lunedì 21 agosto 2017

C'è da spostare una macchina

«Dopo la rivolta e l’indignazione sul web, ora anche l’intervento della procura. La polizia giudiziaria ha riferito infatti a Alessandra Cerreti, pm di turno, tutti gli elementi dell’episodio di sabato a Carugate: un automobilista, multato per la sosta nel parcheggio dei disabili, ha affisso un manifesto con insulti all’handicappato che lo aveva segnalato ai vigili urbani. Il magistrato ha così aperto un fascicolo di inchiesta, senza indagati, relativo a episodi allo stato non inquadrabili in uno specifico reato; non è escluso che nei prossimi giorni si possa individuare un capo d’imputazione a carico dell’autore del gesto. Intanto la direzione del centro commerciale Carosello di Carugate ha messo a disposizione della Polizia locale i video del parcheggio sotterraneo; mentre dai tabulati delle contravvenzioni degli ultimi giorni si potrà con ogni probabilità risalire all’auto multata e quindi al suo proprietario. Resta comunque da accertare se il proprietario della vettura sia la stessa persona che sabato ha affisso il cartello con gli insulti al disabile. Con tanto di errore di ortografia. «A te handiccappato (con due ”c”, ecco l’errore, ndr.) che ieri hai chiamato i vigili per non fare due metri in più vorrei dirti questo: a me 60 euro non cambiano nulla, ma tu rimani sempre un povero handicappato. Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia».
Dopo la rivolta sul web, anche la redazione di Milano del Corriere, non esita a chiamare handicappato (con una "c" sola, ma che bravi), il disabile che si è visto recapitare quell'increscioso messaggio, non firmato, affisso a un estintore del parcheggio sotterraneo del Centro Commerciale Carosello di Carugate.

L'aspetto tragicomico della vicenda è che il Popolo del Web sta linciando (o lapidando) qualcuno che è ancora un anonimo nessuno: servono i Ros per trovarlo. Infatti, quanti cazzo saranno mai i clienti del suddetto centro commerciale che hanno parcheggiato nel posto riservato ai disabili e, ivi, ci hanno preso la multa? Una decina? O più? 
In altri termini: se sono così tanti, i multati, da non riuscire a individuare al volo il colpevole, questo vuol dire che c'è un'alta probabilità che, tra gli indignati del web, vi sia pure qualcuno che, una volta tanto, parcheggia l'auto nel posto dei disabili e ci prende persino la multa.

E vengo al punto: è più educativo linciarne uno per educarne cento, oppure tenere pronto il carro-attrezzi per far parcheggiare un handiccappato un disabile quando ne ha bisogno?

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Le stelle mute

Ho alzato gli occhi al cielo stasera, ma gli astri non raccontavano niente: non avevano voglia, pare, di facilitare un pensiero poetico; mi hanno detto, anzi, di rientrare, perché non sempre si può ottenere ispirazione guardandoli. Sicché,  rammaricato, sono rientrato in casa, con poche parole attaccate alla mente. A proposito: non c'era neanche la Luna, stasera, ché andata a letto presto, al crepuscolo. Forse che sia lei, anche soltanto con il suo bagliore, a essere la principale sponda di aggancio con lo spazio infinito, il primo salto per staccarsi veramente da Terra?
Non saprei. Vedo piuttosto il tutto come una scusa, una giustificazione spiccia per i mancati turbamenti esistenziali o erotici che, sovente, lo spettacolo della volta celeste offre.
Me ne andrò così a letto, un po' più malinconico del solito, tenendo gli occhi aperti su verso il nero del soffitto, fino a riempirli di sonno. E poi sognare, forse.

sabato 19 agosto 2017

Awake, dear Europe, awake! thou hast slept well; Awake!

Puntuale, Fabristol oggi, in un suo prezioso paragrafo, scrive:
«Badate bene che l’ISIS non colpisce mai i centri di potere, né uccide politici, militari, corpi di polizia occidentali. Il motivo è che con questi ci dialoga ogni giorno con informatori, talpe della CIA e quant’altro. Sarebbe facilissimo uccidere un primo ministro occidentale, o il capo di un servizio segreto. E invece gli attentatori scelgono solo i civili. Se attaccassero un politico o le forze di sicurezza il tenue filo di dialogo cesserebbe. È un tacito accordo tra i due.»
Ora, a parte che non so dire quanto "facilissimo" potrebbe essere colpire Principati e Potestà, è un dato di fatto che i terroristi islamici, molti dei quali irregimentati ex post dall'isis, non abbiamo mai tentato di colpire - se non quel cazzone assassino dell'attentato di Westminster  - i centri del potere con annessi rappresentanti. 

Lasciando assolutamente da parte la sarcastica considerazione che, se lo facessero, se colpissero davvero chi ci comanda, rischierebbero di attrarre a sé le nostre simpatie, è indubbio che non lo fanno sia per le ragioni esposte da Fabristol, sia perché, parallelamente alla ragione politico-militare, c'è quella ideologica di attaccare un modello di società che Ezio Mauro, nel suo patetico editoriale, così definisce:
«Noi dobbiamo dare un nome a questo spazio di quotidiana civiltà mondializzata, che l'Isis colpisce ipnotizzato proprio per marcare il suo particolarismo estremo, la sua irriducibilità, la radicalizzazione del suo rifiuto: solo così sarà possibile una lettura politica e non esclusivamente emotiva e sentimentale di quel che è accaduto e ancora accadrà. Il nome è quello della democrazia occidentale [...]»
Proprio così: gli islamisti radicali, terroristi e no, hanno a culo l'organizzazione complessiva della democrazia occidentale, i costumi, le usanze, la tolleranza, la pressoché totale desacralizzazione del vissuto, compreso quello delle campane della domenica (delle chiese e degli ipermercati). Essi - in particolare i maschi che solitamente rappresentano al meglio l'identikit del terrorista - disprezzano nel profondo anche e soprattutto coloro che sono teneri con loro, che li capiscono, che sono tolleranti, che cercano di "integrarli", che vorrebbero ecumenizzarli nella allegra secolarizzazione edonistica globale, coloro che ritengono l'Islam sia una fede come le altre, legittima da professare e sbandierare, senza capire un cazzo che l'Islam è (ancora) una religione assolutista, dittatoriale, che non ammette eresie quali che siano (lo "era" anche il cristianesimo assolutista, se per questo, ma non divaghiamo).

Ed è questo il punto: assolutismo, dittatura, teocrazie sono organizzazioni della società vigenti in tutto il Medio Oriente, e pacificamente accettate dalle nostre democrazie occidentali, a parte quelle che - di tanto in tanto - sono prese di mira dalle nostre élite perché poco inclini a rispettare i patti intrapresi all'insegna del petrolio o del metano.

Ecco perché contrastare alla radice l'ideologia islamista risulta così difficile: perché è la stessa professata dal terrorista e dallo sceicco del Bahrein.

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Segnalo qui in coda un post che - seppur con un punto di vista diverso da Fabristol - trovo molto pertinente, soprattutto nel paragrafo finale.

venerdì 18 agosto 2017

Accorpamenti poco giudiziosi




Innanzitutto: da notare come tale notizia, per la Repubblica, sia attribuibile ai fatti di cronaca.

In attesa della decisione definitiva della Consulta, che stabilirà la validità costituzionale dell'accorpamento dei Forestali dentro l'Arma dei Carabinieri, vorrei ravvisare che la cosiddetta Riforma Madia - nata sullo slancio della riduzione della spesa pubblica, tanto sbandierata a destra e a mancoperilcazzo, avrebbe potuto in anticipo considerare l'obiezione rilevata da quei duemila forestali che hanno fatto ricorso al Tar, ovvero: anziché militarizzare il Corpo Forestale Statale che militare non era, non sarebbe stato più semplice demilitarizzare i Carabinieri, e farli accoppiare, non tanto con la forestale, quanto con la Polizia?
[...]
Ho bestemmiato?

Jo Condor pensaci tu

La Cancelliera tedesca "rilegittima" il leader di Forza Italia. E lui promette: Grillo lo fermo io

So bene che non sta bene occuparsi di tali frivolezze in momenti drammatici come quelli che sono intercorsi - e speriamo conclusi con l'abbattimento (meglio) o l'arresto di quei vigliacchi assassini di matrice politico-religiosa - a Barcellona. Nondimeno, credo che, nella tormenta di cronache di terrore, testimonianze, racconti degli italiani presenti (italian first anche in Catalogna), commenti e analisi geopolitiche alla cazzodicane, ci sia sempre un spazio per tirare il fiato con le allegre vicende della politica italiana ed europea, in particolare con la presente narrata con l'intento di mostrare una cosa per lasciare intenderne un'altra, ovvero questa: dato che, prevedibilmente, alle prossime elezioni si registrerà un ulteriore e consistente aumento dell'astensionismo e, parimenti, un brusco calo del Partito Democratico sotto il 20%, una sostanziale tenuta del M5S (che probabilmente risulterà il partito di maggioranza relativa) e una ri-crescita bioscalina di Forza Italia e del centrodestra in generale, Lega Nord compresa, allora quelli de la Repubblica, (leggi: De Benedetti), fiutato il vento, iniziano a indorare la supposta pillola per i lettori, ché il gigante buono di Arcore, nell'intemperie generale di deligittimazione della politica, sarà anche per loro un salvatore (degli affari e delle sovvenzioni statali), anche più che per la Merkel (ça c'est sûr).


P.S.
Pensa te che persino Tajani, ex portavoce in seconda di Berlusconi, m'è diventato uno statista. 

giovedì 17 agosto 2017

Istruzioni per una vita disordinata

È così difficile governare il disordine che conviene arrendersi, farsene avvinghiare, lasciare che le cose siano ricoperte dalla vegetazione di modo che, un domani, un'altra specie dominante abbia ben più legna da ardere di quanta ne sia disponibile già.
Vedi il verde che ha ricoperto gli ettari di insediamenti umani intorno a Fukushima: sembrerebbe che la vita non attenda altro che rifarsi una vita senza di noi.

Non si sa da che parte cominciare. Dici: la Libia. Orsù, proviamo da lì. Quale parte di ordine caotico sostenere? Se scegli un cavallo (un colonello o un generale o un figlio di puttana), non sei padrone di fargli fare la mossa del cavallo che lui si ribella.
L'Esselunga di Caprotti è sbarcata a Roma? E perché non a Tripoli, a Bengasi, a Misurata? Meglio noi italiani, per primi, che quei cazzoni di Carrefour.

Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, se la porta al mercato delle vacche della politica, diventa un vaccaro che non si accorge che i buoi sono scappati dalla stalla.

Eppure - dice il saggio - ognuno, nel suo piccolo, può portare il proprio contributo alla causa, pur non sapendo esattamente che causa sia; sicuramente persa. Una mano lava l'altra e tutt'e due la ritrovano, la causa: si era nascosta, perché non voleva correre il rischio d'essere corresponsabile delle nostre stronzate.

A volte, anzi: quasi mai, invidio lo stato d'animo di coloro che, proiettandosi in una condizione di futura beatitudine, generalmente prefigurata dentro un quadro religioso, vivono il presente con gioia e serenità, in una sorta di carpe diem spurio, che immunizza dall'ipocondria e preclude qualsiasi tipo di ribellione, compresa la voglia matta di mandare affanculo in modo adeguato chi se lo merita.

Credo sia la prima volta, nella storia della repubblica italiana, che non si nota molto il silenzio estivo della politica: forse perché è da tempo (mesi, anni, decadi) che i politici non dicono più niente che valga la pena ascoltare (figuriamoci seguire).

mercoledì 16 agosto 2017

Fatti la doccia

via

Sono propenso a credere alla buonafede del direttore d'albergo: idiota quanto ti pare, ma non penso con intenzioni antisemitiche.
Innanzitutto, il titolo di Repubblica tradotto è deviante, perché il il cartello non dice «Gli ebrei devono farsi la doccia», bensì, rivolgendosi "Ai nostri ospiti (clienti) ebrei: donne, uomini e bambini", il direttore chiede, per favore, nel rispetto delle regole, di farsi una doccia prima entrare in piscina e anche dopo, una volta usciti.
Se invece che una comitiva ebrea, ci fossero stati clienti di Comunione e Liberazione a comportarsi così, e cioè a non fare la doccia prima di entrare in piscina con la maglietta, il direttore, suppongo, avrebbe scritto un avviso del medesimo tenore ("Ai nostri ospiti ciellini") e nessuno avrebbe avuto da ridire.
Inoltre: idiota quanto ti pare, ma non penso sino al punto di voler perdere, volutamente, una affezionata clientela. A meno che - e in questo caso sarebbe, non un idiota, ma uno scaltro antisemita - nel richiamare l'attenzione dello Stato di Israele e persino del centro Wiesenthal, egli non abbia calcolato, perfidamente, che, scacciando gli ebrei, in tal modo potrebbe far convergere, nella propria struttura, una cospicua parte della facoltosa clientela araba che riempie gli alberghi di lusso di altre amene località elvetiche.
In tal caso, non sarebbe male fare un test al sistema anti incendio dell'albergo.

lunedì 14 agosto 2017

Dmitri

Qui davanti a questo mezzogiorno
che tanti occhi hanno sospirato
perché il corpo ne assorbisse per intero
i colori, i contorni e una sconsolante quiete

si ritorna per far finta che anche il tempo
in certi angoli di mondo riparato
dagli schiaffi del vento e della storia
segua il corso dei nostri desideri

fosse pure qualche istante per ripetere
la cattura della medesima falena cinerina
che si posa sulla lampada da tavolo
mentre le parole del padre prendono

nuova luce. La terra non è altro che
uno scambio irrisolvibile di generazioni
che si danno il cambio nella finzione
come se vi fosse uno scopo in tutto questo.

Il cedro dell'Atlante che ci ombreggia
nella sua secolare finta immobilità
lui, sì, ha uno scopo, non noi
che riposiamo tra cemento e terra

sotto la stessa lapide.



domenica 13 agosto 2017

Il grande fallo dei computer


Premessa: mi baso sul "parziale", tanto basta.

«Un software vecchio di quindici anni, che non viene aggiornato da due, proprietà di una ditta fallita, il cui codice sorgente – cioè la chiave d’accesso – potrebbe essere stato trafugato. E che, nonostante ciò, risulta installato “a guardia” dei centomila computer della rete interna dell'Esercito italiano, dove passano le comunicazioni e le mail tra uffici e comandi, le informazioni sugli spostamenti delle truppe e dei mezzi, i dispacci tra le forze speciali come i paracadutisti del Col Moschin e della Folgore. Una mole di dati a rischio, potenzialmente preda dei gruppi di cybercriminali di Stato che hanno già interferito con le elezioni americane e francesi. »

Non sono un esperto, quindi dico cose infondate; ad esempio, a me risulta che quasi tutta la rete Bancomat italiana si basi su Windows XP: un software vecchio sedici anni. Questo per dire che non importa quanto sia vecchio il software per svolgere egregiamente il suo lavoro. Fondamentale è che non sia stata violata la chiave di accesso, ma anche qui: il trafugamento di un codice sorgente non dipende dalla sua vecchiaia, giacché - notizia di poche settimane fa - anche il codice di Windows 10 è stato parzialmente trafugato.

Cose tecniche a parte, tuttavia, io mi domando se davvero i cybercriminali di Stato (leggi: Russia) siano davvero interessati a rubare mail, comunicazioni e dispacci dell'Esercito italiano e come da ciò potrebbero ricavare dati sensibili da influenzare le elezioni politiche nostrane. Interessante - e potenzialmente ricattatorio - sarebbe se qualche hacker riuscisse a trafugare i "segreti" dell'epoca che va dal 12 dicembre 1969 a - facciamo a stronco - metà anni duemila, ammesso e non concesso che tracce di quelle informazioni top secret siano (ancora) presenti nella rete interna dell'Esercito italiano.

_________
P.S.
Come premesso, mi baso sulla lettura parziale dell'articolo-inchiesta di Repubblica. Quindi posso sbagliarmi, anzi: mi sbaglierò, ma da come impostato, esso mi dà l'idea che, alla fin fine, non sia altro che una specie di articolo-marchetta che stimoli il Ministero della Difesa a indire una nuova gara d'asta per una azienda del settore sicurezza informatica di cui qualcuno (senza fare nomi), magari in forma indiretta, fa parte dell'azionariato. Suggestioni, certamente. Nondimeno, mi chiedo ancora perché l'Ingegner Carlo De Benedetti, invece di buttarsi nell'editoria, non restò nel campo informatico fino ad abbandonare l'Olivetti al suo triste, inconsolabile destino.

venerdì 11 agosto 2017

Io zero per dieci (Finale)

Io a razzo.
Io raduno.
Io raidue.
Io ristretto.
Io raccatto.
Io rimpinguo.
Io resistere non serve a niente. (Walter Siti)
Io datemi retta.
Io rottonculo.
Io rovo ardente.
Io rieducational channel.

Io stronzone.
Io svalutation.
Io sdoppiato male.
Io stretti stretti nell'estasi d'amor.
Io a soqquadro.
Io spingo.
Io sei per sei
Io settebello ritardante.
Io sottosopra.
Io sovente.
Io sedicente.

Io tanghero.
Io tuono.
Io Turiddu.
Io tremo.
Io d'un tratto.
Io trinco.
Io téstina di cazzo.
Io e le tette.
Io trotto.
Io tavola grande.
Io tedioso.

Io Utz
Io uomo?
Io understand.
Io a Utrecht.
Io ubicato.
Io ubiquo.
Io born in the USA.
Io Utet.
Io utopico.
Io uovo.
Io in udienza.

Io vezzoso.
Io veruno.
Io verdura.
Io vertebrale.
Io vaccaro.
Io veni vidi vici.
Io vessillo.
Io vetturino.
Io vitto e alloggio.
Io volente.
Io vedi alla voce: amore (David Grossman).

Io zenzero.
Io zuzzurellone.
Io Zundapp 125.
Io zebrato no, Bearzot sì.
Io zoccola.
Io Zanichelli.
Io Zeitgeist.
Io zattera.
Io Zorro.
Io a zona
Io a Zadina.

giovedì 10 agosto 2017

Io zero per dieci (sequitur)

Io ho.
Io honni soit qui mal y pense.
Io H2O
Io Hertz.
Io Husqvarna.
Io Ho Chi Minh
Io hockey
Io hostess
Io hot
Io ad Hannover
Io Heidegger proprio mi sta sul cazzo.

Io ionizo
Io immunologo.
Io ibis.
Io intrepido.
Io inquino.
Io insegno.
Io insetto.
Io ittologo.
Io innovo.
Io ideologico.

Io lazzarone.
Io lunatico.
Io luddista.
Io lacustre.
Io loquace.
Io liquido.
Io e lei.
Io letterato.
Io lotto.
Io love.
Io ludico.

Io mezzadro.
Io mungo.
Io mendico.
Io Matrix.
Io moscato.
Io minchione.
Io Messico e Nuvole.
Io metto.
Io mottetto montaliano.
Io muoversi muoversi.
Io Medicamenta degli incurabili (Patrizia Valduga).

Io no.
Io nessuno e centomila
Io nduja.
Io neutro.
Io nacqui sub Saragat.
Io nocino umbro.
Io nei sogni miei.
Io al netto delle circostanze.
Io nottola di Minerva.
Io nove per nove.
Io Nadia Comaneci.

Io di Oz.
Io ognuno per sé.
Io occiduo.
Io oltre.
Io ombrato.
Io obliquo.
Io osai.
Io ottengo.
Io otto per otto.
Io ovviamente.
Io odio.

Io pzero Pirelli.
Io pruno.
Io piduista.
Io Petrassi Goffredo
Io patto d'acciaio.
Io pingue.
Io potei.
Io pettegolo.
Io pottone.
Io provo.
Io un pediluvio mi farò (Paolo Conte).

[...]

Finché l'utente non clicca su accetta

Ansia

ROMA - Si chiama 'Submelius' ed è il virus malevolo che ha più colpito nelle ultime settimane gli italiani, viaggia sui siti da cui si scaricano film illegalmente, minacciando quasi il 32% degli utenti. Lo rilevano i ricercatori di Eset che hanno stilato la top 5 dei malware più diffusi nel nostro Paese a luglio 2017.
"Veicolato principalmente attraverso Google Chrome, Submelius colpisce specialmente siti famosi per la visione di film online", spiega Eset. Il meccanismo di diffusione è questo: l'utente visualizza sul browser le classiche finestre con l'annuncio 'è stato rilevato un virus' o 'guadagna soldi lavorando da casa', poi viene reindirizzato ad un sito che chiede a sua volta di passare ad un altro indirizzo, finché l'utente non clicca su 'accetta', "indirizzando così il browser verso il download di un'estensione dallo store di Google Chrome".
§§§
Penso spesso che alla parola utente bisognerebbe sostituire la "e" con un'altra vocale (non vi dico quale, ché non vi considero tali, cari lettori); e che accetta, il più delle volte, sia un nome comune di cosa.
Di conseguenza, ritengo che il suddetto malware «che ha più colpito nelle ultime settimane gli italiani» non sia affatto un «virus malevolo», giacché, se di contagio si tratta, l'esca dell'agente virale è talmente palese - il virus, infatti, si contrae dopo tre passaggi tre e non al primo abbocco - che un po' di selezione naturale non può che portare benefici al web.

martedì 8 agosto 2017

Io zero per dieci

Io sono azero.
Io alluno.
Io ad Adua.
Io mi attrezzo.
Io mi acquatto.
Io mi accingo.
Io mi assesto.
Io mi assetto.
Io allotto e poi annotto.
Io annovero.
Io addico.

Io bàzzico,
Io sono Bruno.
Io bue.
Io bretone.
Io baratto.
Io Bingo.
Io bestia.
Io bestemmio.
Io fo il botto.
Io bove.
Io sono bieco.

Io Cerezo (Toninho).
Io a Cuneo.
Io gioco a Cluedo.
Io cattolico.
Io cinguetto.
Io conto fino a Cei.
Io cestino.
Io sono cotto.
Io covo.
Io cedo.

Io dazebao.
Io denuncio.
Io duetto.
Io dentro.
Io dattero.
Io dunque.
Io dèizzo.
Io detti.
Io dotto.
Io dove.
Io decido.

Io erzo (Pound).
Io eunuco.
Io enduro.
Io entro.
Io equatore.
Io evinco.
Io essai bref.
Io essente.
Io ettolitro.
Io Ennio Flaiano.
Io endemico.

Io frozen.
Io fungo
Io fo fondute.
Io fremo.
Io fatto.
Io fingo
Io féi.
Io a fette
Io fotto.
Io favonio.
Io fede poca.

Io grezzo.
Io giungo.
Io gaudio magno.
Io gretto.
Io non dire gatto.
Io giunco pensante.
Io geisha.
Io di getto.
Io Giotto.
Io al governo.
Io giudice superno.

[...]

lunedì 7 agosto 2017

Anche i samaritani

«Che sia merito delle intense e indecenti campagne disinformative della politica o della mediocrità dei media, che dipenda dalla nostra disperata necessità di sentirci protetti o da altre più complesse motivazioni culturali, il dato di fatto è che gli italiani, con il piccolo individualismo che li contraddistingue, ciò che impedisce loro – da sempre – di sentirsi “un Paese”, dei migranti non ne possono più.»

Eccone un altro che, con disinvoltura miserevole, passa dal noi al loro, perché non sia mai che lui, vero, dall'alto della sua nobile professione di divulgatore informatico e consulente aziendale di una multinazionale a caso, si senta parte della collettività cialtrona degli italiani che si sono rotti i coglioni della immigrazione alla cazzo di cane sparsa sul selciato del suolo patrio senz'altra politica che quella dell'accoglienza perché l'ha detto il Papa, della beneficenza un tanto al chilo, del vediamo se poi si inseriscono nel mondo del lavoro a fare i braccianti per quelle imprese che offrono impiego sotto il sole sotto il sole di Riccione di Riccione (metafora) e il resto, boh, speriamo che prendano la via del Nord Europa e non stiano a bivaccare per le piazze, le stazioni, i supermercati, o ingrossare le file di alcune bande metropolitane già ben organizzate in variegate tipologie di crimine, e così via.

«Perché l’umanità, francamente, non è più da tempo moneta di scambio fra la politica e i suoi elettori. È un sacchetto di rifiuti rancido del quale tutti cercano di liberarsi al più presto.»

Orbene, se l'umanità è spazzatura, per la spazzatura la battaglia è finire più tardi possibile dentro l'inceneritore o nella discarica. È la cosiddetta guera tra morti de fame, tra quelli che ciànno du' etti de prociutto da mette'n tavola e queli che 'nvece je tocca annà a raccattallo nella monnezza, appunto. 
I primi devono per forza sentirsi in colpa del proprio rozzo razzismo, del fatto che non aggiungono un posto a tavola per condividere il companatico, per non comportarsi, insomma, da buoni samaritani e quando vedono arrivare migranti in continuazione (perché di continuo i media parlano di sbarchi) pensano: "Ma non finiscono mai? Anche i samaritani, nel loro piccolo, si stufano".

Come se il problema dei flussi migratori fosse legato alla bontà d'animo o alla grettezza delle singole persone o alla psicologia delle masse, come sostanzialmente pensano le anime belle e buone dell'editorialismo nostrano, Saviano in testa che scrive:
«Avverto i miei lettori: tutti coloro che non si inseriscono nella canea anti immigrazione e contro le Ong saranno soli. In questo momento l'odio verso le Ong e verso gli immigrati non ha pari, magari le mafie avessero avuto contro tutto questo impegno e questa solerzia. Facciamoci forza, io ne sono consapevole. Bersagliati dalle più basse menzogne, ci vedremo sui social sommersi dalle più comuni banalità. Sarà un profluvio di "portateli a casa tu", "vi fate pagare per fare le anime belle", "buonisti". Ma pazientemente, smontando il fuoco di fila delle bugie ne verremo fuori. »
Perché la buttano sull'odio, sulla cattiveria e i bassi istinti delle persone? Perché è semplice restare in superficie, vedere solo un aspetto, non guardare in prospettiva e non riuscire a fare uno più uno più uno.

Intanto li invito a leggere questo addendo.

sabato 5 agosto 2017

Kagamé

via
Da ventitré anni al potere e rieletto per un altro mandato presidenziale con il 98% dei voti scrutinati, Kagamé neanche di striscio.

E neanche te, caro lettore. 

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A parte gli scherzi.

«Kagamé è duramente criticato per i suoi modi autoritari e antidemocratici, ma, forte di una crescita del PIL del 7%, è comunque riconosciuto per la sua abilità in politica come in economia.»

Il link rimanda a una lettera inviata alla rubrica Italians e pubblicata da Severgnini. Dopo averla letta, io domando, un po' razzisticamente, ossia per sentirmi un po' scafista, come Giovanni Fontana suggerisce (e "accusa")
«A portare più morti sono le leggi assurde dei Paesi europei che costringono questi esseri umani disperati a rischiare la vita per muoversi da un luogo all’altro del mondo. A portare più morti sono le frontiere chiuse dai nostri Paesi, che sono anche l’unica ragione per la quale gli scafisti esistono: via frontiere chiuse, via scafisti. A portare più morti siamo noi.»
se in quel "noi" ci sono anche le rare svizzere africane, come il Ruanda, che sicuramente tengono le frontiere ben più chiuse delle "nostre".

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A parte le frontiere.

«A portare più morti siamo noi»? 
Data una certa quantità di trippa per gatti che il misero welfare di uno stato concede, metti pure il caso dello Stato italiano, se nell'impoverimento generale che la crisi porta, con un pil allo zero virgola, un debito colossale che col cazzo che lo ripaghiamo, speriamo anzi che ci sia qualcuno che lo compri ancor, le banche per esempio, coi li sordi che stampa Draghi, se a vedere tutta questa gente disperata che arriva e che ha bisogno sì di un tetto di un vitto e senza un cazzo di modo pianificato per darglielo se non l'elemosina o il grattare appunto le croste del welfare che poi mancheranno giocoforza agli indigeni che si sbattono le palle con stipendi miserevoli, le tasse e le tariffe e skysport perché eccheccazzo Neymar in qualche modo dovrò pure guardarlo, embè, e cristo mi sia testimonio, sì, a portare più morti siamo noi, ti prego Giovanni scusami, ma dillo a tua sorella.

venerdì 4 agosto 2017

Allegro con brio


È un po' di tempo che non mi permetto di giudicare fatti, usi, costumi dell'odierna società. Mi si scusi, quindi, se stasera vi indulgo, complice un colpo di screenshot che racchiude due notiziuole in colonna destra de la Repubblica.
La prima e la seconda - miliardi di visioni e di euro a parte - accomunate da un identico e unico andamento, allegro con brio, che ad ascoltarlo si trasforma in monito: se queste cose, che vi scandalizzano, accadono - - ecco il giudizio -, la colpa è vostra.
Vostra, sì. Di voi che avete, anche soltanto per sbaglio, cliccato per vedere quel video su youtube, o che ancora guardate, anche per celia, lo sport puttano per eccellenza, annessi e connessi. 

Non dico altro, la sentenza è emessa: fanculo al tormentone e a quel cazzo di pallone.


giovedì 3 agosto 2017

Sogno rosso

Scusate l'ignoranza. Per vie traverse, ho scoperto l'esistenza del periodico quindicinale Rosso, stampato a Milano negli anni 1975-1979, come dice Wikipedia, giornale «punto di riferimento per i movimenti appartenenti ad Autonomia Operaia».


Copertine del genere, oggi, sono impensabili nonostante la realtà dei salari di merda e dei lavori di merda sia un dato di fatto.

Sebbene le istanze, o piattaforme programmatiche, siano frutto di un linguaggio oramai storicizzato (le case e il "resto" potrebbero anche essere "presi", ma il "salario" presuppone una produzione legata a un sistema che ripete quello in corso, fallimentare e, quindi, l'organizzazione della rivoluzione, ancor oggi, è problematica, non si tratta solo di conquistare i mezzi di produzione ma di riorganizzare del tutto la produzione) quella che prevede «nessuna collaborazione con il governo» è l'unica che conserva la sua validità. Certo, una pallottola spuntata, epperò lottare contro la buffonata delle alternanze è il minimo nel «teatrino politico» che, in vario grado, ha fatto del compromesso storico la messa in scena costante. 
L'alternanza, infatti, è sempre stata una parodia, alla quale in molti, io per primo, per anni ho abboccato come un pesce citrullo. Nondimeno - fenomeno Cinquestelle compreso nonostante tutti i loro abbai - crederci oggi, dopo il governo Monti e la presente legislatura, è davvero uno stolido perseverare.

Anche in virtù del fatto che la facce del potere non hanno più quella levatura e quel cipiglio dei politici, banchieri e industriali sopra rappresentati.

Per concludere, riporto (preso sempre da Wikipedia) un estratto di un editoriale di Rosso dell'ottobre 1976
«La lotta proletaria si scontra contro un sistema di potere, in cui non è più possibile distinguere le responsabilità di regime dei padroni piuttosto che del governo, del sindacato o del riformismo, si scontrano contro lo stato corporativo. Ora è la classe contro lo Stato: questo è quanto la crisi ha semplificato [...] Il “compromesso storico” mostra il suo vero volto: la repressione antioperaia e antiproletaria [...] Ma per i riformisti, per tutti i porci che si ergono a difensori di questo sistema basato sulla schiavitù del lavoro non sarà facile, il fronte della lotta si allarga sempre di più. Contro le lotte dei carcerati, dei lavoratori del pubblico impiego, dei giovani costretti a perdere anni di vita nel servizio di leva, contro le lotte delle donne il PCI dovrà dimostrare ai padroni multinazionali tutta la sua capacità repressiva per guadagnarsi un po’ di fiducia.»
Ebbene, provate a rileggerlo inserendo, al posto del PCI, il PD.  Cambia qualcosa?

mercoledì 2 agosto 2017

La domanda che ha effetto

«La differenza tra la domanda che ha effetto, in quanto è fondata sul denaro, e la domanda che non ha effetto, in quanto è fondata soltanto sul mio bisogno, sulla mia passione, sul mio desiderio, ecc., è la stessa differenza che passa tra l'essere e il pensare, tra la semplice rappresentazione quale esiste dentro di me e la rappresentazione qual è per me come oggetto reale fuori di me.» Karl Marx, Manoscritti Economico-Filosofici, "Denaro", 1844
Penso che quanto sopra scritto racchiuda uno dei principali moventi della presente attività bloggeristica. Come? In questo senso. Al fine di dare alle mie domande (non ha importanza quali; nello specifico, credo siano già esposte più o meno esplicitamente) un effetto, la via dell'esposizione diaristica pubblica de' propri pensieri fornisce l'illusione di elidere la differenza tra pensare ed essere. 
Dunque, dato che
«la domanda esiste, sì, anche per chi non ha denaro, ma la sua domanda è un puro ente dell'immaginazione» (Ibidem)
allora, voilà le mie risposte, il disegno di Lascaux che raffigura il mio ritratto.

Se mi trovate sexy, buttate un bacino.

martedì 1 agosto 2017

Incomprensioni 7


Un pomeriggio – sarà stata la quarta o quinta volta che andavamo da lui – Umberto ci chiese il favore di seguirlo in bagno, aveva bisogno di una mano, e noi non capivamo perché. Ricordo ancora quel bagno enorme, disordinato, costruito sulla base di un trapezio scaleno. Entrarci dentro ci disorientò. Lui, con molta naturalezza, si pose davanti al lavandino sopra il quale c’era un classico specchio coi faretti, che accese. Sì tirò giù pantaloni e mutande che si fermarono giusto sotto le ginocchia. Poi chiese a me di prendere un giornale porno (Le Ore?) e di sfogliarlo sotto i suoi occhi, lentamente, mentre lui iniziava a toccarsi. Da quello che ricordo, io e Alessandro restammo imbambolati davanti a quella scena: era la prima volta che vedevamo qualcuno masturbarsi (lo sapemmo poi che di quello si trattava). Nessuno parlava. Si sentiva soltanto il rumore ovattato del movimento. Io continuavo a sfogliare e guardare quello che faceva: vedevo quel suo coso enorme rispetto a quello che avevo tra le gambe io, senza provare né attrazione, né repulsione. Semplice curiosità, forse. Dopo alcuni minuti, Umberto chiese ad Alessandro se poteva avvicinarsi per accarezzarlo. Non lì, non chiese di toccargli il membro, ma di fargli delle piccole carezze sul bacino e sui glutei ipertesi. Alessandro mi guardava e, forse per compensazione al mio impegno, non si rifiutò e cominciò a sfiorarlo, distrattamente, cercando nei miei occhi un segno di approvazione e complicità. Sentivamo, sotto sotto, che stavamo facendo qualcosa proibito, ma senza dargli troppo peso, senza cioè esserne troppo preoccupati perché, in fondo, non era nostra l'idea di trovarci in quel contesto, non eravamo cioè responsabili come nel caso delle sigarette fumate di nascosto. Insomma, più che altro ci sentivamo spettatori di un gioco che non ci apparteneva, non ci riguardava: noi non eravamo in campo, no: tutt'al più, facevamo i raccattapalle.
Dopo cinque, dieci minuti buoni di silenzio e stupore infantile (Zolla), Umberto ebbe un sussulto e dal suo pene uscì della roba tra il bianco e il giallo, mai vista prima. «E quella che roba è?», chiesi. «La stessa che si vede in alcune foto del giornale che hai sott'occhio», rispose Umberto. «E da dove esce esattamente; e perché a noi no?», continuò Alessandro. «Questo... beh, lo saprete tra qualche anno».
Tra qualche anno. 

lunedì 31 luglio 2017

Il riscatto

Il Solleone è, solitamente, il periodo più indicato per dire cazzate e una più, una meno, in particolare a futuri fini elettorali, per accalappiare cioè il consenso di una fetta di giovani elettori neolaureati, disoccupati o poco occupati, comunque senza posto fisso e prospettive pensionistiche orripilanti, un boccaperta governativo ha buttato l'amo in un lago pieno di internauti che abboccano facile facile. E sia concesso loro sperare in bene, smettiamola con l'invidia sociale tra mortidefame: vi abbuoneranno gli anni di università? E pigliateli e metteteli in saccoccia.

Per celia, una dozzina d'anni fa, feci anch'io domanda all'Inps per il riscatto della laurea, ma ancora è - ho verificato oggi - una domanda in fase di lavorazione (così come quella per la ricongiunzione dei contributi, domande entrambe fatte nel dicembre 2005 e ancora, ripeto, in fase di lavorazione).

Qualche mese fa chiamai il call center e una operatrice che rispondeva dall'Italia (ci tengono a dirlo che rispondono dall'Italia, spero per loro dalle isole Formiche), mi disse, appunto, che la mia domanda era in fase di lavorazione e che l'esito mi sarebbe stato comunicato via raccomandata, con scritto l'importo del riscatto e le modalità di addebito, e che avrei avuto tempo un mese per non accettare, altrimenti sarebbe valso il silenzio assenso con conseguente prelievo sullo stipendio.

A me queste faccende burocratiche mettono ansia, anche perché una raccomandata può arrivare senza farci caso (senza che firmi io, per intenderci) sicché oggi richiamo l'Inps e un'altra, più simpatica, operatrice, che rispondeva anch'essa dall'Italia, si è informata presso l'ufficio competente e mi ha risposto che non mi devo preoccupare, che non c'è il silenzio assenso e l'addebito sullo stipendio, e che basta non pagare il primo bollettino affinché tutto decada.

«Mi scusi, potrei tuttavia sapere, in linea di massima, a quanto ammonta l'importo del riscatto?», le ho chiesto.
«Un vero e proprio riscatto, credo», risponde divertita l'operatrice, pur non dicendomi una cifra ma indicandomi che nel sito dell'Inps c'è la possibilità di calcolarlo approssimativamente.

Così ho fatto, indicando come parametro soltanto gli anni del mio corso di laurea (4).


20.624,13 euro sulla base del reddito minimale degli artigiani e dei commercianti.
Ma dato che il mio reddito, anch'esso minimale, è leggermente più alto, ho rifatto il calcolo ottenendo che, per riscattare la laurea, dovrei esborsare circa 27 mila euro.

Embè: spero che la mia domanda resti in fase di lavorazione permanente.


Quando i coglioni fanno oh

Benché negli ultimi anni - facciamo pure: dall'ultima legislatura - quelli de il Giornale mi stanno meno sul cazzo di quelli di la Repubblica, ieri sera, cercando qualcosa che facesse il paio con l'idiozia di un cantante che faceva oh, ho trovato questa roba, che pubblico ora, come memento:



In effetti, da tempo avevo il sospetto che controllori e agenti fossero una categoria a parte rispetto alla cittadinanza, così come i sacerdoti, i maniscalchi, gli arrotini e i pizzicagnoli.
Il punto è che noialtri cittadini sempre buoni ultimi anche come vittime, cribbio.

____________

Notarella, a scanso di equivoci: perché le cose accadono e hanno uno svolgimento che, giocoforza, sfocerà in un patatrac, rimando al post odierno di Olympe de Gouges.

Di mio aggiungo due cose: non sono boldriniano. Non penso cioè che i migranti siano la punta di lancia della rivoluzione, anzi: piuttosto del casino e del rompimento di coglioni, soprattutto quelli che poi, nello spaesamento generale, vanno a ingrossare le file della micro e macro criminalità. Ma neanche penso che sia possibile "aiutarli a casa loro". Come può l'Occidente - o meglio: il sistema economico e produttivo capitalista - responsabile di aver raso al suolo le forme elementari di sussistenza in loco, trasformando ogni individuo da produttore immediato a soggetto in cerca di lavoro e di salario, creare le condizioni di un'economia florida di stampo fordista in Africa? L'Africa, quello che ha da produrre (prodotti minerari e agricoli) lo produce già, tramite qualche company che, con pochi scherani, controlla un certo quantitativo di schiavi e al resto calci in culo e avanti su a cercar fortuna in Europa.

domenica 30 luglio 2017

Generazione di sconvolti


Quando, nel '78, rapirono Aldo Moro io e miei amici non osavamo più andare per boschi per tema di imbatterci in un rifugio delle Brigate Rosse. 
Mentre quando rapirono Cirillo, nei boschi ci andavamo eccome: a fumare hashish.

Un amore percepito

Sopra un certo limite, la città assorbe così tanto caldo che, al posto della percezione, subentra la visione. È impossibile, infatti, che tu, con un vestito senza spalline color vinaccia, camminassi sullo stretto marciapiede delimitato dalla rete metallica che protegge i lavori in corso, fermi, della futura tranvia, impossibile: eppure, anche se difficilmente lo eri, vedendoti, ho immaginato che fossi lì, per freddarmi, con la tua pistola ad acqua, alla quale aggiungevi sempre un decilitro di saliva, per colpirmi col tuo dna impoverito, che mi restava addosso a lungo, meglio di un deodorante, sino alla prossima doccia, che avrei fatto a Pasqua, per purgarmi dai peccati, che erano tanti, soprattutto in potenza, perché nel passaggio dalla potenza all'atto i miei peccati sono risultati sempre un fallimento.

Vederti, immaginarti in quel deserto di alberi e di persone, è stata una lenta e dolorosa rielaborazione del lutto, del tuo morirmi addosso senza poterti fare un funerale per bene, almeno sarei venuto a trovarti al cimitero, nella calma desolata di cipressi assetatati che si vedono passare accanto infrequenti annaffiatoi destinati, ahiloro, a rari fiori vivi che decorano le lapidi, le più seppellite, appunto, da amori di plastica.

Rapidamente, lo specchietto retrovisore ha rimpicciolito la tua figura, praticamente un puntino sui tacchi di sughero e colla, che il clacson di una macchina precipitosa ha fatto scomparire in una nuvoletta di vapore. Ci ho scritto dentro: vedi se ti riconosci e se almeno, per una volta, anziché sorridermi, compassionevole, mi mandi a fare in.

sabato 29 luglio 2017

A una poetessa

Non andare leggendo ad alta voce
i tuoi versi tra gli alberi, altrimenti
la quercia, il faggio, la betulla, il noce,
si trasformano in salici piangenti.

Luciano Folgore, (1888-1966)

_________________
Da Poesie satirica nell'Italia d'oggi, a cura di Cesare Vivaldi, Guanda, Parma, 1964

venerdì 28 luglio 2017

Senza limiti

[Passavo di qua, è notte, ho visto bianco e, come un piccione in volo (data l'ora, sarebbe meglio dire un pipistrello) libero fino a un certo punto (come i piccioni e i pipistrelli, ho anch'io le mie necessità), provo a sporcare il bianco sottostante, non di inchiostro, la sua parvenza, la mia impronta digitale.]

***
E così Jeff Bezos ha superato Bill Gates come uomo più ricco del mondo. Tutti gli anni fanno questa gara, chissà perché la fanno ma soprattutto: i media ne sono compiaciuti, ammirati, tutti a portare un cero al santino vincitore.
«Tutto nella vita, John, è questione di fissare un limite, e bisogna decidere da soli dove fissarlo. Non lo si può fissare per gli altri. Si può provare, naturalmente, ma non funziona. Obbedire a regole stabilite da altri non equivale a rispettare la vita. E se si vuole rispettare la vita, bisogna fissare un limite.» John Berger, Qui, dove ci incontriamo, Bollati Boringhieri, Torino 2015
Dunque i vincitori, o meglio: non personalizziamo troppo le maschere di carattere, avremmo potuto essere anche noi come loro, da nostri garage, coi nostri cacciavite a stella, diventare capi d'impero, se solo avessimo girato per il verso giusto quel cacciavite, anziché usarlo per quello che doveva servire... Dicevo: i vincitori non si sono fissati un limite, perché il sistema economico e produttivo nel quale operano, limiti non si dà, se non quelli che incontra, inevitabilmente, nel cammino verso la desertificazione o la sommersione del pianeta. Ma non la facciamo troppo lunga...

***
Mai che facciano una gara inversa, quella a chi è più povero del mondo: troppi vincitori a pari merito?

giovedì 27 luglio 2017

La palla delle generazioni

C'è uno «scritto» di Christian Raimo pubblicato dar sito Minima Moralia che ho provato a leggere fino a un certo punto, saltellando tra i capoversi, nei tempi di recupero tra un esercizio e l'altro, in palestra, così non vedevo l'ora di tornare a faticar per interrompere la fatica della lettura, appunto.

Sarà perché sono un provinciale poco ammanicato senza pretese e quindi esente (almeno credo) dal tipico atteggiamento risentito di chi vede qualcuno che occupa una posizione di prestigio immeritata: per me tutti meritano, anche quel mio compagno di corsi universitario che a forza di portare la ventiquattr'ore e porgere l'ombrello in caso di pioggia al prof ordinario, insisti insisti, ce l'ha fatta a ottenere un posto fisso come ricercatore di chissà che tipo di ricerca filosofica.

Quindi, lo dico in virtù del mio aplomb e del mia marginalità: con questa razza odierna di intellettuali che occupano i posti di nicchia (nicchia nicchia ponza ponza) dell'informazione, niente, non si fa una sega nulla, non si segano tralicci della luce, non si lanciano sampietrini in testa alla testedicazzo a prescindere, non si scortecciano gli alberi genealogici della classe dominante, si perpetua il dominio attuale e si fanno discorsi che mamma mia dire del cazzo sarebbe un complimento.

Eppure Raimo dice anche cose che, isolate e sintetizzate meglio (non lo farò io, ecché, c'ho scritto jocondor?), potrebbero risultare interessanti come piattaforma programmatica per buttarsi sotto, quando sotto non c'è una piscina o il mare, ma l'asfalto.

Stringo, che già abissalmente lungo e tedioso è lui. Riprendo giusto due passaggi, quelli che più mi hanno sdraiato in terra come un lottatore di sumo: il primo, quando egli racconta di aver intervistato una precaria cognitiva che rimediava circa settecento euro al mese, dalle quali sottraeva duecento per l'affitto condiviso con altre quattro donne a Tor Pignattara e, inoltre, trecento euro per «fare analisi».
«Ne aveva assoluto bisogno perché si sentiva piuttosto depressa [...] Alla fine di quella lunghissima intervista, che si era tramutata in un botta e risposta sulle condizioni materiali e morali di vita negli anni Zero italiani, me ne andai a casa triste. Dovevo ammettere che la mia situazione non era troppo differente dalla sua; eppure, oltre questa sorta di empatia e di ri- specchiamento, non era scattato nessun senso di identità condivisa, nessun grumo di coscienza di classe, come si sarebbe potuto dire.»
Ora, sarò superficiale e quindi poco intellettuale, tuttavia, se mi posso permettere, se volevi veramente far scattare un "senso di identità condivisa", o anche un "grumo di coscienza classe", dovevi invitarla a cena, cazzo, magari spendendo i soldi avuti per l'intervista che ti avevano commissionato.

Infine, secondo passaggio:
«C’è un episodio spesso ricordato da uno scrittore, Giorgio Vasta. Era la primavera del 2011 e la casa editrice Laterza ospitò un incontro che coinvolgeva quelli che in una lettera aperta sul Sole 24 Ore erano stati chiamati tq, intellettuali vari trenta-quarantenni. A un certo punto qualcuno, forse Vanni Santoni, forse Nicola Lagioia, per dare forza retorica al suo intervento, tirò fuori, quasi come sberleffo, un dispenser con del- le pilloline, dicendo una cosa del tipo: "Io sto così, mi capite!". Fu un attimo, che una alla volta, dieci, venti persone presero dalle loro borse, dalle loro tasche, i loro dispenser, le scatoline, le confezioni, le bottigliette di sonniferi, Xanax, melatonina, Tranquirit, Rescue e fiori di Bach vari. Si trattò di un momento di grande riconoscimento, a conti fatti l’atto fondativo di quel movimento di lavoratori della conoscenza che si sarebbe chiamato tq appunto.»
Sarò stronzo, tuttavia io, al sopra descritto mainstream culturale, preferisco (al momento preferivo, finché non tornerà in pista) di gran lunga gli affacci e le mosse estetizzanti di Lapo Elkann campione di razza che non si nasconde nei bunker della discrezione empirea (come fa il fratello o altri figliocci beneducati di papà). Almeno lui è divertente e rivela la superficie, la crosta esotica delle miniere inesplorate del capitale.

Conosci tu il paese

Conosci tu il paese dei floridi aranceti
che ha su cento abitanti settanta analfabeti?

Il paese poetico, dall'aure profumate
che riceve le rondini a suon di fucilate?
Il paese del sole, il paese dei sogni,
dove il popol beato fa in piazza i suoi bisogni?
Dove assessor di pubblica igiene e uffizïali
di pubblica nettezza sono i polli e i maiali?
Dove sotto lo sguardo di mille indifferenti
sono esposte le bestie a' più crudi tormenti?

Mario Rapisardi, Epigrammi, 1888 (?)

mercoledì 26 luglio 2017

Guardare e non toccare

Stupirsi e indignarsi che Macron, riguardo alla Libia, si sia mosso in solitaria (dopo il placet americano) mi sembra davvero fuori luogo: accontentarsi di essere comprimario, per il governo italiano, è già qualcosa e quindi «guardiamo con speranza agli sviluppi di Parigi» giusto per ricordare che, presanculo per presanculo, almeno non ce lo mettano di traverso, gli alleati francesi, anche per mantenere belli aperti i sorrisi al prossimo bilaterale Italia-Francia o Francia-Italia dipende dove sarà giocata in casa la prossima riunione per scambiarsi i gagliardetti.

Ma io non voglio dar colpa a Gentiloni o a chi l'ha preceduto e neanche a Berlusconi che un tempo ebbe l'ardire di accogliere in pompa magna al G8 di L'Aquila il compianto colonnello:


Voglio dare la colpa a tutti i responsabili di governo e parlamento che non hanno saputo, almeno in un caso come quello libico dell'ultimo decennio, offrire all'Italia una politica che sapesse salvaguardare al meglio gli interessi strategici della nazione, né più né meno di quanto facciano le altre nazioni alleate sulla carta, ma nei fatti concorrenti sul piano della contesa geopolitica ed economica internazionale. 
Esempio esagerato: perché l'Italia, che aveva tutto l'interesse, non ha tentato di difendere un alleato come Gheddafi, anche la decima parte di quanto (ecco l'esagerazione) Putin ha difeso (sta difendendo) Assad? Macché: oltre a fornire basi e impianti, l'aviazione italiana partecipò attivamente alle operazioni di attacco contro il regime libico:
«I Tornado ECR italiani sorvolarono nuovamente, con esito finale positivo, lo spazio aereo libico facendo da deterrente contro i radar di Gheddafi, pronti a colpirli se fossero entrati in funzione» via.
E questo accadde sapendo benissimo che da tutto ciò sarebbe derivato il caos e la presanculo (un etto d'acciughe, all right).


Incomprensioni 6

Umberto ci fece sedere sul divano, a me e Alessandro, certamente più disinvolti nell'entrare in casa di un ragazzo più grande di noi, come se quattro parole, due rassicurazioni e lo scudetto della Salernitana scambiati il giorno precedente, fossero stati sufficienti a infonderci una maggiore fiducia nei suoi confronti. Quella volta, per praticità, avevamo portato con noi gli album dei Calciatori, così potevamo subito attaccare le figurine che mancavano. Dopo averne trovate e attaccate una dozzina, Umberto – che ci aveva lasciati liberi di frugare nella collezione di doppioni da soli perché, disse, aveva da fare una telefonata – ritornò per chiederci se andava tutto bene e se, quando finito, avessimo voluto dare un'occhiata a questi. «Sono anch'essi doppioni», ci avvisò, «infatti, ogni tanto insieme alla copia mensile, vengono allegate ristampe di numeri precedenti, probabilmente con l'intento di convogliare nuovo pubblico per incrementare le vendite. Se volete, quindi, potete portarne a casa qualche numero».
«No, no» risposi, anche troppo rapidamente, per non lasciare intendere che, in verità, li avremmo presi volentieri quei giornali.
Oltre che ai fumetti erotici, che sfogliammo avidamente, ci soffermammo con particolare attenzione su una sorta di fotoromanzo, tipo quelli che mi capitava di vedere su Grand Hotel della zia, ma in versione porno: Supersex.
A interessarci in questo caso, come per i fumetti, oltre alla visione dei genitali nudi e dei vari tipi di coito praticati, erano le nuvolette di dialogo che animavano la storia, alcune talmente memorabili che lasciavano impronte notevoli nelle nostre imberbi tavolette di cera. Esempio: scena, un ring. Protagonisti: un uomo e una donna nudi, coi guantoni, mimano un combattimento che, di lì a poco, si trasformerà in un amplesso. A un certo punto, l'uomo, a terra, stremato, mormora: «Col tuo quintale di zinne e il tuo metro cubo di sorca non sono ancora suonato». Noi, invece, sì.

lunedì 24 luglio 2017

Le Borse piene


Articolo interessante, che però elude la questione principale: perché siamo arrivati a un punto in cui le Borse planetarie valgono più del Pil terracqueo? Proviamo a rispondere:

perché il capitale ha un unico scopo: fare più soldi dai soldi. E fare soldi con il ciclo produttivo classico (investimento, produzione, estrazione di plusvalore dal pluslavoro, commercializzazione e vendita) è sempre meno redditizio, per le contraddizioni strutturali del sistema capitalistico (tutte spiegate e riassunte dalla Legge marxiana sulla caduta tendenziale del saggio di profitto). 
Per ovviare a tale tendenza regressiva, il Capitale, sin dai suoi esordi, reagisce alla mancata valorizzazione sul terreno concreto della produzione, dirigendosi nelle alte sfere dell'astrazione, ossia in quello che Marx, già nel 1857, appellò con il nome di Capitale fittizio.

«l'enorme espansione del capitale fittizio ha fatto svanire anche l'ultima traccia di qualsiasi rapporto con l'effettivo processo di valorizzazione del capitale (produzione) e consolidato l'idea assolutamente falsa che rappresenta il capitale come automa che si valorizza per se stesso. Il livello patologico di questo squilibrio, i rapporti finanziari truffaldini che nulla hanno a che fare con i reali bisogni sociali, è tale che il sistema è assolutamente fuori controllo e nessun contenitore legale riuscirà, semmai, a contenere con qualche efficacia la proliferazione di questo genere di attività speculative. Il sistema sta scavando la fossa per sotterrarci tutti sotto una valanga di bugie e d’illusioni.»
È, infatti, un'idea assolutamente falsa quella che il capitale possa valorizzare se stesso all'infinito, giacché i miliardi di miliardi creati con i vari trucchetti finanziari, quantitative easing compreso, non corrispondono affatto a  una reale creazione di valore, ma sono soltanto promesse di valore futuro, sono la credenza sconsiderata che un domani il sistema economico vigente, stati compresi, possa ritrovare lo stesso slancio fordista sperimentato nel Novecento: con due guerre mondiali nel mezzo.

sabato 22 luglio 2017

Un uomo, come te

Mattina. Appena uscito dal macellaio (fetta di groppa alta per farci una tagliata), m'incammino sotto i portici del natio borgo urbano quando, da dietro una colonna, spunta un venditore ambulante, di colore, barba lunga, bianca (un po' alla Morgan Freeman, anche se certamente meno curata: segno, forse, ch'egli non è dell'ultima ondata migratoria), vestito di jeans compreso il giubbotto (con ’sto caldo), che mi si para davanti con espressione frammista di tristezza e disperazione:

- Buongiorno. 
- [... buongiorno...]
- Compra tu me qualcosa, per favore.
- [... e cosa compro? Non mi serve niente...]
- Per favore, compra. Anch'io sono un uomo, come te.
- [... sono un uomo?..]
- Gente mi guarda come non fossi uomo, io.
- [... non sei un uomo?..]
- Prendi qualcosa: accendini? Calzini? 
- [... fantasmini...]
- Guarda questi, come sono belli, con stelle.
- [... «He told me»...]
- Cinque euro, sì, cinque euro.
- [... il resto della groppa...]
- Grazie, amico, grazie.
- [...al...]

venerdì 21 luglio 2017

Presentare semestrali

*

I chiari di luna riflettono sulla terra i loro bianchi raggi e le ombre nere della notte si allungano a dismisura. Taluni affilano i coltelli con Aspekt. Talaltri, calmi, si addormentano davanti alla Grande Storia (nazisti fanno sempre audience) proprio nell'attimo in cui sono trasmesse immagini di persone uccise per impiccagione o fucilati. I russi entrarono ad Auschwitz e trovano, tra altre cose, balle ricolme di capelli, tonnellate di capelli. È più sottile un capello o un foglio da cinquanta euro? Tira più un ‘ad’ o mille Panda rosse con la scala sopra, attrezzate per ovviare ai guasti tecnici?

Poniamo 25 milioni: a quanti individui con un Cud da 25 mila corrispondono? Mille.

Garibaldi: il ceffo di cui sopra non dovrebbe essere bisnipote di Carlo, sicché l'impresa s'ha da fare.

giovedì 20 luglio 2017

Angelus Novus

Luisella camminava con aria inflessibile; gli occhi, puntati come fendinebbia, illuminavano i piedi e i polpacci delle persone che la precedevano. Dietro sentiva, distante, un respiro affannoso seguirla, di qualcuno che cercava di non farsi accorgere, appunto, che la stava seguendo. Seguendo per cosa? Per il vestito attillato che modellava il suo corpo perfetto da ogni punto di vista? [Ognuno scelga e immagini il suo punto di vista]. Lo sapeva perfettamente che avrebbe dato nell'occhio con quel vestito. «L'importante è non dare alla mano», si era detta, persuadendosi che un po' di sguardi addosso avrebbero confortato la sua autostima. Ne aveva bisogno. La sera precedente Massimiliano le aveva detto che non avrebbe fatto in tempo a tornare per quel fine settimana e che, dunque, la due giorni alle Terme Benessere sarebbe saltata. Fosse stato per lavoro, avrebbe capito e accettato. Invece lo sapeva che lui le avrebbe preferito la mamma. Già, la mamma: la chiamava così, lei, anche se non lo era, perché tecnicamente era la matrigna, colei che aveva risposato il padre, rimasto vedovo da poco tempo e neanche dopo un anno riaccompagnato a questa, «L'ha fatto per i soldi, lo sai benissimo», gli aveva sempre detto e non era la sola a dirlo e a pensarlo, ma tutto l'entourage di mogli e fidanzate dei fratelli Tamarroni.

Arrivata a destinazione in anticipo, Luisella decise di aspettare l'ora esatta prima di entrare dall'estetista, concedendosi qualche minuto di vetrine. D'improvviso, mentre stava per varcare la soglia della speranza in un negozio di polacchine marchigiane, un signore - «Sicuramente lo stesso che mi stava seguendo», ebbe subitanea l'impressione - con un tesserino affisso alla polo verderame e taccuino e penna in mano, presentandosi come giornalista di cronaca del locale quotidiano, si rivolse a lei in questi termini:
«Mi scusi signora, sarebbe così gentile da lasciare una dichiarazione in merito ai saldi stagionali?»
Luisella, aggiustandosi con nonchalance il top che rischiava di scendere oltre misura, rispose:
«Non ho niente da dire, soltanto da mostrare [W. Benjamin]. E se tocca, meno».

Non abbiamo granché

«È evidente che ci si può sempre mettere davanti a un foglio di carta e cercare di dire quello che si ha nella testa. Ora, in generale, nella testa non abbiamo granché. Abbiamo buoni sentimenti, idee generose, impressioni intelligenti, inizi di frase e tutte queste cose non servono a niente. Ci vuole qualcosa, una specie di modello letterario, qualcosa che vi permetta di procedere in maniera un po’ più sicura. […] Cioè, insomma, non esiste una scrittura naturale, non esiste l’ispirazione, non c’è niente che mi aiuti, che si trovi al di sopra della mia testa e mi aiuti a produrre del linguaggio. La scrittura è un atto culturale e unicamente culturale. Esiste soltanto una ricerca sul potere del linguaggio.» Georges Perec, 1967
In questi quasi dieci anni di scrittura bloggheristica c'è una cosa che ho imparato a non aspettare: l'ispirazione. È un buttarsi quotidiano, il mio, senza metodo, ma con disciplina di cui ancora mi stupisco. Produco un linguaggio? Linguacce. Faccio ricerca sul potere del linguaggio? Fregnacce. Ma alla fine del salmo, vado a letto più tranquillo.
______________
Antonella Bavetta ci regala una splendida descrizione de La Vie mode d'emploi, di Georges Perec. 

martedì 18 luglio 2017

Sommessa notte

Blue, Green, and Brown (1952) by Mark Rothko
Mark Rothko, Blue, Green, and Brown, 1952

Sommessa notte che sciogli i riflessi della luna
come un cucchiaio di zucchero nel caffè:
fa' che di mille sogni uno passi per la cruna
della mente a ricomporre le tessere in segno

di colui che un tempo - chissà perché -
credette che la felicità fosse opportuno
viverla in altro momento, senza pensare che
essere felici è insieme necessità e fortuna

da vivere per intero fin sull'orlo all'abisso
in lieta compagnia o soli come un bambino
che torna a casa e si guarda a lungo, fisso

nello specchio che gli rivela se è destino
consumare se stessi come un lumino
di cera si consuma davanti a un crocifisso.


Per quest'anno non cambiare





Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor¹.

_________
¹ Da un punto di vista del trituramento testicolare, l'invaditrice è sicuramente quella di destra, che per quanto io faccia resistenza per non sapere chi cazzo ella sia, alla fine mi toccherà saperlo, e vaffanculo a tutti coloro che me la vogliono suppostare in mente a forza.