sabato 20 marzo 2021

Polvere degli autotreni

Vedo nei tuoi occhi la polvere degli autotreni
la stessa che si posa nei cipressi che si piegano
alle raffiche del Baltico
agitandoli in modo inopportuno.
Tu capisci che non puoi guardarli
come si guarda, degli aeroplani,
la spuma di kerosene che non cade
sulle nostre palpebre assetate di luce.

È stato bello rivederti a mezza
mattina con il vento che impediva
di accenderti la sigaretta che ti eri
rullata in precedenza. Tu e il tuo tabacco
e il tuo fiato che si nasconde dalla vergogna
e la voce grossa, impastata
di saliva e fumo. Che cosa dovevi
dirmi?

Niente, salutarti.
Ricordarti che il grigio dei capelli
non corrisponde ai desideri,
che l'iride offuscata da lacrime
appena appena accennate
non dà l'anamnesi del mio stato d'animo:
fa solo freddo e questo sole al minimo
è ancora basso sulla linea dell'orizzonte.

Dimmi di te, piuttosto: dimmi.

E io zitto, zitto perché sapevo
che se iniziavo mi sarebbe venuta
la tosse, quel prurito alle corde vocali
che prende quando le parole
escono a fiotti e a sproposito
contro i servi gallonati che scantonano
sotto i portici della politica
riuscendo a convincere che tutto quello che fanno
lo fanno per te.

Brutti nel muso e fatti male addosso.
E brutti noi qui a parlarne saremmo
e io, no, non voglio, lasciamo stare,
cambiamo discorso.
Ti ho amato forse quanto mai nessuna
e mi strappasti la pelle quando 
ti staccasti da me.
Vedi le piaghe come mi sono rimaste
addosso?

No. Sei un  bugiardo. Non vedo niente
Ti diverti a dirmi questo. Sai benissimo
che fu necessario, più per te che per me,
che andassi via.
Guardami questa vita, queste
lacrime accennate, questa pelle
punteggiata di amarezze e di racconti
letti male nelle notti insonni.
Non saresti contento di amarmi ora.
Avresti consumato l'amore per inerzia.
Dovresti ringraziarmi, invece,
se davvero sono ancora 
la matrice dei tuoi sogni.
Solo così posso ritornare a essere per te
lo struggente fantasma dell'amore.
Io non sono più nient'altro che un ricordo
Io qui non esisto se non per 
respirare la polvere degli autotreni
e masticare il fumo di un tabacco americano.

È proprio il Pueblo che sta per essere
fumato senza resistenza alcuna.
Vorrei abbracciarti, ma non posso:
questa gente intorno non ha diritto
a vedere due che si salutano con un
normale «ciao, alla prossima»,
fingendo che una prossima volta
per dirsi ti amo ci sarà.

1 commento:

Unknown ha detto...

complimenti Luca!!!
che belle emozioni riesci ad esprimere....
tu estimatrice, da sempre!!
vanda (pieri)