domenica 15 dicembre 2019

Sapessi

Sapessi
quale vita volessi
si potesse volere
la vita che si vuole
forse
potrei anche sapere
che cosa volere
senza alcuna premessa
una vita
che basti a sé stessa
che scorra
senza troppa fatica
e si sciolga nel tempo
senza tanti rimpianti
per le occasioni
trovate e perdute
tra passi felpati ed inciampi
una vita
che non chieda allo specchio
a cosa serve la vita
tra il bambino che ero
e quel vecchio
che vedo lontano laggiù
mentre impreco
dando il braccio a mia mamma
che mi teneva in braccio
e adesso guardo di sbieco
mentre avanza arrancando
per paura del ghiaccio
con l'insopportabile peso
di figlio impotente
una vita
che tra essere e stato
impari a diventare aeriforme
evaporando nel profilo lontano
di nubi e montagne
nell'azzurro Nettuno
nel celeste di Urano
lontano lontano
ai confini di questo sistema
una vita
che non sia scema di affetti
che non stia dentro
uno schema preconfigurato
una vita che esca
e giri a vuoto nel vuoto
o stia ferma
come il milite ignoto
con una debole luce
che illumina il niente.
Una vita ubbidiente
a un solo padrone
ch'è nient'altro che il Sé
un piccolo io che rifrulla
tra l'essere e il nulla
a pensare perché
proprio lui e non un altro Sé
e se quel Sé che non era
era proprio necessario che fosse
come un colpo di tosse
per schiarirsi la gola
e cantare Ancora, ancora
con l'accento sdrucciolo
per attraccare la mente
alla vita presente.



venerdì 13 dicembre 2019

Apparizioni post-elettorali

È da un pezzo che, dei giornali inglesi, sfoglio soltanto le pagine culturali e scientifiche. Ma oggi, dopo che la loro volontà popolare si è espressa, non ho potuto esimermi di consultare anche la pagina politica.
via

Certo che, se anziché apparire nelle coste californiane, gli elettori britannici fossero arenati nelle coste del Maine, la notizia sarebbe stata più credibile.

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Curiosità: se li mettono sotto le ascelle, che cosa succede?

mercoledì 11 dicembre 2019

All'ombra delle ascelle in fiore

via

Mi è caduto l'occhio sulla notizia sopra riportata, non tanto perché attratto da tale pratica, quanto perché pochi giorni or sono, durante una classica spesa in un supermercato, nel percorrere i vari reparti, mi sono imbattuto (il naso si è imbattuto) in frequenti zaffate ascellari di ragguardevole potenza che m'hanno fatto filare alla cassa spedito con metà della roba che avevo in mente di comprare, col risultato che ho speso meno del solito, cosa, questa, che in un certo senso mi ha fatto godere.

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N.B.
Nel caso alcune ascelle muliebri fossero disposte a concedermi le loro grazie, sappiano che preferisco la profumazione naturale, senza alcool, né parabeni.

martedì 10 dicembre 2019

Briciole del pensiero

Stavo pensando, ma possibile che stia pensando? Che azione sto compiendo in concreto? È qualcosa che appartiene anch'essa al mondo fisico (sì) oppure, anche se sì, a volte da esso si dislega (riesce a slegarsi, come una scarpa sciolta, ci cammini un po' senza accorgertene finché non inciampi), e vaga in una dimensione altra, un altro tempo, o quello passato o quello delle possibilità?
Allora, per non rispondere alle domande un po' troppo complicate, data l'ora, e soprattutto: per non mettere il cervello in una vasca, lascio evadere il pensiero dal mio personalissimo 41 bis (cheri), socchiudo gli occhi e mollo l'ancora e libero il tu.

***
Ho letto un titolo - quindi non l'intervista - in cui Landini dichiara che occorre fare un'alleanza con governo e imprese per impedire che il Paese si sbricioli. Dato che dovevo sparecchiare, ho scosso la tovaglia con le briciole fuor di finestra, qualche passero solitario passerà. Ma a parte ciò: ho letto pure il sottotitolo, in cui si dichiara che
«Il lavoro, la qualità del lavoro e i diritti di chi lavora devono essere al centro del progetto per governare la transizione verso un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile ma anche la trasformazione tecnologica in atto nel sistema produttivo. Un progetto per impedire che il Paese si sbricioli.»
E dài con le briciole. Sa Landini che le briciole si producono affettando il pane? Sa anche chi sono coloro che tagliano il pane in Italia, ovvero coloro che hanno il coltello dalla parte del manico? I lavoratori? O i prenditori di lavoro? Inoltre, sa Landini che la qualità del lavoro e i diritti di coloro che lavorano, per essere al centro del [eccetera], dipenderebbe, allo stato presente, soltanto da un piccolo codicillo legislativo che imporrebbe una drastica riduzione dell'orario di lavoro? Nel progetto per impedire che il Paese faccia le briciole, c'è questa indicazione?

No.

Allora, caro Landini, vai a cercare i funghi. Allucinogeni, per immaginare un po'.

sabato 7 dicembre 2019

Il nipote di Keynes

«Sono molto contento di essere Qui, come disse un nipote di Paperone». Anche le formiche, nel loro piccolo...
«We shall do more things for ourselves than is usual with the rich today, only too glad to have small duties and tasks and routines. But beyond this, we shall endeavour to spread the bread thin on the butter-to make what work there is still to be done to be as widely shared as possible. Three-hour shifts or a fifteen-hour week may put off the problem for a great while. For three hours a day is quite enough to satisfy the old Adam in most of us!
There are changes in other spheres too which we must expect to come. When the accumulation of wealth is no longer of high social importance, there will be great changes in the code of morals. We shall be able to rid ourselves of many of the pseudo-moral principles which have hag-ridden us for two hundred years, by which we have exalted some of the most distasteful of human qualities into the position of the highest virtues. We shall be able to afford to dare to assess the money-motive at its true value. The love of money as a possession -as distinguished from the love of money as a means to the enjoyments and realities of life -will be recognised for what it is, a somewhat disgusting morbidity, one of those semicriminal, semi-pathological propensities which one hands over with a shudder to the specialists in mental disease. All kinds of social customs and economic practices, affecting the distribution of wealth and of economic rewards and penalties, which we now maintain at all costs, however distasteful and unjust they may be in themselves, because they are tremendously useful in promoting the accumulation of capital, we shall then be free, at last, to discard.
John Maynard Keynes, “Economic Possibilities for our Grandchildren (1930),” in Essays in Persuasion (New York: Harcourt Brace, 1932), 358-373 (file pdf, pag. 4) 

Che belle, sante parole. Purtroppo però, per il vecchio Adamo, questi cambiamenti non saranno realizzati con le riforme, ma con qualcos'altro che ora non sto a dire, un po' per non abusare di una parola che è facile immaginare quale, e un po' perché ancora non abbiamo una diffusa contezza di vivere un'epoca di rivoluzione sociale, per cui non mi rimane che rimandare alla Prefazione di Per la critica dell'economia politica di Marx, dove si legge: 
«Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche e filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo».
Ecco, tali forme ideologiche, oggi, ahinoi, non consentono affatto agli uomini di concepire alcun conflitto e di combattere per la liberazione, per l'affrancamento (tre ore di lavoro al giorno porcaputtana! quindici ore a settimana come immaginava anche Keynes!) dalla oggettiva schiavitù del capitale, del valore e del lavoro. Quindi, non resta altro che sperare che le forme ideologiche non riescano più a coprire il giochino D-D' (formula alla quale si riduce la produzione e schiavizza le umane genti e fotte l'intero pianeta) e che, dato lo sviluppo delle forze produttive, nella società si creino le condizioni materiali di rottura dell'attuale sciaguratissimo dominio di classe borghese di merda e si possa finalmente concludere «la preistoria della società umana». 
E se non sarà per noi, che sia almeno - e per davvero - per i nostri nipoti.

venerdì 6 dicembre 2019

Gigante pensaci tu

Per seguire... no, non per seguire: per tuffarmi nell'onda polemica sulle nocciole turche che compongono la crema di nocciola, cacao ghanese o ecuadoregno, latte in polvere piemontese, zucchero europeo o extraeuropeo e olio di palma indonesiano o malese più famosa del mondo, oggi, al supermercato, ho visto una classica offerta natalizia sui cotechini composti con carne di suino nazionale (oddioporco!), allevati, negli ultimi quattro mesi, senza antibiotici e mi sono chiesto: ma le aziende farmaceutiche italiane produttrici di antibiotici da allevamento non dicono niente, non  minacciano licenziamenti?

***
Alcuni anni fa, per avere internet sul pc anche fuori casa, comprai una chiavetta della vodafone che non prevedeva abbonamento, ma solo il pagamento del mese durante il quale se ne faceva utilizzo. Dopo circa quattro anni, la scorsa estate, vodafone ha deciso (credo in combutta con tutti gli altri operatori, ma non so di preciso) di far pagare un tot per il mantenimento della "sim" dati, anche se inutilizzata. Siccome questo è un cambio unilaterale delle condizioni contrattuali, avevo diritto alla disdetta immediata e gratuita, se la comunicazione di tale operazione mi fosse arrivata per tempo (scadeva credo a fine luglio). Ma, purtroppo, l'avviso è giunto a ottobre, via posta ordinaria, tra l'altro a un indirizzo (via e numero) sbagliato.
Li chiamo e, con la pena solita per quanto sia complicato collegarsi con un operatore vivo, procedo con la disdetta secondo le loro indicazioni: a voce e attraverso il format del sito web.
Dopo una decina di giorni mi chiamano loro e mi fanno fare la registrazione telefonica di disdetta.
Credo che sia tutto finito, ma no: le bollette tra agosto e novembre le devo pagare comunque. A tal fine, mi chiama una società di recupero crediti comandata da vodafone, che mi dice come pagare, anche con bonifico, in un'unica soluzione: 15€ e sarà concluso il contenzioso.
Io faccio il bonifico, gli invio una copia dell'avvenuto pagamento ma, dieci giorni dopo, ricevo nuova mail di sollecito pagamento fatture.

Mi date per favore un suggerimento per chiamarli senza mandarli affanculo?

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Il Censis, nell'ultimo rapporto sulla situazione sociale nel Paese, rileva che gli italiani vorrebbero un uomo forte che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni. E vabbè, non c'era bisogno di un rapporto del Censis per saperlo, bastava cercarlo nelle parole di Flaiano che «il fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità».
Ma ciò che più è interessante, è notare che gli italiani vorrebbero l'uomo forte perché costui non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni. 
Ora, dal mio piccolo punto di vista di italiano minimo senza alcun orgoglio di esserlo, domando: ma se il problema sono il Parlamento e le elezioni, non sarebbe più facile non andare a votare, sì da non eleggere nessuno in Parlamento e provare a vivere in una nazione da bravi uomini deboli che non hanno bisogno di uomini forti che chiedono (perché lo vuole gente!, dicono) di fare a meno del Parlamento e delle elezioni?

mercoledì 4 dicembre 2019

Come a una spada

«Da molto tempo penso alla mia penna come a una spada». J.P. Sartre, Le parole, 1963

In alcune occasioni, ho pensato anch'io che la mia penna (la mia tastiera) fosse una spada, perché m'illudevo di essere tagliente. Ma, il più delle volte, mi sono accorto che essa assomiglia di più a un cucchiaio, che utilizzo per sorbirmi il brodo o il minestrone prodotto dalle circostanze.

Un volta rimestavo dentro pentoloni da refettorio. Adesso, considerato quel che passa il convento, la brodaglia mi si è ristretta, estraggo poco dalla realtà, forse perché ho meno fame di realtà, e ancor meno voglia d'inventarne una parallela, sebbene talvolta vi indugi, per vezzo o per darmi il tono di qualcuno che la sa lunga. 

Ma non la so lunga. La so ad elastico: per un attimo vedo lontano lontano, poi il visto mi ritorna indietro, di scatto, come uno schiaffo e mi inibisce l'azione. Sembro uno Stato democratico europeo a un summit della Nato. Poi alzo la mano e chiedo al Capo: ma perché non te ne vai affanculo camminandoci sopra?

domenica 1 dicembre 2019

Come stanno le cose. Extra

«Scopo precipuo del capitale è di usare la tecnologia per abbattere i costi, in primis quello della forza-lavoro, per far fronte alla caduta dei profitti (in rapporto al capitale investito). È il classico cane che si morde la coda, ma non è il caso d’insistere su questo “dettaglio”. Nei prossimi decenni si conteranno nuove decine di milioni di disoccupati, una situazione sociale che non potrà reggere a lungo. Prima ancora assisteremo a nuove crisi sui mercati finanziari, per cui resto in curiosa attesa di conoscere, dalle spiritose analisi degli “esperti”, le motivazioni e i nomi dei responsabili dell’annunciato prossimo disastro.»

Olympe de Gouges, Spiritose analisi

«Se non si comprende la natura contraddittoria del modo di produzione capitalistico che allo stesso tempo produce libertà e sfruttamento, ricchezza e povertà, l’uomo universale e la sua alienazione e via dicendo e si cerca di superarne in maniera progressiva la forma oramai inadeguata di riproduzione sociale, si ricade in un “prima” o “altro” che, per gli standard civili e sociali su cui si basa la nostra vita comune, significa semplicemente barbarie. Confondere la rivolta romantica anticapitalistica con la critica del modo di produzione capitalistico produce, alla fine della catena delle mediazioni, il fascismo. Il populismo è uno degli anelli di questa catena degenerativa.» 

Roberto Fineschi, Populismo, punti di partenza 


Plancton

Quarant'anni dopo The Wall l'Inghilterra è ancora una monarchia, sta costruendo un altro muro (la Brexit in soldoni) e si diverte a sguinzagliare terroristi a orologeria, giusto in prossimità di elezioni o di vertici Nato, sai com'è, bisogna pure accontentare la percentuale di votanti che recheranno alle urne a celebrare il rito democratico per eccellenza per far vincere quel butriolo cor cecio in bocca che ha il nome uguale a uno shampoo (non che se vincesse Corbyn muterebbe qualcosa di concreto, per carità, ma sai com'è, almeno visti da qui, non ci sono paragoni in quanto a tanfo - relativo all'andante "turatevi il naso, ma votate Labour Party, Holy shit!").

***
«Via le bandiere, via le bandiere. Siamo un fenomeno democratico senza simboli, né bandiere. Non vogliamo un simbolo a questa bellezza», ha urlato, da un megafono in piazza della Repubblica, a Firenze, un organizzatore di una manifestazione ittica. 
Bravo. Ma mi raccomando: conseguentemente a tale affermazione (condivisa dai presenti, che in coro ripetevano «via le bandiere, via le bandiere»), per le prossime elezioni o fate come Beppe Grillo e fondate un altro movimento di corpo elettorale, oppure, Santa Merda, non andate a votare, state a casa muti come pesci (!), anzi come plancton...

Finché arriva la balena
che dà un senso a quella pena
finché la balena
che vi inghiotte e se ne va.



P.S.
Alle sardine: ascoltate Marras (il sardo) e fate poco gli schizzinosi.

venerdì 29 novembre 2019

Le cose come stanno. Finale prima stagione

Le cose come stanno, stanno. E non c'è verso di farle stare diversamente, nonostante si scopra, piuttosto velocemente, che le cose potrebbero stare diversamente, ma non si sa da che parte cominciare. 

Basta guardare il mondo e poi chiudersi in sé, dimenticare tutto, tutto, salvo il proprio personalissimo precipizio. La caduta degli dèi più in piccolo: la caduta di io, caro Luchino. O anche: La caduta nel tempo, caro Emilio Cioran, tanto il tempo dura poco, giusto il tempo necessario per la «chiaroveggenza della [propria] insignificanza», compreso l'insignificante pessimo cosmico borghese, più o meno raffinato, più o meno espresso da stanze confortevoli o nella miseria dignitosa del proprio appartamento parigino, blaterando sentenze acute su storia e utopia, e certificando la naturalezza di un sistema e il suo inimmaginabile superamento. Perché l'uomo è un caduto, condannato, un primaticcio della sfiga.

E io sono colpevole, come tutta la mia generazione lo è, perché non ho fatto niente, non farò niente, non tirerò alcuna bomba a mano, non proverò a prendere le armi contro il flusso costante di stronzi al potere, non griderò in alcuna piazza che le cose come stanno fanno schifo, tutto concentrato sul mio apparato digerente come sono, coi sensi obnubilati dalle cose come stanno, tutte - ed è inutile mi consoli con il pensiero di fare il cammino di Santiago appena avrò la pensione da fame che mi daranno, di fare penitenza, di guidare la macchina della misericordia per portare le persone anziane a fare esami all'ospedale, o adottare un druido a distanza, tramite il mio abbonamento al Cielo.

«...Ma la cecità non è così [...] La cecità dicono sia tutta nera, Invece, io vedo tutto bianco...»¹

E non sarà più quello della Democrazia Cristiana.

Amintoreee...

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¹ José Saramago, Cecità.

mercoledì 27 novembre 2019

Come stanno le cose 3

Adesso che sono povero, adesso che non ho i soldi, le cose come stanno mi fanno... cosa mi fanno? Niente, perché stanno lì e basta, intoccabili, irraggiungibili, a volte desiderabili, a volte in attesa che qualcuno me le faccia desiderare. Io ci provo a fare l'indifferente, ma è uno sforzo inutile, giacché si legge in volto che faccio finta; quando si è poveri lo snobismo è un lusso che non ci si può permettere. Allora sto in disparte, cerco di evitare le cose come stanno e me ne resto in periferia, dove le cose come stanno stanno così male che stanno bene anche per me, sono alla mia portata, come un autobus in ritardo, o il volo dei gabbiani verso la vicina discarica. Le cose come stanno sono ridotte all'osso. Io sono ridotto all'osso, nonostante i pasti caldi, regolari, della mensa della caritas. Oggi, a pranzo, c'era una tristissima e sciapissima sogliola impanata con contorno di zucchine che sapevano di piscio: ho preso più calorie dal sorriso melanconico di una cameriera stanca che da quel piatto che stava lì davanti a me come una cosa che potevo permettermi ma che mi dava il voltastomaco. Per fortuna fuori pioveva, così aveva un senso stare seduto al caldo e all'asciutto davanti a  qualcosa che faceva piangere e un po' rabbrividire. 

lunedì 25 novembre 2019

Il gioco delle parti


Sono alcuni giorni che guardo questa immagine e mi vengono in mente tanti pensieri che si affastellano e quindi è giusto che gli dia fuoco. Avanti, bruciamoli.

Ci sono due parti, il Governo (che rappresenta lo Stato italiano) e un'impresa (una multinazionale) privata (è straniera, ma non ha importanza).
L'impresa privata, che aveva rilevato, in concessione dallo Stato l'Ilva, dopo un periodo di prova, ha verificato che la produzione dell'acciaio (una merce base della produzione industriale) in quel di Taranto non garantisce profitto, è cioè il Denaro investito per produrre la Merce acciaio non si trasforma in una quantità maggiore di Denaro.
Visto l'andazzo, l'impresa privata vuole abbandonare il campo, preferendo rescindere il contratto anziché continuare in una produzione dalla quale non trae guadagno.

Se tutto questo fosse lasciato alla logica di mercato, l'Ilva dovrebbe interrompere la produzione ed operai e impiegati restare senza lavoro; per tali ragioni, per evitare la perdita di posti di lavoro, interviene il governo. E parte la trattativa. 

Che cosa si saranno dette le parti? Anche senza leggere le cronache, è facile intuire: 
Governo: «Restate con noi, Signori, non ci lasciate, restate con noi, Signori, avremo la pace sociale (con un po' tosse e cattive digestioni dovute ai veleni in giro)».
Arcelor Mittal: «Sì, potremmo restare, ma...»
Governo: «Voi privatizzate i profitti, noi socializziamo le perdite».
Arcelor Mittal: «Affare fatto: restiamo».

E avanti con questo simpatico giochino della produzione per la produzione.

Vox populi:

«Eh, ma così sarei bravo anch'io a fare il presidente del consiglio».
«Io, invece, sarei più bravo a fare il figlio del capitano d'industria».

Ma pensare di cambiare gioco, no? Cioè a dire: a pensare di cambiare la logica che informa la produzione, si fa peccato?

Vox seminerios phastidious

«Lei è un comunista!»

Grazie.

sabato 23 novembre 2019

Come stanno le cose 2

Adesso che sono ricco, adesso che ho i soldi, le cose come stanno non mi fanno paura. Addirittura mi sono comprato una cappella al cimitero, con l'aria climatizzata e i diffusori di oli essenziali per i vivi che verranno a trovarmi, naturalmente, ché da morti le cose non si annusano; ma pensare, da vivo, di puzzare di morto da morto mi fa orrore, e per questo ho pensato che i fiori da soli non bastino a coprire la cosa, la morte, anzi: i fiori, se non li rinnovi e li lasci a lungo nella loro acqua, in pochi giorni puzzano di morto anche loro; quindi, mi sono consultato con il mio maestro yogi e lui mi ha suggerito questa cosa dell'aromaterapia.

Avere i soldi significa disporre delle cose (di quasi tutte le cose, fossero anche solo i soldi stessi), più o meno come si vuole, perché, oggigiorno, a come stanno le cose, è che le cose sono a disposizione di coloro che i soldi li hanno, perché ogni cosa va in giro con un cartellino al collo, o un codice a barre, o un tatuaggio sul quale è scritto il prezzo. «Cento euro con, duecento senza» mi ha detto freddamente, con accento bielorusso, una ragazza tatuata che offre servizi in camera oltre alla colazione. Anche in questo caso, mi sono consultato con il mio maestro yogi che mi ha detto: «A volte, al mattino, è bene restare digiuni». Non ho mai avuto un buco allo stomaco più grande.

Come stanno le cose

Credo che per capire esattamente come stanno le cose, occorra osservare attentamente dove stanno le cose; e solo dopo tale verifica scrupolosa si possa azzardare una risposta. Perché le cose non sono tutte come i mobili o i soprammobili ricoperti di polvere, che stanno fermi in una stanza di una casa qualsiasi dove abita la persona che li ha posizionati, poi è morta e i gli eredi che si contendono la casa non possono toccare niente per volontà della persona defunta finché essi non troveranno un accordo - e non lo troveranno perché sono persone avide che credono di sapere come stanno le cose, anche se non lo sapevano, non lo sanno e non lo sapranno mai. 
Piuttosto, se le cose fossero mobili e soprammobili, sarebbero come i mobili e i soprammobili esposti nei saloni espositivi di Ikea: basta andarci tre, quattro volte all'anno per accorgersi di come le cose, che prima credevi in un posto, invece, cambino di posto, addirittura molte spariscano e tocchi domandare al personale di servizio dove possano essere state messe. «Ci dispiace signore: questa cosa è fuori catalogo». Fuori catalogo una cosa? Ma vi sembra questo il modo di trattare le cose? Le producete - e all'inizio sembra che ci siano solo loro al centro del mondo, belle, in vetrina, in promozione; e poi, via, le fate sparire dalla circolazione, ma non per essere messe all'ammasso dove tutti potrebbero beneficiarne e usufruirne; no, ma perché debbano essere dimenticate, seppellite, arrugginite, allontanate dal loro valore d'uso. Piccole, grandi cose perdute, che ci mancate da morire, adesso che sapremmo cosa dire, adesso che sapremmo cosa fare, adesso che...

martedì 19 novembre 2019

A ciascuno il suo onorario

Aldilà della vicenda specifica che riguarda Liliana Segre (sempre sia lodata) e la gara delle amministrazioni comunali a chi le dà o non le dà la cittadinanza onoraria, in primo luogo mi sembra opportuno osservare che tale titolo onorifico sia pleonastico conferirlo a chi cittadino - in qualche altra città della stessa nazione - lo è già. In secondo luogo, mi pare evidente che le amministrazioni comunali, e in particolare i sindaci e gli assessori che si prodigano in tale esercizio celebrativo, lo facciano principalmente per dar lustro alla propria immagine, sia ai fini di una propaganda politica spicciola, sia per gonfiare il proprio petto di tacchini rappresentanti pubblici sulle pagine facebook istituzionali e ricevere tanti "mi piace", molti "cuoricini" e un paio di sporadici vaffanculo.

E la domanda sorge artefatta: perché invece di dare cittadinanze onorarie, i sindaci non elargiscono un onorario a ogni cittadino semplice, tale che si andrebbe ad assommare allo stipendio o, altresì, al reddito di cittadinanza? Le casse comunali non lo consentono? Allora il premio sia estratto a sorte tra i cittadini residenti iscritti regolarmente all'anagrafe; oppure ai viandanti che passano per la città.
A me, per esempio, magro come sono, piacerebbe molto avere la cittadinanza onoraria di Abbiategrasso. Si può fare?