venerdì 20 settembre 2019

In questo mondo di ladri

Indubbiamente, è una vergogna che Sozzani (bel cognome) sia stato salvato dai propri onorevoli colleghi. Tuttavia, fossi un giornalista forcaiolo, sarei stato un po' più cauto e non avrei usato una simile pietra di paragone tra povero ladruncolo di bottiglie e il politico che pare abbia ricevuto un finanziamento illecito di 12 mila euro; o perlomeno: avrei specificato che tipo di bottiglie, perché un conto è se il ladro ha sgraffignato due bottiglie di spuma al cedro, e un altro è se ha rubato due bottiglie di Romanée-Conti.

In fondo, per i taccheggiatori, la galera non pare sia prevista.
[via]

«È successo martedì 17 settembre: sul posto sono intervenuti i carabinieri di Calenzano, allertati dalla vigilanza privata del supermarket. L’uomo è stato denunciato per furto: tuttavia, vista la particolare tipologia di merce oggetto dell’interesse dell’uomo, il pm di turno della procura di Firenze ha ritenuto di non chiedere per lui gli arresti.»

giovedì 19 settembre 2019

Bachi da sego

È il giorno degli improbabili assensi al vuoto politico, al potere impotente di potere di fronte al volere della volontà, alla sarabanda intristita di figuri che non hanno altra preoccupazione che preoccuparsi dei destini e non degli intestini degli italiani, perché - essendo stronzoni di natura - sanno di essere facilmente evacuati e allora si accaniscono a costipare, a occludere, a produrre blocchi politici che chiamano in causa purghe a voce di popolo, lassativi lavativi che magari facessero andare di corpo, macché, anche loro a costipare il transatlantico - e l'unica speranza è il vomito bulimico, sì che alla fine niente resti degli avanzi, dei disavanzi, delle indigeste facce di cazzo mencio che architettano delle costruzioni politiche insensate che mirano a occupare il vuoto lasciato al centro, circa trent'anni fa, dalla fine della DC, perché per loro è sempre valida la massima «al centro c'è un buco, ch'è quello del culo», e le suddette facce non si sono accorte che il buco si è andato via via riempendo a forza stronzate prodotte da una prassi sempre più invereconda e incentrata su degli ego che si credono giganti e invece sono dei bachi da sego.

martedì 17 settembre 2019

Italia morta

Italia morta: di sonno, di fame, di voglia di fica o di cazzo, di così va il mondo, di caldo, di azzurro e di merda che fanno pendant.

Italia morta: prendo la tessera del Pd?

Italia morta: guardavo un documentario americano sui buchi neri e speravo.

Italia morta: è molto bello morire da Trieste in giù.

Italia morta: la ripresa, la ripartenza, la finanziaria, 

Italia morta: sulle rive dell'Arno, una casa col mutuo pesante, i figli che studiano, le madri che invecchiano.

Italia morta: perdendo a carte, o vincendo, ch'è uguale. Bello solo bere dopo con chi si è perso.

Italia morta: nei cimiteri la salvezza. Niente fiori, ma sampietrini o molotov (quest'ultime, per i fuoci fatui).

Italia morta di musica, di poesia, di salcazzo che.

Italia morta: please, visit our dead country.

Italia morta, pietà.


domenica 15 settembre 2019

Jack Ma

Continuare a essere qui, sforzarsi anche con poche frasi smozzicate, perché? Perché non fumo. Se fumassi, forse, potrei smettere. Ma pare che il fumo faccia male, mentre lo scrivere no. No? È faticoso, non è faticoso, è un sforzo, è una liberazione, una costrizione, forse. «È tutto un complesso di cose che fa sì che io mi fermi qui». Almeno sapessi suonare come Marino che ha smesso (almeno non ne parla quasi più). Almeno parlassi o leggessi di più. Fossi più mondano, mi mondassi, mi mandassi a: insomma, per farla breve, per farla franca, per dirla tutta, dovrei accontentarmi di ripetere quanto già detto e la smettessi una buona volta con la smania di originalità. Finalmente dire le cose come stanno: tutta la noia che c'è in me, trasporla qui, senza sforzo, come a rileggersi e trovare che non ho detto in pratica niente, senza dare dello stronzo a nessuno: purtroppo, abito lontano da Pontida.

sabato 14 settembre 2019

Dello sfinimento

Egon Schiele, Composition with Three Male Nudes, 1910, Leopold Museum, Vienna

Sfinirsi: andare aldilà della fine, disfatto o fatto finito, perché preso da sfinimento. Cosa vedi oltre la linea che traccia la fine? La sfinitezza? O l'infinità moltiplicata per zero? Senza punto di riferimento sentirsi sfinito, gettato là nello spazio più vuoto del vuoto, roteando come un'astronauta che si stacca dalla base spaziale e si allontana verso un punto perduto laggiù. E, infine, come in una pausa infinita che finisce, riprendere quota in vista di un vuoto maggiore del vuoto più vuoto, fino alle fine, a sfinirsi di vita che, meno male, non è infinita - solo sfinita, soprattutto quella delle ore vissute perché altrimenti non sarebbe concesso il vivere, solo il finire, tra massi di spazzatura che straborda nelle vie delle città. Una vita sfinita, a frinire, a brusire, a dirugginire, a dire: fine, mentre scorrono i titoli di coda. 

venerdì 13 settembre 2019

mercoledì 11 settembre 2019

Parte della normale vita quotidiana

Sono queste le notizie per cui vale la pena iscriversi alla newsletter e io ringrazio la redazione di Euronews, in particolare la giornalista Cristina Abellan Matamoros (nomen-omen in questo caso fantastico) per non essersi lasciata sfuggire la vicenda processuale di un salariato francese morto durante un viaggio di lavoro commissionato dalla ditta per cui lavorava, per un infarto occorso mentre si concedeva una pausa amorosa adulterina.
Ma, per completezza, lasciamo parlare la giornalista e le carte della procura:

«Morire di arresto cardiaco mentre si fa sesso durante una trasferta per la propria azienda può essere considerato un incidente di lavoro. Lo ha deciso la corte di appello di Parigi.
La sentenza riguarda il caso di un tecnico della sicurezza francese, in viaggio di lavoro nel dipartimento del Loiret, nel nord-ovest della Francia, deceduto durante un amplesso con una donna non identificata. Euronews ha potuto consultare le carte del processo. L'incidente è avvenuto al di fuori del turno di lavoro e l'uomo è morto in un'altra stanza d'albergo rispetto a quella assegnatagli dall'azienda: per questi due motivi il suo datore di lavoro, la compagnia di costruzioni TSO, non si ritiene responsabile del suo trapasso. Durante un'udienza al tribunale di Meaux, nell'est della capitale francese, TSO ha sostenuto che il decesso sia occorso in un momento in cui "l'impiegato aveva coscientemente interrotto il suo viaggio di lavoro per una ragione di interesse personale, indipendente dal suo impiego". Ovvero: profondersi in "una relazione adultera con una perfetta sconosciuta". La causa è arrivata fino alla corte d'appello di Parigi dove i togati hanno condannato la società affermando che il decesso è equiparabile ad un incidente sul lavoro.
Queste le motivazioni che la corte stessa ha fornito a Euronews:
"Secondo la legge francese (articolo L 411-1 del codice di sicurezza sociale), l'infortunio sul lavoro è un incidente che si verifica durante il lavoro". Il portavoce del tribunale indica che "lavoro", in questo contesto, si riferisce all'orario di lavoro effettivo nel luogo di lavoro abituale o al tempo trascorso dal lavoratore in viaggio per conto del suo principale. "In questo caso particolare, il dipendente era in viaggio di lavoro, la qual cosa include: il tempo di viaggio, il tempo lavorativo durante la giornata e quello di riposo durante il viaggio. Ciò vale anche per la notte in cui l'impiegato è costretto a stare lontano da casa propria". "Durante l'intero periodo del viaggio d'affari, egli rimane sotto l'autorità del datore di lavoro fino a quando non dimostra di averlo interrotto per un'attività che non può essere considerata come parte della vita quotidiana". In questo caso, i giudici hanno ritenuto che fare sesso sia considerabile un'attività "parte della normale vita quotidiana".
Il tribunale ha inoltre stabilito che il fatto che l'incidente sia avvenuto al di fuori della stanza riservata al dipendente da TSO non lo pone al di fuori della sfera di competenza del datore di lavoro. Il tribunale non ha saputo indicarci se l'uomo deceduto fosse sposato. Euronews ha contattato l'azienda parte in causa e rimane in attesa di risposta.»

Mentre Euronews resta in attesa, mi occorre (toccata di palle sfuggente) pormi delle domande che sicuramente ti porrai anche tu, amico mio plurale, come dice Sermonti durante il commento della Commedia.

1. Se il deceduto non fosse sposato, chi diamine ha portato la sua causa alla corte d'appello di Parigi? Eros e Thanatos? Sicuramente, dunque, a perorare la causa d'indennizzo per la "morte bianca", vi sono la moglie e/o dei congiunti, chi altri sennò? La «perfetta sconosciuta» già magari pagata con la diaria del dipendente?
2. Se questa sentenza, oltre che in Francia, facesse giurisprudenza in Europa, le mogli dei camionisti europei sarebbero più sollevate?
3. Se fare sesso è, secondo la legge, un'attività che fa parte della normale vita quotidiana, tutte le maestranze avranno il diritto-dovere di svolgerla. È forse così che il diritto borghese significa l'imperativo del motto Proletari di tutto il mondo, unitevi ? Nel caso, saranno previste pause adulterine anche durante l'orario di fabbrica o di ufficio? Oppure questo diritto sarà concesso soltanto per i viaggi di lavoro? «Ehi, com'è questa storia che tutti vogliono fare i commessi viaggiatori?»

September 11

« Comunque stammi a sentire. Pensa al volo che da Boston va a Los Angeles ed è proprio quel giorno lì.
L'hostess passa col carrellino tra i passeggeri e chiede gentilmente cosa vogliano da bere. - Una vodka, - chiede il russo. - Io prenderei un calice di champagne, - dice il francese, e l'italiano: - A me va bene un bicchiere di vino rosso -. Tutti gli altri te li puoi immaginare. Ma tra le prime file c'è un gruppo di arabi; arrivata accanto a loro, la signorina sorridendo fa la stessa offerta e quelli prendono acqua o aranciata. «Sarà per la religione che glielo impedisce?» pensa lei e si avvicina al più serio di tutti offrendo una birra per vedere quale reazione avrà. Quello infatti la allontana con un gesto. Così lei chiede spudoratamente: - Non beve alcol per il divieto della sua religione? - E il tipo serio: - No. È che tra poco devo guidare. »

Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi, Torino 2019

martedì 10 settembre 2019

Consigli social


Suggerimenti per i due movimenti (di corpo) politici.

1. Aprire social personali: Fasciobook e Fascinstagram nei quali, oltre ai programmi e interventi politici, mostrare anche liberi e arditi capezzoli.
2. Tentare l'iscrizione con nomi nuovi: Casa Paunde e Forza Fava; quindi diffondere pace, amore, gioia infinita.
3. Mantenere e potenziare l'account su Twitter usando gli hashtag giusti per avere più probabilità di essere retwittati da Salvini, Trump o da un professore della Luiss che scrive articoli per Limes.
4. Ultima ratio: rinunciare ai socialmedia, aprire un blog cadauno (questa è cattiveria mia pura).

domenica 8 settembre 2019

Che ci faccio qui?

La strada si posa sui piedi che spesso
si sentono in grado di fare passi giganti
restando piantati per terra a percepire
i movimenti di rotazione e rivoluzione
terrestre.

Chissà quanti chilometri la mia vita
ha fatto sebbene non abbia mai fatto
neanche un millesimo dei km di Chatwin:
il calcolo sarebbe facile, eppure
mi limito solo a pensarlo per piangere meno
di fronte al totale del mio essere qui.

Che cosa ci faccio qui? È una domanda
che vale sia per chi parte, sia per chi sta.
L'abilità consiste soltanto nel come
eludere la risposta.

Lo specchio è la persona più accreditata
per ricevere segnali di approvazione o discredito
che accompagnano la finzione del vivere.
La strada invece è il compagno più necessario:
a braccetto dei paracarri cercare consolazione
negli orizzonti mutevoli dei giorni che passano

finché stanchi, sul far della sera, disfarsi
dei sogni con il sonno della ragione:
una minestra di zucca, il computer,
un bicchiere di rosso, la televisione.

Non è più tempo di innamorarsi
dicono appunto in tv. La Groenlandia
si scioglie, l'Amazzonia che brucia
e tu che lasci a mezzo una serie di 12
puntate sei sicuro di stare bene,
di avere il cuore puro e pronto?

Sicuro di niente è il mio solo bene
come abbracciare il cavo
di un castagno secco in pianta
che duro resta in attesa del fulmine

per accendere il cuore.

sabato 7 settembre 2019

Dare il concio alle colonne

Nelle concitate (citate con?) giornate della formazione del novissimo governo giallorosso, ciò che più mi ha colpito è stato quando, al termine dell'incontro con il presidente del consiglio incaricato, il Presidente della Repubblica è uscito dai suoi uffici, sollevato e sorridente, non per fare una dichiarazione ma per un piccolo saluto ai giornalisti stipati nella sala stampa del Quirinale, dicendo loro:
«Sono entrato in questa Sala stampa soltanto per salutarvi e ringraziarvi del vostro lavoro e dell’impegno con cui avete informato i nostri concittadini, sperando che il Quirinale vi abbia messo in condizione di poterlo fare senza troppi disagi. Vorrei aggiungere che per me è stato di grande interesse leggere ogni mattina, sui giornali stampati oppure on-line, o ascoltare la sera in tv, le cronache e le interpretazioni dei fatti da diversi punti di vista. Questo confronto tra prospettive differenti, opinioni diverse e diverse valutazioni, è prezioso per me, come per chiunque. E, ancora una volta, sottolinea l’importanza e il valore della libera stampa.»
Riflettiamo: quanto è davvero prezioso il confronto tra diversi punti di vista, tra prospettive differenti e opinioni diverse e diverse valutazioni? Soprattutto: il grande interesse di cui parla Mattarella è dovuto al fatto che la sua opinione sulle vicende politiche (da cui scaturiscono le sue "limitate" deliberazioni) si forma veramente, in grande misura, dalla lettura e dall'ascolto quotidiani delle cronache e delle interpretazioni dei fatti politici? Se così fosse, di questo miscuglio informativo, quanto peso ha La Verità? Quanto Il Manifesto, Il Foglio, Il fatto quotidiano, Il Post, Linkiesta, Giornalettismo, Il Corriere, il Tg1, 2, 3, 4, 5, 7, la Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino, il QN, Libero (!), Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Il Piccolo, Il [mal]Tempo, Avvenire e ora basta, mi fermo qui?
E in particolare: quali editorialisti saranno risultati i più letti dal Presidente? 

Lo dico senza vergogna (ma forse con il rimpianto di avere avuto meno stimoli bloggheristici a supporto): non ho comprato alcun cazzo di quotidiano durante i giorni della crisi. Ho letto giusto i titoli dei giornali online, non ho ascoltato mezzo minuto di intervistato in tv, sia esso in onda o in cielo. Confesso qualche temporeggiamento sulla timeline di twitter e facebook ma senza eccedere, eppure e in pratica, da umile chiunque, e fatto salvo che non nego il valore della libera stampa, io non ritengo affatto prezioso il vaneggiare politico insulso prodottosi durante l'agosto più uggioso del secolo in corso, regata della Greta a parte; prezioso no, piuttosto vacuo, inutile e vaporoso, come una scorreggia a salve.

Se un domani poi saranno desecretate le motivazioni che hanno indotto la crisi di governo in favore della formazione del nuovo, allora potremo - legittimamente - aspettarci di trovare qualche pepita. Al momento papeete: una palata di concio per le colonne dello Stato.

mercoledì 4 settembre 2019

Don't cry for me Angola

Sarà per via di Kapuściński, ma ho sempre avuto un debole per l'Angola. Così, ogni tanto, guardo volentieri notizie che arrivano da laggiù - sebbene spesso siano notizie sponsorizzate da agenzie governative o da multinazionali operanti nella zona. 
Nel servizio pubblicato oggi da Euronews si parla di agricoltura, in particolare di una grande fattoria situata nella provincia di Malanje (il granaio dell'Angola), che fa capo a Castel, produttore francese di vini che, in questo caso, coltiva mais in loco per produrre birra angolana destinata per lo più al mercato interno. E fin qui nulla di strano nell'edificante racconto delle magnifiche sorti e progressive del capitale (del fare business) in Angola. Quello che invece strano è vedere come in un Paese con 30 milioni di angolani (che presumo essere, almeno al 95%, di colore - concedo un 5% di bianchi lascito della colonizzazione portoghese), gli unici inquadrati occupino una posizione ben precisa nella divisione sociale del lavoro: alla catena di montaggio.

Avranno almeno una paga sufficiente per pagarsi quella birra francese del cazzo che producono?

lunedì 2 settembre 2019

Nietzsche che dice

«Chi non sa mettersi a sedere sulla soglia dell’attimo dimenticando tutte le cose passate, chi non è capace di star ritto su un punto senza vertigini né paura
come una dea della vittoria, non saprà mai che cosa sia la felicità.» [via]

Da un'analisi veloce della citazione di Nietzsche, possiamo trarre la conclusione che entrambi gli assunti garantiscono, più o meno a tutti, di sapere che cosa sia la felicità. Infatti, chi non sa mettersi, rapido, sulla seggetta dell'attimo dimenticando tutte le cose passate? Ma soprattutto: chi non sa star ritto su un punto senza vertigini né paura (per esempio: su una mattonella di cotto o di travertino, sul listone giordano, su un tratto di asfalto, o di strada sterrata, o di prato all'inglese), in particolare se questo punto non dà a picco su uno strapiombo? Il problema casomai è star ritti su quel punto come una dea della vittoria; problema superabilissimo, converrete, se a) si è una donna, oppure b) ci si traveste da drag queen con un paio di Nike.


domenica 1 settembre 2019

Vernissage

Ieri pomeriggio sono andato all'inaugurazione di una personale di pittura. Quando, durante la presentazione dell'artista, il relatore ha citato, a raffica, Heidegger ed Edgar Morin, mi è caduta la palla sinistra. Mi sono chinato immediatamente per raccoglierla ma purtroppo, nel rialzarmi, con la nuca ho colpito la maniglia antipanico dell'uscita di sicurezza. Non ho neanche avuto il tempo d'imprecare che gli occhi degli astanti si sono rivolti verso di me e io, in quel momento, ho invocato la madonna di Salvini e di Tonino Socc'mel, quel tizio cattolico integrale balilla che condusse una trasmissione in prima serata sulla Rai del '22, quando capo del governo era un signore col riporto trapiantato in testa. Per fortuna il relatore ha proseguito senza interrompersi, così da riguadagnare egli velocemente il centro dell'attenzione e lasciarmi cadere nel meritato oblio di pubblico non pagante capitato lì non per caso, ma per inseguire (sorbire) chissà quali meriti culturali, ovvero demeriti socio mondani che, di buono, hanno solo il fatto che, normalmente, un ottavo dei partecipanti è composto  da riguardevoli madame che posseggono senz'altro i requisiti necessari per un'osservazione più accurata delle opere esposte. 
Ma a quel punto - e conseguemente a quella fuguce figura di merda - non mi è convenuto restare, piuttosto scendere velocemente a pianterreno e darmi all'arte della fuga. Per l'altra, con cambio vocalico, ci sarà da attendere il prossimo vernissage.

giovedì 29 agosto 2019

Ministro dell'esterno


Se Battiato, come titolo del prossimo disco, avesse usato la terza persona plurale del verbo tornare (modo indicativo, tempo futuro), sarebbe stato assai appropriato che, per celia e per amore della Povera patria, avesse modificato il titolo di una celebre canzone in L'era del cinghiale verde.
Infatti, il cinghialone si presenterà il giorno dopo.


«Tutti in piazza nella capitale il 19 ottobre per una giornata di orgoglio italiano, me lo chiedete in migliaia, bisogna farsi sentire contro il furto di democrazia».

Una domanda e una considerazione sulla dichiarazione salviniana:

1) Per quale motivo il leader leghista ha scelto di procrastinare la data della protesta « contro il furto della democrazia»? Per dar modo al nuovo governo di cambiare il decreto sicurezza, sì che i suoi sostenitori non rischino di prendere, a norma di legge, qualche manganellata celerina sul groppone?
2) Com'era prevedibile, un minuto dopo l'accordo tra M5S e PD, Salvini ha iniziato a gridare al «furto di democrazia»[*]. Personalmente, non ravvedo gli estremi di un furto, ma se così fosse - secondo me - a essere puniti per primi non dovrebbero essere i "ladri" bensì chi ha istigato al furto, giacché non si lascia la democrazia con il finestrino aperto e le chiavi inserite per andare a fare il dj sulla spiaggia; infatti, «durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare tutte le opportune cautele atte a evitare incidenti, furti e a impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso»

***
Sul prossimo governo - ammesso che Jean-Jacques ne conceda il varo - aspetto a pronunciarmi. Sono curioso di vedere quante belle cose di sinistra faranno, foss'anche solo da sinistra Dc.

___________
[*] Non vorrei essere nei panni dei ricettatori.

mercoledì 28 agosto 2019

Sonetto d'amore perduto


Avevo della voce il timbro giusto
per dire più di quanto avrei voluto
se avessi dovuto pagare anche un tributo
per l'amore consumato assai con gusto.

Ma me ne stetti invece zitto e muto
ché amore mi aveva reso il cuore frusto
e ogni parola divenne fonte di disgusto
e l’animo mi stava in piedi con lo sputo.

Perché tu sparisti amore dalla mia faccia
come se qualcuno t’avesse sotterrata
senza che potessi darti un ultimo saluto?

Più tardi seppi che uno sconosciuto
ti portò lontano, in una città desolata,
tu al lavoro e lui a fare il magnaccia.

domenica 25 agosto 2019

3 punti

Se fossi Zingaretti accetterei ben volentieri Conte presidente del consiglio, per alcune ovvie ragioni: innanzitutto è stato l'unico che è stato capace, ultimamente, di smerdare Salvini (e questo potrebbe tornare buono  per avere prontezza di replica contro la campagna denigratoria leghista che il prossimo governo inevitabilmente subirà); seconda di poi è che Conte si limita a brontolare i ministri una volta l'anno se va bene; e infine, suvvia!, Conte è diventato un politico a modo, democristiano quanto basta per essere annoverato più tra i banchi del Pd che tra quelli del Movimento Cinque fave.

***
Trump, il bottegaio, minaccia dazi sui vini francesi per rappresaglia contro la legge francese che aumenta la tassazione dei giganti americani del web. Il sindaco di Bordeaux è pronto a donargli una bottiglia di Saint-Emilion Chateau-Figeac del 2000. Perle ai porci a parte, se effettivamente i dazi riguarderanno soltanto i vini francesi, sarà davvero unanime la reazione europea, dato che, evidentemente, da tale misura i vini italiani, spagnoli, portoghesi e persino austroungarici non potrebbero altro che trarre dei vantaggi?

***
Dove prenderemo i medici condotti? Forse Giorgetti ha ragione (anche Mantellini lo segnala). Tuttavia, io una modesta proposta ce l'avrei, con la quale si potrebbe, d'altro canto, strizzare l'occhio al significativo aumento di interesse verso la medicina tradizionale e/o alternativa: compriamoli all'estero i medici, dalla Cina, dall'India e perché no, persino dall'Iran.

venerdì 23 agosto 2019

5 punti

1. I tre, cinque, dieci punti, indicati come "base" per lavorare da Di Maio e/o Zingaretti, saranno applicati preventivamente al taglio dei parlamentari per non farli sanguinare?

2. Ripeto quanto già affermato: secondo me, dietro la smania del taglio dei parlamentari si cela la lobby dei cerotti.

3. Non arrivo a capire del tutto il fatto che la crisi debba essere chiusa in fretta, in tempi brevi. A mio avviso, invece, la crisi andrebbe fatta durare a lungo, essere tenuta aperta sino a fine legislatura, perché tutta la politica presente sia cotta a fuoco lento nel brodo della crisi stessa e, altresì, perché venga alla luce il significato del verbo greco, krino, da cui deriva crisi, affinché si possa riuscire a comprendere che, nelle condizioni date, non v'è alcuna possibilità politica di superare la crisi stessa (magari fosse solo una crisi di governo), soprattutto con le pantomime parlamentari e quirinalizie. 

4. Se non ci fosse da piangere, rideremmo a sentir Berlusconi parlare di «sinistra pericolosa». Forse - ed è l'unico motivo per cui spero tiepidamente che i due partiti si accordino - egli teme che da un accordo tra M5S e PD possa sortire un governo che: 
a) stabilisca una tassa sulle successioni analoga a quella di un altro grande paese europeo a caso (Francia, Germania, Inghilterra... la Svezia no, è troppo socialista); 
b) promulghi una seria legge sul conflitto di interessi (anche qui stesso discorso a sopra); 
c) che avvii una ipotesi di sostanziale riduzione dell'orario lavorativo a parità di salario.
Ebbene, sotto questo aspetto, Berlusconi può ancora dormire sonni tranquilli.

5. A tutti coloro che, uscendo dai colloqui col Presidente Mattarella, hanno invocato la necessità di dare la parola al popolo, vorrei obiettare che al popolo non vorreste dare la parola, bensì una matita copiativa perché possa banalmente apporre una croce sui vostri adorati simboli sì da veicolare e depotenziare (svilire) la così tanto supplicata volontà popolare - e questo perché le elezioni si sono dimostrate finora il modo migliore per zittire il popolo stesso.

mercoledì 21 agosto 2019

Scarso e gnudo

Se le figure di merda politiche contassero qualcosa in questo Paese, Salvini (e la dirigenza leghista a corredo, Calderoli compreso - Calderoli! Ho visto il senatore Calderoli!) dovrebbero seppellirsi fino al collo in un allevamento di galline a terra e farsi beccare e cagare in testa dalle pennute. Invece, mi sa che (temo che), nonostante il plateale sputtanamento parlamentare, Salvini e la Lega manterranno inalterato il consenso in vista delle prossime elezioni politiche (noi elettori sappiamo già come farsi beccare e cagare in testa, soprattutto quando i politici sono così ansiosi di darci la "parola"). In particolare poi
«se davvero si farà un governo di qualche tipo con un consenso congiunto di PD e M5S, per Salvini sarà la migliore occasione per dispiegare di nuovo la sua propaganda di accuse di inciuci, di poteri traffichini, e di complotti ai suoi danni e ai danni “degli italiani”» [via]
A proposito degli italiani: ma quante volte ripete italiani Salvini? Conosciamo tutti che la formula «prima gli italiani» è stato il mantra con il quale egli ha riportato in auge un partito regionale sommerso dagli scandali. Ma dopo l'esperienza di governo e anche ieri nella replica al discorso di Conte e nell'intervista rilasciata in serata, avrà ripetuto italiani un centinaio abbondante di volte senza avere il minimo riguardo per una parte di italiani - maggioritaria allo stato presente, nonostante il 34% delle europee - che giammai vorrebbe sentirsi chiamata in causa da un siffatto politico. Perché, non so voi, ma io, quando Salvini dice italiani, vorrei non esserlo, non vorrei neanche parlarlo l'italiano, o forse sì, parlarlo e scriverlo sì, almeno gli posso rispondere: basta, hai rotto il cazzo.

lunedì 19 agosto 2019

Lo spirito del capitalismo

[*]


«Per Musk, infatti, è necessario che gli umani riescano quanto prima a diventare una specie multi planetaria, in grado di creare delle colonie spaziali per sopravvivere ed evitare l’estinzione

Insomma, anche per le menti visionarie del Capitale, è più facile (più conveniente) immaginare di rendere abitabile un pianeta che non lo è, invece di impegnarsi anima e core per salvaguardare le condizioni ambientali dell'unico pianeta in cui l'abitabilità c'è già (non tirate in ballo la Tesla, svp); in altri termini: esse (le menti) proiettano nel futuro (terrestre ed extraterrestre) il medesimo concetto di classe e di proprietà privata dei mezzi di produzione (gli stessi "ideali" che stanno riducendo il pianeta Terra a una discarica rovente); e anziché prevedere una società che, partendo dalle attuali conoscenze, competenze e potenzialità, si liberi dai vincoli del capitale per progettare la vita degli uomini in armonia con la biosfera, preferiscono programmare le condizioni per lo sfruttamento capitalistico dello spazio circostante (la Luna prima, Marte poi).

Dunque, piuttosto che comprare la maglietta Nuke Mars, preferisco ordinarne un'altra con una scritta diversa: Fuck Musk.

sabato 17 agosto 2019

Una spremuta di limone

Ti amavo
ti ho perduta
ma non bevvi
la cicuta.

Mi lasciasti
a mia insaputa
Continuavo
a scena muta

a darti amore
senza ricevuta:
tu lo buttasti
come si sputa

giù per terra
chi si rifiuta.
La mia guerra
l'ho perduta.

Ma se mi arrendo
chi mi aiuta
a rialzarmi
dalla caduta?

Quale mossa
è la più astuta
per riavere
la riavuta?

«Una spremuta
di limone
sulla tua faccia ossuta,
da coglione».

venerdì 16 agosto 2019

Sedici agosto


Carlo Bordini, I costruttori di vulcani, poesie 1975-2010, Luca Sossella editore, Roma 2010

Disfattoria animale

[a margine di un commento al post precedente]

Molti studi attestano che da una drastica diminuzione del consumo di carne, rossa in particolare, l'umanità potrebbe trarre degli indubbi vantaggi sia per la propria salute, sia da un punto di vista ambientale (gli allevamenti intensivi producono, infatti, svariati tipi di inquinamento, persino da polveri sottili).
Ciò nonostante, il consumo di carne non sembra diminuire.

Ammettiamo tuttavia - senza concedere - che, nei prossimi anni, vi sia un cambio repentino delle abitudini alimentari dell'umanità, che la carne, soprattutto rossa, sia mangiata sempre di meno e che, di conseguenza, si abbia un crollo verticale della produzione di carne da macello.

E chiedo: dato che, sostanzialmente, cinghiali e bufali allo stato brado a parte, la vita dei bovini, dei suini e degli ovini è sostanzialmente regolata, qualora il regolatore, l'uomo, abbandoni al suo destino la sorte evolutiva di tali specie, sarebbe questo un vantaggio o uno svantaggio per tali animali? In altri termini (e lasciando, per quanto possibile - è impossibile, lo so - le ragioni di "mercato"): senza di noi, i pii buoi e i porci con le ali, che fine farebbero? Morirebbero di vecchiaia?






giovedì 15 agosto 2019

Vinciamo la gara

E sicché la Russia, anziché concentrare le forze per spegnere le fiamme in Siberia, utilizza le sue migliori intelligenze - che poi, da morte, chiama "eroi" - per primeggiare nella nuova corsa agli armamenti. 
I vertici dello Stato hanno lasciato intendere che si trattasse di qualcosa di importante, comunicando testualmente in relazione al sinistro che "La Russia sta vincendo la gara delle armi nucleari nonostante l'incidente nella piattaforma sul Mar Bianco", disastro che ha fatto 5 morti e 3 feriti.
Bravi. Sono questi i progressi che l'umanità, anche quella russa, attende.

[Almeno in questo, per varie ragioni storiche e politiche, non ultime aver perso la guerra (e meno male la perse), lo Stato italiano - che pure butta via tanti soldi in armamenti - non spende quote del suo bilancio pubblico in ricerca & sviluppo di armi di distruzione di massa.]

Parallelamente ai fuochi e ai petardi (nucleari) russi, emblematico (!) è il disboscamento a ritmo serrato dell'Amazzonia che Bolsonaro persegue, politica che fa il paio, appunto, con quella di coloro che per avere la pace si preparano a fare la guerra.  È noto, infatti, che la deforestazione in Amazzonia abbia come obiettivo primario la creazione di ampie zone dedicate alla coltivazione del foraggio per gli animali (in particolare bovini) adatti alla macellazione e all'alimentazione umana: per tali ragioni, in risposta alle critiche unanimi di non fare niente per salvaguardare il polmone verde del mondo, quel merdaiolo del presidente brasiliano suggerisce, ai suoi cittadini e non solo, di mangiare e defecare meno.

Ma noi, cittadini ultimi e penultimi, sebbene non abbiamo poteri decisionali importanti (al massimo, votare ogni tanto per eleggere facce a culo con barbetta o senza), con i nostri consumi programmati, che cosa in concreto potremmo fare - oltre a fare la raccolta differenziata, vero, e a cacare metaforicamente in faccia agli stronzi che comandano e fottono noi e il mondo - non dico per impedire l'inesorabile catastrofe ambientale, ma almeno per procrastinarla quel tanto che basta per dare un segnale alle Autorità schiave del Capitale e della sua valorizzazione? 

Ci provo, per solidarietà con coloro che in questo momento stanno lottando: fare come a Hong Kong e bloccare tutti gli aeroporti del mondo (una settimana senza kerosene bruciato e sparso nella troposfera). E poi? Salire tutti in barca a vela e cagare in mare quanto ci va (forza Greta, bien sûr).

martedì 13 agosto 2019

Breve storia della colonna destra infame

Emanne, 10 anni, canta ‘Caruso’: i giudici restano a bocca aperta e a culo chiuso.

Fiorello spiega la crisi di governo con ironia, perché senza avrebbe fatto ridere.

Serena Williams piange per l'infortunio: l'abbraccio da applausi della rivale, nel senso che la rivale la ha abbracciata applaudendole addosso (e facendola piangere).

Carlo Verdone imita il fan: il dialetto salentino è perfetto. Peccato il fan fosse di Varese.


Invece Concita. Sono un italiano, vengo prima io. Inviate le vostre lettere: a, b, c, d, e, f, i... 

"La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile" Carlo Verdelli. 

- Abbonati a Repubblica. 
- No.
- Te non hai a cuore i principi eccetera.
- No.
- Vedi? Avevo ragione. Non li hai a cuore.
- No, non li ho a cuore perché li ho a cervello, a stomaco e a culo. E anche un po' ai piedi.
- Allora noi non ci potremo battere per te.
- Pazienza: battete per qualcun altro.

domenica 11 agosto 2019

Norberto


«Come sono messo male, come sono messo male, ma così male che, in realtà, non so proprio bene come sono messo, se il male in cui penso di essere messo sia veramente male, oppure sia un male minore, di quelli che bastano poche ore, per cui subito ci si accorge che non tutto il male viene per nuocere, anche se molto viene per cuocere e io mi sto cuocendo, come un prosciutto a vapore, stesso colore la mia faccia allo specchio, se potessi mi affetterei una guancia per comprendere se sono cotto a puntino e tu possa mettermi a stretto a un panino, assieme a una sottiletta, anche se meglio sarebbe potessi appoggiare la mia guancia sulla tua tetta sottile per addormentarmi in santa pace, affinché tutto passi e finisca presto nel migliore dei modi e nel migliore dei mondi possibili e passibili di denuncia.»

A questo pensava, Norberto, il giorno in cui gli diagnosticarono il beneficio dell'inventario. Lì per lì, quando glielo dissero, si scosse, come un cavallo del palio e prese a correre, cioè a pensare più veloce, ma così veloce che si fece varie sequenze mentali, tutte percorribili come le piste ciclabili della Valpadana, piene di zanzare pigre di volare veloce come chi pedala, e lui pensò appunto a varie cose, variabili annesse, e più pensava, più si sentiva messo male e più cadeva nella fallacia della brutta china martini, anche calda non gli era mai piaciuta. Tutto gli sembrava andasse a rotoli, tranne la carta igienica che finiva sempre senza avere un rotolo di scorta. «Cara mi passeresti la carta» e lei gli portava un quaderno a quadretti, con la copertina rigida e una biro verde a indicare la pagina dove aveva scritto l'ultima poesia d'amore Cara la mia carta.

Fu un brutto periodo. Parlava spesso nel vuoto per riconoscersi, come in uno specchio. Di notte, quando c'era la mezzaluna, si disponeva sul selciato come aglio, prezzemolo e peperoncino, e si faceva trituzzare dai passanti che non badavano a lui, d'altronde non erano tutti badanti e anche quelle che lo erano avevano da poco finito il turno, figurati se avevano voglia di mettersi a badare le inconsistenze altrui, perdipiù gratis. E lui, dopo, tornava a casa malconcio ma pronto per soffriggersi davanti a uno schermo a caso, dipendeva dalla quantità di autonomia operaia che gli era rimasta ancora in corpo, poca, quindi la tv prevaleva, conciliava più il sono, e lui aveva tanto bisogno di multarsi. Di solito sceglieva sceneggiati americani nei quali i protagonisti solevano sorseggiare ettolitri di scotch whiskey a stomaco vuoto e fumare una sigaretta dietro l'altra (e mai che si lavassero i denti prima di pomiciare), e di entrambe le cose non si capiva la marca, forse perché il bere non era whiskey, bensì tè freddo e il fumare della semplice erba spinella di contrabbando; inoltre, la regia nascondeva il nome dei prodotti per impedire che qualche telespettatore pignolo facesse causa alla produzione per gli effetti del fumo e dell'alcol passivo passanti attraverso lo schermo, vatti a fidare del pubblico che, in preda al desiderio mimetico, diventa alcolizzato e fumatore cronico per imitare le gesta dei protagonisti. Ma non sarebbe stato il caso di Norberto. Prima di tutto, lui amava l'orzo dopo cena. E poi, più che bere e fumare, se imitarli fosse stato inevitabile, più volentieri avrebbe replicato la promiscuità - ma la moglie, la gatta e una zia sull'ottantina sopivano immediatamente ogni tentativo di replica.

Norberto, che in vita sua aveva accumulato una certa saggezza, si mise a scrivere saggi. Ma di questo parleremo, se la voglia tornerà.

sabato 10 agosto 2019

Tarda eco

Soli con la nostra follia e il fiore preferito
vediamo che in vero non resta nulla di cui scrivere.
O piuttosto, si deve scrivere delle solite cose
nello stesso modo, ripetere sempre le stesse cose
perché amore continui a essere un po' diverso.

Alveari e formiche vanno rianalizzati in eterno
e il colore del giorno inserito
centinaia di volte e variato da estate a inverno
perché rallenti al passo di un'autentica
sarabanda e vi si annidi, vivo, e si riposi.

Solo allora la disattenzione cronica
delle nostre vite potrà avvolgerci, conciliante
e con un occhio a quelle lunghe ombre bronzee sfarzose
che parlano così fonde dentro la nostra impreparata coscienza
di noi stessi, i motori parlanti d'oggigiorno.


John Ashbery, As we know, 1979 in Un mondo che non può essere migliore, Poesie 1956-2007, Luca Sossella editore, Roma 2008, traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan


***

Alone with our madness and favorite flower
We see that there really is nothing left to write about.
Or rather, it is necessary to write about the same old things
In the same way, repeating the same things over and over
For love to continue and be gradually different.

Beehives and ants have to be re-examined eternally
And the color of the day put in
Hundreds of times and varied from summer to winter
For it to get slowed down to the pace of an authentic
Saraband and huddle there, alive and resting.

Only then can the chronic inattention
Of our lives drape itself around us, conciliatory
And with one eye on those long tan plush shadows
That speak so deeply into our unprepared knowledge
Of ourselves, the talking engines of our day.

John Ashbery, "Late Echo" from As We Know, Viking Press, 1979 

Non succede nulla

«Cosa succede adesso», mi sembra un buon resoconto che illustra tutte le possibili ipotesi sulle prossime manfrine in Parlamento. 

In attesa che Mattarella mi nomini senatore a vita e poi mi dia l'incarico di formare un governo tecnico, una domanda, una considerazione e una preoccupazione finale a margine di questo paragrafo:
«Il Pd, che con Nicola Zingaretti insiste per il voto (la Lega avrebbe ricevuto rassicurazioni su questo), vuole evitare che sia il leader della Lega a gestire dal Viminale il voto. Il M5s vuol provare a incassare il voto finale sul taglio dei parlamentari (si prolungherebbe così anche la vita della legislatura). E' su queste basi che si gioca la partita.»
Domanda: quale scenario governativo si dovrebbe avverare perché Salvini non "gestisca" il Viminale alle prossime elezioni? Il presidente Conte deve dimettersi perché la sola sfiducia comporterebbe che il suo governo (con ministri annessi) resti in carica per gli affari correnti fino al prossimo insediamento governativo?

Considerazione: non capisco la bramosia di tagliare il numero dei parlamentari (630 deputati, 315 senatori). Piuttosto, perché la rappresentanza sia un po' meno finzione, io sarei per raddoppiarne il numero (1260 deputati, 630 senatori), purché sia dimezzato realmente a tutti i futuri eletti lo stipendio. Parallelamente a questo raddoppio, andrebbe tolta ogni soglia di sbarramento percentuale, perché l'unico sistema rappresentativo veramente democratico è il proporzionale puro.

Preoccupazione: ce la farò a sopportare gli slogan, i dibattiti, le promesse, le speranze, le acclamazioni, le offese, i programmi! i programmi!, i candidati e le candidate sorridenti, le istruzioni per il voto, i sondaggi, le spillette appuntabili al capezzolo sinistro (quello del cuore), i volantini, i tweet, i post su facebook, le e-news, i sorrisi, i prima gli italiani, secondi gli europei, terzi gli africani, la flat-tax, la sicurezza, il rilancio dell'economia, la lotta alla corruzione, la riforma della giustizia, della scuola, della sanità, delle pensioni, della pubblica amministrazione, la difesa della Difesa, l'autonomia delle autonomie, la creazione di n milioni di posti di lavoro?

Vado ché squilla il telefono. Non vorrei mi chiamassero dalla Maddalena.

giovedì 8 agosto 2019

Una risposta

Sì, mi auguro che questo governo decada, ma:

1) non perché mi auguri vinca Salvini (anche se vincerà, in caso di elezioni a breve), bensì perché Salvini sarà più frenato nella sua azione dai nuovi (vecchi) alleati (Forza Italia e Tota Italia e Fratelli d'Italia e Italia Stocazzo) di quanto lo sia dall'attuale partner di governo. Berlusconi e berlusconiani sono certamente meno ingenui da farsi mangiare la pappa in capo come accade ai pentastellati.
Quindi, non ci sarà una dittatura salviniana, tanto quanto non ce n'è stata una berlusconiana;

2) che le forze politiche in campo (m5s compreso) continuino a farsi i propri interessi e ad aumentare il divario tra chi ha di più e chi di meno, beh, è un inevitabile conseguenza delle condizioni storiche, sociali ed economiche.

3) l'onestà non è una condizione sufficiente per essere un bravo politico. Da un punto di vista della prassi e dell'interesse generale, meglio un ladro di manica larga che un onesto dal braccino corto;

4) da quando è finita la favola della crescita e siamo caduti nella nassa della recessione, non ha senso il parlare di padella o di brace: trattasi sempre di cottura della classe dei lavoratori, dei disoccupati e di tutti coloro che per vivere devono o hanno dovuto vendere la propria forza lavoro, il proprio tempo. Illudersi che con l'attuale dominio del capitale vi sia potere di cambiamento della democrazia parlamentare e nel riformismo (quale che ne sia il colore) è da ingenui;

5) per concludere: se si ricomponesse una sinistra alla Berlinguer e ottenesse pure un 35% dei consensi, se non si rompono i rapporti di proprietà dei mezzi produzione, non cambierà mai un cazzo nulla - e beninteso: tale rottura, tale "rivoluzione" dovrà essere compiuta a livello globale, giacché a diventare un Venezuela o una Cuba alla fame ci vuole ben poco.

mercoledì 7 agosto 2019

Te la do io la piramide


Oggi ho preso a seguire B.G. su fb, per vedere quello che scrive senza le intermediazioni delle agenzie che riportano i suoi post. 

1) «L'inutile piramide»: brutta metafora, giacché almeno la piramide puntava al cielo, la TAV invece al buco. 
2). «Non avere la forza numerica [...] non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene». Bene. Allora, per coerenza, dato che ora i cantieri dovranno ripartire anche con la forza (delle forze dell'ordine), il M5S, ministri e deputati in testa (Toninelli con il casco), saranno in prima fila a prendere le botte dai celerini.
3) Sarebbe interessante sapere chi è che sceglie (non credo il Beppe) le immagini, in questo caso Les amants di Magritte, anche perché tale opera, più che illustrare il tema del post (il tradimento), rappresenta in modo efficace l'alleanza di governo: due amanti che, a capo coperto, continuano a baciarsi senza però vedersi, né comunicare. Scrive l'enciclopedista:
«Nascosti dietro i loro sudari, si scambiano un amore muto incapace di un linguaggio diverso da quello del corpo, esprimendo una forte passione nonostante la mancanza di dialogo. Possiamo considerarlo il “bacio della morte”? Un bacio tra due defunti, o in procinto di essere tali?»
E se non possiamo, almeno speriamo. 

martedì 6 agosto 2019

Salve Regina

« Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria.  »

Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Comunque, a quelli che dicono - sconsolati - di rimpiangere persino Berlusconi (e su, a scalare, sino ad arrivare a De Michelis, Cossiga e Scelba) mi permetto di suggerire che così va il mondo sotto il cielo della borghesia. In questo momento storico, la selezione politica rispecchia la faccia e i desiderata dell'italiano medio.

La Lega non è un inedito della storia politica italiana. La svolta da partito regionale a partito nazionale fu determinata da tre fattori: lo scandalo e i guai giudiziari che sommersero la precedente dirigenza del partito (Bossi e C.); la frana del consenso elettorale di Forza Italia; la diaspora missina. Da qui nasce l'«intuizione» di Salvini che ha portato la Lega al 17% delle politiche e al 34% delle europee.
La Lega è il partito presente più antico - e dei 49 milioni che devono rimborsare perché sottratti indebitamente all'erario statale, la cosa che preoccupa maggiormente è che la Magistratura ha disposto il rientro in piccole rate bimestrali da centomila euro in ottant'anni, con ciò a dire che la Giustizia italiana prevede che la Lega tra 80 anni ancora ci sarà (!).

Il Movimento Cinque Stelle: si può pensarne il male che si vuole, ma di una cosa gli va dato atto: non è un partito che ragiona in termini di consenso elettorale. O meglio: hanno pensato a far crescere quello dell'alleato di governo, contribuendo a travasare alla Lega gran parte dei propri voti.
Che dilettanti: Craxi - con il suo 16/17% se li sarebbe sognati degli alleati così. Invece aveva quei marpioni dei democristiani al 34, mica ingenui grillini. A proposito: ma Beppe Grillo che dice della sua creatura? Tutti quei discorsoni iniziali sul cambio economico, sulla svolta ambientale, sull'onestà dove cazzo mai sono finiti? Affanculo?

Infine il Pd.

Salve Regina, madre di Misericordia, 
vita, dolcezza e speranza nostra. Salve.
A te ricorriamo noi esuli figli di Eva.
A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, Avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi 
e mostraci, dopo questo esilio, una Sinistra come Cristo comanda.
O clemente, o pia, o dolce vergine Maria.

___________________
A parte (ma mica poi tanto), mi sembra opportuno ricordare una barzelletta sulla Madonna racconta da Cathcart-Klein in Platone e l'ornitorinco, Rizzoli 2007:

Gesù sta camminando per strada quando s'imbatte in una folla di persone che sta per lapidare un'adultera. Gesù dice: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». All'improvviso un sasso sibila nell'aria. Gesù si volta e dice: «Mamma?».


domenica 4 agosto 2019

Pensare a John

« La legge dell’accumulazione capitalistica mistificata in legge di natura esprime dunque in realtà solo il fatto che la sua natura esclude ogni diminuzione del grado di sfruttamento del lavoro o ogni aumento del prezzo del lavoro che siano tali da esporre a un serio pericolo la costante riproduzione del rapporto capitalistico e la sua riproduzione su scala sempre più allargata. Non può essere diversamente in un modo di produzione entro il quale l’operaio esiste per i bisogni di valorizzazione di valori esistenti, invece che, viceversa, la ricchezza materiale esista per i bisogni di sviluppo dell’operaioCome l’uomo è dominato nella religione dall’opera della propria testa, così nella produzione capitalistica egli è dominato dall’opera della propria mano. » Il Capitale, Libro I, Sezione VII, cap. 23, 1.

Pensavo a John Elkann (a Lapo meno), a come passa le domeniche d'agosto, quali pensieri, affanni, divertimenti, ubbie. Andrà bene di corpo? Quali libri legge in questo momento, quali mutande indossa. Un massaggino da un/una professionista se lo concede? E la moglie e i figli e l'Olanda e l'Inghilterra e Detroit? Il padre Alain come sta? E la mamma Margherita tutto bene in Svizzera? Certo chissà quanti grattacapo da quando San Marchionne è stato canonizzato nell'alto dei cieli del capitale variabile. E poi, ultimo ma non ultimo, quei diffidenti dei francesi che hanno fatto obiezione al matrimonio con Renault che non vuole farsi trafiggere come la Lancia (Attila dixit). 

Pensavo a John Elkann (a Lapo meno) e non tanto a quanto poco lui pensi a noi - lui ci pensa, a noi, direttamente o indirettamente, giacché noi esistiamo per i bisogni di valorizzazione dei valori esistenti (anche i suoi) - bensì a quanto poco noi pensiamo a lui, a loro, alla legge dell'accumulazione capitalistica mistificata in legge di natura.

venerdì 2 agosto 2019

Cardiologia

Quando la vampata di calore provocata dal liquido di contrasto lo investì in tutto il corpo, Egidio ripensò per un attimo allo splendido ramarro visto la mattina prima, bello verde e lucente, che rimase fermo una decina di secondi davanti a lui finché, appena mise mano al cellulare per fotografarlo, rapido, fuggì via, inoltrandosi in una siepe. «Se fosse stato dieci volte più grande, a scappare sarei stato io», pensò banalmente Egidio, più che altro perché avrebbe voluto scappare da quella posizione oltremodo scomoda, fredda, con tutti quelli infermieri vestiti da rettili (dieci volte più grandi di lui) che si apprestavano a fargli la tac.

«Cardiopatia. Dobbiamo tenerlo in osservazione qualche giorno», gli disse la dottoressa di turno del pronto soccorso. Ma Egidio non pensava al cuore, no. Aveva troppo male alla schiena per pensare a un organo che era battuto sempre per i fatti suoi, soprattutto in amore: «Quanto sarebbe stato opportuno non gli avessi dato retta: adesso, invece di ritrovarmi solo, forse avrei accanto a me Lara che mi ha sempre voluto bene, era innamorata di me e io invece, niente, il cuore, dicevo, il cuore: il cuore un corno».

L'osservazione andò bene. Fu dimesso l'indomani, dopo la visita del mattino. Poco prima di uscire dall'edificio, Egidio si fermò per prendere un caffè al bar dell'ospedale. Mentre era in fila alla cassa, due dita delicate gli sfiorarono una spalla: era Lara. (Ma tu guarda, pensò). Presero, dunque, un caffè insieme, seduti in mezzo al via vai continuo. Lei si trovava lì per via di suo marito, che aveva subito un intervento al cuore. (Ma tu guarda, pensò). Anche lui si trovava lì per via del cuore, un cuore al quale non avrebbe dovuto dar retta, le disse. Senza capire la ragione, Lara sorrise e gli accarezzò una mano. Forse fu l'unica volta in vita sua che a Egidio il cuore batté come avrebbe voluto.

martedì 30 luglio 2019

Il sindaco ai tempi di Facebook

Fare il sindaco ai tempi di facebook riserva al sindaco tanti pollici in su, tante faccine sorridenti, qualche cuoricino, alcune esclamazioni, poche facce irate, questo a ogni marciapiede rimesso in sesto, a ogni albero potato, a ogni evento culturale da trenta persone in su e cinquanta in giù, perlopiù pensionati baby ancora in forma e con la voglia tanta di studiare all'università dell'età libera, a ogni annuncio sulla viabilità o sull'emergenza mal bel buon cazzo di tempo, c'è un nuovo divieto di sosta, l'orario estivo della biblioteca, commemorare i martiri, i pettini, 25, 1, 4, 2, 77 i prodotti a chilometro zero, il centro commerciale naturale, la fava lessa, il cappuccino al mattino in tutti i bar presenti sul territorio comunale, e poi la mamma, la zia, la sorella e la cognata, c'è da tagliare il nastro per l'inaugurazione del vialetto al cimitero, la festa degli alberi, il saluto alle scuole, domani viene il questore, dopodomani il prefetto, passa il giro d'Italia, il trentennale del gemellaggio, la festa del vino della birra la sagra della castagna, della patata, della polenta al sugo di cinghiale, un saluto a tutti, condoglianze comprese, senza dimenticare di marcare il territorio comunale di ogni frase con il deposito dei punti esclamativi:

«Stamani ho espresso il cordoglio dell’amministrazione al Comandante di Bagno e di Cavallo! L’Arma dei Carabinieri dimostra ogni giorno l’importanza che riveste nella sicurezza del nostro Paese!»...

domenica 28 luglio 2019

Il falco alto levato

Prima dei "socialmedia" (internet c'entra e non c'entra), sui fatti di cronaca ci si accapigliava al massimo con una decina di persone in famiglia, venti se dentro un bar o trenta se il circolo fosse stato pieno, cinquanta se al rinfresco della cresima o della comunione. E per quanto giornali e televisioni si sforzassero di stamparli a caratteri cubitali o ad urlarli nei titoli dei telegiornali, il virus della cronaca contaminava una ristretta cerchia, e per ciò stesso aveva vita breve, come discussione pubblica, nella mente del pubblico.

Da un po' di anni a questa parte, da quando internet ha preso la piega social (Facebook, Twitter e, in minor misura, i blog) il virus dei fatti di cronaca non è circoscrivibile, contagia una platea straordinariamente più ampia, e i nostri colpi di tosse, gli starnuti e gli sputacchi di parole si diffondono nell'aere con velocità esponenziale fino a raggiungere una soglia critica in cui il nostro sistema immunitario alle cazzate alza bandiera bianca.

Il solo argine, a questo flusso continuo che ci ammorba, è la resistenza passiva che la nostra mente opera mescolando i fatti, frullandoli in modo da confonderli e non distinguerli più l'uno dall'altro. 

Ma non basta. Prima che la mente imploda e non capisca più niente, occorre trovare una strategia di difesa e - secondo me - le strade percorribili potrebbero essere due: o fare finta che i fatti di cronaca non accadano, che non ci riguardino e mostrare, verso di essi, “divina indifferenza” Spesso il male di vivere ho incontrato / e quasi sempre me ne so' fregato»); oppure, al contrario, prestare la medesima attenzione per tutto, perdere - per ogni accadimento - più neuroni che capelli, mostrare trasporto empatico verso ciò che accade in cronaca senza fare differenze tra un fatto e l'altro.

Ognuno segua la propria indole. Io, per il momento, provo a guardare, sopra la statua della sonnolenza, il passaggio del falco.

sabato 27 luglio 2019

La grande donazione

La moglie di Douglas Tompkins (un imprenditore tessile, ambientalista, escursionista, regista, agricoltore, filantropo americano), giorni fa, a pochi anni dalla morte del marito (2015), ha effettuato «la più grande donazione di terra mai fatta da un privato a uno Stato», il Cile - e si appresta, altresì, a fare una donazione analoga all'Argentina -, con il vincolo che siano creati dei parchi nazionali in cui gli stati s'impegnano a preservarne la biodiversità.

Brava. E bravo il marito. E, naturalmente, giù lodi, peana, osanna per una vita spesa all'insegna di un nobile fine: la salvaguardia della natura dai disastri ambientali provocati dall'uomo. Quali uomini? Fuori i nomi, i cognomi, i conti e banca e le azioni.

Ma a parte ciò: oltre a me, c'è qualcuno che si chiede come sia possibile (tollerabile) che un "privato", una persona sola abbia potuto e possa, forte di un ingente quantitativo di quattrini, riuscire a comprare uno sterminato numero di ettari di terra del pianeta? Direte: Tompkins ha fatto i soldi legittimamente; come i Benetton, era una magliettaio anche lui, poi ha ceduto le (azioni delle) aziende e, anziché comprarsi le Autostrade, con la liquidazione ha deciso di acquistare terreni per un nobile fine che neanche un dio.

Neanche un dio, appunto.

- Eh, ma ha fatto i soldi onestamente, mica con il narcotraffico o la vendita illegale di armi.

Ma io non discuto l'onestà, la regolarità, la bravura dell'individuo. Discuto la dismisura e conseguente diseguaglianza che regolano i rapporti di proprietà all'interno di una società di classe. La finitezza umana, singola, individuale non potrebbe, da sola, essere bastante per porre un limite oggettivo che la società intera (almeno quella democratica: escludiamo le monarchie assolute e le dittature, per esempio) pone al consumo e al possesso di risorse di un pianeta finito? Giacché non esiste alcun merito, alcuna eccezionalità imprenditoriale o di altro genere che renda umanamente accettabile il fatto che qualcuno possegga sconfinati appezzamenti di suolo (e forse sottosuolo). Eppure il diritto (borghese) garantisce e tutela il diritto di proprietà fondiaria senza limiti. 


Occorre però fare attenzione: non sta nell'espropriazione tout court il riscatto del bene comune, per favorire la collettività ai danni del singolo possidente; bensì nello scardinare un meccanismo economico e produttivo che determina tale smisurato squilibrio di appropriazione del valore.


La produzione sociale è frenata, inceppata dai «rapporti di proprietà».

C'è un simpatico account Twitter chiamato Has Jeff Bezos Decided To End World Hunger? 
che rende bene l'idea dell'immensità della ricchezza concentrata su un solo individuo: 
«Jeff Bezos has a net worth of $165bn. The UN says it would cost $30bn to end world hunger per year. So, has Jeff Bezos decided to end world hunger today?»
Ma ripeto: non si tratta di assaltare la diligenza Bezos, ma semplicemente di iniziare a rimettere in circolo alcuni ragionamenti che, sebbene siano stati formulati più di centosettant'anni fa, sono ancora gli unici in grado di fare il punto reale della situazione:
«A un certo grado dello sviluppo di quei mezzi di produzione e di scambio, le condizioni nelle quali la società feudale produceva e scambiava, l'organizzazione feudale dell'agricoltura e della manifattura, in una parola i rapporti feudali della proprietà, non corrisposero più alle forze produttive ormai sviluppate. Essi inceppavano la produzione invece di promuoverla. Si trasformarono in altrettante catene. Dovevano essere spezzate e furono spezzate.Ad esse subentrò la libera concorrenza con la confacente costituzione sociale e politica, con il dominio economico e politico della classe dei borghesi.
Sotto i nostri occhi si svolge un moto analogo. I rapporti borghesi di produzione e di scambio, i rapporti borghesi di proprietà, la società borghese moderna che ha creato per incanto mezzi di produzione e di scambio così potenti, rassomiglia al mago che non riesce più a dominare le potenze degli inferi da lui evocate. Sono decenni ormai che la storia dell'industria e del commercio è soltanto storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti moderni della produzione, cioè contro i rapporti di proprietà che costituiscono le condizioni di esistenza della borghesia e del suo dominio.Basti ricordare le crisi commerciali che col loro periodico ritorno mettono in forse sempre più minacciosamente l'esistenza di tutta la società borghese.
Nelle crisi commerciali viene regolarmente distrutta non solo una parte dei prodotti ottenuti, ma addirittura gran parte delle forze produttive già create. Nelle crisi scoppia una epidemia sociale che in tutte le epoche precedenti sarebbe apparsa un assurdo: l'epidemia della sovraproduzione. La società si trova all'improvviso ricondotta a uno stato di momentanea barbarie; sembra che una carestia, una guerra generale di sterminio le abbiano tagliato tutti i mezzi di sussistenza; l'industria, il commercio sembrano distrutti. E perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio. Le forze produttive che sono a sua disposizione non servono più a promuovere la civiltà borghese e i rapporti borghesi di proprietà; anzi, sono divenute troppo potenti per quei rapporti e ne vengono ostacolate, e appena superano questo ostacolo mettono in disordine tutta la società borghese, mettono in pericolo l'esistenza della proprietà borghese. I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessi prodotta. - Con quale mezzo la borghesia supera le crisi? Da un lato, con la distruzione coatta di una massa di forze produttive; dall'altro, con la conquista di nuovi mercati e con lo sfruttamento più intenso dei vecchi. Dunque, con quali mezzi? Mediante la preparazione di crisi più generali e più violente e la diminuzione dei mezzi per prevenire le crisi stesse.
A questo momento le armi che son servite alla borghesia per atterrare il feudalesimo si rivolgono contro la borghesia stessa.
Ma la borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che la porteranno alla morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi: gli operai moderni, i proletari.» 
L'unica riserva è sulla frase finale: gli uomini che impugneranno quelle armi contro il capitalismo, non in una nazione ma nell'intero pianeta, non sono stati ancora generati. Va dato atto alla borghesia di aver impedito di far nascere i suoi becchini. Come ci è riuscita? Come ci sta riuscendo? La butto là: panem et circenses.