mercoledì 20 settembre 2017

Una forma particolare di orgoglio

«Ed eccovi giunti, dopo una lunga intimità con il dubbio, a una forma particolare di orgoglio: non vi ritenete affatto più dotati degli altri, vi ritenete soltanto meno ingenui. Per quanto riconosciate che il tale o il talaltro è in possesso di facoltà e conoscenze di fronte alle quali le vostre hanno scarsissimo valore, non c’è verso, voi lo scambierete con qualcuno che, inadatto all’essenziale, si è impastoiato nel futile. È passato per un’infinità di prove senza nome? A voi parrà che sia rimasto molto al di qual dell’esperienza unica, fondamentale, che avete voi degli esseri e delle cose. È un bambino, sono tutti bambini, incapaci di vedere quello che voi soli avete visto, voi, i più disincantati dei mortali, senza più nessuna illusione sugli altri e su voi stessi. Ma una la conserverete malgrado tutto: quella tenace, indistruttibile, di credere di non averne. Nessuno sarà capace di togliervela, perché nessuno avrà ai vostri occhi il merito di essere quanto voi disingannato su tutto. Di fronte a un universo di illusi, vi atteggerete a solitari, con il risultato che non potrete nulla per nessuno, come nessuno potrà nulla per voi».
E. M. Cioran, La caduta nel tempo, (Paris, 1964), ed. italiana, Adelphi, Milano 1995 (traduzione di Tea Turolla).

Io ne conservo più di una, di illusioni, facilmente nascondibili dentro questo spazio di scrittura quasi decennale, sparse in alcune pagine più, in altre meno, ed è proprio questo, forse, che ancora mi fa illudere che la pratica bloggheristica sia un esercizio consolatorio, allietante. Illusione innocua, giacché non mira a contagiare altri che se stessi. Per diventare autoimmuni dalle proprie cazzate.

lunedì 18 settembre 2017

Prova cazzoni

Roberto Saviano, memore della volta in cui persino Grillo cercò di candidarsi alle primarie del PD, sfida i cinquestelle opponendo la propria candidatura a quella Di Maio, con un discorsetto a melanzana sulla sua pagina facebook, nel quale presuppone, presuntuosamente, che la sua presenza determinerebbe la competizione più democratica e cristallina, perché renderebbe più difficile la vittoria di Luigi il Riportino. 

Ma s'illude, giacché, ammesso e non concesso che i grillini gli concedano di candidarsi, non avrebbe chances di vincere contro il rappresentante perfetto dell'acribia nazional popolare, del perfettino puntuale e meticoloso, paladino del partito dell'onestà.

Viceversa, nel 2009, gli allora supervisori ai regolamenti interni al PD, rifiutarono la candidatura di Grillo, perché costui, se avesse avuto via libera, rischiava seriamente, non dico di vincere, ma di avere una forte legittimazione politica all'interno del partito.

Insomma, se Saviano avesse via libera, credo che rimedierebbe una sonora figura cacina.


domenica 17 settembre 2017

Padroni migranti

1

Dato che «lo shopping non è solo a senso unico», quando sono italiani, i padroni, si chiamano imprenditori o cavalieri di ventura? 

Inoltre, i padroni italiani che vendono proprietà azionarie a padroni stranieri, che cosa diventano? Editori?

2
Ma soprattutto: quanti sono e chi sono, in definitiva, i padroni della tavola?
3
Infine: per ogni padrone, quanti apparati digerenti corrispondono? 




sabato 16 settembre 2017

Sensazioni

Quando la sera zittisce i colori e fuori restano a parlare soltanto le stelle e i lampioni, penso a Rimbaud e mi gratto l'areola del capezzolo sinistro, un non so quale insetto deve avermi punto, spero una zanzara a chilometro zero. Ho freddo ai piedi: fammi mettere un bel paio di calzini di spugna, bianchi, da tennis, di quelli che le donne in coro aborriscono, senza una ragione specifica ma per mimetismo di genere. E vabbè, vado a farmi uno shampoo: adoro la sensazione dell'acqua calda giusta che mi percorre la nuca. Nel mentre, non parlerò, non penserò a nulla in attesa che un amore finito mi salti addosso, altroché nell'anima. E starò in casa, al calduccio, come pantofolaio davanti alla tv.

venerdì 15 settembre 2017

Velocità urbana

Una pattuglia di vigili urbani in borghese pattuglia un viale periferico di Firenze.

Un uomo, detto automobilista, procede a velocità moderata, 30-40 km all'ora, sulla carreggiata di destra del viale a doppia corsia di marcia. A destra della carreggiata di destra, si sussegue una lunga fila di parcheggi, a pagamento durante l'orario diurno, gratis nelle restanti ore serali e della notte. Adesso è notte, circa le 23.
L'automobilista parcheggia l'auto in uno dei tanti parcheggi liberi, alla destra del quale, sul marciapiede, sostano, trottorellando su un metro quadrato, tre donne, giovani all'apparenza, truccate e vestite con abiti d'ordinanza, riconoscibili, come si riconoscerebbe un vigile urbano in divisa.

Una delle giovani donne si avvicina sorridendo al finestrino del passeggero anteriore dell'auto dell'uomo detto automobilistica, il quale apre il finestrino automatico. L'uomo domanda:
- Quanto?
La giovane donna risponde:
- 30 o 40 km/h.
Fulminei, i vigili urbani in borghese si avvicinano al finestrino del conducente detto automobilista e intimano:
- Lei è in stato di arresto.
L'uomo risponde:
- Sì, infatti: mi sono arrestato.
I vigili in borghese replicano:
- No, forse non ci siamo capiti: lei è in stato di arresto.
L'uomo ribadisce:
- Sì, infatti: mi sono arrestato.
I vigili, con tono ben più severo, insistono.
- Lei è in stato di arresto, ai sensi dell'ordinanza municipale firmata dal sindaco in data odierna, sulla base dell'articolo n. 650 del codice penale, con la quale si istituisce il divieto di chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento senza che sia necessario aspettare la consumazione dell'atto.
- Davvero? Ma io alla signorina qui presente non ho chiesto di concedermi, a pagamento, una prestazione sessuale, bensì a quanto corrispondeva la mia velocità urbana in questo tratto di strada - dichiara l'uomo detto automobilista.
- Non ci prenda in giro: abbiamo sentito benissimo la sua domanda e la risposta della signorina. Di più: abbiamo la registrazione - precisano i vigili urbani in borghese.
- Ah, sì? Allora riavvolgete il nastro, per favore, e ascoltiamo.
Con ghigno pedante, i vigili i borghese fanno rewind sul loro apparecchio di registrazione e, insieme all'automobilista e alla giovane donna in abiti di ordinanza, ascoltano:

- Quanto?
- 30 o 40 chilometri all'ora.

Neanche tre punti sulla patente.

giovedì 14 settembre 2017

Rigovernare

In questo momento dappertutto, o quasi dappertutto, il mondo è governato da un governo, quale che sia, anche di natura manifestamente criminale. Non c'è zona al mondo che non sia sotto la giurisdizione di qualcuno, c'è un diritto diritto e un diritto storto, dappertutto. La Terra è stata inglobata dalla governabilità. Ovunque ti volgi c'è un Leviatano, danese o egiziano che sia. E la governabilità, per quanto sia assurdo, se da un lato determina il superamento dallo stato di natura, dall'altro crea nel mondo un caos affatto particolare, un disordine provocato dalla necessità di portare ordine. I governi, che sono i bracci operativi degli Stati, anche dopo anni di comprovate alleanze (atlantiche, transatlantiche, transpacifiche, pacifiche, ecc.) formali (giure e spergiure) sono e saranno in acerrima competizione tra loro. Hai voglia a Giotti e Giventi, a sorrisi e fotografie di gruppo (il più bello che ricordo fu all'Aquila, quando arrivò il colonnello Gheddafi in pompa magna).
Per carità: la Terra gira lo stesso, nonostante il governare discorde e assurdo che la pervade. Il problema è che tutte le modalità di governo finora sperimentate si sono rivelati incapaci di accordare l'azione di governo alla regolarità e alla ripetizione dei movimenti che il pianeta compie intorno a Sole. Fosse stato per l'uomo, la Terra sarebbe già fuori orbita da pezzo, tanto tutti la vogliono trascinare a sé (nel tiro ala fune, per ora vincono gli yankee).
Per concludere, anche se non c'è niente da concludere, ma da andare a letto con un pensiero inutile in meno: più che governare, sarebbe l'ora di rigovernare il mondo: almeno i soliti stronzi non si farebbero avanti.

martedì 12 settembre 2017

Fiano Fiano, poco poco, come piace a noi

E sicché, dopo - aspettate che conto - sessantanove anni è stato approvato, oggi, alla Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica italiana, un articolo di legge che stabilisce il reato di propaganda fascista.
Bravi.
Grazie.
Scusi una domanda.
Mi dica.
Finora si poteva (si può, visto che l'articolo di legge deve passare l'esame del Senato) propagandare il fascismo tranquillamente?
No, però, sa: questa è una estensione della legge Scelba del 1952.
Ah, quella non bastava più?
Quella legge non contemplava i "gesti individuali" e i "gadget" (esempio: la calamita cor testone da attaccare al cruscotto, tipo Padre Pio).
Cosicché, dopo, anche dichiararsi fascista dentro sarà reato?
Sì, in un certo senso sì: si potrà essere fascisti soltanto a livello inconscio: l'importante, dopo, è non andare da uno psicoanalista.
E questa severità tardiva a che cosa è dovuta?
Accipicchia.
Non faccia lo spiritoso: non vorrà scambiare la libertà d'opinione con l'apologia del fascismo.
No, affatto: e tuttavia sono preoccupato.
Per cosa?
Per due cose: per l'economia di Predappio...
...e?
Che mettano in galera l'intrepido gerarca Gaetano Maria Barbagli, appena ritorna da Marte.

lunedì 11 settembre 2017

Cogliersi in flagrante

All'improvviso mi colse - e fui colto, ma così bene, ma così tanto che mi misi a declamare in latino un'egloga virgiliana, tanto che l'unica ad applaudirmi fu Loredana, mentre il resto del pubblico si girò da un'altra parte a riprendere la vita di sempre, mettere un mi piace all'amico che ha postato qualcosa su facebook, farsi un selfie con un capitone in bocca, sorridere, ruttare, programmare la destinazione del prossimo week-end.
Roba da fiori. Recisi. Così decisi il da farsi. Che fu fatto e basta, cioè: tolsi il disturbo e mi recai all'indomani, luogo dell'incertezza. Arrivato, ebbi una ricaduta: le memoria non tollera che si salti un giorno, perché esso contiene tutti i minuti in sequenza, senza i quali si ha un ammanco. Poi arrivano i revisori dei conti che chiedono che ore sono e sbagli risposta. «Ripassi un altro giorno», e avanti, fino alla fine dei giorni.
Per fortuna, ebbi un soprassalto. Letterale, nel senso che mi saltai addosso. Praticamente mi misi i piedi in capo e la cosa fu notata da scopritori di talenti del Cirque du Soleil. Addio nini. Fui scritturato, partii in tournée, ma una volta a Londra mi venne il torcicollo e fui rispedito al punto di partenza dove venni cotto in fragrante e morso, come una baguette.
Finalmente, dopo anni, la vidi. Mi precipitai ai suoi piedi (la pietra d'inciampo) e le dissi: «Spalmati addosso a me, imburrami». Esitò. Poi, a un dipresso, colse un ramo di salvia. E ci saltammo in bocca.

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sabato 9 settembre 2017

Portare la storia sino alla globalizzazione

Alcuni giorni fa, ho letto un editoriale-invettiva di Alberto Asor Rosa contro la sperimentazione prevista dal MIUR di ridurre a quattro gli anni di scuola superiore.
Da esso, mi interessa estrarre questo passaggio:
« Nei centoventi anni che ormai ci separano dall'inizio del secolo che convenzionalmente definiamo Novecento non sono ancora entrati a pieno titolo — anzi spesso non sono entrati per niente! — nei programmi scolastici di cui stiamo parlando. Dunque, il problema va rovesciato rispetto a come viene attualmente posto: invece di diminuire i corsi di un anno, si tratta di far entrare un secolo in più nei programmi. Innovando, ma non distruggendo, si potrebbero riformulare i programmi dell'intero corso quinquennale, attribuendo all'ultimo anno il compito pressoché esclusivo d'investigare questi ultimi cento anni, decisivi per far capire ai giovani chi siamo e con cosa abbiamo a che fare. Portare la storia fino alla globalizzazione».
Orbene, se fossi un insegnante di storia delle classi quinte (finché le classi quinte ci saranno) della scuola secondaria di secondo grado, per «portare la storia fino alla globalizzazione». presenterei il programma leggendo agli studenti un pregevole articolo di Dario Fabbri, pubblicato nel febbraio scorso dalla rivista di geopolitica Limes.

Per spiegare:
  1. La globalizzazione: che cos'è, perché c'è.
  2. L'egemonia planetaria degli Stati Uniti d'America.
  3. La relativa sudditanza delle altre nazioni.
  4. Il dis-ordine del mondo.
Nel suddetto articolo sono toccati, a volo d'uccello, tutti i passaggi chiave che hanno consentito agli Stati Uniti di essere quello che sono: un impero. Ma un impero diverso da quelli precedentemente esistiti, in quanto l'egemonia planetaria americana esiste e resiste perché, diversamente dalle precedenti società, si fonda su un sistema economico e produttivo peculiare, determinato storicamente, e che prende il nome di capitalismo.

A questo punto, credo che converrebbe prolungare le superiori di un altro anno, anziché no.

venerdì 8 settembre 2017

Dove la tua mente vuole andare

Credetemi: non è affatto difficile fermare l'inarrestabile scorrere del tempo. Come? Osservando le nuvole che non depositano neanche un'ombra di pioggia o che non sanno riprodurre il profilo di colei che ti fece piovere diversamente. Aspetti. Il tempo si ferma. E non succede niente. Nel frattempo, chiudi gli occhi per ripetere dentro le palpebre la pioggia e l'amore. Riaccadono. Dentro le palpebre.
«Se avessi ancora un'ora» prima che faccia buio, ancora un'ora prima che quello che vedi di luminoso dentro il tuo buio diventi scuro, come la notte, che avanza. E l'ora ce l'hai, ma è ferma, non scorre, non ripercorre che per immagini il vissuto, non prefigura per scrupolo il futuro. 
Riapri gli occhi: è notte e non piove. Vorresti rompere l'incantesimo, ché il tempo, arrestato, più della notte, impaura. Due lampi cancellano il nero e, nel cielo, tra due nuvole, si riproduce, per un istante, il profilo che cercavi e il sorriso. E dopo, dopo, col buio, il tempo riprende il suo corso. 
Senti piovere.

mercoledì 6 settembre 2017

Francesismi

via
Li sordi ponno tutto, anche questo. Dopo li motori, er calcio e attre ammenità sportive, perzino 'na rreplica de uno de' principali luoghi d'arte ar monno, rifatto a bella posta, pe' la gozzoviglia di signorotti locali. S'aspettano, dicheno, 'n fracasso de turisti all'anno. Anche quarcuno dell'isis?

È un nòvo esempio de come li cosiddetti valori d'occidente siano artamente negozziabbili. 

E ve dirò, dar mio provincialismo da mentacatti: manco per tutti li petroldollari der monno io invierei in prestito quell'opere d'arte a que' burini der deserto. Ma io so' io. E ce lo so che io non sono un cazzo. 

Poi se me vengono a parlà de dialogo intercurturale, ah, beh, sapete che ve dico? Io con quegli effendi der cazzo nun ce vorrei dialogà, a meno che, beh, se propio vojono, se me mettono du' testoni di euri sur conto corente se potrebbe anche parlà. E senza quell'ere moscia a frocio che ciànno quei rottinculo de francesi.


___________
N.B. chiedo venia per gli errori del mio romanesco da dilettante.

martedì 5 settembre 2017

Capitolare a testa in giù

Ieri sono capitolato. È venuta una ditta, ad usum Bersani, di imprenditori illuminati, tecnologici, di quelli che accettano la sfida, che magari la pensano come lui però votano come quell'altro, e hanno proposto modalità, costi e tempi di realizzazione di me stesso. A cominciare dai polpacci.
Io sono rimasto. Lusingato. Non ho chiesto spiegazioni, ho dato la tessera sanitaria, l'hanno presa per inserire i miei dati, poi mi hanno chiesto un dito, a caso, io gliel'ho dato, non a caso, per un'impronta digitale, insomma: mi hanno interamente digitalizzato e io sono rimasto. Meravigliato. Chissà ora che avviene. «Lei non si preoccupi. Dorma sonni tranquilli. Penseremo tutto noi».
Così ieri sera sono andato a letto sereno, memore del consiglio datomi. E difatti mi sono addormentato subito, vedi un po'. Malauguratamente, dopo due ore, il sonno è stato interrotto da una strana sensazione, così fastidiosa, che mi è stato impossibile - anche a livello inconscio - di trasformarla in incubo. Mi sono svegliato direttamente con l'impressione che le arti prendessero fuoco. A cominciare dalla musica moderna. Per finire con la cinematografia. Il connubio. Una colonna sonora di fumo. Con gli occhi semichiusi, ho aperto la finestra di camera. Un lepidottero, attratto dalla luce dello smartphone, è diventato una app. Available sullo store. Servirà a fare uno streaming della propria vita. A riassumersi, a striminzirsi, a condensare i propri vissuti in polvere che poi sarà utilizzata dal pronto soccorso lepidotteri quando le farfalle la perdono dalle ali. Così dopo rivolano più dritte e sicure, le notturne, attratte più dalla luce delle stelle e della luna, che dai lampioni comunali, sotto i quali, durante le bizzarre geometrie di volo, si confondono e divengono facile preda di pipistrelli che hanno capito l'antifona e stanno in agguato sin dall'imbrunire.
La chiudo qui, la vicenda, con la dolce immagine dei piccoli chirotteri che tettano felici a capo in giù.

lunedì 4 settembre 2017

Certi poeti

These are amazing: each
Joining a neighbor, as though speech
Were a still performance.
Arranging by chance

To meet as far this morning
From the world as agreeing
With it, you and I
Are suddenly what the trees try

To tell us we are:
That their merely being there
Means something; that soon
We may touch, love, explain.

And glad not to have invented
Such comeliness, we are surrounded:
A silence already filled with noises,
A canvas on which emerges

A chorus of smiles, a winter morning.
Placed in a puzzling light, and moving,
Our days put on such reticence
These accents seem their own defense.

                          ***

Questi sono stupefacenti: accosto
ciascuno al vicino, come se il discorso
fosse una messa in scena silente.
Dandoci stamane casualmente

appuntamento così tanto via
dal mondo quanto in armonia
con esso, io e te
siamo d'improvviso ciò che

gli alberi cercano di dirci
che siamo: che il loro mero esserci
ha significato; che potremo toccare
presto, e amare e spiegare.

E lieti di non avere inventato
noi una tale grazia, ne siamo circondati:
un silenzio già colmo di rumori,
una tela su cui affiori

un coro di sorrisi, d'inverno, un mattino.
Posti in una luce sconcertante, e in cammino,
i nostri giorni indossano una tale reticenza
che questi accenti sembrano la loro stessa resistenza.

John Ashbery, Some trees, 1956

traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan, edizione italiana Luca Sossella editore, Roma 2008.

John Ashbery è morto ieri, all'età di novant'anni. Era del 1927, cinque giorni più giovane di mio padre.
Riposi in pace.

P.S.
Qui le volte che ho ospitato sue liriche.

domenica 3 settembre 2017

Ladies and gentlemen from Cernobbio


Margrethe Vestager, commissario Ue per la Concorrenza, non ha gradito lo sbilanciamento di gender del vertice di Cernobbio. «Ladies, and gentlemen and gentlemen and gentlemen», è stato il suo saluto alla platea.
Ecchelallà, la frustatina sul prepuzio (per chi ce l'ha ancora) che scuote le coscienze del capitalismo gerontocratico (a proposito: oltre a tre donne, trovate anche tre maschi sotto i cinquant'anni). Ah, non fraintendetemi. Vorrei, fortissimamente vorrei parità di genere, riequilibrio d'età, ma anche nel caso, suvvia, le magnifiche sorti e progressive veramente lo sarebbero?

Fosse per me - e fatemi per una volta esser cattivo - chiuderei porte e finestre alla platea presente, serrati coi chiodi, finché poscia più che 'l dolor potrà il digiuno. 
Dopodiché le riaprirei per veder chi sarà in piedi. Spero tanto Margrethe.

Ma forse no. Forse l'unico con il quale mi piacerà parlare, nella Caina, anzi: nell'Antenora, sarà Gentiloni. Uno che se ne esce con una supercazzola del genere (del gender?)...
«Ci stiamo lasciando alle spalle la crisi più dura dal dopoguerra. L’Italia non ha risolto il problema del debito e il ritardo del Mezzogiorno» [ ma] «non abbiamo riservato sorprese agli alleati e agli investitori e non le riserveremo in futuro perché sono convinto che anche in Italia non vincerà la politica ridotta a insulto e la negazione della scienza»
...merita un'alta considerazione. Infatti, nessuno tra i presenti che abbia chiesto: «Perdoni la curiosità, Presidente: se il lasciarsi alle spalle la crisi più dura (roba dura dietro le spalle è sempre crisi, nevvero) è determinato dal fatto di non aver riservato sorprese agli alleati e agli investitori, allora ciò implica che siamo sempre le solite, incorreggibili, simpatiche testedicazzo?» 

sabato 2 settembre 2017

Esentarsi

Ho idea di esentarmi per un periodo di tempo dalle considerazioni d'ordine sociopolitico, perché sennò la testa mi si immette in certi anfratti dai quali poi farla sortire, oddio, sai la fatica. E allora penso a quanto sia indicibilmente bella la parola fica. Ecco, l'ho detta. Ogni volta che la pronuncio mi sento un ragazzino che si vergogna a dirla ad alta voce come se fosse osceno dirla; e invece è fiore contemplato colà dove posa le radici, nel terreno di colei che la possiede e talvolta la concede.
Per contro, l'iperinflazionata parola cazzo da tempo non corrisponde più alla cosa, si è liberata dell'oggetto divenendo cosa a parte, si è trasformata quasi completamente in interiezione, tanto da modificare i connotati all'oggetto, che a forza di essere chiamato in causa per ogni inezia, perde cognizione di causa, non si identifica con se stesso e, alla fine, si intenerisce, dimenticando la funzione.

E se operassimo uno scambio vocalico per rendere maschile il fico e la cazza femminile? E se facessimo delle due parole un corpo solo, quadrisillabe?

***
Ho idea di esentarmi per un periodo di tempo dalle considerazioni d'ordine linguistico, perché sennò...