno buoni prodotti di nicchia), è cresciuto, oserei dire a dismisura, il settore terziario, non tanto quello relativo ai servizi e al turismo, bensì quello che riguarda il comparto super e iper mercati presenti sul territorio, non giustificato in rapporto al numero degli abitanti e alla loro complessivamente ribassata capacità di spesa. Infatti, la popolazione della vallata è più o meno la stessa di sempre, ma con meno soldi in tasca.

Questa riflessione socio-economica deriva dal fatto che ieri sono entrato per la prima volta in un grande negozio gestito da cinesi, di quelli che vendono di tutto (tranne alimentari, credo), ubicato in un ex capannone industriale nel quale, forse, prima si trovava un maglificio o chissà che.

Undici del mattino, tre persone (io, una signora dalla voce roca e un giovane cassiere col ciuffo manga) e una quantità sterminata di merci in vendita: abbigliamento, giardinaggio, utensileria, materiale elettrico, pentolame, bricolage, cartoleria, prodotti per la pulizia. Allo spaesamento generale che tali negozi (negozi? veramente negano l'ozio?) provocano, si è aggiunto lo stupore quando alla cassa la signora per pagare una ventina di euro di roba ha usato un biglietto da 100€. Nel farle il resto, il cassiere ha alzato il cassetto di banconote e spiccioli per ivi riporre le cento euro (comunemente non c'è lo spazio per le cento euro nei registratori di cassa) e, appunto sotto, ho visto una mazzetta di banconote di quel taglio che, considerata la scarsità della clientela in quel momento, mi ha fatto pensare: come diamine avrà fatto il negoziante a incassare tutti quei quattrini in una mattinata? Oppure anche: se i soldi in cassa non erano frutto delle vendite incassate quel giorno, perché i soldi non sono stati trasferiti su un conto corrente o, più facilmente, in una cassaforte?

Ma a parte questo dettaglio venale, riprendendo le parole sopra riportate di Robert Kurz: se la merce non sussiste di per sé ma è uno stadio della valorizzazione, quando si osserva, da vicino, il mancato assolvimento di tale compito di mediazione (schiere di supermercati con scaffali pieni di invenduto), è naturale domandarsi: dov'è la razionalità in tutto questo andamento economico e produttivo? 

giovedì 26 luglio 2018

Le funzioni sociali non muoiono

Non hanno aspettato la morte imminente, l'hanno prolungata per interesse, venale interesse di bottega, di fabbrica, di finanziaria (diciamo meglio), non certo per confortare i dipendenti dicendo loro che il direttore, tanto buono e caro e salvatore, non sarebbe ritornato a dare loro la carezza della buonanotte a fine turno - quale che sia il turno, alla fiat e altrove, si ha sempre voglia di dormire.
Non hanno aspettato, l'hanno dichiarato quasi morto prima, quando i mercati erano chiusi, pericolo ribassi degli investimenti, perché è gente che s'intigna coi titoli dei Manifesti e con le offese irrispettose di chi fa presente che tutta questa salvazione (salivazione) veramente non è stata granché (Grande Punto) percepita, dal basso (forse in alto, certamente), bravo per loro che l'hanno pagato (dai quali è stato pagato),capirai, ha fatto il suo lavoro egregiamente, e io becco e bastonato dovrei pure dire requiescat in pace, amen? 
Ma il caro estinto avrebbe approvato, avrebbe fatto lo stesso se - per esempio - fosse morto Lapo - anzi: forse se fosse morto Lapo il tono sarebbe stato meno drammatico.
A ognuno la sua funzione sociale. Lui, la sua, l'aveva guadagnata sul campo, da figlio di maresciallo qual era. Gli altri, coloro che lo pagavano, l'hanno invece ereditata, molto più facile questo sistema, andrebbe esteso a tutta la popolazione, con l'esproprio.
E sia, salutiamolo, dato che in questi anni è stato per certi versi un soggetto della storia minima d'Italia e della vita microscopica di noi italiani. Sinceramente, avrei preferito fosse campato ancora per vedere quanta parte di Detroit sarebbe rimasta ancora a Torino. Condoglianze ai tuoi cari.

martedì 24 luglio 2018

No tatoo 4

Il tatuaggio è come una fede, anzi: di più, perché la fede si può cambiare, si può attenuare, persino perdere o cancellare del tutto, ma il tatuaggio... Per tatuarsi ci vuole maggior fede di quella che serve per passare a cresima: l'olio con il quale il vescovo unge la fronte al cresimato per confermarlo nella fede cristiana è niente rispetto a quelle piume verdi (forse di piccione veneziano) che ti sei fatta lungo entrambi i polpacci - ma perché, spiegami il senso, volevi volare?
Io lo so, ti trovi sexy, sono convinto che quando il tuo compagno ti cinge i fianchi, sfiora le labbra e cerca la tua disposizione, ti sembra appunto di spiccare il volo; tuttavia - perdonami - non capisco questo tuo bisogno di salto di specie. Non ti basta essere umana?
E poi quelle ciliegie proprio sopra il gomito, dimmi, cosa rappresentano? Vanno colte, masticate e sputato il nocciolo? Non potevi scegliere un frutto più durevole, avente una medesima visibilità sugli scaffali dell'ortofrutta durante l'arco delle quattro stagioni?
Ah, hai fatto una coccinella sul gluteo destro e la mela morsicata della Apple su quello sinistro?
Quanto tempo è che non rivedo il tuo culo?