martedì 1 maggio 2012

I' mi son un che (Purg. XXIV, 52)


Mi alzo e provo a essere vivo, a essere nuovo. Ma, alzato, il mio corpo subisce se stesso: non è autonomo dai miei pensieri. Se gli comando: “Va' libero, sciogli questo senso di inquietudine”, il mio corpo non rispetta i miei ordini; è un insubordinato. Segno evidente che la mente non è separata dal corpo, che i pensieri stessi sono parte di corpo che si stacca da me come fossero pellicine, unghie rosicchiate, capelli, lacrime. Ogni tanto mi capita di raccoglierle queste scorie e riadattarle in forma di parole e scriverle, molto spesso da queste parti. In fondo, solo ciò che si esprime ci rappresenta - e se restassi silente, facessi finta che questi pezzi di corpo che sono i pensieri fossero polvere, la mia vita resterebbe inespressa, sospesa in una sorta di limbo in cui uno alla fine si chiede ma che diamine ci sono venuto a fare al mondo.
E siccome quest'ultima domanda non ha molto senso farsela, è più utile chiedersi cosa in questa vita valga la pena di essere vissuto fino in fondo, senza alibi, senza scuse, senza arretramenti. Non importa che io dica quale cosa di preciso a mio avviso sia, non sono un profeta, un divulgatore di buone novelle.
Tuttavia, questa cosa che uno trova così piena di valore, che scalda il cuore nei giorni in cui esso non sopporta l'umido, non deve diventare un assoluto, pena la perdita della propria identità. Io credo che questa cosa debba soltanto essere un rivelatore di quello che si è. E se uno scopre chi è - e cosa veramente desidera aldilà di ogni mediazione mimetica - il senso l'ha già trovato. È lì, tra le mani, basta leggere.

4 commenti:

alex ha detto...

io non ho ancora capito se hai in testa lo stesso tipo di casini che ho io, ma leggere pezzi così mi fa pensare. comunque, una volta capito qual è il senso, che fai?

melusina ha detto...

Mi chiedo se il senso vada cercato avanti oppure riconosciuto in ciò che si è fatto nel passato. In altre parole, si va per tentativi, giorno per giorno.
Divago, eh.

Luca Massaro ha detto...

Che faccio? Anzi, che fo?
Non lo so.
Respiro il presente.
Divago anch'io, si sente.
:-)

Comunque, Alex, a domanda rispondo: ti tranquillizzi, ti fortifichi, e questo è già qualcosa.

Grazie a entrambi.

alex ha detto...

tranquillo? beato te.