mercoledì 24 agosto 2016

Nostalgia Pangea

Almeno si potesse sapere, meglio ancora vedere, rappresentato su youtube, qual è il destino geologico della penisola, se l'accostamento coi Balcani, o lo accartocciamento contro le Alpi, oppure ancora uno smembramento tale da farci diventare un arcipelago come il Giappone - qualcosa dovrà pur accadere, data la deriva. È che la misura del tempo non rende merito alla nostra impazienza, e i tetti crollano addosso ai mortali, mica agli dèi. 

martedì 23 agosto 2016

Tra mano e pietra

Tra mano e pietra c'è un rapporto basato sulla voglia di lapidarti ogni volta che dici o scrivi qualcosa che fa l'effetto delle unghie spezzate sull'ardesia. Ma forse sono solo io a rabbrividire. Mi guardo intorno e mi sa che è proprio così. Sono così tanti ad applaudirti ad approvare i tuoi discorsi vuoti, le battutine orribili, l'intelligenza adattiva alle mode del momento.

Sarà meglio che smetta di leggerti, di pestare le tue stronzatine, altrimenti mi seppellisco vivo con il cumulo di pietre che mi sono cadute di mano ogni volta che ho avuto la patetica intenzione di scagliartene una.

Patetica perché, diversamente dalla piccola folla di linciatori della prostituta, ho lasciato cadere a terra le pietre senza che nessuno mi persuadesse, guardando in terra e scrivendo sulla sabbia. 

Chiunque è senza peccato scagli agli: allontanano le streghe.

La salvezza viene dalle pietre cadute, dai giudizi lasciati sospesi, dagli sguardi rivolti altrove. Su quella nuvola rosa cenere, per esempio. 

lunedì 22 agosto 2016

Proiettati verso il futuro

Concorsi Pubblici
Peccato che sia a tempo determinato.

Vi invito caldamente alla lettura della versione pdf del bando, nel quale è specificato il soggetto e il tipo di opera d'arte che l'artista vincitore del concorso dovrà realizzare.

Per esempio:
«Opera n. 1 - Scultura zona esterna ingresso di rappresentanza; scultura di grandi dimensioni dedicata al comandante di stazione ideale, proiettato verso il futuro, il quale - in forza di un rigoroso impegno quotidiano - riesce ad imporre il rispetto della legge, la tutela dei cittadini ed il contrasto ad ogni forma di criminalità. Costo Complessivo dell'opera d'arte: € 200.000,00= al netto di IVA al 10% e comprensiva di qualsiasi onere previdenziale. Nel suddetto importo è compresa la fornitura e l'installazione completa diretta e collaudata dell'opera comprensiva dello specifico impianto di illuminazione notturna. Termine per la consegna dell'opera da parte del vincitore del concorso: entro 6 (sei) mesi decorrenti dalla data di comunicazione al vincitore dell'esito del concorso.»

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Ringrazio Alex per la segnalazione.

domenica 21 agosto 2016

Spigolature

Camminando sul bordo del lago o nei centri e nelle vie commerciali delle cittadine in cui trascorro i presenti giorni di vacanza, incontro sovente molte donne musulmane, di ceto sociale medio alto, credo, dato che sono questi luoghi di villeggiatura che ospitano tradizionalmente un turismo facoltoso (io sono un turista con molte meno facoltà).
Dal mio campione osservato, nessuna di queste indossa il burqa, un esiguo numero il niqab, quasi tutte lo hijab e lo chador (abiti, questi ultimi, che - se non erro - coprono i capelli ma lasciano il volto scoperto).

Considerazioni: preferisco le rare latinas dog sitter.

Suggestioni: negozio di abbigliamento, reparto donne. Stanco del passeggio nel saliscendi della capitale olimpica permanente, mi seggo in una stretta panca adibita alla prova scarpe mentre attendo che coloro che accompagno abbiano trovato o no quello che cercavano. Nel mentre, mi siede accanto una donna col niqab (vestito tutto nero, con la sola apertura a fessura per gli occhi) e la cosa che più mi imbarazza è il pensiero che se invece di una panca fosse stata un'altalena a bilico, io sarei volato in alto come gli acrobati del circo (con assai minor destrezza ricaduto).

Dubbi: le donne musulmane che entrano nei negozi di abiti occidentali e fanno acquisti, quando e dove indossano tali capi?

Dicerie popolari raccolte, con probabile fondo di verità: pare che quando donne musulmane facoltose entrano nelle orologerie e gioiellerie di lusso, i commessi chiudano i locali al pubblico. Non ho capito bene se perché le clienti non vogliono essere disturbate nella scelta degli articoli o se perché con quello che poi di norma acquisteranno, il negozio avrà già guadagnato ampiamente la giornata.


venerdì 19 agosto 2016

Possiamo attendere

«Possiamo attendere altri dieci anni in una situazione di instabilità governativa, confusione legislativa e mancanza di certezze per il mondo produttivo italiano?»

Tra le domande retoriche che Luciano Violante pone a conforto delle ragioni del Sì al prossimo Referendum riguardante le riforme costituzionali, questa è, secondo me, la più persuasiva a sostegno delle ragioni del No, giacché l'instabilità governativa non ha mai privato di certezze il mondo produttivo italiano. 

Ai “bei tempi” democristiani e pentapartitici in cui la valorizzazione del capitale non era inceppata, al mondo produttivo dell'instabilità politica dei governi balneari non fregava un cazzo. Ma guai a ricordarlo, vero egregio docente e politico italiano da non so quante mila euro mensili di stipendio sul groppone¹, perché se uno lo facesse, poi, gli verrebbe il dubbio che i ritornelli renziani e centrosinistrici sul «ricominciare a crescere», su «l'Italia riparte», siano pure parole al vento, perché il problema non è come comandare - con o senza bicameralismo - ma come e chi fottere - e per ora, del mondo produttivo, avete saputo solo fottere una parte sola: quella del lavoro. E ancora non vi siete accorti che niente riuscirà a sfamare la Bestia?

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¹Uh, quanto è populista parlare di soldi. Ma come mai non provano a convincermi riducendosi lo stipendio a duemila euro netti al mese? Duemila euro netti: so’ largo di maniche.

giovedì 18 agosto 2016

I meriti eccezionali

«Gli imprenditori hanno meriti eccezionali ma non dovrebbero sfuggire, come classe dirigente, a qualche serena autocritica. Non sembrano così impegnati nel ridurre i sussidi pubblici alle imprese che distorcono la concorrenza. Non suscita alcun sincero dibattito la scelta di chi trasferisce sede legale e fiscale all’estero pur continuando a sventolare la propria italianità. Non vi è, tranne rari casi, una discussione meno rituale sul modello industriale del futuro.» F. de Bortoli, 18 agosto 2016.

Premessa «per evitare possibili malintesi. Non dipingo affatto in luce rosea le figure del capitalista e dei proprietario fondiario. Ma qui si tratta delle persone soltanto in quanto sono la personificazione di categorie economiche, incarnazione di determinati rapporti e di determinati interessi di classi. Il mio punto di vista, che concepisce lo sviluppo della formazione economica della società come processo di storia naturale, può meno che mai rendere il singolo responsabile di rapporti dei quali esso rimane socialmente creatura, per quanto soggettivamente possa elevarsi al di sopra di essi.» K. Marx, Prefazione alla prima edizione del Capitale

Com'è che io, da quando ho letto questa frase di Marx, non riesco più del tutto a dire stronzo in faccia al singolo capitalista ma più volentieri lo dico a chi ne tesse le lodi e lo invita a critiche costruttive là dove tutto è da decostruire?
E poi ancora con questa storia di chiamarli imprenditori:  i capitalisti non intraprendono un cazzo nulla, non fanno altro che seguire le “necessità” del capitale, essendone anche loro, seppur da un lato del privilegio, schiavi del movimento che esso genera, che è quello di accrescere se stesso, pena il suo fallimento. Infatti, la tiratina d'orecchie data a coloro che hanno trasferito «sede legale e fiscale all'estero pur continuando a sventolare la propria italianità», a chi è data? A degli imprenditori? Sono almeno quattro generazioni che gli Agnelli non intraprendono una sega nulla, che hanno preso molto più che dato all'Italia. Piuttosto prenditori, quindi, altro che chiacchiere sui meriti eccezionali. Chi si sbatte le palle alla catena di montaggio o in ufficio con turni di 7/8 ore al giorno per 40/42 ore settimanali, questi sono meriti straordinari, egregio keynesiano liberaldemocratico che, per ottenere «serene autocritiche», ti prodighi in morsettini e leccatine (anal rimming?) per vedere se da quelle vacche dell'intrapresa si possa nuovamente mungere il buon latte che fu.

mercoledì 17 agosto 2016

Spengo dopo il tg

Quando sono in vacanza, in ispecie quando sono in vacanza all'estero, a sera, dopo cena, dove il luogo lo consente, faccio qualcosa che di solito non faccio mai quando sono a casa, in Italia, soprattutto quando non sono in ferie: guardo il telegiornale italiano della Rai, stasera il tg2, conduceva la pacata e sempre bella Maria Concetta Mattei, e quando la sua voce rilassante ha lanciato il servizio sulle prossime manovre del Governo, curato e letto da non so più quale "cronista" vincitore di concorso, ho ascoltato con attenzione quello che veniva detto, ch'è risultato essere nient'altro che un dettato redatto in toto dagli addetti stampa di Palazzo Chigi: sarà fatto questo e quello, soprattutto si darà l'avvio a opere pubbliche in grado di aiutare la ripresa (tunnel del Brennero, variante Jonica) - e mentre la voce chioccia elencava i provvedimenti che saranno presi, nel video scorrevano immagini di repertorio di trivelle che perforano gallerie, camion betoniere, rulli compattatori, finitrici e compattatrici stradali, macchinari per la segnaletica...
In tutto ciò, non il volto di un operaio al lavoro (per sapere per quanti mesi sarà assunto, con quale stipendio, per quante ore settimanali); e neanche il nome dei titolari delle imprese che si sono aggiudicate l'asta (a quale prezzo, con quale previsione di guadagno).
Mi chiedo: che differenza passa tra questo tipo di servizi e i comunicati del telegiornale nordcoreano sulle prodezze del caro leader Guida Suprema? 
Mi rispondo: che i secondi sono molto più curati e cinematografici.

lunedì 15 agosto 2016

Così com'è non deve restare

Torino, 1962

A sessant'anni e un giorno dalla morte di Bertolt Brecht, dal suo Breviario di estetica teatrale, estraggo due paragrafi:

18
«In realtà, i rapporti degli uomini fra di loro sono oggi più impenetrabili che mai. La comune gigantesca impresa in cui si sono impegnati sembra dividerli sempre più; l'aumento della produzione provoca l'aumento della miseria, e solo pochi uomini traggono un utile dallo sfruttamento della natura: come? Sfruttando altri uomini. Quello che potrebbe essere il progresso di tutti è fatto vantaggio di pochi, e una parte sempre maggiore della produzione è adibita a creare mezzi di distruzione per terribili guerre [...]».

46
«È godimento peculiare alla nostra era, che ha realizzato tante e tanto diverse trasformazioni della natura, quello di concepire ogni cosa in modo da poterla trasformare. Nell'uomo c'è molto, noi diciamo: dunque si potrà far molto dell'uomo. Così com'è non deve restare; non basta considerarlo così com'è, bisogna vederlo anche come potrebbe essere. Non bisogna partirsi da lui, ma partire verso di lui. Vale a dire che non basta che io mi metta nel suo posto: devo mettermi di fronte a lui, in rappresentanza di noi tutti. Ecco perché il teatro deve straniare ciò che mostra».

domenica 14 agosto 2016

L'uomo è un nulla

La prese sottogamba. Le sfiorò un polpaccio e gli sembrò identico al Tibet del suo mappamondo in rilievo. Richiuse gli occhi e provò a far scorrere sulle palpebre la sensazione di dormirle a fianco in una tenda sotto il tetto del mondo, alla ricerca del tepore perduto, del sudore sognato. Riaprì gli occhi e l'agosto che aveva davanti gli presentò il conto, le guance madide, una goccia salina che scendeva lenta sullo sterno, tanta sete. Le lasciò la gamba, anzi: lei si distaccò e bofonchiò di smettere di toccarla ché le faceva aumentare la sensazione di caldo. Le lenzuola scesero in fondo al letto. Si alzò per orinare e aprire la finestra, chissà in quale ordine. Bevve un bicchier d'acqua gassata, si sedette sul divano e, con un occhio chiuso e uno aperto, aprì la Gerusalemme a caso e lesse:

Chi è l'uomo? E a che può servire?
Qual è il suo bene e qual è il suo male?
Quanto al numero dei giorni dell'uomo,
cento anni sono già molti.
Come una goccia d'acqua nel mare e un grano di sabbia
così questi pochi anni in un giorno dell'eternità.
Siracide, 18, 7-9

sabato 13 agosto 2016

Il clima geopolitico mondiale

"Signor sindaco - scrive in una lettera l'Anpi - per la prima volta nelle ricorrenze della giornata della Liberazione di Firenze dall'occupazione tedesca (11 agosto 1944, ndr), nessun rappresentante dell'Anpi, erede dei partigiani che combatterono per la cacciata dell'esercito nemico, lasciando sul terreno, secondo le cronache, 205 morti e 435 feriti, è stato invitato a prendere la parola in ricordo di quella giornata, che meritò alla città la prima medaglia d'oro della storia repubblicana da parte del capo del Governo Ferruccio Parri. Riteniamo incomprensibile e grave tale scelta in primo luogo verso le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto per la città di Firenze".
A replicare è Cristina Giachi, vicesindaco di Palazzo Vecchio: "Nessuna dimenticanza e nessuna volontà di escludere, il Comune di Firenze è orgoglioso e fiero della propria storia antifascista e della medaglia d'oro conquistata durante la Resistenza". Quest'anno, ricorda Giachi, "il clima geopolitico mondiale e i recenti accadimenti terroristici hanno suggerito al sindaco di affrontare i temi della libertà religiosa e della convivenza civile tra popoli, collegandoli alla Liberazione".

Dato che più e più volte i rappresentanti dell'Anpi hanno dichiarato che voteranno No al prossimo referendum sulle riforme costituzionali¹; e, inoltre, dato che forse avrebbero ricordato ad alta voce ai fiorentini tale intendimento, allora il sindaco Nardella ha deciso di non dargli voce e parlare  di altre cose, tra le quali di «libertà religiosa», in particolare della sua professione di fede. Indovinate quale.
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¹«È un obbrobrio dal punto di vista della democrazia ed è scritta male tecnicamente. Cos'altro possiamo fare se non dire no?». Il numero uno dell'associazione dei partigiani, Carlo Smuraglia, ha poi aggiunto: «Tolgono potere di rappresentanza ed esercizio alla sovranità. Siamo obbligati a impegnarci perché la Costituzione non venga stravolta».

Quando vi sarà l'essente

Anni or sono, era estate, vendetti a poco prezzo la mia manodopera di scarso valore e minimo sudore a un datore di lavoro, 9€ all'ora (mi davo via per poco, come oggi), a nero, pur trattando egli una materia bianca, come la farina; in breve: fui aiuto fornaio di un panificio piccolo piccolo che produceva un pane indigesto per lo meno a me che se lo mangiavo mi rimaneva sullo stomaco, ma tant'è, avevo bisogno di un po' di soldi per pareggiare i conti dei lunghi inverni del precariato.
In questo forno avevo come compito primario quello di stare al banco vendita e la mattina d'estate mi piaceva vendere pane caldo, schiacciate, panini, crostate e biscotti toscani fatti con margarina bavarese, a belle signore indigene ma anche forestiere e quelle che apprezzavo di più erano le scollate, dai fianchi larghi e la schiena nera verniciata dalle pennellate del solleone. Entravano e, mentre decidevano cosa comperare, io mi concentravo nel cogliere il momento esatto in cui la mascella imponeva ai loro molari il lieve strofinio d'inizio salivazione. Quando accadeva, mi precipitavo, solerte, a offrir loro un assaggio del prodotto che più stimolava la loro attenzione. 
«Provi questi cantuccini alla mandorla, signora».
Così che poi dopo ne compravano mezzo chilo.
Il titolare del forno era contento e approvava la mia maestria. Mi diceva anche: «Lucaluca, io sto poco ad andare in pensione e, se vuoi, cedo a te l'attività». 
Non cedetti alle sue lusinghe, per varie ragioni, la prima tra le quali che lavorare stanca, e io non desidero essere identificato con quale che sia l'attività che mi permetta di sussistere in questo sistema della compravendita ritenuto un meccanismo naturale dalle genti. Aspetto insomma la rivoluzione in cui il lavoro riuscirà a svincolarsi definitivamente dal mercato e dal capitale. In poche parole, aspetto di non fare un cazzo, tenendo conto che non fare un cazzo vuol dire espletare serenamente le funzioni vitali, unite al leggere, scrivere, camminare, fare ginnastica, guardare il cielo, i volti e i culi umani quando lo richiedono, tutte cose banali comunemente svolte, ciascuno secondo le proprie inclinazioni, nei periodi di ferie e sollazzo.
Attesa vana. Sarà per questo che tutte le volte che devo rinnovare la carta d'identità, alla voce professione, sono tentato di far scrivere: essente.

venerdì 12 agosto 2016

Lontano dagli occhi

Mi veniva più facile criticare il governo Berlusconi e il suo entourage. Forse perché credevo ancora che cambiando gli attori potesse cambiare la commedia. Avendo avuto la riprova che così non è, ogni esercizio critico del teatrino della politica mi getta nello sconforto; in questo caso soprattutto perché in parte, minima, nell'ordine del milionesimo, contribuii nel 2013 a eleggere chissà quali e quanti deputati del partito di maggioranza relativa. Di questo non posso essere sollevato, se non nelle future intenzioni di votare no al prossimo referendum costituzionale. 

Un altro problema che ho con questo governo è che non riesco a concentrarmi criticamente sulle figure umane che lo compongono, parendomi queste tutte scialbe, scipite, imboscate, madiizzate, e il capo del governo mi fa l'effetto di un capoclasse antipatico che si arroga poteri e meriti di azioni già previste, preordinate, prefigurate dentro stanze che non ci appartengono, in cui sono decisi i veri fondamenti che tengono in piedi la baracca statale.

Un ulteriore elemento importante della mia indolenza critica è dovuto a un pressoché totale allontanamento dai vaniloqui delle trasmissioni a carattere politico, nelle quali parla uno per schieramento più un ospite a caso sempre quello, tipo Freccero, tipo Cacciari Scanzi e Sgarbi e ci siamo capiti. 

Lontano dagli occhi, lontano dalle palle. Che non per questo sono meno rotte. 

Ogni governo, quale che sia, del Belpaese o di altri più o meno belli, ha l'obiettivo primario di oliare al meglio il movimento del capitale, il soggetto automatico in cerca di una continua autovalorizzazione. Nella misura in cui ci riesce, avrà la fiducia per continuare a ricevere fiducia, legislatura dopo legislatura.

mercoledì 10 agosto 2016

Que viva Stallman

Ho una stima incondizionata per quest'uomo, anche se, per indolenza e superficialità, non riesco a seguire in pieno tutti i consigli che si prodiga di dare.

Mi sento orgoglioso di usare Linux. Meno di usare Google (la piattaforma Blogger vi è compresa), Gmail, Chrome, Facebook (non molto), Twitter (ma lo usa anche Snowden), il cloud per conservare soprattutto foto.

Inoltre uso lo smartphone (Android), carta di credito, insomma sono molto tracciabile, tracciabilissimo, chissà in quale file di tipi umani sono catalogato dal Sistema di Controllo "Stalin's dream".

Eppure non ho voglia di resettare tutto: quel che ho fatto, detto, scritto, ho fatto-detto-scritto. Non mi sembra, allo stato presente, di aver commesso reati. Atti impuri tanti, ma per quelli, casomai, stasera - se il cielo si rischiara - se vedrò una stella cadente, esprimerò il desiderio che mi siano perdonati.



martedì 9 agosto 2016

Enjoy una sega

Buon compleanno, Vacchi

Non ho la testa da romanziere, ho il fiato corto, non sono tagliato, poca stoffa, il massimo del mio tessuto narrativo consiste in un paio di mutande. Non mi dite che anche in quelle si possono intravedere storie, macchie di orina e liquido seminale compresi (quasi quasi inizio a usare il carefree). E l'intreccio, la trama, la tela, quanti metri?

Scrivere un romanzo oggi - a meno che non si voglia scrivere quella gran rottura di palle che sono i noir con tanto di sequel - mi sembra una pretesa per mettere in scena una realtà che è già sulla scena, una realtà che tutto è fuorché silenziosa. Epoca del trionfo assoluto del pettegolezzo, della frase fatta, sia pure intelligente, dell'aforisma che racchiude quasi sempre una mezza verità (mai una verità e mezzo). 

E io mi metto a scrivere qualcosa per far scopare due persone? Dare i natali ai genitali?

Non esiste più la provincia. E le parabole sono possibili solo sui tetti. 
Ve ne racconto comunque una, captata in questi giorni, su basse frequenze.

***
C'era un signore ricco ricco ma infelice infelice. Era così infelice e scontento che non sopportava più di vivere. Allora, un giorno, andò da un dottore, uno psicoqualcosa, probabilmente oriundo, come Altafini, al quale raccontò della sua condizione di persona infelice. 
- Dottore, dottore, mi aiuti: io non ce la faccio più a vivere così. Mi alzo e mi girano le palle, sono ansioso, incazzato con tutto e con tutti, non mi va mai bene niente tutto il giorno, anche quando dormo, sogno di essere scontento.
- La situazione, caro signore, è grave. Ma se segue attentamente il mio consiglio, vedrà, lei guarirà (goganga goganga...). Ecco, lei deve andare in cerca di una persona felice, ma felice veramente. Non importa dove, l'importante è che la trovi e che si accerti con sicurezza che costui (o costei) sia in effetti felice e contenta di vivere. Una volta sicuro di averla trovata, lei domanderà a tale persona di venderle le sue mutande a qualsiasi prezzo, dopodiché le indosserà seduta stante e vedrà che lei sarà a sua volta una persona felice e contenta.
Soddisfatto di tale suggerimento, pagata la cospicua parcella, il signore ricco e infelice si mise subito in cerca di una persona felice e contenta. Girò tutta la città in lungo e in largo, in corto e in stretto: ma niente. Allora si recò prima al mare e poi in campagna, ma subì molte disillusioni: anche da quelle parti, le persone sembravano leggermente meno scontente e quasi felici, ma non del tutto, no. 
Un giorno, sul far della sera, dopo aver lasciato l'auto su una banchina di una strada panoramica, sentì a un dipresso lo scampanellio tipico di un gregge di vacche che lentamente ritornava alla stalla. In coda, un signore sorridente (un cappellaccio in testa, camicia a quadretti e blu jeans color terra), probabilmente il pastore, fischiettava allegramente un motivetto abbastanza penoso, hit dell'estate. Il nostro signore infelice subito gli si fece incontro e, senza troppi preamboli, gli domandò:
- Mi scusi signore: lei è una persona felice e contenta?
- Oh che domande sono queste [ridendo]. Beh, sì, la mia è una vita piuttosto faticosa, ma tutto sommato sì: posso ritenermi contento e per tanto felice.
- Ah, benissimo signore: lei non sa quanto è fortunato a essere felice. Come vorrei esserlo anch'io. A tal proposito, scusandomi in anticipo per la mia richiesta bizzarra, potrebbe per favore vendermi le sue mutande al prezzo che lei vorrà? Non si faccia scrupoli a chiedermi la cifra che vuole!
- Mutande? Io, da quando faccio il pastore, non indosso più le mutande, mi spiace.
- Nooo... e perché?
- Perché, tra una vacca e l'altra, ogni tanto spesso mungo anche qualcos'altro.