mercoledì 18 giugno 2014

Sessantuno milioni di non ricchi.

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Ogni anno vengono stilate le classifiche su quanti sono i ricchi sulla faccia della Terra.
Come sempre, di fronte a tale fenomeno, la reazione generale di chi ricco non è, è di un sobrio fatalismo: così va il mondo, ci sono dei pochi fortunati e privilegiati e, intorno, ci sono gli altri che ricchi non sono e mai lo saranno.
Mai una volta che questo fenomeno venga considerato alla stregua di quello che è: non un fenomeno naturale, bensì la diretta conseguenza di un determinato sistema economico e produttivo chiamato capitalismo.

[continua]

2 commenti:

romeo sciommeri ha detto...

Sì, è certamente così e dovrei forse aspettare che continui a dire - o quel continua si riferisce al fatto, che continua? Non un fatto naturale, certamente - e l'analisi può fermarsi al fenomeno, economico, sociale, senza chiedersi nulla sulle sue origini storiche, economiche e sociali, e senza chiedersi nulla sui correlati psichici che accompagnano il fenomeno economico-sociale - come tu fai chiedendoti se la distribuzione della ricchezza è considerata naturale da chi ne viene a conoscenza - conoscenza che tutti hanno: la vivono, la viviamo, ogni giorno, anche se non ne conosciamo i numeri, anche se non leggiamo la targa che ci portiamo in fronte. Correlati psichici - se trovi altre parole è meglio, ma spero si capisca cosa voglio dire - che accompagnano, e che precedono. Cioè, vorrei ricordarti che l'assetto psichico da cui nascono i vissuti - sensazioni, sentimenti, pensieri, intenzioni, piacere, dispiacere, ira, paura, conoscenze e così andando la vita che precede l'agire e lo accompagna - non è solo un effetto "sovrastrutturale" rispetto alla struttura economica dominante. Non nasciamo come tabule rase su cui scrive la società con il suo assetto economico. Come minimo c'è uno scambio, tra i due mondi, quello psichico e quello economico-sociale - questo è più facilmente visibile, più facilmente conoscibile. Per cui, anche se certamente non è accettabile il "naturale", tuttavia c'è da chiedersi qualcosa sulla "natura" della psiche umana, che, se non produce, almeno, comunque, accetta, permette, un sistema con i numeri che hai riportato. C'è da chiedersi qualcosa, per esempio, sul dominio della religione, sulla disponibilità diffusa a rinunciare alla propria intelligenza sulla condizione umana oltre gli aspetti economici-sociali. (C'è da sperare che non sia così diffusa la paralisi da fascinazione ipnotica della preda davanti al predatore di cui parlavamo ieri!)

Luca Massaro ha detto...

caro Romeo, mi sembra che sia necessario confrontarsi con quanto ha scritto Marx nell'Ideologia tedesca e in Per la critica dell'economia politica.