mercoledì 2 marzo 2016

Cane capitale


« La legge del saggio decrescente del profitto, che si esprime con lo stesso saggio del plusvalore o anche con un saggio crescente, dice in altre parole: data una qualsiasi determinata quantità di capitale medio sociale, ad esempio 100, vi è un aumento continuo della parte di esso rappresentata dal lavoro vivo. Dato che la massa complessiva di lavoro vivo aggiunto ai mezzi di produzione diminuisce in proporzione al valore di essi, anche il lavoro non pagato e la parte di valore che lo rappresenta diminuiscono in rapporto al valore del capitale complessivo anticipato. Ovvero: una parte sempre più piccola del capitale complessivo impiegato si converte in lavoro vivo, e quindi il capitale complessivo assorbe, in proporzione alla sua entità, un'aliquota sempre più piccola di pluslavoro, benché il rapporto tra la parte non pagata e quella pagata del lavoro impiegato possa aumentare al medesimo tempo. La diminuzione proporzionale del capitale variabile e l'aumento proporzionale del capitale costante, sebbene in senso assoluto essi crescano entrambi, è, come è già stato detto, solo una diversa espressione dell'aumentata produttività del lavoro.»

Karl Marx, Il Capitale, Libro terzo, Terza sezione, Capitolo 13, Legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, Edizione Einaudi, Torino 1975


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[Quanto segue sono meri appunti di lettura]

Il capitale, assalito dal prurito di fare profitto, si morde la coda, come un cane. Le volte che l'agguanta, se la mastica.


L'aumentata produttività del lavoro richiede un impiego massiccio di lavoro morto che seppellisce il lavoro vivo. Ma – ed è qui la scoperta fondamentale di Marx – senza lavoro vivo il capitale non fruttifica più: senza le api operaie i bei fiori rimangono sterili; fanno bella mostra di sé, e non ci sono inseminazioni artificiali che tengano.


Da notare: nel capitale costante (mezzi di produzione) si trova accumulato il pluslavoro estorto, nel corso degli anni, ai lavoratori produttivi – impossibilitati a rivendicarne alcunché, in quanto la proprietà privata dei mezzi produzione è sacra e tutelata dalle leggi statali.


Il problema è che, da alcuni decenni, per muovere e rendere produttiva una massa enorme di lavoro morto è sufficiente un piccola quantità di lavoro vivo.


Ma... (continua)

3 commenti:

Olympe de Gouges ha detto...

vedi il caso che assomiglia alla telepatia: nel mio post odierno, senza aver prima letto il tuo, ho fatto riferimento al capitalista che si morde la coda. del resto è la prima immagine retorica che viene in mente in tal caso.
se mi permetti un'annotazione capziosa a proposito della legge sulla caduta tendenziale del saggio del profitto, non si tratta semplicemente del fatto che "senza lavoro vivo il capitale non fruttifica più", ma del fatto ancor più grave sottolineato da Marx: il pluslavoro della massa cessa di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza generale, così come il non-lavoro dei pochi ha cessato di essere condizione dello sviluppo delle forze generali della mente umana. Con ciò la produzione basata sul valore di scambio crolla, e il processo di produzione materiale immediato viene a perdere anche la forma della miseria e dell’antagonismo.

Luca Massaro ha detto...

Non posso che ringraziarti della presente annotazione per niente capziosa, ma esaustiva che completa quanto tentavo, brancolando, di dire e con le tue parole ha trovato soddisfazione.

Olympe de Gouges ha detto...

oh di nulla, anch'io apprendo fino alle virgole cose che insegna quel fenomeno di Treviri, e poi vengo a fare bella figura qui da te oltre che catturare l'interesse qualche mosca bianca nel mio blog