martedì 17 aprile 2018

L'io dismesso


Avevo desiderio di essere me stesso
poi ho smesso di avere desiderio
di essere me stesso
benché chi sia non l'ho mai saputo.
Non per questo che mi sia venuta
l’idea di essere qualcun altro
fatica subito trattenuta
dentro i confini del mio io spaesato.

Chissà chi sarei stato mi chiedevo
se avessi fatto questo e quello
senza sapere cosa esattamente
se mi avesse visitato vocazione
o se avessi avuto semplicemente
un libretto di istruzioni.

Per montare pezzo dopo pezzo
quell’io che in potenza io sarei
da quando sono nato e forse prima
dentro i desideri che mia madre
tesseva come fossero un destino
e rincalzava come una coperta
nella culla del mio io bambino.

Tra l’io che sono e quello che vorrei
c’è uno scarto che sembra un precipizio:
non sono quello che vorrei
vorrei quello che non sono.
Muoverò passi nell'azzurro
fingendo di volare come un pollo
perdendomi come si perde un vizio.

E se essere se stessi fosse
pantomima da teatro della tosse? 
Pagherei il biglietto per entrare
a vedere lo spettacolo proposto
di uno che davanti al cuore
si mette una lente
per farlo vedere alla gente»?
Che cosa vedrebbe la gente
che cosa direbbe di me
potrebbe dare risposta
a un io che cerca e non trova?

Dipende
se sul palco la gente
più di un io vedesse uno specchio
o volesse prendere l'io
come si prende la luna col secchio.




sabato 14 aprile 2018

Uno strano triedro

«È successo quello che doveva succedere
ci siamo addormentati perché è venuto il sonno
a fare il nostro periodico ritratto»

Volevano attaccare, hanno attaccato. Aspettavano un pretesto, se lo sono costruito; hanno atteso soltanto che fosse rivestito di una certa plausibilità mediatica («Abbiamo le prove, abbiamo le prove!». Quali? «La varechina») e, infine, i missili sono entrati in scena.
Atto dovuto. Per scacciare animali, fermare criminali - dicono, senza aggiungere che animali peggiori scappano dalla gabbia, compiendo ben peggiori crimini.


È una gara assurda, una contesta piena di contraddizioni, illogicità, insensatezza, barbarie. Eppure, anche questa guerra...

«...non solo rassomiglia al camaleonte perché cambia di natura in ogni caso concreto, ma si presenta inoltre nel suo aspetto generale, sotto il rapporto delle tendenze che regnano in essa, come uno strano triedro composto:
1. della violenza originale del suo elemento, l'odio e l'inimicizia, da considerarsi come un cieco istinto;2. del giuoco delle probabilità e del caso, che le imprimono il carattere di una libera attività dell'anima;3. della sua natura subordinata di strumento politico, ciò che la riconduce alla pura e semplice ragione.La prima di queste facce corrisponde più specialmente al popolo, la seconda al condottiero ed al suo esercito, la terza al governo. Le passioni che nella guerra saranno messe in giuoco debbono già esistere nelle nazioni; l'ampiezza che acquista l'elemento del coraggio e del talento nel campo della probabilità e del caso dipende dalle qualità del condottiero dell'esercito; gli scopi politici, per contro, riguardano esclusivamente il governo [...] La soluzione del problema esige che la teoria graviti costantemente fra queste tre tendenze, come fra tre centri di attrazione».
Carl von Clausewtiz, Della guerra, trad. it. Mondadori 2007, pag. 40-41

Com'è evidente, dopo le due grandi guerre mondiali, non è regnata la pace e sparita la guerra dal mondo, bensì le guerre, a livello micro e macro regionale, sono state una costante presenza che non ha mai abbandonato il pianeta. Riguardo alle guerre iniziate post 11 settembre e - in pratica  - mai conclusesi, a esse è andato gradualmente sparendo una faccia dello strano triedro di cui sopra von Clausewitz parla, vale a dire - a parte quella in Afghanistan, che ebbe molto favore popolare, le macerie delle Torri Gemelle erano ancora calde - le guerre attuali (nonostante il goffo tentativo mediatico di farle apparire necessarie) non riescono più a generare nei popoli alcun desiderio interventista, a insufflare in essi quell'elemento della violenza originale, dell'odio e dell'inimicizia necessari affinché le guerre si trasformino in guerra totale.



Detto altrimenti: la guerra è un elemento inevitabile, inestirpabile, l'esito più sicuro a cui conduce l'attuale sistema generale delle relazioni umane, fondato sulla competizione, sulla contesta non più ideologica, ma sfacciatamente mercantilistica; e questo accade perché il mondo è informato dalla (asservito alla) logica capitalistica. Allo stesso tempo, nei popoli - perlomeno alle nostre latitudini (la mia è una speranza) - ancora il cieco istinto resta sopito, camuffato da stomaci relativamente pieni e desideri indotti parzialmente soddisfatti. Per questo, io credo (voglio credere, insomma) che, nello spazio pubblico, perduri abbastanza lucidità (e sazietà) al fine di riconoscere che, allo stato presente, la guerra condotta dai nostri cari leader occidentali sia soltanto l'estensione della politica con altri mezzi, mezzi del cazzo (fanno a chi ce l'ha più lungo, il missile) che nondimeno tornano utili per fabbricare il proprio utile.



Nello sconquasso siriano, i piani non sono andati come volevano i sabotatori (sauditi e israeliani in testa). Assad, certamente un dittatore piuttosto spietato, è altrettanto certamente meglio di coloro che, pochi mesi or sono, stavano per scalzarlo. Egli ha il solo difetto di essere meno allineato agli standard atlantici di quanto lo siano altre testedicazzo della regione (tra queste, ci metto anche senz'altro la monarchia saudita e Netanyahu). C'est tout.



Perciò, dato il palese, venale movente («C'è da spartirsi la torta siriana, non può tutto andare ai russi e agli iraniani eccheccazzo») voglio sperare che i nostri condottieri e/o comandanti in capo non riescano a convincere alcuno della bontà delle loro azioni, che invece saranno anch'esse ben presto catalogate, inutilmente, tra i tanti altri crimini contro l'umanità.

giovedì 12 aprile 2018

Con il tuo spirito

Da tempo, sul fisso, ricevo chiamate soltanto dai call center. Oramai mi sono rassegnato, tanto che, stasera, appena alzata la cornetta  (ho un fisso, fisso), negli attimi iniziali di silenzio ovattato che i sistemi commerciali usano per zittire il confuso vociare del centralino (hanno capito che senza ammutolire tale vocìo ogni utente attacca subito il ricevitore), e complici anche i «venti di guerra» che spirano sui cieli di Siria, anziché dire «Pronto», m'è scappato un «La pace sia con voi».
Hanno riattaccato subito.

martedì 10 aprile 2018

Sai che torta

Limes

Quanti anni sono che c'è la guerra in Siria? Quante bombe? Quanti morti? Quanta devastazione? Per fare un confronto: c'è una singola nazione europea che abbia subito lo stesso quantitativo di cadaveri, di mutilati, di macerie durante la Seconda Guerra Mondiale? Forse la Russia (che la guerra subì), forse la Germania (che la guerra provocò).

Ho pensato questo, a fine lettura della lucida analisi in presa diretta di Limes. I Principati e le Potestà stanno pensando alla spartizione. Delle ossa, perfide iene (e mi scuso con le iene vere). Che fortuna per l'Italia non contare un cazzo, sì da essere un po' meno colpevole per quello che accade da quelle parti. Eppure complice. Non una voce politica di rilievo che abbia avuto il coraggio di dire agli stronzi protagonisti del massacro le cose come stanno. Mai accaduto che, durante un vertice, pubblicamente, davanti alla massa di giornalisti in crociera, qualche governante di secondo piano abbia alzato un ditino e detto la verità. Mai. Eppure anche i cani più piccoli osano ringhiare ai più grossi quando si tratta di ossa. Se fossero cani, se fossero davvero animali - come quell'idiota di Trump definisce Assad - ci sarebbe più speranza di accordo, ci sarebbe una logica animale, un destino. Qui, invece, assoluta cattiveria, stupidità, mercantilismo allo stato brado che neanche i narcos messicani, e le ndrine nostrane raggiungono. 

«Cosa possono dunque sperare di ottenere Trump e Macron alzando i toni della minaccia nei confronti di Assad? Evidentemente, la questione chimica è un pretesto: i morti sono tali comunque essi vengano uccisi e in Siria si muore in maniera barbara da diversi anni. Non saranno certo le 40, 60 o 100 vittime a Duma sabato scorso a cambiare le direttrici della politica siriana di Washington e Parigi. Ma quelle immagini di bambini soffocati possono servire da volano mediatico-politico per legittimare un’inasprimento della retorica, e forse anche dell’azione militare, per ottenere una divisione della torta siriana meno sfavorevole.»

Il sopra riportato paragrafo riassume i sei anni di guerra siriana. 
Avrei una domanda per quello stronzetto di Macron: il pezzo di torta piena di polveri e ceneri mortifere vi interessa perché avete già pronto un cementificio da quelle parti?¹
____________
¹ «L’ex potenza coloniale francese in Siria ha anche interessi economico-commerciali. A partire dal cementificio Lafarge a Jabaliya, a nord di Raqqa e a est dell’Eufrate, in una zona per un periodo controllata dallo ‘Stato islamico’ ma da tempo ormai in mano ai curdi sostenuti dagli americani.»

domenica 8 aprile 2018

La vita ininterrotta

Mark Strand, L'inizio di una sedia, Donzelli, Roma 1999 (traduzione di Damiano Abeni)

Ci sono poesie che trascinano in un vortice di appartenenza, di autentico coinvolgimento esistenziale, dacché decifrano il mistero buffo della vita che scorre senz'altra prospettiva che lo scorrere, tutta presa com'è, la vita, nel quotidiano asservimento dei bisogni primari e dei desideri a contorno degli stessi, dove tutto sembra fissato in un eterno presente, mai presente a se stesso.
«Stare a galla sulla marea del dovere» è un dovere, altrimenti non saremmo capaci di fingere niente, non sarebbe possibile raccontarci storie, o rassicurarci nello «sporadico spavento di scivolar»[e] via dalla vita «senza aver finito nulla, nulla che provi sia[mo] esistiti».
Poesie che testimoniano quanto sia importante continuare a cercare qualcosa che abbiamo perso e che avrebbe potuto essere nostro, non tanto per farci credere che questo sia vero, quanto per non spegnere in noi la sete della ricerca.
Poesie che ci suggeriscono gesti, movenze da compiere per ricondurci alla terra come esseri coscienti e non come corpi da seppellire e basta, perché se c'è una ragione per dire che è stato una «fortuna massima essere nati», essa va trovata nel mondo, l'unico posto in cui i nostri «minuscoli fremiti d'amore» potranno essere riconosciuti, fare massa, toccare terra.

sabato 7 aprile 2018

Https e Spam


Domande tecniche a chi ne sa qualcosa e volentieri mi darà risposta: come vedete, su insistito suggerimento del sistema Blogger, ho cambiato le impostazioni del blog da "http" a "https": si aprono bene lo stesso le pagine? 

Inoltre e infine: da un po' di tempo, ricevo commenti che reputo spam del tenore su illustrato, in particolare su un post, questo. Cazzo vogliono, secondo voi?

Aggiunta al padellare

Per riallacciarmi alla chiusa del mio precedente post, mi permetto di correggere Ellekappa: il reato di pressing sul Pd perché giunga a un accordo con il M5S non sarebbe da ascrivere come «istigazione al suicidio», bensì da annoverare come vilipendio di cadavere.

venerdì 6 aprile 2018

Padellare

Io penso che quello di Di Maio sia stato un suggerimento, più che una critica. Infatti, Salvini lo ha accolto subito, facendo valere così il proprio ruolo di (presunta) guida della coalizione di centro destra. Quest'ultima, quindi, saprà parlare a Mattarella con una sola voce? E questa voce, potrà essere presa in considerazione dal M5S per l'eventuale formazione del nuovo governo?

1) Sì, se in Forza Italia Berlusconi farà un passo indietro simile a quello che fece nel governo Letta; e se Forza Italia saprà trovare, al proprio interno, personaggi incensurati che, similmente alla presidente del Senato, possano essere deglutiti dai parlamentari pentastellati.
2) Sì, se Di Maio - o altri autorevoli dirigenti del Movimento - sapranno dire, come disse D'Alema circa vent'anni fa (se non ricordo male), che Mediaset è, per il Paese, un patrimonio produttivo e culturale da difendere (applausi in tv e subito un contratto con la Mondadori per chi vuole anche intraprendere - a tempo perso - una carriera da scrittore).

***
Indubbiamente, c'è molto tatticismo. I partiti, oltre a esprimere quel che vorrebbero, dicono, con eguale afflato, ciò che non vorrebbero. Punti di convergenza e veti hanno, al momento, lo stesso peso. L'interesse generale è certamente sullo sfondo lontano laggiù. Arriverà quindi il momento in cui il senso di responsabilità, la ragion di Stato prevarranno? Boh. Una cosa si può notare, tuttavia. Che tutti quanti stanno bene attenti a prepararsi una via di fuga, una scappatoia, il modo che, secondo l'opinione di ognuno (corretta o meno che sia), servirà a salvarsi, a presentarsi quindi come vittima e non come responsabili dell'eventuale fiasco.
Perciò, per tutti, l'importante è trovare le ragioni migliori per dare la colpa all'altro. Per dire pubblicamente, con forza: se non abbiamo potuto è perché non ci è stato permesso.

Il Pd, complice anche il pessimo risultato elettorale, considerato anche che la dirigenza si è chiamata, sin da subito, fuori da ogni possibile accordo di governo («Noi restiamo all'opposizione, ci pensino gli altri - se ne sono capaci - a formare un nuovo governo»), si trova nella posizione migliore per occupare lo status di minoranza che sta a valle del fiume della legislatura in attesa del cadavere che passa. Ma c'è un problema: il Pd non si è accorto di essere già esso stesso un partito cadavere.

mercoledì 4 aprile 2018

Godi popolo


 

Nella foto, alcuni deputati e senatori appartenenti al Gruppo Misto di Camera e Senato.

Una bella giornata istituzionale, piena di leggerezza e di gravità insieme, come si conviene a coloro che comunque, qualsiasi cosa accada, hanno più ragioni per sorridere che per disperare. 
Gente seria, che ha cuore veramente i problemi del Paese e che avrebbe anche nelle corde il nodo scorsoio per risolverli, impiccando tutti gli elettori a un dato di fatto: ci avete eletto voi, vi piaccia o no: o ciucciateci. 

Guardate come gonfia il petto quel filosofo mancato di Epifani. Guardate come fanno pendant il copricapo turchese della Bonino, il copricollo della De Petris e il blu cobalto della cravatta di Grasso. Guardate, infine, l'accigliato incedere - pancia in fuori, petto in dentro - di Riccardo Nencini, alla sua novantesima legislatura (godete elettori del seggio che, volenti o nolenti, gli avete permesso, ancora una volta, di essere lì).

Non esistono limiti all'impudenza.

martedì 3 aprile 2018

Affari correnti

1. Aldilà di come si concluderà la trattativa per la formazione del nuovo governo, se vi sarà accordo oppure no, per il momento va riconosciuto a Di Maio e al gruppo dirigente del suo partito, il merito di mantenere una condotta politica che rispetta, in gran parte, i desiderata degli elettori che hanno riposto fiducia nel M5S. 
Infatti, stante le condizioni presenti, quale musica migliore per le orecchie di un "grillino" di quella che intona: patto alla tedesca con Pd o con Lega, ma senza Renzi e senza Berlusconi?

2. Berlusconi, per lesa maestà, avrebbe detto a Di Maio «chi si crede di essere? Lui non sa chi sono io? Chi sono io? Un disonorevole.»

3.Domande al governo in carica per il disbrigo degli affari correnti:
a) dopo aver buttato fuori, a torto, due diplomatici russi per il caso Skipral, Gentiloni farebbe in tempo a telefonare a Putin per farsene rimandare altri due?
b) costituirsi alla Consulta in difesa della costituzionalità del reato di istigazione al suicidio è, per il Governo Gentiloni, un affare corrente o un affare morente?



lunedì 2 aprile 2018

Fatti verbo

Lui la prese nel momento stesso in cui lei si lasciò prendere, la parola, e lei si concedette, anima e corpo. Lui sillabò. Lei ristette, sentendosi soffiare addosso un alito caldo, di rosmarino. 
«Che caro, forse mi ha scambiato per una patata arrosto», pensò e non fece in tempo a dirlo che si sentì addentare e poi sciogliere in palatali sino allo sfinimento, alla trasformazione del significante in bolo che inizia il percorso inesorabile della digestione.
«Attento che non ti vada a traverso!», lo avvertì, muta, un attimo prima che un colpo di tosse gli ricordasse che non si dicono altre parole mentre se ne pensa una, perché la parola è gelosa custode di quello che si ha da dire, anche quando non si ha molto da dire, quasi niente. La parola vuole attenzione esclusiva, non un corteggiamento vano, fine a se stesso. Pretende il senso che gli si dà e solo allora si manifesta nella sua pienezza, nella sua tanto attesa nudità. La parola e l'essere fanno un tutt'uno, anche perché il mondo senza parole non esisterebbe: niente sarebbe se parola non fosse a indicarne l'esistenza. 
«Adesso siedi e fa' di me chilo», gli sussurrò. E un sonno a piombo lo assalì, mentre leggeva Giovanni, faccia al primo sole tiepido d'aprile.

sabato 31 marzo 2018

Stringiamci a Bardonecchia

Lo specifico dei fatti di Bardonecchia lasciamolo alle urlate cronache, qui occupandoci, sommessamente, marzullianamente sottovoce, piano piano, del fatto che - salvo un Salvini che ha fatto un bau e morta lì - della costrizione atlantica che ha imposto alla Repubblica italiana di seguire i desiderata inglesi circa il caso Skipral, quando invece essa avrebbe potuto e dovuto fare la riottosa e dir di no a quei rottinculo sudditi della regina, la stampa nostrana ne ha parlato come fosse un atto dovuto, con pochissimi autorevoli commentatori a suggerire l'evidenza che, per una volta, e per così poco, anche di fronte ai ripetuti schiaffi atlantici dall'Italia ricevuti, dal colpo di mano anglofrancese contro Gheddafi, alla mancata solidarietà per l'emergenza profughi, al caso Regeni e, in ultimo, alla nave Eni sequestrata al largo di Cipro dall'alleato stronzo ma turco, lo Stato italiano avrebbe avuto solide e inconfutabili motivazioni per dire no, noi non cacciamo alcun diplomatico russo, punto e basta, ecco, riguardo allo sconfinamento di doganieri francesi a Bardonecchia, dobbiamo rilevare che questa indignazione, questi richiami dell'ambasciatore¹, questo stracciarsi le vesti perché il vile francese ha varcato il confine, beh, fanno veramente ridere la cappella, sia essa circoncisa oppure no.

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¹ Quando quella testadicazzo corrotta di Sarkozy bombardò la Libia non mi risulta che fu richiamato alcun ambasciatore d'Oltralpe.

venerdì 30 marzo 2018

Sarò prezioso per lui

«Sto ricevendo migliaia di lettere, suggerimenti, consigli: il vostro punto di vista è prezioso per me e non smetterò mai di ringraziarvi.»

Vero o falso che sia, vorrei aggiungere anche la mia di lettere a Matteo Renzi, per dire che, aldilà del postfordismo, della crisi di accumulazione del capitale, dell'acuirsi del divario tra chi ha quasi tutto e chi quasi niente, è giusto che l'Apocalisse non tardi perché non se può più di sentire qualcuno, che sta ai vertici dei triangoli amorosi della politica, ragionare così. 
Non si può essere così spudorati e futili, insieme.
Lo so che la selezione dell'attuale classe dirigente è stata determinata dal vaglio a maglie larghe di una società slabbrata, epperò la decenza, un minimo d'orecchio, di sensibilità, di pudore... Che soddisfazione ci sia, per un politico, sbavare considerazioni pleonastiche sulle cose che accadono senza dire un cazzo di nulla, se non per mostrare il proprio vuoto interiore, miseria intellettuale pura, che svilisce, sfinisce e conduce l'ordine del giorno direttamente in discarica? Per rendere tutto annacquato, insipido, antidialettico: soprattutto il merito, il contesto, la ragione per cui si parla.

Niente è riciclabile, recuperabile, riutilizzabile. E, peggio ancora, le parole non si possono neppure incenerire, perché, se bruciate, inquinano più della diossina. 

Lasciar dire, lasciar andare, lasciar scrivere e parlare; ma soprattutto: lasciar cadere nel vuoto... Porca miseria: non ci sono riuscito.

mercoledì 28 marzo 2018

Accendi la torcia

Franco parcheggiò la macchina al secondo piano del parcheggio sotterraneo di un supermercato e si congratulò di essere riuscito, al primo colpo, a mettere le ruote perfettamente dentro gli spazi appositi. Scese di macchina e si avviò dentro un tunnel in penombra che conduceva verso gli ascensori per salire al piano dei negozi, quando vide un uomo di colore dai capelli brizzolati, seduto all'indiana su un tappeto liso e bisunto sul quale aveva appoggiato merce di vario tipo, calzini di spugna bianca compresi. Chiese a Franco se aveva da accendere, il quale rispose: «Ok, Google: accendi la torcia», al che l'uomo di colore, con un moto di sdegno, tirò fuori dall'interno del suo caffettano multicolore l'autobiografia di Malcom X.
Franco si scusò per l'equivoco, giammai aveva avuto l'intenzione di passare per un suprematista bianco, gli era sempre bastato uno specchio o un selfie per capire che sentirsi superiori era davvero difficile. Si sentì dunque in debito e la coscienza gli impose di comprare qualcosa da scegliere tra quelle cianfrusaglie invendibili, inservibili e piuttosto laide. Scelse una specie di collana di pietre colorate, tre colori alternati, bianco, blu e arancione.
«Quant'è?» chiese, comunque pronto ad aggiungere cinque o dieci euro, quale che sia stata la cifra «Niente. I portafortuna non sono in vendita: si possono soltanto regalare.»

[...]

domenica 25 marzo 2018

Duca Alfonso Maria di Sant'Agata dei Fornari

Io penso che se davvero gli spagnoli avessero voluto rimpatriare, con estradizione, Puigdemont, avrebbero dovuto consentirgli, per vie traverse, di arrivare gentilmente in Italia, dopodiché confidare nella benevolenza dei nostri giudici e governanti e zacchete, un Torquemada avrebbe avuto la soddisfazione di averlo presto sottomano, tal quale i turchi ebbero speditamente il povero Ocalan, sia stramaledetto il governo D'Alema responsabile del mancato asilo politico e quindi della consegna del leader indipendentista curdo agli aguzzini di Turchia.


§§§
L'elezione dei presidenti della camera e del senato mi vede alquanto defilato, ma nel brusio ho percepito qualcuno del partito democratico sollevare critiche per l'intesa raggiunta da M5S e centrodestra. Che coglioni: dopo quello che fecero cinque anni fa prendendosi le presidenze di entrambi i rami del Parlamento (e furono vincitori di misura, smisurati grazie al Porcellum), avrebbero dovuto tacere, o al limite proporre nuovamente loro due nomi.
- Guarda che l'hanno fatto. Dopo aver selezionato due figure unitarie e autorevoli, il Pd ha candidato alla Camera Giachetti e Fedeli al Senato.

E comunque, diciamolo all'unisono: Presidente Onorevole Maria Elisabetta Alberti Casellati.