sabato 18 maggio 2019

Fondere sgarbi


Nella mia, poco onorevole, carriera di blogger, mi vanto di non aver mai parlato di Vittorio Sgarbi (ho controllato: ho elencato il suo nome solo un paio di volte in riferimento a qualcos'altro e non a lui).

Oggi, un'eccezione, che poi non è tale, in quanto il nuovo proprietario dell'opera di Koons, oltre a chiedermi di preparargli un brodo di coniglio nella pentola ricavata dalla fusione, mi ha chiesto di domandare al pubblico italiano come cazzo mai potranno riciclare, loro, i libri dell'accredidato critico internazionale e, ancor meno, i vaniloqui ammorbanti che hanno impestato l'aere mediatico italiano nelle ultime decadi di tv commerciale.

E come ultima considerazione mi ha pregato di fare il conto di quanti soldi statali, in quanto parlamentare o funzionario di governo o sindaco, sono stati elargiti all'attuale deputato di Forza Italia e di considerare, date le risultanze effettive sulla cosa pubblica, che cosa mai potremmo fondere con ciò noi italiani.


venerdì 17 maggio 2019

Io cambio

Lasciò la malavita per passare a miglior vita: fu assunto come custode, a tempo determinato, presso una scuola primaria di Badia Tedalda, luogo della disidentificazione. Trovò tre stanze a trecento euro al trimestre, sicché ebbe modo di mettere da parte, anche se stesso. Usciva poco, giusto per recarsi al lavoro e fare un po' di niente, giacché c'era più gente in casa che fuori: fuori, infatti, non c'era nessuno; in casa, almeno, c'era lui. Si parlava e, per rispetto, a volte si dava del voi. «Vi ho in pugno», diceva per celia ai suoi coglioni. Si cucinava il passato di delitti contro il patrimonio, il matrimonio e la quiete pubblica, aggiungendo curry, come con la minestra di zucca. Digeriva. Aveva tempo, anche se se lo lasciava scorrere addosso, come sabbia in una clessidra (per questo, con fatica e molti fiaschi, tentava spesso la verticale: per ribaltare il tempo, ripartire daccapo).

Un giorno si soffermò un po' più a lungo del solito davanti allo specchio e non si riconobbe. Provò a chiamarsi al telefono, ma risultava occupato. Si messaggiò e scrisse: «Io non sono più io, ma un altro. Domani andrò a cambiare generalità all'anagrafe».

E fu domani. 

All'anagrafe, la gentile impiegata originaria di Acireale, gli spiegò che non era così semplice dimostrare di essere un altro, a meno che non avesse cambiato sesso o le autorità gli avessero concesso una nuova identità per sfuggire alle grinfie di qualche organizzazione criminale.
«Ma io non sono sfuggito né da grinfie né dai miei genitali. Semplicemente non sono più io. Io sono un altro. Facile da capire, no?».

«No», rispose la gentile impiegata originaria di Acireale. «No, non è facile da capire».

«Allora le spiego».

Ci fu bisogno di una pausa caffè, anche da parte del redattore della presente.

lunedì 13 maggio 2019

Benvenuto Matteo, non t'aspettavo

Fu l'intuito politico di Bossi a imporre a Berlusconi un ministro dell'interno leghista, perché al Viminale si controllano cose.
E dato che, all'epoca, il secessionismo manifesto della Lega era controllato dai servizi, i leghisti (forse fu Gianfranco Miglio a suggerire) si dissero: se ci siamo noi secessionisti (all'acqua di rose del Po) a capo dei servizi, possiamo controllarci da soli.

Ritornata al governo, la Lega - il suo segretario non ha avuto un attimo di esitazione a riservarsi tale incarico.

E adesso che la parola secessione è solo un vocabolo perso tra i lemmi del Battaglia, adesso che la Lega è diventata nazionale, il connubio con gli Interni si è legittimato a tal  punto che il capo della polizia Gabrielli, candidamente, ha potuto dichiarare che loro, i poliziotti, sollecitano e autorizzano twitti a favore del ministro, e fanno pure rimuovere (ai pompieri) striscioni non offensivi esposti alle finestre di abitazioni private.

Ma il dilemma più pressante per me è: come mai se a Salvini, volente o volente, riesce bene riesumare quei beccamorti dei fascisti (FN e CP), Renzi non è stato capace di risvegliare neanche un comunista?

Tranne me.

I lovve Matteo.

domenica 12 maggio 2019

Ma come


La gallina di Gadda


« In quel punto, come evocata di tenebra, dall’usciolo socchiuso della scaluccia approdante in bottega […], si affacciò, e poi zampettò sul mattonato freddo qua e là con certi suoi chè chè chè chè tra due cumuli di maglie, una torva e a metà spennata gallina, priva di un occhio, e legato alla zampa destra uno spago, tutto nodi e giunte, che non la smetteva più di venir fuora, di venir su: tale, dall’oceano, la sàgola interminata dello scandaglio ove il verricello di poppa la richiami a bordo e tuttavia gala d’una barba la infronzoli, di tratto in tratto: una mucida, una verde alga d’abisso. Dopo aver esperito in qua in là più d’una levata di zampa, con l’aria, ogni volta, di saper bene ove intendeva andare, ma d’esserne impedita dai divieti contrastanti del fato, la zampettante guercia mutò poi parere del tutto. Spiccicò l’ali dal corpo (e parve estrinsecarne le costole per una più lauta inspirazione d’aria), mentre una bizza mal rattenuta le gorgogliava già ner gargarozzo: una catarrosa comminatoria. A strozza invelenita principiò a gorgheggiare in falsetto: starnazzò spiritata in colmo alla montagna di que’ cenci, donde irrorò le cose e le parvenze universe del supremo coccodè, quasi avesse fatto l’ovo lassù. Ma ne svolacchiò giù senza por tempo in mezzo, atterrando sui mattoni con nuovi acuti parossistici, un volo a vela de’ più riusciti, un record: sempre tirandosi dietro lo spago. Parallelamente allo spago e alla infilata dei nodi e dei groppi, un filo di lana grigio le si era appreso a una gamba: e il filo pareva questa volta smagliarsi da reobarbara ciarpa, di sotto al ridipinto ciarpame. Una volta a terra, e dopo un ulteriore co co co co non si capì bene se di corruccio immedicabile o di raggiunta pace, d’amistà, la si piazzò a gambe ferme davanti le scarpe dell’allibito brigadiere, volgendogli il poco bersaglieresco pennacchietto della coda: levò il radicale del medesimo, scoperchiò il boccon del prete in bellezza: diframmò al minimo, a tutta apertura invero, la rosa rosata dello sfinctere, e plof! la fece subito la cacca: in dispregio no, è probabile anzi in onore, data l’etichetta gallinacea, del bravo sottoufficiale, e con la più gran disinvoltura del mondo: un cioccolatinone verde intorcolato alla Borromini come i grumi di solfo colloide delle acque àlbule: e in vetta in vetta uno scaracchietto di calce, allo stato colloidale pure isso, una crema chiara chiara, di latte pastorizzato pallido, come già allora usava. »

Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti, Milano 1957 (capitolo 8).

Mi capitata raramente di piegarmi in due dalle risa per una lettura. Ancor più raramente mettermi ad applaudire e, subito dopo, a ricopiare quanto ho letto.
E festeggiare la madre: lingua.

Le condizioni democratiche

«Come era già accaduto, la democrazia dà vita al fascismo. Una volta, Adorno ha detto che si preoccupava non tanto del fascismo contro la democrazia, quanto del fascismo nella democrazia. Al di là di Adorno, tuttavia, il fascismo va visto come il proseguimento della democrazia fatto con altri mezzi. Questo diventa chiaro quando si capisce che la democrazia ha come condizione di essere sottomessa al movimento di valorizzazione del capitale e che, nella crisi, la famosa democrazia si riduce perciò a quello che è il suo nucleo repressivo. Che a partire da ogni euro, bisogna farne due e che le persone che non possono più essere utilizzate per il "posto di lavoro" (così miserabile ed insensato quanto lo è per quegli "eletti" che diventano sempre meno numerosi) devono crepare più in silenzio possibile, in quanto queste sono cose che non possono più essere negoziabili democraticamente. Tutto dipende dalla sostenibilità finanziaria, e in fin dei conti, la priorità è che lo Stato si affermi nella concorrenza globale. » Thomas Meyer, Editoriale del n. 16 della rivista tedesca Exit.

L'articolo è lungo, ma è un quarto d'ora (anche meno) speso bene. 
Al netto di alcuni errori di battitura e di qualche virgola fuori posto, va ringraziato Franco Senia per la traduzione.

Insomma, finché lo Stato potrà permettersi di pagare le forze dell'ordine per mantenere l'ordine sociale esistente, l'involucro della società aperta, liberale e democratica sarà - con molte manganellate, fermi preventivi e identificazioni fuori luogo - conservato; quando invece finanziare l'ordine sarà insostenibile, entreranno in scena gli sgherri fascisti o nazionalisti o maoisti (tipo Cina, perché da quelle parti, sebbene sia della stessa sostanza, la repressione ha un colore diverso), perché lo Stato, per quanto possa dichiararsi democratico, prima della libertà e della dignità dell'individuo, deve garantire la libertà del Capitale. 

venerdì 10 maggio 2019

Salute maggio

Mi addentro, fuori restando, in questioni superficiali, dove le ali sbattono solo per alzare la polvere, come quelle della gallina. 
Quando mi chiamano in causa rispondo di no, non sono interessato all'offerta, grazie lo stesso, la prego di non insistere. 
Oramai ho fatto il callo, mi è facile sopportare i miei difetti così come sono, tanto nessuno li ama, posso anche fare a meno di coltivarli, come certi formicai con certi funghi.
Scrivo per immagini perché immagino quello che scrivo; prima che me ne dimentichi, scatto: vengo sempre mosso. Frasi brevi, senza subordinate: non amo servire, ma neanche essere servito (laudato sia il self service). E vado avanti finché.
Non ho risposte, ma non importa: tanto nessuno fa domande, intelligenti o no che siano. Non c'è più curiosità, ecco tutto. Devono essere i lustri che, da soli, sono sufficienti a illustrare la questione: avere più anni che soldi fa il resto, dentro gli stretti confini della propria condizione sociale. Ma non dispero. Diospero semmai, anche fuori stagione. E poi, in fondo, se non sei al o non sei escluso dal Salone del Cazzo non t'incula più nessuno (fuor di metafora un cazzo, s'intende).
E si prosegue senza preavvisi, bastano facce predisposte ad accogliere i propri pensieri.
Aldilà di tutto: mi piace il tempo variabile, come il maggio di quest'anno offre. Piove, poi no. Nuvole che vanno e vengono in molteplici forme e colori. E poi il sereno. E poi di nuovo nuvolo. Soffia un vento propizio alla masturbazione dei soffioni. Dna che vola come se ci fosse un domani per tutto. E mi ricordo proprio adesso che sono vivo e che è bene esca, porti a spasso me stesso e il cane, respiri e saluti il senso della vita con uno starnuto.
Salute.

mercoledì 8 maggio 2019

Lo sturbo fascista

Viviamo in una società ipermercificata e ipersessualizzata - e io rimango solo, qui, con una sega e un carrello in mano.
È ora di sfrondare le aiuole, vocali comprese. Resti solo una L, per abbreviare la firma.
Tornando a noi, cioè a lei, alla società, di cui faccio parte, seppur in disparte. Quanto sesso, quanta merce, c'è in giro, signori miei, quanto fanno girare il mondo, il sesso e le merci, quanto sono finalità dell'agire umano?
Abbandonando per un momento le merci al loro destino di sovrapproduzione, mi rivolgo al sesso e e penso: sebbene sia una pratica praticabile in privato, quella sessuale è una pratica  allusa pubblicamente in ognidove: in primo luogo, è argomento principe dei media; della pubblicità, ma anche delle pause caffè lavorative, dei discorsi tra congeneri, in margine a cene da fari o da dispari, a seconda, dipende dalla prepotenza, persino negli scenari razzofascisti  come quel pezzo di merda che per minacciare la «prendi questa mano», le ha detto "te strumpo", il rutto umano, je pijiasse 'no sturbo e secco lì, sul posto, senza pippi e senza franchi a soccorrere (soccorri stocazzo, stronzo bburino).
Ma sesso a parte (ma non tanto da parte): come mai a Roma e dintorni è annidato sociarmente tanto fascismo der cazzo?
Ché è corpa de li ormoni? Der testosterone testadicazzeggiante, de la gnoranza schifa della suburbia infame e stronza? Che ddèh, o Roma, che dici in tua discorpa? Possibile che il Merda romagnolo morto fucilato ed esposto appeso abbia ancora (!) tanta presa?, che il fascino fascistico eserciti a Casalbruciato tanta attrazzzione con tre zeta? Ma non vi viene il vomito diodiddio, che cazzo avete in corpo, viscere di lucertole schiacciate da suvve tedeschi cor motore elettrico? Vu schiantassi subito, e amen.

«Al casello, detto da taluni di Casal Bruciato, lo si attendeva ogni giorno, una volta al giorno, con l'algebrica certezza e la trepidazione d'animo con cui alla specola di Arcetri o all'osservatorio di Monte Palomar, ogni settantacinque anni, il ricorrere della cometa di Halley». Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (cap. 9).

Non riesco a comprendere come nell'umana miseria della ggente ci sia questo bisogno del Grande Stronzo, del mascellismo virillico e sburroso, del tragicomico esercizio della comando unito al patetico desiderio di sottomissione alla disciplina organizzata dal merdificio della razza attestadicazzata, rasata pure, a vorte. E che di sicuro je puzza l'ascella.

E domando, giusto per perdere tempo: perché compensare la propria condizione sottosotto proletaria o borghesuccia avvizzita da due lire dapparte, con i din don pavloviani di una ideologia idiota? 

Perché il fascismo promette tutto e subito, come ai caporali?

domenica 5 maggio 2019

Pioveva

Camminavo sotto i portici, pioveva: ho comprato la Repubblica, due euro e mezzo, compresa una copia de l'Espresso. 
Non ho letto Scalfari, non ho letto De Gregorio, neanche Saviano. Due righe dell'intervista di Gnoli a Mughini (che palle, Mughini), praticamente ho guardato solo i titoli e i sottotitoli. E le pubblicità.


Chissà quanto viene via, al centimetro, uno spazio pubblicitario nella prima pagina domenicale del giornale (sono andato a vedere chi cazz'è er sor Forchielli e, a occhio, coi tempi che corrono, dato che quarche sordarello da parte l'avrà puro messo er conzulente der congresso ammerigano, secondo me se l'è pagata da solo la pubblicità, ché Bardini e Castordi nun ciànno mica li sordi)

Comunque.

Altra pubblicità:

Ancora con 'sta filosofia. E ancora Severino che racconta, coi pantaloni alla zuava pure lui. Ma chi le compra 'sti volumi? Non saranno mica bischeri come me gli adolescenti autodidatti d'oggi, me che, dato che al liceo non studiavo, mi rifacevo con le dispense enciclopediche della Curcio. E vedi i risultati.

Ultima, ma non ultima, anzi medaglia d'oro, è la seguente pubblicità:


Ora, io con tutto il rispetto per la danza e per Roberto Bolle (butta la pasta), proprio non riesco a immaginare i potenziali acquirenti di tale collana spettacolare. Soprattutto non mi figuro come, ancora oggi, vi sia qualcuno che compri un dvd per guardarselo a casa. Ma tutto può essere. Come è stato possibile che oggi abbia comprato la Repubblica. Pioveva.

sabato 4 maggio 2019

Vorrebbe reintrodurre

Da notare lo sfondo ansiogeno

Glande Salvini: l'unica difficoltà è metterlo sopra a quello che gli alunni (infanzia e primaria) indossano di già.

P.S.
Per lo meno dalle mie parti i bambini di tali scuole sono tutti obbligati a indossare il grembiule. Hanno il permesso di toglierlo solo per fare ginnastica o quando fa molto caldo. 
Suggerimento: potrebbe essere unificato il colore, al momento variabile, da scuola e scuola. All'infanzia è previsto il rosa per le femmine e il blu per i maschi (per il genere X sarà chiesto un parere a Sebastian Coe). Alla primaria, invece, ogni istituto ha un colore, generalmente blu, o nero (io, alle elementari, lo avevo nero, con il fiocco rosso però). Certo, per Salvini sarebbe sconveniente proporre il nero; ma il verdano potrebbe andare benissimo.

venerdì 3 maggio 2019

MeToo

via

Momenti edificanti della storia umana, debitamente segnalati, senza nessun cenno di riprovazione o sgomento, dalla stampa. Epperò:


Salvini (che mi sta sulla punta della fava perché così, sovente, faccio finta di scrollarmelo di dosso) avrebbe bisogno di qualche lezione di educazione civica - e sia.
Ma il Re della Taillandia, invece, un calcio in faccia no? Di punta, onorevole Boldrini, di punta.

L'età e il genere

Quando Sebastian Coe gareggiava ero un bambino e mi ricordo che tifavo per lui. Certo non mi chiedevo come si allenasse, quale alimentazione facesse, quali "integratori" (ancora leciti) assumesse. Correva forte, vinceva, stabiliva record.

Adesso lui, il baronetto, non corre più: presiede. E dichiara, a proposito della squalifica dell'atleta sudafricana Semenya (squalificata per l'alto livello di testosterone presente naturalmente - sembra non ci siano dubbi al riguardo - nel suo corpo):

«L'atletica leggera ha due classificazioni: ha l'età ed il genere, siamo altamente protettivi nei confronti di entrambe e sono davvero grato che la Corte di Arbitrato abbia confermato questo principio».

Ecco, o nobile baronetto, altamente protettivi un cazzo. Infatti, se riguardo all'età l'atleta Semenya è nella norma, riguardo al genere, invece, siete in grado di affermare e certificare che lei non è una donna? E se non lo è, a quale genere appartiene? Al genere X? E questo le/gli è stato notificato sulla carta d'identità ? O è forse il politicamente corretto che non vi permette di affermare, con chiarezza, che per i transessuali - ammesso e non concesso che Semenya lo sia - l'atletica leggera non è consentita?

Se la Semenya non ha altra colpa che quella di una fisicità estrema, di una forza e possanza atletica determinata da un ormone che gli frulla in corpo in grande quantità perché è così che madre natura ha voluto, lasciatela gareggiare, vincere medaglie, stabilire record: sarà  l'età, anche per lei, a mettere un fermo alla sua carriera e magari, un domani, a farle presiedere incarichi attualmente ricoperti da miserabili baronetti.

mercoledì 1 maggio 2019

Aradio

Signori che vi prodigate a chiedere sia salvata Radio Radicale coi soldi dello Stato (e non, come sarebbe più opportuno, e ben più nobile, mettendosi una mano in tasca per offrire un sostanzioso obolo da sostenitore, come suggerisce, saviamente, Luigi Castaldi), perché - qualora il finanziamento pubblico, dopo tanto piangere, fosse nuovamente erogato a una radio privata per svolgere un servizio pubblico - perché non chiedete l'immediata chiusura di Rai Gr Parlamento, canale di un ente pubblico che svolge la medesima funzione di trasmissione radiofonica dei dibatti parlamentari? Meditate: con tale chiusura si libererebbero frequenze per scongiurare la chiusura di Rai Movie. Il cinema alla radio potrebbe essere un buon trampolino di lancio per la rinascita del neorealismo italiano.

martedì 30 aprile 2019

Imprenditoria cristiana

Segnalo questa interessante notizia per porre due domande:
1)l'Arcidiocesi di Bologna avrà inviato un cancello automatico anche a San Pietro? Se sì, con fattura o senza?
2) il Comune di Roma potrebbe far morire una partecipata a caso e lasciarla in eredità al Vescovo della Capitale?

domenica 28 aprile 2019

Scartate la pietra

- Pronto, Dio?
- Insomma.
- Insomma sì o insomma no?
- È domenica, giorno del Signore, fa' un po' te.
- Volevo sottoporti alcune domande.
- Sottoponiti te, giacché, in teoria, sono sempre io a sottoporre, data l'altezza.
- Sì, perdonami, o Signore, mi sottopongo io per chiederti: gli eccidi nelle moschee in Nuova Zelanda, nelle chiese in Sri Lanka e nelle sinagoghe in California, sono da considerarsi episodi di teodicea ecumenica?
- Te 'o diceo.
- In che senso?
- Era per dire che me l'aspettavo questa domanda.
- Allora avrai anche una risposta.
- Sì. Evitate di andare nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe per pregare. Andateci solo per fotografare. O appiccare incendi colposi come quei mangiapreti dei francesi.
- Ma Dio...
- Dio che?
- No, dicevo, mi sorprende la tua posizione. I luoghi di culto non ti sono più graditi?
- Ma quando mai? Qual mente perversa crede che io vi abbia creato perché avevo bisogno che qualcuno costruisse Case del Signore, non ultima la Cagada Familia, simbolo del kitch religioso più stucchevole?
- Possibile che nessun Duomo, nessun minareto, nessuna sinagoga ti vada bene?
- Per carità: apprezzo i vostri sfarzosi sforzi. Non nego il fascino che certi edifici religiosi emanano. Ma nessuno mi contiene. Nessuno mi rappresenta in maniera consona. O forse, in verità, uno c'è ed l'unica Cappella che mi vada a genio.
- Perché è aconfessionale?
- Esatto: capisco - ma non promuovo - la vostra esigenza di preghiera, di raccoglimento, di meditazione. Ma io vi dico: che cosa mi pregate a fare? Perché ancora insistete nel credere che le preghiere possano influenzare e/o modificare i miei eventuali "disegni" divini? Ammessa e non concessa la mia esistenza, possibile che ancora riteniate che il pregarmi possa farmi piacere? Sapete che cosa mi fa piacere? Che vi facciate piacere, che lo diffondiate a tutti i presenti senza destinarlo a una manciata di pezzidimerda che succhiano le grazie e i piaceri del mondo perché padroni, dirigenti, ai vertici insomma del vostra sistema di riproduzione.
- Dio, per caso, stai studiando Marx?
- No. Sono stato da lui studiato: e non ho più di che panni mettere.
- Ti ringrazio Signore per avermi ascoltato e parlato.
- Graziella.