venerdì 31 gennaio 2014

I testadicazzo del capitalismo

«Nell’ultima trimestrale, che ha evidenziato risultati inferiori alle attese, il mega retailer statunitense Walmart lamenta che il calo nelle erogazioni per food stamps avrà un impatto negativo sui propri utili. Ognuno commenti come preferisce, come sempre». Phastidio
Commento io, come preferisco: sono dei pezzi di merda, come si dice in americano non lo so, non lo voglio sapere, non voglio imparare maleparole, casomai un giorno dovessi fare il cameriere eunuco da quelle parti (mi viene in mente un passaggio in cui Limonov, quando faceva il cameriere presso una specie di capitalmerdoso, una mattina corse il rischio di ammazzare il suo “datore” di lavoro). Nondimeno, la bontà d'animo che mi contraddistingue, mi porta spontaneamente a proporre al management di Walmart un suggerimento: la facciano loro l'elemosina al posto dello Stato, sputino qualche avanzo tra un rutto e l'altro, anche mezzo masticato, va bene uguale, ci saranno comunque persone che sapranno ringraziarli di tale magnanimità. In fondo, se ci pensano bene - e io presumo che abbiano già cominciato a farlo - come mi sembra già qualcuno di più autorevole di me abbia detto, «il povero è la miniera del ricco», ergo devono fare attenzione a non esaurire tale giacimento, magari anche con gli incentivi.

giovedì 30 gennaio 2014

Italy powered by Google

«La verità è che non voglio capire niente, se per capire bisogna accettare ciò che definiamo equivoco». Julio Cortázar, Il gioco del mondo, Einaudi, Torino 1969, pag. 423

I tempi sono maturi: la deindustrializzazione italiana, le ulteriori privatizzazioni e svendite del patrimonio pubblico, comprese le quote di Bankitalia, la promettente riforma della legge elettorale che farà aumentare la percentuale delle astensioni (è una speranza), tutto insomma converge verso quello che sembra prefigurarsi come l'affare economico di tutti i tempi: dopo essersi liberata di Motorola vendendola sottocosto a Lenovo, Google sta per lanciare l'Offerta Pubblica d'Acquisto per comprarsi l'Italia, istituzioni comprese, mica solo la manifattura del cappello di Montappone.
[*]
I dettagli dell'operazione sono ancora riservati.
Da un recente sondaggio, pare che la maggioranza assoluta degli italiani sia favorevole a cedere la propria illusoria sovranità nelle mani dell'azienda di Mountain View. Gli unici che al momento sembrano opporsi sono alcuni partiti politici che hanno avuto l'opportunità di governare l'Italia negli ultimi anni; tra costoro, si segnala un attempato signore con un'acconciatura simile a quella del Mao di Wharol, il quale, rivendicando con veemenza il titolo di padre della patria, pretende di accaparrarsi la dote più cospicua dedicata alla convogliata a nozze.

mercoledì 29 gennaio 2014

Il senso di Renzi per gli stronzi

Salvo sorprese e modifiche di chissà quale conto, «è praticamente fatta per l'accordo sulla nuova legge elettorale».
Mi rincresce per tre ragioni: la prima, perché se in Parlamento l'accordo si trasformerà in legge, mi sentirò in milionesima parte responsabile, dacché alle ultime politiche ho votato Pd, contribuendo dunque a eleggere deputati e senatori nella mia circoscrizione elettorale i quali, a meno di clamorosi dissensi interni al partito, saranno chiamati¹ ad avallare sto putridume (quasi quasi fo una rapida ricerca per ritrovare chi sono, nel caso mi prendesse voglia di scriver loro il mio disappunto). 
La seconda ragione perché  anche gesùmmorto si accorge che tutto ciò gioca a favore di Berlusconi che, rifacendo la palla con Alfano e fuorirestati, e rialleandosi con i leghisti, avrà molte più probabilità lui di vincere del Pd che non avrà alleati di peso elettorale pari a quelli del centrodestra².
La terza ragione è perché, in fondo, nutrivo una minima speranza di ritornare a votare con il proporzionale puro, senza sbarramenti, sistema che prediligo in assoluto e l'unico che mi avrebbe invogliato a tornare a votare³.

Note
¹ Come furono chiamati a votare la rielezione di Napolitano e la fiducia al governo con Berlusconi.
² Voi direte: ma se hai chiuso col Pd cosa t'importa se perderà? Vero. Il punto è questo: quando, purtroppo, riguarda casi individuali, ho sommo rispetto per i malati della sindrome di Stoccolma che vanno curati con massima attenzione; quando, invece, la sindrome riguarda casi collettivi, un partito perdipiù votato da milioni di elettori tra cui - mi sto schiaffeggiando - me, non tollero chi non sappia praticare un sano esercizio di vendetta; inoltre, non si fanno accordi col “carnefice”, col “rapitore”, con colui il quale te l'ha buttato in culo per vent'anni senza consenso, compresa la precedente anticostituzionale legge elettorale del Porco che fecero apposta per andarti contro - e quindi mi prende una rabbia corporale che, in corpo corpo, sfogo smadonnando e accidentando tutto l'ammasso di rottinculo, ma che sopisco presto con un sorriso e un addio - più forte - ADDIO mai più, mai più.
³ Magari col proporzionale si ripresentava uno PSIUP.

martedì 28 gennaio 2014

L'Italia cambia forse (un endecasillabo)

Fred Tomaselli, Expulsion

In Occidente, soprattutto in Italia, siamo in una fase storica in cui ogni azione di ribaltamento dello status quo (alias: rivoluzione) risulta preclusa, perché il sistema è blindato dentro il caveau liberal-democratico - e che vuoi andare contro la libertà, la democrazia, l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (come si trova scritto in tutti i tribunali)?
È il paradosso per cui ogni scotimento del sistema, fa fare da riccio al sistema, compresa alla maggioranza dei cittadini che da esso ancora, seppur malamente, si sentono rappresentati e/o garantiti, perché molto sangue e molto dolore sono occorsi nella storia per arrivare a questo benestare più o meno generalizzato.

***
Io li vedo quelli del Pd che alle primarie hanno votato convintamente Renzi perché è un uomo del fare e perché danno per scontato che con lui alle prossime elezioni si vince¹ e, grazie a lui, si faranno finalmente le riforme per cambiare l'Italia. La legge elettorale è solo il primo passo verso il cambiamento... L'Italia cambia verso... 
Beh, non so quanti di quelli che l'hanno votato, dopo la profonda sintonia, la pensino ancora così, che Renzi è il leader giusto per ottenere il brodo e il lesso. Sia pure tanti che essi siano, io li ascolto con meraviglia, come si ascolta chi parla un'altra lingua: anche se il lessico rimane lo stesso, avverto una profonda distonia semantica che mi porta un po' bruscamente a dire: ma che cazzo stanno a di'? che cazzo stanno a crede'?

***
A' Massà, che stai a di' te, piuttosto. Che vòi, la revvoluzzione? E chi ce se mette a capo d'essa? Te? Mo me fai ride' più te der lìde. Ma nun te rendi conto che qua, come ce se mòve, è tutta na corsa a partì pe' primo, per mettesi a la testa? L'òmo è ancora troppo testadecazzo, credimi. Lassa perde'.
Non è questione di lasciare perdere o di mettersi alla testa. Il problema è aver l'impressione di essere storicamente al centro d'un foruncolo, che siamo lì lì per essere espulsi, manca soltanto qualcuno che ci prema fuori, la necessità. E immagino soltanto che la necessità, appunto, la detti il bisogno ma che il bisogno per avere forza debba essere generalizzato, altrimenti si verificano semplici scaramucce perfettamente controllabili dal sistema. 

***
Temo l'arrivo della levatrice della storia: si potesse fare un cesareo, gradirei.

~~~
¹Così dicono quelli del Pd, lo dicevo anch'io, alle precedenti primarie (alle ultime non ho votato perché col Pd ho chiuso), quelle in cui vinse Bersani, in quanto io votai Renzi perché - allora ritenevo - era il modo per levarsi dalle palle subito Berlusconi.

lunedì 27 gennaio 2014

La proprietà privata può essere espropriata

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
via
La politica tornerà a essere cosa seria quando potrà liberamente discutere sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, tanto quanto parla delle soluzioni per accontentare i vari comitati d'affari per i quali si prodiga di non far mancare niente.

Perché se l'espressione della volontà popolare, la rappresentanza legislativa ed esecutiva (più quella giudiziaria che è selezionata, giustamente, in altro modo), scaturite da libere elezioni che, almeno teoricamente per l'Italia, dovrebbero essere ispirate dall'articolo uno della Costituzione e giù a cascata*, non hanno la stessa equipollenza di parola di quella delle facce a culo della multinazionale in oggetto, allora che cazzo vuoi fondare tutta una repubblica sul lavoro, eh?

*Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art. 41.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Art. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

domenica 26 gennaio 2014

Bello a mamma soja

[via]

Affranta signora che, guardando via streaming il video-messaggio del ventennio [vedi fotogramma sotto], si reca sconsolata al Consolato italiano di New York per domandare informazioni su come iscriversi al Club Forza Italia per italiani residenti all'estero.




Non si è azzardata

L'avrò già postato, boh, non mi ricordo, pazienza se sì. È che tutte le volte che una donna - e che donna - va a fare un dibattito alla Casa del Popolo mi sovviene quanto segue:


Per la verità, la Presidente della Camera, Laura Boldrini, è andata alla Casa del Popolo di San Niccolò, a Firenze, per testimoniare contro il gioco d'azzardo, chiudendo, simbolicamente, la stanza delle slot-machine del centro ricreativo; inoltre, ha anche giocato a calciobalilla con un prete per compagno di squadra. Tuttavia, ella non ha aperto alcun dibattito culturale; ché abbia avuto paura che qualcuno le dicesse: «Leccamelo»?

sabato 25 gennaio 2014

Fisting al Largo Nazareno 12


Di chi è quel pugno chiuso?
Notare bene il pollice opponibile.
Vent'anni, vent'anni, vent'anni di Ventotene e non par ancora finita la faccenda, Dio confino.

***
Li avete visti ieri i vertici - senza la pietra d'angolo della vergogna - Mediasettete recarsi in udienza privata da Papa Francesco? Io sì e, conati a parte, tutto bene, compresa l'Ave Maria De Filippi piena di grazia, Costanzo non era con te.
Che belli, che vanto del capitalismo e del suo indotto spettacolare e di informazione (il Mimmunodeficiente con quella bellafica di Cesara: che spettacolo). 
Ma non ho vomitato, no. Tranquillo, mi sono solo lavato i denti con un pizzico in più di dentifricio perché mi sentivo la bocca impastata a forza di sgranar rosari pieni di Ave e Gloria.

***
Prima ho sentito una parte dell'intervista all'architetto Renzo Piano, fatta da Lilli a 8½. A un certo punto, il senatore a vita si è domandato retoricamente quale tipo di paesaggio lasceremo ai nostri posteri, visto e considerato che noi contemporanei, tutto sommato, abbiamo trovato belle città che il mondo ci invidia, bei palazzi, belle piazze, bellissimi paesaggi, che in pochi decenni abbiamo deturpato.
Bella domanda, ma troppo generica: quali posteri?
Per esempio, quelli di Silvio, Piersilvio, Giansilvio, Sissilvio, è molto probabile troveranno piccoli enclave confortevoli, iperprotetti, efficenti energeticamente, pulitissimi, roba che manco un monarca assoluto di un secolo fa poteva lontanamente sognare.
I posteri di coloro che invece abitano già nel degrado urbano di periferia, stante così le cose, Renzi compreso, difficilmente avranno un futuro urbanistico e paesaggistico migliore, a meno di non architettare una rivoluzione, per la quale, ancora, non si vedono validi architetti a giro.

I lavoratori fantasma

«Il valore di scambio appare in tal modo come determinazione naturale sociale dei valori d'uso, come determinazione che spetta a questo in quanto cose, e a causa della quale nel processo di scambio essi si sostituiscono a vicenda secondo determinati rapporti quantitativi, costituiscono equivalenti, allo stesso modo che le sostanze chimiche semplici si combinano secondo determinati rapporti quantitativi, costituendo equivalenti chimici. È soltanto l'abitudine della vita quotidiana che fa apparire come cosa banale, come cosa ovvia che un rapporto di produzione sociale assuma la forma di un oggetto, cosicché il rapporto fra le persone nel loro lavoro si presenti piuttosto come un rapporto reciproco fra cose e fra cose e persone. Nella merce questa mistificazione è ancor molto semplice. Tutti più o meno capiscono vagamente che il rapporto delle merci quali valori di scambio è piuttosto un rapporto fra le persone e la loro reciproca attività produttiva. Nei rapporti di produzione di più alto livello questa parvenza di semplicità si dilegua. Tutte le illusioni del sistema monetario derivano dal fatto che dall'aspetto del denaro non si capisce che esso rappresenta un rapporto di produzione sociale, se pure nella forma di una cosa naturale di determinate qualità. Presso gli economisti moderni i quali sdegnano sghignazzando le illusioni del sistema monetario, fa capolino questa medesima illusione, non appena essi maneggino categorie economiche superiori, ad esempio il capitale. Essa irrompe nella confessione di ingenuo stupore quando ora appare come rapporto sociale ciò che essi goffamente ritenevano di fissare come cosa, e ora li stuzzica di nuovo come cosa ciò che avevano appena finito di fissare come rapporto sociale.»
Karl Marx, Per la critica dell'economia politica, cap. I, La merce


Da un po' di tempo, diciamo dai tempi in cui il capitalismo ha preso le redini della produzione, il lavoratore produce, per conto di chi acquista la sua forza-lavoro, merci atte a essere scambiate, non usate da lui medesimo; purtroppo, se la merce prodotta non incontra i favori del mercato o, altresì, se la stessa merce viene ottenuta da altri lavoratori in altri luoghi con minori costi , il lavoratore – che di necessità, per garantirsi i mezzi per sopravvivere, aveva messo in vendita la sua forza-lavoro – viene ristrutturato, cassaintegrato e infine, con ogni probabilità, licenziato. E nel caso si incazzasse e rivendicasse il diritto di riprendere parte della merce che ha prodotto, si accorge che il valore che essa contiene, sia esso di scambio o di uso, non restituisce in pieno la fatica del suo lavoro, soprattutto se è una Bravo turbodiesel che appena ci metti il culo sopra si svaluta diecimila euro  e Marchionne, porcodeltuoiddio, ti saluto.

venerdì 24 gennaio 2014

Un certain regard

Lucian Freud and Kate Moss


Non datemi retta, ma io colgo più ricerca scientifica nell'istante dello sguardo di Lucian Freud, che si figge dentro l'origine, che in quello di centocinquanta studiosi dell'antimateria al Cern di Ginevra.

giovedì 23 gennaio 2014

Editor di testo

[...]
«Ci siamo trovati di fronte alla netta ostilità di Berlusconi.»
Ostilità al doppio turno o ai collegi uninominali?
«A tutti e tue. Lui è convinto che al secondo turno molti dei suoi elettori non vadano a votare, per pigrizia. Io ho detto a Verdini che questo forse è vero nei Comuni, ma se si tratterà di andare a votare per Marina Berlusconi gli elettori del centrodestra ci andranno, al ballottaggio, eccome. Non so se questa è stata poi la ragione per cui alla fine Berlusconi ha accettato la richiesta di Renzi del doppio turno eventuale...»
E perché non vuole i collegi uninominali?
«Perché con la legge Mattarella lui prendeva nei collegi un milione e mezzo di voti in meno rispetto a quelli che otteneva con le liste di partito.»
La soglia che avete fissato per il premio, 35%, secondo molti è troppo bassa per giustificare il premio di maggioranza.
«Non siamo riusciti ad alzarla. Evidentemente Berlusconi spera di vincere al primo turno, evitando il ballottaggio al quale continua a guardare con un po' di diffidenza.»
[...]
Quanti partiti avremo, con lo sbarramento del 5%, nel prossimo Parlamento?
«Cinque, direi: Pd, Fi, Ncd, M5S,e Lega. Poi è probabile che Storace, La Russa e qualche altro presentino i loro simboli ma si procurino dei posti sicuri nelle liste di Berlusconi.»
[...]
... Perché [dato che Berlusconi non vuole le preferenze, non adottare] i collegi uninominali del vecchio Senato, che sarebbero perfettamente compatibili con il meccanismo adottato?
«Berlusconi non vuole saperne. Perché vuole controllare lui chi verrà eletto, mentre con i collegi proporzionali non potrebbe farlo, perché i risultati sarebbero difficilmente prevedibili.»
Saranno ammesse le preferenze multiple?
«No. E Forza italia¹ è nettamente contraria...»

Dal sopra riportato stralcio dell'intervista pubblicata oggi da Repubblica al professor Roberto Alimonte (docente universitario alla Luiss ed esperto di sistemi elettorali «il politologo che è stato accanto a Renzi nella complicata trattativa con Berlusconi»), si evince che, dopo la decadenza da senatore, Berlusconi è tornato a fare l'editore, anzi: l'editor. Dalla bozza di Renzi è uscito un romanzo berlusconiano, anche se l'autore è rimasto il neo segretario del Pd.
Cosa non si fa per farsi pubblicare. Anzi cosa si fa: schifo.
Per Renzi, a questo punto, se possibile - non lo è, ma ammettiamo per assurdo che lo sia - l'unico modo per spurgarsi dal deep-throating è fare indietro tutta e proporre, quanto prima, una legge elettorale che cozzi contro tutti i desiderata berlusconiani - e gli vada in culo a lui, a Marina, a Mediaset, a Verdini e al resto del canile, compreso al cazzoritto di Dudù.

¹ italia, in minuscolo, riflesso per chi scrive l'acronimo Fi.

mercoledì 22 gennaio 2014

A cena con la pancia del paese

Ieri sera sono uscito a cena con la pancia del paese. 
È una signora elegante, di età indefinibile, diciamo pure una via di mezzo tra una milf e una granny, comunque sexy, nonostante il pacchiano piercing con rubino che campeggia al centro del suo enorme ombelico scoperto.
Tra un piatto e l'altro, la pancia del paese mi ha raccontato che non si perde neanche un talk show politico, li guarda tutti, anche quelli delle reti mediaset. Addirittura, visto che in quel momento andava in onda Ballarò, mi ha confessato che lo stava registrando, per guardarselo dopo, al ritorno a casa.
Mentre parlavamo del più e del meno di comuni conoscenze, soprattutto dei coglioni del paese, i nostri più cari concittadini dei quali solo raramente i media parlano, nonostante sia la lobby più influente (lobby alla quale abbiamo fatto quasi tutti parte, almeno una volta nella vita), ho domandato alla pancia del paese cosa pensasse dei politici che la rammentano.

- Nessuno di loro tiene conto che il mio meteorismo è poca cosa rispetto alle cazzate che essi sparano. I politici hanno ammorbato talmente l'aria che, più di un leader, c'è bisogno di un untore per ripulirla. Lo senti anche tu come il lessico sia impestato e questi niente: parlano, parlano, incuranti del contagio. Peggio di loro ci sono soltanto i giornalisti, coloro che per primi dovrebbero sorvegliare il grado di inquinamento verbale, aver naso per le parole e invece no, rimasticano e risputano gli stessi bocconi di lingua avvelenata.

Meno male il vino era buono ed entrambi ci siamo rifatti la bocca.
Dopo aver cenato, ho riaccompagnato la pancia del paese a casa, in auto. Prima che scendesse, mi sono azzardato a chiederle un favore, se poteva farmi appoggiare il padiglione auricolare su di lei, per ascoltare il suo gorgoglio.
Gentile, la pancia del paese ha acconsentito, ammonendomi tuttavia di fare in fretta, ché Giovanni Floris la eccitava di più.

martedì 21 gennaio 2014

Da una lettera ai creatori di benessere

Per avere uno straccio di benedizione papale, il professor Klaus Schwab, presidente del World Economic Forum di Davos, ha mendicato una letterina in Vaticano. E Francesco, che non nega due parole a nessuno, ha risposto e, infine, benedetto.
Dalla lettera, estraggo:
Sono consapevole che queste parole sono forti, persino drammatiche, tuttavia esse intendono sottolineare, ma anche sfidare, la capacità di influire di codesto uditorio. Infatti, coloro che, con il loro ingegno e la loro abilità professionale, sono stati capaci di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone, possono dare un ulteriore contributo, mettendo la propria competenza al servizio di quanti sono tuttora nell'indigenza.
Se a un pezzo di merda, prima lo ammonisci rammentando che la sua trippa troppo piena è scandalosa in rapporto alla trippa degli infanti idropici [la grave idropesì che sì dispaia / le membra con l'omor che mal converte / che 'l viso non risponde alla ventraia. Inf, XXX, 52-54] e poi lo blandisci dicendo che è un uomo dotato di ingegno, di abilità professionale; un uomo capace «di creare innovazione e favorire il benessere di molte persone», allora non fai altro che lisciarlo per il verso del pelo, giacché, poverino, come i leoni sono costretti a mangiare le loro prede, così anche loro, è naturale che, date loro doti predatorie, siano i primi beneficiari del sistema, avessero solo da lasciare qualche pezzo di carne in più al resto degli animali che gravitano intorno al loro campo d'azione. 

Ma cosa vuoi che faccia un Papa, non può mica mettersi di traverso ai veri demiurghi, dare in sacrificio se stesso affinché la Bestia sazi la sua fame di ricchezza e di potere; in fondo, tra le Potestà e i Principati è annoverata anche la Chiesa, e l'amore per i poveri fa il paio con la necessità che i poveri continuino a esistere perché sono il carburante essenziale per mandare avanti la baracca. L'importante è non consumarli tutti, averne riguardo, lasciar loro giusto il necessario, la sussistenza, altrimenti, sotto una certa soglia, il rischio è che il sistema non tenga più, ovverosia che essi scompaiano per sfinimento (non sia mai!) o che s'incazzino e ribellino al punto giusto, tanto da entrare coi forconi in Vaticano e le forchette a Davos.
- Le forchette a Davos? Perché le forchette?
- Perché da quelle parti, date le carni tenere, i bocconi sono da buongustai.

Ho stima del vostro intelletto


In culo oggi no
mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po' con te
perché ho stima del tuo intelletto

Si può supporre
che sia sufficiente
per chiavare in direzione della stratosfera


21-12-1948

Jana Cern, In culo oggi no, e/o, Roma 1992 (Traduzione dal ceco di Alessio Cobianchi).

Secondo il mio molesto parere, a mio viso e a mio qualcos'altro, prima di varare una nuova legge elettorale, ci si dovrebbe domandare: essa sarà di gradimento al tutt'ora in vita Maestro Venerabile ed esimio Poeta Licio Gelli?
Se sì, buttarla in Arno, per un lungo tratto, sciacquarla abbondamente, ossia lordarla ché l'acqua d'Arno è abbastanza sozza, è un bene, dato che, in certi casi, casi politici e/o intellettuali, simila similibus curantur.
Se no... Se non piacerà a Gelli, non sarà proposta da Renzi e non sarà apprezzata dall'ex allievo del Maestro, nonché parimenti pregiudicato, ex-senatore Silvio Berlusconi. Ma sarà una discreta legge. Sì, sì.

lunedì 20 gennaio 2014

Italy Cum

Premesso che sono per il proporzionale puro senza alcun tipo di sbarramento - tanto per dare una possibilità anche a Marco Pannella e a Giuliano Ferrara -, mi riservo di attendere l'approvazione finale, in Parlamento, del nuovo progetto di legge elettorale proposto da Matteo Renzi e da lui chiamato Italicum. Di primo acchito - noto - l'impianto prospettato è abbastanza inquietante. Non lo sarebbe se, al testo approvato, fosse aggiunto questo semplice codicillo: il premio di maggioranza a chi supera il 35% va anche al “partito” degli astenuti. Scranni vuoti alle Camere, riempiti di volta in volta, settimanalmente, per estrazione a sorte, con la partecipazione della Sisal.
Vinci anche tu un posto in Parlamento: al 6 + 1 un posto di senatore a vita e giù a scalare, sino a esaurimento seggi. Ho già pronto lo slogan: 
Ehi, tu, cittadino scalcagnato: pensi davvero di poter fare peggio di Mario Monti?
L'unico vincolo, per i nuovi parlamentari, sarà quello di non iscriversi al gruppo misto: non avessero a prendere l'allure fancazzista di un Tabacci, non sia mai.  

P.S.
Ritornando a casa, in auto, tramite Radio Radicale (so che esiste anche RAI GR Parlamento, ma non si sintonizza bene) ho ascoltato un po' di diretta dalla Camera, incuriosito dalla brevità degli interventi dei deputati del M5S che si limitavano (più o meno) a leggere l'elenco dei parlamentari che hanno approvato l'obbligatorietà costituzionale di conseguire, per lo Stato, il pareggio di bilancio. 
Un elenco, quello odierno, che era la continuazione di questo, credo. 
Beh, devo dire che li ho ascoltati volentieri, ché sono stati ineccepibili.

domenica 19 gennaio 2014

Sprache: italienisch


Ho scoperto, tramite Giuseppe Martella, che Patrizia Cavalli ha un blog.
In esso, v'è una strofa di poesia, che è riportata per intero e che lei legge, qui - ed è una meraviglia.

La giornata atlantica

Quando col mio giudizio mi dispongo
alla tiepida pace di ogni giorno,
ai pomeriggi docili, al sonno largo
e naturale, non più nemica al clima
che anzi fermo e uguale mi carezza
- si schiude il grumo delle voci e mi fa entrare
e mi corteggiano gli odori delle strade
e mi concedo agli angoli alle piazze
ai visi di vecchi e di ragazze, e innamorata
casta trovo ogni scusa per poter restare -
improvvisa ritorna la giornata atlantica.
La luce alta, i suoni alti della luce
e si apre la distanza. Basta quel luccichio
di latte alle persiane, quelle fessure d'ombra
dense e profonde, l'abbaglio di frescura,
lo sventolio dei rami dai balconi,
ecco l'estate e il cielo si fa mare.
La città si solleva e veleggiando oscilla
mossa dalle brezze. Chiamati dalle altezze
senza ancoraggio o pesi i miei sensi
non più raccolti ma vagabondi sciolti
soli e assoluti si perdono nell'aria
e a casa mandano notizie di terrore.
Notizie: mentre in casa ogni oggetto
ritrova il suo cassetto il suo scaffale
io divento a me stessa marginale.
La mia materia evapora.
L'isola scura e densa mi riappare.
Quella sostanza spessa, promessa di rimedio,
fammi entrare. Riportami al mio limite
circondami, con le carezze segna i miei contorni,
col peso del tuo corpo dammi corpo.
Ma è il rimedio che produce il male.

Singolari sintonie

La singolar tenzone [Samuele, I, 17]


[40] Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore che gli serviva da bisaccia; prese ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo.
[41] Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero [un trisavolo di Gianni Letta ndr] lo precedeva. [42] Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell'aspetto. [43] Il Filisteo gridò verso Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dei. [44] Poi il Filisteo gridò a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche». [45] Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. [46] In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e staccherò la testa dal tuo corpo e getterò i cadaveri dell'esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. [47] Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché il Signore è arbitro della lotta e vi metterà certo nelle nostre mani». [48] Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo.[49] Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s'infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. [50] Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. [51] Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.
[52] Si levarono allora gli uomini d'Israele e di Giuda alzando il grido di guerra e inseguirono i Filistei fin presso Gat e fino alle porte di Ekron. I Filistei caddero e lasciarono i loro cadaveri lungo la via fino a Saaràim, fino a Gat e fino ad Ekron.[53] Quando gli Israeliti furono di ritorno dall'inseguimento dei Filistei, saccheggiarono il loro campo. [54] Davide prese la testa del Filisteo e la portò a Gerusalemme. Le armi di lui invece le pose nella sua tenda.

Lo so lo so lo so, che i nodi, i grovigli, i garbugli, gli gnommeri in Italia sono altri, ma porca puttana, uno che lo ammazzi, politicamente, ancora, dopo vent'anni, non s'è visto, non s'è dato, e questo giovane Davide di Rignano che sembrava potesse, toh, invece di fiondargli una pietra in testa per poi tagliargliela, niente, nemmeno ci ha provato, anzi, si è trovato d'accordo, in «profonda sintonia» (bastarda sua emittenza), come se non sapesse - e se non lo sa è un cretino - che solo ammazzandolo, politicamente, i Filistei si daranno alla fuga (anziché alla).

sabato 18 gennaio 2014

Contrordine co

È giunto per me il momento di ringraziare di cuore l'ex segretario del PD, onorevole Pier Luigi Bersani, porgergli i miei omaggi perché, grazie a lui, grazie ai fallimenti conseguiti dal febbraio scorso, complice anche una compagine dirigenziale del partito che sta alla politica fallimentare come i Berliner stanno alle filarmoniche, il Partito Democratico mi è rimasto così tanto indigesto che, dopo la rielezione di Napolitano e l'avvio del governo Letta, l'ho vomitato del tutto, ripromettendomi di non assumerne più - politicamente - neanche un'oncia.
Da allora, tutto ciò che è accaduto, primarie ed elezione di Renzi comprese, mi è passato accanto senza che mai avessi avuto la tentazione di rimetterlo in bocca, il partito. Così, stasera, se lo chef ha preparato la profonda sintonia, io, il boccone, il mapazzone, non ho l'obbligo di assaggiarlo per dire che fa schifo, perché, appunto, è da tempo che ho detto basta alle pietanze del PD.
Mi spiace per quei tre milioni circa di elettori che sono rimasti a tavola, tutta gente con lo stomaco migliore di me.
Grazie dunque, compagno Pier Luigi.

Nessuno dei due è onorevole

In questi  minuti v'è l'incontro tra il segretario del Pd, Matteo Renzi, e un delinquente, Silvio Berlusconi presidente di un partito, anzi no: movimento.
Non m'interessano le risultanze: qualsiasi cosa verrà fuori, sarà un prodotto marcio, ché impastato da mani sporche, un paio almeno, sicuramente.
Purtuttavia, non mi fa specie in sé l'incontro, se però partisse da un'analisi retrospettiva nota: ricordare al pregiudicato tutta la carriera politica svolta nell'esercizio esclusivo del suo interesse che, putacaso, non è mai coinciso con quello della nazione. Se alla fine di tale analisi, l'ex senatore è restato seduto senza battere ciglio, intavolare il discorso sulla legge elettorale sarà un discorso inutile, giacché, come ha scritto l'amica Astime su facebook:
Mi pare di capire che il punto di vista sulla legge elettorale di tutti i partiti sia: qual è la legge che più mi avvantaggia? Il punto di vista degli elettori, di tutti gli elettori, ovviamente, non è neppure tenuto in considerazione.
Inutile per gli elettori, beninteso.

venerdì 17 gennaio 2014

La solitudine dei lampioni

«La vera storia iniziò una sera gelida, mentre ascoltavamo piovere ognuno era immobile e contratto, dimentico dell'altro. C'era una stretta sbarra di luce gialla sull'uscio del bagno e io ricostruivo la solitudine dei lampioni nella piazza e sul lungofiume, i fili perpendicolari della pioggia senza vento. La storia iniziò quando lei disse all'improvviso, senza muoversi, quando la voce emerse perdurò nella penombra, mezzo metro sopra di noi:
- Cosa importa se sta piovendo, anche se piove così per cent'anni questa non è pioggia. Acqua che cade, ma non pioggia.
C'era stato, sempre prima, il grande sorriso invisibile della donna, e sono sicuro che lei non parlò finché il sorriso non fu totalmente formato e le occupò il viso.
- Nient'altro che acqua che cade e la gente deve darle un nome. Sicché in questo paesino o città chiamano pioggia l'acqua che cade; ma è una bugia».
Juan Carlos Onetti, Triste come lei, Einaudi, Torino 1981 (pag. 90, traduzione di Angelo Morino)

Parlare di nulla e di nessuno, discutere di niente, rintanarsi, convincersi che non serve a niente cercare soluzioni per problemi che non esistono, giacché non esiste niente, tutto è così transitorio, persino questo cazzo in culo di traverso che ti è capitato per caso, la vita, che cosa vuoi che sia, la sorte, il destinaccio 'nfame, non significa nulla, non v'è una particolare differenza rispetto a coloro che, invece, il cazzo l'hanno preso dritto, con l'olio di mandorle profumato di lavanda e ylang ylang, godranno anziché patire e poi, il conto, alla fine, il saldo, sarà per tutti negativo, è un gioco a somma zero, la vita, basta dare un'occhiata sopra il cielo, vuoto di stelle e di pianeti che non dicono un cazzo più a nessuno, privati come sono delle fantasie bambine con le quali tentavamo di consolarci. 
Però, tra il patire e il godere, la differenza esiste eccome, nel qui e ora, ne devi convenire, inutile confortarti che in fondo tutti abbiamo lo stesso capolinea. Un conto è viaggiare in una strada ferrata confortevole, in vagoni da Orient-Express,  e un conto è, nelle cuccette, sfinirsi nel puzzo di sudore extracomunitario ubriaco e tossico, tra gente che starnuta a spruzzo, rantola di tosse e scorreggia marciume.
Lottare già per questo, in prospettiva personale, uscire dai miasmi può essere una mezza vittoria. Eppure è nella miseria che s'affetta, nella rappresentazione del tremore e del timore in vita per un sì o per un no, che più ci s'approssima a un barlume di senso, il senso di essere tra i giusti, ché nella piattezza della vita confortevole che devia il pensiero altrove e tiene la lingua a freno, vi si ravvisa una certa promiscuità con la menzogna di credere che la vita sia diversa da quella che si vede, che alla fine della corsa ci aspetta un premio da incassare per la nostra dabbenaggine.
Tutte le cose hanno un nome, anche se, spesse volte, è un nome falso.

Forse non tutti sanno che

[via]

Abdel Fattah al-Sisi è un grande estimatore di musica classica contemporanea. Il suo compositore preferito è (non posso scriverlo, non posso, no, no). 
 


giovedì 16 gennaio 2014

R.A.I.

Nel 2009, la Rai, ossia la dirigenza berlusconiana dell'epoca, nelle vesti del Direttore Generale Mauro Masi, rifiutò l'offerta di Sky di 50 milioni di euro annui per sette anni (350.000.000 €) per trasmettere in chiaro, via satellite (non digitale terrestre) i canali del bouquet della tv di Stato. 
E il Consiglio di Stato, chiamato in causa per dipanare questioni legali inerenti la vicenda, nel settembre scorso, ha dato definitivamente ragione a Sky, riconoscendo cioè che la Rai sbagliò a non accettare quei soldi, checché il cavalier commendator Masi ne dica.
Ho ricordato questo penoso episodio di vergogna italica perché la Rai, in questi giorni, anziché tentare un accordo, anche a ribasso, con Sky, è andata a domandare, alla tv di Murdoch, quanto segue
Ansia

Ci rendiamo conto dei livelli? Il canone è o non è una tassa erariale? Dunque, perché non affidare definitivamente al fisco e non a quei pidocchiosi [*] dell'Urar - un ente che non ha senso di esistere - la riscossione di tale imposta? 
E poi, ammesso e non concesso giustamente, che Sky desse la lista utenti, cosa farebbe la Rai, i controlli incrociati? Scatenerebbe per le vie d'Italia frotte di meravigliosi capistruttura che dal lavoro s'ammazzano da mane a sera, da sera a notte e da notte a mane?
Scopro le carte: io sono un cliente Sky, ma l'abbonamento Rai non è segnato a mio nome (la divisione degli abbonamenti). Dunque, se fossi segnalato, la Rai mi potrebbe, anzi: un capostruttura potrebbe telefonarmi per chiedermi: «Come mai signor Massaro non paga l'abbonamento alla Rai?».
In attesa della telefonata, mi preparo una risposta che, lo sento, sarà bellissima.

[*] Pidocchiosi perché è l'unica tassa al mondo che per pagarla occorre pagare, o il bollettino alla posta o, peggio, cioè più caramente, scegliendo di pagarla via bancomat o via carta di credito o dal tabaccaio o dove si fottessero meglio a loro.

Accoppiamenti (poco) giudiziosi



[via]
Nonostante l'abbia esposto in seconda battuta, è dal ritratto di Bacon che sono risalito all'affresco di Piero. 
Sarà senz'altro una forzatura, ma io vedo una mano di George Dyer disposta sul ventre, alla maniera della mano della Madonna di Monterchi.
L'uomo che si disfa, sgravando fogli bianchi, partorisce se stesso.

mercoledì 15 gennaio 2014

Mamma, sto diventando marxista

Sento l'urgenza, ravviso la necessità, mi corre l'obbligo, ritengo doveroso ringraziare qui, pubblicamente, Olympe de Gouges per un suo luminoso post, Catene invisibili.
Credo, per quel che vale il mio credere, che Karl Marx si compiacerebbe di avere un'interprete sì chiara della sua teoria.
Non ho molto da aggiungere, se non pleonasticamente riferire che, quanto ivi scritto, è cosa che mi persuade fortemente e stimola ad andare avanti nelle letture marxiane. 
Nella mia piccola avventura d'intellettuale minimo di provincia, l'incontro con Marx - grazie alla mediazione di Olympe - ha determinato in me un cambiamento di paradigma, una personalissima e limitatissima rivoluzione di pensiero che, in poche parole, posso riassumere così: io ritenevo, semplicemente, che il sistema economico e politico dato, che vede da una parte il lavoro e dall'altra il capitale (con tutte le cose nel mezzo che ora lasciamo perdere, Stati compresi) fosse l'approdo oltre il quale le società umane non potessero andare, pena la caduta in vari tipi di totalitarismo; credevo, cioè, che «le leggi e le categorie del modo di produzione capitalistico, i rapporti di produzione e i rapporti di classe della società capitalistica» fossero fattori indispensabili al mantenimento e, vieppiù, al progresso della civiltà umana. In breve, pensavo che i meccanismi che regolano il sistema capitalistico fossero in mano degli uomini e non gli uomini in mano di essi, che il capitalismo si potesse regolare, ben temperare per mezzo di riforme e aggiustamenti di volta in volta progressisti e/o conservatori. Non è così - e Marx ne ha formulato in maniera inequivocabile le ragioni. Rifiutare, impedirsi di accogliere, di approfondire, di studiare tali ragioni è, a mio avviso, un imperdonabile errore, equivalente a come se ci rifiutassimo di dare ascolto a Galileo, a Newton, a Semmelweis, a Darwin, a Einstein.

Bon, non sapendo fare scouting, faccio outing coming out.


martedì 14 gennaio 2014

Attualità cinematografica

Non ho ancora visto La grande bellezza (anche se ho messo in conto di farlo, aspetto; intanto mi congratulo che sia in odore di Oscar). Sommessamente, preciso che gli ultimi due film appena usciti nelle sale che ho visto, sono: Eyes Wide Shut (1999) e Il caimano (2006). 

Domenica scorsa, Leonardo Tondelli mi ha fatto venir voglia di vedere Il capitale umano; oggi, Giovanni me l'ha fatta passare (nel senso che posso anche aspettare a vederlo, non c'è tutta questa urgenza).

E tuttavia un film l'ho visto, su youtube. Scusate la mia pochezza cinematografica, ma confesso di averlo scoperto per caso, perché volevo vedere un film con Ugo Tognazzi che ancora non avevo visto e l'ho trovato nella sua filmografia. La regia è di Elio Petri, il titolo è La proprietà non è più un furto (1973). Non ho avuto un attimo di esitazione, fullscreen e via, due ore di spettacolo. Grandissimo Flavio Bucci, meraviglioso Tognazzi.

Abboccano



So bene che, se non ci fosse stato lo scandalo, i giornali e le televisioni italiane non avrebbero parlato dell'odierna conferenza stampa di Hollande.
Quello che mi stupisce è vedere come alcuni media (che non gravitano nell'area berlusconiana) non comprendano che, dando un certo taglio alla notizia, stiano preparando terreno fertile alla ridiscesa in campo del nostro vergognoso pregiudicato (sia di persona che per interposta persona); in altri termini, appena toccherà il terreno televisivo per la prossima campagna elettorale, l'ex senatore avrà una fortissima ragione in più per dimostrare che così fan tutti, lo fanno persino i socialisti francesi!
Occorre ricordare qui che il Presidente francese è andato a trascorrere una notte in casa di una donna di 40/41 anni e non ha ospitato una ragazza di 16/17?

lunedì 13 gennaio 2014

Acido desossiribonucleico

Cambio sequenziale? Albero a camme? Twin Spark? Ammortizzatore idropneumatico? Sedici valvole?
Da qualche tempo, in molti Amministratori Delegati di società manifatturiere (e non solo, anche di società del terziario avanzato), per questioni attinenti la linea produttiva di varie merci, è diventato uso invalso dichiarare che è nel DNA dell'azienda progettare e costruire un determinato prodotto le cui caratteristiche sono conformi, appunto, al DNA aziendale.
Ora, se questo viene a dirlo, per es., l'A.D. della Rovagnati, che è necessario che i prosciutti cotti e altri salumi vari, abbiano proprio il DNA dei suini e non - chessò - degli equini, la cosa è in un certo senso comprensibile e accettabile.
Ma che siano degli sbrodoloni dalla favella imbastardita da anglismi penosi di vario genere, beh, io che - ahimè! - non posso fregiarmi di aver un orecchio musicale, ma un minimo di orecchio linguistico sì, ecco che le volte che sento pronunciare  
"Alfa Romeo è nata con un suo dna", ha detto Marchionne. "Per tornare a portare l'Alfa sui mercati globali e dargli quella credibilità che aveva quando aveva successo è necessario tornare a quel dna, che include la non comunanza dei motori... tornare a modelli e architetture che sono prettamente Alfa" [Reuters]
il mio DNA subisce una mutazione tale che, prima o poi, dovrò andare a farmi controllare dal professor Charles Xavier.

P.S.
Diventassi Wolverine, saprei io chi graffiare.

Update
@ Ricco&Spietato devo una n, cogli interessi.

domenica 12 gennaio 2014

Toro seduto

[*]
A una vita piena di eccessi ho sempre preferito una vita sui cessi, o sui divani, alla bisogna. Ma quanti, oh quanti romanzi di formazione o biografie romanzate sono state scritte per raccontare come le vite degli altri siano più interessanti delle nostre vite mosce, noi, che ci autoflagelliamo ripensando alle cose che potevamo fare e non abbiamo fatto; vite castrate, che ogni volta che ascoltiamo i consigli di personaggi illustri per dare compimento a una vita degna di questo nome, ci sentiamo stringere er core, e gli occhi inumidirsi, perché noi vorremmo tanto vivere vite per farci intervistare un giorno da Fazio, anche sol perché abbiamo arrampicato una montagna per tentare di farci inculare dagli stambecchi (non sono mica scemi).

I libri di memorie sono una rottura di coglioni, anche se a me piace leggere le biografie telegrafiche che riportano, in modo scarno, gli eventi salienti della vita del protagonista. Uno legge veloce il susseguirsi delle date, dalla nascita alla morte, e immagina e conta e si sofferma su un particolare giorno di noia che non c'è. Già: vite piene, di corsa, mai un momento fermi. Di nessuno, inoltre, si racconta se la mattina riusciva bene a togliersi le cispe dagli occhi. Io no, mi tocca sempre inumidire un angolo di asciugamano e stropicciarmi. A volte lacrimo. Oddio come sono commiserevole.


Più di tutti ho a noia coloro che raccontano fieri tutte le avventure sessuali che hanno intrapreso, la carriera dei propri genitali, insomma. Che palle. A me piace di più come faccio io, che racconto la mia passione per i polpacci e per i gomiti, il quinto quarto dell'erotismo. Sapeste com'è eccitante e confortevole porre il proprio gomito aguzzo e freddo sul morbido e caldo polpaccio altrui – e viceversa ricevere la stessa cosa. Nel kamasutra, mi sembra, sia la posizione 68 (69 – 1), ma forse sbaglio. Da adolescente, ho letto molti saggi di sessuologia illustrata comprati per corrispondenza presso il Club degli Editori. Volevo arrivare preparato sull'argomento al momento opportuno. Forse era meglio se andavo a ripetizione. Stop. Sto scivolando nell'autobiografia, non è il caso, no.

Fuffington Post


Il direttore dell'Huffington Post Italia è Lucia Annunziata
Qualcuno mi spiega la differenza editoriale tra lei e Barbara D'Urso?

sabato 11 gennaio 2014

Mamma gli emiri

*
Nel caso l'affare andasse in porto, il Vaticano, per i voli pastorali del Papa, sarà costretto a cambiare compagnia aerea, oppure sarà lieto di dar concretezza al dialogo interreligioso?
Misteri della fede.


E se invece lo Stato Pontificio avesse a noia li musulmani e, tramite Ior, aiutasse direttamente li capitani coraggiosi? 
Dubito. Più probabile che, tramite le Guardie Svizzere, noleggi un aeromobile della Swiss.

La strada è un'altra. Anche l'auto.

Ieri è stata la giornata dell'intervista a Marchionne. Per questo l'ho letta oggi, gratis.
Marchionne parla sia della vicenda che ha portato Fiat all'acquisizione di Chrysler, sia delle prospettive della nuova società che avrà un nuovo nome (chissà quale).
Marchionne fa anche delle promesse, sulle quali mi sembra ovvio mantenere la riserva. Vedremo, insomma, cosa sortirà dai «capannoni-fantasma, mimetizzati in giro per l'Italia», quali formidabili modelli di Alfa Romeo (da vendere poi non al mass market, bensì allo shit market inteso come mercato di nicchia).

Da notare due risposte interessanti.
Non vi sentite padroni di Chrysler, dunque?

"Qualcosa di più, di meglio. Abbiamo creato una cosa nuova. E da oggi il ragazzo americano che lavora in Chrysler quando vede una Ferrari per strada può dire: è nostra. 
Premesso che il ragazzo (operaio) americano prende la metà dello stipendio dell'uomo (operaio) americano, per converso, può il ragazzo italiano, che lavora per es. a Pomigliano, quando vede una Jeep Grand Cherokee da € 59.600, dire alla fidanzata che “è nostra”?
Quando è arrivato in Fiat si producevano un milione di auto in Italia, due milioni dieci anni prima, oggi appena 370 mila su un totale di 1,5 milioni di auto vostre. Come si può aver fiducia nel futuro dell'auto italiana in queste condizioni?

"Se ritorniamo al punto in cui Fiat doveva investire in controtendenza in questi anni di mercato calante, io non ci sto, perché se posso scegliere preferisco evitare la bancarotta. Peugeot ha investito, e oggi si vede che i soldi sono usciti, ma il mercato non c'è. In più bisogna tener conto che le auto invecchiano, e un modello lanciato (e non comprato) durante la crisi sarà vecchio a crisi finita, quando i consumi possono ripartire. No, la strada è un'altra".
La risposta di Marchionne mi fa capire perché io, dopo il 127 verde novecento a benzina, comprato usato nel '91 a un milione e mezzo di lire da un pensionato romagnolo (aveva 50mila km e dentro era come nuovo), non ho più pensato a comprare una Fiat senza per questo sentirmi mai un esterofilo. Tutte le auto invecchiano, ok, ma le Fiat non conoscono più questo problema da vent'anni, oramai. La cosa peggiore, tuttavia, è che, con tali parole, Marchionne dà del beota a chi ha creduto opportuno comprare Fiat da quando lui è alla guida. Inoltre, dichiara senza alcuna remora, che Fiat in questi anni non ha investito un euro in ricerca e sviluppo di nuovi modelli, ivi comprese nuove motorizzazioni ecologiche: ibride, elettriche, o a orina di ovini. Ché forse nei capannoni-fantasma, stiano elaborando l'utilizzo di tale carburante naturale chiamato pioggia dorata degli Agnelli?

venerdì 10 gennaio 2014

Arrivare alla pacificazione

« Il tenore di vita raggiunto nelle aree industriali più avanzate non è un modello conveniente di sviluppo se l'intento è di arrivare alla pacificazione. Di fronte a ciò che tale tenore ha fatto dell'Uomo e della Natura, ci si deve nuovamente chiedere se ciò valesse i sacrifici e le vittime fatti in sua difesa. Questa domanda non appare più irresponsabile dacché la “società opulenta” è diventata una società mobilitata in permanenza contro il rischio dell'annichilazione, dacché la vendita dei suoi beni è stata accompagnata dall'istupidimento, dal perpetuarsi della fatica, e dalla promozione della frustrazione.
Date queste circostanze, la liberazione dalla società opulenta non significa tornare ad una salutare e vigorosa povertà, alla pulizia morale, e alla semplicità. Al contrario, l'eliminazione dello spreco redditizio aumenterebbe la ricchezza sociale disponibile per essere distribuita, e la fine della mobilitazione permanente ridurrebbe il bisogno sociale di negare le soddisfazioni che sono proprie dell'individuo – negazione che è ora compensata dal culto dell'efficienza fisica della forza, e dalla uniformità.
Oggi, nel prosperoso stato della guerra e del benessere, le qualità umane tipiche di un'esistenza pacifica sembrano asociali e antipatriottiche; intendo qualità come il rifiuto di ogni durezza, cameratismo e brutalità; la disobbedienza alla tirannia della maggioranza; il far professione di paura e di debolezza (la reazione più razionale a questa società!); una intelligenza sensibile nauseata da ciò che viene perpetrato; l'impegno in azioni, di solito deboli e poste in ridicolo, di protesta e di rifiuto. Anche queste espressioni di umanità verranno guastate da qualche necessario compromesso – dal bisogno di coprirsi, d'essere capace di imbrogliare gli imbroglioni, e di vivere e pensare a dispetto di questi. Nella società totalitaria gli atteggiamenti umani tendono ad assumere carattere d'evasione, a seguire il consiglio di Samuel Beckett: “Non aspettare ti sia data la caccia per nasconderti”. »

Herbert Marcuse, L'uomo a una dimensione, (1964), Einaudi, Torino 1967, pag. 251-2 (traduzione di Luciano Gallino e Tilde Giani Gallino).

Io ambirei tanto a essere pacificato - e, in un certo senso, lo sono. Lo sono quando, intimamente, mi convinco di possedere quelle che Marcuse chiama qualità umane. Allo stesso tempo, però, ravviso che ciò non basta, che questo è un compromesso, un mero tentativo di nascondimento e/o di evasione. Là fuori c'è un mondo come non dovrebbe essere dato che, potenzialmente, potrebbe essere diverso, soprattutto se non fosse guidato, controllato, non tanto da certe brutte facce, quanto da certe pratiche, considerate le sole possibili, le uniche in grado di garantire libertà e sviluppo, crescita, alla società umana. 
«Si è svolto questa mattina al Ministero degli Affari Esteri l'International Business Advisory Council (IBAC) con una folta partecipazione degli esponenti del Sistema Italia assieme ad ottanta  amministratori delegati di multinazionali e di fondi di investimento.» [via]
Io li ho visti com'erano seduti in sala gli ottanta ad ascoltare con attenzione, alla Farnesina, quali e quante mercanzie italiane saranno tra pochi giorni messe sul mercato - e m'è presa subito la voglia matta di essere Buňuel.
Nienta da fare: non sono affatto pacificato.

mercoledì 8 gennaio 2014

Scoprire le deboli forze popolari

Giorgio Amendola, Lettere a Milano, Editori Riuniti, Roma 1973
Oggi c'è poco da scoprire, se non una silenziosa rabbia che tracima, esonda in appositi sfogatoi previsti dalle autorità costituite. Tuttavia, rispetto ad allora, è impossibile incanalarla in un'unica direzione, perché - per far ciò - occorre prima individuare un, meglio: il nemico da abbattere, costi quel che costi (e il nemico assoluto, il bastardo, non è più individuabile, non c'è più, tutti siamo uguali, tutti abbiamo gli stessi diritti, eccetera) e poi riuscire a imbastire un'azione. Prendi quei due manager poverini della Goodyear, che brutto quarto d'ora che hanno passato. Ché gli operai dovevano farli a brani, come le Baccanti sbranarono Penteo? I media avrebbero forse gradito, così per costruire narrazioni eroiche dei nuovi difensori della libertà. Le effimere soddisfazioni cannibali si ritorcono subito contro.
Intanto, in Italia, settanta e passa anni dopo, lo sport preferito è far pressione sul governo Letta perché faccia le riforme.
Mi piacerebbe mettere in moto un'altra parte del corpo per ridere.

Pruriti

Mirar from Franco Assenza on Vimeo.

Condivido quanto sopra per sapere se sono strano io, o anche voi, durante i trenta secondi, avete preso a grattarvi.

martedì 7 gennaio 2014

Del transito terrestre

«Ognuno di noi è artefice del proprio intestino», mi disse una collega pettoruta dagli occhi di triglia, mangiando uno yogurt. Vero, sì, ma fino a quanto? Quanto c'entrano, cioè, le nostre abitudini alimentari, i nostri stile e ritmo di vita e quanto invece le predisposizione genetica alla digestione e assimilazione degli alimenti e, dipoi, appunto, al loro scarto attraverso le vie del mondo?
L'educazione intestinale dovrebbe essere messa al centro in questo mondo di merda, soprattutto in Italia. Me lo dicevo ascoltando le ragioni di Renzi, che potrebbe averne se ne avesse e se non fossero in funzione di uno scopo che non si capisce bene quale sia se non quello di far sopravvivere la massa critica degli escrementi che si avvicinano tremendamente al retto della storia per essere espulsi. Ma in Italia non ne vale la pena perché è un Paese che, come accade appunto nell'intestino, la merda si riforma naturaliter - ma vorrei uscire da questa similitudine, vorrei uscire da ciò che mi e ci riguarda, dal pensiero che, se mangio e voto x, y e z ne consegue che l'indomani avrò p, q e r, e mi fermo, avevo detto di non parlare di stronzate, di fuoriuscirne, di essere me stesso fino in fondo, come mi dico sempre al momento di ogni eiaculazione (anche se poi mi pento, o meglio, sento un non so che di sentimentalismo pervadere la mente, un'inquieta pacificazione che deriva da un retaggio sicuramente cattolico, da «quante volte figliolo», probabilmente più di Gesù Cristo, data l'età e il fancazzismo che deriva dal non essere diventato - sinora - un profeta).
Tutta colpa di quel salamino piccante che sento inizia il suo percorso dentro me, carne dentro la carne, chissà che numero di matricola aveva il fratello maiale o sorella maiala alla quale apparteneva. Me lo ripetevo ogni volta all'epoca in cui mi prefiggevo diventare vegetariano stretto: il prosciutto e il salamino me lo impediranno, lo so, lo sento - e così è stato, debole è la volontà quando si lega ai desideri della carne.

lunedì 6 gennaio 2014

Tutto, nel settantasettenne

via

«Tutto, nel ventisettenne, si confaceva al suo attuale modo d'essere; obbediva alla sua vocazione coltivando la filantropia, unica espressione atta a definire il filantropo. Théodose amava il popolo perché il suo amore prescindeva dall'umanità. Come gli orticultori si dedicano alle rose, alle dalie, ai garofani, ai pelargonii e non prestano alcuna attenzione alle specie che non hanno scelto per il proprio capriccio, questo giovane La Rochefoucauld-Liancourt apparteneva agli operai, ai proletari, alle miserie dei faubourgs Saint-Jacques e Saint-Marceau. L'uomo di polso, il genio agli estremi, i poveri vergognosi del ceto borghese li espelleva dal grembo della carità. In tutti i maniaci il cuore somiglia a quelle scatole a scomparti in cui si ripongono i confetti divisi per qualità; il suum cuique tribuere è la loro massima e somministrano a ogni dovere la sua dose. Vi sono filantropi che si commuovono solo sugli errori dei condannati. Alla base della filantropia sta certo la vanità; ma nel giovane provenzale era calcolo, partito preso, ipocrisia liberale e democratica recitata con una perfezione a cui nessun attore saprebbe giungere. Non attaccava i ricchi, si limitava a non capirli, li sopportava; ciascuno, a suo dire, doveva trarre profitto dalle proprie opere; era stato, diceva, fervente discepolo di Saint-Simon ma tale colpa andava attribuita all'eccessiva giovinezza: la società moderna non poteva basarsi altro che sul principio ereditario. Fervente cattolico […] andava a messa prestissimo e teneva celata la propria devozione. Simile alla maggior parte dei filantropi era d'una avarizia sordida e ai poveri dava solo il suo tempo, i suoi consigli, la sua eloquenza e il denaro che strappava per loro ai ricchi.»
Honoré de Balzac, I piccoli borghesi, cap. VII, “Un ritratto storico”, Einaudi, Torino (traduzione di Luciano Tamburini).

P.S.
La suggestione filantropica scaturisce da qui.