sabato 22 giugno 2013

La virtù è un brodino

Leggo solo oggi l'articolo di Vito Mancuso («Un Paese dove la virtù deve chiedere perdono») e, subito, cito: 
«La cosa curiosa, e per me preoccupante, è che l'interpretazione maggioritaria di Darwin vede l'uomo e la natura esattamente nella medesima prospettiva che fa della forza e della furbizia l'arma migliore per vivere, per cui oggi anche da sinistra (dove il darwinismo ha ormai sostituito il marxismo quale orizzonte teoretico) si tende a pensare l'uomo e la vita in questa prospettiva spietata e rapace. Mi rendo perfettamente conto che queste affermazioni filosofiche andrebbero più adeguatamente argomentate»
Ahi ahi, caro Vito, lei mi casca sul pisello (di Mendel). Comunque, a scanso di equivoci, le segnalo cortesemente che non è il caso di argomentare “più adeguatamente” la succitata affermazione e/o giudizio sul darwinismo, giacché, come scrisse un darwinista più darwinista del re, 
«Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci. Sottolineo questo punto, perché so che esiste il pericolo di essere frainteso da quella gente, troppo numerosa, che non sa distinguere tra una dichiarazione di fede nella verità nei fatti e un'affermazione che così i fatti dovrebbero essere. La mia opinione personale è che una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere. Sfortunatamente però, per quanto noi possiamo deplorare una cosa, questo non le impedisce di essere vera. Questo libro cerca soprattutto di essere interessante, ma se voleste ricavarne una morale, leggetelo come un avvertimento. Siate consapevoli che se desiderate, come me*, costruire una società in cui i singoli cooperino generosamente e senza egoismi al bene comune, dovete aspettarvi poco aiuto dalla natura biologica. Bisogna cercare di insegnare generosità e altruismo, perché siamo nati egoisti. Bisogna cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun'altra specie ha mai aspirato.» Richard Dawkins, Il gene egoista, 1976 (ed. it. Mondadori, Milano 1992).
E quanto sopra di Dawkins riportato cozza, eziandio, con quanto scrive Mancuso, nel prosieguo del suo articolo:
«perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace? Io penso che a questa domanda si possa rispondere solo andando ad appoggiarsi al fondamento ultimo dell'etica, e penso altresì che tale fondamento abbia molto a che fare con la fisica, con la natura intima della realtà [...]  L'etica infatti non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l'organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute, l'armonia tra le componenti subatomiche che compongono gli atomi, tra gli atomi che compongono le molecole, e così sempre più su, passando per cellule, tessuti, organi, sistemi, fino all'insieme dell'organismo.»
L'organismo, caro Mancuso, è fottutamente nato egoista, uomo e virus compresi (venga Alex il Bimbosumero qui nei commenti a riportare la storia della toxoplasmosi). E questo, per uno che crede in un Dio creatore, è un fottuto problema, secondo me irrisolvibile se non ammettendo che Dio, di armonia, non capisce proprio una sega nulla (o che noi umani non capiamo una sega nulla dell'armonia “voluta” da Dio).
L'unico modo che noi umani abbiamo per tentare di stabilire, tra noi, una relazione armoniosa è, innanzi tutto, «cercare di capire gli scopi dei nostri geni egoisti, per poter almeno avere la possibilità di alterare i loro disegni, qualcosa a cui nessun'altra specie ha mai aspirato»; e, dipoi, ammettere una volta per tutte che è velleitario attendersi un riscatto morale da parte dell'individuo monade, giacché ognuno di noi, per quanto buono o cattivo sia, esprime se stesso dentro un determinato contesto storico-sociale, dentro una struttura ben precisa, definita dai cosiddetti (sempre più attuali, altro che antiquati) rapporti di classe.
Per parafrasare Karl Marx in una delle sue Tesi su Feuerbach (la Settima, per la precisione), Mancuso non vede dunque che l'immoralità è essa stessa un prodotto sociale e che l'individuo astratto, che egli analizza (il furbo italiano testadicazzo), appartiene ad una forma sociale determinata.
Per concludere, caro Vito, il problema fondamentale da risolvere resta lo stesso di sempre: non si tratta più d'interpretare il mondo, no: si tratta di trasformarlo (Undicesima Tesi) - ma non certo secondo le direttive di Santa Romana Chiesa (su questo penso potremo trovare un accordo, vero?).

*Grassetto mio.

4 commenti:

alex grossini ha detto...

La toxoplasmosi è un parassita che per completare il suo ciclo ha bisogno di trovare un ospite gatto, ma può infettare anche altri animali. Quando gli capita di infettare un topo, può "prenderne il controllo" tanto da fargli non solo passare la paura dei gatti, ma addirittura da farglieli trovare attraenti. Il topo così va a cercare i gatti, e finisce mangiato. Così la toxoplasmosi può arrivare al suo ospite preferito. Quindi in qualche modo il parassita "sa" che un topo non è un gatto, che i gatti mangiano i topi, che si deve convincere un topo a farsi mangiare ecc.

Questo "sa" è usato come lo usava Dawkins.

Il problema di Mancuso e altri di quell'università è che usano "sa" in altri modi. In quelli che fanno loro comodo, sostanzialmente. E non c'è una grande comprensione del lato positivamente scientifico della questione (alla faccia dei desiderata del fondatore che voleva unire le scienze che si occupano dell'uomo, i filosofi tendono a essere veramente ignoranti in fatto di scienza biologica).
Ricordo per es un libro di Piattelli Palmarini, che frequentava quei lidi, su "gli errori di Darwin": lui e Fodor ritengono che la selezione naturale non sia il meccanismo che causa l'evoluzione e quindi Darwin aveva esposto un'ipotesi non verificabile. Però Darwin e i darwinisti (soprattutto Dawkins) non dicono che la selezione naturale è la causa; semmai è il mezzo. Le mutazioni sono casuali, non si sa cosa le origini (il caso, cribbio! :D), e poi se quelle mutazioni funzionano nell'ambiente allora si replicano. Come? Facile: se funzionano, allora il portatore riesce a riprodursi più di chi non ha quelle mutazioni. Quindi la genetica responsabile della mutazione si replica. Tramite la selezione naturale, una mutazione viene testata, ma non prodotta.

(spezzo il commento)

alex grossini ha detto...

(continua)

Ora, accusare di darwinismo gli avversari è una mossa retorica patetica. Sembra un sostituto per "nazisti", perché è noto che i darwinisti sono eugenisti, suprematisti, e chi peggio ne ha peggio ne metta. Il darwinismo a cui fanno riferimento è quello sociale, e anche quello lo capiscono poco e male, riducendolo tutto appunto al nazismo e compiendo la fallacia di reductio ad Hitlerum.

Accanto poi all'altra riduzione, del comportamento alla genetica, che è una riduzione determinista altrettanto stupida e fallace. Ogni ricerca, comprese delle ricerche che si fanno nella stessa università dove Mancuso lavora!, che si occupi di comportamento, arriva a stabilire che il determinismo è una gran vaccata (ricordo un certo Battaglia che si occupava in modo scientifico di correlazioni tra corredo genetico e influenza ambientale e dati alla mano il risultato era, tanto per cambiare, "basta dire cazzate per favore!" rivolto soprattutto ai filosofi, con cui pure collaborava gentilmente).

Quando poi si chiede «perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace?» dà un'altra mazzata alla sua posizione, perché "bene" e "male" sono concetti sociali, relativi, artificiali, e lo sa benissimo (visto che ha ricevuto tante critiche per le sue posizioni teologiche, si sarà reso conto che esistono opinioni diverse...). Dovrebbe appunto sostenere la boiata della naturalità del comportamento, contro ogni prova e ogni buon senso. Dovrebbe sostenere che bene e male esistono in natura. E mi sembra che ci provi quando paragona l'armonia sociale a quella fisiologica - altra puttanata: dovrebbe a questo punto fornire una definizione non discutibile di salute e malattia, ovvero definire (perché serve in modo preliminare) un modello di salute assoluta, appartenente almeno a una persona (se quel modello non esiste in realtà, è come gli unicorni...)(e soprattutto, se non esiste tocca che abbassiamo le aspettative: il modello di salute assoluta non è quel modello, ma qualcosa che ha meno salute, pur sempre avendone più di tutti).
Se però facesse questo passo, produrrebbe il risultato eugenista, darwinista, che lui stesso critica: ci sono persone che avendo certe caratteristiche sono "perfette" e altre che no.
Non esiste il concetto di salute che serve a Mancuso, così come non esiste il concetto di bene/buono che serve a Mancuso per sostenere che il bene assoluto è Dio (quel tipo di concetto di bene esiste solo nella testa dei platonici) e sottomettere tutti gli umani a Lui.

Ecco qui il fondamento ultimo dell'etica a cui fa riferimento. Ma lo argomenta con tesi fallaci, quindi non è esattamente così fondamentale...

Luca Massaro ha detto...

Lo sapevo che, a chiamarti in causa, mi sarei messo in una botte di ferro: venga pure (ma non verrà, faccio per dire) Mancuso da queste parti, lo farò discutere con te, my Mind Guard :-D

alex grossini ha detto...

sto usando gli ultimi barlumi per dire male di altri. Costruttivo! :D