martedì 13 maggio 2014

Dell'impossibilità di inventare

«Non mi è possibile inventare perché non c'è nulla di più facile che mettere a confronto tra loro i personaggi A, B, e C, inserendoli nella cornice di una realtà romanzesca, vestendoli di abiti variopinti e ingozzandoli di pensieri e idee che somigliano alla realtà, alla verità. Questo modo di ragionare porta o al kitsch o a controversie ideologiche inutili e nello stesso tempo pericolose. La prima cosa che subisce l'attacco del dubbio moderno è proprio il tipo, il tipo e il carattere, la produzione infinita di varianti tipologiche, l'infinito ripetersi di situazioni più o meno identiche. La trama dei romanzi e dei racconti consiste solo in cinque o sei situazioni elementari che con l'aiuto di altrettante tipologie possono variare all'infinito: il problema del cosiddetto triangolo non è solo una tematica eterna, ma anche un cliché consumato, e il numero delle angolazioni non può salvare un soggetto totalmente inventato. Propp ha confermato, insieme a Šklovskij e a molti altri, che il racconto classico, come l'aneddoto del resto, si costruisce con cinque o sei schemi fissi. Essere incapaci di inventare non è un segno di impotenza, ma un principio per gli scrittori moderni. Lasciamo da parte il pubblico: il pubblico crede soprattutto alle invenzioni. Il pubblico crede in primo luogo agli affabulatori e ai demagoghi. Per quanto mi riguarda, personalmente credo nel documento, nella confessione, nel gioco dello spirito. Non esiste l'uno senza l'altro, è una specie di Santissima Trinità. La confessione, o il gioco dello spirito, o il documento presi in sé e per sé, dunque al di fuori di questa Trinità, sono solo materiale grezzo: memorie o nouveau roman o studio storico. Ecco finalmente anche la ricetta: mischiare bene tutto, come si fa con le carte, ma dopo aver magicamente scozzato e tagliato il mazzo, ecco che risultano mischiate non solo le carte ma anche i numeri e i colori, metà re metà regina, metà cuore meta picche, come nelle mani di un illusionista. Se non altro vi divertirà, e forse divertirà anche il pubblico, questa magica manipolazione delle carte.»
Danilo Kiš, Homo poeticus, Adelphi, Milano 2009 (pag. 120-121).

Non riesco a inventare nemmeno io. Confessione o ricordo, stimolo della realtà e risposta in genere polemica – e il gioco dello spirito che non posso fare a meno di seguire, unico lume.
Mettermi in mezzo senza aver l'aria di farlo, parlare di un altro mentre sto parlando di me e viceversa, mescolare le carte insomma, e sorprendermi per quello che esce fuori dal mazzo. Stocazzo, per esempio (è un esempio).
Mentre c'è qualcuno che si gioca continuamente la faccia, io mi gioco qualcos'altro: la tenuta, la presenza, l'esserci. Il mio tavolo è sempre povero perché, in primo luogo gioco da solo; e in secondo luogo, se baro – e baro spesso –, baro a me stesso. È più bello, è meno da testadicazzo insomma, e la fortuna mi bacia, se mi bacia, in altro modo.
A volte è una voce, a volte la capacità di ascolto; a volte l'uscir fuori di senno, a volte il riparo e il conforto.
Se chiudo gli occhi adesso sai cosa vedo e sento: tu le hai chiamate farfalle nello stomaco, io le chiamo sillabe che risuonano.
Era una parentesi fuor di parentesi. Graffia.

Ma ritorniamo al pubblico, Penso a tutta la produzione di informazione politica che alimenta se stessa, come una fonderia che si autoalimenta utilizzando come combustibile i propri prodotti, dalla fabbrica non esce niente, solo fumo. E milionate di persone a guardare questo fumo che esce dal tubo catodico. A volte puzza anche. Se ne accorgono in pochi che il pesce, più che dalla testa, puzza dall'immagine e dalla parola che ne esce.
Prendi Renzi e il suo «Allucinante che rubino sempre gli stessi.» Vuole il ricambio generazionale? Ovverosia, vuole rottamare i corrotti e i corruttori, i concussi e i concussori e fare le primarie per chi li sostituirà?

5 commenti:

giovanni ha detto...

Rubano sempre gli stessi perché usano sempre gli stessi. Sarebbe un imperdonabile spreco di professionalità cambiare. Guarda che se uno lo ribecchi dopo venti anni vuol dire che è bravo, i recidivi vengono arrestati molto prima di solito.

Luca Massaro ha detto...

Dunque, quanto a professionalità, si potrebbe dire stessa cosa della fissità della classe politica? O stiamo parlando delle stesse persone, gli stessi che rubano alias gli stessi che guidano il Paese?

giovanni ha detto...

Hanno, tutti, il loro greganti che fa il lavoro manuale. Se si favorisce una societa o una cooperativa vicino al partito mi riesce difficile pensare che chi è a capo dell'azienda sia all'oscuro. Il "non poteva non sapere" vale per tutti.

romeo sciommeri ha detto...

Ma se non fossero stati sempre gli stessi a rubare, la cosa come cambierebbe? Penso che saremmo meno sorpresi, o, forse, meno turbati - il turbamento quietato del bambino davanti al gioco dell'illusionista sorridente. Noi adulti subito lo copriamo, quel turbamento o ciò che ne resta: sappiamo che non può essere, che c'è un trucco, anche se non sappiamo esattamente quale è.
Quel coniglio uscito dal cappello ce lo ha messo abilmente il "mago", e mentre siamo lì a bocca aperta sappiamo che sta approfittando della nostra attenzione sul coniglio per non farci vedere la preparazione della prossima meraviglia. C'è qualcosa di favoloso, in questa ricomparsa del coniglione a Milano. Assuefatti a tale tipo di turbata meraviglia dalle imprese quotidiane del Grande Pagliaccio giorno dopo giorno per anni e anni, siamo immobilizzati, ipnotizzati, anestetizzati, incantati. Quietamente turbati. Qui, ora, stiamo tutti pagando le conseguenze psichiche del ventennio berlusconiano. E' meglio accorgersene. E' meglio tenersi sotto osservazione: siamo passati attraverso una peste scientificamente diffusa di casa in casa, di computer in computer, di cellulare in cellulare, di giornale in giornale, e anche fosse finita può averci ammalati senza che ce ne accorgiamo - è anzi una sua caratteristica, come nel gioco dell'illusionista, che non ce ne accorgiamo. Non è stato uno scherzo, quello che è stato per tanti, troppi anni, e non è finito. Hanno giocato, giocano, con le nostre menti, con i nostri affetti, con la nostra vita. Attenzione, dunque, agli effetti di una notizia come questa dei soliti noti che rubano a Milano.

Luca Massaro ha detto...

Incantato forse no, magari forse. Ma ipnotizzato, anestetizzato, immobilizzato temo di sì. A parte qualche bestemmia che esce ancora volentieri.