domenica 26 settembre 2021

Alla Brunetta dei Ricchi e Poveri


«Ciao cara, puoi venire domani pomeriggio da me?»
«No, non posso. Vado a farmi stuzzicare il naso».
«Ah, già: il tampone. Dài, dài che alla fine ci prendi gusto».
«Il punto N ».
«Ahahahahah... ma se continui così, non ti vaccinerai mai!».
«Al limite, tromberò il farmacista».

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Titolo alternativo:
Alle prodi testedicazzo sornione e sorridenti

La loggia FFP2

Sono giorni in cui qualsiasi cosa pensi è pregiudicata dall'assurdo, da una pietra d'inciampo sulla quale, appunto, inciampo, perdo l'equilibrio, cado a terra e, se non metto le mani avanti, rischio di rovinarmi la faccia. Per questo vado in giro con lo sguardo abbassato, per evitare lo scandalo di vedere altri visi che, pur camminando, come me, sul lungofiume soleggiato, sono mascherati effeffepidue. Ma perché? Per via dell'effetto serra, del buco dell'ozono o del timido fumo proveniente da una sterpaglia che un contadino brucia? 
Inutile domandare. Meglio far finta che sia tutto normale, che il mondo è questo e non un altro. Così, a volte, sconsolato mi fermo, seggo su una panchina solitaria, chiudo gli occhi e proietto una realtà diversa all'interno delle palpebre.

Per esempio, Parigi.

Un primo pomeriggio assolato, un viale lungo la Senna, la Tour Eiffel in lontananza. Alla radio raccontano che in città c'è un'insolita invasione di calabroni. Essi svolazzano stranamente a mezz'aria, poco sopra la testa delle persone, e di loro non si curano se non quando aprono la bocca per dire, colloquiando con altri interlocutori, che forse si potrebbe fare anche diversamente da come il governo fa. In quell'istante, quando qualcuno apre la bocca per eccepire, un calabrone gli entra dentro e lo punge sulla lingua. «Al soccorso, al soccorso», grida lo sventurato, prima che la lingua gli si gonfi e non possa parlare più. Se è fortunato, qualcuno chiama un'ambulanza. I soccorsi arrivano veloci ma, prima di intervenire, gli domandano se è vaccinato senza ottenere risposta. Chi ha chiamato i soccorsi obietta qualcosa agli infermieri e loro gli domandano se avesse anch'egli qualcosa da eccepire. «Beh, in effetti»... Un altro calabrone piomba dentro la bocca di costui e lo punge sulla gengiva (aveva fatto appena in tempo a stringere i denti). Questa volta sono gli infermieri a chiamare altri soccorsi. Il primo passante sembra non respirare più e il capannello di persone, che naturalmente si era formato, inizia a gridare agli infermieri di fare qualcosa, non vedono che sta per morire? «Che cosa avete da eccepire?», ribattono quelli della croce rossa. Sciami di calabroni volano a mezz'aria, la gente impaurita scappa alla rinfusa; qualche sprovveduto tiene la bocca aperta un po' troppo e viene punto. È un parapiglia. Arrivano altre ambulanze, arrivano anche i gendarmi, in tenuta anti sommossa, i quali, anziché scacciare i calabroni, iniziano caricare le persone e a manganellare chi gli capita sotto tiro.
Scappare senza gridare, tenendo la bocca chiusa, non è facile. In molti, dopo poche decine di metri, rinunciano, capiscono che non c'è niente da fare, che non vale la pena insistere e l'unica soluzione, al momento, è stare zitti e indossare effeffepidue. Similmente ai pulcinella di mare - ma con il becco bianco e senza ali -, spiaggiati, in attesa dell'estinzione.




giovedì 23 settembre 2021

Cortesie del caso

Ieri, all'uscita di un negozio, che negava l'ozio, dov'ero entrato per non comprare niente (eppure avevo uno scontrino in mano quando sono uscito e non mi ricordo perché), un ragazzino, fermo a cavalcioni sulla sua bici da sterrato, mi ha chiesto se il monopattino elettrico che era posteggiato di fianco alla vetrina del negozio fosse mio. Con rammarico - più suo, che mio - gli ho risposto di no, e lui, probabilmente non contento della risposta, a seguire, mi ha chiesto anche se avevo un cane.
«Che sta succedendo?», ha chiesto, rivolgendosi a me, una giovane signora, abbronzata e tatuata sugli avambracci e sui polpacci, con una mascherina nera sulla bocca.
«Niente», ho risposto, «il bambino è suo figlio?».
«Sì, perché? problemi?»
«Nessuno. Suo figlio mi ha chiesto se fosse mio quel monopattino, e io gli ho risposto di no. Poi mi ha chiesto se avevo un cane e io gli stavo rispondendo che sì, ho un cane, ma non l'ho fatto, lo faccio ora, perché è arrivata lei e ha chiesto "Che sta succedendo?"».
«Lei non si deve permettere».
«Permettere che?».
«Di parlare a mio figlio».
«Mah... mi ha fatto due domande: rispondere è cortesia».
«Lei non deve essere cortese con mio figlio».
«Dovevo essere maleducato?»
«Sì. Ai bambini va insegnata la maleducazione. Devono capire che non si devono fare domande agli adulti, in particolare se estranei. Per questo sarebbe stato meglio se lei non avesse soddisfatto le sue curiosità e se fosse restato indifferente».
«Odio gli indifferenti».
«Mi odia?»
«No, scusi, non mi fraintenda. Le rispiego: io sono uscito da questo negozio, e suo figlio, fermo sulla sua bici, forse per aspettare lei che era rimasta indietro, ha posto a me, sconosciuto, una legittima domanda su di chi fosse quel monopattino elettrico».
Intanto, dal negozio che negava l'ozio, è uscito un ragazzo, ha preso il monopattino e, rapido, è svicolato via.
«Ecco, lo vedete? È lui il proprietario.»
«Ma perché allora mio figlio non lo ha chiesto a lui invece che a lei: si vede benissimo che lei non è un tipo da monopattino».
«Perché esistono tipi da monopattino?».
«Sì».
«Me li saprebbe descrivere?».
«Sì: o sono giovani o sono coglioni».
«La ringrazio per la fiducia. Le posso offrire un caffè?»
«E a mio figlio, che cosa offre?».
«Lo lasci qui, fermo sulla bici, all'uscita di questo negozio a fare domande a chi esce, perché domandare è lecito e rispondere...»
«A me un caffè macchiato va bene, grazie.»
«Cortesia».

mercoledì 22 settembre 2021

All'Italia

È così bello amarti, pensavo,

poi mi sono ricreduto, pensavo,

perché amarti costa tanta

fatica.

Purtroppo a me uccide

l'accidia;

così lascio perdere questo sforzo

perché non voglio morire

ammazzato

dall'amore che pensavo

di avere per te.

Non ti amo più, penso:

tiferò Croazia.

martedì 21 settembre 2021

Proviamo a cantare

Domani, 22 settembre 2021, alle ore 21:21, arriva l'equinozio e porterà l'autunno. Le ore di luce diminuiranno gradualmente sino al solstizio d'inverno. Roberto Speranza, un politico di un partito da un nome strano, continuerà l'attività di ministro della salute. Mario Draghi, un banchiere da un cognome feroce, continuerà a presiedere il consiglio dei ministri. I ricci si apriranno? Le foglie cadranno mutando colore? Gli aironi emigreranno «verso paesi caldi, verso Linosa, Lampedusa, Gerba, forse dopo la sosta sul lago Dessuèri, sullo stagno dei Pàlici o Vendìcari»[*]?

Quello ch'è dato sapere, sappiamo. 

E quello che sappiamo divide la società in vigilanti; in complici plaudenti; in indifferenti; e in sofferenti. Quest'ultimi, come Giobbe, a volte imprecano, a volte pregano, a volte stanno in silenzio. Non sono stati convinti dal sapere perché non è un sapere in cui il bianco è bianco e il nero, nero. No: è un sapere che scende dall'alto, come un Sommo Fattore, e disfa il buon senso e la realtà che ognuno vede ed esperimenta.

Se togliamo gli occhi e le orecchie dalla realtà mediata e li tuffiamo in quella che abbiamo davanti, senza filtri, quella che da quando ci è stato riconcesso di tornare fuori per rivivere una vita quasi normale, che cosa vediamo intorno a noi? Quanti fragili bisognosi di essere protetti dalle nostre espirazioni? Quanti febbricitanti? Quanti ebbri bavosi che sbraitano punizioni ed esclusioni? Quanti stronzi fumanti col ciuffo e le occhiaie spente da troppo botulino? Quanti numeri? Quanti casi? Quanti tassi? Quanti istrici? 

Domani, 22 settembre 2021, inizia l'autunno. Proviamo a cantare.


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[*] Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano 1988

domenica 19 settembre 2021

Ingombro

Quando avrò la mente sgombra
dall'ombra che copre i pensieri,
ritroverò la luce che ieri
risplendeva sui fianchi
di lei che era davanti
a me che stavo nell'ombra
a coprire i pensieri
che, neri, ingombravano 
la mente.

Quella luce, se torna,
renderà il passo affrancato
il sonno riposato e il sogno
meno assillato dagli incubi
del giorno, vidimati 
con il timbro ufficiale 
da facce senza connotati
che ci vogliono succubi.

Chiaroveggente leggerò
l'alfabeto dei cumulonembi
che informano l'orizzonte 
sotto l'aspetto dell'eternità.
La mia, incerta, a una cert'ora
deciderà che non sia il caso
sforzarsi di capire troppo
la banalità del male.

E ripenserò a quand'ero ragazzo,
alla gara di sputi con gli amici:
e chi arrivava più lontano
non vinceva niente se non
il riconoscimento di essere
a capo di una repubblica
in calzoni corti, lo spazio
di un giorno, non più. 

venerdì 17 settembre 2021

J'étais Charlie

 



La differenza tra una strage in una redazione e una multa di diecimila euro è solo nelle proporzioni.

Sogni farmacisti

Come vanno via presto i sogni, veloci come tordi bottacci, che non li prendi se non spari e chi spara, noi no di certo, siamo disarmati, signor padrone, anche volendo, desiderando farle del male non potremo, come si fa a fare del male a chi è già male? Come aggiungere un'oncia di ragione a chi fa valere la ragione del più forte? Non si può fare, non si può aggiungere. E i sogni scappano, un battito d'ali e, via, lontani, ci lasciano solo una nota del loro canto, il resto della partitura svanisce così rapido che non abbiamo il tempo di ricordarlo.

È un bene che i sogni restino poco nella memoria, che non scolpiscano tracce tali quanto i vissuti. C'è già la vita imposta, preordinata dall'ordine costituito a intrecciare e annodare connessioni neuronali difficilmente districabili e solvibili. E infatti si sognano risultati negativi, si sognano muchi nasali, sputi.

Ho il vago ricordo sognante di una farmacista sorridente che, con un camice che ricordava la vestaglia di mia madre, anziché farmi il solletico per le fosse nasali, mi faceva assaggiare vari tipi di latte artificiale che suggevo dal biberon da lei somministrato, cullandomi un po'.



mercoledì 15 settembre 2021

Come un pino su un piazzale d'asfalto

Un piazzale pubblico d'asfalto, con al centro un pino alto trenta metri al quale hanno lasciato circa cinquanta metri quadrati di terra, per respirare. Un terra scura, dura forse più dell'asfalto, con gli aghi di pino che la coprono come un sudario. Fa caldo, non si respira, tanto meno sotto l'ombra dei suoi rami. Due panchine di legno martoriate da dei giovani con i soliti graffiti inutili, bruciature di sigarette, fango e una gomma da masticare cementata, accolgono passanti bisognosi di un attimo di riposo mentre aspettano il turno per riempire due bottiglie di plastica alla fontanella di acqua pubblica refrigerata. Un gatto magro attraversa lentamente un tratto di piazzale. Una macchina, parcheggiata in lontananza, si accende e se ne va. In cielo si alza Pegaso che, in un batter di eliche, invade l'impero del silenzio. Occhi che inevitabilmente lo seguono finché non restano abbagliati dal sole. La conquista è stata breve. Il silenzio, il quasi niente, riprende il potere subito.
***
Hanno imposto l'obbligo di vaccinazione al personale sanitario e non abbiamo detto niente, forse pio, e nemmeno la maggioranza del personale sanitario ha detto niente ed è stata (è) solidale con chi questo obbligo lo combatte sino a farsi sospendere. Hanno imposto l'obbligo di Certificato Verde per lavorare al personale scolastico e non abbiamo detto niente, né pio né dio, e neanche la stragrande maggioranza del personale scolastico ha detto niente, anzi: una parte di questa maggioranza ha detto pure che era contenta di mostrare il Certificato Verde, come aveva mostrato contenta il braccio con il cerotto dopo la puntura in una foto che aveva fatto stampare con la scritta Io sono vaccinata con lo sfondo arcobaleno e l'aveva - udite, udite - appiccicata sulla porta dell'aula così che tutti vedessero, e figuriamoci dunque se è disposta a essere solidale con quei quattro gatti che, magri, passano nei piazzali scolastici d'asfalto dopo aver lasciato quindici euro in farmacia per svolgere il proprio lavoro. Imporranno l'obbligo di Certificato Verde per tutti i lavoratori dipendenti, del pubblico e del privato, e non sarà detto niente, neanche porc'oddio, perché no, non si bestemmia, né contro il governo, né - figuriamoci - contro i quei compagnoni dei sindacati che tanto hanno a culo cuore la salute e la tutela generale dei lavoratori. Ci chiuderanno di nuovo in casa, come nella primavera del '20, e non diremo niente, niente diremo. Canteremo, anzi, dalle terrazze se abbiamo terrazze, dalle finestre altrimenti se non le abbiamo e, se non abbiamo vie d'uscita, canteremo andrà tutto bene fratelli d'Italia dentro il buco del cesso, così, con la possibilità concreta che l'eco del nostro canto finisca, con un colpo di sciacquone, nelle fogne comunali e, poi, previa depurazione, giunga fino al mare azzurro dei nostri cuori tanto innamorati di questo paese amorevole, solidale, premuroso, fraterno, che sgambetta sul debito come una ballerina di un teatrino di Pigalle. 

***
Se almeno fossero puttane, ci sarebbe la soddisfazione di sceglierli, prima di pagarli.

domenica 12 settembre 2021

Il consenso informato

Lei gli disse qualcosa che lui non capì. 
Lui gli chiese di ripetere qualcosa.
Lei domandò: - Che cosa devo ripetere che non hai capito?
Lui rispose: - Qualcosa.
Lei: - Ma mi prendi per il culo?
Lui: - Magari.
Lei: - Magari in senso figurato?
Lui: - No, in senso proprio.
Lei: - Provaci, e ti do uno schiaffo.
Lui: - Perché? Rispondevo alla tua domanda.
Lei: - Quale domanda? Quella in cui ti chiedevo se mi prendevi per il culo?
Lui: - Sì, proprio quella, alla quale ho risposto magari perché mi piacerebbe.
Lei: - Ti piace il mio culo, insomma?
Lui: - Se lo prendi come un complimento, sì. Se invece questo ti offende...
Lei: - E perché dovrebbe offendermi? L'offesa sarebbe se dall'intenzione di prendermi per il culo, tu passassi all'atto della presa senza il mio consenso.
Lui: - Posso firmarti il consenso informato, se vuoi, anche subito.
Lei: - Ma vaffanculo, anzi: vaffa in hub.

sabato 11 settembre 2021

Tilt

Appunto qui questo dialogo per ritrovarlo in fretta tra il materiale di pronto soccorso della ragione.
«Lo ammetto, io non ho fede nella scienza. Della scienza ho enorme rispetto, ma la fede la lascio ad altri lidi. In effetti credo che il rispetto per la scienza sia incompatibile con la fede in essa, perché chi rispetta la scienza ne rispetta innanzitutto il metodo, poi la cautela, e infine la capacità di dubitare e mettersi in discussione

 

venerdì 10 settembre 2021

No-senza

Ho perso un po’ contezza dei tempi, da quando i vaccini anti-coronavirus arrivarono al confine italiano, scortati come il Sacro Graal, alcuni conservati in contenitori refrigerati con l’azoto – e tutte le conseguenti preoccupazioni di non interrompere la catena del freddo.

E non ricordo esattamente quando tutto cominciò, i primi che ne “beneficiarono”. Ricordo che si iniziò per categorie (forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario); si proseguì con l'obbligo ai sanitari; ci si accorse che i fragili restavano indietro e si procedette per scaglioni di età. A volte (mi sembra a Bologna) fu estratto, tipo lotteria, un lotto e ci fu la calca. Ci furono anche difficoltà con le prenotazioni, a trovare i luoghi di somministrazione vicini a casa (anche 100 km per farselo!). Ci fu chi lasciava il posto a un altro…

Poi venne l’estate, le file terminarono, i portali internet non si sono più intasati: basta un clic e subito riesci a trovare un appuntamento.

Sono passate diverse settimane, mesi. Sono state somministrate milioni di dosi. Dicono che ci sono indubbi benefici diffusi per tutta la popolazione. Nondimeno, sono stati riconosciuti, anche dagli organismi di controllo ufficiale, ma anche dalle stesse aziende produttrici degli effetti collaterali (non stiamo qui a discutere sul tipo di sorveglianza attiva o passiva, anche se eccome ci sarebbe da discutere).

Vengo al punto.

A fronte di questi dati, le case farmaceutiche stanno studiando e cercando soluzioni per migliorare e l’efficacia e per diminuire e/o attenuare gli effetti collaterali? In breve: esse hanno capito quale componente degli “ingredienti” provoca i danni o cosa aggiungere per potenziarne l’efficacia? Come sono stati capaci d immettere sul mercato tali prodotti in relativo poco tempo, potrebbero, tra qualche mese, “aggiornare” il prodotto ritirando dal mercato il vecchio? Un po’ come, in poche settimane, sono spariti dagli scaffali del supermercato quasi tutti i prodotti contenenti olio di palma, sostituito con altro tipo di olio vegetale, le case farmaceutiche potrebbero fare altrettanto?

Un’ultima cosa: perché durante queste settimane di forzatura, di costrizione, di ottundimento, le case farmaceutiche sono state e stanno generalmente mute? Perché non intervengono loro, si defilano dal dibattito e fanno parlare soltanto corifei dello stracazzo, politicanti del menga, e tanti altri cretini di vario genere? Perché il cliente (lo Stato) non osa dire all’oste: guardi una bottiglia su x mila, milioni sa di tappo, anziché negare il difetto e maldicorpo che in alcuni casi consegue?

À la guerre comme à la guerre, cadornini del cazzo?


mercoledì 8 settembre 2021

Che tessera?

In un gruppo telegram aperto dal prof. Andrea Zhok (cattedra di filosofia all'UniMi), un partecipante ha riportato un passaggio da Fontamara. Lo riporto anch'io qui


«Per andare a Roma adesso ci vuole il passaporto» gridò Berardo.
«Ogni giorno ne inventano un’altra.»
«Perché?» domandò Baldissera. «Non è più dell’Italia?»

Il suo racconto fu molto confuso.
«Stavo alla stazione» disse. «Avevo già fatto il biglietto. È entrata una pattuglia di carabinieri e han cominciato a domandare le carte a tutti, a chiedere le ragioni del viaggio. Io ho subito detto la verità e cioè che volevo andare a Cammarese per lavorare. Han risposto:
“Bene, hai la tessera?”.
Che tessera?
“Senza tessera non si lavora.”
Ma che tessera? Impossibile di avere una spiegazione chiara. Mi han fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Allora mi è venuta l’idea di andare a piedi fino alla stazione seguente e di prendere il treno di là. Appena fatto il biglietto, ecco due carabinieri. Dove vado? Dico, a Cammarese, per lavorare. Mi han domandato:
“Fuori la tessera”.
E io, che tessera? Che c’entra la tessera?
“Senza tessera non si può lavorare”, dicono “così è nel nuovo regolamento dell’emigrazione interna.” Ho cercato di convincerli che io non andavo a Cammarese per l’emigrazione interna, ma soltanto per lavorare. Però è stato tutto inutile.
“Noi abbiamo degli ordini” hanno detto i carabinieri. “Senza tessera non possiamo permettere di salire in treno a nessun operaio che si trasferisca in altra regione per lavorare.”
Mi hanno fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Ma quella storia della tessera non mi andava giù. Sono entrato in una osteria e ho attaccato discorso con quelli che c’erano.
“La tessera? Come, non sai che cos’è la tessera?” mi ha detto un carrettiere.
“Durante la guerra non si parlava che di tessera.” Ed eccomi nuovamente qui, dopo aver perduto la giornata.
Il più colpito dal racconto di Berardo fu il generale Baldissera che cercò fra le sue cartacce e tirò fuori un foglio stampato.
«Anche qui si parla di tessera» disse assai allarmato...

Ignazio Silone, Fontamara, 1949

Un velo triste

« Un velo triste ha coperto le cose e non è un'illusione dell'animo malinconico transitiva; c'è qualcosa che somiglia ad un calo d'irrorazione d'amore. Di tutto si parla in un altro modo e se non s'impara questo linguaggio la presa sul mondo diminuisce. Di che cosa (una finestra, un arco, una figura dipinta, una donna, un'idea...) si parla ancora mossi da attaccamento commosso, da passione di profondità, come si volesse accarezzarla pronunciandone il nome, perseguendone nel linguaggio il segreto della manifestazione? Mi sposto da un luogo a un luogo e mi si confonde e svapora la Geografia Emotiva: tra il luogo e il suo nome altro, che non conosco, che è oscurità, si frappone. Le cose non vogliono più essere amate e si coprono con la toga di Cesare, soltanto per ricevere ventitré miliardi di pugnalate convenute in quel punto per assassinarle. Credo non ne possano più, le cose, di essere studiate per qualche fine di utilità, scrutate e analizzate incessantemente da intelligentissimi cretini. La poesia, che era oscura, si è fatto più oscura: ha il timore che si capisca troppo che attraverso di lei qualcuno abbia amato, luoghi e nomi viventi si siano arroventati di passione... »

Guido Ceronetti, La pazienza dell'arrostito, Adelphi, Milano 1990, pag.134-135

Alcuni giorni fa, al cimitero, ho incontrato un mio caro amico di gioventù. Dopo alcune vaghe, banali considerazioni sul tempo che passa, sulla fugacità della vita, eccetera, il discorso è caduto (o volato) verso altre profondità (o cime), certamente più mondane, sicuramente più divertenti. Per esempio, che cosa potrebbe aiutare noi contemporanei per combattere contro il «calo d'irrorazione d'amore»? Il mio amico, tombeur de femmes, ha avuto la risposta pronta: 
«Cialis, anche meglio del viagra... Sì: tempo fa andai dal medico e gli dissi che volevo divertirmi e lui non esitò a prescrivermelo. Bisogna essere un po' allenati, consapevoli, però aiuta. Non che ne abbia bisogno: Egli si erge ancora; però, diciamo, rassicura».
Di seguito - anche se, forse, metà di quello che mi ha detto non è vero - ho ascoltato il racconto delle sue avventure, dettagliato nei minimi particolari, alla maniera di Opus Pistorum di Henry Miller. È stata una delle poche volte che sono uscito dal camposanto di buonumore.

lunedì 6 settembre 2021

I pretendenti

Articolo 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri 


Da cittadino semplice che "pretende" soltanto di esercitare un sessantamilionesimo di sovranità che gli è concessa, provo a spiegare perché il presidente della repubblica in carica, con le dichiarazioni rilasciate ieri (che riporterò di seguito ancora una volta), abbia non dico tradito, ma di certo offeso la Costituzione.
«Il tema della salute come bene pubblico richiama alla responsabilità sociale e in questo periodo al dovere, morale e civico della vaccinazione. E' lo strumento che in grande velocità la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus e sta consentendo di superarne le conseguenze non solo di salute ma anche economiche e sociali"».
Che si sia d'accordo o meno, quanto sopra riportato è un esercizio legittimo di persuasione nei confronti della cittadinanza e, quindi, niente da eccepire. I problemi sorgono dopo quando Mattarella dichiara:
«Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
In questo passaggio, Mattarella dichiara pubblicamente che chi si sottrae alla vaccinazione anticovid è un untore, cosa palesemente falsa e lesiva della dignità di una parte (una minoranza) di cittadini che egli rappresenta, perché non è vero che chi non si vaccina mette a rischio la salute o mette in pericolo la vita altrui, poiché a) non è assolutamente vero che il non vaccinato sia un trasmettitore automatico di coronavirus; b) il non vaccinato potrebbe contagiare altre persone soltanto se positivo ma, purtroppo (e sottolineo: purtroppo), anche se in modo significativamente minore, altresì i vaccinati - se positivi - possono trasmettere il virus.
«Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione...» e perché no? Chi offende di più la Costituzione, chi la invoca perché vaccinarsi contro il coronavirus non è un obbligo di legge, oppure chi perché non può (ancora) legiferare per decreto in tal senso, introduce la Certificazione Verde per limitare l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come, per esempio, il diritto al lavoro? Perché Mattarella vorrebbe proibire tale invocazione? Dato che il Presidente non è certo uno sprovveduto in materia di diritto costituzionale, egli si è spinto a parlare così perché, in quanto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sa benissimo che migliaia di cittadini italiani stanno cercando, tramite le vie legali, di opporsi e di far decadere (rendere nulli) i decreti legge del governo in materia di Green Pass. 
Mattarella, insomma, più che persuadere in modo autorevole e convincente i riottosi, ha lanciato un monito indiretto a quei giudici che potrebbero - secondo me a ragione - trovare dei difetti di costituzionalità nelle recenti disposizioni governative. E per far valere le ragioni della Certificazione Verde offende, addita, «chi pretende di non vaccinarsi» e di continuare a vivere nel rispetto delle leggi e della buona educazione (portare la mascherina, non starnutirti in faccia, non sputarti addosso, non uscire se raffreddato, eccetera).

P.S.
A commento del post precedente, un gentile anonimo chiede se non mi sembra di «esagerare mettendo a confronto le ideologie razziste e antidemocratiche del regime fascista con chi tenta di eliminare la circolazione di un virus che conta centinaia di morti?»
Il mio tentativo di confronto non è volto ad accusare il regime attuale di essere fascista; piuttosto a far notare come vi siano delle preoccupanti analogie nella pratica discriminatoria di una parte - una minoranza - della popolazione: chi non è vaccinato non è un untore mentre si vuol far credere che lo sia. E se, per caso, un non vaccinato volesse querelare chi lo accusa di essere tale, dopo le parole del Presidente, diventa assai probabile che, in un tribunale dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, un giudice non riconosca le sue ragioni.

Inoltre, se con la vaccinazione fosse evidente (per me non lo è ma è una opinione personale che spero di poter esprimere) «la salvaguardia della nostra salute», allora il Parlamento (e non il Governo, cazzo!) legiferi in tal senso e lo Stato non faccia firmare consensi informati che non lo sono e si assuma per intero la responsabilità di ogni cosa e non si nasconda dietro il dito della morale, del dovere, del senso civico. Uno stato di diritto non è uno stato etico. Essere egoisti, aver paura, non volere intrugli ogm dentro il proprio sistema immunitario è uno scandalo? Fanculo (non a te, gentile anonimo), fanculo, no.


domenica 5 settembre 2021

Quella invocazione

5 settembre 1938: per Regio Decreto Legge 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, proposto dal Governo in carica, si escludono immediatamente dalle scuole statali e parificate gli insegnanti e gli studenti ebrei.

5 settembre 2021: durante l'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università di Pavia, il Presidente della Repubblica ha dichiarato:
«"Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
***
Dal Manifesto per la Difesa della Razza - scritto da un gruppo di studiosi fascisti - che stabiliva le ragioni scientifiche per cui gli ebrei andavano esclusi dalla vita sociale, economica, politica e culturale del Paese, alle Disposizioni per la Difesa della Salute - scritto dal Comitato Tecnico Scientifico e avallato dal Governo - che stabilisce le ragioni scientifiche per cui i non vaccinati, in quanto untori, devono essere esclusi dalla vita sociale, politica, economica e culturale del Paese.

E se, nel 1938, i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non dovevano essere alterati in nessun modo e per questo, come suggeriva la scienza ufficiale, non si doveva correre il rischio che gli ebrei, anche solo con lo sguardo, ibridassero la purezza della razza italica, altrettanto oggi, nel 2021, se non si vuole dare licenza di mettere a rischio la salute o, peggio, mettere in pericolo la vita altrui, bisogna limitare chi pretende di non vaccinarsi dei suoi non più inalienabili diritti e fargli perdere la libertà di frequentare luoghi, di scegliere i modi e i tempi della sua vita. Certe pretese vanno pagate, orsù!

L'imperfetto assoluto

Articolo Uno

L'Italia era una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità apparteneva al popolo, che la esercitava nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Articolo Due

La Repubblica riconosceva e garantiva i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolgeva la sua personalità, e richiedeva l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo Tre

Tutti i cittadini avevano pari dignità sociale ed erano eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo Quattro

Era compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impedivano il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


sabato 4 settembre 2021

Quello che plasma

«Non importa ciò che l'uomo raggiunge per mezzo della televisione: se una esplosione atomica, l'incoronazione di una regina o un concorso di bellezza [o i reparti di terapia intensiva]; e non importa chi sta seduto davanti allo schermo televisivo: se il contadino di un kolkoz siberiano o un sarto londinese o il proprietario di un distributore di benzina nel Colorado; il fatto che gli eventi ci giungano in stato fantomatico, privato di realtà, che il consumo di fantasmi si sostituisca a una reale esperienza del mondo resta in ogni caso lo stesso; esso, ed esso soltanto, è quello che decide; quello che plasma e trasforma l'uomo; quello che pregiudica il suo rapporto col mondo e il rapporto del mondo con lui.»

Günther Anders, "Il privato" (1958), in L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 1992 

giovedì 2 settembre 2021

Violenza vigliacca

Perché Draghi è così insistente, così invasato e tracotante? Perché non è soddisfatto di aver ottenuto, anche in raffronto ad altri paesi europei, un risultato notevole riguardo alla campagna vaccinale anti-covid? Perché mira, con determinazione e spietatezza, a voler fare il pieno?
Secondo me - come mi pare di aver già accennato, da qualche parte - il motivo è questo: lo Stato italiano si sostiene sul debito pubblico; debito che il governo emette e deve piazzare. Chi lo compra? In gran parte la BCE con l'alleggerimento quantitativo. E il resto? Ci vogliono buoni e grandi investitori, società finanziarie, multinazionali di vario genere. Tra queste, sicuramente anche...


mercoledì 1 settembre 2021

Waves of anger and fear


Volete sapere come sto, ma non ve lo dico. Tanto se ve lo dicessi, fareste finta di ascoltare e rispondereste come un centralino "Salve: per assistenza commerciale digiti uno, per assistenza mentale digiti 2". Perdipiù, avete la pretesa di affermare che, per stare bene, si deve fare questo e quest'altro. Io annuisco, muovo la testa in su e in giù, alla maniera di quei cagnolini finti che si mettevano un tempo dietro le auto per far credere, a chi seguiva, di avere un cane a bordo; e faccio questo movimento perché se, invece, vi dicessi che io, per stare bene, faccio qualcos'altro, voi mi rimproverereste, mi direste che sono un tipo poco raccomandabile, quasi un delinquente, uno che certo non merita di occupare un posto in società, che deve stare a casa, meglio sarebbe in una casa correzionale, un 41 bischeri atto alla bisogna. 

Sono tempi bui, da carbonari, se ancora usasse il carbone. Tempi da dispacci, da cristacci morti di fame che non si sono fermati a Eboli, ma che invece occupano posizioni e incarichi a tempo indeterminatissimo, la maggior parte del quale - tempo - è trascorso con un microfono davanti alla bocca per parlare al po - po - lo (sillabato per motivi di gravità).

Onde per cui, di questi tempi, è bene essere poco chiari: a esserlo - è dimostrato - si rischia di accecare di luce chi si è abituato alle caverne. Vedo, infatti, molte persone disegnare animali, umani compresi, sottoposti a varie modalità di punizione e tortura. Per ora sono soltanto disegnetti, abbozzi, puntuali dichiarazioni a mezzo stampa, brevi rullate di tamburo per raccogliere un po' di folla. Si accendono fuochi, si tendono corde, si cercano dirupi. I segni ci sono tutti: sarà sufficiente far annusare un po' di sangue all'orda così che la festa abbia inizio.


lunedì 30 agosto 2021

Ad ascoltarli er’io del tutto fisso

Stavo computando, allorquando un dito ha preso la via maestra e si è sottoposto all'attenzione dello schermo ergendosi, come una lancia, per significare massimo sdegno nei confronti dei tanti pixel che andavano a formare una testadicazzo vagante che partecipava a un dibattito sulla necessità di utilizzare il certificato verde per lavorare. Lo guardavo, il dito, e mi dispiacevo di avergli poco prima tagliato e limato l'unghia, che cominciava a esser lunga, anche troppo, non sono mica un pizzicagnolo o un chitarrista; ebbene, se l'unghia fosse stata lunga - riflettevo - essa avrebbe, in questo caso, aumentato la significazione di sdegno perché sarebbe stata essa per prima a graffiare dentro il luogo ove si suppone il dito avrebbe desiderato allocarsi, alla maniera d'indagine urologica, senza la barriere confortevoli di lattice e senza l'ausilio di unguenti atti a rendere meno sgradevole l'introduzione e lo spingimento.
«Povero dito, però», pensavo, allo stesso tempo. «Perché fargli fare un lavoro così sporco? Non sarebbe più d'uopo un querciolo nodoso, con tutta la corteccia ruvida, magari un po' ammuffita? Sì, ne convegno. Andrò a procurarmelo, il querciolo». 
E così ho spento lo schermo e mi sono addentrato nel bosco. Il terreno è ricoperto da un leggero strato di foglie e si inizia persino a sentire un primo, tenue odore di funghi. I neuroni qui non hanno a che fare con i pixel e i bit. Ho raccolto un ramo divelto dal vento ma, dato che in quest'angolo analogico testedicazzo non ci sono, anziché tonfare un albero, l'ho rilasciato a terra, ho cercato di mettere in moto il diaframma per un ciclo di venti respirazioni, ed eccomi qua, tutto rosso come Dante, allorquando Virgilio lo rimproverò di essersi attardato a guardare due falsari che si azzuffavano e insultavano senza tregua. 
Sinceramente, mi sono rotto i coglioni di questo Inferno, di questi falsari al potere. Proverò a camminare nel bosco di più, ma Virgilio, fa' presto, fa' presto, su.

sabato 28 agosto 2021

Regardez le monde

 « LE CLIENT - Dieu a fait le monde en six jours, et vous, vous n'êtes pas foutu de me faire un pantalon en six mois.
LE TAILLEUR - Mais, Monsieur, regardez le monde, et regardez votre pantalon. »

Samuel Beckett, Le Monde et le Pantalon, (1945), Les Éditions de Minuit, 1989


Il problema del traffico

Ho un chiodo fisso: avete delle tenaglie per estrarlo? 

***
Mi dicevano gli apicoltori di zona che, quest'anno, in primavera, hanno dovuto governare le loro bestiole con della melassa di acqua e zucchero perché intorno esse non trovavano di che mangiare: una gelata inconsueta ha "bruciato" tutte le piante da frutto - e infatti quest'anno non ho colto alcuna ciliegia o susina dagli alberi qui intorno casa. I fichi cadono tutti a terra prima di diventare maturi. Le mele hanno un buon verme dentro. Lamponi e more sono stati beccati dai merli e dai passeriformi. Oggi piove. 

***
Non è più possibile ragionare tranquillamente con chi la pensa diversamente da te: o si fa finta di niente, o ci si scanna. Da un punto di vista dialettico, per chi ha il coltello dalla parte del manico, è molto più facile far finta di niente o scannare. Io, spesso, apro la bocca da solo, immobile, in un urlo soffocato simile a quello di Papa Innocenzo X di Bacon. La voglia di far male a certuni è tanta, ma è solo un pio desiderio, quello di prendere certuni per la collottola e strusciargli la faccia sull'asfalto; non dovrei fargli male, tanto hanno i dispositivi di protezione, più che altro servirebbe a me per sbloccare quest'urlo sul volto, per liberare i polsi legati sui braccioli.

***
Se fai credere di aver dato una patente, chi l'ha ottenuta è smanioso di guidare.





mercoledì 25 agosto 2021

Si tratta della nostra felicità

«Quante cose non accadono in questo mondo! E poiché lei, signor K., mi parla con tanta confidenza le voglio confessare che sono stata un po' a origliare dietro la porta e anche i due custodi mi hanno detto qualche cosa. Si tratta della sua felicità e questa mi sta veramente a cuore, forse più di quanto mi spetti, dato che sono soltanto l'affittacamere. Ebbene, qualcosa dunque ho sentito, ma non posso dire che fosse particolarmente grave. No, no. Lei è in arresto, questo sì, ma non come si arresta un ladro. Quando uno è arrestato per furto la faccenda è grave, questo arresto invece... A me sembra come una cosa da eruditi, mi scusi se dico una sciocchezza, mi pare una cosa da eruditi che io non comprendo, che però non è neanche necessario comprendere.»

Franz Kafka, Il processo, [parla la signora Grubach, a proposito del confinamento, degli isolamenti fiduciari, del coprifuoco, delle zone colorate e del lasciapassare verde]

lunedì 23 agosto 2021

Scrivere sulla sabbia

Sto scrivendo sulla sabbia segni senza senso ed ecco che un piede scalzo di un pingue signore mette un punto esclamativo in fondo a una riga. «Bravo!», mi dice, «questo sì ch'è un argomentare». Con una mano, giro la visiera del berretto di centottanta gradi, dalla nuca verso la fronte, per alzare gli occhi verso il signore pingue e non farmi abbagliare dal sole di metà pomeriggio. «Non sto argomentando, affatto», rispondo. «Scrivo a caso, un po' come colui - chissà chi, forse nessuno - che ha disposto le costellazioni, coi vari corpi celesti che le compongono. C'è un senso? C'è una ragione di tanto spreco di materia e di tanto vuoto intorno a essa?». Il signore pingue, spalle al sole, alza lo sguardo alla lavagna azzurra del cielo. «Cerchi un senso?», mi domanda. «No, non ho il compasso». E mentre il signore pingue se ne va, perplesso, chiedendo prima a Siri e poi a Gogol la corrispondenza tra senso e compasso, scrivo questo racconto senza senso sulla sabbia, come fosse un decreto, o un parere tecnico, ma senza essere stronzo nel profondo come quelli là.


venerdì 20 agosto 2021

Le scogliere del dovere

Se fossi abbastanza grande, libero, maturo, responsabile, irreprensibile, encomiabile, pregiatissimo, illustre, onorevole, esimio, egregio, distinto, autorevole, apprezzato, valoroso, coraggioso, notevole, forte, sapiente, ardito, temerario e intrepido; insomma, se non fossi un roseau pensant, sarei abbastanza stronzo da mandare a fare in culo, per omnia saecula saeculorum, tutti coloro che, dall'alto del loro trono, mi ricordano con insistenza che cosa sia il dovere.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser : une vapeur, une goutte d’eau suffit pour le tuer. Mais quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien”.

 

lunedì 16 agosto 2021

Telekabul

Con tutti i paesi che hanno abbandonato al loro destino dopo la guerra, l'unico (o uno dei pochi) in cui gli americani si ostinano a restare e mantenere le proprie basi militari è l'Italia. Perché ci vogliono così bene, perché?

domenica 15 agosto 2021

Ripartenze

Mio padre fu preso dai tedeschi nell'agosto del 1943, in una frazione di un borgo toscano. Aveva sedici anni, ma era alto e non ci furono storie: fu considerato “abile” per essere deportato a prestare servizio in un campo lavoro della Siemens, nei pressi di Berlino. D’altra parte gli uomini tedeschi erano tutti in guerra e qualcuno doveva pur lavorare al posto loro. Mio padre rammentava sì le tribolazioni e i patimenti, ma – forse perché non era in un campo destinato allo sterminio razziale, forse perché era giovane e aveva intorno a sé un mondo di adulti che in qualche modo lo prese in simpatia, forse perché il lavoro gli occupava la mente (aveva metà giornata libera alla domenica e persino una paghetta per comprarsi da mangiare qualcosa in più della solita zuppa di crauti e kartoffeln) -, quando raccontava in famiglia la sua avventura, lo faceva sempre in maniera incantata, come se avesse vissuto più un sogno che un incubo. In particolare, quando, in modo dettagliato, rammentava le notti dei bombardamenti su Berlino, con lui e gli altri deportati sdraiati per terra a pancia in su, in quella involontaria posizione che lo yoga chiama savasana, più che il terrore e la paura di morire, lui ricordava lo spettacolo dei fuochi d’artificio, la meraviglia dei bengala, il sibilo continuo delle bombe che piombavano sopra la città e su di essa si schiantavano in un boato che faceva tremare tutta la terra, loro compresi.

E poi i russi che, nell’aprile del 1945, entrarono nel campo, liberarono i prigionieri e dissero loro di tornare a casa. E a casa ci tornò, due mesi dopo, attraversando un’Europa di miseria, di macerie e di primavera che desiderava esserlo.

Quando poi la consuetudine familiare, gli amici e la vita di paese ripresero nell’Italia che, di lì a poco, divenne repubblicana, a chi gli chiedeva come avesse fatto a ripartire lui rispondeva: «Ripartire? E perché? Io non mi sono mai fermato».

Roma o Kabul

 I talebani: li avrei presi volentieri anche a Roma

sabato 14 agosto 2021

Su una strada di campagna

C'è stato un momento, durante il giorno, in cui abbiamo 
creduto possibile spegnere la luce, mettersi a sognare al sole,
sdraiati sulla banchina erbosa di una strada di campagna
con poca circolazione e molti viavai aerei di passeriformi 
ghiandaie, colombi e insetti vari che, di solito,
non si fidano dei nostri respiri. Abbiamo divagato

cercando di allineare i diversi orizzonti in modo
da formare due rette parallele coi nostri occhi in mezzo
facendoli rimbalzare sulle linee sino all'infinito: 
un infinito per finta, immaginato durante il momento
del giorno in cui abbiamo sentito dentro noi, senza 
che nessuno la pronunciasse, la parola amore

percorrere i nostri corpi alla maniera di formiche,
le stesse che adesso ci solleticano anche troppo
e ci costringono ad alzarsi, darsi una scossa ai vestiti
risalire in auto e ripartire in silenzio come se niente
fosse accaduto se non nei nostri sogni da sdraiati
su una banchina erbosa di una strada di campagna.

venerdì 13 agosto 2021

Numeri cinesi

Sono abbonato alla Rivista n+1 (quattro numeri all'anno) e alla newsletter che, ogni tanto, arriva via mail. Da quella arrivata oggi, estraggo un paragrafo ove s'illustra una realtà che la politica e i media nostrani tengono piuttosto in ombra, presi come sono da altre vicende educative su come usare soldi che forse pioveranno dagli elicotteri d'Europa.

****

Numeri "cinesi" che quasi non richiedono spiegazione. Numeri da un paese a capitalismo giovane, ancora in grado di indirizzare il capitale e di conseguenza i suoi effetti sociali. Ma anche in difficoltà di fronte a una classe proletaria indomita che nei distretti industriali non ha smesso un giorno di scioperare. Nei primi sei mesi del 2021 la Cina ha ottenuto i seguenti risultati:
Crescita su base annua del commercio estero = + 27,1%
Import = + 25,9%
Export = + 28,1%
Scambi con il Sud Est Asiatico + 27,8%
Scambi con il NordAmerica + 34,6% (alla faccia dei dazi)
Scambi fra società private cinesi + 35,1% (47,8% degli scambi totali)
Interscambio interno alla Cina fra aziende straniere + 19%.

Si tratta di numeri significativi: nessun paese al mondo ha più, da molti anni, tassi di crescita netta a due cifre. Nessun paese al mondo può, tuttavia, evitare di confrontare queste cifre con quelle, disastrose, dei paesi a capitalismo maturo. Chi può assorbire l'esuberanza di Pechino?

Sono in via di completamento anticipato i lavori per le varie diramazioni della Via della Seta, e ciò significa che è iniziato prima del previsto l'aumento del commercio verso l'Eurasia e l'Europa. Ciò non poteva evitare di produrre lotte rivendicative di contenuto economico e ciò è normale. Nel Guangdong, tra le rivendicazioni di questo tipo veniva però avanzata una richiesta dal sapore ingenuamente politico, cioè quella del "rispetto". Non vuole dire niente di tangibile, ma ha preso piede simbolicamente quasi per ribadire che la classe operaia non è una classe di schiavi che accettano supinamente il più alto tasso di sfruttamento del mondo.

martedì 10 agosto 2021

Un albero, una fabbrica

Mi eclisso: sotto le fronde di un carpino 
che distende il suo verde 
proprio sopra il mio capo: una formica scende
e cammina dalla spalla alla mano:
la soffio lontano e si perde.

Fisso un appuntamento con nessuno
specialista di anime tormentate, di impotenze
che tendono a dissolversi scegliendo la strada
suggerita dagli alti, gli dèi attuali: 
i vigilanti.

Le ferie e le inferriate: affacciarsi, guardare
se c'è verso, il verso di scappare. No. Persiane
che si chiudono, televisori che si spengono
tastiere che digitano s.o.s. al vento:
per non sbagliare i soccorritori.

***

Dai vetri rotti delle finestre alte di un lanificio
che non esiste più, esce ancora il rumore
dei telai, lo schianto delle spole veloci
che battevano la punta sui battenti
con mia mamma che diceva metti la testa giù.

Io la mettevo e vedevo le gambe delle donne
le calze spesse, alcune rotte, le scarpe impolverate
di lanugine e i piedi stanchi per le ore
della vita che scorreva nel rumore dei telai
nello schianto delle spole che veloci

tessevano metri e metri di tessuto che
non esiste più: esistono i vetri rotti delle finestre
alte di un edificio di mattoni rossi
il tetto crollato e tanti metri di vita
consumata in un rumore che non si sente più.

domenica 8 agosto 2021

Sulla strada di Emmaus



Correvo in una strada sterrata con
in mezzo un rialzo verde su cui spuntavano
piantaggine gramigna e parietaria
tutte impolverate dai passi e dalle ruote.

Sceglievo una corsia che a colpo d'occhio
risultasse più agevole dell'altra ed era
perciò tutto uno zigzagare attento ed elegante
con te accanto che dicevi: cazzo fai?

Imito il volo dell'ape legnaiola mentre
si posa da uno stelo all'altro di lavanda
cibandosi di polline profumato e fresco
che riporta qui i tuoi baci - rispondevo.

Mi eri accanto senza esserlo come l'ombra
che segue i corpi anche se sogna 
di staccarsene una volta buona
per provare l'emozione della libertà.

venerdì 6 agosto 2021

Diecimila passi

Da quando ho il contapassi, conto i passi a fine giornata e se non raggiungo almeno diecimila mi rammarico. Voi riuscite a parlare o a scrivere di qualcosa, mentre pensate a qualcos'altro? Io conto passi per non pensare, per concentrarmi su Alberto Giacometti e per rammaricarmi di non aver aperto una bottega d'artista, per fare che? niente, gli artisti possono stare anche senza far niente, basta essere liberi, liberi veramente nel profondo, legati a poco più che un'elemosina, un caffè e un sorriso della ragazza che te lo fa. 
«Ehi amico, come va?», mi dice il signore nero che da un anno e mezzo si posiziona davanti al supermercato, un tipo pacifico, un po' sovrappeso, ma dalla faccia buona e non insistente. «Come vogliono che vada», ho risposto, oggi, con un filo d'amarezza. Lui l'ha notato e, molleggiando un po' sulla sua posizione da corazziere senza divisa e pennacchio, ha allargato le braccia e si è messo a ridere. 
Ho fatto una spesa veloce, in mezzo a turisti dei Paesi Alti, grandi polpacci ignudi e culi portentosi, omaccioni e matrone da cinquemila calorie al giorno, bravi a essere qui come stranieri perché di un'altra patria e non, come me, straniero nella mia.
Ma vabbè, straniero o no, quando sono ripartito dal parcheggio, con il finestrino aperto ho detto ciao al corazziere, e lui, che è un bravo figliuolo, mi ha salutato portandosi la mano sulla tempia, come si sogliono salutare i generali.

Diecimilaottocento passi, avanti, march.


mercoledì 4 agosto 2021

Giornali diversi

 « Il signor Keuner incontrò il signor Wirr, l'alfiere della lotta contro i giornali. Io sono un grande avversario dei giornali, disse il signor Wirr, non voglio giornali. Il signor Keuner disse: Io sono un avversario ancora più grande dei giornali: io voglio giornali diversi ».

Bertolt Brecht, Storie del signor Keuner, Einaudi

I tre imperativi



Caro Gogol ti scrivo, così mi distraggo un po'...

1. Vaccinati! Fa' un po' come ti pare: se ti senti un soggetto a rischio, fallo; sennò, scegli secondo coscienza: per quanto insisteranno a farlo credere, farlo non è essere eroi o salvatori tanto quanto non farlo non equivale a essere un criminale, uno da Tribunale dell'Aja, un Bin Laden che ti inviano uno squadrone, t'ammazzano in terra straniera, ti impacchettano e ti fiondano nel mezzo all'oceano, e solo loro ne possono dare notizia e non mostrare un cazzo se è vero o no.

2. Porta la mascherina! Nei locali al chiuso, tipo i supermercati. Ma non portarla quando sei fuori in strada, all'aperto, o in macchina, se sei con persone che conosci. Non portarla per farti le foto, anzi evita di farti le foto con quella cosa che ti cancella il volto. Sii umano, non schiavo.

3. Salva vite umane! La situazione qui è più complicata, ma tra l'imperativo categorico di Kant («Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale») e la Regola Aurea, in questo ti consiglio di preferire la seconda, ma nella sua versione al negativo; vale a dire, non «fare agli altri ciò che vorresti gli altri facessero a te», che è un assunto per masochisti, bensì «non fare agli altri ciò che non vorresti gli altri facessero a te». Infatti, non è che se non ti vaccini e/o non porti la mascherina tu non salvi o, peggio, tu uccidi (o, come ha sostenuto Draghi, «ti ammali e muori» - toccata di palle libera).

P.S.

Al momento, lo Stato, tramite DPCM, ha imposto e regolato:

1) l'utilizzo obbligatorio delle mascherine in certe situazioni e condizioni (ora allentato);
2) la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario*.

Salvare vite umane: ancora non ci hanno pensato a regolarlo per decreto.

[*] Mi dispiace che abbiano subito tale obbligo; spero 1) che coloro che vi si oppongono, vincano i ricorsi in tribunale e 2) spero non sia esteso l'obbligo a ulteriori categorie e/o a tutta la popolazione.

lunedì 2 agosto 2021

Dello scrivere

 Scrivere è diventato uno strumento rassicurante per mantenere una certa stabilità cerebrale, per dare ai neuroni un attimo di respiro, di ordine, di tregua all'incessante frullio che, in certi giorni, li scompiglia.

- Era meglio quando ti si scompigliavano i capelli, quando ce li avevi tutti e ce li avevi lunghi.
- Era meglio, già. Scrivevo poco, scrivevo meno, scrivevo e restava nei quaderni o poco più. Raramente la scrittura andava in cerca di pubblico, casomai sotto forma di voce, in estate, durante alcuni reading di poeti uggiosi (stasera ho rivisto un poeta d'Arezzo, non l'Aretino, ma il Filippo Nibbi, con il quale ebbi l'onore, dopo di lui, di leggere un brano che fu apprezzato ma non premiato - già qualcosa, non ebbe neanche lui il premio, ma lo ebbe la figlia dell'organizzatrice che scrisse una poesia su un senegalese che faceva l'elemosina in Santa Croce).

Ma vuoi bestemmiare? Avversativo.
Intuivo che la sinistra era qualcosa che non faceva per me, ma non ci volevo credere sino in fondo che la sinistra italiana fosse sordida, sorda, suzza, vizza, lezza, 'a schifezza.

Scrivere è diventata presenza.

sabato 31 luglio 2021

Atti impuri

Ho trovato una poesia in un cassetto, 
incastrata tra un metro da sarto arrotolato,
tre viti avanzate di un vecchio mobile ikea,
uno scontrino di carta conservato
come garanzia dell'aspirapolvere,
una spillatrice Zenith ereditata da mio padre,
due elastici, quattro bottoni e un calzascarpe
di metallo che quando lo cerco non lo trovo mai.

Questa poesia ritrovata, scritta con una biro
su una pagina a quadretti strappata da un blocco
a spirale, parla di una ragazza che mi aveva illuso
riguardo certe questioni d'amore, facendomi credere,
per esempio, che lei era così tanto innamorata
che non mi avrebbe mai lasciato: ma la poesia,
fu capace di non crederci, forse anche per questo
si era appallottolata, incastrata in fondo al cassetto.

Una poesia che si era vergognata di essere
stata scritta in impeto d'amore, stregata dalla
suggestione che i sentimenti potessero sconfiggere
il trascorrere del tempo. Una poesia impotente,
come un'eiaculazione precoce che impedisce
lo svolgersi d'amore al troppo innamorato,
a colui che accampa pretese sui corpi altrui
e commette, nel profondo, i veri atti impuri.

«Dietro a un vetro, come dietro una maschera,
gli esseri umani non possono innamorarsi».
Così si conclude la poesia che avrebbe desiderato
restare nascosta, data per persa, non scritta,
non provata sulla pelle che ora cerca, nella brezza
del mattino, la finzione di un brivido nell'osservare
la giovane campeggiatrice in canottiera che si stira
sbadiglia e abbozza un mezzo sorriso al mio passaggio.

giovedì 29 luglio 2021

Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato

« Il sistema del credito pubblico, cioè dei debiti dello Stato, le cui origini si possono scoprire fin dal Medioevo a Genova e a Venezia, s’impossessò di tutta l’Europa durante il periodo della manifattura, e il sistema coloniale col suo commercio marittimo e le sue guerre commerciali gli servì da serra. Così prese piede anzitutto in Olanda. Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato — dispotico, costituzionale o repubblicano che sia — imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita. Il credito pubblico diventa il credo del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato, al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico.
Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario. In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poiché la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti. Ma anche fatta astrazione dalla classe di gente oziosa, vivente di rendita, che viene cosi creata, e dalla ricchezza improvvisata dei finanzieri che fanno da intermediari fra governo e nazione, e fatta astrazione anche da quella degli appaltatori delle imposte, dei commercianti, dei fabbricanti privati, ai quali una buona parte di ogni prestito dello Stato fa il servizio di un capitale piovuto dal cielo, il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna. ».

Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sez. VII, Cap. 24, 6. Genesi del capitalista industriale.

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Chi sono oggi i principali creditori dello  Stato, i quali non danno niente per niente allo Stato? Non io, non voi. Chi? Ricordate il metodo investigativo di Giovanni Falcone? Segui il denaro, non gli uomini ma non per trovare necessariamente Cosa Nostra, ma Cosa Loro, sì. Posso avanzare il sospetto infondato che, oggigiorno, tra i maggiori acquirenti di debito pubblico ci sia un sistema di finanziarie che fa capo a delle grandi multinazionali del Cacao Meravigliao!

mercoledì 28 luglio 2021

Cercasi levatrice

« La scoperta delle terre aurifere e argentifere in America, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica. Questi procedimenti idillici sono momenti fondamentali dell’accumulazione originaria. Alle loro calcagna viene la guerra commerciale delle nazioni europee, con l’orbe terracqueo come teatro. La guerra commerciale si apre con la secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, assume proporzioni gigantesche nella guerra antigiacobina dell’Inghilterra e continua ancora nelle guerre dell’oppio contro la Cina, ecc.
I vari momenti dell’accumulazione originaria si distribuiscono ora, più o meno in successione cronologica, specialmente fra Spagna, Portogallo, Olanda, Francia e Inghilterra. Alla fine del secolo XVII quei vari momenti vengono combinati sistematicamente in Inghilterra in sistema coloniale, sistema del debito pubblico, sistema tributario e protezionistico moderni. I metodi poggiano in parte sulla violenza più brutale, come per esempio il sistema coloniale. Ma tutti si servono del potere dello Stato, violenza concentrata e organizzata della società, per fomentare artificialmente il processo di trasformazione del modo di produzione feudale in modo di produzione capitalistico e per accorciare i passaggi. La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una società nuova. È essa stessa una potenza economica. »

Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Sez. VII, Cap. 24, 6. Genesi del capitalista industriale.

__________________
A parte
Io credo di essere uno degli ultimi occidentali a essere nato non all'ospedale, bensì in casa. Mia madre mi partorì grazie all'aiuto di una levatrice, la signora Marisa, la quale taglio, legò e unse (medicò) il cordone ombelicale. Il fatto che poi io, nel corso dell'infanzia, dell'adolescenza e dell'età adulta, sia risultato, in un certo qual modo, un legno storto, ha fatto sì che mia madre, sovente, mi dicesse: “Ma chi t'ha unto l'ombellico? Già, Marisa, povera donna, neanche ci avesse colpa lei”.

martedì 27 luglio 2021

Who's the leader of the club

Quand'ero un ragazzino, durante le vacanze, per fuggire il caldo dei pomeriggi, oltre a fare il bagno al fiume, insieme agli amici eravamo soliti cercare l'ombra dei boschi soprastanti il paese e, divisi in piccoli gruppi, giocavamo agli indiani cercando di costruire, in dei piccoli nascondigli, dei fortini tra le frasche. Il bello del gioco era scoprire quelli degli altri - e non era per niente facile, tanto che, a volte, l'indomani potevamo riutilizzare gli stessi posti per ricominciare il gioco. 
Giocavamo agli indiani, perché gli indiani c'erano nei film e nei fumetti. Oggi non so. Chi sono gli indiani di oggi, ammesso e non concesso che ci siano, per i ragazzini odierni, degli indiani adatti per giocare. Degli indiani che possano anche essere derisi e uccisi per finta. Degli indiani che si mettano in cerchio a fumare le vitalbe della pace.

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Serata sorcio: ho visto un film, di una decina d'anni fa (anzi: tredici), con Jim Carrey, Yes Man. Non un granché come film, ma con Jim Carrey guarderei anche Beautiful. C'erano i telefonini Nokia, Motorola, Samsung ma i selfie se li facevano con la Polaroid.

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Le numerose celebrazioni dantesche, che si svolgono in tutta Italia, sono accompagnate dalla lettura di passi - soprattutto della Commedia - eseguita da teatranti, fini dicitori, lettori dilettanti, alcuni sicuramente molto bravi. Curiosità: ma Dante avrà mai letto pubblicamente i suoi canti? E se sì, usava - come molti (purtroppo) usano - un tono impostato, grave, lamentoso, da rottura de' cojoni?




 

A tratti di sangue e di fuoco

«   Denaro e merce non sono capitale fin da principio, come non lo sono i mezzi di produzione e di sussistenza. Occorre che siano trasformati in capitale. Ma anche questa trasformazione può avvenire soltanto a certe condizioni che convergono in questo: debbono trovarsi di fronte, e mettersi in contatto due specie diversissime di possessori di merce, da una parte proprietari di denaro e di mezzi di produzione e di sussistenza, ai quali importa di valorizzare mediante l’acquisto di forza-lavoro altrui la somma di valori posseduta; dall’altra parte operai liberi, venditori della propria forza-lavoro e quindi venditori di lavoro. Operai liberi nel duplice senso che essi non fanno parte direttamente dei mezzi di produzione come gli schiavi, i servi della gleba ecc., né ad essi appartengono i mezzi di produzione, come al contadino coltivatore diretto ecc., anzi ne sono liberi, privi, senza. Con questa polarizzazione del mercato delle merci si hanno le condizioni fondamentali della produzione capitalistica. Il rapporto capitalistico ha come presupposto la separazione fra i lavoratori e la proprietà delle condizioni di realizzazione del lavoro. Una volta autonoma, la produzione capitalistica non solo mantiene quella separazione, ma la riproduce su scala sempre crescente. Il processo che crea il rapporto capitalistico non può dunque essere null’altro che il processo di separazione dalla proprietà delle proprie condizioni di lavoro, processo che da una parte trasforma in capitale i mezzi sociali di sussistenza e di produzione, dall’altra trasforma i produttori diretti in operai salariati.
Dunque la cosiddetta accumulazione originaria non è altro che il processo storico di separazione del produttore dai mezzi di produzione. Esso appare « originario » perché costituisce la preistoria del capitale e del modo di produzione ad esso corrispondente.
La struttura economica della società capitalistica è derivata dalla struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha liberato gli elementi di quella.
Il produttore immediato, l’operaio, ha potuto disporre della sua persona soltanto dopo aver cessato di essere legato alla gleba e di essere servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza-lavoro, che porta la sua merce ovunque essa trovi un mercato, l’operaio ha dovuto inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni, ai loro ordinamenti sugli apprendisti e sui garzoni e all’impaccio delle loro prescrizioni per il lavoro. Così il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta, da un lato, come loro liberazione dalla servitù e dalla coercizione corporativa; e per i nostri storiografi borghesi esiste solo questo lato. Ma dall’altro lato questi neo affrancati diventano venditori di se stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione e di tutte le garanzie per la loro esistenza offerte dalle antiche istituzioni feudali. E la storia di questa espropriazione degli operai è scritta negli annali dell’umanità a tratti di sangue e di fuoco.  »
Karl Marx, Il Capitale, Libro I, Capitolo 24, "La cosiddetta accumulazione originaria".