venerdì 20 luglio 2018

Vanno di scorporo

Per tenere in piedi il sistema tolemaico, che vedeva la Terra al centro dell'universo con le stelle e gli altri pianeti a girare intorno, gli studiosi dell'epoca escogitavano delle ipotesi ad hoc per impedire la definitiva falsificazione del sistema.

Alla stessa maniera, i supermanager, comunemente detti Ceo, ingegnano numerosi artifici (pratiche e fatturazioni al limite della stregoneria) per tenere alto il valore del capitale che sono chiamati a gestire e difendere.

Ne siano prova due esempi, uno, lampante, che evidenzia l'irrazionalità e la fallacia del sistema:

[*]

L'altro, invece, che dimostra la realtà metafisica del capitalismo e come esso sia divenuto maneggiabile da una stretta cerchia di iniziati, i quali, similmente ai sacerdoti che celebravano i misteri eleusini, praticano una liturgia sacrificale di difficile decifrazione, che generalmente si conclude con uno smembramento, detto anche scorporo.




Di tale articolo, riporterò ampi stralci perché rendono bene l'idea di quanto sia aggrovigliato il sistema:
«Lo scorporo e la quotazione di Magneti Marelli avverrà per il tramite di un veicolo olandese».
Da profano, mi sono chiesto: perché il Daf e non l'Iveco? Poi ho capito che il veicolo in questione è per lo scorporo e non per il trasporto.
«Attraverso una girandola di operazioni, che contempla anche una scissione di Magneti Marelli e una successiva fusione transfrontaliera della società beneficiaria, sono state gettate le basi di quella che, nei fatti, rappresenta l’unico capitolo di natura straordinaria contemplato nel business plan di Fca presentato a giugno dal Ceo di Fca, Sergio Marchionne».
Una girandola di operazioni che contempla una scissione e una fusione: neanche al Cern di Ginevra.
A proposito della scissione, leggiamo:
«Nel dettaglio è stata deliberata una scissione parziale proporzionale di Magneti Marelli attraverso l’assegnazione di una parte del proprio patrimonio a un veicolo di nuova costituzione denominato MM...»
 Un'auto magnetica a marchio Magneti Marelli per fare il culo a Tesla e Toyota? Macché. Trattasi di un veicolo borsistico a responsabilità limitata
«...MM srl. Attraverso questo passaggio si intende trasferire alla newco due pacchetti di attività. In primo luogo quelle relative alla progettazione e realizzazione dei sistemi elettronici ed elettromeccanici per le due e le quattro ruote da competizione, che costituiscono un ramo di azienda distinto rispetto alle altre aree di business della società scissa e denominato “Ramo Motosport”. Inoltre, finirà in MM un portafoglio di quattordici partecipazioni sparse nel mondo, dalla Automotive Lighting Gmbh alla Magneti Marelli Slovakia fino alle controllate in Messico solo per citarne alcune. "La scissione è uno dei passaggi di un più ampio progetto di riorganizzazione finalizzato a consentire la quotazione del Gruppo Magneti Marelli sul Mercato Telematico Azionario, per il tramite di una società di diritto olandese", spiega il piano di riassetto. Già perché l’italiana MM srl, secondo l’iter previsto, sarà oggetto di una fusione transfrontaliera per incorporazione in un altro veicolo, di diritto olandese, denominato MM Bv
Ecco qua l'alchimia tra in corpore e scorporo sano, portafogli slovacchi e messicani e fusione olandese. C'avete capito qualcosa? Io no, però faccio finta. Ma andiamo avanti a ricopiare:
«In tutto, secondo la bozza, sulla base di un patrimonio netto del gruppo Magneti Marelli che alla fine del 2017 era pari a 750 milioni, alla società beneficiaria saranno assegnati elementi patrimoniali attivi e passivi pari a 127 milioni di euro mentre alla società scissa resteranno elementi patrimoniali per 623 milioni. Si tratta dunque di un primo step. Risulta, in proposito, che MM Bv è destinata a confluire in un’altra capogruppo, sempre di diritto olandese, che sarà il cuore dell’operazione, cioè quella che si prepara a essere “valutata” da piazza Affari.»
Son duro, epperò che cosa vuole dire assegnare a una società «elementi patrimoniali attivi e passivi pari a 127 milioni di euro» senza specificare a quanto ammontano gli attivi e a quanto i passivi?
Oppure non c'è differenza tra le due cose?

Poi, stringi stringi, gli altarini sono questi:
«La scelta di un veicolo olandese per lo scorporo di Magneti Marelli replica, dunque, quanto già deciso per la stessa Fca, ExorFerrari e Cnh, tutte con base ad Amsterdam. Il meccanismo del voto multiplo, dunque, sembra destinato ad applicarsi anche in questo caso. Salvo colpi di scena e cambi improvvisi di programma (Marchionne non ha mai escluso una vendita in presenza di un assegno “importante”) Exor si prepara così a occupare un posto in prima fila nel gruppo di componentistica. Negli ambienti vicini alla dinastia torinese sembra infatti che l’orientamento sia già stato tracciato. E segue alcune direttrici chiave. Alcune fonti riferiscono che è intenzione di Exor mantenere il controllo di Magneti Marelli. Ciò per creare il contesto ideale volto ad assicurare la continuità ai piani di sviluppo della società. Non solo. Non sarebbe in agenda alcuna operazione straordinaria per la controllata della componentistica se non limitatamente allo spin off.»
La dinastia torinese merita o no di essere decapitata in senso proprio?
«Si capisce, dunque, il perché in Fca si sia deciso di procedere con lo scorporo puro. L’uscita di Magneti Marelli dal gruppo Fca, infatti, è stata oggetto di molteplici simulazioni che spaziavano dalla vendita diretta a un’Ipo stile Ferrari, ma alla fine si è scelto di procedere sul modello Cnh. In questo modo il 30% di Fca in mano a Exor consegnerà alla holding, post scorporo, un pacchetto della stessa entità in Magneti Marelli, quota capace di pesare come un controllo di diritto in virtù del voto multiplo. Insomma, optare per lo spin off, consente di dividere i vantaggi tra la stessa Fca e i suoi soci. Il gruppo automobilistico riuscirà infatti a deconsolidare una parte importante del debito, mentre il primo azionista Exor e gli altri soci di Fca diventeranno gli unici destinatari della valorizzazione di Magneti Marelli. »
Come vedete, c'è chi può deconsolidare il debito e chi non può. Tanto, oltre un certo livello - in pratica: quando si è diventati una dinastia consolidata - l'esproprio non è consentito, neanche quello di diritto (borghese), figuriamoci quello proletario.


martedì 17 luglio 2018

Effetto Mose



Rep:
Il nulla. Aiutatemi a dir nulla. Ma nulla nulla. Meno di nulla. E se penso che, per darsi un tono, uno come Martina si è probabilmente rivolto a un consulente di immagine, l'unica operazione che resta da fare è moltiplicare questo nulla - della segreteria nazionale, del congresso, del partito in generale - per zero.

I socialisti d'Europa: piccoli blairiani o corbyniani che siano, risentiti (per essere stati messi ai margini operativi della cosa pubblica) o soddisfatti (perché ancora hanno in mano il giocattolo e lo giostrano), tutti costoro, a vario titolo di demerito, si fanno illusioni sulla riformabilità del sistema, sul welfare state, su Keynes e le mille e tre possibilità che la globalizzazione offre. 
Vanesi, illusi, ottusi. Come cazzo pensano di fermare l'onda sovranista se non provano, fosse soltanto per esercizio di studio, a comprendere quale maremoto l'ha provocata, che la sta provocando?

Sono intenzionati a unire i socialisti del Mediterraneo, d'accordo, ma quali? Chi sono i socialisti mediterranei oggidì? I lacerti delle segreterie di partiti, burocrati di vario genere, carrieristi, assessori, eurodeputati, presidenti di fondazioni e banchieri in vena di filantropia pelosa. Nulla più.
Dei socialisti sono rimasti soltanto i rappresentanti; i rappresentati o si sono estinti o hanno votato sovranista. Da ciò ne consegue che unire i primi è abbandonare ogni velleità rappresentativa dei secondi. In altri termini, la Sinistra europea è impossibilitata a pronunciare l'unico motto sensato per una unione politica e di lotta: Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete da perdere che le vostre catene, giacché le catene non le vede neanche più.

sabato 14 luglio 2018

La vita dipende

La mia vita - dipende
a volte sale -
a volte pepe
è normale - prendi
esempio dal presepe:
hai presente
la capannuccia
la stella cadente
e altri suppellettili
maschi molti
una femmina
un gesubambino
animali e re
muschio di bosco
poi vengono i carabinieri forestali a casa e ti fanno la multa?
- Ma io
pensavo che
- Sii conciliante
non tentare di giustificarti
il peccato è tuo
suggilo
mungilo
senti come in bocca si scioglie - come miele
lo stesso miele che mi dicessi io stesso
ti avevo dato
(che complimento bellissimo fu
essere paragonato a un'ape
operaia)
ma era un semplice do ut des
anche se svincolato
da ogni logica di mercato
e
- Vieni qui sta’ zitto un pochino
abbraccia questo essere
in attesa delle chiavi
per tornare a sé
alla casa, alla vita
la mia vita - dipende
a volte scende
scende
spende le illusioni
che la tenevano ingabbiata in uno schema
di amore-passione
e confusione
dilapidata
- Tutto è più chiaro
la vita ha bisogno di amaro
per digerirla più facilmente
- Respira
piano ma continuamente
niente apnee
non farti delle idee
sulla vita su me
sul binario da prendere
che è quello di sempre
assegnato dalla lista
del caso
della circostanza
anche dopo uno scambio
la solita vita è quella che avanza.
- Dice che sei cambiato
che sei fatto più insensibile
- Ho aumentato lo scibile:
mi sono asciugato l'umile
di dosso
ho saltato il posso
ho limitato il voglio:
guardo quello che sono
e me lo tengo.
Non chiedo perdono
dico perdio
che colpa ho di essere io?
- Sii,
ripeti, allungando le “i”
finché il fiato perdura.





giovedì 12 luglio 2018

Stoptify

Per alcuni mesi, pochi, sfruttando una promozione scontata, sono stato abbonato di Spotify e, confesso, mi rispecchio in pieno in quella casistica di coloro che, adulti, invece d'ascoltare nuova musica, preferiscono riascoltare vecchi LP, ossia canzoni di quando erano giovani e la musica la mettevano su giradischi o cassette a nastro, in camera, e la ascoltavano per ore, perché ogni canzone, anche se leggera, aveva un certo peso, spessore, lasciava un calco preciso nella mente ancora più disposta a raccogliere anziché scartare - e scartare, rifiutare la musica oggi è cosa indispensabile, ancorché difficile, considerato la pervasività dell'inquinamento musicale/ambientale che non è più relegato alla stanzetta e trova diffusori discariche in ognidove.

Ogni generazione ha avuto, ha e avrà i suoi eroi e - tutto sommato - considero la mia piuttosto fortunata, giacché avevamo a disposizione il cantautorato italiano nella sua maturità artistica e il rispetto verso i classici e le icone rock e pop era ancora ai massimi livelli (esempio: la moda ululava Duran Duran, ma che cazzo vuoi, moda, lasciaci ascoltare i Pink Floyd).

Fortunata età giovanile in cui i tormentoni estivi erano scritti da Franco Battiato...

Scrivo questo perché oggi m'è venuto in mente un brano che amo molto, di Roberto Vecchioni, che lui remasterizzò nell'album Il grande sogno, album che aveva la copertina disegnata da Andrea Pazienza - e ho pensato a quanto siano sfortunati i giovani di oggi in fatto di musica: prima di tutto perché ne hanno troppa e troppo facilmente reperibile; secondariamente, perché è tutta musica videata e tormentonata - con frequenti, insopportabili, balletti al seguito; infine (lo dico più a naso che a orecchio, cioè per spizzichi e bocconi musicali che subisco in luoghi pubblici dove la musica d'oggi passa), perché credo non vi siano cantautori o compositori che riescano, tramite i loro brani, a far uscire l'ascoltatore dal confino del brano stesso per trasportarli altrove, in altri luoghi, ad esempio: un libro, un film, un déjà vu, un vissuto riletto con un telescopio e non con un microscopio che fissa l'attenzione sul proprio io minuto.

Certo, il declino del mercato discografico è irreversibile: i dischi, chi li compra più.
Purtroppo, temo che le app(licazioni) che offrono musica in streaming confondano, spiazzino, dis-orientino cercando di indirizzare verso quelli che dicono essere i tuoi gusti, quando in realtà sono soltanto i loro. 
Per questo penso che le app musicali siano uno strumento da utilizzare in seconda battuta, non in prima, perché altrimenti chi ascolta rischia di essere fagocitato in flusso di note insignificanti.

martedì 10 luglio 2018

C'è o non c'è



Da alcune settimane, le indicazioni stradali, presenti sulla statale che percorro più o meno quotidianamente, sono oggetto di una controversia teologica condotta a colpi di affermazioni perentorie siglate con vernice spray.
Premesso che, sia chi afferma la non esistenza, sia chi invece la afferma deve compiere una doppia curva (la prima a sinistra, la seconda a destra), è emblematico notare che la direzione sia per entrambi in alto.

Ma interpelliamo direttamente l'interessato per farci guidare (senza maps o tom tom) sulla questione:

- Pronto Dio?
- Dio non c'è.
- Come sarebbe? Io, eppure, sto chiamando il numero che ho in rubrica.
- Sì, il numero è corretto: è Dio che non c'è in questo momento.
- Mi sa dire quando torna?
- Non so di preciso. Ha detto: una questione di secoli.
- Perdio, non ci sono altri modi per contattarlo telefonicamente oltre al fisso? Ha preso per caso con sé un cellulare? 
- Sì che ce l'ha, il cellulare. Ma ha detto di disturbarlo soltanto per questioni urgenti. La sua, lo è?
- Certo che lo è: è una questione filosofica dirimente...
- Quale, quella sull'esistenza di Dio o meno?
- Sì.
- Allora, mi spiace, non glielo posso dare. Mi ha detto di non disturbarlo per le cazzate.
- Ma come.
-  Sì, ha detto che è dai tempi di Anselmo che gli maciullano gli attributi spinoziani sui quali non ha più voglia di discutere con alcuno. Anzi, a tale proposito, mi ha detto di rispondere che Lui, come tutti, a volte c'è e a volte non c'è. 
- Bene, nel caso rientrasse prima, per cortesia, potrebbe dirGli che ho chiamato?
- E - scusi, sa - lei chi è?
- Io.
- Stiamo freschi. Io chi?
- Me.
- Ah, lei!
- Sì, io. E chi altri sennò?
- No, sa, mi scusi. Prima ha chiamato un altro che diceva di essere "io", non volevo confondervi.
- Gia, noi io siamo in tanti. E a pensarci bene, non ho mai capito perché Dio non abbia voluto moltiplicarsi, come noi.
- È un ostinato monoteista.

lunedì 9 luglio 2018

No tatoo 3

Il top smanicato lasciava, oltre alle braccia, anche metà busto scoperto e tuttavia coperto da svariati segni, disegni, simboli, scritte, tra quali spiccava, sul braccio destro, un verso di Sandro Penna declinato al femminile: «Io vivere vorrei addormentata / entro il dolce rumore della vita». 
Bruno restò un attimo incantato e non si accorse che lei gli aveva messo sotto il naso la bolla di accompagnamento dell'oggetto che doveva ritirare. «Firmi qui», gli indicò la commessa e lui, prima di farlo, ebbe l'ardire di osservare indicando con lo sguardo la scritta tatuata sul braccio, «Bello questo verso di Penna», al che lei rispose che non era una frase scritta a penna, bensì tatuata veramente, e per dimostrarlo si leccò le falangi di indice e medio della mano sinistra che strofinò, poi, sul verso di Penna per fargli vedere che non si cancellava.
«No, mi scusi, mi sono spiegato male: intendevo bella la frase scritta dal “famoso” poeta italiano Sandro Penna».
«Sul serio esiste un poeta che si chiama così? Una ragione in più per dare dello stronzo bugiardo al mio ex fidanzato. Già. Lui mi ripeteva spesso quella frase, perché - diceva - rappresentava bene il mio carattere. Tanto fu che mi convinse a farmela tatuare sul braccio, giusto pochi giorni prima di scoprirlo a sbocchinarsi («dolce rumore della vita») con il mio migliore amico», si sfogò la commessa, diventando tutta rossa. «Mi scusi, mi sono lasciata andare».
«Non si preoccupi» la rassicurò Bruno con un mezzo sorriso, aggiungendo che non era un caso, forse, che il suo ex le ripetesse spesso quel verso del poeta.

Non si era preoccupata. Senza indugio gli porse nuovamente la bolla da firmare.

Di solito, Bruno firmava scrivendo la lettera maiuscola iniziale del suo nome come alle elementari, una B bella grossa, tondeggiante, che dava voglia più di toccarla che di pronunciarla. Questa volta, invece, la B gli uscì incerta, tremolante, vizza, tanto che la r non riuscì ad attaccarvisi, sorpresa quasi dall'inaspettato svezzamento. Anche la u gli venne male, con una sorta di restringimento tale da farla sembrare più simile a una i. E infatti: «Non è molto leggibile la sua firma: lei sarebbe il vettore, signor Brino?»

«Brno».


sabato 7 luglio 2018

Tonno rosa, uomo nero, mutande rosse

Su un barattolo di filetti di tonno rosa - marca italiana - ho notato prima l'imprescindibile "seguici su" con le quattro icone che rappresentano i social principali (facebook, twitter, instagram, youtube), e poi, in basso, scritto piccolissimo, ho verificato che la provenienza del tonno e lo stabilimento di produzione si trovano in Ecuador.
Naturale più del tonno, quindi, è stato pensare quanto sia più semplice al tonno rosa ecuadoregno attraversare un oceano, tanto quanto è complicato e rischioso agli uomini e donne neri attraversare un mare.

Mentre per il tonno rosa c'è ampio spazio tra gli scaffali dei nostri supermercati occidentali, per l'uomo nero ce n'è meno, i pochi disponibili già occupati dai questuanti all'ingresso degli stessi che si offrono per semplici servigi, tipo «ti riporto il carrello a posto e prendo l'euro», tipo «vuoi comprare questo o quello», tipo «se mi lasci qualche spicciolo, stasera mangio».

Sia pure di diverso tipo, sia l'uomo nero sia il tonno rosa sono merci, con la differenza che, per le risultanze del sistema economico e produttivo vigente, il tonno è più facilmente commerciabile, ha una piazza migliore sul mercato. L'uomo e la donna neri, invece, hanno una smerciabilità più difficoltosa, destinata soprattutto a lavori di bassa qualificazione e alta fatica (beninteso, anche la maggior parte degli uomini e delle donne bianchi-e sono merce; di più: tutti coloro che, per vivere, sono costretti a vendere la loro forza e/o capacità di lavoro lo sono (mentre non sono merce quegli uomini e quelle donne che hanno il potere di comprarla, dirigerla e sfruttarla tale merce umana).

Premesso questo, più della maglietta oggi trovo sia opportuno indossare delle mutande rosse. 

A scanso di equivoci, io, ne avessi facoltà, farei diventare italiani tutti. In altri termini: offrirei a tutti coloro che la richiedono cittadinanza italiana, carta d'identità e tesserino sanitario per tutti. Credo questa mossa politica spiazzerebbe tutti i partner europei e anche l'America, la Russia, la Cina. L'Italia, da circa sessanta milioni di abitanti, nel breve volgere di un decennio, raggiungerebbe a cento e passa milioni di abitanti. «Prima gli italiani» dopo, forse, avrebbe un senso perché non avrebbe più senso: un'autentica svalutazione della cittadinanza, ossia della nazionalità.
«In tutte le rivoluzioni sinora avvenute non è mai stato toccato il tipo dell'attività [economica e produttiva] e si è trattato soltanto di un'altra distribuzione di questa attività, di una nuova distribuzione del lavoro ad altre persone, mentre la rivoluzione comunista si rivolge contro il modo dell'attività che si è avuto finora, sopprime il lavoro e abolisce il dominio di tutte le classi insieme con le classi stesse, poiché essa è compiuta dalla classe che nella società non conta più come classe, che non è riconosciuta come classe, che in seno alla società è già l'espressione del dissolvimento di tutte le classi, nazionalità, ecc. [...] che tanto per la produzione in massa di questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa è necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire soltanto in un movimento pratico, in una rivoluzione; che quindi la rivoluzione non è necessaria soltanto perché la classe dominante non può essere abbattuta in nessun'altra maniera, ma anche perché la classe che l'abbatte può riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su basi nuove la società». Marx-Engels, L'ideologia tedesca: Feuerbach, 1846, Editori Riuniti, Traduzione di Fausto Codino.

venerdì 6 luglio 2018

Scordarsi

Spesso scordo chi sono
perdo figura di uomo
che porto appresso da un pezzo
non vedo l'intero ma un mezzo
perduto il passato non vedo
futuro che è chiuso da specchio
che dice quello che sono
nasconde quello che ero
nega impressioni sul tempo
lascia da solo quel vecchio
che cerca capire chi sono
se ero in quel modo o in un altro
potevo o invece dovevo
senza permesso o misura
ed ecco chi sono lo vedo
su tratti legati a episodi
di vita che senza premura
scorre tra dita veloce
con mani che si aprono al vento
chi dice che sono contento
chi pensa che sono un po' meno
presente a me stesso di quando
un radiogiornale annunciava
nessuno in amore è innocente
non io che cercavo me stesso
nella stretta finale del sesso
nel ritorno nell'altro che non
si dimostra abbastanza fedele
al calco del desiderio che informa
il mio essere qui ed altrove.

mercoledì 4 luglio 2018

Ninna nanna estone


Parole sagge quelle del Presidente Mattarella

Vi sono molte cose che contrassegnano l’Unione europea e la sua storica integrazione, ma ve ne sono due che ne esprimono appieno l'anima: Erasmus e Schengen. I nostri giovani si sentono ormai europei, e poter viaggiare liberamente dal Sud al Nord dell'Europa, o dall'Est all'Ovest dell'Unione, è per loro un dato irrinunciabile. Mettere a rischio questo è poco responsabile. Parlare di chiusura dei confini, in un momento in cui tutto consentirebbe maggiore razionalità nell'analizzare e governare il fenomeno migratorio, è da evitare.
Nell'ultimo anno, da metà del 2017 a metà del 2018, gli arrivi attraverso il Mediterraneo in Italia sono diminuiti dell'85%; la pressione si è abbassata. Questo dovrebbe consentire a tutti i governi, come loro responsabilità, di agire con razionalità senza cedere all'emotività.
Parlare di confini da chiudere non è razionale, ma risponde all'emotività subita o suscitata. La responsabilità politica richiede razionalità e governo comune del fenomeno. Questo è possibile e c'è il dovere di farlo.

Perché dunque i governi europei, «come loro responsabilità» non agiscono «con razionalità» e «senza cedere all'emotività»?

Il bau bau, il pugno di ferro, i porti chiusi, le frontiere sbarrate... tutto fa leva sull'ideologia piccoloborghese di base, che è allarmata più dalla concorrenza schiavile, che dalla trascendenza signorile di chi gestisce il capitale (e/o ne stacca i dividendi).
E i governanti europei allevano questa paura, la pasturano, perché essa addormenta la coscienza di classe, annebbia la razionalità e fa cadere inesorabilmente preda della emotività. 
I migranti sono, in primo luogo, delle pedine nel grande e complesso gioco imperialistico che le potenze coloniali svolgono nella penombra mediatica e sotto l'ombrello (del cazzo) umanitario. 
Poi ci sono anche gli stronzetti che fanno labbrino, lacrimuccia e carezzina al Papa, pezzi di merda senza scrupoli che non esitano a dare l'autorizzazione al setaccio (voilà Schengen).

Riguardo al caso italiano: a me sembra che, per Salvini, la carta migranti sia l'equivalente di quello che furono gli ottanta euro per Renzi (con più pelo sullo stomaco e con minor aggravio sui conti dello Stato). Vedremo poi quanto la politica di respingimento e chiusura influenzerà positivamente l'economia nostrana e quanto ne beneficerà l'ordine pubblico.   

lunedì 2 luglio 2018

Il porto chiuso

Ha chiuso il porto del suo cuore:
«Tesoro, non puoi attraccare,
lasciami stare, non fare rumore,
quella è la porta, vedi di andare».

Del suo cuore ha chiuso il porto:
amore più non entra nel suo porto.
Mi aiuti lei, dottore, o sono morto;
ho il cuore chiuso come un beccamorto.

«Signore, porti il cuore al chiuso
così, vedrà, non avrà bisogno
di dare al cuore un porto
di far di sé un illuso
                                     [che crede nell'amore.

Ma se porto il cuore al chiuso
sarà aperto o chiuso il porto?
«Dipende dall'importo,
amore: ti ho deluso?»

Ma va', va' dove ti porta il cuore
al chiuso di una casa stretta di città
su un letto che mescola il sudore
di mille corpi tristi di ogni età.

sabato 30 giugno 2018

Lei non sa chi sono io

«Dopo l’ennesimo e borioso “sono un avvocato” proferito [dal premier Conte] per avvalorare le sue richieste, l’omologo svedese Stefan Löfven si è sentito in dovere di informarlo che lui è un esperto fabbro, mentre il bulgaro Borisov ha fatto valere le sue credenziali da ex pompiere.» Limes

Forse gli sarebbe andata meglio se si fosse dichiarato devoto di Padre Pio.

No tatoo 2

2.

«Innanzitutto la nostra non è una crociata contro i tatuaggi. Non li disprezziamo, né sconsigliamo le persone a non farli. Men che meno vogliamo convincere i tatuati a coprirsi o a farseli cancellare. No. Il nostro centro si rivolge a quelle persone che, prive di tatuaggi, provano un senso di inadeguatezza, addirittura di imbarazzo ad avere la pelle libera da simboli, figure, scritte di vario tipo. 
Recenti studi epidemiologici hanno dimostrato che da quando il tatuaggio è un “must” a cui si è sottoposta molta parte della popolazione, una considerevole percentuale di coloro che se ne esimono, soffre - più o meno consciamente - di una crisi da pagina bianca del proprio corpo, una sorta di crisi dell'insignificanza che, se trascurata, potrebbe provocare ipocondria, depressione o, nei casi più gravi, addirittura dismorfofobia. In casi estremi come questi, il nostro studio si avvale di qualificati psicoterapeuti, i quali - una volta appurato il quadro clinico - propongono al soggetto un percorso terapeutico d'impronta psicodinamica.»

Dopo aver ringraziato la dottoressa per la spiegazione, Bruno uscì dalla fresca penombra climatizzata dello studio No tatoo e ripiombò nell'afa rovente del viale. Ancora il negozio dove doveva effettuare il ritiro era chiuso, mancavano pochi minuti alle tre, il tempo giusto per specchiarsi sulla porta a vetro dell'ingresso e riflettere. I pantaloni e la camicia a maniche lunghe dovevano pur significare qualcosa sotto quel sole e quel caldo soffocante. Mentre lo sguardo dagli arti passò al volto per scrutare se nel suo sguardo trapelava un'ombra di melanconia, alla sua immagine si sovrappose il corpo e il volto della commessa, che aprì la serratura e lo fece entrare con mezzo sorriso di commiserazione. Non che fosse propriamente una bella donna, ma dannatamente sensuale, sì.

giovedì 28 giugno 2018

Pesci rossi

Ci sono molti modi per spiegare (e superare) la crisi della Sinistra italiana, europea, mondiale. 
C'è chi scrive manifesti sul Foglio.
C'è chi, interpellato, discute sugli stessi.
C'è chi propone di incenerire partiti [non male come idea, però].

C'è chi misura e analizza in modo assai balzano - da autentico idiota della statistica - le ragioni del crollo.

Tuttavia, la cosa più penosa è che molti di costoro che cercano spiegazioni e soluzioni per superare la crisi della Sinistra, ammesso e non concesso lo facciano disinteressatamente, lo fanno con le intenzioni di recuperare o far nascere un movimento, un partito che si ripresenti nell'agone politico come se, nel contesto politico attuale, il riformismo progressista e di sinistra fosse ancora cosa possibile.

Il problema è che pochi sanno spiegare realmente il perché la Sinistra boccheggia, come un pesce rosso fuor d'acqua. E il dramma è che in pochissimi hanno veramente a cuore il salvarla.

È chiaro, però, che salvare la Sinistra significa prendere coscienza che il capitalismo (sistema economico e produttivo dominante) presenta delle contraddizioni che nessun tipo di riformismo potrà risolvere e che l'unica soluzione è iniziare (nuovamente) a pensare le condizioni di una trasformazione radicale del modo di produzione e, in pari tempo, della struttura sociale che lo legittima e sostiene (lo Stato, gli Stati).
«La forza produttiva, la situazione sociale e la coscienza possono e debbono entrare in contraddizione fra loro, perché con la divisione del lavoro si dà la possibilità, anzi la realtà, che l'attività spirituale e l'attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi, e la possibilità che essi non entrino in contraddizione sta solo nel tornare ad abolire la divisione del lavoro. È di per sé evidente, del resto, che i "fantasmi", i "vincoli", l'essere superiore, il "concetto", la "irresolutezza", altro non sono che l'espressione spirituale idealistica, la rappresentazione apparentemente dell'individuo isolato, in realtà di ceppi e barriere molto empirici entro il quali si muovono il modo di produzione della vita e la forma di relazioni che vi è connessa». K. Marx, F. Engels, L'ideologia tedesca, Libro I, Feuerbach

martedì 26 giugno 2018

Ti amo ti it


- Pronto?
- Pronto.
- Buonasera Dio.
- Buonasera uomo, desideri?
- Tanti.
- Ho detto: desìderi, seconda persona singolare del verbo desiderare; non ho detto desidèri, sostantivo plurale.
- Scusa Signore, ho equivocato apposta.
- Fai poco lo spiritoso, allora.
- Va bene. Epperò non avrei mai creduto Tu non fossi un dio di Spirito
- Touché.
- Touché? Davvero? O se non ho sentito niente, neanche un rumore.
- Smettila, sennò riattacco. Dimmi piuttosto: perché hai chiamato? 
- Ho letto una tua frase in giro per la città. Precisamente: su un autobus ho letto che Tu, nella Bibbia, hai detto «Io ti amo».
- Non mi ricordo. Potresti controllare?
- Subito. Come vedi, nella Bibbia, «Io ti amo» è scritto tre volte, di cui una lo pronuncia Davide a te. 
- Che l'abbia detto due volte è già qualcosa, no?
- Certo. Purtuttavia, considerando l'insieme dei Libri che formano la Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento), non è che Tu abbia scialato. Piuttosto, è la dimostrazione che, nella tua Parola, l'amore si trova in dosi omeopatiche.
- Stai screditando l'omeopatia: sei un venduto alle multinazionali del farmaco.
- Boiron compresa.
- Cretino. Fatto sta che la Bibbia non è un romanzo rosa.
- E allora perché hai scelto proprio quella frase per promuovere il tuo best seller?
- Spiace deluderti, ma non sono stato io a sceglierla, bensì i responsabili del marketing. Io avrei preferito parlare di altro, ma le maledizioni hanno poco mercato.
- Un'ultima domanda, per favore. Perché è stato scelto un autobus fermo per pubblicizzare la Tua Parola?
- Perché almeno un paio di volte al giorno è puntuale per tutti, come l'orologio.

lunedì 25 giugno 2018

No tatoo

1.

Era un caldo primo pomeriggio di fine maggio quando Bruno si recò presso un punto di ritiro merci acquistate in rete e ivi recapitate per non pagare la spedizione. Parcheggiò l'auto sotto una tenue ombra di tigli castrati dall'ennesima potatura primaverile, si avvicinò all'ingresso del negozio e constatò che esso avrebbe aperto alle 15, erano le due e mezzo, doveva quindi aspettare. 

Anziché attendere dentro l'auto calda, decise di passeggiare lungo il viale punteggiato da esercizi commerciali di vario tipo, compreso un ex negozio di elettrodomestici con l'insegna Telefunken e dentro il vecchio titolare, il quale - presumibilmente ancora in servizio per pagare le marchette per la pensione - si era ridotto a vendere di tutto fuorché elettrodomestici: cornici in peltro e seggette per il water, zanzariere e fiori finti da portare ai cimiteri fuori città.

Bruno, per ingannare l'attesa, ma soprattutto per rubare un po' di frescura, era tentato di entrare in quel negozio, se non avesse alzato gli occhi sull'insegna del locale accanto, No Tatoo: libera la pelle. Centro di ascolto persone non tatuate. Ingresso libero.

Entrò. Il delicato suono di una tenda a fili annunciò la sua presenza, ma restò solo il tempo sufficiente per guardare intorno alle pareti che non avevano alcun genere di addobbi, tranne una, sulla quale era affissa una riproduzione senza titolo, giallo e arancione, di Rothko.

Dal retro, entrò una donna, forse sui trent'anni, un vestito verde a fiori senza maniche, abbronzata, bel sorriso e seno. «Posso esserle utile?».

sabato 23 giugno 2018

Quando ti vedo

Temo
che quando ti vedo
sparisca quel freno
che tiene sospese
parole a mezz'aria
che lo sguardo pronuncia
e la bocca trattiene
mentre lingua ripassa
superficie dei denti -
solo le labbra
si sporgono a bacio
che scocca e che vola
a cercare le tue
che fanno lo stesso
nella muta penombra
di un corridoio.

Congettura:
le schiene di due persone
che se ne vanno
in opposta direzione
trattenendo parole
e baci soffiando
non hanno paura
di quello che sono
di quello che possono
e non possono fare
perché sanno
che amore in potenza
e amore in atto
hanno la stessa radice:
la benevolenza.
Stabilito contatto.

Non chiedermi se sono felice:
chiedimi se sono distratto.

mercoledì 20 giugno 2018

Nell'attesa della sua venuta

«In questi giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo». Luca, 2, 1-7.

Da un punto di vista cristiano è bene o non è un bene che vi sia qualche testadicazzo che favorisca le condizioni della rivelazione?

domenica 17 giugno 2018

Per capire meglio le cose



Egregio Serra, 

le scrivo la presente per unirmi ai propositi di «ricominciare a studiare».
Tuttavia, forse perché non appartengo alla sua stessa "classe", da tempo ho obliterato il riformismo e, parimenti, abbandonata ogni fiducia e speranza nel confronti dei partiti che pretendono rappresentarlo (in particolare quelli a "sinistra").
Per questa ragione, nel mio piccolo, per non cadere preda della paura piccolo borghese, sono in cerca di un autore che, grazie a una formidabile (e insuperabile) critica dell'economia politica, getti luce sulle contraddizioni della società capitalista e permetta di capire a fondo le ragioni della crisi generale che pervade il consorzio umano.
Quali letture mi suggerisce, quindi?

In attesa di una sua risposta, la saluto cordialmente.

_______________________________________________

Egregio Massaro,

mi fa piacere che qualcuno abbia raccolto l'invito allo studio e, con altrettanto piacere, le suggerisco un autore che, con il suo Capitale, sta facendo tremare i polsi alle classi dirigenti occidentali: Thomas Piketty.
Mi creda: lo spirito rivoluzionario che pervade il libro è tale che, tra un capitolo e l'altro, mi sono dato alla coltivazione della lavanda.

Nell'augurarle buona lettura e buono studio, la saluto cordialmente anch'io.

______________________________________________

Egregio Serra,

mi scusi se la importuno nuovamente, questa volta per dirle che, grazie al suo suggerimento, lo spirito rivoluzionario che pervade il libro di Piketty ha spinto anche me alla coltivazione di una pianta officinale: l'ortica, della quale approfitto di allegare alla presente alcune foglie.

Nella speranza che Ella ci si pulisca il culo, la saluto ossequiosamente





sabato 16 giugno 2018

Un corno, dice mia nonna


«Questo è il punto in cui sbagliamo.
Noi presumiamo che sia nell’uomo soltanto quello che è sofferto, e che in noi è scontato. Aver fame. Questo diciamo che è nell’uomo. Aver freddo. E uscire dalla fame, lasciare indietro il freddo, respirare l’aria della terra, e averla, avere la terra, gli alberi, i fiumi, il grano, le città, vincere il lupo e guardare in faccia il mondo. Questo diciamo che è nell’uomo.

Avere Iddio disperato dentro, in noi uno spettro, e un vestito appeso dietro la porta. Anche avere dentro Iddio felice. Essere uomo e donna. Essere madre e figli. Tutto questo lo sappiamo, e possiamo dire che è in noi. Ogni cosa che è piangere la sappiamo: diciamo che è in noi. Lo stesso ogni cosa che è ridere: diciamo che è in noi. E ogni cosa che è il furore, dopo il capo chino e il piangere. Diciamo che è il gigante in noi.
Ma l’uomo può anche fare senza che vi sia nulla in lui, né patito, né scontato, né fame, né freddo, e noi diciamo che non è l’uomo.
Noi lo vediamo. È lo stesso del lupo. Egli attacca e offende. E noi diciamo: questo non è l’uomo. Egli fa con freddezza come fa il lupo. Ma toglie questo che sia l’uomo?
Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo!
Appena vi sia l’offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l’uomo. Sangue? Ecco l’uomo. Lagrime? Ecco l’uomo.
E chi ha offeso che cos’è?
Mai pensiamo che anche lui sia l’uomo. Che cosa può essere d’altro? Davvero il lupo?
Diciamo oggi: il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell’uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell’uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell’uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliere loro l’umana possibilità di farlo e poi dire loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero?
Un corno, dice mia nonna.»
Elio Vittorini, Uomini e no, (cap. CVII), Milano, 1945

_______________________

Dunque sì, Damilano s'è lasciato prendere la mano. Troppa fretta. Non s'invoca una ribellione morale se non si hanno chiari i termini della lotta. Non è una questione di buoni contro cattivi, di uominisì contro uomininò.

Sarebbe stato molto più semplice (meno pretenzioso) titolare Uomini e boh. O bau. O miao. Mio, Mao, lallalallalà.

mercoledì 13 giugno 2018

Che nulla valga come cosa immutabile

Uno dei migranti (credo economici) a bordo dell'Acquarius, intervistato, ha dichiarato che non vede l'ora di realizzare il suo sogno di arrivare in Europa. 
Ma cosa sogna esattamente dell'Europa?
Sogna la società della merce, farne parte, innanzitutto come merce (forza lavoro) che vende se stessa per comprare altra merce. Sogna il mercato organizzato.
Questo accade perché nel loro luogo di provenienza v'è scarsità di merci, a cominciare dall'acqua, sino a tutta una serie di elementi che sono alla base di una vita decente: igiene, alimentazione, sicurezza. Uomini e donne che non hanno "pace", costretti a lavorare nel fango, a lottare per un pezzo di pane e un sorso d'acqua, a morire per un sì o per no
Domanda ingenua: come mai le popolazioni migranti non riescono a riprodurre la propria vita come riescono le popolazioni stanziali del Primo mondo? Da quali accidenti e (s)fortune dipendono tali circostanze? Perché paesi, regioni ricche di materie prime e natura rigogliosa sono incapaci di offrire alle proprie genti le condizioni (minime) di vita decente?
Risposta poetica: «Compagni, parliamo dei rapporti di produzione». Oppure: «Vi preghiamo - quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: "È naturale", in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile».

***

Quando si verificano scaramucce diplomatiche tra le nazioni, la pace tra i popoli sembrerebbe soffrirne: poi basta sentire quella barzelletta in cui un italiano, un francese e uno spagnolo mandano all'unisono affanculo la propria classe dirigente (governo, opposizione, parti sociali) e, au même temps, l'orchestra attacca l'Inno Europeo che risuona in lungo e largo i paesi dell'Unione.


domenica 10 giugno 2018

(s)Krolidee


[un bacio a chi rivela il perché del titolo]
Lo stato dell'arte dell'opposizione socioculturale italiana.
Mi dispiace per Piero Angela, probabilmente tirato per la giacchetta per ricordare l'importanza dei vaccini.
Per il resto: Jovanotti in piazza a cantare Cancella il debito.
Assante e Castaldo portano in piazza i Pink Floyd con Syd Barrett in formazione.
La fila per Serra (tipo Amici miei a salutare i viaggiatori in partenza alla stazione).
Lagioia che dichiara: «La politica ha divorziato dalla cultura», quando è risaputo che in Italia non è consentito il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso.
Ezio Mauro e il caso Moro: «I fiori diedero voce alla pistole». Ai funerali di Stato, sarebbe stato meglio il contrario.
In coda, segnalo Paolo Giordano e l'età sacra dell'adolescenza, quella in cui - a un siffatto autore - gli avrei detto, senza infingimenti, «ma vattene affanculo camminando». O forse a tutti, per la verità.



sabato 9 giugno 2018

Colpo di Stato

1. Che cos'è lo Stato?

Sia offerta qui una semplice definizione enciclopedica: uno stato è un'entità politica sovrana costituita da un territorio e da una popolazione che lo occupa e da un ordinamento giuridico formato da istituzioni e da leggi.


2. A che cosa serve lo Stato (qual è il fine dello Stato)?

Data per buona la suddetta definizione, lo Stato è uno strumento affinché la popolazione e il territorio che lo costituiscono, per il tramite delle istituzioni e delle leggi preposte (contratto sociale), prosperino nella concordia e nell'armonia.

3. Come funziona lo Stato?

Ogni stato, per funzionare, ha bisogno di risorse: deve sfruttare il lavoro (dei singoli cittadini e delle imprese tramite il prelievo fiscale) e le risorse del territorio, indipendentemente da quali siano i metodi esercitati dal potere (metodi autoritari o democratici); oppure deve farsi prestare i soldi da qualcuno (debito pubblico); infine, invadere e sfruttare un altro Stato (ad esempio: l'Iraq).

4. Esiste uno Stato senza debito?

No.

5. Un insieme di Stati (una Unione, un Gruppo, un'alleanza atlantica) che persegue i medesimi obiettivi, ognun per sé e dio per tutti (America First, Debout la France, Prima gli Italiani) può sussistere?

Sì, a cazzo di cane (o di budda o di cristo o dell'ultimo rompicoglioni di profeta).

6. Potrà la Terra un giorno liberarsi degli Stati?

Dipenderà dalla diffusione degli LSD.


giovedì 7 giugno 2018

Stanno tutti bene

Pronunciarsi sul nuovo governo è prematuro, come le pesche fintamente mature, che non sanno di niente, al mercato oggidì. Governo prenatal, da pannolini e biberon tate Moavero Milanesi indaffarate. La curiosità maggiore, a mio avviso, sarà vedere come il professor Tria - un ministro costruito sull'ipotenusa - saprà quadrare i conti. I restanti: stendiamo veti pietosi. Certo: avranno, nell'ordine: collaboratori, consiglieri, tirapiedi, maneggioni, orecchie da mercante in fiera e, soprattutto, consolidate squadre di impiegati al ministero che sono lì per loro pronti a risolvere questioni. E i questori appresso a Salvini a correggergli gerundi. I prefetti, invece, si occuperanno dei participi presenti. Saranno ripristinati potestà e relative sale. Una tassa sul sale sarebbe indubbiamente efficace.
Impressioni: la ripetuta parola governo del cambiamento mi rassicura: li fa molto democristiani. Sapranno sfruttare le concessioni del capitale disposto - in linea di massima e per quanto può - a soddisfare le esigenze bottegaie della classe media? Saranno abbastanza scaltri da affermare «c'è del marcio in Lussemburgo?» 
Io non mi fido. Ma ancor meno mi fido delle opposizioni: una, la più grottesca, in mano a un pregiudicato al quale hanno reso agibilità politica; l'altra, la più futile, la piddina, così autoreferenziale e perciò superficiale opposizione, che ripete a babbomorto le stesse ottuse idee che l'hanno portata al tracollo elettorale e quindi alla sconfitta.

E comunque, per concludere, una sola cosa ci è dato constatare dopo le due giornate parlamentari durante le quali si è votato la fiducia al governo: là, dentro Camera e Senato, stanno tutti bene.

martedì 5 giugno 2018

La differenza strutturale

Tra le dieci misure che il professor Galli Della Loggia suggerisce al nuovo ministro della (pubblica) Istruzione ve n'è una, la prima, assai fantasiosa:
«Reintroduzione in ogni aula scolastica della predella, in modo che la cattedra dove siede l’insegnante sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni. Ciò avrebbe il significato di indicare con la limpida chiarezza del simbolo che il rapporto pedagogico — ha scritto Hannah Arendt, non propriamente una filosofa gentiliana, come lei sa — non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo. La sede propria della democrazia non sono le aule scolastiche
E io me la ricordo bene, la differenza strutturale, in terza media, durante un intervallo, quando alcuni maschi (io tra questi) cercavano di allungare - a volte con successo - le mani su culo o tette di alcune compagne di classe, quelle che parevano arrabbiarsi meno e stare al gioco, correndo gli uni dietro le altre, le quali fuggivano tra banchi o cercavano di ripararsi spalle alle pareti e mani pronte a mollare ceffoni. La campanella interrompeva quasi sempre il "gioco" perché, appunto, il (o la prof) entrava in classe per iniziare la lezione. E una volta di queste, cinque secondi dopo il suono della campanella, un nostro compagno, quello che in quell'intervallo aveva avuto minor occasione di soddisfare il senso del tatto, in un tentativo goffo e disperato di allungare la mano sulle terga di una compagna che filava dietro la cattedra, inciampò sulla predella e cadde distendendosi bocconi e mano avanti come un portiere che tenta di parare un rigore, dritto sino alla porta che in quell'esatto momento si aprì sulla sua testa, un tonfo secco che soffocò il "buongiorno" del professore.


Va da sé che tutti ci eravamo alzati «in segno di rispetto (e di buona educazione)». 

domenica 3 giugno 2018

Pensare pareti


Pensare alle pareti
ci difende
dai segreti
custoditi dalla mente
e non offende
il quadro della situazione
la quotidiana dispersione
di scorie dell’io
che si staccano come pellicine
grattate via distrattamente.

Girare intorno al proprio precipizio
tra vita vissuta e vita che verrà
ottusi dal presente
come angoli che di più non possono
aprirsi e capire il vuoto
oppure abbracciarlo
in privato autodafé.

Trattenere
la sabbia dei giorni
le mani non riescono
le guance forse
le sole capaci capire
la differenza
tra schiaffi e carezze
ed il niente.

Sospendere
la ricerca del senso
la fatica del nome
la domanda che vuole
risposta o il come
sia potuto accadere
ed è accaduto
perché siano cadute
le pareti da pensare:
«Chiudete quella finestra:
ho paura di volare».

venerdì 1 giugno 2018

Tribuna politica

Le cronache della crisi hanno riacceso l'interesse degli italiani per le trasmissioni televisive che si occupano di politica; quest'ultime, infatti, secondo i dati auditel, hanno segnato un'impennata degli ascolti.
Mentre i vari ospiti - sempre i soliti autorizzati che ruotano, a turno, da una trasmissione all'altra - conteggiano i gettoni di presenza (con l'iva pagata alla fonte) parlando, di volta in volta, delle stesse supercazzole soporifere che ripetono sino allo sfinimento, i telespettatori, rintronati dal corto circuito dei discorsi a vuoto, assimilano una parte delle idee espresse dagli esperti, le riplasmano per come sono capaci e, infine, le risputano alla prima occasione su interlocutori che o sono come loro obnubilati dalle tesi espresse in tv dalle medesime bellefiche - e allora si animano discussioni accese in cui ogni interlocutore cerca di imporre le proprie ragioni sull'altro, anche quando sono identiche -, oppure su ignari conoscenti o passanti che giammai vorrebbero essere trascinati in mezzo a una disputa politica, benché meno in quella che riguarda la formazione del nuovo governo Conte, altarini a padre pio davanti ai quali inginocchiarsi compresi.

Il problema è che anche questa nuova scorpacciata di politichese - sfornata dai guappi prezzolati delle redazioni, sovrastimati enrichi tartaglioni in testa - non porterà lo zoon politikon a una nuova e più appropriata consapevolezza della stessa, bensì lo farà permanere sulla superficie delle cose, lo infognerà sul pettegolezzo, su polemiche inutili o stronzate notevoli che potranno stabilire, al massimo, su quali libri o riviste si facevano le seghe Di Maio e Salvini da giovani.

C'è sperare soltanto che, come sempre accade, all'eccitazione verso la novità subentri ben presto la noia della routine, prevedibili ardimentose iniziative ministeriali comprese.

Vedremo che cosa accadrà ma non sono certo fiducioso della compagine. Hanno tutti troppa voglia di fare, tutti troppo desiderosi di rimboccarsi le maniche, lavorare, dimostrare...  e questo è un pericolo. Per fortuna c'è chi ha voglia di non fare niente, il Pd per esempio, dai pop corn del capo a quell'astuto esponente che ha detto che il partito «vigilerà per vedere se manterranno le promesse». Vigilerà e metterà i bollini, come alle caldaie.

mercoledì 30 maggio 2018

Guardiamo i muscoli dei capitani

Quando la patria chiama bisogna farsi trovare pronti e preparati, soprattutto se si hanno le carte in regola per adempiere ai compiti che le ore segnate dal destino impongono, per esempio: dissolvere crisi istituzionali, sedare le contese più accese tra le fazioni in lotta, placare la fame dei mercati, traghettare il Paese verso lidi di prosperità e benessere condiviso.
In tali frangenti, uomini e donne di valore indiscusso, irreprensibili e incensurati, non possono rifiutare di mettersi a disposizione del bene comune e, quindi, hanno il dovere di rispondere affermativamente alla chiamata in servizio da parte delle autorità preposte.

Basterà conferire loro l'incarico e - magicamente - saranno trovate soluzioni, quali che siano, per innalzare le vele, raddrizzare la barra, far ritrovare la rotta a una nazione altrimenti alla deriva.
«Non capisco perché ancora nessuno mi abbia chiamato». Francesco Schettino

lunedì 28 maggio 2018

Fondata sul debito

«Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.
A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato - con rammarico - indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.
L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L'impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. 
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.
Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando - prima dell'Unione Monetaria Europea - gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.
È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani».

Aldilà della contesa politico istituzionale in corso, l'estratto della dichiarazione del presidente Mattarella certifica una cosa soltanto: che l'Italia è una repubblica fondata sul debito, giacché non può prescindere da esso in alcuna maniera. 
Il punto è che, davanti a questa evidenza inconfutabile e difficilmente risolvibile, il potere politico diventa impotente, perché il debito è il polmone d'acciaio al quale la politica, le istituzioni, lo Stato tout court devono restare attaccati per sopravvivere. 
Il problema non è dunque a chi appartenga la prerogativa di nomina dei ministri (al Presidente della repubblica su proposta del Presidente del consiglio), bensì il perché ancora gli appartenga, giacché, stante così le cose, il ministro dell'economia lo dovrebbero nominare ufficialmente «gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende». Questo ha lasciato intendere Mattarella ieri sera impedendo la nascita del nuovo governo.


domenica 27 maggio 2018

Felicità in contrappunto

Una sera, al tramonto, mentre un resto di nuvole sgonfie di pioggia si incorporava al giallo uovo del sole all'orizzonte, Franco Cappa si sospese tra tempo passato e a venire, facendo suo il presente, con contezza, felice senza un perché - e se ne vergognò.
Sapeva che quell'attimo sarebbe durato un secondo, perciò tirò un sospiro di sollievo e si disse: «Tanto passa». E infatti passò.

«Che senso hanno queste fugaci apparizioni della felicità?», si chiese, dandosi immediatamente una risposta: «Nessuno» - e la vergogna lasciò spazio a un sorriso lieve, di autocommiserazione [avrebbe detto qualcuno che lo conosceva, ma siccome dov'era non lo conosceva nessuno, nessuno lo disse, lo dico io, per dovere di cronaca].

Poi successe l'inaudito: qualcuno, alla radio, parlò con dimestichezza del contrappunto. Franco Cappa, lesto, estrasse taccuino e penna dal suo borsetto e prese appunti. E scrisse: «Non ci sono possibilità di essere felici due volte nello stesso modo. Di più: i modi di essere felici andranno via via depotenziandosi nel tempo, poiché ben presto ci accorgiamo dell'impossibilità di essere felici come lo siamo stati la prima volta. È la prima felicità che inganna, perché si fa sempre riferimento a essa per essere felici un'altra volta. Per tale motivo, ogni volta che capita la possibilità di essere felici,  ogni volta che felicità si ripresenta, si fa fatica a riconoscerla, perché non sarà mai uguale alla prima nelle forme e nelle modalità».

L'applicazione Play Radio ebbe un blocco anomalo. Franco Cappa smise di prendere appunti e, per non degradare la sensazione appena vissuta a una felicità di terzo grado, si sforzò di non fare paragoni, ed evitò di ricordare certi occhi e il desiderio a esso connesso. Una signora tatuata in leggings e canottiera (bel seno e bel culo) gli passò accanto, ma lui - noncurante - fissò nuovamente lo sguardo verso l'orizzonte: il giallo uovo era diventato una frittata.

giovedì 24 maggio 2018

Agli editorialisti travolti da un insolito destino

Per quanto possibile, cerco di mantenere con la cronaca un rapporto distaccato, molto spesso evitandola, perché sostanzialmente non sono curioso, non sono un narratore in cerca di storie da rubare, rifare, ripsicologizzare per farne carne da pagina. La cronaca, insomma, non mi ossessiona, fors'anche temendone gli effetti mimetici, di contagio, sia mai che anch'io da “uomo tranquillo” diventi nervoso e violento, fuoriditesta e vigliacco, tocchiamoci le palle - e avanti.

Soprattutto: per quanto sta in me, ossia: per quanto raziocinio e culo avrò, spero che non abbia mai a essere definito da qualche editorialista sensibile e magnanima un «soldato travolto e caduto».

A ritocchiamoci le palle.

Ciò premesso, relativamente al fatto di cronaca che ha visto un uomo di 49 anni uccidere prima la moglie (spinta dal balcone), poi la figlia («precipitata» da lui medesimo giù da un cavalcavia) e, infine, sé medesimo lanciandosi dallo stesso viadotto dal quale aveva lanciato la figlia, dico semplicemente che, se fossi stato il mediatore non l'avrei fatta tanto lunga e avrei cercato di convincerlo a buttarsi giù prima (e meno male per Marina Corradi che non lo sono stato, sennò gli toglievo un eroe faccia al quale masturbarsi).