giovedì 28 luglio 2016

Pixellamelo

Nello spiegare perché la Repubblica ha deciso di non diffondere immagini e video dei terroristi di matrice islamista, il suo direttore, Mario Calabresi, si lancia in un editoriale accorato per giustificare tale difficile decisione redazionale che non vuol avere i crismi della censura, ma che è presa nell'intento di togliere sotto i piedi il palcoscenico agli attentatori che sperano nella massima diffusione mediatica delle loro gesta criminali.

E fin qui, c'eravamo arrivati - da tempo - anche noi (e anche senza consultare uno psicoanalista).

Dove noi, nel senso di io e te, caro lettore, non siamo arrivati, non potevamo arrivare, è nell'uso di un neologismo che sta alla lingua italiana tal quale un attentato jihadista all'articolo Uno della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Per tale ragione, mi sembra naturale non riportare tal verbo per non urtare la vostra sensibilità, ma soprattutto, per non far torto a quel che resta della lingua che chiami mamma o babbo (Inf. XXXII).

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Si rimanda qui a una fonte più autorevole del neologismo.

4 commenti:

Marino Voglio ha detto...

...mai vista una censura che dichiarasse un fine men che nobile. anzi, in vita mia mai vista una censura che osasse chiamarsi così.

Marino Voglio ha detto...

(dimenticavo: ma dove va l'accento? pixèllamelo o pìxellamelo? io per assonanza voto il primo...)

Luca Massaro ha detto...

Anch'io voto come te.

Gigi Manca ha detto...

Fate i seri tutt'eddue, questi non scherzano minga, questi come calabresi intendo...