martedì 3 luglio 2012

La forza della democrazia

«Credo che la forza della democrazia non è permettermi di votare per chi è uguale a me, ma per chi è migliore di me.» Michele Serra, L'amaca, 28 giugno 2012.

Contrariamente a Serra, io penso che sia questa la debolezza della democrazia, e non la sua forza.
Credere che, attraverso il voto, possano essere selezionati ed eletti individui migliori di noi è un grosso abbaglio, dacché i nostri rappresentanti - anche se fossero davvero migliori - non debbono essere assolutamente considerati né migliori né peggiori di noi, ma giudicati sulla base del loro esercizio di potere e basta.
Sei stato bravo a fare questo, ti voterò nuovamente; sei stato un carciofo disonesto a fare quest'altro, è  una vergogna che tu venga rieletto.
Superato un certo limite di età, in democrazia, a votare vanno tutti, anche quelli che sventolano bandiere naziste durante una partita della nazionale (Vedi L'amaca di oggi sotto in immagine). Quindi, l'affermazione di Serra potrebbe, per me, aver valore soltanto se fossi solo io a votare, io e pochi altri di cui veramente mi fido. E dato che mi fido abbastanza poco persino di me stesso, credo che no, la democrazia non potrà mai essere in grado di individuare i migliori ex ante, ma soltanto ex post. E guai se fosse il contrario, altrimenti rischieremmo che tale regime si trasformi in qualcosa di peggiore di quanto sia già.

La democrazia moderna, si sa, è la peggior forma di potere possibile a parte tutte le altre sperimentate storicamente - e sia lodata in questo la classe borghese più illuminata che l'ha scelta (e imposta) dopo la carneficina di due guerre mondiali, foss'anche per meri scopi di tornaconto.

Dobbiamo migliorarla? Senza dubbio. Come? A partire dal concetto di uguaglianza, perché si è liberi solo tra persone libere; e fraterni uguale (sennò saremmo magnanimi, e a me delle carezze della regina o del papa non me ne frega un cazzo). Ma che cosa ci rende liberi? Il lavoro innanzitutto, giacché la maggioranza delle persone, per vivere, deve vendere la propria forza lavoro (pochi parassiti dell'umanità non hanno bisogno di lavorare). Il lavoro, quindi, e il linguaggio:
«Una delle funzioni basilari della comunicazione linguistica è dare ordini. L'essenza del potere nelle società umane è emanare comandi che vengono obbediti. In un sistema gerarchico le occasioni di dar ordini si moltiplicano, in quanto i comandi verbalizzati possono essere trasmessi secondo una graduatoria di dipendenza: A dice a B cosa deve fare C, e B si premura di comunicarlo a C. I primati intelligenti, nel loro sistema gerarchico, sanno che è vantaggioso essere vicini a un individuo di rango elevato, perché il suo prestigio si estende a coloro che si mantengono in rapporto con lui (o con lei); è possibile usare un partner come “strumento sociale”. Ma è solo mediante il linguaggio che si può stabilire un sistema di comando in piena regola. La volontà del superiore diventa trasmissibile in forma verbalizzata. Ciò crea a sua volta il ruolo dell'inviato o messaggero del potere, cioè di chi trasmette ordini non suoi, dicendo agli altri cosa fare. Costui amministra il potere del superiore senza il rischio di averne la piena responsabilità». Walter Burkert, La creazione del sacro, Adelphi, Milano 2003 (pag. 131, traduzione di Franco Salvatorelli)
Ecco, in democrazia, a mio avviso, per dare modo al concetto di uguaglianza di verificarsi e di darsi, oltre al fatto che siano rimossi
«gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3 della Costituzione)
bisogna prestare una maledetta attenzione al linguaggio perché è attraverso di esso che si stabilisce, tra i cittadini, «un sistema di comando in piena regola». Chi ci rappresenta dunque, da Berlusconi a Monti, non è né peggiore né migliore di noi, ma uguale (magari più buffone il primo e più saggio il secondo, ma sempre uguali a noi sono).
È nel bisogno di gerarchia che la democrazia fallisce, perché quando i cittadini cominciano a credere negli eletti diventano più che sovrani, dei sudditi.
Certo, a volte essere sudditi è più comodo, come quando si è bambini in collo a dei genitori che si prendono cura di te. Ma chi comanda, più che averci a cuore, ci ha a culo. Teniamolo da conto, non solo linguisticamente.




1 commento:

basilisca ha detto...

Ti presento un amico......http://www.brunomoroncini.com/2011/08/colonna-continua-3.html