venerdì 30 giugno 2017

Etimologia della crisi

L’etimologia si identifica con l’origine degli strumenti denominativi allorché la forza di un nome o di un verbo si ricava mediante un’interpretazione. Aristotele la chiamò σύμβολον, Cicerone, invece, adnotatio, poiché essa, sulla base di un esempio, offre la nozione dei nomi e dei verbi esprimenti la realtà: in tal modo, fiume ha tratto il proprio nome da fluire perché cresce fluendo.

La conoscenza teorica dell’etimologia si rivela spesso di utilità imprescindibile all’interno del concreto esercizio interpretativo proprio dell’etimologia stessa: quando infatti vedi da dove è nato un nome, più rapidamente comprendi la forza che quello stesso nome racchiude. Conoscendo l’etimologia, l’esame di ogni realtà diviene certamente più facile. Non tutti i nomi, però, sono stati imposti dagli antichi secondo natura: alcuni anche secondo il gusto, così come anche noi diamo a volte nome ai nostri servi o ai nostri poderi in base a ciò che piace al nostro volere. Da qui il fatto che non di tutti i nomi è possibile trovare un’etimologia dal momento che alcuni hanno ricevuto il proprio strumento denominativo non in base alle loro qualità innate, ma secondo l’arbitrio della volontà umana. Le etimologie dei nomi si danno o per causa – ad esempio re da [reggere o] agire rettamente – o per origine – ad esempio homo, che significa uomo, perché creato ex humo, ossia dalla terra – o per contrarî – ad esemplo lutum, che significa fango, che viene da lavare per il fatto che il fango non è pulito, e lucus, cioè bosco, così detto perché il bosco, oscurato dall’ombra, riluce poco.

Isidoro di Siviglia, Etimologie o origini, Utet. Torino 2013

Un bancomat. Un signore, credo un pensionato, persona distinta, incivilita, sta concludendo delle operazioni, probabilmente un prelievo. Indugia qualche secondo di troppo, ma non fa niente, non ho fretta. Quindi si scosta, esitante, parlottando qualcosa che non capisco, si aggiusta la giacca e si perquisisce, controllando se il portafogli è nella tasca giusta. 
Tocca a me. Avanzo verso il terminale, ma il signore non si scosta di molto, sta quasi a fianco, con aria distratta, fischetta qualcosa. Lo guardo di sbieco e «Buongiorno», gli dico, con un tono non propriamente cordiale, come di chi saluta sbrigando una pratica e deviando lo sguardo per non aggiungere parola. Niente. Il signore resta sul posto, dondolante, ma volta lo sguardo alla parte opposta del terminale, facendomi digitare con tranquillità il codice segreto.
Clicco il taglio dei contanti desiderati, rifiuto la ricevuta, estraggo la carta entro i 30 secondi, prendo il contante e lo metto nel portafogli. In quel momento, il signore rivolge lo sguardo e dice: «Senta, per favore. Come ha visto, ho provato anch'io prima di lei, ma non è uscito niente. Siccome la pensione mi arriva il primo [del prossimo mese, immagino], ce l'avrebbe mica due euro per comprare il pane?»
Il pane?
Controllo invano nelle tasche e nel portamonete, ma ho solo un euro (e non sono troppo samaritano da dargliene cinquanta).
«Tenga. Ho solo questo, mi scusi».
«Fa niente, si figuri: andranno bene per il companatico».

7 commenti:

Marino Voglio ha detto...

...te stai a trasforma' in malvino (in absentia?).
potrebbe non essere pericoloso e potrebbe essere reversibile, ma parlane con il tuo psichiatra e/o con il tuo confessore. da' retta.

Olympe de Gouges ha detto...

il titolo del post è azzeccatissimo

Luca Massaro ha detto...

@ Marino
Lo prendo come un complimento, sappilo.

Ma più che di me, vogliamo parlare, appunto, della sua "absentia", di intuirne le ragioni, di lamentarne la lunghezza e di sperarne il termine con un post - dei suoi - che faccia a fette (sottili, un etto basta) la realtà?
Poi, d'accordo, ci si schiera, su esserne a favore o meno con quanto da lui scritto. Però, convieni, che ce ne sono pochi che scrivono come lui.

Marino Voglio ha detto...

"Ma più che di me, vogliamo parlare, appunto,..."

no. quello tiene famiglia, e comunque c'avrà li cazzi sua, no?

(avemo fatto a meno de leopardi, se faremo 'na raggione pure stavorta me sa)

Luca Massaro ha detto...

sei teribbile, Marì, teribbile.

Ma te vojo bene.

alex grossini ha detto...

visto che è utile? e non hai ancora trovato il meglio. appena mi danno il ruolo lo uso come testo da dare come compito. medioevo per medioevo, tanto vale tornare all'alto medioevo.

Luca Massaro ha detto...

non ne dubitavo, caro Alex. Anzi, mi scuso di non averti ringraziato, in esergo, del consiglio librario. Piuttosto: torna col tuo "bimbosumero" a raccontare qualcosa sul nostro basso medioevo.