venerdì 30 novembre 2012

Resurrezioni quotidiane.


Poesia tratta da Internazionale,  n. 977

Mi sa che la prossima volta che tornerò a Berna (c'ho dei parenti acquistati da quelle parti) cercherò sull'elenco telefonico l'indirizzo di tal poeta teologo per andare a dirgli: 
«Ehi, Signor Poeta Teologo, io sono risorto, almeno mi sembra, e sa da quando? Da sempre, da quando sono nato, da quando ho avuto la percezione minima del corpo, da quando mi mettevo - oh, come lo ricordo - prono sul divano o sul letto e sentivo la percezione esatta del mio pene bambino e provavo piacere e mi muovevo e intorno sentivo sottovoce i miei dirsi, “guarda come ponza”, per non dire si masturba. Io sono risorto quando vidi la prima goccia di sperma fuoriuscire mentre ero seduto sulla tazza del water di fronte allo specchio oblò di una lavatrice di marca italiana. Io sono risorto quando sui quattordici anni una ragazza di Milano mi mise la lingua in bocca - e sentire quella parte di corpo altrui nella mia di bocca per la prima volta fu una sorpresa risorgente. Io sono risorto pure quella volta che una donna mi accolse dentro sé e mi fece entrare nel suo spazio in cui mi persi e non mi rendevo conto esattamente in quale navicella ero salito, sembravo un naufrago tipo quell'astronauta che si perde dell'Odissea di Kubrik.
Io sono risorto in tante altre occasioni, e anche per altre circostanze, l'elenco sarebbe lungo, ma quello che, Signor Poeta Teologo, vorrei farle notare è che la maggior parte delle mie resurrezioni è legata al sesso e per esteso al corpo e alla sua soddisfazione (esempio di resurrezione: quell'unica volta che, dopo che fui assunto a tempo indeterminato, in un ristorante, con persone care, offrii loro e a me una bottiglia di Sassicaia che ho ancora in punta di lingua, tipo il bacio alla milanese). È il corpo che risorge, non c'è niente da fare, altro che anima, anima un cazzo, toccatemelo e sentite la resurrezione in diretta. La resurrezione è la cosa più porno che ci sia (proverbio). Cristo, da Tommaso, si fece mettere le dita nel costato: io sto zitto ma sapete già dove metterle, magari non lei Signor Poeta Teologo, magari la sua bella moglie che sembra così disponibile ad ascoltare i discorsi sconclusionati di uno che pretende di saperla più lunga di lei (chi ce l'ha più lungo se lo tira).
Insomma: è il corpo che risorge, lo sento, non c'è altra soluzione, non nell'aldilà, chissenefrega, no: qui, tutte le volte che il corpo ci fa sentire vivi e presenti, godimento o patimento (meglio il primo), il corpo, il corpo, il corpo, tre volte detto al posto del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. È dentro noi che c'è tale sequenza trinitaria, non altrove. Non è questione di egoismo, di edonismo, di narcisismo, no. È questione che la vita passa attraverso il corpo che ci è dato, torto o dritto, biondo o bruno, grasso o secco, corpo sempre, cellule che si affaticano con le loro regole locali a ricomporsi nell'unità che ci rappresenta, mentre il tempo, inesorabile, ci porta via.
Questo corpo che tutti i giorni ha bisogno di noi, della nostra presenza, della nostra attenzione - e anche se non gliele prestiamo attenzione e presenza, il nostro corpo va avanti da solo, preda del suo respiro e della sua trasformazione.
Corpo, nostro Signore: dacci oggi il nostro pane quotidiano.

9 commenti:

melusina ha detto...

Trattengo il respiro. Ma tu, che bravo :-)

Luca Massaro ha detto...

Psst... è la palestra ;-)

melusina ha detto...

Vorrei tanto seguirti, ma il fisiatra mi ha detto che prima devo sistemarmi la fottutissima spalla.

Massimo ha detto...

Bel post. Infatti i primi cristiani parlano di resurrezione della carne, del cuore carneo di Gesù ecc, ecc. I cristiani lo sanno bene che è il corpo che vuole essere immortale. Il resto sono stronzate. Di fronte all'evidenza della morte irreversibile e al fatto che Gesù non ce l'aveva neanche per le palle di ritornare dal cielo in tempi brevi, si sono platonizzati ripiegando sull'anima. De li mortacci loro.
La resurrezione è la cosa più porno che ci sia. Forte.
Ciao

Luca Massaro ha detto...

Grazie Massimo.
Ciao.

astime ha detto...

Proprio oggi ho finito "Storia di un corpo" di Pennac: di gran lunga meglio il tuo post.

Ciao :)

Luca Massaro ha detto...

Cosa pensi, cara Astime, dovrò andare da Fazio? Se così fosse, voglio il traduttore anch'io!

Scherzi a parte: grazie davvero. Onoratissimo sono.

basilisca ha detto...

G.Deleuze, Cosa può un corpo, sull'Etica di Spinoza......piccolo assaggio:

"Il punto di vista di un'etica è: di cosa sei capace, cosa puoi? Da cui - ritorno a questa specie di grido di Spinoza -: cosa può un corpo? Non si sa mai in anticipo cosa può un corpo. Non si sa mai come si organizzano i modi d'esistenza e come sono racchiusi in qualcuno.
Spinoza spiega molto bene questo o quel corpo, non è mai un corpo qualunque, è cosa tu puoi. La mia ipotesi è che il discorso dell'etica abbia due caratteri: ci dice che gli essenti hanno una distinzione quantitativa di più e meno, e d'altra parte ci dice pure che i modi d'esistenza hanno una polarità qualitativa; grosso modo, ci sono due grandi modi d'esistenza. Che cosa sono? Quando ci suggeriscono che, tra voi e me, tra due persone, tra una persona e un animale, tra un animale e una cosa, eticamente, cioè ontologicamente, non c'è che una distinzione quantitativa, di quale quantità si tratta? Quando ci suggeriscono che ciò che costituisce in maniera più profonda la nostra singolarità è qualcosa di quantitativo, cosa può significare?(...)Dal punto di vista di un'etica, tutti gli esistenti, tutti gli essenti sono rapportati ad una scala quantitativa - quella della potenza. Hanno più o meno potenza. Questa quantità differenziabile è la potenza. Il discorso etico non cesserà di parlarci, non delle essenze, non crede alle essenze, ci parla solo della potenza, cioè delle azioni e delle passioni delle quali qualcosa è capace. Non quel che la cosa è, ma ciò ch'è capace di sopportare e capace di fare. E se non c'è essenza generale è perché a questo livello della potenza tutto è singolare. Non si sa in anticipo, mentre l'essenza ci dice cos'è un insieme di cose. L'etica non ci dice niente, non può sapere. Un pesce non può ciò che può il pesce vicino. Dunque, ci sarà una differenziazione infinita della quantità di potenza presso gli esistenti. Le cose ricevono una distinzione quantitativa perché sono rapportate alla scala della potenza......

Mi permetto di suggerirlo perchè per me questo libro è stata una illuminazione.
Buona lettura

Luca Massaro ha detto...

Grazie Basiliscas di esserti permessa. :-)