giovedì 31 dicembre 2009

Emotivismo etico

Al Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, eletto «Uomo dell'anno» dalle prestigiose firme del Sole 24 Ore.

Un uomo scrive una lettera all'ufficio imposte dicendo:
«Non riesco a dormire perché vi ho mentito. Ho dichiarato un imponibile troppo basso. Pertanto, allego alla presente un assegno di centocinquanta euro. Se continuo a non riuscire a dormire vi farò avere il resto».

T. Cathcart, D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007

Collezionismo invidiabile

Nonunacosaseria propone dei gustosi titoli dell'amore. Fossi la Panini ne farei delle figurine adesive da collezionare in appositi album.

mercoledì 30 dicembre 2009

Il poeta servo

Ho preso
la mia fatica
come un peso
e la porto.

Voi che da mille anni
portate il male del mondo
e ne ridete
e ne morite

perdonate se vado così solo,
se vado lento
se non ho canto:
sono un servo
di molti padroni.

Lontani non pensano a me.
Non sanno
che li tradisco.

Non sanno
che moriranno
prima di me.

E se sparisco
l'odio il riso l'inganno
che mi han cresciuto in cuore

saranno queste parole d'amore
verità senza dolore
aria libertà.


1953

Franco Fortini, Una volta per sempre (Poesie 1938-1973), Einaudi, Torino 1978

martedì 29 dicembre 2009

Controversie ecumeniche

Il rabbino capo d'Israele, in fondo, non ha tutti i torti a essere antiabortista ché - come m'informa Federica - «gli aborti ritardano [appunto] l'arrivo del Messia».
Ora, voglio vedere come il Vaticano possa concordare con tali dichiarazioni...

Lampi di genio

Su Craxi, sarei incline a dipietreggiare; ma mi rendo benissimo conto che tal atteggiamento è altamente controproducente.
Per questo - e perché soprattutto ogni tanto mi tedio a far storia col senno di poi - ritengo che i giudici di Mani Pulite siano i veri responsabili dello sfacelo politico a cui è dato assistere oggi in Italia. In breve, se essi non avessero perseguito la crosta del malaffare politico italiano, forse oggi avremmo una classe dirigente migliore che avrebbe saputo tenere lontano dal suo mondo l'orrida avanzata delle truppe berlusconiane e leghiste. Il pool di Milano tolse una crosta a una ferita prima che questa si fosse completamente rimarginata. C'era ancora bisogno di Craxi dopo il crollo del comunismo sovietico in Italia. C'era bisogno perché la sinistra, in qualche modo, fottuto modo, si sarebbe forse riunita sotto un unico cielo. Fu tolta la crosta, ma la penisola sanguina ancora.

E comunque Formamentis è un genio.

Vento futuro

In chiusura di un suo delizioso post, Phastidio scrive:

«Di fronte a questi peti seriali che perseveriamo a chiamare articoli e giornali, c’è solo da sperare che la palingenesi arrivi in fretta, per porre fine a questo chiacchiericcio decadente, a questi opposti idiotismi. Ascoltate la rassegna stampa di GrParlamento, la mattina, magari quando vi recate al lavoro: capirete perché per questo paese la prognosi appare infausta».

Dipoi, a margine della sopraffine analisi metabloggologica di Galatea, mi pare doveroso segnalare che gli eventuali «peti seriali» dei blogger, in confronto a quelli degli «articoli [di] giornale» sono almeno gratuiti e non finanziati pubblicamente. E poi, per dirla tutta, sono peti molto più ‘profumati’.

lunedì 28 dicembre 2009

Avventurandosi da soli nell'incognito



Aggiunta sulla credenza


«Una credenza non è una religione, soprattutto non nel senso che siamo abituati a dare a questa parola nell'orbita del cristianesimo. Si è, tuttavia, portati a chiedersi se la formazione di una credenza comune, e il suo ascendente sulle coscienze, non siano fenomeni analoghi a quello per cui una comunità si forma i suoi dèi. Il sibogno sembra essere il medesimo: ai limiti del pensabile (e dell'immaginabile) urtarsi a qualcosa che resista al pensiero, che non si possa non pensare e non sentire, in comune, del mondo. Segno del sacro non è forse il limite che l'individuo di fatto rispetta nel suo comportamento, oppure che viola sapendo di violarlo, avventurandosi così da solo nell'incognito? Rimane che il dissolversi delle credenze ragionevoli e umane - la “morte di Dio” - mentre è causa di scoramento e di aggravata solitudine per l'individuo, suscita nella società i falsi dèi, e che i falsi dèi costringono a interrogarsi su quali siano i veri e come si riconoscano».

Nicola Chiaromonte, Credere e non credere, Il Mulino, Bologna 1993 (pag. 124)

Ballata dello psicolabile

Giornalettismo pubblica questo mio vaneggiamento.
Buona lettura, se vi va (e se sì, speriamo vi piaccia).

P.S.
Un bacio a Madda per la citazione iniziale deandreiana.

Segnalazione filosofica

Sono onorato di aver “ispirato” tale superba meditazione filosofica.

P.S.
Se potete, provate a rispondere alla domanda finale di Alex, ch'io non ci sono riuscito, ohimè...

domenica 27 dicembre 2009

La morte dello Shah


«Ogni puledra del regno

Che lo Shah d'Iran desiderasse
Se la faceva portare con l'elicottero dall'esercito,
Dritto a palazzo.
Stavolta era la figlia di uno dei suoi ministri, che gambe,
una dea.
Lo aspettava in una camera.
Era di pomeriggio.
Ricordo montagne di caviale prima di cena
In una tenda sontuosa al lume di torce,
La splendida casa di una donna anziana, una principessa,
Tre servi per ospite,
E un uomo che si finse così ubriaco che non stava dritto.
E si mise ad accusare lo Shah.
E tutti sapevano che era una spia dello Shah.
Dei dottori newyorkesi (fra cui il mio)
Furono spediti in Messico per un consulto.
Non gli fu permesso di visitare lo Shah.
Solo chiedergli come stava.
Il futuro della psicanalisi
È una psicologia di superficie.
Stai sull'esterno, restaci.
Il mio povero analista
Un ictus lo ridusse a bambino bisognoso.
Quanto alla vita interiore: ci pensi la domestica».

Frederick Seidel, Complete Poems 1959-2009, Farrar Straus & Giroux, New York 2009, pagg. 408, $ 40,00

(estratto della poesia tradotto da F. Pacifico e pubblicato sulla Domenica del Sole 24 Ore del 6 dicembre 2009)

sabato 26 dicembre 2009

Ci vorrebbe Salomone

Eschaton mi conduce a un'ulteriore lettura girardiana dell'attualità politica italiana¹.
Il suo post Primo sangue, infatti, chiama in causa René Girard con una persipicace riflessione di questi su come il Sistema Giudiziario sia l'unica tecnica moderna disponibile per porre freno alla terribile catena della violenza e della vendetta.
Sappiamo, infatti, che ogni reciprocità violenta non può, nella nostra epoca, trovare uno sfogo espiatorio definitivo che riconcilii le parti contendenti, dato che la Violenza è uscita dal recinto del sacro. La Croce è stato l’ultimo serio tentativo politico di riconciliazione e Caifa, il più fine esempio politico (vedi come si riconciliarono bene sia Erode che Pilato! Lc, 23,12). Di più: oggi la lotta si fa, giocoforza, a colpi di vittimismo: io sono più vittima di te, sei tu che mi aggredisci eccetera. Tutti vogliono incarnare “la vittima” o, perlomeno, possederne lo scettro. Tanto che Satana oggi, se si seguono bene gli sviluppi dell’ultimo Girard, ha un solo unico modo di poter “gestire” il potere nella moderna società liberal-democratica: ossia quello, appunto, di “fare la vittima”. Il sistema giudiziario è parte di questo gioco; nessun Salomone [1.Re, 3,16-28] si vede all'orizzonte che mostri chiaramente, alle parti in lotta, chi ha torto e chi ha ragione, anche compiendo il gesto estremo di tagliare a metà l’infante conteso. Solo allora, forse, una “buona prostituta” si affaccerà alla ribalta disposta a rinunciare al figlio purché il bambino viva. E solo a questo punto si riconoscerà a chi apparteneva veramente il figlio, ovvero chi veramente ha ragione e chi torto.
Ma chi è oggi, in Italia, autenticamente disposto a questo estremo sacrificio?

¹Vedasi l'articolo che scrissi per Giornalettismo

Parce que nous le valons bien

«Quel che è decisivo, perché è la ragion d'essere della comunità, è la credenza. Ora, una credenza nutrita in comune non si riduce né a un insieme d'idee né alla serie degli scopi che la comunità si propone: fa tutt'uno con la vita - la storia - del gruppo e, al tempo stesso, ne costituisce la legge ideale, violata la quale il gruppo è, per così dire, sconsacrato, e decade. E una credenza non chiede soltanto di esser condivisa, esige anche che l'individuo vi si conformi: costituisce cioè l'obbligo di credervi anche quando il rapporto fra le vicissitudini del gruppo e questa o quella idea appaia incerto. È perché ci credeva che l'individuo ha aderito al gruppo, ma è anche per poter continuare a crederci che vi rimane. Giacché, fuori del gruppo, non ci sono più credenze, ci sono soltanto opinioni.
Questo è il fatto da cui, in qualunque gruppo umano, per quanto libero sia, scaturisce la costrizione.
In ultima analisi, tutto accade come se l'individuo aderisse al gruppo per necessità: perché è il solo luogo in cui egli possa vivere ciò che crede; come se vi restasse per necessità: perché un altro luogo non è dato; è come se non potesse dunque lasciarlo che per necessità: perché il gruppo lo respinge, o (ma è la stessa cosa) perché se ne sente abbandonato».

Nicola Chiaromonte, Credere e non credere, Il Mulino, Bologna 1993 (pag. 121-122)

Ho sottolineato tali frasi perché chiariscono le ragioni del mio individualismo, ovvero del mio presunto liberalismo. So che non potrò mai convincere nessuno a far parte di un club di cui anch'io sono membro (per parafrasare Groucho Marx); e, allo stesso tempo, non potrò mai ‘credere’ abbastanza per far parte di qualsivoglia gruppo. Ma soprattutto mi fanno “credere” che una delle ragioni per cui internet è temuto dal potere è che parte consistente di tale mondo di teste pensanti ha come a noia, cioè storce il muso di fronte a qualsiasi credenza; e se per questo il gruppo (dominante) lo respinge, l'individuo non si sente solo né abbandonato, anzi: sa per certo che la sua solitudine è condivisa da altre persone, che la sua voce o il suo silenzio saranno riconosciuti per quel che valgono

Una lezione di storia politica

Un accrescimento di coscienza civile passa, per me, attraverso la lettura di certi particolari post, come questo di Malvino.

P.S.
Consiglio di leggere anche i commenti di risposta.

venerdì 25 dicembre 2009

Machine à évasion



La finanza creativa di Giulio Tremonti tenta persino gli integerrimi francesi. Beh, il nostro Ministro dell'Economia ha sbancato il casinò, ma una sana pruderie farebbe dire che tali soldi hanno un odore abbastanza insopportabile e che, a medio lungo termine, tali vincite non potranno, necessariamente, ripetersi.

Prìncipi cristiani scellerati

«Si può osservare che il Cristianesimo, senza perciò fargli nessun torto, ha per un verso effettivamente peggiorato gli uomini. Basta considerare l'effetto che produce sopra i lettori della storia il carattere dei principi cristiani scellerati in comparazione degli scellerati pagani [...] Le scelleratezze dei secondi non erano per nessun modo in tanta opposizione coi loro principii. Morto il fanatismo della pietà, e il primo fervore di una religione che si considera come un'opinione propria, e una setta e cosa propria, e di cui perciò si è più gelosi (anche per li sacrifizi che costava il professarla) l'uomo in società ritorna naturalmente malvagio, colla differenza che quando gli antichi scellerati operavano o secondo i loro principii, o in opposizione di massime confuse poco note e controverse, i cristiani operavano contro massime certe stabilite definite, e di cui erano intimamente persuasi, e l'uomo è sempre tanto più scellerato quanto più sforzo costa l'esserlo, massimamente contro se stesso, come per contrario accade della pietà. E infatti da quando il cristianesimo fu corrotto nei cuori, cioè presso a poco da quando divenne religione imperiale e riconosciuta per nazionale, e passò in uomini posti in circostanze da esser malvagi, è incontrastabile che le scelleratezze mutaron faccia, e il carattere di Costantino e degli altri scellerati imperatori cristiani, vescovi ec, è evidentemente più odioso di quello dei Tiberi, dei Caligola ec, e dei Marii e dei Cinna ec. e di una tempra di scelleraggine tutta nuova e più terribile. E secondo me a questo cioè al cristianesimo si deve in gran parte attribuire (giacché il guasto cristianesimo era una parte di guasto incivilimento) la nuova idea della scelleratezza dell'età media molto differente e più orribile di quella dell'età antiche anche più barbare: e questa nuova idea si è mantenuta più o meno sino a questi ultimi tempi nei quali l'incredulità avendo fatti tanti progressi, il carattere delle malvagità si è un poco ravvicinato all'antico, se non quanto i gran progressi e il gran divulgamento dei lumi chiari e determinati della morale universale molto più tenebrosa presso gli antichi anche più civili, non lascia tanto campo alla scelleraggine di seguire più placidamente il suo corso».

Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri, Volume 1 [...80-81] edizione Oscar Mondadori, Milano 1983

Scoperte artistiche


Quest'artista è un genio.

Un dono inaspettato

Stamani mi sono alzato è ho trovato sotto l'albero questo splendido regalo.
Grazie Aubreymcfato

giovedì 24 dicembre 2009

Dove sono finiti i fatti?

«Di fronte alla pretesa di fare della conoscenza storica un modo privilegiato di conoscenza, ci si sente in diritto di far notare che nella nozione stessa di “fatto storico” si nasconde una doppia antinomia. Giacché, per definizione, fatto storico è “ciò che è realmente accaduto”. Ma dove è accaduto qualcosa? Ogni episodio di una rivoluzione o di una guerra si risolve in una moltitudine di movimenti psichici e individuali; ognuno di tali movimenti traduce degli sviluppi incoscienti, e questi si risolvono in fenomeni cerebrali, ormonali o nervosi che ci rinviano a fatti d'ordine fisico o chimico [...] Di conseguenza, il fatto storico non è dato più di un altro qualsiasi fatto. È lo storico, o l'agente del divenire storico, a costituirlo per via d'astrazione e, per così dire, sotto la minaccia di una regressione all'infinito. Ora, ciò che è vero della costituzione del fatto storico non è meno vero della sua selezione. Anche da questo punto di vista, lo storico e l'agente storico scelgono, tagliano e ritagliano, giacché una storia veramente totale equivarrebbe al caos. Ogni angolo dello spazio nasconde una moltitudine d'individui di cui ciascuno afferra la totalità del processo storico in maniera non comparabile a quella degli altri. Per ogni singolo individuo, ciascun momento del tempo pullula di un'abbondanza inesauribile d'incidenti fisici e psichici di cui ciascuno ha il suo peso nel modo in cui l'individuo stesso si costruisce la sua idea totale della storia. Anche una storia che si voglia universale si riduce in fin dei conti alla giustapposizione di alcune storie locali all'interno delle quali e fra le quali i vuoti sono assai più numerosi dei pieni [...] La storia, in quanto aspira al significato, si condanna a scegliere certe regioni, certe epoche, certi gruppi umani e certi individui in tali gruppi, e a metterli in rilievo come figure discontinue su un continuo che serve appena da fondale¹. Una storia veramente totale si neutralizzerebbe da sé: il suo prodotto sarebbe eguale a zero. Ciò che rende possibile la storia è il fatto che un certo sottogruppo di avvenimenti si trova ad avere, per un periodo determinato, approssimativamente lo stesso significato per un certo numero d'individui [...] La storia non è dunque mai la storia, ma sempre una storia-per. Essa è parziale anche quando pretende di non esserlo, in quanto è inevitabilmente limitata, e questo è ancora un modo d'essere parziale. Nel momento in cui ci si propone di scrivere la storia della Rivoluzione francese, si sa già (o si dovrebbe sapere) che una tal storia non potrà essere, simultaneamente e allo stesso titolo, la storia del giacobino e quella dell'aristocratico. Per definizione, questi due modi di totalizzazione (dei quali ciascuno è antisimmetrico all'altro) sono egualmente veri. Bisogna dunque scegliere fra due partiti: tenersi principalmente a uno dei due modi o a un terzo (giacché ne esiste un'infinità) e rinunciare a cercare nella storia una totalizzazione d'insieme di totalizzazioni parziali; oppure riconoscere a tutti eguale grado di realtà; nel qual caso, però, si finirà con lo scoprire che la Rivoluzione francese, quale di solito se ne parla, non è mai esistita».

Claude Lévi-Strauss, Pensiero selvaggio, 1962

¹ L'editoriale di A. D'Amato e M. Senzaterra, Antiberlusconiani un cazzo, mi fa dire, in un primo momento, che loro hanno ragione da vendere. Poi m'imbatto nel brano sopra riportato e mi dico: la pietra d'inciampo berlusconiana offusca tutti i tipi di storia possibile in questo paese decandente. Finché il surreale monopolizza la realtà quest'ultima sarà messa sempre in secondo piano e i fatti non avranno luce sufficiente per essere inquadrati dalle telecamere. La loro ricerca diviene sempre più faticosa, e ancor più dare loro spazio e voce sufficienti per entrare nelle menti dei cittadini. Alla lunga, sono convinto, questo esercizio sarà l'unico modo che consentirà alla realtà di riguadagnare il primo piano. Soprattutto se sarà evitato, sempre, ogni pusillanime terzismo.

La solitudine senza Dio

«Vi sono casi in cui accettare la solitudine può significare attingere Dio. Ma v'è una stoica accettazione più nobile ancora: la solitudine senza Dio. Irrespirabile per i più. Dura e incolore come un quarzo. Nera e trasparente (e tagliente) come l'ossidiana. L'allegria ch'essa può dare è indicibile. È l'adito - troncata netta ogni speranza - a tutte le libertà possibili. Compresa quella (la serpe che si morde la coda) di credere in Dio, pur sapendo - definitivamente - che Dio non c'è e non esiste».

Giorgio Caproni, INSERTO (1973?), Il franco cacciatore, Garzanti, Milano

mercoledì 23 dicembre 2009

Padre nostro

«Luca
hai mai provato a metterti nei panni di chi crede, veramente, con tutto se stesso? Hai mai provato a fare questa operazione, magari utilizzando esperienze tue proprie riguardanti altri settori, tanto per capire cosa si prova?
Siamo discretamente d'accordo che il Cristianesimo si debba a un uomo come causa prima, e a pochi altri filosofi che ne hanno definito la dottrina, visto che il fondatore non ha lasciato niente di scritto?
Nutro, da ateo, un profondo rispetto per questa figura, non so se mitica o storica, ma buoni segni per la seconda ipotesi vi sono.
La sua capacità di convincere (non credo ai suoi miracoli) basandosi solo sulle sue capacità, misto tra dialettica e empatia, mi sorprende e ammalia, ben conoscendo la difficoltà delle gente a essere convinta.
Ora arriva la parte sgradevole: come si mantiene unita cotale massa di individui, che possono andare da quelli più semplici a quelli con elevate capacità intellettive, allo scopo di aderire a quello che si crede come una verità indiscutibile, e cioè l'esistenza di Dio, degli angeli e dei santi in marcia?
Se partiamo dall'ipotesi, e non ho motivi per dubitarne, che il papa, il più alto, gerarchicamente parlando, rappresentante della cristianità in terra, è perfettamente convinto di ciò in cui crede e che debba essere mantenuta l'unità dei cristiani, obiettivamente, quale metodo avrebbe di mantenere la coesione?
relativizzare, distruggendo le fondamenta?
Distruggeresti te stesso,credendo, assolutamente e fedelmente, come un vero e appassionato credente?
E in fondo, anche noi atei, in fondo in fondo, non restiamo stupefatti, non restiamo stupefatti quando lo sconforto ci coglie?
(sai che sono d'accordo con le tue tesi, infatti ne ho anche provato a scrivere...solo che mi dispiace sparare sempre sulla croce rossa...)»¹

Hai colto il punto: come Cristo ha accettato "assurdamente" la croce "distruggendo" se stesso [senz'altra opposizione o ribellione che il «Elì, Elì lamà sabactani»] anche la Chiesa ha paradossalmente questo dovere (o destino): perdere se stessa, lasciarsi continuamente sconfiggere, dissolvere, liquefare. La Storia paradossale del cristianesimo, dalle catacombe allo Stato Pontificio (ora Città del Vaticano) inficia questa ipotesi. Ecco perché le loro presunte lotte di "difesa della Vita" o di "difesa dei valori"² non sono altro che lotte per la difesa proterva del potere ancora enorme che li scandalizza - cioè li fa continuamente inciampare (skandalon = pietra d'inciampo).
La massa di individui non deve essere mantenuta unita: sia dispersa, si faccia, appunto, individuo, si sciolga dal suo essere massa.
Chi crede veramente con tutto se stesso, infine, a cosa crede? A tutte le leggende che (ci?) proteggono dall'orrore della morte? Oppure a quel Qualcuno che retribuisce qui e ora della nostra fedeltà? Banale esempio: lo studente ginnasiale che accende un cero per non essere interrogato l'indomani e che vede realizzato il suo desiderio diverrà poi un giorno quell'adulto che dirà a stesso ma che cazzo di Dio ho pensato che fosse? Io penso che c'è gente che prega per vincere il Palio, per vincere una partita, per umiliare un avversario e io devo ritornare nei panni di questa gente? Dico ritornare perché, inutile negarlo, io sono stato quella gente. Io ho chiesto perdono per una sega di troppo, per mille lire rubate alla nonna, perché quella lei non mi lasciasse; io ho pregato perché l'indomani fosse tempo buono, non facessi ritardo a un importante appuntamento. Poi, a un certo punto del mio cammino, ho provato a "leggere" il Padre Nostro, anziché pregarlo: e ho letto:

Padre nostro
che sei nei cieli


cioè misterioso enigma che ci potresti anche non essere, com'è altamente probabile che sia,

sia santificato il tuo nome

il nome del Padre, ovvero di quella cosa particolare che potrebbe appunto non essere,

venga il tuo regno

cioè venga pure ciò che è già né più né meno, così come è questa fottuta o beneamata realtà

sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra


e la volontà è fatta: il mondo è questo, il cielo pure, un infinito ammasso di universo per manifestare la tua esistenza nei nostri cervelli bambini mi sembra un enorme spreco di energia: ho capito: noi siamo il tuo apparecchio televisivo, il resto è il tuo mondo, cieli e cieli e stelle e stelle, buchi neri e via discorrendo.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Carpe diem: mangiare bere dormire evacuare, con costanza, proteggendoci dal caldo e dal freddo: sussistere, ogni tanto fare sesso in qualche modo, in qualsiasi modo.

Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori


Qui siamo in campo economico: etimologicamente economico. Entrare cioè in una buona reciprocità con il proprio prossimo per vivere meglio, senza avere o dare pene.

Non ci indurre in tentazione

Come sopra: qui leggo che uno deve cercare, per quanto può, di non compiere azioni le cui conseguenze potrebbero causare in lui (e in altri) danni fisici o morali. Si potrebbe chiamare in causa il famoso passo di Papà Goriot di Balzac³ «là dove chiede al lettore che cosa farebbe se con la sola forza della volontà potesse uccidere un mandarino cinese nella remota Pechino, entrando così in possesso di un'immensa fortuna». Beh, qui la tentazione sarebbe grande, ma dopo io, personalmente, temerei d'impazzire dal rimorso per aver ceduto a tale tentazione (come accade a uno dei protagonisti di Sogni e delitti, anche se lì il caso è un po' diverso)

ma liberaci dal male. Amen.

Il male, cos'è il male? Tutto quello che provoca dolore, sconforto, smarrimento, malattia. Il male è la violenza, la stupidità, la cattiveria eccetera eccetera. Io aggiungo volontieri una “r” prima della particella pronominale finale “ci”. Siamo solo noi che possiamo - in parte - farlo, e questo è un dato incontestabile.

Adesso mi fermo. Ho pregato prima di Natale e non pensavo di farlo. Dio [sic!] te ne renda merito, Paolo.
Un abbraccio.

¹Chi mi scrive è Paolo Pascucci in un commento al mio precedente post
²Un regalo a Galatea!
³Henning Ritter, Sventura lontana, Adelphi, Milano 2007

martedì 22 dicembre 2009

Aprire il cortile

Io Malvino lo capisco. O meglio, capisco il suo declinare l'invito a entrare nel cortile dei gentili per ragionar sopra un'insussistenza. Preferibile è per lui restarne fuori, controargomentare le parole papali, trovar le evidenti falle di discorsi dati in pasto a sempre più pigri fedeli. Ma il mondo è, a mio avviso, uno sterminato cortile dei gentili, un luogo dove ancora ci si dovrebbe augurare di assistere a un radicale mutamento.

È chiaro che il Papa (o qualunque altro capo religioso) tenti di dialogare con chi nega l'esistenza del fondamento del loro credo. E che, allo stesso tempo, tale dialogo sia sospettoso è indubbio: c'è pretesa di convincere, di convertire, di mostrare che qualcosa di sovrannaturale esiste, ovvero Dio. Non si parte mai dal presupposto che la dimostrazione dell'esistenza di Dio viene prima di quella del suo non essere.

Il timore di fondo della Chiesa, forse, è che gli rimangano solo un pugno di atei devoti o di cristiani con la spada di Alberto da Giussano, marcatori di territorio che pisciano agli angoli delle proprie osterie e delle proprie abitazioni.

Che alla lunga questo tipo fedeli (ohimè crescenti e agguerriti come non mai ora in Italia) siano mal sopportati dalla Chiesa, è evidenziato dal fatto che costoro rischiano di delegittimare ogni tipo di Dio, giacché mostrano come la religione sia un fenomeno tribale nato nelle prime comunità umane per dar loro modo di esistere, fornendo segni, simboli, riti, vittime espiatorie, gerarchie – modalità queste che frenano sì lo scatenarsi della violenza intestina ma a scapito sempre dello straniero, dell'emarginato, del diverso. E la fabbrica di olocausti continua.

Il nucleo centrale del messaggio evangelico mette in luce queste cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, ma la Chiesa non fa altro che offuscare questa luce con la sua stessa struttura piramidale di potere, questo sì incarnato nel mondo.

Se arrivasse negli umani questa precisa consapevolezza; se Dio insomma fosse unanimemente compreso come utile invenzione, mera costruzione simbolica; se le nostre tormentate vite si liberassero di tutti gli orpelli di una fatua trascendenza, ecco che forse comincerebbero a tremare le colonne di tutte le San Pietro religiose della Terra. Dio diverrebbe una questione storica, come il linguaggio. E ogni Chiesa troverebbe ogni tempio vuoto, coi fedeli che guardano all'insù alla ricerca di una luce priva di significato che non sia quello stesso del suo essere luce. La Chiesa si troverebbe povera, insignificante, privata di ogni potere, pura confraternita mondana. Senza punti di riferimento impropri vagherebbe nel mondo alla stessa stregua di Berlusconi se a questi fossero tolte le televisioni.

lunedì 21 dicembre 2009

Per citare un versetto

Ecco l'articolo¹ finalmente. Fu scritto mercoledì. Spero non siano considerazioni scadute. Soprattutto spero di esser stato più plausibile di Langone.
Buona lettura, se vi va.

¹Sempre su Giornalettismo.

domenica 20 dicembre 2009

Ingrippato



J'ai un rhume d'enfer que me casse les boules. Je n'arrive pas écrire n'importe quoi. Mais, je l'ai déjà écrit.

sabato 19 dicembre 2009

Passare attraverso l'eternità

«Possiamo ridurci a uno stato di panico abietto cercando di immaginare l'infinito numero di anni, le infinite pieghe di scuro velluto [...], in una parola l'infinito passato, che si estende sul lato negativo del giorno della nostra nascita? Non possiamo. Perché? Per la semplice ragione che siamo già passati attraverso l'eternità, che già una volta non siamo esistiti e abbiamo scoperto che questo néant non contiene assolutamente alcun terrore. Quello che stiamo ora cercando (senza successo) di fare, è colmare l'abisso che abbiamo attraversato senza incidenti con terrori presi a prestito dall'abisso dinanzi a noi, il quale abisso è preso a prestito esso stesso dall'infinito passato. Viviamo così in una calza che sta per essere rovesciata, senza che noi sappiamo con certezza a quale fase del processo corrisponde il nostro momento di consapevolezza».

Vladimir Nabokov, Bend Sinister, [tr. it., di Bruno Oddera, I bastardi], Rizzoli, Milano 1967.

venerdì 18 dicembre 2009

Corroborante...

... zabajone.

Auschwitz, rubata la scritta “Arbeit macht frei”. Al suo posto verrà messo “Il nostro dolore non sarà invano”.

I soliti sospetti

Penso che l'aggressione subita da Berlusconi sia uno di quegli eventi da inserire nella categoria “ammazza speranze” di rivoluzioni mentali che procedono dal basso. Mi spiego velocemente. Ricordate le speranze del G8 di Genova 2001? Da un altro mondo è possibile a è possibile solo questo mondo (e questo modo di darsi del potere): tale passaggio si ebbe passando sui corpi di Carlo Giuliani e sui pestaggi efferati della Diaz tutto con l'alibi di punire il sospetto teppismo dei sospetti black bloc. Poche settimane dopo caddero le torri e via le nostre menti a occuparsi di rinsaldare il potere come si dà, unica garanzia della nostra apparente libertà.

Nelle stanze del potere si la ha paura concreta che arrivi il giorno in cui l'autonomia libertaria delle teste pensanti che navigano in internet alla ricerca di idee, di prospettive, di vera informazione, di autentica partecipazione, formi quella massa critica che segni il punto di non ritorno della consapevolezza in cui il potere stesso non riuscirà più a darla a bere a nessuno.

È molto, molto strano che l'evento Berlusconi under attack sia arrivato dopo le “rivoluzionarie” parole democratiche e liberali di Fini, dopo la testimonianza di Spatuzza, dopo il No-B day. Sarà pure una coincidenza, ma se davvero tale episodio convincerà questa maggioranza a imporre delle leggi illiberali di bavaglio alla rete allora, a mio avviso, tutto questo darà conferma a questi sospetti, come sarcasticamente conferma la meravigliosa Galatea.

Comunicazione

Avevo annunciato l'uscita di un mio articolo su Giornalettismo. Per varie ragioni redazionali sarà pubblicato solo lunedì. Mi rincresce ché per una volta sfioravo un tema poco “inattuale”! Ma tant'è.

giovedì 17 dicembre 2009

Limpida mezzanotte



Freddo che taglia le mani e le guance, stanchezza per varie cose, inquietudine, rapido sguardo al decennio passato, un Blob capolavoro stasera (A sangue freddo¹), la voglia di recuperare in letture, in commenti, ma basta: a volte è necessario ripigliare fiato.

Anima, è l'ora tua, per il libero volo nell'ineffabile,
Via dai libri, dall'arte, il giorno cancellato, la lezione finita,
Tutta ne emergi, e in silenzio scruti, considerando i temi che più ami,
La notte, il sonno, la morte e le stelle.

Walt Whitman, Foglie d'erba

¹Credo che il video di tale puntata sarà disponibile domani sul sito.

mercoledì 16 dicembre 2009

Cattivi lettori

Essere cattivi lettori di René Girard è facile. Facile lo sia anch'io (domani ci provo con una mia "lettura girardiana" su Giornalettismo). Tuttavia, mi permetto un leggero moto tracotante: ciò che scrive Langone è una grande puttanata giustificabile solo se non si rendesse conto di averla scritta (come è "facile" immaginare).
Bisognerebbe qualcuno facesse notare quanto queste letture neoclericali rendano cattivo servizio a una grande teoria.

«Essere vittima di un'illusione significa prenderla per vera, ed essere di conseguenza incapaci di segnalarla in quanto illusione».

René Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, Milano 2001

martedì 15 dicembre 2009

«Non imitate la condotta delle genti»

Non imitate la condotta delle genti
e non abbiate paura dei segni del cielo,
perché le genti hanno paura di essi.
Poiché ciò che è il terrore dei popoli è un nulla,
non è che un legno tagliato nel bosco,
opera delle mani di chi lavora con l'ascia.
È ornato di argento e di oro,
è fissato con chiodi e con martelli,
perché non si muova.
Gli idoli sono come uno spauracchio
in un campo di cocomeri,
non sanno parlare,
bisogna portarli, perché non camminano.
Non temeteli, perché non fanno alcun male,
come non è loro potere fare il bene.

Geremia, 10, 2-5

P.S.
Sulla vicenda Berlusconi la penso esattamente come Malvino, come Fabristol (ma anche Leonardo: mia mamma è un'undicenne); ma anche come tanti altri qui accanto che ne parlano e che mi scuso se non cito qui (son stanco, non ho finito l'articolo, spero domattina sia pronto).

lunedì 14 dicembre 2009

Essere vittima conviene

«La preoccupazione moderna per le vittime è diventata la paradossale posta in gioco di rivalità mimetiche contrapposte, di sempre nuovi rilanci in concorrenza fra loro. Le vittime più degne di attenzione per noi non sono, infatti, quelle intese nel senso più generale, bensì quelle che ci permettono di condannare i nostri vicini. E costoro ci rendono la pariglia pensando soprattutto alle vittime di cui ci considerano responsabili».

René Girard, Vedo Satana cadere come la folgore, Adelphi, Milano 2001


Spero di riuscire a buttar giù presto un articolo per Giornalettismo partendo da questa frase girardiana.

domenica 13 dicembre 2009

Probabili parentele


[S.T]

Io sono ancora aurora è già il tramonto
dice su me che il giorno è per finire
non sono ancora nato e già morire
io devo al tempo che à invertito il conto.

Tu Dio non farmi male. E se soffrire
io dovrò ne lo strappo e poi nel tonfo
fammi subito intero risalire
a baciarti nel volto de l’incontro.

Là non sarò più morto. Ma fiorire.

VIOLENZA DI VIOLA

Tu violenza di viola che volando
volgi avvento di vento a velo e viso
stipula nei tuoi petali lo scampo
che su l’ultimo gelo instauri eliso.

Sale Sirio inseguito dal tuo vanto
e l’estuario del fiume à l’elmo alliso.
Non sconvolgere l’erta: vienmi accanto
non distruggere delta: dàmmi riso.

Ferdinando Tartaglia, Esercizi di verbo, Adelphi, Milano, 2004.

Ringrazio Rebstein dal quale ho colto questi versi (per far prima). Secondo me Massimo deve avere una qualche parentela con Ferdinando.

Ogni uomo è sposa di se stesso

«Maeterlinck dice: Se Socrate esce di casa oggi troverà il sapiente seduto sulla sua soglia. Se Giuda esce stasera i suoi passi lo porteranno verso Giuda¹. Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l'altro. Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini. Ma sempre incontrando noi stessi. Il drammaturgo che ha scritto l'in-folio di questo mondo e l'ha scritto male (ci dette prima la luce e il sole due giorni dopo), il signore delle cose quali esse sono che i più romani tra i cattolici chiamano dio boia*, è senza dubbio tutto intero in noi tutti, palafreniere e beccaio, e sarebbe anche ruffiano e becco se non fosse che nell'economia del cielo, predetta da Amleto, non ci sono più matrimoni, poiché l'uomo glorificato, angiolo androgino, è sposa di se stesso».

*In italiano nel testo

James Joyce, Ulisse, Meridiani Mondadori, Milano 1997 [traduzione di Giulio De Angelis, 1960 (p. 292)]

¹M. Maeterlinck (1862-1949), La Sagesse et la destinée, Paris 1908. Citazione libera di J.J. Il testo dice esattamente: «Si Judas sort ce soir, il ira vers Judas et aura l'occasion de trahir, mais si Socrate ouvre sa porte, il trouvera Socrate endormi sur le seuil et aura l'occasion d'être sage».

sabato 12 dicembre 2009

Una breve ris-post-a

Cerco di rispondere alle domande di Paolo a commento di tal precedente post.

Riguardo alla religione che si vuole fondata sui Vangeli: a mio avviso, proprio nel dissolvimento si realizzerebbe il suo compimento. Ogni “resistenza” religiosa all'apocalisse (rivelazione) è anti-cristiana, dunque – per un cristiano sui generis come me – anti-umana. Essendo Gesù Cristo solo un esempio di compiuta umanità (il Figlio dell'Uomo).

Riguardo alla fede: ogni fede detta è contraddetta. Ogni fede dichiarata è sbugiardata. Il fedele è un tipo nascosto, deve credere senza dirlo, senza – se fosse possibile – nemmeno pensarlo. Credere con tutto il cuore infonde troppa sicurezza; ma la fede vera è non fede, è incertezza, paura, tentennamento, sbandamento, attesa vana d'un rayon vert all'orizzonte.

Io non mi permetto di schernire nessun credente soi-disant. Mi permetterei di diffidare di me stesso se così fossi. Io non credo, dis-credo. Chi aiuta a credere? Egomen. Chi a discredere? L'Altro¹.

Il Papa è vertice, struttura, Principe di questo mondo. Poco pontefice è il pontefice. Più che ponti costruisce confini. Solo forse negli occhi degli ultimi giorni wojtyliani un barlume di pontificato, di luce vera d'uomo s'è intravista, nel mostrare al mondo la sconfitta del corpo e nel richiedere di essere se stesso, di adempiere le proprie volontà fino in fondo.

Riguardo ai “credenti addottorati”: vorrei dirti, facilmente, la verità vi renderà liberi, ma sulla parola verità ci sono troppi fraintendimenti, è meglio, molto meglio lasciarla in disparte anch'essa, come una fede. Aletheia disvelamento mi piace di più, anche perché molte le cose ancora da scoprire e conoscere nell'universo, così tante da rimanere senza fiato. Sono tuttavia molto attaccato a questi versetti evangelici (Luca, 8, 16-18) «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere».

E tutto questo perché, in un certo senso, per me – come canta Paolo Conte in Madeleine – «tutto il meglio è già qui, non ci sono parole per spiegare ed intuire e capire Madeleine, e casomai per ricordare; tanto, io capisco soltanto il tatto delle tue mani e la canzone perduta e ritrovata come un'altra, un'altra vita».


¹Rifò il verso a Stephan Dedalus (nell'episodio della Biblioteca) nell'Ulisse di J.Joyce

venerdì 11 dicembre 2009

Gioca coi fanti



Qualcuno suggerisca all'onorevole Cicchitto di lasciar stare i “santi” (della patria); toccare, da profano, testi sacri può provocare effetti nefasti, come bene spiega nonèunacosaseria.

Scambio di lettere

Ho letto l'articolo di Vito Mancuso¹ («La libertà di pensare Dio sfidando la Chiesa») e subito dopo ho letto questo post di Leucophaea («Morale darwiniana?») e sempre più mi convinco che il vero rinnovamento della teologia deve passare attraverso l'etologia. Detto chiaramente: un teologo postmoderno (eterodosso) dev'essere necessariamente un buon etologo (ortodosso).

¹Ma non ho letto l'articolo di Adinolfi: mi basta ciò che di esso scrive Malvino.

giovedì 10 dicembre 2009

Versi anarchici

Alla patria

Laida e meschina Italietta.
Aspetta quello che ti aspetta.
Laida e furbastra Italietta.

Ahimè

Fra le disgrazie tante
che mi son capitate,
ahi quella d'esser nato
nella «terra di Dante».

Giorgio Caproni, “Anarchiche o fuori tema”, Res Amissa, Garzanti 1991.

Compagni, avanti il gran partito



Agit-prop news. Roma,
Gli emeriti Presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi si sono incontrati segretamente in via delle Botteghe Oscure per dare vita a una nuova formazione politica di sinistra.
...

Questa nausea prolungata (mista a vomito) che il berlusconismo e il leghismo rappresentano indicano che l'Italia si trova in un difficile stato interessante che prima o poi sfocerà in un parto: o nascerà una nuova Italia, o sarà partorito solo un roboante rutto che sarà udito fino ad Alpha Centauri.


P.S.
Tutti gli ostacoli che il solerte ministro Sacconi e il sottosegretario Roccella frappongono all'utilizzo della pillola Ru486 sono dovuti principalmente alla paura che ad utilizzare la pillola sia l'Italia stessa che rifiuta di essere gravida di tanta stupidità.

mercoledì 9 dicembre 2009

La società ci sfugge

«Il problema teorico al quale un liberale come Hayek deve far fronte è quello dell'articolazione fra due forme di autonomia. L'autonomia dell'individuo moderno, prima di tutto, liberata da tutti i legami di subordinazione tradizionale, al sacro, allo Stato, alla totalità sociale. In seguito, l'autonomia del sociale che non significa che gli uomini hanno il dominio sulla società, ma tutto il contrario: la società sfugge loro, essa sembra dotata di una propria vita, estranea a coloro che tuttavia la compongono. In rapporto agli individui, quindi, questa autonomia è quella tradizionale e in filosofia politica viene chiamata eteronomia. Il contrasto in rapporto all'artificialismo proprio delle altre tradizioni, liberali o meno, non è troppo apparente.
Gli uomini costruiscono (o piuttosto “agiscono”) la loro società - è la prima autonomia; ma non sanno ciò che fanno, né come lo fanno - ed è la seconda autonomia. Da una parte, l'affermazione liberale della sovranità dell'individuo in rapporto all'invasione della società; dall'altra il riconoscimento, proprio del conservatorismo e del tradizionalismo, del fatto che la società è “al di sopra” degli individui e che essa è una condizione indispensabile del loro sviluppo e della loro stessa esistenza. Il paradosso è proprio là. Queste due “autonomie”, nel senso ordinario del termine (indipendenza) si riconciliano nel senso tecnico che la parola assume nella teoria dei sistemi di auto-organizzazione, o semplicemente, nella teoria degli automi. Poiché si capisce bene che questo paradosso è lo stesso di quello che consiste nel concepire un automa, cioè un essere che ha il principio del suo movimento in se stesso; un essere che sia causa di sé, incondizionato.
Hayek ha saputo della soluzione che il grande matematico John von Neumann, l'inventore della teoria matematica degli automi, ha trovato per questo paradosso. Nel 1948, in un simposio [...] che appare retrospettivamente come uno dei momenti fondatori delle scienze cognitive, von Neumann espose tale soluzione, sotto forma di congettura. Rispondendo a Warren McCulloch, uno dei padri della cibernetica, egli criticava il percorso costruttivista di questa introducendo sulla scena scientifica la nozione di complessità. Data una macchina elementare, è più semplice descrivere ciò di cui è capace, che descrivere la macchina stessa. Al di là della soglia critica di complessità, sarebbe vero il contrario; sarebbe più facile, infinitamente più facile concepire la macchina che descrivere completamente il suo comportamento. Von Neumann fondava la sua congettura sul caso della macchina ricursiva capace [...] di produrre un insieme non ricursivo, quindi infinitamente più complesso di se stessa. Quello di cui è capace un oggetto complesso è (infinitamente) più complesso dell'oggetto stesso. La matrice è (infinitamente) superata dalla sua discendenza [...] Essere complesso significa essere in grado di rendere le cose complesse. Così von Neumann risolveva il paradosso quasi teologico dell'uomo che concepisce un automa. Essendo l'automa complesso, per definizione, la creatura sfugge al creatore».

Jean-Pierre Dupuy, Il sacrificio e l'invidia. Liberalismo e giustizia sociale, ECIG, Genova 1997

Stasera, dopo la lettura di vari post sparsi nel mio segnalibri a fianco, ho aperto questa pagina (un po' lungotta come citazione, scusate) e ho dovuto riportarla.
Ispiratori sono stati: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Ma soprattutto, ispiratore è stato questo strano senso d'impotenza, una sorta di pessimismo cosmico che parte dalla mia piccola miseria, che si estende a quella più grande italiana, e che s'incaglia in quella terrestre: gli occhi si alzano al cielo (sereno stanotte, stellato, freddo che taglia le guance) e vedo quello che il cielo stellato mi offre al replay di una velocità talmente lenta che il mio pensiero (il nostro) al confronto è una Ferrari. Cazzate stellari, mi fermo ch'è meglio.

martedì 8 dicembre 2009

All'origine di un nome

«Ma è possibile che a nessuno interessi – intendo dire: né al procuratore generale, Antonino Gatto, né al presidente della Corte d’Appello, Claudio Dell’Acqua – cosa cazzo pubblicizzassero quei cartelloni per i quali si muove in prima persona un capomandamento? Zero, la questione cade, e si passa ad altro»

Un grande Malvino.

Remainder

«La massima parte dell'uomo non è inventariata. Dell'uomo possiamo enumerare molte parti: è sociale, professionale, politico, settario, letterario, appartiene a questo o quel gruppo o corporazione. Ma una volta effettuato il censimento più esauriente, ne avanza ben più di quanto una lingua possa dire. E questo resto [remainder] è quel che interessa. A esso parlano il predicatore e il poeta e il musicista. Su di esso influisce il grande genio: la regione del destino, dell'aspirazione, dell'ignoto. Ah, per meschini che siano giudicati dal mondo, essi hanno la segreta convinzione di essere immensamente ricchi di aspettative e di potere. Nessuno ancora ha mai scalzato questo sé adesivo per poter intravvedere un barlume o formulare qualche congettura sulla terribile Vita che si cela sotto di esso».

Ralph Waldo Emerson, Diari¹

¹ Citazione trovata in Harold Bloom, Agone, Spirali, Milano 1985

Intellettuali e tv

Pubblicato un altro mio articolo da Giornalettismo.
Il paradosso della cultura in tv.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 7 dicembre 2009

Altero galoppante



O Ministro Altero, con questa potrò andare a centocinquanta?

Il gene trombante

Purtroppo non è ancora reperibile online in italiano l'articolo di Desmond Morris («Io perdono il traditore Tiger Woods») pubblicato da Repubblica di oggi. A me sembra molto debole come argomentazione, ma vorrei il parere di un esperto come Fabristol (può trovare qui l'articolo) o di altri fini studiosi evoluzionisti (Leucophaea, Paopasc), e di filosofi attenti a tali temi (Ivo, Alex), e molti altri che, mi perdonino, se non li cito qui.
In breve, a me pare che Morris non dica nulla di nuovo; che, anzi, così dicendo releghi la responsabilità umana ad ancilla geni. Ma non siamo noi umani, come anche Dawkins dichiarava nel suo Gene egoista, ad essere l'unica specie “animale” in grado di ribellarsi alla dittatura genica?
Sì, siamo impastati di geni e ambiente, ma giustificare una trombata extramatrimoniale con tali argomentazioni mi sembra davvero penoso.

[Non si accorge Repubblica che, pubblicando tale autorevole articolo, assolve “scientificamente” anche le incontinenze del suo acerrimo rivale?]

Trionfi la giustizia proletaria



Chissà se un Pietro Rigosi sarebbe capace di far esplodere questo schifo.

sabato 5 dicembre 2009

Fatti mandare dalla mamma a prendere un Picasso (o un De Nittis).



Io gliel'avevo detto a Callisto che avrebbe fatto meglio a consegnare a me tali capolavori pittorici: sarebbero stati sicuramente in migliori mani che in quelle di questi impacciati (ma solerti) finanzieri che, se putacaso scivolassero sullo scalino umidiccio (di latte uht?), rischierebbero di mettere nei pasticci il Ministero dell'Economia (infatti, di chi è la responsabilità di un bene pignorato?).

Infine: se venisse fatta un'asta fatecelo sapere che questo “Picasso” mi starebbe proprio bene nello studio.

Abbiamo lo stesso sogno

*

Ci sono sere che vorrei guardare
da tutte le finestre delle strade
per cui passo, essere tutte le rade
ombre che vedo o immagino vegliare

nei loro fiochi santuari. Abbiamo,
sussurro passando, lo stesso sogno,
cancellare fino a domani il sogno
opaco, cruento del giorno, li amo

anch'io i vostri muri pallidamente
fioriti, i vostri sonnolenti acquari
televisivi dove i lampadari
nuotano come polpi, non c'è niente

che mi escluda tranne la serratura
chiusa che esclude voi dalla paura.

Giovanni Raboni, Quare tristis (1998), da Tutte le poesie, Garzanti, Milano 2000

venerdì 4 dicembre 2009

Spazza tu, Silvio: io do il cencio.

Mi pare sia una delle prime volte che Berlusconi e i suoi collaboratori non diano, a chi li attacca, del comunista, del magistrato toga rossa di sinistra, del piemme di La Repubblica, del cattocomunista. Segno dei tempi o, per caso, stanno adottando, in questo frangente, una strategia di tipo andreottiano?

Riguardo a tale vicenda, segnalo questo post dell'Amorale.
Inoltre, credo che anche qualora le dichiarazioni di Spatuzza trovassero conferma e fossero comprovabili e verificate, Berlusconi non debba preoccuparsi: il consenso popolare di cui gode è garanzia di non colpevolezza a prescindere, come insegnano i più illustri esempi di democrazia occidentale. Come infatti mi scrive il gentilissimo onorevole Antonio Palmieri, responsabile internet del PdL:

«Ciao LUCA [mi dà amichevolmente del tu anche se non ci conosciamo],

oggi abbiamo toccato il fondo. Le dichiarazioni del presunto collaboratore di giustizia sono il segno che la mafia sta muovendo tutte le sue pedine contro il governo che piu' di tutti la sta combattendo con successo, non solo sul piano degli arresti (8 mafiosi al giorno in media dall'inizio del mandato) ma anche sul piano economico, con norme che hanno consentito di aggredire i patrimoni dei malavitosi con successi mai realizzati prima.

Qui trovi una sintesi dei principali risultati di questa lotta senza quartiere.

E in questa pagina una cartolina da far girare a tutti quanti, assieme all'invito ad aderire a Forzasilvio.it. Ora più che mai dobbiamo essere con Silvio. Grazie per quello che farai. Buona serata
».

Caro Antonio, io - come vedi - qualcosa ho fatto. Se vi restasse qualcosa sottobanco, ricordatevi di chi vi ha voluto bene.

giovedì 3 dicembre 2009

Concatenazioni

«In chi pensa agli oggetti nasce l'attaccamento verso di essi; dall'attaccamento nasce il desiderio; dal desiderio sorge la rabbia.
Dalla rabbia viene la confusione mentale, dalla confusione la perdita della presenza a se stessi; dalla perdita della presenza a se stessi la rovina dell'intelligenza e per la rovina dell'intelligenza egli si avvia verso la distruzione».

Vidyaranya, La liberazione in vita, Adelphi, Milano 1995 (pag. 127)

mercoledì 2 dicembre 2009

Estoy cansado

Estar cansado tiene plumas,
tiene plumas graciosas como un loro;
plumas que, desde luego, nunca vuelan
mas balbucean igual de loro.
Estoy cansado de las casas
prontamente en ruinas si un gesto;
estoy cansado de las cosas,
con un latir de seda vueltas luego de espaldas.
Estoy cansado de estar vivo,
aunque màs cansado serìa de estar muerto;
estoy cansado de estar sagazmente;
plumas del loro aquel tan familiar o triste,
el loro aquel del siempre estar cansado.

Luis Cernuda Bidòn (Siviglia 1904-Messico 1963)
da Poesia spagnola del Novecento, a cura di Oreste Macrì, Garzanti, Milano 1985

SONO STANCO

L'esser stanco ha piume,
ha piume graziose come un pappagallo;
piume, di certo, che non volano mai,
ma balbettano come pappagallo.
Sono stanco delle case
che crollano subito senza un cenno d'avviso;
sono stanco delle cose,
con un frusciare di seta subito volte di spalle.
Sono stanco d'esser vivo,
sebbene più stanchezza sarebbe l'esser morti;
sono stanco d'essere stanco,
tra piume leggere sagacemente;
piume del pappagallo sì familiare o triste;
il pappagallo della perpetua stanchezza.

Il maestro è nell'anima


Sono state arrestate due maestre di un asilo nido privato di Pistoia per “presunti” maltrattamenti sui bambini. Come riporta la nota Ansa, «gli arresti delle due donne, secondo quanto reso noto dalla polizia, sono stati eseguiti dopo "una complessa attività di indagine", iniziata nell'agosto scorso dopo le segnalazioni e le denunce presentate dai genitori di alcuni bambini che in passato avevano frequentato l'asilo nido. I riscontri sono stati possibili anche grazie all'utilizzo di telecamere di videosorveglianza installate dalla squadra mobile nei locali dell'asilo».
E se la mettessi anch'io una telecamera nascosta in aula, dopo la polizia me li viene ad arrestare due o tre alunni?

Ragionare per assurdo

Ragioniamo un attimo per assurdo: se quello che pensa e dice Fini lo pensasse e lo dicesse Berlusconi (ripeto: ragioniamo per assurdo) cosa penserebbero e direbbero i vari agit-prop del Presidente del Consiglio dei Ministri? Che anch'egli è «fuori dalla linea del PdL»?
Certo però ci vuole un enorme sforzo di fantasia sentire Berlusconi dire a se stesso:
«Sto confondendo il consenso con l'impunità, la leadership con la monarchia assoluta».

martedì 1 dicembre 2009

Cattedrali dimenticate

«Qui si dimenticano le cattedrali!*

Sarebbe bello - secondo voi
Che le nostre cappelle
Diventassero stalle?*
Sarebbe bello - secondo voi
Un rito senza altari
Né sacrari
Né ossari
Né abiti talari?
Non sarebbe intollerabile?
Non sarebbe inammissibile?
... Mi manca la voce
Mi manca la luce
Mi sento morir!...
... Mi manca la luce
Mi manca la voce
La voce mi manca!
Supremo martir!...

E morire un po'!...

- Ebbene, - aggiunge Don Fernando, quasi fuori di sé, - siccome la qualità di principe reale accresce il mio valore d'uso e di scambio come ostaggio, pretendo di perdere totalmente valore diventando uno schiavo di merda!
- Mi snobilito! Eccomi il più spregevole di tutti! Mi spoglio di tutto l'onore assolutamente violabile! Senza nessuna dignità, nessuna ignominia può più sfiorarmi! - grida orgogliosamente, inghiottendo con grandi masticate il testamento di re Edoardo...»

Alberto Arbasino, Il principe costante, Einaudi, Torino 1972

Dalla sovraccoperta:
«Un remoto principe gotico guida un prepotente esercito portoghese alla conquista di Tangeri e Marrakesh e Fez e altre terre, ma gli va male: viene sconfitto dai “mori”, fatto prigioniero, tenuto come ostaggio in un simpatico Grand Hotel da un re elegante, da una principessa capricciosa, da un generale timido, fra musiche, sorbetti, cacce. “Costante” fino all'ostinazione più proterva, assai sensibile alle tentazioni della santità, e inoltre profondamente industrioso, in condizioni sfavorevolissime a un martirio cristiano umile o illustre, il principe riesce adagio adagio furbamente a costruirsi un supplizio su misura, che lo soddisfa abbastanza ma per uno sfasamento nella strategia risulterà piuttosto affine all'ascesi di un “guru” indù».


P.S.
Ma il Vaticano non rischia un'insubordinazione del suo esercito con queste critiche alla Confederazione Elvetica?

E la sera andavamo in via Biancamano



È stato pubblicato un mio articolo su Giornalettismo.
Come ti strozzo lo Struzzo.
Buona lettura, se vi va.

lunedì 30 novembre 2009

L'italiano è il “ragionare”

«L'Italia è un paese che teme sempre di perdere ciò che non ha mai avuto. La cultura italiana è perciò ben decisa, e non da oggi, a difendere laragioneda ogni attentato. Ma non l'ha ancora scoperta».

Roberto Calasso, I quarantanove gradini, Adelphi, Milano 1991

30 novembre



30 novembre 1786: il Granducato di Toscana è primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Dal 2001 è stata istituita, in questa data, la Festa della Toscana.
Dite al figlio di Pierluigi Celli (stupenda Federica) di venire a lavorare qui, una volta laureato.

domenica 29 novembre 2009

Trama preventiva

*

«La civetta [coquette] la sa più lunga di Freud sul desiderio. Non ignora che il desiderio attira il desiderio. Per farsi desiderare, dunque, bisogna convincere gli altri che ci si desidera da sé. È proprio così che Freud definisce il desiderio narcisistico, un desiderio di sé da parte di se stessi. La donna narcisistica eccita il desiderio, perché, pretendendo di desiderarsi da sé [...] presenta alla mimesi degli altri una tentazione irresistibile. [...]
La civetta cerca di farsi desiderare, perché ha bisogno di questi desideri maschili, rivolti a lei, per alimentare la sua stessa civetteria [coquetterie], per comportarsi da civetta. Non ha, in altri termini, maggiore autosufficienza dell'uomo che la desidera, ma il successo della sua strategia le consente di sostenere l'apparenza, offrendo anche a lei un desiderio che può copiare. Il desiderio che le è rivolto è per lei prezioso, perché fornisce l'alimento necessario a un'autosufficienza che verrebbe meno se fosse totalmente privata dell'ammirazione. Come, insomma, l'ammiratore preso nella trappola della civetteria imita il desiderio che egli crede realmente narcisistico, così la fiamma della civetteria, per poter splendere, ha bisogno del combustibile fornitole dai desideri dell'Altro.
La civetta è tanto più eccitante, e tanto più forte è la sua seduzione mimetica quanto più numerosi sono i desideri che attira».

René Girard, Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo, Adelphi, Milano 1983 (pag. 448-9)

Terzismo pubblicitario

A pagina 36 il Corriere della Sera di oggi si riserva un'enorme auto-pubblicità (“creata” dall'agenzia Armando Testa) dal titolo «Liberi di pensare». Vi si legge:

«Solo un'informazione indipendente combatte contro l'immobilismo.
Un'informazione di parte crea persone ferme sulle proprie posizioni e impedisce al Paese di fare passi avanti. Per questo, ogni giorno, ci battiamo per un'informazione completa e indipendente che permetta ad ognuno di conoscere i fatti e di farsi la propria opinione
».

Splendido esempio di posizione “terzista” vero?
Ma tale pubblicità è subito confutata da un'altra pubblicità: a pagina 37, infatti, oltre a una recensione di Giorgio Montefoschi sull'ultimo libro di Nabokov, vi si trova in bella evidenza la réclame della nuova edizione de L'odore dei soldi, di Marco Travaglio ed Elio Veltri (Editori Riuniti).
Il terzismo pubblicitario non s'ha da fare: i soldi non hanno odore.

I' cco-marchetinghe

Leggo questo phastidioso post. Subito mi reco a vedere quanto costa, per esempio, un biglietto aereo Torino-Berlino: 99 euro a/r sia con Alitalia che con Lufthansa. Poi faccio una divisione veloce arrotondando a 100 euro; cioè 6.000.000:100=60.000.
Vale a dire: la regione Piemonte ha pagato circa sessantamila biglietti aerei ad Alitalia per promuovere il turismo con Mosca, Istanbul, Amsterdam e Berlino.
Continuo a pensare che Madoff sia uno straordinario eroe del nostro tempo e che in Italia avrebbe avuto più fortuna: probabilmente sarebbe un manager Alitalia.

sabato 28 novembre 2009

Il terzismo fludificante

A margine di questo ineccepibile post malviniano: ho sempre pensato che di fronte a Berlusconi non possa esservi una posizione terza; nemmeno una posizione di preconcetto ideologico: destra o sinistra, o altre categorie del linguaggio politico, non sono adeguate a spiegare il fenomeno. Il berlusconismo è, prima di tutto, un fenomeno esistenziale; in seconda battuta psicologico; in terza filosofico (etico-morale).
Io mi auguro solo che un giorno, fra qualche decennio, le cronache potranno parlare di Berlusconi solo perché una sua futura nipote leporina avrà comprato il posticcio capelluto del nonno su eBay.

venerdì 27 novembre 2009

Happiness is cigar called Hamlet



Fumo poco, ma fumo. Tre, massimo quattro American Spirit o Pueblo al dì (tabacco biologico, m'inquino biologicamente). Una di queste sigarette me la fumo, rigorosamente da solo, nel viaggio in auto lavoro-casa (raramente viceversa). Aspetto un semaforo rosso, accendo il cicchino, apro il finestrino - anche se piove o fa freddo - e fumo. E godo l'amaro della sigaretta con il gingle di Hamlet in testa.

P.S.
Non ho la Ferrari. Molto divertenti sono anche questa serie di spot; alcuni vere chicche.

giovedì 26 novembre 2009

Contrizioni & Costipazioni

A Piero Marrazzo: su col morale, suvvia! (1, 2, 3, 4,)

«Un giorno, ritornando dal W.C., trovai la porta della mia camera chiusa a chiave, e le mie cose ammucchiate davanti alla porta. Questo vi dice quanto ero stitico a quell'epoca. È l'ansietà che mi rendeva stitico, credo. Ma ero davvero stitico? Non credo. Calma, calma. Eppure lo dovevo essere, perché altrimenti come spiegare quelle lunghe, quelle atroci sedute al gabinetto, al water? Non leggevo mai, là non più che altrove, non fantasticavo né riflettevo, guardavo vagamente l'almanacco appeso a un chiodo davanti ai miei occhi, ci si vedeva l'immagine a colori di un giovane barbuto circondato di pecore, doveva essere Gesù, mi aprivo le natiche con le mani e spingevo, uno! ah! due! ah! con dei movimenti da vogatore, e non avevo che una preoccupazione, rientrare in camera mia e sdraiarmi. Era proprio stitichezza, vero? O forse confondo con la diarrea? Mi s'imbroglia tutto nella testa, cimiteri e nozze, e le diverse specie di scariche».

Samuel Beckett, Primo amore, Einaudi, Torino 1972

Col senno di poi

Agli amici filosofi

«Durante un consiglio di facoltà appare all'improvviso un angelo che dice al preside del dipartimento di Filosofia: “Ti concederò uno di questi tre doni: saggezza, bellezza o dieci milioni di dollari. A te la scelta”.
D'impulso, il professore sceglie la saggezza.
C'è un lampo di luce e il professore sembra trasformato, ma se ne sta lì, a fissare il tavolo. Uno dei colleghi gli sussurra: “Di' qualcosa!”.
Il professore: “Avrei dovuto scegliere i soldi!

T. Cathcart - D. Klein, Platone e l'ornitorinco, Rizzoli, Milano 2007

mercoledì 25 novembre 2009

Il presente è un dono

Pochi giorni fa ho visto in tv Kung fu Panda. Varie le perle di saggezza che il divertente film contiene. Mi ha colpito questa, pronunciata dal maestro Oogway:
«Il passato è storia, il futuro è un mistero, e il presente è un dono; per questo si chiama presente».
Sì è vero, niente da eccepire. Nulla di nuovo sotto il sole. Ma quanto di questo dono-presente cogliamo immersi come siamo dentro la nostra giungla che ci limita lo sguardo? Riusciamo ogni tanto a conquistare la cima di un albero, o la vetta di una montagna per vedere meglio questo presente?

«Colin Turnbull (1961) portò un suo amico pigmeo, Kenge, fuori dalla foresta per la prima volta nella sua vita e, insieme, scalarono una montagna, e dalla cima guardarono verso le pianure. Kenge vide alcuni bufali pascolare pigramente molte miglia lontano, molto più in basso. Si voltò verso di [lui] e disse: “Che insetti sono quelli?” Sulle prime [a Colin] fu molto difficile capire, poi [si] rese conto che nella foresta il campo visivo è così limitato che non era necessario fare una correzione automatica per la distanza quando si giudicava una grandezza. Fuori dalla foresta Kenge per la prima volta poteva guardare per chilomteri e chilometri di praterie a lui ignote, senza un albero conosciuto che gli potesse dare una base di comparazione. Quando [infine Colin] disse a Kenge che quegli insetti erano bufali egli scoppiò in una risata e [gli] disse di non dire tali scempiaggini».

Richard Dawkins, Il fenotipo esteso, Zanichelli, Bologna (pag. 13).

Se lasciamo da parte il presente del nostro governo [insetti, anche col binocolo], e allarghiamo lo sguardo al pianeta intero, come continuare a ridere di fronte allo spettacolo di governi dispotici come quelli arabi (in salsa religiosa), russi, asiatici, africani, sudamericani? Quante poche migliaia di persone tengono il tacco sulla testa della moltitudine? E quanto durerà ancora questo? E il tarlo religioso quanto ancora roderà le menti di noi sapiens sapiens?