domenica 21 febbraio 2021

Che bocca grande che hai

Per me Boldrini e Meloni pari sono: due donne, due persone, due che non gli darei il voto manco mi facessero vedere Verona. Nondimeno, non ho bisogno dello sdegno generale bi-partisan per ritenere offensivo, aldilà della questione di genere, ciò che ha detto il Gozzini (un prof. universitario dell'Università di Siena) alla Meloni, qualificandola prima come "pesciaiola" e poi, siccome i colleghi uomini, convenuti in quella trasmissione, gli hanno fatto notare che quello del pesciaiolo è un mestiere nobile, e per questo gli hanno suggerito di trovare altri epiteti, il Gozzini ha tentato ipoteticamente di paragonarla a una rana dalla bocca larga, una vacca, o a una scrofa. Ma la vera offesa - che mi sembra alcuno abbia notato - è un'altra: i termini ricercati per stigmatizzare la presunta ignoranza della Meloni («che non ha mai letto un libro in vita sua!») sono stati usati dal Gozzini perché ella avrebbe avuto l'ardire, in parlamento, di rivolgersi «da pari a pari a uno come Mario Draghi». 
Ecco, esimio professor Gozzini, io non mi perito di cercare epiteti per qualificarla come intellettuale, mi limito solo a riportare alcune parole che il suo Eroe ha detto, mi pare alla Camera, per avere la fiducia al suo governo:

"È vero che i dati quantitativi sulla criminalità nel corso degli anni sono andati migliorando, ma la percezione che ne hanno i cittadini no. Deve essere la percezione a guidare l’azione, a stimolare un’azione sempre più efficace"...

e la mando a fare in culo con lui a braccetto, sperando che non ci stiate troppo bene.

giovedì 18 febbraio 2021

Rimmel

Sono diventato uno specialista nel lasciare a mezzo, spesso a un terzo, film ed episodi di sceneggiati che l'immane offerta televisiva propone. Sono così noiosi, così scontati, così insopportabili che lasciarli lì sospesi, non visti per intero, è il solo giudizio di cui sono capace tributare a tale merce d'intrattenimento. 
Ultimamente, ho stoppato due agenti del kgb mezzi nudi in procinto di scopare, sopra un tavolo basso, accanto a comodo divano. Chissà se sono ancora lì, nudi, affamati l'uno dell'altra tanto quanto io ho voglia di digiuno.

***
Ogni tanto mi soffermo a guardare i pochi LP che restano incastonati nella libreria, inascoltati oramai da decenni se non nella riproduzione di youtube o altre piattaforme. Stasera ho indugiato a lungo su Rimmel per contemplare il ritratto di donna sullo sfondo a righe bianco e nero, il carcere del mio cuore. I capelli raccolti, lo stesso colore, lo stesso taglio della mandibola, lo stesso sguardo a occhi socchiusi che indugiarono solo un attimo per dire addio - e poi me lo dissero: e qualcosa rimane tra le pagine chiare, le pagine scure...

***
Le riunioni online, per quanto comode sotto l'aspetto logistico - e per quanto utili per assentarsi senza doversi giustificare, andare in bagno, orinare e tirare lo sciacquone con il microfono spento - mi hanno rotto i coglioni.

***
Quale sarà il ministro del nuovo governo Draghi che offrirà da bere le proprie lacrime al pubblico in diretta tv?




mercoledì 17 febbraio 2021

domenica 14 febbraio 2021

Dato l'andazzo




Dato l'andazzo, è probabile, ma non auspicabile, che il ministro (sopra sollecitato da un tecnico di cui mi sfugge il nome) e il nuovo governo propendano per una ennesima "chiusura" e un confinamento generalizzato di chissà chi, che, cosa e perché.
Non voglio pensarci, arrabbiarmi, deprimermi. 

Siamo ancora - assurdamente - ficcati dentro il Cocito, con quei diavoli dei tecnici (ma uno che sia medico no?), incaricati da una politica che ne è succube, a determinare il grado di paralisi individuale, sociale ed economica al quale dobbiamo sottostare; in questo caso perché ci sono le varianti - e il bollettino è sempre lì, sbattuto diuturnamente in prima pagina.

La prima pagina, già:
Ansia

È un corto circuito: il tema pandemia fa audience. Avere audience è lo scopo principale dei media (no, non è l'informazione, che è un effetto collaterale all'audience) perché grazie a essa ottengono maggiori introiti pubblicitari. Finché i media si occuperanno in modo persistente, invasivo di tale argomento, esso avrà maggiore audience di tutti gli altri argomenti. Non è che muoiono Maradona tutti i giorni; non è che tutti i giorni un citrullo con un cappello da indiano invade un parlamento.

La realtà proposta nelle prime pagine condiziona fortemente la realtà effettuale, sebbene il contenuto delle due sia, di fatto, assai divergente.

Alcuni giorni fa, nel comune dove abito, un autista di uno scuolabus è risultato positivo al virus. Subito la macchina burocratico "sanitaria" si è apprestata a notificare a tutti gli alunni che hanno preso il pulmino l'ordine di quarantena fiduciaria. Il sindaco ha avvisato su facebook la popolazione semplicemente riportando la notifica ufficiale, senza usare toni allarmistici. Nessuno, a parte la "normale" preoccupazione e la rottura di palle dei genitori, si è messo a protestare o a disperarsi.
Ciò nonostante, un giorno o due dopo l'accaduto, si presenta in paese una troupe della Rai TG regione perché tale vicenda doveva diventare una Notizia.
Io l'ho saputo di rinterzo, al bar, da un amico, il quale mi ha detto che giornalista e cameraman si sono messi persino a intervistare la gente in piazza. A un giovane padre che guardava suo figlio giocare al girello e allo scivolo, è stato chiesto cosa ne pensasse. «Non sono preoccupato. Piuttosto sono preoccupato per voi che non la finite di rompere i coglioni». 

Dentro gli occhi accade




Quello che dentro gli occhi accade
è una luce, un'ombra, il tempo che
passa e che è passato, il recupero
degli istanti in cui lo sguardo
ha indugiato sulla soglia del vivere
credendo che fossero quelli i momenti
da tenere di conserva per le occasioni
in cui il senso di essere qui sembra non esserci
- e allora li proietti sulla linea dell'orizzonte
per consolarti (sinonimo dell'inganno),
per fare finta che quello che vedi sia
tutta la vita che desideri e non un'altra.

sabato 13 febbraio 2021

Dentro tutti

«La negazione della politica sul terreno della politica». 

Sono proprio contento ci siano tutti, perché questo tutti non darà modo ad alcuni di smarcarsi e dire io non c'ero e se c'ero dormivo. Ci sono tutti: facce vecchie e anche facce nuove, conferme e riconferme e, insomma: il Parlamento è interamente rappresentato (forse solo l'Union Valdôtaine è rimasta fuori). Voilà: adesso andrà tutto bene soprattutto perché non ci saranno più scuse per capire che non esiste alcuna differenza, che il parlamentarismo è un fallimento rappresentativo, che la democrazia non è il potere del popolo ma di un certo popolo, una classe, la parte dominante che guida per la salvaguardia dei propri interessi.
A chi dirà: "È sempre stato così", si obietterà: è vero, ma questa volta non esistono dita (medie) dietro le quali nascondersi: il potere politico, quale che sia, è un dito medio unico infilato nel buco del culo della sovranità popolare, castrata del tutto dentro le forme e i limiti della Sacra Costituzione.



venerdì 12 febbraio 2021

Dalla cabina di regia

Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, in seguito all'imminente ritorno all'«arancione» della Toscana, ha dichiarato:
«Ho parlato con il Ministro Speranza e mi ha comunicato la decisione della cabina di regia di portare in zona arancione Toscana, Liguria, Abruzzo e provincia autonoma di Trento.
Sono trascorse 5 settimane in zona gialla ed è fisiologico un aumento dei contagi che non rappresenta un picco incontrollato, ma invece una progressione che occorre frenare per poter presto riportare condizioni sicure per la salute dei cittadini. Le Regioni non hanno la facoltà di modificare le decisioni delle autorità governative.
Sottolineo comunque come il nostro sistema sanitario stia gestendo in sicurezza la pandemia, perché i numeri dei posti occupati in terapia intensiva e nelle postazioni Covid sono solo un terzo rispetto a quelli di novembre.»
Io non ho speranza di parlare con il ministro Speranza; nondimeno ho poca speranza che l'essere Roberto Speranza riconfermato alla guida del dicastero della Salute, faccia ben sperare nel ritorno alla normalità. Oramai più che contrastare una malattia (un virus), la «cabina di regia» continua a mettere in scena una procedura tecnico-scientifica che ha ben poche virtù medico-sanitarie, e che più che curare, ha il difetto di contribuire altamente allo stato catatonico della popolazione.


P.S.
Riguardo alla nuova compagine... Più che un governo, mi sembra un rigoverno con l'ingoio.



mercoledì 10 febbraio 2021

Cicaleccio e associati

«Le vostre parole siano parche», disse uno da un palco, mentre sotto volavano porche.
«Ma perché ci devono prendere così tanto per il culo?», domandò un passante lungo la linea gotica.
«Che cosa vi abbiamo fatto di male?» aggiunse un dritto ed ebbe risposta, a rete, dal nuovo Direttore in persona, il Sambuca.
«Niente. Siamo noi che, per sopravvivere, qualcosa dobbiamo pur fare. Ad esempio: scrivere titoli del cazzo, utili per sondare il terreno della sopportazione popolare. Soprattutto: giorno dopo giorno, cerchiamo di indirizzare odi verso determinati settori, finché non troviamo la categoria giusta sul quale convogliare un consistente biasimo popolare che consenta l'ennesima grande distrazione: trovare a chi dare la colpa è un compito ingrato, sì, ma necessario, perché ci permette, allo stesso tempo, di tirare avanti facendo finta di fare informazione e di dare i consigli giusti per un'efficace azione di governo».
«Vaffanculo».
«Non funziona più. Ha funzionato una volta, in modo dirompente. C'è chi ci credette - e non furono pochi. Adesso non ci credono più neanche loro, ma loro sono lì, sott'olio, dentro la scatola di tonno e infatti chiedono di diventare superministri all'ecologia come Alfonso Pecoraro Scanio».
«Che merde secche! Ci piacerebbe pestarle per sentire lo splash.»
«Lasciate perdete, dormite, sognate forse: la piattaforma russò».




sabato 6 febbraio 2021

Uomini delle Istituzioni

È più facile avere bell'e pronti uomini delle istituzioni, anziché istituzioni degli (e per gli) uomini.
Draghi è un uomo delle istituzioni; io, invece, no.

Io, comunque, tutto questo bisogno di uomini delle istituzioni non lo capisco. Non capisco, cioè, perché un vero o presunto uomo delle istituzioni, per fare politica, per comandare, non debba almeno passare prima il rituale battesimale delle elezioni, per avere una legittimità popolare (dal contenuto) e non solo istituzionale (dal contenitore). 

In buona sostanza - e per quel che vale e quel che me ne importa (poco): perché non si va a votare? Per via dello stato di emergenza che è un perdurante stato di eccezione?

A me hanno rotto i coglioni. E il perché è spiegato qui. Lo penso sin dal primo momento che non c'è un giustificato motivo per queste procedure emergenziali e che togliercele dalle palle sarà dura.

E sarà dura perché c'è un incredibile alto consenso per queste misure, che sono chiamate a gran voce, soprattutto da quelli che nei postriboli internettiani vanno a denunciare se un ristorante aveva un tavolo apparecchiato con due persone in più.

Ma per tornare agli uomini... pardon: all'Uomo delle Istituzioni, il gran maestro del Quantitative Easing: non sarà mica che non si va a votare perché il suo peso istituzionale non troverebbe una corrispondente misura elettorale, bensì sarebbe quantitativamente - e di molto - alleggerito?

Come si chiamava il partito di Monti?

giovedì 4 febbraio 2021

Le temps retrouvé

Un post egotista

Questo post non parla di Draghi, ma di cavalieri. Non di cavalieri del lavoro, ma di quelli del tempo libero, forse anche - oso dire - del tempo liberato.

Au plutôt, le temps retrouvé.

Era dalle elementari, dai giochi della gioventù che non partecipavo a una gara. Neanche di briscola o di calcio balilla. Poi, a una certa età, determinate circostanze mi hanno spinto a correre. 

Eccole, le circostanze.
Dalle elementari (appunto) per un trentennio abbondante, non ho fatto alcuno sport. Niente. Poi, sui quaranta, forse per darmi un tono, provai a fare delle corsettine da niente alle quali subito rinunciai in favore dello andare in palestra (2012). E sono andato regolarmente in palestra, per fare un po' di pesistica e persino qualche trazione e piegamento a corpo libero. Nel 2017 ho iniziato pure ad andare, almeno una volta a settimana, in piscina (l'abbinavo alla palestra due/tre volte a settimana).
Nell'autunno del 2019, dato che il gestore della palestra dove andavo non aveva più voglia di gestire (aveva ridotto orari a parità di prezzo degli abbonamenti) e, soprattutto, con l'apertura di un tratto della ciclopedonale lungo il corso dell'Arno nella zona dove abito, ho preso a correre (continuando con la piscina).

Ho corso praticamente da solo per un anno, salvo in qualche occasione, più che altro fortuita.
Nel dicembre 2019 la palestra dove andavo ha chiuso i battenti.
Nella primavera del 2020, vabbè è storia recente: era vietato persino correre (ridussi quel poco che facevo a pochissimi km intorno ai campi di casa).
Le piscine sono state chiuse, salvo la parentesi estiva (le ultime vasche mi sembra di averle fatte di settembre).

Non è rimasto altro che correre. Con discreta costanza, se posso almeno un quattro o cinque volte a settimana.

Dato che abito vicino, la scorsa estate ho preso anche e soprattutto a correre per i sentieri del parco nazionale. Correre fuori strada per boschi e strade di montagna è chiamato trail running.

Dove vivo, c'è un gruppo sportivo, iscritto regolarmente alla Fidal (Trail Falterona Runners), nel quale corrono alcune persone che conosco e che mi hanno invitato a correre con loro. Lo scorso autunno ho iniziato e mi è piaciuto - e parecchio. E, praticamente, quasi tutte le domeniche sono andato, quale che fosse il tempo (quasi sempre sotto la pioggia o anche sotto la neve). Non meno di due ore e mezzo, quasi tre di corsa (con frequenti cambi di ritmo, cosa che il trail impone, date le salite e le discese ardite). 

Ebbene, durante tali uscite ho preso fiducia e, stimolato dai compagni e compagne del gruppo, mi sono prima tesserato e, quindi, persuaso a fare una gara (per dilettanti) ufficiale.

La Ronda Ghibellina, in zona Castiglion Fiorentino (Arezzo).

Accompagnato da un amico, più esperto e già corridore di maratone e di ultra-trail, ho così corso la gara di 25 km, con un dislivello di 1200 metri, detta la Ronda Assassina.
356 il numero dei partecipanti. Sono arrivato 170 esimo in tre ore e cinquanta minuti.

Corsa assai impegnativa, sia per il dislivello, sia per il terreno reso assai scivoloso dal fango.

Fatica tanta, soprattutto intorno al quindicesimo km, poco prima dell'ultimo ristoro. Ma una fatica particolare, fatica che fa sentire la presenza intera del proprio corpo in movimento, sotto sforzo per un obiettivo: arrivare in fondo, a poco a poco, passo dopo passo, sia correndo, sia camminando, vedendo intorno gente che compie lo stesso movimento, lo stesso gesto nella «fugace altalena tra vita / che passa e vita che sta». Ecco, quassù, tra questi poggi di Bellosguardo sulla Valdichiana, c'è un barlume di scampo, caro Eugenio, lo sento e fattelo dire da un amico che, pur non pretendendo di sapere, né d'insegnare, ha scelto di correre per sentire che, per una frazione di secondo, tra un passo e l'altro, si vola.




E, confesso, arrivare al traguardo è stata davvero una gioia.


venerdì 29 gennaio 2021

Tra li lazzi sorbi

Tutto fa curricolo, anche i viaggi lampo nel deserto, a cercare l'accredito.
Io mi ricordo, altresì, di Schröeder.
Poi mi devo anche ricordare di pagare il gas.
Ognuno sussiste come può: io ho uno stipendio, manco lo guardo, sia quel che sia, progetti pochi, investimenti zero, il bollo l'ho pagato, posso circolare, pur con le limitazioni imposte dai vigenti decreti legge dettati dall'emergenza sanitaria.
L'organizzazione della vita sociale d'occidente e d'oriente è questa: tirare a campare con la mediazione del denaro, ognuno con un ruolo, chi in campo e chi di riserva (vedi i famosi eserciti di riserva).
Io mi ricordo, altresì, di Malgioglio (Astutillo).

Caccia li sordi.
Canta a li muti.
Cine a li ciechi.
Calci a li storpi.
Cicca a li monchi («Hai da accendere?»)

I sensi vanno mantenuti vigili (io mi ricordo anche di Sensi e pure der Ciarra).

Io, comunque, non per rimpiangere il passato - come accade a chi ha parecchio passato dietro di sé - ma, a ripensarci, con Andreotti e Craxi (pace all'animaccia loro) mi sentivo più tranquillo; o, perlomeno: sapevo chi erano ma sapevo pure che le loro capacità politiche e intellettuali erano sopra la media. Erano figli di buonadonna di livello. Adesso, invece, io vedo questi raccogliticci del cazzo, i quali si fanno dettare comandi da chissà quali consiglieri (immarcescibili) annidati nei ministeri, o dai tecnici dei comitati purgativi vari e più che la rabbia politica e la voglia di lottare nelle piazze e nelle strade, e di correre al voto (per niente, ok), adesso, mi viene voglia di spegnere tutto, di fare finta che niente accada, sperando che, questo niente, a poco a poco, defluisca in forre e cloache.

Poi si vedrà: nel ciclo della politica, prima o poi, smetteranno di piovere stronzi.

lunedì 25 gennaio 2021

E tu che sei un po' fri fri

«Non avevamo in testa le vicende sovietiche, piuttosto c’eravamo formati nel Movimento per la Pace e raccoglievamo le firme contro i carri armati sovietici in Afghanistan. Né tanto meno libri di Marx, di Lenin o persino di Togliatti. Non avevamo in testa particolari ideologie o miti da consacrare. Piuttosto sentivamo quella comunità di giovani comunisti, dentro al Pci, come il canale migliore per esprimere le nostre inquietudini, gli aneliti dell’anima, le disordinate spinte adolescenziali, già chiare nelle loro fondamentali discriminanti.» 

Ecco [segue una porca... sgorgata direttamente dal cuore] come, in un passaggio, il segretario del Partito Democratico, ricorda il centenario della nascita del Partito Comunista d'Italia. 

Che signore inquieto anelante l'anima de li mortacci sua, nonché chiarissimo spingitore di disordinate fregnacce adolescenziali con la vista lunga di come fare carriera facile dentro gli enti locali, ar carduccio dell'incarico pubblico, anvedi mai je fosse toccato far l'operaio co li turni de notte. Voilà la discriminante: come guadagnarsi una posizione senza fare un cazzo da mane a sera, tramite la gavetta in un partito che aveva un forte successo elettorale. Ne conosciamo alcuni che, grazie alla costanza, hanno fatto carriera fino a diventare, come minimo, assessori regionali. Bravi. Così si fa politica nell'interesse generale, senza tuttavia perdere di vista gli ordinati appoggi della maturità.

venerdì 22 gennaio 2021

Palle sgonfie

 
[*]
Sempre meno coglioni.
E, quei pochi, durante gli inni e le inaugurazioni, sempre con la mano destra sul petto anziché sugli organi atti alla riproduzione.
Anche Lady Gaga, con il suo inno, ha soltanto «commosso la rete», senza muovere nient'altro.
Periodi pochi fertili da un punto di vista del General Intellect.

giovedì 21 gennaio 2021

Giorno della memoria

 


«In Bordiga esist[e] un nesso inscindibile tra analisi del capitalismo come produzione mercantile e salariale e critica della democrazia come sua forma politica specifica, tra concezione del socialismo come fine della produzione di valore e concezione del partito come ‘organo’ che il proletariato internazionale deve darsi per realizzare tale obiettivo storico. Da tale sistema coerente di principi teorici discendono poi ben precise valutazioni sulla natura capitalistica dello stalinismo, sul carattere imperialistico della seconda guerra mondiale e su quello ‘interclassista’ del movimento della resistenza, sulla natura ‘totalitaria’ degli apparati degli stati democratici». Liliana Grilli

«Fino a quando i rapporti di produzione restano mercantili e monetari e salariali tutto il sistema della automatica macchineria forma un mostro che schiaccia sotto il peso della sua oppressione una umanità schiava ed infelice, e questo è il Mostro che domina tutto il quadro tracciato da Marx della società presente, il Capitale stesso, spersonalizzato, e perfino ‘declassato’ nelle nostre frequenti conclusioni, in risposta al vaneggiare che in un terzo del mondo sia sparita la Classe nemica, la Borghesia».
[...]
«Chi si appropria il prodotto? Forse il lavoratore? No, nemmeno per una briciola: esso va tutto, la risposta da facile propaganda è ovvia, al capitalista, al padrone, al borghese, [ai soviet]. Anche Marx se ne servirà molte volte [...] Chi si appropria il capitale prodotto dal lavoro vivente (plusvalore) non viene presentato come persona umana né come classe umana: è il Mostro, il Lavoro oggettivato, il Capitale fisso, monopolio e fortilizio della Forma Capitale in se stessa, Bestia senza anima e perfino senza vita, ma che divora ed uccide il lavoro vivo, il lavoro dei vivi e i vivi». Amadeo Bordiga



domenica 17 gennaio 2021

Come Bartleby lo scrivano

Nel periodo del suo massimo consenso - e potere - Berlusconi fu accusato, da tanta parte del mondo intellettuale, di essere un pericolo per la democrazia. E io, a quel tempo, la pensavo senz'altro come Umberto Eco, Franco Cordero, Ezio Mauro, Nanni Moretti eccetera. Addirittura, noi anti-berlusconiani, ci precipitammo a vedere la prima de Il Caimano come se fosse un atto di resistenza nei confronti di qualcuno che metteva a repentaglio, con il suo gigantesco conflitto d'interessi e la sua battaglia (assai interessata) contro la magistratura, le regole del gioco democratico.

A ripensarci col senno di poi (che non vale): tutte cazzate. Perché? Perché, onestamente, Berlusconi e, di più, il berlusconismo, nonostante tutta l'avversione che potessi nutrire, mai in un solo secondo mi ha fatto sentire la terra sotto i piedi, mi ha dato l'impressione cioè di essere oppresso, negato nell'esercizio del proprio tranquillo vivere. Mai. 

Mai, con Berlusconi presidente del consiglio, ho avuto paura che il governo potesse impedirmi di  uscire di casa, di uscire dal mio comune di residenza, di trovare il deserto dopo le 18. Mai ho avuto paura che, con Berlusconi presidente del consiglio, chi si opponesse non trovasse uno spazio per motivare la sua opposizione senza essere zittito, offeso, considerato un balordo che vuole che muoiano le persone più indifese. Mai, con Berlusconi capo del governo, ho pensato che le ragioni di Stato (anche se fossero state ragioni berlusconiane) prevaricassero le ragioni di un unico cittadino che, nel proprio perimetro di vita, come Bartleby, preferisce di no.

Infine, per quanto Brunetta e Scajola e Gelmini e Gasparri, eccetera, ci si mettessero di buzzo buono, mai con Berlusconi al governo ho vista tanta idiozia di Stato esercitata bellamente (bruttamente) senza capire perché.

Tenetevi, dunque, il vostro Conte, il vostro Pd e i vostri Cinquestelle. Io preferisco di no.


venerdì 15 gennaio 2021

Chi l'ha detta questa frase

Sulla mossa di Renzi non dico niente, non perché sul niente non abbia qualcosa da dire, ma perché, semplicemente, lascio dire a chi ha qualcosa di dire e, a occhio e croce, oltre il novantacinque per cento di chi ha detto, lo ha criticato, lo ha denigrato, lo ha offeso, lo ha maledetto.

A costoro - senza tema di essere scambiato per un filorenziano: non lo sono - chiedo: la vostra rabbia, la vostra indignazione contro Renzi è mera antipatia personale, mero rigetto della pochezza e insussistenza politica nei confronti del leader di Italia Viva (!)? 
Se così fosse, non avrei nulla da obiettare.

Se, invece, la vostra incazzatura contro il ribaldo da Rignano sull'Arno deriva dal timore di veder cadere il governo in carica, allora vi offro uno stimolo - seppur minimo, come un confetto Falqui - per farvi evacuare le simpatie che nutrite nei confronti del Conte-bis.

Eccolo:



Avessero governato su Marte, fianco a fianco, sarei stato più contento.

Purtroppo, ancora non ci sono stati mandati.


Ma vabbè.
Per la verità, come ho scritto ieri, da qualche parte, avrei preferito la crisi del Cts. E se questa, un giorno, ci sarà mai, stapperò una bottiglia di spuma.

martedì 12 gennaio 2021

Lungo una strada ferrata

Camminavo lungo una strada ferrata, sui legni
per evitare i sassi spigolosi della massicciata,
che non c'è suola che non te li facciano sentire
tutti gli spigoli sotto la pianta dei piedi, quando
un treno merci diretto chissà dove decise
di rispettare l'orario di marcia, con un fischio
lontano per anticipare la sua presenza, 
la sua precedenza - e io balzai sulla scarpata
ferroviaria, tra i fiori e l'erba che divennero tristi
e doloranti perché, ricoperti di brina, si frantumarono
come cristalli sotto stivali nazifascisti.
Per fortuna avevo delle morbide Hoka, così 
provocai il minor dolore possibile alle creature
in letargo, in attesa di essere cantate
da giovani che si prendono ancora la briga
di ricordare canzoni quasi perfette come
Autogrill. E cioè - mi si conceda la digressione - 
perché se una stronza, che incidentalmente
occupa una carica pubblica, canta una canzone
fascista tutti si fanno grammofoni, mentre se
un disoccupato provasse a cantare, ad esempio,
vecchia piccola borghesia in piazza Signoria
nessuno se lo inculerebbe? Perché, dopo, ai giornali
occorrerebbe aprire un dibattito sulle classi sociali 
per spiegare perché esse esistono senza più essere 
di scandalo a niuno?

Bravi, sono tempi tristi. E i governi più intristiti
e brutti ancora. Legislature che sembrano infinite,
come le pandemie, perché per il contagio 
della rappresentatività ancora non è stato scoperto
un vaccino.

Dicevo: camminavo lungo una strada ferrata
perché mi ero perso e non sapevo
come raggiungere la civiltà. Un treno merci,
sfrecciando a un dipresso, mi rammentò
quale sia la forma elementare della società
capitalistica da cui occorre ripartire 
per dipanare la matassa della contraddizione
tra valore d'uso e valore di scambio
che ci rende tutti One One.

[...]

domenica 10 gennaio 2021

Il comportamento privato del lettore

 «Si l’écrivain avait la possibilité d’assister, invisible, au genre de tête-à-tête qu’entretient, dans la solitude, un de ses lecteurs avec un de ses livres, il serait sans doute choqué du « sans-façon », et même de l’extrême incivilité qui s’y manifeste. Ce tête-à-tête est un mélange déconcertant de distraction et d’attention. La lecture est coupée, le plus souvent à des intervalles inégaux et assez rapprochés, par des pauses de nature diverse où le lecteur allume une cigarette, va boire un verre d’eau à la cuisine, ou replace un livre dans sa bibliothèque, ce qui l’entraîne à en feuilleter un moment un autre, téléphone une commande qu’il avait oubliée, ou s’informe des résultats du tiercé, vérifie l’heure d’un rendez-vous sur son agenda, ou repose un moment le livre sur la table pour une rêvasserie intime, dont le seul lien avec le contenu du livre est souvent celui du coq-à-l’âne.» Julien Gracq

Negli ultimi anni, leggo spesso i libri di poesia, che vado comprando, al cesso. Dello scaffale da bagno di Ikea, tengo un ripiano apposito: fanno bella mostra di sé, sopra la carta igienica di ricambio e sotto il rasoio, il sapone da barba, il dentifricio, il filo interdentale, lo spazzolino e il bicchiere che lo contiene, più delle forbicine e un pettinino apposito per i baffi, le ultime raccolte - splendide - di Patrizia Cavalli (Vita meravigliosa) e Louise Glück (Averno).

I versi, sciolti o meno, scorrono via a volte silenziosi a volte pronunciati a fil di voce, come per assaporarne il gusto, sillaba dopo sillaba. La corporalità della Cavalli è bilanciata dai versi eterei della Glück. È un esempio di come, non raramente, seduto in questa stanza, con un libro che accompagna le mie meditazioni corporali, percepisca quanto la realtà sia fluida e come sia possibile scaricarla, dopo averla assunta e un poco assorbita. 

Sostiene la poeta americana: «L'arte ci salverà dalla catastrofe della pandemia».

Può essere - epperò confido più nel Supernalotto.

E giuro che, se vincessi, da Boston a San Francisco piuttosto ci andrò a piedi, anziché noleggiare un aereo privato coi soldi del Nobel, come un coglione.

mercoledì 6 gennaio 2021

L'ultimo capo indiano

Bravo Trump, mi stai sul cazzo ma - quando ci vuole, ci vuole - devo dirti grazie. Perlomeno dal Dopoguerra in poi, sei stato il primo politico americano a tentare un golpe (fasullo e folkloristico) per la propria nazione e non per altre: gimme five!
Infatti, tali scenette, anche più drammatiche, molte delle quali sicuramente più riuscite, sono state esportate volentieri all'estero, come elenca, credo approssimativamente, anche una specifica voce di wikipedia.

Quel che mi preoccupa non è tanto quel che accade ora, ma ciò che accadrà con Biden che vorrà sicuramente promuovere qualcosa di significativo per ricompattare il sentimento patriottico degli americani. Il mio timore è che sarà una guerra - e spero proprio di sbagliarmi.



Il formato del mondo

« Il formato del mondo non è mai stato di così gigantesca piccolezza. La realtà ha le dimensioni del bollettino, che si sforza di raggiungerla con ansimante chiarezza. Il messaggero che insieme al fatto reca anche la fantasia si è piazzato davanti al fatto e l'ha reso inimmaginabile. E così arcanamente sinistro è l'effetto di tale sostituzione, che in ciascuna di queste miserevoli figure che ora ci assillano col loro inevitabile grido di guerra "Edizione straordinaria!", il grido che affliggerà per sempre l'orecchio dell'umanità, mi piacerebbe cogliere il responsabile di questa catastrofe mondiale. E poi, il messaggero non è allo stesso tempo il colpevole? La parola stampata [i media, soprattutto quelli social] ha indotto una umanità svuotata a perpetrare errori che non è più in grado di immaginare, e il terribile flagello della riproduzione li riconsegna alla parola, che fatalmente a sua volta crea un male che a sua volta si rigenera. Tutto quel che accade, accade solo per chi lo descrive e per chi non lo vive.»

Karl Kraus, Gli ultimi giorni dell'umanità, Atto Primo, Scena xxix (edizione Adelphi).

Mi piacerebbe di più parlare della presunta crisi di governo, sembrerebbe provocata da un senatore che magari fosse un cavallo. Non ce la faccio. La politica non esiste. Esiste: lo stato di emergenza nel quale la politica non governa sulla scorta delle solite manfrine politicanti, bensì sulla base di suggestioni. E queste suggestioni nascono da una realtà che «ha le dimensioni del bollettino».

A chi comanda, a chi conduce, non gliene importa molto di chi muore. I morti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Gli attuali - ma solo quelli morti con l'etichetta covid apposta all'alluce - hanno l'onore della ribalta, parchi a tema con alberi piantati alla memoria: è il caso di molte città, Firenze compresa, e quando gli alberi saranno alti a sufficienza, alcuni uccelli ci faranno il nido e ci cagheranno in testa, con un violino di sottofondo.
E dire che, un tempo, i sindaci si vantavano di piantare alberi per ogni nuovo nato...

L'insieme di morti per altre cause faranno una class action?

Il problema sono le terapie intensive, gli ospedali, l'organizzazione della sanità; in una parola il problema è: lo Stato. E lo Stato, per il tramite dei governanti di turno, ha preferito limitare la libertà individuale, sociale ed economica (quest'ultima limitazione ha penalizzato certuni e avvantaggiato - di molto avvantaggiato - cert'altri). E poi con il solito paternalismo del cazzo espresso magnificamente la sera del 31 dicembre a reti unificate. Il potenziamento della struttura sanitaria, invece, non ha avuto lo stesso privilegio governativo: è più facile colorare l'Italia, anziché curarla.

E tutto il pandemonio è successo perché, per dirla nuovamente con Kraus, «ogni epoca ha l'epidemia che si merita. A ogni tempo la sua peste».

Purtruppo le epoche cambiano, gli umani non un granché.

venerdì 1 gennaio 2021

15 milioni meno uno

Non mi piace comandare; ancor meno mi piace essere comandato. 
Per me è difficile impartire ordini; intollerabile riceverli.
Ciò nonostante non mi sottraggo ai doveri, nella misura in cui non mi siano indicati.