«Ma se supponi l'uomo
come uomo e il suo
rapporto col mondo come rapporto umano, tu puoi scambiare amore solo
contro amore, fiducia solo contro fiducia ecc. Se vuoi godere
dell'arte, devi essere un uomo colto in fatto di arte; se vuoi
esercitare un'influenza su altri uomini, devi essere un uomo attivo
realmente stimolante e trascinante altri uomini. Ogni tuo rapporto
con gli uomini – con la natura – dev'essere un'espressione
determinata, corrispondente
all'oggetto da te voluto, della tua reale
vita individuale.
Quando tu ami senza provocare amore, cioè quando il tuo amore come
amore non produce amore reciproco, e attraverso la tua manifestazione
di vita, di uomo che ama, non
fai di te stesso un uomo amato,
il tuo amore è impotente, è una sventura». Karl Marx*
Ho
misurato la mia impotenza oggi pomeriggio quando sono passato da lei
senza avvisarla, ho suonato, mi ha detto che vuoi, chi ti cerca, ti
prego fammi salire, le ho chiesto, e lei, guarda che ho fretta, stavo
proprio per uscire, ma solo cinque minuti, ho insistito, e lei, forse
perché sa che se dico cinque minuti cinque minuti sono, allora mi ha
aperto, si stava preparando effettivamente, mi voltava la schiena e
continuava a disegnare il contorno occhi e le sopracciglia,
indifferente, sempre bella, eccitante, sentivo in me crescere rabbia
e desiderio ma non osavo spingere me stesso in quella direzione che
ci avrebbe portato allo scontro, preferivo tenermi il groppo in gola,
piangere dopo, battere i pugni sul cruscotto dopo, non ora, non
potevo, rischiavo di farle del male dalla rabbia che sentivo, lei,
che era stata mia e che ora invece non voleva nel modo più assoluto
essere mia, si rifiutava, non mi considerava, faceva finta che non ci
fossimo mai amati, ero superato, sorpassato, non più desiderato,
voluto, ma il mio, invece, il desiderio era lo stesso, il volere
idem, e non capivo perché, perché in me non era cambiato niente e,
invece, in lei, sì, mi aiuti ad agganciare questa collana per
favore, ma è quella collana di onice nero che ti regalai io e tu la metti per uscire con, senti smettila, non mi
parlare con questo tono, non ti fare del male a pensare certe cose,
lasciami in pace, non ti ho chiamato, di ho detto di non venire più
a trovarmi, te l'avevo detto, non sono più la tua ragazza, sono
libera di fare quello che voglio, non voglio catene, lasciami, che
cosa fai, ma sei scemo, fermo, mi fai male, scusami, sì, è che –
ed esco dalla sua camera, lei continua a infamarmi, a dirmi di
andarmene e non tornare mai più, e capisco in quell'istante che
l'unico bastardo modo che avrei per vincere questa rabbia sarebbe di
farle del male, di sopprimere la sua felicità e di farmi del male,
ma l'amore è uno scambio, se si blocca in un punto è perduto, se si
ferma la sua circolazione non lo ritrovi, e io non voglio bloccare
l'amore che sento, voglio che esca, cambi direzione, trovi un'altra
manifestazione di vita.
*Non saprei dire dove si trova questo bel brano di Marx; io l'ho estratto da un breve saggio di Erich Fromm, Il
contributo di Karl Marx alla conoscenza dell'uomo,
in AA.VV., Marx vivo,
Mondadori, Milano 1969, ma Fromm lo riporta senza indicarne la fonte. La sacra famiglia? Boh.