venerdì 22 marzo 2019

La Via della Sega

Tra i 29 accordi che saranno firmati, v'è anche quello del seme bovino (sperma di toro congelato).
Anche se non è specificato chi esporta e chi importa, sembrerebbe a tutta prima che sia l'Italia a vendere e la Cina a comprare.
Centro Tori Chiacchierini. Vendono seme logorroico.

E che dire delle arance siciliane che saranno finalmente trasportate via aereo, attese trepidamente da 600 milioni di clienti cinesi.
Di Maio gongola:


Naturalmente gli aerei saranno alianti, vero?
Come mi sembra di aver rammentato alcune settimane fa, quest'anno non ho mai visto arance siciliane sotto l'euro al chilo. In Toscana, che vi giungono autotrasportate. Orbene, quanto verrà a costare un chilo di tarocchi siciliani in Cina? E quanti dei 600 milioni cinesi indicati dal vicepremier potranno acquistarlo senza difficoltà e con frequenza? Infine: l'impatto ambientale dei trasporti sarà di maggiore o minore entità se paragonato al [l'eventuale] completamento della Tav?

Ma lasciamo perdere e occupiamoci di cose serie.
Al Quirinale cena di gala. Tavoli a ferro di cavallo. Era meglio a ferro di toro, ma tant'è. Alla fine del banchetto, dopo i babà alla frutta, canterà Bocelli, per coprire i flati e i muggiti.

Vendere, comprare, vendere, comprare, vendere. La Via della Sega!

Ma il pudore

«Anche io ho un blog. Anche io scrivo ogni tanto quello che mi viene in mente. Però credo che siano cose interessanti solo per me. E quindi il mio blog è privato e non è accessibile. Ma il pudore, Lucas; il pudore dove è finito?»
Anonimo, Un commento.

Solo, tu con le parole:
e questa è veramente solitudine.
Gottfried Benn [epigrafe presa da un capitolo de Gli imperdonabili di Cristina Campo]

DESTINO DELLE SPIEGAZIONI

«Da qualche parte deve pur esserci un immondezzaio dove si sono accumulate le spiegazioni.
Una cosa soltanto inquieta in questo santificato panorama: ciò che potrà accadere il giorno in cui qualcuno arrivi a spiegare anche l'immondezzaio.»
Julio Cortázar, Un tal lucas.

Non amo dare spiegazioni su ciò che scrivo, a meno che quello che scrivo sia equivocato nella misura in cui mi si impone dare spiegazioni.
Premetto che, se ne tento una, non è perché mi senta offeso, o colpito, dalle succitate parole del commentatore anonimo. Anzi. Le prendo come un complimento, giacché riuscire a essere spudorato con il solo ausilio delle parole è uno degli obiettivi verso cui questo blog aspira. Casomai - e con questo mostro il fianco a una prossima, eventuale, frecciata - mi suonerebbe più fastidioso risultare patetico.

Nella circostanza del precedente post oggetto di critica (una poesia in prosa o una prosa poetica?), che più o meno ripete temi, circostanze, impressioni da me già trattati altre volte (la stessa minestra riscaldata; ma a me piace la ribollita), brevemente, dato che non vi sono arcani, dirò: pur pescando da una tasca limitata di vissuti che non gli appartengono, l'io scrivente e l'io personaggio non coincidono. L'uno è la creazione dell'altro, il Lucas non è identico al Luca, anche se condividono alcuni tratti, alcuni addebiti. Da quando il personaggio è nato (il blog è nato), vanno in giro a braccetto e si raccontano reciprocamente tramite letture, pensieri, versi.
Se non avessero in vista la pubblicazione, essi non sarebbero, perché non riuscirebbero a convivere nel chiuso tinello di un blog "riservato" a sé stesso e pochi altri. Entrambi sono consapevoli dei rischi (rischi?) a cui si espongono, ma se lo fanno è perché reputano la pratica bloggeristica come una forma espressiva alla quale non riescono a sottrarsi. In Nessuno mi ama, Paolo Conte, a un certo punto, canta: «Facciamo un po' di letteratura con la miseria della mia bravura». E dato che non ho altro talento - ah, magari ne avessi uno simile a Marino - che questo (ammesso e non concesso che ce l'abbia), ecco perché mi ostino a esercitarmi e buttare fuori ciò che non era dentro ma da qualche parte, nascosto, non visto, in attesa di essere scoperto e pubblicato.

lunedì 18 marzo 2019

Pocket Man

Ho le armi sputate. In faccia mi si legge, per questo sono fuori corso.
Gli odori della primavera s'impongono e impollinano naso e bocca.
Posso posare le labbra sulla tua rosa tatuata per ricavare miele da te?
La tavola è rettangolare e tu - tu? - ti posi in attesa di un massaggio alla cervicale.
Io fingo, poi fungo, infine spingo e mi dispongo al dialogo.
Credo in un solo odio, quello che nasce dalla rabbia di vederti felice e io meno.
Ma ti raggiungerò. Come dice il proverbio: per passare avanti, occorre essere indietro.
Sudo e m'illudo che tu beva il mio sudore come ai bei tempi in cui ti piaceva salirmi.
Ma ti scesi e dissi: sono stanco: e tu facesti una di quelle storie che non ti dico.
Sapessi quante volte non ho toccato meta e mi sono sentito mezzo (di trasporto).
Tanto prendevo io la macchina, bellina, e la benzina la pagavo all'Azienda Generale Italiana Petroli.
Poi venne tangentopoli e figuriamoci se io potevo salire sul carro del vincitore.
Consideravo Sergio Garavini, anche se non sapevo distinguere tra produzione e distribuzione.
Ti volevo bene, perdio e perlamadonna santissima, e mi si struggeva il cuore ogni volta che.
Ma avevo solo l'arte, non la parte in causa, e crescere non sapevo cosa significasse.
Responsabilità: studia Massaro sennò ti tocca lavorare in fabbrica e fare i turni.
Quando suonava la sveglia alle quattro e mezzo percepivo come si ruba la vita a un uomo.
Non lo divenni, pigiai la pausa del mangianastri Majestic e Rocket man restò sospeso in cielo.
Aprii la finestra e nella cresta chiaroscura del crepuscolo vidi un coniglio o vidi un'anatra?
Comunque fu arrosto morto e aspettai tutta quaresima per trovare la ragione di resuscitare.
Mi toccai e toccai più volte per sapere se ero vivo davvero o avevo giusto perso qualche diottria.
L'oculista - un brav'uomo - dette la colpa alle troppe letture ma non conosco l'alfabeto braille.
Andai avanti disarmato. Come alle comiche mi davano di gomito, complicità nella sciagura.
Mi consolavo raccogliendo rosa canina matura perché ero esperto di falsi frutti.
E poi non mi ricordo: i neuroni sono stanchi di fare archeologia, vorrebbero antivedere.
Per questo mi sono iscritto a un corso rapido di astrologia: fare l'oroscopo di ieri.

domenica 17 marzo 2019

Amore senza


L’amore senza amore non ha
prezzo: lo tocco ma non lo
accarezzo – lo sfioro ma sta
fermo tutto d’un pezzo.

L’amore senza amore non ha
possibilità d’essere – è
come parlare del vuoto nel
pieno o viceversa.

L’amore senza amore è
una questione persa
in partenza – è un voto
di vastità.

E non so dire
se è preferibile sentire
amore e sofferenza
o non amore e indifferenza.

L’amore quando c’è ingombra
l’anima – che non può
assorbirlo interamente:
il corpo è esposto al suo arbitrio.

L’amore con amore è
una dettatura di parole che
non escono dal cono d’ombra
del già detto – del già udito.

Tra amore con e amore senza
l’amore resta con la sua assenza
l’amore parte con la sua presenza
l’amore disfa e fa ogni esistenza.



Immagine e identità dell'Italia oggi all'estero

Che gli dèi ulteriori non vogliano, ma se un domani qualche pazzo a bordo della propria Volvo elettrica arroterà Greta Thunberg, la prima cosa da verificare sarà vedere se all'interno dell'autoveicolo vi sarà esposta sul cruscotto, o appesa con un rosario allo specchietto retrovisore, l'immagine-santino di una stronza budella italiana dai capelli ossigenati.

sabato 16 marzo 2019

Spiegarmi bene

L'animale sociale si nutre di parole; ed è normale che, nel corso del tempo, egli maturi una sensibilità linguistica, più o meno accentuata, a seconda dell'uso. E come c'è chi ha la fortuna di digerire tutto senza difficoltà, c'è, invece (io, ahimè, rientro tra questi), chi sviluppa intolleranze, la cui unica cura è non tanto non assumere certe parole o certe frasi (la lingua non è come il glutine o il lattosio, piuttosto è come l'aria), quanto non fare a esse da eco e replicarle (ridirle o riscriverle), soprattutto quelle che, per come si incrostano nel parlar comune, sono penose da ripetere, tanto che persino i parrocchetti dal collare giallo hanno pena a far uscire dal loro becco.

Nondimeno, un glottologo, al quale mi sono rivolto per curare la mia sintomatologia linguistica, contrariamente a quanto presumevo, mi ha suggerito di stilare un elenco delle parole o delle espressioni che mi provocano fastidio auricolare e decadimento testicolare, non tanto per ottenere con ciò un effetto omeopatico (curare il simile con il simile), quanto per vedere se l'intolleranza a tali espressioni si manterrà inalterata nel tempo. Infatti, egli mi ha chiesto che effetto mi fanno oggi le espressioni: «assolutamente sì, assolutamente no», «non c'è problema», «tra virgolette». Quasi niente, ho risposto, tranne chi - come la Gruber - mima le virgolette stesse con le falangi di indice e medio di entrambe le mani: gliele mozzerei. 
«Caso grave, ma non disperato. Si può curare. Proceda».

Ed eccomi qui, a procedere.

Una delle espressioni che mi danno crampi allo stomaco, probabilmente sorta in coda al (sempre sia lodato) prêt-à-porter enciclopedico di Wikipedia, è:
[argomento di cronaca a caso, uno qualsiasi che si ripete piuttosto spesso sulle prime pagine] spiegato bene. Esempi: «la Brexit spiegata bene»; «il suprematismo bianco spiegato bene»; «stocazzo spiegato bene».
Un'altra espressione, frequentemente usata a inizio di frase (soprattutto nei tweet o nei post su fb):
«E niente...»
Tale fastidio - confesso - l'ho ereditato da Ceronetti, che diceva: che cosa mai avrà di diverso dal dire niente qualcuno che inizia una frase con niente


Per oggi concludo con un'espressione d'uso prevalentemente colloquiale:
«Ma anche no» (variante: «Allora anche no»).

venerdì 15 marzo 2019

Cose buone

Detto altrimenti: anch'io penso che Mussolini abbia fatto cose buone: si sarà lavato le mani dopo aver orinato o defecato. Avrà sorriso, amabile e paterno, all'infante che le post ingravidate per la patria gli mostravano a osanna durante le marce fascistiche a celebrazione di. Avrà fatto arrivare i treni in orario (cit.). Avrà mostrato come, in Italia soprattutto, avere l'appoggio della Borghesia e della Chiesa (o meglio: della Chiesa e della Borghesia) sia determinante per raggiungere e mantenere il potere. Con la sua fallimentare strategia di guerra e conseguente sconfitta, avrà contribuito a screditare irreparabilmente casa Savoia e a far diventare l'Italia una repubblica (merito, questo, che gli spagnoli, ahiloro, grazie a quel gran figlio di puttana di Franco, non possono vantare). Sarà morto fucilato ed esposto a testa in giù.

E il fascista eterno chi sarebbe? Il prepotente testadicazzo che, in virtù di qualche potere conferitogli, lo esercita in modo dispotico, rognoso e violento. E per essere tale, a volte, basta essere un dirigente, o un capoufficio, o un capotreno (cit.), o un semplice capofamiglia.

mercoledì 13 marzo 2019

La pietra scartata

La pietra scartata la rincarto
la rimando indietro ad Amazòn
non fanno tante storie con i resi
la soddisfazione del cliente al primo posto

È meglio non sapere che sapere
non avere tanti grilli per il capo
lavorare far di conto e le vacanze
già fissate per il ponte lungo che verrà

Il tempo passa e già non vedo l'ora
che il tempo passi ma per cosa poi
perché l'ora forse non mi sembra mai
l'ora giusta per dire al tempo stop

Più che vita va chiamata sopravvita
quel che scorre sul corpo e la dispone
non è nuda e neanche rivestita
forse sacra ma non facciamone questione

[...]


martedì 12 marzo 2019

Dare la mano

via

All'epoca, neanche troppo tempo fa, bastava farne una, circolare o sussultoria, a Villa San Martino o a Villa Certosa per incassare i soldi dell'assicurazione.

domenica 10 marzo 2019

La giostra della Sinistra

Vado [a] orgoglioso, un paese al centrosinistra dell'autostima, dove nel mese di marzo arrivano sovente i giostrai a installare i loro divertenti macchinari delle primarie, dall'autoscontro al calcinculo, dal pungiball all'attaccati-a-sta-banana.
Io inserisco il coin e gioco, un colpo qui e un colpo là, rido e salto, faccio una giravolta, ne faccio un'altra, guardo in su, guardo in giù, impreco contro la veggente che si rifiuta di farmi le carte perché carta canta; l'Espresso accredita un assegno di fiducia (non in bianco) del people, quale people, quello di Patti Smith o quello della rivista di gossip americana? La seconda che ho detto, al netto della Cuccarini oramai presa all'amo dal richiamo populista, data la sua natura di esca (la pesca al cuccarino).
Orsù, Popolo di Sinistra, risvegliati! Agglutinati nuovamente e rimetti in circolo le tue idee progressiste raccontando la favola bella che ieri ci illuse, che oggi vi illude di poter ridare una speranza di Crescita, Progresso e Sviluppo al Paese (mi raccomando le maiuscole).

Fatta salva un'impressione: a vedere (leggere) la graffiante copertina del satiro che unisce i tre volti carismatici del Sindacalista, del Segretario, del Sindaco, più che un manifesto politico, mi sembra la pubblicità per l'ecologia domestica dell'Informatore Unicoop.

sabato 9 marzo 2019

Le blogger lisant

a Luigi Castaldi, per il quindicesimo anniversario del suo blog.


«Con la sua penna, le philosophe lisant copia passi dal libro che sta leggendo. Questi passi possono andare da citazioni brevissime a trascrizioni voluminose [...]
Questo coinvolgimento totale è la somma dei vari modi di risposta responsabile: marginalia, annotazione sistematica, correzione ed emendamenti filologici, trascrizione. Tutti insieme, essi generano una continuazione del libro che viene letto. La penna attiva del lettore verga un libro in risposta (in inglese vi è un collegamento etimologico pertinente fra reply, rispondere, e replication, duplicazione). Questa risposta può andare dal facsimile - che esprime un accordo totale - e dallo sviluppo affermativo fino alla negazione e alla contraddizione (molti libri sono degli anticorpi contro altri libri). Ma la verità fondamentale è questa: in ogni atto di lettura completa è presente allo stato latente l'impulso di scrivere un altro libro in risposta. L'intellettuale è, semplicemente, un essere umano che legge i libri con una matita in mano».

George Steiner, Nessuna passione spenta, "Una lettura ben fatta", Garzanti, Milano 1997

Uno dei commentatori al post linkato, invita Malvino a fare «un volumone con tutto lo stampato dal 2004 a oggi - commenti compresi [...]», ma:
a) non credo che il tenutario sia d'accordo, anzi: sospetto ch'egli abbia sempre declinato questa ipotesi;
b) la scrittura bloggeristica non ha bisogno del suggello cartaceo per avvalorarsi. Essa non cerca un rifugio editoriale per camuffare la propria natura aleatoria. Anzi, è proprio questa autoconsapevolezza a dare a essa una dignità maggiore di quella di tante (quasi tutte le) pubblicazioni il cui destino è il macero (il blog, infatti, avendo uno scarsissimo impatto ambientale, è assolutamente eco-sostenibile);
c) la scrittura di Malvino è così sorprendente «per densità, proprietà, violenza, vastità di azzurro, per un’umanità intagliata in una parola tutt’ancora umida di terra, e brillante di rugiada, come un’erba spuntata a ridere nel sole, una mattina bella» che lascia tracce nella memoria del lettore in misura maggiore e persistente, molto più dei tanti tromboni di editorialisti e saggisti, scrittori e ufologi che puntualmente scacazzano i loro volumi sugli scaffali delle librerie e dei supermercati;
d) in quale altro luogo diverso da un blog personale, Malvino avrebbe avuto la stessa libertà di pubblicare i suoi capitoli, parola per parola, senza restrizioni¹?

_____________
¹ Le Edizioni Dehoniane Bologna?

giovedì 7 marzo 2019

Legittima difesa



Cammino irrigidito, ma mi sento bene
come se fossi eternamente in erezione

Firenze, via dei Neri, ora di pranzo

Firenze, via dei Neri, alle due di un pomeriggio feriale di un assolato giorno di febbraio. Due ali di folla sui rispettivi marciapiedi attendono in coda, più o meno pazienti, di prendersi qualcosa da mangiare ai due negozi, posti uno di fronte all'altro, dell'Osteria di strada Antico Vinaio che propone panini, schiacciate, taglieri di salumi e formaggi tipici toscani e presa d'assalto da turisti (e forse anche da non turisti) perché altamente quotata su tripadvisor.
Un signore sui sessanta, dal mento largo e dagli occhi strani, da poco uscito da un semi-deserto Museo Galileo, in piazza dei Giudici, con ancora in mente ben impressa l'immagine della famosa reliquia del dito medio dello scienziato, si trova a passare tra le suddette ali di folla e, tra lo stupore e lo sgomento, si toglie il suo Portaluri di feltro e grida:
«Neanche nel Burundi o nel Burkina Faso la gente fa la coda per mangiare, brutti rincoglioniti. Vi siete intrippati il cervello: come se non ci fossero, in ogni angolo della città, posti analoghi dove mangiare e soddisfare le vostre budella tutte concentrate sui vostri telefoni del cazzo; fare la fila di un'ora per una fetta di finocchiona: fareste meglio prendervi a morsi, povere pecore impazzite di già, dimostrazione assoluta di come al genere umano basti niente per diventare gregge. C'è meno fila per entrare agli Uffizi, ma va bene così: prima gli stomaci e poi il culturale. Mi raccomando, però: non lasciatevi scappare rutti davanti alla Primavera».
Il signore sui sessanta non fa in tempo a terminare la sua invettiva che un nerboruto, addetto al servizio coda dell'Osteria, lo agguanta per la collottola e lo spinge via, appunto in direzione degli Uffizi. Le ali di folla, non si sa dire se più stupite o divertite, sicuramente perché non hanno capito nulla delle offese ricevute, riabbassano la testa sui loro telefonini e avanzano, centimetro dopo centimetro, verso la vittoria.

martedì 5 marzo 2019

lunedì 4 marzo 2019

Abbracceo

C'è un Ceo (e solo per via di questa allitterazione accenno qualcosa della vicenda) che è stato costretto a dimettersi perché teneva un comportamento inappropriato coi propri dipendenti: aveva promosso in ditta la «cultura degli abbracci» - abbracciava i dipendenti e li spronava a fare altrettanto - e questo è risultato essere unfit. Ma perché? La nota redazionale non spiega le ragioni e lascia il campo aperto a delle congetture. Le azzardo:

a) il suo comportamento può essere paragonato a quello di un prete che abbraccia i suoi chierichetti; 
b) è stato invitato a dimettersi perché i suoi abbracci erano sempre sotto la cintura;
c) il fatto che elargisse un abbraccio per ogni dipendente non nascondeva un abuso di di posizione dominante, giacché - lui solo - riceveva in cambio una quantità di abbracci pari al numero dei dipendenti della ditta.

[...]

domenica 3 marzo 2019

Talvolta


Se io non fossi io, ma fossi un altro, mi piacerebbe leggere quello che io scrivo?
Mi domandavo questo dopo aver scritto, senza una particolare ragione, il post che precede, sull'appetito.
E rispondo, prendendola larga: è un po’ come quando da giovane mi chiedevo: se fossi una donna, verrei a letto con me? Se, all’epoca, non esitavo un attimo a dirmi di sì, a metà strada tra presunzione massima e un miserevole amor proprio, oggi esiterei eccome e le uniche qualità che potrei vantare sono meno amatorie e più rassicuranti, tipo: non parlo nel sonno, non russo, non faccio peti silenziosi sotto le lenzuola.

Per la scrittura invece è diverso, ho sempre mantenuto un atteggiamento di cautela, non ho oscillato, insomma, dalla presunzione alla titubanza; e alla domanda: se fossi un lettore, leggerei quello che scrivo? posso soltanto rispondere: talvolta.

Io scrivo per me ma non scrivo per me. Non scrivo per me ma scrivo per me. Mi piace l’effetto che fa vedere una pagina scritta resa pubblica (nel confine limitato di un blog marginale non sponsorizzato non indicizzato) per diventare, dopo che è stata pubblicata, pubblico lettore io stesso.

E vedere una parte che era in me, fuori di me. Ma quanto era in me qualcosa che prima di diventare scrittura non era? Il pensiero, la prefigurazione, il ragionamento assonnato tra i baffi che cosa sono, in fondo, prima che siano, prima che diventino qualcosa di tangibile, nel mio caso, sotto forma di post? Scrittura in potenza? Un’espressività che non vuole reprimersi, trattenersi, e anzi: vuole uscire, venire sulla pagina? Pornografia?
Sfogarsi? Può darsi.

Ne traggo godimento? Ecco la domanda giusta, alla quale non posso che rispondere: talvolta sì.

Ecco perché, da bravo onanista, non smetto di farmi le seghe di una pagina. O anche mezza.

sabato 2 marzo 2019

Bon appétit

Le rare volte che sono invitato a un banchetto, sappiate, sono uno che mangia poco, sono più parco che porco nei confronti delle copiose pietanze che si presentano al cospetto degli astanti, e se uno o una mi dice «Come mangi poco, sei a dieta?», gli o le sputo metaforicamente nel piatto, perché mi sono rotto i coglioni di giustificare ogni volta quanto e cosa mangio e quanto e cosa non mangio, non mangio un cazzo, sono lèrcio, come diceva mia mamma, non in senso proprio, bensì col significato che, sin da piccolo, io schifavo ogni tipo di cibo, tranne il latte, che non bevo più da anni, peraltro, e tutte le volte facevo storie per mangiare quello che si presentava in tavola, ho sempre fatto penare tutti coloro che si prendevano la briga e la cura e gli affetti di offrirmi affettati, fette di mortadella o prosciutto o formaggio o panettone, mangiateli voi che tanto mi basta poco, preferisco stare digiuno anziché ingozzarmi con mortiferi viveri cateringherizzati, sono fatto così, è il metabolismo, il meteorismo, la digestione difficile, il rapporto viscerale con le viscere, aver prima subito, poi presentito e infine scoperto (per quanto sia in grado, da profano, di scoprire), come una rivelazione, la connessione tra cervello e intestino, la differenza tra pensiero libero e pensiero costipato, e dunque, ripeto, non insistete, non forzatemi a mangiare, anzi, mangiate e bevete tutto voi, nella vecchia e mortale alleanza tra la vita e la sussistenza.

Ho fame. Cosa c'è da mangiare?


mercoledì 27 febbraio 2019

Panni da lavare

[Perché scrivo questo post? Per appuntarmi certi discorsi, tendere fili per stenderci alcune impressioni politiche...]

1.
Uno dei principali errori, forse il principale ma lasciamo stare le classifiche, che il Movimento Cinque Stelle, nell'attuale esperienza governativa, compie, è quello di credere possibile governare il Paese mantenendo lo stesso piglio antisistema di prima, quando - piovuti dal cielo del blog di Grillo - erano all'opposizione. Adesso che sono nella stanza dei bottoni, si divertono a gingillarsi con le asole, scoprendo i fianchi dell'espressione geografica, come se l'Italia non avesse già dato prova nella sua storia di puttaneggiare col e poi girare il culo al vincitore di turno.

2.
In Sardegna esultano i vincitori appartenenti alla coalizione di Centrodestra. D'altra parte hanno concorso e sono arrivati primi con quarantasette e rotti per cento. Bravi. Ma qual è stata la percentuale dei votanti e quale quella degli astenuti? Hanno votato il 53 e rotti per cento degli aventi diritto. Dunque quasi il quarantasette per cento non sono andati a votare. Domanda: è più numeroso il quarantasette per cento dei votanti del Centrodestra o il quarantasette per cento degli astenuti? I primi che cantano vittoria, o i secondi che, in silenzio, ridono o fanno gli indifferenti? Ma poi - onestamente - chi ha diritto di cantare vittoria oltre a chi trarrà un diretto, sostanziale beneficio da essa (presidente, assessori regionali, vincitori di prossime commesse, qualche assunto raccomandato in regione...)?

3.
E che dire di quelli che si credono a galla del Pd? Oggi è un giorno fortunato:




P.S.
Il titolo è preso da questa canzone.

lunedì 25 febbraio 2019

Una provvida stroncatura

Tra le tante, troppe cose che non ho letto, ce n'è una di cui non ero affatto orgoglioso, anzi: me ne vergognavo un po', dato l'ampio consenso  della critica, del pubblico, dei media in generale, che, in modo pressoché unanime, ne lodano l'opera e inseguono le vicissitudini quasi eremitiche e oracolari dell'autore, considerato dalla vulgata un genio e i suoi romanzi un must imprescindibile.

Devo ammetterlo: stavo per cedere, quando, improvvisa come una lavata di viso benefica che schiarisce le idee, è arrivata una provvida stroncatura, che mi ha confortato e offerto - per quel che mi riguarda - una valida conferma a un mio pregiudizio, o presentimento, quello di essere in presenza di un guitto.

- Come sarebbe a dire? Non hai letto niente di Houellebecq?
- A parte qualche paragrafo o giro di frase, no.
- E ti basta una recensione a convincerti che è preferibile non leggerlo?
- Sì. Mi basta poco. Mi avvalgo della facoltà insindacabile di evitare di conoscere nel dettaglio tutto ciò che si presenta alla mia attenzione con un ronzio.
- Suvvia, non fare lo schifiltoso. Al limite, leggerlo potrebbe risultare un ottimo fertilizzante.
- Sei più acuto di Nicola Lagioia.
- [con tono faulkerneriano] Al Salone! Al Salone!

sabato 23 febbraio 2019

Un dramma radiofonico

«Basta parlare di ebrei... Dovete fare cultura, non politica». Ascoltatore di Radio Tre

«Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola». J.Goebbels

Dato che la Lipperini e Sinibaldi sono dei miti, datela a me la direzione di Radio Tre.
____________________

A partissima.

1. Il fatto che l'Italia detenga uno dei più ingenti patrimoni artistici e culturali del mondo non dimostra forse che l'Italia è una cosa e gli italiani un'altra?

2. «Dopo il Lager il lavoro, anzi, i miei due lavori (la chimica e lo scrivere) hanno avuto, e tuttora hanno, un'importanza fondamentale nella mia vita. Sono convinto che l'uomo normale è biologicamente costruito per un'attività diretta a un fine, e che l'ozio, o il lavoro senza scopo (come l'Arbeit di Auschwitz), provoca sofferenza e atrofia». Primo Levi, Conversazione con Philip Roth, da P. Roth, Il mestiere dello scrivere, Einaudi.

3. «L'uomo pensa. Dio ride». Proverbio ebraico.

venerdì 22 febbraio 2019

Mangiate e bevetene tutti

Sebbene molte di noi abbiano l'illusione che le sbarre siano aperte, noi pecore siamo da tempo volontariamente rinchiuse in una parte d'universo web, sicché non ci dobbiamo meravigliare se il padrone della tenuta fa un po' come gli pare con noi che pascoliamo bit in campo bianco con lo sfondo blu.
Ci piacciono le tette? E grandi quantità di décolleté avremo.
Ci piace la filosofia? E allora compriamoci questa maglietta con la faccia e una frase di  Nietzsche o di Platone.
Ci piacciono i nazisti dell'Illinois? E allora abbeveriamoci alla fonte di Goebbels, Himmler e Mengele.

Se poi qualcuno farà notare al pastore che non si dà erba cattiva da mangiare al proprio gregge, lui - pacifico e innocente come la croce - dirà che la colpa è nostra, dei nostri gusti, che il concime del suo campo bianco con lo sfondo blu sono i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre intenzioni. Tutto si genera automaticamente. Anche la catastrofe.

giovedì 21 febbraio 2019

La terra era bassa

«La sproporzione è clamorosa: per ogni euro di spesa in prodotti agroalimentari freschi - svela uno studio di Coldiretti - soltanto 22 centesimi finiscono nelle mani di chi ha zappato la terra e colto i suoi frutti.» [via]

Chi ha zappato la terra?

Vediamo

[*]
Anche se i valori sono di qualche anno fa, più o meno oggi, nel 2019, i valori saranno i medesimi. Solo il 4% della popolazione è attiva nel settore primario. Bene. Tra costoro, quanti zero virgola zapperanno ancora?
Nel settore primario, l'automazione (il capitale costante) è da tempo predominante. E meno male! Merito della scienza e della tecnica agricole e dell'allevamento. E (anche) grazie a esse che le tavole d'occidente risultano ancora (nella maggior parte dei casi) imbandite. Questo cosa vuol dire? Semplice:
«Maggiore è il perfezionamento tecnologico, più il numero di operai e addetti richiesti per la stessa quantità di produzione è minore. In altri termini, si eleva la composizione tecnica del capitale.» Olympe de Gouges
Ma questo, purtroppo, lo studio della Coldiretti non lo rivela, anzi. Debitamente tace il fatto che, pochi che siano, quanti dei 22 centesimi vanno al capitale agricolo e quanti alla vera e propria forza lavoro agricola (braccianti e zappatori).

Dire che «la grande distribuzione beffa i contadini» è un ennesimo tentativo di nascondere che cosa realmente si fa beffe dei contadini, degli operai, degli impiegati, di tutti i lavoratori di ogni settore economico: il capitalismo tout court. 

Immaginiamo che la sproporzione clamorosa sia clamorosamente proporzionata e che il governo stabilisca per decreto che nelle mani del capitale agricolo finiscano 44 centesimi. 
Dove pensate che la grande distribuzione vada a recuperare i mancati guadagni?

Nessuno prende mai in esame il fatto che, dato lo sviluppo generale delle forze produttive, si potrebbe ragionevolmente svincolare l'agricoltura e l'allevamento dalla logica del valore, giacché l'alimentazione è un bene primario imprescindibile, subito dopo o insieme alla respirazione.

- Ma come, nessuno ti ha avvertito?
- Avvertito per cosa?
- Che sarà messa in vendita anche l'aria.

_____________________
[*] Già alla scuola primaria e secondaria di primo grado si insegnano queste cose.

lunedì 18 febbraio 2019

Mi tocca

Delle implicazioni distopiche presentate dalla lettura di questo articolo, lascio parlare persone più competenti di me. Che il capitalismo (dispotico o democratico) miri allo sfruttamento massimo e al controllo capillare della forza lavoro rientra nella natura delle cose: perciò, la diffusione di dispositivi digitali atti al conseguimento degli obiettivi previsti sarà inarrestabile. Forniremo ai datori di lavoro informazioni anche su quante volte andremo di corpo al giorno - e come, acconsentendo, naturalmente, al trattamento dei dati personali (clicca qui).

Ma al momento, sarò ingenuo, la cosa mi rivolta poco lo stomaco. Di più, invece, quello che le foto sotto riportate mostrano:


L'atteggiamento padronale del datore (prenditore) di lavoro; la sua untuosa magnanimità; la benevolenza interessata; il palpeggiamento analogo a quello dell'allevatore che controlla la muscolatura dei vitelli. In breve: l'esistenza di classi sociali e la disparità socioeconomica tra individui che ne consegue. E che questo non scandalizzi le coscienze (dei lavoratori, dei subalterni in generale), anche fosse soltanto per lanciare un hastag di ribellione simile a quello del metoo¹.

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¹ Verrà un giorno che tali atteggiamenti padronali saranno considerati alla stessa stregua delle violenze di Weinstein?

domenica 17 febbraio 2019

Richieste di amicizia

Alla battuta "punto 1", manca un "non" prima di avresti.

Se poi a scrivere, anziché Michella (o Michello), ci fosse stato veramente un gatto¹, chiedo prima di tutto scusa all'Ente Nazionale per la Protezione degli Animali e poi li sprono, loro e il WWF: che vadano a salvarlo! Quante patte aperte avrà avuto la disgrazia di vedere?

Excusatio non petita.

Saltuariamente, arrivano richieste di amicizia fasulle alle quali non do alcun peso perché provenienti da donne con nomi stranieri e, in questi casi, senza che mi si accusi di leghismo o sovranismo, ho da sempre tenuto chiusi i porti.
Oggi, invece, seppur ad armi spianate, li ho aperti perché, a parte la doppia elle del nome, il cognome è uguale a quello di una mia collega e, in più, il presunto cassiere single, portava in dote due amici in comune con me, uno dei quali stimato collega. Sicché sono andato a vedere...
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¹ Mi avesse detto una (bella) topa, ci sarei cascato.

Al limite le crescerà la barba

Ammesso e concesso (e concediamo, una volta tanto) che il sovrappiù di testosterone della atleta sudafricana, Caster Semenya, sia dovuto esclusivamente alle sue caratteristiche fisiche naturali, qualora la IAAF le imponga di prendere farmaci per abbassare il livello di tale ormone, saremmo in presenza di doping all'incontrario? Forse sarebbe meno discutibile (e forse auspicabile) che, oltre alle donne e agli uomini, fosse inaugurata un'altra categoria di gare. Se poi all'inizio stravince tutto la Semenya, pace. Ne faremo una leggenda.

sabato 16 febbraio 2019

Capetti si nasce

«Nell'opera da oltre 200 pagine»...
È altamente probabile che tale libro possa essere considerato un'opera perché somma di numerosi discorsi a pera.

Cogliamone uno:
«"il suo [di Federica Mogherini] impatto sulla politica estera europea è stato purtroppo prossimo allo zero su tutti i dossier più importanti"»
Nell'opera da oltre duecento pagine c'è scritto chi ne promosse la candidatura?

Ma veniamo al punto: perché Matteo Renzi reclama tanta attenzione estera e tanto si prodiga per arruffianarsi la gente che ancora conta qualcosa sui banchi del potere?
Semplice: perché mira, spudoratamente, a ricevere un'investitura di prestigio di quale che sia organismo o ente internazionale (o continentale). In fondo, ha sempre presieduto qualcosa, fin da quando era un giovane invecchiato sui banchi della presunzione; mentre adesso, il grigio scranno da senatore gli sta stretto (ricordiamoci che ha da pagare il mutuo). 
Ma dico io: perché perseverare nella politica? Non potrebbe seguire il mirabile esempio di Gerhard Schröder?

venerdì 15 febbraio 2019

Meglio di una canna

Per quel che vale
Io ho firmato e voi fate come vi pare.

P.S.
Questa è, dopo quella della liberalizzazione dell'uso legale della cannabis, la seconda petizione che firmo, ma questa mi sballa di più.

giovedì 14 febbraio 2019

Eurotropismi

Del fatto che Verhofstadt (complimenti per il suo italiano) abbia dato del burattino a Conte, ho da obiettare due cose: a) dacché un burattino non può essere mosso contemporaneamente da due mani appartenenti a due persone diverse (in questo caso: le mani di Di Maio e Salvini), il termine più corretto da usare sarebbe stato marionetta; b) per quanto legittime le critiche rivolte dal capogruppo dei Liberaldemocrati al Parlamento europeo al nostro Presidente del Consiglio, opportunità avrebbe voluto che, dato che il suo discorso è stato introdotto dal Presidente Tajani, Verhofstadt si fosse dapprima rivolto a costui affibbiandogli un congruo epiteto[*] per le "patriottiche" dichiarazioni di Basovizza.

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[*] Chiedo venia ma, al momento  la mia debole immaginazione suggerisce soltanto epiteti passibili di querela.

lunedì 11 febbraio 2019

Tribuna politica

Da una corretta analisi del voto alle regionali in Abruzzo, estraggo il capoverso finale:
«Gli iscritti ad esercitare il diritto di voto erano 1.211.204, gli elettori che lo hanno esercitato sono stati 643.287, con un calo in termini assoluti sia rispetto alle precedenti politiche (786.533) che rispetto alle precedenti regionali (745.865). Le schede bianche sono state 6.057 e quelle nulle 12.679, calando rispetto alle precedenti politiche (rispettivamente 9.277 e 17.118) ed alle precedenti regionali (rispettivamente 25.122 e 29.251).»
Si dirà: l'astensionismo è una questione fisiologica delle democrazie mature. Forse che la democrazia stessa è caduta dall'albero come una nespola? Non per negare il dato che il centro destra e, soprattutto, la Lega abbiano vinto le elezioni. No. È semplicemente per notare che, se non si confrontano i numeri in dote del vincitore, con il numero complessivo dei non votanti, si fanno dei lillipuziani dei giganti. 

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Io, come non mi capacitavo di Berlusconi, figuriamoci se mi capacito di Salvini.

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Chi sarà il primo boccaperta a chiedere a Mario Draghi - un minuto dopo che gli sarà scaduto il mandato alla Bce - di salvare la patria? Orfini, che intanto firma il manifesto di Calenda a nome del Pd?

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Un gruppo politico scozzese ha lanciato una proposta radicale e pragmatica: una settimana lavorativa più breve (quattro giorni). Quanto sarebbe opportuno che un partito cosiddetto progressista la potesse fotocopiare (oltre ad altri consigli: vedi qui) e proporre anche da noi, in Italy.

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La dichiarazione di Tajani a Basovizza dimostra solo una cosa: che gli italiani, una gran parte degli italiani, non ha fatto, non vuole fare i conti con la storia, perché la storia racconta che hanno torto marcio e a loro non va giù sentirselo dire

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Il presidente Mattarella è stato invitato oggi a Firenze a inaugurare il tratto di tranvia che collega la stazione all'aeroporto. Che evento. Chissà chi inviteranno i fiorentini quando riusciranno a togliere dalle palle tutte le macchine dal centro, tutte, elettriche comprese. Dio?

domenica 10 febbraio 2019

Oh, Sheep

1. «I pastori sardi chiedono che il latte di capra e di pecora – venduto prevalentemente all’industria casearia – venga pagato di più ai produttori e sostengono che i grandi produttori di formaggi si siano accordati per fare abbassare i prezzi del latte. Il prezzo di 60 centesimi al litro che viene pagato in queste settimane ai produttori di latte – dicono gli allevatori – non è sufficiente a coprire le spese di produzione e per questo in molti hanno deciso di buttare via centinaia di litri di latte, piuttosto che venderlo sottocosto». 

2. Gli operai e i dirigenti della RWM chiedono che le bombe a grappolo e le mine antiuomo - vendute prevalentemente all'industria bellica dei paesi arabi - siano pagate di più ai produttori e sostengono che i grandi distributori di armamenti si siano accordati per fare abbassare i prezzi degli esplosivi. Il prezzo di X euro a bomba che viene pagato in queste settimane ai produttori - dicono gli operai - non è sufficiente a coprire le spese di produzione e per questo in molti hanno deciso di buttare e quindi far esplodere per strada centinaia di bombe, piuttosto che venderle sottocosto. 

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Il fatto che, purtroppo, l'industria bellica non conosca crisi, spero non veli la nuda assurdità del modo di produzione capitalistico. Dato lo sviluppo delle forze produttive, quasi tutto, oggi, potrebbe essere prodotto sottocosto, affinché tutti (e non solo pochi) godano del prodotto sociale complessivo.

Nella Critica al programma di Gotha si può leggere:

«In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e corporale; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo generale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle ricchezze sociali scorrono in tutta la loro pienezza, - solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: - Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!» 

Ma attenzione: come Marx stesso spiega più avanti, non è una questione di distribuzione, bensì di produzione, di come, cioè, si produce e di cosa si produce.

«La ripartizione dei mezzi di consumo è in ogni caso soltanto conseguenza della ripartizione dei mezzi di produzione. Ma quest'ultima ripartizione è un carattere del modo stesso di produzione. Il modo di produzione capitalistico, per esempio, poggia sul fatto che le condizioni materiali della produzione sono a disposizione dei non operai sotto forma di proprietà del capitale e proprietà della terra, mentre la massa è soltanto proprietaria della condizione personale della produzione, della forza-lavoro. Essendo gli elementi della produzione così ripartiti, ne deriva da se l'odierna ripartizione dei mezzi di consumo. Se i mezzi di produzione materiali sono proprietà collettiva degli operai, ne deriva ugualmente una ripartizione dei mezzi di consumo diversa dall'attuale. Il socialismo volgare ha preso dagli economisti borghesi (e a sua volta da lui una parte della democrazia), l'abitudine di considerare e trattare la distribuzione come indipendente dal modo di produzione, e perciò di rappresentare il socialismo come qualcosa che si aggiri principalmente attorno alla distribuzione. Dopo che il rapporto reale è stato da molto tempo messo in chiaro, perché tornare nuovamente indietro?»

Sciaguratamente, siamo tornati molto indietro. Ciò che era stato messo in chiaro, è stato offuscato. Forse però la lotta, d'accordo giustificata epperò retrograda, dei pastori potrebbe far trapelare qualcosa.

sabato 9 febbraio 2019

Signora Lia

Come se fossi una sentinella della Nasa che sorveglia la caduta di possibili meteoriti, faccio varie piroette per difendermi dall'invasione periodica degli eventi: mi tappo le orecchie, devio lo sguardo, cambio discorso e canale, scorro rapidamente la barra laterale delle pagine web, fischietto Stravinskij. Tuttavia, contrariamente alla suddetta sentinella, non svolgo tale missione di sorveglianza altro che per me: lungi da me la pretesa di biasimare e quindi giudicare chi non sente la necessità di adottare una simile barriera anti-notizia e che, anzi, volentieri si fa bombardare il sistema nervoso dai duetti delle cariatidi (ahimè, qualche bruscolino passa lo stesso) con il volto siliconato.

Scrive Pascal:
«Divertissement. Les hommes n'ayant pu guérir la mort, la misère, l'ignorance, ils se sont avisés, pour se rendre heureux, de n'y point penser». (Pensées, 133-168
Non che io sia contrario al panem et circenses, no. Mi dà solo da pensare il fatto che, anno dopo anno, decennio dopo decennio, (secolo dopo secolo? L'Italia come repubblica millenaria), una settimana all'anno si tributi mediaticamente tanta attenzione su una manifestazione canora di merda.

Signora mia.

giovedì 7 febbraio 2019

I sensi cantati

Bancarella di donazioni librarie di basso conio, situata presso supermercato ove abitualmente faccio spesa. Mi soffermo e, tra trante Steel, Grisham e Connelly, l'unico titolo che trovo degno d'attenzione è questo



Apro pagina a caso, lo giuro: a caso. Mi sono guardato intorno peggio che se avessi avuto tra le mani l'ultimo libro di Fabrizio Corona.

martedì 5 febbraio 2019

Google -

Vedo sfuggirmi. Tipo fossi Google +. E mi chiedo: prima di sparire, di lasciarsi morire d'aprile (dicono dalla base che già da ieri non avrei potuto utilizzarlo e che il 2 aprile - perché non il primo così per celia? - tutto sarà chiuso ed eliminato e chissene tanto non l'ho mai considerato più di tanto il G+) non sarebbe stato meglio vivere per un po' da Google - ? Tipo me, Luca - (meno... il can per l'aia) da tempo, una vita - che vita! - che il tempo passato lo vedo lontano, da una certa altezza, o bassezza, non metaforizziamo troppo sennò perdo l'uditorio - e insomma, Luca il minus habens sotto certi aspetti perché - perché? - non so perché, perché sono un idiota a stare qui a sbattermi senza concludere niente? Senza uno scopo? Senza scopo? Mi vengo in faccia da egregio segaiolo che sta qui a sbattersi (avevo promesso di non metaforizzare troppo e non ho mantenuto) (man tenuto ferma) (sembro Sanguineti a Parigi che conta quanti gatti sono grigi e quante coppie di tette hanno le parigine). Suvvia! Stoppati! È bello però stare qui. Mi dà conforto. Mi fa sentire - lo dico con somma presunzione - come Patrizia Cavalli dopo che ha scritto una poesia. 

È inutile fare sforzi
diventare più adulti più maturi
interessarsi alle tante sorti
del mondo nei giornali
e intanto guardare con sensi approssimati
scomparse e ricomparse
dentro e fuori e i minuscoli regali
della memoria inacidita
nelle scatole e nelle scatolette.¹

È bene che l'intelligenza (il minus habens) (o quello che) si dispieghi (ho disposto così). Nel cassetto ci starà o sparirà perché magari un giorno Google deciderà di far morire anche Blogger. E io non avrò di pubblicato alcunché. Io che non mi sono peritato di alcun backup (o almeno, di pochissimo). Oh, bella piattaforma bloggeristica non mi lasciare nell'oceano del nulla, almeno, se proprio devi, diventa rifiuto e aggregati al Plastic Trash Vortex (tanta roba: ho riconosciuto una mia Ferrarelle).

Ma io amo. All'amo. E anche. Io sono un uomo (se questo). Praticamente una cosa.

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da Il cielo, Einaudi, 1981


domenica 3 febbraio 2019

Come fare poesia?

Si chiede Fabio Galli (editorialista del Gruppo Alfabeta 2). Lui dà la sua risposta (che non linko, è su facebook), e anch'io provo a dire la mia, in dieci punti:

1. andando a capo ogni tanto;
2. guardandosi allo specchio e non vedersi.
3. con l’impressione di comunicare (farsi mangiare: sacramento!);
4. respirando (la polvere dell’auto che ti porta via);
5. con brevità e sospensione;
6. andare in vacanza nel luogo comune, per es. Pisa, e fare una foto facendo finta di sostenere la Torre e vergognarsene;
7. da innamorati o da incazzati a mente fredda;
8. con urgenza e l’intestino libero;
9. con la presunzione che saremo in due a leggerla
10. applaudendo con una mano sola.

Far credere

Su Facebook, tramite Riccardo Bellofiore (ordinario di economia all'Università di Bergamo) ho trovato questa notizia riportata da Mauro Gallegati (anch'egli professore presso l'Università Politecnica delle Marche)
Sotto riporto il commentino che ho depositato in quella pagina.

Chi fa credere? Il 20% degli italiani? Oppure: chi detiene i mezzi d'informazione fa credere che...? Nello specifico: quanti dell'80% degli italiani che credono che la colpa sia dei migranti fanno parte del 20% benestante e quanti invece sono "proletari"¹? Insomma, anziché semplicemente pubblicare delle statistiche, sperando che esse da sole bastino a scuotere le coscienze, sarebbe meglio spiegare che, tali dati, non sono una questione di "credenza" o di "fede", ma delle condizioni che determinano la riproduzione sociale ed economica. Dato che è oggettivamente (e storicamente) improponibile far "credere" ai proletari che sia sufficiente l'assalto alla diligenza borghese (il 20% dei benestanti che se la spassa) per ottenere giustizia sociale e prosperità economica diffuse (almeno: nessun partito è più capace di convogliare nelle masse tale credenza), allora - visto che, ahinoi, nessuna critica radicale del capitalismo fa presa nella coscienza sociale - è chiaro che per sedurre il proletariato sia sufficiente qualche imbonitore (populista o sovranista e anche un po' razzista) che non promette più il sol dell'avvenire, ma un semplice riempimento del «tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia» e tale promessa - urlano o cinguettano i sovran-populisti - sarà mantenibile solo coi porti chiusi. 
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¹ Con proletariato intendo, credo marxianamente, tutti coloro che per vivere (sopravvivere) devono (o dovranno o hanno dovuto) vendere la propria forza lavoro in cambio di un salario. 

sabato 2 febbraio 2019

L'oroscopo del giorno prima

Riguardo alla supercazzola venezuelana, per ovvie ragioni onomastiche, tra Maduro e Guaidò sarebbe preferibile lo scappellamento a "sinistra".

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L'ex presidente e l'ex direttore generale di Banca Etruria sono stati condannati a cinque anni di carcere con il rito abbreviato. E chiedo: i ministri Salvini e Bonafede andranno a tradurli in carcere personalmente?

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Ho visto arance tarocco a più di due euro al chilo.

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Segretaria bresciana licenziata perché passava molte ore su Facebook al lavoro, assunta da Facebook e licenziata perché passava molte ore su Facebook al lavoro.

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Conte: «Il 2019 sarà bellissimo». Era una poesia.

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Gli Stati Uniti si ritirano dal trattato nucleare sulle armi. Speriamo che decidano di spararsele sulla Luna.


giovedì 31 gennaio 2019

Lo so del mondo e anche del resto

Ero stanco di Tutto, detersivo anticalcare, sgrassatore, disinfettante. Cambiai marca, misi la quintana e mi recai a Foligno.
- Buongiorno Angela, che cosa mi racconti della tua gioventù selvaggia, adultera e sacrilega?
- Mi fece diventare santa.
- Fosti una trap italiana ante litteram.
- Ebbi mentori migliori e minor possibilità di diventare un oggetto mimetico. Tanti giovani oggi sbavano dietro a personaggi di dubbia non dico moralità, che sarebbe il meno, ma di indubbia e assoluta melensaggine intellettuale, privi come sono di lateralità, tutti concentrati sul mantra occidentale della mercificazione degli istanti, foto di sé compresi, compiacenti.
- Una bella tirata.
- Fui mistica non a caso.
- In attesa della misticanza.
- Purga di malva.

Presi il primo treno disponibile per Terontola ed ebbi modo. Mi incontrai. E non lessi niente durante il tutto sommato breve tragitto. Pensai e basta, anche alle tette di una viaggiatrice casuale più di me, pensatrice meno, giacché lesse tutto il tempo un romanzo di De Carlo, Due di due, uguale. Bene.
Arrivai. Me ne accorsi quando un raggio di sole lacustre si franse sulla punzonatrice del controllore. Trasecolai sul Trasimeno perdipiù. Mi divisi: lo spirito continuò il viaggio verso nord con la lettrice, il corpo scese e prese la corriera. La Chiana mi chiamava, con l'andamento maestoso dei suoi paesaggi coltivati e il puzzo dei pesticidi spruzzati di fresco. Mi chiesi se tutto questo aveva un senso. Ogni tanto mi facevo domande retoriche da solo per darmi un contegno. Cantai una canzone a caso, forse questa. Mi dissi bravo. Venne sera.

lunedì 28 gennaio 2019

Moderato io?

Da un po' di anni questo blog pratica una politica (politica?) di moderazione dei commenti.
Iniziai quando qualche legislatore carciofo impose una norma che prevede che, qualora taluno si ritenesse offeso dai commenti di talaltro pubblicati nel blog, passibile di querela sarebbe non l'autore del commento, ma il tenutario del blog. 
Tuttavia, non è questa la vera ragione della moderazione dei commenti perché, se ho capito bene la regola, se un commentatore, anonimo o no, offendesse qualcuno, il blogger avrebbe un certo margine di tempo per cancellare il commento pubblicato senza ricorrere in denunce o sanzioni e io raramente salto un giorno senza visitare la mia pagina.

Il solo motivo per cui ricorro alla moderazione è questo:

All'inizio lo spam si depositava su vari tipi di post. Adesso si concentra soprattutto su uno: Cane capitaleE non so capire perché. Forse perché una volta, per sbaglio, ho cliccato su pubblica e questo ha aperto una breccia nei cuori dei rompicoglioni? Ma anche non fossero singoli individui anonimi, bensì una sorta di generatore automatico di cazzate quasi sempre in inglese (sporadico in spagnolo, raro in russo, rarissimo in italiano), perché il cervello elettronico che le produce non è così intelligente da distribuire e quindi camuffare più equamente gli sputi in forma di complimenti?

Ma adesso basta: sebbene in ritardo, colgo l'occasione della chiusura dei porti del patrio suolo, per aprire quelli miei, sotto l'egida della buoncostume. Orsù, commentate liberamente... e saggiamente. Beninteso, le teste di rapa e di cazzo non sono gradite. 

domenica 27 gennaio 2019

sabato 26 gennaio 2019

Il giorno prima della memoria

Nell'imminenza del giorno della memoria, vorrei ricordare un crimine contro l'umanità avvenuto in terra israeliana pochi giorni or sono, perpetrato da israeliani stessi.


Dei coloni, coi loro Land Rover con le loro Toyota, sono andati a visitare un boschetto di ulivi d'un signore palestinese e gliel'hanno ridotto così, come foto e servizio mostrano, marchiando anche il territorio con una Stella di David rossa disegnata su un sasso. Bravi.
E hanno fatto questo tre giorni prima della (o del) Tu Bi Shvat, la festa ebraica degli alberi; quale miglior modo, nevvero... o forse, i non gentili, volevano cortesemente anticipare la potatura primaverile?

L'ulivicoltore palestinese, il signor Abed al Hai Na’asan, mette da parte le frasche per la domenica delle palme.
Oh, Sion, Sion! Farti colonizzare da siffatte testedicazzo è poco simpatico, non?

E siccome io, modestamente, non ho bisogno del giorno della memoria per ricordarmi della persecuzione e del genocidio degli ebrei, ché mi sarebbe piaciuto essere ebreo, anzi: io che mi sento ebreo dentro (e non importa citi i santi numi ebraici verso quali va la mia smisurata devozione), io che non solo difendo il diritto di Israele ad esistere, ma persino ad invadere l'Arabia Saudita, credo che questi episodi di violenza e prevaricazione offendano la memoria stessa degli ebrei perseguitati dal nazismo, perché sono gesti nazisti essi stessi.

Quindi, o Yahweh, la prossima volta che quei marrani verranno al muro del pianto a lasciare foglietti con le loro preghiere, o Elohim, fa cadere mattoni sulle loro testedicazzo. Amen.