lunedì 22 settembre 2014

Gli arrovesciati

«Ben presto ebbi a provare, sia fisicamente che moralmente, le tristi conseguenze della normale condotta di vita tentata per un certo periodo; decisi perciò di iniziare ancora una volta, e prima che fosse troppo tardi, una vita irragionevole. Ora guardo il mondo con quegli occhi velati che aiutano non solo a superare la realtà del male terreno, ma ai quali io devo di tanto in tanto anche un'esagerata rappresentazione delle possibili gioie della vita. Il sano principio di una vita a rovescio in un mondo che funziona a rovescio si è dimostrato valido sotto ogni aspetto.»

Karl Kraus, Elogio della vita a rovescio, da «Die Fackel», nr. 257-258, 19 giugno 1908, in Id., Studio Tesi, Pordenone 1988.

È difficile, ma è indubbiamente vantaggioso condurre una vita a rovescio in un mondo che funziona a rovescio. Stesso discorso vale dicendo che, in un mondo di squilibri, è vantaggioso vivere da squilibrati. Tutta una questione di adattamento o di mera sopravvivenza. L'importante è guardare 
«il mondo con quegli occhi velati che aiutano non solo a superare la realtà del male terreno, ma ai quali [dobbiamo] di tanto in tanto anche un'esagerata rappresentazione delle possibili gioie della vita».

E abbandonarsi al disincanto. 

domenica 21 settembre 2014

Il fiuto di Michele Serra


«Tocca dunque al primo console Renzi Matteo fare il passo definitivo, seppellendo i pochi lacerti di quel passato.» Olympe de Gouges.


Michele Lacerto Serra, da quel volpone che è, per scampare al secondo tentativo di sepoltura (ricordate il suo addio all'Unità?), ha già scelto, da tempo, da che parte stare: la parte del primo console, beninteso, che ben si adatta alla condizione sociale di un alto borghese che scrive libri da diporto e ha la passione per la campagna e per i profumi.
«Bisognerebbe, tra le macerie, ripensare daccapo a diritti, doveri e tutele. Ma per farlo ognuno dovrebbe rinunciare a qualcosa». 
Sentiamo Serra: lei a cosa rinuncerebbe? Io credo a poco.
Le varie rinunce da lei proposte (al sindacato, ai datori di lavoro e alla politica) sono dello stesso tenore di quelle che propongono Renzi e lo staff di giuslavoristi postmoderni impegnati a scrivere la riforma. Quello che cambia, però, è che lei, esimio Serra, tira in ballo il concetto di lotta di classe per stemperarne la valenza, per ricondurlo all'ambito del politicamente corretto, ovvero diluendolo con acqua al profumo di lavanda.

Mi permetta Serra: ficchi il suo naso raffinato nel buco del culo del proletariato (nelle sue varie declinazioni: dal cassintegrato al precario, dal pensionato con la minima al salariato da 1200 euro al mese e vitto, fitto e il resto da pagare) per verificare se «la visione di classe [è] resa impossibile dalla trasformazione delle classi».

La visione di classe è resa impossibile anche da imposture come la sua odierna, dove si mettono sullo stesso piano sfruttati e sfruttatori. Il capitale finanziario, di cui lei parla, non è altro che la risultante della spremitura a freddo e a caldo della forza lavoro da parte del capitale. Forse lei Serra si è dimenticato, o non ha mai saputo, come si forma il plusvalore?

Sa una cosa Serra? L'uso dell'aggettivo maramaldesco mi ha rivelato questo: la distanza lessicale e politica tra lei e il suo opposto, Giuliano Ferrara, è praticamente ridotta allo spessore di una spiga di spigo. L' Amaca di oggi potrebbe essere legata a due editoriali de Il Foglio, non c'è dubbio; e ci starebbe sospesa tanto bene che l'Elefantino potrebbe adagiarvisi per una siesta.
Fossi lei comincerei a preoccuparmi un po' di tale convergenza, perché colui che sarà seduto sulla riva dell'onestà intellettuale in attesa del cadavere del disonesto, non sarebbe lei, ma Ferrara; il Giuliano Ferrara che da quasi trent'anni è un anticomunista indefesso. Il Giuliano Ferrara che parlò - non mi ricordo se sin da subito - dell'obbligo, per un ex-comunista, di diventare anti-comunista. Ah, già: il Pci al quale era iscritto lei era da tempo comunista all'acqua di rose.

sabato 20 settembre 2014

Gulp! Draghi in TV

Avrete visto: la prima asta di euro a costo zeuro (0,15%) proposta da Mister Draghi alle banche per combattere la stagnazione e rilanciare, quindi, l'economia, è stata un mezzo flop. Sob. Sciaf. Zok. Gulp.



Draghi e i tecnocrati della BCE avevano in mente che le banche avrebbero preso tutti i quattrini previsti dalla prima asta, e invece non è andata così, forse perché le condizioni che le banche devono rispettare per averli, ossia girarli in prestito alle famiglie e alle imprese, (e guadagnarci un po', certamente), ma non prenderli per ripianare debiti o comprarci bot, btp, bond, o cazz'altro - sono condizioni che non piacciono tanto alle banche. Perché? Perché sicuramente le banche hanno constatato che la domanda di finanziamento o prestito da parte delle imprese e o delle famiglie è assai limitata. Quindi perché io banca dovrei prendere dei soldi che poi tanto non riesco a piazzare? Per riempirmi le casseforti di carta colorata con i simboli di Eurolandia?


***


Giorni fa la banca dove ho il c/c mi ha mandato una pubblicità per convincermi a comprare un prestito personale.


Se notate, anche da sbiadito si legge che se prendo in prestito oggi diecimila euro, dovrei rendere in 84 rate da 160,74 €, un totale di 13.657,01 €.

Di contro, se la banca in oggetto prendesse 10 milioni di euro in prestito dalla BCE da restituire in 7 anni allo 0,15% di interesse, quale sarebbe l'importo totale effettivo che essa dovrebbe corrispondere?

Seguendo questa formula (che non so quanto sia corretta, in quanto non tiene conto del diminuire graduale del monte-capitale preso a prestito)
(Interessi = (Capitale X Giorni X Tasso) / 36500)
ho rilevato che la banca dovrebbe restituire un totale di 10.105.000 €.

Quindi, per esempio, su 10.000 € ne restituirebbe, in 7 anni, 10.105 €.

Non aggiungo altro perché, prima di bestemmiare, vorrei che qualche lettore illuminato dica se i miei calcoli sono corretti.

Nell'attesa, propongo un esperimento a Mister Draghi: perché non presta a me una decina di milioni di euro allo 0,15%? Gli garantisco che, nel mio piccolo, farò girare l'economia, eccome se la farò girare. 

venerdì 19 settembre 2014

Poveri sensi

Il big bang dovette produrre
un rombo spaventoso
e anche inaudito perché non esistevano orecchie.
Queste giunsero solo
dopo molti millenni.
Verità indiscutibile
che ci riempie di letizia
fatta eccezione per te mia capinera
che avevi stretto col tempo
un patto di inimicizia
e l'hai rispettato perché forse
ne valeva la pena - chi può dirlo?

Eugenio Montale, Altri versi,


Non esistevano orecchie. Adesso esistono. Quante cazzate devono ascoltare.
Fossero solo loro a patire l'inaudito. E invece, da tempo, tutti i sensi sono coinvolti a percepire rombi, schiaffi, cloache a cielo aperto, la diffusione costante e inesorabile del brutto e dell'insulso. 
Poveri sensi vilipesi, finestre coi vetri rotti dove tutto passa, pioggia, vento e anche il tanfo della supercontrorivoluzione. 

Che cazzo ti sei scoppiato a fare, universo; tutto chiuso dentro te dovevi restare, credimi.

giovedì 18 settembre 2014

Une magnifique volée


Purtroppo a tennis ero meno bravo.

Wikicaz

 «...they have the ability see every website you visit, every text message you send, every call you make, every ticket you purchase, every donation you make, and every book you order online. From “I’m headed to church” to “I hate my boss” to “She’s in the hospital,” the GCSB is there. Your words are intercepted, stored, and analyzed by algorithms long before they’re ever read by your intended recipient.» (via)

Anche se diventa giorno dopo giorno sempre più complicato, si potrebbe vivere senza internet? - questo mi chiedo, per sfuggire al controllo, perché qui pare che prima o poi tutto sarà giudicato e niente sarà perdonato, nemmeno il modo in cui scegliere di masturbarsi, peggio di un dio islamico o cattolico o ebraico oltranzista sta diventando questo coso qui.
Ma fuggire dove, a vivere che, quale tipo di esistenza condurre senza internet, senza cioè un luogo in cui, anche se in modo complicato, si possono trovare spazi liberi di conoscenza e di espressione che alcun altro media offre, non certo con questa ampiezza e possibilità di interagirvi, per esempio mandando in giro i propri messaggi in bottiglia nel mare della rete (vano esercizio, a tratti corroborante).

Capisci perché poi un genio come Assange sia sfinito, perché vede nel profondo quello che si prefigura, la realizzazione di un sistema totalitario globale a cui liberamente ci si connette, consegnando i propri effetti personali, virtù e debolezze comprese.

E vabbè, da tempo chi comanda sa benissimo che hanno a che fare con gente facile da plagiare, sono state sufficienti le televisioni, internet è solo un modo più sofisticato e intelligente per guidare la massa nella direzione voluta. Hanno aumentato soltanto la potenza del telecomando.

Al punto limite delle parole

«Un pensiero vive veramente soltanto finché non è giunto al punto limite delle parole: ivi si pietrifica, è quindi morto, ma indistruttibile, simile agli animali e alle piante fossili dei tempi preistorici. La sua vera vita momentanea si può anche paragonare a quella del cristallo nell'attimo della cristallizzazione.
Appena, cioè, ha trovato parole, il nostro pensiero non è più intimo, né serio nel più profondo della sua essenza. Quando il pensiero comincia a esistere per gli altri, cessa di vivere in noi; come il bambino si stacca dalla madre quando inizia la propria esistenza. Anche il poeta, del resto, dice:
Non confondetemi col contraddire! Basta parlare, e si comincia a sbagliare”. (Goethe)».
Arthur Schopenhauer, Sul mestiere dello scrittore e sullo stile, Adelphi, Milano 1993.

Buonasera signor Arturo, credo che lei abbia torto: a mio avviso, infatti, quando un pensiero trova le parole trova se stesso. Esce da noi, il pensiero, è vero, è come un bambino che si stacca dalla madre e inizia la propria esistenza. Ma questo non significa che esso smetta di vivere per noi; il pensiero si manifesta non solo agli altri, ma altresì a colui che lo ha espresso. E, sovente, non c'è peggiore giudice di colui che ha formulato i suoi pensieri in forma di parola, volano spesso condanne a morte senza appello né domanda di grazia.
Quando un pensiero diventa parola, diventa un atto sociale, pensiero che va in cerca di una comunità che lo accoglie o lo respinge, lo diffonde o lo nasconde. Atti sociali, appunto, che eventualmente si pietrificheranno se troveranno, nel tempo, le condizioni giuste per essere diffusi in uno spazio che trascenda i limiti della contingenza. Il fatto è che il processo di fossilizzazione è un fenomeno lento, lentissimo, all'arbitrio del caso. Mentre i pensieri che restano in circolo e rimbalzano nella mente degli uomini, non è mai un caso se sono proprio quelli e non altri.
Ora mi fermo perché mi confondo e mi contraddico. Su calco del poeta, dico: basta parlare quando si comincia a sbadigliare.

martedì 16 settembre 2014

Per quale scopo esisti?

Tramite il saltuario Bimbo d'argilla sumero, vengo a sapere di questo conflitto di diritti cha anima il civile Belgio.
Uno stupratore conclamato (e condannato) chiede l'eutanasia, con ciò tuttavia sfuggendo, tramite la dolce morte, alla pesante condanna (rieducativa) comminata, sostenendo, egli, che niente lo potrà rieducare, sarà sempre tormentato dal pungolo allo stupro, quindi, chiede, "Voglio morire, così non farò più male ad alcuno".
Per aiutare i giudicanti belgi, suggerisco: invece di concedergli l'eutanasia, perché non proporre al carcerato di diventare eunuco?

«Ogni singolo essere esiste per uno scopo: il cavallo, la vite... Perché ti stupisci? Anche il sole dirà: "Esisto per un determinato compito", e così pure gli altri dèi. E tu, allora, per quale scopo esisti? Per godere? Vedi tu se il concetto sia ammissibile», Marco Aurelio, A se stesso, Edizione Garzanti, libro VIII, paragrafo XIX.

Coda di pensiero

Violante: participio presente del verbo violare.

lunedì 15 settembre 2014

Pensavo a Violante

Pensavo a Violante, bestemmio. Eppure è un brav'uomo, mite, appassionato di politica, attento alle ragioni degli altri, soprattutto di quei giovani che, tanto tempo fa, scelsero la parte sbagliata perché pensavano fosse quella giusta, la parte delle testedicazzo, ricordate, l'onore, la gloria, x mas, x pus.
Pensavo a Violante, questa volta la Placido che - ho visto uno spot su Sky - interpreta Moana in uno scenaggiato dedicato alla pornostar. Non credo meriti una sega, in senso proprio. 
Pensavo a Violante uno a Violante due, Violante Abat-Jour "c'è da portarsi in via Scabbia, c'è un'infezione". 
Pensavo a Violante, uomo delle istituzioni, equilibrato, sa dosare al meglio i propri  interventi, come i Geberit: scarica, pulisce ma non disinfetta, non tira via lo sporco ostinato. Il prodotto più indicato per una carica di prestigio come quella al CSM.
Pensavo a Violante e poi, all'improvviso, non ci penso più. 

Libertà intellettuale relativa

«Non bisogna tuttavia dimenticare che questo atteggiamento dipende strettamente dalla situazione economico-sociale degli scrittori tedeschi. La povertà e la piccineria delle condizioni tedesche rendono estremamente difficile l'esistenza indipendente degli scrittori. Anche per essi, come per gli intellettuali piccolo-borghesi in generale, la base economica è data dai posti subalterni della burocrazia statale. Ne consegue non soltanto la dipendenza materiale, ma nella maggior parte dei casi anche una limitazione degli orizzonti. E se con l'andar del tempo si sviluppa in alcune corti un certo mecenatismo, i suoi effetti “liberatori” non dovrebbero essere sopravvalutati. In parte esso comporta uno spaventoso sfruttamento delle forze migliori per miseri lavori burocratici (Herder a Weimar), e in parte si tratta, là dove la situazione è relativamente migliore, di casi eccezionali. E gli scrittori che, nonostante questa dipendenza, hanno tentato di esprimere le loro opinioni con una relativa libertà, dovettero per lo più espiare con una lunga prigionia nelle carceri dei principi».


György Lukács, Breve storia della letteratura tedesca, Einaudi, Torino 1956 (traduzione di Cesare Cases)

Quanto di ciò che Lukács scriveva sull'illuminismo tedesco può essere riferito allo stato degli intellettuali (di cartello) italiani? Molto, ma con una differenza fondamentale che provo a riformulare così: La povertà e la piccineria delle condizioni italiane rendono estremamente facile l'esistenza dipendente degli scrittori. Anche per essi, come per gli intellettuali piccolo-borghesi in generale, la base economica è data dai posti di rilievo della burocrazia statale e dell'industria culturale e/o di intrattenimento. Ne consegue non soltanto la dipendenza materiale, ma nella maggior parte dei casi anche una limitazione degli orizzonti.

E con gli orizzonti limitati, agli intellettuali resta solo l'auspicio delle riforme. La riforma del titolo quinto della Costituzione: tanta roba da espiare di per sé.

domenica 14 settembre 2014

Che vergogna


Ogni tanto la mente ripesca dal suo mar Caspio questa canzone e la voce mia, altamente stonata, osa pronunciarla a bassa voce, in perfetta solitudine mattutina, magari non guidando come oggi, bensì preparando una veloce bolognese, con la cipolla che giustifica persino le lacrime, che vergogna.

Lo so del mondo e anche del resto
Lo so che tutto va in rovina
Ma di mattina
Quando la gente dorme
Col suo normale malumore
Mi può bastare un niente 
Forse un piccolo bagliore
Un'aria già vissuta
Un paesaggio, che ne so...

Oddio, mi si attacca il soffritto

E sto bene, proprio ora, proprio qui

Cosa significa stare bene? 

Non stare male e vergognarsene un po'.

Perché vergognarsene?

Perché ci sono molti che non stanno bene.

E ti senti in colpa del dolore del mondo?

No, è solo perché, al netto delle disgrazie e delle sventure dovute al caso, mi sento a disagio nei confronti del male dettato dalla malintesa necessità, giacché credo che in essa vi sia un campo d'azione nel quale noi umani potremmo fare qualcosa per diminuire la quantità di male (inteso come ingiustizia, disuguaglianza, mancanza di libertà) diffuso nello spazio tempo in cui viviamo.

Fare qualcosa? Che cosa?

Una logica rivoluzione.

Ti serve uno psicoanalista a te, un lacaniano.

Ho i polpacci troppo magri 

Portagli la bolognese come parcella.

sabato 13 settembre 2014

Come nella matrice che gli è propria

CANONICO Monsignore desidera soltanto che vostra eccellenza avverta il Tribunale della Monarchia della sua incompetenza ad annullare provvedimenti di scomunica, quali che siano le ragioni che hanno provocato i provvedimenti.

VICERÈ E nient'altro?

CANONICO E, conseguentemente, che vostra eccellenza dichiari nulla la sentenza del Tribunale che annulla la scomunica fulminata da Monsignor Tedeschi sugli acatapani Giambattista Tesorero e Giacomo Cristò.

VICERÈ (quasi cantilenando) Che io dichiari nulla la sentenza che annulla... (cambiando tono) E poiché sarà poi nulla la mia dichiarazione che annulla, avremo un tale groviglio di nullità dentro il quale monsignor Tedeschi, non ne dubito, si troverà benissimo, come nella matrice che gli è propria; ma io no, ve lo assicuro...


Leonardo Sciascia, Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D., Einaudi, Torino 1969

venerdì 12 settembre 2014

Cela est assez sot

«Pourquoi écrire ces pages? – À quoi sont-elles bonnes? Qu'en sçais-je moi-même? Cela est assez sot, à mon gré, d'aller demander aux hommes le motif de leurs actions et de leurs écrits.» Gustave Flaubert, Mémoires d'un fou, 1838.

- Buonasera uomo, perché scrivi?

- Oh no, Dio, Suprema Intelligenza, ti prego...
- Come fai a dire che sono intelligente?
- Perché non avrei mai creduto che...
- Fossi uno stupido?
- Tu l'hai detto, io non avrei mai osato, non oserei mai...
- E perché? La stupidità è uno dei tanti attributi divini.
- Non è possibile.
- E invece. Guarda lo sviluppo della cosiddetta creazione a cui voi umani - o perlomeno, la maggior parte di voi - date un fine; magari anche pretedeterminato.
- Eppure io vi scorgo uno sforzo che, dalle prime forme di vita elementare ha portato allo sviluppo della complessità e alla nascita del pensiero razionale.
- E tu pensi (o credi) che questo sia un approdo e quindi la manifestazione certa di un'intelligenza divina in azione?
- No, grazie. Ho capito. È molto intelligente, Dio, chiederti il motivo delle tue azioni e, soprattutto, dei tuoi scritti.

- I miei scritti? Bada che a quei tempi non facevo l'editore.
- Buonanotte Signore
- Bonne nuit, con. 


giovedì 11 settembre 2014

Lo avrebbe riconosciuto ovunque

Frederick Seidel at home in New York, 2009

AMERICAN

My face had been sliced off
And lay there on the ground like a washcloth
With my testicles and penis
Next to it.

The car had Wyoming plates.
I'd been to Colorado but not Wyoming,
Which I gather is beautiful.
The other one I hadn't seen was Utah.

Someone had carefully cut under it and lifted it off,
I suppose to obliterate the identity,
Except had left it out in the open.
It looked like a latex glove but also someone's face.

She told me she had always loved me.
I was the happy ending of a fairy tale.
She would recognize my penis anywhere,
Even on the ground.

Frederick Seidel, Poems 1959-2009, Farrar, Straus and Giroux, N.Y. 2013. Compratelo con un click mi raccomando.

Una mano sul peto

Ansiolin
Ogni essere umano ha caratteristiche sue proprie, e tuttavia non credevo che i tre sopra avessero il cuore in tre posti diversi. Che Michelle lo abbia più in alto non mi stupisce: è specifico delle donne avere il cuore più vicino al cervello. Neanche Biden mi sorprende: tiene la mano alla stessa altezza del taschino interno dove, solitamente, si tiene il portafoglio. Obama invece si tiene sul cuore non il palmo, bensì i polpastrelli, parti della mano più ricche di terminazioni nervose, come se egli avesse bisogno di un sovrappiù di sensibilità per ritrovare il suo cuore perduto. 

Non saprei dire quando sia nata, forse è sempre stata in uso, ma l'abitudine di mettersi una mano sul petto quando suona l'inno nazionale è un pessimo rituale, quale che sia la nazione, anche quella che, attualmente, si sente incaricata di guidare il mondo per il proprio tornaconto.

A mio avviso, tale rituale avrebbe ragione d'essere se fosse suonato l'inno della Terra: ogni popolo accorda il suo cuore a quello del pianeta. Bello, no? Forse sì, ma pare irrealizzabile. Quindi, per il momento, nello spazio di qualche decennio, mi accontenterei che, durante l'inno della propria nazione, gli umani la mano, anziché sul cuore, se la mettessero altrove. 
Proprio lì, sì.

mercoledì 10 settembre 2014

Come ogni merce, il denaro

«La forma di equivalente d'una merce non implica la determinazione quantitativa della sua grandezza di valore. Se si sa che l'oro è denaro, e quindi è immediatamente scambiabile con tutte le altre merci, non perciò si sa quanto valgono, per esempio, dieci libbre d’oro. Come ogni merce, il denaro può esprimere la propria grandezza di valore solo relativamente, in altre merci. II suo proprio valore è determinato dal tempo di lavoro richiesto per la sua produzione e si esprime nelle quantità di ogni altra merce nella quale si è coagulato altrettanto tempo di lavoro. Questa fissazione della sua grandezza relativa di valore ha luogo alla sua fonte di produzione nel traffico immediato di scambio. Appena entra in circolazione come denaro, il suo valore è già dato.»

Karl Marx, Il Capitale, Libro I, cap. 2 Il processo di scambio

Economia non è medicina per cui posso azzardarmi, senza pretesa di miracoli, a fare il Vanoni (anche se, in verità, il sistema politico economico che domina il mondo è guidato dai Vanoni) e dire: la ripetuta, para salvifica, operazione contabile di Mister Draghi di abbassare il costo del denaro è un bluff, l'ennesimo. Il mercato è saturo di merce, compresa la merce denaro.
Gli stregoni della finanza mondiale coltivano da sempre l'illusione – prestigiatori del cazzo che segano realmente in due le vite altrui – che il denaro sia una merce avente proprietà di autoalimentarsi. Tuttavia, quando una cosa materiale diventa segno (rappresentazione generale del valore), tale trasformazione di stato non implica un infinito autoriprodursi, cosa che sarebbe come pretendere, per esempio, di far bollire e quindi evaporare, dell'acqua contenuta in una pentola, il doppio del suo contenuto. Il valore del denaro non può incrementare smettendo completamente di riferirsi a ciò che gli conferisce valore, la merce, i prodotti in cui è coagulato il lavoro umano.

Giorno di pioggia, oggi, da mane a sera. Mi chiedo: quando la nuvola di denaro creata a buon mercato precipiterà a terra, bomba di carta o bitcoin che sia, quali disastri provocherà?

martedì 9 settembre 2014

Le mattonelle di Otto

Dopo varie peripezie informatiche, sono riuscito a installare Otto che sì, l'è bellino, tanto che con le sue mattonelle colorate ci rifarei volentieri il bagno di casa, avessi un qualche migliaio di euro per pagare il mattonellista (o mandano direttamente un ingegnere informatico a casa quelli della Microsoft?).

No, non ho rinunziato a Linux, per carità, è solo un approccio conoscitivo. Ho comprato un Lènovo usato che aveva in dote Sette e i DVD per installare Otto, cosa che ho fatto, con molti smadonnamenti a corredo, in quanto - cosa per me inaudita abituato come sono a installare una distro Linux in un quarto d'ora, venti minuti al massimo - ci sono volute più di quattro ore, e poi un altro paio per fare l'upgrade da 8 a 8.1.

E così son qui, con questo nuovo desktop environment, smattonello. Mi propongono l'abbonamento a Office che col cazzo lo fo. Libre Office a vita, ecco. Ma per curiosità ho provato il Word online che - oh, quanto son carini a Redmond! - non consente di fare il copia incolla di quanto uno ivi scrive, se lo deve tenere lì per benino, anche se suo.

Così, per prova, ho scritto dei versi melensi che il programma consente tuttavia di condividere. Vediamo con quale risultato. Sono brutti, ma son qui.

Un dio alla rinfusa

"Tutta intera la storia di Giuseppe e di Giacobbe si deve necessariamente pensare trascritta da storici diversi, tanto è precaria la sua consistenza. Nel capitolo 47 della Genesi si narra che Giacobbe, quando andò a far visita per la prima volta al Faraone accompagnato da Giuseppe, era vecchio di centotrent’anni. Se da questi togliamo i ventidue che egli trascorse nell’angustia per l’assenza di Giuseppe e i diciassette che Giuseppe aveva quanto fu venduto e i sette, infine, che per causa di Rachele trascorse in servitù, risulta che egli si trovava all’età assai avanzata di ottantaquattro anni quando sposò Lia, mentre Dina contava appena sette anni, quando subì violenza da Sichem, e Simeone e Levi appena, rispettivamente, dodici e undici, quando saccheggiarono per intero quella città, passandone a fil di spada tutti i cittadini. e non ho bisogno di passare in rassegna tutto il Pentateuco. Basta che si osservi come in questi [...] libri tutti i precetti e i racconti siano confusamente e disordinatamente esposti, senza ordine cronologico, e come uno stesso fatto sia spesso ripetuto e talvolta in diverso modo, per rendersi conto facilmente che tutto questo materiale fu raccolto e accumulato alla rinfusa, per essere poi più agevolmente esaminato e ordinato."


Benedetto Spinoza, Trattato teologico-politico, Einaudi, Torino 1972 (Capitolo nono).

Quanto del materiale documentale, prodotto di scarto di questi anni, andrà a puntellare l'esistenza di un dio creato alla rinfusa?

- Guarda umano che oggi mi sono pettinato dopo aver fatto la doccia?
- La doccia? Con quale acqua è alimentata la doccia nell'alto dei cieli?
- Con la pipì degli angeli.

domenica 7 settembre 2014

Pigiala te la frizione, fitusu.


Di andare in Olanda, per esempio. O in Inghilterra. O a Ditchroit (detto alla palermitana).

Il dilemma di Rembrandt e del gatto


«Il dilemma di Rembrandt e del gatto, ossia: “Dovendo salvare da un incendio o un Rembrandt o un gatto, chi salvereste?” risulta sempre favorevole al gatto, cioè alla vita di un essere qualsiasi più che a un prodotto per quanto raffinato della civiltà e dell'arte. Deciso a verificare questa nobile e sentimentale tendenza umana (che trova però ostili i direttori di musei e i grandi mercanti d'arte), e sembrandomi che il gattino opposto a una tela di Rembrandt la vinca solo per le sue grazie di simbolo, abbiamo fatto un sondaggio personale; e invece di interrogare cento persone sulla stessa domanda abbiamo preferito interrogare la stessa persona su cento varianti del dilemma. Riporto alcuni esempi.
Tra un Rembrandt e un bambino irrecuperabile? Il bambino. Tra un Rembrandt e un ladro? Il ladro. Tra un Rembrandt e un motociclista? Il Rembrandt. Tra un Rembrandt e un ottuagenario? L'ottuagenario. Tra un Rembrandt e un pompiere? Pensi il pompiere a salvare il Rembrandt. Tra un Rembrandt e un presentatore televisivo? Domanda: si tratta di un vero o di un falso Rembrandt? Risposta: mettiamo che si tratti di un falso Rembrandt. Allora, il falso Rembrandt. Riportiamo la questione sui nostri binari: tra un Rembrandt autentico e un cacciatore? Il cacciatore. Ne è ben certo? Sì, il cacciatore vorrei bruciarlo io, a parte. Continuiamo: tra un Rembrandt e sua moglie? Il Rembrandt. Ma è orribile, si rende conto? No, mia moglie non mi perdonerebbe mai di aver lasciato bruciare un Rembrandt, ai prezzi che vanno oggi le tele del Fiammingo. Per concludere: tra un Rembrandt e lei stesso? Il Rembrandt, purché si tratti di un mio ritratto. Ma com'è possibile, se Rembrandt è vissuto secoli fa? Questo è un problema che non riguarda me, riguarda il pittore. Eccetera. Risparmio le altre risposte. Da esse ho dedotto che l'animo umano è un mistero; e che ogni dilemma può diventare un gioco di società.»

Ennio Flaiano, La solitudine del satiro, Rizzoli, Milano 1973

Aggiunta:
Tra Rembrandt e Matteo Renzi chi lasceresti bruciare? Gli Eurodem.

Ti sta di fronte

Un Dio ti sta di fronte
se ti sente e ti vede
ridere dolcemente
- se ti tocca col piede.

Su di me cala il buio
e il rombo di una grotta
 - mi strozza l'acquacotta
che raspo col cucchiaio.

Toti Scialoja, Le sillabe della sibilla (1983-1985), in Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2002

Mangiando stasera la ribollita, o meglio: la minestra di pane (ribollita sarà domani quando la riscalderò) ho sentito lo stesso sapore di quella che faceva mia madre quando da piccolo la mangiavo, sì, ma scartando il verde del cavolo nero, della verza e della zucchina.
Dentro i sapori sono nascoste le tracce dei vissuti - facile a dirsi e a dimostrarsi, senza bisogno di spiegarlo.

- Sei sveglio?
- Sì, Signore.
- Ricordi il sapore di quando l'hai baciata la prima volta?
- Signor sì.
- E che ricordi ancora?
- Una terribile faringite.

venerdì 5 settembre 2014

Il sorriso di Valentina

Sto da alcuni giorni trafficando con un notebook Lenovo usato acquistato come nuovo su Amazon. ThinkPad. Visto che è in dotazione, vorrei provare il Finestrone Otto ma non ancora trovo il verso di riuscirci.
Pazienza, per carità. Ci metto una distro Linux (facile Linux Mint Debian ma anche Deepin mi attrae un po', chissà se i cinesi di Lenovo vanno d'accordo coi cinesi linuxiani) e vafanculo Bill.

Ma con le installazioni io son caparbio, ci perdo un sacco di tempo, ci smadonno, piglio a gentili morsi verbali quelli dell'assistenza, in orario d'ufficio s'intende - parlassi il russo io come parlano l'italiano loro (hanno un vago accento slavo che io forse erroneamente identifico col russo, boh).

Tutto questo per dire che da alcuni giorni sono preso da questa distrazione massima, leggo poco, non guardo neanche Giorgione.

Distratto, sì, ma presente. 

Dopo una lunga telefonata all'assistenza che non ha portato a niente, se non ulteriore confusione, ho riagganciato la cornetta e subito un nuovo squillo.

- Pronto? 
- (silenzio, 'sti fetenti hanno imparato a togliere il rumore di sottofondo che fa riconoscere subito che si tratta di un call center)
- Buonasera, sono Valentina dell'Eni, parlo col signor Massaro?
- Se mi regala mille litri di gasolio, sì.

giovedì 4 settembre 2014

Piena disperanza

A volte ho l'impressione di essere circondato, ovvero di essermi circondato da solo, per vivere sotto assedio, sì, ma al riparo dalla realtà. La realtà bussa, e faccio come Mario Draghi: butto lo sporco sotto il tappeto, creo spazzatura mentale che getto nel sacco volentieri, a disfarmene, sia quel che sia, inceneritore o discarica, 0.05% d'esistenza in meno, tanto per far sentire i mercati più puliti.

Evito accuratamente ogni situazione che possa convertirmi. Meno male: alcuna fiducia nelle fedi ho. A volte, sono posseduto dalla presunzione che se gli umani fossero tutti come me il mondo sarebbe più leggero: meno gravato, girerebbe anche meglio, più svelto, diciamo in ventitré ore, e il periplo intorno al sole durerebbe meno di un anno, ovvero 365:24 ossia circa 15 giorni in meno del solito, due settimane di ferie in cui tanto pioverà, farà freddo, e passerò il tempo a grattarmi a causa del prurito acquagenico (non ho smesso di fumare, o meglio: ho smesso da tempo, inutile citare il perché dica questo, vero Woody?).


§§§

Ma sono allegro. Allegro
come chi non ha più titubanza.
Come lo fu «il povero negro»
nel Kentucky, in piena disperanza

Giorgio Caproni, All lost, in Il conte di Kevenhüller (1986) 

mercoledì 3 settembre 2014

Saldi di fine stagione

La France suspende la livraison du premier Mistral à la Russie

Il mondo è pieno di merci, ma così pieno di merci che io a volte mi dico: ma dove si infilano? Voilà, i francesi per esempio: dove se lo ficcano il Mistral ora che hanno sospeso la consegna all'acquirente Russia? Lo vendono sottocosto all'Ucraina?

Sono strane le merci. Come scrive Marx in chiusura del primo capitolo del primo libro de Il Capitale:
«Se le merci potessero parlare, direbbero: il nostro valore d'uso può interessare gli uomini, A noi, come cose, non compete. Ma quello che, come cose, ci compete, è il nostro valore. Questo lo dimostrano le nostre proprie relazioni come cose-merci. Noi ci riferiamo reciprocamente l'una all'altra soltanto come valori di scambio. Si ascolti ora come l'economista parla con l'anima stessa della merce: "Valore (valore di scambio) è qualità delle cose, ricchezza (valore d'uso) dell'uomo. Valore in questo senso implica necessariamente scambio; ricchezza, no”[34]. “La ricchezza (valore d'uso) è un attributo dell'uomo, il valore è un attributo delle cose. Un uomo o una comunità è ricca; una perla o un diamante è di valore... Una perla o un diamante ha valore come perla o diamante"[35]. Finora nessun chimico ha ancora scoperto valore di scambio in perle o diamanti. Gli scopritori economici di questa sostanza chimica, i quali hanno pretese speciali di profondità critica, trovano però che il valore d'uso delle cose è indipendente dalle loro qualità di cose, mentre il loro valore compete ad esse come cose. Quel che li conferma in ciò, è la strana circostanza che il valore d'uso delle cose si realizza per l'uomo senza scambio, cioè nel rapporto immediato fra cosa e uomo; mentre il loro valore si realizza inversamente soltanto nello scambio, cioè in un processo sociale. Chi non ricorderà qui il buon Dogberry, che ammaestra il guardiano notturno Seacoal: "Essere un uomo di bell'aspetto è un dono delle circostanze, ma saper leggere e scrivere viene per natura"[36]
Fare i commercianti viene per natura. Essere stronzi, invece, è un dono delle circostanze.

martedì 2 settembre 2014

Vince lo stereotipo

Non avevo mai fatto sfoggio, ma oggi lo confesso: da tempo, prima che diventasse presidente del consiglio - come se lo presagissi, in quanto l'iscrizione l'ho riservata, oltre alla sua, soltanto a quella di Forzasilvio - da tempo, dicevo, mi sono iscritto alla newsletter di Matteo Renzi. Ecco l'ultimo paragrafo dell'odierna (Enews 384: 384, capite? E scritte, pare, tutte di pugno, anzi: di polpastrello).

Pensierino della Sera. Federica Mogherini è stata indicata Alto Rappresentante della Politica Estera europea e primo vicepresidente della commissione. Si tratta di un incarico di grande responsabilità e sono molto convinto che Federica farà un ottimo lavoro perché è competente, tenace, preparata. Credo anche che la nomina di Mogherini sia un simbolo. Perché è una giovane donna che fa politica in Italia. Non sempre alle giovani donne è stato consentito di fare politica. Specie in Italia. Invece credo che una delle caratteristiche della fase che il nostro Paese sta vivendo sia proprio l'apertura a una classe dirigente nuova. Vorrei essere chiaro: io non ho fatto il tifo per la rottamazione perché volevo fare qualcosa di nuovo rispetto a quelli di prima. Io ho fatto il tifo per la rottamazione perché volevo fare qualcosa di meglio rispetto a quelli di prima. Su questo saremo giudicati, non su altro. Ma c'è un dato inoppugnabile. Per anni in Europa si è dipinta l'Italia come il Paese nel quale i soliti noti fanno e disfano e in alcuni casi si è cercato di dare una rappresentazione di macchietta alla classe politica del nostro Paese. Federica farà bene perché è brava, competente e capace. Ma facendo bene ci aiuterà anche a vincere lo stereotipo. L'Italia è fatta di tante storie diverse, anche più giovani rispetto alla media europea e affida alle sue donne la guida di settori strategici. Per l'Italia e per l'Europa. 

Un sorriso,
Matteo

Lasciamo perdere l'incedere paratattico composto di frasi smozzicate che terminano come treni sui binari morti, cercando di creare, non so quanto volutamente, un effetto assertivo proprio dell'uomo d'azione 2.0 che fa, fa, fa e se falla sorride.
Concentriamoci su 
«Ma facendo bene ci aiuterà anche a vincere lo stereotipo»
Quale stereotipo? Quello del Paese che ha una classe politica di macchiette; ma occorre ritornare indietro con la lettura per ritrovare cosa si dovrebbe vincere, ché non si capisce mica tanto bene cosa dovrebbe essere vinto. Infatti, qui il verbo vincere può dare adito a malintesi. È bello malintendere, vale a dire, in questo caso: anziché intendere vincere come sconfiggere, battere lo stereotipo, io qui lo malintendo appositamente nel senso che a vincere sarà lo stereotipo, ossia: in Europa dipingeranno i nostri politici come macchiette e lo stereotipo vincerà.  
Inoltre, lo stereotipo vincerà anche per una altra ragione: quella che, dal dopoguerra a oggi, i nostri politici sono stati sempre zelanti servitori degli interessi statunitensi (episodi di Enrico Mattei e di Craxi con gli accadimenti di Sigonella a parte). Basta vedere come il neo ministro degli esteri della Ué (accento acuto, tipico dei neonati che rompono le palle coi loro piagnistei), ancora in pectore, stia facendo bene la voce grossa con la Russia e, altrettanto bene, la voce afona cogli USA. E se la Nato equipaggia quattromila uomini, ella non domanda per conto di chi, se della Ué o degli USA.
Come esordio di prefica non c'è male, Federica.

Altro problema: tutto mio naturalmente.
Riassunto: nel febbraio 2013, grazie a una legge elettorale dichiarata poi anticostituzionale, il PD vinse di misura le elezioni. Bersani tentò di fare un governo, fallendo. Fu rieletto Napolitano che disse o fate fate fate o mi dimetterò quando muoio. Fu fatto il governo Letto Letta, PD + Berlusconi. Berlusconi condannato: di lì a poco, crisi governo Letta e quindi incarico a Renzi. Fiducia del parlamento eletto in modo anticostituzionale a due governi: Letta + Renzi, tutte e due uomini del PD. A maggio europee: vince il PD e Renzi gonfia come un tacchino (aspettando il giorno del ringraziamento?).
In tutto questo ambaradan, che non si sa da che parte porti, mi girano le palle perché io, nel febbraio 2013, votai PD. E mi sento in parte responsabile (sia misurata tale parte dividendola per il numero di elettori di  tal partito). E anche se è un'inezia di parte, beh, mi viene da piangere.

Sorrido un cazzo,
Luca

lunedì 1 settembre 2014

September 1, 2014

Primo settembre: è arrivata una perturbazione che m'ha freddato tutte le palle, poverine, sempre in cerca di affetto e di aria buona e tiepida. Certo, il freddo è un naturale sospensorio, ci pensavo ieri vedendone la decadenza mentre mi abbronzavo le ginocchia. 
Il corpo è fatto di tante parti, e per ognuna di esse ognuno ha diverse preferenze. Io da piccolo avevo un debole per i gomiti degli altri, dei genitori in particolare, glieli toccavo spesso, o meglio: toccavo la pelle del gomito che, a braccio disteso, si può prendere e impastare a piacimento. E mentre mio padre si lasciava fare, mia mamma a urlare «tu mi fai ciondolare la pelle come... stiamo zitti». Soltanto adesso, decenni dopo, capisco appieno la censura. Colpa del tempo, di questa massa d'aria fredda circolante che fa girare le palle a certuni, non escludendo che metta di buon umore altri.

Che oggi sia un giorno invasivo è notorio. Quindi meglio andare a rileggersi qualcosa che protegge, foss'anche solo le palle, perdio, foss'anche.

domenica 31 agosto 2014

Diversificandone e sofisticandone le strategia

«Agnelli ritiene che gran parte della responsabilità della [crisi economica] e, in particolare, della crisi industriale del settore privato, sia dovuto essenzialmente alle difficoltà di autofinanziamento delle imprese (ma, chiediamoci, i profitti che fino ad ora avevano permesso l'autofinanziamento delle imprese non si erano formati attraverso l'utilizzazione di forza lavoro a basso costo e la arretratezza tecnologica delle imprese?), e alla “eccezionale estensione del controllo pubblico sull'industria” (ma, questo controllo pubblico non era sorto proprio per permettere alla grande industria di non occuparsi di problemi ‘secondari’ dell'industrializzazione [...]). Di qui, a giudizio di Agnelli, la necessità di un rilancio dell'attività imprenditoriale privata che, al contrario di quella promossa dal settore pubblico, è l'unica attività che può coerentemente e efficientemente svolgere un ruolo di sviluppo industriale, una politica industriale anche nel quadro una programmazione [...] dell'economia nazionale». Lucio Villari (vedi post precedente).

Per rilanciare e promuovere il processo di industrializzazione, Gianni Agnelli propose un patto:

«Certo, questo patto proporrà anche a noi, imprenditori privati, nuovi complessi impegni. Ci riteniamo capaci, per la nostra parte, di farvi fronte con un disegno di sviluppo che esalti il carattere trasformatore tipico dell'industria italiana, diversificandone e sofisticandone le strategie e garantendone la competitività in un contesto di mercato internazionale. Questo oggi, infatti, apre all'Italia [...] l'occasione di valorizzare come risorse in termini economici le sue non rinunciabili scelte politiche. Ma l'impegno degli imprenditori non basta: è indispensabile un parallelo impegno delle altre forze-guida del Paese. Occorre che classe politica e forze sindacali riconoscano nella gestione concreta del loro potere le ragioni e i fini sociali dell'industria con i suoi meccanismi necessari. Tali meccanismi sono il prodotto dell'economia moderna: tra essi fondamentale è il meccanismo dell'accumulazione e quindi l'impresa che ne è la sede naturale.» (Ibidem post di ieri).»

Dopo quarant'anni, gli imprenditori, o meglio: i prenditori, o meglio ancora: i capitalisti hanno diversificato e sofisticato abbastanza strategie per buttarlo in culo a pressione alla classe dei lavoratori. Certo, tutto questo con la complicità della classe politica, che pur di tenere ben oleato e funzionante il meccanismo dell'accumulazione, vanifica, passo dopo passo, le conquiste sociali ottenute dal Dopoguerra in poi.

sabato 30 agosto 2014

Le caratteristiche del capitalismo

«È una caratteristica del capitalismo, sia esso fascista o democratico, di far scontare alle popolazioni che vivono in tale sistema i propri errori, non soltanto in termini economici e sociali ma turbandone anche le coscienze, generando inquietudini e paure. E, come quarant'anni or sono, neanche ora ci viene risparmiato il solenne rituale coro degli imprenditori e dei loro economisti, degli uomini politici imprevidenti e corrotti e dei loro laquais, che predice la catastrofe, la fine della civiltà (occidentale), il tramonto dei “valori”». Lucio Villari*

Quarant'anni fa, esattamente il 30 maggio 1974, Giovanni Agnelli, detto Gianni, diventava presidente della Confindustria. Dal suo discorso d'insediamento, estraggo:

«Più di una volta, nella storia, grandi difficoltà sono diventate grandi occasioni. Quando si sono affrontate le difficoltà con l'impegno dell'intelletto e la costanza della volontà, con il coraggio e l'umiltà di riconoscerne le cause prima di proporne i rimedi. Anche tra noi, parlando da imprenditore privato a imprenditori privati, la prima grande occasione da cogliere è quella della verità, e bisogna che essa venga riconosciuta ed accettata da sostanziali consensi. Il momento è il più difficile degli ultimi decenni, non solo per l'economia, ma per tutta la nostra società civile. I prossimi sei mesi saranno ancora peggiori. La situazione congiunturale è gravissima, ma ancor più pericolosi sono i mali che minano la struttura del sistema economico, politico e sociale e l'ambiente entro il quale operiamo. Il maggior reddito monetario, di cui le famiglie sono da qualche anno venute a disporre, ha attutito finora la sensazione della drammaticità di questo momento.
Ma per questa assemblea le cifre sono evidenti e non ammettono discussioni. Tutti i dati portano a concludere che all'Italia restano solo margini di pochi mesi per tentare di avviare un serio processo per correggere le sue storture. Per qualsiasi paese, infatti, l'essere insolvibile nei confronti dell'estero non ha solo conseguenze economiche, ma anche e sempre un prezzo politico. In qualsiasi paese, qualora si ponga la scelta tra la fame (non ancora dimenticata) e la libertà, è sempre quest'ultima ad essere in pericolo.
Entrambe queste prospettive sono oggi all'orizzonte dell'Italia. Dobbiamo utilizzare tutte le nostre energie per invertire la spirale della crisi. Oggi non bastano più pochi e opinabili provvedimenti di austerità, inviti a “consumare di meno ed investire di più”, a “produrre per esportare”, appelli alle imprese perché mantengano bassi i prezzi e ai sindacati perché moderino le richieste salariali. Sono questi palliativi che attenuano e, forse, confondono i sintomi, senza incidere sulla causa del male.».

Per ora interrompo la trascrizione, troppo lunga per un post, ma anche per lasciare la suspence su quale fosse, per il mitico Gianni, la causa del male.


*In Il capitalismo italiano del Novecento, a cura di Lucio Villari, Vol. 2, Laterza, Roma-Bari 1975). Introduzione al discorso di Agnelli, pag. 709.

venerdì 29 agosto 2014

Accidiosa punteggiatura

io sono un uomo stanco per questo a volte non faccio un cazzo è per ripigliarmi per dare al mio corpo quella sensazione di non fare niente che tanto lo appaga nello scorrere vano del tempo e allora io non faccio niente tuttalpiù mi trastullo non c'è bisogno di dire dove e come perché il dirlo sottintende tanti malintesi e voi avete inteso benissimo miei cari e carissime mie avete orecchie per intendere e quindi intendete meglio molto meglio di quanto i carabinieri intendano mentre fanno la pattuglia con le loro fiat bravo blu turbodiesel col filtro antiparticolato che lasciano accese davanti al bar in cui si bevono il caffè prima di fare il turno di notte e io che sono lì col mio cono di crema e mora a scansarmi dal particolare - e ripenso a oggi pomeriggio a fare il pieno alla macchina presso un distributore automatico di quelli a marca anonima sottocosto dove il carburante costa qualche millesimo in meno tanto per avere l'impressione di essere parsimonioso risparmiando un euro su cinquanta insomma arriva una signora sui quaranta bionda con un bel culo che mi si mette al culo intendo al culo della macchina con tante postazioni libere per chiedermi se per favore la aiuto a mettere dieci euro di benzina che lei non è capace e ha paura che suo marito la sgridi perché una volta ha messo gasolio al posto della super eppure la signora non ha la faccia ebete mi sembra solo un po' intimorita come se davvero avesse paura del marito le dico va bene si metta sull'altro lato quello in cui il tappo della sua auto corrisponde alla pompa intanto che finisco di rifornirmi io arrivo subito ha già aperto il serbatoio da sola che brava eppure la sua mano è incerta e tremante nell'inserire dieci euro nell'apposita fessura vede non è difficile dopo basta premere il numero della pompa giusta prendere l'erogatore con il guanto per non sporcarsi la mano e inserirlo nel serbatoio della propria auto signora non è difficile no grazie sa mio marito suo marito vorrei dirle è uno stronzo e lei sarebbe meglio che smetta codesto timore e tremore e vada nel caso dai carabinieri proprio quelli che passano con la loro bravo blu turbodiesel coi finestrini aperti e gli occhi puntati sul suo culo questo non gliel'ho detto l'ho solo pensato e adesso scritto ero troppo stanco sono troppo gentile punto