sabato 4 luglio 2020

Realtà confindustriali

Il presidente della Confindustria, Bonomi, durante un convegno "digitale" dei giovani imprenditori, ha dichiarato:
«Siamo in un Paese dove la realtà non viene raccontata. Nessuno ha l'interesse, il coraggio, la volontà, di dir quale è la realtà, cosa ci aspetta in autunno. E voglio riferirmi solo ai temi economici e non a quelli politici da cui voglio sempre restare fuori. È realtà che siamo in un momento storico del Paese dove è tornato pericoloso affermare le nostre idee e i nostri valori».
Ora, premesso che «la realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va», della suddette parole del Bonomi, mi stupiscono due cose: la prima, ch'egli volendo riferirsi solamente ai temi economici, non accenni minimamente al fatto che, come scrive Lorenzo Arena,

«Il virus ha ormai creato un suo sistema economico politico autonomo. Il che non vuol dire che il virus non esiste, non è complottismo, vuol dire che esistono tutta una serie di gruppi sociali ed economici che traggono profitto dall'esistenza del virus e dall'emergenza che crea. Il sistema dell'informazione che lo sta alimentando a palate di terrore e allo stesso tempo si alimenta di lettori [e telespettatori] terrorizzati. I governi (centrali e locali), che hanno allargato i loro poteri a dismisura e che allungano la loro vita senza doversi occupare dei problemi di cui di solito si occupano i governi e che hanno sempre la scusa che "non era mai capitato prima nessuno sa come fare, ci sarà tempo per parlare degli errori". L'economia di emergenza: mascherine, gel per le mani, termo-scanner, apparecchi ultrasonici per la sanificazioni, servizi costosissimi di sanificazione e pulizia, ricercatori che fanno a gara a chi raccoglie più fondi per le proprie ricerche e si muove seguendo il virus all'estero quando nel proprio paese l'epidemia è al termine, etc. Un circolo vizioso senza fine.
Il virus c'è, e sta prendendo il potere, anche se i malati in ospedale sono mille in Italia, ce li andiamo a prendere distorcendo le notizie riguardo ai paesi extraeuropei, tanto chi va a controllare? Già terrorizzato, uno chiude tutto. E se provi a tranquillizzarlo ti manda anche a quel paese.».

La seconda è capire perché il Bonomi consideri che affermare le idee e i valori confindustriali in Italia sia "tornato pericoloso". In che senso? Rischia qualche pallottola? Dubitiamo fortemente. O piuttosto egli considera pericoloso affermare che l'ottimismo della ripartenza, raccontato dalle pubblicità patriottiche che rimpinguano le casse dei media nostrani, non coincide con la realtà? Ha forse paura di prendere qualche schiaffo quando sarà ospite di una trasmissione de La 7 ?

venerdì 3 luglio 2020

Assalonne

La tristezza assalì Assalonne mentre scendeva da cavallo. Quale cavallo? Un suv.

«Ci vuole un bel coraggio», disse un ex baby pensionato claudicante con la camicia a righe verticali, i bermuda color cachi sopra il ginocchio e i calzini verdi sanitari sotto il polpaccio senza elastico per via delle vene varicose. «Che modi sono questi», aggiunse una donna incinta con l'Altante (di Farnese) tatuato sull'atlante per legittima rivendicazione di genere. 

«Perché sei così triste, Assalonne?», domandarono alcuni sudditi in punta di piedi.
«Perché sono un parricida mancato», rispose.
«E vabbè... tuttavia un po' incestuoso sei stato con quelle concubine, o Assalonne».
«Piaceri effimeri».
«Che cosa ti turba, Assalonne?»
«Mio padre non vuole abdicare.»
«Non ti basta sedere nel board?»
«No, vorrei presiedere.»
«Non farti assalire dall'ambizione, o Assalonne.»
«In verità, vorrei ascendere.»
«Assalonne, Assalonne.»
«O che bisogno avete di ripetere il mio nome?»
«Ti stavamo citando.»
«Va bene, grazie. Vado a funghi, vi saluto.»
«A funghi? Attento a passare sotto alle querce


martedì 30 giugno 2020

Non dire gatto


[*]

Se la vicenda fosse occorsa a Vicenza, la Lega avrebbe inscenato una medesima polemica politica?

A parte ciò, anche alla luce del seguente fatto di cronaca accaduto sempre in Toscana,  
[*]
vorrei capire perché nel primo episodio il signore che ha ucciso e cucinato il gatto sia stato dipoi (e giustamente) tradotto in caserma mentre nel secondo la signora no, sebbene il titolo lasci intendere che la causa del morte del gatto sia stato proprio l'aver morso la padrona, anch'essa responsabile quindi, sia pure indirettamente, del gatticidio.  

Per fortuna, le indagini sono scattate.

P.S.
Ieri sera, sempre in Toscana, abbiamo scoperto un topolino campagnolo in casa, nello studiolo dal quale sto scrivendo. Ho chiuso la porta, spostato scrivania, scaffali, scatole ma niente: troppo veloce, trovava sempre il modo di scappare. Allora ho chiamato in soccorso un gatto, anzi: una gatta. Ci ha pensato lei, la micia sulla sinistra: grazie infinite.


sabato 27 giugno 2020

Caro Orazio

E, poi, si muore -
semplicemente
oppure non -
e, di noi, restano
immagini 
fotografate
che rimbalzano
di tanto in tanto
nella mente 
o nel cuore
di chi ci voleva bene
o di chi, invece, 
non ci voleva niente
ci passava accanto
ci riconosceva
come un altro mortale
mentre leggeva
un giornale
o beveva un caffè
e malediceva il governo
o la juventus
o mandava all'inferno
tutte le travi che lo
tenevano incatenato
al giorno, concentrato
com'era sulle pagliuzze.

E, poi, si scompare
come tra le viuzze
di una città sconosciuta: 
si lascia la scena vissuta 
per dare spazio 
all'oscenità muta
d'un corpo rilassato
o rilasciato per sempre
nel quasi niente -
e di tutte le cose
che in cielo e in terra
ci sono, Orazio,
questa è la cosa
che, sia detto con filosofia,
più ci sta sul cazzo,
ma non chiedermi perché,
si è fatto tardi,
vado via.









mercoledì 24 giugno 2020

Comme d'habitude

Sono annichilito: 
troppo nichel
troppo litio
a contatto con l'orecchio
e quindi al cervello:
tutto questo metallo
mi fa vecchio
mi sturba la mente
mi sconcentra
irradia inazione
o azione a cazzo
a barbetta incolta
a faccia di cazzo
a faccia stolta.

E il cromo? E il bromo?
Ogni tanto
mi tocco
per ricordarmi
se sono un uomo
o un allocco.
E bevo
ettogrammi di magnesio
davanti allo specchio
da bravo vanesio.

Alzo le spalle:
mi confondo
mi riempio di piombo
e azzavorro.
Ne ho piene le palle -
e, come Leopoldo
Bloom nelle rocce
[Nausicaa], esplodo,
ma senza fuochi d'artificio.

Egregio signore
ci spieghi che cosa ha sognato.

Che cosa ho sognato?
Che cosa ho sognato?

Spiega Sigmundo:
nel sogno
a chi mi congiungo?
A un vegetale
a un animale 
o a un fungo?

Caro dottor Stranamore
posso montare un reattore
e volare prima nel cielo
e precipitare di poi
e infine esplodere
sopra di noi?

Quante mutande
indosseremo ancora
per sentirci puliti
dai sogni inesplosi?

Molly! Molly!
L'hai fatto l'ammollo
con la candeggina?


lunedì 22 giugno 2020

La filiera del romanzo

Sarebbe dunque tempo ch'io scrivessi un romanzo, se ci fosse un romanzo che avesse voglia di essere scritto da me. Per il momento, purtroppo (o per fortuna), non ne ho mai trovato uno che facesse al caso mio, neanche al banco macelleria del supermercato, tra quelli allevati in Francia e macellati in Italia e con gli ultimi quattro mesi di alimentazione senza l'uso di antibiotici. Eppure, mentre son qui che esamino, come un docente di letteratura comparata, fettine scelte di scannello o di girello, una signora mascherata e occhialuta solarmente, come Catherine Deneuve in Belle de jour, s'è messa a squadrare la mia faccia triangolare con puntamento inquisitorio, come se stessi commettendo qualcosa di peccaminoso nel selezionare romanzi non più tremuli, piuttosto teneri, dipende come sempre dalla frollatura. Per fortuna (o purtroppo) una gioviale macellaia del reparto ci toglie dagli impicci facendo notare che oggi la scottona è in promozione. Ci lasciamo convincere, entrambi scegliendo una lombatina. Dato che mi sembrerebbe un peccato lasciarsi sfuggire un incipit del genere, vorrei proporre alla signora di andare a cuocerle e mangiarle insieme in qualche parco dove fosse possibile farle alla griglia («La compra lei la carbonella?»). Ma, come spesso accade, invece della verità romanzesca, prevale la menzogna romantica e anche questo romanzo disossato finisce qui.

giovedì 18 giugno 2020

Ai padri e alle madri della nazione

Perché la pulizia e il decoro non crollino miserabilmente in un punto capitale, siano i locali igienici dotati di un bell’alveolo alla turca, invece che di W.C. con insidiosi sedili trasmettimorbi. Quante infezioni di meno se li sopprimessimo tutti! E quanta obesità in meno, stitichezza, emorroidi! Il W.C. è la vergogna degli alberghi, dei treni (i treni!), dei cinematografi, di tutti i luoghi pubblici, e l’inciviltà di chi li rende con vari espedienti inservibili ha funzione ammonitrice e vendicatrice.
Guido Ceronetti, La carta è stanca, Adelphi, 1976

La posizione seduta sull'infame W.C. è nemica di ogni ragionevole evacuazione.
Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, Adelphi, 1979

In tutte le latrine pubbliche a sedile ci vorrebbe questo Avviso: «Chi si siede qui lo fa a suo rischio e pericolo». Sarebbe opportuno anche in casa.
Guido Ceronetti, Ibidem, 1979

Oggi, dopo aver letto questo articolo, che corrobora la buona abitudine di abbassare il coperchio del wc prima di tirare lo sciacquone, sono andato a vedere su Google Immagini come si presentano i nuovi modelli di turkish toilet e, tra i risultati della ricerca, è apparso anche un'immagine tratta da Wiki How riferita alle istruzioni su Come usare un WC alla turca e, per tutti coloro che, come me, non hanno fatto il militare a Cuneo, la lettura di tali istruzioni offrirà sicuramente delle sorprese.

Ma la cosa più sorprendente, a mio avviso, è data dai Wiki How correlati, dei quali riporto debitamente una schermata che non ha bisogno di spiegazioni se non quelle date dal titolo stesso del post.


lunedì 15 giugno 2020

Aggiungi al carrello, acquista ora

Uno dei meccanismi micidiali coi quali Amazon è diventata quello che è diventata è stato far credere a tutti noi clienti di ricevere gratis la merce ordinata. Ogni tanto, tuttavia, capita che su alcuni acquisti qualcosina occorra spendere, ma non ci lamentiamo, siamo disposti a pagare anche il porto, se la merce che desideriamo la reputiamo indispensabile.

D'altronde, Amazon a parte, è appurato che nel modo di produzione capitalistico le merci non vadano al mercato da sole e che farle circolare abbia un costo. Eppure, tra l' «immane raccolta di merci», ve n'è una in particolare - unica nel suo genere per la sua capacità di generare valore consumandosi -, che per acquistarla, di norma, come su Amazon, il trasporto non si paga. Infatti, nel caso della forza lavoro, ci pensa la merce stessa, in genere, a pagarsi le spese di trasporto (con mezzi privati o pubblici) per recarsi dall'acquirente, il cosiddetto datore di lavoro.

Epperò a volte succede che, anche per avere la forza lavoro, ritenuta a giusto titolo indispensabile, i compratori debbano pagare le spese di spedizione. È il caso di alcuni [im]prenditori agricoli della Valle del Fucino, tra i quali Modesto Angelucci, che ha immodestamente dichiarato:
"La mia azienda ha pagato all'incirca 4.500 euro tramite Confagricoltura, che ha svolto tutte le procedure affinché questi lavoratori entrino regolarmente per poter svolgere i nostri lavori di raccolta che solo loro possono svolgere. Sono operai specializzati, formati nel corso degli anni per poter svolgere questo tipo di lavoro"
L'azienda del presumibilmente futuro cavaliere del lavoro Angelucci a) ha svolto tutte le procedure affinché dei lavoratori specializzati b) possano svolgere i lavori di raccolta che l'azienda agricola ha bisogno siano svolti c) da una forza lavoro specializzata unica in grado di saperli svolgere.

Non avrei mai pensato che per raccogliere finocchi, carote, spinaci e patate occorressero tanti svolgimenti e perdipiù specializzati.

Piuttosto, mi chiedo: se in futuro sorgessero ulteriori e più diffuse complicazioni per l'acquisto e consegna della merce forza lavoro, potrebbe anche Amazon mettere in vendita nel proprio store online dei braccianti specializzati, magari con la foto, le caratteristiche e le recensioni dei clienti imprenditori che saranno qualificati a mettere le stellette in quanto acquirenti qualificati?
E la consegna gratuita sopra le dieci euro all'ora.




domenica 14 giugno 2020

Come una palude

Ho preso un po' di vantaggio
alla pioggia, così, mentre avanzo
di buon passo, si bagnano 
solo i ricordi di quello che ero
e potevo e resta asciutto
il disincanto per ciò che sono
e non posso, non voglio più.

E tratteggio di lacrime il suolo
per restare attaccato al presente
e, come una chiocciola, rallento,
rintano e fingo di essere in pace.

La pioggia mi ha raggiunto:
ovunque mi volga, mi rigo la faccia
ovunque cammini, trovo una pozza
e mi sento come un biscotto
inzuppato nel caffellatte.

E ricordo un dente da latte
caduto nel caffellatte
mentre leggevo i prodigi
del Marchese di Carabas.

C'era una luce soffusa in cucina
di sole trattenuto da una tenda
in quella domenica di forse giugno:
dalla parte opposta del tavolo
la spianatoia, un grembiule fiorito,
un sorriso e il palmo che raccolse
quel dente e lo tenne sempre con sé.

Era più facile correre e sudare
essere Cruijff o Rensenbrink.
E poteva anche piovere.
E si poteva anche piangere.
Erano tempi in cui essere liquidi
significava essere scorrevoli.
È adesso che si rimpozza,
come una palude.

giovedì 11 giugno 2020

Quattro ristoranti dei morti

«Non gioco a dadi con l'universo», disse lo Chef del brodo primordiale. 

Chissà se usò la schiumarola per togliere i residui proteici che affioravano in superficie durante la cottura nel calderone della Terra insonne e se, forse, fu proprio lo scarto a dar vita ai primi organismi viventi.
Domande oziose. Il problema essenziale fu che lo Chef in questione non ebbe alcun giudice ad assaggiare le sue pietanze sperimentali e di conseguenza non gli fu dato neanche un voto.

Proviamo noi.
 
«Alla location ho dato tre perché guarda un po' come stata ridotta dai figli del Ristoratore».
«Al servizio ho dato due perché c'è una clamorosa differenza di trattamento per i convenuti al banchetto».
«Al menù ho dato uno perché avrebbe potuto essere più creazionista e affidarsi meno al caso».
«Al conto ho dato zero perché il prezzo da pagare alla fine è sempre lo stesso, ritornare alla polvere, come si accorsero anche i primi recensori».

Intanto in un van dai vetri oscurati... come un carro funebre.

𝆗𝆗𝆗
Il generale Pappalardo sfila, in divisa arancione, ad Abbiategrasso.

𝆗𝆗𝆗
«Non ho i mezzi», disse il capo della frazione opposta e per questo motivo sacrificò un intero reparto.

𝆗𝆗𝆗
La classe dirigente leghista, composta da un frammisto democristianesimo destrorso e sfanculista, che da un trentennio occupa in pianta stabile posti di governo locale e nazionale, ancora riesce nel vuoto pneumatico del partitismo di ogni forma e colore, a essere considerata degna di ascolto, di consenso e quindi di voto. Poi chissà c'è anche gente capace ma probabilmente più rapace - e guardateli lì, che pena mi fa...

E adesso spogliati.

Siano dati calzini agli scalzi e mutande agli ignudi. E stipendi dei Calderoli ai porchettari.





mercoledì 10 giugno 2020

Orazione del mattino

Premesso che, un editoriale così, oggi, in Italia, non sarebbe pubblicato neanche da Il Manifesto, stupisce la seguente, ingenua a mio avviso, considerazione:

«È sconcertante che le persone siano più colpite dai vetri rotti che dagli omicidi alla luce del sole. O meglio, che sembrino credere che le basi su cui deve poggiare la società siano i rapporti di proprietà e non i diritti umani.»

giacché, le persone non è che sembrano credere: lo credono (crediamo) e basta, anzi: lo ritengono (riteniamo) una condizione immodificabile che appartiene alla natura umana.

Ma, tempo fa, in un libretto scritto apposta per chiarire in modo definitivo la questione proprietà - un libretto rimosso, considerato non più oggetto di studio, ma di antiquariato - venne scritto:

☭☭☭

Tutti i rapporti di proprietà sono stati soggetti a continui cambiamenti storici, a una continua alterazione storica.

Per esempio, la rivoluzione francese abolì la proprietà feudale in favore di quella borghese.

Quel che contraddistingue il comunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà borghese.

Ma la proprietà privata borghese moderna è l'ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell'appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.

In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata. Ci si è rinfacciato, a noi comunisti che vogliamo abolire la proprietà acquistata personalmente, frutto del lavoro diretto e personale; la proprietà che costituirebbe il fondamento di ogni libertà, attività e autonomia personale.

Proprietà frutto del proprio lavoro, acquistata, guadagnata con le proprie forze! Parlate della proprietà del minuto cittadino, del piccolo contadino che ha preceduto la proprietà borghese? Non c'è bisogno che l'aboliamo noi, l'ha abolita e la va abolendo di giorno in giorno lo sviluppo dell'industria.

O parlate della moderna proprietà privata borghese?

Ma il lavoro salariato, il lavoro del proletario, crea proprietà a questo proletario? Affatto. Il lavoro del proletario crea il capitale, cioè quella proprietà che sfrutta il lavoro salariato, che può moltiplicarsi solo a condizione di generare nuovo lavoro salariato, per sfruttarlo di nuovo. La proprietà nella sua forma attuale si muove entro l'antagonismo fra capitale e lavoro salariato. Esaminiamo i due termini di questo antagonismo. Essere capitalista significa occupare nella produzione non soltanto una pura posizione personale, ma una posizione sociale.

Il capitale è un prodotto collettivo e può essere messo in moto solo mediante una attività comune di molti membri, anzi in ultima istanza solo mediante l'attività comune di tutti i membri della società.

Dunque, il capitale non è una potenza personale; è una potenza sociale.

Dunque, se il capitale viene trasformato in proprietà collettiva, appartenente a tutti i membri della società, non c'è trasformazione di proprietà personale in proprietà sociale. Si trasforma soltanto il carattere sociale della proprietà. La proprietà perde il suo carattere di classe.

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E, secondo me, andrebbe letto tutti i giorni, come un'orazione del mattino

domenica 7 giugno 2020

Elegia delle ore ultime

Mi metto in posa
quanti secondi
dato che i primi
volati via
già sono
e aspetto
il balzo del gatto
un frammento di forza
per vivere ancora
per vedere dall'alto
l'ombra staccarsi
dal corpo che resta.

E non risponde.

E quegli occhi
che non si stancano
di guardare nel vuoto
di capire qualcosa
di quello che accade
e perché.

Perché.

Chissà quali parole
crittografate
ti si rivelano,
ma,
quali significati.

Ma adesso
dimmi solo una cosa
rispondi
dimmi che sai
che ti tengo la mano.

giovedì 4 giugno 2020

Quale allegria

«"Colgo in giro l'entusiasmo, una socialità ritrovata. Ci meritiamo l'allegria dopo settimane di grandi sacrifici", osserva Conte spiegando che "la strategia del governo" sta ottenendo risultati. "L'emergenza sanitaria è alle spalle, ora dobbiamo fare fronte ad una emergenza economica", afferma il premier.»

Da vecchio allievo della scuola girardiana, tutte le volte che sento pronunciare la parola sacrificio, prima di indossare una tuta ignifuga, apro una pagina del primo capitolo de La violenza e il sacro (1972 ed. originale francese) e ricopio qualcosa che, quasi sempre, cade a fagiolo (all'uccelletto):

«Si può paragonare l'atteggiamento religioso a quello di una scienza medica che si trovasse improvvisamente a dover affrontare una malattia di tipo sconosciuto. Si manifesta un'epidemia. Non si riesce a isolare l'agente patogeno. Qual è, in un caso simile, l'atteggiamento propriamente scientifico, che cosa conviene fare? Conviene prendere non soltanto alcune precauzioni richieste dalle forme patologiche note, ma tutte, senza eccezione. Idealmente, converrebbe inventarne di nuove poiché non si sa nulla del nemico che si deve respingere.
Una volta identificato il microbo dell'epidemia, alcune delle precauzioni prese prima dell'identificazione possono rivelarsi inutili. Il perpetuarle sarebbe assurdo; era ragionevole esigerle fintanto che persisteva l'ignoranza.» (pag. 52 dell'edizione italiana del 1980).

E pongo tre domande al premier: 

1) sarà mai istituita una commissione che verifichi quanti dei grandi sacrifici richiesti ai cittadini saranno considerati scientificamente necessari e quanti, invece, inutili e che richiederli, come sacrificio (limitazione ossessiva delle libertà personali partendo dal presupposto che "siamo italiani", per natura irrispettosi delle regole), sia stato politicamente assurdo?

2) perché l'emergenza sanitaria è fregiata di un articolo determinativo, mentre quella economica alla quale «dobbiamo far fronte» è lasciata nella vaghezza di un indeterminativo? Perché è una emergenza economica tra le tante, di quelle che si sono ripetute nella processione storica del capitalismo, nei confronti della quale, anche questa volta, si può fingere che sarà sufficiente fare debito, allargare le maglie del deficit, lanciare soldi dagli elicotteri per risolverla?

3) per caso, gentilissimo Presidente Conte, è iscritto a un circolo serale?

lunedì 1 giugno 2020

Voci di corridore

Dopo un marzo e un aprile di corsette semiclandestine, tra boschi, campi d'orzo e segale, senza tracciamenti (mettevo corsa indoor al Garmin, 'nto culu allo stateacasa dello Sburroni & C.), maggio è stato un mese in cui ho ripreso a correre in modo abbastanza regolare, in ciclopedonali pubbliche pianeggianti (i miei percorsi preferiti) o anche in saliscendi collinari intorno casa. Poca roba: tre, cinque, sei, sette, otto, nove e, ieri, 31 maggio, ho ritrovato i dieci chilometri di corsa filata, di buon passo (5'10" di media al km), senza troppo affanno e quindi, ecco, lo racconto perché queste piccole imprese inutili hanno un carattere prettamente bloggheristico: vanno narrate, non devono restare confinate in una bella sudata, una doccia, la sete, la fame e il sonno della ragione.

***
Anch'io, certe volte, nelle mezze stagioni, indosso un giubbotto a mezze maniche, arancione; anch'io ho i baffi ma non sono un generale in pensione: sono un pappamagro.

***
È morto Christo: le ceneri saranno disperse qui perché anche gli dèi periferici hanno diritto a camminare sulle acque.

***
Il Presidente nel bunker della Casa Bianca: non succedeva dai tempi di Homeland.
(Chissà che taglio narrativo daranno le serie tv americane di questi giorni di ribellione: molto in voga, negli ultimi anni, il racconto del riscatto borghese dei neri perbene, alla Michelle Obama o altri affermati personaggi dello spettacolo. Come scrive Olympe de Gouges: al netto di quanto potrà durare lo scontro tra ribellione e repressione, prima di vedere rivoluzionati i rapporti di classe, saranno concesse brioches e Lamborghini in leasing pur di mantenere in piedi l'assetto sociale della baracca borghese).
***

venerdì 29 maggio 2020

L'imperfetto equivalente

Scrive Giorgio Agamben:
I professori che accettano – come stanno facendo in massa – di sottoporsi alla nuova dittatura telematica e di tenere i loro corsi solamente on line sono il perfetto equivalente dei docenti universitari che nel 1931 giurarono fedeltà al regime fascista. Come avvenne  allora, è probabile che solo quindici su mille si rifiuteranno, ma certamente i loro nomi saranno ricordati accanto a quelli dei quindici docenti che non giurarono.
Forse «perfetto» no, ma qualcosa di «equivalente» le dittature - quale che sia la loro natura - lo hanno sempre. In un caso come questo, ai professori che accettano di somministrare lezioni online, non è richiesto di giurare alcunché, solo di procedere. Ora, da qui al considerare il rispetto della procedura un'equivalente adesione alla dittatura telematica, ce ne corre, anche perché - con tutti i limiti, le imperfezioni, le noie di vario genere - i contenuti delle videolezioni non sono sottoposti a censura preventiva. Esempio: Agamben potrebbe mettere in guardia sulla biosicurezza tutti gli studenti che parteciperanno ai suoi corsi filosofici online, docente e discenti comodamente seduti, nascondendo la loro nuda vita dalla testa in giù.

giovedì 28 maggio 2020

Stante

Quando si nasce, non si sa mai bene dove si va a parare, in quale porta. Sarà per questo che, a volte, mi piace organizzare barriere di pioppi e lecci di una certa età.
Altre volte, invece, mi piace tirare, se posso forte, anche se la mia ambizione è colpire a foglia morta, come certe punizioni battute nel corso della vita. 
Se non fossi nato a chi le avrei raccontate queste cose? Al Signor Nessuno? Ma è una supposizione lecita prendere in considerazione quella di non essere nati, dopo che nati lo si è? Sì, perché nel computo generale del tempo, qualsiasi individualità va a puttane, senza soldi, gira al largo, gode niente, fame tanta.
Mille anni fa, per esempio, a parte il fatto che di esseri umani ce n'eran parecchi meno a consumare ossigeno e a produrre escrementi di vario genere, anidride carbonica compresa, oggigiorno ingiustamente trattenuta dentro mascherine usa e getta (respirarsi non è mai stato tanto salubre, ma tant'è), a quei pochi, dei quali molti scolastici, ai quali era dato il tempo e la condizione principe di perdigiorno, ossia quella di riflettere sul senso della vita, prendere in considerazione il non essere nati da nati era cosa piuttosto comune, anche perché supporre l'esistenza o la non esistenza di un esistente o di un non esistente, li teneva occupati nelle notti insonni di tarda primavera. 
Va da sé che il vantaggio di una comunicazione non istantanea, bensì meditata, ponderata garantiva loro di scrivere meno cazzate, che sono invece utili, per il sottoscritto, per aiutarlo a tergiversare e non andare dritto alla questione che lo assale e che solo il pudore (o la vergogna?) gli impedisce di esporre a chiare lettere, senza infingimenti e deliberate elusioni.
È il tempo dell'attesa che sfinisce. Attesa di che? Di uno stante, inteso come contrario di movente.
Tutta una questione di participio presente che non può essere rappresentata da uno stato su whatsapp.

martedì 26 maggio 2020

I delatori civici

Un partito democratico così imbarazzante penso non sia stato neanche ai tempi di Veltroni. Un partito che ha trasferito del tutto la sua idea di giustizialismo dalla questione morale (che metteva al centro la lotta contro la corruzione politica e il clientelismo) alla questione sanitaria («sono diventati tutto chiacchiere e mascherina»). Con ciò mi riferisco in particolare all'idea del ministro Boccia di assumere dei controllori (assistenti civici) per il rispetto delle norme previste in Afasia 2: proposta  miserrima, illiberale e opprimente (ovvero rassicurante per il popolo pavlovianamente condizionato dai media spargipanico), nonché stupida, giacché proporla significa non riflettere abbastanza sul rischio che, in Italia, quasi sempre, la sola forma di assistenza civica è la delazione.

sabato 23 maggio 2020

Terna

- Ciao, ho ritrovato delle lettere in cui si racconta che tu mi amavi.
- Ciao. Si racconta? Chi racconta?
- Tu. Tu scrivevi lettere in cui dicevi che mi amavi.
- Ah, vabbè. Acqua passata. Il tempo passa, le cose cambiano, le parole volano.
- No, le parole scritte restano. E raccontano un dato di fatto.
- Quale dato di fatto?
- Che tu mi amavi.
- Ho capito: ti amavo, sì, ma adesso non ti amo più.
- Ma l'amore non è mica un interruttore, on/off.
- Beh, no. C'è stato un momento in cui, pur amandoti, ho iniziato ad amare un altro e poi, non potendone amare due allo stesso tempo, sono scivolata dall'amore verso te, all'amore verso un altro.
- Scivolata, dici. E quale sarebbe stato il particolare momento che ti ha disposto al moto sul piano inclinato dal mio amore (posto in alto) all'amore verso un altro (posto in basso)?
- Bravo, hai detto bene. Il tuo amore verso me era troppo alto rispetto al mio verso te, mentre l'amore mio verso l'altro era più alto rispetto all'amore dell'altro verso me. Tu mi davi troppo amore, più di quanto io potessi renderti. Così ho veicolato questo sovrappiù verso un altro che mi amava meno di quanto io amassi lui.
- Significa forse che il piacere che io davo a te, lo defluivi per dare piacere altrui?
- In un certo senso.
- E che, forse mi avevi preso per una centrale elettrica?
- Beh, sì. In fondo mi dicevi sempre che mi offrivi «l'intelligenza degli elettricisti».
- Peccato che non tu abbia preso la scossa.

Ok, Kafka

Fioccano, come i pappi dei pioppi nella tarda primavera, le varie iniziative di rilancio promosse da Stato, Regioni, Province e Comuni e, tra queste, segnaliamo il bonus bicicletta (alla bersagliera) e il bonus facciate e tette, quest'ultimo volto a promuovere un estetismo di massa dopo il fermo della Fase Uno.

***
Atlantia congela gli investimenti di Autostrade come contributo al surriscaldamento globale. Quanti frigoriferi hanno i Benetton in Patagonia? Domandiamolo ai Mapuche.

***
Pare che, nonostante sia rimasto tutto aperto e non sia stato imposto alcun tipo di restrizione, l'economia in Svezia stia soffrendo lo stesso. Ma a quando un confronto sulla sanità mentale (o tenuta psicologica) tra le nazioni al diverso tipo di confinamento sociale?

***
«La rete ha retto bene», dicono gli operatori, i player privati di società per azioni. Ripeto quanto già detto: discutere sulla concessione delle autostrade è importante sì; ma forse più importante sarebbe stato un controllo e una vigilanza sul traffico internet in Italia se la rete internet italiana non fosse stata messa sul mercato da... oddio, gli detti pure il voto.

***
«Nella lotta tra te e il mondo, asseconda il mondo»¹. Ok, Kafka: assecondo, ma digli pure al mondo che non sono nato per lottare. Giocare, piuttosto - e a quelli del Castello, per favore, diglielo tu.


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¹ Franz Kafka, Aforismi di Zürau, Adelphi.

mercoledì 20 maggio 2020

La maschera e l'altoparlante

Dentro una scatola rosa dall'umido, di un umido e poco frequentato garage, ho ritrovato dei grossi volumi rilegati a mano contenenti delle annate della Domenica del Corriere, anni che vanno dal 1940 al '47.
Un piccolo tesoro inutile.
Data la polvere, l'odore di muffa e la voglia di prendere aria (ma fuori pioveva e l'aria era umida anch'essa), ho aperto solo il volume del '40, a caso, ed ecco che, incastonata su alcune colonne di una novella sul baccalà, appare la seguente illustrazione con didascalia:


Mi sono tolto la mascherina di dosso, ho respirato dal grigio del cielo due gocce di pioggia e ho capito: quando voglio dire qualcosa, anche se ho poca voglia di dire qualcosa, in ogni particolare momento di vita che mi attraversa, da consumato bassoparlante, per farmi sentire, vengo qua.

Mi si sente?

domenica 17 maggio 2020

Il portavoce

Volevo scriverlo ieri sera, poi me ne sono dimenticato, perché viviamo in un Grande Paese ove è facile distrarsi, basta un attimo. Ma stasera, mentre mi sto grattando un occhio con un gomito, m'è venuto in mente che ieri sera sono incappato nella conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri, tenuta nel cortile interno di Palazzo Chigi e, di essa, quello che volevo appuntarmi, come un chiodo sulla punta dell'uccello, è stato vedere il portavoce e capo dell'ufficio stampa del capo del governo, leggere (a gambe divaricate) l'elenco dei nomi dei giornalisti accreditati e autorizzati a porre domande al Presidente Conte, con un piglio e una fonazione da presentatore del Festival di Sanremo, perché come a Sanremo non contano i cantanti ma chi li seleziona e li annuncia al pubblico.

Si dirà: le misure precauzionali per mantenere il distanziamento sociale hanno imposto a Rocco Casalino l'uso del microfono. Può darsi. Tuttavia, nessuna ragione gli imponeva di stare sul palco: una voce fuoricampo bastava e magari non importava che fosse proprio la sua. 

sabato 16 maggio 2020

I giardini di maggio

[*]

Sono ubicato, come tutti (o quasi), anche se a volte ambirei a essere un passeriforme migratore, per capire le divergenze tra gli stati e le latitudini su ciò che è consentito o non consentito fare per sottovivere ubriacati dal proprio alito intrappolato dalla mascherina.

- Non superi la linea, per favore.
- Segua il percorso.
- Qui c'è l'igienizzante.
- Indossi i guanti.
- Una persona per volta.
- Faccia attenzione.
- Rispetti la distanza.
- Prenota con saltalafila.
- Ordina online e ritira senza mordere la coda.
- Quant'è?

***
Giorno del mercato in piazza, ci sono due banchi vendita, due. Uno di dolciumi, l'altro di pesce fresco. E mentre il pesciaiolo mi taglia due fette di smeriglio, passa un giovane di colore, con la mascherina abbassata e un pezzo di pizza tra i denti, a chiedere a gesti due soldi di elemosina. Bravo, non si parla con il boccone in bocca.

***
Il grigio del cielo tiene l'ultimo terzo di tarda primavera a freno. La luce del verde, sebbene potente, si attenua. Sembra di nuovo marzo, con i giardini chiusi dal nastro bianco e rosso delle autorità. Che anno è, che giorno è. Organizzare la vita fuori dal capitale è ancora impensabile, quindi impossibile. Il medium denaro è ancora al centro di ogni discorso politico, economico e sociale. In fondo, tutto intorno (fuori e dentro di noi) si rapporta a esso, persino l'aria. E l'Organizzazione Mondiale della Sanità non si è mai pronunciata, né tantomeno ha mai imposto linee guida, per lottare contro la più subdola delle pandemie. 

giovedì 14 maggio 2020

Mi frullano

Io non so più se valga la pena, o se vanga la penna per arare solchi sui quali seminare pensieri grami e non turpi, ettogrammi di sé che, più passa il tempo, meno ambiscono alla riproduzione, o riproposizione, o alla presunzione di originalità, come se il deposito delle cose da dire si fosse svuotato e si stia raschiando il fondo e rischiando di far emergere impurità - ma le impurità sarebbero il meno, giacché mai ho ambito alla purezza, se non quella del cuore per vedere iddio e farsela raccontare tutta la storia, per intero, del perché e del per come proprio qui e ora, tra tanti miliardi, proprio io, proprio noi chiamati in causa a svolgere funzioni di figliolanza sua malgrado, all'atto di nascita, non ci sia stato richiesto se volessimo essere, tra gli altri, anche figli suoi delle stelle, figli della notte che ci gira intorno, eccetera.
È valsa la pena? È salsa alla panna che, sebbene invisa, collega il sugo alla pasta, e attenua i soffritti, ossia i tanti piccoli io tagliati finemente, sfumati e saltati in padella, i quali tornerebbero a gola e male dunque non è ruttarli fuori in aperta campagna, nella solitudine controllata dalle margherite e i soffioni pronti a solleticarti le narici, etciù, meno male avevo la mascherina (mi ci soffio il naso con essa e poi, dopo l'uso, la getto e ne prendo un'altra, passa la regione, ne passa un'altra, ne passano venti, la Sicilia, la Val d'Aosta, la Sardegna, il Friuli Venezia + Giulia e il Trentino + Alto Adige restano autonome perché sì, c'è scritto sulla carta, ah).
Ma così sia. Stamani è tempo di passare il frullino (decespugliatore) facendo finta di fare la rivoluzione. Mi abbiglierò come un black bloc ma con la tuta rigorosamente rossa e grande il doppio della mia quintessenza fancazzista. Dio e Lenin ce la mandino buona nella presa delle Tuileries nostrane. 

lunedì 11 maggio 2020

Alt + F4

Io sono molto distratto, egocentrico, egotista stendhaliano, per cui, come non ho mai detto niente di Silvia Romano durante i suoi anni di prigionia, non dirò niente neanche adesso, se non essere davvero contento che sia stata liberata e ritornata in Italia a riabbracciare i suoi cari. Posso solo aggiungere, con un parallelo improprio, che Samantha Cristoforetti, mia eroina, che seguivo costantemente durante la sua avventura nello spazio, che lei, una volta atterrata in Kazakistan, si tolse la tuta da astronauta; e, ancor più, dopo qualche anno, si è tolta pure la divisa dell'aeronautica. Peccato che abbia mantenuto l'acca nel nome, ma pazienza, in fondo è una lettera che appartiene anche al nome di qualcuno che non va pronunciato invano.

***
Riguardo a F2: tra i membri del Comitato Tecnico Scientifico che in queste ore decidono, in vece del governo, sulla riapertura dei centri estetici, c'è qualcuno che ha già prenotato una ceretta del perineo?

***
Alt+F4 appena vedo Bu.

domenica 10 maggio 2020

I pregiudicati

- ciao, come va, era tempo che non ci vedevamo
- saranno dieci anni
- il tempo passa ma tu
- io no, non dirlo: io non sono sempre lo stesso
- infatti: sei cambiato affatto
- finalmente qualcuno che non mente
- sei dimagrito molto
- sono dimagrito molto
- come fai a reggerti in piedi
- come facevo prima, con meno sforzo
- certo, non c'è rimasto niente
- e allora come fai a vedermi?
- ma mangi?
- mangio e bevo e dormo e vesto panni (Inf. XXXIII)
- io invece mangio poco, bevo meno, dormo punto, vesto: ma come mi vesto?
- appunto: capisci da solo che uno specchio, anche rotto, a casa ce lo abbiamo tutti
- ma sono dieci anni che non ci vediamo
- non è un caso; il problema è con chi si vede tutti i giorni difendersi dai pregiudizi
- siamo pregiudicati
- non è un caso
- allora cosa mi racconti
- che ho da fare e che non ho voglia di raccontarti niente
- ma sai che a pensarci bene neanche io?
- addii, fischi nel buio, cenni, tosse (Mottetti, n. 5)
- ciao, è andata, non è più tempo, a tra dieci anni forse

sabato 9 maggio 2020

Il cyborg del Pò

La redazione di Repubblica punto it riporta parte dell'intervista rilasciata da Elon Musk a un commentatore americano (sarebbe stato preferibile che fosse stato intervistato da un'intervistatore), argomento della quale è la prossimità sperimentale di impiantare nel cervello un dispositivo informatico che potenzi, estenda o ripari la capacità cerebrale umana.
In un passaggio, Musk dichiara che
«Il chip [impiantato] potrebbe modificare anche il modo in cui avvengono le relazioni tra esseri umani. Una simbiosi con l'AI è auspicabile, dato che dobbiamo imparare a stare al passo con la tecnologia. Siamo già un pò "cyborg", in fondo, quando perdiamo il telefono ci sentiamo come se avessimo perso un arto».
Ora, io non saprei dire in che grado gli esseri umani, complessivamente, siano diventati dei cyborg, ma so che quella parte che appartiene alla Repubblica online cyborg lo è già da  "un pò". Prova ne sia che, in seguito, elude di nuovo il troncamento e ripete non solo un po' con l'accento ma, non contenta, toglie l'accento al verbo [è e non e' questo non è un problema] preferendone l'apostrofo.
 «E' un pò come quando lasciamo tracce di noi stessi nei nostri computer e nei nostri smartphone».
Stiano attenti che quei galantuomini della Exxor non impongano a tutta la redazione un chip in testa che abbia un cavo largo come quello di un'antenna parabolica. 

giovedì 7 maggio 2020

Tutto l'universo

Tutto sta andando per il peggio e la serie di avversità è tale che avvilisce. Si vorrebbe solo tirare il fiato, stare un attimo in disparte, da spettatori e osservare: non se ne ha il tempo perché, come ci si prova, la parete del muro presso il quale si pensava di trovare sostegno diventa acuminata, oppure crolla e si precipita.
E si subisce - a volte in silenzio, a volte imprecando, spesso da soli, in auto o davanti allo specchio, raramente in presenza di altre persone e cercando di mantenere un eloquio vibrante che non sconfini troppo nel turpiloquio - e si percepisce il peso peggiore, assurdo della vita e senza avere un grammo della pazienza di Sisifo.
Capita pure di pregare, ripetendo a mezza voce tutto il breviario minimo di preghiere che ancora l'insieme di neuroni mantiene in catalogo. Pregare serve a mantenere la calma, la pazienza, a soffocare la rabbia pronta a esplodere per far uscire la parte peggiore di sé. 
E ci si chiude in sé, forse per la vergogna di non avere una capacità risolutoria immediata, per non farsi vedere troppo impantanati nelle sabbie mobili della vita e bisognosi di soccorso o, forse, molto più semplicemente, perché non si ha voglia di sentirsi ripetere il mantra che ci sono cose peggiori nella vita, oppure non siete i soli a cui è successa una cosa del genere. 
Essere compatiti è spiacevole: è come sentirsi affettati dentro due fette di pane e presi a morsi, strappati dai denti dei discorsi del cazzo. Come fuggirne? Dove trovare rifugio? Ascoltiamo un maestro, Michela, ascoltiamo un maestro.

mercoledì 6 maggio 2020

Lo statista

Qualcuno, non mi ricordo dove, ha scritto che la differenza tra un politico e uno statista è che il primo guarda alle prossime elezioni e il secondo, invece, pensa a superare l'emergenza per il bene del Paese - e disgraziato sempre sia quel Paese che ha bisogno di statisti.
Lo statista sta, ma sarebbe meglio si sfacesse, come il gelo del cuore.
Lo statista: una ti a stretto a due stati di necessità che costringono la forma (lo Stato) e il contenuto (i cittadini) alla dittatura della procedura. 
Ti sta? 
Sta.
Ti sta bene? 
Mi sta male, mi sta di traverso, ma questo è lo stato delle cose.
Lo statista ordina, vieta e consente ed è fatto obbligo assoluto il divieto di calpestare l'aiuola.
Lo statista, con la regola in mano, è contento perché nessun norma al di fuori di lui. All'alba vincerà - e due palle tante.
L'importante è avere un seguito. Le spalle coperte o le palle scoperte? La seconda - e tante freccette.


venerdì 1 maggio 2020

Hello Dad

Da un po' di anni, tutti gli anni, coi soldi erogati dal Ministero, tutte le scuole e le università italiane pubbliche pagano delle società private affinché queste eroghino loro dei servizi telematici e informatici (hardware e software).
Io non so, nel complesso, quanti soldi siano, ovvero quanto denaro pubblico (reperito dallo Stato tramite le tasse e il debito) serva.
Ma immagino che, nel complesso, nel corso di questi anni in cui tali servizi si facevano sempre più indispensabili e necessari per il funzionamento stesso delle scuole e delle università italiane, se del denaro pubblico fosse stato investito, in ricerca e sviluppo dei medesimi servizi telematici e informatici, affinché lo Stato in prima persona (è una persona lo Stato?) potesse, nel volgere di pochi anni, diventare autonomo e gestire in modo indipendente tutto il complesso meccanismo informatico che regola le scuole e le università italiane, a partire dai vari registri elettronici (con tutti i dati sensibili dentro dei cittadini), fino alla didattica on line (la cosiddetta D.a.D), allora tutte le scuole e le università italiane non sarebbero di fatto dipendenti da società private nell'erogazione dei loro servizi.

Giacché senza pagare Google, o Microsoft, o Amazon, o Facebook con tutti i loro applicativi e servizi (o Spaggiari, Axios, Argo, Kescuola, che mi risultano essere i principali registri elettronici usati), oggi le scuole e le università pubbliche italiane non potrebbero svolgere la loro funzione pubblica.

(E questo vale anche per le linee telefoniche, un tempo statali - e nell'epoca in cui viviamo è meglio che siano in mano ai privati le autostrade, anziché le reti telefoniche).

Domanda: con tutti i soldi (presi a prestito) che pioveranno nelle casse statali per la cosiddetta "ripartenza" sono previsti degli investimenti per colmare questa lacuna e far sì che lo Stato si renda indipendente dalle suddette società?

Risposta: no.

Considerazione: prossimamente, nei documenti di identità, sotto la voce cittadinanza, vi sarà uno spazio in cui dichiararsi figlio di Google? (o altri sopra detti).



mercoledì 29 aprile 2020

Vita volatile

Quanto la vita ti sovrasta
e non sei capace
non puoi essere capace
d'improvviso,
di fare un salto con l'asta

e nemmeno un volo
da rapace
che dall'alto del cielo punta
la preda presunta
e si lancia e la spunta

non ti resta
che un salto
non quello dalla finestra
(ho la fortuna di abitare a pianterreno)
bensì quello della quaglia
che saltella
torno torno
prima essere spiumata
e messa in forno.

O il passo della gallina
che esce di rapina
dal dominio sociale del gallo
e becchetta sassi e lombrichi
sola in disparte e si china
e non sente la volpe vicina.

Però oggi ho visto le rondini
svolazzare per qua:
qualcosa vorrà dire
se dire qualcosa il volo
della vita vorrà.


martedì 28 aprile 2020

La trombola del Conte

Qui lo scrivo e qui lo cancello: voglio Mario Draghi presidente del consiglio, così, almeno per il gusto di lottare contro un capo del governo intelligente.

Oppure, al limite, un Conte Tris.

sabato 25 aprile 2020

Memo 25 aprile

E ricordatevi che è ancora in vigore il decreto di confino e di clausura, perché sennò noi italiani andavamo in gita fuori porta a fare il pic-nic. Per questo, perché il governo e le autorità costituite ci vogliono bene, a noi italiani (che di norma siamo degli irresponsabili che fanno per natura quel che a loro torna comodo), per questo e non per altro che ancora sono in vigore queste restrizioni e sono concesse solo delle timide aperture, tipo pasta e cappuccino da asporto. Per questo, sicuramente, dal 4 maggio in poi, saremo ancora contenuti con norme che terranno a freno la nostra voglia matta di fare quel che cazzo ci pare, per esempio sputare in terra, starnutire in faccia alle persone, scaccolarci e poi lasciare il contenuto appiccicato alle pensiline del tram. Bene. Al momento, in fondo, ci è sufficiente spargere ai bordi delle strade guanti in lattice, mascherine e fialette di disinfettante, senza che nessuno ci dica niente, tanto non ci vede mica nessuno quando lanciamo gli oggetti dal finestrino.
Abbiamo così tanta voglia di fiatarci addosso, di radunarci, assembrarci, unirci e quindi contagiarci che è giusto che ci tengano a freno, che ci diano regole perché noi siamo sregolati di natura. In fondo dobbiamo aspettare che la scienza ci dia certezze, come ha detto quel ministro che se aggiungi una sillaba (-to) al suo cognome sarebbe doveroso rimandare in prima elementare. 

Insomma, buona Festa della Liberazione, sì, ma.

giovedì 23 aprile 2020

Vorrei essere un formichiere

Stavo per scrivere un post su uno che non voleva dilungarsi, ma stava venendo lungo, il post, troppo lungo,  sicché ho cancellato e ho deciso di farlo breve: vaffanculo te e la logica del formicaio.

Sempre breve restando, aggiungo solo, rivolgendomi a tutti coloro che dicono di accettare di buon grado il confino, non ravvisando alcun problema con lo stato di eccezione, con il movente di fare questo per i vecchi, dico soltanto due cose: la prima, un avvertimento a futura memoria, che, se un giorno sarò vecchio anch'io, agli adulti che un giorno diranno che faranno certe cose per la mia categoria di vecchio, dico subito, mettendo le mani avanti: fatevi i cazzi vostri, mirmidioni del cazzo, che ne sapete che cosa vogliono i vecchi, dopo averli impauriti a dovere, gliel'avete chiesto a tutti i vecchi se sono contenti di non poter uscire, di stare rinchiusi, di non potersi bere un caffè da soli, o fare una passeggiata, da soli, come sempre da soli sono i vecchi, nel parco? Non pensate che i vecchi, certi vecchi, in queste interminabili settimane chiusi in casa, non siano diventati più vecchi, più rincoglioniti, più incattiviti con la vita di quanto fossero prima, compatrioti che vi inorgoglite stando a casa perché lo ordina il governo?

Ma non voglio dilungarmi, io. Sicché vi rimando affanculo ricordandovi solo che, a volte, anche le formiche, nel loro piccolo, s'incazzano. 

lunedì 20 aprile 2020

In bocca al lupo

La crescente ansia delle limitazioni della libertà non si esaurisce; per ora, sebbene un po' attenuata dal callo veloce delle abitudini, resta stabile, con tendenza al rialzo, soprattutto quando qualcuno avvisa che la Fesa 2 (di tacchino) non sarà una sagra della primavera, no. Piuttosto, in una fase ancora in cui la sovranità appartiene ai virologi, soprattutto a quelli che hanno più audience in tv, sarà una fase in cui l'esercizio del potere probabilmente sperimenterà nuove e maggiormente esecrabili forme di controllo che saranno introdotte per stato di necessità, mediante il tramite di decreti governativi d'urgenza.

Io non mi fido, e peno. Si sono spinti troppo avanti e sono arrivati a un punto in cui, come i demoni di Gerasa, è più facile il precipizio anziché la marcia indietro. Ma il problema è che non saranno i demoni a buttarsi di sotto, a cominciare da tutti coloro che hanno trasformato una emergenza in una tragedia, a tutti coloro che hanno diffuso e diffondono quotidiani bollettini di guerra e che spargono panico piuttosto che concio, per sfamare il popolo con verità scientifiche indiscutibili.

Se poi esagero e, a fine maggio, potremo liberamente déjeuner sur l'herbe, tanto meglio: verrò qui a dire mea culpa, mea culpa, eccetera. Ma per il momento faccio parte di una minoranza di preoccupati per qualcosa che la maggioranza non percepisce (e quindi non teme). E non sono neanche tanto le app di mappature e controllo che mi allarmano, quanto che, nei più, è già stato inoculato via etere o via social, il virus del controllo, del poliziotto dentro, del «guarda quello lì senza mascherina, come si permette?», del «e chi sarebbe quello che è venuto in paese oggi, da dove viene, dove andrà?», del «lei non rispetta la distanza sociale: guardi chiamo la volante», del «chi sono quei due che respirano qui?».

Sarà dura riguadagnare un minimo di decenza e di urbanità. Sarà difficile almeno finché non saremo liberi di starnutire con qualcuno accanto che ti dice “salute!” e non crepa.

sabato 18 aprile 2020

Quasi inutile


A Rimini la spiaggia com'è vuota, quasi inutile, di aprile.

Variazione gucciniana a parte: vero che il crollo verticale del traffico stradale urbano ed extraurbano libera le forze dell'ordine per vigilare altre irrispettosità riguardanti decreti governativi emergenziali di dubbia costituzionalità. Tuttavia, non è evidente la sproporzione? Era meno plateale bombardarlo dall'elicottero, il povero Cristo disposto, à la Mantegna, a prendere il sole sulla spiaggia.

Ma dove sono finiti i principi fondamentali della carta costituzionale più bella del mondo?

A quando l'hastag #aveterottoilcazzo ?




venerdì 17 aprile 2020

Il potere di far niente


Oggi, dopo un mese di fermo e brevi camminate con il cane nei dintorni, ho fatto una corsetta, duecento metri sotto casa, lungo il perimetro di un campo di grano recintato da un filo elettrico anti-cinghiali. Cinque giri, due chilometri e mezzo, un passo lento, tra sterrato ed erba, tra pietre scartate e cacca di un gregge che passa di qua. E tutto questo verde intorno, questo privilegio di abitare la campagna - come se uno schiaffo di benessere mi avesse colpito e rinfrancato. 
Non va tutto bene - non sto a dire perché - ma va tutto bene ed ho detto perché. 
Perché ho fatto qualcosa che facevo anche prima e fanculo a chi ripete in coro che niente sarà come prima. Perché l'ansia fottuta è ritornata sotto le ali di una pacata rassegnazione e il pessimismo esistenziale si è sciolto nel brodo di quello cosmico, molto più rassicurante, giacché dissolve l'io nella polvere prima che la polvere si posi, come su un soprammobile, su di lui.
Il peso del participio passato (‘stato’ anche con l'esse maiuscola) si è trasformato in una sostenibile leggerezza del participio presente (‘essente’). Finalmente, ho potuto far niente. 
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La vita
dovresti poterla
ricordare
come un viaggio all'estero

e con gli amici o le amiche
parlarne poi
e dire

è stata una bella cosa,
la vita,
e vedere frammenti di donne, segreti
e paesaggi

e appoggiarti contento allo schienale
ma i morti non si appoggiano agli schienali.

Non possono fare proprio niente.

Cees Nooteboom, Niente, dalla raccolta Luce ovunque, Einaudi, 2016 (traduzione di Fulvio Ferrari) 



giovedì 16 aprile 2020

Un tal Luis

Questo blog, nato nel 2007, deve il nome a due autori (due e mezzo, via - e quel mezzo sono io). E i due autori sono uno argentino, Julio Cortázar; e l'altro cileno, Luis Sepúlveda.

Ora, dato che ho conosciuto il primo grazie al secondo - in particolare: ho scoperto un libro che aveva scritto il primo (un libro sublime) perché citato dal secondo; ma soprattutto perché, per il sottoscritto mezzo autore, un racconto del secondo autore (incidentalmente morto oggi) è stato decisivo per l'apertura di questo blog, allora ecco di seguito, ricopiato per intero, il racconto stesso, Un tal Lucas. Buona lettura.

________________
N.B.
Ho rimandato a un link esterno, Medium, per una migliore formattazione. Noto tuttavia che, a un primo clic, la pagina non si apre. Ma alla seconda ricarica sì. Boh. Nel caso, per riserva, il racconto l'ho messo anche qui.

mercoledì 15 aprile 2020

Strategie comunicative

Tramite un tweet di Luigi Castaldi, leggo di «Una proposta per riaprire l'Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia», messa a punto dal «virologo Roberto Burioni insieme a diversi esperti e con la sottoscrizione di Fnomceo, Enpam e Fimmg, nonchè della Società italiana di virologia e la Società italiana di malattie infettive e tropicali».

La suddetta proposta è articolata in cinque punti. Sui primi quattro non dico pio, perché non ho competenze in merito, anche se quando sento parlare di « mandato legale » (alias: poteri speciali), un po' di preoccupazione, forse esagerata, serpeggia.
È sul punto cinque,
5) Condivisione della strategia comunicativa con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista (utilizzando anche l’esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente).
invece, che nutro qualche dubbio, per il fatto stesso che il primo dei firmatari della proposta è uno dei principali attori sulla scena dell'emergenza in corso. Infatti, per il Burioni, ancor più della sua professione di virologo, per conquistare lo palco, ha pesato la sua indiscussa fama di influencer su Twitter e su Facebook, anziché la sua esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente; ma, soprattutto, la mia perplessità deriva dal fatto che il Burioni stesso è stato prima un negazionista (si ricordi il suo tweet di fine febbraio in cui affermava che in Italia, in quel momento, aveva più senso preoccuparsi dei meteoriti che del virus), e poi, nel volgere di pochi giorni, un superallarmista dei più accesi. Come si può dunque, con un tipo umano del genere, condividere una siffatta strategia comunicativa volta a evitare i pericoli sopra esposti?

Poi, per carità, i miei dubbi sono infondati, anche perché tra i firmatari non vedo il dottor Fabio Fazìo o la dottoressa Lilli Grubèr.

martedì 14 aprile 2020

E facciamo la barriera

Segnalo, nell'uggia decretata d'urgenza, la lettura di due articoli di Bruno Latour che, in questi tempi decrescenti, potrebbero risultare interessanti. 

Del primo, evidenzio questo passaggio:

«...le crisi sanitarie non sono una novità, e l’intervento rapido e radicale dello Stato non sembra finora particolarmente innovativo. Basta vedere l’entusiasmo del presidente Macron nell’assumere la figura di capo di Stato che finora gli mancava in modo così flagrante. Molto più degli attentati – che in fondo si riducono a una questione di polizia –, le pandemie risvegliano, tra i governanti come tra i governati, una sorta di evidenza – “noi dobbiamo proteggervi”, “voi dovete proteggerci” – che rinsalda l’autorità dello Stato e gli permette di pretendere ciò che, in qualsiasi altra circostanza, sarebbe accolto con una rivolta »
Mentre del secondo, invito a leggere e a rispondere a “una piccola lista di domande” che Latour pone a coloro i quali credono (o sperano) che, dopo l'emergenza, nulla sarà come prima, che vi saranno cioè dei mutamenti radicali, anche se non riescono a immaginare quali. Ebbene, le domande di Latour possono dare uno stimolo all'immaginazione, ma non per
«esprimere le prime opinioni che vi vengono in mente, ma piuttosto di descrivere una situazione e se possibile di trasformarla in una breve inchiesta.»
Perché in fondo, per quanto possa risultare un vuoto esercizio fine a sé stesso, e per quanto la critica di Latour sia certamente una critica laterale del sistema economico e produttivo (per esempio: mai ch'egli nomini, neanche una volta, la parola capitalismo... il solo ‘nemico’ per lui è la globalizzazione), è interessante una cosa che Latour nota, questa:
« Ciò che rende la situazione attuale così pericolosa non sono solo le morti che si accumulano ogni giorno di più, ma è la sospensione generale di un sistema economico che offre, a coloro che vogliono andare molto più lontano nella fuga fuori dal mondo planetario, una meravigliosa opportunità per “rimettere tutto in discussione”. Non dobbiamo dimenticare che ciò che rende i globalizzatori così pericolosi è che sanno evidentemente di aver perso, che la negazione del cambiamento climatico non può durare all’infinito, che non esiste più possibilità di conciliare il loro “sviluppo” con le varie sfere del pianeta in cui sarà necessario finire per inserire l’economia. Questo è ciò che li rende pronti a tentare qualsiasi cosa per ottenere, un’ultima volta, le condizioni che permetteranno loro di durare un po’ più a lungo, di proteggere se stessi e i loro bambini. Il “blocco del mondo”, questa frenata, questa pausa inaspettata, offre loro l’opportunità di fuggire più velocemente e più lontano di quanto abbiano mai immaginato. I rivoluzionari, al momento, sono loro. »
Ecco, l'idea che 
« La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. »
mi sembra ancora un'idea da tenere di buon conto.

lunedì 13 aprile 2020

Oltre alle notizie

Secondo me all'ossigenazione del cervello fa più male vedere tre ore di una trasmissione come quella di Fazio, che vedere trenta secondi di servizio (magari di repertorio) di tg in cui mostrano code ai caselli autostradali provocate dai posti di blocco di carabinieri, polizia stradale e municipale, finanzieri, bersaglieri, per controllare persone che, forse - per essere sicuri, fatevelo dire poi dal ministero degli interni - stanno andando nelle seconde case.

Tuttavia, se il problema fosse "circoscrivere e isolare" solo Fazio... Dappertutto siamo circondati dai diffusori di notizie un tanto al clic; e, quindi, non sarebbe sufficiente - in questi giorni, per prendere un po' d'aria - salire sul tetto, smontare la parabola e lanciarla a frisbee dove va, va (discorso parabolico).
Bisognerebbe, al contempo, dare martellate sui cellulari e sui tablet (i pc no, giacché la tastiera estesa potrebbe servire a scrivere testamenti o lettere d'amor).
Infatti, sotto il banner "previsioni del tempo" del mio telefono, stamani ecco una simpatica news mattutina (tratta dal Corriere):


Premesso che, per domani, mi aspetto siano riportati anche gli studi dei pedagogisti, dei sociologi, degli psicologi dell'età evolutiva e degli ufologi, confesso il mio rammarico, giacché, da ingenuo qual sono, nelle ultime settimane, contrariamente a prima dell'emergenza, ogni volta che vedo un tir passare provo un senso di sollievo perché qualche merce vera circola, oltre alle notizie.

sabato 11 aprile 2020

Notarelle in pinzimonio

1. Ho comprato dieci carciofi di Paestum, duri come l'essere parmenideo.

2. Ho sognato il popolo delle sardine che si trasformava in popolo di orche e scendeva in piazza, per respirare.

3. Vittorio Colao (da colatura di pesce azzurro simile a... vedi sopra), ex amministratore delegato di Vodafone, è stato designato dal governo a dirigere la task force per la Fase 2 perché esperto di ricariche.

4. La Ministro dell'Interno Lamorgese lancia l'allarme: «Rischio di tensioni e focolai estremisti». I celerini da sempre sono attrezzati con la mascherina.

5. In Germania, nonostante l'emergenza, oltre alle librerie, tengono aperte anche le fattorie.

6. Uno degli esperimenti sociali più interessanti determinati dall'emergenza in corso, di cui mi sembra si parli troppo poco, è la sospensione del gioco del calcio. 

7. Il medico oftalmologo di Lione, dottor Iannone, mi sembra abbia avuto - anche se è una goccia nel mare - un'ottima idea.

Lord si nasce e io modestamente

Riporto per intero un commento di Lord Sumption, scritto qualche giorno fa per il Times e tradotto da Milano Finanza, perché, con chiarezza estrema, esprime un sentire che io ho subito avvertito, fin dal primo momento, dalla prima restrizione delle libertà personali che sono (dovrebbero essere) a fondamento della società liberale e democratica. E, credo - non so quanto a torto -, che non solo Signori si nasca, ma anche liberali (o libertari) o quantomeno allergici a ogni forma di sopruso che il potere - di qualsiasi tipo, anche di quello che ti dice di fare le cose per il tuo bene, anzi proprio ancor più di quello - impone ed esercita con l'uso e la prerogativa della Forza (legge, sanzione).

Per scelta e per diminuire il livello di ansia e terrore trasmessi dai megafoni mediatici, non ho potuto tener conto dei celerini in paillettes e lustrini e mascherina vip, a cominciare dalla truppe scelte della 7 o della Rai, Sky e Mediaset. Ne vedo solo i riflessi sulle pagine di "amici" social che riportano, retwittano o condividono.
Dei blogger - oramai una sparuta pattuglia - solo Malvino e Olympe de Gouges ravvisano con acume e grande chiarezza, la pericolosità estrema della situazione, la tragicommedia in corso della commistione politica, sociale, mediatica, sanitaria.
Prendo a esempio solo uno come il Giglioli che dalla sua comoda poltrona di telelavoro e stipendio fisso (forse lauto, ma non importa) decanta lodi alle misure restrittive, parla di fine maggio facendo paralleli con il Piave, si fa paladino delle chiusura delle attività economiche perché tutti i lavoratori sarebbero a rischio - e mai, dico, mai a uno così, che gli si presenti un grillo parlante a dirgli, ma sei proprio sicuro, non cominci a temere niente? Oppure trionfa solo il maoista che in te?
E penso a tutti quelli de sinistra che applaudono le forze dell'ordine se vedono arrestare uno che corre.
E penso a tutti i delatori che filmano e denunciato se uno esce da solo con il cane e fa quattrocento metri anziché la metà.
Io penso a tutto questo e ho più paura, letteralmente più paura di questo che del virus.
Perché il virus almeno non può essere tacciato di imbecillità, di ottusità, di cretineria, di stronzaggine e cattiveria. Si è fatto di un'emergenza sanitaria, un disastro sociale. A cominciare dal considerare l'emergenza uguale in ogni regione e provincia, come se fosse realmente in corso lo stesso tipo di allarme sanitario dalla provincia di Enna a quella di Bergamo.
E mi fermo perché sono stanco di spiegare cose che o si sentono oppure no. Non voglio convincere nessuno. Con tutti i distinguo del caso, e senza offendere le vostre sensibilità da Giorno della memoria (un giorno, poi basta), vi dico che vivete, voi che osannate i decreti d'urgenza, sia pure in sedicesimo, il medesimo condizionamento autoritario che vissero i nostri nonni e bisnonni ai tempi del fascio. Avete bisogno di uno che conduca e che vi dia limiti e che vi faccia arrivare i treni in orario (ma ricordate che domeniche e festivi il trasporto pubblico è sospeso). Io continuerò finché posso a ripetere che, per questo, basta un capostazione.

«"L'unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa - un terrore senza nome, irragionevole, ingiustificato, che paralizza gli sforzi necessari per convertire la ritirata in progresso". Le parole sono di Franklin D Roosevelt. La sua sfida era la recessione, non la malattia, ma le sue parole hanno una risonanza più ampia.
La paura è pericolosa. È il nemico della ragione. Sopprime l'equilibrio e il giudizio. Ed è contagiosa. Roosevelt pensava che il governo facesse troppo poco. Ma oggi è più probabile che la paura spinga i governi a fare troppo, dato che i politici democratici corrono a nascondersi di fronte al panico pubblico. Il coronavirus è l'esempio più recente e dannoso?
Le epidemie non sono una novità. La peste bubbonica, il vaiolo, il vaiolo, il colera, il tifo, la meningite, la meningite, l'influenza spagnola hanno avuto un pesante tributo ai loro tempi. Una generazione precedente non avrebbe capito l'attuale isteria per Covid-19, i cui sintomi sono più lievi e la cui mortalità in caso di malattia è inferiore a qualsiasi di questi.
Che cosa è cambiato? Da un lato, siamo diventati molto più avversi al rischio. Non accettiamo più che giri la ruota della fortuna. Diamo per scontata la sicurezza. Non tolleriamo tragedie evitabili. La paura ci impedisce di pensare ai costi più remoti delle misure necessarie per evitarle, misure che ci possono portare a disgrazie ancora più grandi e di natura diversa.
Abbiamo anche acquisito un irrazionale orrore della morte. Oggi la morte è la grande oscenità, inevitabile ma in qualche modo innaturale. I nostri antenati hanno vissuto con la morte, un fatto sempre presente che hanno compreso e contestualizzato. Hanno vissuto la morte di amici e familiari, giovani e vecchi, generalmente in casa. Oggi la morte è nascosta negli ospedali e nelle case di cura: lontana dalla vista e dalla mente, innominabile fino a quando non colpisce.
Sappiamo troppo poco di Covid-19. Non ne conosciamo la vera mortalità a causa delle incertezze sul numero totale di infetti. Non sappiamo quanti di coloro che sono morti sarebbero morti comunque - forse un po' più tardi - a causa di altre condizioni di fondo.
Ciò che è chiaro è che Covid-19 non è la peste nera. È pericolosa per chi soffre di gravi condizioni mediche, soprattutto se è anziano. Per altri, i sintomi sono lievi nella stragrande maggioranza dei casi.
Il primo ministro, il segretario della sanità e il principe di Galles:  tutti hanno preso la malattia e stanno bene e rappresentano il modello normale. I decessi, molto pubblicizzati ma estremamente rari, di giovani in forma sono tragici, ma sono fuori dal comune.
Eppure, i governi hanno adottato, con il sostegno dell'opinione pubblica, le misure più estreme e indiscriminate. Abbiamo sottoposto la maggior parte della popolazione, giovane o anziana, vulnerabile o in forma, alla detenzione domiciliare a tempo indeterminato. Ci siamo impegnati ad abolire la socializzazione umana in modi che portano a un disagio inimmaginabile.
Abbiamo dato alle forze dell'ordine poteri che, anche se rispettano i limiti, creeranno un modello di vita autoritario del tutto incoerente con le nostre tradizioni. Abbiamo fatto ricorso alla legge, che richiede una definizione esatta, e abbiamo bandito il buon senso, che richiede un giudizio.
Queste cose rappresentano un'interferenza con la nostra vita e la nostra autonomia personale che è intollerabile in una società libera. Dire che sono necessarie per fini sociali più ampi, per quanto preziosi possano essere, è trattare gli esseri umani come oggetti, meri strumenti di politica.
E questo prima ancora di arrivare all'impatto economico. Abbiamo messo centinaia di migliaia di persone fuori dal lavoro e bisognosi di credito universale.
Recenti ricerche suggeriscono che stiamo già spingendo un quinto delle piccole imprese verso il fallimento, molte delle quali avranno impiegato una vita di onesta fatica per arrivare fino a quel punto. Si prevede che la proporzione salirà a un terzo dopo tre mesi di blocco. Le generazioni a venire saranno gravate da alti livelli di debito pubblico e privato. Anche queste cose uccidono. Se tutto questo è il prezzo per salvare vite umane, dobbiamo chiederci se ne vale la pena.
La verità è che nelle politiche pubbliche non ci sono valori assoluti, nemmeno la conservazione della vita. Ci sono solo pro e contro. Non permettiamo forse di circolare con le automobili, tra le armi più letali che siano mai state concepite, anche se sappiamo con certezza che ogni anno verranno uccise o mutilate migliaia di persone? Lo facciamo perché riteniamo che sia un prezzo che vale la pena pagare per muoversi in velocità e comodità. Ognuno di noi che guida è una parte tacita di quel patto faustiano.
Un calcolo simile sul coronavirus potrebbe giustificare un periodo molto breve di blocco e di chiusura dell'attività, se aiutasse la capacità di assistenza critica del sistema sanitario a recuperare il ritardo. Può anche darsi che misure di distanziamento sociale severe siano accettabili, in quanto applicate solo alle categorie vulnerabili.
Ma se gli scienziati iniziano a parlare di un mese o anche tre o sei mesi, entriamo in un regno di sinistra fantasia in cui la cura ha preso il sopravvento come la maggiore minaccia per la nostra società. Nella migliore delle ipotesi, le misure di isolamento sono comunque solo un modo per guadagnare tempo. I virus non se ne vanno e basta. In definitiva, usciremo da questa crisi quando acquisiremo una qualche immunità collettiva, o di gregge. È così che le epidemie si estinguono. E quel momento arriverà, in assenza di un vaccino, solo quando una parte sufficiente della popolazione sarà esposta alla malattia.
Non sono uno scienziato. La maggior parte di voi non è uno scienziato. Ma possiamo tutti leggere la letteratura scientifica, che è perfettamente chiara, ma ha evidenti limiti. Gli scienziati possono aiutarci a valutare le conseguenze cliniche dei diversi modi di contenere il coronavirus. Ma non sono più qualificati di noi per dire se valga la pena di mettere sottosopra il nostro mondo e di infliggergli gravi danni a lungo termine. Tutti noi abbiamo la responsabilità di mantenere il senso delle proporzioni, soprattutto quando molti stanno perdendo il loro.»