martedì 17 giugno 2014

Un ennesimo buco nero

A un'amica che si chiede come si fa a compiere certi crimini

Come si fa? Si fa tutto, basta per un attimo chiudere gli occhi, far entrare nel cervello un precipizio, mettersi nelle condizioni di un'apnea permanente - nelle orecchie ficcare a forza un silenzio che contiene l'esplosione primordiale, farsi guidare da quella, poi prendere le mani, le tue solite mani che quotidianamente compiono gesti di affezione o di dovere, di cura o di scazzo, a trasferire in esse tutta la potenza accumulata dalla paura di essere accerchiato, di non vedere altra soluzione che la morte e l'abominio - e le mani vanno da sole, credimi, le mani, quelle solite mani che si ficcano nelle carne in luogo di medicare, e la sbranano, la maciullano, la sfibrano finché tutta sarà compiuto, il silenzio sarà esploso, e nell'universo si farà spazio ancora un ennesimo buco nero.

6 commenti:

siu ha detto...

Un buco con la pochezza intorno.
Poco o tanto io abbia capito cosa siamo, non provo soverchio stupore per il fatto che tutto questo accada, e meno ancora il bisogno di chiedermi come si faccia.
Ciò che mi stupisce ed atterrisce quasi di più è che ammazzare la propria moglie e i due figli piccoli venga considerato mezzo efficace e necessario a spianare un ingombro. Che si possa fare (o aver fatto) l'amore un attimo prima. Che si vada con gli amici a vedere la partita tranquilli come se niente fosse stato subito dopo. Che una volta catturati s'invochi poi però il massimo della pena. Neanche nel più strampalato dei videogiochi, immagino...
Altra cosa che forse dovrebbe ma purtroppo non mi stupisce è un sindaco che sproloquia di criminali che minacciano la pace delle... lasciatemi ridere... famiglie, all'interno della tranquilla e virtuosa municipalità cui lui sovrintende e, ça va sans dire, delle misure di sicurezza che vanno assolutamente potenziate perchè anora insufficienti e blablabla : la solita becera e falsa rappresentazione della minaccia esterna ad assediare il fortino virtuoso, con sottotraccia ma neanche tanto l'"allarme extracomunitari".... Del resto già ai tempi di Erika e Omar.
Sarà che non sono nè sindaca nè criminologa ma dal primo nanosecondo dalla lettura dei fatti ho pensato che l'assassino non poteva che essere lui. E per dirla tutta anche che fosse (almeno...) strafatto di cocaina, del che invece non si è avuta notizia.
Pochezza abissale, inimmaginabile. Quanto e nel caso perchè frutto di questi tempi, quanto e perchè questione culturale e politica, su questo secondo me varrebbe ancora e sempre la pena, pur nella stanchezza e in un amaro sgomento senza fine, d'interrogarsi.
Fosse pure stato incapace d'intendere e volere, anche ogni incapacità d'intendere e volere è figlia e frutto del suo tempo.

romeo sciommeri ha detto...

Non credo che tu possa capire, nonostante la tua capacità empatica e proprio per questa, nonostante la tua fantasia e proprio per questa, nonostante il tuo coraggio introspettivo e proprio per questo.
Psiche può morire - niente più empatia, niente più fantasia, niente più coraggio, niente più altre funzioni che rendono l'essere umano più o meno umano o più o meno disumano, ma non inumano, non altro da noi, alieno, incomprensibile. Dovresti essere, per capire, ma siccome saresti morto, saresti, non capiresti. Si riconoscono, i morti psichici - si sentono, e il sentimento che si prova è un gelo di paura, accompagnato, purtroppo, a volte, da una intenzione curativa che nasconde una fascinazione ipnotica, quella della preda che si paralizza davanti al predatore. Si riconoscono, e sono relativamente certo che qualcuno ha sentito, si è accorto della alienità di quell'uomo, ma non ha fatto niente, detto niente, forse pensato niente. Questo è lo spazio in cui potrebbe essere possibile fare qualcosa, quello delle persone che hanno seppur minimamente intuito ma si sono allineate ad una specie di ordine, di non vedere, non sentire, non dire: e tra queste penso sia da includere anzitutto la moglie di quell'uomo, certamente vittima, ma non solo, credo.

romeo sciommeri ha detto...

Mi ero messo a scrivere un commento, e si era allungato al punto che quando lo ho inviato la rete lo ha inghiottito in un messaggio di errore.
Ti scrivevo: non puoi capire, nonostante il tuo coraggio introspettivo e proprio per quello, nonostante la tua capacità empatica e proprio per quella, nonostante la tua fantasia e proprio per quella. Non puoi capire, perché la tua psiche è viva - non puoi capire la morte di psiche. Per capire dovresti esserlo, ma siccome saresti morto, saresti e non capiresti. Nessuno di noi può capire. C'è da reagire, a qualcosa. Una pietra che mi sta cadendo in testa non la capisco, ma qualcosa della situazione capisco. Una bomba non la capisco, ma non ci metto a giocare a palla.
I morti psichici - una volta si chiamavano psicopatici - si sentono, si riconoscono, ciò che avviene sempre con un sentimento di gelo, di estranietà planetaria - alienità - il quale è purtroppo spesso accompagnato da una paralisi reattiva o un cieco intento curativo che nasconde la fascinazione ipnotica della preda davanti al predatore.
Penso che ci sia stato qualcuno che ha sentito, intuito, la pericolosità di quell'uomo, ma ha chiuso gli occhi, le orecchie, la bocca - in questo spazio di connivenza forse qualcosa si può fare, dire, risvegliare, lottare, reagire senza farsi ipnotizzare dall'orrore. Quei due bambini sono stati uccisi da quell'apparenza di uomo - in realtà un alieno - ma non credo che la moglie sia da considerare soltanto vittima.

Luca Massaro ha detto...

Grazie Siu. Grazie Romeo.
Rendete il mio post meno solo.

Massimo ha detto...

In tutti noi c'è un abisso di gelo, silenzio e morte. La maggior parte di noi lo vede rarissimamente e solo molto di sbieco. Altri ci precipitano dentro.
Questi fenomeni non sono figli del tempo, sono accaduti in ogni epoca storica. Molto probabilmente sono meno diffusi adesso, ed è per questo che ci colpiscono nella loro crudezza.
Finché siamo protetti dal cosiddetto benessere, rimarranno terribili eccezioni.

siu ha detto...

Nessun dubbio, questi fenomeni in sé non sono figli del tempo e, almeno dalle nostre parti, sono meno diffusi adesso che in passato. E' quello che sta gli intorno, a questi buchi neri, a variare secondo me in sintonia coi tempi.
E non ho nessun titolo per affermare alcun che in merito, ma forte la sensazione che nella storia raramente si siano visti buchi con tanto vuoto intorno, vale a dire soggetti che ci precipitano dentro a partire da voragini personali quasi altrettanto paurose d'inconsistenza e di mancanza di senso, figlie di questo tempo.