sabato 20 ottobre 2018

Incerto sul da farmi

Sono incerto sul da farmi: ho intrapreso una strada da asfaltare senza avere bitume. Il bitume è un doppio appiccicoso al quale ho sempre dato del voi, ma sbagliavo, contenendo in sé due pronomi singolari. Allora mi sono diretto in un film, in un ruolo da attore non protagonista, con lo scrupolo di aver scritto il soggetto e la sceneggiatura.
Protagonista [P]: - Parla
Non protagonista [NP]: Chi?
P: - Tu.
NP: - Me?
P: - Bi
E il dialogo proseguiva a rattoppi, come una strada di Roma già piena di buche.

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Caro Luigi,
Se avessi letto i tuoi post  su Marx quando avevo vent'anni e c'erano ancora il Muro di Berlino e la cortina di ferro, li avrei considerati un Manifesto. Perché era quello che credevo che il marxismo fosse: una fede.
Ma perché, quasi trent'anni dopo, a leggere Marx di prima mano (e senza scuola di Partito), tutto mi sembra fuorché leggere una Bibbia?

1) Perché non esiste più alcuna chiesa marxista (o marxiana).
2) Perché la critica dell'economia politica non è un atto di fede.
3) Perché le analisi marxiane del modo economico e produttivo capitalistico sono, a mio avviso, lo strumento teorico migliore per comprendere i presenti anni di crisi.

Replicherai: Marx descrive l'Inferno, ma non ci parla di Paradiso (o, quando ne accenna, fa tremare i polsi con la Dittatura del Proletariato, che, purtuttavia, era legata alle sacrosante lotte del movimento operaio. Ma oggi esiste ancora un marxismo del movimento operaio che può aspirare di conquistare Stato e Società seguendo il modello della rivoluzione bolscevica? No.). 
E non avere delineato alcun Paradiso, alcun modello preconfezionato di Città del Sole, non è questo, appunto, una garanzia che impedisce di costruire, sugli scritti di Marx, una religione?

Infine: le Tesi su Feuerbach.

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« So why can’t our government also “create” endless money for health care, education, the homeless, veterans benefits and the elderly, to make all parking free and to pay the Rolling Stones to play stoop-front shows in my neighborhood? (I’m sure the Rolling Stones are expensive, but surely a trillion dollars could cover a couple of songs.) » [via]

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Dice Trump che quanto è accaduto con Kashoggi è inaccettabile, ma per favore: 
«preferirei che non usassimo, come misura punitiva, la cancellazione di una commessa del valore di 110 miliardi di dollari, che implicherebbe la perdita di 600mila posti di lavoro». 
Dunque è accettabile la macellazione umana.

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Perché la finanziaria è irrespirabile? Perché si alimenta, in gran parte, di titoli tossici.

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Bella articolessa di Olivier Roy sul fatto che Il religioso salverà l'Europa (col cazzo, disse Olivia del Rio, pornostar).
«Le problème de l’Europe est aujourd’hui de promouvoir non pas l’expulsion du religieux vers la sphère privée, mais au contraire la resocialisation et la reculturation du religieux»
Ecco, la soluzione, come sempre è che gli umani restino fanciulli con le braghette giuste per affrontare le intemperie del sacro che, Dio sia lodato e sia lodato Gesù Cristo, di sparire dai nostri cieli proprio non ne vuol sapere.

Allora, quasi quasi, sacralizzo Marx. 

martedì 16 ottobre 2018

Incorporati nel capitale

«L’operaio è proprietario della propria forza-lavoro finché negozia col capitalista come venditore di essa; ed egli può vendere solo quello che possiede: la sua individuale, singola forza lavorativa. Questo rapporto non viene in alcun modo cambiato per il fatto che il capitalista comperi cento forze-lavoro invece di una e invece di concludere un contratto con un singolo operaio lo concluda con cento operai indipendenti l’uno dall'altro. Può impiegare i cento operai senza farli cooperare. Il capitalista paga quindi il valore delle cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai. Come persone indipendenti gli operai sono dei singoli i quali entrano in rapporto con lo stesso capitale ma non in rapporto reciproco fra loro. La loro cooperazione comincia soltanto nel processo lavorativo, ma nel processo lavorativo hanno già cessato d’appartenere a se stessi. Entrandovi, sono incorporati nel capitale. Come cooperanti, come membri d’un organismo operante, sono essi stessi soltanto un modo particolare d’esistenza del capitale. Dunque, la forza produttiva sviluppata dall'operaio come operaio sociale è forza produttiva del capitale.
La forza produttiva sociale del lavoro si sviluppa gratuitamente appena gli operai vengono posti in certe condizioni; e il capitale li pone in quelle condizioni. Siccome la forza produttiva sociale del lavoro non costa nulla al capitale, perché d’altra parte non viene sviluppata dall'operaio prima che il suo stesso lavoro appartenga al capitale, essa si presenta come forza produttiva posseduta dal capitale per natura, come sua forza produttiva immanente.»
Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sezione IV, Capitolo 11, “Cooperazione”.

lunedì 15 ottobre 2018

Il fine del debito

«Poiché il debito pubblico ha il suo sostegno nelle entrate dello Stato che debbono coprire i pagamenti annui d’interessi, ecc., il sistema tributario moderno è diventato l’integramento necessario del sistema dei prestiti nazionali. I prestiti mettono i governi in grado di affrontare spese straordinarie senza che il contribuente ne risenta immediatamente, ma richiedono tuttavia in seguito un aumento delle imposte. D’altra parte, l’aumento delle imposte causato dall'accumularsi di debiti contratti l’uno dopo l’altro costringe il governo a contrarre sempre nuovi prestiti quando si presentano nuove spese straordinarie. Il fiscalismo moderno, il cui perno è costituito dalle imposte sui mezzi di sussistenza di prima necessità (quindi dal rincaro di questi), porta perciò in se stesso il germe della progressione automatica. Dunque, il sovraccarico d’imposte non è un incidente, ma anzi è il principio.».
Karl Marx, Il Capitale, (1867), Libro I, Sezione VII, Capitolo 24.

domenica 14 ottobre 2018

Le poppe di Marina

Sono stato a vedere The Cleaner di Marina Abramović, una mostra che ripercorre cinquant'anni della storia dell'artista, allestita a Palazzo Strozzi (anche se, secondo me, la sede più giusta avrebbe dovuto essere il cortile dell'Istituto degli Innocenti, data l'ossessiva esposizione di un corpo che si fa continua violenza per essere adottato dallo sguardo dello spettatore).
Mi è piaciuta molto questa fisicità a tratti disturbante, equivalente a uno sfregio sulla lavagna del corpo, o a mera carne in cerca di tenerezza, oppure ancora a un urlo ossessivo in cerca di ascolto e di sfinimento. Ecco: lo sfinimento. Molte, forse tutte le performance sono caratterizzate dallo sfinimento corporale, dall'estremo sacrificio dei sensi, che espande nell'artista e, di riflesso, nello spettatore, la possibilità di sentire il dolore del mondo, anche e soprattutto mediante la sofferenza auto-inflitta:
«Attraverso la sofferenza l'artista trascende il proprio spirito», scrive la stessa Abramović, nel suo Manifesto della vita di un'artista.
Nello stesso, si può altresì leggere: «L'artista dovrebbe essere erotico» e lei lo è, tanto che, sdraiato sul divano di legno davanti a un video in bianco e nero in cui lei si pettina furiosamente i capelli con una spazzola d'acciaio, ho avuto un'erezione.


Se mi masturbassi, sarei scambiato per un performer oppure denunciato per atti osceni? Mi stavo chiedendo questo, quando, accanto a me, è passata una performer che teneva uno scheletro tra le mani. Era diretta al Piano Nobile (adibito alle re-performance) e così ho capito che non era il caso di scoprire i pantaloni le carte, dato che io ero ancora nel seminterrato della Strozzina.

Prima di salire, però, mi sono posto un'altra domanda, a seguito della performance Thomas Lips proiettata su doppio schermo: a sinistra, al suo debutto nel 1975 (bianco e nero) 


e l'altra del 2005 (a colori), 


nella quale l'artista compie le seguenti azioni estreme: mangia un chilo di miele; beve un litro di vino;
si disegna, con una lametta, una stella a cinque punte sul ventre (che il sangue farà chiaramente rossa); si autoflagella con una frusta; si sdraia su una serie di blocchi di ghiaccio disposti a forma di croce, mentre una stufa elettrica appesa sopra di lei impedisce al sangue di coagularsi.


tutto finché Marina, sfinita, perde i sensi e gli spettatori chiamano i soccorsi o la portano in ospedale.
Ma oltre l'evidente valore simbolico (eucaristico e politico) della prestazione, io mi sono chiesto anche: in trent'anni, senza interventi di chirurgia plastica, possono crescere così tanto le poppe di una donna adulta?

Infine, il piano nobile, dove appunto, oltre alle installazioni, si svolgono alcune delle re-performace presentate da alcuni giovani istruiti dalla stessa Abramović tramite il suo apposito Istituto di riproposizione artistica. Tra queste installazioni viventi, ne segnalo una, che ha lasciato un cruccio non ancora risolto. Per accedere dalla prima alla seconda sala, occorre passare da una porta ai cui stipiti si trovano un uomo e una donna, uno di fronte all'altra, completamente nudi. Chiaramente, l'unico modo per oltrepassare senza toccarli, è fare un passo di lato guardando in faccia o dando le spalle a uno dei due. Non c'era molta gente in quel momento e nessuno si decideva a passare. Ho rotto così gli indugi e, senza tanto pensarci, ho deciso di guardare in faccia la donna (bel seno). Solo dopo, all'uscita, mi sono accorto che dare di spalle all'uomo comportava anche qualcos'altro.

martedì 9 ottobre 2018

Essere repentini

È un po' di giorni che lascio la realtà al suo corso. Beh, anche prima, da tutti i giorni, da sempre, l'ho lasciata correre, tanto essa corre come suole indipendentemente dai miei desiderata, anche se, ovviamente, ci sono momenti in cui ho creduto di deviarne il corso con azioni minime, tipo uno starnuto che fa sobbalzare una signora di Chicago che ascolta Rtl 102.5 in poadcast per imparare l'italiano stronzo, intervista ai protagonisti del giorno compresa.

Mi adeguo, ovvero: ho fatto l'adeguamento, un mutuo condono, una pace abissale, tipo quella dei sommozzatori. Ho ricavato dei buoni del tesoro che ho subito commutato con quelli cattivi, aventi interessi con il segno meno, ci rimetti la pazienza. Il tempo va comunque ammazzato, senza tirare in ballo la giustizia, mica siamo americani che ci possiamo permettere la cauzione. No. Il fatto è che non riesco più a stare sul pezzo, a stare nel mezzo, in provincia di Arezzo senza esercitare quotidianamente il dono della prospettiva. 

E ti vedo lontana, realtà, punteggiata come gli alberi minuscoli che fanno da sfondo al doppio ritratto dei duchi di Urbino: cari musoni, stagliatevi con le vostre a facce a culo, tanto io guardo oltre, nello sfogo. 

Confido nei rapporti orali: io ti parlo, tu parli a me. Ne escono discorsi da rimanere a bocca aperta, senza fiato. Tanti omiodio, gesù, gesù. 

Essere repentini, inaspettarsi. E sonnolenti, perché chi dorme può essere, legittimamente, un dormiente. E chi è dormiente, non piglia il niente.

sabato 6 ottobre 2018

La polizia non può intervenire

Ansia

Se non erro, l'uccello raffigurato è una rondine.
Speriamo che, almeno per un semestre, sverni in Sudafrica.

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Ho visto che Berlusconi ha comprato il Monza dichiarando che la squadra sarà composta soltanto da giovani calciatori italiani senza barba, senza tatuaggi, i quali chiameranno l'arbitro «Signor Arbitro» e faranno autografi ai tifosi non con uno scarabocchio, bensì con la firma leggibile.
Galliani, in un orecchio, gli ha ricordato che bisogna scendere in campo in undici più le riserve.

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In replica alle critiche della Commissione europea sul DEF, Di Maio e Salvini (il primo durante una visita a una manifestazione della Coldiretti, il secondo su Twitter) hanno detto, in sostanza, che l'Unione Europea che conosciamo, tra sei mesi (dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo), sarà finita, dato che - prevedono - 500 milioni di elettori voteranno partiti sovranisti e populisti come quelli a cui i due ministri italiani appartengono.
Che precipitosi. Secondo me stanno facendo i conti avanti all'oste, dato che la Commissione non è istituita dal Parlamento europeo, bensì dai governi europei. E non risulta, al momento, che i principali paesi dell'Unione siano governati da governi della medesima natura di quello italiano.

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Antonio Monda è il direttore artistico del Festival del Cinema di Roma. 

mercoledì 3 ottobre 2018

L'immoralista

Affinché i seguaci di un gruppo (politico o religioso) riescano prima a emulare e successivamente a superare il fondatore, occorre che essi mettano in atto pratiche operative o rituali che eccedano in fideismo e determinazione i principi fondativi che sono alla base del gruppo stesso. 

Esempio lampante è l'odierna dichiarazione del ministro Di Maio relativa alle modalità con cui sarà erogato il reddito di cittadinanza prossimo venturo: una carta di pagamento interamente tracciabile che impedirà l'acquisto di spese immorali.

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Per una decina d'anni o forse più, ho avuto un amico che faceva il barbone (alcolizzato, gran fumatore, aveva lasciato il lavoro e la famiglia ed era finito a dormire in stazione o altri luoghi di fortuna). Siccome, all'epoca, aveva in carniere una ventina d'anni di lavoro (alle poste, mi pare), ma poco più di cinquant'anni, non aveva diritto ad alcun sussidio e campava mangiando una volta al giorno alla caritas cittadina e, per le spese extra, chiedeva direttamente l'elemosina a tutti i parroci delle diocesi raggiungibili di un paio di province limitrofe. 
Un giorno, al compiere dei sessantacinque anni, ricevette finalmente la pensione minima che corrispondeva, se non ricordo male, a circa seicento euro. Una miseria, d'accordo, ma io credevo che - seppur pochi e sempre usufruendo dei servizi agli indigenti che la caritas offriva - gli sarebbero bastati per trovare una stanza dove lavarsi, dormire, trovare un minimo di comodità.
Non ci fu niente da fare. Già dalla prima erogazione, decise di spendere la pensione così: prendersi una camera in un albergo confortevole per due, tre notti. Pranzare al ristorante. Bere vino da poco sino allo sfinimento, fumare a più non posso, buttarsi sul letto e dormire ventiquattr'ore filate. Tutto finché i soldi non finivano. Poi, fino al prossimo assegno, di nuovo elemosina, la mensa della caritas, le poltrone scomode della stazione. È andato avanti così almeno un triennio finché non è morto. L'immoralista.

martedì 2 ottobre 2018

Per capire cosa si prova

C'è un deputato del M5S, attualmente sottosegretario alla Difesa, l'ho visto in quei videini di repubblica, il quale, per dimostrare di fare il suo lavoro, s'è preso la briga d'indossare la tuta mimetica dei militari in servizio per le strade sicure d'Italia, per capire quanta fatica fanno i "nostri ragazzi" che difendono la patria dai traditori bolscevichi.
È da queste piccolezze che si capisce quanto sia nuovo e vada incontro ai problemi e a bisogni della gente il modo di fare politica del M5S: mettersi nei panni e nelle scarpe altrui, bravi.
Io spero che tra gli indumenti vi siano anche le mutande.

sabato 29 settembre 2018

Come una pietra che sta


La pietra sta dove
il caso o la necessità
hanno provveduto
a porla senza dare
altro senso al suo essere
pietra tra la parentesi
dello spazio temporale

E pioggia sole e vento non
mutano la sua terrena
indifferenza – la divina
non essendo presente
a infondere fede nelle pietre.
Ma dura spera nella noce
aprirsi e dare frutto.

L’uomo sta dove
il caso o la necessità
hanno provveduto
a porlo senza dare
altro senso al suo essere
uomo tra la parentesi
dello spazio temporale

E pioggia sole e vento non
mutano la sua terrena
indifferenza – la divina
non essendo presente
a infondere fede negli uomini.
Ma duro spera nella voce
aprirsi e fare un rutto.

venerdì 28 settembre 2018

Picco lezzo




Io comprendo che dalle parti di Confindustria vi sia un certo timore per gli effetti che la manovra a deficit del governo provocherà. Anche se non sono un investitore, o un risparmiatore, sono preoccupato lo stesso anch'io, perché temo che, con queste misure, ci saranno più danni che benefici per l'economia italiana.
Premesso questo, penso però che se al Sole 24 Ore rappresentano lo sconforto, la delusione, il dramma dello spread a 280 e il tracollo del 4% di Piazza Affari con certe facce (mani su capelli tinti, dita a far finta di chiudere gli occhi), mi aspetto che, quando lo Spread salirà a 600 e la perdita della Borsa al 14%, trovino qualche foto di un broker che si punta la pistola alla tempia o di un altro che si dà fuoco al pelo pubico davanti agli schermi su quali brillano grafici a picco.
In fondo, e purtroppo, se volessero oggi trovare facce significativamente più disperate, basterebbe mandassero qualche fotografo a una stazione di servizio, per cogliere l'espressione di coloro che rimettono la pompa di carburante a posto, dopo aver fatto il pieno.

mercoledì 26 settembre 2018

Entro il 20150

da Londra, E. Franceschini

Chissà come sarà l'umanità tra 18132 anni. Ammesso e non concesso che, in quel lontano futuro, l'umanità sia ancora una delle specie viventi presenti sulla Terra.

Gli aruspici guardavano dentro le viscere di animali sacrificati per indovinare il futuro.
I politici come Corbyn, invece, per analizzare e criticare il capitalismo, e predire soluzioni, si limitano ad auscultare la pancia, a orecchio nudo, senza neanche lo stetoscopio.
E cosa scoprono? Colpa dell'avidità del capitalismo finanziario. Già. Perché il buon capitalismo industriale di una volta non era affatto avido, macché: era un capitalismo generoso, filantroprico, attento alla cura e alla prosperità dei lavoratori. Inoltre, il capitalismo, prima della crisi del 2008, era un capitalismo dal volto umano, che prestava particolare attenzione alla salvaguardia ambientale.

Comunque sia, good luck Jeremy, spero proprio tu possa vincere e governare presto perché sono molto curioso di vedere cosa intendi con «trasformazione radicale dell'economia».

domenica 23 settembre 2018

Aprirsi senza bussare

Si dimenticò come si fa, così arrivò in orario, spaccando il minuto, purtroppo secondo, tuttavia nessuno poteva fargli un appunto. Grattò. Si sconfisse, però la prese bene, la soffitta, con l'equo canone. Si stabilì salendo graditi gradini. Ebbe l'impressione, come un sudario. Si annusò le ascelle e sentì l'urgenza. Finalmente. Bevve, ma sapeva di cloro, sicché si dissestò. Gli venne appetito senza sapere. Beata ignoranza, la fame. Giunse a un punto di congiuntura. Si sprecò, nonostante il divieto di scarico. Fu parziale e decise di darsi una regola. Soccorse, gli venne il fiatone dopo centopassi in libera terra. Qualcuno pensò fosse colluso, ma l'unica cosa lisa in addebito era una maglietta bianca di cotone, elasticizzata, che a forza di lavaggi si era un po' deformata e consumata ai bordi, tanto che una madre gliel'avrebbe tolta dal guardaroba per farne straccio pulivetri. Capì la moda: tutti gli stilisti moderni soffrono del complesso del Ditale nel Dito Medio. Ricordò: se lo metteva anche lui quando madre, nonna e zia cucivano bottoni o facevano orli. Era dorato, consunto, come le forbicine con le quali imparò a tagliarsi le unghie dei piedi. Non era la sua indole, quindi non represse nulla: tredicenne, gli bastò la lingua in bocca di una coetanea in una cabina telefonica per avere un venimento tra mani inconsapevoli che arrivasse a tanto in così poco tempo. Telefonò al 161 per farsi dire l'ora esatta. Lei convenne: era di Milano e forse per questo, sentita l'ora, reputò non fosse ancora tardi per sparire. Lui se ne accorse, ma non le corse davanti implorando perdono per essere traboccato fuori dal caso. Fu un'opportunità per entrambi per decrescere, per imparare ad amare senza bisogno di anagrafi al portatore. L'indomani tacque. Non seppe esistere. Visse ignorando per alcune settimane finché non gli pignorarono la credenza di sua madre, atea indefessa. Si confessò con una paziente in sala d'attesa dal dottore, una donna vissuta ai tempi in cui si facevano le fiche. Le disse di essere a disagio perché non sapeva esprimere il desiderio in modo chiaro e tondo, bensì in maniera scura e quadrata. Lei gli spiegò che era un buon sintomo, ché i desideri propri sono tutti desideri camuffati di altri e che vederli in tal guisa avrebbe potuto essere un'avvisaglia. Per far fronte. Per far mente locale. Per aprirsi senza bussare. Chi è? Antonio Porta:

« mettersi al collo una collana di campanellini
così diventare invisibili
camminare per la città
poi sopra un prato deserto in silenzio assoluto
a quaranta gradi sotto zero ecco il vento che suona
e tra gli alberi ricoperti di ghiaccio ronzanti
il gruppo degli eroi nudi
distesi a fucilate, privati del sangue¹ »

_______
¹ Antonio Porta, Passi passaggi, in Tutte le poesie, Garzanti.

venerdì 21 settembre 2018

Serie tv

Dal campione minimo di serie tv americane che dopocena mi ottundono la mente, posso estrarre delle costanti, queste:
- i protagonisti fanno sesso sovente, almeno una volta a puntata;
- il sesso omosessuale è sdoganato in tutte le sue varianti;
- si fumano molte sigarette, senza indicare la marca;
- il parco auto è generalmente offerto dalla Fca, dalla Toyota o da auto tedesche;
- nonostante molte scene si svolgano durante i pasti, non si vede mai bene quello che i personaggi mangiano (e se lo mangiano);
- le donne si lavano più degli uomini; le prime fanno la vasca, i secondi la doccia;
- si bevono molti alcolici: whisky principalmente, a seguire il vino (pochissima birra);
- psicofarmaci e stupefacenti sono somministrati con regolarità;
- si dicono molte parolacce ("fuck", "asshole" e "shit"...); 
- se il plot narrativo si sviluppa su più serie, quasi sempre entra in ballo un genitore o un figlio mai conosciuti prima, tanto per allungare il brodo della storia;
- i personaggi principali appartengono quasi tutti alla media-alta borghesia, non hanno quindi problemi economici rilevanti;
- si divorzia, si va dallo psicoanalista;
- le chiese sono utilizzate per i matrimoni e i funerali;
- nessun personaggio, dopo cena, si siede sul divano a guardare serie tv.

martedì 18 settembre 2018

Politica e micologia

Finalmente si torna a parlare di politica e micologia. Dato che non tutta la politica è commestibile e, purtroppo, moltissima è velenosa, sembra più opportuno che a esaminarne gli effetti sul corpo dello Stato non siano i politologi tipo Panebianco o Galli Della Loggia, bensì esperti micologi come la dottoressa Stephanie Clifford assurta agli onori delle cronache per aver analizzato la composizione del fungo “Mario Kart” prima che questi divenisse il fungo più potente d'America.

Funghi di altro genere, dall'aria un po' falloide, spuntati da relativamente poco sul terreno della politica italiana, si lasciano facilmente cogliere, con il rischio che la continua assunzione possa intossicare definitivamente gli stomaci e le menti della cittadinanza che ne fa uso: sono i cosiddetti funghi populisti, una tipologia che ama soddisfare la pancia della gente con diktat e pretese, a seconda del terreno che hanno la ventura di occupare.

domenica 16 settembre 2018

Campati in aria

Tramo, per perdere tempo, una storia d'amore che abbia le caratteristiche della velleità. Un amore sulla carta, anzi: sullo schermo, poiché viviamo tempi di consuetudine digitale, la storia viene meglio.
Lei era ferma, così mi sedetti per raggiungerla. Leggeva, scriveva: pensavo stesse facendo la settimana enigmistica e invece stava consultando curricoli. Ebbi uno spasmo che mi portò a toccare la rima (senza pronunciarla: sono un pirata, sono un signore). Mi chiese se ero d'accordo sulla verticalità. Esitai, voltai lo sguardo fuor di finestra: una parete di cemento, con affissi degli appigli per l'arrampicata libera, ispirò la seguente risposta: «Sì. Purché in sicurezza». Il tono perentorio non ammetteva repliche, sicché lei non potette che convenire. Si limitò a prendere ulteriori appunti a margine dei fogli trattenuti a stento da una debole graffetta.
«Servirebbe una nuova riforma» dichiarò senza mezzi termini, un quarto di Centrale e una Santa Maria Novella intera. Capii che era titolare di una cartafreccia. 
«Sei mai stata a Salerno?»
«Sì, lo scorso inverno.»
Il ripetersi di rime baciate era segno del destino. Cominciai a fissarle le labbra. Lei mi guardò. Io cantai:
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare
cominci a capire chi siamo:

«Questi sarebbero i traguardi. Adesso occorrerebbe sviluppare delle unità di competenza».
Ebbi l'immediata sensazione che volesse testare la mia pazienza (e tre), sicché sorrisi e proposi di fare una pausa. Lei non raccolse. Io la lasciai in terra, la sua; mentre la mia pausa la portai sul bancone di un bar il cui gestore, appena entrai, mi strinse la mano, per solidarietà.
«Coraggio», aggiunse, al caffè che non volevo corretto. Comunque era buono, una buona miscela torrefatta che non invadeva all'eccesso la salivazione (con richiesta contigua di un bicchier d'acqua per diluire l'intensità del sapore), sì che uscii dal bar con un sapore in bocca che non sarebbe stato disdicevole baciare, se il bacio fosse rientrato nell'ordine delle cose in quella mattina passata a costruire curricoli.