venerdì 21 settembre 2018

Serie tv

Dal campione minimo di serie tv americane che dopocena mi ottundono la mente, posso estrarre delle costanti, queste:
- i protagonisti fanno sesso sovente, almeno una volta a puntata;
- il sesso omosessuale è sdoganato in tutte le sue varianti;
- si fumano molte sigarette, senza indicare la marca;
- il parco auto è generalmente offerto dalla Fca, dalla Toyota o da auto tedesche;
- nonostante molte scene si svolgano durante i pasti, non si vede mai bene quello che i personaggi mangiano (e se lo mangiano);
- le donne si lavano più degli uomini; le prime fanno la vasca, i secondi la doccia;
- si bevono molti alcolici: whisky principalmente, a seguire il vino (pochissima birra);
- psicofarmaci e stupefacenti sono somministrati con regolarità;
- si dicono molte parolacce ("fuck", "asshole" e "shit"...); 
- se il plot narrativo si sviluppa su più serie, quasi sempre entra in ballo un genitore o un figlio mai conosciuti prima, tanto per allungare il brodo della storia;
- i personaggi principali appartengono quasi tutti alla media-alta borghesia, non hanno quindi problemi economici rilevanti;
- si divorzia, si va dallo psicoanalista;
- le chiese sono utilizzate per i matrimoni e i funerali;
- nessun personaggio, dopo cena, si siede sul divano a guardare serie tv.

martedì 18 settembre 2018

Politica e micologia

Finalmente si torna a parlare di politica e micologia. Dato che non tutta la politica è commestibile e, purtroppo, moltissima è velenosa, sembra più opportuno che a esaminarne gli effetti sul corpo dello Stato non siano i politologi tipo Panebianco o Galli Della Loggia, bensì esperti micologi come la dottoressa Stephanie Clifford assurta agli onori delle cronache per aver analizzato la composizione del fungo “Mario Kart” prima che questi divenisse il fungo più potente d'America.

Funghi di altro genere, dall'aria un po' falloide, spuntati da relativamente poco sul terreno della politica italiana, si lasciano facilmente cogliere, con il rischio che la continua assunzione possa intossicare definitivamente gli stomaci e le menti della cittadinanza che ne fa uso: sono i cosiddetti funghi populisti, una tipologia che ama soddisfare la pancia della gente con diktat e pretese, a seconda del terreno che hanno la ventura di occupare.

domenica 16 settembre 2018

Campati in aria

Tramo, per perdere tempo, una storia d'amore che abbia le caratteristiche della velleità. Un amore sulla carta, anzi: sullo schermo, poiché viviamo tempi di consuetudine digitale, la storia viene meglio.
Lei era ferma, così mi sedetti per raggiungerla. Leggeva, scriveva: pensavo stesse facendo la settimana enigmistica e invece stava consultando curricoli. Ebbi uno spasmo che mi portò a toccare la rima (senza pronunciarla: sono un pirata, sono un signore). Mi chiese se ero d'accordo sulla verticalità. Esitai, voltai lo sguardo fuor di finestra: una parete di cemento, con affissi degli appigli per l'arrampicata libera, ispirò la seguente risposta: «Sì. Purché in sicurezza». Il tono perentorio non ammetteva repliche, sicché lei non potette che convenire. Si limitò a prendere ulteriori appunti a margine dei fogli trattenuti a stento da una debole graffetta.
«Servirebbe una nuova riforma» dichiarò senza mezzi termini, un quarto di Centrale e una Santa Maria Novella intera. Capii che era titolare di una cartafreccia. 
«Sei mai stata a Salerno?»
«Sì, lo scorso inverno.»
Il ripetersi di rime baciate era segno del destino. Cominciai a fissarle le labbra. Lei mi guardò. Io cantai:
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare
cominci a capire chi siamo:

«Questi sarebbero i traguardi. Adesso occorrerebbe sviluppare delle unità di competenza».
Ebbi l'immediata sensazione che volesse testare la mia pazienza (e tre), sicché sorrisi e proposi di fare una pausa. Lei non raccolse. Io la lasciai in terra, la sua; mentre la mia pausa la portai sul bancone di un bar il cui gestore, appena entrai, mi strinse la mano, per solidarietà.
«Coraggio», aggiunse, al caffè che non volevo corretto. Comunque era buono, una buona miscela torrefatta che non invadeva all'eccesso la salivazione (con richiesta contigua di un bicchier d'acqua per diluire l'intensità del sapore), sì che uscii dal bar con un sapore in bocca che non sarebbe stato disdicevole baciare, se il bacio fosse rientrato nell'ordine delle cose in quella mattina passata a costruire curricoli.

venerdì 14 settembre 2018

Lettera all'Europa

Cara Europa,

sto affrancandomi, imbustandomi,  indirizzandomi, ergo spero in una spedizione via posta lenta (la celere mi inquieta), per giungere, con calma, a te, destinataria, affinché tu mi riceva e accolga, aprendomi, sbustandomi, leggendomi, c'è scritto quanto segue, nulla più, alcuna sorpresa o contenuto scabroso, se non quello, appena accennato, riferito al fatto che oggi una collega mi ha sussurrato all'orecchio la vicenda d'un prete spretato che si è sposato con una suora che aveva fatto voto di vastità al Signore (una consonante pare abbia salvato entrambi dalla condanna eterna).
Basta poco per confondersi e allentare la presa del silenzio: similmente a un coperchio Bormioli sottovuoto, è sufficiente fare una piccola pressione a leva sul bordo fino a notare al centro un lieve rigonfiamento, indice che si può svitare facilmente il coperchio, aprire il barattolo, non sentire una parola, un brusio, un fruscio, un raglio, niente: silenzio non udito che esce da sé stesso per diventare un silenzio ascoltato. La partitura, purtroppo, dura poco, al massimo quattro minuti e trentatré secondi interrotti soltanto da qualche lieve colpo di tosse.
Dunque, cara Europa: ci voleva questo governo per renderti a me gradita anche nei presenti momenti bui, junkeriani, svaccati su presidenze parlamentari itajane. Volevo solo dirti che io spero ancora in te, come in una puttana che promette amore a ogni centesimo. 
Siamo all'epilogo di questa lettera: prima che di ripiegarmi in tre, in quattro, strapparmi e/o cestinarmi, vorrei segnalare di buttare un occhio alle albe e ai tramonti che nel periodo equinoziale sono offerti a noi terrestri della zona temperata. Bene, in quegli attimi, pensiamoci legalmente.

domenica 9 settembre 2018

Distruggersi un po'


Stamani, in una splendida domenica di sole settembrina, lungo un largo marciapiede d'asfalto che costeggia una strada circondata da villette a schiera, ho visto una doppia coppia di Testimoni di Geova giungere ognuna da direzioni opposte e incontrarsi, mestamente sorridersi e allargare le braccia, sconsolate, forse perché nessuna delle due era riuscita nell'intento di entrare in casa di qualche famiglia per dare corso alla loro opera di predicazione.
La vedevo, la doppia coppia, a un dipresso, mentre provvedevo a buttare nei cassonetti specifici i rifiuti per la raccolta differenziata. La vedevo, credendomi non visto, quando invece, una coppia si era accorta che li guardavo. Così, un attimo prima di rimontare in auto, sento dirmi: 

- Mi scusi, Signore, lei è della zona?
- Sì, anche se non abito proprio qui.
- Non solo lei, sa. Anzi: sembra che non ci abiti nessuno, giacché nessuno ci risponde.
- È domenica, dunque...
- Appunto, è domenica: qualche famiglia dovrà pur essere in casa!
- Non vi crucciate: ancora qualche settimana e li troverete tutti: ci penserà Di Maio¹ a far restare in casa le famiglie. Al momento, per quanto possono e riescono, provvedono a distruggersi un po' come cazzo gli va.


______________________
¹  «In materia di commercio, sicuramente entro l'anno, approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l'orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti. Quella liberalizzazione sta infatti distruggendo le famiglie italiane».

sabato 8 settembre 2018

Il guaio di un Paese


« Il guaio maggiore delle statistiche sull'occupazione è che tendono a farci considerare gli uomini come se fossero patate. Quando si cerca di tener presente il fatto istruzione e lo stato psico-fisico del lavoratore si fa un passo avanti nella direzione giusta, ma un passo ancora troppo piccolo. Nelle statistiche sull'occupazione un Michelangelo apparirebbe semplicemente come “scultore: 1”. Se le statistiche fossero abbastanza progredite l’unità figurerebbe nella categoria “artigiani (o artisti) con più di 10 anni d’istruzione”. E tutto finirebbe lì. Le statistiche di cui disponiamo lasciano fuori l’elemento più importante del fattore lavoro, e cioè l’elemento umano, il cui significato più profondo non si può – almeno non siamo ancora riusciti – a misurare in termini quantitativi. Ho citato il caso di Michelangelo e ho scelto un caso estremo. Ma senza arrivare a questi limiti è chiaro che una cosa è una massa di lavoro preparata, diligente, efficiente, capace di organizzazione e di cooperazione, e tutta un’altra cosa è una massa di lavoro ignorante, rissosa, disorganizzata e priva di motivazione. Per lavoro ovviamente non bisogna qui intendere solo gli operai, bensì tutti coloro che per un verso o per l’altro partecipano all’attività produttiva. Chi ha avuto modo per esperienza diretta di comparare società sviluppate e società sottosviluppate, riconoscerà volentieri che la diversità tra i due tipi di società sostanzialmente consiste nel valore del “capitale umano” così nelle classi alte come nelle classi basse. Il guaio di un Paese sottosviluppato non sta tanto nella mancanza di capitale o nell’arretratezza delle conoscenze tecnologiche quanto nella povera qualità del suo fattore umano: un Paese sottosviluppato ha imprenditori che valgono poco, operai che valgono meno, professori incompetenti, studenti che studiano poco, governanti che non sanno governare e cittadini senza senso civico. Per questo il Paese resta sottosviluppato. La mancanza di capitali e l’arretratezza tecnologica e amministrativa in certo senso sono più “conseguenze” che “cause” del fenomeno dell’arretratezza. »

Carlo M. Cipolla, Storia economica dell’Europa pre-industriale, Il Mulino, Bologna 1990, pag. 119

sabato 1 settembre 2018

Il giudice democratico

A Los Angeles davanti al giudice che esamina coloro
che vogliono diventare cittadini degli Stati Uniti
venne anche un oste italiano. Si era preparato seriamente
ma a disagio per la sua ignoranza della nuova lingua
durante l'esame della domanda:
che cosa dice l'ottavo emendamento? rispose esitando:
1492.
Poiché la legge prescrive al richiedente la conoscenza della lingua nazionale,
fu respinto. Ritornato
dopo tre mesi trascorsi in ulteriori studi
ma ancora a disagio per l'ignoranza della nuova lingua,
gli posero la domanda: chi fu
il generale che vinse nella guerra civile? La sua risposta
fu: 1492. (Con voce alta e cordiale). Mandato via
di nuovo e ritornato una terza volta,
alla terza domanda: quanti anni dura in carica il presidente?
Rispose di nuovo: 1492. Orbene
il giudice, che aveva simpatia per l'uomo, capì che non poteva
imparare la nuova lingua, si informò sul modo
come viveva e venne a sapere: con un duro lavoro. E allora
alla quarta seduta il giudice gli pose la domanda:
quando
fu scoperta l'America? e in base alla risposta esatta,
1492, l'uomo ottenne la cittadinanza.

Bertolt Brecht, Poesie (1941-1947), Einaudi, Torino 1992.

venerdì 31 agosto 2018

Disfonia politica

«I critici sono come gli studenti di medicina: pensano sempre che lo scrittore soffre proprio di quella malattia che loro studiano in quel momento. Mentre lo scrittore soffre sempre della stessa malattia, quella di incrociare le parole. Di una lingua nella propria bocca vuol farne due». Milorad Palić, Paesaggio con il tè, Garzanti, Milano 1991
La mia lingua, che vorrebbe farsi scrittura, non riesce a far uscire di bocca parole concernenti l'attuale situazione politica, segnatamente riguardo al modus operandi del governo in carica.
Con Berlusconi al governo, invece, criticare era semplice, indubbiamente, perché la trave che egli rappresentava era così grande che risultava impossibile non parlarne, non vederne i difetti, le irresponsabilità, le magagne, le turpitudini della sua politica da basso impero.
Con Berlusconi al governo mi era facile criticare perché stoltamente credevo che al suo governo esistesse una alternativa, rappresentata da quella compagine variamente chiamata di centrosinistra, la quale ritenevo avesse nelle corde la capacità di governare per il bene e per l'interesse generale del Paese.
Insomma, criticavo con l'alibi di una prospettiva più o meno facile di cambiamento: bastava vincere le elezioni (sì, come no).

Uscito di scena l'ex Cavaliere, i governi che gli sono succeduti mi sono sembrati tante pagliuzze, compreso quel bruscolino fastidioso e querulo di Renzi. E perciò, gradualmente, le parole al riguardo sono andate rarefacendosi.

Poi è arrivato il presente governo di Brutti, Sporchi e Cattivi e con esso sto rischiando quasi l'afonia. Perché? Perché non mi sembrano brutti, sporchi e cattivi? No, anzi: lo sono in pieno. Il problema è un altro: è che la critica a questa bruttezza, sporcizia e cattiveria mi riesce solo monca, giacché priva di una concreta alternativa, a portata di elezioni, da offrire come esempio per smarcarsi dall'attuale squallore. Detto altrimenti: se lo schieramento populista è la diretta conseguenza dei fallimenti politici che i precedenti governi hanno dimostrato dinnanzi alla crisi sociale ed economica che perdura da decenni, quale tipo di critica posso esercitare che escluda ogni complicità con le attuali opposizioni?

Inutile m'incazzi a dire quanto sia bestia Salvini, se poi al massimo posso aspirare al ritorno di un Alfano o di un Minniti.

Ho delle vaghe idee sul superamento del capitalismo, ma sono appunto vaghe, non fanno massa critica, non stimolano la sopita coscienza di classe.
Credo che, in linea di massima, siamo ancora piuttosto "drogati" dal consumismo e dal feticismo delle merci (contenuto soltanto dai limiti dei nostri salari).
Una diversa idea di società - anche solo dire, come fu detto pochi lustri or sono: un altro mondo è possibile non è più contemplato da alcun movimento politico o partito.
Anche le anime belle e coraggiose che generosamente si mobilitano contro le turpitudini governative sono poco attrattive: quella che vedo è un'opposizione individualistica, che rende difficilmente partecipi.

Insomma: ecco le ragioni della mia fiocaggine. Riesco a dire soltanto: leggete (leggiamo) Marx, perlomeno per sapere di che morte morire.

E pensare che, ora come ora, mi sarebbe sufficiente un Pepe Mujica tal quale, italiano, qui.

martedì 28 agosto 2018

Circostanziati silenzi

Povero blogger che non riesce più a commentare con costanza la realtà quotidiana, schiacciato anch'egli dal flusso continuo di notizie diffuso dai media e amplificato a dismisura dai social, tramite condivisioni, commenti, analisi brevi od estese, dove tutti sanno tutto di tutto e lo esprimono con acume, ironia, icasticità. Dalla piattola che spiattella pipponi da dieci capoversi (tutti ben argomentati e pieni di buon senso), al freddurista che scacazza battutine a raffica, entrambi condivisi, reiterati, dai loro seguitori perché nel farlo si crede di essere più intelligenti o giudicati tali, in quanto partecipi del pensiero acuto universale che la sa lunga su tutto, tranne il motivo per cui si trovi confinato nell'inazione: labirinto di specchi dove si dà di gomito a se stessi, dato che tra io e io ci si intende benissimo.

E sicché il povero blogger nicchia, tentenna, esita e la diaristica si punteggia di tanti circostanziati silenzi. 

venerdì 24 agosto 2018

Saltare il posso

Non ne posso più. Potrei non poterne più. Potetti poterne di più: il passato ha sempre ragione. 

Se finora ho potuto, come ho potuto? Com'è stato possibile che io abbia potuto potere? Probabilmente, ho potuto perché ero abbastanza potente da potere resistere. Ma adesso che dico «non ne posso più» sarò abbastanza impotente da non potere resistere, da arrendermi, mollare la presa, alzare bandiera bianca? 

Posso di più, giacché potendo potrei poetare, per esempio. Oppure polemizzare, problematizzare, pubblicizzare: tutto un programma di possibilità, insomma. Sì da mettermi nelle condizioni del ‘posso’ ridotto all'osso. Cosicché ne posso di più, vagamente pensando alla mia posizione sociale, allo scatto di anzianità, all'ansietà, alla puttana della su' sorella.

(E com'eri bella stamani con quel vestito leggero color crema, punteggiato da alcuni fiori ingannevoli, che davano, a noi poveri bombi, l'illusione di poterli suggere).

martedì 21 agosto 2018

Una immane raccolta di merci

Non sono un gran frequentatore degli empori cinesi, ma stamani mi serviva un nuovo carica batteria del telefono e da Euronics li vendevano a partire da 15 euro in su. Troppo, per i miei gusti. Sicché mi sono recato in un capannone a poca distanza dal centro commerciale e, là dove pochi anni fa sicuramente v'era un'impresa (un maglificio, credo), adesso tutti i metri quadri dello stabile sono occupati da scaffali pieni di merci di ogni tipo, fuorché i generi alimentari (ma alimenti per animali sì, vi sono).
Grazie all'aiuto di una commessa della Manciuria, ho trovato subito quello che cercavo, ma avevo tempo, sicché non sono andato subito alla cassa e mi sono messo a girellare tra gli scaffali in cerca di non so che.
Niente, infatti, non ho comprato nient'altro, anche se, per un attimo, ho esitato davanti a questi slip.

Emporio Arcazzo

E mentre pensavo alla Lunga Marcia, alla Rivoluzione culturale, a piazza Tienanmen, la commessa della Manciuria si è avvicinata, chiedendomi: 

«Selve aiuto?»
«Nain».


lunedì 20 agosto 2018

Oceania Bronzo

Ansia

«Asia Argento, tra le più importanti attiviste del movimento #MeToo contro le molestie sessuali, si sarebbe recentemente accordata per risarcire un giovane attore che la denunciò per averlo aggredito sessualmente quando lui aveva 17 anni. Lo riporta il New York Times.
L'attrice, 42 anni, avrebbe pagato 380mila euro per fermare l'azione legale che voleva intentare Jimmy Bennett, ora 22enne, poco dopo aver detto a ottobre che il magnate del cinema Harvey Weinstein l'aveva stuprata.»

Oceania Bronzo, tra le più importanti attiviste del movimento #PagaLeTasseStronzo, si sarebbe recentemente accordata con l'Agenzia delle Entrate perché denunciata di evasione fiscale e di esterovestizione. Lo riporta il Gazzettino della Valmerdana.
La celebre tributarista avrebbe pagato 380mila euro per farsi condonare gli illeciti, poco dopo essere stata eletta senatrice grazie a una efficace campagna elettorale incentrata sui valori della legalità e dell'onestà.

___________
A parte.
Tutto dipende dal contesto sociale in cui uno nasce, cresce e si fa le seghe. Quindi quanto segue, ahilei, non può essere portato in sede di dibattimento a favore della nota attrice italiana. Purtuttavia, per solidarietà umanistica, testimonio che se a me, quando avevo 17 anni, mi avesse molestato sessualmente un'attrice [*] (ma anche non necessariamente una attrice, anche una fattrice, un'impiegata, una operaia, un'insegnante, una avvocata nostra, eccetera), volentieri mi sarei lasciato molestare e col cazzo che di certo non l'avrei denunciata.
_______________
[*] La mia molestatrice preferita sarebbe stata Laura Antonelli.

venerdì 17 agosto 2018

Lasciate in pace i conigli

Uf

Non per fare un discorso animalista, quanto perché credo sia giunto il momento di smettere di utilizzare delle povere bestie per definire il comportamento di altre bestie, quelle umane.
So benissimo che è un modo di dire usare l'espressione "sei un coniglio" per descrivere il pavido, il pusillanime, il vigliacco, e questo accade perché il coniglio è un animale paurosissimo e timidissimo. Ma pensiamoci bene: è colpa del coniglio essere così, è una sua scelta? No. Mentre per i signori verso i quali si rivolge l'Annunziata è una scelta essere così pavidi, pusillanimi, vigliacchi? Sì. E allora si inizi a chiamare chi si comporta in tal guisa col loro nome e cognome e che esso diventi il modo di dire specifico per definire, in futuro, chi si comporterà nella stessa maniera di merda

giovedì 16 agosto 2018

Siamo in un Paese meraviglioso


Quando siamo abbastanza distanti da una disgrazia e/o una tragedia, fatto un pensiero veloce di immedesimazione per le povere vittime che hanno avuto la sfortuna di incombervi, il pensiero dominante si indirizza alla ricerca dei responsabili. Perché è successo? Chi è stato? Di chi è la colpa?
Scartati, per ovvie ragioni, Dio e la Natura, i colpevoli non possono che essere esseri umani. 
Cosicché, una volta che il meccanismo vittimario si è messo in moto - e prima che sia incanalato dentro l'alveo dei procedimenti giudiziari (indagini preliminari, avvisi di garanzia, rinvio a giudizio, processo di primo e secondo grado, cassazione) - si indossano facilmente i panni del giudice che sa sin da subito chi condannare e come; e ciò a seconda dell'educazione, la cultura, l'estrazione sociale che informano la nostra coscienza. 
Ebbene, per quanto riguarda il disastro del viadotto crollato a Genova, la mia coscienza vittimaria si è immediatamente indirizzata verso Atlantia, società che ha in concessione e gestisce Autostrade per l'Italia (sei in un Paese meraviglioso). Subito, infatti, ho pensato che i principali responsabili dell'accaduto siano i proprietari di tale società (in seconda battuta ho pensato come colpevoli anche i politici che hanno favorito la privatizzazione e concessione di un siffatto bene pubblico). E ho pensato: fosse mio potere, a tali figuri gli esproprierei anche il pelo pubico (ammesso e non concesso che non si depilino). 
Questo a botta calda.
Successivamente, ho visto che anche il governo in carica ha avuto, più o meno, la mia stessa idea e sia intenzionato “fargliela pagare”; perciò hanno pensato alla revoca della concessione (per una volta che sono d'accordo con il governo non vuol dire che sia filogovernativo: ricordatevi della metafora dell'orologio fermo).
Gli azionisti di Atlantia, sentendo il fiato dell'opinione pubblica sul collo (è il collo giusto, andate tranquilli), parlano di risarcimenti, ricostruzioni, ma anche - nel caso il governo faccia sul serio - pretendono far valere le clausole rescissorie. D'altronde, viviamo in uno stato di diritto, dove il diritto delle maschere del capitale è particolarmente tutelato. Dunque, non hanno bisogno di tenere le pale degli elicotteri accese: risparmino pure i soldi del carburante per la fuga. 
Ecco perché, da un disastro come questo, spero non tanto avvenga una vittimizzazione classica (si trova un Benetton da crocifiggere e morta lì la faccenda), quanto una presa di coscienza generale sul fatto che questi tragici avvenimenti sono il frutto (maturo) della logica capitalistica e fino a che punto lo Stato sia schiavo di questa logica: dal concedere un bene pubblico all'interesse privato è naturale consegua una privatizzazione dei profitti e una socializzazione delle perdite e senza neanche la soddisfazione di tosare i Benetton come povere pecore sacrificali (sai che maglioni).
Certo, non mi aspetto che questa sensibilizzazione passi attraverso l'opera di un governo piuttosto pietoso. Ma le vie del signore sono infinite (anche se non ancora asfaltate, come disse, mi pare Gervaso), quindi avanti Toninelli, dacci qualche soddisfazion.

lunedì 13 agosto 2018

Come un sommelier

A Library by the Tyrrhenian Sea, 2018 by Ilya Milstein

Potessimo della vita bere il succo
come un sommelier intento a definire
quali frutti o spezie il vino gli rammenta,
anziché rapido d'un sorso 
trangugiare e dissetarsi senza dare 
al pensiero la maniera di sentire
se amaro o dolce il gusto,
allora i ricordi si farebbero
più acuti e capaci di restituire
al presente una precisa rappresentazione
di quello che realmente siamo stati
negli attimi in cui la vita ci ha chiamato
a rendere grazie o a maledire
la vita stessa, il nostro essere che punteggia
di vissuti la curvatura insensata 
dello spazio-tempo.

domenica 12 agosto 2018

La politica della fuffa

Non è infrequente il caso in cui i politici, quando sono chiamati a ricoprire incarichi di governo, siano assaliti da una particolare mania, a tratti parossistica, di fare dichiarazioni anche su ciò che non gli compete. Questo accade soprattutto se costoro sono i portavoce o i segretari dei partiti che formano la maggioranza di governo e perciò stesso occupati più a paupulare, che a impegnarsi in un serio e meticoloso lavoro ministeriale. Sconcertante è altresì constatare quanto il tempo disperso nella esaltazione narcisistica della propria leadership corrisponda, per gran parte della pubblica opinione, a un corretto svolgimento delle mansioni che sono stati chiamati ad assolvere. Esempio: «L'attivismo del ministro dell'interno è ammirevole».

E infatti - e purtroppo - non resta che ammirare, basiti, il susseguirsi di annunci, dichiarazioni, prese di posizione che confermano in pieno la piega che la politica italiana ha preso da alcuni decenni a questa parte: quella della fuffa.

Il problema principale è che, sovente, la fuffa fa rima con truffa. E, ancora più rischioso, è che il termine fuffa sia assonante con arruffapopolo.

P.S.
Dato che anch'egli, nel corso della sua carriera politica, si è talvolta alzato con il «gusto di insultare», ci saprebbe dire Salvini che tipo di educazione ha appreso durante il servizio militare svolto nel 1995?

venerdì 10 agosto 2018

Conforme al Diritto

Almeno 39 bambini sono morti e altre 50 persone sono rimaste ferite oggi nel nord dello Yemen in seguito a raid aerei che hanno colpito uno scuolabus e un affollato mercato nella provincia di Saada.

Secondo quanto riportato in conferenza stampa da un portavoce dell'esercito saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, gli attacchi sarebbero avvenuti in risposta alle milizie ribelli huthi "responsabili del lancio di un missile balistico contro il sud del regno arabo, che ieri aveva ucciso una persona e ne ha ferite altre 11.
"Le incursioni - ha aggiunti al-Maliki - sono un'azione militare per colpire gli elementi che hanno progettato e preso di mira i civili a Jizan. I raid sono stati effettuati in conformità con il diritto internazionale umanitario e le sue regole abituali". Euronews

Fosse stato un raid aereo siriano, Trump avrebbe twittato immediatamente: «Assad è un animale» (non specificando quale, però).
Ma è stato un raid saudita e Mohammed bin Salman resta un conspecifico (un umano, con l'aggravante nobiliare).

Interessante il commento del colonnello saudita: i raid sono stati effettuati in conformità con il diritto internazionale umanitario e le sue regole abituali. 
Infatti, nel diritto internazionale umanitario c'è scritto specificamente di colpire scuolabus con bambini a bordo e pure i mercati affollati, anche se non mi ricordo il paragrafo e il comma (e sarà per questo che non ho superato l'esame di diritto internazionale).


A parte.
Più o meno, fin dagli anni Settanta dello scorso secolo si sente parlare di crisi petrolifera. Una volta si sentiva persino dire che le riserve si sarebbero esaurite e che l'umanità avrebbe dovuto fare a meno del petrolio. Al momento, tale ipotesi è smentita, credo per tanti anni ancora. Quindi, non resta che aggrapparsi alla fantascienza per immaginare un futuro senza petrolio, fatto di energia rinnovabile e pulita. Ma più di questo, per tentare di immaginare un mondo nel quale a comandare Potenze e Principati non siano più gli stronzi.

mercoledì 8 agosto 2018

Il morbillo


A inizio estate del 1974, durante i mondiali di calcio disputati in Germania Ovest, ebbi il morbillo che - come da foto - mi costrinse alcuni giorni a letto. Unica consolazione: l'album delle figurine del mondiale Panini, bellissimo (come mostra questo video), che leggevo minuziosamente.
Non ricordavo di indossare un pigiama semi ufficiale dell'Argentina, ma a vedere la foto ricordo che mi costrinsero a indossare, sotto di esso, una maglietta elasticizzata a maniche lunghe, perché non mi grattassi le bolle che il morbillo provocava.
Mi giravano le palle, ricordo benissimo anche questo, perché mi faceva caldo e non potevo andare in piazza a giocare con gli amici a rifare la “differita” - da noi interpretata - delle partite migliori.
Come tutti, o quasi tutti, avevo un debole per l'Olanda, per Cruijff in particolare, anche se, non essendo il più bravo degli interpreti, mi toccava accontentarmi del ruolo di Neeskens.

A quel tempo, il morbillo non rientrava tra i vaccini previsti dall'ordinamento sanitario, anche se ero nato in tempo per ricevere quello del vaiolo (al quale i genitori non mi sottrassero).
Comunque, per farla breve,  pur di evitare quella settimana di rompimento e impedito grattamento, se i miei si fossero rifiutati di somministrarmelo, credo che da grande glielo avrei rinfacciato.

E a proposito: ho sentito dire, mi pare dalla onorevole Taverna in video amatoriale, che una volta le famiglie, quando incombeva una delle malattie infettive infantili (delle quali oggi è disponibile il vaccino), favorivano il contatto con gli untori affinché prendessimo la malattia anche noi da piccoli, anziché rischiare di averla da grandi con maggiori complicazioni. È vero, io presi così la varicella. Ma, dall'alto della mia ignoranza medica e farmacologica, non è meglio rendersi immuni tramite un vaccino, anziché sviluppare anticorpi beccandosi la malattia stessa? Pensiamo all'Ebola, per esempio: nella sciagurata eventualità che tale terribile virus si diffonda anche in Europa (tocchiamoci, va’) e nella auspicata e già probabile disponibilità di un vaccino che ne contrasti la diffusione, i No-Vax  ne preferirebbero la somministrazione o lo rifiuterebbero a favore di un Ebola Party?

martedì 7 agosto 2018

Un atteggiamento spirituale

«Così come il migliore degli astronomi, nonostante il suo sapere copernicano, soggiace comunque alla sensazione del “sorgere” del sole, la più decisa analisi marxista dello Stato capitalistico non potrà mai sopprimere la sua realtà empirica. E neppure lo deve. La conoscenza marxista deve far sì che il proletariato assuma un atteggiamento spirituale nel quale lo Stato capitalistico si presenti, nel momento in cui viene osservato, come un elemento dello sviluppo storico. Esso non costituisce perciò “il” mondo circostante “naturale” dell'uomo, ma soltanto un reale dato di fatto, del cui potere effettivo occorre tener conto, ma che non può di per se stesso pretendere di determinare le nostre azioni. La validità dello Stato e del diritto deve quindi essere trattata come un fatto meramente empirico. Nello stesso modo un aliante deve adeguarsi alla direzione del vento, non perché sia esso a determinare la sua rotta, ma al contrario per attenersi alle mète originariamente fissate, utilizzando il vento ed a suo malgrado. Eppure, questa spregiudicatezza che l'uomo ha acquisito a poco a poco di fronte agli avversi poteri della natura nel corso di un lungo sviluppo storico, manca ampiamente ancora oggi al proletariato di fronte ai fenomeni della vita sociale. E con ciò è ben comprensibile. Infatti, benché nei casi particolari le regole coercitive della società siano tanto duramente e brutalmente materiali, tuttavia il potere di ogni società è essenzialmente un potere spirituale, e da esso ci può liberare soltanto la conoscenza: non certo la conoscenza astratta, puramente cerebrale che è propria anche di molti “socialisti”, ma una conoscenza che sia divenuta carne e sangue, una “attività critico-pratica” secondo le parole di Marx. 
L'attualità della crisi del capitalismo rende una simile conoscenza tanto possibile quanto necessaria. Essa diventa possibile per il fatto che, a causa della crisi, la vita stessa fa apparire visibilmente ed in modo direttamente esperibile la problematicità del mondo circostante sociale abituale. Ma essa diventa decisiva e quindi necessaria per la rivoluzione perché il potere effettivo della società capitalistica viene scosso al punto che essa non è più in grado di imporsi con la violenza, nel momento in cui il proletariato contrappone coscientemente e decisamente il proprio potere al suo. È un elemento di natura ideologica che impedisce un simile agire. Ancora durante la crisi mortale del capitalismo, le larghe masse del proletariato sentono lo Stato, il diritto e l'economia della borghesia come l'unico mondo circostante possibile della loro esistenza, nel quale indubbiamente molte cose debbono essere migliorate (“organizzazione della produzione”), ma che forma tuttavia la base “naturale” della società.»
György Lukács, Storia e coscienza di classe, ("Legalità ed illegalità", II).

sabato 4 agosto 2018

Oh Maria Salvador

D'altronde, la legge - seppur stupida, grottesca, retrograda - è legge e, quindi, è nell'ordine delle cose per le forze dell'ordine farla rispettare. Quello che trovo fuori luogo, inappropriato e piuttosto grottesco, è che, in certi casi, come questo, le forze dell'ordine diffondano video promozionali della loro attività anticrimine, come per dare all'opinione pubblica un maggiore senso di sicurezza e protezione.
«Scoperta una coltivazione di marijuana in un insolito vivaio di Lanuvio». 
Segue filmino emozionante con alla fine due carabinieri in posa davanti al tavolo con la refurtiva:


Da notare, sul tavolo: ai lati due cappelli dell'Arma e una composizione floreale di due rametti incrociati di cannabis a contorno di un sacchetto contenente foglie della stessa, con sopra (colpo di genio: come quando a un posto di blocco si intima l'alt) una paletta dei carabinieri. Una scenografia da Oscar, complimenti.

Ora, non è escluso che i carabinieri realizzino video a conclusione di ogni loro attività investigativa e solo alcuni sono dipoi diffusi dalle agenzie di stampa, in questo caso perché la “curiosità” mediatica è determinata dal fatto che la piantagione fosse visibile pure su Google Maps.
Orbene, se con tale applicazione si scova un minuscolo appezzamento di marijuana a Lanuvio, com'è che con la sorveglianza satellitare non si riesca a contrastare più efficacemente il contrabbando di stupefacenti dal loro luogo di produzione, raffinazione, confezionamento e spedizione al loro arrivo nei porti, aeroporti di destinazione? In breve: a quando un altro video avente come refurtiva qualche quintale di cocaina?

venerdì 3 agosto 2018

God Bless Earth

«La borghesia elimina sempre più la dispersione dei mezzi di produzione, della proprietà e della popolazione. Ha agglomerato la popolazione, ha centralizzato i mezzi di produzione, e ha concentrato in poche mani la proprietà. Ne è stata conseguenza necessaria la centralizzazione politica. Province indipendenti, legate quasi solo da vincoli federali, con interessi, leggi, governi e dazi differenti, vennero strette in una sola nazione, sotto un solo governo, una sola legge, un solo interesse nazionale di classe, entro una sola barriera doganale.»
Karl Marx, Friedrich Engels, Il manifesto del partito comunista, (1848)

Dato che l'attuale situazione storica e sociale concede poche illusioni circa la rivoluzione del proletariato, a mio avviso non sarebbe politicamente peregrino pensare di favorire tale tendenza imperialistica verso il dominio di una sola nazione, un solo governo, una sola legge, una sola barriera doganale (che, giocoforza, non avrebbe più ragione di essere: addio dazi). E, in questo caso, ovviamente, la nazione candidata a guida unica e suprema sono gli Stati Uniti d'America (democrazia! libertà!), i quali, con una piccola modifica al riquadro della bandiera sì da essere capace di contenere i circa duecento stati sovrani presenti sul pianeta, potrebbero diventare la sola nazione esistente e imperante del mondo.

Certo, in un primo momento l'interesse nazionale sarebbe sempre a vantaggio - come lo è attualmente - della borghesia, intesa come quella classe che ha il mero compito di favorire, per quanto possibile, il movimento di valorizzazione del Capitale. Ciò nondimeno, dato che tale processo, per la contraddizione intrinseca al modo di produzione capitalistico (spiegata dalla legge marxiana della caduta tendenziale del saggio di profitto), nelle classi subalterne, sempre più impoverite e/o espulse dal processo produttivo a favore della robotizzazione, potrebbe a poco a poco sorgere una autentica coscienza di classe globale, giacché il proletariato non avrebbe più motivo di essere confuso dai vari nazionalismi, sovranismi e altre cazzate che lo tengono distratto dalla vera questione: il superamento del capitalismo, ossia la liberazione dell'individuo dalla schiavitù del lavoro e della logica del valore.

Comunque, mai fare i conti prima dell'oste. Vale a dire: ci starebbero gli americani a farci diventare tutti americani? In fondo, come riescono a stampare il dollaro, potrebbero pure stampare i passaporti.

martedì 31 luglio 2018

No tatoo 5

«Oh, Federico, che sorpresa! Come stai? Quanto tempo è passato! Ma a te non è passato il tempo, sembri addirittura più giovane. Ti mantieni in forma, eh? Beato te, hai tempo per farlo, io, invece, questo nuovo lavoro mi distrugge. Ho dovuto cambiare società perché con la precedente non c'era più pane. Adesso, sì, finalmente rivedo la luce, si guadagna, ma che fatica. Praticamente mi sono dovuto reinventare: nuova tipologia di prodotti e clienti. È stata... è dura, ma rispetto a qualche mese fa viaggio meglio. A casa, tutto bene? Lo sapevi che mi sono separato, vero? Eh, che vuoi: Claudia non sopportava più le mie assenze. Ma no, no. Inutile che ti nasconda: mi ha lasciato lei, per Marco, il suo primo amore, già. In pratica, si sono ritrovati sui banchi di scuola, però da insegnanti. E mentre io ero a farmi il culo con il nuovo lavoro, lei ha avuto tempo di innamorarsi ancora. È un guaio per i figli. L'unica cosa buona è che sono grandi, sapranno giudicare, capire, forse perdonare. Bah, che vuoi, al momento vogliono stare con la mamma. È una fortuna per me, ché il monolocale che ho trovato non consente tante comodità. E poi è lontano dalla loro scuola e dal resto. Ho preferito trovare una sistemazione dall'altra parte della città, sia perché sono più vicino alla sede della ditta, sia perché così ho meno probabilità di incontrarli, quei due, mi monta addosso un nervoso a vederli insieme, sorridenti, sbattermi in faccia il loro amore senza il minimo ritegno, che vorrei... ma no, no, non voglio neanche pensarlo. Ma dimmi, come sta Paola? Ho saputo che è stata male... si è ripresa? E tuo figlio, è ancora in Inghilterra? Eh, ci credo, gli inglesi non sono mica stupidi, ragazzi così non se li fanno certo scappare, altro che Brexit, lo capiranno presto che gran parte della loro fortuna è dovuta a ragazzi come Tommaso, un vero cervello in fuga. Andiamo a bere un caffè adesso, hai tempo? No? Peccato. Potremmo ritrovarci ogni tanto. Ce l'hai il mio nuovo numero? Così magari ci mandiamo un whatsapp per fissare. Ecco. Ma cosa hai fatto alla gamba? Un tatuaggio? E questa tinta unita verde scura che sembra una calza aderente o, peggio, un livido (mi ricorda mia nonna, che aveva le piaghe per via delle vene varicose e teneva le gambe bendate e a sera mia zia gliele sfasciava, la medicava e io vedevo tutto quel pus uscire), questa pennellata paonazza che ti parte da sotto il ginocchio sino alla caviglia sarebbe un tatuaggio? Come dici? Claudia ha fatto bene a lasciarmi? Che discorsi fai, che stronzo sei? Ma vaffanculo, va’».

lunedì 30 luglio 2018

Illegittima offesa 2

C'è una sorta di giustificazionismo generale che neanche ai tempi dei "compagni che sbagliano". Epperò, a quei tempi, visto che i compagni che sbagliavano colpivano i vertici dello Stato, la risposta del potere statale fu dura e condivisa da tutte le forze politiche. Adesso che, invece, ad essere colpiti sono le vittime più "sacrificabili" (gli ultimi della società), dal potere (vedi il molto onorato Salvini*, vedi persino Giulia Bongiorno: «L’allarme razzismo non esiste, l’unico allarme è il caos che nasce dall’indiscriminata apertura a qualunque immigrazione») abbiamo una completa, interessata sottovalutazione del fenomeno, non più strisciante, bensì a serpente a sonagli con la testa alzata qual è il razzismo nostrano.

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* Secondo me, oltre alla tracotanza, è pure l'ignoranza cogliona quella che ha fatto pronunciare ieri, al ministro dell'interno, la celebre, orrida frase mussoliniana. Non c'è niente da fare: anche lui, come prima Renzi, è uno che ha il cervello resettato da un trentennio di propaganda berlusconiana di un fare politico che prima di pensare all'interesse generale, deve confortare e rinforzare il proprio ego minorato - tenendo bene in conto di non toccare, o scherzare troppo con gli interessi generali consolidati.

Illegittima offesa

I recenti e frequenti episodi di razzismo violento e omicida, di caccia al migrante di colore, dalle fucilate di Macerata, fino a quello odierno ad Aprilia, saranno combattuti dalla magistratura (e dai poteri dello Stato in generale) con la stessa determinazione e forza con le quali è stato sconfitto il terrorismo brigatista e contrastato - ma non sconfitto - il fenomeno mafioso?
Oppure, dato il clima generale, i responsabili di tali crimini godranno di una sorta di giustificazionismo socio-politico-giudiziario che concederà loro delle attenuanti?

Se questo fosse il caso, allora il legislatore, oltre a una maggiore concessione dei limiti della legittima difesa, sarebbe logico provvedesse a disporre una legge sulla legittima offesa.

Se invece, e non solo a parole, lo Stato (la politica e le istituzioni) vuole debellare il fenomeno, allora credo sia necessario che sia applicato il carcere duro, il disumano 41bis, anche per costoro che si macchiano di crimini di stampo razzista (o di violenza sulle donne e sui minori).

sabato 28 luglio 2018

A scaffale

Il termine "mercantile" si riferisce solo al comprare e al vendere. Una società mercantile nemmeno esiste. Il capitalismo è essenzialmente un modo di produzione e non un semplice modo di circolazione. Perciò l'espressione "economia di mercato" induce in errore. Marx già dimostrò che la riduzione della modernità a circolazione delle merci costituisce l'eldorado dell'ideologia capitalista, perché nel mercato appaiono solo proprietari "eguali" e "liberi" di merci e denaro. Però la merce ha da essere oggetto di produzione prima di diventare oggetto di circolazione.
Il mercato non è il luogo dell'incontro di soggetti "liberi", ma essenzialmente la sfera di "realizzazione" del plusvalore, pertanto della riconversione della forma merce nella forma del denaro. Si tratta del movimento del valore, del "soggetto automatico" (Marx), di uno stato di aggregazione verso l'altro. La merce non sussiste per sé, ma è uno stadio della valorizzazione. E i soggetti del mercato non sono che gli agenti di questo movimento. Ma la produzione generale delle merci è possibile solo attraverso la trasformazione della forza lavoro umana in una merce sui generis, e una forma generale del valore è possibile solo attraverso il plusvalore come irrazionale fine a se stesso. Esattamente in questo punto si mostra che la "socializzazione negativa" del capitale non consiste nell'appropriazione soggettiva del plusvalore da parte dei proprietari giuridici ma nella stessa forma valore, che si rende generale solo mediante il postulato sistemico del plusvalore. Dietro la "libertà" formale della circolazione, si incontra la soggezione (originalmente violenta) degli esseri umani al "lavoro astratto". È questa la relazione basica genuina del sistema produttore di merci. E questa relazione è portata all'assurdo nella terza rivoluzione industriale. Non è solo un problema di disoccupazione e miseria di massa, ma anche un problema dello stesso capitale, il quale comincia a perdere la "sostanza" della sua valorizzazione a causa della sua stessa dinamica.
La valle dove abito ha conosciuto, all'incirca dagli anni Sessanta a fine anni Novanta dello scorso secolo, una relativa espansione industriale e artigianale (con conseguente occupazione e parziale ricchezza del territorio), che si è andata via via esaurendo, fino ad assistere, a partire dagli anni duemila, alla vendita e al trasferimento di alcune imprese, al fallimento di altre (e al conseguente calo dell'occupazione e impoverimento del territorio). Resistono ancora alcune imprese che hanno mantenuto e/o sviluppato la propria capacità produttiva e di mercato, ma certo non sufficienti, da sole, a garantire prosperità all'intera vallata.

Accanto al declinante andamento del cosiddetto settore economico secondario (lasciando perdere il primario che è svolto da poche imprese agricole a gestione per lo più familiare che fanno buoni prodotti di nicchia), è cresciuto, oserei dire a dismisura, il settore terziario, non tanto quello relativo ai servizi e al turismo, bensì quello che riguarda il comparto super e iper mercati presenti sul territorio, non giustificato in rapporto al numero degli abitanti e alla loro complessivamente ribassata capacità di spesa. Infatti, la popolazione della vallata è più o meno la stessa di sempre, ma con meno soldi in tasca.

Questa riflessione socio-economica deriva dal fatto che ieri sono entrato per la prima volta in un grande negozio gestito da cinesi, di quelli che vendono di tutto (tranne alimentari, credo), ubicato in un ex capannone industriale nel quale, forse, prima si trovava un maglificio o chissà che.

Undici del mattino, tre persone (io, una signora dalla voce roca e un giovane cassiere col ciuffo manga) e una quantità sterminata di merci in vendita: abbigliamento, giardinaggio, utensileria, materiale elettrico, pentolame, bricolage, cartoleria, prodotti per la pulizia. Allo spaesamento generale che tali negozi (negozi? veramente negano l'ozio?) provocano, si è aggiunto lo stupore quando alla cassa la signora per pagare una ventina di euro di roba ha usato un biglietto da 100€. Nel farle il resto, il cassiere ha alzato il cassetto di banconote e spiccioli per ivi riporre le cento euro (comunemente non c'è lo spazio per le cento euro nei registratori di cassa) e, appunto sotto, ho visto una mazzetta di banconote di quel taglio che, considerata la scarsità della clientela in quel momento, mi ha fatto pensare: come diamine avrà fatto il negoziante a incassare tutti quei quattrini in una mattinata? Oppure anche: se i soldi in cassa non erano frutto delle vendite incassate quel giorno, perché i soldi non sono stati trasferiti su un conto corrente o, più facilmente, in una cassaforte?

Ma a parte questo dettaglio venale, riprendendo le parole sopra riportate di Robert Kurz: se la merce non sussiste di per sé ma è uno stadio della valorizzazione, quando si osserva, da vicino, il mancato assolvimento di tale compito di mediazione (schiere di supermercati con scaffali pieni di invenduto), è naturale domandarsi: dov'è la razionalità in tutto questo andamento economico e produttivo? 

giovedì 26 luglio 2018

Le funzioni sociali non muoiono

Non hanno aspettato la morte imminente, l'hanno prolungata per interesse, venale interesse di bottega, di fabbrica, di finanziaria (diciamo meglio), non certo per confortare i dipendenti dicendo loro che il direttore, tanto buono e caro e salvatore, non sarebbe ritornato a dare loro la carezza della buonanotte a fine turno - quale che sia il turno, alla fiat e altrove, si ha sempre voglia di dormire.
Non hanno aspettato, l'hanno dichiarato quasi morto prima, quando i mercati erano chiusi, pericolo ribassi degli investimenti, perché è gente che s'intigna coi titoli dei Manifesti e con le offese irrispettose di chi fa presente che tutta questa salvazione (salivazione) veramente non è stata granché (Grande Punto) percepita, dal basso (forse in alto, certamente), bravo per loro che l'hanno pagato (dai quali è stato pagato),capirai, ha fatto il suo lavoro egregiamente, e io becco e bastonato dovrei pure dire requiescat in pace, amen? 
Ma il caro estinto avrebbe approvato, avrebbe fatto lo stesso se - per esempio - fosse morto Lapo - anzi: forse se fosse morto Lapo il tono sarebbe stato meno drammatico.
A ognuno la sua funzione sociale. Lui, la sua, l'aveva guadagnata sul campo, da figlio di maresciallo qual era. Gli altri, coloro che lo pagavano, l'hanno invece ereditata, molto più facile questo sistema, andrebbe esteso a tutta la popolazione, con l'esproprio.
E sia, salutiamolo, dato che in questi anni è stato per certi versi un soggetto della storia minima d'Italia e della vita microscopica di noi italiani. Sinceramente, avrei preferito fosse campato ancora per vedere quanta parte di Detroit sarebbe rimasta ancora a Torino. Condoglianze ai tuoi cari.

martedì 24 luglio 2018

No tatoo 4

Il tatuaggio è come una fede, anzi: di più, perché la fede si può cambiare, si può attenuare, persino perdere o cancellare del tutto, ma il tatuaggio... Per tatuarsi ci vuole maggior fede di quella che serve per passare a cresima: l'olio con il quale il vescovo unge la fronte al cresimato per confermarlo nella fede cristiana è niente rispetto a quelle piume verdi (forse di piccione veneziano) che ti sei fatta lungo entrambi i polpacci - ma perché, spiegami il senso, volevi volare?
Io lo so, ti trovi sexy, sono convinto che quando il tuo compagno ti cinge i fianchi, sfiora le labbra e cerca la tua disposizione, ti sembra appunto di spiccare il volo; tuttavia - perdonami - non capisco questo tuo bisogno di salto di specie. Non ti basta essere umana?
E poi quelle ciliegie proprio sopra il gomito, dimmi, cosa rappresentano? Vanno colte, masticate e sputato il nocciolo? Non potevi scegliere un frutto più durevole, avente una medesima visibilità sugli scaffali dell'ortofrutta durante l'arco delle quattro stagioni?
Ah, hai fatto una coccinella sul gluteo destro e la mela morsicata della Apple su quello sinistro?
Quanto tempo è che non rivedo il tuo culo?


lunedì 23 luglio 2018

Sovranismi

- Fiat-Chrysler Automotive è una multinazionale che ha il suo quartier generale a Detroit, la sua ragione sociale ad Amsterdam e paga parte delle sue tasse in Gran Bretagna.
- Bravo Sergio.
- Grazie.
- Per realizzare questo capolavoro chi hai preso esempio?
- Dall'Italia.
- In che senso?
- L'Italia è una nazione che ha il suo quartier generale a Washington, la sua ragione sociale in Vaticano e paga parte delle sue tasse a Bruxelles.
- Grande Sergio. Ma con quale Sergio sto parlando?

venerdì 20 luglio 2018

Vanno di scorporo

Per tenere in piedi il sistema tolemaico, che vedeva la Terra al centro dell'universo con le stelle e gli altri pianeti a girare intorno, gli studiosi dell'epoca escogitavano delle ipotesi ad hoc per impedire la definitiva falsificazione del sistema.

Alla stessa maniera, i supermanager, comunemente detti Ceo, ingegnano numerosi artifici (pratiche e fatturazioni al limite della stregoneria) per tenere alto il valore del capitale che sono chiamati a gestire e difendere.

Ne siano prova due esempi, uno, lampante, che evidenzia l'irrazionalità e la fallacia del sistema:

[*]

L'altro, invece, che dimostra la realtà metafisica del capitalismo e come esso sia divenuto maneggiabile da una stretta cerchia di iniziati, i quali, similmente ai sacerdoti che celebravano i misteri eleusini, praticano una liturgia sacrificale di difficile decifrazione, che generalmente si conclude con uno smembramento, detto anche scorporo.




Di tale articolo, riporterò ampi stralci perché rendono bene l'idea di quanto sia aggrovigliato il sistema:
«Lo scorporo e la quotazione di Magneti Marelli avverrà per il tramite di un veicolo olandese».
Da profano, mi sono chiesto: perché il Daf e non l'Iveco? Poi ho capito che il veicolo in questione è per lo scorporo e non per il trasporto.
«Attraverso una girandola di operazioni, che contempla anche una scissione di Magneti Marelli e una successiva fusione transfrontaliera della società beneficiaria, sono state gettate le basi di quella che, nei fatti, rappresenta l’unico capitolo di natura straordinaria contemplato nel business plan di Fca presentato a giugno dal Ceo di Fca, Sergio Marchionne».
Una girandola di operazioni che contempla una scissione e una fusione: neanche al Cern di Ginevra.
A proposito della scissione, leggiamo:
«Nel dettaglio è stata deliberata una scissione parziale proporzionale di Magneti Marelli attraverso l’assegnazione di una parte del proprio patrimonio a un veicolo di nuova costituzione denominato MM...»
 Un'auto magnetica a marchio Magneti Marelli per fare il culo a Tesla e Toyota? Macché. Trattasi di un veicolo borsistico a responsabilità limitata
«...MM srl. Attraverso questo passaggio si intende trasferire alla newco due pacchetti di attività. In primo luogo quelle relative alla progettazione e realizzazione dei sistemi elettronici ed elettromeccanici per le due e le quattro ruote da competizione, che costituiscono un ramo di azienda distinto rispetto alle altre aree di business della società scissa e denominato “Ramo Motosport”. Inoltre, finirà in MM un portafoglio di quattordici partecipazioni sparse nel mondo, dalla Automotive Lighting Gmbh alla Magneti Marelli Slovakia fino alle controllate in Messico solo per citarne alcune. "La scissione è uno dei passaggi di un più ampio progetto di riorganizzazione finalizzato a consentire la quotazione del Gruppo Magneti Marelli sul Mercato Telematico Azionario, per il tramite di una società di diritto olandese", spiega il piano di riassetto. Già perché l’italiana MM srl, secondo l’iter previsto, sarà oggetto di una fusione transfrontaliera per incorporazione in un altro veicolo, di diritto olandese, denominato MM Bv
Ecco qua l'alchimia tra in corpore e scorporo sano, portafogli slovacchi e messicani e fusione olandese. C'avete capito qualcosa? Io no, però faccio finta. Ma andiamo avanti a ricopiare:
«In tutto, secondo la bozza, sulla base di un patrimonio netto del gruppo Magneti Marelli che alla fine del 2017 era pari a 750 milioni, alla società beneficiaria saranno assegnati elementi patrimoniali attivi e passivi pari a 127 milioni di euro mentre alla società scissa resteranno elementi patrimoniali per 623 milioni. Si tratta dunque di un primo step. Risulta, in proposito, che MM Bv è destinata a confluire in un’altra capogruppo, sempre di diritto olandese, che sarà il cuore dell’operazione, cioè quella che si prepara a essere “valutata” da piazza Affari.»
Son duro, epperò che cosa vuole dire assegnare a una società «elementi patrimoniali attivi e passivi pari a 127 milioni di euro» senza specificare a quanto ammontano gli attivi e a quanto i passivi?
Oppure non c'è differenza tra le due cose?

Poi, stringi stringi, gli altarini sono questi:
«La scelta di un veicolo olandese per lo scorporo di Magneti Marelli replica, dunque, quanto già deciso per la stessa Fca, ExorFerrari e Cnh, tutte con base ad Amsterdam. Il meccanismo del voto multiplo, dunque, sembra destinato ad applicarsi anche in questo caso. Salvo colpi di scena e cambi improvvisi di programma (Marchionne non ha mai escluso una vendita in presenza di un assegno “importante”) Exor si prepara così a occupare un posto in prima fila nel gruppo di componentistica. Negli ambienti vicini alla dinastia torinese sembra infatti che l’orientamento sia già stato tracciato. E segue alcune direttrici chiave. Alcune fonti riferiscono che è intenzione di Exor mantenere il controllo di Magneti Marelli. Ciò per creare il contesto ideale volto ad assicurare la continuità ai piani di sviluppo della società. Non solo. Non sarebbe in agenda alcuna operazione straordinaria per la controllata della componentistica se non limitatamente allo spin off.»
La dinastia torinese merita o no di essere decapitata in senso proprio?
«Si capisce, dunque, il perché in Fca si sia deciso di procedere con lo scorporo puro. L’uscita di Magneti Marelli dal gruppo Fca, infatti, è stata oggetto di molteplici simulazioni che spaziavano dalla vendita diretta a un’Ipo stile Ferrari, ma alla fine si è scelto di procedere sul modello Cnh. In questo modo il 30% di Fca in mano a Exor consegnerà alla holding, post scorporo, un pacchetto della stessa entità in Magneti Marelli, quota capace di pesare come un controllo di diritto in virtù del voto multiplo. Insomma, optare per lo spin off, consente di dividere i vantaggi tra la stessa Fca e i suoi soci. Il gruppo automobilistico riuscirà infatti a deconsolidare una parte importante del debito, mentre il primo azionista Exor e gli altri soci di Fca diventeranno gli unici destinatari della valorizzazione di Magneti Marelli. »
Come vedete, c'è chi può deconsolidare il debito e chi non può. Tanto, oltre un certo livello - in pratica: quando si è diventati una dinastia consolidata - l'esproprio non è consentito, neanche quello di diritto (borghese), figuriamoci quello proletario.


martedì 17 luglio 2018

Effetto Mose



Rep:
Il nulla. Aiutatemi a dir nulla. Ma nulla nulla. Meno di nulla. E se penso che, per darsi un tono, uno come Martina si è probabilmente rivolto a un consulente di immagine, l'unica operazione che resta da fare è moltiplicare questo nulla - della segreteria nazionale, del congresso, del partito in generale - per zero.

I socialisti d'Europa: piccoli blairiani o corbyniani che siano, risentiti (per essere stati messi ai margini operativi della cosa pubblica) o soddisfatti (perché ancora hanno in mano il giocattolo e lo giostrano), tutti costoro, a vario titolo di demerito, si fanno illusioni sulla riformabilità del sistema, sul welfare state, su Keynes e le mille e tre possibilità che la globalizzazione offre. 
Vanesi, illusi, ottusi. Come cazzo pensano di fermare l'onda sovranista se non provano, fosse soltanto per esercizio di studio, a comprendere quale maremoto l'ha provocata, che la sta provocando?

Sono intenzionati a unire i socialisti del Mediterraneo, d'accordo, ma quali? Chi sono i socialisti mediterranei oggidì? I lacerti delle segreterie di partiti, burocrati di vario genere, carrieristi, assessori, eurodeputati, presidenti di fondazioni e banchieri in vena di filantropia pelosa. Nulla più.
Dei socialisti sono rimasti soltanto i rappresentanti; i rappresentati o si sono estinti o hanno votato sovranista. Da ciò ne consegue che unire i primi è abbandonare ogni velleità rappresentativa dei secondi. In altri termini, la Sinistra europea è impossibilitata a pronunciare l'unico motto sensato per una unione politica e di lotta: Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete da perdere che le vostre catene, giacché le catene non le vede neanche più.

sabato 14 luglio 2018

La vita dipende

La mia vita - dipende
a volte sale -
a volte pepe
è normale - prendi
esempio dal presepe:
hai presente
la capannuccia
la stella cadente
e altri suppellettili
maschi molti
una femmina
un gesubambino
animali e re
muschio di bosco
poi vengono i carabinieri forestali a casa e ti fanno la multa?
- Ma io
pensavo che
- Sii conciliante
non tentare di giustificarti
il peccato è tuo
suggilo
mungilo
senti come in bocca si scioglie - come miele
lo stesso miele che mi dicessi io stesso
ti avevo dato
(che complimento bellissimo fu
essere paragonato a un'ape
operaia)
ma era un semplice do ut des
anche se svincolato
da ogni logica di mercato
e
- Vieni qui sta’ zitto un pochino
abbraccia questo essere
in attesa delle chiavi
per tornare a sé
alla casa, alla vita
la mia vita - dipende
a volte scende
scende
spende le illusioni
che la tenevano ingabbiata in uno schema
di amore-passione
e confusione
dilapidata
- Tutto è più chiaro
la vita ha bisogno di amaro
per digerirla più facilmente
- Respira
piano ma continuamente
niente apnee
non farti delle idee
sulla vita su me
sul binario da prendere
che è quello di sempre
assegnato dalla lista
del caso
della circostanza
anche dopo uno scambio
la solita vita è quella che avanza.
- Dice che sei cambiato
che sei fatto più insensibile
- Ho aumentato lo scibile:
mi sono asciugato l'umile
di dosso
ho saltato il posso
ho limitato il voglio:
guardo quello che sono
e me lo tengo.
Non chiedo perdono
dico perdio
che colpa ho di essere io?
- Sii,
ripeti, allungando le “i”
finché il fiato perdura.





giovedì 12 luglio 2018

Stoptify

Per alcuni mesi, pochi, sfruttando una promozione scontata, sono stato abbonato di Spotify e, confesso, mi rispecchio in pieno in quella casistica di coloro che, adulti, invece d'ascoltare nuova musica, preferiscono riascoltare vecchi LP, ossia canzoni di quando erano giovani e la musica la mettevano su giradischi o cassette a nastro, in camera, e la ascoltavano per ore, perché ogni canzone, anche se leggera, aveva un certo peso, spessore, lasciava un calco preciso nella mente ancora più disposta a raccogliere anziché scartare - e scartare, rifiutare la musica oggi è cosa indispensabile, ancorché difficile, considerato la pervasività dell'inquinamento musicale/ambientale che non è più relegato alla stanzetta e trova diffusori discariche in ognidove.

Ogni generazione ha avuto, ha e avrà i suoi eroi e - tutto sommato - considero la mia piuttosto fortunata, giacché avevamo a disposizione il cantautorato italiano nella sua maturità artistica e il rispetto verso i classici e le icone rock e pop era ancora ai massimi livelli (esempio: la moda ululava Duran Duran, ma che cazzo vuoi, moda, lasciaci ascoltare i Pink Floyd).

Fortunata età giovanile in cui i tormentoni estivi erano scritti da Franco Battiato...

Scrivo questo perché oggi m'è venuto in mente un brano che amo molto, di Roberto Vecchioni, che lui remasterizzò nell'album Il grande sogno, album che aveva la copertina disegnata da Andrea Pazienza - e ho pensato a quanto siano sfortunati i giovani di oggi in fatto di musica: prima di tutto perché ne hanno troppa e troppo facilmente reperibile; secondariamente, perché è tutta musica videata e tormentonata - con frequenti, insopportabili, balletti al seguito; infine (lo dico più a naso che a orecchio, cioè per spizzichi e bocconi musicali che subisco in luoghi pubblici dove la musica d'oggi passa), perché credo non vi siano cantautori o compositori che riescano, tramite i loro brani, a far uscire l'ascoltatore dal confino del brano stesso per trasportarli altrove, in altri luoghi, ad esempio: un libro, un film, un déjà vu, un vissuto riletto con un telescopio e non con un microscopio che fissa l'attenzione sul proprio io minuto.

Certo, il declino del mercato discografico è irreversibile: i dischi, chi li compra più.
Purtroppo, temo che le app(licazioni) che offrono musica in streaming confondano, spiazzino, dis-orientino cercando di indirizzare verso quelli che dicono essere i tuoi gusti, quando in realtà sono soltanto i loro. 
Per questo penso che le app musicali siano uno strumento da utilizzare in seconda battuta, non in prima, perché altrimenti chi ascolta rischia di essere fagocitato in flusso di note insignificanti.