lunedì 8 febbraio 2016

La parte del problema

«La Turchia ha chiuso la frontiera ai profughi proprio per avere l'occasione di penetrare dentro la Siria e spezzare le linee di difesa dei curdi siriani che sono il loro obiettivo principale in quanto ritenuti alleati del Pkk. Ad Ankara dei rifugiati non importa nulla: il presidente Erdogan pensava di usarli come massa di manovra contro il regime di Damasco ed per estendere la sua influenza in Siria ma la resistenza di Assad e l'intervento della Russia hanno fatto saltare i suoi piani. Adesso la Germania va in soccorso di un governo islamico che ha aperto l'autostrada della Jihad e contribuito al caos siriano». Alberto Negri.

Dopo la fine del Carnevale, la Quaresima tedesca impone alla Merkel il sodalizio con Erdogan. Con l'occasione, la Cancelliera avrà venduto anche qualche panzer di ultima generazione ai turchi, sì che spianino meglio le resistenze curde.
L'Europa, la bastarda, sarà presto portata (abbandonata) all'Istituto degli Innocenti. Speriamo l'adotti qualche coppia omosessuale, che certamente sarà più riguardosa nel consumare amplessi “contronatura” in pubblico.


domenica 7 febbraio 2016

250 businnesman

L’ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari alla trasmissione in Mezz'ora di Lucia Annunziata oggi ha raccontato il giorno del ritrovamento del ragazzo: «Dopo aver avuto la notizia che avevano trasportato Giulio all'obitorio del Cairo mi sono subito recato lì dove ho assistito alla scena drammatica del suo corpo che mostrava inequivocabili segni di violenza, percosse e tortura». «Avevamo appena iniziato il ricevimento per 250 businessman italiani e egiziani all'ambasciata quando verso le 20.15, un alto funzionario del ministero degli Esteri mi ha dato informalmente la notizia del ritrovamento del corpo di Giulio - ha raccontato il diplomatico - allora abbiamo deciso di sospendere tutto, il ricevimento e la visita del ministro Guidi, per rispetto nei confronti di Giulio e la sua famiglia». Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/EJfaJp


È probabile che se Al Si-Si fosse stato informato del fermo di Giulio Regeni, avrebbe telefonato alla squadra di sgherri di regime (ipotesi d'identità più probabile per i torturatori assassini, al momento) per dire loro di rilasciare il giovane uomo perché nipote di Berlusconi. 

Ma forse no. È plausibile che Giulio avesse scoperto ben più gravi e orride vergogne del regime militare egiziano. Un regime che ci fa comodo, a noi occidentali, bisogna confessarlo, perché impedisce, per il momento, un governo di matrice islamica a forte impronta anti-occidentale; ma soprattutto, permette: a) un eccellente tasso di sfruttamento della classe operaia egiziana, condizione molto attrattiva per i capitali in cerca di investimenti redditizi; b) ottimi interscambi commerciali (si ricordi, a mo' di esempio, che il piazzista Hollande ha venduto ad Al Si-Si, a prezzo di realizzo [?], la portaerei destinata in precedenza ai russi).

In memoria di Giulio Regeni - fissare per un momento l'immagine degli ultimi momenti della sua vita e piangere - è scorretto pensare che se invece del corpo di Giulio, fossero stati ritrovati i corpi torturati di dieci giovani egiziani, il ricevimento per 250 businnessman italiani ed egiziani all'ambasciata non sarebbe stato affatto sospeso?

sabato 6 febbraio 2016

Opzioni di formattazione



La formattazione che la piattaforma Blogger mette a disposizione dei blogger è piuttosto penosa e, a tratti, ingestibile. Non che io abbia pretese editoriali elevate, tuttavia che tra le varie opzioni sia assente la scelta dell'interlinea, ovvero che questa sia modificabile soltanto usando il linguaggio html, è una limitazione grave.
Di più: se mi permetto, come spesso accade, di copiar-incollare un testo che ho scritto prima su un normale word processor, quello che poi risulta in pubblicazione è affatto differente, in ispecie l'interlinea. E, altresì, la grandezza del testo, sulla quale si verifica l'assurdo che il sistema modifica la misura del carattere del testo dell'ultimo paragrafo (cosa che riesco a riordinare soltanto mediante l'html)

Altre ubbie:

Perché manca l'opzione

"Medium", misura che preferisco e che si ottiene soltanto attraverso una modifica dell'html?

Inoltre:

"Normale" non è normale, è piccolo.

E "Piccola" non è piccola: è più piccolo.

E "Più piccolo" è microscopico. 

E ancora:

"Grande" è una misura da urlo.


"Più grande" un'insegna da supermercato.


Domando: perché non optare per i numeri (esempi: 10pt (piccola) 12pt (normale) 14pt (medio) 16pt (grande)?

Infine, un accenno ai caratteri opzionabili:



Da notare: Arial, Helvetica, Trebuchet e Verdana risultano uguali, cosa scegli scegli. Così per Georgia e Times. Courier è un po' cesso differente.

Esempi:

Questa frase è scritta con Arial.
Questa frase è scritta con Helvetica.
Questa frase è scritta con Trebuchet.
Questa frase è scritta con Verdana.

Questa frase è scritta con Georgia.
Questa frase è scritta con Times.

Questa frase è scritta con Courier.

In pratica, la scelta ricade non su sette tipi, bensì su tre tipi di carattere.

Conclusioni: non cambio piattaforma per pigrizia. Spero però che qualche tecnico googoliano prenda nota e ponga rimedio.

Così Marino la smette di lamentarsi per la mia formattazione.

Aveva gli occhi tristi

Quando la conobbi, in circostanze ufficiali, aveva gli occhi tristi, anche se cercava di nasconderli con un sorriso lieve, di quelli che si fanno subito apprezzare per la grazia con la quale colgono le sfumature ironiche della vita.
Nonostante la tristezza, quindi, il suo sguardo non era respingente, rivolto in una smorfia contrita: lasciava aperta la finestra alle correnti d'aria delle altrui melanconie, non per farne accumulo, appunto, ma per spazzarle via col soffio della consolazione, o col temporale discreto delle lacrime.

Ieri l'ho rivista; aveva gli occhi accesi ed il paletot aperto – non faceva freddo – permetteva di notare l'elegante vestito nero a mezza coscia e le calze nere con presunti autoreggenti. I tacchi, poi, che seppur non eccessivi, le davano comunque uno slancio da inclinare in avanti la postura quanto sarebbe bastato per accennare la presa ai fianchi alla minima occorrenza. 

L'occorrenza c'è stata, c'è sempre un dislivello in questi casi a chiamare in causa mani pronte a sostenere e quindi a percepire se la presa sia ben recepita o provochi imbarazzo e/o disapprovazione.

Nessun di questi ultimi due. E sono stati perciò minuti belli: un refolo di vento a smuoverle i capelli e questi a nasconderle un sopracciglio, e la voce che s'è abbassata d'un tono, come a trattenere la trasmissione mia possibile di calore a mani ferme, distanti tra loro e separate dal magnete più potente per sollevare (oh, Gesù) il desiderio.


giovedì 4 febbraio 2016

La satira viva

Non ho letto l'articolo di Scanzi perché non ho mai letto un libro di Sgarbi (nè i libri della Gruber), quindi mi limito pregiudizialmente a segnalare che la replica di Daniele Luttazzi è - almeno mi pare essere - di una potenza d'urto che liquefa l'interlocutore, il quale avrebbe fatto meglio ad aspettare la Sagra del Cocomero di Alberoro, per rispondere.
E invece ha risposto e si preso pure un'altra non replica in faccia.

Mi domando quale altro frutto di febbraio possa adempiere alla funzione di metterci la testa dentro.

mercoledì 3 febbraio 2016

Bisbigli privati

[*]

C'è stato un momento nella mia vita in cui ho pensato che la vita avesse un senso; poi me lo sono dimenticato e adesso non ci penso più. Però, a dire la verità, anche se ci pensassi, a fondo, a quando pensavo che la vita avesse un senso e ricostruissi per filo e per segno le coordinate teleologiche che mi indirizzavano ad esso, beh, non credo che potrei scovare un granché, in quanto anche quando pensavo in quella maniera, vivevo a caso, pressoché senza senso, anche se davo a credere, e ci credevo io stesso, che la vita ne avesse. 

Nondimeno, senso o non senso, la vita va vissuta. Come avrete notato non ho scritto «la vita è degna di essere vissuta» perché la dignità, riguardo alla vita, è un pleonasmo.

La vita è qualcosa che è insufflato a forza, come aria in una bolla di sapone: si sta sospesi in attesa dello scoppio (ho un notevole subbuglio intestinale che stimola raffinate similitudini).

In base al percorso fatto nel segmento di tempo sinora concesso, posso affermare che, al momento, non avrei suggerimenti, consigli, massime, rivelazioni, percezioni di aver colto chissà quale mistero riguardo a quello che riguarda tutti i viventi: vivere. Sono affascinato tuttavia dall'informazione cromosomica, dalla composizione cellulare e dall'interazione di queste con l'ambiente (cultura, storia, società, classe). Perché ne escono fuori storie da raccontare a bassa voce nel silenzioso frastuono intergalattico che ci circonda. Bisbigli privati che muovono il simpatico di alcuni viventi smaniosi di farsi raccontare storie sul senso della vita. In molti alla ricerca di qualcosa in cui credere. Altri semplicemente per ridere. 

Conto su questi ultimi.

lunedì 1 febbraio 2016

Il sonno demografico

Ilvo Diamanti, sociologo, politologo, paratattico, ha scritto un editoriale pubblicato oggi da Repubblica il cui argomento è demografia
Quanto scrive è in gran parte condivisibile, tranne l'epilogo, che riporto,

«Io che, a 63 anni compiuti, mi considero (almeno) anziano, senza rimpianti e, anzi, con una certa soddisfazione, per aver conquistato il "privilegio" di una maturità avanzata, mi devo rassegnare. Alla condanna di non invecchiare. O meglio (peggio...), di non diventare adulto. Una minaccia che, come hanno rammentato di recente Ezio Mauro (su Repubblica) e Gustavo Zagrebelsky (in un saggio pubblicato da Einaudi), incombe su di noi. In particolare, sugli italiani. Abitanti di un Paese che non c'è. In un tempo che non c'è. Per questo dovremmo fare appello alla demografia. Leggerne le indicazioni e gli ammonimenti. Ma per non estinguerci, per non finire ai margini, dovremmo davvero chiudere le frontiere. Verso Nord. Per impedire agli immigrati - come ai nostri giovani - di andarsene altrove. E di lasciarci "a casa nostra". Sempre più vecchi. Sempre più soli. Sempre più incazzati. Con gli altri. Ma, in realtà: con noi stessi»

Chi dovrebbe impedire agli immigrati e «ai nostri giovani di andarsene altrove» e «di lasciarci “a casa nostra” sempre più vecchi, sempre più soli, sempre più incazzati con gli altri ma, in realtà, con noi stessi»? [Non fila più liscia la frase senza tutti quei punti-sincope del cazzo?]
Diamanti non lo dice.
Certo, in precedenza egli ha rammentato che le cause del calo demografico e del travaso migrante (Italia paese di passaggio) sono legate alla crisi economica e relativa crisi del welfare. Ma quale sia la natura di tali crisi... niente, non è argomento misurabile con gli standard di valutazione politologici e sociologici che di cui Diamanti dispone.

Sicché la nota autobiografica finale e pure la chiamata di correo di Mauro e Zagrebelsky risultano piuttosto stucchevoli.
Cosa significa, infatti, «dovremo fare appello alla demografia»?  Un figliare di più? Un accogliere un maggior numero di immigrati? Per fare che? Perché vengano a pulire il culo a noi quando si diventerà dei vecchi incapaci di pulirselo da soli? Quale altro lavoro, o meglio: quale altro vivere si prospetterà nelle lande italiane?
Inoltre, per curiosità, visto che c'è il link, sono andato a leggere l'articolo di Mauro che recensisce il saggio di Zagrebelsky. Scrive l'ex direttore di Repubblica:

«Anche oggi la generazione dominante si comporta come fosse l'ultima, nell'egoismo del consumo illimitato delle risorse naturali e delle fonti energetiche e nel consumo distorto delle risorse genetiche manipolate, delle risorse finanziarie che scaricano l'indebitamento di oggi sui cittadini di domani [...] Oggi l'uso proprietario delle risorse naturali rovescia quell'intenzione: la Terra sembra appartenere ai viventi per sempre, nel senso che non si sentono responsabili davanti al futuro.»

Ullalà! Generazione dominante? Quanti sofismi. Quante maniere per buttarla in vacca e non pestare i piedi ai padroni del vapore. Infatti, se la colpa è della generazione e non della classe, allora la colpa è di tutti - e se la colpa è di tutti non è di nessuno. Colpa nostra! Colpa nostra! Colpa nostra una sega.
Per la verità, il problema non sta nel trovare i colpevoli, quanto nello scoprire le cause che determinano il «consumo illimitato delle risorse naturali e delle fonti energetiche» e il «consumo distorto delle risorse genetiche manipolate, delle risorse finanziarie che scaricano l'indebitamento di oggi sui cittadini di domani». E quali sono queste cause recondite? L'egoismo generazionale? Ma vaffanculo, va. 
Eppure sarebbe sufficiente cambiare qualche parolina e anche Mauro (e con lui Diamanti e fors'anche Zagrebelsky) potrebbe essere scambiato per un rivoluzionario. Vediamo:

«Oggi l'uso proprietario delle risorse naturali [e dei mezzi di produzione] rovescia quell'intenzione: la Terra sembra appartenere ai capitalisti per sempre, nel senso che non si sentono responsabili davanti al futuro» se non per aumentare il valore del loro capitale. 

Basterebbe poco per capire che la demografia è una questione secondaria.

domenica 31 gennaio 2016

Ciascuno si narri e si lasci narrare

"Una società plurale deve essere il più possibile inclusiva, ma non può rinunciare al simbolo se no perde forza comunicativa - ha spiegato Scola - Critico la laicità alla francese: non è pensabile creare uno spazio di neutralità, in cui tutti facciano un passo indietro sul tema delle religioni. Piuttosto, ciascuno si narri e si lasci narrare. Se aumentano i bambini musulmani, bisogna prendere qualcuna delle loro feste ed inserirle nella dimensione pubblica: spiegare, non vietare".

Sua Reverendissima Eminenza, mi scusi l'irriverenza: perché non iniziate nelle vostre numerose scuole paritarie cattoliche - finanziate cospicuamente dallo Stato - a narrare quello che più ritenete opportuno, come legittimamente già fate? Perché non festeggiate voi il ramadan o l'ashura, o anche queste feste già riconosciute dallo Stato italiano sì da invogliare studenti di religioni diverse a iscriversi nei vostri istituti?

Ha un nome molto bello

a Siu

Quando l'ho vista per la prima volta indossava una tuta da ginnastica e sulla felpa, al posto di una o più parole, ad altezza petto, comparivano tre numeri: 89 - 63 - 88.  Se non fosse stata spalle al muro, giuro, avrei guardato se sulla schiena avesse scritto anche il prefisso. Poi, data l'attesa comune, e un ascoltar distratto, entrambi, interlocutori diversi, mentre lei ha chinato lo sguardo sullo schermo del grande smartfono, ho compreso la ragione di quei numeri, anche se - a dire la verità - sarebbe occorsa una verifica per il numero di mezzo, evidentemente in difetto, legato probabilmente ai tempi della gioventù.

Quando l'ho vista la seconda volta era di schiena e camminava veloce lungo un corridoio interminabile. Indossava una giacca di pelle di camoscio, ne avevo una simile, da uomo, una trentina di anni fa, la feci su misura e la pagai un botto. Lei, si notava, la portava sbottonata e le punte della coda svolazzavano al suo incedere risoluto.

Quando l'ho vista per la terza volta era seduta. Indossava dei pantaloni di velluto beige a coste fini e un maglione di lana verde piuttosto brutto dal collo quasi alto. I numeri, anche se non c'erano, si vedevano meglio, anche quello sbagliato. Ha alzato gli occhi dallo smartfono al mio passaggio, probabilmente  mi aveva visto uscire dall'ascensore. Mi ha sorriso, un sorriso quadrato, rassicurante, ma gli occhi trattenuti in una velata timidezza. Chiaramente io ho sorriso nello stesso momento, forse una frazione di secondo prima per dare avvio al suo. Non le ho chiesto «Fa caldo, fa freddo, che tempo strano per essere inverno». No. Semplicemente il nome. Un bel nome che non avevo mai sentito.

Se e quando dovessi vederla una quarta volta ne domanderò l'etimologia e se andiamo a fare i saldi insieme, da Zalando.

sabato 30 gennaio 2016

Questo qualcosa

Io non sto bene per niente. C'è questo qualcosa qui dentro qui. Una specie di malessere. Vorrei incolpare il gorgonzola, il rosbif, gli zuccheri invertiti, i colpi di vento, la ruggine. Purtroppo non trovo alcun vero responsabile e resta solo lo specchio per indagare e vedere se sono colpevole a sufficienza per mandarmi al confino o esiliarmi.

Niente, sono tirato in ballo dalla vita anche se non voglio ballare. Si trattasse di godere, di suggere, di lievitare. E invece è un digrignare, un bestemmiare in corpo, un maledire, un torcersi, un rodersi, un impalarsi a torcicolli improvvisi che mi stoccafissano al muro della vergogna. Mi sento preso da mani enormi per il bavero e tratto su in alto per estorcermi una confessione. 
Sputa il rospo, sputa stocazzo.

Appeso a un sì e a un no nella tranquilla miseria occidentale, approfitto della funzione drenante della scrittura. Uscita di umori, qui raccolti a ludibrio semiclandestino.

Va già meglio: questo qualcosa non è più dentro qui.

via

venerdì 29 gennaio 2016

Brevi notizie family

Da quando hanno arrestato el Chapo il traffico internazionale di stupefacenti ha avuto una drastica riduzione, cosicché i tossicodipendenti sono costretti a sniffare Netflix.

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Per l'amministrazione governativa degli Stati Uniti d'America il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, è corretto.

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Nel vademecum degli organizzatori della manifestazione Family Day prevista per domani a Roma, si consiglia ai partecipanti di muoversi in gruppi da 2/3 persone e di non rispondere ai provocatori: praticamente è un tacito ordine a non farsi le domande tra sé, neanche quelle esistenziali.

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Quando il dito indica la luna, l'italiano guarda il dito e sa perché.

giovedì 28 gennaio 2016

Portar rimedio agli inconvenienti sociali

«Una parte della borghesia desidera di portar rimedio agli inconvenienti sociali, per garantire l'esistenza della società borghese.

Rientrano in questa categoria economisti, filantropi, umanitari, miglioratori della situazione delle classi lavoratrici, organizzatori di beneficenze, protettori degli animali, fondatori di società di temperanza e tutta una variopinta genia di oscuri riformatori. E in interi sistemi è stato elaborato questo socialismo borghese.
[...]
I borghesi socialisti vogliono le condizioni di vita della società moderna senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano. Vogliono la società attuale sottrazion fatta degli elementi che la rivoluzionano e la dissolvono. Vogliono la borghesia senza proletariato. La borghesia si raffigura naturalmente il mondo ov'essa domina come il migliore dei mondi. Il socialismo borghese elabora questa consolante idea in un semi-sistema o anche in un sistema intero. Quando invita il proletariato a mettere in atto i suoi sistemi per entrare nella nuova Gerusalemme, il socialismo borghese non fa in sostanza che pretendere dal proletariato che esso rimanga fermo nella società attuale, ma rinunci alle odiose idee che di essa s'è fatto.

Una seconda forma di socialismo meno sistematica e più pratica cercava di far passare alla classe operaia la voglia di qualsiasi movimento rivoluzionario, argomentando che le potrebbe essere utile non l'uno o l'altro cambiamento politico, ma soltanto un cambiamento delle condizioni materiali della esistenza, cioè dei rapporti economici. Ma questo socialismo non intende affatto, con il termine di cambiamento delle condizioni materiali dell'esistenza, l'abolizione dei rapporti borghesi di produzione, possibile solo in via rivoluzionaria, ma miglioramenti amministrativi svolgentisi sul terreno di quei rapporti di produzione, che dunque non cambiano nulla al rapporto fra capitale e lavoro salariato, ma che, nel migliore dei casi, diminuiscono le spese che la borghesia deve sostenere per il suo dominio e semplificano il suo bilancio statale.

Il socialismo borghese giunge alla sua espressione adeguata solo quando diventa semplice figura retorica.

Libero commercio! nell'interesse della classe operaia; dazi protettivi! nell'interesse della classe operaia; carcere cellulare! nell'interesse della classe operaia. Questa è l'ultima parola, l'unica detta seriamente, del socialismo borghese. 
Il loro socialismo consiste appunto nell'affermazione che i borghesi sono borghesi – nell'interesse della classe operaia.»
Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista.

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Mi sembra sufficiente questo paragrafo per capire certe dinamiche. Aggiungerò soltanto qualche nota confusa.
La Svezia prevede di rimandare in Turchia ottantamila profughi. 
I profughi prevedono che poi, dalla Turchia, proveranno a ritornare di nuovo in Europa, passando per la Grecia e per l'Italia, alcuni per rimanerci, altri su a scorrere, interminabile periplo di carni. Per pochi fortunati estratti a caso: campo profughi in loco offerto da organizzazioni umanitarie finanziate da stati e benefattori bisognosi di sgravare surplus argenteo. Molti a pregare, altri a figliare, alcune a prostituirsi, taluni terroristi.
Gli accordi con l'Iran: vedi l'Italia, la Francia: nell'interesse della classe operaia (saranno contenti alla Peugeot, all'Airbus, alla Finmeccanica e sarà contento l'Iran di vendere alla Total e all'Eni qualche milione di barili).

Proposta per la Svezia: imponga all'Ikea di aprire una quindicina di negozi tra Turchia, Siria, Kurdistan e Iraq giusto per consentire a ogni capofamiglia profugo di arredarsi a modino la propria tenda.

mercoledì 27 gennaio 2016

Una coscienza faticosa e affaticata

In coda ad un'Amaca il cui soggetto è la polemica intorno alle offese sessiste e razziste scambiate da allenatori e giocatori di calcio, Michele Serra scrive:

«Conta invece, e conta molto, la novità, e proprio perché è una novità: la coscienza faticosa e affaticata, anche in un ambiente non sempre pensoso come quello sportivo, che la mentalità sociale è in movimento, che ciò che un tempo si diceva gratis oggi ha un costo etico, che ci sono nuove libertà e nuove dignità e ne conseguono nuovi problemi, di pensiero e di linguaggio. Siamo le parole che usiamo.»

Bene: io penso, invece, che in un ambiente pensoso e riflessivo come quello editoriale la mentalità delle élite non sia affatto in movimento, si arrocchi e faccia quadrato, per un verso o per un altro, a difesa del padrone - che non è altro che un eufemismo per indicare il movimento del capitale diretto sotto l'egida di particolari gruppi di potere.
Che la parola crisi sia bandita, che ogni spiraglio di alternativa al sistema cestinato. Riformismo è la parola d'ordine, perché il mondo è in movimento e quindi bisogna adeguare gli attrezzi del dominio ai bisogni del mercato (il vero Sovrano); oppure, alle brutte, come cantano da destra, si fa necessario il ritorno ai valori del passato, alla sacralità delle origini, al rifugio nell'autoritarismo.

Sempre e comunque a cincischiare sulle cazzate, i vari détour, gli scandaletti da bucaioli con gli zigomi tirati e le unghie incarnite. L'importante è distrarre l'attenzione del pubblico, fargli capire che ci sono nuove libertà e nuove dignità, si può essere omosessuali e disoccupati, zingari e vivere di stenti, tanto i nuovi problemi non sono tanto nuovi, ma gli stessi, aggravati. Per esempio, il pensiero deve accettare che i lavoratori sinora abbiano vissuto al di sopra delle possibilità che lo Stato poteva garantire. I pensionati sono diversamente giovani che rubano il salario alle generazioni future. È sacrosanto si facciano sacrifici, ci si dia una bella ridimensionata. 

«Siamo le parole che usiamo», scrive Serra, ma sottintende: «Siete le parole che vi facciamo usare»: in tanti abboccano, in movimento¹.

_______________
¹ A proposito di movimento: anni fa, nel periodo in cui lavorai come corriere, mi capitò di passare una giornata lavorativa con un collega, se non ricordo male originario del basso Lazio, il quale, a ogni automobilista che nello scorrere del traffico rallentava, diceva: «Ma vattene a pijà 'nder culo camminando».

Palle in umido

Umido. Le palle lo soffrono. Stanno al chiuso, al calduccio ma, ciò nonostante, percepiscono l'aria che tira. Come le madonne tirate, soffiate a bassa voce, per invocare abbracci e carezze di madonne rinascimentali, belle, carnose, opulente, con le poppe impercettibilmente pronunciate espressione di una sensualità pudica.

Mentre aspettavo il mio turno per un colloquio sui minimi sistemi, ho visto passare della gente dagli occhi tristi e labbra serrate, tal quale a coloro i quali vorrebbero essere altrove, senza sapere dove. Anch'io vorrei essere altrove. Stavo pensando all'Isola di Tonga, per vedere se ingrasso.


Un signore sulla sessantina mi ha detto che ha giocato a calcio sino a quarant'anni e che non sopportava, come non sopporta ora, il gioco alla brasiliana, quelli che fanno la melina.

Io gli ho risposto che ho giocato sino a quattordici e che sopporto eccome le mele e le pere brasiliane.


Saremo davvero costretti a odiarci, gli uni gli altri, o saremo capaci di secernere un milligrammo di pietas dalla nostra bile?

È troppo grigio il cielo. Venga la notte, per distinguere.