lunedì 2 luglio 2012

Domande da togliere il fiato


Perché sono sincero, perché racconto sempre la stessa storia di una vita, la mia, nella più banale delle ripetizioni - salvo l'aggiunta occasionale di qualche dettaglio che la memoria, narrando, riporta alla luce - nell'illusione che, dicendola, offrendola come un concerto ad orecchie che presumo amiche (e si nota subito dagli occhi se sono amiche o no) la mia vita si risolva da sola, che dalla narrazione scaturisca per incanto un epilogo di cui io non sia responsabile ma solo un personaggio in cerca di autore, così da dare poi la colpa ad altri e non a me stesso che parlo parlo e scrivo scrivo ma non parlo e non scrivo affinché la vita diventi una storia, finalmente, e non questa sorta di stagnazione esistenziale in cui il mio io si pavoneggia in attesa di una mano che lo sollevi e salvi, lo giustifichi ed emendi, una mano che gli offra le chiavi per aprire quella porta in cui c'è sì una strada che non conosco, ma che almeno la imbocco anziché stare qui a questo crocicchio senza dire niente, senza fare niente, a mancare di rispetto innanzitutto a me stesso che cerco chissà cosa cerco ma comunque cerco, come se tale cosa si desse così senza fatica, senza lotta, senza compiere una scelta che dia senso alle parole libertà, responsabilità e finanche amore (parola impronunciabile da dire con tutte le riserve del caso soprattutto da chi è in riserva e vuole farne il pieno senza aspettare i finesettimana a fare la coda alle stazioni di servizio come scar[raf]oni)?

3 commenti:

melusina ha detto...

A volte si ristagna perché non si è liberi dentro. Che è poi la cosa più difficile al mondo, e ne diamo sempre la colpa agli altri quando invece è solo nostra.

basilisca ha detto...

.....perciò oggi ho deciso di darmi allo yoga....

melusina ha detto...

@basilisca: già provato, con me non funziona.