sabato 8 dicembre 2012

Denaro a scadenza

La Banca d'Italia controlla che gli intermediari bancari e finanziari siano gestiti in modo sano e prudente. Sano, cioè che svolgano la loro attività d'impresa nel pieno rispetto delle regole. Prudente, cioè che per fare profitti non mettano a rischio la propria esistenza e il denaro loro affidato.[via]
Ieri, nella sede della Banca d'Italia di Firenze, dove mi trovavo per ragioni professionali (ah, ah), una collega, nel fare una domanda a un funzionario dell'istituto ospite che ci istruiva in materia di educazione finanziaria (argomento: «La moneta e gli strumenti alternativi al contante»), ha rammentato l'ex governatore Antonio Fazio come spregevole esempio di sorvegliante sano e prudente, anche e soprattutto alla luce del rispetto dell'articolo 47 della nostra costituzione. 
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
Bene, la cassazione ha annullato l'assoluzione in appello del reato di aggiotaggio e così il processo dovrà essere rifatto; tuttavia, sorpresa!, il 19 dicembre venturo scatterà la prescrizione e, dunque, il nostro caro ex governatore potrà godersi in pace la sua meritata pensione (resterà una piccola macchia addosso, un sospetto, un chevuoimaichesia).

Per tornare al pomeriggio di ieri.
È stato simpatico entrare negli splendidi locali della Banca d'Italia fiorentina, via dell'Oriuolo, vicino piazza Duomo. Piccolo rinfreschino iniziale con caffè e biscottini, 
poi conferenza, parlano in tre, due donne e un uomo.

È stato interessante ripercorrere l'abc di cosa sia la moneta, quali le origini, le differenze tra banconote, moneta bancaria e moneta legale, come e dove e con cosa si producono gli euro, quali precauzioni prendere per riconoscere i falsi, come vengono regolati i flussi di moneta circolante. Insomma, cose di questo tipo, niente di che, ma cose che - seppur narrate secondo un punto di vista economico di stampo capitalistico, quindi non soggetto a vedere le criticità del sistema - sono sempre interessanti da ascoltare (almeno per me, chiaro).
Per dire: è stato citato anche Nixon quando sciolse il vincolo di convertibilità oro-dollaro il 15 agosto 1971.
Molto poi è stato conferito sulla crescita cospicua dell'utilizzo di moneta elettronica (carte di credito, bancomat, carte prepagate), anche se in Italia, in rapporto ad altri paesi europei, il denaro contante la fa ancora da padrone. 
Come sappiamo, la massa di moneta circolante corrisponde a qualcosa, ovvero: non si può produrre denaro a iosa, ma le banche centrali stampano moneta in rapporto alla produzione (se ho detto una cazzata, informatemi). Sappiamo inoltre che, in Italia soprattutto, circola una grande massa di denaro frutto di attività illecita e criminale: è denaro pulito che finisce nelle mani degli evasori e della criminalità, ma che è stato prelevato, più o meno forzosamente, da tasche pulite. Mi spiego: se io che ricevo il mio stipendio tassato di tutto spendo cento euro per una prostituta o per un idraulico che non mi fanno la fattura, immetto denaro pulito in un cerchio di produzione (trombante, in entrambi i casi) illegale.
La prostituta e l'idraulico utilizzeranno i loro cento euro in parte per i consumi e in parte li metteranno a fruttare. Stringo e vado al punto lasciando perdere la povera puttana e il povero trombaio: i soldi che la criminalità organizzata guadagna vengono presi dalla massa circolante di denaro pulito presente, denaro che - da pulito - diventa sporco, soprattutto di sangue e di veleni. Ciò nonostante, la criminalità organizzata ha necessità di farlo ri-circolare nel sistema, non può mica permettersi di tenerlo perennemente nascosto sotto il materasso. Ora, io non voglio mettere becco su come scoprire il rientro nel sistema del denaro sporco - per esempio: fondando un partito con tre colori che ricordano la bandiera nazionale. Ma voglio mettere becco su questo: i soldi cash, tanti, tantissimi, che la criminalità, ma anche i grandi evasori fiscali nascondono sono difficilmente “scopribili”, rintracciabili. Ho un'idea per questo, che ho proposto al funzionario della Banca d'Italia ma alla quale non mi ha dato una risposta convincente: occorre mettere una data di scadenza al denaro contante, dimodoché dopo quella data non abbia più valore. Come è successo alla lira, in fondo. Pare che l'ultimo giorno della sua validità legale, il 7 dicembre 2011 (un anno fa, dunque), c'era una fila inenarrabile di persone per cambiare la lira in euro. Bene, io metterei il denaro a scadenza, con la clausola che chi cambia sopra mille euro dovrà dimostrarne la provenienza. Questo, si badi, non avrà valore per il denaro correttamente depositato su conti correnti o conti deposito o altri tipi di investimento legale. Come a dire: i soldi sono tuoi, ma io devo sapere che li hai e perché li hai. È un discorso statalista il mio? Lo Stato Grande Fratello? Qui bisogna intendersi: o si cerca di fidarsi dello Stato o allora è inutile continuare a starci in questo Stato.
La mia proposta di moneta a scadenza ha il solo scopo di far emergere il sommerso. E di far crollare il mercato della produzione di casseforti private, ché tanto alle persone oneste non servono a un cazzo, anzi: sono persino pericolose, vedete il povero Zavoli, che cazzo se ne faceva di una cassaforte? Per nascondere un'intervista segreta ad Andreotti, nella quale il senatore a vita confessa tutti i suoi peccati?
ero seduto sotto il lampadario

4 commenti:

alex grossini ha detto...

c'è una storia dove zio Paperone viene a sapere di un popolo in cui l'economia capitalista non ha preso piede: i Pagnottones o qualcosa di simile. Ciascuno cuoce una pagnottona al giorno, per consumo personale. E visto che il pane indurisce, non lo si può accumulare: ha una scadenza.

Volendo, il popolano Pagnottone può scambiare (il baratto è ammesso) mezza pagnotta con del cacio (ci sono dei produttori di cacio), così il panificatore mangia pane e cacio e il cacificatore cacio e pane.

Poi zio Paperone cerca di introdurre l'economia dell'accumulo, ottiene un bel po' di pagnottoni e il giorno dopo cerca di barattarli con un forno, con l'obiettivo di arrivare a possedere i mezzi di produzione.

Ma il fornaio vede il pane duro e comincia a urlare "alla truffa!" e Paperone si piglia 10 palate (con la pala da forno) sul portacoda.

Luca Massaro ha detto...

Questa storia di Zio Paperone è bellissima: grazie.

Tooby ha detto...

L'idea non è campata per aria, ma andrebbe studiata approfonditamente. Fra i rischi, quello di colpire chi è innocente (e io sono per la filosofia "meglio un colpevole fuori che un innocente in galera"), mentre la criminalità organizzata e gli evasori troveranno nuovi modi per scampare la normativa. Per esempio, già il fatto che ci sia un limite di 1000 euro crea possibili buchi normativi: già oggi si prevede tracciabilità dei pagamenti sopra i mille euro, ma si risolve la cosa facendo, ad esempio, due pagamenti da 999.

Alla fine della fiera, basterebbe cominciare a usare gli strumenti che ci sono già, a cominciare dalla tracciabilità dei pagamenti, da applicare in modo più stringente.

Il problema di fondo, però, resta a livello sociale: la corruzione, l'evasione fiscale e così via sono dentro il nostro tessuto, così come lo era il non mettere la cintura di sicurezza. Serve una stretta come lo fu la patente a punti, e se non funzionano gli strumenti convenzionali,ben vengano quelli straordinari come quello che hai proposto.

Luca Massaro ha detto...

Grazie mille Tooby.
Preciso: anch'io sono della tua filosofia garantista. E il limite mille euro l'ho buttato là ricalcando, appunto, la vigente normativa sulla tracciabilità dei pagamenti (che, se non sbaglio, in un primo momento, volevano abbassarla a 300€ ma poi ci sono state resistenze).