lunedì 20 maggio 2019

Un copione da variare

Vado avanti perché indietro. 
C'è molto mondo laggiù, ne vorrei meno.


Bisognerebbe che gli scontri dei manifestanti con la polizia si trasformassero in happening; ad esempio: dato che i poliziotti sono preparati a difendersi e a contrattaccare, e per questo sono muniti di attrezzature per l'offesa e la difesa, è inutile quindi incaponirsi e prendere manganellate a ufo e respirare fumo di lacrimogeni, molto meglio effettuare una disposizione scenica alogica, in cui si canta, si scherza, si dialoga, si monologa con o senza teschi in mano, si recita a soggetto, si scorreggia, ci si struscia, si bivacca, si fona Dante con la supervisione di Gianfranco Contini.

Ahi serva Italia di dolore ostello
nave sanza nocchier in gran tempesta
piena di figli di puttana da bordello [variante in onore di Forza Nova]

E se proprio l'happening prendesse una brutta messa in piega, per vie traverse sparpagliarsi, perdere la forma di raduno, individualizzarsi, tornare cadauno, far sì che la carica celerina non si scarichi e resti tutta dentro le armature e le sacche testicolari degli agenti antisommossa i quali, a giusto titolo, potranno ritornare la sera a casa con le palle piene.

Le polluzioni dei poliziotti.

Argomento a piacere.


Oh, facinorosi a ufo, sappiate: in democrazia, non c'è cosa più preziosa che la noia delle forze dell'ordine.

Misteri sovranisti

« In Italia, al tempo del fascismo, ci si divertiva a immaginare l'Europa fragile, decadente, corrotta, disfatta. È contro questa immagine dell'Europa che il fascismo reagì. Non che esso suggerisse un'altra Europa, giovane e forte. Secessionista, esso era per l'anti-Europa. Una rivista scelse persino di intitolarsi: Antieuropa. La dirigeva un personaggio del regime, Asvero Gravelli, che poteva vantare un'impressionante somiglianza con Mussolini. E non era la sola a fare professione di sentimenti anti-europei. Altre riviste, culturalmente meno rozze, conducevano con più brio e sottigliezza una polemica anti-europea che oggi noi saremmo tentati di definire "ecologica".
La campagna, pura e luminosa, era esaltata in contrasto alla vita malsana, opprimente e crepuscolare della città. La città era il cosmopolitismo, era l'Europa. Gli "strapaesani" di "Strapaese" (Soffici, Maccari, Longanesi), e gli "stracittadini" di "Stracittà" (Bontempelli, Malaparte), furono gli uni contro gli altri in una disputa letteraria. Nei fatti la polemica anti-europea si ridusse a una polemica anti-francese. Il complesso d'inferiorità si trasformò nel suo contrario, si proclamò una superiorità che si volgeva più alla buona salute, alla forza fisica e alla crescita demografica, che all'intelligenza e alla cultura. In compenso, nel campo dell'intelligenza o della cultura, chiunque propendesse per l'Europa era, quasi automaticamente, sospettato d'antifascismo. Quando Giorgio De Chirico e Alberto Savinio rientrarono in Italia (nel 1934, credo), nei confronti dei due italiani più europei del momento, Il Selvaggio, settimanale "strapaesano", scoccò questa freccia: "La Francia ci offende non quando li prende, ma quando li rende". »

Leonardo Sciascia, Didattica della fragilità, Le Monde e Il Mattino, giugno 1979, in La palma va al Nord, Gammalibri, 1982,

Ieri, sul palco a Milano, misteri dolorosi a parte, la cosa visiva che più mi ha colpito (visiva, perché non ho udito alcun comizio) è stato il cartellone Prima l'Italia, il buon senso in Europa che ha fatto da sfondo alla presenza dei leader sovranisti europei. Ora, se andava bene per Salvini, mi chiedo come potesse andare bene per l'olandese (l'austriaco... no l'austriaco era impegnato altrove) e per la Le Pen. O quando sono apparsi i leader stranieri il cartellone si modificava in automatico con Prima l'Olanda, oppure Prima la Francia eccetera?

sabato 18 maggio 2019

Fondere sgarbi


Nella mia, poco onorevole, carriera di blogger, mi vanto di non aver mai parlato di Vittorio Sgarbi (ho controllato: ho elencato il suo nome solo un paio di volte in riferimento a qualcos'altro e non a lui).

Oggi, un'eccezione, che poi non è tale, in quanto il nuovo proprietario dell'opera di Koons, oltre a chiedermi di preparargli un brodo di coniglio nella pentola ricavata dalla fusione, mi ha chiesto di domandare al pubblico italiano come cazzo mai potranno riciclare, loro, i libri dell'accredidato critico internazionale e, ancor meno, i vaniloqui ammorbanti che hanno impestato l'aere mediatico italiano nelle ultime decadi di tv commerciale.

E come ultima considerazione mi ha pregato di fare il conto di quanti soldi statali, in quanto parlamentare o funzionario di governo o sindaco, sono stati elargiti all'attuale deputato di Forza Italia e di considerare, date le risultanze effettive sulla cosa pubblica, che cosa mai potremmo fondere con ciò noi italiani.


venerdì 17 maggio 2019

Io cambio

Lasciò la malavita per passare a miglior vita: fu assunto come custode, a tempo determinato, presso una scuola primaria di Badia Tedalda, luogo della disidentificazione. Trovò tre stanze a trecento euro al trimestre, sicché ebbe modo di mettere da parte, anche se stesso. Usciva poco, giusto per recarsi al lavoro e fare un po' di niente, giacché c'era più gente in casa che fuori: fuori, infatti, non c'era nessuno; in casa, almeno, c'era lui. Si parlava e, per rispetto, a volte si dava del voi. «Vi ho in pugno», diceva per celia ai suoi coglioni. Si cucinava il passato di delitti contro il patrimonio, il matrimonio e la quiete pubblica, aggiungendo curry, come con la minestra di zucca. Digeriva. Aveva tempo, anche se se lo lasciava scorrere addosso, come sabbia in una clessidra (per questo, con fatica e molti fiaschi, tentava spesso la verticale: per ribaltare il tempo, ripartire daccapo).

Un giorno si soffermò un po' più a lungo del solito davanti allo specchio e non si riconobbe. Provò a chiamarsi al telefono, ma risultava occupato. Si messaggiò e scrisse: «Io non sono più io, ma un altro. Domani andrò a cambiare generalità all'anagrafe».

E fu domani. 

All'anagrafe, la gentile impiegata originaria di Acireale, gli spiegò che non era così semplice dimostrare di essere un altro, a meno che non avesse cambiato sesso o le autorità gli avessero concesso una nuova identità per sfuggire alle grinfie di qualche organizzazione criminale.
«Ma io non sono sfuggito né da grinfie né dai miei genitali. Semplicemente non sono più io. Io sono un altro. Facile da capire, no?».

«No», rispose la gentile impiegata originaria di Acireale. «No, non è facile da capire».

«Allora le spiego».

Ci fu bisogno di una pausa caffè, anche da parte del redattore della presente.

lunedì 13 maggio 2019

Benvenuto Matteo, non t'aspettavo

Fu l'intuito politico di Bossi a imporre a Berlusconi un ministro dell'interno leghista, perché al Viminale si controllano cose.
E dato che, all'epoca, il secessionismo manifesto della Lega era controllato dai servizi, i leghisti (forse fu Gianfranco Miglio a suggerire) si dissero: se ci siamo noi secessionisti (all'acqua di rose del Po) a capo dei servizi, possiamo controllarci da soli.

Ritornata al governo, la Lega - il suo segretario non ha avuto un attimo di esitazione a riservarsi tale incarico.

E adesso che la parola secessione è solo un vocabolo perso tra i lemmi del Battaglia, adesso che la Lega è diventata nazionale, il connubio con gli Interni si è legittimato a tal  punto che il capo della polizia Gabrielli, candidamente, ha potuto dichiarare che loro, i poliziotti, sollecitano e autorizzano twitti a favore del ministro, e fanno pure rimuovere (ai pompieri) striscioni non offensivi esposti alle finestre di abitazioni private.

Ma il dilemma più pressante per me è: come mai se a Salvini, volente o volente, riesce bene riesumare quei beccamorti dei fascisti (FN e CP), Renzi non è stato capace di risvegliare neanche un comunista?

Tranne me.

I lovve Matteo.

domenica 12 maggio 2019

Ma come


La gallina di Gadda


« In quel punto, come evocata di tenebra, dall’usciolo socchiuso della scaluccia approdante in bottega […], si affacciò, e poi zampettò sul mattonato freddo qua e là con certi suoi chè chè chè chè tra due cumuli di maglie, una torva e a metà spennata gallina, priva di un occhio, e legato alla zampa destra uno spago, tutto nodi e giunte, che non la smetteva più di venir fuora, di venir su: tale, dall’oceano, la sàgola interminata dello scandaglio ove il verricello di poppa la richiami a bordo e tuttavia gala d’una barba la infronzoli, di tratto in tratto: una mucida, una verde alga d’abisso. Dopo aver esperito in qua in là più d’una levata di zampa, con l’aria, ogni volta, di saper bene ove intendeva andare, ma d’esserne impedita dai divieti contrastanti del fato, la zampettante guercia mutò poi parere del tutto. Spiccicò l’ali dal corpo (e parve estrinsecarne le costole per una più lauta inspirazione d’aria), mentre una bizza mal rattenuta le gorgogliava già ner gargarozzo: una catarrosa comminatoria. A strozza invelenita principiò a gorgheggiare in falsetto: starnazzò spiritata in colmo alla montagna di que’ cenci, donde irrorò le cose e le parvenze universe del supremo coccodè, quasi avesse fatto l’ovo lassù. Ma ne svolacchiò giù senza por tempo in mezzo, atterrando sui mattoni con nuovi acuti parossistici, un volo a vela de’ più riusciti, un record: sempre tirandosi dietro lo spago. Parallelamente allo spago e alla infilata dei nodi e dei groppi, un filo di lana grigio le si era appreso a una gamba: e il filo pareva questa volta smagliarsi da reobarbara ciarpa, di sotto al ridipinto ciarpame. Una volta a terra, e dopo un ulteriore co co co co non si capì bene se di corruccio immedicabile o di raggiunta pace, d’amistà, la si piazzò a gambe ferme davanti le scarpe dell’allibito brigadiere, volgendogli il poco bersaglieresco pennacchietto della coda: levò il radicale del medesimo, scoperchiò il boccon del prete in bellezza: diframmò al minimo, a tutta apertura invero, la rosa rosata dello sfinctere, e plof! la fece subito la cacca: in dispregio no, è probabile anzi in onore, data l’etichetta gallinacea, del bravo sottoufficiale, e con la più gran disinvoltura del mondo: un cioccolatinone verde intorcolato alla Borromini come i grumi di solfo colloide delle acque àlbule: e in vetta in vetta uno scaracchietto di calce, allo stato colloidale pure isso, una crema chiara chiara, di latte pastorizzato pallido, come già allora usava. »

Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti, Milano 1957 (capitolo 8).

Mi capitata raramente di piegarmi in due dalle risa per una lettura. Ancor più raramente mettermi ad applaudire e, subito dopo, a ricopiare quanto ho letto.
E festeggiare la madre: lingua.

Le condizioni democratiche

«Come era già accaduto, la democrazia dà vita al fascismo. Una volta, Adorno ha detto che si preoccupava non tanto del fascismo contro la democrazia, quanto del fascismo nella democrazia. Al di là di Adorno, tuttavia, il fascismo va visto come il proseguimento della democrazia fatto con altri mezzi. Questo diventa chiaro quando si capisce che la democrazia ha come condizione di essere sottomessa al movimento di valorizzazione del capitale e che, nella crisi, la famosa democrazia si riduce perciò a quello che è il suo nucleo repressivo. Che a partire da ogni euro, bisogna farne due e che le persone che non possono più essere utilizzate per il "posto di lavoro" (così miserabile ed insensato quanto lo è per quegli "eletti" che diventano sempre meno numerosi) devono crepare più in silenzio possibile, in quanto queste sono cose che non possono più essere negoziabili democraticamente. Tutto dipende dalla sostenibilità finanziaria, e in fin dei conti, la priorità è che lo Stato si affermi nella concorrenza globale. » Thomas Meyer, Editoriale del n. 16 della rivista tedesca Exit.

L'articolo è lungo, ma è un quarto d'ora (anche meno) speso bene. 
Al netto di alcuni errori di battitura e di qualche virgola fuori posto, va ringraziato Franco Senia per la traduzione.

Insomma, finché lo Stato potrà permettersi di pagare le forze dell'ordine per mantenere l'ordine sociale esistente, l'involucro della società aperta, liberale e democratica sarà - con molte manganellate, fermi preventivi e identificazioni fuori luogo - conservato; quando invece finanziare l'ordine sarà insostenibile, entreranno in scena gli sgherri fascisti o nazionalisti o maoisti (tipo Cina, perché da quelle parti, sebbene sia della stessa sostanza, la repressione ha un colore diverso), perché lo Stato, per quanto possa dichiararsi democratico, prima della libertà e della dignità dell'individuo, deve garantire la libertà del Capitale. 

venerdì 10 maggio 2019

Salute maggio

Mi addentro, fuori restando, in questioni superficiali, dove le ali sbattono solo per alzare la polvere, come quelle della gallina. 
Quando mi chiamano in causa rispondo di no, non sono interessato all'offerta, grazie lo stesso, la prego di non insistere. 
Oramai ho fatto il callo, mi è facile sopportare i miei difetti così come sono, tanto nessuno li ama, posso anche fare a meno di coltivarli, come certi formicai con certi funghi.
Scrivo per immagini perché immagino quello che scrivo; prima che me ne dimentichi, scatto: vengo sempre mosso. Frasi brevi, senza subordinate: non amo servire, ma neanche essere servito (laudato sia il self service). E vado avanti finché.
Non ho risposte, ma non importa: tanto nessuno fa domande, intelligenti o no che siano. Non c'è più curiosità, ecco tutto. Devono essere i lustri che, da soli, sono sufficienti a illustrare la questione: avere più anni che soldi fa il resto, dentro gli stretti confini della propria condizione sociale. Ma non dispero. Diospero semmai, anche fuori stagione. E poi, in fondo, se non sei al o non sei escluso dal Salone del Cazzo non t'incula più nessuno (fuor di metafora un cazzo, s'intende).
E si prosegue senza preavvisi, bastano facce predisposte ad accogliere i propri pensieri.
Aldilà di tutto: mi piace il tempo variabile, come il maggio di quest'anno offre. Piove, poi no. Nuvole che vanno e vengono in molteplici forme e colori. E poi il sereno. E poi di nuovo nuvolo. Soffia un vento propizio alla masturbazione dei soffioni. Dna che vola come se ci fosse un domani per tutto. E mi ricordo proprio adesso che sono vivo e che è bene esca, porti a spasso me stesso e il cane, respiri e saluti il senso della vita con uno starnuto.
Salute.

mercoledì 8 maggio 2019

Lo sturbo fascista

Viviamo in una società ipermercificata e ipersessualizzata - e io rimango solo, qui, con una sega e un carrello in mano.
È ora di sfrondare le aiuole, vocali comprese. Resti solo una L, per abbreviare la firma.
Tornando a noi, cioè a lei, alla società, di cui faccio parte, seppur in disparte. Quanto sesso, quanta merce, c'è in giro, signori miei, quanto fanno girare il mondo, il sesso e le merci, quanto sono finalità dell'agire umano?
Abbandonando per un momento le merci al loro destino di sovrapproduzione, mi rivolgo al sesso e e penso: sebbene sia una pratica praticabile in privato, quella sessuale è una pratica  allusa pubblicamente in ognidove: in primo luogo, è argomento principe dei media; della pubblicità, ma anche delle pause caffè lavorative, dei discorsi tra congeneri, in margine a cene da fari o da dispari, a seconda, dipende dalla prepotenza, persino negli scenari razzofascisti  come quel pezzo di merda che per minacciare la «prendi questa mano», le ha detto "te strumpo", il rutto umano, je pijiasse 'no sturbo e secco lì, sul posto, senza pippi e senza franchi a soccorrere (soccorri stocazzo, stronzo bburino).
Ma sesso a parte (ma non tanto da parte): come mai a Roma e dintorni è annidato sociarmente tanto fascismo der cazzo?
Ché è corpa de li ormoni? Der testosterone testadicazzeggiante, de la gnoranza schifa della suburbia infame e stronza? Che ddèh, o Roma, che dici in tua discorpa? Possibile che il Merda romagnolo morto fucilato ed esposto appeso abbia ancora (!) tanta presa?, che il fascino fascistico eserciti a Casalbruciato tanta attrazzzione con tre zeta? Ma non vi viene il vomito diodiddio, che cazzo avete in corpo, viscere di lucertole schiacciate da suvve tedeschi cor motore elettrico? Vu schiantassi subito, e amen.

«Al casello, detto da taluni di Casal Bruciato, lo si attendeva ogni giorno, una volta al giorno, con l'algebrica certezza e la trepidazione d'animo con cui alla specola di Arcetri o all'osservatorio di Monte Palomar, ogni settantacinque anni, il ricorrere della cometa di Halley». Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (cap. 9).

Non riesco a comprendere come nell'umana miseria della ggente ci sia questo bisogno del Grande Stronzo, del mascellismo virillico e sburroso, del tragicomico esercizio della comando unito al patetico desiderio di sottomissione alla disciplina organizzata dal merdificio della razza attestadicazzata, rasata pure, a vorte. E che di sicuro je puzza l'ascella.

E domando, giusto per perdere tempo: perché compensare la propria condizione sottosotto proletaria o borghesuccia avvizzita da due lire dapparte, con i din don pavloviani di una ideologia idiota? 

Perché il fascismo promette tutto e subito, come ai caporali?

domenica 5 maggio 2019

Pioveva

Camminavo sotto i portici, pioveva: ho comprato la Repubblica, due euro e mezzo, compresa una copia de l'Espresso. 
Non ho letto Scalfari, non ho letto De Gregorio, neanche Saviano. Due righe dell'intervista di Gnoli a Mughini (che palle, Mughini), praticamente ho guardato solo i titoli e i sottotitoli. E le pubblicità.


Chissà quanto viene via, al centimetro, uno spazio pubblicitario nella prima pagina domenicale del giornale (sono andato a vedere chi cazz'è er sor Forchielli e, a occhio, coi tempi che corrono, dato che quarche sordarello da parte l'avrà puro messo er conzulente der congresso ammerigano, secondo me se l'è pagata da solo la pubblicità, ché Bardini e Castordi nun ciànno mica li sordi)

Comunque.

Altra pubblicità:

Ancora con 'sta filosofia. E ancora Severino che racconta, coi pantaloni alla zuava pure lui. Ma chi le compra 'sti volumi? Non saranno mica bischeri come me gli adolescenti autodidatti d'oggi, me che, dato che al liceo non studiavo, mi rifacevo con le dispense enciclopediche della Curcio. E vedi i risultati.

Ultima, ma non ultima, anzi medaglia d'oro, è la seguente pubblicità:


Ora, io con tutto il rispetto per la danza e per Roberto Bolle (butta la pasta), proprio non riesco a immaginare i potenziali acquirenti di tale collana spettacolare. Soprattutto non mi figuro come, ancora oggi, vi sia qualcuno che compri un dvd per guardarselo a casa. Ma tutto può essere. Come è stato possibile che oggi abbia comprato la Repubblica. Pioveva.

sabato 4 maggio 2019

Vorrebbe reintrodurre

Da notare lo sfondo ansiogeno

Glande Salvini: l'unica difficoltà è metterlo sopra a quello che gli alunni (infanzia e primaria) indossano di già.

P.S.
Per lo meno dalle mie parti i bambini di tali scuole sono tutti obbligati a indossare il grembiule. Hanno il permesso di toglierlo solo per fare ginnastica o quando fa molto caldo. 
Suggerimento: potrebbe essere unificato il colore, al momento variabile, da scuola e scuola. All'infanzia è previsto il rosa per le femmine e il blu per i maschi (per il genere X sarà chiesto un parere a Sebastian Coe). Alla primaria, invece, ogni istituto ha un colore, generalmente blu, o nero (io, alle elementari, lo avevo nero, con il fiocco rosso però). Certo, per Salvini sarebbe sconveniente proporre il nero; ma il verdano potrebbe andare benissimo.

venerdì 3 maggio 2019

MeToo

via

Momenti edificanti della storia umana, debitamente segnalati, senza nessun cenno di riprovazione o sgomento, dalla stampa. Epperò:


Salvini (che mi sta sulla punta della fava perché così, sovente, faccio finta di scrollarmelo di dosso) avrebbe bisogno di qualche lezione di educazione civica - e sia.
Ma il Re della Taillandia, invece, un calcio in faccia no? Di punta, onorevole Boldrini, di punta.

L'età e il genere

Quando Sebastian Coe gareggiava ero un bambino e mi ricordo che tifavo per lui. Certo non mi chiedevo come si allenasse, quale alimentazione facesse, quali "integratori" (ancora leciti) assumesse. Correva forte, vinceva, stabiliva record.

Adesso lui, il baronetto, non corre più: presiede. E dichiara, a proposito della squalifica dell'atleta sudafricana Semenya (squalificata per l'alto livello di testosterone presente naturalmente - sembra non ci siano dubbi al riguardo - nel suo corpo):

«L'atletica leggera ha due classificazioni: ha l'età ed il genere, siamo altamente protettivi nei confronti di entrambe e sono davvero grato che la Corte di Arbitrato abbia confermato questo principio».

Ecco, o nobile baronetto, altamente protettivi un cazzo. Infatti, se riguardo all'età l'atleta Semenya è nella norma, riguardo al genere, invece, siete in grado di affermare e certificare che lei non è una donna? E se non lo è, a quale genere appartiene? Al genere X? E questo le/gli è stato notificato sulla carta d'identità ? O è forse il politicamente corretto che non vi permette di affermare, con chiarezza, che per i transessuali - ammesso e non concesso che Semenya lo sia - l'atletica leggera non è consentita?

Se la Semenya non ha altra colpa che quella di una fisicità estrema, di una forza e possanza atletica determinata da un ormone che gli frulla in corpo in grande quantità perché è così che madre natura ha voluto, lasciatela gareggiare, vincere medaglie, stabilire record: sarà  l'età, anche per lei, a mettere un fermo alla sua carriera e magari, un domani, a farle presiedere incarichi attualmente ricoperti da miserabili baronetti.

mercoledì 1 maggio 2019

Aradio

Signori che vi prodigate a chiedere sia salvata Radio Radicale coi soldi dello Stato (e non, come sarebbe più opportuno, e ben più nobile, mettendosi una mano in tasca per offrire un sostanzioso obolo da sostenitore, come suggerisce, saviamente, Luigi Castaldi), perché - qualora il finanziamento pubblico, dopo tanto piangere, fosse nuovamente erogato a una radio privata per svolgere un servizio pubblico - perché non chiedete l'immediata chiusura di Rai Gr Parlamento, canale di un ente pubblico che svolge la medesima funzione di trasmissione radiofonica dei dibatti parlamentari? Meditate: con tale chiusura si libererebbero frequenze per scongiurare la chiusura di Rai Movie. Il cinema alla radio potrebbe essere un buon trampolino di lancio per la rinascita del neorealismo italiano.

martedì 30 aprile 2019

Imprenditoria cristiana

Segnalo questa interessante notizia per porre due domande:
1)l'Arcidiocesi di Bologna avrà inviato un cancello automatico anche a San Pietro? Se sì, con fattura o senza?
2) il Comune di Roma potrebbe far morire una partecipata a caso e lasciarla in eredità al Vescovo della Capitale?

domenica 28 aprile 2019

Scartate la pietra

- Pronto, Dio?
- Insomma.
- Insomma sì o insomma no?
- È domenica, giorno del Signore, fa' un po' te.
- Volevo sottoporti alcune domande.
- Sottoponiti te, giacché, in teoria, sono sempre io a sottoporre, data l'altezza.
- Sì, perdonami, o Signore, mi sottopongo io per chiederti: gli eccidi nelle moschee in Nuova Zelanda, nelle chiese in Sri Lanka e nelle sinagoghe in California, sono da considerarsi episodi di teodicea ecumenica?
- Te 'o diceo.
- In che senso?
- Era per dire che me l'aspettavo questa domanda.
- Allora avrai anche una risposta.
- Sì. Evitate di andare nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe per pregare. Andateci solo per fotografare. O appiccare incendi colposi come quei mangiapreti dei francesi.
- Ma Dio...
- Dio che?
- No, dicevo, mi sorprende la tua posizione. I luoghi di culto non ti sono più graditi?
- Ma quando mai? Qual mente perversa crede che io vi abbia creato perché avevo bisogno che qualcuno costruisse Case del Signore, non ultima la Cagada Familia, simbolo del kitch religioso più stucchevole?
- Possibile che nessun Duomo, nessun minareto, nessuna sinagoga ti vada bene?
- Per carità: apprezzo i vostri sfarzosi sforzi. Non nego il fascino che certi edifici religiosi emanano. Ma nessuno mi contiene. Nessuno mi rappresenta in maniera consona. O forse, in verità, uno c'è ed l'unica Cappella che mi vada a genio.
- Perché è aconfessionale?
- Esatto: capisco - ma non promuovo - la vostra esigenza di preghiera, di raccoglimento, di meditazione. Ma io vi dico: che cosa mi pregate a fare? Perché ancora insistete nel credere che le preghiere possano influenzare e/o modificare i miei eventuali "disegni" divini? Ammessa e non concessa la mia esistenza, possibile che ancora riteniate che il pregarmi possa farmi piacere? Sapete che cosa mi fa piacere? Che vi facciate piacere, che lo diffondiate a tutti i presenti senza destinarlo a una manciata di pezzidimerda che succhiano le grazie e i piaceri del mondo perché padroni, dirigenti, ai vertici insomma del vostra sistema di riproduzione.
- Dio, per caso, stai studiando Marx?
- No. Sono stato da lui studiato: e non ho più di che panni mettere.
- Ti ringrazio Signore per avermi ascoltato e parlato.
- Graziella.

sabato 27 aprile 2019

Ma nemmeno tanto

«Non riesco più a parlare in generale, figuriamoci al colonnello» - si manifesta così, improvvisa, la mia indole antimilitarista. Ma se mi concentro, se divento serio e non mi lascio prendere, come spesso mi lascio centrare, dal bersaglio, allora, forse, riesco a espettorare un pensiero che mi è sorto dentro poco fa, in auto, ascoltando una canzone che potevano essere cinque sei anni che non la ascoltavo, perché ascolto pochissima musica, quasi tutta passiva, che entra di qua ed esce di là, ma, per farla breve, poco fa, in auto, a velocità moderata e, dintorno, le luci della notte (fari sfreccianti compresi), è partita una canzone che, in una strofa, dice:
«...e ho avuto un po' paura, ma nemmeno tanto».
Ecco. Nemmeno tanto. La beata insensibilità della mezza età (se è mezza, forse un po' più di mezza).

Oggi è morto un compagno di scuola delle elementari. Il primo dei compagni di scuola delle elementari che è morto. Nella notte, un infarto.
Non che ci frequentassimo, non che fossimo amici; restava soltanto - le rare volte che ci incontravamo - una reciproca simpatia, una salutarsi volentieri, uno scambiarsi una benevola battuta sui nostri rispettivi stati sociali (il mio "lavorare poco" di battistiana/mogoliana memoria; e il suo "lavorare molto" da imprenditore edile sul campo).

E sono andato alla stanza mortuaria dov'era esposto e ho visto il suo corpo e «ho avuto paura, ma nemmeno tanto».

Questo... non so come dire, vado per tentativi: questa insensatezza della vita che stenta a prendere forma e che forse una forma la assume nel momento esatto in cui diventa morte. Questo girare intorno collettivo, intorno a che?, questa smania, smania di che?, questo daffare continuo, per fare che?, questo salvinismo di oggi, il renzismo di ieri, il berlusconismo di ieri l'altro, questi decenni che sfuggono tra le dita come sabbia - perché continuiamo a prenderci per il culo e rifuggiamo quello che sappiamo, in una privata sconsolatezza, quando dovrebbe essere cantata notte e giorno l'insensatezza insita nelle nostre vite? 
Guardiamoci e - per quanto ne siamo capaci, per quanto può quel tanto di gentilezza che dentro noi ancora resta - ...e sorridiamoci. E salutiamoci sempre prima di andare via perché... perché non c'è spiegazione.


giovedì 25 aprile 2019

Neuronews

«Exctinction rebellion è stato fondato un anno fa, nell'ambiente accademico londinese. L'algoritmo è stato concepito analizzando i fattori di successo e insuccesso nelle proteste sociali dell'ultimo secolo. Bradbrook e Hallam, i due matematici che lo hanno concepito, raccontano di aver avuto l'idea dopo aver assunto allucinogeni in Costa Rica». [via]

Anch'io, come il sindaco di Londra, sono vicino alle ragioni dei manifestanti, ma, dato che nei freddi e umidi ambienti accademici londinesi l'acqua calda esce solo dal rubinetto, sarei curioso di sapere dagli inventori dell'algoritmo se, nel concepire l'idea, siano stati più influenzati  dal sole del Costa Rica o dagli allucinogeni.

***
Oltre ai matematici, il Costa Rica e gli allucinogeni farebbero bene anche ai filosofi politici, in particolare a quelli olandesi:
«"Esiste il diritto di non essere d'accordo con le politiche all'interno del sistema, mentre c'è stata una tendenza di lunga data a smorzare o addirittura emarginare ogni voce critica...come a dire "non hai capito bene" o anche "non sei un buon europeo"...in realtà, in un dibattito democratico ciò di cui si ha bisogno è anche la possibilità di non essere d'accordo e di essere, tuttavia, ancora accettato all'interno del sistema. Ed è per questo che guardo con impazienza al prossimo Parlamento europeo e a come si comporteranno le voci scettiche e nazionaliste".»
È un assoluto paradosso che i filosofi si aspettino novità da quei movimenti politici che, seppur euroscettici e nazionalisti, sono accettati (eccome se sono accettati, più di Mastercard) all'interno del sistema, giacché i filosofi stessi, per primi, dovrebbero sapere che il sistema non sarà cambiato, se non per finta, se non riverniciando di grigio-fumo qualche parete di Strasburgo e di Bruxelles - e sennò che cazzo l'hanno studiata a fare l'Etica di Spinoza!

Cape di Stato



Ansia

mercoledì 24 aprile 2019

Sarva Roma

Ma perché nun volete sarvà Roma? Chi volete sarvà? Roccasecca? Carugate? Ponsacco? Se Roma brucia, che cazzo ce rimane qui in Italia? Avete sarvato puro l'Allitalia nun se contano le vorte. Casomai bruciate li romani, ce lo so io quali, c'ho perzino un parente ar ministero che pija tremila euri ar mese senza fa' 'n cazzo, se volete ve do l'indirizzo. E poi i debiti de la pora Raggia: suvvia. Nun sarà capace de fà er sindaco, avrà fatto li suoi errori e tuttavia, seconno me, è più innocente lei de li truffati de le banche, che li sordi perzi nun ce l'hanno mica investiti co' fucili puntati addosso. 
Inzomma, per farla breve: Sarvini nun fà er cojone, non te mette de mezzo e vaffanculo.

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Scusate gli errori del mio stentato romanesco.

martedì 23 aprile 2019

Fu crocifisso per noi sotto Trump e Di Maio

«Trentasette persone sono state messe a morte oggi, in un solo giorno, in Arabia Saudita per terrorismo e almeno uno di essi è stato crocifisso in pubblico come esempio. A farlo sapere è stato lo stesso governo di Riad in una nota del ministero dell'Interno, citata dall'agenzia di stampa ufficiale Spa, che non ha specificato come i condannati siano stati uccisi, in uno Stato dove normalmente si applica la decapitazione con la scimitarra.» 
Al presente dispaccio di agenzia sarebbe inutile far seguire commenti: come Stato avente relazioni diplomatiche di un certo livello, occorrebbe richiamare l'ambasciatore, come minimo; come massimo minacciare ... peccato non sappia rappresentare graficamente una crassa risata.

Comunque, in tutto questo, io presumo che il motivo più valido per cui non saranno adottate sanzioni anche contro l'Arabia Saudita, è perché il loro petrolio è molto più "verde" (vedasi bandiera con la scimitarra), molto più ecologico, organico (c'è, infatti, una maggiore aggiunta di sangue umano) di quello iraniano.

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N.B. Al titolo del post ho aggiunto il nome di Di Maio per mere ragioni metrico-ritmiche.

lunedì 22 aprile 2019

Aggiungere un fatto alle parole

Io sono dell'avviso, poi, te, fa' un po' come ti pare, sii pure dell'abbraccio, ognuno metta la parte di corpo camuffata che vuole, purché si accorpi, giacché accorparsi è importante, vedi le multinazionali o le partecipate statali, in particolare coloro che occupano i posti della dirigenza, tanti ducetti, tante ducette, ognuno di loro che sa comandare a modino, fa' questo, ordina quest'altro, sembrano nati, tagliati fini fini come la mortadella coi pistacchi iraniani (sempre che non se ne abbiano a male, i pistacchi, di stare a stretto alla carne di porco).
A proposito dei prodotti agroalimentari del medio (o mignolo?) oriente, un inciso. Un paio di giorni or sono ho comprato un avocado israeliano, uno, a 1,78€, duro come un sasso dell'Intifada, che per mangiarlo mi sa dovrò aspettare che in Israele perda le elezioni o vada in galera Netanyahu.

- Ho inciso bene, Albrecht? 
- Così così, però si vede che sei un tipo melanconico.

Salvini... Non lo rammento quasi mai, anche meno che di di di di di di di di Di Maio. Comunque, Salvini lo evito perché a pensarci mi si bloccano le sinapsi davanti a certi tipi umani, nonostante la di loro presenzialità, loquacità, facciadiculità, incredulità, baccalà alla livornese. E selfami sto mitra.

Ma soprattutto - e senza con questo far paragoni storici, ma solo per fare un passo o due sulle spalle di un gigante - come disse Karl Kraus: «Su Hitler non mi viene in mente nulla» (luglio 1934), così io pure, nel mio piccolo, ripeto: su Salvini non mi viene in mente un cazzo (aprile 2019). Ma più ancora desidero ripetere quanto Kraus scrisse vent'anni prima, nel dicembre 1914, a Prima Guerra Mondiale in corso:

«In quest'epoca rumorosa che rimbomba dell'orribile sinfonia dei fatti che producono notizie, e delle notizie che sono colpevoli dei fatti: in quest'epoca non attendetevi da me alcuna parola particolare. Nessuna fuorché questa, che serve appena a preservare il silenzio dal fraintendimento. Troppo profondo è in me il rispetto per l'immutabilità, la subordinazione della lingua alla sventura. Nei regni della povertà di fantasia, dove l'uomo muore di carestia spirituale, dove le penne sono intinte nel sangue e le spade nell'inchiostro, ciò che non è pensato deve essere fatto, ma ciò che è solo pensato è inesprimibile. Non si aspettino da me una sola parola. Né potrei dire alcuna parola nuova, dato che nella stanza in cui uno scrive il rumore è così forte; e se provenga da animali, da bambini o soltanto da mortai, non è cosa da decidersi ora. Chi aggiunge parole ai fatti, deturpa la parola e il fatto, ed è doppiamente spregevole. Questa professione non si è estinta. Quelli che ora non hanno nulla da dire, poiché il fatto ha la parola, continuano a parlare. Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia».

Dunque, al fatto è meglio aggiungere i fatti, al mitra, un mitra che spara nella direzione giusta. 

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Le citazioni sono tratte da Karl Kraus, Elogio della vita a rovescio, Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1988.

venerdì 19 aprile 2019

Grettezza libera

Sta suscitando molta indignazione sui social la prima pagina di un quotidiano di merda nazionale e io non replicherò l'immagine ma ne parlerò solo per dire, di passata, di dare un'occhiata in alto a destra e a sinistra, e anche in basso, ai nomi degli sponsor che pagano tale giornale per promuovere i propri prodotti: riteniamoli complici e ricordiamocene quando andiamo a fare la spesa.

Sopra Ponzio Pilato

Ci sono due Stati vicini, ma divisi da un centinaio di chilometri di mare. Uno, quello un po' più a nord, relativamente prospero e ordinato, mentre l'altro, un po' più a sud, relativamente povero e scalcinato. Ora, per motivi che se fossero analoghi a quelli di due galli in pollaio si potrebbero anche capire, nel paese un po' più a sud, due generali si stanno prendendo a cannonate, ma a subire i colpi non sono loro, bensì un buona parte della popolazione stanziale e quella di transito (un ventimila i primi, un ottocentomila i secondi).
Ora, se lo Stato vicino dove, al momento, non si stanno sparando cannonate (si sparano solo a parole, per ora) fosse uno Stato intelligente (!) e, quindi, previdente (!), anziché chiudere i porti come i beccamorti, dovrebbe aprirli, soprattutto gli aeroporti, perché se può permettersi di pagare altri 900 milioni di euro a fondo perduto, potrà anche spenderne la metà per accogliere, integrare, far diventare cittadini coloro che scappano dalla guerra di due generali che si fanno la guerra.

P.S.
Oggi, venerdì santo, concedetemi un sermoncino pure a me.

mercoledì 17 aprile 2019

C'erano

C'era lei. C'era lui. Insieme c'erano, si davano di gomito, lustravano credenze, falsificavano passi, valicavano porti, pronti a essere più che a divenire, perché si sapevano imprecisi e si accontentavano delle loro imperfezioni. E stavano, quando capitava, sugli stipiti a osservare pubblici servizi o ad aspettare impiegati usciti dal loro ordine di servizio. In quanto. Intanto, coglievano tarassachi per illuminare i volti spenti dalla tristezza vespertina. O leggevano etichette dei prodotti in scatola per immaginare luoghi di provenienza. O anche fischiavano nelle trombe delle scale canzoni diverse, perché andavano d'accordo su tutto fuorché sulla musica, cosicché non c'era una loro canzone a sancire, ma molte a dividere. Per questo, tra loro prevaleva sempre la conversazione o il silenzio, il beato, il riconciliante, la condizione più propizia per le intuizioni. Ecco, lei e lui si intuivano, aveva ciascuno contezza dei pensieri dell'altro senza che questi fossero espressi. E, infatti, lui e lei stavano scrivendo un romanzo insieme, ce l'avevano tutto in testa, trama e personaggi, ed erano persino convinti che esso avrebbe avuto un buon successo editoriale, se solo avessero preso la briga di scriverlo. Ma rimandavano. O meglio: aspettavano una risposta da un paio di editori importanti, ai quali avevano inviato le bozze in bianco dei loro pensieri non scritti. Rispose Mondadori perché fiutò il caso editoriale, dicendo loro che erano disposti a pubblicare il loro romanzo purché si stampasse subito, di modo che avesse da essere pronto per la prossima, imminente, edizione del Salone del Libro di Torino. Trovassero un titolo, al resto avrebbero pensato loro. Andarono a Segrate e firmarono un contratto. E proposero un titolo: C'era lei. C'era lui. Insieme c'erano...

domenica 14 aprile 2019

Tre grazie

Nella campagna di discredito del governo giallo-vomito, Il Foglio si avvale anche del prezioso contributo dei lettori.
Dunque, fin da adolescente (14 anni), il lettore ha fatto sacrifici per mettere da parte i soldi ma:

- non ha comprato la casa;
- non ha comprato auto nuove;
- non ha mai giocato al gratta e vinci;
- non hai mai fumato una canna;
- non è mai andato a puttane;
- è stato tirchio con le fidanzate;
- ha fatto nozze coi fichi secchi.

Ora, a parte che, dopo una vita del genere, è naturale che si cada nelle braccia di si appoggino partiti e/o movimenti dei risentiti (Gli Indignati!), non si capisce perché egli si senta tradito dal M5S per la legge sul Reddito di Cittadinanza. Perché premia gli spendaccioni e i puttanieri, i ludopati e i gaudenti a scapito di chi, come lui, conduce una vita all'insegna della moderazione e della frugalità? Se per lui l'ostacolo principale per ottenere il Reddito di Cittadinanza sono i soldi da parte, allora:

a) compri casa;
b) compri un'auto nuova;
c) giochi al gratta e vinci;
d) fumi una canna;
e) vada a puttane;
f) sia prodigo con le fidanzate e/o amanti;
g) si sposi come si conviene e autorizzi la firma congiunta del conto corrente alla moglie.

Vedrà subito come, in capo a pochi mesi, avrà tutti i requisiti necessari per ottenere il reddito di cittadinanza, fare i corsi di formazione e risalire sul carro delle magnifiche sorti e progressive.

sabato 13 aprile 2019

Collassi teologici

E sicché i sacerdoti cattolici che hanno allungato mani, lingue e cazzi sui poeri pueris dal '68 in poi è stato per colpa
della fisionomia della Rivoluzione del 1968 [e del] fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente.
Bravo Benedetto XVI, ti venisse un collasso teologico pure a te!
[Ma se prima del '68 la pedofilia era proibita e sconveniente, ai preti che la praticavano e venivano colti in fallo (!), che succedeva? Gli bruciavano il pelo pubico nella pubblica piazza?]
Ma il passaggio del "lungo" articolo in cui la perfidia dell'emerito si dimostra più stupefacente è, a mio avviso, questo:

Sul finire degli anni ’80 e negli anni ’90 la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche. Il 5 gennaio 1989 fu pubblicata la «Dichiarazione di Colonia» firmata da 15 professori di teologia cattolici che si concentrava su diversi punti critici del rapporto fra magistero episcopale e compito della teologia. Questo testo, che inizialmente non andava oltre il livello consueto delle rimo­stranze, crebbe tuttavia molto velocemente sino a trasformarsi in grido di protesta contro il magistero della Chiesa, raccogliendo in modo ben visibile e udibile il potenziale di opposizione che in tutto il mondo anda­va montando contro gli attesi testi magisteriali di Giovanni Paolo II (cfr. D. Mieth, Kölner Erklärung, LThK, VI3,196).

Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor il 6 agosto 1993 suscitando violente reazioni contrarie da parte dei teologi morali. In precedenza già c’era stato il Catechismo della Chiesa cattolica che aveva sistematica­mente esposto in maniera convincente la morale insegnata dalla Chiesa.

Non posso dimenticare che Franz Böckle - allora fra i principali teologi morali di lingua tedesca, che dopo essere stato nominato professore emerito si era ritirato nella sua patria svizzera -, in vista delle possibili decisioni di Veritatis splendor, dichiarò che se l’Enciclica avesse deciso che ci sono azioni che sempre e in ogni circostanza vanno considerate malvagie, contro questo egli avrebbe alzato la sua voce con tutta la forza che aveva. Il buon Dio gli risparmiò la realizzazione del suo proposito; Böckle morì l’8 luglio 1991. L’Enciclica fu pubblicata il 6 agosto 1993 e in effetti conteneva l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone.


Ebbene, emerito Benedetto XVI, mi consenta una domanda: tra le azioni che non possono mai diventare buone rientrano anche quelle, provvidenziali, del «buon Dio» che risparmia la realizzazione dei propositi di coloro che ci contraddicono e/o contrastano, in pratica dei nemici della vera fede, dato che Dio riconosce sempre i "suoi"?

mercoledì 10 aprile 2019

I bruci che cosano

Michele Serra ha scritto e pubblicato un nuovo romanzo.
La letteratura italiana avrà piacere di accoglierlo.
Non ho messo il punto interrogativo perché sicuramente il libro avrà un tessuto narrativo in regola per essere classificato e posizionato nello scaffale di letteratura italiana contemporanea.
Io mi ricordo che, quando ero piccolo, mia madre leggeva Liala: chissà dove saranno finiti quei libri; e mi ricordo pure che in uno di essi attaccai i doppioni dei calciatori di serie b per inventarmi una nuova squadra e, per questo, quando lo scoprì, mia madre bestemmiò.
Ho vissuto un'infanzia allevato dal diavolo (mia madre) e dall'acquasanta (mia zia), una che porcoddio e l'altra che madonna santissima vergine e beata. Io però, da bravo figlio di bonadonna, ho imparato persino il rosario, il Salve Regina e l'atto di dolore per pentirsi e dolersi dei peccati. 
Tuttavia, sebbene abbia scritto e scriva più di quanto necessario, non ho mai scritto romanzi.
Al novantanove per cento perché non ne sono capace.
Il resto è pudore.
Perché aggiungere storie inventate alle nostre storie inutili? Che peccato è questo? Pornografia?
Quelle di Serra, lo dico a naso, saranno proiezioni psicologiche esposte da un io narrante in vena di sociologia e moralismi per mascherare e autoassolvere la propria coscienza borghese.
Quanti brani estratti dal libro finiranno nelle novelle antologie di letteratura per le scuole medie?
Una volta mettevano Cassola, Vittorini, Piovene; le poesie di Saba quando andava bene.
Ora ci sono Serra, Piccolo, Mazzucco e Mazzantini, e se si ha fortuna persino la ciliegina della Bignardi.
Comunque io non son qui per giudicare, soltanto per constatare, anche se, mio malgrado, la stessa constatazione comporta un giudizio.
Sono i segni dei tempi: più la storia umana procede, più ci si avvicina all'orizzonte degli eventi e più si definiscono forma, grandezza ed eleganza della nostra fine.


martedì 9 aprile 2019

Acetitaly



«E grazie al cazzo», risposero i Marchesi Antinori, Frescobaldi e Incisa della Rocchetta. «S'aspettava te per saperlo, so tutto io, fotografa sto souvenir d'Italy e fatti fottere. Il vino del contadino non esiste, perché non esiste più alcun contadino che fa il vino. Quindi, di che cazzo stai parlando? Sai invece che cosa fa schifo? Che gente come te, parvenu di 'sta fava nobile, che hanno fatto i soldi a far du' scatti per far vendere du' stracci¹ sentono il "richiamo della natura", (o piuttosto investono soldi in un business che ancora funziona), si comprano qualche ettaro di vigneti² e danno sfogo alla loro vanità mostrando al mondo dabbene bordolesi con scritto sopra il proprio nome, l'annata, imbottigliato da».

«“Per vinificare serve...”. Ma vergognati», continuarono i veri nobili, «e di' le cose come stanno: oltre alla "gente specializzata", come dici, oltre ai professionisti, servono ancora - e come se servono - li mortacci di fame che son costretti a vendere la loro forza lavoro per campare, e per du' soldi al mese vanno al posto nostro a potare le vigne con il gelo, a diserbare pelo pelo con la zappa o il frullino, se si vogliono fare i fichi con la biodinamica senza spargere ettolitri di fitofarmaci a spruzzo; e poi tutto il resto della lavorazione in vigna, quella manuale, quella che non serve aver studiato, ma aver fame e pagare l'affitto o il mutuo bastano, tutta questa gente non specializzata serve, buffone, che ti fai ritrarre con la camicia bianca (senza alcuna macchia) in piena vigna e con le tue bottigliucce in mano (meglio in mano, eh?)³ come tenere figliolette. Ma affògati nell'aceto e chétati per sempre. Amen.»

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¹ O a far politica, musica, finanza, costruzioni... il catalogo per fare i soldi è lungo, ma i posti sono limitati.
² Perché no di noccioli? di peri? di cotone? O darsi alla pastorizia?
³ Ritratto talmente pacchiano e poco fantasioso che cozza contro il virtuosismo da pubblicitario che, un tempo, caratterizzava Toscani, giacché, a pensarci bene, è come se quando era alla Benetton, avesse promosso i prodotti di quella azienda fotografando il patron della casa mentre mostrava la sua nuova collezione di maglioni circondato da un branco di pecore. 

lunedì 8 aprile 2019

Ci sta

Il milieu è il milieu, quindi - pregiudicato per pregiudicato - il ministro dell'interno poteva anche fidanzarsi con la figlia di Berlusconi: da un punto di vista deontologico, sarebbe stato meno disdicevole, dato che - se non erro - uno è tornato candidabile, mentre l'altro no.

Tale pettegolezzo, mi consente - molto lateralmente - di segnalare una locuzione avverbiale che mi angustia. Dire «ci sta» (spesso preceduto dall'interiezione “eh” con l'acca allungata), in luogo di «può essere», «può darsi», «forse sì» lo trovo, oltre che stridente, davvero inopportuno, nonché equivoco. Per prendere l'esempio di cronaca rosa su menzionato:

- Signor Denis, è vero che sua figlia sta con Salvini?
- Eh... Ci sta.

Come si può notare, in tal caso la locuzione sarebbe usata in senso proprio, affermativo e non dubitativo - e non so spiegarmi come e quando essa abbia, nell'uso odierno, trasmutato di significato.

Altri esempi:

Salvini pretende la flat tax. La otterrà?
Ci sta: ci è o ci fa?

Salvini e Di Maio all'unisono: «I campi Rom vanno chiusi».
- Perché?
- Ci stanno.  

E il Presidente del Consiglio Conte?
- Può essere.





domenica 7 aprile 2019

Piccole quote

Tramite Mario Seminerio, ho letto un'intervista a un viceministro all'Economia (bocconiano, leghista); in particolare mi ha incuriosito questo botta e risposta:
Che effetto si attende da Quota 100 e Reddito?
«Consistente. E non tutto è stato calcolato. Per esempio non abbiamo considerato che con le uscite previdenziali per Quota 100, c’è anche un anticipo del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici, che è fuori bilancio e finanziato dalle banche. Parliamo di 8 miliardi quest’anno e 18 nel triennio. Se anche una piccola quota finisse in consumi l’impatto sarebbe importante».
Orbene: cari futuri pensionati della Quota 100, il futuro dell'economia italiana dipende da voi; siate responsabili, non abbiate il braccino corto e spendete la vostra cazzo di liquidazione in beni di consumo, non pensate ai nipoti, del doman non v'è certezza, godetevi il trattamento di fine rapporto qui e ora, a una sola condizione: fatevi lasciare la fattura.

sabato 6 aprile 2019

Vengo dopo il tg (vabbè)

Di Maio è preoccupato per la Lega alleata con chi nega l'Olocausto. Netanyahu no.

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Se non c'è stata conclamata truffa, ma solo "capziosa" opera di persuasione, perché i risparmiatori, che si lasciarono convincere dai consulenti bancari a investire i loro risparmi in obbligazioni delle banche stesse che poi sono fallite, sono chiamati «risparmiatori truffati»? Sulla base di quale truffa inesistente dovrebbero essere rimborsati? 
Poi, vabbè, sono stati spesi soldi pubblici per salvare le banche, Alitalia (con annesso scivolo e pensione anticipati per i beati aviatori civili), i debiti del Comune di Roma, persino l'evasore fiscale Zanotti, dunque... tutto a posto, come non detto.

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Caos Libia: Haftar attacca, Serraj si difende, il segretario generale dell'Onu, Guterres, riparte con il cuore pesante. Se fosse sufficientemente peso in chilotoni, perché non lo sgancia e non se ne parla più? Sarkozy insegna.

***
Secondo la Repubblica, un documento proverebbe che il governo russo avrebbe appoggiato, tra gli altri, anche Lega e M5S. E sia. Ma al momento, in cambio, Putin cosa avrebbe ottenuto? La fine delle sanzioni? La promessa di smantellamento di una base militare americana presente sul nostro ameno territorio?

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E verranno i Carabinieri a conquistare Gaeta, con le loro Land Rover con le loro Toyota.
Ci facevo caso ieri: oramai la quota di veicoli "made in Italy" del parco macchine delle forze dell'ordine è analoga a quella del complessivo parco macchine degli automobilisti italiani. Un misero quarto, ma forse anche meno (e, se non sbaglio, l'indomita pattuglia che speronò e bloccò il pullman dirottato dall'autista che voleva fare una strage su vicino a Milano, era a bordo di una Renault Clio. Mai una gioia per gli Agnelli).


giovedì 4 aprile 2019

Il paracadute

Ma tu guarda. Ecco perché è bello fare l'europarlamentare, vero Barbara

[ammazza, dagli interventi s'è sbucciata; epperò: io per avere il punto com spendo una decina d'euro l'anno e lei manco si può permettere il punto eu? Io dico di lei per rammentare le dimenticate nobili ragioni che la convinsero ad accentare il seggio anziché farsi da parte. Ma pensiamo anche alle centinaia di individui eletti l'altra volta col pd che fece il botto e drogò Renzi; pensiamo agli unduetrestellati al primo mandato che potrebbero pure farne un secondo; pensiamo agli altri, ai dimessi per la patria, se non ricordo male persino l'attuale ministro dell'interno]

Non pensiamo.

Comunque, complessivamente, sono spiccioli. Pagliuzze negli occhi. Le travi sono altrove. A noi, poverelli, tocca accontentarci di sputar in faccia - senza nemmanco prenderli - ai re travicelli.

- Ma così dài fiato ai populisti, ai sovranisti, ai fancazzisti! - mi  accusa una voce fuori campo.
- Io, gli rispondo, il fiato lo spreco giusto un poco qui solo per me.






mercoledì 3 aprile 2019

Faccia

La mia faccia, la mia faccia, onestamente, quando vedo la mia faccia vedo una faccia senza, una faccia insensata, una faccia che non ha, che non ha espressione, non dico una faccia brutta ma una faccia che non ha un senso, che non esprime, che non ha un non so che, bensì ha un so benissimo che, una faccia che sembra una faccia cancellata, una faccia che vedo il naso ma non è un naso, è un coso, boh, e il mento è un mento che non sa mentire, e gli zigomi che sporgono e si ritraggono al contempo, le labbra che si vanificano a ogni stato d'animo e che l'indifferenza riduce a una sottile linea rosa.
Una faccia sfacciata che lo specchio riproduce infedelmente, come un registratore la voce che non è esattamente la stessa da quella che si sente mentre si parla e perciò stesso, la propria voce riprodotta, riproduce alterità, un io che non è sé stesso, ma un altro, così la faccia, quella che vedo allo specchio non sarà mai la stessa che vedono gli altri, perché gli altri occhi vedono una faccia diversa da quella che vedono i titolari, e la interpretano, quasi sempre in modo equivoco, che fossilizza la faccia in un stereotipo, molto spesso della persecuzione o del vilipendio, ed è per questo che chi tiene quella faccia si sente perseguitato o vilipeso, e siccome gli altri, che come diceva un francese del secolo scorso, sono l'inferno, ecco che ci sono giorni in cui vorresti cambiare faccia per non essere riconosciuto, per ritornare a far parte degli altri, del gruppo di coloro che guardano piuttosto che essere guardati, di coloro che puntano piuttosto che essere puntati, additati, riconosciuti come faccia che non va, che non rientra, una faccia che eccede e cede la propria differenza in nome della faccia universale, la sola in grado di far fronte alle più temute avversità dell'umana inquietudine, della preoccupazione di essere in difetto, l'unica faccia che consente di sentirsi sicuro di sé in ogni occasione e momento: la beata, la sfrontata, la candida in quanto candidabile, l'immarcescibile faccia a.

domenica 31 marzo 2019

Un giorno legale

Un pomeriggio assolato di fine marzo, H fotografò una siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Era bella, formosa e, tra i rami, lasciava trasparire i merli di un castello medievale sui quali si posavano sovente anche dei merli.

- A me non me la dài a bere.
- Certo che no. Non è potabile.

H proseguì. Poco più avanti alla siepe, vicino alla casa disabitata che gente di Roma, da brava gente di destra, abita durante le feste comandate, due splendidi arbusti di camelie invernali fiorite facevano a gara a farsi fotografare, come modelle sul palco di una sfilata.

- Tanto non compro niente.
- Certo che no. Non ho niente da vendere.

Passò una nuvola fiordilatte che reclamò uno scatto. H glielo concesse, rapido, prima che diventasse una caprese. E si ricordò dei buoni mensa gratis fornitigli dal diritto allo studio coi quali prendeva non di rado, a pranzo, una caprese che gli metteva acidità di stomaco che scontava durante l'ora di filosofia teoretica. 

- «Perciò saranno tutte soltanto nomi le cose che i mortali hanno stabilito, persuasi che fossero vere».
- Ma io non ci credo.

H riprese a camminare facendo assorbire i passi da un morbido tappeto di timo in attesa della fioritura. Lo sguardo gli cadde sul cadavere di un piccolo batticoda ancora risparmiato dall'assalto della decomposizione. Esitò a fotografarlo, per rispetto del volo.

- Si potrebbe pensare che tu sia preso da una grande compassione cosmica.
- M'importa una sega.

Passò una macchina. Poi un'altra e un'altra ancora sulla strada bianca e una grande polvere si alzò. H per evitare, per quanto possibile, di respirarla, attraversò la fila dei cipressi e s'infilò nel fitto bosco di abeti, molti dei quali spezzati dall'ultima serie di raffiche di vento del nord. Per un attimo, gli sembrò di giocare a Shangai.

- «Non usare arco e freccia per uccidere una zanzara».
- Infatti, quando posso, come adesso, piscio all'aria aperta, per non tirare lo sciacquone.

E poi venne sera. Una sera legale, di quelle che faticavano ad avere inizio e non se ne vedeva la fine.
H rientrò e voleva scrivere una poesia, ma ultimamente gli uscivano fuori soltanto poesie d'amore. Così non la scrisse. Non aveva voglia di rimettere le lancette indietro.

sabato 30 marzo 2019

Eroe di famiglia

[Breve estratto del mio intervento sul palco del Family Day, a Verona.]

L'Italia è un Paese
«di poveri e poverissimi, ma il valore medio pro capite della ricchezza immobiliare è tutt’altro che di poco conto: 100mila euro, pari alla bella cifra di 6.300 miliardi totali, molto superiore a quello di altri Paesi occidentali. E anche la ricchezza finanziaria risulta di tutto rispetto: 74mila euro per ogni italiano, inclusi i neonati, circa 4.400 miliardi complessivi.»[*]
Dato che la mia famiglia è composta da quattro persone (due coniugi, due figlie), essa dovrebbe avere un patrimonio immobiliare di 400.000 euro e un patrimonio mobiliare di 296.000 €. 
Gentilissimi signori Gandolfini e Pillon, passo da casa vostra a ritirare l'assegno per far quadrare la media?

[Dopo alcuni minuti di surreale silenzio, sono partiti i primi fischi e, a seguire, è iniziato un fitto lancio di feti di plastica. Al mio grido: «Lanciatemi monete, brutte testedicazzo», è intervenuta la sicurezza, che mi ha trascinato fuori dal palco].

venerdì 29 marzo 2019

Codice Rosso


Sia ringraziato il cielo – replicò la moglie –, per avermi concesso questa grazia; ma ora, caro amico, raccontatemi cosa avete guadagnato con il vostro lavoro di scudiero. Quale elegante vestito mi avete portato? E quali scarpette per i vostri figliuoli?
Non porto niente di tutto questo – disse Sancho –, cara moglie mia, ma ho con me cose ben più importanti e di maggior valore.
Di questo mi rallegro molto – rispose la donna –. Mostratemi, dunque, queste cose di maggior valore e importanza, amico mio, perché le voglio vedere, per poter allietare questo mio cuore che è stato molto triste e scontento durante la vostra lunghissima assenza.
Ve le mostrerò, quando saremo in casa, moglie – disse Panza –, e per ora potete essere molto contenta perché, se Dio vorrà, tra breve saremo pronti a intraprendere nuove avventure, e voi presto mi vedrete conte o governatore di un’isola, e non di un’isola qualunque, ma della migliore che possa esserci.
Che il cielo disponga in questo modo, marito mio, perché ne abbiamo davvero bisogno. Ma ditemi, cos’è questa faccenda delle isole, che non la capisco molto bene?
Il miele non è fatto per la bocca dell’asino – rispose Sancho –; lo potrai capire quando sarà il momento, moglie, e allora ti sorprenderai nel sentirti chiamare Sua Signoria da tutti i tuoi vassalli.
Sancho, ma cosa sono questi discorsi sulle signorie, sulle isole e sui vassalli?

Don Chisciotte, capitolo LII

[va da sé che con Codice rosso qui non ci si riferisce soltanto alla violenza di genere e domestica, ma a quella irredimibile insita nel rapporto tra eletto ed elettore] 

giovedì 28 marzo 2019

Mi è familiare

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Tra le tante buone idee che il congresso delle famiglie a Verona partorirà e che saranno sicuramente di stimolo all'azione del presente, fantasioso governo, vi sarà anche quella di richiamare finalmente familiari le station wagon e i suv?

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Non per impicciarmi di fatti che non mi riguardano, ma se Teresa May, invece delle dimissioni, offrisse qualcos'altro?

***
È più facile cambiare fidanzata/o con uno stipendio da ministro, anziché con il reddito di cittadinanza.

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A margine dei ristretti margini di manovra dettati dal capitalismo e con nessuna delle forze politiche sulla scena in grado di governalo e dirigerlo, una cosa preoccupa e, al contempo, solleva: il fatto che, rispetto alle precedenti generazioni, la nostra sia palesemente non altezza del compito che le spetta e sia anti-messianica e post-apocalittica.

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Se il mondo è un immane raccolta di merci, esse, oltre a essere "scontate", sono mai state contate (bombe comprese)?

mercoledì 27 marzo 2019

Voto senza frontiere

Sandro Gozi, politico di dagli di tacco dagli di punta quant'è bella la sora assunta del pd, si candida in Francia nella lista per le europee del partito di Macron, la Repubblica è marcia. 
Bravo, l'avrei fatto anch'io. C'è un posto anche per me?
Ma lasciamo perdere il Gozi e i particolari tecnico-politici (che non conosco) che gli consentono, a lui italiano, di candidarsi in Francia. Piuttosto, non sarebbe ragionevole allargare anche agli elettori la possibilità di votare partiti e candidati di altre nazioni europee? Anche per cambiare, anche per votare un/una finlandese o un/una portoghese. Questa sì che sarebbe vera partecipazione politica transnazionale e dimostrazione che non ci sarebbero frontiere se si potessero votare politici di altre nazioni. In fondo, se persino all'Eurofestival si possono votare i cantanti di qualsiasi provenienza, non vedo perché sia impedito tale diritto per eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo.
Per assurdo, si potrebbe persino assistere a una sorta di solidarietà elettorale transnazionale per convogliare voti "solidali" contro tal o talaltro pericolo "anti-europeista". In fin dei conti potrebbe essere una buona risoluzione democratica, chissà...