lunedì 21 maggio 2018

Fare sinistra

In molti lamentano l'assenza della Sinistra in Italia e alcuni propongono persino - e giustamente - lo scioglimento del Partito Democratico, per rifondare un nuovo partito che riunisca le sparpagliate istanze de sinistra in un unico punto di raccolta.
E poi? Per fare che? Per ripetere le gesta di tutti i partiti di sinistra che hanno governato (o provato a governare) dalla caduta del muro di Berlino in poi?
No.
Fosse per me, prima di muoversi all'avventura, consiglierei la lettura di un libricino, Il socialismo dall'utopia alla scienza, (1880) di Friedrich Engels e basterebbe il titolo a spiegare il perché.
Innanzitutto, un futuro e credibile partito di sinistra dovrebbe «sottoporre tutta la storia passata a una nuova indagine» per capire che
«tutta la storia passata, a eccezione delle età primitive, è stata una storia di lotte di classe, che queste classi sociali in conflitto fra di loro sono in ogni momento il prodotto dei rapporti di produzione e di scambio, in una parola, dei rapporti economici del tempo loro».
In altri termini, in un contesto di lotte sociali, per essere un partito occorre prendere partito per una o per l'altra classe. Perché le classi sociali esistono, anche se si fa finta di no, e la lotta di classe pure, tra l'altro stravinta dalla borghesia, in particolare perché ha convinto la parte avversa, il proletariato, che la lotta di classe non esiste, esistono solo la voglia di lavorare, il merito, la fortuna. I rapporti di produzione, compagni, non parliamone: roba da poeti.

(continua)

sabato 19 maggio 2018

Situazioni di consumo


«La produzione capitalistica è costretta – come tutti ben sanno – a liberarsi dei propri prodotti. Deve aver cura ch’essi siano venduti e consumati: in breve, liquidati. La liquidazione – cioè, la rovina dei propri prodotti – è lo scopo di questa produzione. Se tale scopo non viene raggiunto, se si accumula una gran quantità di prodotti non liquidati, la continuazione della produzione, e con essa il profitto, sono in pericolo. Per tal motivo, il compito di ogni industria è di assicurare e promuovere – se non addirittura di produrre – la richiesta e la “situazione di consumo” per i propri prodotti; ad esempio, il compito dell’industria delle bevande è di stimolare la nostra sete con la pubblicità, o persino di produrla. Ciò vale in linea generale – dunque anche per gli apparecchi di distruzione.
Ora, qual è la “situazione di consumo” per ciò che riguarda le armi?
La risposta è: la guerra. Solo le guerre offrono infatti l'occasione per un effettivo e massiccio consumo di armi. Perciò, per l'industria della guerra è naturale promuovere guerre o pericolo di guerra. Certo, da un punto di vista commerciale, non ha altra scelta da fare, e in un certo senso la fa innocentemente. Ma – innocente o colpevole che sia – non si può contestare che, oltre alle armi, essa produce sempre anche bisogno di armi e possibilità di usarle, dunque è sempre una doppia industria.
Ammetterete che è tremendo. Ma ancora più tremendo è il fatto che questa doppia industria sia anche una componente naturale, e d'importanza decisiva, dell'economia di pace. Ciò che vale per qualsiasi industria – che, una volta messa in moto, essa vuol continuare a esistere e ad allargarsi  vale anche per l'industria della distruzione. E dato che questa di fatto dà il pane a centinaia di migliaia di persone – e non soltanto il pane, ma anche casa, automobile e vacanze – può persino vantarsi di essere garante del benessere e della pace interna, persino pretendere di farsi rappresentante del sentimento di responsabilità sociale. Quanto spesso, in paesi altamente industrializzati, mi sono sentito dire: “Abolizione dell'industria degli armamenti? Ma che pensa mai? Questo non è solo alto tradimento, ma sabotaggio dell'economia! Sabotaggio della pace economica! Che persona poco sociale è lei! Alle centinaia di migliaia che lavorano nel campo degli armamenti, non ci pensa affatto? Non le interessa affatto ciò che, alla fin fine, sarà di loro?».

Günther Anders, I morti. Discorso sulle tre guerre mondiali, (1964), Linea d'Ombra Edizioni, Milano 1990





venerdì 18 maggio 2018

Educazione economica


Invalsi così colà dove si puote ciò che si vuole.



Pensando al tuo futuro quanto pensi siano vere queste frasi?


Per niente

Pochissimo

Poco

Abbastanza

Molto

Totalmente

Dalla società dell’opulenza e dell’abbondanza scaturiscono povertà e miseriaccia infame.














Per vivere bisogna avere i soldi, senza soldi si crepa.














I soldi o li eredito, oppure dovrò 
lavorare, o rubare, o prostituirmi.














Il titolo di studio che conseguirò determinerà se io sarò ricco, povero o una via di mezzo.














Accenderò un mutuo.

















martedì 15 maggio 2018

Poggibonsi liberata


Non so più che strada prendere, allora non la prendo, così non cammino e resto fermo sul da farsi, aspettando un refolo e temendo un tegolo, giacché con questo vento è rischioso stare a un angolo della strada, come una bisettrice.

- Mi scusi, per via della Catastrofe?
- Sempre dritto, dove si alzano la polvere e gli spari.

Gerusalemme! Gerusalemme!

La conoscete voi una città che ha rotto più i coglioni - e fatto più morti - nella Storia?

Pensa che disgrazia nascere in un luogo in cui ti ficcano in testa fin da piccolo la storia della santità di Gerusalemme e non aver modo, possibilità, fortuna di sottrarvisi, di campare con altro e di altro.

Se è così preziosa, così sacra, così Santa perché non ne fanno due, perché non la desacralizzano, come di fatto è già, essendo divenuta un luogo molto turistico.
Ma perché il Dio Dappertutto è costretto (ristretto) in un luogo?

Premessa tardiva: nella lotta (nella partita?) tra israeliani e palestinesi io preferisco i primi. E però, considerandoli più capaci, aperti di mente, più secolarizzati, eccetera, mi aspetterei anche che fossero più ragionevoli e che non per questo smettano di difendersi, ma non di allargarsi (vedi questione territori), non di fissarsi su simboli del cazzo, che si va be' la storia, la storia dice che, e vaffanculo alla storia, che cazzo cambiava se continuavano a mantenere Tel Aviv capitale? Niente. Politicanti del cazzo.

I monoteismi configgono in un unico punto, testardi come muli, ma purtroppo non sterili.

Gerusalemme: più che essere figlia di Dio, è città figlia di troia. E se ci fosse adesso un re saggio come Salomone, per far smettere i due litiganti, credo che opterebbe per tagliarla in due.

In tre, va. Ci sono anche i cristiani porc...

domenica 13 maggio 2018

Un certain regard

Tra le tante cose che annualmente si ripetono come l'allergia alle graminacee, il Festival di Cannes¹ si presenta all'attenzione popolare infilandosi nella coda dei tele e radio giornali, dato che tutte quante le testate zuccone, soprattutto quelle della Rai, hanno inviato corrispondenti per corrispondere di quel che passa sulla Croisette.
E i corrispondenti vedono i filmi, i fichi e le fiche, i registi iraniani cambogiani danesi maltesi dalmati armeni e maremmani (per citare le razze più esotiche), e ci raccontano tutto, ma proprio, dandoci più voglia d'andare a vedere l'Atalanta (a me, che l'ultima volta che sono andato allo stadio giocava Socrates).
E tutti gli anni aggiungono un ordinale alla manifestazione per riconoscere, a fatica, la diversità tra un'edizione e l'altra e dare un numero all'inconsistenza.
Chissà quest'anno chi la vince la Palma. Spero l'olio.

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¹ Vale anche per Berlino, Venezia, Roma e anche (e soprattutto) per gli Oscar.



sabato 12 maggio 2018

Salutatemi i Guermantes

Ho un blocco dello scrittore, a quadretti, carta riciclata e copertina rigida, comprato in un supermercato francese, Casino. Mi ricordo che entrai e il personale di sorveglianza, vestito come i militari di stanza in Afghanistan, mi passò un metal detector tra le gambe e la spia si accese, dunque mi perquisirono notando un'insolita erezione. «Poi mi passa, appena entro», mi giustificai. Loro annuirono, capendo che il feticismo delle merci, alla lunga, sgonfia le palle a tutti, sia a coloro che hanno la possibilità di accedere al credito, sia a coloro che invece si limitano ad annusarle strisciando tra gli scaffali o a sognarle distesi la notte sui marciapiedi sopra cartoni delle scatole dei detersivi che con il loro finto profumo di lavanda allontanano, almeno per una nottata, scarafaggi e tarme. 

C'era una gran folla di persone al reparto cancelleria ultra fornito per l'imminente inizio dell'anno scolastico, genitori e figli che riempivano il carrello di materiale vario, i più seguendo una lista riportata sullo schermo dei cellulari. Avevo scelto il momento peggiore, dunque, per comprare un blocco dello scrittore. Distratto dall'avvenenza di molte madri che facevano a gara nel mostrare tatuaggi e abbronzatura - e la quantità di sguardi che riuscivano a raccogliere determinava in cuor loro la bontà del risultato (e io, come molti, quasi tutti, direi, guardavamo discretamente, credendo di non essere visti e invece le guardate sapevano contare gli sguardi anche quelli, e soprattutto quelli, di schiena) - non sapevo decidere quale blocco avrebbe fatto meglio al caso di un blogger che, dopo anni di schermo e di tastiera, voleva ritornare alla manualità da scrivano, per verificare se la calligrafia sarebbe stata ancora in grado di sostenere flusso di coscienza, annotazione diaristica e invenzione narrativa. 

Come detto in esordio, scelsi un blocco di carta riciclata, a quadretti. Aveva un odore strano, simile al Roquefort. Pagai e, appena uscito, mi sedetti su una panchina davanti alle casse e scrissi qualche frase, forse un verso ispirato dalle clavicole di una signora sulle quali avrei volentieri posato il mento.
Il personale della sorveglianza si avvicinò e mi chiese che cosa stessi facendo. «Le seghe», avrei dovuto rispondere e, invece, mi limitai a dire: «Scrivo». «E che cosa sta scrivendo, ce lo può dire?». «Pensieri». «E chi si crede di essere, Pascal?». Proprio vero: ogni attività che non rientra nei canoni dell'epoca corrente risulta sospetta e quindi avversata dalla Sorveglianza generale. «Ogni attività che si svolge dentro questo Centro commerciale deve essere sottoposta a controllo e verifica¹. Voglia quindi farci fotografare quel che ha testé scritto», disse uno dei vigilanti, il diplomatico. «E se mi opponessi?». «Dovremmo sequestrarle il blocco», replicò l'altro vigilante, il nerboruto. «Facciamo così»: strappai la pagina, la accartocciai, ne feci una pallina che lanciai in aria, più in alto che potei. I vigilanti alzarono gli occhi al cielo e io scattai velocemente verso l'uscita gridando: «Salutatemi i Guermantes».

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¹ «Monitorata» tua sorella.

venerdì 11 maggio 2018

Pop Art

Una superiore stanchezza d'essere lo sorprese mentre attraversava a piedi un ponte dal parapetto basso sotto il quale un fiume, dal letto ingrossato da abbondanti temporali, richiamava alla mente la possibilità del mare: «Quanto sarebbe facile giungervi come un giunco pensante, se si avesse la fortuna di scorrervi senza rimanere sospesi in qualche forra, a rimpozzo, per la gioia dei castori».

Il pensiero della sospensione fu interrotto bruscamente dal gracchio assordante di un tir che fece sembrare il marciapiede una trincea dentro la quale si combatteva una battaglia tra il troppo vuoto e il troppo pieno. Affrontò la questione e concluse che non era possibile restare neutrali, occorreva scegliere, prendere parte. 

Lasciò cadere a fiume una p.

mercoledì 9 maggio 2018

Politica pop

1. [Ieri] Se la prossima estate (o il prossimo autunno) saranno indette nuove elezioni politiche, sarebbe bello che l'astensionismo toccasse punte rilevanti, auspicabilmente sopra il 50% degli aventi diritto. Anche se non sarebbe sufficiente per risolvere le questioni che affliggono la penisola, invero sarebbe di per sé un ottimo segnale che il popolo sovrano manderebbe alla non rappresentanza politica, ovverosia a tutti coloro che, afflitti dalla propria insulsaggine, si azzuffano e accapigliano lanciandosi accuse reciproche di irresponsabilità e immaturità politiche. Ciccini.

2. [Stamani]. L'idea di Mattarella di proporre un governo "neutrale" non sarebbe malvagia se non partisse dal pregiudizio che la composizione di tale governo dovrebbe essere affidata a persone qualificate, di alto profilo istituzionale, tromboni vari che hanno occupato e occupano posti di prestigio nella pubblica amministrazione, nelle fondazioni bancarie, nelle multinazionali, nelle università. Un altro governo di tecnici del cazzo, insomma. Governanti la cui rettitudine non bada neanche a ungere i retti dei governati (solo dopo, a penetrazione avvenuta, pensano a qualche lubrificante: vedi le copiose lacrime della indimenticata ministra Elsa Fornero). 
In altri termini: il governo neutrale potrebbe essere una buona idea se i ministri incaricati fossero estratti a sorte tra la popolazione italiana sopra i diciotto anni. Basta poco per fare meglio di Alfano e la Madia.

3. [Stasera]. Salvini e Di Maio chiedono altre 24 ore a Mattarella. Berlusconi ci pensa. Vuole assicurazioni sulla roba. Ha poi fatto un giro di telefonate e ha capito che, se si tornasse a votare a breve, il suo peso elettorale probabilmente diminuirebbe e Salvini sarebbe più propenso a dirgli addio. Che peccato però. Io confidavo in lui per riproporre una nuova Pratica di Mare, ovvero un summit tra puttanieri.

domenica 6 maggio 2018

Il lievito vivo



Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole (ma anche quando tramonta: dipende dai turni), un proletario (uomo o donna che sia) si sveglia e sa che dovrà lavorare, altrimenti non potrà campare.
Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole, un capitalista (uomo o donna che sia) si sveglia e sa che dovrà sfruttare il lavoro che compra al lavoratore per produrre una determinata merce (quale che sia: «una cosa che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani di un qualsiasi tipo»), altrimenti non potrà aggiungere un grammo di valore al capitale inizialmente investito per produrla.
Ogni mattina, sulla Terra, come sorge il Sole, non importa che tu sia proletario o capitalista: l'importante è che tu venda o tu compri forza lavoro, ovverosia, sotto le ferree leggi della logica capitalistica, è necessario che il lavoro sia ridotto a merce.

Certo, notevoli sono le differenze tra l'appartenere all'una o all'altra delle due categorie: 
«L'operaio lavora sotto il controllo del capitalista, al quale appartiene il tempo dell'operaio. Il capitalista sta attento a che il lavoro si svolga per bene e che i mezzi di produzione vengano impiegati appropriatamente».
Ma soprattutto:
«il prodotto è proprietà del capitalista, non del produttore diretto, dell'operaio. Il capitalista paga, per es., il valore giornaliero della forza-lavoro. Dunque, per quel giorno, l'uso di essa gli appartiene come quello di ogni altra merce, per es., di un cavallo noleggiato per un giorno. Al compratore della merce appartiene l'uso della merce; infatti, il possessore della forza-lavoro, dando il suo lavoro, non dà altro che il valore d'uso che ha venduto. [[Il capitalista], mediante la compera della forza-lavoro ha incorporato il lavoro stesso, come lievito vivo, ai morti elementi costitutivi del prodotto, che anch'essi gli appartengono». 
Ecco, in questi ebbri giorni di anniversario, quanto è stato riflettuto e discusso sul tema lavoro, marxianamente inteso quale
«processo che si svolge fra l'uomo e la natura, nel quale l'uomo, per mezzo della propria azione, media, regola e controlla il ricambio organico fra se stesso e la natura [in cui] contrappone se stesso, quale una fra le potenze della natura, alla materialità della natura»,
affinché tale processo possa essere affrancato, una volta per tutte, dalla logica capitalistica di sfruttamento e alienazione?

Io penso poco. 

E io penso che vivere il lavoro (o la sua assenza) come una sofferenza, un patimento, una costrizione, un obbligo - sia qualcosa che ancora massimamente affligge il genere umano. Anche e soprattutto a partire da quei luoghi che fanno del lavoro il fondamento della propria costituzione.

Per es. L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

Domandiamoci - con e grazie a Karl Marx - quale. 

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Le citazioni marxiane sono tratte dal Capitolo V de Il Capitale.

giovedì 3 maggio 2018

Subire la sera

a mia zia Rosina

Quali pensieri abitano
la mente, mentre si dilata
il grigio sfatto dal calore
del mezzogiorno.

Guardo la ferraglia
che taglia l'orizzonte e confina
il sole fuori
della prigione terrestre
dove la vita ha moto a luogo
dalla culla
alla sala di commiato.

Cosa abbiamo combinato
noi umani
per meritare
la consapevolezza di essere
qui a pensare di essere ora
e dopo non essere più?

Quante morti pesano
sulla coscienza del mondo?
Quanti non più,
non adesso, quante
impressioni che si fanno cenere
o lombrico?

Con il capo che guarda il sole 
declinante 
due vecchie, sole,
si aggrappano alla ringhiera
pericolante:
hanno subíto la sera.



martedì 1 maggio 2018

Ti lancerò

Agenzia tradotta da cani, comunque si capiscono lo stesso alcune cose: il premier israeliano, con il sostegno di alcune diapositive, ha dichiarato pubblicamente che l'Iran, in barba (khomeyniana) agli accordi presi, aspira a possedere cinque ordigni nucleari, ma ancora non ce l'ha, per cui
«Trump, chi ha orecchie per intendere, intenda, ossia straccia pure l'accordo firmato, ripristina per intero le sanzioni, convinci le altre nazioni europee a fare altrettanto».
Traduzione libera del discorso di Netanyahu. Già. Perché, a mio avviso, il Mossad, se avesse veramente scoperto che l'Iran fosse a un passo dall'avere l'atomica, non avrebbe fornito alcun dossier perché fosse sbandierato a fini di propaganda, bensì avrebbe agito bombardando i luoghi dove i missili sono stati bellamente fotografati, se quelle fotografie mostrate in televisione fossero un'esatta rappresentazione della realtà.

Parimenti, poniamo adesso che, nei prossimi giorni, il presidente o il primo ministro iraniano vada alla televisione di stato e faccia una dichiarazione opposta, e cioè dichiari, con alcune diapositive, che non è affatto vero che in Iran stiano costruendo bombe atomiche, e perciò stesso inviti nuovamente ispettori e agenti internazionali a verificare la realtà dei fatti, compreso l'uso esclusivamente civile del nucleare.

Bene. Su quali basi dovremmo credere più a un contendente anziché all'altro? Perché in Israele c'è un regime di democrazia liberale e in Iran una democrazia controllata, in ultima istanza, da autorità religiose? Prendiamo a esempio il recente bombardamento di USA, GB e Francia in Siria. Dove cazzo erano le armi chimiche? Non c'erano. Eppur Macron, prima del bombardamento, era andato in tv a dire che - giurin giurello - c'erano eccome. 

§§§

Non ho visto Renzi e quello che ha detto l'ho letto solo nei titoli di testa e di coda delle testate e delle codate online. Come prevedibile, ha fatto incazzare diversa gente e fatto godere Orfini (pugnetta di mancino). E giù discussioni, commenti a dire che così non si fa, che doveva stare zitto, che non è più segretario, che non si doveva permettere di scavalcare Martina... tutto vero. Eppure, in origine, il problema è un altro. Se Renzi si fosse limitato a esprimere quei concetti in una sua, consueta, enews, rilanciata poi via Twitter e Facebook, ci sarebbero state meno polemiche. Con ciò intendo dire che, ancora, la televisione è un medium che amplifica il vociferare politico in misura maggiore dei social network. E per ciò, più che dare addosso a Renzi - che non ha fatto altro che ribadire quel che è: un tapino politico - occorre dare addosso a Fabio Fazio, conduttore televisivo, il quale per avere un punto in più di ascolti per la sua trasmissione loffia, ha preferito intervistare Renzi e chissà con quali domande e quale contraddittorio, senza soprattutto - come giustamente ha rilevato Giglioli - fargli notare che il mantra «hanno vinto gli altri, ora governino se saranno capaci di farlo» è una impostura politica, giacché con un sistema elettorale proporzionale, se nessun partito prende il 51%, nessuno ha vinto. Di più: è  proprio la porcata bis del Rosatellum a determinare lo stallo, giacché se non ci fosse stato l'artifizio delle coalizioni-cartello elettorale, un nuovo governo, probabilmente, sarebbe già nel pieno delle sue funzioni.

domenica 29 aprile 2018

Dato il volo


Ansia
Prima di tutto: speriamo che la moglie riesca a sopravvivere e si rimetta in forma presto e bene.

A parte, mi chiedo perché l'Ansa e altre agenzie informative o giornali online, a corredo dei frequenti casi di (speriamo tentato questa volta) uxoricidio, debbano tirare fuori dall'archivio foto simili a quella sopra, una macchina della polizia, una pantera Bravo Fiat che c'azzecca?, direbbe un ex poliziotto diventato magistrato prima e politico poi; niente - e infatti sarebbe stato più opportuno usare una foto di un'ambulanza, che avrebbe sicuramente fatto più empatizzare con la vittima, in fondo non c'è mica da cercare alcun colpevole, più chiaro di così che il carnefice sia stato il marito, che «si è lanciato dal terzo piano» e forse per questo, la foto più adatta da pubblicare sarebbe stata quella delle frecce tricolori.


sabato 28 aprile 2018

Una piccola differenza presidenziale

Nel salutare il miglioramento delle condizioni post operatorie di Giorgio Napolitano, e limitandomi alla sua condotta presidenziale del 2013 (senza considerare, cioè, quel che accadde nell'autunno del 2011), mi sembra opportuno riconoscerne i demeriti in rapporto ai meriti dell'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Là dove Napolitano forzò il partito di maggioranza relativa, il PD - partito avente alla Camera dei deputati una maggioranza schiacciante in forza di un premio di maggioranza dichiarato poi incostituzionale e purtuttavia, per un'intera legislatura, operante -, ad allearsi con il centrodestra Berlusconi, (e fu questa, in sostanza, la condizione sine qua non per la quale Napolitano accettò di essere rieletto per un secondo, deprecabile, mandato), Mattarella invece sta seguendo, rispettosamente, la prammatica istituzionale, senza forzare la mano di alcun contendente, senza - almeno per il momento - fare alcuna pressione, prendendosi tutto il tempo necessario e non servendosi di fantomatiche impellenze economiche e internazionali, e non trattando da zimbello il segretario del partito di maggioranza relativa, come in fondo fu trattato Bersani, all'epoca già frastornato di suo come un pugile capace di prendersi a pugni da solo.

In breve - e anche se il convalescente ha mangiato non credo gli si rovinerà la digestione -, si può sostenere che, in quei frangenti post elettorali sopra ricordati, Napolitano ebbe una condotta scorretta e tendenziosa, mentre Mattarella per ora no, agisce senza abusare dei suoi poteri - e anche se tutto questo non cambia nella sostanza la velleità politica generale, non mi sembra ozioso riconoscere chi sa assolvere, in modo rigoroso e irreprensibile, da vero arbitro, le funzioni del mandato che ricopre, e chi invece arbitro non fu, bensì allenatore (in tribuna) che si incaricò di indirizzare la squadra di governo, presieduta da Letta prima e Renzi poi, bella roba, sì.

venerdì 27 aprile 2018

Primavera cognitiva

«Nel caso specifico dell’attacco informativo di inizio aprile relativo alla crisi siriana, il pubblico preso di mira è stato quello (arbitro legittimante) delle democrazie occidentali, allo scopo di offuscarne empaticamente la capacità di giudizio e di accettare istintivamente la risposta armata contro il governo siriano. Naturalmente senza porsi domande sulla legalità di tale intervento, sulla veridicità delle prove fornite e sulla pregnanza degli obiettivi strategici. Lo scopo è quello di generare un casus belli immediatamente invocabile, non quello di consegnare alla Storia un’infallibile ricostruzione degli eventi. Non importa se la verità possa successivamente venire a galla: importa solo che avvenga ormai a fatto compiuto, quando ormai nessuno ci baderà più. La tempistica è tutto nella ‘guerra cognitiva’.» [via]

Ci sono delle settimane che in Siria non succede niente. Bombe? Sparite. Mitragliatori? Riposti in cantina. Non si sente cadere neanche un sasso o uno sputo. Settimane in cui la gente torna a morire di cause naturali, finalmente. Al massimo può accadere che qualche sventurato metta piede in una mina antiuomo prodotta in Italia, ma tant'è: almeno c'è qualcosa, il Pil nostrano, che ne beneficia.

E dire che anch'io pensavo così tanto alla Siria nei giorni scorsi da sentirmi un po' siriano. E adesso, invece, complice una perdurante, gradevole primavera soleggiata, l'unica cosa al cloro a cui penso sono i detersivi per il bagno che pulisco adesso, con la finestra aperta, non avessi a subire un avvelenamento respiratorio e poi venissero gli stronzi americani e quei fottuti dei francesi a bombardarmi qui.