mercoledì 10 dicembre 2014

A testa in giù

Sono disorientato, non ho un punto di riferimento, mi sento a capo all'ingiù come se camminassi in Patagonia e dall'alto mi vedessi allo stesso modo in cui adesso osservo l'immoto mappamondo illuminato internamente da una lampadina. Mi va il sangue alla testa. Sarà meglio mi fermi, riassuma, incaselli dentro una tabella a quattro colonne e un numero imprecisato di righe. Date certe premesse, consegue che. Ecco, io non sono conseguente, rimango in premessa. Introduco. «Dipende cosa vuoi introdurre e dove», mi ha detto un'amica via whatsapp, dopo che le ho inviato il mio pallido gomito dicembrino in preda a un'orgia di sole. Amo l'alta pressione, il sole che splende nell'aere adamantino producendo ombre che non vi dico. «Ecco», continua la mia amica, «tienilo all'ombra». Va bene, sommessamente rispondo, mi contengo, sono un contenitore di inibizioni abbastanza capace. E tuttavia sono disinibito. Mi fotografo un capezzolo, premo invio e mi libero. Parti del corpo che vanno in cerca di consenso.

Vorrei tanto ci fosse una rivoluzione proletaria, potrei candidarmi a fare il commissario del popolo. Ho i numeri e le competenze per giudicare cosa è buono e giusto. Un po' di potere, penso, mi farebbe bene. Non mi lascerei prendere la mano. «Qualcos'altro?» Domanda la perspicace amica. Forse saprei essere testadicazzo con le persone giuste e non con quelle sbagliate. Forse. Ma io non cerco il potere, cerco l'impotenza, quella buona e giusta, l'impotenza potenziale racchiusa dentro ogni sforzo umano. Eppure un compito bisogna che me lo prefigga di qui alla completa dismissione dei miei pensieri impuri. Quale? Promuovere, per quanto sta in me, il concetto di disistima assoluta verso il ponte di comando della nave mondo, capipopolo, capibastone, Chief Executive Officer e servitori al seguito compresi. Mostrare quanto poco sono venerabili, quanto molto sono esecrabili. Però sono abili. Abili nel tenere alto il morale della ciurma.

Nach schweren Schicksalsschlägen
Pflegt der Kanzler durch eine große Rede
Seine Anhänger wieder aufzurichten.
Auch der Schnitter, heißt es
Liebt die aufrechten Ähren.
    Dopo gravi colpi del destino

    il Cancelliere con un gran discorso ha cura
    di risollevare i suoi partigiani.
    Anche il mietitore, pare,
    ama le spighe diritte.

Bertolt Brecht, “Trost vom Kanzler” [“Dal Cancelliere vengono consolazioni”] da Poesie di Svendborg, in Poesie, Einaudi, Torino.

2 commenti:

Lisa Miller ha detto...

Dopo aver letto, ho ricordato quest'altra di Brecht:

Ogni mattina,
per guadagnarmi da vivere,
vado al mercato dove si comprano le bugie.
Pieno di speranza
mi metto tra chi vende.

Il confine tra lo smarrirsi ed il mentir(e)si è labile.

Luca Massaro ha detto...

Grazie Lisa.