venerdì 8 maggio 2015

Il vero potere

Scrisse Noah Webster, il padre dell'educazione e della scuola americana:
«In che cosa consiste il vero potere? La risposta è breve, semplice: nella proprietà... Una distribuzione generale e sufficientemente equa della proprietà terriera è la vera base della libertà nazionale... Un'uguaglianza di proprietà con il costante necessario ricorso all'esproprio per distruggere le combinazioni di famiglie potenti è l'anima stessa della Repubblica. Finché questo dura, il popolo possiederà inevitabilmente sia il potere che la libertà; in caso contrario, il potere scompare, la libertà muore, e uno stato libero assumerà inevitabilmente qualche altra forma».
Naturalmente, con proprietà qui è inteso proprietà dei mezzi di produzione (terriera, infatti, perché si riferisce ai primi anni della Repubblica federale americana). Riporto quanto scrive C. Wright Mills, prima e dopo aver riportato il succitato brano:

«La piccola proprietà significò sicurezza finché il meccanismo del mercato funzionò, e crisi e prosperità si bilanciavano l'un l'altra producendo nuovi e più armoniosi rapporti di equilibrio. Particolarmente importante era l'ampia diffusione della proprietà rurale, perché i piccoli proprietari godevano di una sicurezza che nessun altro tipo di proprietà poteva loro offrire: la sicurezza, sia pure modesta, di una possibilità di manovra tra la semplice sussistenza e lo sfruttamento delle occasioni del mercato. Quando il mercato era sfavorevole oppure il raccolto poco redditizio l'agricoltore, se frugale e accorto, poteva almeno sfamarsi con i prodotti della terra. [...] Con la terra il piccolo imprenditore non possedeva solamente un “investimento”: era padrone della sfera del suo lavoro, e proprio per questo era indipendente».

¹ C. Wright Mills, Colletti bianchi, Einaudi, Torino 1966

Questo per far notare che il salariato e, insieme, il commerciante o l'imprenditore schiacciati dalle tasse e dai mutui e dalla competizione mercantile, appena la crisi economica si presenta, perdono totalmente la loro indipendenza, la loro autonomia, la loro dignità...

2 commenti:

Lorenzo ha detto...

Infatti la libertà ha un prezzo.

La parte che ovviamente non funziona della idea che bisogni "distribuire" è che il beneficiario non si guadagna e non si merita quello che gli viene dato.

Poi c'è la ovvia fanfaluca. Mentre una economia di sussistenza dove ognuno coltiva e produce tutto quello che consuma non richiede nessun livello decisionale superiore, una economia più complessa, dove bisogna decidere chi apre il cancello della fabbrica, chi si occupa del magazzino, chi fa gli ordini, eccetera, richiede coordinamento e il coordinamento richiede una autorità.

La autorità, non importa se sia il padrone della ferriera o il Partito dei Lavoratori, assume la proprietà di fatto dei "mezzi di produzione" e si ri-configura come una aristocrazia.

Il cerchio si chiude e non ci siamo spostati di un millimetro.

Olympe de Gouges ha detto...

eccepisco: il coordinamento NON richiede una autorità, se per autorità s'intende un potere autonomo; il coordinamento, per dirla così, richiede una programmazione e una collaborazione, un controllo della base e la nomina di delegati con mandato a breve termine e revocabili in qualunque momento sia richiesta della base. laddove non vi sia la possibilità di concentrare la ricchezza e il potere, l'autorità può venire solo dalla competenza e dal prestigio delle persone. in una società che non produce per produrre, che non ha bisogno di essere ingannata, costretta al lavoro coattivo, non c'è bisogno di strutture complesse di comando e di repressione. ecc.