lunedì 31 dicembre 2018

Miss Italia 2018

Di seguito, volentieri ricopio la più bella poesia che ho letto quest'anno.

La luce sulle tempie

Che strano sorriso
vive per esserci e non per avere ragione
in questa piazza
chi confida e chi consola di colpo tacciono
è giugno, in pieno sole, l'abbraccio nasce
non domani, subito

il pomeriggio, i riflessi
sui tavoli del ristorante non danno spiegazioni
vicino alle unghie rosse
coincidono con le frasi
questa è la carezza

che dimentica e dedica
mentre guarda dentro la tazzina le gocce
rimaste e pensa al tempo
e alla sua unica parola d'amore: “adesso”.

Milo De Angelis, Somiglianze (1976), in Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2017

In attesa del Discorso all'umanità

Alcuni anni fa, molti anni fa, quando Sky si chiamava Tele +, il 31 dicembre Beppe Grillo faceva il controcanto al discorso a reti unificate del Presidente della Repubblica (qui un esempio).
Erano discorsi critici, spiazzanti, che di comico avevano soltanto il tono, perché i contenuti erano di forte critica politica e sociale, con una netta marcatura ambientalista.

Col piattume bipolare intorno e la sinistra da anni già dissolta nel calderone del compromesso, il solo sentire quei discorsi faceva voglia di fondare un partito, un movimento e di parteciparvi.

Anni dopo, alla luce del suo capolavoro - dare luogo a un movimento che riuscisse nell'impresa di governare il Paese - Beppe Grillo domani sera sarà abbastanza onesto di gridare vaffanculo a sé stesso?

sabato 29 dicembre 2018

Una partita

Un signore sui trentasette vide una partita. Lei aveva perso il treno a causa di un ritardo, mancata coincidenza. I controllori di accesso ai binari le credettero e le dettero, cortesemente, una pillola del giorno dopo. Lei annuì, accomodandosi in prima classe, gentilmente offerta dalla ditta. E partì. Anzi: partirono.

Durante il viaggio, soffice e silenzioso, il signore sui trentasette aprì il suo laptop, lo appoggiò sul tavolino di marmo finto e si mise a digitare lettere, numeri e varia punteggiatura sulla tastiera. Lei si sporse. Fortunatamente i finestrini erano chiusi. Lei si piegò e vide di rinterzo una pagina bianca punteggiata di caratteri Georgia on my mind. Curiosa, gli sorrise. Benché ipovedente, lui se ne accorse dal rumore delle sue labbra consistenti e dallo sfrigolio dei canini che si districarono dalla contrizione. 

«Che cosa sta scrivendo» gli chiese senza tanti riguardi. E infatti l'aveva guardato solo una volta. 
«Un articolo di cronaca sportiva». 
«Anch'io sono una sportiva, sa?». 
«Non dubitavo», rispose lui, con tono sornione «ho visto da come si piegava». 
Lei non diventò rossa perché non colse al volo la patente allusione. 
«E che cosa racconta la cronaca?» riprese lei, dopo l'ingenua digressione personale. 
«Di una partita». 
«Di me che sono partita?. 
«Non capisco, scusi: cosa c'entra lei?». 
«Io sono partita»
«D'accordo, ma non sto parlando di lei nell'articolo».
«Dice così perché gli piaccio».
«No, guardi: sono omosessuale».
«Non significa nulla: anche gli omosessuali possono avere inclinazioni per l'altro sesso».
«È lei che si è piegata».
«Lei è un maleducato, scortese, leggermente stronzo».
«La ringrazio per il leggermente».
«La finisca».

E lui la finì. Si tacque e continuò a scrivere l'articolo senza manifestare alcun turbamento per la presenza di lei, la partita, verso chissà dove, per ritrovare chissà chi.

giovedì 27 dicembre 2018

Povera Nutella

Povera Nutella. Anche se non ti mangio perché mangiandoti soffro uno strano, immediato fastidio ai denti, non ho niente contro di te, non penso che tu sia una sciagura dietetica, ma una geniale invenzione dell'industria alimentare italiana, l'unica ad aver avuto una così ampia diffusione internazionale. E dico anche che, nel gioco dello sfruttamento capitalistico, la magnanimità padronale dei Ferrero è encomiabile, anche e soprattutto in rapporto a tanti altri capitalisti con le pezze al culo e il braccino corto che non hanno riguardo alcuno dei lavoratori e del territorio ove sono ubicate le loro aziende.

Povera Nutella, anni di gloriosa presenza sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo, anni di sottocosto e conseguenti assalti alla baionetta dei consumatori, anni di marketing e pubblicità e poi, bastano pochi istanti e un noto influenzer con la barbetta perineale, che si fa un selfie addentandoti spalmata su una fetta di pane per dire che lui ti mangia a colazione, rischia di arrecarti un danno di immagine molto più che se avessi avuto un diniego della Food and Drug Amministration o il boicottaggio di quegli sciovinisti dei francesi che invidiano tanto il tuo successo.

Povera Nutella, cosa potresti fare per riprenderti dallo shock? Quali consumatori potresti ingaggiare per contrappasso all'outing del ministro dell'interno? La risposta è facile. Pensando ai tuoi ingredienti, in particolare all'olio di palma e alle piantagioni da cui è estratto, sarebbe opportuno fotografare i coltivatori diretti di quei luoghi tropicali che al mattino, prima di andare al lavoro, si fanno anche loro un selfie addentando una fetta di pane con te spalmata sopra. Sempre che non abbiano i denti cariati.


martedì 25 dicembre 2018

Le penseur jaune

Io pensavo. Poi è arrivato il momento di non pensare affatto. E sono rimasto senza pensieri. Quindi, ho appoggiato il mento al dorso della mano, nella classica posizione del pensatore rodiniano. E pensavo come una statua, cioè: non pensavo, essendo una statua una cosa non pensante. Eppure chi mi passava accanto credeva che io pensassi. «Sta pensando, non lo disturbare», ha detto una amorevole madre al figlio cacacazzi. Che brava mamma. Ma questo l'ho pensato dopo, dato che, in quel momento, ero tutto concentrato a non pensare. E la gente passava attorno a me indaffarata e indifferente ai non pensamenti di un non pensatore. In fondo si vedeva che respiravo e che avevo gli occhi aperti e questo bastava affinché non si preoccupassero di me. Tanto nessuno si prendeva la briga di guardarmi più di quei pochi secondi inevitabili al passaggio dinnanzi a qualcuno o qualcosa che, di fatto, rappresenta una natura morta. O meglio: semi-morta. E anche se mi vedevano due volte ripassando davanti alla panchina del parco dov'ero seduto, essi non ci facevano caso più di tanto, in fondo, ripeto, non davo molto nell'occhio, in quella posizione semicurva, raccolta, quasi fetale, alla Belacqua.
Certo è che, dopo un po', anche non pensare risulta un compito difficile, se non impossibile. Non si riesce proprio ad appiattire la mente alla bonaccia del mare, c'è sempre un qualche moto ondoso che perturba l'azione del non pensiero. Senza una particolare predisposizione ascetica, rinforzata da una rigorosa prassi meditativa, è difficile nascondere i pensieri in circolo nella mente, essi si presentano sempre all'attenzione del non pensante che cerca di scacciarli fuori dal cuoio capelluto. 
«Ahimè, mi si è indolenzito il polso a forza di tenere la mano così sotto il mento. Sarà meglio mi sgranchisca». Ecco qua un pensiero affluire alla coscienza e il gioco è finito. Tanto meglio, devo orinare (secondo pensiero), ho fame (e chi ferma più i pensieri?) ma soprattutto quei gendarmi con la spranga che mi vengono incontro minacciosi chissà che cosa staranno pensando di me.

sabato 22 dicembre 2018

Parlare chiaramente

Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che le ha cantate secche ai convenuti della conferenza sul clima tenutasi in Polonia, è una comunista in pectore. Ma nessuno gliel'ha rinfacciato, forse - sorridono, sornioni, i conferenzieri - perché ha solo quindici anni, che vuoi, è una ragazzina ingenua, idealista, un giorno, se mantiene le promesse, un posto da eurodeputata non glielo toglierà nessuno.

Eppure, le parole di Greta Thunberg, se non saranno rubricate dentro un'innocua protesta ambientalista, potrebbero dare la stura a un movimento politico di protesta intergenerazionale e transnazionale, giacché, come lei stessa dice:
«If solutions within the system are so impossible to find, maybe we should change the system itself.»
Trovatemi un solo politico occidentale capace di parlare così.

giovedì 20 dicembre 2018

Sweet Home Chicago

Sono un disastro intellettuale: penso solo a bere e a mangiare (comprare, comprare).
Cucinare, forse. Lavorare anche. Dovere, dovere.

Ogni pensamento lo vivo come un appesantimento. Schizzo via sulle questioni che neanche Di Maio e Salvini messi insieme. Scivolo. Non approfondisco. Leggero, non leggo. Eppure leggere mi sarebbe indispensabile ma il susseguirsi di frasi, tranne pochi casi, mi fa chiudere la palpebra e non sognare. Dormire, dormire. Fosse per fare il chilo, almeno, macché.
E così il blog ne soffre e le urgenti questioni di cui discutere non si fanno più urgenti. E la scrittura si fa timida, arrossisce, si vergogna, si scopre dislessica, a tratti disgrafica, disgiunta dal senno.

Un'assopita passione, come di frutta che diventa natura morta sulla fruttiera prendendone la forma. Banana nera, e la pera marcita e la mela avvizzita, il mandarancio marcio. Perché si compra la frutta? Perché penso solo a bere e mangiare (comprare, comprare).

Più di Facebook poté Amazon.

Un altro autunno che finisce. E finalmente: Sole invitto. 

Domani vorrei del baccalà fritto.

Vorrei tanto ritornare a sottolineare con lo stesso entusiasmo, pennellate di giallo, di nb, di x, di super. Sarà che l'epoca presente è diventata insottolineabile?

Datemi una pancia.

Datemi una Eva e solleverò il virgulto. 

Un insulto ben assestato che non sia un vaffanculo politico calcolato.

Casa Lercio.

Casa Zombi.

Casa Merda.

domenica 16 dicembre 2018

Fiorenza ben puoi esser contenta?

Superate le nevrosi formative scolastiche, da adulti si cerca di adeguare e arricchire il proprio bagaglio culturale selezionando contenuti, sempre smisurati, principalmente grazie al filtro operato da coloro che reputiamo essere delle autorità nei vari determinati campi del sapere.

Per esempio, tra quattordici e i diciotto, per approfondire il tema innamoramento e amore, non mi rivolgevo certo ad Alberoni, bensì a Ornella Muti o Moana Pozzi.

E così via, a scendere, sino alla storia dell'arte, in Italia in particolar modo rovinata dall'uso scimunito prodottosi dall'avvento della televisione commerciale in poi.

E ora con tutti 'sti Michelangelo, Leonardo, Caravaggio, Raffaello televisivi, con le riprese a sfioro, a buco, a volo, a mozza, a fiato, con le musiche a effetto che mi fanno effetto, e con quelli davanti alla telecamera tanto esperti a dirmi eh com'erano grandi, bravi, misteriosi, affascinanti, avevano due coglioni, una testa, un cazzo no, lo dicono meno che avevano cazzo o culo, e che uso ne facessero non me lo raccontano, va bene così, in prima serata, vero, non si può neanche nel duemiladiciotto, tra ravve party e duti liberi.

E infine (infine?) arriva[no] lui [e il Presta]:


«Firenze secondo me». Cojoni.

Secondo lui, non lo so com'è Firenze, non m'interessa saperlo, sia come sia, preferisco non sapere anziché aggiungere un minimo di conoscenza per il tramite di una regina di Biancaneve che usa la città come uno specchio per farsi dire quanto è bello, bravo, intelligente e blah, blah, blah.

venerdì 14 dicembre 2018

Lo sbadiglio riformista

Piccola annotazione a margine dell'intervista rilasciata da Jeremy Corbyn a Euronews.

Tra i tanti difetti che caratterizzano i politici riformisti, in ispecie quelli orientati a sinistra, oltre a non dire mai qualcosa che azzanni il reale in modo concreto, oltre alle due (dure a morire) parti in commedia di lotta e di governo, una cosa che non riescono proprio a fare, nell'immediatezza del confronto e del conflitto per il potere, è riuscire a trovare, non dico la causa dei problemi che attanagliano la società, ma anche solo di indicare - come sanno fare da sempre, con ottimi risultati, le destre - un nemico, un colpevole, un capro espiatorio sul quale convogliare la gran parte di malcontento e disagio e rabbia che covano dentro il popolo e, una volta trovato, offrirlo in pasto alla folla, come il corpo di Cristo.

Solo a destra hanno imparato la lezione insuperabile di Caifa.

A sinistra cincischiano. Eppure porci da infilzare allo spiedo sai quanti ce ne sarebbero e belli grassi (benché tirati da diete salkazan e idrocolonterapia).

Questo, beninteso, non risolverebbe alcuna delle cause reali della crisi. Epperò, visti da sinistra, i colpevoli offrirebbero - diciamo così - una porta d'accesso migliore per individuare perché, a fronte di tanta ricchezza e benessere prodotti globalmente, corrisponda un aumento della povertà e conseguente malessere.

In buona sostanza: prendere a brani le maschere del capitale potrebbe, in linea teorica, mostrare che cosa c'è dietro quella maschera, ovverosia un sistema economico e produttivo che non è riformabile, aggiustabile, emendabile, perché la sua "natura" innaturale persegue un fine che pone l'uomo al servizio di una entità astratta, eppure dannatamente concreta, chiamata Capitale.


mercoledì 12 dicembre 2018

Mezzanotte e dintorni


Non si parla ad avvenimenti drammatici in corso, ma io ne parlo a bassa voce, sotto voce, piano piano, poco poco, così come piace a noi marzulliani della terza ora, stream of consciousness sulla tazza del bidet, durante un riscaldamento cutaneo delle raffreddate palle. E dico: puntuale, come un peto sordo nell'acqua, ecco il radicalizzato che spara e ammazza a fagiolo, a fungo, giustappunto dentro ai mercatini di Natale di Strasburgo, «primo bersaglio dell'estremismo islamico in Europa», perché Parigi è in Francia, vero, Londra in Inghilterra, Berlino in Germania. Io la so la geografia.
Comunque - e diffido chiunque mi accusi, anche velatamente, di complottismo cosmico blondettiano - il punto è che, per il potere, un nemico servo sciocco più tempestivo e regolare di un terrorista islamico se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

sabato 8 dicembre 2018

La trappola di Natale

La favola di Natale 2018 arriva dal Canada ed ha per protagonista Adrian Pearce: un cittadino di Edmonton, in Alberta, che si è conquistato un posto in prima pagina sui media locali quando, giovedì scorso, ha deciso finalmente di scartare il regalo di Natale ricevuto dalla sua prima fidanzatina, Vicki Allen, ben 48 anni fa. I due, poco prima del 25 dicembre 1971, litigarono furiosamente: lei fu sorpresa in un negozio a baciare un altro ragazzo, proprio mentre acquistava quel dono; lui saltò su tutte le furie, la scaricò e gettò il pacco in un angolo, giurando a se stesso che non l’avrebbe mai aperto. Già questo episodio incuriosì radio, tv e giornali d’oltreoceano e gli articoli comparsi sullo strano caso furono spalmati dagli utenti su tutti i social [...]

[...] La situazione, insomma, stava iniziando a degenerare e creare un certo disagio e imbarazzo in famiglia. Anche la ex, altrettanto comprensibilmente, ha confessato alla stampa di aver vissuto con una certa apprensione la carrambata con il primo amore e l’attuale moglie, a quasi mezzo secolo di distanza. [...]


***

La favola di Natale 2018 arriva dal Canada ed ha per protagonista Meng Wanzhou, una cittadina cinese, figlia del fondatore della Huawei e manager di punta della società, che si è conquistata un posto in prima pagina sui media locali e globali quando, giovedì scorso, è stata arrestata dalle autorità canadesi su richiesta della magistratura statunitense, con l'accusa di aver violato le sanzioni nei confronti dell'Iran. La Cina è saltata su tutte le furie, minacciando ritorsioni nel caso in cui la manager non fosse rilasciata.. Questo episodio ha incuriosito radio, tv e giornali d’oltreoceano e gli articoli comparsi sullo strano caso sono spalmati dagli utenti su tutti i social [...]


[...] La situazione, insomma, sta iniziando a degenerare e creare un certo disagio e imbarazzo tra le due nazioni. Anche l'Europa, altrettanto comprensibilmente, ha confessato alla stampa di vivere con una certa apprensione la prospettiva di una guerra commerciale quasi a mezzo secolo di distanza. [...]

giovedì 6 dicembre 2018

Polvere comica

Sbocca la luce tra fessure di pietra
e si vede il trasporto di te sui raggi
pieni di polvere comica - manca una s
perché siamo attori terrestri
non certo figli di stelle distratte
che spargono semi a caso, diretti
chissà dove e perché, attecchiti
proprio qui a fare dei vivi
dei morti stecchiti, non ci sarà dato
sapere. Pazienza. Viviamo come
siamo capaci, senza carapace,
dritti levati a contemplare il nome
che abbiamo saputo dare alle cose,
comprese quelle che non esistono
stazionate alte nei cieli, per non
vederle meglio, ma anche quelle
che imprigionano nei rapporti
di produzione, carcere invisibile,
auto da fé del merito. Bravi tutti:
è il giudizio universale, il premio,
il corrispettivo salariale per la
spremitura dei giorni che passano
così, dimenticabili, scartabili
come la pietra che i costruttori
hanno disprezzata, testata d'angolo,
luce che filtra tra le sue fessure
i raggi pieni di polvere comica.

martedì 4 dicembre 2018

Il silenzio degli indecenti

Se la dichiarazione dell'avvocato Verzini sarà confermata dalla signora Karima El Mahroug, il Guinness dei primati dovrà annoverare il nuovo record di silenzio da ingoio.

lunedì 3 dicembre 2018

Vecchi Argomenti



Anni fa, per dare un respiro cosmopolita alla mia ristretta aria di intellettuale di provincia, oltre a Playboy, Le Ore e Alan Ford (riviste fornite regolarmente dall'edicola locale), mi abbonai ad alcune riviste culturali, tra queste la celebre Nuovi Argomenti diretta da Moravia, Sciascia e Siciliano.
Il numero di Ottobre-Dicembre 1988 (di cui ho fotografato copertina e sommario) mi è capitato fra le mani proprio oggi, mentre rovistavo dentro alcune scatole in cantina. Era meglio un Sassicaia, convengo, ma che volete, seppure alcuni scritti sappiano di tappo, altri sono ancora piacevolmente gustabili.
Tra questi, segnalo un racconto breve di Alain Elkann, già marito di Margherita Agnelli e padre dell'attuale presidente della FCA, John Elkann, dal titolo indicativo: La Opel bianca.

Ma, forse, il più gustoso scritto ce lo regala Arbasino che nelle sue Interferenze. Postilla 1988 a "In questo Stato" (1978), racconta:

«Credo che, almeno come me, almeno Umberto Agnelli, Beniamino Andreatta, Aldo Aniasi, Carlo Caracciolo, Guido Carli, Fabiano Fabiani, Luciano Lama, Giorgio Napolitano, Umberto Nordio, Piero Ottone, Giuseppe Petrilli, Italo Pietra, Elio Quercioli, Stefano Rodotà, Sergio Romano, Eugenio Scalfari, Luigi Spaventa, Paolo Sylos Labini, e parecchi altri (magari, nel contempo, deceduti), abbiano rammentato con vivezza e nitore la mattina della “conclusione Moro”; e come giunse la notizia.
Si era a un “seminario riservato” con “colazione di lavoro” presso Mondadori, a Roma, circa l'opera del caro e vecchio Raymond Aron su L'Europa oggi: ostacoli e speranze. Vi erano numerosi parlamentari, direttori, editori, editorialisti, economisti, sindacalisti, diplomatici, "grandi commis". A proposito del notorio sequestro, i titoli dei quotidiani dicevano, per lo più: "Messaggi rassicuranti alla famiglia?", "Timori, ma qualche speranza", "Qualcosa si potrebbe fare".
Si discorreva, eminentemente, dell'Europa decadente, cioè ravvisata in crisi di decrescenza [!] bizantina, con svalorizzazione di ogni aspettativa su diplomi e su lauree, sproporzione tra offerte intellettuali e domande di mercato, recenti revisioni comuniste di vecchi pregiudizi ideologici sulle prospettive di qualche "serpente" politico, oltre che monetario. Si chiacchierò di "ottimismo della volontà", fra gli attendenti delle berline blindate. Ma mentre si taglia uno sformato di carciofi, e le prime forchette stanno per affondarsi nelle crespelle agli spinaci, entrano alcuni ceffi stravolti, e dopo un attimo le berline degli onorevoli più autorevoli si dirigono verso il cadavere in macchina in via Caetani.
Il caro, intelligentissimo e very very dry Raymond Aron, molto vecchio, molto calvo, molto piccolo, improvvisamente abbandonato da tutti si aggirava qualche istante dopo col suo nasone da tapiro e i pantaloni un po' scesi, cercando di capire l'Europa gambizzata vista dall'Italia (dal momento che anche questo era il suo mestiere di politologo), e senza acchiappare nulla, senza sapere neanche ove posare il piatto di crespelle, e la forchettina a mezz'aria. Senza neanche il conforto romano di una "sora" affettuosa che gli dicesse: "A Raimò, e magnate le crespelle, che ssò bbone!" [...]».

Inoltre, un reportage. Restauro e progresso: il caso della città di Sana'a, nella cui introduzione si legge:
«Oggi Sana'a è al centro di un enorme sforzo progettuale da parte del Governo italiano, coordinato dal Gruppo Iri-Italsat ed affidato, per la sua realizzazione, allo Studio Quaroni di Roma».
Segue, infatti, anche un intervento dell'allora presidente dell'Iri, Romano Prodi.

Quali rapporti invece ha oggi il Governo italiano con lo Yemen se non quello di restare in silenzio, come il resto dell'Occidente, dinnanzi ai bombardamenti criminali inflitti dall'Arabia Saudita?

Infine... molto altro da ri-leggere, magari con più gusto adesso, come per esempio il grande Guido Almansi in Enciclopedismo e paranoia.

sabato 1 dicembre 2018

Sarebbe stato eccezionale

- Pronto, Dio?
- Sì, ma non compro niente.
- No, non chiamo da un call-center, bensì per farTi una domanda
- Dimmi.
- Sei stato Tu a scuotere Buenos Aires?
- No. Se io fossi e potessi comandare a mio piacimento i movimenti della crosta terrestre, la scossa l'avrei indirizzata in un punto più preciso.
- Amen.


mercoledì 28 novembre 2018

Alzare gli occhi al cielo

Stamani, alto levato, direzione sud-est, Venere rendeva ancora più luminoso il chiarore dell'alba, finalmente serena dopo giorni di grigio e di pioggia. 
Credo sia un'abitudine comune quella di alzare gli occhi al cielo nei momenti di crepuscolo, durante il passaggio dal diurno al notturno o viceversa, soprattutto per chi, come me, non ha il guardo disturbato da un eccessivo inquinamento luminoso e, in sovrappiù, ha l'orizzonte sgombro, nelle direzioni del sorgente e del calante.
E sarà proprio in virtù di questa abitudine che la riflessione cade spesso nel poetico o nel politico, a volte pure nel patetico, che spero di aver modo di ravvisare, per non piangere.
Così, da Venere che si apprestava a coricarsi dopo i bagordi notturni, il pensiero è andato su un altro pianeta, questo sì in questi giorni transitato agli onori della cronaca, per l'ammartaggio di una sonda terrestre speditavi dalla Nasa.
E il pensiero è stato questo: quando maturerà nelle genti la definitiva coscienza di essere prima di tutto e su tutto dei terrestri? Quando la si farà finita, un volta per sempre, delle malsane idee di America First, Prima gli italiani, e tutto il corredo di sovranismi che intristiscono di confini il mondo?

Prima di rispondere: «Forse mai» ho rialzato gli occhi al cielo e mi sono concentrato su una nuvola: aveva una faccia!

domenica 25 novembre 2018

Liberateci da la Repubblica

Non so, potrei sbagliare e sicuramente sbaglierò, ciò nondimeno penso che indire una manifestazione a difesa della libertà di stampa in Italia sia - oltre che un mero divertimento per ammazzare il tempo in una piovosa domenica di novembre - una strategia pubblicitaria indiretta volta a ripresentare la Repubblica come il giornale d'opposizione, un giornale partito (in assenza di un partito d'opposizione), per così richiamare a sé una sufficiente quota parte del sempre più risicato numero di persone disposte a comprare quotidianamente un giornale.

Con Berlusconi funzionò, ma erano altri tempi, la televisione - rispetto a internet - era un nemico che, seppure sovrastante e invincibile (e infatti Berlusconi vinceva), consentiva di combattere con onore e gloria irradiando queste virtù anche nell'umile lettore che, una volta letto per esempio un editoriale di Franco Cordero, si sentiva pronto a sputare in un occhio a chiunque gli avesse detto che Berlusconi era il nuovo.

Oggi, invece, al netto di alcune pregevoli inchieste (mafia capitale, il neofascismo) e alla doverosa critica nei confronti del penoso governo in carica, per la Repubblica è difficile, se non impossibile, ricreare quel pathos da resistenza civile da cui far conseguire un aumento della tiratura, perché ai tempi di internet l'informazione non è una bandiera, bensì una «banderuola affumicata [che] gira senza piet໹.

In buona sostanza: l'opinione pubblica dipende sempre meno dalla carta stampata e ciò significa che il cittadino è sempre meno informato, modellato da essa, ma da qualcos'altro, da un flusso di notizie che non è facile, per lui, saper selezionare, discernere, valutare e controllare per non esserne, a sua volta, controllato.

__________
¹ E. Montale, La casa dei doganieri.

P.S.
Forse non tutti sanno che. Quante decine di scrittori scrivono commenti in pianta stabile per la Repubblica? Fossi figlio di un poliziotto e dirigessi tal giornale, io accoglierei pure un appuntato, un metalmeccanico, un elettricista, un idraulico, un commesso, un bidello, un professore, un medico, un ferroviere, un...

giovedì 22 novembre 2018

Grigiorosea nube

Costretto al minimo
non ho la faccia più:
do gas e resto fermo - non riesco
allontanarmi da me stesso
rinchiuso in pensieri che
stanno tutti dentro un
bicchiere mezzo vuoto
dove più che il mare
ci vedo il meno male
la mano che si passa
e non si gioca - niente ruota
o l'albero che tra i tanti mentre
aspetta il rombo della motosega
spera non gli tocchi di sentire
del cadere di sé il tonfo sordo.
Cosa resta della prassi quotidiana
che diluisce la disperazione?
Vederti entrare in acqua
con quegli occhi che illuminano
la corsia e la fatica del soffio
mentre vado liscio nel rimbombo
a trarre gaudio da questa morsa.
__________
Nota
Il titolo è un calco di un verso del Falsetto di Montale

domenica 18 novembre 2018

Bevi la cocacola

Interno locale stellato. Ora di cena. I tavoli tutti occupati. Il servizio è iniziato. Entra un cronista dell'Ansia. 

- Buonasera Signori Epuloni: non lo sentite il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre state banchettando?
- Sì. Epperò noi non beviamo Coca Cola.

Pope Francis has lunch with needy people © Ansia

sabato 17 novembre 2018

Piattaforma

Stasera delibero, protocollo e attesto in notificazione di me stesso, per certificare di esistere anche come scrivente, avevo perso il foglio, il niente, la ragione per cui. E allora, alla buonora, signora mia bella che nel salutarmi cordialmente - un bacio per guancia, in convenevole abbraccio - hai premuto lievemente e inconsapevolmente le papille cutanee del tuo convesso nel mio concavo petto, io, ricevendo una sorta di scossa che m'ha drizzato l'animo, circostanza questa che ho dovuto tacere (ne parlo adesso tanto per fare schiuma) nel mettermi a sedere, in quella sedia di metallo e velluto infeltrito che chissà quanti acari avrà ospitato, sopiti soltanto da qualche lieve, sopita emissione di gas intestinali di alcune colleghe torde, io mi sono sentito ricaricato, ho drizzato le spalle, guardato fuor di finestra, capito che un anno è passato, ancora, in questa piattaforma petrolifera di pensieri inestraibili.

mercoledì 14 novembre 2018

Il potere assorbente

Mi sono accorto oggi di un fatto inesistente: ciò che non era non è più, sebbene, nella sostanza di emolumenti devoluti in funzione della loro insussistenza e per la costruzione di una proficua indennità pensionistica, essi continueranno a non esistere agiatamente anche quando non rappresenteranno più quella modesta parte di niente che li elesse perché lesse, giustamente, il nome del loro fu movimento in modo ossimorico (“Prigionieri diversi”).

Il nulla fatto di discussioni vuote, discorsi a sega, che tagliano via collegamenti neuronali in chi indugia decifrarne senso e costrutto. Sola cosa che sorprende - seppur in misura minima - è che per annunciare e dar conferma che non esistono, essi abbiano indetto una conferenza stampa per giustificare il loro non essere più diviso per due, forse per tre, ma facciamo per quattro tanto, è logico, qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, il famoso potere assorbente della non sinistra.


lunedì 12 novembre 2018

Invece Tarzan


Come sempre, esercito la piena libertà di non leggere, di Concita, altro che i titoli (che forse non saranno neanche suoi) e, in questo caso, aggiungo, mi arrogo la piena facoltà di equivocare.

Strani, sì


Il paradosso di un mondo politico oramai da decenni palesemente scivolato a destra, è che ancora, tra i galletti del pollaio, quando sorge un battibecco, per offendere l'avversario lo si accusa di essere di sinistra o di dire sciocchezze di sinistra.

Ma la sinistra in Italia - per usare impropriamente un termine heideggeriano - è una nientità. Persino quelli che dicono di richiamarsi a essa la escludono dal novero dei possibili nomi con il quale battezzare un ennesimo, vacuo partito: se non vado errato, infatti, questa è la prima legislatura della storia repubblicana a non avere tra i banchi alcun partito di sinistra. 

P.S.
Do per scontato che il Pd non possa essere considerato un partito di sinistra; se poi mi venite a dire che quelli di Liberi e Uguali invece lo sono, allora prendo la tessera del 

giovedì 8 novembre 2018

Il bene comune

«Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un'impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ha tolto di sotto i piedi dell'industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari. Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili, da industrie che non lavorano più soltanto le materie prime del luogo, ma delle zone più remote, e i cui prodotti non vengono consumati solo dal paese stesso, ma anche in tutte le parti del mondo. Ai vecchi bisogni, soddisfatti con i prodotti del paese, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. All'antica autosufficienza e all'antico isolamento locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni. E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L'unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.» Il Manifesto del Partito Comunista.


***
«Caro Goody,

bello il tuo articolo sui programmi televisivi dell'estate, soprattutto l'idea di accendere la radio e starla a guardare.
Comunque non è per questo che ti scrivo. Ho letto stamani che l'imposta sui sovraprofitti è stata procrastinata di altri sei mesi, la qual cosa mi ha fatto venire in mente che mi devi dieci dollari. In condizioni normali non ti importunerei per chiederti del denaro, ma questa è un'estate dura. Non so se te ne ho mai parlato, ma in concomitanza col caldo canicolare il mio stipendio si riduce a dimensioni microscopiche. Malauguratamente, le mie spese permangono invariate, anzi, aumentano, se è possibile: c'è il cloro da mettere nella piscina, i portaceneri da giardini da mettere nei luoghi strategici e il cibo per gli ospiti dell'ultima ora.
Ovviamente non ti chiedo di farmi un assegno per una cifra sì irrisoria. Basta che tu infili dieci dollari in una busta e li spedisca a Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California. Ti ripeto l'indirizzo: Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California.
Con tutti i sensi della mia stima, mi firmo
Il tuo devoto Groucho». Le lettere di G., 17 luglio 1953

***

Ultimamente, sul bidet, nel praticarmi abluzioni, penso ai sovranismi e all'antica autosufficienza, all'antico isolamento locale e nazionale. Quanta gente di merda c'è nelle terre emerse tra gli oceani che governa il mondo, incrostandone la superficie. E al contempo: quanto bene comune assolutizzato a bene privato, quanta proprietà impropria, sproporzionata all'essere qui e ora, nello spazio di una vita.

Mentre l'acqua fa scivolare nello scarico il sapone, sorrido beato, contento tra i penultimi.

martedì 6 novembre 2018

San Zio Sam

Trump ha dato sei mesi all'Italia e ad altre nazioni affinché si adeguino alle sanzioni contro l'Iran. Riguardo alle sanzioni contro l'Arabia Saudita, invece, di mesi ne ha dati seimila.

Perché degli «avanzi di monarchia assoluta» come quella saudita, sono ancora tollerati dal cosiddetto mondo libero e democratico?
Perché l'accumulo di ricchezza spropositata in poche mani consente il controllo e la gestione quasi totale del flusso dei capitali derivati dall'estrazione, produzione e distribuzione degli idrocarburi. E ci si può anche permettere il lusso che qualche pecora nera di famiglia finanzi il terrorismo di matrice fondamentalista, oppure qualche guerra di vicinato, oppure ancora qualche crimine barbarico in terra straniera alla faccia del diritto internazionale.

È proprio la natura dell'economia basata quasi esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, a mantenere in vita una società feudale oggi. I borghesi, nella penisola araba, si accontentano di fare i mercenari. 

domenica 4 novembre 2018

Trattenuta nei suoi confini

«Immaginiamo per un istante che il linguaggio di uno sia intercambiabile con quello di un altro, che sia possibile riprodurre il senso di un'immagine con quello delle parole o dei suoni, o convertire la verità delle parole attraverso delle descrizioni pittoriche. Tutte le odi di Pindaro, incorniciate e ricamate, non riescono a riprodurre il ritratto dell'Eroe della palestra uscito dal pennello di Apelle. Il Pandemonium di Milton o l'Inferno di Dante non potranno mai supplire la visione del Giudizio universale di Michelangelo o di Signorelli. Non più di quanto non si possa afferrare la Pastorale di Beethoven attraverso la lettura di poemi idilliaci, con l'aggiunta di descrizioni di campi e di foreste, di torrenti e corsi d'acqua, dello studio dei suoni ornitologici e delle leggi armoniche. Nessun libro sulla giurisprudenza, nessuna tavola di costumi riusciranno mai a ricostruire la Scuola di Atene di Raffaello. O chi conosce un libro o un'immagine attraverso i suoi critici, qualunque sia la sua esperienza, non farà esperienza dell'arte in se stessa. La verità, la realtà di ogni opera, è trattenuta nei suoi confini e deve essere percepita secondo i mezzi che sono per essa generici»
Mark Rothko, L'artista e la sua realtà, “Arte, realtà, sensualità”, Skira, Milano 2007

sabato 3 novembre 2018

Lasciamo perdere 2

2.

Il vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, conobbe Julija in una biblioteca di un dipartimento universitario, nella quale lei era addetta al prestito.
Non fu amore a prima vista e neanche alla seconda. Alla terza, iniziarono a studiarsi. Alla quarta, fecero un esame e lo superarono piuttosto bene, riconoscendosi, reciprocamente, come esseri umani e non come agrimensori. Alla quinta, lui invitò lei a bere un caffè alla macchinetta automatica. Alla sesta, lei gli confessò che quel caffè le faceva venire il mal di stomaco.
Infine, smisero di contare.
Un giorno, per incanto, complice Il cigno di Saint-Säens, lui le domandò se era di suo gradimento fare due passi nel parco cittadino. «Lo è», rispose, «ma di passi ne faremo almeno quattrocento». Era una donna fuor di metafora: i passi, infatti, furono quattrocentodue. Glielo fece notare con un sorriso e lui malintese. 
«Perché mi hai baciata?»
«Perché hai sorriso».
«Avrai capito finalmente perché sono sempre seria»

martedì 30 ottobre 2018

E vola vola vola

Se dev'essere nuovamente lo Stato a salvare quel che resta di Alitalia, non capisco perché, tra tutti gli organismi e gli enti statali, debbano essere scelte le Ferrovie dello Stato. Non sarebbe, infatti, più naturale che a fare l'offerta vincolante fosse stata l'Aeronautica Militare italiana?

Lasciamo perdere

1.

Lasciamo perdere, disse un vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, non il presidente dell'Inps che ti regala una pensione baby, bensì quei cioccolatini con l'involucro rosso, ripieni di una ciliegia sotto spirito - e mi ricordo che, quando ero bambino, se con una vincita ne mangiavo una mezza dozzina, tornavo a casa mezzo sbronzo, senza fame, e vedi un po' che mia madre aveva cotto una fettina dura di vitello per me - gli anni d'oro dei macellai: ce n'erano cinque in un paese di millecinquecento anime e tutti erano diventati palazzinari - e in quello nostro, sotto casa, quando ci andavo, ero solito entrare dentro il corpo squartato e decapitato di un enorme bovino appeso con delle catene alla carrucola mobile del soffitto del negozio - non c'era altro sangue che quello rappreso, l'enormi costole, e alcuni timbri blu che risaltavano sul bianco lucente del grasso.

Ma torniamo al vincitore del modesto concorso a premi, in palio dei boeri. Si è detto che non era Tito, il presidente dell'Inps, epperò aveva sposato una donna di origine jugoslava - amava ripetere, lei, sebbene la Jugoslavia non esistesse più. 

giovedì 25 ottobre 2018

Turbamenti di classe

Trattoria toscana, fine pranzo.
Un signore - che se non fosse stato per la tuta da meccanico avrei detto che era un pensionato - si alza per andare a prendere il caffè al bancone, con aria pensierosa, quasi mesta. Il gestore lo nota e, nei secondi di attesa che il caffè fluisca nella tazzina, gli domanda:

- Mario, sei serio oggi: come mai?
- No, non sono serio... pensavo.

Probabilmente riferendosi alla precedente discussione di gruppo intrattenuta al tavolo della scienza (così nominato dagli avventori che si ritrovano, pressoché quotidianamente, allo stesso tavolo), Mario rivela la causa del suo turbamento:

- Secondo te, Roberto, come mai cento ricchi la pensano tutti allo stesso modo, mentre, al contrario cento poveri la pensano in cento modi diversi? E non solo i poveri sono incapaci di avere un'idea comune... di più: siamo capaci di bastonarci soltanto tra di noi.
- Già, non hai tutti i torti. Non c'è più lotta di classe, Mario - replica il gestore, sorridendo, come se avesse fatto una battuta.
E Mario, sempre più serio:
- La lotta di classe c'è eccome, perdio. Sai che ha detto un miliardario americano? «La lotta di classe esiste e l'ha vinta la mia classe». E noi morti di fame, invece, a leticare, a contenderci lo stesso pezzo di pane di sempre. 
- Inutile pensarci troppo Mario, che ti rovina la digestione.
- Sì, sì, è vero. Ma oggi non riesco a togliermi dalla testa il perché.

Sopra la testa dei due, intanto, un telegiornalista riferiva la cronaca degli ultimi accadimenti di politica, di economia, di sport e società.

lunedì 22 ottobre 2018

Loffa

Quelli de Il Fatto hanno fatto questo



e io con stocazzo che m'abbono.
Ma pensa te quanti contenuti perdo; pensa te quanto resto disinformato, a ciò unendo non so quante altre dozzine di cose da vedere, ascoltare, subire nel flusso inarrestabile, quota infinito, delle cazzate che, diuturnamente, il sistema mediatico spara nell'aere della comunicazione digitale.
Lo so: certa gente non ha bisogno dei nostri spiccioli per campare, nondimeno, se nessuno desse loro un centesimo, credo che farebbero meno gli spiritosi.

domenica 21 ottobre 2018

La vita a due passi

Certo, la vita a due passi
che scorre tra i sassi
e ti invita alla prassi
casomai tu pensassi

di restare insolvente
disteso nel niente
con sorriso demente
quando passa la gente

di modo che creda
che tu sia la preda
di modo che veda
quando firmi la scheda

della propria autoaccusa
per averla delusa
la vita confusa
che si getta e si usa

come fosse un rimpianto
che speri soltanto
trasformare in un canto
in cui riso prevalga 
                              al pianto.

sabato 20 ottobre 2018

Incerto sul da farmi

Sono incerto sul da farmi: ho intrapreso una strada da asfaltare senza avere bitume. Il bitume è un doppio appiccicoso al quale ho sempre dato del voi, ma sbagliavo, contenendo in sé due pronomi singolari. Allora mi sono diretto in un film, in un ruolo da attore non protagonista, con lo scrupolo di aver scritto il soggetto e la sceneggiatura.
Protagonista [P]: - Parla
Non protagonista [NP]: Chi?
P: - Tu.
NP: - Me?
P: - Bi
E il dialogo proseguiva a rattoppi, come una strada di Roma già piena di buche.

***
Caro Luigi,
Se avessi letto i tuoi post  su Marx quando avevo vent'anni e c'erano ancora il Muro di Berlino e la cortina di ferro, li avrei considerati un Manifesto. Perché era quello che credevo che il marxismo fosse: una fede.
Ma perché, quasi trent'anni dopo, a leggere Marx di prima mano (e senza scuola di Partito), tutto mi sembra fuorché leggere una Bibbia?

1) Perché non esiste più alcuna chiesa marxista (o marxiana).
2) Perché la critica dell'economia politica non è un atto di fede.
3) Perché le analisi marxiane del modo economico e produttivo capitalistico sono, a mio avviso, lo strumento teorico migliore per comprendere i presenti anni di crisi.

Replicherai: Marx descrive l'Inferno, ma non ci parla di Paradiso (o, quando ne accenna, fa tremare i polsi con la Dittatura del Proletariato, che, purtuttavia, era legata alle sacrosante lotte del movimento operaio. Ma oggi esiste ancora un marxismo del movimento operaio che può aspirare di conquistare Stato e Società seguendo il modello della rivoluzione bolscevica? No.). 
E non avere delineato alcun Paradiso, alcun modello preconfezionato di Città del Sole, non è questo, appunto, una garanzia che impedisce di costruire, sugli scritti di Marx, una religione?

Infine: le Tesi su Feuerbach.

***
« So why can’t our government also “create” endless money for health care, education, the homeless, veterans benefits and the elderly, to make all parking free and to pay the Rolling Stones to play stoop-front shows in my neighborhood? (I’m sure the Rolling Stones are expensive, but surely a trillion dollars could cover a couple of songs.) » [via]

***
Dice Trump che quanto è accaduto con Kashoggi è inaccettabile, ma per favore: 
«preferirei che non usassimo, come misura punitiva, la cancellazione di una commessa del valore di 110 miliardi di dollari, che implicherebbe la perdita di 600mila posti di lavoro». 
Dunque è accettabile la macellazione umana.

***
Perché la finanziaria è irrespirabile? Perché si alimenta, in gran parte, di titoli tossici.

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Bella articolessa di Olivier Roy sul fatto che Il religioso salverà l'Europa (col cazzo, disse Olivia del Rio, pornostar).
«Le problème de l’Europe est aujourd’hui de promouvoir non pas l’expulsion du religieux vers la sphère privée, mais au contraire la resocialisation et la reculturation du religieux»
Ecco, la soluzione, come sempre è che gli umani restino fanciulli con le braghette giuste per affrontare le intemperie del sacro che, Dio sia lodato e sia lodato Gesù Cristo, di sparire dai nostri cieli proprio non ne vuol sapere.

Allora, quasi quasi, sacralizzo Marx. 

martedì 16 ottobre 2018

Incorporati nel capitale

«L’operaio è proprietario della propria forza-lavoro finché negozia col capitalista come venditore di essa; ed egli può vendere solo quello che possiede: la sua individuale, singola forza lavorativa. Questo rapporto non viene in alcun modo cambiato per il fatto che il capitalista comperi cento forze-lavoro invece di una e invece di concludere un contratto con un singolo operaio lo concluda con cento operai indipendenti l’uno dall'altro. Può impiegare i cento operai senza farli cooperare. Il capitalista paga quindi il valore delle cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai. Come persone indipendenti gli operai sono dei singoli i quali entrano in rapporto con lo stesso capitale ma non in rapporto reciproco fra loro. La loro cooperazione comincia soltanto nel processo lavorativo, ma nel processo lavorativo hanno già cessato d’appartenere a se stessi. Entrandovi, sono incorporati nel capitale. Come cooperanti, come membri d’un organismo operante, sono essi stessi soltanto un modo particolare d’esistenza del capitale. Dunque, la forza produttiva sviluppata dall'operaio come operaio sociale è forza produttiva del capitale.
La forza produttiva sociale del lavoro si sviluppa gratuitamente appena gli operai vengono posti in certe condizioni; e il capitale li pone in quelle condizioni. Siccome la forza produttiva sociale del lavoro non costa nulla al capitale, perché d’altra parte non viene sviluppata dall'operaio prima che il suo stesso lavoro appartenga al capitale, essa si presenta come forza produttiva posseduta dal capitale per natura, come sua forza produttiva immanente.»
Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sezione IV, Capitolo 11, “Cooperazione”.

lunedì 15 ottobre 2018

Il fine del debito

«Poiché il debito pubblico ha il suo sostegno nelle entrate dello Stato che debbono coprire i pagamenti annui d’interessi, ecc., il sistema tributario moderno è diventato l’integramento necessario del sistema dei prestiti nazionali. I prestiti mettono i governi in grado di affrontare spese straordinarie senza che il contribuente ne risenta immediatamente, ma richiedono tuttavia in seguito un aumento delle imposte. D’altra parte, l’aumento delle imposte causato dall'accumularsi di debiti contratti l’uno dopo l’altro costringe il governo a contrarre sempre nuovi prestiti quando si presentano nuove spese straordinarie. Il fiscalismo moderno, il cui perno è costituito dalle imposte sui mezzi di sussistenza di prima necessità (quindi dal rincaro di questi), porta perciò in se stesso il germe della progressione automatica. Dunque, il sovraccarico d’imposte non è un incidente, ma anzi è il principio.».
Karl Marx, Il Capitale, (1867), Libro I, Sezione VII, Capitolo 24.

domenica 14 ottobre 2018

Le poppe di Marina

Sono stato a vedere The Cleaner di Marina Abramović, una mostra che ripercorre cinquant'anni della storia dell'artista, allestita a Palazzo Strozzi (anche se, secondo me, la sede più giusta avrebbe dovuto essere il cortile dell'Istituto degli Innocenti, data l'ossessiva esposizione di un corpo che si fa continua violenza per essere adottato dallo sguardo dello spettatore).
Mi è piaciuta molto questa fisicità a tratti disturbante, equivalente a uno sfregio sulla lavagna del corpo, o a mera carne in cerca di tenerezza, oppure ancora a un urlo ossessivo in cerca di ascolto e di sfinimento. Ecco: lo sfinimento. Molte, forse tutte le performance sono caratterizzate dallo sfinimento corporale, dall'estremo sacrificio dei sensi, che espande nell'artista e, di riflesso, nello spettatore, la possibilità di sentire il dolore del mondo, anche e soprattutto mediante la sofferenza auto-inflitta:
«Attraverso la sofferenza l'artista trascende il proprio spirito», scrive la stessa Abramović, nel suo Manifesto della vita di un'artista.
Nello stesso, si può altresì leggere: «L'artista dovrebbe essere erotico» e lei lo è, tanto che, sdraiato sul divano di legno davanti a un video in bianco e nero in cui lei si pettina furiosamente i capelli con una spazzola d'acciaio, ho avuto un'erezione.


Se mi masturbassi, sarei scambiato per un performer oppure denunciato per atti osceni? Mi stavo chiedendo questo, quando, accanto a me, è passata una performer che teneva uno scheletro tra le mani. Era diretta al Piano Nobile (adibito alle re-performance) e così ho capito che non era il caso di scoprire i pantaloni le carte, dato che io ero ancora nel seminterrato della Strozzina.

Prima di salire, però, mi sono posto un'altra domanda, a seguito della performance Thomas Lips proiettata su doppio schermo: a sinistra, al suo debutto nel 1975 (bianco e nero) 


e l'altra del 2005 (a colori), 


nella quale l'artista compie le seguenti azioni estreme: mangia un chilo di miele; beve un litro di vino;
si disegna, con una lametta, una stella a cinque punte sul ventre (che il sangue farà chiaramente rossa); si autoflagella con una frusta; si sdraia su una serie di blocchi di ghiaccio disposti a forma di croce, mentre una stufa elettrica appesa sopra di lei impedisce al sangue di coagularsi.


tutto finché Marina, sfinita, perde i sensi e gli spettatori chiamano i soccorsi o la portano in ospedale.
Ma oltre l'evidente valore simbolico (eucaristico e politico) della prestazione, io mi sono chiesto anche: in trent'anni, senza interventi di chirurgia plastica, possono crescere così tanto le poppe di una donna adulta?

Infine, il piano nobile, dove appunto, oltre alle installazioni, si svolgono alcune delle re-performace presentate da alcuni giovani istruiti dalla stessa Abramović tramite il suo apposito Istituto di riproposizione artistica. Tra queste installazioni viventi, ne segnalo una, che ha lasciato un cruccio non ancora risolto. Per accedere dalla prima alla seconda sala, occorre passare da una porta ai cui stipiti si trovano un uomo e una donna, uno di fronte all'altra, completamente nudi. Chiaramente, l'unico modo per oltrepassare senza toccarli, è fare un passo di lato guardando in faccia o dando le spalle a uno dei due. Non c'era molta gente in quel momento e nessuno si decideva a passare. Ho rotto così gli indugi e, senza tanto pensarci, ho deciso di guardare in faccia la donna (bel seno). Solo dopo, all'uscita, mi sono accorto che dare di spalle all'uomo comportava anche qualcos'altro.

martedì 9 ottobre 2018

Essere repentini

È un po' di giorni che lascio la realtà al suo corso. Beh, anche prima, da tutti i giorni, da sempre, l'ho lasciata correre, tanto essa corre come suole indipendentemente dai miei desiderata, anche se, ovviamente, ci sono momenti in cui ho creduto di deviarne il corso con azioni minime, tipo uno starnuto che fa sobbalzare una signora di Chicago che ascolta Rtl 102.5 in poadcast per imparare l'italiano stronzo, intervista ai protagonisti del giorno compresa.

Mi adeguo, ovvero: ho fatto l'adeguamento, un mutuo condono, una pace abissale, tipo quella dei sommozzatori. Ho ricavato dei buoni del tesoro che ho subito commutato con quelli cattivi, aventi interessi con il segno meno, ci rimetti la pazienza. Il tempo va comunque ammazzato, senza tirare in ballo la giustizia, mica siamo americani che ci possiamo permettere la cauzione. No. Il fatto è che non riesco più a stare sul pezzo, a stare nel mezzo, in provincia di Arezzo senza esercitare quotidianamente il dono della prospettiva. 

E ti vedo lontana, realtà, punteggiata come gli alberi minuscoli che fanno da sfondo al doppio ritratto dei duchi di Urbino: cari musoni, stagliatevi con le vostre a facce a culo, tanto io guardo oltre, nello sfogo. 

Confido nei rapporti orali: io ti parlo, tu parli a me. Ne escono discorsi da rimanere a bocca aperta, senza fiato. Tanti omiodio, gesù, gesù. 

Essere repentini, inaspettarsi. E sonnolenti, perché chi dorme può essere, legittimamente, un dormiente. E chi è dormiente, non piglia il niente.

sabato 6 ottobre 2018

La polizia non può intervenire

Ansia

Se non erro, l'uccello raffigurato è una rondine.
Speriamo che, almeno per un semestre, sverni in Sudafrica.

***
Ho visto che Berlusconi ha comprato il Monza dichiarando che la squadra sarà composta soltanto da giovani calciatori italiani senza barba, senza tatuaggi, i quali chiameranno l'arbitro «Signor Arbitro» e faranno autografi ai tifosi non con uno scarabocchio, bensì con la firma leggibile.
Galliani, in un orecchio, gli ha ricordato che bisogna scendere in campo in undici più le riserve.

***
In replica alle critiche della Commissione europea sul DEF, Di Maio e Salvini (il primo durante una visita a una manifestazione della Coldiretti, il secondo su Twitter) hanno detto, in sostanza, che l'Unione Europea che conosciamo, tra sei mesi (dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo), sarà finita, dato che - prevedono - 500 milioni di elettori voteranno partiti sovranisti e populisti come quelli a cui i due ministri italiani appartengono.
Che precipitosi. Secondo me stanno facendo i conti avanti all'oste, dato che la Commissione non è istituita dal Parlamento europeo, bensì dai governi europei. E non risulta, al momento, che i principali paesi dell'Unione siano governati da governi della medesima natura di quello italiano.

***
Antonio Monda è il direttore artistico del Festival del Cinema di Roma. 

mercoledì 3 ottobre 2018

L'immoralista

Affinché i seguaci di un gruppo (politico o religioso) riescano prima a emulare e successivamente a superare il fondatore, occorre che essi mettano in atto pratiche operative o rituali che eccedano in fideismo e determinazione i principi fondativi che sono alla base del gruppo stesso. 

Esempio lampante è l'odierna dichiarazione del ministro Di Maio relativa alle modalità con cui sarà erogato il reddito di cittadinanza prossimo venturo: una carta di pagamento interamente tracciabile che impedirà l'acquisto di spese immorali.

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Per una decina d'anni o forse più, ho avuto un amico che faceva il barbone (alcolizzato, gran fumatore, aveva lasciato il lavoro e la famiglia ed era finito a dormire in stazione o altri luoghi di fortuna). Siccome, all'epoca, aveva in carniere una ventina d'anni di lavoro (alle poste, mi pare), ma poco più di cinquant'anni, non aveva diritto ad alcun sussidio e campava mangiando una volta al giorno alla caritas cittadina e, per le spese extra, chiedeva direttamente l'elemosina a tutti i parroci delle diocesi raggiungibili di un paio di province limitrofe. 
Un giorno, al compiere dei sessantacinque anni, ricevette finalmente la pensione minima che corrispondeva, se non ricordo male, a circa seicento euro. Una miseria, d'accordo, ma io credevo che - seppur pochi e sempre usufruendo dei servizi agli indigenti che la caritas offriva - gli sarebbero bastati per trovare una stanza dove lavarsi, dormire, trovare un minimo di comodità.
Non ci fu niente da fare. Già dalla prima erogazione, decise di spendere la pensione così: prendersi una camera in un albergo confortevole per due, tre notti. Pranzare al ristorante. Bere vino da poco sino allo sfinimento, fumare a più non posso, buttarsi sul letto e dormire ventiquattr'ore filate. Tutto finché i soldi non finivano. Poi, fino al prossimo assegno, di nuovo elemosina, la mensa della caritas, le poltrone scomode della stazione. È andato avanti così almeno un triennio finché non è morto. L'immoralista.