mercoledì 20 giugno 2018

Nell'attesa della sua venuta

«In questi giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo». Luca, 2, 1-7.

Da un punto di vista cristiano è bene o non è un bene che vi sia qualche testadicazzo che favorisca le condizioni della rivelazione?

domenica 17 giugno 2018

Per capire meglio le cose



Egregio Serra, 

le scrivo la presente per unirmi ai propositi di «ricominciare a studiare».
Tuttavia, forse perché non appartengo alla sua stessa "classe", da tempo ho obliterato il riformismo e, parimenti, abbandonata ogni fiducia e speranza nel confronti dei partiti che pretendono rappresentarlo (in particolare quelli a "sinistra").
Per questa ragione, nel mio piccolo, per non cadere preda della paura piccolo borghese, sono in cerca di un autore che, grazie a una formidabile (e insuperabile) critica dell'economia politica, getti luce sulle contraddizioni della società capitalista e permetta di capire a fondo le ragioni della crisi generale che pervade il consorzio umano.
Quali letture mi suggerisce, quindi?

In attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.

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Egregio Massaro,

mi fa piacere che qualcuno abbia raccolto l'invito allo studio e, con altrettanto piacere, le suggerisco un autore che, con il suo Capitale, sta facendo tremare i polsi alle classi dirigenti occidentali: Thomas Piketty.
Mi creda: lo spirito rivoluzionario che pervade il libro è tale che, tra un capitolo e l'altro, mi sono dato alla coltivazione della lavanda.

Nell'augurarle buona lettura e buono studio, la saluto cordialmente anch'io.

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Egregio Serra,

mi scusi se la importuno nuovamente, questa volta per dirle che, grazie al suo suggerimento, lo spirito rivoluzionario che pervade il libro di Piketty ha spinto anche me alla coltivazione di una pianta officinale: l'ortica, della quale approfitto di allegare alla presente alcune foglie.

Nella speranza che Ella ci si pulisca il culo, la saluto ossequiosamente





sabato 16 giugno 2018

Un corno, dice mia nonna


«Questo è il punto in cui sbagliamo.
Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire dalla fame, lasciare indietro il freddo, respirare l’aria della terra, e averla, avere la terra, gli alberi, i fiumi, il grano, le città, vincere il lupo e guardare in faccia il mondo. Questo diciamo che è nell’uomo.

Avere Iddio disperato dentro, in noi uno spettro, e un vestito appeso dietro la porta. Anche avere dentro Iddio felice. Essere uomo e donna. Essere madre e figli. Tutto questo lo sappiamo, e possiamo dire che è in noi. Ogni cosa che è piangere la sappiamo: diciamo che è in noi. Lo stesso ogni cosa che è ridere: diciamo che è in noi. E ogni cosa che è il furore, dopo il capo chino e il piangere. Diciamo che è il gigante in noi.
Ma l’uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo, e noi diciamo che non è l’uomo.
Noi lo vediamo. È lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l’uomo. Egli fa con freddezza come fa il lupo. Ma toglie questo che sia l’uomo?
Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo!
Appena vi sia l’offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l’uomo. Sangue? Ecco l’uomo. Lagrime? Ecco l’uomo.
E chi ha offeso che cos’è?
Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo?
Diciamo oggi: il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero?
Un corno, dice mia nonna.»
Elio Vittorini, Uomini e no, (cap. CVII), Milano, 1945

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Dunque sì, Damilano s'è lasciato prendere la mano. Troppa fretta. Non s'invoca una ribellione morale se non si hanno chiari i termini della lotta. Non è una questione di buoni contro cattivi, di uominisì contro uomininò.

Sarebbe stato molto più semplice (meno pretenzioso) titolare Uomini e boh. O bau. O miao. Mio, Mao, lallalallalà.

mercoledì 13 giugno 2018

Che nulla valga come cosa immutabile

Uno dei migranti (credo economici) a bordo dell'Acquarius, intervistato, ha dichiarato che non vede l'ora di realizzare il suo sogno di arrivare in Europa. 
Ma cosa sogna esattamente dell'Europa?
Sogna la società della merce, farne parte, innanzitutto come merce (forza lavoro) che vende se stessa per comprare altra merce. Sogna il mercato organizzato.
Questo accade perché nel loro luogo di provenienza v'è scarsità di merci, a cominciare dall'acqua, sino a tutta una serie di elementi che sono alla base di una vita decente: igiene, alimentazione, sicurezza. Uomini e donne che non hanno "pace", costretti a lavorare nel fango, a lottare per un pezzo di pane e un sorso d'acqua, a morire per un sì o per no
Domanda ingenua: come mai le popolazioni migranti non riescono a riprodurre la propria vita come riescono le popolazioni stanziali del Primo mondo? Da quali accidenti e (s)fortune dipendono tali circostanze? Perché paesi, regioni ricche di materie prime e natura rigogliosa sono incapaci di offrire alle proprie genti le condizioni (minime) di vita decente?
Risposta poetica: «Compagni, parliamo dei rapporti di produzione». Oppure: «Vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "È naturale", in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile».

***

Quando si verificano scaramucce diplomatiche tra le nazioni, la pace tra i popoli sembrerebbe soffrirne: poi basta sentire quella barzelletta in cui un italiano, un francese e uno spagnolo mandano all'unisono affanculo la propria classe dirigente (governo, opposizione, parti sociali) e, au même temps, l'orchestra attacca l'Inno Europeo che risuona in lungo e largo i paesi dell'Unione.


domenica 10 giugno 2018

(s)Krolidee


[un bacio a chi rivela il perché del titolo]
Lo stato dell'arte dell'opposizione socioculturale italiana.
Mi dispiace per Piero Angela, probabilmente tirato per la giacchetta per ricordare l'importanza dei vaccini.
Per il resto: Jovanotti in piazza a cantare Cancella il debito.
Assante e Castaldo portano in piazza i Pink Floyd con Syd Barrett in formazione.
La fila per Serra (tipo Amici miei a salutare i viaggiatori in partenza alla stazione).
Lagioia che dichiara: «La politica ha divorziato dalla cultura», quando è risaputo che in Italia non è consentito il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso.
Ezio Mauro e il caso Moro: «I fiori diedero voce alla pistole». Ai funerali di Stato, sarebbe stato meglio il contrario.
In coda, segnalo Paolo Giordano e l'età sacra dell'adolescenza, quella in cui - a un siffatto autore - gli avrei detto, senza infingimenti, «ma vattene affanculo camminando». O forse a tutti, per la verità.



sabato 9 giugno 2018

Colpo di Stato

1. Che cos'è lo Stato?

Sia offerta qui una semplice definizione enciclopedica: uno stato è un'entità politica sovrana costituita da un territorio e da una popolazione che lo occupa e da un ordinamento giuridico formato da istituzioni e da leggi.


2. A che cosa serve lo Stato (qual è il fine dello Stato)?

Data per buona la suddetta definizione, lo Stato è uno strumento affinché la popolazione e il territorio che lo costituiscono, per il tramite delle istituzioni e delle leggi preposte (contratto sociale), prosperino nella concordia e nell'armonia.

3. Come funziona lo Stato?

Ogni stato, per funzionare, ha bisogno di risorse: deve sfruttare il lavoro (dei singoli cittadini e delle imprese tramite il prelievo fiscale) e le risorse del territorio, indipendentemente da quali siano i metodi esercitati dal potere (metodi autoritari o democratici); oppure deve farsi prestare i soldi da qualcuno (debito pubblico); infine, invadere e sfruttare un altro Stato (ad esempio: l'Iraq).

4. Esiste uno Stato senza debito?

No.

5. Un insieme di Stati (una Unione, un Gruppo, un'alleanza atlantica) che persegue i medesimi obiettivi, ognun per sé e dio per tutti (America First, Debout la France, Prima gli Italiani) può sussistere?

Sì, a cazzo di cane (o di budda o di cristo o dell'ultimo rompicoglioni di profeta).

6. Potrà la Terra un giorno liberarsi degli Stati?

Dipenderà dalla diffusione degli LSD.


giovedì 7 giugno 2018

Stanno tutti bene

Pronunciarsi sul nuovo governo è prematuro, come le pesche fintamente mature, che non sanno di niente, al mercato oggidì. Governo prenatal, da pannolini e biberon tate Moavero Milanesi indaffarate. La curiosità maggiore, a mio avviso, sarà vedere come il professor Tria - un ministro costruito sull'ipotenusa - saprà quadrare i conti. I restanti: stendiamo veti pietosi. Certo: avranno, nell'ordine: collaboratori, consiglieri, tirapiedi, maneggioni, orecchie da mercante in fiera e, soprattutto, consolidate squadre di impiegati al ministero che sono lì per loro pronti a risolvere questioni. E i questori appresso a Salvini a correggergli gerundi. I prefetti, invece, si occuperanno dei participi presenti. Saranno ripristinati potestà e relative sale. Una tassa sul sale sarebbe indubbiamente efficace.
Impressioni: la ripetuta parola governo del cambiamento mi rassicura: li fa molto democristiani. Sapranno sfruttare le concessioni del capitale disposto - in linea di massima e per quanto può - a soddisfare le esigenze bottegaie della classe media? Saranno abbastanza scaltri da affermare «c'è del marcio in Lussemburgo?» 
Io non mi fido. Ma ancor meno mi fido delle opposizioni: una, la più grottesca, in mano a un pregiudicato al quale hanno reso agibilità politica; l'altra, la più futile, la piddina, così autoreferenziale e perciò superficiale opposizione, che ripete a babbomorto le stesse ottuse idee che l'hanno portata al tracollo elettorale e quindi alla sconfitta.

E comunque, per concludere, una sola cosa ci è dato constatare dopo le due giornate parlamentari durante le quali si è votato la fiducia al governo: là, dentro Camera e Senato, stanno tutti bene.

martedì 5 giugno 2018

La differenza strutturale

Tra le dieci misure che il professor Galli Della Loggia suggerisce al nuovo ministro della (pubblica) Istruzione ve n'è una, la prima, assai fantasiosa:
«Reintroduzione in ogni aula scolastica della predella, in modo che la cattedra dove siede l’insegnante sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni. Ciò avrebbe il significato di indicare con la limpida chiarezza del simbolo che il rapporto pedagogico — ha scritto Hannah Arendt, non propriamente una filosofa gentiliana, come lei sa — non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo. La sede propria della democrazia non sono le aule scolastiche
E io me la ricordo bene, la differenza strutturale, in terza media, durante un intervallo, quando alcuni maschi (io tra questi) cercavano di allungare - a volte con successo - le mani su culo o tette di alcune compagne di classe, quelle che parevano arrabbiarsi meno e stare al gioco, correndo gli uni dietro le altre, le quali fuggivano tra banchi o cercavano di ripararsi spalle alle pareti e mani pronte a mollare ceffoni. La campanella interrompeva quasi sempre il "gioco" perché, appunto, il (o la prof) entrava in classe per iniziare la lezione. E una volta di queste, cinque secondi dopo il suono della campanella, un nostro compagno, quello che in quell'intervallo aveva avuto minor occasione di soddisfare il senso del tatto, in un tentativo goffo e disperato di allungare la mano sulle terga di una compagna che filava dietro la cattedra, inciampò sulla predella e cadde distendendosi bocconi e mano avanti come un portiere che tenta di parare un rigore, dritto sino alla porta che in quell'esatto momento si aprì sulla sua testa, un tonfo secco che soffocò il "buongiorno" del professore.


Va da sé che tutti ci eravamo alzati «in segno di rispetto (e di buona educazione)». 

domenica 3 giugno 2018

Pensare pareti


Pensare alle pareti
ci difende
dai segreti
custoditi dalla mente
e non offende
il quadro della situazione
la quotidiana dispersione
di scorie dell’io
che si staccano come pellicine
grattate via distrattamente.

Girare intorno al proprio precipizio
tra vita vissuta e vita che verrà
ottusi dal presente
come angoli che di più non possono
aprirsi e capire il vuoto
oppure abbracciarlo
in privato autodafé.

Trattenere
la sabbia dei giorni
le mani non riescono
le guance forse
le sole capaci capire
la differenza
tra schiaffi e carezze
ed il niente.

Sospendere
la ricerca del senso
la fatica del nome
la domanda che vuole
risposta o il come
sia potuto accadere
ed è accaduto
perché siano cadute
le pareti da pensare:
«Chiudete quella finestra:
ho paura di volare».

venerdì 1 giugno 2018

Tribuna politica

Le cronache della crisi hanno riacceso l'interesse degli italiani per le trasmissioni televisive che si occupano di politica; quest'ultime, infatti, secondo i dati auditel, hanno segnato un'impennata degli ascolti.
Mentre i vari ospiti - sempre i soliti autorizzati che ruotano, a turno, da una trasmissione all'altra - conteggiano i gettoni di presenza (con l'iva pagata alla fonte) parlando, di volta in volta, delle stesse supercazzole soporifere che ripetono sino allo sfinimento, i telespettatori, rintronati dal corto circuito dei discorsi a vuoto, assimilano una parte delle idee espresse dagli esperti, le riplasmano per come sono capaci e, infine, le risputano alla prima occasione su interlocutori che o sono come loro obnubilati dalle tesi espresse in tv dalle medesime bellefiche - e allora si animano discussioni accese in cui ogni interlocutore cerca di imporre le proprie ragioni sull'altro, anche quando sono identiche -, oppure su ignari conoscenti o passanti che giammai vorrebbero essere trascinati in mezzo a una disputa politica, benché meno in quella che riguarda la formazione del nuovo governo Conte, altarini a padre pio davanti ai quali inginocchiarsi compresi.

Il problema è che anche questa nuova scorpacciata di politichese - sfornata dai guappi prezzolati delle redazioni, sovrastimati enrichi tartaglioni in testa - non porterà lo zoon politikon a una nuova e più appropriata consapevolezza della stessa, bensì lo farà permanere sulla superficie delle cose, lo infognerà sul pettegolezzo, su polemiche inutili o stronzate notevoli che potranno stabilire, al massimo, su quali libri o riviste si facevano le seghe Di Maio e Salvini da giovani.

C'è sperare soltanto che, come sempre accade, all'eccitazione verso la novità subentri ben presto la noia della routine, prevedibili ardimentose iniziative ministeriali comprese.

Vedremo che cosa accadrà ma non sono certo fiducioso della compagine. Hanno tutti troppa voglia di fare, tutti troppo desiderosi di rimboccarsi le maniche, lavorare, dimostrare...  e questo è un pericolo. Per fortuna c'è chi ha voglia di non fare niente, il Pd per esempio, dai pop corn del capo a quell'astuto esponente che ha detto che il partito «vigilerà per vedere se manterranno le promesse». Vigilerà e metterà i bollini, come alle caldaie.

mercoledì 30 maggio 2018

Guardiamo i muscoli dei capitani

Quando la patria chiama bisogna farsi trovare pronti e preparati, soprattutto se si hanno le carte in regola per adempiere ai compiti che le ore segnate dal destino impongono, per esempio: dissolvere crisi istituzionali, sedare le contese più accese tra le fazioni in lotta, placare la fame dei mercati, traghettare il Paese verso lidi di prosperità e benessere condiviso.
In tali frangenti, uomini e donne di valore indiscusso, irreprensibili e incensurati, non possono rifiutare di mettersi a disposizione del bene comune e, quindi, hanno il dovere di rispondere affermativamente alla chiamata in servizio da parte delle autorità preposte.

Basterà conferire loro l'incarico e - magicamente - saranno trovate soluzioni, quali che siano, per innalzare le vele, raddrizzare la barra, far ritrovare la rotta a una nazione altrimenti alla deriva.
«Non capisco perché ancora nessuno mi abbia chiamato». Francesco Schettino

lunedì 28 maggio 2018

Fondata sul debito

«Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.
A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato - con rammarico - indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.
L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L'impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. 
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.
Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando - prima dell'Unione Monetaria Europea - gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.
È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani».

Aldilà della contesa politico istituzionale in corso, l'estratto della dichiarazione del presidente Mattarella certifica una cosa soltanto: che l'Italia è una repubblica fondata sul debito, giacché non può prescindere da esso in alcuna maniera. 
Il punto è che, davanti a questa evidenza inconfutabile e difficilmente risolvibile, il potere politico diventa impotente, perché il debito è il polmone d'acciaio al quale la politica, le istituzioni, lo Stato tout court devono restare attaccati per sopravvivere. 
Il problema non è dunque a chi appartenga la prerogativa di nomina dei ministri (al Presidente della repubblica su proposta del Presidente del consiglio), bensì il perché ancora gli appartenga, giacché, stante così le cose, il ministro dell'economia lo dovrebbero nominare ufficialmente «gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende». Questo ha lasciato intendere Mattarella ieri sera impedendo la nascita del nuovo governo.


domenica 27 maggio 2018

Felicità in contrappunto

Una sera, al tramonto, mentre un resto di nuvole sgonfie di pioggia si incorporava al giallo uovo del sole all'orizzonte, Franco Cappa si sospese tra tempo passato e a venire, facendo suo il presente, con contezza, felice senza un perché - e se ne vergognò.
Sapeva che quell'attimo sarebbe durato un secondo, perciò tirò un sospiro di sollievo e si disse: «Tanto passa». E infatti passò.

«Che senso hanno queste fugaci apparizioni della felicità?», si chiese, dandosi immediatamente una risposta: «Nessuno» - e la vergogna lasciò spazio a un sorriso lieve, di autocommiserazione [avrebbe detto qualcuno che lo conosceva, ma siccome dov'era non lo conosceva nessuno, nessuno lo disse, lo dico io, per dovere di cronaca].

Poi successe l'inaudito: qualcuno, alla radio, parlò con dimestichezza del contrappunto. Franco Cappa, lesto, estrasse taccuino e penna dal suo borsetto e prese appunti. E scrisse: «Non ci sono possibilità di essere felici due volte nello stesso modo. Di più: i modi di essere felici andranno via via depotenziandosi nel tempo, poiché ben presto ci accorgiamo dell'impossibilità di essere felici come lo siamo stati la prima volta. È la prima felicità che inganna, perché si fa sempre riferimento a essa per essere felici un'altra volta. Per tale motivo, ogni volta che capita la possibilità di essere felici,  ogni volta che felicità si ripresenta, si fa fatica a riconoscerla, perché non sarà mai uguale alla prima nelle forme e nelle modalità».

L'applicazione Play Radio ebbe un blocco anomalo. Franco Cappa smise di prendere appunti e, per non degradare la sensazione appena vissuta a una felicità di terzo grado, si sforzò di non fare paragoni, ed evitò di ricordare certi occhi e il desiderio a esso connesso. Una signora tatuata in leggings e canottiera (bel seno e bel culo) gli passò accanto, ma lui - noncurante - fissò nuovamente lo sguardo verso l'orizzonte: il giallo uovo era diventato una frittata.

giovedì 24 maggio 2018

Agli editorialisti travolti da un insolito destino

Per quanto possibile, cerco di mantenere con la cronaca un rapporto distaccato, molto spesso evitandola, perché sostanzialmente non sono curioso, non sono un narratore in cerca di storie da rubare, rifare, ripsicologizzare per farne carne da pagina. La cronaca, insomma, non mi ossessiona, fors'anche temendone gli effetti mimetici, di contagio, sia mai che anch'io da “uomo tranquillo” diventi nervoso e violento, fuoriditesta e vigliacco, tocchiamoci le palle - e avanti.

Soprattutto: per quanto sta in me, ossia: per quanto raziocinio e culo avrò, spero che non abbia mai a essere definito da qualche editorialista sensibile e magnanima un «soldato travolto e caduto».

A ritocchiamoci le palle.

Ciò premesso, relativamente al fatto di cronaca che ha visto un uomo di 49 anni uccidere prima la moglie (spinta dal balcone), poi la figlia («precipitata» da lui medesimo giù da un cavalcavia) e, infine, sé medesimo lanciandosi dallo stesso viadotto dal quale aveva lanciato la figlia, dico semplicemente che, se fossi stato il mediatore non l'avrei fatta tanto lunga e avrei cercato di convincerlo a buttarsi giù prima (e meno male per Marina Corradi che non lo sono stato, sennò gli toglievo un eroe faccia al quale masturbarsi).