domenica 17 gennaio 2021

Come Bartleby lo scrivano

Nel periodo del suo massimo consenso - e potere - Berlusconi fu accusato, da tanta parte del mondo intellettuale, di essere un pericolo per la democrazia. E io, a quel tempo, la pensavo senz'altro come Umberto Eco, Franco Cordero, Ezio Mauro, Nanni Moretti eccetera. Addirittura, noi anti-berlusconiani, ci precipitammo a vedere la prima de Il Caimano come se fosse un atto di resistenza nei confronti di qualcuno che metteva a repentaglio, con il suo gigantesco conflitto d'interessi e la sua battaglia (assai interessata) contro la magistratura, le regole del gioco democratico.

A ripensarci col senno di poi (che non vale): tutte cazzate. Perché? Perché, onestamente, Berlusconi e, di più, il berlusconismo, nonostante tutta l'avversione che potessi nutrire, mai in un solo secondo mi ha fatto sentire la terra sotto i piedi, mi ha dato l'impressione cioè di essere oppresso, negato nell'esercizio del proprio tranquillo vivere. Mai. 

Mai, con Berlusconi presidente del consiglio, ho avuto paura che il governo potesse impedirmi di  uscire di casa, di uscire dal mio comune di residenza, di trovare il deserto dopo le 18. Mai ho avuto paura che, con Berlusconi presidente del consiglio, chi si opponesse non trovasse uno spazio per motivare la sua opposizione senza essere zittito, offeso, considerato un balordo che vuole che muoiano le persone più indifese. Mai, con Berlusconi capo del governo, ho pensato che le ragioni di Stato (anche se fossero state ragioni berlusconiane) prevaricassero le ragioni di un unico cittadino che, nel proprio perimetro di vita, come Bartleby, preferisce di no.

Infine, per quanto Brunetta e Scajola e Gelmini e Gasparri, eccetera, ci si mettessero di buzzo buono, mai con Berlusconi al governo ho vista tanta idiozia di Stato esercitata bellamente (bruttamente) senza capire perché.

Tenetevi, dunque, il vostro Conte, il vostro Pd e i vostri Cinquestelle. Io preferisco di no.


venerdì 15 gennaio 2021

Chi l'ha detta questa frase

Sulla mossa di Renzi non dico niente, non perché sul niente non abbia qualcosa da dire, ma perché, semplicemente, lascio dire a chi ha qualcosa di dire e, a occhio e croce, oltre il novantacinque per cento di chi ha detto, lo ha criticato, lo ha denigrato, lo ha offeso, lo ha maledetto.

A costoro - senza tema di essere scambiato per un filorenziano: non lo sono - chiedo: la vostra rabbia, la vostra indignazione contro Renzi è mera antipatia personale, mero rigetto della pochezza e insussistenza politica nei confronti del leader di Italia Viva (!)? 
Se così fosse, non avrei nulla da obiettare.

Se, invece, la vostra incazzatura contro il ribaldo da Rignano sull'Arno deriva dal timore di veder cadere il governo in carica, allora vi offro uno stimolo - seppur minimo, come un confetto Falqui - per farvi evacuare le simpatie che nutrite nei confronti del Conte-bis.

Eccolo:



Avessero governato su Marte, fianco a fianco, sarei stato più contento.

Purtroppo, ancora non ci sono stati mandati.


Ma vabbè.
Per la verità, come ho scritto ieri, da qualche parte, avrei preferito la crisi del Cts. E se questa, un giorno, ci sarà mai, stapperò una bottiglia di spuma.

martedì 12 gennaio 2021

Lungo una strada ferrata

Camminavo lungo una strada ferrata, sui legni
per evitare i sassi spigolosi della massicciata,
che non c'è suola che non te li facciano sentire
tutti gli spigoli sotto la pianta dei piedi, quando
un treno merci diretto chissà dove decise
di rispettare l'orario di marcia, con un fischio
lontano per anticipare la sua presenza, 
la sua precedenza - e io balzai sulla scarpata
ferroviaria, tra i fiori e l'erba che divennero tristi
e doloranti perché, ricoperti di brina, si frantumarono
come cristalli sotto stivali nazifascisti.
Per fortuna avevo delle morbide Hoka, così 
provocai il minor dolore possibile alle creature
in letargo, in attesa di essere cantate
da giovani che si prendono ancora la briga
di ricordare canzoni quasi perfette come
Autogrill. E cioè - mi si conceda la digressione - 
perché se una stronza, che incidentalmente
occupa una carica pubblica, canta una canzone
fascista tutti si fanno grammofoni, mentre se
un disoccupato provasse a cantare, ad esempio,
vecchia piccola borghesia in piazza Signoria
nessuno se lo inculerebbe? Perché, dopo, ai giornali
occorrerebbe aprire un dibattito sulle classi sociali 
per spiegare perché esse esistono senza più essere 
di scandalo a niuno?

Bravi, sono tempi tristi. E i governi più intristiti
e brutti ancora. Legislature che sembrano infinite,
come le pandemie, perché per il contagio 
della rappresentatività ancora non è stato scoperto
un vaccino.

Dicevo: camminavo lungo una strada ferrata
perché mi ero perso e non sapevo
come raggiungere la civiltà. Un treno merci,
sfrecciando a un dipresso, mi rammentò
quale sia la forma elementare della società
capitalistica da cui occorre ripartire 
per dipanare la matassa della contraddizione
tra valore d'uso e valore di scambio
che ci rende tutti One One.

[...]

domenica 10 gennaio 2021

Il comportamento privato del lettore

 «Si l’écrivain avait la possibilité d’assister, invisible, au genre de tête-à-tête qu’entretient, dans la solitude, un de ses lecteurs avec un de ses livres, il serait sans doute choqué du « sans-façon », et même de l’extrême incivilité qui s’y manifeste. Ce tête-à-tête est un mélange déconcertant de distraction et d’attention. La lecture est coupée, le plus souvent à des intervalles inégaux et assez rapprochés, par des pauses de nature diverse où le lecteur allume une cigarette, va boire un verre d’eau à la cuisine, ou replace un livre dans sa bibliothèque, ce qui l’entraîne à en feuilleter un moment un autre, téléphone une commande qu’il avait oubliée, ou s’informe des résultats du tiercé, vérifie l’heure d’un rendez-vous sur son agenda, ou repose un moment le livre sur la table pour une rêvasserie intime, dont le seul lien avec le contenu du livre est souvent celui du coq-à-l’âne.» Julien Gracq

Negli ultimi anni, leggo spesso i libri di poesia, che vado comprando, al cesso. Dello scaffale da bagno di Ikea, tengo un ripiano apposito: fanno bella mostra di sé, sopra la carta igienica di ricambio e sotto il rasoio, il sapone da barba, il dentifricio, il filo interdentale, lo spazzolino e il bicchiere che lo contiene, più delle forbicine e un pettinino apposito per i baffi, le ultime raccolte - splendide - di Patrizia Cavalli (Vita meravigliosa) e Louise Glück (Averno).

I versi, sciolti o meno, scorrono via a volte silenziosi a volte pronunciati a fil di voce, come per assaporarne il gusto, sillaba dopo sillaba. La corporalità della Cavalli è bilanciata dai versi eterei della Glück. È un esempio di come, non raramente, seduto in questa stanza, con un libro che accompagna le mie meditazioni corporali, percepisca quanto la realtà sia fluida e come sia possibile scaricarla, dopo averla assunta e un poco assorbita. 

Sostiene la poeta americana: «L'arte ci salverà dalla catastrofe della pandemia».

Può essere - epperò confido più nel Supernalotto.

E giuro che, se vincessi, da Boston a San Francisco piuttosto ci andrò a piedi, anziché noleggiare un aereo privato coi soldi del Nobel, come un coglione.

mercoledì 6 gennaio 2021

L'ultimo capo indiano

Bravo Trump, mi stai sul cazzo ma - quando ci vuole, ci vuole - devo dirti grazie. Perlomeno dal Dopoguerra in poi, sei stato il primo politico americano a tentare un golpe (fasullo e folkloristico) per la propria nazione e non per altre: gimme five!
Infatti, tali scenette, anche più drammatiche, molte delle quali sicuramente più riuscite, sono state esportate volentieri all'estero, come elenca, credo approssimativamente, anche una specifica voce di wikipedia.

Quel che mi preoccupa non è tanto quel che accade ora, ma ciò che accadrà con Biden che vorrà sicuramente promuovere qualcosa di significativo per ricompattare il sentimento patriottico degli americani. Il mio timore è che sarà una guerra - e spero proprio di sbagliarmi.



Il formato del mondo

« Il formato del mondo non è mai stato di così gigantesca piccolezza. La realtà ha le dimensioni del bollettino, che si sforza di raggiungerla con ansimante chiarezza. Il messaggero che insieme al fatto reca anche la fantasia si è piazzato davanti al fatto e l'ha reso inimmaginabile. E così arcanamente sinistro è l'effetto di tale sostituzione, che in ciascuna di queste miserevoli figure che ora ci assillano col loro inevitabile grido di guerra "Edizione straordinaria!", il grido che affliggerà per sempre l'orecchio dell'umanità, mi piacerebbe cogliere il responsabile di questa catastrofe mondiale. E poi, il messaggero non è allo stesso tempo il colpevole? La parola stampata [i media, soprattutto quelli social] ha indotto una umanità svuotata a perpetrare errori che non è più in grado di immaginare, e il terribile flagello della riproduzione li riconsegna alla parola, che fatalmente a sua volta crea un male che a sua volta si rigenera. Tutto quel che accade, accade solo per chi lo descrive e per chi non lo vive.»

Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell'umanità, Atto Primo, Scena xxix (edizione Adelphi).

Mi piacerebbe di più parlare della presunta crisi di governo, sembrerebbe provocata da un senatore che magari fosse un cavallo. Non ce la faccio. La politica non esiste. Esiste: lo stato di emergenza nel quale la politica non governa sulla scorta delle solite manfrine politicanti, bensì sulla base di suggestioni. E queste suggestioni nascono da una realtà che «ha le dimensioni del bollettino».

A chi comanda, a chi conduce, non gliene importa molto di chi muore. I morti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Gli attuali - ma solo quelli morti con l'etichetta covid apposta all'alluce - hanno l'onore della ribalta, parchi a tema con alberi piantati alla memoria: è il caso di molte città, Firenze compresa, e quando gli alberi saranno alti a sufficienza, alcuni uccelli ci faranno il nido e ci cagheranno in testa, con un violino di sottofondo.
E dire che, un tempo, i sindaci si vantavano di piantare alberi per ogni nuovo nato...

L'insieme di morti per altre cause faranno una class action?

Il problema sono le terapie intensive, gli ospedali, l'organizzazione della sanità; in una parola il problema è: lo Stato. E lo Stato, per il tramite dei governanti di turno, ha preferito limitare la libertà individuale, sociale ed economica (quest'ultima limitazione ha penalizzato certuni e avvantaggiato - di molto avvantaggiato - cert'altri). E poi con il solito paternalismo del cazzo espresso magnificamente la sera del 31 dicembre a reti unificate. Il potenziamento della struttura sanitaria, invece, non ha avuto lo stesso privilegio governativo: è più facile colorare l'Italia, anziché curarla.

E tutto il pandemonio è successo perché, per dirla nuovamente con Kraus, «ogni epoca ha l'epidemia che si merita. A ogni tempo la sua peste».

Purtruppo le epoche cambiano, gli umani non un granché.

venerdì 1 gennaio 2021

15 milioni meno uno

Non mi piace comandare; ancor meno mi piace essere comandato. 
Per me è difficile impartire ordini; intollerabile riceverli.
Ciò nonostante non mi sottraggo ai doveri, nella misura in cui non mi siano indicati.