venerdì 19 ottobre 2012

Numeri che non capisco

«Il Movimento per la vita presenta i dati della propria attività e nel rapporto che analizza i dati presenti nella Relazione inviata al Parlamento dal ministro Balduzzi sull'attuazione della legge 194/78 sull'interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) rilancia la proposta di una riforma dei consultori familiari che assegni loro il compito di aiutare le maternità difficili. I Centri di aiuto alla vita sono oltre 300, ma solamente due terzi hanno inviato i loro resoconti numerici alla segreteria del Movimento: ebbene, nel 2010, i 206 centri censiti hanno visto la nascita di 10.070 bambini, con 14.614 gestanti e altre 20.423 donne assistite. Nel 2011, i 195 centri che hanno trasmesso i propri dati hanno accompagnato la nascita di 10.078 bambini, con 14.850 gestanti e altre 20.901 donne assistite.»
È molto probabile che io non sappia fare bene i conti, o che, altresì, i dati sopra riportati li interpreti in maniera affatto sbagliata.
Ma mentre il Movimento Per la Vita esulta per tali risultati sbandierandoli come una vittoria, io a bordo campo, da spettatore non pagante, mi domando: se i Cav (Centri aiuto alla vita) “hanno aiutato a far nascere”, per esempio nel 2011, 10.078 bambini (concedendo pure che a ogni bambino una madre, escludendo, quindi, forzosamente, i parti gemellari o plurigemellari), cosa mi significa che le gestanti sono state 14.850 se non il fatto che, 14.850 - 10.078 = 4.772 gestanti hanno abortito, mentre le “altre” ventimilanovecentouno hanno fatto quello che volevano (probabilmente hanno interrotto la gravidanza) nonostante il solerte aiuto dei suddetti “aiutanti vitali”? Ché essi hanno la somma presunzione di ritenere che, senza il loro sostegno volontario, tutte le gestanti avrebbero abortito?
Forse, dietro questa esultanza, si nasconde ben altro, e cioè

«I temi delle "vite salvate" e della "preferenza per la nascita" vengono avanzati per motivare la proposta di riforma dei consultori familiari: tema affrontato in una proposta di legge "che giace da tempo in Parlamento". "C'è stata una cattiva interpretazione della legge - afferma Carlo Casini - perchè la certificazione per l'aborto non è obbligo del consultorio ma del medico: la funzione del consultorio è opposta, è quella di aiutare a superare le difficoltà".
Ecco allora che il Mpv immagina una situazione in cui il consultorio è "lo strumento con il quale lo Stato non rinuncia a difendere la vita", un luogo in cui insieme alla donna si cercano le modalità attraverso cui superare insieme le difficoltà che la maternità comporta. In questo quadro, il consultorio non rilascerebbe più alcun
certificato per l'aborto, che sarebbe responsabilità solamente del medico di famiglia o dell'ospedale. Il colloquio con il consultorio sarebbe comunque obbligatorio per ottenere tale certificato. Una riforma quindi che "per un verso definisca la funzione consultoriale come esclusivamente diretta a proteggere la vita e la maternità e non comprenda il potere di autorizzare l'aborto, e per l'altro renda obbligatorio il passaggio attraverso il consultorio della donna che è orientata ad abortire". Con la precisazione che il colloquio "non può essere solo informativo ma deve offrire anche aiuti concreti". Un modello, spiega Casini, "molto simile a quello in vigore in Germania". 
Oltre ai consultori, il Mpv rilancia anche la modifica dell'articolo 1 del codice civile, per affermare che la capacità giuridica si acquista "al momento del concepimento" (oggi è "dal momento della nascita"). "È - spiega Casini - il riconoscimento di un principio di uguaglianza: il non ancora nato è uguale in dignità al già nato, il concepito è soggetto e non oggetto, è un fine e mai un mezzo, è una persona e non una cosa".»

Se da un lato il Mpv si vanta di aver aiutato la vita, dall'altro limita la vita libera delle donne. Che senso ha dire, infatti, che il consultorio non avrà facoltà di di rilasciare il certificato per l'aborto, ma che il medico di famiglia o ospedaliero lo potranno rilasciare soltanto se la donna avrà, obbligatoriamente, fatto il colloquio con il consultorio? Chi morde la coda a chi?
Tuttavia, il giubilo dei movimentisti per la vita, Casini Carlo in testa, deriva dal fatto che questa “vittoria” li porta a ribadire che il vero trionfo per il Mpv si avrà se verrà modificato l'articolo 1 del Codice Civile, articolo nel quale secondo loro si dovrebbe affermare, a chiare lettere, che «il non ancora nato è uguale in dignità al già nato, il concepito è soggetto e non oggetto, è un fine e mai un mezzo, è una persona e non una cosa».
E la donna che interromperà volontariamente la gravidanza sarà così, di fatto, considerata un'omicida.
Di conseguenza, la donna che non vorrà concepire sarà considerata una persona che chiude le porte alla vita.
E la donna, che avrà appena concepito, si vedrà costretta a recarsi all'anagrafe a segnare il concepito.

- Mi dica signora, che nome gli/le mettiamo?
- Ma io, veramente, non saprei... se è maschio... se è femmina...
- Suvvia signora, non sia indecisa, ché altrimenti il nome glielo diamo d'ufficio.

In breve: soliti tentativi di gestire il corpo della donna

3 commenti:

alex grossini ha detto...

per cambiare l'art.1 del CC dovrebbero, mi pare, prima cambiare la 194, in almeno due articoli, il 4 e soprattutto il 6.
Il 4 perché è quello che tutela il diritto alla vita e alla salute della donna (interruzione per motivi di salute della madre), il 6 introduce anche la possibilità della tutela della "vita buona" (NON della semplice vita) del nascituro: se si scopre che il feto sarà afflitto da malattie terribili e incurabili, l'IVG può venire concessa anche dopo i 90 giorni.

La modifica che chiedono dell'art. 1 del CC sarebbe in contrasto con questa legge qui: la tutela giuridica del concepito (e come lo stabilisci quando è concepito? Solo quando lo scopri, mica lo sai per certo che ogni colpo un centro e ti porti a casa il peluche) sovrascriverebbe diritti già concessi e quindi irrevocabili. Voglio dire: proviamo a chiedere una modifica della legge in modo che escluda i loro "consulenti" da cose che a tutti gli effetti non sono cazzi loro (le hanno messe incinta loro?), e vediamo come reagiscono: se sbraitano che hanno il diritto di manifestare la loro opinione in difesa della loro visione della vita, si incastrano da soli.
Quindi dovrebbero prima modificare la 194.

E c'è un discorso da fare, che si fa da boh, 40 anni almeno, su cosa va tutelato. Per me non va tutelata la vita, ma la possibilità di vita buona: se l'embrione o il feto non hanno prospettive di vita buona, se hanno malattie terribili e incurabili, per quale motivo farli nascere e soffrire?

Fahrenheit451 ha detto...

Talebani.
Nient'altro che talebani cattolici in cravatta.
Mi fanno sinceramente orrore, e anche un pò paura...

Luca Massaro ha detto...

@ Fahre
Esattamente.

@Alex
Grazie. Imparo sempre qualcosa dai tuoi commenti che danno lustro ai miei esitanti post.