sabato 7 giugno 2014

Figo

via La Stampa

La Pietra Nera invece è arrivata: per comprare quella bella figa dell'Italia.

A  parte.
A proposito di risparmio: sotto trascrivo (anzi copio e incollo da qui) una formidabile pagina dei Grundrisse
Son citazioni lunghe, comprendo. Ma al di là di questo, chi meglio di Marx - puttana della miseria - spiega l'andazzo di stocazzo di sistema produttivo capitalistico?

«Se tutti [gli operai] risparmiano, una generale riduzione del salario li rimette subito in linea; giacché il generale risparmio mostrerebbe al capitalista che il loro salario è generalmente troppo alto, e che essi ricevono più dell’equivalente della loro merce, costituita dalla disponibilità sul loro lavoro; infatti la natura dello scambio semplice — ed è questo il rapporto in cui essi stanno col capitalista — consiste esattamente nel fatto che nessuno mette in circolazione più di quanto ne detrae, ma può detrarne soltanto quanto vi ha messo. Un singolo operaio può impegnarsi al di sopra del limite normale, e più di quanto debba farlo per vivere come operaio, soltanto perché un altro sta al di sotto di quel limite ed è più pigro; egli può risparmiare soltanto perché e se un altro sperpera. Il risultato massimo cui egli può giungere in media con la sua parsimonia, è la possibilità di sopportare meglio la compensazione dei prezzi — i loro alti e bassi, il loro ciclo; ossia, soltanto una più razionale distribuzione dei suoi godimenti, non l’acquisto di ricchezza. Ed è proprio questo che chiedono i capitalisti. Secondo loro gli operai in periodo di prosperità economica devono risparmiare tanto da poter più o meno vivere in periodo di crisi, sopportare la riduzione d’orario o il ribasso dei salari ecc. (che allora sarebbe ancora più forte). La pretesa insomma è che gli operai si mantengano costantemente su un tenore di vita minimo, e facilitino ai capitalisti le crisi ecc., che si comportino come pure macchine lavoratrici e possibilmente ne paghino anche l’uso e consumo. È evidente che tutto ciò sboccherebbe in un vero e proprio abbrutimento e che tale abbrutimento renderebbe già impossibile anche il solo desiderio della ricchezza nella forma generale di denaro, di denaro accumulato, (mentre la partecipazione dell’operaio a godimenti superiori, anche spirituali, come l’agitazione per i propri interessi, la possibilità di avere propri giornali, di erudirsi, di educare i figli, di sviluppare il gusto ecc., la sua unica partecipazione all’incivilimento, che lo distingue dallo schiavo, è economicamente possibile solo mediante l’allargamento della sfera dei suoi godimenti nei periodi di prosperità degli affari, ossia nei periodi in cui in una certa misura è possibile il risparmio). Ma a prescindere da tutto ciò, l’operaio che risparmiasse in maniera veramente ascetica e accumulasse in tal modo premi per il sottoproletariato e per i furfanti, i quali aumenterebbero in rapporto alla domanda, potrebbe conservare e far fruttare i suoi risparmi — quando essi sono superiori al salvadanaio delle casse di risparmio ufficiali, che gli pagano un interesse minimo per permettere ai capitalisti di trarre grossi interessi dai loro risparmi, oppure allo Stato di rastrellarli, con la qual cosa l’operaio non fa che aumentare la forza del suo avversario e la propria dipendenza —, soltanto depositandoli nelle banche, cosicché poi in periodo di crisi egli perde i suoi depositi, mentre in periodo di prosperità ha rinunciato ad ogni godimento per accrescere il potere del capitale; insomma in ogni caso egli ha risparmiato per il capitale, non per sé. Del resto, — nella misura in cui tutta la faccenda non si riduce ad una ipocrita fraseologia della «filantropia» borghese, che in generale consiste nel pascere l’operaio di «pii desideri» — ciascun capitalista pretende, è vero, che i suoi operai risparmino, ma vuole anche che siano soltanto i suoi a risparmiare, perché gli stanno di fronte come operai; ma per l’amore del cielo non lo faccia il restante mondo degli operai, giacché questi gli stanno di fronte come consumatori. A dispetto di tutta la “pia” fraseologia, egli ricorre allora a tutti i mezzi pur di stimolarli al consumo, di dare nuove attrattive alle sue merci, di convincerli a crearsi nuovi bisogni. È proprio questo lato del rapporto tra capitale e lavoro che è un momento essenziale di incivilimento, sul quale si basa la giustificazione storica. […]
Ma queste sono tutte considerazioni essoteriche, pertinenti nella misura in cui si dimostra che le pretese dell’ipocrita filantropia borghese si dissolvono internamente e confermano quindi proprio ciò che vorrebbero smentire, e cioè che nello scambio dell’operaio col capitale, l’operaio si trova nel rapporto di circolazione semplice, e che dunque egli non riceve ricchezza ma soltanto mezzi di sussistenza, valori d’uso per il consumo immediato.»
Karl Marx, Grundrisse, Il Capitolo del Capitale, Quaderno II, pag. 237-238 edizione Einaudi.

1 commento:

romeo sciommeri ha detto...

Grazie per il link, ma se continui a scegliere tu i passaggi più significativi a me va benissimo. Li metto a risparmio nella mia banca mentale. E' meglio di no? Ne approfitta comunque il Capitale Interno della Vuota Erudizione? Allora li consumo subito e poi li dimentico. E' facile, dimenticare Marx.