domenica 31 marzo 2019

Un giorno legale

Un pomeriggio assolato di fine marzo, H fotografò una siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Era bella, formosa e, tra i rami, lasciava trasparire i merli di un castello medievale sui quali si posavano sovente anche dei merli.

- A me non me la dài a bere.
- Certo che no. Non è potabile.

H proseguì. Poco più avanti alla siepe, vicino alla casa disabitata che gente di Roma, da brava gente di destra, abita durante le feste comandate, due splendidi arbusti di camelie invernali fiorite facevano a gara a farsi fotografare, come modelle sul palco di una sfilata.

- Tanto non compro niente.
- Certo che no. Non ho niente da vendere.

Passò una nuvola fiordilatte che reclamò uno scatto. H glielo concesse, rapido, prima che diventasse una caprese. E si ricordò dei buoni mensa gratis fornitigli dal diritto allo studio coi quali prendeva non di rado, a pranzo, una caprese che gli metteva acidità di stomaco che scontava durante l'ora di filosofia teoretica. 

- «Perciò saranno tutte soltanto nomi le cose che i mortali hanno stabilito, persuasi che fossero vere».
- Ma io non ci credo.

H riprese a camminare facendo assorbire i passi da un morbido tappeto di timo in attesa della fioritura. Lo sguardo gli cadde sul cadavere di un piccolo batticoda ancora risparmiato dall'assalto della decomposizione. Esitò a fotografarlo, per rispetto del volo.

- Si potrebbe pensare che tu sia preso da una grande compassione cosmica.
- M'importa una sega.

Passò una macchina. Poi un'altra e un'altra ancora sulla strada bianca e una grande polvere si alzò. H per evitare, per quanto possibile, di respirarla, attraversò la fila dei cipressi e s'infilò nel fitto bosco di abeti, molti dei quali spezzati dall'ultima serie di raffiche di vento del nord. Per un attimo, gli sembrò di giocare a Shangai.

- «Non usare arco e freccia per uccidere una zanzara».
- Infatti, quando posso, come adesso, piscio all'aria aperta, per non tirare lo sciacquone.

E poi venne sera. Una sera legale, di quelle che faticavano ad avere inizio e non se ne vedeva la fine.
H rientrò e voleva scrivere una poesia, ma ultimamente gli uscivano fuori soltanto poesie d'amore. Così non la scrisse. Non aveva voglia di rimettere le lancette indietro.

sabato 30 marzo 2019

Eroe di famiglia

[Breve estratto del mio intervento sul palco del Family Day, a Verona.]

L'Italia è un Paese
«di poveri e poverissimi, ma il valore medio pro capite della ricchezza immobiliare è tutt’altro che di poco conto: 100mila euro, pari alla bella cifra di 6.300 miliardi totali, molto superiore a quello di altri Paesi occidentali. E anche la ricchezza finanziaria risulta di tutto rispetto: 74mila euro per ogni italiano, inclusi i neonati, circa 4.400 miliardi complessivi.»[*]
Dato che la mia famiglia è composta da quattro persone (due coniugi, due figlie), essa dovrebbe avere un patrimonio immobiliare di 400.000 euro e un patrimonio mobiliare di 296.000 €. 
Gentilissimi signori Gandolfini e Pillon, passo da casa vostra a ritirare l'assegno per far quadrare la media?

[Dopo alcuni minuti di surreale silenzio, sono partiti i primi fischi e, a seguire, è iniziato un fitto lancio di feti di plastica. Al mio grido: «Lanciatemi monete, brutte testedicazzo», è intervenuta la sicurezza, che mi ha trascinato fuori dal palco].

venerdì 29 marzo 2019

Codice Rosso


Sia ringraziato il cielo – replicò la moglie –, per avermi concesso questa grazia; ma ora, caro amico, raccontatemi cosa avete guadagnato con il vostro lavoro di scudiero. Quale elegante vestito mi avete portato? E quali scarpette per i vostri figliuoli?
Non porto niente di tutto questo – disse Sancho –, cara moglie mia, ma ho con me cose ben più importanti e di maggior valore.
Di questo mi rallegro molto – rispose la donna –. Mostratemi, dunque, queste cose di maggior valore e importanza, amico mio, perché le voglio vedere, per poter allietare questo mio cuore che è stato molto triste e scontento durante la vostra lunghissima assenza.
Ve le mostrerò, quando saremo in casa, moglie – disse Panza –, e per ora potete essere molto contenta perché, se Dio vorrà, tra breve saremo pronti a intraprendere nuove avventure, e voi presto mi vedrete conte o governatore di un’isola, e non di un’isola qualunque, ma della migliore che possa esserci.
Che il cielo disponga in questo modo, marito mio, perché ne abbiamo davvero bisogno. Ma ditemi, cos’è questa faccenda delle isole, che non la capisco molto bene?
Il miele non è fatto per la bocca dell’asino – rispose Sancho –; lo potrai capire quando sarà il momento, moglie, e allora ti sorprenderai nel sentirti chiamare Sua Signoria da tutti i tuoi vassalli.
Sancho, ma cosa sono questi discorsi sulle signorie, sulle isole e sui vassalli?

Don Chisciotte, capitolo LII

[va da sé che con Codice rosso qui non ci si riferisce soltanto alla violenza di genere e domestica, ma a quella irredimibile insita nel rapporto tra eletto ed elettore] 

giovedì 28 marzo 2019

Mi è familiare

***
Tra le tante buone idee che il congresso delle famiglie a Verona partorirà e che saranno sicuramente di stimolo all'azione del presente, fantasioso governo, vi sarà anche quella di richiamare finalmente familiari le station wagon e i suv?

***
Non per impicciarmi di fatti che non mi riguardano, ma se Teresa May, invece delle dimissioni, offrisse qualcos'altro?

***
È più facile cambiare fidanzata/o con uno stipendio da ministro, anziché con il reddito di cittadinanza.

***
A margine dei ristretti margini di manovra dettati dal capitalismo e con nessuna delle forze politiche sulla scena in grado di governalo e dirigerlo, una cosa preoccupa e, al contempo, solleva: il fatto che, rispetto alle precedenti generazioni, la nostra sia palesemente non altezza del compito che le spetta e sia anti-messianica e post-apocalittica.

***
Se il mondo è un immane raccolta di merci, esse, oltre a essere "scontate", sono mai state contate (bombe comprese)?

mercoledì 27 marzo 2019

Voto senza frontiere

Sandro Gozi, politico di dagli di tacco dagli di punta quant'è bella la sora assunta del pd, si candida in Francia nella lista per le europee del partito di Macron, la Repubblica è marcia. 
Bravo, l'avrei fatto anch'io. C'è un posto anche per me?
Ma lasciamo perdere il Gozi e i particolari tecnico-politici (che non conosco) che gli consentono, a lui italiano, di candidarsi in Francia. Piuttosto, non sarebbe ragionevole allargare anche agli elettori la possibilità di votare partiti e candidati di altre nazioni europee? Anche per cambiare, anche per votare un/una finlandese o un/una portoghese. Questa sì che sarebbe vera partecipazione politica transnazionale e dimostrazione che non ci sarebbero frontiere se si potessero votare politici di altre nazioni. In fondo, se persino all'Eurofestival si possono votare i cantanti di qualsiasi provenienza, non vedo perché sia impedito tale diritto per eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo.
Per assurdo, si potrebbe persino assistere a una sorta di solidarietà elettorale transnazionale per convogliare voti "solidali" contro tal o talaltro pericolo "anti-europeista". In fin dei conti potrebbe essere una buona risoluzione democratica, chissà...

lunedì 25 marzo 2019

Contattare i nostri rappresentanti

Voglio bene a Wikipedia. È uno dei degli snodi fondamentali della rete. E, nel mio piccolo, una volta all'anno, verso un obolo alla fondazione Wikimedia. 
Ma un conto è chiedere un contributo, un altro è chiedere un "sacrificio" del genere.


Io, a parte la marpiona della Spinelli, mi ero persino dimenticato chi fossero i nostri rappresentanti all'Europarlamento - e stavo bene. Poi, ho rivisto certe facce, di ogni risma e colore, e ho pensato alle lor vite ganze in quel di Bruxelles e Strasburgo, a colloquiare, a mangiare a ufo, magari a intrecciare relazioni con altri pari (altri dispari) di altre nazioni, insomma: un lustro di lusso. E qualcuno/a anche moltiplicato per due.
Oh, europarlamentari in scadenza, dite: che cosa veramente avete rappresentato in Europa altro che voi stessi? Avete, tutte le mattine del vostro mandato, profferito un voto e una preghiera a San Benedetto da Norcia, patrono d'Europa? Dite la verità: davanti allo specchio, quante volte avete sorriso a noi cazzoni di elettori che vi abbiamo permesso di rappresentare la nostra volontà d'impotenza popolare? Siate sinceri: quanto avete goduto, guadagnato, fatto scorta? 
E noi, cara Wikipedia, dovremmo contattarli per chieder loro di non appoggiare una direttiva, quando, più o meno direttamente, ce l'hanno appoggiato con il nostro consenso informato?

È un diesel

Quella macchina qua devi metterla là Quella macchina là devi metterla qua

Certo che se la risposta “categorica” l'avesse fornita uno studio di ricerca indipendente dimandato dal Ministero dei Trasporti, sarebbe stata una risposta ancora più credibile.
Tuttavia, se veramente l'Unione Petrolifera volesse contribuire alla ripresa del mercato degli autoveicoli a motore diesel, e quindi impedire la cospicua diminuzione della vendita del gasolio al dettaglio, basterebbero due cose, una sostanziale, abbassare il costo per litro (dalle mie parti siamo sulle 1,50€/litro self service), e un'altra di facciata: far pagare il blu diesel (che in teoria dovrebbe essere più pulito) meno del gasolio normale.

domenica 24 marzo 2019

Potere a nessuno


«Io credo che la categoria di popolo sia politicamente perduta e che sia un equivoco, per la sinistra, tentare di recuperarla. Può avere un uso provvisorio, strategico, di breve durata. Ma coloro che cercano di resuscitare un populismo di sinistra e usare la categoria di popolo come categoria fondamentale della mobilitazione – il popolo come soggetto politico per eccellenza – andranno a sbattere e vedranno molto presto che cosa questo significa.»

Invito alla lettura dell'intervista a Vladimir Safatle, intellettuale brasiliano.


La vita è così facile

«L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’ Ahimè, la vita non è così facile. »

Umberto Eco, Il fascismo eterno, La Nave di Teseo


Ieri, un sabato qualunque, un sabato italiano, si sono radunati molti fascisti. Per commemorare. Sono stati autorizzati dalle autorità, entro certi limiti. Le cosiddette libertà associative e di manifestazione  garantite dalla Costituzione (la quale, però, carta muta, vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma, tranne quelle sperimentate, sotto spoglie innocenti, dall'attuale alleanza di governo).

Parrebbe "normale" che, in Italia, data la Costituzione, essere e/o dichiararsi apertamente fascista dovrebbe essere un stigma riprovevole. Purtroppo, come notava Claudio Pavone in Alle origini della Repubblica:
«Il fascismo, come forma storicamente sperimentata di potere borghese, non si esaurisce nei quadri del partito fascista ma è un sistema di dominio di classe in cui proprio gli apparati amministrativi tradizionalmente autoritari hanno parte rilevante. Di parata va piuttosto definita, dato il fallimento dell'epurazione, la democratizzazione post-resistenziale.»
Insomma, in Italia non è tanto un problema di Ur-Fascismo, quanto di fascismo vero e proprio, dato che la mala erba non fu sradicata del tutto, non ci fu alcuna Cartagine.
E se i fascisti italiani, dopo la guerra, sono stati un po' nelle fogne (a cielo aperto), adesso rimettono piede nelle strade e nelle piazze con il lasciapassare delle autorità. 

Ma al di là delle evidenti condizioni storiche, sociali ed economiche, che determinano la ricomparsa sul terreno di queste muffe, quello che mi sbalordisce è come certi individui, quasi tutti maschi, prestino i loro neuroni a siffatta causa.

***
Non seguo più il calcio da anni. Barella è per me ancora quell'attrezzo che serve a portare i giocatori infortunati a bordo campo. Ma ricordo che, non molti anni fa, per qualcosa che con il gioco in sé c'entrava poco, il portiere del Milan (era ancora del Milan? Boh), Abbiati, dichiarò in conferenza stampa (non ricordo se su domanda di un giornalista), che lui era (e credo sia ancora) un fascista. Di punto in bianco, così, gli uscì di bocca come una scorreggia vestita improvvisa che non si riesce più a trattenere e t'immerda le mutande. 
Lui, la faccia.

Però nessuno fece una piega. Nessuno notò il puzzo e il colore. Di più: non ebbe alcun provvedimento disciplinare, del tipo: radiato a vita, o anche solo dalla società (per esempio: rescissione del contratto e vendita al Predappio).

Così questi soggetti che sfilano: a parte radunarsi e farsi le seghe collettive eccitandosi con le mascelle volitive del Duce, se non sono portieri del Milan, come riproducono la loro vita? Come si mantengono o chi li mantiene? Dove lavorano, con quale contratto? Hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza? A proposito: il reddito di cittadinanza agli italiani fascisti è concesso, mentre agli stranieri democratici no? Provengono da famiglie borghesi o proletarie? Hanno genitori o parenti fascisti? Che cosa li ha avvicinati al fascismo, a parte la fascinazione per le testedicazzo? Ordine e disciplina? I treni in orario? La supremazia della razza? La sottomissione verso un'autorità riconosciuta come Capo supremo e quindi l'adesione viscerale alla dittatura e al sottocomando? L'amore per la Patria? L'odio verso lo Straniero, verso il Diverso? Diverticolosi? Eccetera.

Quali che siano le cause, il dato è uno: sono orgogliosamente fascisti. Per loro è una modalità d'essere, è garanzia di identità. È una fede. Ma come tante altre fedi, al fascismo non basta solo pregare, o influenzare, ma vuole comandare, dare direttive; vuole che il mondo sia modellato a manganellate. Per l'Eterno Ritorno della (ri)produzione schiavista. 

Poveri ebeti.

venerdì 22 marzo 2019

La Via della Sega

Tra i 29 accordi che saranno firmati, v'è anche quello del seme bovino (sperma di toro congelato).
Anche se non è specificato chi esporta e chi importa, sembrerebbe a tutta prima che sia l'Italia a vendere e la Cina a comprare.
Centro Tori Chiacchierini. Vendono seme logorroico.

E che dire delle arance siciliane che saranno finalmente trasportate via aereo, attese trepidamente da 600 milioni di clienti cinesi.
Di Maio gongola:


Naturalmente gli aerei saranno alianti, vero?
Come mi sembra di aver rammentato alcune settimane fa, quest'anno non ho mai visto arance siciliane sotto l'euro al chilo. In Toscana, che vi giungono autotrasportate. Orbene, quanto verrà a costare un chilo di tarocchi siciliani in Cina? E quanti dei 600 milioni cinesi indicati dal vicepremier potranno acquistarlo senza difficoltà e con frequenza? Infine: l'impatto ambientale dei trasporti sarà di maggiore o minore entità se paragonato al [l'eventuale] completamento della Tav?

Ma lasciamo perdere e occupiamoci di cose serie.
Al Quirinale cena di gala. Tavoli a ferro di cavallo. Era meglio a ferro di toro, ma tant'è. Alla fine del banchetto, dopo i babà alla frutta, canterà Bocelli, per coprire i flati e i muggiti.

Vendere, comprare, vendere, comprare, vendere. La Via della Sega!

Ma il pudore

«Anche io ho un blog. Anche io scrivo ogni tanto quello che mi viene in mente. Però credo che siano cose interessanti solo per me. E quindi il mio blog è privato e non è accessibile. Ma il pudore, Lucas; il pudore dove è finito?»
Anonimo, Un commento.

Solo, tu con le parole:
e questa è veramente solitudine.
Gottfried Benn [epigrafe presa da un capitolo de Gli imperdonabili di Cristina Campo]

DESTINO DELLE SPIEGAZIONI

«Da qualche parte deve pur esserci un immondezzaio dove si sono accumulate le spiegazioni.
Una cosa soltanto inquieta in questo santificato panorama: ciò che potrà accadere il giorno in cui qualcuno arrivi a spiegare anche l'immondezzaio.»
Julio Cortázar, Un tal lucas.

Non amo dare spiegazioni su ciò che scrivo, a meno che quello che scrivo sia equivocato nella misura in cui mi si impone dare spiegazioni.
Premetto che, se ne tento una, non è perché mi senta offeso, o colpito, dalle succitate parole del commentatore anonimo. Anzi. Le prendo come un complimento, giacché riuscire a essere spudorato con il solo ausilio delle parole è uno degli obiettivi verso cui questo blog aspira. Casomai - e con questo mostro il fianco a una prossima, eventuale, frecciata - mi suonerebbe più fastidioso risultare patetico.

Nella circostanza del precedente post oggetto di critica (una poesia in prosa o una prosa poetica?), che più o meno ripete temi, circostanze, impressioni da me già trattati altre volte (la stessa minestra riscaldata; ma a me piace la ribollita), brevemente, dato che non vi sono arcani, dirò: pur pescando da una tasca limitata di vissuti che non gli appartengono, l'io scrivente e l'io personaggio non coincidono. L'uno è la creazione dell'altro, il Lucas non è identico al Luca, anche se condividono alcuni tratti, alcuni addebiti. Da quando il personaggio è nato (il blog è nato), vanno in giro a braccetto e si raccontano reciprocamente tramite letture, pensieri, versi.
Se non avessero in vista la pubblicazione, essi non sarebbero, perché non riuscirebbero a convivere nel chiuso tinello di un blog "riservato" a sé stesso e pochi altri. Entrambi sono consapevoli dei rischi (rischi?) a cui si espongono, ma se lo fanno è perché reputano la pratica bloggeristica come una forma espressiva alla quale non riescono a sottrarsi. In Nessuno mi ama, Paolo Conte, a un certo punto, canta: «Facciamo un po' di letteratura con la miseria della mia bravura». E dato che non ho altro talento - ah, magari ne avessi uno simile a Marino - che questo (ammesso e non concesso che ce l'abbia), ecco perché mi ostino a esercitarmi e buttare fuori ciò che non era dentro ma da qualche parte, nascosto, non visto, in attesa di essere scoperto e pubblicato.

lunedì 18 marzo 2019

Pocket Man

Ho le armi sputate. In faccia mi si legge, per questo sono fuori corso.
Gli odori della primavera s'impongono e impollinano naso e bocca.
Posso posare le labbra sulla tua rosa tatuata per ricavare miele da te?
La tavola è rettangolare e tu - tu? - ti posi in attesa di un massaggio alla cervicale.
Io fingo, poi fungo, infine spingo e mi dispongo al dialogo.
Credo in un solo odio, quello che nasce dalla rabbia di vederti felice e io meno.
Ma ti raggiungerò. Come dice il proverbio: per passare avanti, occorre essere indietro.
Sudo e m'illudo che tu beva il mio sudore come ai bei tempi in cui ti piaceva salirmi.
Ma ti scesi e dissi: sono stanco: e tu facesti una di quelle storie che non ti dico.
Sapessi quante volte non ho toccato meta e mi sono sentito mezzo (di trasporto).
Tanto prendevo io la macchina, bellina, e la benzina la pagavo all'Azienda Generale Italiana Petroli.
Poi venne tangentopoli e figuriamoci se io potevo salire sul carro del vincitore.
Consideravo Sergio Garavini, anche se non sapevo distinguere tra produzione e distribuzione.
Ti volevo bene, perdio e perlamadonna santissima, e mi si struggeva il cuore ogni volta che.
Ma avevo solo l'arte, non la parte in causa, e crescere non sapevo cosa significasse.
Responsabilità: studia Massaro sennò ti tocca lavorare in fabbrica e fare i turni.
Quando suonava la sveglia alle quattro e mezzo percepivo come si ruba la vita a un uomo.
Non lo divenni, pigiai la pausa del mangianastri Majestic e Rocket man restò sospeso in cielo.
Aprii la finestra e nella cresta chiaroscura del crepuscolo vidi un coniglio o vidi un'anatra?
Comunque fu arrosto morto e aspettai tutta quaresima per trovare la ragione di resuscitare.
Mi toccai e toccai più volte per sapere se ero vivo davvero o avevo giusto perso qualche diottria.
L'oculista - un brav'uomo - dette la colpa alle troppe letture ma non conosco l'alfabeto braille.
Andai avanti disarmato. Come alle comiche mi davano di gomito, complicità nella sciagura.
Mi consolavo raccogliendo rosa canina matura perché ero esperto di falsi frutti.
E poi non mi ricordo: i neuroni sono stanchi di fare archeologia, vorrebbero antivedere.
Per questo mi sono iscritto a un corso rapido di astrologia: fare l'oroscopo di ieri.

domenica 17 marzo 2019

Amore senza


L’amore senza amore non ha
prezzo: lo tocco ma non lo
accarezzo – lo sfioro ma sta
fermo tutto d’un pezzo.

L’amore senza amore non ha
possibilità d’essere – è
come parlare del vuoto nel
pieno o viceversa.

L’amore senza amore è
una questione persa
in partenza – è un voto
di vastità.

E non so dire
se è preferibile sentire
amore e sofferenza
o non amore e indifferenza.

L’amore quando c’è ingombra
l’anima – che non può
assorbirlo interamente:
il corpo è esposto al suo arbitrio.

L’amore con amore è
una dettatura di parole che
non escono dal cono d’ombra
del già detto – del già udito.

Tra amore con e amore senza
l’amore resta con la sua assenza
l’amore parte con la sua presenza
l’amore disfa e fa ogni esistenza.



Immagine e identità dell'Italia oggi all'estero

Che gli dèi ulteriori non vogliano, ma se un domani qualche pazzo a bordo della propria Volvo elettrica arroterà Greta Thunberg, la prima cosa da verificare sarà vedere se all'interno dell'autoveicolo vi sarà esposta sul cruscotto, o appesa con un rosario allo specchietto retrovisore, l'immagine-santino di una stronza budella italiana dai capelli ossigenati.

sabato 16 marzo 2019

Spiegarmi bene

L'animale sociale si nutre di parole; ed è normale che, nel corso del tempo, egli maturi una sensibilità linguistica, più o meno accentuata, a seconda dell'uso. E come c'è chi ha la fortuna di digerire tutto senza difficoltà, c'è, invece (io, ahimè, rientro tra questi), chi sviluppa intolleranze, la cui unica cura è non tanto non assumere certe parole o certe frasi (la lingua non è come il glutine o il lattosio, piuttosto è come l'aria), quanto non fare a esse da eco e replicarle (ridirle o riscriverle), soprattutto quelle che, per come si incrostano nel parlar comune, sono penose da ripetere, tanto che persino i parrocchetti dal collare giallo hanno pena a far uscire dal loro becco.

Nondimeno, un glottologo, al quale mi sono rivolto per curare la mia sintomatologia linguistica, contrariamente a quanto presumevo, mi ha suggerito di stilare un elenco delle parole o delle espressioni che mi provocano fastidio auricolare e decadimento testicolare, non tanto per ottenere con ciò un effetto omeopatico (curare il simile con il simile), quanto per vedere se l'intolleranza a tali espressioni si manterrà inalterata nel tempo. Infatti, egli mi ha chiesto che effetto mi fanno oggi le espressioni: «assolutamente sì, assolutamente no», «non c'è problema», «tra virgolette». Quasi niente, ho risposto, tranne chi - come la Gruber - mima le virgolette stesse con le falangi di indice e medio di entrambe le mani: gliele mozzerei. 
«Caso grave, ma non disperato. Si può curare. Proceda».

Ed eccomi qui, a procedere.

Una delle espressioni che mi danno crampi allo stomaco, probabilmente sorta in coda al (sempre sia lodato) prêt-à-porter enciclopedico di Wikipedia, è:
[argomento di cronaca a caso, uno qualsiasi che si ripete piuttosto spesso sulle prime pagine] spiegato bene. Esempi: «la Brexit spiegata bene»; «il suprematismo bianco spiegato bene»; «stocazzo spiegato bene».
Un'altra espressione, frequentemente usata a inizio di frase (soprattutto nei tweet o nei post su fb):
«E niente...»
Tale fastidio - confesso - l'ho ereditato da Ceronetti, che diceva: che cosa mai avrà di diverso dal dire niente qualcuno che inizia una frase con niente


Per oggi concludo con un'espressione d'uso prevalentemente colloquiale:
«Ma anche no» (variante: «Allora anche no»).

venerdì 15 marzo 2019

Cose buone

Detto altrimenti: anch'io penso che Mussolini abbia fatto cose buone: si sarà lavato le mani dopo aver orinato o defecato. Avrà sorriso, amabile e paterno, all'infante che le post ingravidate per la patria gli mostravano a osanna durante le marce fascistiche a celebrazione di. Avrà fatto arrivare i treni in orario (cit.). Avrà mostrato come, in Italia soprattutto, avere l'appoggio della Borghesia e della Chiesa (o meglio: della Chiesa e della Borghesia) sia determinante per raggiungere e mantenere il potere. Con la sua fallimentare strategia di guerra e conseguente sconfitta, avrà contribuito a screditare irreparabilmente casa Savoia e a far diventare l'Italia una repubblica (merito, questo, che gli spagnoli, ahiloro, grazie a quel gran figlio di puttana di Franco, non possono vantare). Sarà morto fucilato ed esposto a testa in giù.

E il fascista eterno chi sarebbe? Il prepotente testadicazzo che, in virtù di qualche potere conferitogli, lo esercita in modo dispotico, rognoso e violento. E per essere tale, a volte, basta essere un dirigente, o un capoufficio, o un capotreno (cit.), o un semplice capofamiglia.

mercoledì 13 marzo 2019

La pietra scartata

La pietra scartata la rincarto
la rimando indietro ad Amazòn
non fanno tante storie con i resi
la soddisfazione del cliente al primo posto

È meglio non sapere che sapere
non avere tanti grilli per il capo
lavorare far di conto e le vacanze
già fissate per il ponte lungo che verrà

Il tempo passa e già non vedo l'ora
che il tempo passi ma per cosa poi
perché l'ora forse non mi sembra mai
l'ora giusta per dire al tempo stop

Più che vita va chiamata sopravvita
quel che scorre sul corpo e la dispone
non è nuda e neanche rivestita
forse sacra ma non facciamone questione

[...]


martedì 12 marzo 2019

Dare la mano

via

All'epoca, neanche troppo tempo fa, bastava farne una, circolare o sussultoria, a Villa San Martino o a Villa Certosa per incassare i soldi dell'assicurazione.

domenica 10 marzo 2019

La giostra della Sinistra

Vado [a] orgoglioso, un paese al centrosinistra dell'autostima, dove nel mese di marzo arrivano sovente i giostrai a installare i loro divertenti macchinari delle primarie, dall'autoscontro al calcinculo, dal pungiball all'attaccati-a-sta-banana.
Io inserisco il coin e gioco, un colpo qui e un colpo là, rido e salto, faccio una giravolta, ne faccio un'altra, guardo in su, guardo in giù, impreco contro la veggente che si rifiuta di farmi le carte perché carta canta; l'Espresso accredita un assegno di fiducia (non in bianco) del people, quale people, quello di Patti Smith o quello della rivista di gossip americana? La seconda che ho detto, al netto della Cuccarini oramai presa all'amo dal richiamo populista, data la sua natura di esca (la pesca al cuccarino).
Orsù, Popolo di Sinistra, risvegliati! Agglutinati nuovamente e rimetti in circolo le tue idee progressiste raccontando la favola bella che ieri ci illuse, che oggi vi illude di poter ridare una speranza di Crescita, Progresso e Sviluppo al Paese (mi raccomando le maiuscole).

Fatta salva un'impressione: a vedere (leggere) la graffiante copertina del satiro che unisce i tre volti carismatici del Sindacalista, del Segretario, del Sindaco, più che un manifesto politico, mi sembra la pubblicità per l'ecologia domestica dell'Informatore Unicoop.

sabato 9 marzo 2019

Le blogger lisant

a Luigi Castaldi, per il quindicesimo anniversario del suo blog.


«Con la sua penna, le philosophe lisant copia passi dal libro che sta leggendo. Questi passi possono andare da citazioni brevissime a trascrizioni voluminose [...]
Questo coinvolgimento totale è la somma dei vari modi di risposta responsabile: marginalia, annotazione sistematica, correzione ed emendamenti filologici, trascrizione. Tutti insieme, essi generano una continuazione del libro che viene letto. La penna attiva del lettore verga un libro in risposta (in inglese vi è un collegamento etimologico pertinente fra reply, rispondere, e replication, duplicazione). Questa risposta può andare dal facsimile - che esprime un accordo totale - e dallo sviluppo affermativo fino alla negazione e alla contraddizione (molti libri sono degli anticorpi contro altri libri). Ma la verità fondamentale è questa: in ogni atto di lettura completa è presente allo stato latente l'impulso di scrivere un altro libro in risposta. L'intellettuale è, semplicemente, un essere umano che legge i libri con una matita in mano».

George Steiner, Nessuna passione spenta, "Una lettura ben fatta", Garzanti, Milano 1997

Uno dei commentatori al post linkato, invita Malvino a fare «un volumone con tutto lo stampato dal 2004 a oggi - commenti compresi [...]», ma:
a) non credo che il tenutario sia d'accordo, anzi: sospetto ch'egli abbia sempre declinato questa ipotesi;
b) la scrittura bloggeristica non ha bisogno del suggello cartaceo per avvalorarsi. Essa non cerca un rifugio editoriale per camuffare la propria natura aleatoria. Anzi, è proprio questa autoconsapevolezza a dare a essa una dignità maggiore di quella di tante (quasi tutte le) pubblicazioni il cui destino è il macero (il blog, infatti, avendo uno scarsissimo impatto ambientale, è assolutamente eco-sostenibile);
c) la scrittura di Malvino è così sorprendente «per densità, proprietà, violenza, vastità di azzurro, per un’umanità intagliata in una parola tutt’ancora umida di terra, e brillante di rugiada, come un’erba spuntata a ridere nel sole, una mattina bella» che lascia tracce nella memoria del lettore in misura maggiore e persistente, molto più dei tanti tromboni di editorialisti e saggisti, scrittori e ufologi che puntualmente scacazzano i loro volumi sugli scaffali delle librerie e dei supermercati;
d) in quale altro luogo diverso da un blog personale, Malvino avrebbe avuto la stessa libertà di pubblicare i suoi capitoli, parola per parola, senza restrizioni¹?

_____________
¹ Le Edizioni Dehoniane Bologna?

giovedì 7 marzo 2019

Legittima difesa



Cammino irrigidito, ma mi sento bene
come se fossi eternamente in erezione

Firenze, via dei Neri, ora di pranzo

Firenze, via dei Neri, alle due di un pomeriggio feriale di un assolato giorno di febbraio. Due ali di folla sui rispettivi marciapiedi attendono in coda, più o meno pazienti, di prendersi qualcosa da mangiare ai due negozi, posti uno di fronte all'altro, dell'Osteria di strada Antico Vinaio che propone panini, schiacciate, taglieri di salumi e formaggi tipici toscani e presa d'assalto da turisti (e forse anche da non turisti) perché altamente quotata su tripadvisor.
Un signore sui sessanta, dal mento largo e dagli occhi strani, da poco uscito da un semi-deserto Museo Galileo, in piazza dei Giudici, con ancora in mente ben impressa l'immagine della famosa reliquia del dito medio dello scienziato, si trova a passare tra le suddette ali di folla e, tra lo stupore e lo sgomento, si toglie il suo Portaluri di feltro e grida:
«Neanche nel Burundi o nel Burkina Faso la gente fa la coda per mangiare, brutti rincoglioniti. Vi siete intrippati il cervello: come se non ci fossero, in ogni angolo della città, posti analoghi dove mangiare e soddisfare le vostre budella tutte concentrate sui vostri telefoni del cazzo; fare la fila di un'ora per una fetta di finocchiona: fareste meglio prendervi a morsi, povere pecore impazzite di già, dimostrazione assoluta di come al genere umano basti niente per diventare gregge. C'è meno fila per entrare agli Uffizi, ma va bene così: prima gli stomaci e poi il culturale. Mi raccomando, però: non lasciatevi scappare rutti davanti alla Primavera».
Il signore sui sessanta non fa in tempo a terminare la sua invettiva che un nerboruto, addetto al servizio coda dell'Osteria, lo agguanta per la collottola e lo spinge via, appunto in direzione degli Uffizi. Le ali di folla, non si sa dire se più stupite o divertite, sicuramente perché non hanno capito nulla delle offese ricevute, riabbassano la testa sui loro telefonini e avanzano, centimetro dopo centimetro, verso la vittoria.

martedì 5 marzo 2019

lunedì 4 marzo 2019

Abbracceo

C'è un Ceo (e solo per via di questa allitterazione accenno qualcosa della vicenda) che è stato costretto a dimettersi perché teneva un comportamento inappropriato coi propri dipendenti: aveva promosso in ditta la «cultura degli abbracci» - abbracciava i dipendenti e li spronava a fare altrettanto - e questo è risultato essere unfit. Ma perché? La nota redazionale non spiega le ragioni e lascia il campo aperto a delle congetture. Le azzardo:

a) il suo comportamento può essere paragonato a quello di un prete che abbraccia i suoi chierichetti; 
b) è stato invitato a dimettersi perché i suoi abbracci erano sempre sotto la cintura;
c) il fatto che elargisse un abbraccio per ogni dipendente non nascondeva un abuso di di posizione dominante, giacché - lui solo - riceveva in cambio una quantità di abbracci pari al numero dei dipendenti della ditta.

[...]

domenica 3 marzo 2019

Talvolta


Se io non fossi io, ma fossi un altro, mi piacerebbe leggere quello che io scrivo?
Mi domandavo questo dopo aver scritto, senza una particolare ragione, il post che precede, sull'appetito.
E rispondo, prendendola larga: è un po’ come quando da giovane mi chiedevo: se fossi una donna, verrei a letto con me? Se, all’epoca, non esitavo un attimo a dirmi di sì, a metà strada tra presunzione massima e un miserevole amor proprio, oggi esiterei eccome e le uniche qualità che potrei vantare sono meno amatorie e più rassicuranti, tipo: non parlo nel sonno, non russo, non faccio peti silenziosi sotto le lenzuola.

Per la scrittura invece è diverso, ho sempre mantenuto un atteggiamento di cautela, non ho oscillato, insomma, dalla presunzione alla titubanza; e alla domanda: se fossi un lettore, leggerei quello che scrivo? posso soltanto rispondere: talvolta.

Io scrivo per me ma non scrivo per me. Non scrivo per me ma scrivo per me. Mi piace l’effetto che fa vedere una pagina scritta resa pubblica (nel confine limitato di un blog marginale non sponsorizzato non indicizzato) per diventare, dopo che è stata pubblicata, pubblico lettore io stesso.

E vedere una parte che era in me, fuori di me. Ma quanto era in me qualcosa che prima di diventare scrittura non era? Il pensiero, la prefigurazione, il ragionamento assonnato tra i baffi che cosa sono, in fondo, prima che siano, prima che diventino qualcosa di tangibile, nel mio caso, sotto forma di post? Scrittura in potenza? Un’espressività che non vuole reprimersi, trattenersi, e anzi: vuole uscire, venire sulla pagina? Pornografia?
Sfogarsi? Può darsi.

Ne traggo godimento? Ecco la domanda giusta, alla quale non posso che rispondere: talvolta sì.

Ecco perché, da bravo onanista, non smetto di farmi le seghe di una pagina. O anche mezza.

sabato 2 marzo 2019

Bon appétit

Le rare volte che sono invitato a un banchetto, sappiate, sono uno che mangia poco, sono più parco che porco nei confronti delle copiose pietanze che si presentano al cospetto degli astanti, e se uno o una mi dice «Come mangi poco, sei a dieta?», gli o le sputo metaforicamente nel piatto, perché mi sono rotto i coglioni di giustificare ogni volta quanto e cosa mangio e quanto e cosa non mangio, non mangio un cazzo, sono lèrcio, come diceva mia mamma, non in senso proprio, bensì col significato che, sin da piccolo, io schifavo ogni tipo di cibo, tranne il latte, che non bevo più da anni, peraltro, e tutte le volte facevo storie per mangiare quello che si presentava in tavola, ho sempre fatto penare tutti coloro che si prendevano la briga e la cura e gli affetti di offrirmi affettati, fette di mortadella o prosciutto o formaggio o panettone, mangiateli voi che tanto mi basta poco, preferisco stare digiuno anziché ingozzarmi con mortiferi viveri cateringherizzati, sono fatto così, è il metabolismo, il meteorismo, la digestione difficile, il rapporto viscerale con le viscere, aver prima subito, poi presentito e infine scoperto (per quanto sia in grado, da profano, di scoprire), come una rivelazione, la connessione tra cervello e intestino, la differenza tra pensiero libero e pensiero costipato, e dunque, ripeto, non insistete, non forzatemi a mangiare, anzi, mangiate e bevete tutto voi, nella vecchia e mortale alleanza tra la vita e la sussistenza.

Ho fame. Cosa c'è da mangiare?