giovedì 16 ottobre 2014

À la merde comme à la merde



È un po' di tempo che faccio malvolentieri la spesa; esco dal supermercato avvilito, non tanto per i soldi scambiati in cambio di generi alimentari o altro, quanto per il meccanismo in sé, per la ritualità che comporta, per l'impegno mentale e fisico richiesto, per l'essere in parte schiavo di quelle cose là messe a bella posta sugli scaffali, a comandarti, dirigerti, occuparti la mente fosse pure soltanto per essere prese, per la finzione di scelta che comportano.
Andasse a fare in culo tutta la merce del mondo - e in gran parte è così, ci va, ci transita, con piccolo o grande sforzo - e poi sparisce con un tiro di sciacquone.


3 commenti:

Olympe de Gouges ha detto...

attendiamo recensione

romeo sciommeri ha detto...

Non tutta, finisce così. Non vorrei aggravare le cose, il vissuto (non il digerito, anche se è tipica l'assimilazione - vedi? devo usare un termine ambiguo che le funzioni digestive richiama - provo alternativa: la confusione cultural-linguistica nello stesso insieme) ma purtroppo solo una parte finisce scoria ed espulsa nell'ambiente esterno a riciclarsi. Purtroppo, sì. Altra parte infatti viene assimilata - qui è proprio il termine giusto, è un fatto digestivo - e diventa te, me, noi. Fin qui niente di preoccupante: vita mangia vita, c'è poco da fare, se no muore. Ma c'è altro: diventa te me noi come corpi, ma gli esiti del processo tutto, che va oltre il pulire, preparare, condire, cuocere, mangiare, assimilare ed espellere, e comprende quasi sempre il comprare - gli esiti del processo tutto tendono ad altro dalla sola corporeità fisica. Tendono a quella "assimilazione" per la quale il linguaggio dà per scontata la confusione tra realtà fisica e realtà psichica (e in ciò quella confusione registra, nasconde e mantiene, se non proprio produce) - tendono cioè, oltre alla assimilazione digestiva, anche all'apprendimento inconsapevole - sarà questo che ti inquieta quando vai al supermercato? Va a sapere se è così. Però, non si sa mai, uno potrebbe provare a comprare in qualche negozietto, magari potrebbe essere più facile l'illusione d'esser fuori dalla grande catena. Comunque, inquietudini preziose, queste. Fosse anche soltanto per questi post che ti fanno scrivere. Sono meglio assai di una coscia di pollo, soprattutto se comprata al supermercato.

Luca Massaro ha detto...

Grazie Romeo, mi risollevi.