venerdì 14 settembre 2012

Il capitalista furbetto

Chissà perché Della Valle ha così aspramente criticato i vertici della Fiat, ossia Marchionne e il signor Elkann (John, credo, dato che Lapo porta le Tod's al naso). Non che non abbia ragione; di più: Della Valle ha ragionissima a dire che l'Italia è un
"Paese che alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto non cerchino [Marchionne ed Elkann] nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno. È bene comunque che questi “furbetti cosmopoliti” sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro"
Uh, uh, qui l'offesa si fa pesante. Mi sa che in Fiat nessuno più calzerà le scarpe di Della Valle - né tantomeno Della Valle comprerà auto Fiat.
Comunque, questa sortita mi sembra nasconda qualcosa, anche se non so bene cosa, quali interessi, ma è chiaro che ci siano delle motivazioni che vanno aldilà del mero dato industriale. Cazzo gliene può fregare a Della Valle se la Fiat cerca di poppare ancora soldi allo Stato? A lui, personalmente, cosa gliene viene? A naso, direi che c'entri qualcosa circa il nuovo assetto azionario del Corriere della Sera (escludo in modo categorico qualcosa d'inerente il mondo del calcio).
Tuttavia, dall'estratto riportato della sopra scritta dichiarazione, la cosa che più mi ha suggestionato è che Diego Della Valle si è (forse non a torto) autoincensato di essere un imprenditore “serio” che vive “veramente di concorrenza e di competitività” e che “rispetta i propri lavoratori”, e che è orgoglioso di essere italiano. 
Bravo. Grazie. (Petrolini, Nerone).
E ci credo che i bravi capitalisti rispettano i lavoratori, giacché i lavoratori sono per i capitalisti garanzia d'essere.
«Il capitale presuppone dunque il lavoro salariato, il lavoro salariato presuppone il capitale. Essi si condizionano a vicenda; essi si generano a vicenda».
Un lavoratore della Tod's produce soltanto calzature?
«No, egli produce capitale. Egli produce valori che serviranno nuovamente a comandare il suo lavoro, per creare a mezzo di essi nuovi valori. 
Il capitale può accrescersi soltanto se si scambia con forza-lavoro, soltanto se produce lavoro salariato. La forza-lavoro del salariato si può scambiare con capitale soltanto a condizione di accrescere il capitale, di rafforzare il potere di cui è schiava».*
 *Karl Marx, Lavoro salariato e capitale, Editori Riuniti, Roma 1957, traduzione di Palmiro Togliatti.

4 commenti:

Dario D'Angelo ha detto...

Ciao, articolo che condivido in pieno... anche sul mio blog :-)

Dario

Luca Massaro ha detto...

grazie mille :-)

Anonimo ha detto...

Togliatti sì che è un riferimento programmatico per gli anni Duemila....................

Dalla padella alla brace.

Luca Massaro ha detto...

@ Anonimo
Togliatti è, in questo caso, solo un bravo traduttore.