domenica 18 novembre 2018

Bevi la cocacola

Interno locale stellato. Ora di cena. I tavoli tutti occupati. Il servizio è iniziato. Entra un cronista dell'Ansia. 

- Buonasera Signori Epuloni: non lo sentite il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre state banchettando?
- Sì. Epperò noi non beviamo Coca Cola.

Pope Francis has lunch with needy people © Ansia

sabato 17 novembre 2018

Piattaforma

Stasera delibero, protocollo e attesto in notificazione di me stesso, per certificare di esistere anche come scrivente, avevo perso il foglio, il niente, la ragione per cui. E allora, alla buonora, signora mia bella che nel salutarmi cordialmente - un bacio per guancia, in convenevole abbraccio - hai premuto lievemente e inconsapevolmente le papille cutanee del tuo convesso nel mio concavo petto, io, ricevendo una sorta di scossa che m'ha drizzato l'animo, circostanza questa che ho dovuto tacere (ne parlo adesso tanto per fare schiuma) nel mettermi a sedere, in quella sedia di metallo e velluto infeltrito che chissà quanti acari avrà ospitato, sopiti soltanto da qualche lieve, sopita emissione di gas intestinali di alcune colleghe torde, io mi sono sentito ricaricato, ho drizzato le spalle, guardato fuor di finestra, capito che un anno è passato, ancora, in questa piattaforma petrolifera di pensieri inestraibili.

mercoledì 14 novembre 2018

Il potere assorbente

Mi sono accorto oggi di un fatto inesistente: ciò che non era non è più, sebbene, nella sostanza di emolumenti devoluti in funzione della loro insussistenza e per la costruzione di una proficua indennità pensionistica, essi continueranno a non esistere agiatamente anche quando non rappresenteranno più quella modesta parte di niente che li elesse perché lesse, giustamente, il nome del loro fu movimento in modo ossimorico (“Prigionieri diversi”).

Il nulla fatto di discussioni vuote, discorsi a sega, che tagliano via collegamenti neuronali in chi indugia decifrarne senso e costrutto. Sola cosa che sorprende - seppur in misura minima - è che per annunciare e dar conferma che non esistono, essi abbiano indetto una conferenza stampa per giustificare il loro non essere più diviso per due, forse per tre, ma facciamo per quattro tanto, è logico, qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, il famoso potere assorbente della non sinistra.


lunedì 12 novembre 2018

Invece Tarzan


Come sempre, esercito la piena libertà di non leggere, di Concita, altro che i titoli (che forse non saranno neanche suoi) e, in questo caso, aggiungo, mi arrogo la piena facoltà di equivocare.

Strani, sì


Il paradosso di un mondo politico oramai da decenni palesemente scivolato a destra, è che ancora, tra i galletti del pollaio, quando sorge un battibecco, per offendere l'avversario lo si accusa di essere di sinistra o di dire sciocchezze di sinistra.

Ma la sinistra in Italia - per usare impropriamente un termine heideggeriano - è una nientità. Persino quelli che dicono di richiamarsi a essa la escludono dal novero dei possibili nomi con il quale battezzare un ennesimo, vacuo partito: se non vado errato, infatti, questa è la prima legislatura della storia repubblicana a non avere tra i banchi alcun partito di sinistra. 

P.S.
Do per scontato che il Pd non possa essere considerato un partito di sinistra; se poi mi venite a dire che quelli di Liberi e Uguali invece lo sono, allora prendo la tessera del 

giovedì 8 novembre 2018

Il bene comune

«Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un'impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ha tolto di sotto i piedi dell'industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari. Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili, da industrie che non lavorano più soltanto le materie prime del luogo, ma delle zone più remote, e i cui prodotti non vengono consumati solo dal paese stesso, ma anche in tutte le parti del mondo. Ai vecchi bisogni, soddisfatti con i prodotti del paese, subentrano bisogni nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti dei paesi e dei climi più lontani. All'antica autosufficienza e all'antico isolamento locali e nazionali subentra uno scambio universale, una interdipendenza universale fra le nazioni. E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L'unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.» Il Manifesto del Partito Comunista.


***
«Caro Goody,

bello il tuo articolo sui programmi televisivi dell'estate, soprattutto l'idea di accendere la radio e starla a guardare.
Comunque non è per questo che ti scrivo. Ho letto stamani che l'imposta sui sovraprofitti è stata procrastinata di altri sei mesi, la qual cosa mi ha fatto venire in mente che mi devi dieci dollari. In condizioni normali non ti importunerei per chiederti del denaro, ma questa è un'estate dura. Non so se te ne ho mai parlato, ma in concomitanza col caldo canicolare il mio stipendio si riduce a dimensioni microscopiche. Malauguratamente, le mie spese permangono invariate, anzi, aumentano, se è possibile: c'è il cloro da mettere nella piscina, i portaceneri da giardini da mettere nei luoghi strategici e il cibo per gli ospiti dell'ultima ora.
Ovviamente non ti chiedo di farmi un assegno per una cifra sì irrisoria. Basta che tu infili dieci dollari in una busta e li spedisca a Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California. Ti ripeto l'indirizzo: Groucho Marx, North Foothill Road, Bevery Hills, California.
Con tutti i sensi della mia stima, mi firmo
Il tuo devoto Groucho». Le lettere di G., 17 luglio 1953

***

Ultimamente, sul bidet, nel praticarmi abluzioni, penso ai sovranismi e all'antica autosufficienza, all'antico isolamento locale e nazionale. Quanta gente di merda c'è nelle terre emerse tra gli oceani che governa il mondo, incrostandone la superficie. E al contempo: quanto bene comune assolutizzato a bene privato, quanta proprietà impropria, sproporzionata all'essere qui e ora, nello spazio di una vita.

Mentre l'acqua fa scivolare nello scarico il sapone, sorrido beato, contento tra i penultimi.

martedì 6 novembre 2018

San Zio Sam

Trump ha dato sei mesi all'Italia e ad altre nazioni affinché si adeguino alle sanzioni contro l'Iran. Riguardo alle sanzioni contro l'Arabia Saudita, invece, di mesi ne ha dati seimila.

Perché degli «avanzi di monarchia assoluta» come quella saudita, sono ancora tollerati dal cosiddetto mondo libero e democratico?
Perché l'accumulo di ricchezza spropositata in poche mani consente il controllo e la gestione quasi totale del flusso dei capitali derivati dall'estrazione, produzione e distribuzione degli idrocarburi. E ci si può anche permettere il lusso che qualche pecora nera di famiglia finanzi il terrorismo di matrice fondamentalista, oppure qualche guerra di vicinato, oppure ancora qualche crimine barbarico in terra straniera alla faccia del diritto internazionale.

È proprio la natura dell'economia basata quasi esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, a mantenere in vita una società feudale oggi. I borghesi, nella penisola araba, si accontentano di fare i mercenari. 

domenica 4 novembre 2018

Trattenuta nei suoi confini

«Immaginiamo per un istante che il linguaggio di uno sia intercambiabile con quello di un altro, che sia possibile riprodurre il senso di un'immagine con quello delle parole o dei suoni, o convertire la verità delle parole attraverso delle descrizioni pittoriche. Tutte le odi di Pindaro, incorniciate e ricamate, non riescono a riprodurre il ritratto dell'Eroe della palestra uscito dal pennello di Apelle. Il Pandemonium di Milton o l'Inferno di Dante non potranno mai supplire la visione del Giudizio universale di Michelangelo o di Signorelli. Non più di quanto non si possa afferrare la Pastorale di Beethoven attraverso la lettura di poemi idilliaci, con l'aggiunta di descrizioni di campi e di foreste, di torrenti e corsi d'acqua, dello studio dei suoni ornitologici e delle leggi armoniche. Nessun libro sulla giurisprudenza, nessuna tavola di costumi riusciranno mai a ricostruire la Scuola di Atene di Raffaello. O chi conosce un libro o un'immagine attraverso i suoi critici, qualunque sia la sua esperienza, non farà esperienza dell'arte in se stessa. La verità, la realtà di ogni opera, è trattenuta nei suoi confini e deve essere percepita secondo i mezzi che sono per essa generici»
Mark Rothko, L'artista e la sua realtà, “Arte, realtà, sensualità”, Skira, Milano 2007

sabato 3 novembre 2018

Lasciamo perdere 2

2.

Il vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, conobbe Julija in una biblioteca di un dipartimento universitario, nella quale lei era addetta al prestito.
Non fu amore a prima vista e neanche alla seconda. Alla terza, iniziarono a studiarsi. Alla quarta, fecero un esame e lo superarono piuttosto bene, riconoscendosi, reciprocamente, come esseri umani e non come agrimensori. Alla quinta, lui invitò lei a bere un caffè alla macchinetta automatica. Alla sesta, lei gli confessò che quel caffè le faceva venire il mal di stomaco.
Infine, smisero di contare.
Un giorno, per incanto, complice Il cigno di Saint-Säens, lui le domandò se era di suo gradimento fare due passi nel parco cittadino. «Lo è», rispose, «ma di passi ne faremo almeno quattrocento». Era una donna fuor di metafora: i passi, infatti, furono quattrocentodue. Glielo fece notare con un sorriso e lui malintese. 
«Perché mi hai baciata?»
«Perché hai sorriso».
«Avrai capito finalmente perché sono sempre seria»

martedì 30 ottobre 2018

E vola vola vola

Se dev'essere nuovamente lo Stato a salvare quel che resta di Alitalia, non capisco perché, tra tutti gli organismi e gli enti statali, debbano essere scelte le Ferrovie dello Stato. Non sarebbe, infatti, più naturale che a fare l'offerta vincolante fosse stata l'Aeronautica Militare italiana?

Lasciamo perdere

1.

Lasciamo perdere, disse un vincitore di un modesto concorso a premi, in palio dei boeri, non il presidente dell'Inps che ti regala una pensione baby, bensì quei cioccolatini con l'involucro rosso, ripieni di una ciliegia sotto spirito - e mi ricordo che, quando ero bambino, se con una vincita ne mangiavo una mezza dozzina, tornavo a casa mezzo sbronzo, senza fame, e vedi un po' che mia madre aveva cotto una fettina dura di vitello per me - gli anni d'oro dei macellai: ce n'erano cinque in un paese di millecinquecento anime e tutti erano diventati palazzinari - e in quello nostro, sotto casa, quando ci andavo, ero solito entrare dentro il corpo squartato e decapitato di un enorme bovino appeso con delle catene alla carrucola mobile del soffitto del negozio - non c'era altro sangue che quello rappreso, l'enormi costole, e alcuni timbri blu che risaltavano sul bianco lucente del grasso.

Ma torniamo al vincitore del modesto concorso a premi, in palio dei boeri. Si è detto che non era Tito, il presidente dell'Inps, epperò aveva sposato una donna di origine jugoslava - amava ripetere, lei, sebbene la Jugoslavia non esistesse più. 

giovedì 25 ottobre 2018

Turbamenti di classe

Trattoria toscana, fine pranzo.
Un signore - che se non fosse stato per la tuta da meccanico avrei detto che era un pensionato - si alza per andare a prendere il caffè al bancone, con aria pensierosa, quasi mesta. Il gestore lo nota e, nei secondi di attesa che il caffè fluisca nella tazzina, gli domanda:

- Mario, sei serio oggi: come mai?
- No, non sono serio... pensavo.

Probabilmente riferendosi alla precedente discussione di gruppo intrattenuta al tavolo della scienza (così nominato dagli avventori che si ritrovano, pressoché quotidianamente, allo stesso tavolo), Mario rivela la causa del suo turbamento:

- Secondo te, Roberto, come mai cento ricchi la pensano tutti allo stesso modo, mentre, al contrario cento poveri la pensano in cento modi diversi? E non solo i poveri sono incapaci di avere un'idea comune... di più: siamo capaci di bastonarci soltanto tra di noi.
- Già, non hai tutti i torti. Non c'è più lotta di classe, Mario - replica il gestore, sorridendo, come se avesse fatto una battuta.
E Mario, sempre più serio:
- La lotta di classe c'è eccome, perdio. Sai che ha detto un miliardario americano? «La lotta di classe esiste e l'ha vinta la mia classe». E noi morti di fame, invece, a leticare, a contenderci lo stesso pezzo di pane di sempre. 
- Inutile pensarci troppo Mario, che ti rovina la digestione.
- Sì, sì, è vero. Ma oggi non riesco a togliermi dalla testa il perché.

Sopra la testa dei due, intanto, un telegiornalista riferiva la cronaca degli ultimi accadimenti di politica, di economia, di sport e società.

lunedì 22 ottobre 2018

Loffa

Quelli de Il Fatto hanno fatto questo



e io con stocazzo che m'abbono.
Ma pensa te quanti contenuti perdo; pensa te quanto resto disinformato, a ciò unendo non so quante altre dozzine di cose da vedere, ascoltare, subire nel flusso inarrestabile, quota infinito, delle cazzate che, diuturnamente, il sistema mediatico spara nell'aere della comunicazione digitale.
Lo so: certa gente non ha bisogno dei nostri spiccioli per campare, nondimeno, se nessuno desse loro un centesimo, credo che farebbero meno gli spiritosi.

domenica 21 ottobre 2018

La vita a due passi

Certo, la vita a due passi
che scorre tra i sassi
e ti invita alla prassi
casomai tu pensassi

di restare insolvente
disteso nel niente
con sorriso demente
quando passa la gente

di modo che creda
che tu sia la preda
di modo che veda
quando firmi la scheda

della propria autoaccusa
per averla delusa
la vita confusa
che si getta e si usa

come fosse un rimpianto
che speri soltanto
trasformare in un canto
in cui riso prevalga 
                              al pianto.

sabato 20 ottobre 2018

Incerto sul da farmi

Sono incerto sul da farmi: ho intrapreso una strada da asfaltare senza avere bitume. Il bitume è un doppio appiccicoso al quale ho sempre dato del voi, ma sbagliavo, contenendo in sé due pronomi singolari. Allora mi sono diretto in un film, in un ruolo da attore non protagonista, con lo scrupolo di aver scritto il soggetto e la sceneggiatura.
Protagonista [P]: - Parla
Non protagonista [NP]: Chi?
P: - Tu.
NP: - Me?
P: - Bi
E il dialogo proseguiva a rattoppi, come una strada di Roma già piena di buche.

***
Caro Luigi,
Se avessi letto i tuoi post  su Marx quando avevo vent'anni e c'erano ancora il Muro di Berlino e la cortina di ferro, li avrei considerati un Manifesto. Perché era quello che credevo che il marxismo fosse: una fede.
Ma perché, quasi trent'anni dopo, a leggere Marx di prima mano (e senza scuola di Partito), tutto mi sembra fuorché leggere una Bibbia?

1) Perché non esiste più alcuna chiesa marxista (o marxiana).
2) Perché la critica dell'economia politica non è un atto di fede.
3) Perché le analisi marxiane del modo economico e produttivo capitalistico sono, a mio avviso, lo strumento teorico migliore per comprendere i presenti anni di crisi.

Replicherai: Marx descrive l'Inferno, ma non ci parla di Paradiso (o, quando ne accenna, fa tremare i polsi con la Dittatura del Proletariato, che, purtuttavia, era legata alle sacrosante lotte del movimento operaio. Ma oggi esiste ancora un marxismo del movimento operaio che può aspirare di conquistare Stato e Società seguendo il modello della rivoluzione bolscevica? No.). 
E non avere delineato alcun Paradiso, alcun modello preconfezionato di Città del Sole, non è questo, appunto, una garanzia che impedisce di costruire, sugli scritti di Marx, una religione?

Infine: le Tesi su Feuerbach.

***
« So why can’t our government also “create” endless money for health care, education, the homeless, veterans benefits and the elderly, to make all parking free and to pay the Rolling Stones to play stoop-front shows in my neighborhood? (I’m sure the Rolling Stones are expensive, but surely a trillion dollars could cover a couple of songs.) » [via]

***
Dice Trump che quanto è accaduto con Kashoggi è inaccettabile, ma per favore: 
«preferirei che non usassimo, come misura punitiva, la cancellazione di una commessa del valore di 110 miliardi di dollari, che implicherebbe la perdita di 600mila posti di lavoro». 
Dunque è accettabile la macellazione umana.

***
Perché la finanziaria è irrespirabile? Perché si alimenta, in gran parte, di titoli tossici.

***
Bella articolessa di Olivier Roy sul fatto che Il religioso salverà l'Europa (col cazzo, disse Olivia del Rio, pornostar).
«Le problème de l’Europe est aujourd’hui de promouvoir non pas l’expulsion du religieux vers la sphère privée, mais au contraire la resocialisation et la reculturation du religieux»
Ecco, la soluzione, come sempre è che gli umani restino fanciulli con le braghette giuste per affrontare le intemperie del sacro che, Dio sia lodato e sia lodato Gesù Cristo, di sparire dai nostri cieli proprio non ne vuol sapere.

Allora, quasi quasi, sacralizzo Marx. 

martedì 16 ottobre 2018

Incorporati nel capitale

«L’operaio è proprietario della propria forza-lavoro finché negozia col capitalista come venditore di essa; ed egli può vendere solo quello che possiede: la sua individuale, singola forza lavorativa. Questo rapporto non viene in alcun modo cambiato per il fatto che il capitalista comperi cento forze-lavoro invece di una e invece di concludere un contratto con un singolo operaio lo concluda con cento operai indipendenti l’uno dall'altro. Può impiegare i cento operai senza farli cooperare. Il capitalista paga quindi il valore delle cento forze-lavoro autonome, ma non paga la forza-lavoro combinata dei cento operai. Come persone indipendenti gli operai sono dei singoli i quali entrano in rapporto con lo stesso capitale ma non in rapporto reciproco fra loro. La loro cooperazione comincia soltanto nel processo lavorativo, ma nel processo lavorativo hanno già cessato d’appartenere a se stessi. Entrandovi, sono incorporati nel capitale. Come cooperanti, come membri d’un organismo operante, sono essi stessi soltanto un modo particolare d’esistenza del capitale. Dunque, la forza produttiva sviluppata dall'operaio come operaio sociale è forza produttiva del capitale.
La forza produttiva sociale del lavoro si sviluppa gratuitamente appena gli operai vengono posti in certe condizioni; e il capitale li pone in quelle condizioni. Siccome la forza produttiva sociale del lavoro non costa nulla al capitale, perché d’altra parte non viene sviluppata dall'operaio prima che il suo stesso lavoro appartenga al capitale, essa si presenta come forza produttiva posseduta dal capitale per natura, come sua forza produttiva immanente.»
Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sezione IV, Capitolo 11, “Cooperazione”.

lunedì 15 ottobre 2018

Il fine del debito

«Poiché il debito pubblico ha il suo sostegno nelle entrate dello Stato che debbono coprire i pagamenti annui d’interessi, ecc., il sistema tributario moderno è diventato l’integramento necessario del sistema dei prestiti nazionali. I prestiti mettono i governi in grado di affrontare spese straordinarie senza che il contribuente ne risenta immediatamente, ma richiedono tuttavia in seguito un aumento delle imposte. D’altra parte, l’aumento delle imposte causato dall'accumularsi di debiti contratti l’uno dopo l’altro costringe il governo a contrarre sempre nuovi prestiti quando si presentano nuove spese straordinarie. Il fiscalismo moderno, il cui perno è costituito dalle imposte sui mezzi di sussistenza di prima necessità (quindi dal rincaro di questi), porta perciò in se stesso il germe della progressione automatica. Dunque, il sovraccarico d’imposte non è un incidente, ma anzi è il principio.».
Karl Marx, Il Capitale, (1867), Libro I, Sezione VII, Capitolo 24.

domenica 14 ottobre 2018

Le poppe di Marina

Sono stato a vedere The Cleaner di Marina Abramović, una mostra che ripercorre cinquant'anni della storia dell'artista, allestita a Palazzo Strozzi (anche se, secondo me, la sede più giusta avrebbe dovuto essere il cortile dell'Istituto degli Innocenti, data l'ossessiva esposizione di un corpo che si fa continua violenza per essere adottato dallo sguardo dello spettatore).
Mi è piaciuta molto questa fisicità a tratti disturbante, equivalente a uno sfregio sulla lavagna del corpo, o a mera carne in cerca di tenerezza, oppure ancora a un urlo ossessivo in cerca di ascolto e di sfinimento. Ecco: lo sfinimento. Molte, forse tutte le performance sono caratterizzate dallo sfinimento corporale, dall'estremo sacrificio dei sensi, che espande nell'artista e, di riflesso, nello spettatore, la possibilità di sentire il dolore del mondo, anche e soprattutto mediante la sofferenza auto-inflitta:
«Attraverso la sofferenza l'artista trascende il proprio spirito», scrive la stessa Abramović, nel suo Manifesto della vita di un'artista.
Nello stesso, si può altresì leggere: «L'artista dovrebbe essere erotico» e lei lo è, tanto che, sdraiato sul divano di legno davanti a un video in bianco e nero in cui lei si pettina furiosamente i capelli con una spazzola d'acciaio, ho avuto un'erezione.


Se mi masturbassi, sarei scambiato per un performer oppure denunciato per atti osceni? Mi stavo chiedendo questo, quando, accanto a me, è passata una performer che teneva uno scheletro tra le mani. Era diretta al Piano Nobile (adibito alle re-performance) e così ho capito che non era il caso di scoprire i pantaloni le carte, dato che io ero ancora nel seminterrato della Strozzina.

Prima di salire, però, mi sono posto un'altra domanda, a seguito della performance Thomas Lips proiettata su doppio schermo: a sinistra, al suo debutto nel 1975 (bianco e nero) 


e l'altra del 2005 (a colori), 


nella quale l'artista compie le seguenti azioni estreme: mangia un chilo di miele; beve un litro di vino;
si disegna, con una lametta, una stella a cinque punte sul ventre (che il sangue farà chiaramente rossa); si autoflagella con una frusta; si sdraia su una serie di blocchi di ghiaccio disposti a forma di croce, mentre una stufa elettrica appesa sopra di lei impedisce al sangue di coagularsi.


tutto finché Marina, sfinita, perde i sensi e gli spettatori chiamano i soccorsi o la portano in ospedale.
Ma oltre l'evidente valore simbolico (eucaristico e politico) della prestazione, io mi sono chiesto anche: in trent'anni, senza interventi di chirurgia plastica, possono crescere così tanto le poppe di una donna adulta?

Infine, il piano nobile, dove appunto, oltre alle installazioni, si svolgono alcune delle re-performace presentate da alcuni giovani istruiti dalla stessa Abramović tramite il suo apposito Istituto di riproposizione artistica. Tra queste installazioni viventi, ne segnalo una, che ha lasciato un cruccio non ancora risolto. Per accedere dalla prima alla seconda sala, occorre passare da una porta ai cui stipiti si trovano un uomo e una donna, uno di fronte all'altra, completamente nudi. Chiaramente, l'unico modo per oltrepassare senza toccarli, è fare un passo di lato guardando in faccia o dando le spalle a uno dei due. Non c'era molta gente in quel momento e nessuno si decideva a passare. Ho rotto così gli indugi e, senza tanto pensarci, ho deciso di guardare in faccia la donna (bel seno). Solo dopo, all'uscita, mi sono accorto che dare di spalle all'uomo comportava anche qualcos'altro.

martedì 9 ottobre 2018

Essere repentini

È un po' di giorni che lascio la realtà al suo corso. Beh, anche prima, da tutti i giorni, da sempre, l'ho lasciata correre, tanto essa corre come suole indipendentemente dai miei desiderata, anche se, ovviamente, ci sono momenti in cui ho creduto di deviarne il corso con azioni minime, tipo uno starnuto che fa sobbalzare una signora di Chicago che ascolta Rtl 102.5 in poadcast per imparare l'italiano stronzo, intervista ai protagonisti del giorno compresa.

Mi adeguo, ovvero: ho fatto l'adeguamento, un mutuo condono, una pace abissale, tipo quella dei sommozzatori. Ho ricavato dei buoni del tesoro che ho subito commutato con quelli cattivi, aventi interessi con il segno meno, ci rimetti la pazienza. Il tempo va comunque ammazzato, senza tirare in ballo la giustizia, mica siamo americani che ci possiamo permettere la cauzione. No. Il fatto è che non riesco più a stare sul pezzo, a stare nel mezzo, in provincia di Arezzo senza esercitare quotidianamente il dono della prospettiva. 

E ti vedo lontana, realtà, punteggiata come gli alberi minuscoli che fanno da sfondo al doppio ritratto dei duchi di Urbino: cari musoni, stagliatevi con le vostre a facce a culo, tanto io guardo oltre, nello sfogo. 

Confido nei rapporti orali: io ti parlo, tu parli a me. Ne escono discorsi da rimanere a bocca aperta, senza fiato. Tanti omiodio, gesù, gesù. 

Essere repentini, inaspettarsi. E sonnolenti, perché chi dorme può essere, legittimamente, un dormiente. E chi è dormiente, non piglia il niente.

sabato 6 ottobre 2018

La polizia non può intervenire

Ansia

Se non erro, l'uccello raffigurato è una rondine.
Speriamo che, almeno per un semestre, sverni in Sudafrica.

***
Ho visto che Berlusconi ha comprato il Monza dichiarando che la squadra sarà composta soltanto da giovani calciatori italiani senza barba, senza tatuaggi, i quali chiameranno l'arbitro «Signor Arbitro» e faranno autografi ai tifosi non con uno scarabocchio, bensì con la firma leggibile.
Galliani, in un orecchio, gli ha ricordato che bisogna scendere in campo in undici più le riserve.

***
In replica alle critiche della Commissione europea sul DEF, Di Maio e Salvini (il primo durante una visita a una manifestazione della Coldiretti, il secondo su Twitter) hanno detto, in sostanza, che l'Unione Europea che conosciamo, tra sei mesi (dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo), sarà finita, dato che - prevedono - 500 milioni di elettori voteranno partiti sovranisti e populisti come quelli a cui i due ministri italiani appartengono.
Che precipitosi. Secondo me stanno facendo i conti avanti all'oste, dato che la Commissione non è istituita dal Parlamento europeo, bensì dai governi europei. E non risulta, al momento, che i principali paesi dell'Unione siano governati da governi della medesima natura di quello italiano.

***
Antonio Monda è il direttore artistico del Festival del Cinema di Roma. 

mercoledì 3 ottobre 2018

L'immoralista

Affinché i seguaci di un gruppo (politico o religioso) riescano prima a emulare e successivamente a superare il fondatore, occorre che essi mettano in atto pratiche operative o rituali che eccedano in fideismo e determinazione i principi fondativi che sono alla base del gruppo stesso. 

Esempio lampante è l'odierna dichiarazione del ministro Di Maio relativa alle modalità con cui sarà erogato il reddito di cittadinanza prossimo venturo: una carta di pagamento interamente tracciabile che impedirà l'acquisto di spese immorali.

***
Per una decina d'anni o forse più, ho avuto un amico che faceva il barbone (alcolizzato, gran fumatore, aveva lasciato il lavoro e la famiglia ed era finito a dormire in stazione o altri luoghi di fortuna). Siccome, all'epoca, aveva in carniere una ventina d'anni di lavoro (alle poste, mi pare), ma poco più di cinquant'anni, non aveva diritto ad alcun sussidio e campava mangiando una volta al giorno alla caritas cittadina e, per le spese extra, chiedeva direttamente l'elemosina a tutti i parroci delle diocesi raggiungibili di un paio di province limitrofe. 
Un giorno, al compiere dei sessantacinque anni, ricevette finalmente la pensione minima che corrispondeva, se non ricordo male, a circa seicento euro. Una miseria, d'accordo, ma io credevo che - seppur pochi e sempre usufruendo dei servizi agli indigenti che la caritas offriva - gli sarebbero bastati per trovare una stanza dove lavarsi, dormire, trovare un minimo di comodità.
Non ci fu niente da fare. Già dalla prima erogazione, decise di spendere la pensione così: prendersi una camera in un albergo confortevole per due, tre notti. Pranzare al ristorante. Bere vino da poco sino allo sfinimento, fumare a più non posso, buttarsi sul letto e dormire ventiquattr'ore filate. Tutto finché i soldi non finivano. Poi, fino al prossimo assegno, di nuovo elemosina, la mensa della caritas, le poltrone scomode della stazione. È andato avanti così almeno un triennio finché non è morto. L'immoralista.

martedì 2 ottobre 2018

Per capire cosa si prova

C'è un deputato del M5S, attualmente sottosegretario alla Difesa, l'ho visto in quei videini di repubblica, il quale, per dimostrare di fare il suo lavoro, s'è preso la briga d'indossare la tuta mimetica dei militari in servizio per le strade sicure d'Italia, per capire quanta fatica fanno i "nostri ragazzi" che difendono la patria dai traditori bolscevichi.
È da queste piccolezze che si capisce quanto sia nuovo e vada incontro ai problemi e a bisogni della gente il modo di fare politica del M5S: mettersi nei panni e nelle scarpe altrui, bravi.
Io spero che tra gli indumenti vi siano anche le mutande.

sabato 29 settembre 2018

Come una pietra che sta


La pietra sta dove
il caso o la necessità
hanno provveduto
a porla senza dare
altro senso al suo essere
pietra tra la parentesi
dello spazio temporale

E pioggia sole e vento non
mutano la sua terrena
indifferenza – la divina
non essendo presente
a infondere fede nelle pietre.
Ma dura spera nella noce
aprirsi e dare frutto.

L’uomo sta dove
il caso o la necessità
hanno provveduto
a porlo senza dare
altro senso al suo essere
uomo tra la parentesi
dello spazio temporale

E pioggia sole e vento non
mutano la sua terrena
indifferenza – la divina
non essendo presente
a infondere fede negli uomini.
Ma duro spera nella voce
aprirsi e fare un rutto.

venerdì 28 settembre 2018

Picco lezzo




Io comprendo che dalle parti di Confindustria vi sia un certo timore per gli effetti che la manovra a deficit del governo provocherà. Anche se non sono un investitore, o un risparmiatore, sono preoccupato lo stesso anch'io, perché temo che, con queste misure, ci saranno più danni che benefici per l'economia italiana.
Premesso questo, penso però che se al Sole 24 Ore rappresentano lo sconforto, la delusione, il dramma dello spread a 280 e il tracollo del 4% di Piazza Affari con certe facce (mani su capelli tinti, dita a far finta di chiudere gli occhi), mi aspetto che, quando lo Spread salirà a 600 e la perdita della Borsa al 14%, trovino qualche foto di un broker che si punta la pistola alla tempia o di un altro che si dà fuoco al pelo pubico davanti agli schermi su quali brillano grafici a picco.
In fondo, e purtroppo, se volessero oggi trovare facce significativamente più disperate, basterebbe mandassero qualche fotografo a una stazione di servizio, per cogliere l'espressione di coloro che rimettono la pompa di carburante a posto, dopo aver fatto il pieno.

mercoledì 26 settembre 2018

Entro il 20150

da Londra, E. Franceschini

Chissà come sarà l'umanità tra 18132 anni. Ammesso e non concesso che, in quel lontano futuro, l'umanità sia ancora una delle specie viventi presenti sulla Terra.

Gli aruspici guardavano dentro le viscere di animali sacrificati per indovinare il futuro.
I politici come Corbyn, invece, per analizzare e criticare il capitalismo, e predire soluzioni, si limitano ad auscultare la pancia, a orecchio nudo, senza neanche lo stetoscopio.
E cosa scoprono? Colpa dell'avidità del capitalismo finanziario. Già. Perché il buon capitalismo industriale di una volta non era affatto avido, macché: era un capitalismo generoso, filantroprico, attento alla cura e alla prosperità dei lavoratori. Inoltre, il capitalismo, prima della crisi del 2008, era un capitalismo dal volto umano, che prestava particolare attenzione alla salvaguardia ambientale.

Comunque sia, good luck Jeremy, spero proprio tu possa vincere e governare presto perché sono molto curioso di vedere cosa intendi con «trasformazione radicale dell'economia».

domenica 23 settembre 2018

Aprirsi senza bussare

Si dimenticò come si fa, così arrivò in orario, spaccando il minuto, purtroppo secondo, tuttavia nessuno poteva fargli un appunto. Grattò. Si sconfisse, però la prese bene, la soffitta, con l'equo canone. Si stabilì salendo graditi gradini. Ebbe l'impressione, come un sudario. Si annusò le ascelle e sentì l'urgenza. Finalmente. Bevve, ma sapeva di cloro, sicché si dissestò. Gli venne appetito senza sapere. Beata ignoranza, la fame. Giunse a un punto di congiuntura. Si sprecò, nonostante il divieto di scarico. Fu parziale e decise di darsi una regola. Soccorse, gli venne il fiatone dopo centopassi in libera terra. Qualcuno pensò fosse colluso, ma l'unica cosa lisa in addebito era una maglietta bianca di cotone, elasticizzata, che a forza di lavaggi si era un po' deformata e consumata ai bordi, tanto che una madre gliel'avrebbe tolta dal guardaroba per farne straccio pulivetri. Capì la moda: tutti gli stilisti moderni soffrono del complesso del Ditale nel Dito Medio. Ricordò: se lo metteva anche lui quando madre, nonna e zia cucivano bottoni o facevano orli. Era dorato, consunto, come le forbicine con le quali imparò a tagliarsi le unghie dei piedi. Non era la sua indole, quindi non represse nulla: tredicenne, gli bastò la lingua in bocca di una coetanea in una cabina telefonica per avere un venimento tra mani inconsapevoli che arrivasse a tanto in così poco tempo. Telefonò al 161 per farsi dire l'ora esatta. Lei convenne: era di Milano e forse per questo, sentita l'ora, reputò non fosse ancora tardi per sparire. Lui se ne accorse, ma non le corse davanti implorando perdono per essere traboccato fuori dal caso. Fu un'opportunità per entrambi per decrescere, per imparare ad amare senza bisogno di anagrafi al portatore. L'indomani tacque. Non seppe esistere. Visse ignorando per alcune settimane finché non gli pignorarono la credenza di sua madre, atea indefessa. Si confessò con una paziente in sala d'attesa dal dottore, una donna vissuta ai tempi in cui si facevano le fiche. Le disse di essere a disagio perché non sapeva esprimere il desiderio in modo chiaro e tondo, bensì in maniera scura e quadrata. Lei gli spiegò che era un buon sintomo, ché i desideri propri sono tutti desideri camuffati di altri e che vederli in tal guisa avrebbe potuto essere un'avvisaglia. Per far fronte. Per far mente locale. Per aprirsi senza bussare. Chi è? Antonio Porta:

« mettersi al collo una collana di campanellini
così diventare invisibili
camminare per la città
poi sopra un prato deserto in silenzio assoluto
a quaranta gradi sotto zero ecco il vento che suona
e tra gli alberi ricoperti di ghiaccio ronzanti
il gruppo degli eroi nudi
distesi a fucilate, privati del sangue¹ »

_______
¹ Antonio Porta, Passi passaggi, in Tutte le poesie, Garzanti.

venerdì 21 settembre 2018

Serie tv

Dal campione minimo di serie tv americane che dopocena mi ottundono la mente, posso estrarre delle costanti, queste:
- i protagonisti fanno sesso sovente, almeno una volta a puntata;
- il sesso omosessuale è sdoganato in tutte le sue varianti;
- si fumano molte sigarette, senza indicare la marca;
- il parco auto è generalmente offerto dalla Fca, dalla Toyota o da auto tedesche;
- nonostante molte scene si svolgano durante i pasti, non si vede mai bene quello che i personaggi mangiano (e se lo mangiano);
- le donne si lavano più degli uomini; le prime fanno la vasca, i secondi la doccia;
- si bevono molti alcolici: whisky principalmente, a seguire il vino (pochissima birra);
- psicofarmaci e stupefacenti sono somministrati con regolarità;
- si dicono molte parolacce ("fuck", "asshole" e "shit"...); 
- se il plot narrativo si sviluppa su più serie, quasi sempre entra in ballo un genitore o un figlio mai conosciuti prima, tanto per allungare il brodo della storia;
- i personaggi principali appartengono quasi tutti alla media-alta borghesia, non hanno quindi problemi economici rilevanti;
- si divorzia, si va dallo psicoanalista;
- le chiese sono utilizzate per i matrimoni e i funerali;
- nessun personaggio, dopo cena, si siede sul divano a guardare serie tv.

martedì 18 settembre 2018

Politica e micologia

Finalmente si torna a parlare di politica e micologia. Dato che non tutta la politica è commestibile e, purtroppo, moltissima è velenosa, sembra più opportuno che a esaminarne gli effetti sul corpo dello Stato non siano i politologi tipo Panebianco o Galli Della Loggia, bensì esperti micologi come la dottoressa Stephanie Clifford assurta agli onori delle cronache per aver analizzato la composizione del fungo “Mario Kart” prima che questi divenisse il fungo più potente d'America.

Funghi di altro genere, dall'aria un po' falloide, spuntati da relativamente poco sul terreno della politica italiana, si lasciano facilmente cogliere, con il rischio che la continua assunzione possa intossicare definitivamente gli stomaci e le menti della cittadinanza che ne fa uso: sono i cosiddetti funghi populisti, una tipologia che ama soddisfare la pancia della gente con diktat e pretese, a seconda del terreno che hanno la ventura di occupare.

domenica 16 settembre 2018

Campati in aria

Tramo, per perdere tempo, una storia d'amore che abbia le caratteristiche della velleità. Un amore sulla carta, anzi: sullo schermo, poiché viviamo tempi di consuetudine digitale, la storia viene meglio.
Lei era ferma, così mi sedetti per raggiungerla. Leggeva, scriveva: pensavo stesse facendo la settimana enigmistica e invece stava consultando curricoli. Ebbi uno spasmo che mi portò a toccare la rima (senza pronunciarla: sono un pirata, sono un signore). Mi chiese se ero d'accordo sulla verticalità. Esitai, voltai lo sguardo fuor di finestra: una parete di cemento, con affissi degli appigli per l'arrampicata libera, ispirò la seguente risposta: «Sì. Purché in sicurezza». Il tono perentorio non ammetteva repliche, sicché lei non potette che convenire. Si limitò a prendere ulteriori appunti a margine dei fogli trattenuti a stento da una debole graffetta.
«Servirebbe una nuova riforma» dichiarò senza mezzi termini, un quarto di Centrale e una Santa Maria Novella intera. Capii che era titolare di una cartafreccia. 
«Sei mai stata a Salerno?»
«Sì, lo scorso inverno.»
Il ripetersi di rime baciate era segno del destino. Cominciai a fissarle le labbra. Lei mi guardò. Io cantai:
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare
cominci a capire chi siamo:

«Questi sarebbero i traguardi. Adesso occorrerebbe sviluppare delle unità di competenza».
Ebbi l'immediata sensazione che volesse testare la mia pazienza (e tre), sicché sorrisi e proposi di fare una pausa. Lei non raccolse. Io la lasciai in terra, la sua; mentre la mia pausa la portai sul bancone di un bar il cui gestore, appena entrai, mi strinse la mano, per solidarietà.
«Coraggio», aggiunse, al caffè che non volevo corretto. Comunque era buono, una buona miscela torrefatta che non invadeva all'eccesso la salivazione (con richiesta contigua di un bicchier d'acqua per diluire l'intensità del sapore), sì che uscii dal bar con un sapore in bocca che non sarebbe stato disdicevole baciare, se il bacio fosse rientrato nell'ordine delle cose in quella mattina passata a costruire curricoli.

venerdì 14 settembre 2018

Lettera all'Europa

Cara Europa,

sto affrancandomi, imbustandomi,  indirizzandomi, ergo spero in una spedizione via posta lenta (la celere mi inquieta), per giungere, con calma, a te, destinataria, affinché tu mi riceva e accolga, aprendomi, sbustandomi, leggendomi, c'è scritto quanto segue, nulla più, alcuna sorpresa o contenuto scabroso, se non quello, appena accennato, riferito al fatto che oggi una collega mi ha sussurrato all'orecchio la vicenda d'un prete spretato che si è sposato con una suora che aveva fatto voto di vastità al Signore (una consonante pare abbia salvato entrambi dalla condanna eterna).
Basta poco per confondersi e allentare la presa del silenzio: similmente a un coperchio Bormioli sottovuoto, è sufficiente fare una piccola pressione a leva sul bordo fino a notare al centro un lieve rigonfiamento, indice che si può svitare facilmente il coperchio, aprire il barattolo, non sentire una parola, un brusio, un fruscio, un raglio, niente: silenzio non udito che esce da sé stesso per diventare un silenzio ascoltato. La partitura, purtroppo, dura poco, al massimo quattro minuti e trentatré secondi interrotti soltanto da qualche lieve colpo di tosse.
Dunque, cara Europa: ci voleva questo governo per renderti a me gradita anche nei presenti momenti bui, junkeriani, svaccati su presidenze parlamentari itajane. Volevo solo dirti che io spero ancora in te, come in una puttana che promette amore a ogni centesimo. 
Siamo all'epilogo di questa lettera: prima che di ripiegarmi in tre, in quattro, strapparmi e/o cestinarmi, vorrei segnalare di buttare un occhio alle albe e ai tramonti che nel periodo equinoziale sono offerti a noi terrestri della zona temperata. Bene, in quegli attimi, pensiamoci legalmente.

domenica 9 settembre 2018

Distruggersi un po'


Stamani, in una splendida domenica di sole settembrina, lungo un largo marciapiede d'asfalto che costeggia una strada circondata da villette a schiera, ho visto una doppia coppia di Testimoni di Geova giungere ognuna da direzioni opposte e incontrarsi, mestamente sorridersi e allargare le braccia, sconsolate, forse perché nessuna delle due era riuscita nell'intento di entrare in casa di qualche famiglia per dare corso alla loro opera di predicazione.
La vedevo, la doppia coppia, a un dipresso, mentre provvedevo a buttare nei cassonetti specifici i rifiuti per la raccolta differenziata. La vedevo, credendomi non visto, quando invece, una coppia si era accorta che li guardavo. Così, un attimo prima di rimontare in auto, sento dirmi: 

- Mi scusi, Signore, lei è della zona?
- Sì, anche se non abito proprio qui.
- Non solo lei, sa. Anzi: sembra che non ci abiti nessuno, giacché nessuno ci risponde.
- È domenica, dunque...
- Appunto, è domenica: qualche famiglia dovrà pur essere in casa!
- Non vi crucciate: ancora qualche settimana e li troverete tutti: ci penserà Di Maio¹ a far restare in casa le famiglie. Al momento, per quanto possono e riescono, provvedono a distruggersi un po' come cazzo gli va.


______________________
¹  «In materia di commercio, sicuramente entro l'anno, approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l'orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti. Quella liberalizzazione sta infatti distruggendo le famiglie italiane».

sabato 8 settembre 2018

Il guaio di un Paese


« Il guaio maggiore delle statistiche sull'occupazione è che tendono a farci considerare gli uomini come se fossero patate. Quando si cerca di tener presente il fatto istruzione e lo stato psico-fisico del lavoratore si fa un passo avanti nella direzione giusta, ma un passo ancora troppo piccolo. Nelle statistiche sull'occupazione un Michelangelo apparirebbe semplicemente come “scultore: 1”. Se le statistiche fossero abbastanza progredite l’unità figurerebbe nella categoria “artigiani (o artisti) con più di 10 anni d’istruzione”. E tutto finirebbe lì. Le statistiche di cui disponiamo lasciano fuori l’elemento più importante del fattore lavoro, e cioè l’elemento umano, il cui significato più profondo non si può – almeno non siamo ancora riusciti – a misurare in termini quantitativi. Ho citato il caso di Michelangelo e ho scelto un caso estremo. Ma senza arrivare a questi limiti è chiaro che una cosa è una massa di lavoro preparata, diligente, efficiente, capace di organizzazione e di cooperazione, e tutta un’altra cosa è una massa di lavoro ignorante, rissosa, disorganizzata e priva di motivazione. Per lavoro ovviamente non bisogna qui intendere solo gli operai, bensì tutti coloro che per un verso o per l’altro partecipano all’attività produttiva. Chi ha avuto modo per esperienza diretta di comparare società sviluppate e società sottosviluppate, riconoscerà volentieri che la diversità tra i due tipi di società sostanzialmente consiste nel valore del “capitale umano” così nelle classi alte come nelle classi basse. Il guaio di un Paese sottosviluppato non sta tanto nella mancanza di capitale o nell’arretratezza delle conoscenze tecnologiche quanto nella povera qualità del suo fattore umano: un Paese sottosviluppato ha imprenditori che valgono poco, operai che valgono meno, professori incompetenti, studenti che studiano poco, governanti che non sanno governare e cittadini senza senso civico. Per questo il Paese resta sottosviluppato. La mancanza di capitali e l’arretratezza tecnologica e amministrativa in certo senso sono più “conseguenze” che “cause” del fenomeno dell’arretratezza. »

Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, Il Mulino, Bologna 1990, pag. 119

sabato 1 settembre 2018

Il giudice democratico

A Los Angeles davanti al giudice che esamina coloro
che vogliono diventare cittadini degli Stati Uniti
venne anche un oste italiano. Si era preparato seriamente
ma a disagio per la sua ignoranza della nuova lingua
durante l'esame della domanda:
che cosa dice l'ottavo emendamento? rispose esitando:
1492.
Poiché la legge prescrive al richiedente la conoscenza della lingua nazionale,
fu respinto. Ritornato
dopo tre mesi trascorsi in ulteriori studi
ma ancora a disagio per l'ignoranza della nuova lingua,
gli posero la domanda: chi fu
il generale che vinse nella guerra civile? La sua risposta
fu: 1492. (Con voce alta e cordiale). Mandato via
di nuovo e ritornato una terza volta,
alla terza domanda: quanti anni dura in carica il presidente?
Rispose di nuovo: 1492. Orbene
il giudice, che aveva simpatia per l'uomo, capì che non poteva
imparare la nuova lingua, si informò sul modo
come viveva e venne a sapere: con un duro lavoro. E allora
alla quarta seduta il giudice gli pose la domanda:
quando
fu scoperta l'America? e in base alla risposta esatta,
1492, l'uomo ottenne la cittadinanza.

Bertolt Brecht, Poesie (1941-1947), Einaudi, Torino 1992.

venerdì 31 agosto 2018

Disfonia politica

«I critici sono come gli studenti di medicina: pensano sempre che lo scrittore soffre proprio di quella malattia che loro studiano in quel momento. Mentre lo scrittore soffre sempre della stessa malattia, quella di incrociare le parole. Di una lingua nella propria bocca vuol farne due». Milorad Palić, Paesaggio con il tè, Garzanti, Milano 1991
La mia lingua, che vorrebbe farsi scrittura, non riesce a far uscire di bocca parole concernenti l'attuale situazione politica, segnatamente riguardo al modus operandi del governo in carica.
Con Berlusconi al governo, invece, criticare era semplice, indubbiamente, perché la trave che egli rappresentava era così grande che risultava impossibile non parlarne, non vederne i difetti, le irresponsabilità, le magagne, le turpitudini della sua politica da basso impero.
Con Berlusconi al governo mi era facile criticare perché stoltamente credevo che al suo governo esistesse una alternativa, rappresentata da quella compagine variamente chiamata di centrosinistra, la quale ritenevo avesse nelle corde la capacità di governare per il bene e per l'interesse generale del Paese.
Insomma, criticavo con l'alibi di una prospettiva più o meno facile di cambiamento: bastava vincere le elezioni (sì, come no).

Uscito di scena l'ex Cavaliere, i governi che gli sono succeduti mi sono sembrati tante pagliuzze, compreso quel bruscolino fastidioso e querulo di Renzi. E perciò, gradualmente, le parole al riguardo sono andate rarefacendosi.

Poi è arrivato il presente governo di Brutti, Sporchi e Cattivi e con esso sto rischiando quasi l'afonia. Perché? Perché non mi sembrano brutti, sporchi e cattivi? No, anzi: lo sono in pieno. Il problema è un altro: è che la critica a questa bruttezza, sporcizia e cattiveria mi riesce solo monca, giacché priva di una concreta alternativa, a portata di elezioni, da offrire come esempio per smarcarsi dall'attuale squallore. Detto altrimenti: se lo schieramento populista è la diretta conseguenza dei fallimenti politici che i precedenti governi hanno dimostrato dinnanzi alla crisi sociale ed economica che perdura da decenni, quale tipo di critica posso esercitare che escluda ogni complicità con le attuali opposizioni?

Inutile m'incazzi a dire quanto sia bestia Salvini, se poi al massimo posso aspirare al ritorno di un Alfano o di un Minniti.

Ho delle vaghe idee sul superamento del capitalismo, ma sono appunto vaghe, non fanno massa critica, non stimolano la sopita coscienza di classe.
Credo che, in linea di massima, siamo ancora piuttosto "drogati" dal consumismo e dal feticismo delle merci (contenuto soltanto dai limiti dei nostri salari).
Una diversa idea di società - anche solo dire, come fu detto pochi lustri or sono: un altro mondo è possibile non è più contemplato da alcun movimento politico o partito.
Anche le anime belle e coraggiose che generosamente si mobilitano contro le turpitudini governative sono poco attrattive: quella che vedo è un'opposizione individualistica, che rende difficilmente partecipi.

Insomma: ecco le ragioni della mia fiocaggine. Riesco a dire soltanto: leggete (leggiamo) Marx, perlomeno per sapere di che morte morire.

E pensare che, ora come ora, mi sarebbe sufficiente un Pepe Mujica tal quale, italiano, qui.

martedì 28 agosto 2018

Circostanziati silenzi

Povero blogger che non riesce più a commentare con costanza la realtà quotidiana, schiacciato anch'egli dal flusso continuo di notizie diffuso dai media e amplificato a dismisura dai social, tramite condivisioni, commenti, analisi brevi od estese, dove tutti sanno tutto di tutto e lo esprimono con acume, ironia, icasticità. Dalla piattola che spiattella pipponi da dieci capoversi (tutti ben argomentati e pieni di buon senso), al freddurista che scacazza battutine a raffica, entrambi condivisi, reiterati, dai loro seguitori perché nel farlo si crede di essere più intelligenti o giudicati tali, in quanto partecipi del pensiero acuto universale che la sa lunga su tutto, tranne il motivo per cui si trovi confinato nell'inazione: labirinto di specchi dove si dà di gomito a se stessi, dato che tra io e io ci si intende benissimo.

E sicché il povero blogger nicchia, tentenna, esita e la diaristica si punteggia di tanti circostanziati silenzi. 

venerdì 24 agosto 2018

Saltare il posso

Non ne posso più. Potrei non poterne più. Potetti poterne di più: il passato ha sempre ragione. 

Se finora ho potuto, come ho potuto? Com'è stato possibile che io abbia potuto potere? Probabilmente, ho potuto perché ero abbastanza potente da potere resistere. Ma adesso che dico «non ne posso più» sarò abbastanza impotente da non potere resistere, da arrendermi, mollare la presa, alzare bandiera bianca? 

Posso di più, giacché potendo potrei poetare, per esempio. Oppure polemizzare, problematizzare, pubblicizzare: tutto un programma di possibilità, insomma. Sì da mettermi nelle condizioni del ‘posso’ ridotto all'osso. Cosicché ne posso di più, vagamente pensando alla mia posizione sociale, allo scatto di anzianità, all'ansietà, alla puttana della su' sorella.

(E com'eri bella stamani con quel vestito leggero color crema, punteggiato da alcuni fiori ingannevoli, che davano, a noi poveri bombi, l'illusione di poterli suggere).

martedì 21 agosto 2018

Una immane raccolta di merci

Non sono un gran frequentatore degli empori cinesi, ma stamani mi serviva un nuovo carica batteria del telefono e da Euronics li vendevano a partire da 15 euro in su. Troppo, per i miei gusti. Sicché mi sono recato in un capannone a poca distanza dal centro commerciale e, là dove pochi anni fa sicuramente v'era un'impresa (un maglificio, credo), adesso tutti i metri quadri dello stabile sono occupati da scaffali pieni di merci di ogni tipo, fuorché i generi alimentari (ma alimenti per animali sì, vi sono).
Grazie all'aiuto di una commessa della Manciuria, ho trovato subito quello che cercavo, ma avevo tempo, sicché non sono andato subito alla cassa e mi sono messo a girellare tra gli scaffali in cerca di non so che.
Niente, infatti, non ho comprato nient'altro, anche se, per un attimo, ho esitato davanti a questi slip.

Emporio Arcazzo

E mentre pensavo alla Lunga Marcia, alla Rivoluzione culturale, a piazza Tienanmen, la commessa della Manciuria si è avvicinata, chiedendomi: 

«Selve aiuto?»
«Nain».