martedì 7 maggio 2013

Take a trip in the air


Cosa conosco e quello che conosco è bastante per darmi l'autorizzazione a dire che io so qualcosa? Dentro la testa più di tanto non entra e quello che si è assunto, a piccole o grandi dosi, a un certo punto della vita deve trasformarsi in un'espressione, quale che sia l'espressione, altrimenti si raggruma e intristisce, diventa una specie di ciste - e ora che ci penso: in vita mia mi sono già tolto due cisti sebacee dal cuoio capelluto, una che avevo sedici anni; e l'altra pochi anni fa; adesso sento ricrescermene una, al tatto sembra un chicco di riso e per non farla aumentare scrivo (e se diventa grande, bisturi).
Mi ricordo la prima mi fu tolta da un vecchio chirurgo di provincia, coadiuvato da una suora infermiera. Mentre sentivo trafficare nella regione occipitale destra, io canticchiavo questa canzone non proprio sottovoce; e la suora mi chiese:
- A chi vuoi bene?
- A Raffaella.

Raffaella era un'affascinante fricchettona, di qualche anno più grande di me, di quelle con la faccia da squaw, capelli castani lunghi e lisci con la scriminatura nel mezzo, i jeans strappati e un giubbotto di pelle di camoscio con le frange, viso dolce, labbra mordide, fiordiseno, e io ci persi la testa, ma lei l'aveva persa - pare - per un fricchettone più alla moda di me, un tipo che addirittura si bucava e io che figuriamoci, a mala pena gli spinelli mi andavano giù.
Nondimeno, lei era gentile e, in discoteca, mi sorrideva quando ci mettevamo tutti in cerchio a ballare lento Foreign Affair.

Ma il tema di questo post voleva essere la conoscenza, quella che entra dentro la testa di un individuo, nel corso degli anni, con sforzo o per inerzia, voluta, ricercata oppure subita. E vorrei capire perché in questo preciso momento la mente mia elabora un determinato ricordo anziché un altro, e la risposta è facile: la conoscenza, per essere tale, a un certo punto diventa espressione, deve uscire dal Sé, fare capolino nel mondo per testimoniare a se stessa che non è la sola cosa a esistere, che il solipsismo è una iattura, che l'intreccio di conoscenze è necessario, e che, per metterlo in atto, occorre una sua manifestazione - ed ecco che, faccina di bronzo, vado a giustificare l'esercizio quotidiano del blog. Mi esprimo, dunque sono, dentro i limiti di una conoscenza particolare.

2 commenti:

alex grossini ha detto...

"labbra morDide" è un bel lapsus

Luca Massaro ha detto...

allora lo lascio ;-)