mercoledì 14 novembre 2012

A seminal work

A seminal work by abstract artist Mark Rothko
Poi uno bestemmia, va in piazza e non ha nemmeno coscienza che, a New York, qualcuno ha speso 75,1 milioni di dollari per comprare questa merda multicolore di Rothko. Ecco, la rivoluzione per me sarebbe trovare chi ha comprato tale quadro, andare a casa sua, e cacargli e pisciargli dappertutto, compreso sul quadro (il seminal fluid no, non avesse a prendere più valore).

5 commenti:

astime ha detto...

A me Rothko piace e molto.
Mi piace poco, invece, il mercato dell'arte.
Mi piacerebbe moltissimo la tua performance a casa del novello proprietario. :))

alex grossini ha detto...

beh ma qui c'è un paradigm shift (Kuhn docet) mica da poco, è il momento in cui la realtà viene interpretata come colori invece che come forme. Un bel pezzo di "morte al classicismo!".

Luca Massaro ha detto...

Comprendo che il cambiamento di paradigma operato da Rothko abbia una sua valenza "concettuale", ma - e non è perché glorifichi il "classicismo" - a mio avviso se cambiamento proposto è frutto di banalità e filisteismo, una grande presa per il culo insomma.

alex grossini ha detto...

non so, non conosco bene rothko, ma "banale e filisteo" è aggettivo che riserverei ad altri esponenti della cultura tutta, non solo delle arti figurative. la filosofia ne è piena. soprattutto quella scritta in lingue continentali.
il lavoro di rothko invece mi sembra originale. cioè, al di là del giudizio estetico, credo che ci abbia pensato lui con la sua testa, che abbia ragionato sulle rappresentazioni della realtà. che dopo il passo di "interpretazione della realtà come linee che contengono e delineano figure" abbia scelto consapevolmente una diversa interpretazione nel colore, in quello che sta dentro le linee (e alla fine, ha tolto pure le linee perché i confini non ci sono)

Luca Massaro ha detto...

Non discuto che Rothko ci abbia pensato e che il suo lavoro sia frutto di una sua evoluzione artistica. Ma semplificazione della realtà da lui proposta non mi convince perché copre la meraviglia e, insieme, l'orrore della realtà stessa, con i suoi quadri "plaid".