domenica 30 giugno 2019

Il situazionista


«Sono contento tu sia riuscito a risolvere quella situazione», disse Freddo a Berto, «sono contento perché almeno, a partire da adesso, potrai pensare a qualcos'altro. Anche se...»
«Anche se?», lo interruppe, Berto.
«Anche se per risolvere quella situazione sei stato costretto a pagare un prezzo molto alto».
«Quale prezzo? Io non ho sganciato un euro».
«Era una metafora».
«Faccio fatica a capire le metafore».
«Io, invece, faccio fatica a non parlare per metafore».
«E che sei? Gesù Cristo?».
«Le sue erano parabole».
«E vabbè: comunque, era un parlare sdrucciolo pure il suo».
«Lascia perdere. Volevo solo dirti che ero contento tu sia riuscito a risolvere quella situazione, anche se per risolverla sei stato costretto a impelagarti in un’altra situazione, a mio avviso altrettanto complicata».
«Sono un situazionista. Ma dimmi: perché prima hai detto che “sei contento” che io sia riuscito a risolvere quella situazione e, dopo, hai detto che “eri contento”? Non lo sei più contento perché non capisco le metafore?»
«No, affatto, sono ancora contento tu sia riuscito a risolvere quella situazione. Ho cambiato il tempo dell’ausiliare perché, dalla perfezione da te incompresa del presente, sono passato all’imperfezione, sempre incompresa, dell’imperfetto. In breve: mi sono spostato sull’asse temporale per darti modo di riflettere sul senso delle mie frasi».
«Ma a fare in culo non ti ci ha mai mandato nessuno?».
«Perché ti arrabbi?».
«Non sono arrabbiato: parlavo per metafore. Vedi che neanche tu sei in grado di capirle?».

venerdì 28 giugno 2019

Paviglianiti!

Pubblicizzati, non si sa quanto disinteressatamente, sulle colonnine di destra dei più importanti quotidiani online, gli youtuber da dieci, quindici, venti milioni di follower rilasciano dichiarazioni alla redazione che li interpella sullo svolgimento della loro attività videoamatoriale, di vario genere: dalla giovane donna che insegna come si fa a truccarsi, allo spinacione che fa il giro del mondo in bicicletta elettrica; dall'esperto bricoleur, al sapiente cuciniere di stoccafissi.
Le copiose visualizzazioni, che ogni loro video riporta, attestano quanto appunto siano seguiti e, indirettamente, quanti giga di connessione siano spesi per guardare le imprese di questi dilettanti non più sconosciuti. Bravi. Uno su dieci, quindici, venti milioni ce la fa a emergere e a sussistere, a quanto pare egregiamente, senza "lavorare".

Io - che apprendo della loro esistenza perché ogni tanto mi casca l'occhio (oddio... lo raccatto, dopo) sulle suddette colonnine - mi chiedo - marginalmente, molto marginalmente - perché le redazioni dei giornali, che lamentano, oltre all'irreversibile calo delle vendite in edicola, il monopolio imperante dei giganti dei social-media, perché prestano un giorno sì e l'altro pure tanta attenzione non tanto a internet come fenomeno in generale, quanto alle scorie che esso produce? Perché, insomma, queste cazzate fanno notizia? Perché, per contro, non hanno spazio le storie minime di anonimi signori che nel dopolavoro, dopo la spesa ai supermercati, la cena in canotteria, si svaccano sui divani e si addormentano a guardare inutili serie televisive? Che cosa hanno questi di meno esistenziale dei fighetti (e delle fighette) di youtube? 


«Dica».

giovedì 27 giugno 2019

Il sogno di Pierantonio

C'è stato un momento nella vita di Pierantonio in cui ha pensato, poi ha smesso, è passato al momento successivo, in cui da pensare c'era poco, c'era da spegnere la sveglia, alzarsi, preparare il caffè, andare in cerca di lavoro, come se fosse qualcosa da cercare, anche se lui tendeva a evitarlo perché pensava al lavoro come a un qualcosa che ti piomba addosso, come una condanna. Meno male, dunque, dicevano tutti no, non la prendesse sul personale, ma non avevano bisogno di personale, erano al completo, quando andava bene, erano in soprannumero, quando andava male, lo vede laggiù in fondo quell'esercito di riserva? Si accodi o marchi visita. A Pierantonio non andava giù, sicché si mise a fare l'arrampicatore sociale. Pubblicò un annuncio di matrimonio, A.A.A. cercasi miliardaria e, fu il caso o fu l'intestino, una miliardaria rispose, lo contattò, gli diede un appuntamento al buio, in una chiesa, e lui si presentò, vestito da lavoro, anche se non era il caso: era l'intestino. Infatti, appena varcò la soglia della speranza (Jean-Paul II), da un impianto stereo che friggeva partì L'abbigliamento del fuochista, e Pierantonio, con un po' di pena dentro al cuore, si avvicinò all'altare. Dal pulpito prese a parlare non un prete, bensì un navigatore, fresco vincitore di concorso, che si rivolse al futuro sposo decantando, con lodi sperticate, il mercato del lavoro, luogo della vendita e della compera di una merce particolare, sì, facilmente reperibile e interscambiabile là dove c'è la domanda e c'è l'offerta, ma se queste non ci sono o decadono, la merce, seppur particolare, perde di valore, diventa merce superflua, da buttare, la pietra scartata dai costruttori ma quando cazzo mai diventerà testata d'angolo?
Un leggero turbamento assalì Pierantonio, ma durò giusto un attimo: l'organo attaccò la musica consueta e la sposa fece il suo ingresso su una portantina, firmata da Donatella Versace, portata a spalla da quattro marcantoni vestiti come gladiatori. Quando lei discese e gli sorrise, lui ebbe una stretta allo stomaco, come se stesse per firmare un contratto con la Manpower...

[...]

Pierantonio si risvegliò di soprassalto, mentre la moka borbottava già da un po'. 

sabato 22 giugno 2019

La Giostra del Capitale

Tempo fa, dopo diversi anni, rividi Piercarlo. In un primo momento non credevo fosse lui, forse per via della barba e un'ombra di quelli che furono capelli. Ma la faccia a trapezio e gli occhi da lupo erano i suoi. Sicché provai a chiamarlo e lui, invece, mi riconobbe subito, anche coi baffi e il berretto sportivo Portaluri.

Come va, come non va. La vita che passa. Corsi e ricorsi, insomma: i convenevoli, i consueti scambi di battute tra vecchi amici che, tuttavia, avevano tempo per non limitarsi a quelli; infatti, decidemmo di andare a prendere un caffè, tra l'altro in un bel posto, un bar con una splendida veranda affacciata sul corso cittadino. Questo, naturalmente, dette modo di interrompere il flusso delle proprie personali vicissitudini, per inoltrarci - come accadeva di frequente quando eravamo studenti universitari - in discorsi filosofici sui massimi sistemi, e addentrarci financo in quelli di carattere prettamente esistenziale.

«Sai, ci sono vari modi per aggirare il problema della felicità», concionò Piercarlo. «Il primo, il più efficace, è non cercarla, evitando - per quanto possibile - d'imbattersi nell'infelicità. Dato che - converrai - la felicità non esiste, ma l'infelicità esiste eccome, sarà possibile essere felici soltanto nella misura in cui saremo in grado di evitare di essere infelici. Certo, molti non saranno d'accordo con la presente affermazione. Molti - e cioè tutti coloro che, diversamente dalla mia opinione, credono che la felicità esista veramente».
«Beati loro», interloquii.
 «Beati?», proseguì, «Credi davvero che chi afferma con sicurezza di essere felice per il fatto stesso di essere vivo, che considera cioè la vita stessa fonte di felicità a prescindere, possa ritenersi beato?».
«Rettifico: contenti loro. E tu, Piercarlo, non sei contento di essere vivo?».
«Ecco, lo vedi anche tu che essere vivi non è una condizione sufficiente per ritenersi felice, così come non lo è credere che saremo felici una volta morti. Se, per certe questioni, si possono imbrogliare gli altri, è difficile, se non impossibile, ingannare se stessi».
«Dunque ritieni che non esista alcun criterio oggettivo per dichiararsi effettivamente felici?»
«Rentier a parte, credo di no».
«Ah, la condizione sociale...»
«Già. E per continuare con il Marx dei Manoscritti, finché “la vita stessa appare soltanto come mezzo di vita”, ed è il tratto comune nella società capitalista, tra l'essere vivi e l'essere felici non vi sarà mai piena corrispondenza».
«Ne ha di strada da fare, dunque, la nostra specie per dare a ciascuna singola vita, e concretamente, il famigerato diritto sancito dalla costituzione americana».
«Più che di strada da fare, parlerei di direzione da prendere, giacché le condizioni tecniche ci sarebbero tutte se fossero svincolate dal...»

La conversazione fu interrotta, bruscamente, dall'arrivo di un corteo composto da decine di figuranti con costumi medievali che marciavano, alcuni facendo squillare a pieni polmoni le loro chiarine, altri sventolando delle bandiere multicolore. La Giostra del Saracino aveva il suo inizio.

«Pensa - proseguì Piercarlo - pensa se al posto dei Quartieri ci fossero gli Stati e se al posto del Buratto ci fosse il Capitale. Pensa...».


La proprietà privata dei mezzi di produzione

via

Intanto pignorarne un paio (di miliardi di euro) alla famiglia Riva no, vero?

martedì 18 giugno 2019

Appunti del giorno

1. C'è mai stato un governante italiano che sia andato in America (U.S.A.) senza leccare il culo ai governanti americani? Pure quest'ultimo, lo smargiasso, se la cospargerà di amuchina la barba pubica dopo il servizio a Pompeo?

2. Stamani ho un torcicollo che, quasi quasi, andrei a Versailles.

3. Ritrovato un lupo vecchio di 40 mila anni. E tuttavia, nel video, quello che più stupisce è la strumentazione analogica con la quale lo scienziato siberiano prende le misure del reperto: in un ambiente che tutto pare fuorché a temperatura controllata (ma forse in Siberia è sottozero di suo anche nei laboratori), dopo aver estratto la testa dal congelatore, impacchettata alla bell'e meglio che neanche un pezzo d'arista dal macellaio, lo scienziato, munito di metro da sarto, annota le misure del lupo preistorico con una penna biro su un taccuino a quadretti. Non mi stupirei che, nei minuti che seguono e che non sono stati documentati dal video, egli abbia preso sale, pepe, aglio, erbe aromatiche per marinare la carne per poi farla in porchetta. Mi raccomando il limone in bocca, tra i denti.

4. Da un punto di vista politico, riguardo a Zingaretti, mi concentrerei sulla seconda parte del cognome, beninteso sostantivandola e non aggettivandola.

5. Metafora ristretta su Google (sui motori di ricerca in generale, cioè su Google, il generale): lo si usa come una Ferrari in folle dentro un garage.

domenica 16 giugno 2019

La saggezza di Mario

Residenza sanitaria assistita, mattino di domenica: la maggior parte dei degenti guarda la messa in tv; altri sono appartati nel salone della mensa. Tra questi un signore, ultranovantenne, che se ne sta a capo chino tra le braccia sul tavolo. Mi avvicino, gli batto due dita leggere sulla spalla. Alza la testa.

- Ciao Mario, come va?
- Male.
- Male? Perché male?
- Perché ho bruciore dappertutto [con gli indici percorre tutte le zone del corpo, dall'inguine alla testa, dove dice di avere bruciore].
- Fatti dare qualche pasticchina dal dottore.
- Sìeh, pasticchina: meglio giù sottoterra.
- Allora fatti dare quella pasticchina apposta per il sottoterra.
- Eh, gliela chiedo spesso al dottore; ma sai cosa mi risponde? Che sono malato qui [e si batte la fronte, con un indice solo].
- Mi sa che sei più sano di lui.
- Sano io? Se fossi stato sano, sarei infilato sottoterra già da un po'.

venerdì 14 giugno 2019

Cosa resta di Scandicci?

Circa cinquantamila persone; le pietre di un selciato da risistemare; mezza foglia accartocciata dello scorso autunno; un ufficio postale che vende cessioni del quinto; un quarto assessore della città metropolitana di Firenze; una puttana scalza che girovaga in cerca di un cliente; gente indaffarata che sa bene quello che deve fare, ma non sa il perché; una tessera stracciata di un partito che non c'è; gli echi lontani della lotta trasformata in running lungo l'argine del Vingone; il mercato settimanale degli stracci del Bengala; una cornacchia dal becco che s'infila nelle pieghe dell'asfalto; un ciliegio immaturo; un premio letterario organizzato dalla biblioteca comunale, tema di quest'anno: il futuro del lavoro, lavoro del futuro; primo premio: il prestito a tempo indeterminato dei Grundisse; un egiziano che passa le ore a un semaforo mostrando un cartoncino con scritto ho fame e che però se gli offri qualcosa da mangiare, lui, con accento da via Tuscolana, risponde: «Preferisco du' spicci».

lunedì 10 giugno 2019

Ma pazienza

Lei era bella. Io no, ma pazienza. Tuttavia, non è bello ciò che è bello. Così mi recai da lei con un discorso incentrato sul concetto di bellezza intesa come riflesso soggettivo negli occhi di chi guarda, non nella sostanza oggettiva, corporale («un davanti, un didietro» Gadda) di chi è guardato. E infatti, durante il colloquio, lei si dimostrò tranquilla perché mi sforzai (mi smorzai) - sovrumanamente - di guardarla negli occhi e solo negli occhi. Si stupì. Poi, a un certo punto, si grattò un sopracciglio e mi domandò di che colore fossero i suoi occhi. Esitai. Lei sospettò che fossi strabico. Risposi: «Pistacchio». Lei sorrise e m'invitò a sgusciarli. Ristetti e mi attenni a delle doverose precauzioni igieniche, dato che avvertivo di avere, sartrianamente, le mani sporche. «Il bagno è da quella parte, il fazioso». Mi spingeva a prendere partito. E allora lo presi, inutilmente: lei era già partita per il Messico («la faccia triste dell'America» P. Conte) e non seppi a chi cantarle. Restava la luna, algida come sempre, dal cuore di panna (ficcatelo in, dalla parte delle noccioline). A quel punto non seppi che fare. Restai con le mani (non più sporche) in mano. E piansi, anche piuttosto a lungo, diciamo cinque minuti. Raccolsi le lacrime in un flacone e gliele offersi come ricordo di un sentimento che non era stato possibile condividere. Mi ringraziò e mi chiese le indicazioni e la posologia. Ci salutammo con molti propositi, cioè ci dicemmo addio senza dircelo, come fanno le persone perbene che sanno come stanno le cose. E noi sapevamo come stanno le cose, ma non dove stanno le cose,  di solito nell'armadio, o nella credenza, luoghi dell'inattendibile.

sabato 8 giugno 2019

Ostia Light


Non sarà mica il fritto? O il bollito? O l'arrostito a fuoco lento? O - non sia mai! - il corpo e il sangue di Cristo?

Ora, alla luce di quanto afferma il Ministero della Salute (etciu) - «l'obesità è causata nella maggior parte dei casi da stili di vita scorretti; è quindi una condizione ampiamente prevenibile», non sarebbe bene che la Chiesa Cattolica introducesse nella Santa Comunione, oltre alla versione gluten free, un tipo di ostia (e talvolta di vinsanto, anche se il sangue lo beve quasi esclusivamente la classe sacerdotale) a bassissimo contenuto calorico?


I mini-stronzi

«I mini-bot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale». Mario Draghi

I mini-stronzi verdani propongono cose che voi umani. Anche i mini-stronzi grillani (cazzariani) non escludono cose che voi umani.
Ma comunque non si scrive. Si scrive ma o comunque. 
Epperò l'economia necessita di una scossa. Io proverei col 380.
Epperò l'economia ha bisogno di stimoli. Io proverei con le prugne secche.
Epperò l'economia... chi ha studiato economia? ragioneria? segretariato d'azienda?

Io la butto là, da profano ve lo profano, anzi: ve lo propongo e pongo: nella normale «anarchia capitalistica» dove ognuno, anche se formalmente unito (Ué Ué) fa quel che cazzo gli pare, dato che dall'illusione offerta dalla globalizzazione siamo tornati al tristo realismo sovranista, o governanti nazionali del menga (e ogni nazione produce quelli che si merita), perché non giocate, per una volta, tanto per ridere, tanto per illudere i milioni di elettori che vi votano credendo che voi possiate risolvere (e non operare da curatori fallimentari), perché - dicevo - non provate per una volta una a offrire denaro direttamente alle imprese ma soprattutto alle persone senza tanti orpelli burocratici, che ne so, un ventimila euro a cranio, per ognuno dei 60 milioni di cittadini dei quali avete a cuore la sorte, giacché li considerate come figli (di puttana)?

P.S.

Ma nessuno si ricorda questa canzone?


Ah, vabbè, non serve ricordare, non serve.

giovedì 6 giugno 2019

Passaggi di stato

Niente più fusione, quindi. Importa sega. Invece a molti compatrioti importa. Vedi Calenda, che reclama al governo di battere un colpo. Il governo? Quale governo?
«A caldo, mentre Fca ritira la proposta per un progetto industriale, vale quindi la pena fare una riflessione sul tema delle mutate condizioni politiche. Che in Francia, nonostante la modernizzazione di Macron, sono sempre quelle dai tempi di Colbert. E che in Italia – al di là delle uscite di neopolitica industriale del governo attuale che fanno quasi tenerezza – sono rimaste le stesse da dieci anni, da quando Fca per ragioni di convenienza fiscale e di vantaggio degli azionisti di controllo su operazioni straordinarie non è più – nemmeno allo zero per cento - italiana. Mentre, invece, Renault è al cento per cento francese.»
Forse Calenda intende rivolgersi al governo olandese. Se così fosse, sarebbe apprezzabile perché ciò indicherebbe che egli ha veramente indossato i panni da eurodeputato che, come tale, mette becco negli affari di tutti gli stati membri, senza pensare soltanto al suo (membro, non stato).


mercoledì 5 giugno 2019

La vita a episodi

C'è un momento nella vita, ma anche due o più, una successione di momenti in cui, a poco a poco, mentire diventa un modo per sopravvivere. Prendiamo per esempio La verità vi prego sull'amore: se l'amore, per sorgere, pretende verità, viceversa, per sopravvivere e non tramontare, necessita finzione. Infatti, è sufficiente leggere le strofe della ballata di Auden per rendersene pienamente conto.

Tuttavia, nel tempo della vita che scorre, per evitare di raccontare menzogne in continuazione, il modo migliore è evitare di essere diretti, glissare, cambiare discorso, fare finta di aver bisogno del bagno, fingere una telefonata, distrarre l'interlocutore col fischiettio di una canzone popolare.

Questa, secondo me, è la tattica migliore per non essere qualificato come un politico qualunque che è riuscito a farsi eleggere e, ad ogni occasione televisiva o radiofonica o "socialmediatica", pretende affermare il verbo, magari credendoci, da uomo di Bonafè (l'avete eletta voi in Europa, ricordatevi).

Ma dicevo la vita. Volevo raccontare un episodio. Uno, non una serie ammorbante di quelle in onda su netfava o altri portali del vuoto a perdere. Il titolo fa il verso al titolo di due serie tv italiane, famose nel mondo, Gomorra e Suburra. La mia s'intitola Sborra. La sigla di apertura è un prestito dagli Eli, Figli della gleba per via degli ettolitri. La storia racconta di un quattordicenne a bordo di uno scooter Piaggio, un Sì non truccato, che insegue una coetanea bionda a bordo di un Malaguti truccato. L'inseguimento dura cento metri. Lui si ferma al bordo della carreggiata e, in preda alla disperazione adolescenziale causata dal rifiuto amoroso, gli occorre un insolito fenomeno di polluzione diurna - e cola sui tarassachi in fiore. Fine.

Se proprio desiderate un altro episodio, applaudite con una mano sola.

domenica 2 giugno 2019

Immagina, puoi


Caro 2 giugno,

foss'anche solo per questo, non è andata malaccio.

Certo, si potrebbe fare meglio, molto meglio. Ad esempio: le parate siano lasciate ai portieri. Per il resto: comparse che si susseguono a comparse. Accompagnate da donne coi tacchi e uomini becchi e beccamorti. Facce che ci vuole stomaco, ma gli italiani repubblicani sono fatti così: hanno stomaco da cannibali; sintetizzano proteine che è un piacere, soprattutto quelle della dimenticanza, del voto perché tanto ci pensa lui che vocia [urla], il ghe pensi mi di turno, gli sia dato incarico, purché il livello di intelligenza sia abbassato e, al contempo, alzato quello di tracotanza.
Comunque, o italiani repubblicani, sappiate: alla fine gli stronzi si cacano tutti.


P.S.

Di seguito, una lettura tratta da un libro di Luigi Veronelli, Breviario libertino, Edizioni di Monte Vertine, 1984 (trovato ieri fortunatamente in una bancarella, esemplare n. 1212 di 2050 copie):