martedì 18 settembre 2012

Corrispondenze farmacologiche

caro Luigi,
avrai visto questo articoletto.

Ci ho scritto questo, ma non vorrei aver scritto una cazzata

Non entro nel merito tecnico-scientifico della questione perché non sono un esperto.
Mi limito solo a rilevare che in tale trafiletto polemico, pubblicato su Avvenire, si apprezza appieno l'arte delle merdine secche, ovvero l'arte di coloro che gongolano per aver colto in fallo certi fenomeni che hanno in uggia, salvo poi immerdarsi con le loro stesse parole risentite, con le quali avrebbero voluto sporcare gli avversari.
Infatti, come si fa a dichiarare soddisfatti che
La diffusione di EllaOne, la «pillola dei cinque giorni», è sinora molto al di sotto della aspettative cullate dai promotori del suo ingresso anche nelle farmacie italiane, con 5mila confezioni vendute dall’avvio della commercializzazione (il 2 aprile) a oggi. Dopo l’anticipazione su «è vita» di giovedì scorso della cifra relativa alle confezioni vendute dalla filiale italiana di Hra Pharma (l’azienda francese produttrice del farmaco e di altri "contraccettivi d’emergenza", in realtà con implicazioni abortive), ora emerge anche il dato sullo scetticismo dei ginecologi: secondo un’indagine condotta dalla Società medica italiana di contraccezione, a non prescrivere EllaOne è infatti il 70% degli specialisti. 
senza dirci minimamente per quali ragioni “mediche” tale farmaco è rifiutato da una così vasta platea? In fondo, anche un lettore sempre polemico con le posizioni di Avvenire, resta basito dalla consistente percentuale riferita.
Tuttavia, questa buonafede iniziale è presto tradita dall'articolista stesso. Infatti, poche righe sotto, egli ci dice che quel 70% non è altro la stessa percentuale rappresentata dai medici “obiettori”: ecco la causa della scarsa diffusione del farmaco, ideologica e non medico-scientifica...

Non so, non mi sembra "completo", non riesco a solvere il fatto dell'imposizione del Consiglio Superiore della Sanità che impone il test e, di conseguenza, il rapporto che ha questa imposizione per le pazienti stesse...
Preferirei ne parlassi tu

Ciao e grazie.
L. M.

***

Sono davvero pochi i farmaci che a meno di sei mesi dall'arrivo sugli scaffali delle farmacie vendono di più, soprattutto se si tiene conto del fatto che in luglio e in agosto gli informatori sanitari riducono moltissimo il lavoro, ma ancor più se si tiene conto del fatto che l'indicazione all'uso di EllaOne non consente paragoni con altri farmaci di più ampio impiego. I signori di Avvenire danno un'interpretazione di comodo (il loro comodo) ad un dato che in se stesso non consente alcuna valutazione, tanto meno relativa allo "scetticismo" dei ginecologi nel prescrivere l'EllaOne. Di poi, c'è da considerare che si tratta di un farmaco che, al pari di tutti quelli che nascono da un bisogno e cercano di soddisfarlo, e che quindi trovano nella prescrizione del ginecologo solo la risposta ad una richiesta già adeguatamente informata, ha bisogno di un certo lasso di tempo per essere conosciuto e apprezzato. In definitiva, il fatto che già il 30% dei ginecologi lo prescrivano a cinque mesi e mezzo dalla commercializzazione a me pare da considerare un successo. Un discorso a parte deve essere fatto sulla sovrapponibilità tra ginecologi obiettori e ginecologi che ancora non prescrivono ancora l'EllaOne: è sovrapposizione improponibile, perché un ginecologo obiettore raramente è un ginecologo cattolico che rifiuta di prescrivere un metodo contraccettivo o di praticare una fecondazione assistita. Di più: quanto più rifiuta di praticare interruzioni volontarie di gravidanza, tanto più è costretto a raccomandare la contraccezione, anche quando - ed è il caso della "pillola del giorno dopo", lo sarà anche per quella "dei cinque giorni dopo" - si tratta di una contraccezione sulla quale pesa la polemica che in realtà si tratti di una tecnica inducente l'aborto ovulare. In altri termini, un ginecologo che non pratica aborti, non prescrive contraccezione, non effettua fecondazione assistita - un ginecologo come lo vorrebbe Avvenire, insomma - avrebbe per pazienti solo la moglie di Tarquinio e la figlia di D'Agostino. Un ginecologo cattolico è una contraddizione in termini o, per essere meno lapidario, può andar bene solo nei momenti in cui a una donna torna facile essere cattolica. In quanto al fatto - citato nell'articolo di Avvenire - che le supposte resistenze alla prescrizione derivino dal fatto che si raccomanda un previo esame di gravidanza - ah-ah-ah!

L.C. 

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