lunedì 16 ottobre 2017

Non è vero che tutto fa brodo

Ho aggiunto una didascalia

Il procedimento di cottura del brodo classico di carne prevede di cuocere a fuoco lento e di schiumare sovente le impurità che salgono e si stabilizzano sulla superficie, sì che il brodo, alla fine, risulti più limpido.
Ma: a) se uno prepara gli ingredienti e poi non mette la pentola sul fuoco, il brodo non viene; oppure, b) se uno accende il fornello a fuoco sostenuto, dimenticandosi poi di abbassarlo e di togliere il coperchio, il brodo fuoriesce impetuosamente dalla pentola pasticciando di impurità la stessa e il piano cottura, con un risultato finale non del tutto soddisfacente.

Fuor di metafora, il produttore Harvey Weinstein (il cappello di prete di sinistra) è stato tenuto in pentola a fuoco spento (punto "a") perché, nonostante fosse risaputo da anni che era un porco profittatore, la stampa lo proteggeva; mentre Bill Clinton (il fusello di destra) fu messo subito in pentola a fuoco vivace, col risultato di un brodo insulso.

Ma che gli americani non sappiano fare il brodo è risaputo.

***
Tra i (pochi) vantaggi di non avere né soldi né potere, c'è quello che mai nessuno/a ti verrà a rinfacciare di aver esercitato su di lui/lei pressioni per farti un pompino. I veri proletari si vedono anche da questi particolari.
Infine, o voi di Repubblica che tanto siete pronti a lanciare campagne con l'hastag, non vi sembra che a questa  (#quellavoltache) manchi qualcosa? Come cosa? 
#nonglielomorsi. 

sabato 14 ottobre 2017

Atto indolore

C'è un momento
del giorno
in cui mi pento
di non peccare abbastanza
di non essere pronto
di non essere porno
di non dare sostanza
alla materia che mi compone
non mostrarla come la danza
di Salomè
a un padrone. 

Vorrei peccare ma
non saprei da quale peccato 
cominciare: dire, fare,
fornicare, scrivere
un testamento
in cui chiedo perdono
in partenza
del peccato rimasto in potenza
come un atto mancato.

Peccherò prendendo la mira
colpirò là dove io penso
sia peccato non farlo
e soltanto a bersaglio
colpito capirò
se il peccato è compiuto
senza esserlo stato.

O Signore: 
ho molto peccato
in pensieri e in parole
in opere e in omissioni.
Mi pento? Mi dolgo?
Non ne ho il cuore:
ritrovarmi qua
a non sapere
come peccare
credo che sia
il solo peccato
che devo scontare.

mercoledì 11 ottobre 2017

Tout se tient


Quanto accade con la nuova proposta di legge elettorale chiude il cerchio del Patto del Nazareno e offre nuovo impulso al Partito della Nazione, poiché garantisce e conferma la continuità politica ineludibile tra i due (ex) più grandi partiti d'Italia, sancendo, di fatto, la loro interscambiabilità. La piattezza governativa, nella finzione destra-sinistra sinistra-destra, rassicura i potentati, acquieta i mercati, da continuità agli intrallazzi soliti e limita, anzi: schiaccia l'azione di governo alla miopia del presente. In Italia, infatti, non esiste altra lotta politica: conservare il potere per il potere, nel perimetro che la congiuntura economica concede. 
Non perché se vincessero i Cinquestelle qualcosa cambierebbe, forse le facce, inizialmente meno di merda, sortiranno l'effetto sorpresa, ma poi la normativa (non scritta) vigente sarebbe rispettata.
Più di questo la farsa della democrazia rappresentativa non può. Resta solo l'amarezza di constatare che, allo stato presente, l'unico atto di ribellione possibile è il non voto, il non partecipare alla liturgia delle elezioni, sì che quelle facce che poi sorrideranno credendo di avere vinto (vinto sì, per loro, cinque anni, 60 stipendi da parlamentare più le indennità, le tredicesime e la liquidazione) percepiscano, sia pure per un istante, il baratro che li divide, lo strappo irricucibile formatosi tra potere e popolo.

lunedì 9 ottobre 2017

Latte e miele

«Rupi Kaur è una giovane donna che non ha paura di affrontare temi privati o dolorosi: molestie, alcolismo e masturbazione. Poi c’è l’affaire ciclo: quando nel 2015 posta su Instagram una foto che la ritrae sdraiata su un letto, i pantaloni della tuta e le lenzuola macchiati di sangue, Instagram censura l’immagine, e lei risponde: “Non mi scuserò per non avere nutrito l’ego di una società misogina che vuole vedermi in mutande ma cui non va giù una piccola macchia di sangue”, insomma, grazie, Instagram, per avere confermato quello che volevo dimostrare, e cioè che abbiamo un problema con il corpo femminile.» Rivista Studio.

Mi chiedo: se raccolgo un quantitativo di versi spersi in questo luogo e mi autopubblico, indi apro un account su Instagram e mi ritraggo davanti al pc con i pantaloni della tuta da ginnastica grigio chiaro (sfumature) inumiditi di sperma sul cavallo, avrò qualche possibilità di essere censurato per poi dichiarare: 
«Non mi scuserò di aver nutrito l'ego di una società misantropa che vuole usi le salviette», 
sì che le cosiddette colonne di destra dei giornali online del globo terracqueo diano risalto alla mia vicenda, quarti d'ora di celebrità moltiplicati per n volte il numero degli internauti che vi indulgeranno con un innocente clic e solo questo sarà la causa della sproposita attenzione mediatica che mi sommergerà di follower infoiati e smaniosi, dipoi, d'avere, più che le poesie, le mie mutande firmate (e bagnate), allora e solo allora potrò sperare che quelle poverine poesie puttanine siano ricercate dagli editor di stocazzo che - per accosti e raccomandazioni varie - decidono di pubblicare, appunto, soltanto puttanate già rodate di chilometri di bava socialmedia?

Come scrive la poetessa:
«Non sei tu a/ dover farti volere/ sono loro a dover volerti».
Vediamo se abboccano.

domenica 8 ottobre 2017

Ricostruire l'anima de li mortacci

Battisti festeggia con una birra. E se fosse stata orina? Perché quella è orina, sicuramente, la stessa prodotta dalla stampa italiana incontinente, frettolosa di dare in pasto, non tanto alla giustizia (la giustizia passa sempre in secondo piano), quanto all'opinione pubblica, qualcosa di colpevole da addentare, a portata di mano ma non troppo, uno che l'acciuffarlo metterebbe d'accordo tutti, da sinistra a destra, passando per il centro, uno meritevole di marcire in carcere nel patrio suolo, per la pacificazione nazionale e per chiudere definitivamente i conti con una pagina di storia italiana che vide i colpevoli solo da una parte, i fuorilegge, mentre gli uomini di legge erano e sono tutti valentuomini operanti nell'interesse esclusivo della nazione. La parabola di Luciano Violante sia da esempio:
Nel 2004, per primo a sinistra, lei disse al Corriere: «Lo Stato non può essere titolare del perdono davanti a diritti di questa ferocia. Chi siamo noi per esercitare questo potere?». La pensa così ancora oggi che è passato tanto tempo dagli anni di piombo?
«Bisognerebbe chiederlo agli assassinati. Io credo che il perdonismo non aiuti. È un modo per non affrontare la realtà nella sua oggettiva durezza. Dobbiamo fare un passo avanti nella responsabilità se vogliamo ricostruire l’anima del nostro Paese».
Se esistesse un aldilà anche per gli Stati nazione, l'anima dell'Italia in quale cazzo di inferno finirebbe? 
«Mi chiedo se l'Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà». Discorso di insediamento a Presidente della Camera, 9 maggio 1996

sabato 7 ottobre 2017

In caso di emergenza

Sabato mattina, più o meno verso dieci. Due signore sulla sessantina, entrambe vestite eleganti ma non in modo sfarzoso, si avvicinano al citofono di un condominio e suonano un campanello. Risponde una signora.
«Chi è?»
«Buongiorno signora, siamo due testimoni Geova. Volevamo mostrarle una rivista dove si spiega come comportarsi in caso di calamità naturali».
«Lo so già».
«Come lo sa già?».
«Sì, prego la Madonna e mi tocco quelle che non ho». 

giovedì 5 ottobre 2017

Nobel a Kazuo

Ho scritto un romanzo. S'intitola: Il cassetto. Lo apro, ma come quasi sempre accade coi cassetti Ikea, mi resta in mano il pomello. Bestemmio? No, con calma, riavvito il pomello. Indi, con delicatezza, tiro il cassetto, ma si sfilano le zeppe zigrinate e mi resta la testata del cassetto in mano, mentre il fondo del cassetto, leggermente avanzato, si inclina, facendo precipitare il contenuto per terra. Bestemmio? No, raccolgo bollette di luce e telefono, qualche penna, un metro da sarta, un cacciavite, alcune vecchie fotografie di prima del digitale, la garanzia scaduta del frigorifero, ma del romanzo, nessuna traccia. Eppure ero sicuro di averlo messo nel cassetto. Di che cosa parli non ricordo esattamente, perché d'abitudine tendo a dimenticarmi di quanto metto nel cassetto. O forse ho sbagliato cassetto... O, peggio, ho sbagliato romanzo... Di Ishiguro.

mercoledì 4 ottobre 2017

La maggioranza di una minoranza

Le scene della prepotenza polizziotta (due zeta apposta) hanno fatto molto male e il governo spagnolo, primo ministro in testa, è stato un coglione a ordinare un simile trattamento che, prevedibilmente, ha reso vittime chi vittima non era, e chi subisce soprusi e acquista lo status di martire ha molte più garanzie di successo rispetto a chi si atteggia e si comporta da bastonatore (o da carnefice).

Ma a parte l'ostruzionismo governativo, in tanti sono andati a votare in Catalogna. Tanti quanti?


Alla consultazione, nonostante l'intervento e le cariche della polizia inviata da Madrid, hanno partecipato 2,26 milioni di persone (42,3%) degli aventi diritto, secondo quanto ha reso noto il governo locale. 


Dunque, il 57,7 non è andato a votare. Perché impedito dal governo? Non credo, anzi: senza le cariche dei gendarmi, è presumibile che la percentuale dei votanti sarebbe stata leggermente inferiore (e se le analisi del voto dimostrassero questo, si avrebbe un'ulteriore prova che Rajoy s'è comportato da coglione).
Perché, insomma, la maggioranza degli aventi diritto al voto per il referendum consultivo sull'indipendenza, si è rifiutata di esercitarlo? «Cazzi loro», sghignazzano i vincitori, che si ergono come sempre a paladini del sacri principi della democrazia.

martedì 3 ottobre 2017

L'inizio di una poesia


A volte la poesia è impossibile, si blocca nel non detto, resta all'interno di una immaginazione priva di parole, come se questa sia possibile, una volta tanto. Rapidi, i sensi si organizzano per tentare di catturare le impressioni del mondo circostante, trasmettendo al corpo una falsa complicità con la natura. La mente riassembla quello che resta dell'assorbimento, nel tentativo vano di restituire in versi il vissuto – ma la pagina resta bianca e l'immaginazione ride.

Inutile forzare la mano; piuttosto, aspettare che la mano si liberi da ogni forzatura e scorra, fintanto che le parole unite, concatenate, formino, in un giro elegante di frase, quello che l'immaginazione ha da dire. Anche niente.

domenica 1 ottobre 2017

La cicogna della Catalogna



Delle cronache storiche che giungono dalla Catalogna, la cosa che più mi ha colpito è stata la delegazione di indipendentisti sardi (Fronte Unidu, Comitadu Sardu) che si sono recati a Barcellona per occupare, con altri attivitisti locali, alcuni seggi elettorali installati nella città.
Non viene, tuttavia, specificato il motivo del loro nobile gesto di solidarietà, forse per folklore, giacché - in fondo in fondo - essere una regione autonoma in Italia, con tutti i benefici in termini di introiti statali che esso comporta in rapporto alle regioni che autonome non sono, è già una consolidata forma di indipendenza.

Riguardo al referendum catalano: boh, ne so poco, tutt'al più direi “massimo”. Un po' più di simpatie vanno ai locali ma non tanto perché essi riescano a diventare stato indipendente, quanto perché il loro movimento di popolo incrina, seppur debolmente, l'idea di Stato unitario, in particolare di uno a forma monarchica, come la Spagna (dato che la Catalogna diventerebbe repubblica, nevvero); questo, però, pur sempre con l'intento di ricrearne un altro che seguirà gli stessi movimenti e delle stesse forme del capitale. Già. I catalani non penseranno mica di diventare indipendenti anche dal vero padrone? Loro immaginano diventare uno Stato felice che trattiene tutta la ricchezza prodotta e la distribuisce in modo equo ai cittadini che ne fanno parte: col cazzo, cari catalani. O certo, sarete più efficienti, non darete più soldi a Madrid ladrona, ma... e poi? Non crederete mica che il vostro Pil sarà indipendente dal Pil castigliano, o europeo, vero?

Ciò nonostante, fate vobis e anzi: grazie per dare una scossettina geopolitica a questa addormentata Europa. Comunque, sappiate che sarebbe molto più rivoluzionario smettere di andare a vedere i blaugrana, il Camp Nou deserto mentre quei cazzoni dagli arti dipinti dribblano se stessi e si prendono a brani ché affamati dagli avanzi del capitale.

venerdì 29 settembre 2017

Meno di niente



Scrive Fabristol che Guia Soncini ha scritto un bellissimo articolo e dato che non ci credevo sono andato a leggerlo per verificare se fosse stato vero e invece no, non è un bellissimo articolo, direi il contrario, sempre al superlativo, con l'aggiunta di pessimo, perché raccoglie tutta una accozzaglia di sentenze risentite, piuttosto isteriche, diseducative, saccenti, offensive, misantrope, che non sanno di un cazzo nulla, e quel qualcosa di plausibile che l'articolo contiene viene svilito dall'estenditrice, in posa racchia, sparacazzate, tipo questa, da sputo in un occhio:
«Wikipedia (un’accozzaglia di informazioni non verificate, compilate da non competenti, che ha la prosopopea di definirsi “enciclopedia”) »
La Soncini, socia onoraria del club intellettuali disperati italiani che sprecano le proprie masturbazioni cerebrali su meno di niente, anziché ficcare lingua e dita negli anfratti del potere; gente che preferisce spulciare i difetti della plebe, senza riconoscere che sono pieni di pidocchi pure loro.

Dice Eraclito: 
«Rispetto alla conoscenza delle cose manifeste gli uomini vengono ingannati similmente a Omero, che fu più sapiente di tutti quanti i Greci. Lo ingannarono infatti quei giovani che avevano schiacciato pidocchi, quando gli dissero: “Quello che abbiamo visto e preso, lo lasciamo; quello che non abbiamo visto né preso, lo portiamo”».

giovedì 28 settembre 2017

Della guerra

Volevo dire che stasera io non ho niente da dire: ecco, l'ho detto e mi sento meglio. Però sono un po' incazzato, deluso, amareggiato da. Ma non serve. E quindi non parlo e non dico niente. 
Clausewitz:

«Se invece noi lasciamo l'astrazione per considerare la realtà, tutto cambia. Nel campo dell'astrazione predomina l'ottimismo. Vi si dovrebbe presumere che i due avversari non solo mirino alla perfezione, ma altresì la raggiungano. Ma perché in realtà questo si verifichi, occorrerebbe:

  1. che la guerra fosse un atto completamente isolato, sorgente improvviso, senza collegarsi con la vita statale antecedente;
  2. che la guerra si riassumesse in una sola decisione o in decisioni sia pur multiple ma simultanee;
  3. che la guerra potesse chiudere in se stessa un risultato definitivo e non fosse influenzata dalla previsione della situazione politica che deve succederle. »

mercoledì 27 settembre 2017

Benedetta sussistenza

«Contagiati forse dai monotoni, immaginarono che ogni uomo è due uomini e che il vero è l'altro, quello che sta in cielo. Immaginarono anche che i nostri atti gettino un riflesso invertito, di modo che se noi vegliamo, l'altro dorme, se fornichiamo, l'altro è casto, se rubiamo, l'altro dà del suo. Morti, ci uniremo a lui e saremo lui». J.L. Borges, L'Aleph, “I teologi”.

Ho provato a pensarci: se davvero i nostri atti gettassero un riflesso invertito, limitandomi all'oggi, per esempio, tutte le volte che ho sorriso, dove sarà stato proiettato il mio pianto? Tutte le volte che ho detto buongiorno, dove si sarà udito "vaffanculo"? E così, via. Ma più di tutto, mi ha incuriosito il mio non fare, le zone d'ombra che si rispecchiano in luce, il taciuto da qualche parte detto, il tempo dell'attesa trasformato in nostalgia.

Poi ho smesso, non ci ho pensato più. Le diatribe teologiche le risolvo quasi sempre con un giro tra gli scaffali della coop. 

domenica 24 settembre 2017

Strani amori

Piccola, velocissima riflessione scaturita dalla lettura del post odierno di Olympe de Gouges.

Al punto storico, sociale, economico e scientifico in cui l'umanità è giunta, come è possibile che, da un lato, degli scienziati (e con essi l'apparato statale che li finanzia) si siano preoccupati, con solerzia e acume, di aver impedito che la sonda spaziale Cassini rischiasse di precipitare ed esplodere in una delle lune di Saturno, Encelado, corpo celeste nel quale è stata scoperta la presenza di acqua e, allo stesso tempo, da un altro lato, dei leader politici, sospinti e sobillati dagli apparati militari (ed economici) dei regimi che guidano, possano, senza vergogna alcuna, parlare di distruzione totale di parte delle terre emerse del pianeta azzurro del quale sono essi stessi abitanti?


L'arte del soffritto

Tra le letture formative della giovinezza annovero anche i fumetti, di vario genere, con particolare predilezione per i supereroi, da quelli della Marvel fino a Superciuk.

Sarà per questo che, ogni tanto, sorprendo la mente a immaginare che cosa potrei fare se fossi in possesso di qualche superpotere, interpretando personaggi di vario tipo: essere Dio per una settimana (e vedere un po' in che modo ridurrei il mondo), oppure inventare un personaggio di sana pianta, meno onnipotente e più specializzato a curare mali precipui che assillano la moderna società. Ad esempio, stamani, mentre tagliavo le verdure per il soffritto, 



ho indossato prima i panni del terribile Mozzatore di falangi, un filantropo che si aggira nelle reti social per tagliare, appunto, le falangi di coloro che, in posa selfie, espongono solitamente indice e medio a V e sorriso ebete d'ordinanza.

In seguito, e infine, nel mentre attendevo che il soffritto cuocesse senza bruciare per poi aggiungervi il macinato, con uno sforzo di fantasia secondo soltanto a quello di coloro che credono Luigi Di Maio sarà un capacissimo presidente del consiglio, da mozzatore che ero sono diventato capo della U.S. Army per predisporre un bombardamento a tappeto di iPhone X, da paracadutare dolcemente sul suolo nordcoreano, perché per una volta e per davvero si sparino bombe intelligenti.

Spero che il ragù mi sia venuto bene.

sabato 23 settembre 2017

Le nozze del Ka e della Phi

Roberto Calasso ha scritto un libro, L'innominabile attuale, IlMioLibro editore, e io cercherò di leggerlo quanto prima. Nel frattempo, mi sono letto un'autorevole recensione, di Marco Belpoliti, dalla quale estraggo:
«Calasso ragiona solo per grandi orizzonti, evidenziando le immense forze che muovono il mondo, spesso a nostra insaputa. Egli osserva quello che accade dall’alto, da una posizione elevata. Paradossalmente è proprio quest’altezza dello sguardo, il titanismo implicito nella sua posizione, titanismo che si sposa spesso a un sarcasmo pungente, che gli permette di cogliere dettagli decisivi alla comprensione del tutto. Il primo è la coincidenza tra il terrorismo islamico e la diffusione della pornografia in rete.»
E così veniamo a sapere che anche dalla torre eburnea, nel mentre si ragiona solo per grandi orizzonti, la prima cosa che salta all'occhio, il dettaglio decisivo che permette la comprensione del tutto, quella immensa forza che muove il mondo, è il «perché ficaboccaculo gli altri e io, gran cazzone, no? Perciò v'ammazzo e m'ammazzo, ché quelle zoccole in potenza delle vergini m'aspettano nell'aldilà, dove mi sarà dolce il trombare tra le nuvole».

venerdì 22 settembre 2017

Preservare assenze

L'andamento altalenante di questi giorni è dovuto - ma che lo dico a fare a che cosa è dovuto, la privatezza fa parte del gioco, almeno un po', ma non tanto, da rischiare di essere stucchevoli, il blog richiede necessariamente un darsi pubblico, una dose minima, giusto per conservare quel non so che di enigmaticità che dà luogo a una variabile di significati e per fornire alibi allo scrivente, il quale potrà difendersi e dire: «No, io non intendevo questo, bensì quest'altro. Che cosa? Indovina».

La stanchezza, soprattutto, è responsabile, quella che, quando assale, spegne i pensieri sul nascere, i neuroni allentano la tensione, i consumi cerebrali si riducono al minimo, stand-by, è il momento di lasciarsi cullare dalla mano del sonno, che io immagino odisseicamente essere di sirena (tanto sono ben legato al legno del letto).

Sento un canto senza voce: 4'33". Applausi con una mano sola. Alle pareti dei chiodi senza croce. Al collo una collana di poesie che sgrano, come un rosario. Misteri gaudenti.

The Guardian

The sun setting. The lawns on fire.
The lost day, the lost light.
Why do I love what fades?

You who left, who were leaving,
what dark rooms do you inhabit?
Guardian of my death,

preserve my absence. I am alive.

Guardiana

Il sole che cala. I tappeti erbosi in fiamme.
Il giorno perso, la luce persa.
Perché amo quel che svanisce?

Tu che te ne sei andata, che te ne stavi andando,
che stanze di tenebra abiti?
Guardiana della mia morte,

preserva la mia assenza. Sono vivo.

Mark Strand, Darker, 1970 (traduzione di Damiano Abeni)

mercoledì 20 settembre 2017

Una forma particolare di orgoglio

«Ed eccovi giunti, dopo una lunga intimità con il dubbio, a una forma particolare di orgoglio: non vi ritenete affatto più dotati degli altri, vi ritenete soltanto meno ingenui. Per quanto riconosciate che il tale o il talaltro è in possesso di facoltà e conoscenze di fronte alle quali le vostre hanno scarsissimo valore, non c’è verso, voi lo scambierete con qualcuno che, inadatto all’essenziale, si è impastoiato nel futile. È passato per un’infinità di prove senza nome? A voi parrà che sia rimasto molto al di qual dell’esperienza unica, fondamentale, che avete voi degli esseri e delle cose. È un bambino, sono tutti bambini, incapaci di vedere quello che voi soli avete visto, voi, i più disincantati dei mortali, senza più nessuna illusione sugli altri e su voi stessi. Ma una la conserverete malgrado tutto: quella tenace, indistruttibile, di credere di non averne. Nessuno sarà capace di togliervela, perché nessuno avrà ai vostri occhi il merito di essere quanto voi disingannato su tutto. Di fronte a un universo di illusi, vi atteggerete a solitari, con il risultato che non potrete nulla per nessuno, come nessuno potrà nulla per voi».
E. M. Cioran, La caduta nel tempo, (Paris, 1964), ed. italiana, Adelphi, Milano 1995 (traduzione di Tea Turolla).

Io ne conservo più di una, di illusioni, facilmente nascondibili dentro questo spazio di scrittura quasi decennale, sparse in alcune pagine più, in altre meno, ed è proprio questo, forse, che ancora mi fa illudere che la pratica bloggheristica sia un esercizio consolatorio, allietante. Illusione innocua, giacché non mira a contagiare altri che se stessi. Per diventare autoimmuni dalle proprie cazzate.

lunedì 18 settembre 2017

Prova cazzoni

Roberto Saviano, memore della volta in cui persino Grillo cercò di candidarsi alle primarie del PD, sfida i cinquestelle opponendo la propria candidatura a quella Di Maio, con un discorsetto a melanzana sulla sua pagina facebook, nel quale presuppone, presuntuosamente, che la sua presenza determinerebbe la competizione più democratica e cristallina, perché renderebbe più difficile la vittoria di Luigi il Riportino. 

Ma s'illude, giacché, ammesso e non concesso che i grillini gli concedano di candidarsi, non avrebbe chances di vincere contro il rappresentante perfetto dell'acribia nazional popolare, del perfettino puntuale e meticoloso, paladino del partito dell'onestà.

Viceversa, nel 2009, gli allora supervisori ai regolamenti interni al PD, rifiutarono la candidatura di Grillo, perché costui, se avesse avuto via libera, rischiava seriamente, non dico di vincere, ma di avere una forte legittimazione politica all'interno del partito.

Insomma, se Saviano avesse via libera, credo che rimedierebbe una sonora figura cacina.


domenica 17 settembre 2017

Padroni migranti

1

Dato che «lo shopping non è solo a senso unico», quando sono italiani, i padroni, si chiamano imprenditori o cavalieri di ventura? 

Inoltre, i padroni italiani che vendono proprietà azionarie a padroni stranieri, che cosa diventano? Editori?

2
Ma soprattutto: quanti sono e chi sono, in definitiva, i padroni della tavola?
3
Infine: per ogni padrone, quanti apparati digerenti corrispondono? 




sabato 16 settembre 2017

Sensazioni

Quando la sera zittisce i colori e fuori restano a parlare soltanto le stelle e i lampioni, penso a Rimbaud e mi gratto l'areola del capezzolo sinistro, un non so quale insetto deve avermi punto, spero una zanzara a chilometro zero. Ho freddo ai piedi: fammi mettere un bel paio di calzini di spugna, bianchi, da tennis, di quelli che le donne in coro aborriscono, senza una ragione specifica ma per mimetismo di genere. E vabbè, vado a farmi uno shampoo: adoro la sensazione dell'acqua calda giusta che mi percorre la nuca. Nel mentre, non parlerò, non penserò a nulla in attesa che un amore finito mi salti addosso, altroché nell'anima. E starò in casa, al calduccio, come pantofolaio davanti alla tv.

venerdì 15 settembre 2017

Velocità urbana

Una pattuglia di vigili urbani in borghese pattuglia un viale periferico di Firenze.

Un uomo, detto automobilista, procede a velocità moderata, 30-40 km all'ora, sulla carreggiata di destra del viale a doppia corsia di marcia. A destra della carreggiata di destra, si sussegue una lunga fila di parcheggi, a pagamento durante l'orario diurno, gratis nelle restanti ore serali e della notte. Adesso è notte, circa le 23.
L'automobilista parcheggia l'auto in uno dei tanti parcheggi liberi, alla destra del quale, sul marciapiede, sostano, trottorellando su un metro quadrato, tre donne, giovani all'apparenza, truccate e vestite con abiti d'ordinanza, riconoscibili, come si riconoscerebbe un vigile urbano in divisa.

Una delle giovani donne si avvicina sorridendo al finestrino del passeggero anteriore dell'auto dell'uomo detto automobilistica, il quale apre il finestrino automatico. L'uomo domanda:
- Quanto?
La giovane donna risponde:
- 30 o 40 km/h.
Fulminei, i vigili urbani in borghese si avvicinano al finestrino del conducente detto automobilista e intimano:
- Lei è in stato di arresto.
L'uomo risponde:
- Sì, infatti: mi sono arrestato.
I vigili in borghese replicano:
- No, forse non ci siamo capiti: lei è in stato di arresto.
L'uomo ribadisce:
- Sì, infatti: mi sono arrestato.
I vigili, con tono ben più severo, insistono.
- Lei è in stato di arresto, ai sensi dell'ordinanza municipale firmata dal sindaco in data odierna, sulla base dell'articolo n. 650 del codice penale, con la quale si istituisce il divieto di chiedere o accettare prestazioni sessuali a pagamento senza che sia necessario aspettare la consumazione dell'atto.
- Davvero? Ma io alla signorina qui presente non ho chiesto di concedermi, a pagamento, una prestazione sessuale, bensì a quanto corrispondeva la mia velocità urbana in questo tratto di strada - dichiara l'uomo detto automobilista.
- Non ci prenda in giro: abbiamo sentito benissimo la sua domanda e la risposta della signorina. Di più: abbiamo la registrazione - precisano i vigili urbani in borghese.
- Ah, sì? Allora riavvolgete il nastro, per favore, e ascoltiamo.
Con ghigno pedante, i vigili i borghese fanno rewind sul loro apparecchio di registrazione e, insieme all'automobilista e alla giovane donna in abiti di ordinanza, ascoltano:

- Quanto?
- 30 o 40 chilometri all'ora.

Neanche tre punti sulla patente.

giovedì 14 settembre 2017

Rigovernare

In questo momento dappertutto, o quasi dappertutto, il mondo è governato da un governo, quale che sia, anche di natura manifestamente criminale. Non c'è zona al mondo che non sia sotto la giurisdizione di qualcuno, c'è un diritto diritto e un diritto storto, dappertutto. La Terra è stata inglobata dalla governabilità. Ovunque ti volgi c'è un Leviatano, danese o egiziano che sia. E la governabilità, per quanto sia assurdo, se da un lato determina il superamento dallo stato di natura, dall'altro crea nel mondo un caos affatto particolare, un disordine provocato dalla necessità di portare ordine. I governi, che sono i bracci operativi degli Stati, anche dopo anni di comprovate alleanze (atlantiche, transatlantiche, transpacifiche, pacifiche, ecc.) formali (giure e spergiure) sono e saranno in acerrima competizione tra loro. Hai voglia a Giotti e Giventi, a sorrisi e fotografie di gruppo (il più bello che ricordo fu all'Aquila, quando arrivò il colonnello Gheddafi in pompa magna).
Per carità: la Terra gira lo stesso, nonostante il governare discorde e assurdo che la pervade. Il problema è che tutte le modalità di governo finora sperimentate si sono rivelati incapaci di accordare l'azione di governo alla regolarità e alla ripetizione dei movimenti che il pianeta compie intorno a Sole. Fosse stato per l'uomo, la Terra sarebbe già fuori orbita da pezzo, tanto tutti la vogliono trascinare a sé (nel tiro ala fune, per ora vincono gli yankee).
Per concludere, anche se non c'è niente da concludere, ma da andare a letto con un pensiero inutile in meno: più che governare, sarebbe l'ora di rigovernare il mondo: almeno i soliti stronzi non si farebbero avanti.

martedì 12 settembre 2017

Fiano Fiano, poco poco, come piace a noi

E sicché, dopo - aspettate che conto - sessantanove anni è stato approvato, oggi, alla Camera dei deputati del Parlamento della Repubblica italiana, un articolo di legge che stabilisce il reato di propaganda fascista.
Bravi.
Grazie.
Scusi una domanda.
Mi dica.
Finora si poteva (si può, visto che l'articolo di legge deve passare l'esame del Senato) propagandare il fascismo tranquillamente?
No, però, sa: questa è una estensione della legge Scelba del 1952.
Ah, quella non bastava più?
Quella legge non contemplava i "gesti individuali" e i "gadget" (esempio: la calamita cor testone da attaccare al cruscotto, tipo Padre Pio).
Cosicché, dopo, anche dichiararsi fascista dentro sarà reato?
Sì, in un certo senso sì: si potrà essere fascisti soltanto a livello inconscio: l'importante, dopo, è non andare da uno psicoanalista.
E questa severità tardiva a che cosa è dovuta?
Accipicchia.
Non faccia lo spiritoso: non vorrà scambiare la libertà d'opinione con l'apologia del fascismo.
No, affatto: e tuttavia sono preoccupato.
Per cosa?
Per due cose: per l'economia di Predappio...
...e?
Che mettano in galera l'intrepido gerarca Gaetano Maria Barbagli, appena ritorna da Marte.

lunedì 11 settembre 2017

Cogliersi in flagrante

All'improvviso mi colse - e fui colto, ma così bene, ma così tanto che mi misi a declamare in latino un'egloga virgiliana, tanto che l'unica ad applaudirmi fu Loredana, mentre il resto del pubblico si girò da un'altra parte a riprendere la vita di sempre, mettere un mi piace all'amico che ha postato qualcosa su facebook, farsi un selfie con un capitone in bocca, sorridere, ruttare, programmare la destinazione del prossimo week-end.
Roba da fiori. Recisi. Così decisi il da farsi. Che fu fatto e basta, cioè: tolsi il disturbo e mi recai all'indomani, luogo dell'incertezza. Arrivato, ebbi una ricaduta: le memoria non tollera che si salti un giorno, perché esso contiene tutti i minuti in sequenza, senza i quali si ha un ammanco. Poi arrivano i revisori dei conti che chiedono che ore sono e sbagli risposta. «Ripassi un altro giorno», e avanti, fino alla fine dei giorni.
Per fortuna, ebbi un soprassalto. Letterale, nel senso che mi saltai addosso. Praticamente mi misi i piedi in capo e la cosa fu notata da scopritori di talenti del Cirque du Soleil. Addio nini. Fui scritturato, partii in tournée, ma una volta a Londra mi venne il torcicollo e fui rispedito al punto di partenza dove venni cotto in fragrante e morso, come una baguette.
Finalmente, dopo anni, la vidi. Mi precipitai ai suoi piedi (la pietra d'inciampo) e le dissi: «Spalmati addosso a me, imburrami». Esitò. Poi, a un dipresso, colse un ramo di salvia. E ci saltammo in bocca.

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sabato 9 settembre 2017

Portare la storia sino alla globalizzazione

Alcuni giorni fa, ho letto un editoriale-invettiva di Alberto Asor Rosa contro la sperimentazione prevista dal MIUR di ridurre a quattro gli anni di scuola superiore.
Da esso, mi interessa estrarre questo passaggio:
« Nei centoventi anni che ormai ci separano dall'inizio del secolo che convenzionalmente definiamo Novecento non sono ancora entrati a pieno titolo — anzi spesso non sono entrati per niente! — nei programmi scolastici di cui stiamo parlando. Dunque, il problema va rovesciato rispetto a come viene attualmente posto: invece di diminuire i corsi di un anno, si tratta di far entrare un secolo in più nei programmi. Innovando, ma non distruggendo, si potrebbero riformulare i programmi dell'intero corso quinquennale, attribuendo all'ultimo anno il compito pressoché esclusivo d'investigare questi ultimi cento anni, decisivi per far capire ai giovani chi siamo e con cosa abbiamo a che fare. Portare la storia fino alla globalizzazione».
Orbene, se fossi un insegnante di storia delle classi quinte (finché le classi quinte ci saranno) della scuola secondaria di secondo grado, per «portare la storia fino alla globalizzazione». presenterei il programma leggendo agli studenti un pregevole articolo di Dario Fabbri, pubblicato nel febbraio scorso dalla rivista di geopolitica Limes.

Per spiegare:
  1. La globalizzazione: che cos'è, perché c'è.
  2. L'egemonia planetaria degli Stati Uniti d'America.
  3. La relativa sudditanza delle altre nazioni.
  4. Il dis-ordine del mondo.
Nel suddetto articolo sono toccati, a volo d'uccello, tutti i passaggi chiave che hanno consentito agli Stati Uniti di essere quello che sono: un impero. Ma un impero diverso da quelli precedentemente esistiti, in quanto l'egemonia planetaria americana esiste e resiste perché, diversamente dalle precedenti società, si fonda su un sistema economico e produttivo peculiare, determinato storicamente, e che prende il nome di capitalismo.

A questo punto, credo che converrebbe prolungare le superiori di un altro anno, anziché no.

venerdì 8 settembre 2017

Dove la tua mente vuole andare

Credetemi: non è affatto difficile fermare l'inarrestabile scorrere del tempo. Come? Osservando le nuvole che non depositano neanche un'ombra di pioggia o che non sanno riprodurre il profilo di colei che ti fece piovere diversamente. Aspetti. Il tempo si ferma. E non succede niente. Nel frattempo, chiudi gli occhi per ripetere dentro le palpebre la pioggia e l'amore. Riaccadono. Dentro le palpebre.
«Se avessi ancora un'ora» prima che faccia buio, ancora un'ora prima che quello che vedi di luminoso dentro il tuo buio diventi scuro, come la notte, che avanza. E l'ora ce l'hai, ma è ferma, non scorre, non ripercorre che per immagini il vissuto, non prefigura per scrupolo il futuro. 
Riapri gli occhi: è notte e non piove. Vorresti rompere l'incantesimo, ché il tempo, arrestato, più della notte, impaura. Due lampi cancellano il nero e, nel cielo, tra due nuvole, si riproduce, per un istante, il profilo che cercavi e il sorriso. E dopo, dopo, col buio, il tempo riprende il suo corso. 
Senti piovere.

mercoledì 6 settembre 2017

Francesismi

via
Li sordi ponno tutto, anche questo. Dopo li motori, er calcio e attre ammenità sportive, perzino 'na rreplica de uno de' principali luoghi d'arte ar monno, rifatto a bella posta, pe' la gozzoviglia di signorotti locali. S'aspettano, dicheno, 'n fracasso de turisti all'anno. Anche quarcuno dell'isis?

È un nòvo esempio de come li cosiddetti valori d'occidente siano artamente negozziabbili. 

E ve dirò, dar mio provincialismo da mentacatti: manco per tutti li petroldollari der monno io invierei in prestito quell'opere d'arte a que' burini der deserto. Ma io so' io. E ce lo so che io non sono un cazzo. 

Poi se me vengono a parlà de dialogo intercurturale, ah, beh, sapete che ve dico? Io con quegli effendi der cazzo nun ce vorrei dialogà, a meno che, beh, se propio vojono, se me mettono du' testoni di euri sur conto corente se potrebbe anche parlà. E senza quell'ere moscia a frocio che ciànno quei rottinculo de francesi.


___________
N.B. chiedo venia per gli errori del mio romanesco da dilettante.

martedì 5 settembre 2017

Capitolare a testa in giù

Ieri sono capitolato. È venuta una ditta, ad usum Bersani, di imprenditori illuminati, tecnologici, di quelli che accettano la sfida, che magari la pensano come lui però votano come quell'altro, e hanno proposto modalità, costi e tempi di realizzazione di me stesso. A cominciare dai polpacci.
Io sono rimasto. Lusingato. Non ho chiesto spiegazioni, ho dato la tessera sanitaria, l'hanno presa per inserire i miei dati, poi mi hanno chiesto un dito, a caso, io gliel'ho dato, non a caso, per un'impronta digitale, insomma: mi hanno interamente digitalizzato e io sono rimasto. Meravigliato. Chissà ora che avviene. «Lei non si preoccupi. Dorma sonni tranquilli. Penseremo tutto noi».
Così ieri sera sono andato a letto sereno, memore del consiglio datomi. E difatti mi sono addormentato subito, vedi un po'. Malauguratamente, dopo due ore, il sonno è stato interrotto da una strana sensazione, così fastidiosa, che mi è stato impossibile - anche a livello inconscio - di trasformarla in incubo. Mi sono svegliato direttamente con l'impressione che le arti prendessero fuoco. A cominciare dalla musica moderna. Per finire con la cinematografia. Il connubio. Una colonna sonora di fumo. Con gli occhi semichiusi, ho aperto la finestra di camera. Un lepidottero, attratto dalla luce dello smartphone, è diventato una app. Available sullo store. Servirà a fare uno streaming della propria vita. A riassumersi, a striminzirsi, a condensare i propri vissuti in polvere che poi sarà utilizzata dal pronto soccorso lepidotteri quando le farfalle la perdono dalle ali. Così dopo rivolano più dritte e sicure, le notturne, attratte più dalla luce delle stelle e della luna, che dai lampioni comunali, sotto i quali, durante le bizzarre geometrie di volo, si confondono e divengono facile preda di pipistrelli che hanno capito l'antifona e stanno in agguato sin dall'imbrunire.
La chiudo qui, la vicenda, con la dolce immagine dei piccoli chirotteri che tettano felici a capo in giù.

lunedì 4 settembre 2017

Certi poeti

These are amazing: each
Joining a neighbor, as though speech
Were a still performance.
Arranging by chance

To meet as far this morning
From the world as agreeing
With it, you and I
Are suddenly what the trees try

To tell us we are:
That their merely being there
Means something; that soon
We may touch, love, explain.

And glad not to have invented
Such comeliness, we are surrounded:
A silence already filled with noises,
A canvas on which emerges

A chorus of smiles, a winter morning.
Placed in a puzzling light, and moving,
Our days put on such reticence
These accents seem their own defense.

                          ***

Questi sono stupefacenti: accosto
ciascuno al vicino, come se il discorso
fosse una messa in scena silente.
Dandoci stamane casualmente

appuntamento così tanto via
dal mondo quanto in armonia
con esso, io e te
siamo d'improvviso ciò che

gli alberi cercano di dirci
che siamo: che il loro mero esserci
ha significato; che potremo toccare
presto, e amare e spiegare.

E lieti di non avere inventato
noi una tale grazia, ne siamo circondati:
un silenzio già colmo di rumori,
una tela su cui affiori

un coro di sorrisi, d'inverno, un mattino.
Posti in una luce sconcertante, e in cammino,
i nostri giorni indossano una tale reticenza
che questi accenti sembrano la loro stessa resistenza.

John Ashbery, Some trees, 1956

traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan, edizione italiana Luca Sossella editore, Roma 2008.

John Ashbery è morto ieri, all'età di novant'anni. Era del 1927, cinque giorni più giovane di mio padre.
Riposi in pace.

P.S.
Qui le volte che ho ospitato sue liriche.

domenica 3 settembre 2017

Ladies and gentlemen from Cernobbio


Margrethe Vestager, commissario Ue per la Concorrenza, non ha gradito lo sbilanciamento di gender del vertice di Cernobbio. «Ladies, and gentlemen and gentlemen and gentlemen», è stato il suo saluto alla platea.
Ecchelallà, la frustatina sul prepuzio (per chi ce l'ha ancora) che scuote le coscienze del capitalismo gerontocratico (a proposito: oltre a tre donne, trovate anche tre maschi sotto i cinquant'anni). Ah, non fraintendetemi. Vorrei, fortissimamente vorrei parità di genere, riequilibrio d'età, ma anche nel caso, suvvia, le magnifiche sorti e progressive veramente lo sarebbero?

Fosse per me - e fatemi per una volta esser cattivo - chiuderei porte e finestre alla platea presente, serrati coi chiodi, finché poscia più che 'l dolor potrà il digiuno. 
Dopodiché le riaprirei per veder chi sarà in piedi. Spero tanto Margrethe.

Ma forse no. Forse l'unico con il quale mi piacerà parlare, nella Caina, anzi: nell'Antenora, sarà Gentiloni. Uno che se ne esce con una supercazzola del genere (del gender?)...
«Ci stiamo lasciando alle spalle la crisi più dura dal dopoguerra. L’Italia non ha risolto il problema del debito e il ritardo del Mezzogiorno» [ ma] «non abbiamo riservato sorprese agli alleati e agli investitori e non le riserveremo in futuro perché sono convinto che anche in Italia non vincerà la politica ridotta a insulto e la negazione della scienza»
...merita un'alta considerazione. Infatti, nessuno tra i presenti che abbia chiesto: «Perdoni la curiosità, Presidente: se il lasciarsi alle spalle la crisi più dura (roba dura dietro le spalle è sempre crisi, nevvero) è determinato dal fatto di non aver riservato sorprese agli alleati e agli investitori, allora ciò implica che siamo sempre le solite, incorreggibili, simpatiche testedicazzo?» 

sabato 2 settembre 2017

Esentarsi

Ho idea di esentarmi per un periodo di tempo dalle considerazioni d'ordine sociopolitico, perché sennò la testa mi si immette in certi anfratti dai quali poi farla sortire, oddio, sai la fatica. E allora penso a quanto sia indicibilmente bella la parola fica. Ecco, l'ho detta. Ogni volta che la pronuncio mi sento un ragazzino che si vergogna a dirla ad alta voce come se fosse osceno dirla; e invece è fiore contemplato colà dove posa le radici, nel terreno di colei che la possiede e talvolta la concede.
Per contro, l'iperinflazionata parola cazzo da tempo non corrisponde più alla cosa, si è liberata dell'oggetto divenendo cosa a parte, si è trasformata quasi completamente in interiezione, tanto da modificare i connotati all'oggetto, che a forza di essere chiamato in causa per ogni inezia, perde cognizione di causa, non si identifica con se stesso e, alla fine, si intenerisce, dimenticando la funzione.

E se operassimo uno scambio vocalico per rendere maschile il fico e la cazza femminile? E se facessimo delle due parole un corpo solo, quadrisillabe?

***
Ho idea di esentarmi per un periodo di tempo dalle considerazioni d'ordine linguistico, perché sennò...

giovedì 31 agosto 2017

Memorie prima della tomba

Death

Going to sleep, I cross my hands on my chest.
They will place my hands like this.                
It will look as though I am flyng into myself.  

[Prima di addormentarmi, io incrocio le mani sul petto.
 È così che disporranno le mie mani.
Sembrerà come se io volassi dentro me stesso.]

Saint Geraud, 1968, in AA.VV. Giovani poeti americani, Einaudi, Torino 1973, a cura di G. Menarini.

§§§

Generalmente, io, prima di addormentarmi, incrocio le mani sul [omissis].
Vorrei che le disponessero così, al momento.
Sembrerà come se io volassi, pubblicamente, fuori me stesso.

Da qualche parte l'anima dovrà pur uscire.

mercoledì 30 agosto 2017

Tanto per dire

Andy Warhol, Sunset, 1972

Quello che dico non ha importanza, non è attinente, non ripercorre passi di una storia, non è storia, neanche ricordo, o vissuto di second'ordine. È un dire privo di sostanza, buttato là nel mucchio delle cose dette, scartate nell'indifferenziato e lasciate, immarcescibili, nella discarica di parole in soprannumero.
Sono troppe le parole che vanno in giro per il mondo a cercare di farsi valere, a pretendere, a consigliare, a giudicare, tanto che ogni consiglio, ogni giudizio, appena detti, diventano vuoto a perdere, non riciclabili, giacché niente vale meno del te l'avevo detto sia per chi l'ha detto, sia per chi l'ha ascoltato.
Purtuttavia, inevitabilmente, si parla, si dice, perché sono le parole a comporci, a farci essere quello che siamo, anche nei nostri rassegnati silenzi. Anzi: il silenzio, il farsi muto davanti allo sfacelo, è un dire massimo, un dire inappellabile. Lui è stato zitto perché aveva tutte le ragioni per farlo. Le parole sono rimaste tutte dentro, non tanto inespresse, quanto essudate e subito volatilizzate in pensieri che non hanno bisogno dell'inchiostro o dei byte per essere rappresentati. Il silenzio è diventato la lingua di chi sa, ma non dice, né nasconde, bensì - come l'oracolo di Delfi - accenna.
Una piccola smorfia che dice tutto. Uno scrollare del capo che ribadisce. Un'alzata di spalle che chiude il discorso. Uno sbadiglio, un mezzo sorriso e chi ha orecchie per intendere, intenda.

lunedì 28 agosto 2017

Post accademico

Anni fa, m'iscrissi al sito Academia su consiglio di alcuni amici academici (con un'aca sola), più che altro per vedere se loro pubblicavano qualcosa e poi seguire autori e temi di mio interesse, punto e virgola.
Ogni tanto, via mail, m'arriva una notifica per dirmi c'è un paper pubblicato da qualcuno che seguo (pochi, in verità, non mi ricordo neanche più chi. Quello più prolifico è Mauro Pesce, docente di storia del cristianesimo, ma vabbè).
Io, di mio, non essendo accademico, non gravitando più neanche di striscio nel mondo universitario, non ho mai pubblicato o segnalato paper veruno nel mio - dimenticato, mai pressoché usato - account Academia. 
E dunque? 'sta intro abbisognava per comunicare un altarino academico, il seguente.

Oggi, ricevo mail
Claro che clicco su view now dove si conferma che davvero
quindi, naturalmente, clicco su get started dove scopro che per sapere chi mi menziona (o minziona?) dovrei fare

Upgrade io?

Nondimeno, i 2062 documenti che riportano importa sega costituiscono, senza dubbio, una maggiore attrattiva rispetto alle menzioni che mi riguardano.

Ma vabbè.
Meglio, molto  meglio di Academia, oggi, è risultata la newsletter di Quora che mi segnala una meravigliosa disamina academica:



domenica 27 agosto 2017

Vigilanti dottrinari

Gli indomiti attivisti di Forza Nuova che, sfidando il vituperio della gente, hanno partecipato alla celebrazione eucaristica di un prete di Pistoia, don Massimo Biancalani, per «vigilare sulla sua dottrina», una volta finita la messa e andati in pace, amen, a chi faranno rapporto? Alla Fraternità sacerdotale San Pio X?

In effetti, la diocesi di Pistoia, tramite il vicario del vescovo, ha espresso massima solidarietà al parroco, il quale, nell'omelia odierna, ha predicato:
«Gesù non fa l'esame del sangue e le porte della Chiesa sono sempre aperte",
ricordando, altresì, le parole del Papa, per il quale:
«la Chiesa è un ospedale da campo» 
Inoltre, don Biancalani ha definito
«fondamentale l'accoglienza verso i migranti: è un principio etico. Se siamo giunti a questo punto è anche perché finora se ne è parlato poco nei luoghi di formazione, come le scuole, e spesso anche le parrocchie. Io faccio politica nel senso di polis perché siamo chiamati ad esprimerci sulla vita comune e quando sono in gioco diritti umani dobbiamo avere diritto di parlare"»
Parole, queste, che rispecchiano, indubbiamente, il dettato evangelico e, in particolare, l'attuale interpretazione dottrinale proposta da Papa Francesco.

Quindi, per conto di chi i suddetti attivisti (di estrema destra) intendono vigilare sulla dottrina?

Mi sa che non lo sapremo. Pazienza. Epperò, mi chiedo perché, invece di passare da fascisti bischeri, preoccupati di salvaguardare tradizione e cristianità del suolo patrio, non si concentrano sul fianco scoperto (ma mica tanto) che il sacerdote, la chiesa cattolica mostra sempre al popolo (bue) italiano? Ovvero: quando il prete dice «finora se ne è parlato poco nei luoghi di formazione, come le scuole» perché non rispondergli: tra questi luoghi, tra queste scuole, sono comprese le paritarie cattoliche?
E poi: perché non ricordare al priore la notevole differenza che c'è tra accoglienza (a tempo determinato) e convivenza (a tempo indeterminato)? Tra il gesto (individuale e tacito) del Samaritano e i compiti dello Stato (collettivi e pubblici)?
E poi, signori miei, pur sapendo che su questo non sarete d'accordo, come non replicare al parroco che il principio etico non informa uno stato laico, bensì uno teocratico? E che la questione migratoria non è una questione etica, non riguarda cioè la bontà e la cattiveria, bene o male, altruismo ed egoismo degli individui, bensì è una questione economica e sociale che uno Stato (serio) avrebbe il dovere di (tentare) di governare con una "programmazione" politica di medio-lungo periodo?
Insomma, o primatisti nazionali di stocazzo, il punto non è vigilare la dottrina, giacché nessuno, da Porta Pia in poi, ha vigilato il cattolicesimo; il punto è chiedersi: perché i preti in Italia fanno politica, da sempre? E la fanno non nel loro Stato, bensì dentro uno Stato che, in teoria, non è cosa loro?
Provocazione dottrinaria: se il Vaticano avesse un territorio più vasto, poniamo: grande come il Lazio, o meglio: come al tempo delle Diciassette Legazioni, si potrebbe sapere che politica dell'accoglienza migratoria adotterebbe? Sarebbero disposti ad accogliere, a mantenere, a trovar casa, lavoro e luogo di preghiera ai migranti diversamente credenti che si presentano ai lor confini?

Per tornare a don Biancalani: se i sacerdoti cattolici, nelle loro omelie, cercano di persuadere i fedeli ad essere accoglienti e buoni cristiani, e questi, di buon grado, accolgono la predica, c'è poco da obiettare. Invece, da obiettare c'è, eccome, quando i sacerdoti, il Papa in testa, chiedono alla politica di essere accogliente: con i soldi e le case dello Stato.

sabato 26 agosto 2017

Può darsi una rondine

Può darsi una rondine
posarsi
sul filo della luce -
dopo la fatica di ore
trascorse
a catturare
mosche su mosche
vespe zanzare
e rare libellule -
domandarsi
se la fatica del giorno
ha uno scopo
oltre quello di riprodursi
ed educare la prole
a compiere
le stesse immutate
azioni
e quindi del filo
lasciare la presa
e piombare
come corpo morto cade
sul selciato?

Può darsi un uomo -
dopo la noia di ore
trascorse
davanti a un computer
a catturare
immagini e parole
parole e immagini
e rare illuminazioni -
domandarsi
se il male o il bene o l'insomma
del vivere
sia credere
che la vita abbia
uno scopo
che la fede tramanda
o la ragione dispone
e quindi del computer
staccare la presa
allontanarsi
come un morto di sonno
senza piato?


venerdì 25 agosto 2017

Una strana teoria

Ted Berrigan, From Tamburine life.


Life certainly is marvelous
when you’re in love
isn’t?
Consequently, it is important
to be in love
most all the time
but not all of the time


When you are in love
all the time
you get bored
because life is boring
when it’s always the same
that’s strange theory
La vita è senz’altro meravigliosa
quando si è innamorati
vero?
Di conseguenza è importante
essere innamorati
quasi sempre
ma non sempre


Quando si è innamorati
sempre
ci si annoia
perché la vita è noiosa
quando è sempre uguale
questa è una strana teoria

AA.VV., [non più] Giovani poeti americani, a cura di Gianni Menarini, Einaudi, Torino 1973

Divertissement
L'ultima volta che m'innamorai stavo guidando e pensavo ad altro. Era autunno, forse, o primavera, non ricordo, non importa, comunque una giornata di lavoro appena finita, la spesa fatta, il sole che scendeva rapido laggiù. Avevo appena messo la freccia per uscire dal raccordo quando un controcanto uscì fuori dallo stereo. Dissi: non è possibile. Mi difesi: resisterò, pur sapendo che era così per dire. Fu in quel preciso istante che, anziché ribellarmi, e fuggirlo, decisi di proporre un armistizio: innamorarmi in maniera diluita, omeopatica. Un amore in potenza, un amore che fa finta di curare, che resta addosso, come l'impronta sull'acqua. Un amore in potenza, quindi impotente. Un amore che, in quel modo, non avrà mai il modo di venire a noia, essendo e non essendo, confutando continuamente la propria ragione d'essere.
Sono passati stagioni, anni, da quella primavera, forse autunno. La vita da innamorati è senz'altro meravigliosa tanto quanto la vita da annoiati. E anche questa è una strana teoria.