martedì 31 luglio 2012

Ho un debole per le quinte


Dal parlare di sport mi tengo volentieri alla larga, salvo in alcune occasioni. Questa: segnalare che Alex Grossini ha, da non molto, “aperto” un blog di “cose di sport”. 
Alex è un esperto sia di sport che di doping. Ci ha persino scritto un libro e leggerlo è stato un piacere.
Riguardo alla vicenda della nuotatrice cinese ha scritto questo post (ah, io sono favorevole al doping). 
A margine, aggiungo solo questa banale considerazione dettata dalle accuse degli Usa alla Cina di “giocare sporco”: alla fine del salmo, una volta che il medagliere sarà completato, nella vita di una nazione, cosa cambia avere una, dieci, cento, mille medaglie? Non voglio fare l'antisportivo e l'antitaliano, ma se Federica Pellegrini stasera avesse vinto anziché arrivare quinta, cosa sarebbe successo, sarebbe aumentato il Pil e sarebbe diminuita la disoccupazione?

6 commenti:

Olympe de Gouges ha detto...

misure?

Luca Massaro ha detto...

No, posizioni... posizioni. ;-)

alex grossini ha detto...

Adesso mi tocca scrivere! Eppure lo sai che il mio problema non è tanto lo slancio, ma la mancanza di - continuità :)

Comunque, riguardo alla domanda che ti poni: per una cinquantina d'anni la guerra delle superpotenze Usa-Urss ha avuto come unico terreno di confronto aperto e trasparente proprio solo i giochi. Così sono diventati un simbolo della potenza della nazione. Solo lì il vincitore poteva vantarsi di essere il migliore ed avere il "titolo" riconosciuto a livello mondiale. Cosa che paradossalmente implica già la vittoria del modello occidentale, perché l'ideologia sovietica si portava dentro il rifiuto della competizione sportiva, ma il fatto di farsi coinvolgere nello sport appunto segnala una sconfitta per quell'ideologia.
Se consideriamo che l'Urss ha molte volte dominato quantitativamente il medagliere, e che per quest'anno le proiezioni danno in cima la Cina, allora il parallelo con "il mondo fuori" è piuttosto significativo.

Gost ha detto...

@alex
lo sport era contrario alle convinzioni di lenin, che lo pensava come un'occupazione per ricchi che non hanno bisogno di lavorare.
Stalin invece nel dopoguerra si convinse che lo sport sarebbe stata un'ottima passerella per mostrare le capacita` dell'unione sovietica.

@Tamas
io sono pienamente d'accordo con te, il problema che ogni volta che inizio con una riflessione del genere, per associazione finisco sempre per dire: ma tanto moriro` perche` faccio tutto questo?

Luca Massaro ha detto...

@ Gost.
Chi è Tamas? Mah?
E, ripeto, come ti ho chiesto nel tuo commento al mio post sulla fede: perché il tuo nome rimanda alla certificazione Gost per la Russia?

Gost ha detto...

Comincio dalla domanda piu` semplice:

Riporta a quel sito perche` incidentalmente ne sono proprietario, nonche` unico autore.

Tamas e` un lapsus, avevo aperta questa pagina http://tagestamas.tumblr.com/, e invece che lucas ho scritto tamas.

Mi scuso invece di non aver visto puntualmente la tua domanda in risposta all'altro commento.