lunedì 20 gennaio 2020

Le braci della consuetudine

Mi sento in imbarazzo per il tasso generale d'intelligenza umana che fluisce nel mondo, la mia compresa, beninteso. Un'intelligenza incapace di dare ordine, di armonizzare, di diffondere benessere anziché malessere nelle varie corti del mondo. Io mi rifiuto di credere, nonostante le statistiche pinkeriane cognitiviste, che il mondo oggi sia il migliore dei mondi possibili. Mi rifiuto e mi attacco al cazzo, certamente, mica ho studiato tanto l'argomento, lo dico perché sono convinto che maggiore è la conoscenza e maggiore la colpevolezza, perché non esiste leggere, semestre dopo semestre, queste classifiche della vergogna, quelle del tutto e del niente - e non fare niente, ammazzare il tempio, per esempio, oppure: smettere il moto a luogo; adombrarsi; ridere per partito preso; titillarsi i genitali a piacimento; grattarsi le orecchie con i mignoli altrui; soffiare; salutare le sole; allevarsi senza antibiotici negli ultimi quattro mesi e poi affettarsi, come prosciutti cotti di carne nazionale; dipingere per finta le nuvole in cielo tanto ci credono; e poi basta, ché il troppo stroppia.
E se qualcuno dicesse: «Eh, ma pensa che fortunato sei a vivere qui e ora, anziché là e ieri», risponderei che vivo qui e ora e se non posso cambiare lo stato di cose presente, figuriamoci se potevo cambiare lo stato di cose passate: per questo studiare storia aiuta a bestemmiare, che altro.

Ma una cosa, stupefatto, or non è molto, ho imparato: ad accendere il fuoco dall'alto. E vedere le fiamme, a poco a poco, scendere e incendiare la base, non dico faccia sperare, ma dare alla consuetudine la possibilità di diventare brace.

sabato 18 gennaio 2020

My heart will go on

via


Zum Zum

«Dopo una vita passata a fare tutt'altro, negli ultimi anni mi sono occupato di istruzione. Lo dico non per conferire autorevolezza alle mie argomentazioni, ma per testimoniare che sono sensibile al tema scuola-lavoro, e che lo riconosco come criticità principale della scuola italiana, da sempre. Infatti, quando dico che la scuola statale italiana era - ripeto, era - la migliore, mi riferisco all'istruzione preuniversitaria.»
Riporto qui un passaggio di un lungo commento a un post di Olympe de Gouges, non per polemizzare con l'autore (Erasmo), ma per dire quanto segue:

All'assunto: «La scuola statale italiana era - ripeto, era - la migliore», mi sembra legittimo domandarsi: se lo fosse ancora, la migliore, a cascata, basterebbe questo a fare dell'Italia un paese migliore?
Attenzione: non voglio con questo trovare alibi alle mancanze, ai difetti della scuola statale di oggi rispetto a quella di un tempo (segnatamente: del Dopoguerra fino al... '68?).
Ma che cosa della società odierna è migliore rispetto agli anni del Miracolo economico?
La Fiat è migliore? L'Olivetti c'è più? I media (editoria e tv) sono migliori? Il cinema, la letteratura, la musica, l'arte in genere sono migliori e memorabili? Lo Stato (politica e apparati) sono migliori e capaci di fare politica (ad es.: si saprebbe costruire l'Autostrada del Sole in due anni?)? L'elenco potrebbe continuare.

Io credo che la scuola statale italiana non sia che un riflesso della società italiana: e sia chi ne fa parte da utente (studenti e genitori), sia chi da lavoratore della conoscenza (per riprendere i termini di una sigla sindacale), non fa che rispecchiarlo.

Ripeto: il mio non vuole essere un discorso riduzionista e (auto*) assolutorio: semplicemente, credo che qualsiasi intento riformista della questione scuola faccia da pendant al riformismo tout court. Per cui, sia concessa pure la reintroduzione obbligatoria nei corsi di studio della scuola dell'obbligo della Leggenda del Piave, con una variante minima, però:

Il Piave mormorò:
ragazzi l'è maiala.
zum zum


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* auto perché sono un lavoratore della conoscenza di soreta.

mercoledì 15 gennaio 2020

Il tribunale della sprezzatura

Non per fare le pulci a Leonardo - il quale ha scritto un ottimo post, godibilissimo e cattivo al punto giusto contro una determinata categoria intellettuale che va sotto il nome di editorialista rincoglionito - ma secondo me, in questo passaggio, si ravvisa una contraddizione,
«perché in Italia i giornalisti invecchiano così male, e non smettono di scrivere mai? Al punto che i quotidiani nazionali sembrano diventati il bollettino di un gerontocomio: non li compriamo più per sapere che succede tra USA e Iran, anzi non li compriamo proprio; ma se lo facessimo sarebbe piuttosto per informarci sulla salute del tale giornalista, se è ancora spaventato per l'odore dei nigeriani che ha percepito da una panchina del parco, o se invece quell'altra prestigiosa firma ha ancora visto il Papa durante la pennichella. »
giacché - almeno per parte mia, beninteso - il non comprare più i giornali è principalmente dovuto al fatto che gli editoriali non sono più leggibili perché non v'è editorialista vivente (o morente), da un ventennio a questa parte perlomeno o giù di lì, che abbia qualcosa d'interessante da dire. Niente: non c'è nessuno, nessuno!, che svolga una seppur minima e parziale critica sensata dello stato di cose presente. Tutte cazzate, tutte. Tutte ripicchine e risentimenti, vaghi ricordi di come si stava meglio quando si stava peggio, o contorte elucubrazioni del senno di poi. 

Già Olympe de Gouges ha avuto, in varie occasioni, la maniera di dire come funzionano giornali e redazioni e che ruolo svolgono nella società, per cui non mi dilungo.

Inoltre - e mi perdoni l'interessato se gli faccio un processo a delle intenzioni non dichiarate - mettiamo che Leonardo, oltre a essere un editorialista de Il Post (a proposito: quanti gettoni a trafiletto?), fosse stato ingaggiato da una testata (non di cazzo) nazionale, e che la sua firma presentasse un editoriale con cadenza settimanale: sarebbe in grado egli di giurare, qui e ora, che una volta raggiunta l'età pensionabile non scriverebbe più?

Solo avere un blog senza pubblicità, adesso e alla buonora, potrà essere perdonato dal tribunale della sprezzatura.

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N.B.
Mille euro al mese e un piccolo spazio pubblicità da queste parti lo trovo anch'io, giacché:
Ed io che ho sempre detto che era un gioco
Sapere usare o no ad un certo metro
Compagni, il gioco si fa peso e tetro
Comprate il mio didietro, io lo vendo per poco

domenica 12 gennaio 2020

Nel cuore della notte

Mi sveglio nel cuore della notte, ascolto il battito del cuore della notte, sento tun tun: è il battito del cuore della notte. Non riprendo sonno nel cuore della notte, perché il battito del cuore nel cuore della notte mi tiene sveglio con il suo tun tun. Devo distrarmi, dunque devo alzarmi dal letto, orinare (va da sé), bere un bicchier d'acqua (va da sé), e poi? Scrivere? E scriviamo.

Avevo un piano. Poi l'ho inclinato. Sebbene sia rimasto sempre un piano, serve a poco, perché è difficile starvi in piedi. Scivolo. Se almeno avessi una stella o una fede per girarci intorno, potrei fare la mia orbita senza preoccuparmi troppo di uscire dall'eclittica. Mi sa invece che, senza stella e senza fede, alla fine esco dal piano (o il piano esce da me). Me ne sono accorto in questi giorni quando ho prestato il fianco a uno spigolo: che fitta. Ho detto "dio qualcosa", non ricordo bene, ricordo di più il Padre nostro. Ma pure in un'altra occasione - che non c'entra niente con la fede o con una stella - mi sono sentito fuori piano, fuori posto, fuori luogo: quando ho dimostrato, per l'ennesima volta, la mia incapacità di dire, in modo gentile ma determinato, I would prefer not to. Forse dovrei dirlo in italiano, sicuramente mi riesce meglio, magari con un tono più deciso e cazzuto: «Ascolta, ho detto di no, non c'è un motivo particolare perché dico no, non insistere, non mi rompere le palle». Invece cincischio. E tale titubanza fa credere all'interlocutore che io non stia dicendo di no, che in fondo sono una persona disponibile, uno che non si tira indietro - per forza non mi tiro indietro, non vedete che al massimo, con le mani incrociate dietro la schiena, posso tirarmi indietro soltanto la felpa?
E così non mi credono. Il mio no, diventa prima un forse da convincere, poi un sì. E se invece, imperterrito, mantengo il mio no, loro si adirano. E mi parlano al voi. «Siete tutti bravi a tirarvi indietro: lanciate il sasso e poi capite che è un orologio e la mano torna indietro, non lanciate il sasso perché credete sia l'orologio». Un orologio smart di quelli che segnano il battito del cuore (il battito del cuore della notte). 
Accidenti: proprio adesso che mi era tornato sonno, ritorna il tun tun del cuore nel cuore della notte.
Non ci capisco più niente, non si dovrebbe scrivere di notte se non si ha un piano, quale che sia, su cui o di cui scrivere; in questo modo, la logica si ribalta, i nessi saltano e i fessi vanno alle conclusioni.

E se mi masturbassi? 
Avevo perso un piano: l'ho ritrovato


mercoledì 8 gennaio 2020

Golden Globe 2020

So bene che non cambierebbe granché, epperò quanto sarebbe opportuno inviare un drone sopra tutte queste testedicazzo, anche solo per bombardarli con quintali di merda di mucche americane allevate ad estrogeni...



martedì 7 gennaio 2020

Avere un drone piuttosto che un'opinione

Volevo scrivere qualcosa su Sole mani cuore amore ma mi sono trattenuto, a che serve un'opinione in più, tanto meno non qualificata? A che servono le mie impressioni? Ho una soluzione? Ho un drone per poter bombardare chi voglio e restare impunito neanche fossi un Dio?

[voce fuori campo]
- Lasciami stare, non mi tirare in ballo, ché stasera ho da scartare i regali dei Magi.

Ho delle conoscenze approfondite da illustrare? Sono uno di Limes? No. E allora taccio, mantengo la mia inutile rabbia rasoterra, sparo le mie cazzate da solo in auto, ad alta voce, tanto nessuno mi sente se stramaledico qualcuno, se bestemmio, se sbavo... e pensavo (il pensiero, a volte, secerne bava), banalmente, che tutto ha una conseguenza, ma che spesso queste conseguenze, nel computo della consequenzialità generale, non contano niente, o poco, che non può essere una sola azione, per quanto immane e imbelle, a generare il bene o il male, sennò si dà ragione a chi dice puttana Eva; il domino come lo intendiamo - quella serie di tessere o pedine che, predisposte ad arte, cadono tutte in sequenza - in natura e in una costola della natura chiamata società, non esiste, oppure, se esiste, ha una scala temporale imponderabile per la nostra mente, giacché non c'è una causa sola, una sola colpa e un solo colpevole, ma una serie di cause e di colpe, diverse, seppur riconducibili a una unica matrice, riconoscibile ma facilmente occultabile, perché non è un evento, un assassinio, un bombardamento, un disastro: ma è qualcosa di complesso, legato al modo in cui noi umani riproduciamo la nostra esistenza. 

E ho detto anche troppo: è tardi, non volevo dire niente, volevo scrivere una poesia che invece è rimasta intirizzita nella brina dei campi in attesa del disgelo.

sabato 4 gennaio 2020

Sprofonda umanità

Tramite Google News, per leggere la notizia di un rom che ha ucciso, investendolo, il cognato sinti, sono sbarcato sul Giornale di Brescia. Innanzitutto complimenti ai curatori dell'edizione online, veramente pregevole, pulita, ben organizzata, senza fastidiosi banner pubblicitari (o almeno facilmente tenuti lontani da un semplice adblock).

Dopidiché, letta la notizia in cronaca nella sezione Brescia e hinterland, ho cliccato sulla home dove, in quel momento, la notizia principale era quella riguardante l'addio a Vittorio Fusari noto chef stellato della zona Sebino e Franciacorta, alle cui esequie funebri è stato ricordato, dall'amico Gianni Mura, come un uomo dalla «profonda umanità».

Non conoscevo Vittorio Fusari, ma non dubito, da come è ricordato, ch'egli sia effettivamente stato una degna persona sotto tutti gli aspetti e per questo, per quel che vale, mi unisco al cordoglio unanime.

Tuttavia, senza alcuna volontà di mancare di rispetto allo chef scomparso, vorrei velocemente riflettere sulla locuzione uomo di profonda umanità.


Premesso che l'umanità è una caratteristica che informa tutti gli esseri umani, comprese le testedicazzo come Trump, cosa fa sì che la profondità, se associata all'umanità, sia considerata un valore aggiunto? Perché il suo contrario, la superficialità, è un disvalore? E se sì, perché essere superficiali è un dispregio? Perché i superficiali non scavano buche?


Non faccio il finto tonto: so bene che un essere umano di profonda umanità è considerato colui (o colei) che ha cuore la vita umana, che si fa carico delle vite altrui, una persona generosa, rispettosa, gentile e le cui opere sono unanimemente riconosciute come un bene per il prossimo. D'accordo, ma perché usare tale aggettivo per sintetizzare tutte queste qualità positive? Personalmente, penso sarebbe preferibile lasciare la profondità ai palombari o agli speleologi in favore di un termine che elevi, innalzi sopra la media coloro che rendono la condizione umana un qualcosa di cui anche gli altri esseri umani possano riconoscere facilmente e prendere a modello.
Per cui, propongo che al posto di profonda sia usato un altro termine, per esempio sublime umanità (anche se, mi rendo conto, è un termine assai abusato)giusto per raggiungere una soglia più alta a quella in cui normalmente viviamo noi superficiali.

mercoledì 1 gennaio 2020

I cartelli della fede

Abito in una valle dove hanno sede eremi, santuari, monasteri, conventi, fraternità, parrocchie, pievi di origine romanica e chiese di più tarda epoca; una terra di pellegrinaggio e preghiera, riflessione teologica e sentimento religioso. Forse anche per questo, in un tratto di strada che collega il capoluogo della regione alla valle, un ignoto profeta "grida" - con lo spray sui cartelli blu delle indicazioni stradali, come fosse un comandamento - che Dio non c'è. 
Sfortunatamente per lui, tale insistente affermazione non sembra far proseliti, giacché per il momento, a parte il suo scrivere, non sorgono edicole sull'inesistenza divina presso gli assi viari principali e neanche in quelli secondari. 
Ma il profeta continua a ribadire lo stesso Dio non c'è, Dio non c'è. Non sarà mica che la sua scrittura in stampatello arrotondato, che ricorda molto il comic sans, risulti poco credibile? Se scrivesse tale affermazione in caratteri gotici, avrebbe più successo?

Fatto sta che, in questi giorni di festa, ho avuto modo di ricontattare Dio sulla questione.

- Buongiorno Signore.
- Buongiorno una sega. Chi rompe le palle il primo dell'anno, eccetera...
- Abbi pazienza.
- Poca.
- Sarò veloce.
- Lo spero.
- Ecco, secondo Te, non credi...
- Io non credo?
- ... non pensi sarebbe opportuno dare una risposta all'ignoto profeta che sui cartelli stradali afferma la tua inesistenza?
- Ignoto a te, a voi mortali, non a me.
- Ah, Tu sai chi è?
- E certo: è mio figlio che ogni tanto, per sgranchirsi le gambe, si alza dalla sedia alla destra del padre, scende dal cielo per venire in terra a fare il writer.
- Ah, sì?
- Sì.
- E scrive solo su di Te che non esisti?
- No, scrive anche altre cose.
- Quali?
- Salvinimi sei una merdasì; Renzi più ti guardo e più penso alla fortuna di coloro che non ti assomigliano e non ti pigliano; Dimaio: quando ti vedo, abbaio...
- Questo in Italia, ma all'estero?
- E vai all'estero a vedere, ma più o meno stile e contenuti sono quelli.
- E di argomenti teologici e religiosi, a parte la tua esistenza, non tratta?
- Sì, tratta male i sauditi e gli emiri del cazzo in genere.
- E ai fondamentalisti?
- Gli scrive di farsi una buca per vedere il fondo.
- Agli israeliani?
- Che vadano a farsi fottere pure loro, soprattutto quelli del Likud.
- Ai russi?
- Di essere meno testadicazzo in genere e di far sortire da qualche parte un nuovo Lenin.
- Ai cinesi?
- Di smettere di dirsi comunisti o altrimenti cambiare l'acronimo in Partito Comunista del Cazzo.
- Ai giapponesi?
- Di essere più radiopassivi.
- Agli americani?
- Di diventare la prima nazione autenticamente comunista.
- E nessuno lo crocifigge?
- Macché: molti citrulli credono che sia Bansky e morta lì.
- E lui, tuo figlio, come ci rimane?
- Come un bischero: scende, scrive, risale, risiede alla destra del padre - la vostra sinistra - e amen.

Ecco, ordunque, gentili lettrici e lettori: se per caso incontrate colui che scrive Dio non c'è sui cartelli stradali sappiate che è il figlio di Dio. E se lo vedete, fatevi il segno della croce per vedere se lui risponde toccandosi.

domenica 29 dicembre 2019

ll borseggio dei contenuti

Su Twitter ho letto di alcuni (giornalisti?) che si lamentano contro la ministra Bellanova perché ha riportato sul sito di Italia morta l'intervista che ella ha concesso a la Repubblica e che figura, in tale quotidiano online, come contenuto a pagamento.

Scrive un twittatorolo: 
«Teresa Bellanova è il ministro più scorretto ed irrispettoso della storia della Repubblica: ennesimo articolo riservato agli abbonati pubblicato, con metodi da borseggio, sul sito di Italia Viva». 
Cazzarola, se proprio denunciarla in quanto senatrice e ministro non si può, allora la magistratura dia mandato alla polizia postale di mettere i sigilli al sito del partito.
Ma siamo proprio sicuri che abbia borseggiato un articolo? E che questo eventuale borseggio la qualifichi come ministro irrispettoso e scorretto?

Chiudendo l'occhio sinistro e la narice destra, sono andato a vedere la malefatta sul sito morto di Italia Viva e, nella sezione notizie (non linko niente, se volete, cercate - sennò fidatevi), tra le ultime pubblicate, v'è appunto l'intervista che la ministra ha concesso alla giornalista Giovanna Casadio e pubblicata (credo) sul giornale in edicola e sul sito Repubblica it come contenuto a pagamento.

In tale intervista, dopo una premessa con domanda retorica che la ministra da sola si fa: «Come giudico il bilancio di fine anno del premier Conte?» per rispondersi come le torna comodo, si contano sei domande (ficcanti come i pugni di uno sparring partner) e relative risposte. Ora, le sei domande (in grassetto) contano circa 18 righe, le risposte invece ne contano circa 40. Ebbene, se di borseggio si tratta, la Bellanova, alla giornalista Casadio e quindi a Repubblica, dovrebbe restituire soltanto i manici (e i punti interrogativi).

Quale danno economico tale borseggio avrà provocato? Ovverosia, chissà quanti internauti avranno letto a sbafo l'intervista, sebbene fossero stati lì, con la carta di credito o via paypal, pronti a sborsare quattrini come davanti a una bbw di Chaturbate? Infatti, come perdersi lo spettacolo della Bellanova che per due volte due (!) dice: «Facciamoci una domanda e diamoci una risposta»? Per gli amanti del genere, sono momenti di pura eccitazione, che portano gli utenti a godere come davanti a uno squirt.

E che diamine, quindi, signori e signore delle redazioni, considerato che vi battete indefessamente in difesa della libertà d'informazione per noi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile: lasciateci un un po' divertire a sbafo coi vostri contenuti altrimenti a pagamento.

sabato 28 dicembre 2019

Un pregiudizio salomonico

Avevo un pregiudizio. Poi ho tolto il pre e - come Salomone - ho deciso di tagliare il bambino. Per fortuna per il bambino, la mamma buona s'è fatta avanti e m'ha pregato di risparmiarlo e di darlo per intero alla mamma cattiva, la quale (cattiva) avrebbe preferito il bambino diviso in due piuttosto che riconoscere che non era suo, ché l'aveva rubato di notte dal letto in cui dormiva con la madre vera (la madre buona), mettendole accanto il figlio morto soffocato da lei involontariamente durante il sonno, giacché entrambe si trovavano nella stessa camera di un centro di prima accoglienza per rifugiati.
Di fronte alla diversa reazione delle due donne comparse in giudizio, io, saggio come Salomone ai tempi di Salomone, decido, contrariamente a lui, non di tagliare il figlio vivo, ma di fare la volontà della madre buona, di dare cioè il bambino alla cattiva, che abbia a tenerselo, a nutrirlo, allevarlo, mandarlo all'asilo, a scuola, a vivere la sua adolescenza e poi l'età adulta, eccetera, finché avrà figli e lei nipoti, che lei, in quanto nonna, alleverà, porterà a scuola finché non diventeranno grandi, e lei poi invecchierà, zoppicherà e il figlio, che aveva voluto così tanto da rubarlo alla madre buona, anziché accudirla, le manderà una badante cattiva.
E invece la madre buona, ch'era rimasta senza figli, invecchierà soffrendo sì un po' di solitudine, epperò senza neanche tante rotture di coglioni di figli e nipoti, e coi soldi messi da parte si pagherà un posto in una residenza sanitaria assistita decente, con del personale di servizio apparentemente cordiale che la farà sentire un ospite rispettato e benvoluto.

Perché ai tempi del capitalismo maturo come un diospero che sta per cadere sulla testa di un neokeynesiano in attesa dell'aumento della spesa pubblica, la saggezza si dimostra soprattutto con la previdenza, come dice anche il direttore generale dell'Inps.

giovedì 26 dicembre 2019

Cari protomartiri

Riflessione linguistica da protomartiri: non dite «Renzi, Salvini o Di Maio mi stanno sul cazzo» perché vi si ammoscia. Basta mandarli "affanculo camminando", come m'insegnava un collega corriere del Circeo (quando facevo il corriere), riferito a coloro che intralciavano il traffico.

***
Dato che la coerenza a breve termine è una virtù rara (a lungo termine non ha senso, giacché le cose col tempo cambiano e la coerenza può rivelarsi una stupida costrizione), un plauso al dimissionario ministro Fioramonti, il quale (purtroppo per lui e per la scuola pubblica italiana) ha mantenuto una promessa e, al contempo, ha chiuso la bocca aperta di quel boccaperta di Salvini.

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Lo so che da almeno un decennio (e più) siamo abituati a leggere notizie anche quando le redazioni sono ufficialmente chiuse per i giorni festivi, ma appunto per questo: se i giornali italiani stessero chiusi anche un mese, se ne sentirebbe la mancanza? A sentire adesso le prefiche de Il Foglio nutro un forte desiderio che davvero almeno un giornale, seppur piccolo e a tiratura assai limitata, perisca, trascinando nel vuoto il vuoto che si ostina quotidianamente a produrre.

***
Perché la politica politicante ha davvero bisogno di educatori e/o consiglieri? E, nel caso, i giornalisti, i notisti, gli editorialisti sono loro gli incaricati ad assolvere il compito?

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Muoia Ferrara Il Grasso con tutti i cicisbei.

***
Muoia anche e soprattutto la Repubblica, così insopportabilmente borghese. 
E Altan? E Bucchi?
Pubblichino sulle nuvole.

***
Poi muoiano anche tutte le trasmissioni televisive politiche, e restino le televendite. La Gruber a vendere cerone. Mentana, pentole. Gli altri: chi sono gli altri, non mi ricordo più?

***
Dopo Internet, senza la superflua ripetizione dei contenuti dei vecchi media, come sarà? 
Come una discarica senza plastica.

martedì 24 dicembre 2019

Buone feste

Ci sono alcuni che, pur non essendo ebrei, augurano buona Hanukkah agli ebrei. 
Ci sono alcuni che, pur non essendo cristiani, augurano un buon Natale ai cristiani.
Ci sono alcuni che, pur non essendo musulmani, augurano una buona rottura del digiuno ai musulmani.
Ci sono alcuni che, pur non essendo né ebrei, né cristiani, né musulmani, non augurano un buon Nulla agli ebrei, ai cristiani, ai musulmani.

Eppure, sarebbero ottimi auguri quest'ultimi.

the end of a short affair

I tried it standing up
this time.
it doesn’t usually
work.
this time it seemed
to …
she kept saying
“o my God, you’ve got
beautiful legs!”
it was all right
until she took her feet
off the ground
and wrapped her legs
around my middle.
“o my God, you’ve got
beautiful legs!”
she weighed about 138
pounds and hung there as I
worked.
it was when I climaxed
that I felt the pain
fly straight up my
spine.
I dropped her on the
couch and walked around
the room.
the pain remained.
“look,” I told her,
“you better go. I’ve got
to develop some film
in my dark room.”
she dressed and left
and I walked into the
kitchen for a glass of
water. I got a glass full
in my left hand.
the pain ran up behind my
ears and
I dropped the glass
which broke on the floor.
I got into a tub full of
hot water and epsom salts.
I just got stretched out
when the phone rang.
as I tried to straighten
my back
the pain extended to my
neck and arms.
I flopped about
gripped the sides of the tub
got out
with shots of green and yellow
and red light
flashing in my head.
the phone kept ringing.
I picked it up.
“hello?”
“I LOVE YOU!” she said.
“thanks,” I said.
“is that all you’ve got
to say?”
“yes.”
“eat shit!” she said and
hung up.
love dries up, I thought
as I walked back to the
bathroom, even faster
than sperm.

Charles Bukowski, Love is a Dog from Hell, 1977

lunedì 23 dicembre 2019

Ecco l'iban

Non so se voi dietro di voi avete visto qualcosa, io vedo il tempo, ma non me sono accorto quanto esso sia dietro alle spalle dei forse, dei fosse stato, dei semplici non sequitur, perché niente consegue, tutto segue, io dico seguitando, accorrendo - e perché non mi racconti una storia?

Quale storia?

Quella di una ragazza che i genitori allevarono tra libri e cavolo nero, finché lei, sui sedici, divenne un'alfabeta funzionale, nel senso che troppa cultura la fece propendere e per questo si dette alla lap dance. Al padre scrittore gli prese il blocco dello scrittore e non scrisse più prosa né poesia per un semestre e mezzo, il tempo necessario per concepire e sgravare un madrigale all'ingratitudine; mentre alla madre dette lo sprone per sciogliere le trecce ai cavalli e correre via, lontano da quei campi di cavolo e da quei recinti coniugali che imprigionavano i suoi migliori anni di donna dentro la gabbia del matrimonio.

Via. E andarono, la ragazza e la madre, ad abitare in una città di mare, a qualche chilometro da Busto Arsizio. Furono giorni difficili e facili: difficili, perché il marito e padre non gli passava gli alimenti. Facili, perché la madre trovò lavoro in un negozio di alimentari. Difficili, perché dovevano pagare l'affitto e le spese di condominio. Facili, perché l'affitto lo pagavano con le mance che la ragazza si trovava incastrata nel filo delle mutande dopo le sue performance notturne di ballerina e tra di esse c'erano anche quelle dell'amministratore condominiale, un geometra dall'alito pesante che faceva spesso colazione con un'aringa sottolio, due olive denocciolate e mezzo fernet allungato con acqua minerale gassata.

Tutto scorreva, con l'aria marina che schiariva i pensieri più cupi. Il marito scrittore vinse il premio Faviello e la sera della premiazione, in mezzo a tanta mondanità, si sentì solo come una fava. Si sgusciò, si lessò e scrisse una mail alla moglie per dir loro grazie, averlo lasciato gli aveva fatto scrivere il romanzo che aveva vinto il premio e per questo voleva donar loro metà della somma che aveva ricevuto.

- Ecco l'iban: IT00010785417 UDPAFU -, rispose la moglie, a stretto giro di posta.