sabato 1 luglio 2017

Una silenziosa coazione

Se potessi dire, lo nominerei invano, tanto per dire qualcosa di indicibile, impronunciabile, che s'incolla al palato e, solo dopo che la lingua, con fatica, lo rimuove, veloce esce dalla bocca in un grumo di sillabe che lo ricompongono, il caos.

Tutta la concentrazione sul presente non porta bene, appesantisce, dispone l'io come un satellite in orbita dell'immutabile. Ma intanto: liberi tutti, leggeri, dispersi nella composizione molecolare dei fatti. Venga quel cuoco catalano famoso, come si chiama, Adrià, l'adirato, e ci impiatti con un coppapasta, spennellandoci giro giro di letame e, come tocco di artista finale, una bella passata di fiamma ossidrica per togliere gli ultimi peli, come si fa ai pennuti, prima di metterli in pentola.

Ci stanno assaggiando: nessuno dei commensali osa esprimersi, aspettano, data la nostra incertezza. Un capello nel piatto, anzi: un pelo pubico. Una faccia contrariata, forse finalmente un rilievo, forse una stroncatura. Sento dire che un mio coglione è buono, assomiglia, come gusto, ai reni di coniglio arrosto.

Dal bordo del piatto si alza una donna dai capelli rossi, lunghi, come il suo naso, un naso importante che, tuttavia, non le toglie un grammo di sensualità: indossa un vestito scollato, coi lustrini, lungo, avente uno spacco che consente di intravvedere alcuni capillari nell'interno coscia, tipici delle quarantacinquenni dalla pelle chiara. E dice: «Signori, siete degli stronzi. Di più: brutti stronzi. Potessimo essere il vostro veleno».

Uno dei giudici, ancora intento a masticare, sputa nel piatto e guarda la sostanza rigettata: l'informe blob contiene innumerevoli facce, gli scarti della storia. Risa e schiamazzi del pubblico a casa, aldilà dello schermo, Benedetto sedicesimo sorride dietro l'inferriata.

«Siete una generazione perduta. Avete eluso molteplici possibilità e vi siete consegnati al prevedibile. Ma voi, voi non potete rinunciare come quello là, vedete? Non potete rifiutarvi, siete la nostra carne in campo, di riserva, negli spalti e nel servizio di ordine. Tutto nel pianeta è diventato Colosseo. E voi, per educazione, tradizione, abitudine, riconoscete come leggi naturali ovvie le nostre esigenze».
L’organizzazione del processo di produzione capitalistico sviluppato spezza ogni resistenza; la costante produzione di una sovrappopolazione relativa tiene la legge dell’offerta e della domanda di lavoro, e quindi il salario lavorativo, entro un binario che corrisponde ai bisogni di valorizzazione del capitale; la silenziosa coazione dei rapporti economici appone il suggello al dominio del capitalista sull’operaio. Si continua, è vero, sempre ad usare la forza extraeconomica, immediata, ma solo per eccezione. Per il corso ordinario delle cose l’operaio può rimanere affidato alle leggi naturali della produzione, cioè alla sua dipendenza dal capitale, che nasce dalle stesse condizioni della produzione, e che viene garantita e perpetuata da esse[*].

E non dimenticate: oggi iniziano i saldi».

6 commenti:

alex grossini ha detto...

tagga anche il povero Malthus

Olympe de Gouges ha detto...

E voi, per educazione, tradizione, abitudine, riconoscete come leggi naturali ovvie le nostre esigenze
ce lo ficcassimo in testa una buona volta

Luca Massaro ha detto...

Il "povero" Malthus fu assai criticato da Marx che, in una nota (la n.75 al cap 23 de Il Capitale), scrive: «Se il lettore dovesse ricordarmi il Malthus, il cui Essay on Population uscì nel 1798, io gli ricorderò che questo scritto nella sua prima forma non è che un plagio superficiale da scolaretto, declamatorio in maniera pretesca, di scritti di De Foe, Sir james Steuart, Townsend, Franklin, Wallace ecc., e non contiene nemmeno una proposizione originale».
In sintesi, Marx ritiene che le leggi sulla sovrappopolazione facciano capo, storicamente, soltanto al modo di produzione storico particolare di ogni epoca. Scrive, più avanti:
«Quindi la popolazione operaia produce in misura crescente, mediante l’accumulazione del capitale da essa stessa prodotta, i mezzi per render se stessa relativamente eccedente.
È questa una legge della popolazione peculiare del modo di produzione capitalistico, come di fatto ogni modo di produzione storico particolare ha le proprie leggi della popolazione particolari, storicamente valide. Una legge astratta della popolazione esiste soltanto per le piante e per gli animali nella misura in cui l’uomo non interviene portandovi la storia.»

alex grossini ha detto...

marx copia e in più denigra la fonte

Luca Massaro ha detto...

E chi e cosa avrebbe copiato?

Anonimo ha detto...

Caro Luca, non ti preoccupare [...]
Caino