martedì 4 dicembre 2012

Una terza persona

Personal Message

Oggi ho bisogno di raccontare qualcosa in terza persona anche se la terza persona non sembra essere d'accordo. Egli mi dice, infatti: «Mandi avanti sempre qualcuno al posto tuo per risolvere i tuoi impasse esistenziali, quelle circostanze in cui ti senti perduto per un nonnulla, in cui niente sembra aver valore e senso – e vorresti smettere di scrivere, di parlare, di avere cura del tuo aspetto e della mente, vorresti ritrovarti col frigo semivuoto e farti bastare il seminiente di un vecchio tubetto di maionese quasi scaduta, così la mangi, con pane raffermo, e ti si scioglie il corpo e vai a cagare a vomitare a bestemmiare a dire che il dolore almeno ti fa sentire vivo e contento quando passa, nella calma ritrovata. E io sono stufo, arcistufo di dovermi caricare delle tue irresolutezze, dei momenti in cui forse vorresti avere qualcuno accanto che ti scuota e ti faccia ripartire, dia una spinta alla tua inerzia ontologica, una strizzatina di palle, una pacca sulla spalla, una bella e improvvisa lingua in bocca per farti dire che sapore buono di caffè hai. Capisco che, ogni tanto, fingere di affrancarsi dal proprio io, facendo finta di occuparsi di un io altrui, possa aiutare a sopportarsi, a mettersi in una posizione diacronica che dia modo a se stessi di vedersi come se si fosse sopra un palcoscenico dove l'io recita come un oggetto. Che ti devo dire, in fondo, che il mio fantasma già non ti abbia detto? Ti serve un esilio coatto, un naufragio, una selva oscura. Guide a disposizione non mancano a sostenerti e a indicarti il cammino. Dici che non serve? Che già ti senti meglio? Sei un figlio di puttana, lasciamelo dire. Anche questa volta mi hai fottuto».

4 commenti:

guardaitreni ha detto...

Ecco: questo è, propriamente, non doversi fidare di nessuno.

Luca Massaro ha detto...

:-)

Olympe de Gouges ha detto...

ti viene bene in terza

Luca Massaro ha detto...

Grazie dello sprone: un giorno, forse, sarò capace anche con una quarta. :-)