domenica 16 settembre 2018

Campati in aria

Tramo, per perdere tempo, una storia d'amore che abbia le caratteristiche della velleità. Un amore sulla carta, anzi: sullo schermo, poiché viviamo tempi di consuetudine digitale, la storia viene meglio.
Lei era ferma, così mi sedetti per raggiungerla. Leggeva, scriveva: pensavo stesse facendo la settimana enigmistica e invece stava consultando curricoli. Ebbi uno spasmo che mi portò a toccare la rima (senza pronunciarla: sono un pirata, sono un signore). Mi chiese se ero d'accordo sulla verticalità. Esitai, voltai lo sguardo fuor di finestra: una parete di cemento, con affissi degli appigli per l'arrampicata libera, ispirò la seguente risposta: «Sì. Purché in sicurezza». Il tono perentorio non ammetteva repliche, sicché lei non potette che convenire. Si limitò a prendere ulteriori appunti a margine dei fogli trattenuti a stento da una debole graffetta.
«Servirebbe una nuova riforma» dichiarò senza mezzi termini, un quarto di Centrale e una Santa Maria Novella intera. Capii che era titolare di una cartafreccia. 
«Sei mai stata a Salerno?»
«Sì, lo scorso inverno.»
Il ripetersi di rime baciate era segno del destino. Cominciai a fissarle le labbra. Lei mi guardò. Io cantai:
Non ci vediamo che da sempre
e questa ti pare una buona ragione
per sporgere le labbra, come un fischio
e poi guardare altrove, senza però fischiare
cominci a capire chi siamo:

«Questi sarebbero i traguardi. Adesso occorrerebbe sviluppare delle unità di competenza».
Ebbi l'immediata sensazione che volesse testare la mia pazienza (e tre), sicché sorrisi e proposi di fare una pausa. Lei non raccolse. Io la lasciai in terra, la sua; mentre la mia pausa la portai sul bancone di un bar il cui gestore, appena entrai, mi strinse la mano, per solidarietà.
«Coraggio», aggiunse, al caffè che non volevo corretto. Comunque era buono, una buona miscela torrefatta che non invadeva all'eccesso la salivazione (con richiesta contigua di un bicchier d'acqua per diluire l'intensità del sapore), sì che uscii dal bar con un sapore in bocca che non sarebbe stato disdicevole baciare, se il bacio fosse rientrato nell'ordine delle cose in quella mattina passata a costruire curricoli.

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