mercoledì 20 agosto 2014

L'emergenza, il maltempo, il caso.

A volte mi chiedo quanto un direttore influisca sull'impaginazione del quotidiano che dirige, anche d'agosto quando, presumibilmente, è in ferie

domenica 17 agosto 2014

Europa non dà soldi, Padoan la butta dal balcone

Sto mangiando un gelato in un locale che ha il WiFi e leggo le news che Google seleziona per argomento.
La seguente è taggata in Economia.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_agosto_16/mamma-non-da-soldi-la-droga-lui-butta-balcone-arrestato-3a6d9e7e-2526-11e4-9823-28e6a48452ca.shtml

È chiaro che Padoan chiede soldi per la droga governativa. Ma non sarà arrestato, no.

sabato 16 agosto 2014

Per non perdere il vizio

Buongiorno Dio.
A mezzogiorno si dice buon mezzogiorno.
Ok, scusa. Hai sentito quel che il papa ha detto in Corea?
No. Ha per caso fatto i complimenti alla Samsung di essere diventata quel che l'Olivetti poteva diventare?
Macché: ha detto che il mondo è stanco della guerra.
E se il Signore degli Eserciti fosse stanco del mondo come la mettiamo?
Lo conosci?
Potrei esserlo.
Lo sei?
Sono troppo stanco. E poi che altro ha detto?
Ha detto no ai modelli economici disumani che creano povertà.
E chi sono i disumani lo ha detto?
No, si dice il peccato, ma non il peccatore.
Oppure perché i peccatori pagano ancora troppo bene le tournée?
Buon sabato après-midi, o Signore.
In Corea direbbero buonanotte.

domenica 10 agosto 2014

Certo

Leggere Malvino e Olympe de Gouges in spiaggia all'estero è impagabile.
(mi è difficile linkare con lo smartfono, tanto è facile trovarli).

mercoledì 6 agosto 2014

Massaro Pausini

[*]
Per alcuni giorni, una dozzina, blog a scartamento ridotto. Niente pc stavolta in vacanza. Qualche foto social, forse, tramite smartfono. Fogli sparsi, sicuro. 
A presto, dunque.

Attilio Bertolucci
Id.
(poesie fotografate alcuni mesi or sono da un'antologia dell'Officina einaudiana)
P.S.
Il titolo non serve soltanto a sottolineare che io le mutande e il costume con la retina reggipalle li porto.

martedì 5 agosto 2014

Lo sputinismo


Find more music like this on Dieselpunks

Conoscete Faared Zakaria? Io l'ho conosciuto oggi, Repubblica gli ha pubblicato in traduzione un editoriale già uscito sul Washington Post, chissà se gli spediscono un obolo in euro o in dollari, chissà. E penso: perché Repubblica si affida a un editorialista straniero per convogliare nei suoi lettori l'idea che Putin buhhh e che gli ammericani invece oh yeah
Non ci crede più nessuno alla favoletta bella del liberalismo alla cazzo di Obama, lo volete capire?

Volete convincere l'opinione pubblica europea (quella ammericana ci vuole poco, eh?) a poco a poco della necessità di una guerrettina per difendere i valori occidentali, quali i diritti dell'individuo (quale individuo, dimmi, Faared, dimmelo che ti sputo in un occhio), la tolleranza, il cosmopolitismo e l'internazionalismo?
The success of Putinism will depend a great deal on the success of Putin and Russia under him. If he triumphs in Ukraine, turning it into a basket case that eventually comes begging to Moscow, he will look like a winner. If, on the other hand, Ukraine succeeds outside of Russia’s orbit and the Russian economy continues to weaken, Putin might find himself presiding over a globally isolated Siberian petro-state.
viene tradotto con
Il successo del putinismo in buona parte dipenderà dal successo di Putin e della Russia da lui guidata. Se il leader russo trionferà in Ucraina, trasformandola in un paese sull'orlo della bancarotta, costretto a chiedere l'elemosina direttamente a Mosca, apparirà come un vincitore. Se invece l'Ucraina riuscirà ad avere successo fuori dall'orbita di Mosca, e se l'economia russa proseguirà nel suo rovinoso cammino, Putin potrebbe trovarsi a presiedere un petrol-stato siberiano isolato dal resto del mondo.
Scusi una cosa, mister Faared: se l'Ucraina chiede l'elemosina direttamente a Washington (come sta facendo l'attuale governo in carica post piazza Maidan) questo la farà uscire dall'attuale bancarotta?

Ma vada a fanculo, lei ed Ezio Mauro.

lunedì 4 agosto 2014

Una finzione di povertà

Necessarium ergo iudico id quod tibi scripsi magnos viros saepe fecisse, aliquos dies interponere quibus nos imaginaria paupertate exerceamus ad veram; quod eo magis faciendum est quod deliciis permaduimus et omnia dura ac difficilia iudicamus. Potius excitandus e somno et vellicandus est animus admonendusque naturam nobis minimum constituisse. Nemo nascitur dives; quisquis exit in lucem iussus est lacte et panno esse contentus: ab his initiis nos regna non capiunt. 

«Perciò ritengo necessario quello che, come ti ho scritto, hanno fatto spesso i grandi uomini; scegliamo alcuni giorni in cui esercitarci, con una finzione di povertà, a tollerare la vera povertà. Ciò è tanto più necessario in quanto ci siamo snervati nei piaceri e ormai giudichiamo tutto duro e difficile. Bisogna, invece, scuotere l'animo dal torpore, stimolarlo e ricordargli che la natura ci ha dato ben poche esigenze. Nessuno nasce ricco: appena viene alla luce, ogni essere umano deve appagarsi del latte e di un panno; ma, dopo questi inizi, neppure un regno basta a saziare i suoi desideri.»

Seneca, Lettere a Lucilio, 20, [13], Edizione BUR, traduzione di Giovanni Monti.

Ai tempi di Seneca non c'erano i reality show e così la classe dominante si divertiva come poteva. Oggi, i più scalcagnati dei pezzi di merda, per fare i loro esercizi di povertà, vanno a Davos. E aprono fondazioni per fare a gara a chi fa più beneficenza. «Nessuno nasce ricco», ricordatevelo uomini, e per uno che lo è diventa ce ne dev'essere almeno qualche milione che muore in povertà, ma mai per finta.

domenica 3 agosto 2014

Siamo tutti puttane reloaded




Sia vero o no, Clinton e Blair (ma anche altri, D'Alema compreso) hanno fatto il loro lavoro di servitori del comitato d'affari capitalista, quindi cosa vuoi che siano 500mila euro a conferenza, mica ne tengono una al giorno e poi ci devono campare le proprie fondazioni, think thank della politica moderna e io sono sicuro che Renzi contribuirà col suo pensiero a fare della Terra un pianeta peggiore, nel suo piccolo sforzo di facitore 'e 'mmerda, ponza che ti riponza, non si fanno mai bastare la settimana enigmistica al cesso, certe persone.
Nondimeno mi sembra d'uopo segnalare al giovane politico andato avanti senza bisogno di concorsi, né di televisioni, che i suddetti Clinton, Blair (e anche D'Alema) per avere i 500mila euro a conferenza una guerrettina a cranio l'hanno fatta, così tanto per espellere qualche missiluccio aria terra sopra Belgrado o Bagdad per fare degli esempi che iniziano con la B di bestie. E quindi, esimio presidente del consiglio si dia da fare, in questo semestre europeo, per promuovere una guerrettina umanitaria, in Ucraina il casus belli è alla portata persino di mia zia che ha quasi ottantacinqu'anni e se gli dico Donetsk mi risponde: «Salute».

sabato 2 agosto 2014

Come noi bambini

«Uno specialista psichiatra – o come si dice – vecchio compagno di scuola, incontrato per i vialetti, gli promise la guarigione, cinque sedute bastavano, gratis. […] Anzitutto Ugo lo fece sdraiare su un lettuccio e gli si pose dietro. Rilassati, udiva, e parla. Come rilassarsi però con quello alle spalle. Il pensiero che gli rovesciasse addosso uno scapaccione, e fra amici è solito, lo teneva all'erta. Egli guardava in su e apparivano alla rovescia la barbetta ancor nera e il camice bianco protesi verso di lui. Rilassati, dici quanto ti viene in mente, sii calmo. Senza quasi accorgermene dissi che i princìpi non sono punti di partenza ma di arrivo. Continua, continua Bibi, ci siamo già, faceva la voce. E io: questa è la mia angoscia, il mistero che sto vivendo, un dove e un chi imperscrutabili, mistero non solo fuori di me, ma in me: quando sono cattivo penso che non avrà risposta in eterno. E nei miei primi anni credevo che tutti gli adulti custodissero chissà quale segreto da svelarmi poi un giorno; trovai che erano come noi bambini.»

Antonio Pizzuto, Signorina Rosina, (1956), edizione Einaudi, Torino 1978 – pag. 119-120

Pensandoci bene, io non mi ricordo se da bambino pensavo che gli adulti custodissero segreti; l'unica volta che forse l'ho pensato era quando, in rare occasioni, e per colpa degli spazi, gli adulti ci facevano mangiare noi bambini in una stanza separata, e in anticipo rispetto a loro. Ebbene io mi ricordo che questo fatto mi dava fastidio, era come se loro si riservassero chissà quale tipo di convivialità che mi escludeva. In effetti, avrei preferito che a me fosse stato concesso il privilegio di sedere accanto ai grandi, lasciando i miei cuginetti e altri amici da soli a giocare tra un boccone e l'altro.
Mi ricordo inoltre che io gli adulti li ascoltavo volentieri senza che necessariamente si rivolgessero a me, anzi sperando che facessero finta, parlando come se io non ci fossi, e conversassero tranquillamente senza tema di perturbarmi. Quando accadeva, non facevo il rompicoglioni come solitamente fanno molti bambini d'oggi che reclamano in continuazione attenzione e ascolto: no, io stavo zitto, quasi mi nascondevo tra gambe che parevano alberi, e lasciavo che il flusso delle loro storie mi trasportasse in un mondo di fatti che ancora non mi apparteneva ma al quale volevo, chissà per quale ragione, accedere. Per i segreti, forse? 

venerdì 1 agosto 2014

Mosè

[*]
Meno male la Bibbia è stata già scritta. Però mi domando come mai non si riprende il filo del discorso, in particolare per riallacciare in forma ufficiale i rapporti con Dio. Ma Dio (stavo per dire Madia) sarà d'accordo a essere di nuovo tirato in ballo in un dialogo serrato con... con chi, già? Chi prende le parti di popolo eletto? Gli ebrei sono troppo impegnati a sparare (dicono per difendersi preventivamente). Anche gli arabi sparano in vari luoghi ove il loro credo ha preminenza (Libia, Iraq, Siria e non dimentichiamoci l'Afghanistan). Noi italiani abbiamo le mani legate, bloccati dall'influenza della teocrazia vaticana che si arroga da secoli il titolo di rappresentante di Dio in terra. E quindi dove trovare nuovi profeti, nuovi salmisti, nuovi testimoni del complicato rapporto tra l'uomo e Dio?

Io una certa idea ce l'avrei. Quasi quasi scrivo al cardinal Ravasi per sentire se ci trova un editore. Il Centro Editoriale Dehoniano di Bologna andrebbe benissimo.


giovedì 31 luglio 2014

Incoscienza sociale

Riporto il brano che segue, tratto da Valentin N. Vološinov, Freud e il freudismo, Mimesis, Milano-Udine 2012, per dare una risposta ai commenti che Romeo e Massimo hanno rilasciato al brano di Marx che ho trascritto lunedì scorso:



Ecco, a me convince molto tale posizione argomentativa. 
Certo, non pretendo che la «seconda nascita» limiti completamente la libertà, ossia la possibilità per l'individuo umano di cambiare la propria condizione sociale di partenza e dunque la forma mentis che lo informa; tuttavia è incontestabile (è un dato di fatto) che il cambiamento sociale per tutti sia soltanto una chimera, che in un sistema di classi, non c'è spazio per diventare tutti quanti membri della classe dominante (anche perché questa vive sulle spalle dei dominati).
Con l'abolizione della schiavitù e la diffusione (parziale) dei diritti umani, accanto alle promesse di libertà, fraternità e uguaglianza sì è andata di pari passo formando l'idea che vendere la propria forza lavoro a qualcuno sia un atto di libero scambio tra pari, dove le parti convengono a un accordo equanime e tutti sono contenti, uguali di fronte alla legge e, udite udite, sovrani alla stessa maniera grazie al sacrosanto diritto di voto.
«Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni, idee, ecc., ma gli uomini reali, operanti, cosí come sono condizionati da un determinato sviluppo delle loro forze produttive e dalle relazioni che vi corrispondono fino alle loro formazioni piú estese. La coscienza non può mai essere qualche cosa di diverso dall’essere cosciente, e l’essere degli uomini è il processo reale della loro vita. Se nell’intera ideologia gli uomini e i loro rapporti appaiono capovolti come in una camera oscura, questo fenomeno deriva dal processo storico della loro vita, proprio come il capovolgimento degli oggetti sulla retina deriva dal loro immediato processo fisico.» Marx-Engels
Da almeno due-tre decenni a questa parte, il processo storico ha impresso sulla retina degli individui umani l'idea che il modello economico capitalista sia l'unico a garantire prosperità e sviluppo a tutto l'orbe terracqueo. E ho detto orbe apposta per richiamare in assonanza gli orbi (intendendo con essi coloro che son privi di coscienza di classe), i quali ancora credono che questo sia possibile.

mercoledì 30 luglio 2014

Date il nobel a un pinguino



Quest'uomo non spenderà mai 100 milioni di dollari per comprarsi Venus, ottenuti vendendo della merce nel gioco sporco del capitale (ricordarsi donde è stato spremuto il plusvalore di tutti gli apparecchietti con la mela manducata). Eppure quest'uomo è un genio, oltre che un benefattore costante, senza che abbia mai avuto bisogno di vendere un pc o uno smartphone con le diapositive sullo sfondo che fanno tanto figo.

Date il nobel a Linus Torvalds.

Alimortè

Nelle ore decisive che riguardano la vicenda Alitalia una domanda mi assilla, meno tuttavia dell'attuale folata di tramontano che mi fredda la digestione e precipita l'umor coglione: i famosi capitani coraggiosi ci guadagneranno o ci rimetteranno in tutta 'sta vicenda? Per esempio: la famiglia Colaninno il primo agosto berrà sciampagna o piscio di gabbiani?

Quando finirà la pax renziana

Se il presidente della repubblica e il governo non riusciranno a ottenere la riforma del Senato, avrà fine la pax renziana, il cloroformio voglio dire, tutto somministrato sull'onda di un consenso ottenuto da una spudoratamente falsa voglia di rinnovamento della classe dirigente - anvedi che facce nòve, pulzelle ministeriali comprese e compresse nel ruolo di belle lavanderine che lavano i fazzoletti per gli allocchetti della città - e il Partito Democratico, più che piangere l'Unità, si troverà palle sgonfie a terra, completamente ammosciato da un gruppo dirigente che sta devastando ogni forma seria di partito di sinistra democratica e progressista.

Per quel che vale, soprattutto in virtù del fatto, misereccia infame, che nel febbraio del 2013 votai PD dunque contribuendo a fargli ottenere la maggioranza relativa (quella alla Camera dei deputati, ricordiamo, frutto di una legge elettorale anticostituzionale), vorrei suggerire ai parlamentari democratici che ancora si ritengono immuni dal renzismo, quello che, a mio avviso, sarebbe un l'unico atto di dignità politica prima che cadano a pie' pari nella cloaca di un riformismo che condurrà la repubblica italiana verso una marcata deriva autoritaria: dimettetevi in massa, dite: not in my name.

lunedì 28 luglio 2014

Come nella realtà così nella mente

«La società borghese è la più complessa e sviluppata organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua struttura, permettono quindi di capire al tempo stesso la struttura e i rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui sopravvivono in essa ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in quelle era appena accennato si è svolto in tutto il suo significato, ecc. L'anatomia dell'uomo è una chiave per l'anatomia della scimmia. Invece, ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso solo se la forma superiore è già conosciuta. L'economia borghese fornisce così la chiave per l'economia antica, ecc. Ma non certamente al modo degli economisti, che cancellano tutte le differenze storiche e in tutte le società vedono la società borghese.
[…]
La cosiddetta evoluzione storica si fonda in generale sul fatto che l'ultima forma considera le precedenti come semplici gradini che portano a essa, e poiché è raramente e solo in certe determinate condizioni capace di criticare se stessa […] le concepisce sempre unilateralmente. La religione cristiana è divenuta capace di contribuire alla comprensione obiettiva delle passate mitologie solo quando la sua autocritica fu pronta in un certo grado e, per così dire, δυνάμει. Così l'economia borghese è giunta a intendere quella feudale, antica ed orientale, quando è cominciata l'autocritica della società borghese.
[…]
Come in generale con ogni scienza storica e sociale, nell'ordinare le categorie economiche si deve sempre tener fermo che, come nella realtà così nella mente, il soggetto – qui la moderna società borghese – è già dato, e che le categorie esprimono perciò modi d'essere, determinazioni dell'esistenza, spesso soltanto singoli lati di questa determinata società, di questo soggetto, e che l'economia politica pertanto anche come scienza non comincia affatto nel momento in cui si comincia a parlare di essa come tale. Questo fatto deve essere tenuto ben presente [...]»


Karl Marx, Per la critica dell'economia politica, Introduzione del 1857, edizione Einaudi, Torino 1975

domenica 27 luglio 2014

Corpi che si ribellano

«Come si fa a ribellarsi a un sistema che sembra darci una casa e un’automobile, cibo e vestiti, elettricità e assistenza sanitaria, pur sapendo che quel sistema crea anche un mondo dove ventiquattromila persone muoiono di fame ogni giorno e altri milioni ci odiano, o quanto meno odiano le politiche attuate dai rappresentanti che abbiamo eletto? Come si fa a trovare il coraggio di uscire dal coro e mettere in discussione concetti che noi e i nostri vicini abbiamo sempre accettato come vangelo, pur sospettando che quel sistema sia prossimo all’autodistruzione?» John Perkins.
Stamani mi sono ribellato. Avevo aria, troppa aria in corpo: meteorismo, guardo troppe previsioni del tempo. E sicché sono uscito nell'umido a restituire aria a questo tempo di merda. 
Colpa nostra, colpa del surriscaldamento globale. Farfalle che sbattono ali a sproposito. Troppe lucciole indoor. Troppo turismo in Groenlandia. Il pianeta ne soffre, soffriamo con lei. Lei? La Terra è o non è una cosa? Allora essa. E le cose si sfruttano, quindi rompiamoci poco le scatole e continuiamo su questa strada, la strada dello scioglimento. Oddio, il corpo che si scioglie. La restituzione dopo l'assunzione.
È domenica, per talune confessioni il giorno del Signore. 

sabato 26 luglio 2014

Il blogger prefabbricato

«Il secolo che ha prodotto le scarpe su misura composte di pezzi già pronti e gli abiti fatti in tutte le taglie sembra ora sul punto di presentare il poeta prefabbricato in ogni sua parte interna ed esterna. Già il poeta tagliato sulla misura propria vive quasi dappertutto estraniato dalla vita, eppure non ha in comune con i morti l'arte di fare a meno di un tetto, di astenersi dal mangiare e dal bere.»
Robert Musil, Pagine postume pubblicate in vita, Einaudi, Torino 1970 (traduzione di Anita Rho).

A questo punto mi corre l'obbligo di fornire le coordinate bancarie.
A proposito:

- Buongiorno.
- Buongiorno, desidera?
- Vorrei sapere se si è mosso qualcosa sul lato dell'avere.
- Vediamo. Le faccio subito un estratto conto.
- Estragga piano, basterebbe un ambo.
- Vuole sapere qualcosa anche sui titoli?
- Titoli? Ché ho i titoli?
- Un solo titolo, che pare un occhiello.
- Tipo un «giro di vite»?
- Vuole anche fare un prelievo?
- Un salasso preferisco, gentili sanguisughe.

venerdì 25 luglio 2014

Fottiti Merlo



A parità della contesa politica istituzionale data, se al posto del rottamatore della Leopolda ci fosse stato il puttaniere di Arcore, anziché la tagliola, Francesco Merlo avrebbe lodato e osannato l'ostruzionismo.
Così sogliono fare i commentatori i quali, in luogo della merda prodotta, preferiscono osservare il buco del culo.

Ecco perché Dell'Utri


Libri sotto l'Ucciardone.

giovedì 24 luglio 2014

Non saranno sordi

E mi appunto inoltre che le riforme costituzionali saranno approvate da un Parlamento i cui membri sono stati eletti da una legge elettorale anticostituzionale (i quali, sia ricordato per inciso, votarono ad ampia maggioranza l'attuale presidente della repubblica che nel suo discorso d'insediamento disse:
[*]
chiusa parentesi).

718 + o - 32?

Vorrei svolgere un temino breve breve sui fatti bellici che incorrono a Gaza.
No, per favore, no.
Perché no?
Perché non serve a niente, alla tua coscienza forse, quindi a niente.
Allora dici che sia meglio non svolga?
Esatto.
Va be’, ti darò retta. Nondimeno vorrei condividere l'analisi di Fabristol, il quale offre una prospettiva più ampia del perché Israele picchia così duro a Gaza contro Hamas.
Israele [...] sta facendo una difesa preventiva. La questione siriana è ad una empasse tra Russia e USA stile guerra fredda. Ovvero non si risolve. L’ISIS controlla buona parte di Iraq e Siria e ora si vuole spostare in Giordania. La Giordania è l’unico confine sicuro che Israele ha da almeno 30 anni. La guerra civile in Giordania è INEVITABILE e l’ISIS si troverebbe al confine con Israele nel giro di qualche mese o anno. Ora Israele si troverebbe in una morsa a tanaglia tra Hamas, Isis e Hezbollah che premono su tutti i fronti, compreso un Egitto continuamente in ebollizione nonostante i capi dei Fratelli Musulmani siano stati decapitati. Colpire Hamas ora è il momento perfetto perché eliminerebbe il doppio attacco a tenaglia Hamas-ISIS che arriverà per forza (almeno fin quando la situazione in Ucraina non si risolve: sembra incredibile che due guerra così lontante siano così interconnesse). Inoltre Hezbollah non è più presente al confine israelo-libanese perché sta combattendo sul fronte al fianco di Assad in Siria e Al Maliki-Iran in Iraq
Ma la domanda decisiva se l'è posta Leonardo, qualche giorno fa:
E tutto questo quanto dovrebbe durare? Più o meno per sempre. Magari Gaza non si presterà per sempre al gioco - c'è un limite al piombo fuso che può cadere su una striscia di sabbia e cemento prima che tutto si riduca a un cratere - ma ci saranno altri recinti, altre strisce. Nei suoi tweet il primo ministro chiama la sua gente "il popolo eterno". Israele sarà sempre una piccola nazione orgogliosa e vincitrice, e la sua vittoria consisterà nel trionfare su piccoli nemici isolati, recintati, incattiviti, addomesticati. Qualcuno ogni tanto dovrà morire per mantenere l'odio e l'istinto di vendetta entro una certa soglia di tolleranza. 
La tolleranza per ora si è amplificata: 718 palestinesi vs 32 israeliani morti e senza che alcuna cancelleria occidentale abbia tossicchiato al telefono con Netanyahu.

Infine, protocolli di cazzon a parte, è lecito dimandare in che modo Israele finanzia le spese belliche? I Buoni del Tesoro dei nipoti di David non temono lo spread?

mercoledì 23 luglio 2014

Se posso utilizzare un'espressione



E nessuno dei presenti che gli abbia detto: «No, non puoi usare espressioni, perché tu non usi espressioni, ma similitudini che ti prepari la mattina a colazione o, più probabile, sulla tazza del cesso, pensando di usare un linguaggio di forte presa mediatica che i cittadini comprendono al volo e per questo apprezzano, speranzosi che al capire cosa un politico dice corrispondano poi miglioramenti sul piano istituzionale, sociale ed economico. 

- A margine, permettimi una domanda: se ti piglia un blocco intestinale, per sbloccarti, usi il pin, lo scorrimento o il riconoscimento facciale? 
- La terza, data la faccia che, subitamente, richiama la cosa da espellere; una faccia che stimola come un microclisma o una supposta di glicerina.

martedì 22 luglio 2014

Dopocena a casa del Signore

- Buonasera Dio.
- Buonasera. Che vuoi?
- Ero solo.
- Lo sei ancora.
- Perché? Sono con Te adesso.
- Ma io non sono niente.
- Già qualcosa.
- Grazie.
- Prego.
- Ecco, infatti: prega.
- Padre nostro...
- Che sono in... ?
- Cielo?
- Acqua.
- Terra?
- Del fuoco.
- Mi brucerai, o Signore?
- Non sono mica un Grande Inquisitore. Io non processo, né giudico nessuno.
- Dunque, siamo tutti assolti?
- Voi umani siete per sempre coinvolti (cit.).
- Non per essere insolente, ma se Tu, o Signore, sei il Creatore, come fai a tirarti fuori, a lavarti le mani insomma?
- Ottima domanda alla quale rispondo con un'altra domanda: ma se io vi avessi creato veramente, credi che vi avrei fatto così rincoglioniti? E cattivi anche, in molti casi?
- Quanto tempo ho per rispondere?
- Quello che ti resta. Va' a mangiarti un gelato, va'.

lunedì 21 luglio 2014

È necessario che si dica subito «io»

«Perché l'amore – che è Redenzione – possa penetrare il mondo, perché il tempo entri nell'Eternità, non bisogna che l'amore rimanga allo stadio di impresa individuale, ma è necessario che divenga opera di una comunità, tempo di una comunità. È necessario che si dica subito “noi”.»[*]

Sarà per questo che io ultimamente penetro poco, il mondo soprattutto, perché niente mi è più difficile del dire noi, di aderire a una comunità, religiosa, politica, o di altro conio. Noi, noi, noi... tutto questo noi, luogo primigenio della separazione dagli altri, gli esclusi, i nemici sui quali convogliare la grande distrazione...

Update mattutino
Gott (immer) mit uns

[*] Emmanuel Lévinas, “Tra due mondi”, La via di Franz Rosenweig, conferenza tenutasi il 27 settmebre 1959, in Difficile libertà, Jaca Book, Milano 2004 – pag. 240.

domenica 20 luglio 2014

Uomini di Sinistra

Spigolando qua e là nella sinistra in rete, ho trovato il brano seguente:

«Secondo Bankitalia, nel 2012 il 10% della popolazione più ricca possedeva quasi la metà della ricchezza nazionale (il 46,6%), mentre il 10% delle famiglie più povere percepisce solo il 2,4% del totale dei redditi.
In Italia dieci persone possiedono 75 miliardi di euro, pari al reddito di 500 mila famiglie operaie. Solo duemila persone possiedono un patrimonio superiore a 169 miliardi di euro, proprietà immobiliari a parte.
I soldi dunque esistono, ma sono stati dirottati verso l’alto della piramide sociale, mentre in basso dilaga la povertà, la deprivazione anche alimentare, la precarietà del lavoro che sfuma verso la zona grigia del lavoro povero e dell’inoccupazione. Giunti al sesto anno della crisi, aggravata dalle politiche dell’austerità ispirate al rigore fiscale, ai tagli alla spesa pubblica e all’aumento delle tasse adottate anche dai governi italiani, sono cresciute le diseguaglianze sociali, mentre i salari vengono compressi. Nel 2013, sono cresciuti in Italia solo del 3,69%, negli Stati Uniti sono invece aumentati del 36,34%, in Francia del 32,85%, in Germania del 28,53%.
Si lavora come sempre tanto, ma si viene pagati sempre di meno, e non si risparmia nulla. In questa cornice è esplosa la povertà. Tra il 2007 e il 2012 coloro che vivono in povertà assoluta sono passati da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila, pari all’8% della popolazione. Secondo i dati Istat, analizzati nel rapporto, i poveri relativi sono il 15,8% della popolazione: 9 milioni 563 mila persone. La disoccupazione generale è, al momento, al 12,6%; quella giovanile (15–24 anni) è al 43%. Dall’inizio della grande recessione, oltre 980 mila persone hanno perso il loro posto di lavoro. Solo tra il 2012 e il 2013 sono evaporati 424 mila posti di lavoro. Peggio dell’Italia, ci sono solo Grecia, Croazia e Spagna.»

E pensavo, dato che, come scrisse Leonardo Sciascia:
«L'unica distinzione tra destra e sinistra possibile è oggi questa: il continuare a pensare, il tentare di continuare a pensare. Uomo di sinistra è colui che pensa. La sinistra che ancora esiste è quella soltanto fatta di uomini che pensano». Epoca, marzo 1979
...pensavo agli elettori che si stimano di sinistra pur votando e approvando la politica del Partito Democratico, e vorrei loro domandare: tutto bene? Renzi: e basta la parola? C'è gusto a governare, o meglio: a osservare al governo il segretario del vostro partito? Gonfie vele? Niente tristezza? Ferie senza pensieri? L'autunno è lontano? Le riforme attuate (?) e quelle promesse (!) vi soddisfano? Se ci fossero le elezioni domani, ora, subito, un click e via, tipo cinquestelle, votereste ancora come avete votato? Dite che non c'è alternativa, dato che più a sinistra di voi... Tsipras? (Un soffio 'sto Tsipras, convengo). Inoltre, credete nella ripresa e nella crescita, allo zero virgola, promesse? Basta piangersi addosso - suggerite - e iniziare invece ad avere fiducia nell'Italia? Lexotan
Capisco. Vi prego una cosa, una cosa soltanto: casomai vi prendesse l'uzzolo di incazzarvi un pochino, non andate a gonfiare le vele dei cosiddetti radicali di sinistra:
«Questi intellettuali (di sinistra) hanno poco a che fare con il movimento operaio. Sono invece un fenomeno di disgregazione borghese, che fa da contrappunto a quella mimetizzazione feudale che l’impero ha ammirato nell’ufficiale in congedo. I pubblicisti del tipo di Kästner, Mehring o Tucholsky [Giglioli?], i radicali di sinistra sono la mimetizzazione proletaria della borghesia in sfacelo. La loro funzione è quella di creare, dal punto di vista politico, non partiti ma cricche, da quello letterario non scuole ma mode, da quello economico non produttori ma agenti. Agenti o routiniers che fanno grande sfoggio della loro povertà e si rallegrano del vuoto che si spalanca davanti a loro» 
W. BenjaminAvanguardia e rivoluzione. Saggi sulla letteratura, tr. it di A. Marietti Solmi, Einaudi, Torino 1973, p. 210 (preso qui)
...ma leggete Marx. E pure Engels. 

sabato 19 luglio 2014

Taglia e cuci

«Quanta gente non abbiamo sotto gli occhi, ridotta da patrimoni principeschi a un'estrema miseria?»
Erasmo da Rotterdam, Il disprezzo del mondo, Silvio Berlusconi Editore, Milano 1999 (traduzione dal latino di Carlo Carena).

via
Mi domandavo quanti dei diciottomila “tagliati” saranno ricuciti dalla Bill & Melinda Gates foundation.


P.S.
Da piccolo (ma anche adesso ogni tanto me lo ricorda), mia madre mi diceva sempre: «Non si levano gli occhi alla gente per andare poi a medicarne i buchi».

venerdì 18 luglio 2014

Come un dono

«Vedi, non aver scelta è un vantaggio. Io non ho scelta: mi devo fidare di te per forza, e del resto sono stufo di vivere da solo. Io la mia storia te l'ho raccontata, e tu non hai voglia di raccontarmi la tua. Pazienza, avrai le tue buone ragioni. Sei scappato da un Lager: lo capisco bene che non hai voglia di parlare. Per i tedeschi sei un evaso, oltre che un russo e oltre che un ebreo. Per i russi sei un disertore, e sei anche sospetto di essere una spia. Magari lo sei. La faccia non ce l'hai, ma se tutte le spie avessero la faccia da spia non potrebbero fare le spie. Non ho scelta, mi devo fidare, e allora devi sapere che laggiù a sinistra c'è una grande quercia, quella che si vede più di lontano; che accanto alla quercia c'è una betulla svuotata da un fulmine; e che in mezzo alle radici della betulla c'è un fucile mitragliatore e una pistola. Non è un miracolo, ce li ho messi io. Un soldato che si fa disarmare è un vigliacco, ma un soldato che si porta le armi indosso nelle retrovie dei tedeschi è un cretino. Ecco, ci siamo, scava tu, dal momento che sei il più giovane. E scusami per il “vigliacco”, non era detto per te; lo capisco bene anch'io cosa vuol dire cadere col paracadute dentro le linee dei nemici».
Primo Levi, Se non ora, quando?, Einaudi, Torino 1982

Anch'io non avevo scelta e mi sono fidato, senza forza però, è bastato uno sguardo. Ero stufo di vivere da solo (come se). La mia storia te l'ho raccontata e tu, la tua, me l'hai raccontata, quindi siamo pari. Storie diverse, è normale. Ma è bene tenerle per noi, non fare la spia (facce, le nostre, che non lo prevedono).
E fidiamoci, fidiamoci di quello che abbiamo trovato. Non è un miracolo, è un accadimento. Limitiamoci a scavare insieme, estrarlo a poco a poco, averne cura, come un dono.

giovedì 17 luglio 2014

Ich bin kein Berliner


Poco fa, percorrendo questa strada, mi sono chiesto se, un giorno, i comuni d'Italia intitoleranno piazze o vie a Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d'America già premio Nobel per la pace. Data la naturale propensione a essere colonia, mi sono risposto che sì, e forse ben prima e più che al poero Berlusconi. 
In Germania, invece, ho qualche dubbio.

mercoledì 16 luglio 2014

Stringi stringi

«Come sempre la considerazione della propria morte lo rasserenava tanto quanto lo aveva turbato quella della morte degli altri; forse perché, stringi stringi, la sua morte era in primo luogo quella di tutto il mondo?».
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, parte VI.

Non so esattamente a che punto sono, vorrei capirlo, ma è difficile. Mi sembrava che, una volta detta una certa cosa, la vita si aprisse a un nuovo buongiorno e, invece, buongiorno forse.
Faccio, sostanzialmente, le stesse cose di sempre, con una menzogna in meno che non necessariamente significa una verità in più.
Sopravvivo, che è un vivere sotto, senza – almeno spero – perdermi nel dostevskiano sottosuolo, nessuna ambizione da principe o da ufficiale, ovverosia non ho mai cercato d'essere un essere che sia aldisopra di quello che già sono, presago, forse, che ogni forma di mondanità applaudita sia riverbero più acceso dell'insignificanza, oscura ombra dell'eterno che chiude tutti nel grande qui pro quo.

Maledett'a me e alla fissazione di attenermi al monito adorniano: negare a se stessi l'impressione di essere felici nel presente, una specie di gesto scaramantico dettato dalla paura di uscire fuori. Beh, questa volta, Adorno caro, date anche le particolari condizioni, oso trasgredire la tua formula dicendo che sì, a tratti, dato il fuori e il dentro, il dentro e il fuori (niente allusioni, please), mi sono accorto che la felicità è possibile viverla in diretta, senza gridarla ai quattro venti per disperderla nella vanagloria, ma per tenerla, tenerla, ecco, come si tiene in pugno la sabbia, stretta stretta ma che, granellino dopo granellino, scivola via, e tuttavia puoi subito raccogliere per ripetere l'esercizio, come una clessidra.