giovedì 17 ottobre 2019

Datemi una cimosa

Succede che sempre più spesso
mi vedo scritto col gesso
disteso sulla lavagna.

Per sapere se sono vivo
cancello e poi mi riscrivo
tipo Sisifo sulla montagna.

Per fortuna nessuno mi vede
a scontare la mia poca fede
che il tutto abbia un significato.

Nero su bianco o bianco su nero
l'atto di scrivere è il più menzognero
che l'uomo abbia creato.

In principio era il verbo
fu detto per mantenere il riserbo
che in principio non ci fosse niente.

o al più, in segno di rappresentanza,
in forma di urlo o a passo di danza:
una parola: il nulla più potente.

Un nulla che mi tira la giacca
giorno dopo giorno, con una pacca
sulla spalla mi fa muovere la mano

per scrivere qualcosa piuttosto
che stare zitto al mio posto
a dire: preferisco di no,
                                   [come Bartleby lo scrivano.





mercoledì 16 ottobre 2019

Movimento Cinque Democristiani

Di Maio ha detto che il Movimento Cinque Stelle sarà, nei prossimi dieci anni, l'ago della bilancia di ogni governo, con ciò a intendere che, senza di loro, nessun governo potrà formarsi. Sarà, ma al momento, con quello che hanno dimostrato, la metafora sembra inappropriata, perché se essere l'ago della bilancia significa «svolgere funzione di mediazione e di equilibrio tra gruppi o forze in contrasto» (Treccani),  finora l'ago del M5S è stato peso o per un verso (la Lega) o per un altro (il Pd), senza aver svolto alcun ruolo di mediazione o compromesso tra le forze in contrasto in parlamento.
Quindi, appunto, quello di Di Maio è solo un pio desiderio che maschera una vera e propria aspirazione politica (non so quanto conscia): quella di trasformare il M5S nella Democrazia Cristiana del futuro. In parte ci stanno riuscendo, anche se ancora hanno il difetto di pronunciare troppo spesso la parola onestà, una parola magica che nasconde il livello della loro incompetenza.

domenica 13 ottobre 2019

Madonne in corsia

Per il tramite di un'amica ostetrica (ho un'amica ostetrica), apprendo che, in Toscana, le preghiere in corsia costano 240 mila euro all'anno, che saranno corrisposti a undici assistenti religiosi cattolici assunti in pianta stabile. Dopo averle chiesto se, per caso, l'Azienda sanitaria pagasse anche «du' madonne semplici» - m'ha risposto di no, giacché aveva già provato a chiedere - lei mi ha fatto notare come gli assistenti religiosi saranno messi sotto contratto con un inquadramento (il Ds) che un infermiere (inquadrato con la categoria D) dovrà passare molti anni di lavoro in corsia, nonché seguire svariati corsi di aggiornamento, per ottenerlo.

Certo che fare l'assistente religioso in corsia non dev'essere proprio malaccio come mestiere: vero è che non è per tutti i religiosi, in quanto - per gli effetti del Concordato - devi essere un cattolico certificato per farlo. A tal proposito, pongo un problema (che forse non ha ragione di porsi, per gli obblighi costituzionali in merito, penso all'art. 59): se il Concordato è un accordo tra Stato e Chiesa cattolica, perché non si concede alle Regioni sufficiente autonomia per non sottostare a tale accordo, ovvero per estenderlo ad altro tipo di assistenza religiosa (pastafarianesimo compreso) o psicologica? 


sabato 12 ottobre 2019

Economia circolare

Dunque, se qualche timido leader politico europeo brontola perché cessino i bombardamenti turchi contro i curdi, Erdogan gli abbaia contro la minaccia di spedire in Europa x milioni di profughi siriani.
Sappiamo, tuttavia, che Erdogan finora ha concesso a tali profughi la permanenza in Turchia perché riceve x miliardi di euro a cadenza regolare dall'Europa per mantenerli.
Sappiamo inoltre che, finora, è stato concesso ai fabbricanti di armi europei, di vendere copiosamente materiale bellico allo Stato turco per x miliardi di euro.
Non lo sappiamo, ma immaginiamo che, dati i chiar di luna finanziari della lira turca, lo Stato turco abbia utilizzato una cospicua parte degli x miliardi di euro europei, destinati alla permanenza e all'accoglienza dei profughi siriani, per l'acquisto di armi prodotte in Europa.
Leggiamo adesso che Francia e Germania in testa hanno dichiarato lo stop alla vendita di armi alla Turchia, senza al contempo imporre lo stop ai finanziamenti europei alla Turchia per l'accoglienza dei profughi siriani. In questi termini, è probabile che la Turchia, dopo aver spedito i profughi in Europa, col disavanzo dei soldi europei, vada a comprare le armi altrove, dalla Russia, dalla Cina o dal Giappone, per esempio. Parallelamente, è probabile che la lobby degli armaioli europei faccia una pressione costante affinché l'embargo europeo contro la Turchia non abbia luogo, minacciando licenziamenti e richiesta di cassa integrazione.

È l'economia circolare, bellezza.

Io, se fossi Dio, opterei per una bella autobomba intelligente in zona Ankara. O, meglio, un colpo di stato come Cristo comanda.

mercoledì 9 ottobre 2019

Varrebbe la penna

Un criticone

Non so più cosa dirvi, poeti,
se non di farvi ammazzare dai turchi
per difendere i curdi
contro l'impero ottopiedi
che schiaccia le menti
con fedi che, lasciatemi dire,
fanno schifo al cazzo,
nazionali o religiose che siano
ma purtroppo ancora presenti
a camuffare la storia
degli interessi cogenti legati
allo smercio della produzione.

Dunque, poeti, mostrate un po' i denti
anziché cantare come sempre la miseria
dei vostri soffritti sentimenti.

Dalla trincea, i poeti rispondono.

Caro illustre spronatore,
siamo andati in quella terra di frontiera
senza mitra, ma con la tastiera
a sparare parole che speravamo
potessero qualcosa di più.
Ma adesso che siamo morti
per le belle donne di Kobane
adesso che tutto è andato a puttane
e i turchi di Erdocane
hanno piantato la bandiera
dicci, ne valeva la pena
ingrassare una terra già ricca di croci?
Valeva parlare e combattere in vece
di questa Europa vigliacca
che non dice un'acca di niente
e si dimostra di nuovo impotente
e afona di fronte ai feroci accadimenti?

Corifeo
Varrebbe la pena
varrebbe la penna
varrebbe la rabbia
varrebbe chissà


lunedì 7 ottobre 2019

Rapporto di maggioranza

Perché, generalmente (!), agli italiani piacciono le forze dell'ordine?
Perché sono disordinati.
Perché agli italiani piacciono gli uomini e le donne in divisa?
Perché sono divisi.
Perché gli italiani hanno molta fiducia nelle forze dell'ordine?
Perché non hanno fiducia delle proprie debolezze.
Perché tutte le forze politiche, nessuna esclusa - anche se ai politici di destra, dati certi abiti mentali, riesce meglio - se si toccano (foss'anche solo con una critica minima) le forze dell'ordine, si stracciano le vesti e sbraitano per difenderle?
Perché le forze politiche, senza forze dell'ordine, non sarebbero (e non avrebbero) forze.
Perché - non solo in Italia, bensì in ogni luogo del globo terracqueo - temi e personaggi che ruotano intorno alle forze dell'ordine predominano ogni forma di narrazione (letteraria, cinematografica, televisiva)?
Perché, senza crimini, noi terrestri non sappiamo che cosa cazzo raccontare.



sabato 5 ottobre 2019

Mister running

Mi trovo alle prese, ma senza corrente mi attacco al cazzo. Qualcuno, che passa velocemente accanto, mi chiede se sono pazzo. Un altro, invece meno veloce, domanda se ho da accendere. Un altro ancora fa finta di niente, finalmente. 
Riprendo il cammino, anzi corro finché, paonazzo, mi fermo a una panchina. Mi lego una scarpa, anzi due; fo il verso a una gazza che a razzo scappa impaurita neanche potessi rubarle il mestiere del volo. Mi sento me stesso, finalmente corretto, in postura. L'aria fresca d'ottobre conviene alla camminata, alla corsa nei parchi, coi pollini stanchi, come i miei spermatozoi in vista dell'inverno.
Dal fondo delle campagne, un signore somigliante a Mario Luzi nei suoi ultimi giorni desideranti, mi dice che il tempo che scorre è più vero di quello che fintamente si ferma a cogliere attimi. Una palla mi fuoriesce dalle mutande, forse è il caso di comprare abbigliamento tecnico per il running? Meno male ho PayPal (leggasi: peipalle) che sostiene la mia propensione al consumo. 
E così, mentre il padrone del suddetto sogna viaggi su Marte in autovettura, io mi faccio le seghe mentali e riprendo il cammino come Roberto Walser ne La passeggiata. 
Oh, se potessimo tutti essere felici d'essere come lo scrittore svizzero in quel momento di camminante!
Finalmente mi viene «incontro una donna dall'aspetto di spagnola, di peruviana o di creola che ostenta non so quale pallida e appassita maestà», comunque sufficiente per far rientrare la fuoriuscita, gonfiare il petto a galletto mugellese, nell'attesa gioiosa di aver corrisposto mezzo sorriso al mio intero già inviato. Ma niente. Comunque: meglio un sorriso caduto nel vuoto, che un 'fanculo spedito via aerea. 
E così ci siamo, questa è la pista, la strada che viaggia lungo la corsa dell'Arno, osservando tratti di fiume mai visti, dove il verde smeraldo del muschio attaccato ai ciottoli sommersi nell'acqua ridipinge il colore degli occhi di tutti i passanti. E il sole cala - e fa bene, negli attimi in cui conta ancora qualcosa vivere nell'emisfero boreale.

martedì 1 ottobre 2019

Basterebbe essere cani

Sono così ‘simpatici’ quelli della trasmissione Le iene che, dato il pompaggio mediatico di cui, da lustri, usufruiscono (probabilmente dovuto alle pressioni delle agenzie pubblicitarie che hanno il controllo della gestione degli spazi e degli introiti in tutti i settori del quarto e del quinto potere), nonostante non abbia visto una puntata una, non posso fare a meno di sapere che cosa siano - e il "blitz" odierno di una iena accreditata come giornalista a palazzo Chigi ne sia la dimostrazione: che intraprendenza! che giornalismo d'assalto! Un pezzo di parmigiano per dire in faccia al segretario di stato americano che non si possono boicottare le eccellenze italiane! Questo sì che è toccare i nervi scoperti dell'America, mica come consegnare, nelle mani del Pompeo, i modellini in scala delle basi di Aviano, Camp Derby e Sigonella con su scritto: levatevi dalle palle ché il Patto di Varsavia è morto e sepolto da un po'.