domenica 28 agosto 2011

Robespierre si taglia le unghie.

Nella sua Amaca di oggi, Michele Serra scrive sulla vicenda della maxi-evasione di cui un'azienda conciaria del vicentino sarebbe accusata.
Se il primo capoverso è condivisibile, in quanto mostra la fallacia della tesi difensiva improntata dalla suddetta azienda, il secondo capoverso mi lascia perplesso. Vediamo:
«Una comunità di ex contadini poveri e ex migranti è diventata ricca lavorando duro e tagliando i ponti con le regole dello Stato e quelle del sindacato. Come i cinesi di Prato, ma molto prima di loro. Con una coesione interna ferrea e omertosa (non si possono evadere cifre del genere senza il consenso di tutti, operai per primi.) Per evitare il solito commento “moralista”: se tutto questo fosse servito a erigere una società migliore, pazienza. Ma quante librerie, quanti cinema, quanti teatri, quanta socialità, quanta buona architettura, quanta ecologia, quanta bellezza è stata realizzata, grazie alla cospicua refurtiva? Da Arzignano, in questo senso, non arrivano buone notizie».
Sbaglio o, in questo caso, Michele Serra cade in quello che voleva evitare e cioè nel “moralismo”? Per due ragioni: primo, ritenere che una società più ricca culturalmente sia migliore di una estremamente povera di cultura è moralismo. Del buon moralismo, per carità, al quale volentieri mi associo, ma sempre di moralismo si tratta. Seconda ragione: credere che la bellezza, oggi, possa essere realizzata da un mecenatismo che si fonda sulla frode è, spiace dirlo, avere un'idea dell'arte come quella ai tempi dei Borgia. Certo, abbiamo avuto il Rinascimento, ma a prezzo di tante ruberie e malaffare, di tanto sangue e sopraffazione. Ma, soprattutto, dietro questa idea sento odore di classismo e non sia mai detto che Serra sia un classista: giammai! La questione è molto più semplice di quanto si pensi: i soldi oggi, soprattutto se sono tanti, smisurati, non creano benessere, beltà, cultura, ma solo miseria, lordura e ignoranza. Ne sono testimoni non solo gli evasori, i malviventi e tiranni decaduti o ancora in piedi. Basta pensare a qualche industriale sempre d'aria veneta, chessò, un Benetton che dai golfini è passato alle autostrade, cosa sta facendo per arricchire la sua terra, il suo territorio di arte, di cultura, di educazione? Magari mi sbaglio, ma anche se qualcosa fa, ditemi, con tutto lo sfracello di soldi che ha sul groppone, ridetemi (e con lui ci metto anche quello della Geox e quello della Diesel e aggiungetevi voi pure qualcuno), ridetemi, dicevo, quante torri, quante cattedrali, quanti centri culturali, teatri, cinema e biblioteche hanno fondato e non piscine con la piscia calda dentro di giovincelli imberbi?
Mi fermo, le mie sono solo domande di chi mette i piedi a mollo solo in un catino con dell'acqua sorgiva e un po' di bicarbonato. Ho da tagliarmi le unghie dei piedi, sapete, visto che non posso tagliare teste (quelle di cazzo, soprattutto).

5 commenti:

alex ha detto...

un paio di settimane fa, facendo zapping, ho visto serra a una replica di invasioni barbariche, e diceva di essere un moralista.

sui benetton, senza volermi schierare pro o contro (tipo: detesto gli aumenti ingiustificati delle tratte autostradali sotto il loro controllo)(e dico proprio "sotto il loro controllo" come se si parlasse di vie di comunicazione nel medioevo feudale), hanno comunque contribuito parecchio alla fioritura dello sport veneto (basket, rugby, pallavolo - e formula1, tutte le squadre hanno potuto raggiungere livelli competitivi mondiali), e lo sport è cultura. a meno di non voler adottare un concetto di cultura "libresca" e basta. ma si cadrebbe nel moralismo, no? ;)

Tommy Angelo ha detto...

Per esempio http://www.fbsr.it/

Tommy Angelo ha detto...

Oppure, per dire:

http://www.bibliotechetrevigiane.it/Engine/RAServePG.php/P/263310160303

Tommy Angelo ha detto...

E non dimentichiamo Fabrica:

http://www.fabrica.it/

Luca Massaro ha detto...

Accolgo con favore i vostri rilievi anche perché i Benetton non è che mi stiano antipatici a prescindere, li vorrei solo un po' più sociali(sti) che socievoli (spero male, lo so).