domenica 18 marzo 2018

Trascendi e sali


Ieri sera sono andato a vedere Alessandro Bergonzoni mettere in scena la prima del suo nuovo spettacolo, Trascendi e sali (titolo non definitivo, come lui stesso, da ultimo, ha rivelato).

Impressioni: ascoltarlo è come far salire la mente su un ring per allenarsi a ricevere una serie ininterrotta di frasi e parole usate, vissute, giocate, rimescolate, affascinate, gettate tutte per fare centro con la loro polisemia. 
Funambolo della lingua, Bergonzoni fa stare gli spettatori sul filo, in equilibrio, eppure senza pericolo perché si fa lui stesso rete che ci raccoglie, piegati in due dalle risa o da subitanee, fugaci rivelazioni di senso. 

Bergonzoni è irriassumibile, solo godibile nell'attimo, un'artista autenticamente carpe diem, eppure non carpibile, non perché incomprensibile, ma perché il suo è un tessuto narrativo irriducibile, neanche a lavarlo a novanta gradi con la liscivia (alla fine, ci si lascia e via). Infatti, tra gli spettatori soddisfatti, ma comunque attoniti, a fine spettacolo, si poneva la seguente questione: perché non mi ricordo niente di quello che ha detto, nonostante che, mentre lo diceva, sentivo la lingua italiana diventare finalmente adulta, piena, esposta, pornografica senza mai dire una parolaccia o una bestemmia, senza mai uscire dal seminato eppure seminando in noi, impossibilitati dipoi a una qualsiasi imitazione, l'idea che la parola sia qualcosa di più che un suono con un significato, ma che sia, di per sé, verbo incarnato, carne della nostra stessa carne, fisicità pura, «salto nell'Altro».

Eccolo qua, l'obiettivo di Bergonzoni: saltarti addosso, venirti in collo, raccontarti una storia che non vuole farti addormentare, bensì risvegliare, farti ricordare che il linguaggio e, nel nostro caso, la lingua italiana, possiede tutte le parole necessarie per arrivare a comprendere il non sense della vita, sì, ma con una necessaria, imprescindibile postilla: acclaratone il non senso, un solo senso rimane: capire che il male esiste e che il bene potrebbe esistere di più. Proviamo a farlo.

Intanto io alluco.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

un'interpretazione molto lirica..
conosco gente che le fa a fin di male, anzi che le perfomano.

Luca Massaro ha detto...

gentile anonimo, con "le fa" ti riferisci alle "interpretazioni"? E con con "perfomano" intendi: "performano", da "performare"? Abbi pazienza, sono duro...

bonste ha detto...


Le parole sono le ancelle d'una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinno." (Carlo Emilio Gadda)

Luca Massaro ha detto...

Chissà quale specie di bestia (sarebbe non ozioso sapere).
Grazie Bonste di esser passato di qua.