martedì 15 maggio 2012

Questo matrimonio omosessuale s'ha da fare

Il professor Francesco D'Agostino vorrebbe che si prendesse sul serio lui e tutti gli altri cattolici contrari al matrimonio tra omosessuali. Egli ne spiega le ragioni qui, polemizzando garbatamente, ma in modo piccato, con Pierluigi Battista (il quale, in un suo editoriale sul Corsera di ieri, ha espresso la sua posizione favorevole al matrimonio tra gay).
Leggiamo D'Agostino:
Riassumiamo la questione in pochi punti essenziali. Primo punto: il matrimonio eterosessuale non è un’invenzione della Chiesa; è un istituto giuridico, finalizzato a garantire l’ordine delle generazioni, riscontrabile in tutte (ripeto: tutte) le culture e in tutti (ripeto tutti) i tempi. Corollario: difendendo il matrimonio eterosessuale, la Chiesa difende non un dogma di fede o un principio della propria dottrina, ma una dimensione del bene umano oggettivo. Secondo punto: si può ben procreare, come Battista ci ricorda, al di fuori del matrimonio (questo lo sanno perfino i cattolici!), ma la funzione del matrimonio è proprio quella di porre un rigoroso ordine sociale nella procreazione, a garanzia delle nuove generazioni. 
Riguardo al primo punto, viene da obiettare: se il matrimonio eterosessuale è un'invenzione umana che risale all'alba dei tempi, gli umani hanno tutto il diritto oggettivo di declinarlo, democraticamente, come ritengono più opportuno. Se il costume sociale oramai, dopo anni e anni di lotte e di rivendicazioni, tollera, accetta, accoglie l'istanza del matrimonio tra persone dello stesso sesso, non capisco come possa risentirne l'ordine delle generazioni, dato che se due gay potranno sposarsi questo non impedirà a due eterosessuali di continuare a sposarsi. O no?
Riguardo al secondo punto, D'Agostino mette in evidenza una delle ragioni fondamentali per cui i cattolici sono contrari: se si concede a due gay il diritto di sposarsi, questi - dopo - possono affittare uteri, adottare e diventare genitori a tutti gli effetti della loro “prole”. Che orrore due babbi e punte mamme! Che orrore due mamme e punti babbi! Come faranno i figli di queste persone ad andare a catechismo?
La crisi del matrimonio – fenomeno ciclico, ma in questo momento storico particolarmente acuto – va considerata con grande preoccupazione, perché è la causa fondamentale della crisi della famiglia, fattore insostituibile di stabilità intergenerazionale e di tutela sociale dei soggetti deboli. Corollario: piuttosto che riconoscere il matrimonio gay, naturalmente sterile, la società dovrebbe operare per un efficace sostegno delle famiglie (e in particolare di quelle numerose) e dovrebbe supportare, cosa che fa solo in minima parte, l’impegno delle famiglie a favore dei minori, dei malati, degli anziani. 
Un corollario di merda, vero? Come se concedere un diritto gratuito a delle persone che si vogliono sposare, togliesse risorse economiche alle famiglie bisognose. Mettiamola così allora, per sfida. Il matrimonio gay si farà, però i gay e solo i gay dovranno pagare un'imposta di bollo matrimoniale di cento euro che andranno a sostengo dei minori, dei malati, degli anziani. Così andrebbe bene? Sarebbe tollerabile?
Terzo punto: i diritti che secondo Battista dovrebbero essere attribuiti alle coppie gay sono molto meno eclatanti di quanto non possa apparire quando li si qualifica come «diritti civili»: essi non solo sono facilmente attivabili con quello che la scienza giuridica chiama il «diritto volontario» (reversibilità della pensione, subentro nel contratto di locazione, assistenza ospedaliera, diritti successori), ma in gran parte sono già ampiamente fruibili a seguito di interpretazioni estensive delle leggi vigenti fatte dalla Cassazione. Corollario: la vera posta in gioco, quando si dibatte sul matrimonio gay, è simbolica, non è giuridica né sociale; i suoi fautori vorrebbero che il diritto riconoscesse situazioni affettive, di cui nessuno vuole negare l’autenticità "privata", ma che non hanno però in sé e per sé, alcun rilievo "pubblico", e questo proprio in un momento storico in cui da parte di tanti ci si batte per allentare ulteriormente i vincoli istituzionali, che nascono dai legami matrimoniali (si pensi al "divorzio breve", ecc.). 
Altro corollario di merda, vero? I gay possono amarsi privatamente, ma non possono sancire il loro amore in un matrimonio. Mi domando: se quella omosessuale fosse una religione essa avrebbe più probabilità di essere riconosciuta dalla Chiesa?
Altro che battaglia simbolica: i gay vogliono il riconoscimento giuridico proprio perché, in uno stato di diritto, l'esercizio della libertà viene regolato dalle leggi. E uno Stato laico deve tutelare tutti i suoi cittadini, quali che siano i loro orientamenti sessuali.
E, poi, ecco un'altra paura cattolica infondata: se divorziare fosse legalmente più facile, più veloce e meno dispendioso, perché temere a priori che tutti coloro che sono sposati divorzieranno?
Esiste una spiritualità del matrimonio, che i cattolici hanno carissima, quando riflettono sul carattere sacramentale riconosciuto da Gesù a questo vincolo. Non è però il matrimonio-sacramento che oggi è in crisi e che va difeso, ma il matrimonio "civile", come credo ben emerga dai punti che ho indicato. È su questi punti, privi di qualsiasi rilievo confessionale, che insistono da anni i cattolici, in quanto hanno a cuore il bene di tutti, credenti e non credenti. Perché non si forniscono loro risposte convincenti, anziché deformare le loro argomentazioni per poter farne oggetto di ironia?
Credere nel carattere sacramentale del matrimonio è molto più simbolico che credere nel matrimonio gay. Il matrimonio civile ha, in sé, tutte le tutele previste a norma di legge. Difenderlo ancor di più, per un cattolico, significa blindarlo, renderlo insolubile, o no? Ma solo simbolicamente, religiosamente, si può credere nel vincolo coniugale eterno: Nessuno può separare ciò che Dio ha unito. Sappiamo tutti, invece, che coloro che si sposano solo civilmente questa frase non la potranno pronunciare e se la pronunciano, lo faranno nella consapevolezza che essa non avrà alcun valore legale. Avrà un valore ironico, forse.

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