domenica 17 novembre 2019

Il flagello

Per mantenere vivo l'esercizio della mia incompetenza, annoto due o tre pensieri sulla tragicomica realtà circostante, che è quella che è perché noi ominidi ci impegniamo abbastanza per farla essere così, garruli amatori di classifiche, tra chi ce l'ha più lungo e sostanzioso, il conto in banca - e tutti gli anni o è uno o è l'altro, finché non morranno - se morranno - e avanti, belle gare in cui sprizza l'intelligenza, qualità intraspecifica tanto usata a sproposito, anche per considerare Salvini uno statista, un patriota, uno stronzo a galla che si adagia sul salato, mentre le acque che hanno invaso la Padania si ritirano.

***
Uh. E di che parlo? Del figlio di Savoia e della di lui pubblicità? Piango a pensare che, se è sempre valido quello studio sul quale si basò tutto il berlusconismo - «la media [intellettiva] del pubblico italiano rappresenta l'evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi», allora è persino probabile che se «i reali stanno per tornare» siano in molti ad attenderli a braccia aperte - e nessuna rivoltella in mano.

Quando ci si allontana troppo dall'evento fondatore senza mantenere di esso viva la memoria (se non nelle melense commemorazioni ufficiali), qualsiasi costrutto, anche un concetto futile come la nazione, si intiepidisce fino a spegnersi del tutto, diventando cenere. In buona sostanza, i rituali vanno coltivati e riprodotti con serietà e aderenza al mito dai quali hanno avuto origine. Per tale motivo, visto che la realtà, così com'è, è difficile mutarla, visto che la fucilazione non rientra nei criteri sanciti dalla Costituzione, farebbe bene ogni tanto mandare in esilio qualche reale, così, a prescindere, solo perché ci sta sul cazzo, con quella faccia, quella voce e quel pelo rossiccio.

***
Io quando odo o leggo «Italia flagellata dal maltempo» spero sempre che, per qualche verso a me oscuro, tale flagellazione arrivi a compiere dell'Italia stessa, ciò che Piero della Francesca ha compiuto con il suo dipinto: una distaccata perfezione.

venerdì 15 novembre 2019

Il sorriso dei casellanti

Lei non faceva per me.
Né tanto meno io facevo per lei.
Non ci facevamo, dunque.
Ci sfacevamo, anzi.
Non eravamo stupefacenti.
E di noi non restavano che tracce scarne 
d'un amore che fu felice per un po'
diciamo un tre quarti d'ora e poi
fu un intervallo continuo
in attesa del secondo tempo
che tardava a venire.
In verità, tardavamo a venire entrambi.
Per fortuna, bevevamo tè caldo in continuazione.
Tanto tè caldo, ma così tanto
che ci venne la cistite a forza di orinare teina
una droga con minor tenore di effetti psicotropi
ma faceva la sua parte anch'essa
a tenerci sospesi nel disamore.
Poi arrivò un avvocato che ebbe pena di noi
che ci portò davanti a un giudice
a confessare le nostre discolpe.
E fummo disciolti dai vincoli
ma legati per sempre agli svincoli
illusi bastasse cambiare la strada
per avere una nuova vita.

E i casellanti sorridono.
Noi meno, ma fa niente.
L'importante è che qualcuno si diverta.




martedì 12 novembre 2019

Un governo di pampersi

I bei gualtieri del governo tentano di dare in pasto al popolo bocconcini prelibati come gli asili nido gratis dal primo gennaio: bravi, finalmente una misura popolare dal braccino corto, tuttavia, giacché, dato l'andamento generale della popolazione, con il drastico calo delle nascite, l'esborso statale sarà riservato - bene per loro, ci mancherebbe - a quei pochi che annidano figli negli asili nido. Nondimeno, quanto più  popolare e di successo (ma guai soltanto a dirlo, vero?) sarebbe stato proporre case di riposo gratis dal primo gennaio o anche, più giustamente - più equamente - far pagare all'utenza una retta della casa di riposo pari a tre quarti dell'ammontare mensile della pensione; ad esempio: prendi mille euro di pensione, sei anziano e non sei più tanto in grado di vivere da solo? Bene (anzi, male: ma vabbè), la casa di riposo ti costa 750 euro al mese tutto compreso. Le casse dello Stato saltano? Pensate all'Alitalia, pensate all'Ilva, pensate a Roma, alla Lega (49 milioni bis), a tutto er magna magna der meridione, delle regioni autonome di stocazzo, a tutti i carrozzoni, eccetera - mi fermo, ognuno ha la sua da dire, non voglio rinfacciare altro, solo far presente che le misure in favore della cosiddetta famiglia dovrebbero riguardare tutta la famiglia, non solo gli infanti e la mitologia iperprotettiva che li accompagna, ma soggetti più deboli, più soli, più bisognosi di attenzione e di cura.

lunedì 11 novembre 2019

San Martino

Lucas camminava lungo una strada, una strada. C'era la nebbia, ma forse era soltanto una fitta pioggia che s'infiltrava nei suoi pensieri, annebbiandoli. Le macchine frusciavano accanto al marciapiedi e davano l'impressione di riprodurre il frangersi delle onde lungo la battigia. Lei non c'era, non c'era, ma la tigre assenza non minacciava la quiete dei suoi passi. Avrebbe potuto camminare delle ore, avrebbe. Ma limitò il cammino a tre quarti d'ora, il tempo di una partita inutile, senza arbitri, palle, giocatori e pubblico altro che lui, cosa che gli consentì di riflettere sulle significanze, e cioè: soddisfazione dei bisogni primari a parte, aveva senso vivere? «No, ma andiamo avanti», si rispose, mentre nel cielo rossastre nubi si disponevano a fondale per il passaggio di uno stormo d'uccelli neri che non si facevano tante domande del cazzo e continuavano a volare, a volare.

giovedì 7 novembre 2019

Post diuretico

In Italia, al Ministero della Cultura, una cosa del genere è impensabile giacché le candidate poi assunte, per prassi, orinano già benissimo di suo nei bagni delle abitazioni del ministro, del viceministro, del sovrintendente e del direttore del museo.

Mi domando come mai un tizio con così tanta passione non si sia messo a studiare urologia: un talento sprecato. 

Comunque, la sessualità (maschile) è una brutta bestia: cosa non si fa per un'erezione, un tiramento, un senso del possesso (che fu pre-alessandrino). Le semplici masturbazioni non bastano più. È la fantasia che patisce i propri limiti e cerca di costringere il reale ai propri desideri - che non sono mai veramente propri, ma suggeriti, giacché io dubito fortemente, a dispetto della bizzarria, che eccitarsi a vedere una donna pisciare sia un desiderio sponteneo mosso soltanto dalle proprie gonadi.

Certo, sarà capitato a molti di coprire o a aiutare a nascondere una donna colta da un impellente bisogno di orinare. Io mi ricordo di colei che mi strappò il cuore e lo portò al banco della disperazione (disperai, dunque fui). Era un pomeriggio di una primavera inoltrata, forse maggio e lei aveva un vestito lungo, bianco, senza maniche e un giubbotto di jeans. Eravamo andati in macchina verso un passo che separa la Toscana dalla Romagna con l'intenzione di imboscarci in una radura poco frequentata. Fui io per primo a innaffiare le felci che spuntavano a ridosso della faggeta. Poi anche lei fu presa dalla necessità e si abbassò, da un lato coperta dallo sportello aperto come un scudo e dall'altro io, a controllare - dandole la schiena - non sbucasse qualcuno d'improvviso dal folto del bosco. Lei si alzò la gonna, sorridendo e si chinò. Gli stivaletti a mezza gamba davano un aspetto country alla cosa e io, quando sentii il fruscio del getto sfrigolare sulle foglie umide, mi prese una gran sete e un gran voglia di far l'amore. Una fonte vicina soddisfece la mia prima voglia. La seconda... a ripensarci, mi scappa da orinare.


martedì 5 novembre 2019

Coattamente

Andrea Cortellessa, rinomato critico letterario e storico della letteratura italiana, professore associato presso il DAMS dell'Università degli Studi Roma Tre, dove insegna Letterature comparate e Storia della critica letteraria, in una lunga relazione tenuta in occasione dell'incontro Filologia e leggenda. Giornate di studio per Michele Mari, (Roma, ottobre 2019), «da par suo», scrive:
«Diversi incunaboli importanti del genere iconotesto, specie all’intersezione cruciale di questo con la vocazione autobiografica, mostrano questo stesso carattere “archeologico” o, per dirla appunto col lessico di Mari, “filologico” »
E più avanti:
«Un’altra comprova, di questo statuto sinora coattamente liminare dell’immagine, è la ridottissima parte a essa riservata da una produzione saggistica, quella di Mari, per la sua stragrande parte dedicata invece, si sa, alla letteratura del passato.»
Da dispari mio, ho la "comprova" che tutto, come il cesio e lo stronzio, decada. Anche la critica letteraria. Anche la letteratura italiana. Anche l'insegnamento della letteratura italiana, delle letterature comparate e della storia della critica letteraria. Io me li immagino gli studenti di Cortellessa prendere appunti durante le lezioni all'università in previsione dell'esame da sostenere coattamente, sul liminare dell'immagine per discutere dei «diversi incunaboli del genere iconotesto, specie all'intersezione cruciale di questo con la vocazione autobiografica» di stocazzo.

- 30!

domenica 3 novembre 2019

L'erba spinella

Non so quanto durerà questo governo, ma spero abbastanza da poter liberalizzare l'erba spinella, sì da sopportare, con qualche aiuto, il governo che gli succederà.


In fondo (come mi ha detto una collega che si fa la sigarette da sola e che, in previsione, ha già fatto la scorta dai cinesi) la tassa sui filtri e le cartine l'hanno già inserita in manovra e nessuno ha abbaiato come sulla plastica...

Farsi cenere

«Grande fosforo imperiale, fanne cenere». 
Franco Fortini


Nonostante fosse più faticoso, il turno di notte era quello che preferivo e che ricordo con maggior favore. Lo preferivo perché, dato che eravamo in coppia e le mansioni da svolgere erano piuttosto semplici, potevamo dormire un po', a turno, sì da non essere proprio due stracci per le ore diurne; mentre il favore del ricordo è dovuto alla routine che si era stabilita: il caffè appena arrivati; lo spuntino della mezzanotte; il colloquiare sereno e rispettoso di due vite che da poco si affacciavano nel mondo del lavoro; l'ascolto della radio (Rai Radio Notte - e la mitica sigla che dava la carica); l'affacciarsi graduale alle nostre finestrelle del chiarore dell'alba. 
Detto questo, il lavoro scorreva, come i rifiuti, prima infuocati e poi fatti brace e cenere, scorrevano lungo il nastro dell'inceneritore. Noi vedevamo il processo in diretta nelle telecamere a infrarossi ubicate dentro al forno, che servivano appunto a controllare che dei rifiuti fosse fatta cenere. Se capitava - e capitava spesso - che alcuni non bruciassero bene, dovevamo bloccare il nastro trasportatore, per far sì che il fuoco avviluppasse interamente il materiale combustibile. Il blocco del nastro, tuttavia, era una manovra da compiere con attenzione, giacché determinava un aumento della temperatura del forno ai limiti della norma. Se non ricordo male, la temperatura di esercizio per l'inceneritore in questione era tra gli 800 e 1100 (o 1200?) gradi. Sotto gli 800, in pratica, i rifiuti non subivano un trattamento di incinerazione adeguato. Sopra i 1100 si rischiava di far uscire le fiamme dalla canna fumaria e di conseguenza mettere in pericolo la struttura.
Per quel tipo di inceneritore, la spazzatura - per essere un buon combustibile - doveva avere certe caratteristiche: non essere troppo umida, né troppo secca; né troppo fresca, né troppo fermentata; doveva contenere una dose equivalente di tutti i materiali di scarto (all'epoca, la raccolta differenziata si faceva solo del vetro). Eravamo noi, con la benna, a "frugare" nella buca tra i rifiuti del comprensorio per cercare di ottenere un mélange combustibile "equilibrato" tale da sfamare correttamente la bocca del forno.
Quando la cenere ottenuta dal processo di incinerazione raggiungeva un certo quantitativo, era da noi precipitata in un dumper posizionato nel locale seminterrato e, con tale mezzo, trasportata e depositata in un terreno adibito allo scarico, situato a un centinaio di metri dall'impianto. Aldilà della rete di confine, s'ergeva un altro capannone prefabbricato che s'illuminava in ore determinate della notte, dentro al quale - anziché umani - lavoravano galline con una turnazione schiavistica più pressante della nostra (con tale sistema, infatti, alle galline veniva imposto un regime di vita da due giorni in uno, in modo che potessero deporre il doppio delle uova - e non so se tale pratica sia ancora consentita).
A ripensarci, quella luce artificiale faceva sembrare il terreno grigio cenere un paesaggio lunare e noi, alla guida del dumper - vestiti con una tuta arancione, il casco e la mascherina -, due astronauti che girovagano in avanscoperta. Chissà quanti milligrammi di diossina abbiamo inalato o ingerito, più o meno delle galline del capannone accanto? Certo, a noi, anziché granturco e medicine, ci davano un milione e quattrocentomila lire al mese che a qualcosa servivano: sussistere più qualche vizio - e non era poco.

venerdì 1 novembre 2019

L'etica sindacale

Riguardo alla seguente frase dichiarata dal segretario confederale nazionale della Cgil, Emilio Miceli, detta in presumibile risposta alla puntualizzazione redazionale di Euronews che il governo francese sarà "particolarmente vigile" sulla localizzazione dei centri decisionali dell'eventuale nuovo gruppo automobilistico che nascerebbe dalla fusione di FCA e PSA:
«"Noi non abbiamo mai pensato che mettere la sede legale del gruppo in Olanda sia stato un esempio di eticità assoluta. Quindi non è su quello che litigheremo".»
chiedo un soccorso ermeneutico, giacché la mia interpretazione, questa:
Come sarebbe a dire: voi sindacalisti pensate che il lacchezzo¹ della Fiat di portare la sede legale in Olanda sia stata una merdata che danneggia lo Stato italiano, e non vi siete incazzati di brutto contro i damerini ereditieri del cazzo?
probabilmente non riesce a cogliere a pieno la finezza e l'ironia del linguaggio sindacale e potrebbe pertanto risultare una semplice, scurrile cantonata.

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¹ Lacchezzo: nell'accezione figurativa di imbroglio, affare intricato.

mercoledì 30 ottobre 2019

Incenerire pallido e assorto

Molta scrittura viene da molta lettura, ma quando non c'è lettura, va bene anche la spazzatura. La spazzatura, sostanzialmente, si divide in quella riciclabile e quella indifferenziata, e il destino di quest'ultima è la discarica o l'inceneritore. L'ho mai scritto che, molti anni fa, ho lavorato, come stagionale a tempo determinato, in un inceneritore? Forse sì, ma pazienza. Mi va di ricordarlo - di scriverlo perché, alcuni giorni fa, ho ricevuto i graditi saluti di una collega con la quale, in quel periodo, facevamo i turni insieme a incenerire la spazzatura. Il lavoro, perlopiù, consisteva nello stare in una cabina di comando dalla quale controllavamo il processo di incinerazione del forno (temperatura e presenza costante del combustibile), che alimentavamo inserendovi un quantitativo di rifiuti pescati con una benna (da noi diretta) all'interno di un grande parallelepipedo di raccolta in cemento armato (una buca), dentro al quale i camion della nettezza scaricavano. Questa era la mansione principale, noiosa, ma non sgradevole, soprattutto se la coppia di colleghi andava d'accordo - ed era il nostro caso.
I turni erano di otto ore, notte compresa, e andavano dal lunedì al giovedì. Il venerdì era giorno di manutenzione: quattro ore soltanto, le peggiori. Ci toccava, infatti, compiere due sgradevolissime mansioni: la raccolta delle ceneri che restavano intrappolate in varie zone del circuito del forno - attività questa sicuramente insalubre, ma che non arrecava il voltastomaco quanto invece calarsi nel fondo del parallelepipedo svuotato, tutti attrezzati come il personale di bonifica di Cernobil, maschera da gas compresa, a pulire la buca dai resti più vecchi della spazzatura fermentata, e a far defluire i liquami prodottisi nel canali di scolo. Uno schifo, a ripensarci. Per fortuna, questo lavoro sgradito ci veniva riservato raramente, un po' perché i responsabili vedevano che noi giovani "precari" eravamo inesperti, un po' perché c'era un collega più anziano e più spartano, che volentieri si prestava a sostituirci in tale compito gravoso, perché lui soffriva di più lo stare in cabina, isolato e fuori dal mondo.

 [forse segue]

martedì 29 ottobre 2019

Furbi contrabbandieri

«Poco più di trent'anni fa, il colosso delle telecomunicazioni Huawei veniva fondato in Cina da Zhengfei Ren». [via]

Poco meno di trent'anni fa, il colosso delle telecomunicazioni Olivetti veniva affondato in Italia da Carlo De Benedetti.

Simpatica la sua diatriba familiare, ricorda il Capriotti dell'Esselunga braccino corto. Sticazzo di figli ingrati. Meglio morire prima, quando gli affari vanno bene, tipo il Gianni nazionale, chissà che cosa direbbe della Fiat non più italiana che fa le fusa (per fondersi) alle francesi (basta che respirino).

Che resterà della grande impresa italiana, a parte il Parmigiano, tre bottiglie di vino e due stracci firmati?

- Cameriere, mi porti il conto, grazie.
- Non si preoccupi signore: offre la casa.

Cari i nostri intraprendenti prenditori che sgomitano nelle classifiche internazionali del trapezismo di merda. L'occhialaio è il primo in graduatoria, secondo il nutellaro, e giù a scendere, farmacisti compresi e gommisti perfetti (del ciungumme o masticone); e persino figli spuri. Er monno 'nfame der Capitale italico è sempre più ristretto e risicato. Gli esteri ci comprano tutto, mutande usate comprese, in ricordo della nostra remota inventività.

lunedì 28 ottobre 2019

Due cose

Oggi, mentre Draghi si accomiatava e Lagarde s'insediava, mi ha chiamato una consulente di una banca proponendomi di accedere a un prestito con un finanziamento vantaggioso. Le ho risposto che, se la prima rata mi sarà prorogata ogni volta come la Brexit, accetto. Ha riattaccato.

***
Mi stancherò sempre di domandare a tutti gli elettori che, dopo le elezioni, dicono di aver vinto: che cosa avete vinto? Lo stipendio da governatore o assessore regionale? 


domenica 27 ottobre 2019

Troppa luce

Non si aspettavano che la sorpresa di rivedersi avrebbe prodotto un tale effetto: le guance di entrambi sembrarono non volersi staccare da un saluto che si protraeva in maniera ingiustificata per gli astanti, giustificatissima per loro. Faceva così piacere ritrovarsi e sorridersi dopo tanto tempo che, infatti, le guance volevano recuperare il tempo perduto. Guance che erano sempre andate d'accordo, come il convesso e il concavo, e ciò gli consentiva di bisbigliarsi parole soffiate direttamente nella cavità auricolare, parole che amplificavano il senso di appartenenza. Sapevano di doversi qualcosa, ma non avevano mai avuto l'urgenza di precipitare i tempi dell'abbandono. Era un darsi controllato, che implicava un naturale senso di responsabilità e di analisi della situazione. Non era proprio il caso pretendere di più, perché si appartenevano soltanto come si appartengono due tessere di un puzzle, incastrate tra loro solo da un lato e gli altri lati invece ad altre persone diverse della loro diversa vita. In fondo, quando si erano conosciuti, la figura, che rappresentava il loro io, era quasi completata. Mancavano alcune tessere, appunto, per avere chiaro chi fossero; e anche se, in verità, il trovarsi non significava il completamento dell'intero puzzle, di sicuro consentiva loro un anticipo di compiutezza.

E stettero così finché una signora, che entrambi conoscevano di vista, presumibilmente irritata dal perdurare di tanta intimità, con aria fintamente distratta, chiese loro se avevano da accendere, forse perché facevano troppa luce.

giovedì 24 ottobre 2019

Impressioni d'ottobre

Ho la netta impressione di essere incompreso perché quando parlo tutti cambiano discorso e saltano dal mio palo alla loro frasca o viceversa, anzi: forse più viceversa, giacché amo molto scuotermi, insieme alle parole, le foglie di dosso, soprattutto in autunno. Rimango solo per un attimo interdetto, poi ammutolisco, mi faccio un caffè, alzo gli occhi al cielo e penso alle circostanze. Quando sei qui con me, eccetera. Parliamo d'altro, per esempio: a come sia più facile oramai intavolare conversazioni virtuali che reali, e ci troviamo qui, io e te, e invece di predisporci al sesso orale, ci mettiamo a usare i pollici opponibili sullo schermo del telefono, per scrivere a chissà chi, uomo o donna, dio o cane, gruppo di lavoro o gruppo di genitori della classe che frequenta un figlio a caso, o gruppo dei figli a caso della classe della quale i genitori hanno fatto il gruppo, gruppo dell'associazione pianisti da piano bar (uno scudo bianco in campo azzurro è la loro fotografia), gruppo della liberalizzazione dell'otto per mille, eccetera. 

«Pensa, mia cara, a quanto sarebbe più dilettevole dell'invio di una gif, fare animazione al suo contrario (+a)».
«In effetti, questo ottobre è stato senz'altro l'ottobre più caldo mai registrato».
«Tu registri gli ottobri?»
«Non io, lo dicevano in tv, al meteo».
«Cadono le foglie»
«E tu pestale». 

lunedì 21 ottobre 2019

La passione del carcere

La passione tipicamente piccolo borghese per il carcere, soprattutto: il carcere per i grandi evasori, nasconde l'avversione, tipicamente piccolo borghese, per l'esproprio. Giammai nominare l'esproprio, ossia la restituzione effettiva del maltolto in favore delle casse dello Stato. Si preferisce privare il colpevole della libertà, piuttosto che della proprietà. Il carcere, insomma, non in funzione rieducativa, ma semplicemente punitiva, stoltamente vendicativa, giacché, da un punto di vista meramente utilitaristico, un grande evasore - la cui pericolosità sociale, una volta appurata e impedita, diventa nulla - costa all'erario molto di più in carcere che fuori dal carcere, costretto a trovare una fonte di reddito tassato alla fonte con il quale sussistere.

- Non ho mai visto un grande evasore ridotto sul lastrico.
- Per forza: aveva comprato anche quello e intestato alla moglie, ai figli, al cane.

domenica 20 ottobre 2019

Tossisca, prego

Ieri pomeriggio, stavo tossendo quando ho sentito alla radio parlare di Simenon e ho smesso perché la tosse s'è trasformata in rottura di coglioni. Non se ne può più di sentir dire dagli altri quanto sono bravi gli altri, in questo caso: quanto sia stato bravo e assai prolifico Simenon. Sono già di mio abbastanza Maigret, non ho bisogno di perdere peso o di prenderne abbeverandomi di lettere e romanzi e noir, devo limitare le perdite di tempo all'essenziale, quindi, ok, spengo la radio, riprendo a tossire per non dimenticare che dovrò scrivere questa cosa di Simenon scassamaroni.

***
Nel considerare che il sistema economico e produttivo capitalistico e la competizione mercantile degli stati nazione determineranno, quanto prima, catastrofi ambientali e sociali diffuse  - con le oasi patronali dei signori in panciolle a vedere l'umanità accecata prendersi a brani - appare assai superfluo attardarsi in attenzioni verso i mediocri protagonisti della scena politica italiana. Primo, perché i gabbiani andrebbero studiati a fondo su come siano riusciti ad adattarsi alle discariche; secondo perché l'orgoglio italiano è una patologia curabile con dei semplici antidiarroici.

***
Nella misura in cui tutti si può parlare di calcio senza saper giocare a pallone, così - come un Mantellini o un prete - vorrei sparare una cazzata sulla musica leggera italiana contemporanea, in riferimento al cantante che per nome d'arte ha preso quello di un armatore napoletano e che è stato criticato per aver cantato una canzone di Tenco al Premio Tenco e non per essersi fatto accompagnare al pianoforte da Morgan. Ma a parte questo, a parte il "fotte sega" generale, il punto è: tra cinquant'anni, chi calcherà il palco dell futura musica leggera italiana, di quali canzoni d'oggi farà la cover?

***
Sappiamo che i poteri del Presidente della repubblica italiana sono limitati dalla Costituzione, ma io non capisco perché, in quanto supremo capo delle Forze Armate, durante la sua visita di Stato alla Casa Bianca, non abbia richiesto ufficialmente al Presidente Trump l'autorizzazione a installare una base militare italiana nel territorio americano per bilanciare la oramai anacronistica presenza delle basi americane installate nel suolo italiano.
Trump: «Dear Sergio, ma noi ci sappiamo difendere da soli».
Mattarella: «Dear Donald, è per produrre parmigiano con l'uranio impoverito a casa vostra».

giovedì 17 ottobre 2019

Datemi una cimosa

Succede che sempre più spesso
mi vedo scritto col gesso
disteso sulla lavagna.

Per sapere se sono vivo
cancello e poi mi riscrivo
tipo Sisifo sulla montagna.

Per fortuna nessuno mi vede
a scontare la mia poca fede
che il tutto abbia un significato.

Nero su bianco o bianco su nero
l'atto di scrivere è il più menzognero
che l'uomo abbia creato.

In principio era il verbo
fu detto per mantenere il riserbo
che in principio non ci fosse niente

o al più, in segno di rappresentanza,
in forma di urlo o a passo di danza
una parola: il nulla più potente.

Un nulla che mi tira la giacca
giorno dopo giorno, con una pacca
sulla spalla mi fa muovere la mano

per scrivere qualcosa piuttosto
che stare zitto al mio posto
a dire: preferisco di no,
                                   [come Bartleby lo scrivano.





mercoledì 16 ottobre 2019

Movimento Cinque Democristiani

Di Maio ha detto che il Movimento Cinque Stelle sarà, nei prossimi dieci anni, l'ago della bilancia di ogni governo, con ciò a intendere che, senza di loro, nessun governo potrà formarsi. Sarà, ma al momento, con quello che hanno dimostrato, la metafora sembra inappropriata, perché se essere l'ago della bilancia significa «svolgere funzione di mediazione e di equilibrio tra gruppi o forze in contrasto» (Treccani),  finora l'ago del M5S è stato peso o per un verso (la Lega) o per un altro (il Pd), senza aver svolto alcun ruolo di mediazione o compromesso tra le forze in contrasto in parlamento.
Quindi, appunto, quello di Di Maio è solo un pio desiderio che maschera una vera e propria aspirazione politica (non so quanto conscia): quella di trasformare il M5S nella Democrazia Cristiana del futuro. In parte ci stanno riuscendo, anche se ancora hanno il difetto di pronunciare troppo spesso la parola onestà, una parola magica che nasconde il livello della loro incompetenza.

domenica 13 ottobre 2019

Madonne in corsia

Per il tramite di un'amica ostetrica (ho un'amica ostetrica), apprendo che, in Toscana, le preghiere in corsia costano 240 mila euro all'anno, che saranno corrisposti a undici assistenti religiosi cattolici assunti in pianta stabile. Dopo averle chiesto se, per caso, l'Azienda sanitaria pagasse anche «du' madonne semplici» - m'ha risposto di no, giacché aveva già provato a chiedere - lei mi ha fatto notare come gli assistenti religiosi saranno messi sotto contratto con un inquadramento (il Ds) che un infermiere (inquadrato con la categoria D) dovrà passare molti anni di lavoro in corsia, nonché seguire svariati corsi di aggiornamento, per ottenerlo.

Certo che fare l'assistente religioso in corsia non dev'essere proprio malaccio come mestiere: vero è che non è per tutti i religiosi, in quanto - per gli effetti del Concordato - devi essere un cattolico certificato per farlo. A tal proposito, pongo un problema (che forse non ha ragione di porsi, per gli obblighi costituzionali in merito, penso all'art. 59): se il Concordato è un accordo tra Stato e Chiesa cattolica, perché non si concede alle Regioni sufficiente autonomia per non sottostare a tale accordo, ovvero per estenderlo ad altro tipo di assistenza religiosa (pastafarianesimo compreso) o psicologica? 


sabato 12 ottobre 2019

Economia circolare

Dunque, se qualche timido leader politico europeo brontola perché cessino i bombardamenti turchi contro i curdi, Erdogan gli abbaia contro la minaccia di spedire in Europa x milioni di profughi siriani.
Sappiamo, tuttavia, che Erdogan finora ha concesso a tali profughi la permanenza in Turchia perché riceve x miliardi di euro a cadenza regolare dall'Europa per mantenerli.
Sappiamo inoltre che, finora, è stato concesso ai fabbricanti di armi europei, di vendere copiosamente materiale bellico allo Stato turco per x miliardi di euro.
Non lo sappiamo, ma immaginiamo che, dati i chiar di luna finanziari della lira turca, lo Stato turco abbia utilizzato una cospicua parte degli x miliardi di euro europei, destinati alla permanenza e all'accoglienza dei profughi siriani, per l'acquisto di armi prodotte in Europa.
Leggiamo adesso che Francia e Germania in testa hanno dichiarato lo stop alla vendita di armi alla Turchia, senza al contempo imporre lo stop ai finanziamenti europei alla Turchia per l'accoglienza dei profughi siriani. In questi termini, è probabile che la Turchia, dopo aver spedito i profughi in Europa, col disavanzo dei soldi europei, vada a comprare le armi altrove, dalla Russia, dalla Cina o dal Giappone, per esempio. Parallelamente, è probabile che la lobby degli armaioli europei faccia una pressione costante affinché l'embargo europeo contro la Turchia non abbia luogo, minacciando licenziamenti e richiesta di cassa integrazione.

È l'economia circolare, bellezza.

Io, se fossi Dio, opterei per una bella autobomba intelligente in zona Ankara. O, meglio, un colpo di stato come Cristo comanda.

mercoledì 9 ottobre 2019

Varrebbe la penna

Un criticone

Non so più cosa dirvi, poeti,
se non di farvi ammazzare dai turchi
per difendere i curdi
contro l'impero ottopiedi
che schiaccia le menti
con fedi che, lasciatemi dire,
fanno schifo al cazzo,
nazionali o religiose che siano
ma purtroppo ancora presenti
a camuffare la storia
degli interessi cogenti legati
allo smercio della produzione.

Dunque, poeti, mostrate un po' i denti
anziché cantare come sempre la miseria
dei vostri soffritti sentimenti.

Dalla trincea, i poeti rispondono.

Caro illustre spronatore,
siamo andati in quella terra di frontiera
senza mitra, ma con la tastiera
a sparare parole che speravamo
potessero qualcosa di più.
Ma adesso che siamo morti
per le belle donne di Kobane
adesso che tutto è andato a puttane
e i turchi di Erdocane
hanno piantato la bandiera
dicci, ne valeva la pena
ingrassare una terra già ricca di croci?
Valeva parlare e combattere in vece
di questa Europa vigliacca
che non dice un'acca di niente
e si dimostra di nuovo impotente
e afona di fronte ai feroci accadimenti?

Corifeo
Varrebbe la pena
varrebbe la penna
varrebbe la rabbia
varrebbe chissà


lunedì 7 ottobre 2019

Rapporto di maggioranza

Perché, generalmente (!), agli italiani piacciono le forze dell'ordine?
Perché sono disordinati.
Perché agli italiani piacciono gli uomini e le donne in divisa?
Perché sono divisi.
Perché gli italiani hanno molta fiducia nelle forze dell'ordine?
Perché non hanno fiducia delle proprie debolezze.
Perché tutte le forze politiche, nessuna esclusa - anche se ai politici di destra, dati certi abiti mentali, riesce meglio - se si toccano (foss'anche solo con una critica minima) le forze dell'ordine, si stracciano le vesti e sbraitano per difenderle?
Perché le forze politiche, senza forze dell'ordine, non sarebbero (e non avrebbero) forze.
Perché - non solo in Italia, bensì in ogni luogo del globo terracqueo - temi e personaggi che ruotano intorno alle forze dell'ordine predominano ogni forma di narrazione (letteraria, cinematografica, televisiva)?
Perché, senza crimini, noi terrestri non sappiamo che cosa cazzo raccontare.



sabato 5 ottobre 2019

Mister running

Mi trovo alle prese, ma senza corrente mi attacco al cazzo. Qualcuno, che passa velocemente accanto, mi chiede se sono pazzo. Un altro, invece meno veloce, domanda se ho da accendere. Un altro ancora fa finta di niente, finalmente. 
Riprendo il cammino, anzi corro finché, paonazzo, mi fermo a una panchina. Mi lego una scarpa, anzi due; fo il verso a una gazza che a razzo scappa impaurita neanche potessi rubarle il mestiere del volo. Mi sento me stesso, finalmente corretto, in postura. L'aria fresca d'ottobre conviene alla camminata, alla corsa nei parchi, coi pollini stanchi, come i miei spermatozoi in vista dell'inverno.
Dal fondo delle campagne, un signore somigliante a Mario Luzi nei suoi ultimi giorni desideranti, mi dice che il tempo che scorre è più vero di quello che fintamente si ferma a cogliere attimi. Una palla mi fuoriesce dalle mutande, forse è il caso di comprare abbigliamento tecnico per il running? Meno male ho PayPal (leggasi: peipalle) che sostiene la mia propensione al consumo. 
E così, mentre il padrone del suddetto sogna viaggi su Marte in autovettura, io mi faccio le seghe mentali e riprendo il cammino come Roberto Walser ne La passeggiata. 
Oh, se potessimo tutti essere felici d'essere come lo scrittore svizzero in quel momento di camminante!
Finalmente mi viene «incontro una donna dall'aspetto di spagnola, di peruviana o di creola che ostenta non so quale pallida e appassita maestà», comunque sufficiente per far rientrare la fuoriuscita, gonfiare il petto a galletto mugellese, nell'attesa gioiosa di aver corrisposto mezzo sorriso al mio intero già inviato. Ma niente. Comunque: meglio un sorriso caduto nel vuoto, che un 'fanculo spedito via aerea. 
E così ci siamo, questa è la pista, la strada che viaggia lungo la corsa dell'Arno, osservando tratti di fiume mai visti, dove il verde smeraldo del muschio attaccato ai ciottoli sommersi nell'acqua ridipinge il colore degli occhi di tutti i passanti. E il sole cala - e fa bene, negli attimi in cui conta ancora qualcosa vivere nell'emisfero boreale.

martedì 1 ottobre 2019

Basterebbe essere cani

Sono così ‘simpatici’ quelli della trasmissione Le iene che, dato il pompaggio mediatico di cui, da lustri, usufruiscono (probabilmente dovuto alle pressioni delle agenzie pubblicitarie che hanno il controllo della gestione degli spazi e degli introiti in tutti i settori del quarto e del quinto potere), nonostante non abbia visto una puntata una, non posso fare a meno di sapere che cosa siano - e il "blitz" odierno di una iena accreditata come giornalista a palazzo Chigi ne sia la dimostrazione: che intraprendenza! che giornalismo d'assalto! Un pezzo di parmigiano per dire in faccia al segretario di stato americano che non si possono boicottare le eccellenze italiane! Questo sì che è toccare i nervi scoperti dell'America, mica come consegnare, nelle mani del Pompeo, i modellini in scala delle basi di Aviano, Camp Derby e Sigonella con su scritto: levatevi dalle palle ché il Patto di Varsavia è morto e sepolto da un po'.

lunedì 30 settembre 2019

Nelle sere blu d'autunno


Non so più che strada prendere
Forse perché non ci sono strade
Una rotatoria forse e quattro uscite
E sto dentro a girare e a girare
Senza prenderne alcuna
Finché gli ulivi d'intorno
Mi fanno pensare a un frantoio
Per immaginare la vita spremuta
Extra vergine d'ignavia
Dato che nessuna goccia d'olio
Cola dai miei gomiti.

E quindi come direbbe un poeta
Americano quando aveva senso
Tradurre i poeti americani in Italia
Andiamocene a fare in culo camminando
Che sarebbe la maniera migliore
Per non accorgersene.

sabato 28 settembre 2019

Vita assistita


Nei momenti in cui uno non sa cosa scrivere, è bene che scriva (tenti di scrivere) romanzi. Inventare storie, intrecci di persone prendendo naturalmente spunto dalla realtà circostante, modificandone chiaramente alcuni tratti, sennò non sarebbe realtà romanzata (inventata), ma ben più dignitosa cronaca – e dato che io non sono un reporter, non riporto, narro e invento una quasi realtà, giusto per esorcizzarla, tenerla a bada, dirle, alla realtà: stai alla larga, non mi devi dimostrare niente, che ho già visto tutto. 
Ed ecco quello che ho visto (invento di aver visto – e udito).

Due signori, sui settanta, uno già elettricista, l’altro già tecnico geometra di un’impresa di costruzione di capannoni industriali, attualmente pensionati, conversare nei corridoi d’una corsia d’ospedale, spalle al muro davanti alla porta della camera, chiusa, mentre attendono che si riapra dopo la visita giornaliera dei medici di turno, dentro ci sono le loro mogli, paralizzate, una per un ictus occorsole anni fa, l’altra per una grave forma di diabete, ricoverate da alcuni giorni per controlli.
I due signori che, dopo alcuni giorni, pur non conoscendosi, hanno preso una naturale confidenza, conversano tra loro, su vari temi: innanzitutto su come sia brava e gentile la dottoressa che stamani visita, accenna uno, «E anche carina», rinforza il concetto di bravura e gentilezza, l’altro. Poi il discorso passa sulla fatica di accudire le proprie mogli, e come questo impedisca loro di avere tempo libero sufficiente per dedicarsi ad attività appunto di tempo libero, dato che devono fare tutto in casa, la spesa, il mangiare, il lavare, tutto, tanto che alla fine sono stanchi e il poco tempo che rimane conviene riposare. Infine – e qui il discorso li accalora – di come l’Italia, oh povera!, sia messa male, di come cialtroni e ladri siano quelli della politica, di come due mesi in Parlamento bastino per avere la pensione e tanti privilegi ingiustificati, loro che invece si sono fatti un mazzo tanto, una vita di lavoro e adesso vedi come sono ripagati, con la legge sul suicidio assistito.
La porta si apre, dottoressa e infermiera escono e salutano. È il momento del pranzo e così, di seguito, due inservienti portano il mangiare alle mogli dei due signori che si apprestano a imboccarle con cura e amorevolezza. Accanto, un altro signore un po’ più giovane, dopo aver apparecchiato controvoglia il tavolino dell’anziana zia ricoverata nella stessa camera, zia fortunatamente in grado di portarsi il cibo in bocca da sola, dopo aver distrattamente orecchiato la conversazione dei due signori mentre aspettava con loro fuori della porta, dubbioso, chiede: «Scusatemi, ma che cosa ci sarebbe di sbagliato nella legge sul suicidio assistito?».
E i signori, all’unisono: «Ce ne vorrebbe un’altra che consentisse anche l’omicidio: assistito pure».

giovedì 26 settembre 2019

Bagatelle per un Massaro

Son piuttosto stanco, ma volevo depositare tre o quattro bagatelle di giornata. 

1. Mi pare di aver udito Clemente Mastella interessarsi al nuovo partito Italia morta: che gioia. E tutt'a un tratto mi torna in mente la coalizione che sostenne il governo Prodi 2.

2. Dice Salvini: 
"Mi è arrivato un messaggio dal presidente della Regione Piemonte, è ufficiale: la primavera prossima avremo un referendum sul maggioritario, finalmente potranno votare 60 milioni di italiani, chi vince governa, chi perde non rompe le palle".
Dubbio: che in Italia avere diritto di voto sono poco più di 51 milioni, gli altri nove Salvini dove intende trovarli? Tra gli immigrati?

3. Piketty ha pubblicato un altro Capitale [con] Ideologia. Borghese.

4. È morto Chirac: che la terra gli sia radioattiva


martedì 24 settembre 2019

Modi per confermare lo stato di cose presente

Il regime nazifascista e il regime comunista.
Due totalitarismi: qualcosa da obiettare? No.
Due dittature, due regimi illiberali, due Stati polizieschi, militarizzati: qualcosa da obiettare? No.
Due libri neri*: qualcosa da obiettare? No.
Si possono equiparare? Sì.

Ma perché il Parlamento europeo ancora si occupa di questo confronto e di questa ammonizione? Vedono gli europarlamentari per caso i pericoli di un imminente, temibile ritorno in auge di tali ideologie totalitarie? O, forse, tutto ciò serve per replicare l'ingannevole idea che il regime il democratico liberale a conduzione capitalistica sia il migliore, il più naturale, che sia insomma il regime finale della storia dell'umanità?

Stanno bene gli eurodeputati a Bruxelles, a Strasburgo. Stanno tanto bene come non sono stati mai e guai a loro cercare altrove, immaginare altri regimi, altri mondi possibili, magari leggermente più attenti e prossimi alle reali necessità umane; mondi in cui sia superata la costrizione di vendere se stessi (la propria capacità o forza lavoro) per sopravvivere; mondi in cui sia resa superflua la mediazione fottuta del denaro e il valore perseguito dalla produzione ritorni a essere quello d'uso; mondi in cui il futuro non appartenga ai patrioti, ma semplicemente ai terrestri.

___________
[*] Ne esiste un terzo, che al momento attende di essere pubblicato in Italia.

domenica 22 settembre 2019

Al cuore immacolato della storia

Mio padre, pardon: mio babbo, Vittorio Massaro, classe 1927, deportato a 16 anni dai tedeschi (allora nazisti) e internato, nell'agosto 1943, in un "campo di lavoro" nei pressi di Berlino, raccontava che, dopo un anno e mezzo di prigionia, mentre gli americani bombardavano dal cielo, il cancello del lager gli fu aperto dai russi (allora sovietici). Stamani sono andato al cimitero a dirgli che gli europarlamentari (tra i quali anche i nostri del Pd) dicono che non è vero, che i russi (i sovietici) erano anch'essi male assoluto. Dalla tomba è uscita una "porcamadonna".

venerdì 20 settembre 2019

In questo mondo di ladri

Indubbiamente, è una vergogna che Sozzani (bel cognome) sia stato salvato dai propri onorevoli colleghi. Tuttavia, fossi un giornalista forcaiolo, sarei stato un po' più cauto e non avrei usato una simile pietra di paragone tra povero ladruncolo di bottiglie e il politico che pare abbia ricevuto un finanziamento illecito di 12 mila euro; o perlomeno: avrei specificato che tipo di bottiglie, perché un conto è se il ladro ha sgraffignato due bottiglie di spuma al cedro, e un altro è se ha rubato due bottiglie di Romanée-Conti.

In fondo, per i taccheggiatori, la galera non pare sia prevista.
[via]

«È successo martedì 17 settembre: sul posto sono intervenuti i carabinieri di Calenzano, allertati dalla vigilanza privata del supermarket. L’uomo è stato denunciato per furto: tuttavia, vista la particolare tipologia di merce oggetto dell’interesse dell’uomo, il pm di turno della procura di Firenze ha ritenuto di non chiedere per lui gli arresti.»

giovedì 19 settembre 2019

Bachi da sego

È il giorno degli improbabili assensi al vuoto politico, al potere impotente di potere di fronte al volere della volontà, alla sarabanda intristita di figuri che non hanno altra preoccupazione che preoccuparsi dei destini e non degli intestini degli italiani, perché - essendo stronzoni di natura - sanno di essere facilmente evacuati e allora si accaniscono a costipare, a occludere, a produrre blocchi politici che chiamano in causa purghe a voce di popolo, lassativi lavativi che magari facessero andare di corpo, macché, anche loro a costipare il transatlantico - e l'unica speranza è il vomito bulimico, sì che alla fine niente resti degli avanzi, dei disavanzi, delle indigeste facce di cazzo mencio che architettano delle costruzioni politiche insensate che mirano a occupare il vuoto lasciato al centro, circa trent'anni fa, dalla fine della DC, perché per loro è sempre valida la massima «al centro c'è un buco, ch'è quello del culo», e le suddette facce non si sono accorte che il buco si è andato via via riempendo a forza stronzate prodotte da una prassi sempre più invereconda e incentrata su degli ego che si credono giganti e invece sono dei bachi da sego.

martedì 17 settembre 2019

Italia morta

Italia morta: di sonno, di fame, di voglia di fica o di cazzo, di così va il mondo, di caldo, di azzurro e di merda che fanno pendant.

Italia morta: prendo la tessera del Pd?

Italia morta: guardavo un documentario americano sui buchi neri e speravo.

Italia morta: è molto bello morire da Trieste in giù.

Italia morta: la ripresa, la ripartenza, la finanziaria, 

Italia morta: sulle rive dell'Arno, una casa col mutuo pesante, i figli che studiano, le madri che invecchiano.

Italia morta: perdendo a carte, o vincendo, ch'è uguale. Bello solo bere dopo con chi si è perso.

Italia morta: nei cimiteri la salvezza. Niente fiori, ma sampietrini o molotov (quest'ultime, per i fuoci fatui).

Italia morta di musica, di poesia, di salcazzo che.

Italia morta: please, visit our dead country.

Italia morta, pietà.


domenica 15 settembre 2019

Jack Ma

Continuare a essere qui, sforzarsi anche con poche frasi smozzicate, perché? Perché non fumo. Se fumassi, forse, potrei smettere. Ma pare che il fumo faccia male, mentre lo scrivere no. No? È faticoso, non è faticoso, è un sforzo, è una liberazione, una costrizione, forse. «È tutto un complesso di cose che fa sì che io mi fermi qui». Almeno sapessi suonare come Marino che ha smesso (almeno non ne parla quasi più). Almeno parlassi o leggessi di più. Fossi più mondano, mi mondassi, mi mandassi a: insomma, per farla breve, per farla franca, per dirla tutta, dovrei accontentarmi di ripetere quanto già detto e la smettessi una buona volta con la smania di originalità. Finalmente dire le cose come stanno: tutta la noia che c'è in me, trasporla qui, senza sforzo, come a rileggersi e trovare che non ho detto in pratica niente, senza dare dello stronzo a nessuno: purtroppo, abito lontano da Pontida.

sabato 14 settembre 2019

Dello sfinimento

Egon Schiele, Composition with Three Male Nudes, 1910, Leopold Museum, Vienna

Sfinirsi: andare aldilà della fine, disfatto o fatto finito, perché preso da sfinimento. Cosa vedi oltre la linea che traccia la fine? La sfinitezza? O l'infinità moltiplicata per zero? Senza punto di riferimento sentirsi sfinito, gettato là nello spazio più vuoto del vuoto, roteando come un'astronauta che si stacca dalla base spaziale e si allontana verso un punto perduto laggiù. E, infine, come in una pausa infinita che finisce, riprendere quota in vista di un vuoto maggiore del vuoto più vuoto, fino alle fine, a sfinirsi di vita che, meno male, non è infinita - solo sfinita, soprattutto quella delle ore vissute perché altrimenti non sarebbe concesso il vivere, solo il finire, tra massi di spazzatura che straborda nelle vie delle città. Una vita sfinita, a frinire, a brusire, a dirugginire, a dire: fine, mentre scorrono i titoli di coda. 

venerdì 13 settembre 2019

mercoledì 11 settembre 2019

Parte della normale vita quotidiana

Sono queste le notizie per cui vale la pena iscriversi alla newsletter e io ringrazio la redazione di Euronews, in particolare la giornalista Cristina Abellan Matamoros (nomen-omen in questo caso fantastico) per non essersi lasciata sfuggire la vicenda processuale di un salariato francese morto durante un viaggio di lavoro commissionato dalla ditta per cui lavorava, per un infarto occorso mentre si concedeva una pausa amorosa adulterina.
Ma, per completezza, lasciamo parlare la giornalista e le carte della procura:

«Morire di arresto cardiaco mentre si fa sesso durante una trasferta per la propria azienda può essere considerato un incidente di lavoro. Lo ha deciso la corte di appello di Parigi.
La sentenza riguarda il caso di un tecnico della sicurezza francese, in viaggio di lavoro nel dipartimento del Loiret, nel nord-ovest della Francia, deceduto durante un amplesso con una donna non identificata. Euronews ha potuto consultare le carte del processo. L'incidente è avvenuto al di fuori del turno di lavoro e l'uomo è morto in un'altra stanza d'albergo rispetto a quella assegnatagli dall'azienda: per questi due motivi il suo datore di lavoro, la compagnia di costruzioni TSO, non si ritiene responsabile del suo trapasso. Durante un'udienza al tribunale di Meaux, nell'est della capitale francese, TSO ha sostenuto che il decesso sia occorso in un momento in cui "l'impiegato aveva coscientemente interrotto il suo viaggio di lavoro per una ragione di interesse personale, indipendente dal suo impiego". Ovvero: profondersi in "una relazione adultera con una perfetta sconosciuta". La causa è arrivata fino alla corte d'appello di Parigi dove i togati hanno condannato la società affermando che il decesso è equiparabile ad un incidente sul lavoro.
Queste le motivazioni che la corte stessa ha fornito a Euronews:
"Secondo la legge francese (articolo L 411-1 del codice di sicurezza sociale), l'infortunio sul lavoro è un incidente che si verifica durante il lavoro". Il portavoce del tribunale indica che "lavoro", in questo contesto, si riferisce all'orario di lavoro effettivo nel luogo di lavoro abituale o al tempo trascorso dal lavoratore in viaggio per conto del suo principale. "In questo caso particolare, il dipendente era in viaggio di lavoro, la qual cosa include: il tempo di viaggio, il tempo lavorativo durante la giornata e quello di riposo durante il viaggio. Ciò vale anche per la notte in cui l'impiegato è costretto a stare lontano da casa propria". "Durante l'intero periodo del viaggio d'affari, egli rimane sotto l'autorità del datore di lavoro fino a quando non dimostra di averlo interrotto per un'attività che non può essere considerata come parte della vita quotidiana". In questo caso, i giudici hanno ritenuto che fare sesso sia considerabile un'attività "parte della normale vita quotidiana".
Il tribunale ha inoltre stabilito che il fatto che l'incidente sia avvenuto al di fuori della stanza riservata al dipendente da TSO non lo pone al di fuori della sfera di competenza del datore di lavoro. Il tribunale non ha saputo indicarci se l'uomo deceduto fosse sposato. Euronews ha contattato l'azienda parte in causa e rimane in attesa di risposta.»

Mentre Euronews resta in attesa, mi occorre (toccata di palle sfuggente) pormi delle domande che sicuramente ti porrai anche tu, amico mio plurale, come dice Sermonti durante il commento della Commedia.

1. Se il deceduto non fosse sposato, chi diamine ha portato la sua causa alla corte d'appello di Parigi? Eros e Thanatos? Sicuramente, dunque, a perorare la causa d'indennizzo per la "morte bianca", vi sono la moglie e/o dei congiunti, chi altri sennò? La «perfetta sconosciuta» già magari pagata con la diaria del dipendente?
2. Se questa sentenza, oltre che in Francia, facesse giurisprudenza in Europa, le mogli dei camionisti europei sarebbero più sollevate?
3. Se fare sesso è, secondo la legge, un'attività che fa parte della normale vita quotidiana, tutte le maestranze avranno il diritto-dovere di svolgerla. È forse così che il diritto borghese significa l'imperativo del motto Proletari di tutto il mondo, unitevi ? Nel caso, saranno previste pause adulterine anche durante l'orario di fabbrica o di ufficio? Oppure questo diritto sarà concesso soltanto per i viaggi di lavoro? «Ehi, com'è questa storia che tutti vogliono fare i commessi viaggiatori?»

September 11

« Comunque stammi a sentire. Pensa al volo che da Boston va a Los Angeles ed è proprio quel giorno lì.
L'hostess passa col carrellino tra i passeggeri e chiede gentilmente cosa vogliano da bere. - Una vodka, - chiede il russo. - Io prenderei un calice di champagne, - dice il francese, e l'italiano: - A me va bene un bicchiere di vino rosso -. Tutti gli altri te li puoi immaginare. Ma tra le prime file c'è un gruppo di arabi; arrivata accanto a loro, la signorina sorridendo fa la stessa offerta e quelli prendono acqua o aranciata. «Sarà per la religione che glielo impedisce?» pensa lei e si avvicina al più serio di tutti offrendo una birra per vedere quale reazione avrà. Quello infatti la allontana con un gesto. Così lei chiede spudoratamente: - Non beve alcol per il divieto della sua religione? - E il tipo serio: - No. È che tra poco devo guidare. »

Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi, Torino 2019

martedì 10 settembre 2019

Consigli social


Suggerimenti per i due movimenti (di corpo) politici.

1. Aprire social personali: Fasciobook e Fascinstagram nei quali, oltre ai programmi e interventi politici, mostrare anche liberi e arditi capezzoli.
2. Tentare l'iscrizione con nomi nuovi: Casa Paunde e Forza Fava; quindi diffondere pace, amore, gioia infinita.
3. Mantenere e potenziare l'account su Twitter usando gli hashtag giusti per avere più probabilità di essere retwittati da Salvini, Trump o da un professore della Luiss che scrive articoli per Limes.
4. Ultima ratio: rinunciare ai socialmedia, aprire un blog cadauno (questa è cattiveria mia pura).

domenica 8 settembre 2019

Che ci faccio qui?

La strada si posa sui piedi che spesso
si sentono in grado di fare passi giganti
restando piantati per terra a percepire
i movimenti di rotazione e rivoluzione
terrestre.

Chissà quanti chilometri la mia vita
ha fatto sebbene non abbia mai fatto
neanche un millesimo dei km di Chatwin:
il calcolo sarebbe facile, eppure
mi limito solo a pensarlo per piangere meno
di fronte al totale del mio essere qui.

Che cosa ci faccio qui? È una domanda
che vale sia per chi parte, sia per chi sta.
L'abilità consiste soltanto nel come
eludere la risposta.

Lo specchio è la persona più accreditata
per ricevere segnali di approvazione o discredito
che accompagnano la finzione del vivere.
La strada invece è il compagno più necessario:
a braccetto dei paracarri cercare consolazione
negli orizzonti mutevoli dei giorni che passano

finché stanchi, sul far della sera, disfarsi
dei sogni con il sonno della ragione:
una minestra di zucca, il computer,
un bicchiere di rosso, la televisione.

Non è più tempo di innamorarsi
dicono appunto in tv. La Groenlandia
si scioglie, l'Amazzonia che brucia
e tu che lasci a mezzo una serie di 12
puntate sei sicuro di stare bene,
di avere il cuore puro e pronto?

Sicuro di niente è il mio solo bene
come abbracciare il cavo
di un castagno secco in pianta
che duro resta in attesa del fulmine

per accendere il cuore.

sabato 7 settembre 2019

Dare il concio alle colonne

Nelle concitate (citate con?) giornate della formazione del novissimo governo giallorosso, ciò che più mi ha colpito è stato quando, al termine dell'incontro con il presidente del consiglio incaricato, il Presidente della Repubblica è uscito dai suoi uffici, sollevato e sorridente, non per fare una dichiarazione ma per un piccolo saluto ai giornalisti stipati nella sala stampa del Quirinale, dicendo loro:
«Sono entrato in questa Sala stampa soltanto per salutarvi e ringraziarvi del vostro lavoro e dell’impegno con cui avete informato i nostri concittadini, sperando che il Quirinale vi abbia messo in condizione di poterlo fare senza troppi disagi. Vorrei aggiungere che per me è stato di grande interesse leggere ogni mattina, sui giornali stampati oppure on-line, o ascoltare la sera in tv, le cronache e le interpretazioni dei fatti da diversi punti di vista. Questo confronto tra prospettive differenti, opinioni diverse e diverse valutazioni, è prezioso per me, come per chiunque. E, ancora una volta, sottolinea l’importanza e il valore della libera stampa.»
Riflettiamo: quanto è davvero prezioso il confronto tra diversi punti di vista, tra prospettive differenti e opinioni diverse e diverse valutazioni? Soprattutto: il grande interesse di cui parla Mattarella è dovuto al fatto che la sua opinione sulle vicende politiche (da cui scaturiscono le sue "limitate" deliberazioni) si forma veramente, in grande misura, dalla lettura e dall'ascolto quotidiani delle cronache e delle interpretazioni dei fatti politici? Se così fosse, di questo miscuglio informativo, quanto peso ha La Verità? Quanto Il Manifesto, Il Foglio, Il fatto quotidiano, Il Post, Linkiesta, Giornalettismo, Il Corriere, il Tg1, 2, 3, 4, 5, 7, la Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino, il QN, Libero (!), Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Il Piccolo, Il [mal]Tempo, Avvenire e ora basta, mi fermo qui?
E in particolare: quali editorialisti saranno risultati i più letti dal Presidente? 

Lo dico senza vergogna (ma forse con il rimpianto di avere avuto meno stimoli bloggheristici a supporto): non ho comprato alcun cazzo di quotidiano durante i giorni della crisi. Ho letto giusto i titoli dei giornali online, non ho ascoltato mezzo minuto di intervistato in tv, sia esso in onda o in cielo. Confesso qualche temporeggiamento sulla timeline di twitter e facebook ma senza eccedere, eppure e in pratica, da umile chiunque, e fatto salvo che non nego il valore della libera stampa, io non ritengo affatto prezioso il vaneggiare politico insulso prodottosi durante l'agosto più uggioso del secolo in corso, regata della Greta a parte; prezioso no, piuttosto vacuo, inutile e vaporoso, come una scorreggia a salve.

Se un domani poi saranno desecretate le motivazioni che hanno indotto la crisi di governo in favore della formazione del nuovo, allora potremo - legittimamente - aspettarci di trovare qualche pepita. Al momento papeete: una palata di concio per le colonne dello Stato.

mercoledì 4 settembre 2019

Don't cry for me Angola

Sarà per via di Kapuściński, ma ho sempre avuto un debole per l'Angola. Così, ogni tanto, guardo volentieri notizie che arrivano da laggiù - sebbene spesso siano notizie sponsorizzate da agenzie governative o da multinazionali operanti nella zona. 
Nel servizio pubblicato oggi da Euronews si parla di agricoltura, in particolare di una grande fattoria situata nella provincia di Malanje (il granaio dell'Angola), che fa capo a Castel, produttore francese di vini che, in questo caso, coltiva mais in loco per produrre birra angolana destinata per lo più al mercato interno. E fin qui nulla di strano nell'edificante racconto delle magnifiche sorti e progressive del capitale (del fare business) in Angola. Quello che invece strano è vedere come in un Paese con 30 milioni di angolani (che presumo essere, almeno al 95%, di colore - concedo un 5% di bianchi lascito della colonizzazione portoghese), gli unici inquadrati occupino una posizione ben precisa nella divisione sociale del lavoro: alla catena di montaggio.

Avranno almeno una paga sufficiente per pagarsi quella birra francese del cazzo che producono?

lunedì 2 settembre 2019

Nietzsche che dice

«Chi non sa mettersi a sedere sulla soglia dell’attimo dimenticando tutte le cose passate, chi non è capace di star ritto su un punto senza vertigini né paura
come una dea della vittoria, non saprà mai che cosa sia la felicità.» [via]

Da un'analisi veloce della citazione di Nietzsche, possiamo trarre la conclusione che entrambi gli assunti garantiscono, più o meno a tutti, di sapere che cosa sia la felicità. Infatti, chi non sa mettersi, rapido, sulla seggetta dell'attimo dimenticando tutte le cose passate? Ma soprattutto: chi non sa star ritto su un punto senza vertigini né paura (per esempio: su una mattonella di cotto o di travertino, sul listone giordano, su un tratto di asfalto, o di strada sterrata, o di prato all'inglese), in particolare se questo punto non dà a picco su uno strapiombo? Il problema casomai è star ritti su quel punto come una dea della vittoria; problema superabilissimo, converrete, se a) si è una donna, oppure b) ci si traveste da drag queen con un paio di Nike.


domenica 1 settembre 2019

Vernissage

Ieri pomeriggio sono andato all'inaugurazione di una personale di pittura. Quando, durante la presentazione dell'artista, il relatore ha citato, a raffica, Heidegger ed Edgar Morin, mi è caduta la palla sinistra. Mi sono chinato immediatamente per raccoglierla ma purtroppo, nel rialzarmi, con la nuca ho colpito la maniglia antipanico dell'uscita di sicurezza. Non ho neanche avuto il tempo d'imprecare che gli occhi degli astanti si sono rivolti verso di me e io, in quel momento, ho invocato la madonna di Salvini e di Tonino Socc'mel, quel tizio cattolico integrale balilla che condusse una trasmissione in prima serata sulla Rai del '22, quando capo del governo era un signore col riporto trapiantato in testa. Per fortuna il relatore ha proseguito senza interrompersi, così da riguadagnare egli velocemente il centro dell'attenzione e lasciarmi cadere nel meritato oblio di pubblico non pagante capitato lì non per caso, ma per inseguire (sorbire) chissà quali meriti culturali, ovvero demeriti socio mondani che, di buono, hanno solo il fatto che, normalmente, un ottavo dei partecipanti è composto  da riguardevoli madame che posseggono senz'altro i requisiti necessari per un'osservazione più accurata delle opere esposte. 
Ma a quel punto - e conseguemente a quella fuguce figura di merda - non mi è convenuto restare, piuttosto scendere velocemente a pianterreno e darmi all'arte della fuga. Per l'altra, con cambio vocalico, ci sarà da attendere il prossimo vernissage.

giovedì 29 agosto 2019

Ministro dell'esterno


Se Battiato, come titolo del prossimo disco, avesse usato la terza persona plurale del verbo tornare (modo indicativo, tempo futuro), sarebbe stato assai appropriato che, per celia e per amore della Povera patria, avesse modificato il titolo di una celebre canzone in L'era del cinghiale verde.
Infatti, il cinghialone si presenterà il giorno dopo.


«Tutti in piazza nella capitale il 19 ottobre per una giornata di orgoglio italiano, me lo chiedete in migliaia, bisogna farsi sentire contro il furto di democrazia».

Una domanda e una considerazione sulla dichiarazione salviniana:

1) Per quale motivo il leader leghista ha scelto di procrastinare la data della protesta « contro il furto della democrazia»? Per dar modo al nuovo governo di cambiare il decreto sicurezza, sì che i suoi sostenitori non rischino di prendere, a norma di legge, qualche manganellata celerina sul groppone?
2) Com'era prevedibile, un minuto dopo l'accordo tra M5S e PD, Salvini ha iniziato a gridare al «furto di democrazia»[*]. Personalmente, non ravvedo gli estremi di un furto, ma se così fosse - secondo me - a essere puniti per primi non dovrebbero essere i "ladri" bensì chi ha istigato al furto, giacché non si lascia la democrazia con il finestrino aperto e le chiavi inserite per andare a fare il dj sulla spiaggia; infatti, «durante la sosta e la fermata il conducente deve adottare tutte le opportune cautele atte a evitare incidenti, furti e a impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso»

***
Sul prossimo governo - ammesso che Jean-Jacques ne conceda il varo - aspetto a pronunciarmi. Sono curioso di vedere quante belle cose di sinistra faranno, foss'anche solo da sinistra Dc.

___________
[*] Non vorrei essere nei panni dei ricettatori.

mercoledì 28 agosto 2019

Sonetto d'amore perduto


Avevo della voce il timbro giusto
per dire più di quanto avrei voluto
se avessi dovuto pagare anche un tributo
per l'amore consumato assai con gusto.

Ma me ne stetti invece zitto e muto
ché amore mi aveva reso il cuore frusto
e ogni parola divenne fonte di disgusto
e l’animo mi stava in piedi con lo sputo.

Perché tu sparisti amore dalla mia faccia
come se qualcuno t’avesse sotterrata
senza che potessi darti un ultimo saluto?

Più tardi seppi che uno sconosciuto
ti portò lontano, in una città desolata,
tu al lavoro e lui a fare il magnaccia.

domenica 25 agosto 2019

3 punti

Se fossi Zingaretti accetterei ben volentieri Conte presidente del consiglio, per alcune ovvie ragioni: innanzitutto è stato l'unico che è stato capace, ultimamente, di smerdare Salvini (e questo potrebbe tornare buono  per avere prontezza di replica contro la campagna denigratoria leghista che il prossimo governo inevitabilmente subirà); seconda di poi è che Conte si limita a brontolare i ministri una volta l'anno se va bene; e infine, suvvia!, Conte è diventato un politico a modo, democristiano quanto basta per essere annoverato più tra i banchi del Pd che tra quelli del Movimento Cinque fave.

***
Trump, il bottegaio, minaccia dazi sui vini francesi per rappresaglia contro la legge francese che aumenta la tassazione dei giganti americani del web. Il sindaco di Bordeaux è pronto a donargli una bottiglia di Saint-Emilion Chateau-Figeac del 2000. Perle ai porci a parte, se effettivamente i dazi riguarderanno soltanto i vini francesi, sarà davvero unanime la reazione europea, dato che, evidentemente, da tale misura i vini italiani, spagnoli, portoghesi e persino austroungarici non potrebbero altro che trarre dei vantaggi?

***
Dove prenderemo i medici condotti? Forse Giorgetti ha ragione (anche Mantellini lo segnala). Tuttavia, io una modesta proposta ce l'avrei, con la quale si potrebbe, d'altro canto, strizzare l'occhio al significativo aumento di interesse verso la medicina tradizionale e/o alternativa: compriamoli all'estero i medici, dalla Cina, dall'India e perché no, persino dall'Iran.

venerdì 23 agosto 2019

5 punti

1. I tre, cinque, dieci punti, indicati come "base" per lavorare da Di Maio e/o Zingaretti, saranno applicati preventivamente al taglio dei parlamentari per non farli sanguinare?

2. Ripeto quanto già affermato: secondo me, dietro la smania del taglio dei parlamentari si cela la lobby dei cerotti.

3. Non arrivo a capire del tutto il fatto che la crisi debba essere chiusa in fretta, in tempi brevi. A mio avviso, invece, la crisi andrebbe fatta durare a lungo, essere tenuta aperta sino a fine legislatura, perché tutta la politica presente sia cotta a fuoco lento nel brodo della crisi stessa e, altresì, perché venga alla luce il significato del verbo greco, krino, da cui deriva crisi, affinché si possa riuscire a comprendere che, nelle condizioni date, non v'è alcuna possibilità politica di superare la crisi stessa (magari fosse solo una crisi di governo), soprattutto con le pantomime parlamentari e quirinalizie. 

4. Se non ci fosse da piangere, rideremmo a sentir Berlusconi parlare di «sinistra pericolosa». Forse - ed è l'unico motivo per cui spero tiepidamente che i due partiti si accordino - egli teme che da un accordo tra M5S e PD possa sortire un governo che: 
a) stabilisca una tassa sulle successioni analoga a quella di un altro grande paese europeo a caso (Francia, Germania, Inghilterra... la Svezia no, è troppo socialista); 
b) promulghi una seria legge sul conflitto di interessi (anche qui stesso discorso a sopra); 
c) che avvii una ipotesi di sostanziale riduzione dell'orario lavorativo a parità di salario.
Ebbene, sotto questo aspetto, Berlusconi può ancora dormire sonni tranquilli.

5. A tutti coloro che, uscendo dai colloqui col Presidente Mattarella, hanno invocato la necessità di dare la parola al popolo, vorrei obiettare che al popolo non vorreste dare la parola, bensì una matita copiativa perché possa banalmente apporre una croce sui vostri adorati simboli sì da veicolare e depotenziare (svilire) la così tanto supplicata volontà popolare - e questo perché le elezioni si sono dimostrate finora il modo migliore per zittire il popolo stesso.

mercoledì 21 agosto 2019

Scarso e gnudo

Se le figure di merda politiche contassero qualcosa in questo Paese, Salvini (e la dirigenza leghista a corredo, Calderoli compreso - Calderoli! Ho visto il senatore Calderoli!) dovrebbero seppellirsi fino al collo in un allevamento di galline a terra e farsi beccare e cagare in testa dalle pennute. Invece, mi sa che (temo che), nonostante il plateale sputtanamento parlamentare, Salvini e la Lega manterranno inalterato il consenso in vista delle prossime elezioni politiche (noi elettori sappiamo già come farsi beccare e cagare in testa, soprattutto quando i politici sono così ansiosi di darci la "parola"). In particolare poi
«se davvero si farà un governo di qualche tipo con un consenso congiunto di PD e M5S, per Salvini sarà la migliore occasione per dispiegare di nuovo la sua propaganda di accuse di inciuci, di poteri traffichini, e di complotti ai suoi danni e ai danni “degli italiani”» [via]
A proposito degli italiani: ma quante volte ripete italiani Salvini? Conosciamo tutti che la formula «prima gli italiani» è stato il mantra con il quale egli ha riportato in auge un partito regionale sommerso dagli scandali. Ma dopo l'esperienza di governo e anche ieri nella replica al discorso di Conte e nell'intervista rilasciata in serata, avrà ripetuto italiani un centinaio abbondante di volte senza avere il minimo riguardo per una parte di italiani - maggioritaria allo stato presente, nonostante il 34% delle europee - che giammai vorrebbe sentirsi chiamata in causa da un siffatto politico. Perché, non so voi, ma io, quando Salvini dice italiani, vorrei non esserlo, non vorrei neanche parlarlo l'italiano, o forse sì, parlarlo e scriverlo sì, almeno gli posso rispondere: basta, hai rotto il cazzo.