lunedì 5 novembre 2012

Storia del mio rasoio



Il mio rasoio è un rasoio particolare: è macrobiotico. Non dico cazzate, lo comprai in una di quelle botteghe che non so se ancora si trovano sparse per il centro Italia, chiamate Un Punto Macrobiotico. Un tempo, tre lustri or sono, le frequentavo con assiduità. Confesso che, in quel periodo, quando facevo (quasi) macrobiotica, sono stato per la prima volta in vita mia (quasi) integralista, fors'anche (quasi) fondamentalista. Per una fede, la macrobiotica, come tutte le fedi, sbagliata – anche se questa non era una fede verso alcunché di ultraterreno, no, la macrobiotica è una disciplina (o fede) tutta immanente.
Non sto a spiegare cosa sia, basta cliccare la voce su wikipedia e uno si fa un'idea. Bene, io facevo (quasi) macrobiotica, e dato che essa non è solo una dieta ma uno stile di vita, uno comincia a farsi i problemi a tutto tondo, non solo per il cibo – cosa primaria, ok – ma anche per l'ambiente, per come ci si veste, con cosa ci si lava, non ultimo con cosa ci si rade.
Io mi radevo con il bic monolama o, tutt'al più, il wilkinson bilama (gillette m'è sempre stato antipatico). Non so com'è, un giorno, nel periodo in cui stavo lavorarando come aiuto cuoco e lavapiatti nel ristorante macrobiotico di una vicina città, conversando con il resto del personale maschile, cuoco e gestore compreso, ci mettemmo a parlare con cosa ci facevamo la barba. Io dissi la mia e tutti mi guardarono stupefatti, come se avessi mangiato un pomodoro, bevuto un caffè, o ingoiato una fetta di mortadella.
- Ti radi con la plastica usa e getta?
- Usi il sapone da barba della proraso?
- Vai alla nostra bottega, troverai tutto a basso impatto ambientale, perfino le lamette tedesche non di marca ma di ottima qualità, e sapone a modo ottenuto da oli vegetali biologici, e il pennello col pelo di criniera di giumente giapponesi.

Così, per non contravvenire ai rigori della dottrina, mi recai nel negozio e comprai tale rasoio. Tutto fiero, andai a casa da mio padre, per fargli vedere se gli piaceva, ché, nel caso, avrei potuto regalarglielo. E lui:
- Quanto sei bischero: hai buttato via ventimila lire per niente. Guarda un po'?
E tirò fuori da un cassetto del mobile del bagno il suo di rasoio d'antan, identico al mio, che lui non usava più da anni perché lo trovava poco pratico e poco adatto alla sua barba ispida.

Così è. Io invece, dopo un po' di barbe, mi ci sono trovato bene e lo uso ancora, nonostante non faccia più (quasi) macrobiotica.  In fondo, se uno ci pensa bene, il rasoio monolama contiene in sé, efficacemente, la dimostrazione della stessa metafora coniata da Guglielmo di Occam. Perché cambiare, quindi?

4 commenti:

CalMaFdd ha detto...

Ce l'ho. Talvolta lo uso ancora. E ho le stesse lamette. E ho il rasoio del nonno, più o meno uguale, in una scatola di metallo con l'interno di velluto blu. E infine ho quanto basta di Gillette old blades per questa vita e un'altra.

riccoespietato ha detto...

hehe... io ne ho uno stile mano libera* che si carica con MEZZA lametta. sono più macrobiotico...?

*diciamo che per usarlo è meglio essere molto sereni. io ad ogni buon conto porto la barba da un paio d'anni. :)

melusina ha detto...

Lo sapevo che ne sarebbe uscita una cosetta deliziosa, e anche che non avresti lasciato fuori il buon Guglielmo!

Luca Massaro ha detto...

@ CalMaFdd
Se per caso non riesco a trovar lamette ad uopo te ne chiederò alcune allora.

@r.e.s.
ho capito, quello tipo coltello serramanico, che sogliono usare i barbieri.

@ Mel
Grazie, mi piace ti sia piaciuto'sto raccontino di poco conto.