martedì 30 giugno 2020

Non dire gatto


[*]

Se la vicenda fosse occorsa a Vicenza, la Lega avrebbe inscenato una medesima polemica politica?

A parte ciò, anche alla luce del seguente fatto di cronaca accaduto sempre in Toscana,  
[*]
vorrei capire perché nel primo episodio il signore che ha ucciso e cucinato il gatto sia stato dipoi (e giustamente) tradotto in caserma mentre nel secondo la signora no, sebbene il titolo lasci intendere che la causa del morte del gatto sia stato proprio l'aver morso la padrona, anch'essa responsabile quindi, sia pure indirettamente, del gatticidio.  

Per fortuna, le indagini sono scattate.

P.S.
Ieri sera, sempre in Toscana, abbiamo scoperto un topolino campagnolo in casa, nello studiolo dal quale sto scrivendo. Ho chiuso la porta, spostato scrivania, scaffali, scatole ma niente: troppo veloce, trovava sempre il modo di scappare. Allora ho chiamato in soccorso un gatto, anzi: una gatta. Ci ha pensato lei, la micia sulla sinistra: grazie infinite.


sabato 27 giugno 2020

Caro Orazio

E, poi, si muore -
semplicemente
oppure non -
e, di noi, restano
immagini 
fotografate
che rimbalzano
di tanto in tanto
nella mente 
o nel cuore
di chi ci voleva bene
o di chi, invece, 
non ci voleva niente
ci passava accanto
ci riconosceva
come un altro mortale
mentre leggeva
un giornale
o beveva un caffè
e malediceva il governo
o la juventus
o mandava all'inferno
tutte le travi che lo
tenevano incatenato
al giorno, concentrato
com'era sulle pagliuzze.

E, poi, si scompare
come tra le viuzze
di una città sconosciuta: 
si lascia la scena vissuta 
per dare spazio 
all'oscenità muta
d'un corpo rilassato
o rilasciato per sempre
nel quasi niente -
e di tutte le cose
che in cielo e in terra
ci sono, Orazio,
questa è la cosa
che, sia detto con filosofia,
più ci sta sul cazzo,
ma non chiedermi perché,
si è fatto tardi,
vado via.









mercoledì 24 giugno 2020

Comme d'habitude

Sono annichilito: 
troppo nichel
troppo litio
a contatto con l'orecchio
e quindi al cervello:
tutto questo metallo
mi fa vecchio
mi sturba la mente
mi sconcentra
irradia inazione
o azione a cazzo
a barbetta incolta
a faccia di cazzo
a faccia stolta.

E il cromo? E il bromo?
Ogni tanto
mi tocco
per ricordarmi
se sono un uomo
o un allocco.
E bevo
ettogrammi di magnesio
davanti allo specchio
da bravo vanesio.

Alzo le spalle:
mi confondo
mi riempio di piombo
e azzavorro.
Ne ho piene le palle -
e, come Leopoldo
Bloom nelle rocce
[Nausicaa], esplodo,
ma senza fuochi d'artificio.

Egregio signore
ci spieghi che cosa ha sognato.

Che cosa ho sognato?
Che cosa ho sognato?

Spiega Sigmundo:
nel sogno
a chi mi congiungo?
A un vegetale
a un animale 
o a un fungo?

Caro dottor Stranamore
posso montare un reattore
e volare prima nel cielo
e precipitare di poi
e infine esplodere
sopra di noi?

Quante mutande
indosseremo ancora
per sentirci puliti
dai sogni inesplosi?

Molly! Molly!
L'hai fatto l'ammollo
con la candeggina?


lunedì 22 giugno 2020

La filiera del romanzo

Sarebbe dunque tempo ch'io scrivessi un romanzo, se ci fosse un romanzo che avesse voglia di essere scritto da me. Per il momento, purtroppo (o per fortuna), non ne ho mai trovato uno che facesse al caso mio, neanche al banco macelleria del supermercato, tra quelli allevati in Francia e macellati in Italia e con gli ultimi quattro mesi di alimentazione senza l'uso di antibiotici. Eppure, mentre son qui che esamino, come un docente di letteratura comparata, fettine scelte di scannello o di girello, una signora mascherata e occhialuta solarmente, come Catherine Deneuve in Belle de jour, s'è messa a squadrare la mia faccia triangolare con puntamento inquisitorio, come se stessi commettendo qualcosa di peccaminoso nel selezionare romanzi non più tremuli, piuttosto teneri, dipende come sempre dalla frollatura. Per fortuna (o purtroppo) una gioviale macellaia del reparto ci toglie dagli impicci facendo notare che oggi la scottona è in promozione. Ci lasciamo convincere, entrambi scegliendo una lombatina. Dato che mi sembrerebbe un peccato lasciarsi sfuggire un incipit del genere, vorrei proporre alla signora di andare a cuocerle e mangiarle insieme in qualche parco dove fosse possibile farle alla griglia («La compra lei la carbonella?»). Ma, come spesso accade, invece della verità romanzesca, prevale la menzogna romantica e anche questo romanzo disossato finisce qui.

giovedì 18 giugno 2020

Ai padri e alle madri della nazione

Perché la pulizia e il decoro non crollino miserabilmente in un punto capitale, siano i locali igienici dotati di un bell’alveolo alla turca, invece che di W.C. con insidiosi sedili trasmettimorbi. Quante infezioni di meno se li sopprimessimo tutti! E quanta obesità in meno, stitichezza, emorroidi! Il W.C. è la vergogna degli alberghi, dei treni (i treni!), dei cinematografi, di tutti i luoghi pubblici, e l’inciviltà di chi li rende con vari espedienti inservibili ha funzione ammonitrice e vendicatrice.
Guido Ceronetti, La carta è stanca, Adelphi, 1976

La posizione seduta sull'infame W.C. è nemica di ogni ragionevole evacuazione.
Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, Adelphi, 1979

In tutte le latrine pubbliche a sedile ci vorrebbe questo Avviso: «Chi si siede qui lo fa a suo rischio e pericolo». Sarebbe opportuno anche in casa.
Guido Ceronetti, Ibidem, 1979

Oggi, dopo aver letto questo articolo, che corrobora la buona abitudine di abbassare il coperchio del wc prima di tirare lo sciacquone, sono andato a vedere su Google Immagini come si presentano i nuovi modelli di turkish toilet e, tra i risultati della ricerca, è apparso anche un'immagine tratta da Wiki How riferita alle istruzioni su Come usare un WC alla turca e, per tutti coloro che, come me, non hanno fatto il militare a Cuneo, la lettura di tali istruzioni offrirà sicuramente delle sorprese.

Ma la cosa più sorprendente, a mio avviso, è data dai Wiki How correlati, dei quali riporto debitamente una schermata che non ha bisogno di spiegazioni se non quelle date dal titolo stesso del post.


lunedì 15 giugno 2020

Aggiungi al carrello, acquista ora

Uno dei meccanismi micidiali coi quali Amazon è diventata quello che è diventata è stato far credere a tutti noi clienti di ricevere gratis la merce ordinata. Ogni tanto, tuttavia, capita che su alcuni acquisti qualcosina occorra spendere, ma non ci lamentiamo, siamo disposti a pagare anche il porto, se la merce che desideriamo la reputiamo indispensabile.

D'altronde, Amazon a parte, è appurato che nel modo di produzione capitalistico le merci non vadano al mercato da sole e che farle circolare abbia un costo. Eppure, tra l' «immane raccolta di merci», ve n'è una in particolare - unica nel suo genere per la sua capacità di generare valore consumandosi -, che per acquistarla, di norma, come su Amazon, il trasporto non si paga. Infatti, nel caso della forza lavoro, ci pensa la merce stessa, in genere, a pagarsi le spese di trasporto (con mezzi privati o pubblici) per recarsi dall'acquirente, il cosiddetto datore di lavoro.

Epperò a volte succede che, anche per avere la forza lavoro, ritenuta a giusto titolo indispensabile, i compratori debbano pagare le spese di spedizione. È il caso di alcuni [im]prenditori agricoli della Valle del Fucino, tra i quali Modesto Angelucci, che ha immodestamente dichiarato:
"La mia azienda ha pagato all'incirca 4.500 euro tramite Confagricoltura, che ha svolto tutte le procedure affinché questi lavoratori entrino regolarmente per poter svolgere i nostri lavori di raccolta che solo loro possono svolgere. Sono operai specializzati, formati nel corso degli anni per poter svolgere questo tipo di lavoro"
L'azienda del presumibilmente futuro cavaliere del lavoro Angelucci a) ha svolto tutte le procedure affinché dei lavoratori specializzati b) possano svolgere i lavori di raccolta che l'azienda agricola ha bisogno siano svolti c) da una forza lavoro specializzata unica in grado di saperli svolgere.

Non avrei mai pensato che per raccogliere finocchi, carote, spinaci e patate occorressero tanti svolgimenti e perdipiù specializzati.

Piuttosto, mi chiedo: se in futuro sorgessero ulteriori e più diffuse complicazioni per l'acquisto e consegna della merce forza lavoro, potrebbe anche Amazon mettere in vendita nel proprio store online dei braccianti specializzati, magari con la foto, le caratteristiche e le recensioni dei clienti imprenditori che saranno qualificati a mettere le stellette in quanto acquirenti qualificati?
E la consegna gratuita sopra le dieci euro all'ora.




domenica 14 giugno 2020

Come una palude

Ho preso un po' di vantaggio
alla pioggia, così, mentre avanzo
di buon passo, si bagnano 
solo i ricordi di quello che ero
e potevo e resta asciutto
il disincanto per ciò che sono
e non posso, non voglio più.

E tratteggio di lacrime il suolo
per restare attaccato al presente
e, come una chiocciola, rallento,
rintano e fingo di essere in pace.

La pioggia mi ha raggiunto:
ovunque mi volga, mi rigo la faccia
ovunque cammini, trovo una pozza
e mi sento come un biscotto
inzuppato nel caffellatte.

E ricordo un dente da latte
caduto nel caffellatte
mentre leggevo i prodigi
del Marchese di Carabas.

C'era una luce soffusa in cucina
di sole trattenuto da una tenda
in quella domenica di forse giugno:
dalla parte opposta del tavolo
la spianatoia, un grembiule fiorito,
un sorriso e il palmo che raccolse
quel dente e lo tenne sempre con sé.

Era più facile correre e sudare
essere Cruijff o Rensenbrink.
E poteva anche piovere.
E si poteva anche piangere.
Erano tempi in cui essere liquidi
significava essere scorrevoli.
È adesso che si rimpozza,
come una palude.

giovedì 11 giugno 2020

Quattro ristoranti dei morti

«Non gioco a dadi con l'universo», disse lo Chef del brodo primordiale. 

Chissà se usò la schiumarola per togliere i residui proteici che affioravano in superficie durante la cottura nel calderone della Terra insonne e se, forse, fu proprio lo scarto a dar vita ai primi organismi viventi.
Domande oziose. Il problema essenziale fu che lo Chef in questione non ebbe alcun giudice ad assaggiare le sue pietanze sperimentali e di conseguenza non gli fu dato neanche un voto.

Proviamo noi.
 
«Alla location ho dato tre perché guarda un po' come stata ridotta dai figli del Ristoratore».
«Al servizio ho dato due perché c'è una clamorosa differenza di trattamento per i convenuti al banchetto».
«Al menù ho dato uno perché avrebbe potuto essere più creazionista e affidarsi meno al caso».
«Al conto ho dato zero perché il prezzo da pagare alla fine è sempre lo stesso, ritornare alla polvere, come si accorsero anche i primi recensori».

Intanto in un van dai vetri oscurati... come un carro funebre.

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Il generale Pappalardo sfila, in divisa arancione, ad Abbiategrasso.

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«Non ho i mezzi», disse il capo della frazione opposta e per questo motivo sacrificò un intero reparto.

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La classe dirigente leghista, composta da un frammisto democristianesimo destrorso e sfanculista, che da un trentennio occupa in pianta stabile posti di governo locale e nazionale, ancora riesce nel vuoto pneumatico del partitismo di ogni forma e colore, a essere considerata degna di ascolto, di consenso e quindi di voto. Poi chissà c'è anche gente capace ma probabilmente più rapace - e guardateli lì, che pena mi fa...

E adesso spogliati.

Siano dati calzini agli scalzi e mutande agli ignudi. E stipendi dei Calderoli ai porchettari.





mercoledì 10 giugno 2020

Orazione del mattino

Premesso che, un editoriale così, oggi, in Italia, non sarebbe pubblicato neanche da Il Manifesto, stupisce la seguente, ingenua a mio avviso, considerazione:

«È sconcertante che le persone siano più colpite dai vetri rotti che dagli omicidi alla luce del sole. O meglio, che sembrino credere che le basi su cui deve poggiare la società siano i rapporti di proprietà e non i diritti umani.»

giacché, le persone non è che sembrano credere: lo credono (crediamo) e basta, anzi: lo ritengono (riteniamo) una condizione immodificabile che appartiene alla natura umana.

Ma, tempo fa, in un libretto scritto apposta per chiarire in modo definitivo la questione proprietà - un libretto rimosso, considerato non più oggetto di studio, ma di antiquariato - venne scritto:

☭☭☭

Tutti i rapporti di proprietà sono stati soggetti a continui cambiamenti storici, a una continua alterazione storica.

Per esempio, la rivoluzione francese abolì la proprietà feudale in favore di quella borghese.

Quel che contraddistingue il comunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà borghese.

Ma la proprietà privata borghese moderna è l'ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell'appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.

In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata. Ci si è rinfacciato, a noi comunisti che vogliamo abolire la proprietà acquistata personalmente, frutto del lavoro diretto e personale; la proprietà che costituirebbe il fondamento di ogni libertà, attività e autonomia personale.

Proprietà frutto del proprio lavoro, acquistata, guadagnata con le proprie forze! Parlate della proprietà del minuto cittadino, del piccolo contadino che ha preceduto la proprietà borghese? Non c'è bisogno che l'aboliamo noi, l'ha abolita e la va abolendo di giorno in giorno lo sviluppo dell'industria.

O parlate della moderna proprietà privata borghese?

Ma il lavoro salariato, il lavoro del proletario, crea proprietà a questo proletario? Affatto. Il lavoro del proletario crea il capitale, cioè quella proprietà che sfrutta il lavoro salariato, che può moltiplicarsi solo a condizione di generare nuovo lavoro salariato, per sfruttarlo di nuovo. La proprietà nella sua forma attuale si muove entro l'antagonismo fra capitale e lavoro salariato. Esaminiamo i due termini di questo antagonismo. Essere capitalista significa occupare nella produzione non soltanto una pura posizione personale, ma una posizione sociale.

Il capitale è un prodotto collettivo e può essere messo in moto solo mediante una attività comune di molti membri, anzi in ultima istanza solo mediante l'attività comune di tutti i membri della società.

Dunque, il capitale non è una potenza personale; è una potenza sociale.

Dunque, se il capitale viene trasformato in proprietà collettiva, appartenente a tutti i membri della società, non c'è trasformazione di proprietà personale in proprietà sociale. Si trasforma soltanto il carattere sociale della proprietà. La proprietà perde il suo carattere di classe.

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E, secondo me, andrebbe letto tutti i giorni, come un'orazione del mattino

domenica 7 giugno 2020

Elegia delle ore ultime

Mi metto in posa
quanti secondi
dato che i primi
volati via
già sono
e aspetto
il balzo del gatto
un frammento di forza
per vivere ancora
per vedere dall'alto
l'ombra staccarsi
dal corpo che resta.

E non risponde.

E quegli occhi
che non si stancano
di guardare nel vuoto
di capire qualcosa
di quello che accade
e perché.

Perché.

Chissà quali parole
crittografate
ti si rivelano,
ma,
quali significati.

Ma adesso
dimmi solo una cosa
rispondi
dimmi che sai
che ti tengo la mano.

giovedì 4 giugno 2020

Quale allegria

«"Colgo in giro l'entusiasmo, una socialità ritrovata. Ci meritiamo l'allegria dopo settimane di grandi sacrifici", osserva Conte spiegando che "la strategia del governo" sta ottenendo risultati. "L'emergenza sanitaria è alle spalle, ora dobbiamo fare fronte ad una emergenza economica", afferma il premier.»

Da vecchio allievo della scuola girardiana, tutte le volte che sento pronunciare la parola sacrificio, prima di indossare una tuta ignifuga, apro una pagina del primo capitolo de La violenza e il sacro (1972 ed. originale francese) e ricopio qualcosa che, quasi sempre, cade a fagiolo (all'uccelletto):

«Si può paragonare l'atteggiamento religioso a quello di una scienza medica che si trovasse improvvisamente a dover affrontare una malattia di tipo sconosciuto. Si manifesta un'epidemia. Non si riesce a isolare l'agente patogeno. Qual è, in un caso simile, l'atteggiamento propriamente scientifico, che cosa conviene fare? Conviene prendere non soltanto alcune precauzioni richieste dalle forme patologiche note, ma tutte, senza eccezione. Idealmente, converrebbe inventarne di nuove poiché non si sa nulla del nemico che si deve respingere.
Una volta identificato il microbo dell'epidemia, alcune delle precauzioni prese prima dell'identificazione possono rivelarsi inutili. Il perpetuarle sarebbe assurdo; era ragionevole esigerle fintanto che persisteva l'ignoranza.» (pag. 52 dell'edizione italiana del 1980).

E pongo tre domande al premier: 

1) sarà mai istituita una commissione che verifichi quanti dei grandi sacrifici richiesti ai cittadini saranno considerati scientificamente necessari e quanti, invece, inutili e che richiederli, come sacrificio (limitazione ossessiva delle libertà personali partendo dal presupposto che "siamo italiani", per natura irrispettosi delle regole), sia stato politicamente assurdo?

2) perché l'emergenza sanitaria è fregiata di un articolo determinativo, mentre quella economica alla quale «dobbiamo far fronte» è lasciata nella vaghezza di un indeterminativo? Perché è una emergenza economica tra le tante, di quelle che si sono ripetute nella processione storica del capitalismo, nei confronti della quale, anche questa volta, si può fingere che sarà sufficiente fare debito, allargare le maglie del deficit, lanciare soldi dagli elicotteri per risolverla?

3) per caso, gentilissimo Presidente Conte, è iscritto a un circolo serale?

lunedì 1 giugno 2020

Voci di corridore

Dopo un marzo e un aprile di corsette semiclandestine, tra boschi, campi d'orzo e segale, senza tracciamenti (mettevo corsa indoor al Garmin, 'nto culu allo stateacasa dello Sburroni & C.), maggio è stato un mese in cui ho ripreso a correre in modo abbastanza regolare, in ciclopedonali pubbliche pianeggianti (i miei percorsi preferiti) o anche in saliscendi collinari intorno casa. Poca roba: tre, cinque, sei, sette, otto, nove e, ieri, 31 maggio, ho ritrovato i dieci chilometri di corsa filata, di buon passo (5'10" di media al km), senza troppo affanno e quindi, ecco, lo racconto perché queste piccole imprese inutili hanno un carattere prettamente bloggheristico: vanno narrate, non devono restare confinate in una bella sudata, una doccia, la sete, la fame e il sonno della ragione.

***
Anch'io, certe volte, nelle mezze stagioni, indosso un giubbotto a mezze maniche, arancione; anch'io ho i baffi ma non sono un generale in pensione: sono un pappamagro.

***
È morto Christo: le ceneri saranno disperse qui perché anche gli dèi periferici hanno diritto a camminare sulle acque.

***
Il Presidente nel bunker della Casa Bianca: non succedeva dai tempi di Homeland.
(Chissà che taglio narrativo daranno le serie tv americane di questi giorni di ribellione: molto in voga, negli ultimi anni, il racconto del riscatto borghese dei neri perbene, alla Michelle Obama o altri affermati personaggi dello spettacolo. Come scrive Olympe de Gouges: al netto di quanto potrà durare lo scontro tra ribellione e repressione, prima di vedere rivoluzionati i rapporti di classe, saranno concesse brioches e Lamborghini in leasing pur di mantenere in piedi l'assetto sociale della baracca borghese).
***

venerdì 29 maggio 2020

L'imperfetto equivalente

Scrive Giorgio Agamben:
I professori che accettano – come stanno facendo in massa – di sottoporsi alla nuova dittatura telematica e di tenere i loro corsi solamente on line sono il perfetto equivalente dei docenti universitari che nel 1931 giurarono fedeltà al regime fascista. Come avvenne  allora, è probabile che solo quindici su mille si rifiuteranno, ma certamente i loro nomi saranno ricordati accanto a quelli dei quindici docenti che non giurarono.
Forse «perfetto» no, ma qualcosa di «equivalente» le dittature - quale che sia la loro natura - lo hanno sempre. In un caso come questo, ai professori che accettano di somministrare lezioni online, non è richiesto di giurare alcunché, solo di procedere. Ora, da qui al considerare il rispetto della procedura un'equivalente adesione alla dittatura telematica, ce ne corre, anche perché - con tutti i limiti, le imperfezioni, le noie di vario genere - i contenuti delle videolezioni non sono sottoposti a censura preventiva. Esempio: Agamben potrebbe mettere in guardia sulla biosicurezza tutti gli studenti che parteciperanno ai suoi corsi filosofici online, docente e discenti comodamente seduti, nascondendo la loro nuda vita dalla testa in giù.

giovedì 28 maggio 2020

Stante

Quando si nasce, non si sa mai bene dove si va a parare, in quale porta. Sarà per questo che, a volte, mi piace organizzare barriere di pioppi e lecci di una certa età.
Altre volte, invece, mi piace tirare, se posso forte, anche se la mia ambizione è colpire a foglia morta, come certe punizioni battute nel corso della vita. 
Se non fossi nato a chi le avrei raccontate queste cose? Al Signor Nessuno? Ma è una supposizione lecita prendere in considerazione quella di non essere nati, dopo che nati lo si è? Sì, perché nel computo generale del tempo, qualsiasi individualità va a puttane, senza soldi, gira al largo, gode niente, fame tanta.
Mille anni fa, per esempio, a parte il fatto che di esseri umani ce n'eran parecchi meno a consumare ossigeno e a produrre escrementi di vario genere, anidride carbonica compresa, oggigiorno ingiustamente trattenuta dentro mascherine usa e getta (respirarsi non è mai stato tanto salubre, ma tant'è), a quei pochi, dei quali molti scolastici, ai quali era dato il tempo e la condizione principe di perdigiorno, ossia quella di riflettere sul senso della vita, prendere in considerazione il non essere nati da nati era cosa piuttosto comune, anche perché supporre l'esistenza o la non esistenza di un esistente o di un non esistente, li teneva occupati nelle notti insonni di tarda primavera. 
Va da sé che il vantaggio di una comunicazione non istantanea, bensì meditata, ponderata garantiva loro di scrivere meno cazzate, che sono invece utili, per il sottoscritto, per aiutarlo a tergiversare e non andare dritto alla questione che lo assale e che solo il pudore (o la vergogna?) gli impedisce di esporre a chiare lettere, senza infingimenti e deliberate elusioni.
È il tempo dell'attesa che sfinisce. Attesa di che? Di uno stante, inteso come contrario di movente.
Tutta una questione di participio presente che non può essere rappresentata da uno stato su whatsapp.