sabato 8 dicembre 2018

La trappola di Natale

La favola di Natale 2018 arriva dal Canada ed ha per protagonista Adrian Pearce: un cittadino di Edmonton, in Alberta, che si è conquistato un posto in prima pagina sui media locali quando, giovedì scorso, ha deciso finalmente di scartare il regalo di Natale ricevuto dalla sua prima fidanzatina, Vicki Allen, ben 48 anni fa. I due, poco prima del 25 dicembre 1971, litigarono furiosamente: lei fu sorpresa in un negozio a baciare un altro ragazzo, proprio mentre acquistava quel dono; lui saltò su tutte le furie, la scaricò e gettò il pacco in un angolo, giurando a se stesso che non l’avrebbe mai aperto. Già questo episodio incuriosì radio, tv e giornali d’oltreoceano e gli articoli comparsi sullo strano caso furono spalmati dagli utenti su tutti i social [...]

[...] La situazione, insomma, stava iniziando a degenerare e creare un certo disagio e imbarazzo in famiglia. Anche la ex, altrettanto comprensibilmente, ha confessato alla stampa di aver vissuto con una certa apprensione la carrambata con il primo amore e l’attuale moglie, a quasi mezzo secolo di distanza. [...]


***

La favola di Natale 2018 arriva dal Canada ed ha per protagonista Meng Wanzhou, una cittadina cinese, figlia del fondatore della Huawei e manager di punta della società, che si è conquistata un posto in prima pagina sui media locali e globali quando, giovedì scorso, è stata arrestata dalle autorità canadesi su richiesta della magistratura statunitense, con l'accusa di aver violato le sanzioni nei confronti dell'Iran. La Cina è saltata su tutte le furie, minacciando ritorsioni nel caso in cui la manager non fosse rilasciata.. Questo episodio ha incuriosito radio, tv e giornali d’oltreoceano e gli articoli comparsi sullo strano caso sono spalmati dagli utenti su tutti i social [...]


[...] La situazione, insomma, sta iniziando a degenerare e creare un certo disagio e imbarazzo tra le due nazioni. Anche l'Europa, altrettanto comprensibilmente, ha confessato alla stampa di vivere con una certa apprensione la prospettiva di una guerra commerciale quasi a mezzo secolo di distanza. [...]

giovedì 6 dicembre 2018

Polvere comica

Sbocca la luce tra fessure di pietra
e si vede il trasporto di te sui raggi
pieni di polvere comica - manca una s
perché siamo attori terrestri
non certo figli di stelle distratte
che spargono semi a caso, diretti
chissà dove e perché, attecchiti
proprio qui a fare dei vivi
dei morti stecchiti, non ci sarà dato
sapere. Pazienza. Viviamo come
siamo capaci, senza carapace,
dritti levati a contemplare il nome
che abbiamo saputo dare alle cose,
comprese quelle che non esistono
stazionate alte nei cieli, per non
vederle meglio, ma anche quelle
che imprigionano nei rapporti
di produzione, carcere invisibile,
auto da fé del merito. Bravi tutti:
è il giudizio universale, il premio,
il corrispettivo salariale per la
spremitura dei giorni che passano
così, dimenticabili, scartabili
come la pietra che i costruttori
hanno disprezzata, testata d'angolo,
luce che filtra tra le sue fessure
i raggi pieni di polvere comica.

martedì 4 dicembre 2018

Il silenzio degli indecenti

Se la dichiarazione dell'avvocato Verzini sarà confermata dalla signora Karima El Mahroug, il Guinness dei primati dovrà annoverare il nuovo record di silenzio da ingoio.

lunedì 3 dicembre 2018

Vecchi Argomenti



Anni fa, per dare un respiro cosmopolita alla mia ristretta aria di intellettuale di provincia, oltre a Playboy, Le Ore e Alan Ford (riviste fornite regolarmente dall'edicola locale), mi abbonai ad alcune riviste culturali, tra queste la celebre Nuovi Argomenti diretta da Moravia, Sciascia e Siciliano.
Il numero di Ottobre-Dicembre 1988 (di cui ho fotografato copertina e sommario) mi è capitato fra le mani proprio oggi, mentre rovistavo dentro alcune scatole in cantina. Era meglio un Sassicaia, convengo, ma che volete, seppure alcuni scritti sappiano di tappo, altri sono ancora piacevolmente gustabili.
Tra questi, segnalo un racconto breve di Alain Elkann, già marito di Margherita Agnelli e padre dell'attuale presidente della FCA, John Elkann, dal titolo indicativo: La Opel bianca.

Ma, forse, il più gustoso scritto ce lo regala Arbasino che nelle sue Interferenze. Postilla 1988 a "In questo Stato" (1978), racconta:

«Credo che, almeno come me, almeno Umberto Agnelli, Beniamino Andreatta, Aldo Aniasi, Carlo Caracciolo, Guido Carli, Fabiano Fabiani, Luciano Lama, Giorgio Napolitano, Umberto Nordio, Piero Ottone, Giuseppe Petrilli, Italo Pietra, Elio Quercioli, Stefano Rodotà, Sergio Romano, Eugenio Scalfari, Luigi Spaventa, Paolo Sylos Labini, e parecchi altri (magari, nel contempo, deceduti), abbiano rammentato con vivezza e nitore la mattina della “conclusione Moro”; e come giunse la notizia.
Si era a un “seminario riservato” con “colazione di lavoro” presso Mondadori, a Roma, circa l'opera del caro e vecchio Raymond Aron su L'Europa oggi: ostacoli e speranze. Vi erano numerosi parlamentari, direttori, editori, editorialisti, economisti, sindacalisti, diplomatici, "grandi commis". A proposito del notorio sequestro, i titoli dei quotidiani dicevano, per lo più: "Messaggi rassicuranti alla famiglia?", "Timori, ma qualche speranza", "Qualcosa si potrebbe fare".
Si discorreva, eminentemente, dell'Europa decadente, cioè ravvisata in crisi di decrescenza [!] bizantina, con svalorizzazione di ogni aspettativa su diplomi e su lauree, sproporzione tra offerte intellettuali e domande di mercato, recenti revisioni comuniste di vecchi pregiudizi ideologici sulle prospettive di qualche "serpente" politico, oltre che monetario. Si chiacchierò di "ottimismo della volontà", fra gli attendenti delle berline blindate. Ma mentre si taglia uno sformato di carciofi, e le prime forchette stanno per affondarsi nelle crespelle agli spinaci, entrano alcuni ceffi stravolti, e dopo un attimo le berline degli onorevoli più autorevoli si dirigono verso il cadavere in macchina in via Caetani.
Il caro, intelligentissimo e very very dry Raymond Aron, molto vecchio, molto calvo, molto piccolo, improvvisamente abbandonato da tutti si aggirava qualche istante dopo col suo nasone da tapiro e i pantaloni un po' scesi, cercando di capire l'Europa gambizzata vista dall'Italia (dal momento che anche questo era il suo mestiere di politologo), e senza acchiappare nulla, senza sapere neanche ove posare il piatto di crespelle, e la forchettina a mezz'aria. Senza neanche il conforto romano di una "sora" affettuosa che gli dicesse: "A Raimò, e magnate le crespelle, che ssò bbone!" [...]».

Inoltre, un reportage. Restauro e progresso: il caso della città di Sana'a, nella cui introduzione si legge:
«Oggi Sana'a è al centro di un enorme sforzo progettuale da parte del Governo italiano, coordinato dal Gruppo Iri-Italsat ed affidato, per la sua realizzazione, allo Studio Quaroni di Roma».
Segue, infatti, anche un intervento dell'allora presidente dell'Iri, Romano Prodi.

Quali rapporti invece ha oggi il Governo italiano con lo Yemen se non quello di restare in silenzio, come il resto dell'Occidente, dinnanzi ai bombardamenti criminali inflitti dall'Arabia Saudita?

Infine... molto altro da ri-leggere, magari con più gusto adesso, come per esempio il grande Guido Almansi in Enciclopedismo e paranoia.

sabato 1 dicembre 2018

Sarebbe stato eccezionale

- Pronto, Dio?
- Sì, ma non compro niente.
- No, non chiamo da un call-center, bensì per farTi una domanda
- Dimmi.
- Sei stato Tu a scuotere Buenos Aires?
- No. Se io fossi e potessi comandare a mio piacimento i movimenti della crosta terrestre, la scossa l'avrei indirizzata in un punto più preciso.
- Amen.


mercoledì 28 novembre 2018

Alzare gli occhi al cielo

Stamani, alto levato, direzione sud-est, Venere rendeva ancora più luminoso il chiarore dell'alba, finalmente serena dopo giorni di grigio e di pioggia. 
Credo sia un'abitudine comune quella di alzare gli occhi al cielo nei momenti di crepuscolo, durante il passaggio dal diurno al notturno o viceversa, soprattutto per chi, come me, non ha il guardo disturbato da un eccessivo inquinamento luminoso e, in sovrappiù, ha l'orizzonte sgombro, nelle direzioni del sorgente e del calante.
E sarà proprio in virtù di questa abitudine che la riflessione cade spesso nel poetico o nel politico, a volte pure nel patetico, che spero di aver modo di ravvisare, per non piangere.
Così, da Venere che si apprestava a coricarsi dopo i bagordi notturni, il pensiero è andato su un altro pianeta, questo sì in questi giorni transitato agli onori della cronaca, per l'ammartaggio di una sonda terrestre speditavi dalla Nasa.
E il pensiero è stato questo: quando maturerà nelle genti la definitiva coscienza di essere prima di tutto e su tutto dei terrestri? Quando la si farà finita, un volta per sempre, delle malsane idee di America First, Prima gli italiani, e tutto il corredo di sovranismi che intristiscono di confini il mondo?

Prima di rispondere: «Forse mai» ho rialzato gli occhi al cielo e mi sono concentrato su una nuvola: aveva una faccia!

domenica 25 novembre 2018

Liberateci da la Repubblica

Non so, potrei sbagliare e sicuramente sbaglierò, ciò nondimeno penso che indire una manifestazione a difesa della libertà di stampa in Italia sia - oltre che un mero divertimento per ammazzare il tempo in una piovosa domenica di novembre - una strategia pubblicitaria indiretta volta a ripresentare la Repubblica come il giornale d'opposizione, un giornale partito (in assenza di un partito d'opposizione), per così richiamare a sé una sufficiente quota parte del sempre più risicato numero di persone disposte a comprare quotidianamente un giornale.

Con Berlusconi funzionò, ma erano altri tempi, la televisione - rispetto a internet - era un nemico che, seppure sovrastante e invincibile (e infatti Berlusconi vinceva), consentiva di combattere con onore e gloria irradiando queste virtù anche nell'umile lettore che, una volta letto per esempio un editoriale di Franco Cordero, si sentiva pronto a sputare in un occhio a chiunque gli avesse detto che Berlusconi era il nuovo.

Oggi, invece, al netto di alcune pregevoli inchieste (mafia capitale, il neofascismo) e alla doverosa critica nei confronti del penoso governo in carica, per la Repubblica è difficile, se non impossibile, ricreare quel pathos da resistenza civile da cui far conseguire un aumento della tiratura, perché ai tempi di internet l'informazione non è una bandiera, bensì una «banderuola affumicata [che] gira senza piet໹.

In buona sostanza: l'opinione pubblica dipende sempre meno dalla carta stampata e ciò significa che il cittadino è sempre meno informato, modellato da essa, ma da qualcos'altro, da un flusso di notizie che non è facile, per lui, saper selezionare, discernere, valutare e controllare per non esserne, a sua volta, controllato.

__________
¹ E. Montale, La casa dei doganieri.

P.S.
Forse non tutti sanno che. Quante decine di scrittori scrivono commenti in pianta stabile per la Repubblica? Fossi figlio di un poliziotto e dirigessi tal giornale, io accoglierei pure un appuntato, un metalmeccanico, un elettricista, un idraulico, un commesso, un bidello, un professore, un medico, un ferroviere, un...

giovedì 22 novembre 2018

Grigiorosea nube

Costretto al minimo
non ho la faccia più:
do gas e resto fermo - non riesco
allontanarmi da me stesso
rinchiuso in pensieri che
stanno tutti dentro un
bicchiere mezzo vuoto
dove più che il mare
ci vedo il meno male
la mano che si passa
e non si gioca - niente ruota
o l'albero che tra i tanti mentre
aspetta il rombo della motosega
spera non gli tocchi di sentire
del cadere di sé il tonfo sordo.
Cosa resta della prassi quotidiana
che diluisce la disperazione?
Vederti entrare in acqua
con quegli occhi che illuminano
la corsia e la fatica del soffio
mentre vado liscio nel rimbombo
a trarre gaudio da questa morsa.
__________
Nota
Il titolo è un calco di un verso del Falsetto di Montale

domenica 18 novembre 2018

Bevi la cocacola

Interno locale stellato. Ora di cena. I tavoli tutti occupati. Il servizio è iniziato. Entra un cronista dell'Ansia. 

- Buonasera Signori Epuloni: non lo sentite il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre state banchettando?
- Sì. Epperò noi non beviamo Coca Cola.

Pope Francis has lunch with needy people © Ansia

sabato 17 novembre 2018

Piattaforma

Stasera delibero, protocollo e attesto in notificazione di me stesso, per certificare di esistere anche come scrivente, avevo perso il foglio, il niente, la ragione per cui. E allora, alla buonora, signora mia bella che nel salutarmi cordialmente - un bacio per guancia, in convenevole abbraccio - hai premuto lievemente e inconsapevolmente le papille cutanee del tuo convesso nel mio concavo petto, io, ricevendo una sorta di scossa che m'ha drizzato l'animo, circostanza questa che ho dovuto tacere (ne parlo adesso tanto per fare schiuma) nel mettermi a sedere, in quella sedia di metallo e velluto infeltrito che chissà quanti acari avrà ospitato, sopiti soltanto da qualche lieve, sopita emissione di gas intestinali di alcune colleghe torde, io mi sono sentito ricaricato, ho drizzato le spalle, guardato fuor di finestra, capito che un anno è passato, ancora, in questa piattaforma petrolifera di pensieri inestraibili.

mercoledì 14 novembre 2018

Il potere assorbente

Mi sono accorto oggi di un fatto inesistente: ciò che non era non è più, sebbene, nella sostanza di emolumenti devoluti in funzione della loro insussistenza e per la costruzione di una proficua indennità pensionistica, essi continueranno a non esistere agiatamente anche quando non rappresenteranno più quella modesta parte di niente che li elesse perché lesse, giustamente, il nome del loro fu movimento in modo ossimorico (“Prigionieri diversi”).

Il nulla fatto di discussioni vuote, discorsi a sega, che tagliano via collegamenti neuronali in chi indugia decifrarne senso e costrutto. Sola cosa che sorprende - seppur in misura minima - è che per annunciare e dar conferma che non esistono, essi abbiano indetto una conferenza stampa per giustificare il loro non essere più diviso per due, forse per tre, ma facciamo per quattro tanto, è logico, qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, il famoso potere assorbente della non sinistra.


lunedì 12 novembre 2018

Invece Tarzan


Come sempre, esercito la piena libertà di non leggere, di Concita, altro che i titoli (che forse non saranno neanche suoi) e, in questo caso, aggiungo, mi arrogo la piena facoltà di equivocare.

Strani, sì


Il paradosso di un mondo politico oramai da decenni palesemente scivolato a destra, è che ancora, tra i galletti del pollaio, quando sorge un battibecco, per offendere l'avversario lo si accusa di essere di sinistra o di dire sciocchezze di sinistra.

Ma la sinistra in Italia - per usare impropriamente un termine heideggeriano - è una nientità. Persino quelli che dicono di richiamarsi a essa la escludono dal novero dei possibili nomi con il quale battezzare un ennesimo, vacuo partito: se non vado errato, infatti, questa è la prima legislatura della storia repubblicana a non avere tra i banchi alcun partito di sinistra. 

P.S.
Do per scontato che il Pd non possa essere considerato un partito di sinistra; se poi mi venite a dire che quelli di Liberi e Uguali invece lo sono, allora prendo la tessera del