domenica 18 novembre 2018

Bevi la cocacola

Interno locale stellato. Ora di cena. I tavoli tutti occupati. Il servizio è iniziato. Entra un cronista dell'Ansia. 

- Buonasera Signori Epuloni: non lo sentite il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre state banchettando?
- Sì. Epperò noi non beviamo Coca Cola.

Pope Francis has lunch with needy people © Ansia

sabato 17 novembre 2018

Piattaforma

Stasera delibero, protocollo e attesto in notificazione di me stesso, per certificare di esistere anche come scrivente, avevo perso il foglio, il niente, la ragione per cui. E allora, alla buonora, signora mia bella che nel salutarmi cordialmente - un bacio per guancia, in convenevole abbraccio - hai premuto lievemente e inconsapevolmente le papille cutanee del tuo convesso nel mio concavo petto, io, ricevendo una sorta di scossa che m'ha drizzato l'animo, circostanza questa che ho dovuto tacere (ne parlo adesso tanto per fare schiuma) nel mettermi a sedere, in quella sedia di metallo e velluto infeltrito che chissà quanti acari avrà ospitato, sopiti soltanto da qualche lieve, sopita emissione di gas intestinali di alcune colleghe torde, io mi sono sentito ricaricato, ho drizzato le spalle, guardato fuor di finestra, capito che un anno è passato, ancora, in questa piattaforma petrolifera di pensieri inestraibili.

mercoledì 14 novembre 2018

Il potere assorbente

Mi sono accorto oggi di un fatto inesistente: ciò che non era non è più, sebbene, nella sostanza di emolumenti devoluti in funzione della loro insussistenza e per la costruzione di una proficua indennità pensionistica, essi continueranno a non esistere agiatamente anche quando non rappresenteranno più quella modesta parte di niente che li elesse perché lesse, giustamente, il nome del loro fu movimento in modo ossimorico (“Prigionieri diversi”).

Il nulla fatto di discussioni vuote, discorsi a sega, che tagliano via collegamenti neuronali in chi indugia decifrarne senso e costrutto. Sola cosa che sorprende - seppur in misura minima - è che per annunciare e dar conferma che non esistono, essi abbiano indetto una conferenza stampa per giustificare il loro non essere più diviso per due, forse per tre, ma facciamo per quattro tanto, è logico, qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, il famoso potere assorbente della non sinistra.


lunedì 12 novembre 2018

Invece Tarzan


Come sempre, esercito la piena libertà di non leggere, di Concita, altro che i titoli (che forse non saranno neanche suoi) e, in questo caso, aggiungo, mi arrogo la piena facoltà di equivocare.

Strani, sì


Il paradosso di un mondo politico oramai da decenni palesemente scivolato a destra, è che ancora, tra i galletti del pollaio, quando sorge un battibecco, per offendere l'avversario lo si accusa di essere di sinistra o di dire sciocchezze di sinistra.

Ma la sinistra in Italia - per usare impropriamente un termine heideggeriano - è una nientità. Persino quelli che dicono di richiamarsi a essa la escludono dal novero dei possibili nomi con il quale battezzare un ennesimo, vacuo partito: se non vado errato, infatti, questa è la prima legislatura della storia repubblicana a non avere tra i banchi alcun partito di sinistra. 

P.S.
Do per scontato che il Pd non possa essere considerato un partito di sinistra; se poi mi venite a dire che quelli di Liberi e Uguali invece lo sono, allora prendo la tessera del 

giovedì 8 novembre 2018

Il bene comune

«Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un'impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ha tolto di sotto i piedi dell'industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari. Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili, da industrie che non lavorano più soltanto le materie prime del luogo, ma delle zone più remote, e i cui prodotti non vengono consumati solo dal paese stesso, ma anche in tutte le parti del mondo. Ai vecchi bisogni, soddisfatti con i prodotti del paese, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. All'antica autosufficienza e all'antico isolamento locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni. E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L'unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.» Il Manifesto del Partito Comunista.


***
«Caro Goody,

bello il tuo articolo sui programmi televisivi dell'estate, soprattutto l'idea di accendere la radio e starla a guardare.
Comunque non è per questo che ti scrivo. Ho letto stamani che l'imposta sui sovraprofitti è stata procrastinata di altri sei mesi, la qual cosa mi ha fatto venire in mente che mi devi dieci dollari. In condizioni normali non ti importunerei per chiederti del denaro, ma questa è un'estate dura. Non so se te ne ho mai parlato, ma in concomitanza col caldo canicolare il mio stipendio si riduce a dimensioni microscopiche. Malauguratamente, le mie spese permangono invariate, anzi, aumentano, se è possibile: c'è il cloro da mettere nella piscina, i portaceneri da giardini da mettere nei luoghi strategici e il cibo per gli ospiti dell'ultima ora.
Ovviamente non ti chiedo di farmi un assegno per una cifra sì irrisoria. Basta che tu infili dieci dollari in una busta e li spedisca a Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California. Ti ripeto l'indirizzo: Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California.
Con tutti i sensi della mia stima, mi firmo
Il tuo devoto Groucho». Le lettere di G., 17 luglio 1953

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Ultimamente, sul bidet, nel praticarmi abluzioni, penso ai sovranismi e all'antica autosufficienza, all'antico isolamento locale e nazionale. Quanta gente di merda c'è nelle terre emerse tra gli oceani che governa il mondo, incrostandone la superficie. E al contempo: quanto bene comune assolutizzato a bene privato, quanta proprietà impropria, sproporzionata all'essere qui e ora, nello spazio di una vita.

Mentre l'acqua fa scivolare nello scarico il sapone, sorrido beato, contento tra i penultimi.

martedì 6 novembre 2018

San Zio Sam

Trump ha dato sei mesi all'Italia e ad altre nazioni affinché si adeguino alle sanzioni contro l'Iran. Riguardo alle sanzioni contro l'Arabia Saudita, invece, di mesi ne ha dati seimila.

Perché degli «avanzi di monarchia assoluta» come quella saudita, sono ancora tollerati dal cosiddetto mondo libero e democratico?
Perché l'accumulo di ricchezza spropositata in poche mani consente il controllo e la gestione quasi totale del flusso dei capitali derivati dall'estrazione, produzione e distribuzione degli idrocarburi. E ci si può anche permettere il lusso che qualche pecora nera di famiglia finanzi il terrorismo di matrice fondamentalista, oppure qualche guerra di vicinato, oppure ancora qualche crimine barbarico in terra straniera alla faccia del diritto internazionale.

È proprio la natura dell'economia basata quasi esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, a mantenere in vita una società feudale oggi. I borghesi, nella penisola araba, si accontentano di fare i mercenari. 

domenica 4 novembre 2018

Trattenuta nei suoi confini

«Immaginiamo per un istante che il linguaggio di uno sia intercambiabile con quello di un altro, che sia possibile riprodurre il senso di un'immagine con quello delle parole o dei suoni, o convertire la verità delle parole attraverso delle descrizioni pittoriche. Tutte le odi di Pindaro, incorniciate e ricamate, non riescono a riprodurre il ritratto dell'Eroe della palestra uscito dal pennello di Apelle. Il Pandemonium di Milton o l'Inferno di Dante non potranno mai supplire la visione del Giudizio universale di Michelangelo o di Signorelli. Non più di quanto non si possa afferrare la Pastorale di Beethoven attraverso la lettura di poemi idilliaci, con l'aggiunta di descrizioni di campi e di foreste, di torrenti e corsi d'acqua, dello studio dei suoni ornitologici e delle leggi armoniche. Nessun libro sulla giurisprudenza, nessuna tavola di costumi riusciranno mai a ricostruire la Scuola di Atene di Raffaello. O chi conosce un libro o un'immagine attraverso i suoi critici, qualunque sia la sua esperienza, non farà esperienza dell'arte in se stessa. La verità, la realtà di ogni opera, è trattenuta nei suoi confini e deve essere percepita secondo i mezzi che sono per essa generici»
Mark Rothko, L'artista e la sua realtà, “Arte, realtà, sensualità”, Skira, Milano 2007

sabato 3 novembre 2018

Lasciamo perdere 2

2.

Il vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, conobbe Julija in una biblioteca di un dipartimento universitario, nella quale lei era addetta al prestito.
Non fu amore a prima vista e neanche alla seconda. Alla terza, iniziarono a studiarsi. Alla quarta, fecero un esame e lo superarono piuttosto bene, riconoscendosi, reciprocamente, come esseri umani e non come agrimensori. Alla quinta, lui invitò lei a bere un caffè alla macchinetta automatica. Alla sesta, lei gli confessò che quel caffè le faceva venire il mal di stomaco.
Infine, smisero di contare.
Un giorno, per incanto, complice Il cigno di Saint-Säens, lui le domandò se era di suo gradimento fare due passi nel parco cittadino. «Lo è», rispose, «ma di passi ne faremo almeno quattrocento». Era una donna fuor di metafora: i passi, infatti, furono quattrocentodue. Glielo fece notare con un sorriso e lui malintese. 
«Perché mi hai baciata?»
«Perché hai sorriso».
«Avrai capito finalmente perché sono sempre seria»

martedì 30 ottobre 2018

E vola vola vola

Se dev'essere nuovamente lo Stato a salvare quel che resta di Alitalia, non capisco perché, tra tutti gli organismi e gli enti statali, debbano essere scelte le Ferrovie dello Stato. Non sarebbe, infatti, più naturale che a fare l'offerta vincolante fosse stata l'Aeronautica Militare italiana?

Lasciamo perdere

1.

Lasciamo perdere, disse un vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, non il presidente dell'Inps che ti regala una pensione baby, bensì quei cioccolatini con l'involucro rosso, ripieni di una ciliegia sotto spirito - e mi ricordo che, quando ero bambino, se con una vincita ne mangiavo una mezza dozzina, tornavo a casa mezzo sbronzo, senza fame, e vedi un po' che mia madre aveva cotto una fettina dura di vitello per me - gli anni d'oro dei macellai: ce n'erano cinque in un paese di millecinquecento anime e tutti erano diventati palazzinari - e in quello nostro, sotto casa, quando ci andavo, ero solito entrare dentro il corpo squartato e decapitato di un enorme bovino appeso con delle catene alla carrucola mobile del soffitto del negozio - non c'era altro sangue che quello rappreso, l'enormi costole, e alcuni timbri blu che risaltavano sul bianco lucente del grasso.

Ma torniamo al vincitore del modesto concorso a premi, in palio dei boeri. Si è detto che non era Tito, il presidente dell'Inps, epperò aveva sposato una donna di origine jugoslava - amava ripetere, lei, sebbene la Jugoslavia non esistesse più. 

giovedì 25 ottobre 2018

Turbamenti di classe

Trattoria toscana, fine pranzo.
Un signore - che se non fosse stato per la tuta da meccanico avrei detto che era un pensionato - si alza per andare a prendere il caffè al bancone, con aria pensierosa, quasi mesta. Il gestore lo nota e, nei secondi di attesa che il caffè fluisca nella tazzina, gli domanda:

- Mario, sei serio oggi: come mai?
- No, non sono serio... pensavo.

Probabilmente riferendosi alla precedente discussione di gruppo intrattenuta al tavolo della scienza (così nominato dagli avventori che si ritrovano, pressoché quotidianamente, allo stesso tavolo), Mario rivela la causa del suo turbamento:

- Secondo te, Roberto, come mai cento ricchi la pensano tutti allo stesso modo, mentre, al contrario cento poveri la pensano in cento modi diversi? E non solo i poveri sono incapaci di avere un'idea comune... di più: siamo capaci di bastonarci soltanto tra di noi.
- Già, non hai tutti i torti. Non c'è più lotta di classe, Mario - replica il gestore, sorridendo, come se avesse fatto una battuta.
E Mario, sempre più serio:
- La lotta di classe c'è eccome, perdio. Sai che ha detto un miliardario americano? «La lotta di classe esiste e l'ha vinta la mia classe». E noi morti di fame, invece, a leticare, a contenderci lo stesso pezzo di pane di sempre. 
- Inutile pensarci troppo Mario, che ti rovina la digestione.
- Sì, sì, è vero. Ma oggi non riesco a togliermi dalla testa il perché.

Sopra la testa dei due, intanto, un telegiornalista riferiva la cronaca degli ultimi accadimenti di politica, di economia, di sport e società.

lunedì 22 ottobre 2018

Loffa

Quelli de Il Fatto hanno fatto questo



e io con stocazzo che m'abbono.
Ma pensa te quanti contenuti perdo; pensa te quanto resto disinformato, a ciò unendo non so quante altre dozzine di cose da vedere, ascoltare, subire nel flusso inarrestabile, quota infinito, delle cazzate che, diuturnamente, il sistema mediatico spara nell'aere della comunicazione digitale.
Lo so: certa gente non ha bisogno dei nostri spiccioli per campare, nondimeno, se nessuno desse loro un centesimo, credo che farebbero meno gli spiritosi.

domenica 21 ottobre 2018

La vita a due passi

Certo, la vita a due passi
che scorre tra i sassi
e ti invita alla prassi
casomai tu pensassi

di restare insolvente
disteso nel niente
con sorriso demente
quando passa la gente

di modo che creda
che tu sia la preda
di modo che veda
quando firmi la scheda

della propria autoaccusa
per averla delusa
la vita confusa
che si getta e si usa

come fosse un rimpianto
che speri soltanto
trasformare in un canto
in cui riso prevalga 
                              al pianto.