venerdì 26 marzo 2010

Sodomie linguistiche

Non sono omosessuale e non ho mai provato il sesso anale. Per la verità un paio di volte ho avuto l'esperienza del “dito guantato”, ma non era “sesso” solo la visita di un dottore specialista, un urologo, per farmi controllare una fastidiosissima prostatite. Ricordo esattamente il mio stato di pena, e di dolore. L'enorme quantità di gel non provocò uggia alla penetrazione ma il controllo fu dolorosissimo.

Qualche giorno fa, poi, lessi divertito una riproposizione di un post di Cadavrexquis sulla fenomenologia del pigliarlo in culo.

Stasera, infine, ho visto e ascoltato con piacere il monologo di Daniele Luttazzi; quando a un certo punto egli ha illustrato le ragioni del persistere del berlusconismo mediante le «tre fasi anali» (eterosessuali), oltre a ridere di gusto (soprattutto quando ha citato un'intercettazione tra Agostino Saccà e Silvio B come perfetto esempio di sodomia telefonica), allo stesso tempo ho pensato: perché – nonostante l'indubbia efficacia – non trovare un'altra similitudine per definire una situazione di sopraffazione, in cui v'è un persecutore che umilia una vittima?

Per carità, il mio non è purismo linguistico o banale pruderie. È che a me non piace l'appiattimento sugli stessi stereotipi linguistici, giacché inflazionando a ogni piè sospinto un modo di dire, questo perde la sua efficacia.

Insomma, io temo che a forza di ripetere “l'ho preso in culo, l'ho preso in culo” alla fine non ci si accorga nemmeno di più di averlo preso davvero (e che qualcuno continui impunemente a mettercelo senza chiederci il consenso).


Ciò nonostante, ribadisco, Luttazzi è stato formidabile perché ha reso evidente ai miei occhi che l'apparente oscenità del suo linguaggio non era altro che linguaggio, rappresentazione, simbologia volti a evidenziare che nessuno scandalo linguistico potrà mai essere grave quanto lo scandalo civile provocato da Berlusconi che penetra indebitamente nelle coscienze degli italiani.

7 commenti:

Popinga ha detto...

Luttazzi gioca da sempre con il turpiloquio sessuale con la stessa "innocenza" di un bambino che si diverte a dire cacca. Il dramma, come dici giustamente, è che la metafora utilizzata, per quanto abusata e divenuta stereotipo, rende perfettamente l'idea dell'attitudine degli italiani, popolo di santi, navigatori e ignoranti analfabeti, a farsi complici dei loro carnefici e sfruttatori.

enne ha detto...

Ciao, arrivo via Gians.
Mi spiace, ma io non mi sono divertita, forse perchè mi piace che le questioni siano affrontate con serietà e decoro.
Luttazzi l'ho trovato disgustoso, ma non è una novità.
Notte. :)

Luca Massaro ha detto...

@ Popinga.

Verissimo sulla "resa". Però, trovo discutibile il fatto che Luttazzi abbia scelto una donna per rappresentare l'Italia messa a “pecorina”. Perché non Luttazzi non ha scelto un uomo? Meglio ancora: perché Luttazzi non ha scelto un nome collettivo?

Luca Massaro ha detto...

@ Enne

Innanzitutto: benvenuta (e grazie di riflesso a Gians per averti portato qui).
Capisco il tuo sdegno, e infatti, quando Luttazzi “è entrato” in argomento ho subito pensato che il suo dire avrebbe disturbato parte del pubblico per il suo ‘patente’ maschilismo.

P.S.
Le tue «impermeabili» sono una piacevole scoperta

il più Cattivo ha detto...

Qualora mi sia consentito interloquire con enne, potrei cercare di esporre un pensiero delicato nei suoi confronti: la sua critica (da me ovviamente non condivisa) riguardo l'esibizione di Luttazzi al Paladozza è assolutamente lecita. Forse aggiungerei che è proprio il fatto che non sia una novità che dobrebbe però consentire una riflessione più ampia sulle modalità di espressione della satira ed in generale sulle tecniche di comunicazione. Quello che non si può certo cercare in chi fa della satira la propria scelta sono serietà (nel senso esteso di seriosità) e soprattutto decoro. Quelle sono proprie di altre forme di comuncazione che invece disgustano me come gli editoriali di Minzolini ed i comizi di Berlusconi e ... come si chiama l'altro.... (giuro l'ho rimosso dalla memoria il nome del "membro" della Agicom) che come ha espresso egregiamente il grande Daniele hanno fatto del mezzo televisivo, pagato con i soldi dei contribuenti, un uso criminoso...

Un Sorriso

Luca Massaro ha detto...

@ il più Cattivo

Certamente ch'è consentito interloquire! Così come è auspicabile una risposta di Enne. Io, per parte mia, mi unisco al tuo "pensiero delicato".
:-)

il più Cattivo ha detto...

@Luca: Grazie dell'ospitalità.

Ho riguardato l'intervento del mio beneamino Luttazzi e vorrei correggere due dettagli: il terzo signore non era Innocenzi (il nome poi l'ho ritrovato) ma il direttore generale della Rai : Masi. La seconda è che i soldi non sono dei contribuenti ma "pubblici".

Un Sorriso

P.S. Ovviamente sono a dipsosizione, qui o altrove per chiarimenti o repliche