| Vincent Van Gogh, L'Allée aux deux promeneurs. |
*Chiara e splendida fusione di sera e pomeriggio che da poco ho conosciuto grazie a Me.
Letture, pensieri, versi: di Luca Massaro
27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia.28 Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché costruite i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti 30 e dite: "Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti!" 31 In tal modo voi testimoniate contro voi stessi, di essere figli di coloro che uccisero i profeti. 32 E colmate pure la misura dei vostri padri! (Mt, 23).
Do
not expect that if your book falls open
to
a certain page, that any phrase
you
read will make a difference today,
or
that the voices you might overhear
when
the wind moves through the yellow-green
and
golden tent of autumn, speak to you.
Things
ripen or go dry. Light plays on the
dark
surface of the lake. Each afternoon
your
shadow walks beside you on the wall,
and
the days stay long and heavy underneath
the
distant rumor of the harvest. One
more
summer gone,
and
one way or another you survive,
dull
or regretful, never learning that
nothing
is hidden in the obvious
changes
of the world, that even the dim
reflection
of the sun on tall, dry grass
is
more than you will ever understand.
And only briefly then
you
touch, you see, you press against
the surface of
impenetrable things |
Se
il tuo libro si apre a una certa pagina,
non
aspettarti che ogni frase
che leggi faccia la differenza oggi, o che le voci che puoi udire quando il vento soffia dentro il giallo-verde e la tenda d'oro dell'autunno, parlino con te. Le cose maturano o si prosciugano.
La
luce gioca sulla superficie
scura
del lago. Ogni pomeriggiola tua ombra ti cammina accanto al muro, «e i giorni sono tristi e grevi sotto il vago vocio delle messi»*. Un'altra estate è andata, e in un modo o nell'altro sopravvivi, opaco o pentito, e non comprendi che nulla è nascosto negli evidenti cambiamenti del mondo, che anche il debole riflesso del sole sull'erba alta e secca è qualcosa che non potrai più capire. E solo per breve tempo che poi tocchi, vedi, stringi a te la superficie impenetrabile delle cose. |
qual è il senso dei vincoli? Perché nelle precedenti legislature furono stabiliti? Perché oggi si tolgono? Se si cambia una legge, è di solito perché qualcosa nella realtà è cambiato: che cosa dunque è cambiato oggi rispetto a cinque, dieci, venti anni fa? Perché vent’anni fa aveva senso dover chiedere la licenza per aprire un negozio, e oggi non ha più senso?
la riforma del mercato del lavoro. Al centro c’è una questione di equità fra padri e figli. E di equità tra cittadini protetti dai sindacati e cittadini coinvolti nelle liberalizzazioni [...] La riforma dei contratti di lavoro deve liberare i giovani da una dipendenza forzata dai loro padri e dalle loro madri.
Per abbattere questo muro [del precariato giovanile] c’è una sola via: eliminare l’articolo 18. Sbaglia chi ripete che non è una battaglia che valga la pena di combattere. È una battaglia fondamentale.
in un momento di grande incertezza, come quello che stiamo attraversando, gli imprenditori sono restii ad assumere con l’inflessibilità dell’articolo 18 proprio perché sono insicuri sul futuro della loro azienda. Quindi è proprio in un momento difficile che l’articolo 18 preoccupa gli imprenditori. Quando tutto va bene e si è ottimisti, assumere per la vita è facile per tutti.
L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori afferma che il licenziamento è valido se avviene per giusta causa o giustificato motivo.
ll lavoratore può presentare ricorso d'urgenza e ottenere la sospensione del provvedimento del datore fino alla conclusione del procedimento, della durata media di 3 anni.
Il giudice, in assenza dei presupposti di " Giusta causa " o " Giustificato motivo " può dichiarare l'illegittimità dell'atto di Licenziamento e ordinare la reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro. In alternativa, il dipendente può accettare un'indennità pari a 15 mensilità dell'ultimo stipendio, o un'indennità crescente con l'anzianità di servizio.
Nelle aziende che hanno Fino a 15 Dipendenti, se il giudice dichiara illegittimo il licenziamento, il datore può scegliere se riassumere il dipendente o pagargli un risarcimento. Può quindi rifiutare l'ordine di riassunzione, conseguente alla nullità del licenziamento.
La differenza fra riassunzione e reintegrazione è che, nel primo caso, il dipendente perde l'anzianità di servizio e i diritti acquisiti col precedente contratto (tutela obbligatoria).
«Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha confuso, rosa che ha sventato, rosa che ha ròso, il mio cervello s'è mangiato. Rosa che non è rosa, rosa che è datura, gelsomino, bàlico e viola; rosa che è pomelia, magnolia, zàgara e cardenia. Poi il tramonto, al vespero, quando nel cielo appare la sfera d'opalina, e l'aere sfervora, cala misericordia di frescura e la brezza del mare valica il cancello del giardino, scorre fra colonnette e palme del chiostro in clausura, coglie, coinvolge, spande odorosi fiati, olezzi distillati, balsami grommosi. Rosa che punto m'ha, ahi!, con la sua spina velenosa in su nel cuore.Lia che m'ha liato la vita come il cedro o la lumia il dente, liana di tormento, catena di bagno sempiterno, libame oppioso, licore affatturato, letale pozione, lilio dell'inferno che credei divino, lima che sordamente mi corrose l'ossa, limaccia che m'invischiò nelle sue spire, lingua che m'attassò come angue che guizza dal pietrame, lioparda imperiosa, lippo dell'alma mia, liquame nero, pece dov'affogai, ahi!, per mia dannazione».
«Ero rimasto là impalato, sopra la rena della spiaggia di Falcone, mentre la tartana carica di piantine compiva l'ultimo viaggio (l'alta rocca del Tindaro, col santuario in cima, si rifletteva capovolta dentro l'acqua) scivolando verso il veliero grande che avrebbe portato gli aranci e i limoni a Napoli, ad Amalfi, a Genova, a Marsiglia di Francia, quei teneri alberelli destinati ai nobili palagi, alle regge delle capitali. Prigionieri per sempre dentro vasi, dietro vetrate di verande, logge, passaggi, scaloni, serre, giardini d'inverno, curiosità e sollazzo per dame e cavalieri d'alto lignaggio. Impalato e accordato a seguire con lo sguardo l'arancio mio che se n'andava, lì sopra la prua della barca, distinguibile fra gli altri per una fettuccia rossa che avevo annodato al suo tronco gracile. Arancio mio, unico, raro, che io avevo creato, secondo la fantasia e l'amore mio e secondo l'arte che m'insegno mastro Scilipòti (ristoro e pace all'anima sua in qualsiasi regno di là ove si trovi*), gran maestro d'innesti del mio paese di vivai chiamato Mazzarrà: grembo, nutrice, madre d'ogni pianta d'agrume, limone o arancio, credo o lumia, bergamotto, mandarino o chinotto che si trovi in questa terra di Sicilia e oltre.»
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Della rabbia dei tassisti fa però le spese Massimo Cacciari. Passa di lì per caso con Piero Dello Strologo e Mario Epifani. Qualcuno lo riconosce e comincia a insultarlo. “Bravi, bravi, voi del Pd si avete fatto un bel regalo”. Cacciari tira dritto. Non pensa neppure che quelle parole siano indirizzate proprio a lui. Dal gruppo di tassisti si stacca un drappello di esasperati. Inseguono i tre e quando imboccano i portici della Borsa li accerchiano. Cacciari si ferma. «Ma che vi ho fatto io?», fa segno con la mano. Continua a camminare. Una decina di tassisti lo accerchia, comincia a strattonarlo. Uno, con il volto coperto da una sciarpa si rivolge così a Dello Strologo. «Stavolta passi e non ti facciamo niente, ma sappi che se finisce male, diamo fuoco alla città». Nel frattempo Cacciari ed Epifani hanno attraversato via Venti. Sono a poche decine di metri dal Bristol. Momenti follia, scatta la caccia all’uomo. Cacciari a stento riesce a rifugiarsi dentro il Bristol e deve ringraziare i vigili che a fatica riescono a creare un cordone di sicurezza. Un operatore di Telenord viene spintonato e preso a calci da due manifestanti con il volto coperto. Quindi i tassisti minacciano gli altri cronisti e li “invitano” andarsene.
«manifesta incapacità di creare le condizioni per lo sviluppo economico. Finora abbiamo visto un'inerzia totale e una volontà di colpire i piccoli, quelli che pagano i conti.Non si vogliono colpire le banche, che sono le responsabili di questa situazione»[*]