mercoledì 9 maggio 2012

People's shoes of Italy made in Vietnam

Stamani ho comprato alla coop un paio di Superga classiche a metà prezzo.
Noi occidentali, in fondo, abbiamo un debito di riconoscenza coi vietnamiti.
Provo a immaginare la faccia vietnamita di colei o colui che ha prodotto il mio bel paio.
Chissà di quante ore sarà il suo turno di lavoro.
Sputerà per terra l'odore di colla e di vernice?
Ci sarà per costei/costui sabato e domenica, la mutua, le ferie, la pausa caffè e il pranzo?
Quando tornerà a casa, la sera, avrà la forza di dire buonanotte al proprio compagno/a?
Lo stipendio sarà sufficiente per sopravvivere oppure potrà mettere da parte qualcosa per far studiare i figli?
Beve? Legge? Guarda i film porno su you qualcosa? Fuma l'oppio o si distende la sera davanti alla televisione a guardare Apocalypse now? 
Avrà un account su facebook o sparerà cazzate su twitter?
Penserà mai ai piedi nostri occidentali che s'infileranno dentro scarpe che le sue mani hanno prodotto?
Potrà venire in vacanza in Italy, magari a piedi?
Scrive Rousseau nel suo Emilio: «L'essenziale è essere buoni con coloro che ci vivono accanto». Ecco, appunto. Ma più avanti scrive ancora: «Uomini, siate umani, questo è il vostro primo dovere, siatelo con tutti i ceti e con tutto ciò che non è estraneo all'uomo».
Sappiamo tutti che il capitalista è un individuo abituato a leggere a metà.

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