mercoledì 16 agosto 2017

Fatti la doccia

via

Sono propenso a credere alla buonafede del direttore d'albergo: idiota quanto ti pare, ma non penso con intenzioni antisemitiche.
Innanzitutto, il titolo di Repubblica tradotto è deviante, perché il il cartello non dice «Gli ebrei devono farsi la doccia», bensì, rivolgendosi "Ai nostri ospiti (clienti) ebrei: donne, uomini e bambini", il direttore chiede, per favore, nel rispetto delle regole, di farsi una doccia prima entrare in piscina e anche dopo, una volta usciti.
Se invece che una comitiva ebrea, ci fossero stati clienti di Comunione e Liberazione a comportarsi così, e cioè a non fare la doccia prima di entrare in piscina con la maglietta, il direttore, suppongo, avrebbe scritto un avviso del medesimo tenore ("Ai nostri ospiti ciellini") e nessuno avrebbe avuto da ridire.
Inoltre: idiota quanto ti pare, ma non penso sino al punto di voler perdere, volutamente, una affezionata clientela. A meno che - e in questo caso sarebbe, non un idiota, ma uno scaltro antisemita - nel richiamare l'attenzione dello Stato di Israele e persino del centro Wiesenthal, egli non abbia calcolato, perfidamente, che, scacciando gli ebrei, in tal modo potrebbe far convergere, nella propria struttura, una cospicua parte della facoltosa clientela araba che riempie gli alberghi di lusso di altre amene località elvetiche.
In tal caso, non sarebbe male fare un test al sistema anti incendio dell'albergo.

lunedì 14 agosto 2017

Dmitri

Qui davanti a questo mezzogiorno
che tanti occhi hanno sospirato
perché il corpo ne assorbisse per intero
i colori, i contorni e una sconsolante quiete

si ritorna per far finta che anche il tempo
in certi angoli di mondo riparato
dagli schiaffi del vento e della storia
segua il corso dei nostri desideri

fosse pure qualche istante per ripetere
la cattura della medesima falena cinerina
che si posa sulla lampada da tavolo
mentre le parole del padre prendono

nuova luce. La terra non è altro che
uno scambio irrisolvibile di generazioni
che si danno il cambio nella finzione
come se vi fosse uno scopo in tutto questo.

Il cedro dell'Atlante che ci ombreggia
nella sua secolare finta immobilità
lui, sì, ha uno scopo, non noi
che riposiamo tra cemento e terra

sotto la stessa lapide.



domenica 13 agosto 2017

Il grande fallo dei computer


Premessa: mi baso sul "parziale", tanto basta.

«Un software vecchio di quindici anni, che non viene aggiornato da due, proprietà di una ditta fallita, il cui codice sorgente – cioè la chiave d’accesso – potrebbe essere stato trafugato. E che, nonostante ciò, risulta installato “a guardia” dei centomila computer della rete interna dell'Esercito italiano, dove passano le comunicazioni e le mail tra uffici e comandi, le informazioni sugli spostamenti delle truppe e dei mezzi, i dispacci tra le forze speciali come i paracadutisti del Col Moschin e della Folgore. Una mole di dati a rischio, potenzialmente preda dei gruppi di cybercriminali di Stato che hanno già interferito con le elezioni americane e francesi. »

Non sono un esperto, quindi dico cose infondate; ad esempio, a me risulta che quasi tutta la rete Bancomat italiana si basi su Windows XP: un software vecchio sedici anni. Questo per dire che non importa quanto sia vecchio il software per svolgere egregiamente il suo lavoro. Fondamentale è che non sia stata violata la chiave di accesso, ma anche qui: il trafugamento di un codice sorgente non dipende dalla sua vecchiaia, giacché - notizia di poche settimane fa - anche il codice di Windows 10 è stato parzialmente trafugato.

Cose tecniche a parte, tuttavia, io mi domando se davvero i cybercriminali di Stato (leggi: Russia) siano davvero interessati a rubare mail, comunicazioni e dispacci dell'Esercito italiano e come da ciò potrebbero ricavare dati sensibili da influenzare le elezioni politiche nostrane. Interessante - e potenzialmente ricattatorio - sarebbe se qualche hacker riuscisse a trafugare i "segreti" dell'epoca che va dal 12 dicembre 1969 a - facciamo a stronco - metà anni duemila, ammesso e non concesso che tracce di quelle informazioni top secret siano (ancora) presenti nella rete interna dell'Esercito italiano.

_________
P.S.
Come premesso, mi baso sulla lettura parziale dell'articolo-inchiesta di Repubblica. Quindi posso sbagliarmi, anzi: mi sbaglierò, ma da come impostato, esso mi dà l'idea che, alla fin fine, non sia altro che una specie di articolo-marchetta che stimoli il Ministero della Difesa a indire una nuova gara d'asta per una azienda del settore sicurezza informatica di cui qualcuno (senza fare nomi), magari in forma indiretta, fa parte dell'azionariato. Suggestioni, certamente. Nondimeno, mi chiedo ancora perché l'Ingegner Carlo De Benedetti, invece di buttarsi nell'editoria, non restò nel campo informatico fino ad abbandonare l'Olivetti al suo triste, inconsolabile destino.

venerdì 11 agosto 2017

Io zero per dieci (Finale)

Io a razzo.
Io raduno.
Io raidue.
Io ristretto.
Io raccatto.
Io rimpinguo.
Io resistere non serve a niente. (Walter Siti)
Io datemi retta.
Io rottonculo.
Io rovo ardente.
Io rieducational channel.

Io stronzone.
Io svalutation.
Io sdoppiato male.
Io stretti stretti nell'estasi d'amor.
Io a soqquadro.
Io spingo.
Io sei per sei
Io settebello ritardante.
Io sottosopra.
Io sovente.
Io sedicente.

Io tanghero.
Io tuono.
Io Turiddu.
Io tremo.
Io d'un tratto.
Io trinco.
Io téstina di cazzo.
Io e le tette.
Io trotto.
Io tavola grande.
Io tedioso.

Io Utz
Io uomo?
Io understand.
Io a Utrecht.
Io ubicato.
Io ubiquo.
Io born in the USA.
Io Utet.
Io utopico.
Io uovo.
Io in udienza.

Io vezzoso.
Io veruno.
Io verdura.
Io vertebrale.
Io vaccaro.
Io veni vidi vici.
Io vessillo.
Io vetturino.
Io vitto e alloggio.
Io volente.
Io vedi alla voce: amore (David Grossman).

Io zenzero.
Io zuzzurellone.
Io Zundapp 125.
Io zebrato no, Bearzot sì.
Io zoccola.
Io Zanichelli.
Io Zeitgeist.
Io zattera.
Io Zorro.
Io a zona
Io a Zadina.

giovedì 10 agosto 2017

Io zero per dieci (sequitur)

Io ho.
Io honni soit qui mal y pense.
Io H2O
Io Hertz.
Io Husqvarna.
Io Ho Chi Minh
Io hockey
Io hostess
Io hot
Io ad Hannover
Io Heidegger proprio mi sta sul cazzo.

Io ionizo
Io immunologo.
Io ibis.
Io intrepido.
Io inquino.
Io insegno.
Io insetto.
Io ittologo.
Io innovo.
Io ideologico.

Io lazzarone.
Io lunatico.
Io luddista.
Io lacustre.
Io loquace.
Io liquido.
Io e lei.
Io letterato.
Io lotto.
Io love.
Io ludico.

Io mezzadro.
Io mungo.
Io mendico.
Io Matrix.
Io moscato.
Io minchione.
Io Messico e Nuvole.
Io metto.
Io mottetto montaliano.
Io muoversi muoversi.
Io Medicamenta degli incurabili (Patrizia Valduga).

Io no.
Io nessuno e centomila
Io nduja.
Io neutro.
Io nacqui sub Saragat.
Io nocino umbro.
Io nei sogni miei.
Io al netto delle circostanze.
Io nottola di Minerva.
Io nove per nove.
Io Nadia Comaneci.

Io di Oz.
Io ognuno per sé.
Io occiduo.
Io oltre.
Io ombrato.
Io obliquo.
Io osai.
Io ottengo.
Io otto per otto.
Io ovviamente.
Io odio.

Io pzero Pirelli.
Io pruno.
Io piduista.
Io Petrassi Goffredo
Io patto d'acciaio.
Io pingue.
Io potei.
Io pettegolo.
Io pottone.
Io provo.
Io un pediluvio mi farò (Paolo Conte).

[...]

Finché l'utente non clicca su accetta

Ansia

ROMA - Si chiama 'Submelius' ed è il virus malevolo che ha più colpito nelle ultime settimane gli italiani, viaggia sui siti da cui si scaricano film illegalmente, minacciando quasi il 32% degli utenti. Lo rilevano i ricercatori di Eset che hanno stilato la top 5 dei malware più diffusi nel nostro Paese a luglio 2017.
"Veicolato principalmente attraverso Google Chrome, Submelius colpisce specialmente siti famosi per la visione di film online", spiega Eset. Il meccanismo di diffusione è questo: l'utente visualizza sul browser le classiche finestre con l'annuncio 'è stato rilevato un virus' o 'guadagna soldi lavorando da casa', poi viene reindirizzato ad un sito che chiede a sua volta di passare ad un altro indirizzo, finché l'utente non clicca su 'accetta', "indirizzando così il browser verso il download di un'estensione dallo store di Google Chrome".
§§§
Penso spesso che alla parola utente bisognerebbe sostituire la "e" con un'altra vocale (non vi dico quale, ché non vi considero tali, cari lettori); e che accetta, il più delle volte, sia un nome comune di cosa.
Di conseguenza, ritengo che il suddetto malware «che ha più colpito nelle ultime settimane gli italiani» non sia affatto un «virus malevolo», giacché, se di contagio si tratta, l'esca dell'agente virale è talmente palese - il virus, infatti, si contrae dopo tre passaggi tre e non al primo abbocco - che un po' di selezione naturale non può che portare benefici al web.

martedì 8 agosto 2017

Io zero per dieci

Io sono azero.
Io alluno.
Io ad Adua.
Io mi attrezzo.
Io mi acquatto.
Io mi accingo.
Io mi assesto.
Io mi assetto.
Io allotto e poi annotto.
Io annovero.
Io addico.

Io bàzzico,
Io sono Bruno.
Io bue.
Io bretone.
Io baratto.
Io Bingo.
Io bestia.
Io bestemmio.
Io fo il botto.
Io bove.
Io sono bieco.

Io Cerezo (Toninho).
Io a Cuneo.
Io gioco a Cluedo.
Io cattolico.
Io cinguetto.
Io conto fino a Cei.
Io cestino.
Io sono cotto.
Io covo.
Io cedo.

Io dazebao.
Io denuncio.
Io duetto.
Io dentro.
Io dattero.
Io dunque.
Io dèizzo.
Io detti.
Io dotto.
Io dove.
Io decido.

Io erzo (Pound).
Io eunuco.
Io enduro.
Io entro.
Io equatore.
Io evinco.
Io essai bref.
Io essente.
Io ettolitro.
Io Ennio Flaiano.
Io endemico.

Io frozen.
Io fungo
Io fo fondute.
Io fremo.
Io fatto.
Io fingo
Io féi.
Io a fette
Io fotto.
Io favonio.
Io fede poca.

Io grezzo.
Io giungo.
Io gaudio magno.
Io gretto.
Io non dire gatto.
Io giunco pensante.
Io geisha.
Io di getto.
Io Giotto.
Io al governo.
Io giudice superno.

[...]

lunedì 7 agosto 2017

Anche i samaritani

«Che sia merito delle intense e indecenti campagne disinformative della politica o della mediocrità dei media, che dipenda dalla nostra disperata necessità di sentirci protetti o da altre più complesse motivazioni culturali, il dato di fatto è che gli italiani, con il piccolo individualismo che li contraddistingue, ciò che impedisce loro – da sempre – di sentirsi “un Paese”, dei migranti non ne possono più.»

Eccone un altro che, con disinvoltura miserevole, passa dal noi al loro, perché non sia mai che lui, vero, dall'alto della sua nobile professione di divulgatore informatico e consulente aziendale di una multinazionale a caso, si senta parte della collettività cialtrona degli italiani che si sono rotti i coglioni della immigrazione alla cazzo di cane sparsa sul selciato del suolo patrio senz'altra politica che quella dell'accoglienza perché l'ha detto il Papa, della beneficenza un tanto al chilo, del vediamo se poi si inseriscono nel mondo del lavoro a fare i braccianti per quelle imprese che offrono impiego sotto il sole sotto il sole di Riccione di Riccione (metafora) e il resto, boh, speriamo che prendano la via del Nord Europa e non stiano a bivaccare per le piazze, le stazioni, i supermercati, o ingrossare le file di alcune bande metropolitane già ben organizzate in variegate tipologie di crimine, e così via.

«Perché l’umanità, francamente, non è più da tempo moneta di scambio fra la politica e i suoi elettori. È un sacchetto di rifiuti rancido del quale tutti cercano di liberarsi al più presto.»

Orbene, se l'umanità è spazzatura, per la spazzatura la battaglia è finire più tardi possibile dentro l'inceneritore o nella discarica. È la cosiddetta guera tra morti de fame, tra quelli che ciànno du' etti de prociutto da mette'n tavola e queli che 'nvece je tocca annà a raccattallo nella monnezza, appunto. 
I primi devono per forza sentirsi in colpa del proprio rozzo razzismo, del fatto che non aggiungono un posto a tavola per condividere il companatico, per non comportarsi, insomma, da buoni samaritani e quando vedono arrivare migranti in continuazione (perché di continuo i media parlano di sbarchi) pensano: "Ma non finiscono mai? Anche i samaritani, nel loro piccolo, si stufano".

Come se il problema dei flussi migratori fosse legato alla bontà d'animo o alla grettezza delle singole persone o alla psicologia delle masse, come sostanzialmente pensano le anime belle e buone dell'editorialismo nostrano, Saviano in testa che scrive:
«Avverto i miei lettori: tutti coloro che non si inseriscono nella canea anti immigrazione e contro le Ong saranno soli. In questo momento l'odio verso le Ong e verso gli immigrati non ha pari, magari le mafie avessero avuto contro tutto questo impegno e questa solerzia. Facciamoci forza, io ne sono consapevole. Bersagliati dalle più basse menzogne, ci vedremo sui social sommersi dalle più comuni banalità. Sarà un profluvio di "portateli a casa tu", "vi fate pagare per fare le anime belle", "buonisti". Ma pazientemente, smontando il fuoco di fila delle bugie ne verremo fuori. »
Perché la buttano sull'odio, sulla cattiveria e i bassi istinti delle persone? Perché è semplice restare in superficie, vedere solo un aspetto, non guardare in prospettiva e non riuscire a fare uno più uno più uno.

Intanto li invito a leggere questo addendo.

sabato 5 agosto 2017

Kagamé

via
Da ventitré anni al potere e rieletto per un altro mandato presidenziale con il 98% dei voti scrutinati, Kagamé neanche di striscio.

E neanche te, caro lettore. 

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A parte gli scherzi.

«Kagamé è duramente criticato per i suoi modi autoritari e antidemocratici, ma, forte di una crescita del PIL del 7%, è comunque riconosciuto per la sua abilità in politica come in economia.»

Il link rimanda a una lettera inviata alla rubrica Italians e pubblicata da Severgnini. Dopo averla letta, io domando, un po' razzisticamente, ossia per sentirmi un po' scafista, come Giovanni Fontana suggerisce (e "accusa")
«A portare più morti sono le leggi assurde dei Paesi europei che costringono questi esseri umani disperati a rischiare la vita per muoversi da un luogo all’altro del mondo. A portare più morti sono le frontiere chiuse dai nostri Paesi, che sono anche l’unica ragione per la quale gli scafisti esistono: via frontiere chiuse, via scafisti. A portare più morti siamo noi.»
se in quel "noi" ci sono anche le rare svizzere africane, come il Ruanda, che sicuramente tengono le frontiere ben più chiuse delle "nostre".

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A parte le frontiere.

«A portare più morti siamo noi»? 
Data una certa quantità di trippa per gatti che il misero welfare di uno stato concede, metti pure il caso dello Stato italiano, se nell'impoverimento generale che la crisi porta, con un pil allo zero virgola, un debito colossale che col cazzo che lo ripaghiamo, speriamo anzi che ci sia qualcuno che lo compri ancor, le banche per esempio, coi li sordi che stampa Draghi, se a vedere tutta questa gente disperata che arriva e che ha bisogno sì di un tetto di un vitto e senza un cazzo di modo pianificato per darglielo se non l'elemosina o il grattare appunto le croste del welfare che poi mancheranno giocoforza agli indigeni che si sbattono le palle con stipendi miserevoli, le tasse e le tariffe e skysport perché eccheccazzo Neymar in qualche modo dovrò pure guardarlo, embè, e cristo mi sia testimonio, sì, a portare più morti siamo noi, ti prego Giovanni scusami, ma dillo a tua sorella.

venerdì 4 agosto 2017

Allegro con brio


È un po' di tempo che non mi permetto di giudicare fatti, usi, costumi dell'odierna società. Mi si scusi, quindi, se stasera vi indulgo, complice un colpo di screenshot che racchiude due notiziuole in colonna destra de la Repubblica.
La prima e la seconda - miliardi di visioni e di euro a parte - accomunate da un identico e unico andamento, allegro con brio, che ad ascoltarlo si trasforma in monito: se queste cose, che vi scandalizzano, accadono - - ecco il giudizio -, la colpa è vostra.
Vostra, sì. Di voi che avete, anche soltanto per sbaglio, cliccato per vedere quel video su youtube, o che ancora guardate, anche per celia, lo sport puttano per eccellenza, annessi e connessi. 

Non dico altro, la sentenza è emessa: fanculo al tormentone e a quel cazzo di pallone.


giovedì 3 agosto 2017

Sogno rosso

Scusate l'ignoranza. Per vie traverse, ho scoperto l'esistenza del periodico quindicinale Rosso, stampato a Milano negli anni 1975-1979, come dice Wikipedia, giornale «punto di riferimento per i movimenti appartenenti ad Autonomia Operaia».


Copertine del genere, oggi, sono impensabili nonostante la realtà dei salari di merda e dei lavori di merda sia un dato di fatto.

Sebbene le istanze, o piattaforme programmatiche, siano frutto di un linguaggio oramai storicizzato (le case e il "resto" potrebbero anche essere "presi", ma il "salario" presuppone una produzione legata a un sistema che ripete quello in corso, fallimentare e, quindi, l'organizzazione della rivoluzione, ancor oggi, è problematica, non si tratta solo di conquistare i mezzi di produzione ma di riorganizzare del tutto la produzione) quella che prevede «nessuna collaborazione con il governo» è l'unica che conserva la sua validità. Certo, una pallottola spuntata, epperò lottare contro la buffonata delle alternanze è il minimo nel «teatrino politico» che, in vario grado, ha fatto del compromesso storico la messa in scena costante. 
L'alternanza, infatti, è sempre stata una parodia, alla quale in molti, io per primo, per anni ho abboccato come un pesce citrullo. Nondimeno - fenomeno Cinquestelle compreso nonostante tutti i loro abbai - crederci oggi, dopo il governo Monti e la presente legislatura, è davvero uno stolido perseverare.

Anche in virtù del fatto che la facce del potere non hanno più quella levatura e quel cipiglio dei politici, banchieri e industriali sopra rappresentati.

Per concludere, riporto (preso sempre da Wikipedia) un estratto di un editoriale di Rosso dell'ottobre 1976
«La lotta proletaria si scontra contro un sistema di potere, in cui non è più possibile distinguere le responsabilità di regime dei padroni piuttosto che del governo, del sindacato o del riformismo, si scontrano contro lo stato corporativo. Ora è la classe contro lo Stato: questo è quanto la crisi ha semplificato [...] Il “compromesso storico” mostra il suo vero volto: la repressione antioperaia e antiproletaria [...] Ma per i riformisti, per tutti i porci che si ergono a difensori di questo sistema basato sulla schiavitù del lavoro non sarà facile, il fronte della lotta si allarga sempre di più. Contro le lotte dei carcerati, dei lavoratori del pubblico impiego, dei giovani costretti a perdere anni di vita nel servizio di leva, contro le lotte delle donne il PCI dovrà dimostrare ai padroni multinazionali tutta la sua capacità repressiva per guadagnarsi un po’ di fiducia.»
Ebbene, provate a rileggerlo inserendo, al posto del PCI, il PD.  Cambia qualcosa?

mercoledì 2 agosto 2017

La domanda che ha effetto

«La differenza tra la domanda che ha effetto, in quanto è fondata sul denaro, e la domanda che non ha effetto, in quanto è fondata soltanto sul mio bisogno, sulla mia passione, sul mio desiderio, ecc., è la stessa differenza che passa tra l'essere e il pensare, tra la semplice rappresentazione quale esiste dentro di me e la rappresentazione qual è per me come oggetto reale fuori di me.» Karl Marx, Manoscritti Economico-Filosofici, "Denaro", 1844
Penso che quanto sopra scritto racchiuda uno dei principali moventi della presente attività bloggeristica. Come? In questo senso. Al fine di dare alle mie domande (non ha importanza quali; nello specifico, credo siano già esposte più o meno esplicitamente) un effetto, la via dell'esposizione diaristica pubblica de' propri pensieri fornisce l'illusione di elidere la differenza tra pensare ed essere. 
Dunque, dato che
«la domanda esiste, sì, anche per chi non ha denaro, ma la sua domanda è un puro ente dell'immaginazione» (Ibidem)
allora, voilà le mie risposte, il disegno di Lascaux che raffigura il mio ritratto.

Se mi trovate sexy, buttate un bacino.

martedì 1 agosto 2017

Incomprensioni 7


Un pomeriggio – sarà stata la quarta o quinta volta che andavamo da lui – Umberto ci chiese il favore di seguirlo in bagno, aveva bisogno di una mano, e noi non capivamo perché. Ricordo ancora quel bagno enorme, disordinato, costruito sulla base di un trapezio scaleno. Entrarci dentro ci disorientò. Lui, con molta naturalezza, si pose davanti al lavandino sopra il quale c’era un classico specchio coi faretti, che accese. Sì tirò giù pantaloni e mutande che si fermarono giusto sotto le ginocchia. Poi chiese a me di prendere un giornale porno (Le Ore?) e di sfogliarlo sotto i suoi occhi, lentamente, mentre lui iniziava a toccarsi. Da quello che ricordo, io e Alessandro restammo imbambolati davanti a quella scena: era la prima volta che vedevamo qualcuno masturbarsi (lo sapemmo poi che di quello si trattava). Nessuno parlava. Si sentiva soltanto il rumore ovattato del movimento. Io continuavo a sfogliare e guardare quello che faceva: vedevo quel suo coso enorme rispetto a quello che avevo tra le gambe io, senza provare né attrazione, né repulsione. Semplice curiosità, forse. Dopo alcuni minuti, Umberto chiese ad Alessandro se poteva avvicinarsi per accarezzarlo. Non lì, non chiese di toccargli il membro, ma di fargli delle piccole carezze sul bacino e sui glutei ipertesi. Alessandro mi guardava e, forse per compensazione al mio impegno, non si rifiutò e cominciò a sfiorarlo, distrattamente, cercando nei miei occhi un segno di approvazione e complicità. Sentivamo, sotto sotto, che stavamo facendo qualcosa proibito, ma senza dargli troppo peso, senza cioè esserne troppo preoccupati perché, in fondo, non era nostra l'idea di trovarci in quel contesto, non eravamo cioè responsabili come nel caso delle sigarette fumate di nascosto. Insomma, più che altro ci sentivamo spettatori di un gioco che non ci apparteneva, non ci riguardava: noi non eravamo in campo, no: tutt'al più, facevamo i raccattapalle.
Dopo cinque, dieci minuti buoni di silenzio e stupore infantile (Zolla), Umberto ebbe un sussulto e dal suo pene uscì della roba tra il bianco e il giallo, mai vista prima. «E quella che roba è?», chiesi. «La stessa che si vede in alcune foto del giornale che hai sott'occhio», rispose Umberto. «E da dove esce esattamente; e perché a noi no?», continuò Alessandro. «Questo... beh, lo saprete tra qualche anno».
Tra qualche anno. 

lunedì 31 luglio 2017

Il riscatto

Il Solleone è, solitamente, il periodo più indicato per dire cazzate e una più, una meno, in particolare a futuri fini elettorali, per accalappiare cioè il consenso di una fetta di giovani elettori neolaureati, disoccupati o poco occupati, comunque senza posto fisso e prospettive pensionistiche orripilanti, un boccaperta governativo ha buttato l'amo in un lago pieno di internauti che abboccano facile facile. E sia concesso loro sperare in bene, smettiamola con l'invidia sociale tra mortidefame: vi abbuoneranno gli anni di università? E pigliateli e metteteli in saccoccia.

Per celia, una dozzina d'anni fa, feci anch'io domanda all'Inps per il riscatto della laurea, ma ancora è - ho verificato oggi - una domanda in fase di lavorazione (così come quella per la ricongiunzione dei contributi, domande entrambe fatte nel dicembre 2005 e ancora, ripeto, in fase di lavorazione).

Qualche mese fa chiamai il call center e una operatrice che rispondeva dall'Italia (ci tengono a dirlo che rispondono dall'Italia, spero per loro dalle isole Formiche), mi disse, appunto, che la mia domanda era in fase di lavorazione e che l'esito mi sarebbe stato comunicato via raccomandata, con scritto l'importo del riscatto e le modalità di addebito, e che avrei avuto tempo un mese per non accettare, altrimenti sarebbe valso il silenzio assenso con conseguente prelievo sullo stipendio.

A me queste faccende burocratiche mettono ansia, anche perché una raccomandata può arrivare senza farci caso (senza che firmi io, per intenderci) sicché oggi richiamo l'Inps e un'altra, più simpatica, operatrice, che rispondeva anch'essa dall'Italia, si è informata presso l'ufficio competente e mi ha risposto che non mi devo preoccupare, che non c'è il silenzio assenso e l'addebito sullo stipendio, e che basta non pagare il primo bollettino affinché tutto decada.

«Mi scusi, potrei tuttavia sapere, in linea di massima, a quanto ammonta l'importo del riscatto?», le ho chiesto.
«Un vero e proprio riscatto, credo», risponde divertita l'operatrice, pur non dicendomi una cifra ma indicandomi che nel sito dell'Inps c'è la possibilità di calcolarlo approssimativamente.

Così ho fatto, indicando come parametro soltanto gli anni del mio corso di laurea (4).


20.624,13 euro sulla base del reddito minimale degli artigiani e dei commercianti.
Ma dato che il mio reddito, anch'esso minimale, è leggermente più alto, ho rifatto il calcolo ottenendo che, per riscattare la laurea, dovrei esborsare circa 27 mila euro.

Embè: spero che la mia domanda resti in fase di lavorazione permanente.


Quando i coglioni fanno oh

Benché negli ultimi anni - facciamo pure: dall'ultima legislatura - quelli de il Giornale mi stanno meno sul cazzo di quelli di la Repubblica, ieri sera, cercando qualcosa che facesse il paio con l'idiozia di un cantante che faceva oh, ho trovato questa roba, che pubblico ora, come memento:



In effetti, da tempo avevo il sospetto che controllori e agenti fossero una categoria a parte rispetto alla cittadinanza, così come i sacerdoti, i maniscalchi, gli arrotini e i pizzicagnoli.
Il punto è che noialtri cittadini sempre buoni ultimi anche come vittime, cribbio.

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Notarella, a scanso di equivoci: perché le cose accadono e hanno uno svolgimento che, giocoforza, sfocerà in un patatrac, rimando al post odierno di Olympe de Gouges.

Di mio aggiungo due cose: non sono boldriniano. Non penso cioè che i migranti siano la punta di lancia della rivoluzione, anzi: piuttosto del casino e del rompimento di coglioni, soprattutto quelli che poi, nello spaesamento generale, vanno a ingrossare le file della micro e macro criminalità. Ma neanche penso che sia possibile "aiutarli a casa loro". Come può l'Occidente - o meglio: il sistema economico e produttivo capitalista - responsabile di aver raso al suolo le forme elementari di sussistenza in loco, trasformando ogni individuo da produttore immediato a soggetto in cerca di lavoro e di salario, creare le condizioni di un'economia florida di stampo fordista in Africa? L'Africa, quello che ha da produrre (prodotti minerari e agricoli) lo produce già, tramite qualche company che, con pochi scherani, controlla un certo quantitativo di schiavi e al resto calci in culo e avanti su a cercar fortuna in Europa.