venerdì 19 aprile 2019

Grettezza libera

Sta suscitando molta indignazione sui social la prima pagina di un quotidiano di merda nazionale e io non replicherò l'immagine ma ne parlerò solo per dire, di passata, di dare un'occhiata in alto a destra e a sinistra, e anche in basso, ai nomi degli sponsor che pagano tale giornale per promuovere i propri prodotti: riteniamoli complici e ricordiamocene quando andiamo a fare la spesa.

Sopra Ponzio Pilato

Ci sono due Stati vicini, ma divisi da un centinaio di chilometri di mare. Uno, quello un po' più a nord, relativamente prospero e ordinato, mentre l'altro, un po' più a sud, relativamente povero e scalcinato. Ora, per motivi che se fossero analoghi a quelli di due galli in pollaio si potrebbero anche capire, nel paese un po' più a sud, due generali si stanno prendendo a cannonate, ma a subire i colpi non sono loro, bensì un buona parte della popolazione stanziale e quella di transito (un ventimila i primi, un ottocentomila i secondi).
Ora, se lo Stato vicino dove, al momento, non si stanno sparando cannonate (si sparano solo a parole, per ora) fosse uno Stato intelligente (!) e, quindi, previdente (!), anziché chiudere i porti come i beccamorti, dovrebbe aprirli, soprattutto gli aeroporti, perché se può permettersi di pagare altri 900 milioni di euro a fondo perduto, potrà anche spenderne la metà per accogliere, integrare, far diventare cittadini coloro che scappano dalla guerra di due generali che si fanno la guerra.

P.S.
Oggi, venerdì santo, concedetemi un sermoncino pure a me.

mercoledì 17 aprile 2019

C'erano

C'era lei. C'era lui. Insieme c'erano, si davano di gomito, lustravano credenze, falsificavano passi, valicavano porti, pronti a essere più che a divenire, perché si sapevano imprecisi e si accontentavano delle loro imperfezioni. E stavano, quando capitava, sugli stipiti a osservare pubblici servizi o ad aspettare impiegati usciti dal loro ordine di servizio. In quanto. Intanto, coglievano tarassachi per illuminare i volti spenti dalla tristezza vespertina. O leggevano etichette dei prodotti in scatola per immaginare luoghi di provenienza. O anche fischiavano nelle trombe delle scale canzoni diverse, perché andavano d'accordo su tutto fuorché sulla musica, cosicché non c'era una loro canzone a sancire, ma molte a dividere. Per questo, tra loro prevaleva sempre la conversazione o il silenzio, il beato, il riconciliante, la condizione più propizia per le intuizioni. Ecco, lei e lui si intuivano, aveva ciascuno contezza dei pensieri dell'altro senza che questi fossero espressi. E, infatti, lui e lei stavano scrivendo un romanzo insieme, ce l'avevano tutto in testa, trama e personaggi, ed erano persino convinti che esso avrebbe avuto un buon successo editoriale, se solo avessero preso la briga di scriverlo. Ma rimandavano. O meglio: aspettavano una risposta da un paio di editori importanti, ai quali avevano inviato le bozze in bianco dei loro pensieri non scritti. Rispose Mondadori perché fiutò il caso editoriale, dicendo loro che erano disposti a pubblicare il loro romanzo purché si stampasse subito, di modo che avesse da essere pronto per la prossima, imminente, edizione del Salone del Libro di Torino. Trovassero un titolo, al resto avrebbero pensato loro. Andarono a Segrate e firmarono un contratto. E proposero un titolo: C'era lei. C'era lui. Insieme c'erano...

domenica 14 aprile 2019

Tre grazie

Nella campagna di discredito del governo giallo-vomito, Il Foglio si avvale anche del prezioso contributo dei lettori.
Dunque, fin da adolescente (14 anni), il lettore ha fatto sacrifici per mettere da parte i soldi ma:

- non ha comprato la casa;
- non ha comprato auto nuove;
- non ha mai giocato al gratta e vinci;
- non hai mai fumato una canna;
- non è mai andato a puttane;
- è stato tirchio con le fidanzate;
- ha fatto nozze coi fichi secchi.

Ora, a parte che, dopo una vita del genere, è naturale che si cada nelle braccia di si appoggino partiti e/o movimenti dei risentiti (Gli Indignati!), non si capisce perché egli si senta tradito dal M5S per la legge sul Reddito di Cittadinanza. Perché premia gli spendaccioni e i puttanieri, i ludopati e i gaudenti a scapito di chi, come lui, conduce una vita all'insegna della moderazione e della frugalità? Se per lui l'ostacolo principale per ottenere il Reddito di Cittadinanza sono i soldi da parte, allora:

a) compri casa;
b) compri un'auto nuova;
c) giochi al gratta e vinci;
d) fumi una canna;
e) vada a puttane;
f) sia prodigo con le fidanzate e/o amanti;
g) si sposi come si conviene e autorizzi la firma congiunta del conto corrente alla moglie.

Vedrà subito come, in capo a pochi mesi, avrà tutti i requisiti necessari per ottenere il reddito di cittadinanza, fare i corsi di formazione e risalire sul carro delle magnifiche sorti e progressive.

sabato 13 aprile 2019

Collassi teologici

E sicché i sacerdoti cattolici che hanno allungato mani, lingue e cazzi sui poeri pueris dal '68 in poi è stato per colpa
della fisionomia della Rivoluzione del 1968 [e del] fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente.
Bravo Benedetto XVI, ti venisse un collasso teologico pure a te!
[Ma se prima del '68 la pedofilia era proibita e sconveniente, ai preti che la praticavano e venivano colti in fallo (!), che succedeva? Gli bruciavano il pelo pubico nella pubblica piazza?]
Ma il passaggio del "lungo" articolo in cui la perfidia dell'emerito si dimostra più stupefacente è, a mio avviso, questo:

Sul finire degli anni ’80 e negli anni ’90 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la «Dichiarazione di Colonia» firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimo­stranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo anda­va montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, Kölner Erklärung, LThK, VI3,196).

Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematica­mente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.

Non posso dimenticare che Franz Böckle - allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera -, in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l’8 luglio 1991. L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone.


Ebbene, emerito Benedetto XVI, mi consenta una domanda: tra le azioni che non possono mai diventare buone rientrano anche quelle, provvidenziali, del «buon Dio» che risparmia la realizzazione dei propositi di coloro che ci contraddicono e/o contrastano, in pratica dei nemici della vera fede, dato che Dio riconosce sempre i "suoi"?

mercoledì 10 aprile 2019

I bruci che cosano

Michele Serra ha scritto e pubblicato un nuovo romanzo.
La letteratura italiana avrà piacere di accoglierlo.
Non ho messo il punto interrogativo perché sicuramente il libro avrà un tessuto narrativo in regola per essere classificato e posizionato nello scaffale di letteratura italiana contemporanea.
Io mi ricordo che, quando ero piccolo, mia madre leggeva Liala: chissà dove saranno finiti quei libri; e mi ricordo pure che in uno di essi attaccai i doppioni dei calciatori di serie b per inventarmi una nuova squadra e, per questo, quando lo scoprì, mia madre bestemmiò.
Ho vissuto un'infanzia allevato dal diavolo (mia madre) e dall'acquasanta (mia zia), una che porcoddio e l'altra che madonna santissima vergine e beata. Io però, da bravo figlio di bonadonna, ho imparato persino il rosario, il Salve Regina e l'atto di dolore per pentirsi e dolersi dei peccati. 
Tuttavia, sebbene abbia scritto e scriva più di quanto necessario, non ho mai scritto romanzi.
Al novantanove per cento perché non ne sono capace.
Il resto è pudore.
Perché aggiungere storie inventate alle nostre storie inutili? Che peccato è questo? Pornografia?
Quelle di Serra, lo dico a naso, saranno proiezioni psicologiche esposte da un io narrante in vena di sociologia e moralismi per mascherare e autoassolvere la propria coscienza borghese.
Quanti brani estratti dal libro finiranno nelle novelle antologie di letteratura per le scuole medie?
Una volta mettevano Cassola, Vittorini, Piovene; le poesie di Saba quando andava bene.
Ora ci sono Serra, Piccolo, Mazzucco e Mazzantini, e se si ha fortuna persino la ciliegina della Bignardi.
Comunque io non son qui per giudicare, soltanto per constatare, anche se, mio malgrado, la stessa constatazione comporta un giudizio.
Sono i segni dei tempi: più la storia umana procede, più ci si avvicina all'orizzonte degli eventi e più si definiscono forma, grandezza ed eleganza della nostra fine.


martedì 9 aprile 2019

Acetitaly



«E grazie al cazzo», risposero i Marchesi Antinori, Frescobaldi e Incisa della Rocchetta. «S'aspettava te per saperlo, so tutto io, fotografa sto souvenir d'Italy e fatti fottere. Il vino del contadino non esiste, perché non esiste più alcun contadino che fa il vino. Quindi, di che cazzo stai parlando? Sai invece che cosa fa schifo? Che gente come te, parvenu di 'sta fava nobile, che hanno fatto i soldi a far du' scatti per far vendere du' stracci¹ sentono il "richiamo della natura", (o piuttosto investono soldi in un business che ancora funziona), si comprano qualche ettaro di vigneti² e danno sfogo alla loro vanità mostrando al mondo dabbene bordolesi con scritto sopra il proprio nome, l'annata, imbottigliato da».

«“Per vinificare serve...”. Ma vergognati», continuarono i veri nobili, «e di' le cose come stanno: oltre alla "gente specializzata", come dici, oltre ai professionisti, servono ancora - e come se servono - li mortacci di fame che son costretti a vendere la loro forza lavoro per campare, e per du' soldi al mese vanno al posto nostro a potare le vigne con il gelo, a diserbare pelo pelo con la zappa o il frullino, se si vogliono fare i fichi con la biodinamica senza spargere ettolitri di fitofarmaci a spruzzo; e poi tutto il resto della lavorazione in vigna, quella manuale, quella che non serve aver studiato, ma aver fame e pagare l'affitto o il mutuo bastano, tutta questa gente non specializzata serve, buffone, che ti fai ritrarre con la camicia bianca (senza alcuna macchia) in piena vigna e con le tue bottigliucce in mano (meglio in mano, eh?)³ come tenere figliolette. Ma affògati nell'aceto e chétati per sempre. Amen.»

___________________
¹ O a far politica, musica, finanza, costruzioni... il catalogo per fare i soldi è lungo, ma i posti sono limitati.
² Perché no di noccioli? di peri? di cotone? O darsi alla pastorizia?
³ Ritratto talmente pacchiano e poco fantasioso che cozza contro il virtuosismo da pubblicitario che, un tempo, caratterizzava Toscani, giacché, a pensarci bene, è come se quando era alla Benetton, avesse promosso i prodotti di quella azienda fotografando il patron della casa mentre mostrava la sua nuova collezione di maglioni circondato da un branco di pecore. 

lunedì 8 aprile 2019

Ci sta

Il milieu è il milieu, quindi - pregiudicato per pregiudicato - il ministro dell'interno poteva anche fidanzarsi con la figlia di Berlusconi: da un punto di vista deontologico, sarebbe stato meno disdicevole, dato che - se non erro - uno è tornato candidabile, mentre l'altro no.

Tale pettegolezzo, mi consente - molto lateralmente - di segnalare una locuzione avverbiale che mi angustia. Dire «ci sta» (spesso preceduto dall'interiezione “eh” con l'acca allungata), in luogo di «può essere», «può darsi», «forse sì» lo trovo, oltre che stridente, davvero inopportuno, nonché equivoco. Per prendere l'esempio di cronaca rosa su menzionato:

- Signor Denis, è vero che sua figlia sta con Salvini?
- Eh... Ci sta.

Come si può notare, in tal caso la locuzione sarebbe usata in senso proprio, affermativo e non dubitativo - e non so spiegarmi come e quando essa abbia, nell'uso odierno, trasmutato di significato.

Altri esempi:

Salvini pretende la flat tax. La otterrà?
Ci sta: ci è o ci fa?

Salvini e Di Maio all'unisono: «I campi Rom vanno chiusi».
- Perché?
- Ci stanno.  

E il Presidente del Consiglio Conte?
- Può essere.





domenica 7 aprile 2019

Piccole quote

Tramite Mario Seminerio, ho letto un'intervista a un viceministro all'Economia (bocconiano, leghista); in particolare mi ha incuriosito questo botta e risposta:
Che effetto si attende da Quota 100 e Reddito?
«Consistente. E non tutto è stato calcolato. Per esempio non abbiamo considerato che con le uscite previdenziali per Quota 100, c’è anche un anticipo del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici, che è fuori bilancio e finanziato dalle banche. Parliamo di 8 miliardi quest’anno e 18 nel triennio. Se anche una piccola quota finisse in consumi l’impatto sarebbe importante».
Orbene: cari futuri pensionati della Quota 100, il futuro dell'economia italiana dipende da voi; siate responsabili, non abbiate il braccino corto e spendete la vostra cazzo di liquidazione in beni di consumo, non pensate ai nipoti, del doman non v'è certezza, godetevi il trattamento di fine rapporto qui e ora, a una sola condizione: fatevi lasciare la fattura.

sabato 6 aprile 2019

Vengo dopo il tg (vabbè)

Di Maio è preoccupato per la Lega alleata con chi nega l'Olocausto. Netanyahu no.

***
Se non c'è stata conclamata truffa, ma solo "capziosa" opera di persuasione, perché i risparmiatori, che si lasciarono convincere dai consulenti bancari a investire i loro risparmi in obbligazioni delle banche stesse che poi sono fallite, sono chiamati «risparmiatori truffati»? Sulla base di quale truffa inesistente dovrebbero essere rimborsati? 
Poi, vabbè, sono stati spesi soldi pubblici per salvare le banche, Alitalia (con annesso scivolo e pensione anticipati per i beati aviatori civili), i debiti del Comune di Roma, persino l'evasore fiscale Zanotti, dunque... tutto a posto, come non detto.

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Caos Libia: Haftar attacca, Serraj si difende, il segretario generale dell'Onu, Guterres, riparte con il cuore pesante. Se fosse sufficientemente peso in chilotoni, perché non lo sgancia e non se ne parla più? Sarkozy insegna.

***
Secondo la Repubblica, un documento proverebbe che il governo russo avrebbe appoggiato, tra gli altri, anche Lega e M5S. E sia. Ma al momento, in cambio, Putin cosa avrebbe ottenuto? La fine delle sanzioni? La promessa di smantellamento di una base militare americana presente sul nostro ameno territorio?

***
E verranno i Carabinieri a conquistare Gaeta, con le loro Land Rover con le loro Toyota.
Ci facevo caso ieri: oramai la quota di veicoli "made in Italy" del parco macchine delle forze dell'ordine è analoga a quella del complessivo parco macchine degli automobilisti italiani. Un misero quarto, ma forse anche meno (e, se non sbaglio, l'indomita pattuglia che speronò e bloccò il pullman dirottato dall'autista che voleva fare una strage su vicino a Milano, era a bordo di una Renault Clio. Mai una gioia per gli Agnelli).


giovedì 4 aprile 2019

Il paracadute

Ma tu guarda. Ecco perché è bello fare l'europarlamentare, vero Barbara

[ammazza, dagli interventi s'è sbucciata; epperò: io per avere il punto com spendo una decina d'euro l'anno e lei manco si può permettere il punto eu? Io dico di lei per rammentare le dimenticate nobili ragioni che la convinsero ad accentare il seggio anziché farsi da parte. Ma pensiamo anche alle centinaia di individui eletti l'altra volta col pd che fece il botto e drogò Renzi; pensiamo agli unduetrestellati al primo mandato che potrebbero pure farne un secondo; pensiamo agli altri, ai dimessi per la patria, se non ricordo male persino l'attuale ministro dell'interno]

Non pensiamo.

Comunque, complessivamente, sono spiccioli. Pagliuzze negli occhi. Le travi sono altrove. A noi, poverelli, tocca accontentarci di sputar in faccia - senza nemmanco prenderli - ai re travicelli.

- Ma così dài fiato ai populisti, ai sovranisti, ai fancazzisti! - mi  accusa una voce fuori campo.
- Io, gli rispondo, il fiato lo spreco giusto un poco qui solo per me.






mercoledì 3 aprile 2019

Faccia

La mia faccia, la mia faccia, onestamente, quando vedo la mia faccia vedo una faccia senza, una faccia insensata, una faccia che non ha, che non ha espressione, non dico una faccia brutta ma una faccia che non ha un senso, che non esprime, che non ha un non so che, bensì ha un so benissimo che, una faccia che sembra una faccia cancellata, una faccia che vedo il naso ma non è un naso, è un coso, boh, e il mento è un mento che non sa mentire, e gli zigomi che sporgono e si ritraggono al contempo, le labbra che si vanificano a ogni stato d'animo e che l'indifferenza riduce a una sottile linea rosa.
Una faccia sfacciata che lo specchio riproduce infedelmente, come un registratore la voce che non è esattamente la stessa da quella che si sente mentre si parla e perciò stesso, la propria voce riprodotta, riproduce alterità, un io che non è sé stesso, ma un altro, così la faccia, quella che vedo allo specchio non sarà mai la stessa che vedono gli altri, perché gli altri occhi vedono una faccia diversa da quella che vedono i titolari, e la interpretano, quasi sempre in modo equivoco, che fossilizza la faccia in un stereotipo, molto spesso della persecuzione o del vilipendio, ed è per questo che chi tiene quella faccia si sente perseguitato o vilipeso, e siccome gli altri, che come diceva un francese del secolo scorso, sono l'inferno, ecco che ci sono giorni in cui vorresti cambiare faccia per non essere riconosciuto, per ritornare a far parte degli altri, del gruppo di coloro che guardano piuttosto che essere guardati, di coloro che puntano piuttosto che essere puntati, additati, riconosciuti come faccia che non va, che non rientra, una faccia che eccede e cede la propria differenza in nome della faccia universale, la sola in grado di far fronte alle più temute avversità dell'umana inquietudine, della preoccupazione di essere in difetto, l'unica faccia che consente di sentirsi sicuro di sé in ogni occasione e momento: la beata, la sfrontata, la candida in quanto candidabile, l'immarcescibile faccia a.

domenica 31 marzo 2019

Un giorno legale

Un pomeriggio assolato di fine marzo, H fotografò una siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Era bella, formosa e, tra i rami, lasciava trasparire i merli di un castello medievale sui quali si posavano sovente anche dei merli.

- A me non me la dài a bere.
- Certo che no. Non è potabile.

H proseguì. Poco più avanti alla siepe, vicino alla casa disabitata che gente di Roma, da brava gente di destra, abita durante le feste comandate, due splendidi arbusti di camelie invernali fiorite facevano a gara a farsi fotografare, come modelle sul palco di una sfilata.

- Tanto non compro niente.
- Certo che no. Non ho niente da vendere.

Passò una nuvola fiordilatte che reclamò uno scatto. H glielo concesse, rapido, prima che diventasse una caprese. E si ricordò dei buoni mensa gratis fornitigli dal diritto allo studio coi quali prendeva non di rado, a pranzo, una caprese che gli metteva acidità di stomaco che scontava durante l'ora di filosofia teoretica. 

- «Perciò saranno tutte soltanto nomi le cose che i mortali hanno stabilito, persuasi che fossero vere».
- Ma io non ci credo.

H riprese a camminare facendo assorbire i passi da un morbido tappeto di timo in attesa della fioritura. Lo sguardo gli cadde sul cadavere di un piccolo batticoda ancora risparmiato dall'assalto della decomposizione. Esitò a fotografarlo, per rispetto del volo.

- Si potrebbe pensare che tu sia preso da una grande compassione cosmica.
- M'importa una sega.

Passò una macchina. Poi un'altra e un'altra ancora sulla strada bianca e una grande polvere si alzò. H per evitare, per quanto possibile, di respirarla, attraversò la fila dei cipressi e s'infilò nel fitto bosco di abeti, molti dei quali spezzati dall'ultima serie di raffiche di vento del nord. Per un attimo, gli sembrò di giocare a Shangai.

- «Non usare arco e freccia per uccidere una zanzara».
- Infatti, quando posso, come adesso, piscio all'aria aperta, per non tirare lo sciacquone.

E poi venne sera. Una sera legale, di quelle che faticavano ad avere inizio e non se ne vedeva la fine.
H rientrò e voleva scrivere una poesia, ma ultimamente gli uscivano fuori soltanto poesie d'amore. Così non la scrisse. Non aveva voglia di rimettere le lancette indietro.

sabato 30 marzo 2019

Eroe di famiglia

[Breve estratto del mio intervento sul palco del Family Day, a Verona.]

L'Italia è un Paese
«di poveri e poverissimi, ma il valore medio pro capite della ricchezza immobiliare è tutt’altro che di poco conto: 100mila euro, pari alla bella cifra di 6.300 miliardi totali, molto superiore a quello di altri Paesi occidentali. E anche la ricchezza finanziaria risulta di tutto rispetto: 74mila euro per ogni italiano, inclusi i neonati, circa 4.400 miliardi complessivi.»[*]
Dato che la mia famiglia è composta da quattro persone (due coniugi, due figlie), essa dovrebbe avere un patrimonio immobiliare di 400.000 euro e un patrimonio mobiliare di 296.000 €. 
Gentilissimi signori Gandolfini e Pillon, passo da casa vostra a ritirare l'assegno per far quadrare la media?

[Dopo alcuni minuti di surreale silenzio, sono partiti i primi fischi e, a seguire, è iniziato un fitto lancio di feti di plastica. Al mio grido: «Lanciatemi monete, brutte testedicazzo», è intervenuta la sicurezza, che mi ha trascinato fuori dal palco].

venerdì 29 marzo 2019

Codice Rosso


Sia ringraziato il cielo – replicò la moglie –, per avermi concesso questa grazia; ma ora, caro amico, raccontatemi cosa avete guadagnato con il vostro lavoro di scudiero. Quale elegante vestito mi avete portato? E quali scarpette per i vostri figliuoli?
Non porto niente di tutto questo – disse Sancho –, cara moglie mia, ma ho con me cose ben più importanti e di maggior valore.
Di questo mi rallegro molto – rispose la donna –. Mostratemi, dunque, queste cose di maggior valore e importanza, amico mio, perché le voglio vedere, per poter allietare questo mio cuore che è stato molto triste e scontento durante la vostra lunghissima assenza.
Ve le mostrerò, quando saremo in casa, moglie – disse Panza –, e per ora potete essere molto contenta perché, se Dio vorrà, tra breve saremo pronti a intraprendere nuove avventure, e voi presto mi vedrete conte o governatore di un’isola, e non di un’isola qualunque, ma della migliore che possa esserci.
Che il cielo disponga in questo modo, marito mio, perché ne abbiamo davvero bisogno. Ma ditemi, cos’è questa faccenda delle isole, che non la capisco molto bene?
Il miele non è fatto per la bocca dell’asino – rispose Sancho –; lo potrai capire quando sarà il momento, moglie, e allora ti sorprenderai nel sentirti chiamare Sua Signoria da tutti i tuoi vassalli.
Sancho, ma cosa sono questi discorsi sulle signorie, sulle isole e sui vassalli?

Don Chisciotte, capitolo LII

[va da sé che con Codice rosso qui non ci si riferisce soltanto alla violenza di genere e domestica, ma a quella irredimibile insita nel rapporto tra eletto ed elettore]