martedì 18 giugno 2019

Appunti del giorno

1. C'è mai stato un governante italiano che sia andato in America (U.S.A.) senza leccare il culo ai governanti americani? Pure quest'ultimo, lo smargiasso, se la cospargerà di amuchina la barba pubica dopo il servizio a Pompeo?

2. Stamani ho un torcicollo che, quasi quasi, andrei a Versailles.

3. Ritrovato un lupo vecchio di 40 mila anni. E tuttavia, nel video, quello che più stupisce è la strumentazione analogica con la quale lo scienziato siberiano prende le misure del reperto: in un ambiente che tutto pare fuorché a temperatura controllata (ma forse in Siberia è sottozero di suo anche nei laboratori), dopo aver estratto la testa dal congelatore, impacchettata alla bell'e meglio che neanche un pezzo d'arista dal macellaio, lo scienziato, munito di metro da sarto, annota le misure del lupo preistorico con una penna biro su un taccuino a quadretti. Non mi stupirei che, nei minuti che seguono e che non sono stati documentati dal video, egli abbia preso sale, pepe, aglio, erbe aromatiche per marinare la carne per poi farla in porchetta. Mi raccomando il limone in bocca, tra i denti.

4. Da un punto di vista politico, riguardo a Zingaretti, mi concentrerei sulla seconda parte del cognome, beninteso sostantivandola e non aggettivandola.

5. Metafora ristretta su Google (sui motori di ricerca in generale, cioè su Google, il generale): lo si usa come una Ferrari in folle dentro un garage.

domenica 16 giugno 2019

La saggezza di Mario

Residenza sanitaria assistita, mattino di domenica: la maggior parte dei degenti guarda la messa in tv; altri sono appartati nel salone della mensa. Tra questi un signore, ultranovantenne, che se ne sta a capo chino tra le braccia sul tavolo. Mi avvicino, gli batto due dita leggere sulla spalla. Alza la testa.

- Ciao Mario, come va?
- Male.
- Male? Perché male?
- Perché ho bruciore dappertutto [con gli indici percorre tutte le zone del corpo, dall'inguine alla testa, dove dice di avere bruciore].
- Fatti dare qualche pasticchina dal dottore.
- Sìeh, pasticchina: meglio giù sottoterra.
- Allora fatti dare quella pasticchina apposta per il sottoterra.
- Eh, gliela chiedo spesso al dottore; ma sai cosa mi risponde? Che sono malato qui [e si batte la fronte, con un indice solo].
- Mi sa che sei più sano di lui.
- Sano io? Se fossi stato sano, sarei infilato sottoterra già da un po'.

venerdì 14 giugno 2019

Cosa resta di Scandicci?

Circa cinquantamila persone; le pietre di un selciato da risistemare; mezza foglia accartocciata dello scorso autunno; un ufficio postale che vende cessioni del quinto; un quarto assessore della città metropolitana di Firenze; una puttana scalza che girovaga in cerca di un cliente; gente indaffarata che sa bene quello che deve fare, ma non sa il perché; una tessera stracciata di un partito che non c'è; gli echi lontani della lotta trasformata in running lungo l'argine del Vingone; il mercato settimanale degli stracci del Bengala; una cornacchia dal becco che s'infila nelle pieghe dell'asfalto; un ciliegio immaturo; un premio letterario organizzato dalla biblioteca comunale, tema di quest'anno: il futuro del lavoro, lavoro del futuro; primo premio: il prestito a tempo indeterminato dei Grundisse; un egiziano che passa le ore a un semaforo mostrando un cartoncino con scritto ho fame e che però se gli offri qualcosa da mangiare, lui, con accento da via Tuscolana, risponde: «Preferisco du' spicci».

lunedì 10 giugno 2019

Ma pazienza

Lei era bella. Io no, ma pazienza. Tuttavia, non è bello ciò che è bello. Così mi recai da lei con un discorso incentrato sul concetto di bellezza intesa come riflesso soggettivo negli occhi di chi guarda, non nella sostanza oggettiva, corporale («un davanti, un didietro» Gadda) di chi è guardato. E infatti, durante il colloquio, lei si dimostrò tranquilla perché mi sforzai (mi smorzai) - sovrumanamente - di guardarla negli occhi e solo negli occhi. Si stupì. Poi, a un certo punto, si grattò un sopracciglio e mi domandò di che colore fossero i suoi occhi. Esitai. Lei sospettò che fossi strabico. Risposi: «Pistacchio». Lei sorrise e m'invitò a sgusciarli. Ristetti e mi attenni a delle doverose precauzioni igieniche, dato che avvertivo di avere, sartrianamente, le mani sporche. «Il bagno è da quella parte, il fazioso». Mi spingeva a prendere partito. E allora lo presi, inutilmente: lei era già partita per il Messico («la faccia triste dell'America» P. Conte) e non seppi a chi cantarle. Restava la luna, algida come sempre, dal cuore di panna (ficcatelo in, dalla parte delle noccioline). A quel punto non seppi che fare. Restai con le mani (non più sporche) in mano. E piansi, anche piuttosto a lungo, diciamo cinque minuti. Raccolsi le lacrime in un flacone e gliele offersi come ricordo di un sentimento che non era stato possibile condividere. Mi ringraziò e mi chiese le indicazioni e la posologia. Ci salutammo con molti propositi, cioè ci dicemmo addio senza dircelo, come fanno le persone perbene che sanno come stanno le cose. E noi sapevamo come stanno le cose, ma non dove stanno le cose,  di solito nell'armadio, o nella credenza, il luogo dell'inattendibile.

sabato 8 giugno 2019

Ostia Light


Non sarà mica il fritto? O il bollito? O l'arrostito a fuoco lento? O - non sia mai! - il corpo e il sangue di Cristo?

Ora, alla luce di quanto afferma il Ministero della Salute (etciu) - «l'obesità è causata nella maggior parte dei casi da stili di vita scorretti; è quindi una condizione ampiamente prevenibile», non sarebbe bene che la Chiesa Cattolica introducesse nella Santa Comunione, oltre alla versione gluten free, un tipo di ostia (e talvolta di vinsanto, anche se il sangue lo beve quasi esclusivamente la classe sacerdotale) a bassissimo contenuto calorico?


I mini-stronzi

«I mini-bot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale». Mario Draghi

I mini-stronzi verdani propongono cose che voi umani. Anche i mini-stronzi grillani (cazzariani) non escludono cose che voi umani.
Ma comunque non si scrive. Si scrive ma o comunque. 
Epperò l'economia necessita di una scossa. Io proverei col 380.
Epperò l'economia ha bisogno di stimoli. Io proverei con le prugne secche.
Epperò l'economia... chi ha studiato economia? ragioneria? segretariato d'azienda?

Io la butto là, da profano ve lo profano, anzi: ve lo propongo e pongo: nella normale «anarchia capitalistica» dove ognuno, anche se formalmente unito (Ué Ué) fa quel che cazzo gli pare, dato che dall'illusione offerta dalla globalizzazione siamo tornati al tristo realismo sovranista, o governanti nazionali del menga (e ogni nazione produce quelli che si merita), perché non giocate, per una volta, tanto per ridere, tanto per illudere i milioni di elettori che vi votano credendo che voi possiate risolvere (e non operare da curatori fallimentari), perché - dicevo - non provate per una volta una a offrire denaro direttamente alle imprese ma soprattutto alle persone senza tanti orpelli burocratici, che ne so, un ventimila euro a cranio, per ognuno dei 60 milioni di cittadini dei quali avete a cuore la sorte, giacché li considerate come figli (di puttana)?

P.S.

Ma nessuno si ricorda questa canzone?


Ah, vabbè, non serve ricordare, non serve.

giovedì 6 giugno 2019

Passaggi di stato

Niente più fusione, quindi. Importa sega. Invece a molti compatrioti importa. Vedi Calenda, che reclama al governo di battere un colpo. Il governo? Quale governo?
«A caldo, mentre Fca ritira la proposta per un progetto industriale, vale quindi la pena fare una riflessione sul tema delle mutate condizioni politiche. Che in Francia, nonostante la modernizzazione di Macron, sono sempre quelle dai tempi di Colbert. E che in Italia – al di là delle uscite di neopolitica industriale del governo attuale che fanno quasi tenerezza – sono rimaste le stesse da dieci anni, da quando Fca per ragioni di convenienza fiscale e di vantaggio degli azionisti di controllo su operazioni straordinarie non è più – nemmeno allo zero per cento - italiana. Mentre, invece, Renault è al cento per cento francese.»
Forse Calenda intende rivolgersi al governo olandese. Se così fosse, sarebbe apprezzabile perché ciò indicherebbe che egli ha veramente indossato i panni da eurodeputato che, come tale, mette becco negli affari di tutti gli stati membri, senza pensare soltanto al suo (membro, non stato).


mercoledì 5 giugno 2019

La vita a episodi

C'è un momento nella vita, ma anche due o più, una successione di momenti in cui, a poco a poco, mentire diventa un modo per sopravvivere. Prendiamo per esempio La verità vi prego sull'amore: se l'amore, per sorgere, pretende verità, viceversa, per sopravvivere e non tramontare, necessita finzione. Infatti, è sufficiente leggere le strofe della ballata di Auden per rendersene pienamente conto.

Tuttavia, nel tempo della vita che scorre, per evitare di raccontare menzogne in continuazione, il modo migliore è evitare di essere diretti, glissare, cambiare discorso, fare finta di aver bisogno del bagno, fingere una telefonata, distrarre l'interlocutore col fischiettio di una canzone popolare.

Questa, secondo me, è la tattica migliore per non essere qualificato come un politico qualunque che è riuscito a farsi eleggere e, ad ogni occasione televisiva o radiofonica o "socialmediatica", pretende affermare il verbo, magari credendoci, da uomo di Bonafè (l'avete eletta voi in Europa, ricordatevi).

Ma dicevo la vita. Volevo raccontare un episodio. Uno, non una serie ammorbante di quelle in onda su netfava o altri portali del vuoto a perdere. Il titolo fa il verso al titolo di due serie tv italiane, famose nel mondo, Gomorra e Suburra. La mia s'intitola Sborra. La sigla di apertura è un prestito dagli Eli, Figli della gleba per via degli ettolitri. La storia racconta di un quattordicenne a bordo di uno scooter Piaggio, un Sì non truccato, che insegue una coetanea bionda a bordo di un Malaguti truccato. L'inseguimento dura cento metri. Lui si ferma al bordo della carreggiata e, in preda alla disperazione adolescenziale causata dal rifiuto amoroso, gli occorre un insolito fenomeno di polluzione diurna - e cola sui tarassachi in fiore. Fine.

Se proprio desiderate un altro episodio, applaudite con una mano sola.

domenica 2 giugno 2019

Immagina, puoi


Caro 2 giugno,

foss'anche solo per questo, non è andata malaccio.

Certo, si potrebbe fare meglio, molto meglio. Ad esempio: le parate siano lasciate ai portieri. Per il resto: comparse che si susseguono a comparse. Accompagnate da donne coi tacchi e uomini becchi e beccamorti. Facce che ci vuole stomaco, ma gli italiani repubblicani sono fatti così: hanno stomaco da cannibali; sintetizzano proteine che è un piacere, soprattutto quelle della dimenticanza, del voto perché tanto ci pensa lui che vocia [urla], il ghe pensi mi di turno, gli sia dato incarico, purché il livello di intelligenza sia abbassato e, al contempo, alzato quello di tracotanza.
Comunque, o italiani repubblicani, sappiate: alla fine gli stronzi si cacano tutti.


P.S.

Di seguito, una lettura tratta da un libro di Luigi Veronelli, Breviario libertino, Edizioni di Monte Vertine, 1984 (trovato ieri fortunatamente in una bancarella, esemplare n. 1212 di 2050 copie):


venerdì 31 maggio 2019

Sciogliere il silenzio

«È vero, credetemi è accaduto»: ho scritto poesie e per questo, raggiunto un certo gruzzolo, ho pensato di raccoglierle e di credere che tale raccolta potesse possedere la dignità di un libro. E mi sono, nel privato specchio dello schermo del pc, pavoneggiato. Ho un libro! Ho un libro! E l'ho scritto io! Io? Un libro? Ma che cazzo dico?

Infatti.

La bontà di alcune amiche e alcuni amici (pochissimi, non specialisti e, soprattutto, non poeti laureati) che hanno avuto la sventura di vedersi recapitare il file di siffatta raccolta, non ha fatto altro che avvalorare, non il mio entusiasmo, bensì la mia già anticipata disillusione.

Per carità, qualcosina di buono e dignitoso ci può anche essere tra quello che sono andato (e vado) componendo, ma - nel caso - ciò è bastante a darmi la soddisfazione debita di aver raggiunto, in quel momento stesso, l'apice del mio artigianato - e un mezzo sorriso interno di compiacimento è sufficiente riconoscimento.

Oh, non posso nascondere il fatto che una contenutissima selezione dei miei versi abbia avuto la faccia tosta di recarsi, via aere telematico, nella casella di posta di un paio di redazioni di riviste poetiche online. Me ne vergogno ma, a mio discarico, confesso solo che ho peccato due o tre volte, limitandomi soltanto all'atto impuro (non ho ottenuto, cioè, alcun riscontro; senza raccomandazioni - ho appurato - porte e finestre restano chiuse e non fanno entrare alcuno soggetto estraneo alla cerchia poetica).

Insomma, per farla breve: ho scritto poesie, ma non ho un libro di poesie. Sono un grafomane, ma ho contenuto tale patologia nei confini del blog.

E dunque, se non me ne cruccio, perché questo pippone?

Perché ultimamente, da quando il mondo dei blogger si è quasi del tutto trasferito, armi e bagagli, su Twitter e Facebook (e, in tali socialmedia, non riesco a seguire i contenuti) per non far patire al mio feed la mancanza di aggiornamenti, ho indicizzato l'indirizzo di alcuni siti e/o portali di poesia contemporanea e non, edita ed inedita, di autori famosi e perfettamente sconosciuti.

Tra questi luoghi, ve n'è uno che ha un disclaimer assai particolare (non linko per non diffondere il tedio):


«Gentili Autrici e Autori,

ringraziando per l’attenzione e per quanto sottopostoci fin qui, abbiamo deciso di non dare corso, a partire dal 1 luglio 2018, a nuove proposte di pubblicazione/recensione di testi editi o inediti, quando tali proposte ci pervengano spontaneamente (cioè non sollecitate da uno o più redattori).
Valuteremo invece quanto pervenutoci prima di tale data, col consueto termine indicativo di 90 gg. dall’invio, trascorso il quale senza un giudizio espresso, la proposta di pubblicazione dovrà intendersi declinata.
Grazie per la Vs. comprensione,
la Redazione.»


Vedete un po' se non mi sono deciso tardi a essere spontaneo. Dunque, se volessi tentare la sorte, dovrei passare il vaglio di uno o più redattori (simpatia? corteggiamento? bustarella?) e quindi sperare di essere segnalato. E, successivamente, sperare che entro novanta giorni mi diano una risposta, altrimenti...

Altrimenti, limitarsi a leggere e basta, per avere una sorta di polso generale della realtà poetica circostante.

Oggi, occasione buona. Alcune poesie inedite di un Autore mai sentito nominare prima, nonostante la molteplicità di pubblicazioni da poeta, da scrittore, da saggista e da drammaturgo. E giù, in nota biografica, una sfilza di titoli, ne ho contati nove o dieci, tutti editi da case editrici diversamente conosciute. L'ultimo, edito nel 2018. Nonostante questa caterva di pagine stampate, l'epilogo della biografia, in calce ai componimenti pubblicati, recita che l'Autore
«Da poco ha deciso di sciogliere di nuovo il silenzio, con una serie di poesie uscita sul n. ["] della rivista ["""]»
Da poco egli ha deciso di sciogliere il silenzio. Immagino che nodo fosse, stretto assai come quello delle scarpe da ginnastica dei bambini.

E vabbè: anch'io oggi - cioè ieri notte, ma mi è preso un colpo di sonno che mi ha impedito di digitare pubblica - ho sciolto il silenzio. E ho tirato lo sciacquone.

martedì 28 maggio 2019

Dopo la tombola

Concluse le elezioni europee, si contano non soltanto i voti per ogni partito, ma anche le preferenze per ogni candidato. L’Italia elegge 76 membri al Parlamento europeo. Il governo italiano notificherà al Parlamento 73 eletti più le tre riserve che subentreranno se e quando ci sarà Brexit. Lega si conferma primo partito con 29 eurodeputati, il Pd 17, il M5S 14, Forza Italia 7 e infine Fratelli d’Italia con 6. [via]

Tutto questo puzzo per 73 (più forse tre) che, va' a ripìgliali, non dico tra cinque anni, no, tra cinque settimane come si saranno ben posizionati alti ai piani del privilegio. Loro, altroché quelle creature del grande fratello, dovrebbero essere ripresi 24 ore su 24, su in Europa, per vedere quanto è stato bello eleggerli, una goduria.

E per quanto sia tedioso sentire tutte le volte le solite ritrite critiche democratiche sull'importanza del voto - e sui nostri padri, nonni, prozii che hanno lottato per questo!, sull'orgoglio di esprimere il proprio potere sovrano almeno una volta ogni x!, - io da un po' di tempo mi compiaccio di non aver votato e quindi - in un certo senso minimo - posso rivendicare di non aver contribuito, neanche con un pelo pubico, a eleggere i suddetti fortunati novelli eurodeputati - piccolo, banale, insignificante moto di orgoglio, paragonabile a tenere la tv spenta e di non sapere, se non per l'inevitabile inquinamento massmediatico, che ancora va in onda il Grande Citrullo.


lunedì 27 maggio 2019

Vomitare verde

Mi avvalgo, disse un alluce, e fu.

Su un crinale montano dalle pendici ricoperte di faggi ed abeti piovigginava, e la nebbia che filtrava dava al verde delle foglie un colore politico.

D'improvviso, tra i fusti e i rami, a un pellegrino che ivi camminava, apparve la faccia di Salvini.

Il pellegrino vomitò verde, non tanto per lo spavento, quanto perché gli era rimasto sullo stomaco il panino al tonno comprato alla foresteria dei frati. 

Il tonno era pinna gialla.

Il pellegrino riprese il cammino. Dopo mezzo chilometro, una lepre apparve improvvisa sul ciglio della strada e, prima di prendere la fuga, per un secondo o due, lo guardò fisso negli occhi.

«Lepre maggiolina non mi freghi», le urlò dietro.

Da dietro un abete secolare sbucò una fata, anzi due che gli dissero: «Fa' te».

E lui, infatti, fece alcune cose. La prima e la seconda, poi basta. La terza si riposò e poi la quarta pensò. Non all'Italia, non voleva inquinare cervello e polmoni. Non all'Europa, non voleva sfinirsi i coglioni. Non al mondo fatto e finito. No. Lui pensò al bosone di Higgs, giusto qualche nanosecondo.

Quando il sole della cultura (della politica, della società) è basso, anche i nani (primi e secondi) hanno l'aspetto dei giganti [Kraus].

Infine, si sedette su un sasso ricoperto di morbido muschio e prese a infilare perline di futuri rosari.

Ne voleva regalare uno al vincitore di turno, dopo averlo inzuppato nel piscio di vacca.

«Godi popolo,» - disse - «ché io godo a modo mio».




Per salvare le pensioni



Chissà se nell'idea che il diciottenne grigionese ha proposto per il concorso Cambia la Svizzera! è suggerito di indurre al consumo di cannabis quella parte di popolazione che in pensione c'è già.

La fusione dei motori

«Il governo francese si dice "favorevole" alla fusione, mentre per la maggioranza di governo italiana parla il presidente della Commissione Bilancio, Claudio Borghi, secondo il quale è un'anomalia da tenere d'occhio il fatto che lo Stato francese abbia una partecipazione del 15% in Renault.»

Se saran fusioni, fonderanno, purché non siano i motori ad andare fusi.

Per il resto, per le dinamiche interne al sistema, non mi sembra una cattiva idea il dar vita a un gruppone di tal fatta, anche perché oramai la Fiat, a parte la Cinquecento, ha lasciato perdere il settore utilitarie, e riguardo all'elettrico non ha in listino ancora alcun modello.

Riguardo alle eventuali "anomalie", quella evidenziata dal Borghi mi pare sarebbe ampiamente compensata dalla prevista struttura dell'azionariato post fusione che:

«secondo gli analisti di Intermonte, dovrebbe vedere la Exor della famiglia Agnelli al primo posto con il 13% del capitale, davanti alla Francia e a Nissan, che avrebbero il 7% ciascuna. A seguire i fondi Tiger al 3%, Harris, Blackrock e Vanguard con il 2%, quota che avrà la stessa Renault, mentre Daimler avrà l’1%. Il restante 53% resterebbe in mano al mercato.»

Casomai, anomalo è il fatto che entrambe le parti sarebbero concordi nell'ubicare la sede del nuovo gruppo in Olanda. Chissà che cosa avrà mai di particolare l'Olanda... Forse la presenza dei Coffee Shop?