mercoledì 23 marzo 2011

Roberto Saviano e la fine della pedagogia

"Roberto Savinio"
Io non ho il culto di Roberto Saviano. Tuttavia mi piace come persona. Mi sembra una brava persona. Mi rimane bene, soprattutto come personaggio pubblico. Mi piace come parla, come pesa silenzio e parole. Mi piace meno il suo indice continuamente puntato sulla sua testa mentre parla (gestualità eccessiva, ma sono banalità). Come scrittore ho letto poco per giudicarlo. Solo qualche articolo. Per esempio: non ho letto Gomorra (non tiratemi uova, vi prego). Ho visto sprazzi di film (che è un'altra cosa, d'accordo). Ho visto alcune sue apparizioni televisive. Ho visto alcune puntate di Vieni via con me, ma non comprerò né leggerò il libro uscito da Feltrinelli. Sono tuttavia molto contento che Gomorra sia un best-seller, e spero che lo diventi anche Vieni via con me. Vorrei che Saviano diventasse un politico? Non necessariamente. Non mi scandalizzerei se lo diventasse ma nemmeno lo tirerei per la giacca per farglielo fare. Una cosa vorrei soprattutto: che un giorno possa tornare a vivere tranquillo la sua vita, pubblica e privata, senza bisogno della scorta. Vale a dire che egli non corra più il rischio di essere ucciso dalla camorra o altro tipo di mafia.
Detto questo, mi accorgo anche che il fenomeno Saviano produce numerose questioni. Ed giusto così. È giusto, per esempio, criticarlo nel merito quando egli dice una cazzata. Ed è giusto, altresì, dissacrarne la sua eventuale portata oracolare, ridimensionarne profetismo e retorica. Roberto Saviano, insomma, merita di essere trattato alla stregua di qualsiasi altro intellettuale, operando su di lui un attento e a volte anche severo esame critico, sia delle sue opere che delle sue dichiarazioni. Dato che Saviano è uno dei pochi fenomeni seri di questo paese, è giusto che esso sia trattato seriamente. Per questo apprezzo molto coloro che sottopongono il suo dire (scritto od orale) ad un'attenta analisi dove, talvolta, capita che ne esca ridimensionato.
Ma perché sto scrivendo questo post?
Perché volevo dire che, se alcuni giovani (1, 2) vanno a scuola con in testa le parole di Saviano e sentono l'urgenza di ripeterle, mostrale, riscriverle o ridirle, questa per me è una buona cosa. 

Sapete, non c'è niente di meglio che delle buone guide per invogliare le menti alla ricerca. E Saviano può essere una buona guida per i giovani fintanto che resta un tramite, un trampolino che permette di passare da lui ad altri autori, altri stili, altri pensieri. Perché così funziona la trasmissione delle idee. E per quanto criticabile sia il modello Saviano, esso è di gran lunga superiore rispetto a moltissimi altri modelli ad alta esposizione mediatica che ci sono in questo paese. 
I giovani che leggono o ascoltano Saviano trovano il primo referente che li indirizza, senza il gravame dell'imposizione scolastica e/o familiare, verso altri pensieri, altri libri, altri cantanti, altri artisti. E queste nuove scoperte, poi, rimanderanno ad altre, e ad altre ancora, addirittura (a volte capita) per ritornare al punto di partenza, magari per criticarlo, ignorarlo, e passare oltre. Per "uccidere" i padri occorre un esercizio autodidattico. Ogni generazione fa i conti con quel passa e che sfugge ai modelli prestabiliti dalle generazioni precedenti. Che tutto sia un cerchio ce ne accorgiamo poi, quando proviamo o a diventare, malgré nous, dei modelli noi stessi; oppure quando ne proponiamo altri, come riflesso inesatto della nostra immagine. La nostra vocazione pedagogica ha il limite di essere interessata alla propagazione delle nostre ragioni. Per questo è necessaria la fine di ogni pedagogia: per lasciare liberi gli altri di diventare ciò che noi non abbiamo potuto essere. Che la si smetta di rinfacciarsi tra generazioni il fallimento di essere umani. 

2 commenti:

lo scorfano ha detto...

Alla fine, pochi giorni fa, io ho chiesto alla mia alunna di parlare del libro che stava leggendo. E ne è venuta fuori una mezzora di lezione dialogata e particolare (più un seguito un po' inquietante), che racconterò tra qualche giorno sul blog. Il tempo di capirla... ;)

duepassiavantieunoindietro ha detto...

Mi piace molto come hai concluso il post. E' giustissimo. Essendo poi io una via di mezzo tra chi mi fa della pedagogia e a chi devo fare della pedagogia mi ci ritrovo proprio in pieno. Lasciare liberi, proporre e mai imporre.

Va detto però che spesso i ragazzi non hanno, perché nessuno si preoccupa di fornirglieli, gli strumenti per "scegliere": cosa vogliano e non vogliono veramente, spesso diventano come lo siamo stati e per certi versi lo siamo ancora un po' tutti noi vittima delle mode, e dei personaggi, non dei modelli e delle persone, ma delle mode e dei personaggi. E' in questo assimilare acriticamente tutto il problema, anche della figura di Saviano, se diventi profeta per gli altri o ti mostri in maniera tale vuol dire che c'è qualcosa che non quadra. Però nella più banale delle considerazioni: sempre meglio Saviano di tanti altri.