sabato 17 agosto 2019

Una spremuta di limone

Ti amavo
ti ho perduta
ma non bevvi
la cicuta.

Mi lasciasti
a mia insaputa
Continuavo
a scena muta

a darti amore
senza ricevuta:
tu lo buttasti
come si sputa

giù per terra
chi si rifiuta.
La mia guerra
l'ho perduta.

Ma se mi arrendo
chi mi aiuta
a rialzarmi
dalla caduta?

Quale mossa
è la più astuta
per riavere
la riavuta?

«Una spremuta
di limone
sulla tua faccia ossuta,
da coglione».

venerdì 16 agosto 2019

Sedici agosto


Carlo Bordini, I costruttori di vulcani, poesie 1975-2010, Luca Sossella editore, Roma 2010

Disfattoria animale

[a margine di un commento al post precedente]

Molti studi attestano che da una drastica diminuzione del consumo di carne, rossa in particolare, l'umanità potrebbe trarre degli indubbi vantaggi sia per la propria salute, sia da un punto di vista ambientale (gli allevamenti intensivi producono, infatti, svariati tipi di inquinamento, persino da polveri sottili).
Ciò nonostante, il consumo di carne non sembra diminuire.

Ammettiamo tuttavia - senza concedere - che, nei prossimi anni, vi sia un cambio repentino delle abitudini alimentari dell'umanità, che la carne, soprattutto rossa, sia mangiata sempre di meno e che, di conseguenza, si abbia un crollo verticale della produzione di carne da macello.

E chiedo: dato che, sostanzialmente, cinghiali e bufali allo stato brado a parte, la vita dei bovini, dei suini e degli ovini è sostanzialmente regolata, qualora il regolatore, l'uomo, abbandoni al suo destino la sorte evolutiva di tali specie, sarebbe questo un vantaggio o uno svantaggio per tali animali? In altri termini (e lasciando, per quanto possibile - è impossibile, lo so - le ragioni di "mercato"): senza di noi, i pii buoi e i porci con le ali, che fine farebbero? Morirebbero di vecchiaia?






giovedì 15 agosto 2019

Vinciamo la gara

E sicché la Russia, anziché concentrare le forze per spegnere le fiamme in Siberia, utilizza le sue migliori intelligenze - che poi, da morte, chiama "eroi" - per primeggiare nella nuova corsa agli armamenti. 
I vertici dello Stato hanno lasciato intendere che si trattasse di qualcosa di importante, comunicando testualmente in relazione al sinistro che "La Russia sta vincendo la gara delle armi nucleari nonostante l'incidente nella piattaforma sul Mar Bianco", disastro che ha fatto 5 morti e 3 feriti.
Bravi. Sono questi i progressi che l'umanità, anche quella russa, attende.

[Almeno in questo, per varie ragioni storiche e politiche, non ultime aver perso la guerra (e meno male la perse), lo Stato italiano - che pure butta via tanti soldi in armamenti - non spende quote del suo bilancio pubblico in ricerca & sviluppo di armi di distruzione di massa.]

Parallelamente ai fuochi e ai petardi (nucleari) russi, emblematico (!) è il disboscamento a ritmo serrato dell'Amazzonia che Bolsonaro persegue, politica che fa il paio, appunto, con quella di coloro che per avere la pace si preparano a fare la guerra.  È noto, infatti, che la deforestazione in Amazzonia abbia come obiettivo primario la creazione di ampie zone dedicate alla coltivazione del foraggio per gli animali (in particolare bovini) adatti alla macellazione e all'alimentazione umana: per tali ragioni, in risposta alle critiche unanimi di non fare niente per salvaguardare il polmone verde del mondo, quel merdaiolo del presidente brasiliano suggerisce, ai suoi cittadini e non solo, di mangiare e defecare meno.

Ma noi, cittadini ultimi e penultimi, sebbene non abbiamo poteri decisionali importanti (al massimo, votare ogni tanto per eleggere facce a culo con barbetta o senza), con i nostri consumi programmati, che cosa in concreto potremmo fare - oltre a fare la raccolta differenziata, vero, e a cacare metaforicamente in faccia agli stronzi che comandano e fottono noi e il mondo - non dico per impedire l'inesorabile catastrofe ambientale, ma almeno per procrastinarla quel tanto che basta per dare un segnale alle Autorità schiave del Capitale e della sua valorizzazione? 

Ci provo, per solidarietà con coloro che in questo momento stanno lottando: fare come a Hong Kong e bloccare tutti gli aeroporti del mondo (una settimana senza kerosene bruciato e sparso nella troposfera). E poi? Salire tutti in barca a vela e cagare in mare quanto ci va (forza Greta, bien sûr).

martedì 13 agosto 2019

Breve storia della colonna destra infame

Emanne, 10 anni, canta ‘Caruso’: i giudici restano a bocca aperta e a culo chiuso.

Fiorello spiega la crisi di governo con ironia, perché senza avrebbe fatto ridere.

Serena Williams piange per l'infortunio: l'abbraccio da applausi della rivale, nel senso che la rivale la ha abbracciata applaudendole addosso (e facendola piangere).

Carlo Verdone imita il fan: il dialetto salentino è perfetto. Peccato il fan fosse di Varese.


Invece Concita. Sono un italiano, vengo prima io. Inviate le vostre lettere: a, b, c, d, e, f, i... 

"La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile" Carlo Verdelli. 

- Abbonati a Repubblica. 
- No.
- Te non hai a cuore i principi eccetera.
- No.
- Vedi? Avevo ragione. Non li hai a cuore.
- No, non li ho a cuore perché li ho a cervello, a stomaco e a culo. E anche un po' ai piedi.
- Allora noi non ci potremo battere per te.
- Pazienza: battete per qualcun altro.

domenica 11 agosto 2019

Norberto


«Come sono messo male, come sono messo male, ma così male che, in realtà, non so proprio bene come sono messo, se il male in cui penso di essere messo sia veramente male, oppure sia un male minore, di quelli che bastano poche ore, per cui subito ci si accorge che non tutto il male viene per nuocere, anche se molto viene per cuocere e io mi sto cuocendo, come un prosciutto a vapore, stesso colore la mia faccia allo specchio, se potessi mi affetterei una guancia per comprendere se sono cotto a puntino e tu possa mettermi a stretto a un panino, assieme a una sottiletta, anche se meglio sarebbe potessi appoggiare la mia guancia sulla tua tetta sottile per addormentarmi in santa pace, affinché tutto passi e finisca presto nel migliore dei modi e nel migliore dei mondi possibili e passibili di denuncia.»

A questo pensava, Norberto, il giorno in cui gli diagnosticarono il beneficio dell'inventario. Lì per lì, quando glielo dissero, si scosse, come un cavallo del palio e prese a correre, cioè a pensare più veloce, ma così veloce che si fece varie sequenze mentali, tutte percorribili come le piste ciclabili della Valpadana, piene di zanzare pigre di volare veloce come chi pedala, e lui pensò appunto a varie cose, variabili annesse, e più pensava, più si sentiva messo male e più cadeva nella fallacia della brutta china martini, anche calda non gli era mai piaciuta. Tutto gli sembrava andasse a rotoli, tranne la carta igienica che finiva sempre senza avere un rotolo di scorta. «Cara mi passeresti la carta» e lei gli portava un quaderno a quadretti, con la copertina rigida e una biro verde a indicare la pagina dove aveva scritto l'ultima poesia d'amore Cara la mia carta.

Fu un brutto periodo. Parlava spesso nel vuoto per riconoscersi, come in uno specchio. Di notte, quando c'era la mezzaluna, si disponeva sul selciato come aglio, prezzemolo e peperoncino, e si faceva trituzzare dai passanti che non badavano a lui, d'altronde non erano tutti badanti e anche quelle che lo erano avevano da poco finito il turno, figurati se avevano voglia di mettersi a badare le inconsistenze altrui, perdipiù gratis. E lui, dopo, tornava a casa malconcio ma pronto per soffriggersi davanti a uno schermo a caso, dipendeva dalla quantità di autonomia operaia che gli era rimasta ancora in corpo, poca, quindi la tv prevaleva, conciliava più il sono, e lui aveva tanto bisogno di multarsi. Di solito sceglieva sceneggiati americani nei quali i protagonisti solevano sorseggiare ettolitri di scotch whiskey a stomaco vuoto e fumare una sigaretta dietro l'altra (e mai che si lavassero i denti prima di pomiciare), e di entrambe le cose non si capiva la marca, forse perché il bere non era whiskey, bensì tè freddo e il fumare della semplice erba spinella di contrabbando; inoltre, la regia nascondeva il nome dei prodotti per impedire che qualche telespettatore pignolo facesse causa alla produzione per gli effetti del fumo e dell'alcol passivo passanti attraverso lo schermo, vatti a fidare del pubblico che, in preda al desiderio mimetico, diventa alcolizzato e fumatore cronico per imitare le gesta dei protagonisti. Ma non sarebbe stato il caso di Norberto. Prima di tutto, lui amava l'orzo dopo cena. E poi, più che bere e fumare, se imitarli fosse stato inevitabile, più volentieri avrebbe replicato la promiscuità - ma la moglie, la gatta e una zia sull'ottantina sopivano immediatamente ogni tentativo di replica.

Norberto, che in vita sua aveva accumulato una certa saggezza, si mise a scrivere saggi. Ma di questo parleremo, se la voglia tornerà.

sabato 10 agosto 2019

Tarda eco

Soli con la nostra follia e il fiore preferito
vediamo che in vero non resta nulla di cui scrivere.
O piuttosto, si deve scrivere delle solite cose
nello stesso modo, ripetere sempre le stesse cose
perché amore continui a essere un po' diverso.

Alveari e formiche vanno rianalizzati in eterno
e il colore del giorno inserito
centinaia di volte e variato da estate a inverno
perché rallenti al passo di un'autentica
sarabanda e vi si annidi, vivo, e si riposi.

Solo allora la disattenzione cronica
delle nostre vite potrà avvolgerci, conciliante
e con un occhio a quelle lunghe ombre bronzee sfarzose
che parlano così fonde dentro la nostra impreparata coscienza
di noi stessi, i motori parlanti d'oggigiorno.


John Ashbery, As we know, 1979 in Un mondo che non può essere migliore, Poesie 1956-2007, Luca Sossella editore, Roma 2008, traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan


***

Alone with our madness and favorite flower
We see that there really is nothing left to write about.
Or rather, it is necessary to write about the same old things
In the same way, repeating the same things over and over
For love to continue and be gradually different.

Beehives and ants have to be re-examined eternally
And the color of the day put in
Hundreds of times and varied from summer to winter
For it to get slowed down to the pace of an authentic
Saraband and huddle there, alive and resting.

Only then can the chronic inattention
Of our lives drape itself around us, conciliatory
And with one eye on those long tan plush shadows
That speak so deeply into our unprepared knowledge
Of ourselves, the talking engines of our day.

John Ashbery, "Late Echo" from As We Know, Viking Press, 1979 

Non succede nulla

«Cosa succede adesso», mi sembra un buon resoconto che illustra tutte le possibili ipotesi sulle prossime manfrine in Parlamento. 

In attesa che Mattarella mi nomini senatore a vita e poi mi dia l'incarico di formare un governo tecnico, una domanda, una considerazione e una preoccupazione finale a margine di questo paragrafo:
«Il Pd, che con Nicola Zingaretti insiste per il voto (la Lega avrebbe ricevuto rassicurazioni su questo), vuole evitare che sia il leader della Lega a gestire dal Viminale il voto. Il M5s vuol provare a incassare il voto finale sul taglio dei parlamentari (si prolungherebbe così anche la vita della legislatura). E' su queste basi che si gioca la partita.»
Domanda: quale scenario governativo si dovrebbe avverare perché Salvini non "gestisca" il Viminale alle prossime elezioni? Il presidente Conte deve dimettersi perché la sola sfiducia comporterebbe che il suo governo (con ministri annessi) resti in carica per gli affari correnti fino al prossimo insediamento governativo?

Considerazione: non capisco la bramosia di tagliare il numero dei parlamentari (630 deputati, 315 senatori). Piuttosto, perché la rappresentanza sia un po' meno finzione, io sarei per raddoppiarne il numero (1260 deputati, 630 senatori), purché sia dimezzato realmente a tutti i futuri eletti lo stipendio. Parallelamente a questo raddoppio, andrebbe tolta ogni soglia di sbarramento percentuale, perché l'unico sistema rappresentativo veramente democratico è il proporzionale puro.

Preoccupazione: ce la farò a sopportare gli slogan, i dibattiti, le promesse, le speranze, le acclamazioni, le offese, i programmi! i programmi!, i candidati e le candidate sorridenti, le istruzioni per il voto, i sondaggi, le spillette appuntabili al capezzolo sinistro (quello del cuore), i volantini, i tweet, i post su facebook, le e-news, i sorrisi, i prima gli italiani, secondi gli europei, terzi gli africani, la flat-tax, la sicurezza, il rilancio dell'economia, la lotta alla corruzione, la riforma della giustizia, della scuola, della sanità, delle pensioni, della pubblica amministrazione, la difesa della Difesa, l'autonomia delle autonomie, la creazione di n milioni di posti di lavoro?

Vado ché squilla il telefono. Non vorrei mi chiamassero dalla Maddalena.

giovedì 8 agosto 2019

Una risposta

Sì, mi auguro che questo governo decada, ma:

1) non perché mi auguri vinca Salvini (anche se vincerà, in caso di elezioni a breve), bensì perché Salvini sarà più frenato nella sua azione dai nuovi (vecchi) alleati (Forza Italia e Tota Italia e Fratelli d'Italia e Italia Stocazzo) di quanto lo sia dall'attuale partner di governo. Berlusconi e berlusconiani sono certamente meno ingenui da farsi mangiare la pappa in capo come accade ai pentastellati.
Quindi, non ci sarà una dittatura salviniana, tanto quanto non ce n'è stata una berlusconiana;

2) che le forze politiche in campo (m5s compreso) continuino a farsi i propri interessi e ad aumentare il divario tra chi ha di più e chi di meno, beh, è un inevitabile conseguenza delle condizioni storiche, sociali ed economiche.

3) l'onestà non è una condizione sufficiente per essere un bravo politico. Da un punto di vista della prassi e dell'interesse generale, meglio un ladro di manica larga che un onesto dal braccino corto;

4) da quando è finita la favola della crescita e siamo caduti nella nassa della recessione, non ha senso il parlare di padella o di brace: trattasi sempre di cottura della classe dei lavoratori, dei disoccupati e di tutti coloro che per vivere devono o hanno dovuto vendere la propria forza lavoro, il proprio tempo. Illudersi che con l'attuale dominio del capitale vi sia potere di cambiamento della democrazia parlamentare e nel riformismo (quale che ne sia il colore) è da ingenui;

5) per concludere: se si ricomponesse una sinistra alla Berlinguer e ottenesse pure un 35% dei consensi, se non si rompono i rapporti di proprietà dei mezzi produzione, non cambierà mai un cazzo nulla - e beninteso: tale rottura, tale "rivoluzione" dovrà essere compiuta a livello globale, giacché a diventare un Venezuela o una Cuba alla fame ci vuole ben poco.

mercoledì 7 agosto 2019

Te la do io la piramide


Oggi ho preso a seguire B.G. su fb, per vedere quello che scrive senza le intermediazioni delle agenzie che riportano i suoi post. 

1) «L'inutile piramide»: brutta metafora, giacché almeno la piramide puntava al cielo, la TAV invece al buco. 
2). «Non avere la forza numerica [...] non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene». Bene. Allora, per coerenza, dato che ora i cantieri dovranno ripartire anche con la forza (delle forze dell'ordine), il M5S, ministri e deputati in testa (Toninelli con il casco), saranno in prima fila a prendere le botte dai celerini.
3) Sarebbe interessante sapere chi è che sceglie (non credo il Beppe) le immagini, in questo caso Les amants di Magritte, anche perché tale opera, più che illustrare il tema del post (il tradimento), rappresenta in modo efficace l'alleanza di governo: due amanti che, a capo coperto, continuano a baciarsi senza però vedersi, né comunicare. Scrive l'enciclopedista:
«Nascosti dietro i loro sudari, si scambiano un amore muto incapace di un linguaggio diverso da quello del corpo, esprimendo una forte passione nonostante la mancanza di dialogo. Possiamo considerarlo il “bacio della morte”? Un bacio tra due defunti, o in procinto di essere tali?»
E se non possiamo, almeno speriamo. 

martedì 6 agosto 2019

Salve Regina

« Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria.  »

Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Comunque, a quelli che dicono - sconsolati - di rimpiangere persino Berlusconi (e su, a scalare, sino ad arrivare a De Michelis, Cossiga e Scelba) mi permetto di suggerire che così va il mondo sotto il cielo della borghesia. In questo momento storico, la selezione politica rispecchia la faccia e i desiderata dell'italiano medio.

La Lega non è un inedito della storia politica italiana. La svolta da partito regionale a partito nazionale fu determinata da tre fattori: lo scandalo e i guai giudiziari che sommersero la precedente dirigenza del partito (Bossi e C.); la frana del consenso elettorale di Forza Italia; la diaspora missina. Da qui nasce l'«intuizione» di Salvini che ha portato la Lega al 17% delle politiche e al 34% delle europee.
La Lega è il partito presente più antico - e dei 49 milioni che devono rimborsare perché sottratti indebitamente all'erario statale, la cosa che preoccupa maggiormente è che la Magistratura ha disposto il rientro in piccole rate bimestrali da centomila euro in ottant'anni, con ciò a dire che la Giustizia italiana prevede che la Lega tra 80 anni ancora ci sarà (!).

Il Movimento Cinque Stelle: si può pensarne il male che si vuole, ma di una cosa gli va dato atto: non è un partito che ragiona in termini di consenso elettorale. O meglio: hanno pensato a far crescere quello dell'alleato di governo, contribuendo a travasare alla Lega gran parte dei propri voti.
Che dilettanti: Craxi - con il suo 16/17% se li sarebbe sognati degli alleati così. Invece aveva quei marpioni dei democristiani al 34, mica ingenui grillini. A proposito: ma Beppe Grillo che dice della sua creatura? Tutti quei discorsoni iniziali sul cambio economico, sulla svolta ambientale, sull'onestà dove cazzo mai sono finiti? Affanculo?

Infine il Pd.

Salve Regina, madre di Misericordia, 
vita, dolcezza e speranza nostra. Salve.
A te ricorriamo noi esuli figli di Eva.
A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, Avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi 
e mostraci, dopo questo esilio, una Sinistra come Cristo comanda.
O clemente, o pia, o dolce vergine Maria.

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A parte (ma mica poi tanto), mi sembra opportuno ricordare una barzelletta sulla Madonna racconta da Cathcart-Klein in Platone e l'ornitorinco, Rizzoli 2007:

Gesù sta camminando per strada quando s'imbatte in una folla di persone che sta per lapidare un'adultera. Gesù dice: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». All'improvviso un sasso sibila nell'aria. Gesù si volta e dice: «Mamma?».


domenica 4 agosto 2019

Pensare a John

« La legge dell’accumulazione capitalistica mistificata in legge di natura esprime dunque in realtà solo il fatto che la sua natura esclude ogni diminuzione del grado di sfruttamento del lavoro o ogni aumento del prezzo del lavoro che siano tali da esporre a un serio pericolo la costante riproduzione del rapporto capitalistico e la sua riproduzione su scala sempre più allargata. Non può essere diversamente in un modo di produzione entro il quale l’operaio esiste per i bisogni di valorizzazione di valori esistenti, invece che, viceversa, la ricchezza materiale esista per i bisogni di sviluppo dell’operaioCome l’uomo è dominato nella religione dall’opera della propria testa, così nella produzione capitalistica egli è dominato dall’opera della propria mano. » Il Capitale, Libro I, Sezione VII, cap. 23, 1.

Pensavo a John Elkann (a Lapo meno), a come passa le domeniche d'agosto, quali pensieri, affanni, divertimenti, ubbie. Andrà bene di corpo? Quali libri legge in questo momento, quali mutande indossa. Un massaggino da un/una professionista se lo concede? E la moglie e i figli e l'Olanda e l'Inghilterra e Detroit? Il padre Alain come sta? E la mamma Margherita tutto bene in Svizzera? Certo chissà quanti grattacapo da quando San Marchionne è stato canonizzato nell'alto dei cieli del capitale variabile. E poi, ultimo ma non ultimo, quei diffidenti dei francesi che hanno fatto obiezione al matrimonio con Renault che non vuole farsi trafiggere come la Lancia (Attila dixit). 

Pensavo a John Elkann (a Lapo meno) e non tanto a quanto poco lui pensi a noi - lui ci pensa, a noi, direttamente o indirettamente, giacché noi esistiamo per i bisogni di valorizzazione dei valori esistenti (anche i suoi) - bensì a quanto poco noi pensiamo a lui, a loro, alla legge dell'accumulazione capitalistica mistificata in legge di natura.

venerdì 2 agosto 2019

Cardiologia

Quando la vampata di calore provocata dal liquido di contrasto lo investì in tutto il corpo, Egidio ripensò per un attimo allo splendido ramarro visto la mattina prima, bello verde e lucente, che rimase fermo una decina di secondi davanti a lui finché, appena mise mano al cellulare per fotografarlo, rapido, fuggì via, inoltrandosi in una siepe. «Se fosse stato dieci volte più grande, a scappare sarei stato io», pensò banalmente Egidio, più che altro perché avrebbe voluto scappare da quella posizione oltremodo scomoda, fredda, con tutti quelli infermieri vestiti da rettili (dieci volte più grandi di lui) che si apprestavano a fargli la tac.

«Cardiopatia. Dobbiamo tenerlo in osservazione qualche giorno», gli disse la dottoressa di turno del pronto soccorso. Ma Egidio non pensava al cuore, no. Aveva troppo male alla schiena per pensare a un organo che era battuto sempre per i fatti suoi, soprattutto in amore: «Quanto sarebbe stato opportuno non gli avessi dato retta: adesso, invece di ritrovarmi solo, forse avrei accanto a me Lara che mi ha sempre voluto bene, era innamorata di me e io invece, niente, il cuore, dicevo, il cuore: il cuore un corno».

L'osservazione andò bene. Fu dimesso l'indomani, dopo la visita del mattino. Poco prima di uscire dall'edificio, Egidio si fermò per prendere un caffè al bar dell'ospedale. Mentre era in fila alla cassa, due dita delicate gli sfiorarono una spalla: era Lara. (Ma tu guarda, pensò). Presero, dunque, un caffè insieme, seduti in mezzo al via vai continuo. Lei si trovava lì per via di suo marito, che aveva subito un intervento al cuore. (Ma tu guarda, pensò). Anche lui si trovava lì per via del cuore, un cuore al quale non avrebbe dovuto dar retta, le disse. Senza capire la ragione, Lara sorrise e gli accarezzò una mano. Forse fu l'unica volta in vita sua che a Egidio il cuore batté come avrebbe voluto.