lunedì 21 gennaio 2019

Antidoping della memoria

Mio padre era per Bartali, mia madre per Coppi. E, talvolta, a tavola, si disputavano per condizionare la mia preferenza per uno dei due campionissimi¹. Sebbene mi raccontassero per filo e per segno le prodezze delle loro epiche imprese (anche della vita privata, soprattutto quella di Coppi), nessuno di loro parlò mai del fatto che Bartali, durante il periodo bellico, si prodigò per procurare a centinaia di ebrei fiorentini documenti falsi per metterli in salvo dalla persecuzione nazi-fascista.
In verità, di queste gesta eroiche, se non erro, si è venuti a sapere soltanto dopo la morte del ciclista toscano. Perché non ne avrà mai parlato? Secondo la nipote, perché

«per non mettere in pericolo la famiglia, meno sapevano meno rischiavano. Ma soprattutto perché per lui il bene bisognava farlo non raccontarlo. Era cattolico e uomo di profonda umanità, ma sopratutto era un umile, pregio principale per i carmelitani. Lui non si sarebbe mai vantato. Trovava giusto farlo, e l'ha fatto, senza tante ciance »

Bartali, insomma, fu un vero e proprio giusto e anche Israele ne ha lodato l'impresa riconoscendo i suoi meriti e tributandogli un posto tra i Giusti delle Nazioni allo Yad Vashem.

Sì, ma... e ora
«l’attività di corriere tra Firenze e Assisi attribuita da Ramati-Niccacci a Gino Bartali non è menzionata né nelle testimonianze degli organizzatori del soccorso fiorentino, né in suoi scritti privati o parole pubbliche; le pubblicazioni che la descrivono si basano in modo più o meno esplicito sul libro di Ramati-Niccacci»
E
«Ramati-Niccacci ha inventato quel ruolo di corriere di Bartali.»
Gli israeliani faranno come i francesi che hanno tolto i titoli ad Armstrong? 
Il problema è che qui si farebbe torto a un morto, Bartali, che in vita non si "vantò" (pare) di una cosa che, quasi sicuramente, non aveva fatto (e che la leggenda gli ha voluto attribuire perché era così plausibile e hollywoodiano²). E dunque? Fosse per me, anziché togliere un santino  dal memoriale dello Yad Vashem, ne aggiungerei un altro, magari facendolo un po' più vistoso per onorarlo ancor di più: quello di un fattorino di Bologna, un vero eroe riguardo alla falsificazione delle carte di identità per gli ebrei di Firenze e dintorni: Mario Finzi.
______________
¹Io, indeciso, ho aspettato Paolo Conte per decidere.
²A leggere Sarfatti e a pensare a tutte le lodi tributate a Bartali post-mortem mi sono sentito come dopo aver visto La vita e bella.


sabato 19 gennaio 2019

Lo sbadiglio della memoria

«"Io ho fatto questo" dice la mia memoria. "Io non posso aver fatto questo" dice il mio orgoglio e resta irremovibile. Alla fine - è la memoria ad arrendersi.» Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male.

«Quel che più mina l'essere umano non è infatti la dimenticanza di date, nomi, concatenamenti cronologici: è la perdita dell'attitudine a esprimere giudizi sugli eventi o, per esser più precisi, della consuetudine a pensare. È non saper più dire "sì sì-no no" davanti al tribunale della critica, anche quando la politica prescrive condotte prudenti o attendiste. Il pericolo non è l'ignoranza delle cronologie, ma quel peculiare oblio che si estrinseca nell'ignoranza militante del passato: passato che si fraziona, si diplomatizza, e si reinventa a seconda delle convenienze». Barbara Spinelli, Il sonno della memoria, Mondadori, Milano 2001

Vorrei prepararmi per le europee. Candidarmi. Ma non so come si fa. Forse ci vuole la carta da bollo per fare domanda presso l'anagrafe, la questura, la prefettura, il consiglio di stato; bisogna m'informi per bene, l'importante è che possa farlo come singolo individuo, non come partito, movimento, schieramento, gruppo; da solo, isolato, a rappresentare i miei interessi, un quinquennio di trasferte a Strasburgo e a Bruxelles gratis, anzi: pagato bene, vitto e alloggio compresi, non deve essere troppo sacrificio, non ho mai sentito alcun europarlamentare morto di fatica o burn out, anche Barbara Spinelli s'è rimessa in forma, ha smesso di scrivere editoriali sui massimi sistemi (o se lo faccia ancora, ahimè, non ho contezza); e poi, onestamente, se si autocandida Calenda, posso permettermela anch'io un'autocandidatura, tanto più che io non scriverei alcun manifesto, tutt'al più ricopierei per intero il Manifesto (di M&E) e farei io sì una Lista unica, con un unico nome, il mio, senza coinvolgere altri nei miei vaniloqui. In particolare: io non girerei per l'Italia a spese dello Stato a fare comizi e farmi baciare le mani. 

[continua]

giovedì 17 gennaio 2019

Canzonetta

La mia vita si disfa
come il gelo del cuore
a ricordare il tuo cuore
che batteva per me.

Ma siccome non sento
il tuo cuore da tanto
il mio cuore trapianto
nel ricordo di te.

Tu che avevi capito
quanto ero distante
una specie di aliante
che fuggiva da sé

Bevendo Martini
shakerati con ghiaccio
e si dava allo spaccio
manco fosse Baudelaire

Sorridevi leggendo
i miei quaderni stravolti
da endecasillabi sciolti
tutti scritti per te

Anche se parlavo di guerra
di Andreotti e di Craxi
delle corse sui taxi
troppo care ahimè

Tu sapevi che in fondo
l'argomento di sempre
era averti per sempre
attaccata su me

Come cozza che sta
attaccata allo scoglio.
Oggi quello che voglio
è capire perché

Insegnasti l'amore
a un allievo distratto
che studiò come un matto
ma all'esame bocciò

Perché ero distante
e bevevo Martini
e volevo [omissis]
soltanto da te?

Non credo ai ricordi
sono troppo bugiardi.
Vado a letto ch'è tardi
do retta un po’ a me.

Come potrebbe darsi un errore?

« Lei si comporta peggio di un bambino. Che cosa vuole mai? Vuol forse portare più rapidamente a conclusione il suo grande dannato processo mettendosi a discutere con noi custodi i documenti e il mandato di cattura? Noi siamo impiegati in sottordine, ci intendiamo poco di documenti personali e nella sua faccenda non abbiamo altro da fare che sorvegliare lei dieci ore al giorno, e perciò siamo pagati. Ecco che cosa siamo, ma non per questo siamo incapaci di intendere che le alte autorità dalle quali dipendiamo, prima di ordinare un siffatto arresto si informano molto esattamente intorno alle ragioni dell'arresto e alla persona dell'arrestato. Errori non ne avvengono. Le nostre autorità, per quanto le conosco, e ne conosco soltanto i gradi più bassi, non cercano già la colpa nella popolazione ma, come dice la legge, sono attirate dalla colpa e devono mandare noi a fare i custodi. Questa è la legge. Come potrebbe darsi un errore? ».

Franz Kafka, Il processo, (traduzione di Ervino Pocar).

lunedì 14 gennaio 2019

Chiacchiere e distintivo

Per chiarire la domanda di Domenico al mio precedente post:
«Sei favorevole a Battisti e vorresti non fosse stato catturato? Perché se ha ucciso più volte?»
No. Non sono favorevole a Battisti e tuttavia avrei voluto non fosse stato catturato e riportato in Italia¹ per le seguenti ragioni:


Avrei detto lo stesso se ci fossero con stati ad attenderlo, con lo stesso cipiglio e senso dello Stato (e senza l'uso illegittimo della divisa della polizia), gli ex ministri Minniti e Orlando (nondimeno, il linguaggio forcaiolo del ministro leghista favorisce assai più questa mia opinione).

Questo perché Cesare Battisti non era più un semplice terrorista omicida ricercato, ma un caprone espiatorio a cui mettere le mani addosso non tanto per rendere giustizia alle vittime, quanto per giustiziare un colpevole sul quale è stato fatto convergere un odio mediatico speciale che sta assorbendo un indefinito numero di ingiustizie alle quali lo Stato non può (o non vuole) porre rimedio.

Perché lo Stato, ogni tanto, deve toccare Caino (in caso di Stato democratico liberale: fotografare in manette circondato dalle forze dell'ordine mentre, senza scampo, l'imputato viene tradotto al mattatoio) perché un colpevole unanimemente indicato fa ritrovare unanimità. Da ieri la gente si sente più sicura, più tranquilla, più coesa perché la Bestia è in carcere, domata. 

Poi spiegatemi la sensatezza di sei mesi di isolamento a Oristano e quanto, in questi sei mesi, lo Stato e noi cittadini e le vittime stesse ci sentiremo risarciti (farà più comodo il condono fiscale). Fatti due conti: tra i costi del Falcon dell'Aeronautica a/r Italia-Bolivia e tutto il circo intorno, penso sarebbe convenuto comprarsi un carcere in Bolivia.

Ciò nondimeno: adesso che il pluriomicida stia in prigione! E ci starà. Ma la tortura è prevista dalla costituzione? No. Allora Cesare Battisti dovrà respirare, bere, mangiare, defecare, orinare, dormire (avere ogni tanto una polluzione notturna) o no? Potrà avere un taccuino? Potrà ricevere le visite di parenti, amici, legali? O avrà una specie di 41bis in minore (vergogna penale dello Stato di diritto italiano).
Chi sarà il primo parlamentare che avrà il coraggio di andare a trovarlo?

Con tutto questo, se qualcuno mi chiedesse: «Preferiresti andare a cena con Battisti o Salvini?», risponderei: «Con Salvini, almeno gli potrei sputare nel piatto».

_________
¹ Certamente avrei preferito che Battisti stesso, una volta che gli erano state precluse tutte le vie “legali” di fuga, si fosse consegnato direttamente alle autorità brasiliane; avrebbe fatto una miglior figura che, in un certo qual modo, avrebbe in parte riscattato la sua "legittima" latitanza (giacché due Stati sovrani, la Francia prima e il Brasile poi, gli avevano concesso il diritto di residenza. Forse pensava che Evo Morales si fosse mosso a compassione?) e, inoltre, ciò gli avrebbe permesso di scampare l'ergastolo e di ricevere dei benefici di pena.


sabato 12 gennaio 2019

Essere abbastanza

Ti aspettavo all'angolo del bar
con un discorso pronto bell'e fatto
col quale avrei voluto argomentare
perché e per come non ti amavo più.

Ma tu mi sorprendesti non appena
arrivasti con quell'aria come di una
che immaginava quello che le sarebbe
stato detto; e così, senza alcun riguardo,

fosti tu per prima a dirmi quello che
ti avrei detto io, se solo avessi mai parlato
per primo. Fu una questione di tempistica
e di gentilezza mia nel cederti la parola;

e di questo ho un gran rammarico
perché le parole mie dette dopo
sarebbero sembrate una ripicca,
la rivalsa di un uomo che dispera

per l'essere stato abbandonato.
Così mi stetti zitto e corrucciato
a fare finta che mi addolorava
sentirti dire che non mi amavi più.

In quel momento fui preso dalla falsa idea
che il senso di colpa t'avrebbe arrovellato
come un macigno che si porta a presso
a ricordarti di quello che eravamo

quando eravamo di noi innamorati.
Mi sbagliavo, perché il tuo coraggio
di dirmi basta non ci vediamo più
era alimentato da un amore nuovo

che offuscava in modo perentorio
l'amore che ci aveva attraversato.
Ma tu guarda che stronza, fu il non detto
che avrei dovuto dirti immantinente

mentre fingevo calma e indifferenza
la stessa con la quale avrei dovuto
dirti io per primo che non ti amavo più.
Invece adesso il non amore era spinto

ai margini dalla rabbia e dalla voglia
di scoparti ancora un'altra volta
prima che tu partissi via lontana
con quel mezzo sorriso di commiserazione.

Non so se fu la tua compassione
o la remissione del debito che avevo
maturato a sapere che un altro
aveva preso il mio posto nel tuo cuore.

In quell'attimo non mi importava altro
che sentire la tua bocca sul mio sesso
consapevole che sarebbe stata l'ultima
volta chiudevo gli occhi per impedire il pianto.

Era freddo in quella centoventisette
sebbene, abbracciati stretti, non lo sentivamo.
Io ti chiesi che ne sarà di me senza di te.
Mi rispondesti che sarei stato abbastanza.

martedì 8 gennaio 2019

Astenersi perditempo o sognatori

[*]

Magari, un domani, il praticante abilitato (non perditempo o sognatore) potrebbe persino presentare domanda per fare il presidente del consiglio.

P.S.
Secondo voi, un Conte che si atteggia a Barone è da considerarsi perditempo o sognatore?



lunedì 7 gennaio 2019

A Trieste c'è la Bora

Guai a pisciare controvento.

via

Vedremo se gli sarà notificata la contravvenzione a questo miserabile mentecatto.

Epperò, c'è anche da comprenderlo, il coglione: non poteva mica buttare la coperta nei cassonetti di raccolta del tessile usato, giacché gli indumenti ancora usabili, le varie Misericordie o Croci Azzurre, Rosse o Bianche che se ne occupano, li donano agli indigenti e, con un pizzico di fortuna, il signor Mesej Mihaj l'avrebbe potuta ritrovare e riprendere, magari anche lavata con Perlana.

P.S.
Duole dirlo, ma probabilmente fosse stato assessore a Roma, non avrebbe avuto questo formidabile contrappasso.

sabato 5 gennaio 2019

La Posta in gioco

A conclusione di un articolo pubblicato da Jacobin Italia sull'accordo tra Poste e Amazon, si legge.

«Se potrebbe sembrare utopistico invocare la nazionalizzazione di Amazon, lo stesso non può dirsi della possibilità di sottrarre al gigante dell’e-commerce la capacità di generare e accumulare profitti sullo sfruttamento della filiera logistica. Un passaggio che impone un rovesciamento del punto di vista, riconoscendo una verità quasi ovvia: non sono i lavoratori e le lavoratrici del servizio postale né le infrastrutture del nostro paese ad avere bisogno di Amazon, ma è Amazon che ha bisogno di assumere la proprietà e il controllo di un settore nevralgico della struttura produttiva italiana per incrementare i propri profitti. Squarciando il velo di Maya che separa la narrazione dei vincitori dalla realtà si torna alla durezza di un rapporto di forza, in cui la posta in gioco torna a essere quella di sempre: il potere su chi, come e cosa si produce.» Marta Fana e Simone Fana

«Il potere su chi, come e cosa si produce»

1. Il potere su chi produce.

Il potere di chi su chi.

Il potere statale sui produttori? Tipo - per essere stringenti - la Cina?

E voi, bella gente di Sinistra, vorreste in Italia e in Europa un capitalismo controllato dallo Stato come quello cinese per avere, anziché dei rontinculo alla Bezos («l'uomo più ricco del mondo»!), delle canaglie testedicazzo tutte ordine e disciplina come i dirigenti di partito cinesi?

2. Il potere su come si produce.

Come si produce? Seguendo le cosiddette Leggi del Mercato che il sistema economico e produttivo capitalistico impone. Leggi non scritte, o scritte un po' come cazzo vogliono i padroni, convengo, epperò, a parte qualche microscopica economia di prossimità in culo al mondo, tutti i produttori, compresi gli Stati, seguono tali leggi (sebbene gli Stati possano più facilmente agire in regime di monopolio), leggi che sono informate da una sola logica: quella del valore. E qui che nasce il problema dei problemi: la logica del valore non ha altro dio che se stessa: la produzione deve avere un ritorno in valore maggiore di quello impiegato per produrla altrimenti non sta in piedi. Stop. E questo vale per Amazon, per le Poste e per l'agricoltore biologico della Val Trebbia (al quale, se va male, almeno può tentare una vita da Robinson).
E sebbene questa logica del valore sia la causa della desertificazione (o della alluvione) del pianeta, ancora - e soprattutto a Sinistra - non vi è un'autentica riflessione su come uscirne prima che sia troppo tardi (è già troppo tardi). Peggio, si crede ancora che il problema sia come distribuire meglio gli utili - ed è chiaro che i Jeff Bezos scandalizzino, mentre mille dirigenti testedicazzo di partito comunista (!) cinese molto meno, perché il problema è chi e come si mettono le mani sul plusvalore (ai tempi dei gloriosi trent'anni del dopoguerra c'era un po' più di ripartizione, convengo. Ma se c'era è perché in quegli anni colava parecchio grasso in eccesso dalle porchette infilzate della produzione).

3. Il potere su cosa si produce.

Cosa si produce? Generalmente, merda. Però anche merda buona. Per esempio: io su Amazon ho comprato e compro anche roba buona. Meglio su Tannico, epperò come cazzo faccio a spendere 199€ per te, bella fica?
A parte: Amazon è un recettore e, quindi, venditore della tanta disparata roba che viene prodotta in ogni dove (per lo più in Cina). E lo fa online. E io ho sempre amato comprare per corrispondenza (anche quando ero bambino, per finire l'album Panini, facevo un vaglia postale per farmi mandare le figurine che mi mancavano anziché continuare a comprar doppioni) e, finora, nessun altro come Amazon mi ha fatto sentire - anche con du' spicci - un Signor Cliente (capirai che soddisfazioni: ma vedi di andare in un ufficio postale il sabato mattina e trovarti la fila e l'impiegata sfavata che tenta di vendere la Sim postemobile a un pensionato e poi mi dici).

Ma per ritornare al punto. ‘Cosa’ si produce lo stabilisce sempre la suddetta logica del Valore. E non vi annoierò a dirvi che cosa sia più redditizio produrre e cosa meno, perché il discorso andrebbe a finire sulla carta igienica (lo stupore che ancora la carta igienica non sia considerata patrimonio dell'umanità e quindi prodotta gratis e senza generare utili e consumo di forza lavoro eccessivo - i turni da otto ore anche di notte nelle cartiere compresa la domenica! - in tutto il globo).
Fare un quadro generale su cosa convenga produrre per stare tutti bene un po' senza faticare troppo e goderne, una vita da piccoli Jeff Bezos in minore (i membri del Comintern mi mettono tanta tristezza addosso che urlo).

Ecco una seria piattaforma programmatica per il 2019.

Ma potrebbe andare bene come analisi per un partito di Sinistra, chessò, a un Potere a stocazzo di Popolo?

Nutro dubbi. Telefonatemi.

giovedì 3 gennaio 2019

Tristi lingerie

Ho visto un tratto della sfilata delle Victoria's Secret per capire se il canone della bellezza femminile esposta sulle passerelle fosse cambiato e invece si è solo esasperato, in altitudine e in piattitudine, nel senso che le supermodelle sono tutte più alte e più piatte, anche le tette più pronunciate sembrano ammennicoli muti, e niente smuove i testicoli, anzi: quelle bocche smisuratamente larghe e ridenti con tutti i denti idealstandard in sovraesposizione, mi hanno fottuto addosso un senso indefinito di tristezza superiore persino a quello provato a sentire il premier Conte leggere una poesia.

Non che sia cambiato granché in fatto di gusti. Neanche lo standard supermodellistico dei tempi andati determinava grande eccitazione. Forse il neo della Crawford, forse. O l'aria sfavata della Moss (mica tanto). 

Bell'argomento per iniziare il nuovo anno, vero? In verità, avrei voluto anche scrivere due parole su quanto sia palloso, quasi più di una partita di calcio, il Cirque du Soleil.

O di quanto, della decina di episodi visti della serie Black Mirror (invero fatta bene), Bandersnacht sia stato l'unico che mi ha fatto addormentare, nonostante le opzioni di fai questo fai quello buttati dalla terrazza e stop.

O di quanto sia insulso Giovanni Floris (parlo dei migliori).

«E non si dica che non impiatto». Giorgione.

Va beh, il primo post è andato. Non volevo dirvi che ho ripreso a leggere l'Ulisse.





lunedì 31 dicembre 2018

Miss Italia 2018

Di seguito, volentieri ricopio la più bella poesia che ho letto quest'anno.

La luce sulle tempie

Che strano sorriso
vive per esserci e non per avere ragione
in questa piazza
chi confida e chi consola di colpo tacciono
è giugno, in pieno sole, l'abbraccio nasce
non domani, subito

il pomeriggio, i riflessi
sui tavoli del ristorante non danno spiegazioni
vicino alle unghie rosse
coincidono con le frasi
questa è la carezza

che dimentica e dedica
mentre guarda dentro la tazzina le gocce
rimaste e pensa al tempo
e alla sua unica parola d'amore: “adesso”.

Milo De Angelis, Somiglianze (1976), in Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2017

In attesa del Discorso all'umanità

Alcuni anni fa, molti anni fa, quando Sky si chiamava Tele +, il 31 dicembre Beppe Grillo faceva il controcanto al discorso a reti unificate del Presidente della Repubblica (qui un esempio).
Erano discorsi critici, spiazzanti, che di comico avevano soltanto il tono, perché i contenuti erano di forte critica politica e sociale, con una netta marcatura ambientalista.

Col piattume bipolare intorno e la sinistra da anni già dissolta nel calderone del compromesso, il solo sentire quei discorsi faceva voglia di fondare un partito, un movimento e di parteciparvi.

Anni dopo, alla luce del suo capolavoro - dare luogo a un movimento che riuscisse nell'impresa di governare il Paese - Beppe Grillo domani sera sarà abbastanza onesto di gridare vaffanculo a sé stesso?

sabato 29 dicembre 2018

Una partita

Un signore sui trentasette vide una partita. Lei aveva perso il treno a causa di un ritardo, mancata coincidenza. I controllori di accesso ai binari le credettero e le dettero, cortesemente, una pillola del giorno dopo. Lei annuì, accomodandosi in prima classe, gentilmente offerta dalla ditta. E partì. Anzi: partirono.

Durante il viaggio, soffice e silenzioso, il signore sui trentasette aprì il suo laptop, lo appoggiò sul tavolino di marmo finto e si mise a digitare lettere, numeri e varia punteggiatura sulla tastiera. Lei si sporse. Fortunatamente i finestrini erano chiusi. Lei si piegò e vide di rinterzo una pagina bianca punteggiata di caratteri Georgia on my mind. Curiosa, gli sorrise. Benché ipovedente, lui se ne accorse dal rumore delle sue labbra consistenti e dallo sfrigolio dei canini che si districarono dalla contrizione. 

«Che cosa sta scrivendo» gli chiese senza tanti riguardi. E infatti l'aveva guardato solo una volta. 
«Un articolo di cronaca sportiva». 
«Anch'io sono una sportiva, sa?». 
«Non dubitavo», rispose lui, con tono sornione «ho visto da come si piegava». 
Lei non diventò rossa perché non colse al volo la patente allusione. 
«E che cosa racconta la cronaca?» riprese lei, dopo l'ingenua digressione personale. 
«Di una partita». 
«Di me che sono partita?. 
«Non capisco, scusi: cosa c'entra lei?». 
«Io sono partita»
«D'accordo, ma non sto parlando di lei nell'articolo».
«Dice così perché gli piaccio».
«No, guardi: sono omosessuale».
«Non significa nulla: anche gli omosessuali possono avere inclinazioni per l'altro sesso».
«È lei che si è piegata».
«Lei è un maleducato, scortese, leggermente stronzo».
«La ringrazio per il leggermente».
«La finisca».

E lui la finì. Si tacque e continuò a scrivere l'articolo senza manifestare alcun turbamento per la presenza di lei, la partita, verso chissà dove, per ritrovare chissà chi.

giovedì 27 dicembre 2018

Povera Nutella

Povera Nutella. Anche se non ti mangio perché mangiandoti soffro uno strano, immediato fastidio ai denti, non ho niente contro di te, non penso che tu sia una sciagura dietetica, ma una geniale invenzione dell'industria alimentare italiana, l'unica ad aver avuto una così ampia diffusione internazionale. E dico anche che, nel gioco dello sfruttamento capitalistico, la magnanimità padronale dei Ferrero è encomiabile, anche e soprattutto in rapporto a tanti altri capitalisti con le pezze al culo e il braccino corto che non hanno riguardo alcuno dei lavoratori e del territorio ove sono ubicate le loro aziende.

Povera Nutella, anni di gloriosa presenza sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, anni di sottocosto e conseguenti assalti alla baionetta dei consumatori, anni di marketing e pubblicità e poi, bastano pochi istanti e un noto influenzer con la barbetta perineale, che si fa un selfie addentandoti spalmata su una fetta di pane per dire che lui ti mangia a colazione, rischia di arrecarti un danno di immagine molto più che se avessi avuto un diniego della Food and Drug Amministration o il boicottaggio di quegli sciovinisti dei francesi che invidiano tanto il tuo successo.

Povera Nutella, cosa potresti fare per riprenderti dallo shock? Quali consumatori potresti ingaggiare per contrappasso all'outing del ministro dell'interno? La risposta è facile. Pensando ai tuoi ingredienti, in particolare all'olio di palma e alle piantagioni da cui è estratto, sarebbe opportuno fotografare i coltivatori diretti di quei luoghi tropicali che al mattino, prima di andare al lavoro, si fanno anche loro un selfie addentando una fetta di pane con te spalmata sopra. Sempre che non abbiano i denti cariati.