lunedì 4 agosto 2014

Una finzione di povertà

Necessarium ergo iudico id quod tibi scripsi magnos viros saepe fecisse, aliquos dies interponere quibus nos imaginaria paupertate exerceamus ad veram; quod eo magis faciendum est quod deliciis permaduimus et omnia dura ac difficilia iudicamus. Potius excitandus e somno et vellicandus est animus admonendusque naturam nobis minimum constituisse. Nemo nascitur dives; quisquis exit in lucem iussus est lacte et panno esse contentus: ab his initiis nos regna non capiunt. 

«Perciò ritengo necessario quello che, come ti ho scritto, hanno fatto spesso i grandi uomini; scegliamo alcuni giorni in cui esercitarci, con una finzione di povertà, a tollerare la vera povertà. Ciò è tanto più necessario in quanto ci siamo snervati nei piaceri e ormai giudichiamo tutto duro e difficile. Bisogna, invece, scuotere l'animo dal torpore, stimolarlo e ricordargli che la natura ci ha dato ben poche esigenze. Nessuno nasce ricco: appena viene alla luce, ogni essere umano deve appagarsi del latte e di un panno; ma, dopo questi inizi, neppure un regno basta a saziare i suoi desideri.»

Seneca, Lettere a Lucilio, 20, [13], Edizione BUR, traduzione di Giovanni Monti.

Ai tempi di Seneca non c'erano i reality show e così la classe dominante si divertiva come poteva. Oggi, i più scalcagnati dei pezzi di merda, per fare i loro esercizi di povertà, vanno a Davos. E aprono fondazioni per fare a gara a chi fa più beneficenza. «Nessuno nasce ricco», ricordatevelo uomini, e per uno che lo è diventa ce ne dev'essere almeno qualche milione che muore in povertà, ma mai per finta.

1 commento:

romeo sciommeri ha detto...

"Nessuno nasce ricco." Il che non necessariamente è: anzi, possiamo pensare che tutti nasciamo ricchi - ci impoveriamo poi: ci pensa la "cultura", la storia di quella madre, di quel padre, di quella società, a farlo - il pensiero che la nascita sia perfetta non è impossibile né improbabile, per quel che ne sappiamo.