sabato 30 luglio 2016

Parlate piano

«Non parlare così forte, qui vicino dormono gli arabi». 
Franz Kafka, Sciacalli e arabi, in Il messaggio dell'imperatore, vol. 1, Adelphi, Milano 1981

Siamo abituati alla presunzione di sapere che sappiamo tutto, che ci basta poco, un’occhiata – e diventa inutile parlare, inutile discutere.
Stiamo zitti, allora, in un silenzio non condiviso, a immaginare ognuno non una via d’uscita, ma la maniera migliore di camminare senza calpestarsi i piedi.
Siamo bravi in questo: similmente ai ballerini, zampettiamo sulle punte per tenere paralleli i nostri percorsi, senza ripetere i discorsi, senza prendersi a morsi.
Ridere è l’unico ponte che ci permette di comunicare. Le lacrime meno, perché sono dominio dell’emozione – e l’emozione è qualcosa da tenere dentro le mutande. Meglio ignudare l’intelligenza, meglio abbracciare la luce che arriva ai nostri occhi e che ci permette di giudicare senza emettere sentenze.
La condanna è riservata agli dèi, ai padri e agli sciocchi che sovente sono rappresentati da un’unica figura.
Proviamo a dipingerla e poi giocare a freccette.


venerdì 29 luglio 2016

Vai Dirk



Ho avuto il privilegio di ascoltare e vedere Wim Mertens e Dirk Descheemaeker (clarinetto) live. Se potessi restituire in parole un'oncia di quanto mi hanno fatto emozionare, potrei probabilmente considerarmi un artista.

Il giardino dei semplici

A margine del CDM di ieri, alcune annotazioni:

a) Camminando per boschi, alcuni alberi mi hanno rivelato che i forestali avrebbero gradito non "finire" dentro i carabinieri per non diventare un corpo militarizzato, cioè a dire, avrebbero preferito entrare nella polizia di stato. Sono stati i carabinieri (gli alti comandi) a fare carte false per accorparli (non accopparli) perché la benemerita, porella, in parecchi casi, paga l'affitto delle caserme, mentre i forestali hanno un grande patrimonio immobiliare che - si vocifera tra latifoglie e aghifoglie - finirà nelle braccia dell'arma (gioco parole bilinguistico).

b) Riguardo a un possibile rinnovo contrattuale degli statali, il presidente del consiglio ha affermato che il governo è pronto «a mettere più denari purché sia chiaro che chi lavora in Pa deve essere premiato e chi fa il furbo va punito». Domande: chi lavora con furbizia, va punito con arguzia? Cosa s'intende esattamente con fare il furbo? Trovare espedienti per non lavorare, come ad esempio timbrare il cartellino e poi non andare in ufficio bensì a fare i cazzi propri? Se sì, secondo me questa non è furbizia, bensì delinquenza semplice perché chi la compie mette in atto una condotta illegale, commette cioè un reato. Ora, secondo me, a chi delinque e la fa franca, se gli dici furbo, gli fai un complimento. Chiamiamolo stronzo, ché forse, avendosene a male, potrebbe ingenuamente scoprirsi e quindi autodenunciarsi di presunta furbizia e beccarsi da solo con le mani nel sacco.

c) Durante la conferenza stampa, il presidente del consiglio si è lasciato andare alla seguente, roboante dichiarazione:
«Quello che sembrava impossibile sta accadendo, semplificare questo Paese. E invece andiamo in quella direzione, rendere sempre più semplice governare il nostro Paese».
La semplificazione di «questo Paese» è relativa alla modalità con la quale sarà - a suo dire - «più semplice governare il nostro Paese». E da cotanta semplicità che cosa consegue? Sarebbe bello rispondere: un cazzo, invece tocca, ahinoi, rispondere: tanta complicazione, giacché la semplicità, nella presente azione di governo, comporta quasi sempre faciloneria, pressapochismo, fretta nel prendere provvedimenti, nello stabilire decreti, nel formulare leggi che poi, puntualmente, si verificano essere delle grandi sciagure per i (ri)governati, ossia per i cittadini che subiscono la semplicità al governo. 

giovedì 28 luglio 2016

Pixellamelo

Nello spiegare perché la Repubblica ha deciso di non diffondere immagini e video dei terroristi di matrice islamista, il suo direttore, Mario Calabresi, si lancia in un editoriale accorato per giustificare tale difficile decisione redazionale che non vuol avere i crismi della censura, ma che è presa nell'intento di togliere sotto i piedi il palcoscenico agli attentatori che sperano nella massima diffusione mediatica delle loro gesta criminali.

E fin qui, c'eravamo arrivati - da tempo - anche noi (e anche senza consultare uno psicoanalista).

Dove noi, nel senso di io e te, caro lettore, non siamo arrivati, non potevamo arrivare, è nell'uso di un neologismo che sta alla lingua italiana tal quale un attentato jihadista all'articolo Uno della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Per tale ragione, mi sembra naturale non riportare tal verbo per non urtare la vostra sensibilità, ma soprattutto, per non far torto a quel che resta della lingua che chiami mamma o babbo (Inf. XXXII).

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Si rimanda qui a una fonte più autorevole del neologismo.

mercoledì 27 luglio 2016

Franco Califfato

Se gli eventi fossero in mano agli uomini e non gli uomini in mano agli eventi, la volontà umana potrebbe tentare, con un po' d'immaginazione, di porre rimedio alle disgrazie, alle storture che occorrono alle umane genti.
Per esempio, per interrompere la mimesi violenta dei vigliacchi, feroci attentati compiuti in nome del sedicente Stato Islamico, classi dirigenti meno imbambolate, anziché dichiarare guerra alla cazzo di cane¹, potrebbero, a bombe pistole e scimitarre ferme, invitare qualche emissario del suddetto Stato desideroso d'essere, e fargli la seguente proposta indecente².

- Egregi aspiranti califfi, visto che ci tenete tanto - anche (e soprattutto) alla luce dei nostri pregressi errori che hanno determinato la catastrofe irachena e siriana - e visto che vi abbiamo indotto a crederci, siamo disposti a concedervi un tot di superficie mesopotamica compresa tra un kilometraggio quadrato minimo, tipo quello dello Stato Vaticano, a uno massimo, tipo quello dell'emirato del Kuwait. Stabiliti da noi confini e da voi la capitale, vi dedicherete alla struttura statale, che sarà uno stato totalitario di stampo religioso vero?, cazzi vostri, contenti voi; dopodiché faremo subito un accordo: noi vi daremo tutti coloro  che credono nella vostra causa e voi ci manderete tutti coloro che ci credono meno e che non possono fare diversamente sennò gli mozzate le membra; a occhio e croce sarete in parecchi maschi e poche femmine, meglio, così figliate meno e magari vi ammazzate un po' tra di voi per la contesa delle povere sciagurate rimaste volontariamente. 
Il punto è che, una volta che avrete un vostro Stato riconosciuto dalla comunità internazionale, dovrete anche trovare il modo di mantenerlo in vita, dando avvio alle attività in diversi settori economici necessari al sostentamento, giacché, come avrete inteso, non sarà possibile per voi campare di rendita come fanno quelle sanguisughe di emiri e monarchi che finanziano la vostra battaglia. Successivamente, dopo aver compreso che con l'autarchia in certe aride zone della Terra presto si fa la fame, se farete domanda per iscrivervi al WTO, vi accoglieremo a braccia aperte, e così si comincerà il giochino del libero scambio: noi vi venderemo le nostre merci, voi ci venderete la vostra manodopera.


In attesa di un vostro riscontro.

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¹Da un presidente che dichiara «siamo in guerra», mi aspetterei che distribuisse almeno una pistola - anche ad aria compressa - per ogni cittadino.
² A chi farà notare che tale proposta è simile alla concessione del territorio dei Sudeti alla Germania di Hitler, rispondo che l'Is fonda la sua legittimità sulle ceneri dello Stato iracheno distrutto dai criminali di guerra Bush e Blair; e poi, non sarà il primo e l'ultimo Stato ad essere creato. Santi numi!, esistono il Qatar, il Bahrein, l'Oman, lo Yemen, gli Emirati Arabi Uniti... la cui legittimità è oramai passata in giudicato. Inoltre, insieme alla nascita dello Califfato, dovrà sorgere ufficialmente anche il Kurdistan.

martedì 26 luglio 2016

Il paradosso di Achille

Ansia
«Un furgone, fermato dalla Polizia Stradale sulla A26 per eccesso di velocità, trasportava oltre 5.500 tartarughe.»

lunedì 25 luglio 2016

Sangue e sporcizia

Ho letto l'articolo di Ilvo Diamanti e mi sono rassegnato. Alla paratassi.

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Dato il valore politico dimostrato come segretario di stato, a Hillary Clinton preferisco Donald Trump.

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E così, quel che restava d'italiano della Fiat è svanito nel nulla dei Paesi Bassi: cenere alla cenere, polvere alla polvere, denaro a denaro¹. 
«Tantæ molis erat il parto delle “eterne leggi di natura” del modo di produzione capitalistico, il portare a termine il processo di separazione fra lavoratori e condizioni di lavoro, il trasformare a un polo i mezzi sociali di produzione e di sussistenza in capitale, e il trasformare al polo opposto la massa popolare in operai salariati, in liberi “poveri che lavorano”, questa opera d'arte della storia moderna. Se il denaro, come dice l'Augier, “viene al mondo con una voglia di sangue in faccia”, il capitale viene al mondo grondante sangue e sporcizia dalla testa ai piedi, da ogni poro». Karl Marx, “La cosiddetta accumulazione originaria”, Il Capitale, Libro I, Sez. VII, cap. 24
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Non credo che il parlamento approverà una legge di liberalizzazione e commercializzazione legale delle droghe leggere, in ispecie la cannabis. Personalmente lo spero; nondimeno, qualora accadesse, dovremo sospettare che dietro tale manovra si nasconda lo zampino renziano per far sì che vi sia un incremento esponenziale di elettori fumati al prossimo referendum costituzionale?
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¹Visto che c'erano, ’sti zozzi, avrebbero potuto portarsi dietro anche la Juvemerda a giocare contro l'Ajax e il PSV Eindhoven.

Democrazia alla turca

Ansia

Un elegante bar lungomare, bell'arredamento, camerieri cortesi. Un signore, in tenuta da spiaggia, infradito comprese, ordina (e paga) un caffè e, allo stesso tempo, domanda alla cassiera del bagno.
«Sì, è in fondo a sinistra. Ecco, questa è la chiave».
Il signore, senza scomporsi:
«Posso orinare fuori dal vaso?»
E la cassiera, stupefatta e contrariata:
«Ma che cosa dice? Ma come si permette?»
«Ho chiesto infatti il permesso di orinare fuori dal vaso».
«Non può».
«Lo so che non si può, però io lo voglio».
«Anche se vuole, non può».
«Perché non potrei?»
«Perché il bagno non ha il vaso, ha la turca: quindi, tecnicamente, non può orinare fuori dal vaso. Di più: se orinasse sul pavimento, rischierebbe di orinarsi sui piedi. Sempre convinto di farlo?»

sabato 23 luglio 2016

Cervelli

D. «La Francia di fronte all’offensiva del terrorismo ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e indurito le sue leggi sulla sicurezza. In Germania, in ragione della sua storia, questo sarebbe più problematico?» 
R. «Non credo. Le ricordo che nella seconda metà degli Anni Settanta, di fronte all’attacco criminale contro lo Stato della Rote Armee Fraktion, un cancelliere socialdemocratico, Helmut Schmidt, combatté con pugno di ferro e leggi eccezionali il terrorismo brigatista. E in nome della ragion di Stato non esitò a sacrificare la vita del capo degli imprenditori tedeschi, rifiutando di trattare. Il governo tedesco saprà reagire, mi auguro soltanto che lo faccia in modo più trasparente ed efficace di quello francese».

Colgo l'occasione di una risposta del direttore di Die Zeit per ricordare una criminale e il pugno di ferro del terrorismo di stato che la suicidò (le tolsero persino il cervello post mortem, povera Ulrike; chissà se qualche neuropatologo incaricato dalla polizia tedesca analizzerà, a fortiori, anche quello dell'assassino diciottenne che ha ucciso nove persone ieri a Monaco di Baviera).


venerdì 22 luglio 2016

Terrorist show

Nel momento stesso in cui certi eventi terribili accadono non si può far finta che non accadono; e tuttavia andrebbe fatto uno sforzo - nel rispetto assoluto e nella cura (e protezione) indefessa delle vittime coinvolte - per non far diventare il terrorismo quello che è già in parte riuscito a essere: un format. Per evitare questo, i geni del rincoglionimento mediatico devono impegnarsi a togliere dal palinsesto il programma Attacco terroristico in corso, come sono stati tolti, da anni, gli attacchi terroristici e di guerra che sono in corso in Siria, in Iraq, in Afghanistan. Da quelle parti l'orrore accade con frequenza e misura ben maggiore; ciò nonostante, in queste lande nostrane, è come se non accadesse niente.
Non che tale provvedimento “silenziatore” sia un granché come deterrente, ma almeno toglierà la luce (dei riflettori) dalle tenebre, si farà silenzio e non sarà data alcuna soddisfazione a chi la cerca seminando il terrore nei luoghi più indifesi e facili da colpire: vadano a sparare nei luoghi del potere se hanno il coraggio¹. In fondo, sono convinto che se non ci fossero le telecamere questi stronzi fottuti assassini, chiunque essi siano e quale che sia il credo che professano, non sparerebbero un colpo. Sparare o far (farsi) esplodere sono - prima ancora che un gesto politico - un richiamo per essere riconosciuti. Suppongo, ahimè, che non abbiano nemmeno uno specchio nelle loro dimore, per probabile timore di spararsi prima per sé.
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¹Se non sbaglio, l'ultimo a farlo fu un italiano: Luigi Preiti (nel ricordarlo, non voglio certo incensarlo, né paragonarlo a Gaetano Bresci).

giovedì 21 luglio 2016

Timore e tremore

...che poi sia la popolazione a essere spaventata non è che importi molto, anzi, forse è meglio che sia spaventato il popolo, quell'entità che viene chiamata ogni arco temporale a esprimersi su chi debba rappresentare la sua sovranità. Così, nelle condizioni di timore e tremore, il popolo sceglierà di conseguenza, avrà una ulteriore motivazione (tra le tante in meno) che lo spingeranno a votare quelli che poi saranno davvero protetti, coloro che - possa essere smentito - ancora manco uno dall'11 settembre in poi è stato sfiorato di striscio da una scheggia islamista - sia chiaro: stronzi fottuti e vigliacchi sono e restano ’sti terroristi islamici, non voglio assolutamente dar credito ad alcuna ipotesi complottista: voglio semplicemente ricordare a coloro che notano somiglianze tra il presente terrorismo islamico e quello brigatista, che niente di più stolto e tendenzioso v'è nel farlo, perché i brigatisti non seminavano terrore nel popolo, bensì nella politica, nel padronato, nel sindacato, nei vari apparati di potere (non è una giustificazione delle loro terribili esecuzioni e gambizzazioni): i brigatisti avevano insomma determinati obiettivi dettati da una precisa strategia politica che era quella di persuadere le masse a fare rivoluzione insieme a loro, casomai, più appropriato sarebbe il parallelo tra il terrorismo odierno e quello stragista di piazza Fontana, di piazza della Loggia, dell'Italicus, della Stazione di Bologna...

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A volte ho imbarazzo a pubblicare i miei vaniloqui. Basta poco per farlo passare.

Fermare il contagio

«Vorrei sapere se i giornalisti si rendono conto del fatto che l'attribuzione di atti di violenza jihadista non a "personale dell'ISIS" ma a pazzi, depressi, marginali, lupi solitari, cani sciolti, ecc. non rende affatto meno tragica la situazione, ma anzi aumenta la paura e diffonde una incertezza radicale. Perché qui tutte le persone instabili per i più diversi motivi, che sono ovunque in ogni nazione, e sono innumerevoli, hanno ormai a disposizione un format replicabile facilmente, che consente di bruciare la propria vita in una gran fiammata, trascinandone molte altre con sé, prospettando al jihadista anche fama, gloria, eterna ricompensa e senso. L'ISIS, mettendo il suo marchio su qualsiasi attentato piccolo o grande che ottenga spazio sui media occidentali, sta attuando una delle operazioni di propaganda più intelligenti e devastanti dell'ultimo secolo. Propaganda nel senso di propagazione virale e mimetica della violenza: qualcosa a cui gli umani, tutti, sono predisposti da sempre, e che nell'era tecnotronica ha trovato una modalità di contagio efficientissima.»

Trovo molto pertinente la sopra esposta riflessione che Fabio Brotto¹ ha rilasciato su Facebook² . 
In coda, aggiungo.
Dato che stiamo vivendo una fase storica segnata dalla crisi generale del modo di produzione capitalistico, non vorrei che il terrorismo jihadista si diffondesse a tal punto da monopolizzare «il mercato della rivolta radicale [perché] non c'è altro»³, che insomma esso non vada oltre la rivolta dei giovani musulmani di seconda o terza generazione  (e la credo relativamente piccola percentuale di convertiti), sperando che presto il fenomeno si esaurisca per consunzione. 
Certo, tra non molto l'Is (o Isis o Daesh - tutti sedicenti, nevvero) metterà in carniere anche gli uxorodici della Brianza. E però il contagio - se contagio è - in qualche modo va bloccato: come? 
Credo servano epidemiologi che abbiano livello di preparazione, efficacia e coraggio analoghi a quelli dimostrati dai medici e dai ricercatori che sono riusciti, in pratica, a debellare l'Ebola.
Da par mio, essendo preparato poco, efficace meno e coraggioso punto, penso che per il momento - anche se questo non tranquillizza la popolazione - i media, in collaborazione con le forze dell'ordine, non debbano avvalorare l'ipotesi di soldati del califfato, anche qualora i criminali lo fossero per certo. Insomma, che i terroristi siano screditati là dove cercano crediti. In fondo, se il loro scopo è quello di essere riconosciuti come militanti dell'Is, sia fatto di tutto per togliergli l'epitaffio che bramano vedersi scritto nel loro sepolcro. Di più: dato che terroristi sono generalmente giovani uomini in cerca di un appiglio identitario al loro vuoto esistenziale, siano deprivati totalmente della loro identità e finiscano - mediaticamente, ma non solo - nella completa anomia.
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¹ Uno dei primi internauti italiani a occuparsi della teoria mimetica girardiana, a cominiciare da metà anni Novanta dello scorso secolo. (Cazzarola, quanto tempo è passato, da quando digitavo il nome di Girard su Altavista e mi compariva il vecchio sito del Brotto).
² Ebbene sì, ogni tanto bàzzico anche su fb.

lunedì 18 luglio 2016

Dosi

Che fatica per la mente assumere di seguito eventi (croniche storiche) che richiedono quintali d'attenzione cadauno; le sinapsi reagiscono come possono, troppa attività cerebrale dedicata alle oscenità provoca cortocircuiti, non si capisce più bene che cosa è accaduto pur avendolo davanti agli occhi, soprattutto per colpa dei media che trasformano i nudi fatti in merce da vendere agli inserzionisti - e le notizie, sommerse di banner, hanno il compito non tanto di informare, quanto di emozionare lo spettatore. E le emozioni sono droghe nemmeno tanto leggere. Rendono dipendenti. E infatti non passa giorno che siano somministrate legalmente tanto per mantenerci vincolati alla società dello spettacolo
Certo, i fatti accadono: sparatorie americane, treni pugliesi, camion francesi, golpe turchi, sparatorie americane...
Non vedo l'ora che siano rimesse in circolo le dosi tranquille sull'accrocco costituzionale.

sabato 16 luglio 2016

Avviso di chiamata

« Siamo nel 1992, il profondo sud è cambiato, non è più terra di fame e di sevizie, ma un richiamo angoscioso, un avviso arriva di continuo ai suoi giovani dalle radio, dalle televisioni, dai giornali, li raggiunge nelle città sempre più affollate, nelle campagne sempre più deserte: ma che fai ragazzo? Vuoi lavorare i campi “da scuro a scuro”? Stare in mare la notte intera per quattro pesci? Aspettare i capricci delle quattro stagioni, i raccolti avari, le rare feste, i brevi amori? No, ragazzo, neppure se lo volessi sarebbe ancora possibile. Per chi le fai le barche con l'ascia se non ci sono più pescatori? Per chi le scarpe chiodate se tutti vanno in auto e in motoretta? Per chi lavorerai tu bottaio, cordaio, fabbro, contadino? No, ragazzo, se sei già in città restaci e se non ci sei arrivaci, cercati anche tu un posto di lavoro o di finto lavoro, su non fare l'ingenuo, lo sai come si fa, diventa uno dei tanti che vendono quello che hanno, la loro forza o il loro voto. Trovati un posto, un finto posto, un servizio fonte quotidiana di consumi e di miseria sociale e non lamentarti. Nessuno ti ha ingannato salvo “le mirabili sorti e progressive”, dal lavoro duro della campagna, dalle servitù del feudo sei scappato tu e allora che vuoi? Una scalata rapida? Una modernizzazione pronta? Beh, le strade le conosci, o la rivoltella o la politica.»

Giorgio Bocca, L'inferno, Mondadori, Milano 1992

Devo riscrivere ancora un passaggio:
«cercati anche tu un posto di lavoro o di finto lavoro, su non fare l'ingenuo, lo sai come si fa, diventa uno dei tanti che vendono quello che hanno, la loro forza o il loro voto. Trovati un posto, un finto posto, un servizio fonte quotidiana di consumi e di miseria sociale e non lamentarti.»
Che sia anche, in parte, per sfuggire questo destino che alcune persone, seppur poche e di queste poche quasi tutte ingozzate di islamismo radicale, premeditano stragi fai da te? Come persuadere potenziali terroristi in sonno a non lamenantarsi e ad aspettare serenamente la pensione?

Occupai

La mia vuol essere una domanda più che una constatazione: ma le centinaia di migliaia (o forse milioni) dei dimostranti (#OccupyGezi) anti-Erdogan perché non sono scesi in piazza anche loro? Perché i golpisti non li hanno convocati?

E poi: non capisco perché funzionano soltanto in Europa, in particolare in Italia, ma anche in Grecia, i golpini fatti con lo spread. Forse perché li turchi non spreaddano? Possibile che non abbiano punti debiti pubblici?