giovedì 13 settembre 2012

Mantenente

«Mantenente pensai di fare di questa gentile donna schermo de la veritade »,  Dante , Vita Nova.
Dall'Ansa, estraggo: uno
"Siamo partiti da qua perché [...] se giochiamo all'attacco e non ci chiudiamo nel catenaccio il centrosinistra può correre il rischio di vincere"
e due:
"Si tratta di cambiare l'Italia, non il Pd e io avverto come possibile e immediata questa opportunità. Se si perde non ci si inventa una formazione politica di serie Z, ma saremo in prima fila a dare una mano a chi vince"
Inutile citare colui che ha inaugurato, in politica, questo metaforismo calcistico. Foss'anche solo per questo, Renzi - se fosse veramente gggiovane - si dovrebbe vergognare, ovvero sentire, nel pronunciare tali parole, come una specie di torsione dell'animo, di strizzone alle budella che lo accartoccia o lo fa cadere al suolo riverso. 
Ma come si fa a parlare così? Il bello - anzi: il brutto è che, sicuramente, queste frasi sono state studiate a tavolino, elaborate insieme una squadra di insigni specialisti della comunicazione politica e pubblicitaria, affinché esse arrivino nelle orecchie dell'elettore medio, considerato lo stesso coglione di sempre, che si fa incantare dalla frase facile che capisce al volo e che risputa nella pratica del voto.
- Ah!, ma quanto è bravo Renzi, almeno lo capisco quando parla.
Ma lei che lo capisce, a casa, parla anche lei così?
- Boh, io a casa non parlo di politica, tanto sono tutti uguali, tutti rubano eccetera.
- Ma mi scusi, ma perché se lei, normalmente, non si occupa di politica, se vede Renzi dice che gli piace?
- Lo ripeto: è perché capisco cosa dice quando parla.
- Ma lei sa di cosa parla?
- Di politica, no?
- Ma, mi scusi l'impudenza: se lei di politica non sa niente, questo non le dimostra che il discorso politico di Renzi è, per ciò stesso, niente?
- E mantenente?
Renzi poi si è riferito alla similitudine dello slogan, 'Adesso!' e quello usato in passato da Franceschini: "Non ce lo ricordavamo", ha ammesso con un sorriso.
Di Franceschini neanch'io lo ricordavo. Ma è facile ricordarsi del Maintenant di Hollande.

3 commenti:

alex grossini ha detto...

il problema non è la metafora sportiva o di qualunque altro genere, perché c'è gente che non ha la cultura necessaria per capire linguaggi più complicati e quindi è bene che si comunichi nel modo più semplice possibile, quello che capiscono tutti (tranne le donne, ok :D). cioè si deve cercare un linguaggio che sia il minimo comun denominatore perché deve arrivare non solo all'intelligentone laureato ma anche all'immigrato, all'operaio con la terza media e al pensionato un po' rintronato.
il problema è che dietro quella metafora non c'è niente di sostanzioso. sembra di sentir parlare un filosofo.

Luca Massaro ha detto...

Esattamente: un filosofo "non" morale però. Direi piuttosto un "fenomenologo".

Massimo ha detto...

Ah, Gilbert Becaud! Quel temperament ... Quelle voix ...
Renzi? Qui est Renzi? Pfui!