sabato 16 ottobre 2021

Viva Vera

«Manifestazioni in tutta Italia, alcune migliaia in piazza a Roma contro il certificato verde, a Bologna insulti a Liliana Segre.» Ansia notizie, prima pagina 15 e 16 ottobre.

Non ero a Bologna e dunque non posso né confermare, né smentire, ma posso ragionevolmente ritenere che, oltre a insultare (ma chi, ma come, ma perché?) la senatrice a vita Liliana Segre, alcuni manifestanti abbiano pure indirizzato insulti a qualche ministro dell'attuale governo in carica (ma non esplode?) o ex ministro bolognese, quello che considera il Certificato Verde frutto del genio italico. Epperò questi insulti non sono pervenuti alle cronache: misteri della stampa, bellezza.

Nello specifico, a me dispiace molto che si insultino tra loro persone che la pensano diversamente su una determinata questione, tanto più se nessuna di loro sia stata artefice della realizzazione di uno dei più schifosi ricatti contro la costituzione che un governo abbia mai legiferato nella storia repubblicana. Tuttavia, così come certuni talvolta accostano alla parola Dio e alla figura della Madonna un epiteto ingiurioso senza tuttavia pensare o credere, nel concreto, che Dio e la Madonna siano, nella sostanza, quello che momentaneamente (per rabbia o stizza) li qualifica, altrettanto può succedere d'insultare una persona che certamente non lo merita in sé (non avete mai mandato affanculo un genitore o un fratello?), ma solo perché ella magari ha espresso un'opinione che, per un attimo, toglie il velo della moderazione e fa sconfinare nel vituperio.

Perché in fondo è vero: sulla questione del certificato verde la senatrice Segre è gazionista. E sarebbe assai gradito se ella si confrontasse pubblicamente con una signora, anch'essa sopravvissuta ai campi di sterminio tedeschi: Vera Sharav (1, 2).

mercoledì 13 ottobre 2021

Profondo imbarazzo

Io non so quanto i portuali di Trieste potranno resistere e riuscire nella loro protesta, e trascinare con sé gli altri lavoratori di altri gruppi e comparti. Non so, soprattutto, se riusciranno a far retrocedere il governo. Lo spero molto, con tutte le mie forze. Allo stesso tempo, però, provo un grande senso di imbarazzo perché la categoria alla quale appartengo, il cosiddetto personale scolastico, non ha minimamente mosso un dito quando, dal primo settembre scorso, il governo con un decreto legge (il 111) ha imposto l'obbligo di possesso del Certificato Verde per entrare in servizio al lavoro. Sì, qualcuno ha protestato, qualcuno ha diffidato, qualcuno ha fatto ricorso individuale o collettivo, qualcuno ha preso l'aspettativa; qualcuno semplicemente non va a lavorare; una (una maestra soltanto!) fa sciopero della fame; alcuni fanno i tamponi per avere il Certificato verde a scadenza breve; altri hanno tale certificato perché vaccinati o perché guariti. Ma non c'è stato mai, mai!, da parte del personale scolastico alcuna forma collettiva di protesta, di rifiuto, di solidarietà. 

E io, ripeto, sento un profondo, profondissimo imbarazzo.

domenica 10 ottobre 2021

Fatto? Fatto

 


Quali erano le soluzioni più efficaci per far sì che i sindacati - la CGIL prima di tutti - avessero un pretesto per non rispondere ai tesserati e ai lavoratori in generale sulla questione (da un punto di vista costituzionale, aberrante) del Certificato Verde? Quella di ieri, consentire a poche decine di persone - meglio ancora se, tra queste, alcuni iscritti a Forza Nuova - di entrare, sfondando un inconsistente cordone di sicurezza (con i celeri di lato che non hanno opposto barriera), dentro la sede nazionale del principale sindacato italiano a spaccare qualche scrivania e poco più. Che scandalo! Che offesa! Che stupro del mondo del lavoro!

Siccome non voglio essere accusato di complicità con Forza Nuova e/o neofascismi vari, riporto sotto la copia di un documento sindacale dello scorso agosto, emesso dal comparto metalmeccanici, scritto dopo che il decreto legge 111, che obbliga alla Tessera Verde il personale scolastico e gli studenti universitari, era stato approvato, ché i metalmeccanici prevedevano dove si sarebbe andati a parare...

Si legga con attenzione, per favore:


Come poter "spezzare" la naturale solidarietà della classe lavoratrice dovrebbe avere nei confronti delle persone discriminate dal Certificato Verde a scadenza breve (48 ore)? Come provocare, anziché impedire, «che questa situazione porti a derive incontrollate nel mondo del lavoro e nella società»?

Venghino signori: la porta è mezza aperta.

Il saliscendi bianco e nero

Ma basta, ma basta. Basta. Perché ragionare? Perché sforzare la mente in connessioni neurali così complicate da sostenere? Il cervello - lo dico a occhio - è l'organo che consuma più energia del nostro corpo anche quando è a riposo, figuriamoci quando cerca di mettere in fila le cose, di ordinare gli eventi, di considerare, di decifrare, di discernere, di argomentare. Costa troppa fatica, non solo cercare soluzioni al grande enigma chiamato vita, anche capire che esistono modi diversi di legarsi le scarpe, di orinare, di guardare camminando il bordo della strada.

venerdì 8 ottobre 2021

Lo sai: debbo riperderti e non posso

Avevo un cazzo, me lo guardavo, me lo toccavo, ci facevo delle cose che sarebbe tedioso riportare qui. Lo avevo e, a un certo punto, non mi ricordo quale esattamente, uno a caso della retta che a ognuno di noi è destinata dal punto n della nascita al punto m de li mortacci vostra, me lo sono rotto e l'ho dovuto portare a riparare presso un'officina specializzata in cazzi altrui, la ditta Cazzaniga: ripara cazzo e figa, a Crescenzago. Oggi ho telefonato per sapere se i lavori previsti rientrassero nella garanzia, ma l'impiegata, con tono perentorio, mi ha risposto: «Col cazzo».

Ci sono rimasto male: pensavo che, come ogni organo, soprattutto se caldo (Bukowski), anche il cazzo avesse un'estensione della garanzia a vita; invece, come mi hanno fatto gentilmente notare, sul contratto c'è scritto solo estensione, ma senza precisare quanto a lungo per un verso o per un altro. 
Giorni fa, ne ho parlato con un mio amico medico e lui mi ha risposto, tra il serio e il faceto, che me lo smanettavo troppo mandandolo spesso fuori giri. «Bisognava tu facessi attenzione: oramai è notorio che tecnologia del cazzo è superata. Adesso esistono copie assai più performanti dell'originale, con il vantaggio che queste si regolano facilmente tramite app». 

Anche per pisciare?

Certo, niente di più facilmente programmabile, con il vantaggio che non hai bisogno di cercare un cesso o un albero. Il cazzo finto contiene un serbatoio al suo interno che, al momento, può contenere sino a mezzo litro di orina.

La tecnologia ci sopravanza, ci atterra, ci fa guardare i propri arti e i proprio organi con occhio diverso e tanta, tanta melanconia. 

Tutto quello che si è formato, evolutivamente, in milioni di anni, adesso è sostituibile con un click che dà l'avvio a una sequenza algoritmica espressa dalle nanotecnologie e si resta a bocca aperta e a cazzo perso, in riparazione. Eppure io avevo (ho?) un cazzo intelligente, una sorta di terzo cervello grazie al quale, talvolta, mi erano consentite lucide deduzioni. Spero proprio che me lo riparino in fretta, almeno per San Silvestro, per brindare insieme e godere un po'.

mercoledì 6 ottobre 2021

E meno male che c'è qualcuno che canta

Mi piace cantare, ma non lo dico in giro perché sono stonato e non mi va di ammetterlo. Sicché canto da solo, in auto, senza mascherina: apro il finestrino e canto. Se c'è una fila nei due sensi, a volte, la gente che passa accanto nella direzione opposta dice: «Canta che ti passa». Ma se è tutto bloccato? Di lì a poco, passa un'ambulanza in mezzo alle due file, a sirene spiegate bene, come quelle del Post, così non mi si sente più cantare. «Cosa stavi cantando?» mi chiede una signora dal finestrino della macchina successiva. «Che sto bene, signora, che sto bene come uno che si sogna».

È una bugia: sembra assurdo, ma sono passate delle notti che i pezzi di merda che di lassù decidono come rompere le palle alla gente in modo perfidamente ricattatorio (secondo alcuni stronzi di Bologna, frutto del genio italico), hanno disturbato anche i sogni, con le loro facce livide, mefitiche, racchie, brutte e tumefatte. Dio quanto fanno schifo. Ma pazienza.

È un mondo sempre più difficile e la gente si sta attrezzando, come i parlamentari del M5S: ancora un paio d'anni di godimenti poi, malchevada, la pensione non ci sarà da dividerla con nessun firmamento.

Mi piace anche pregare, leggere i Salmi nella versione di Ceronetti e affidarmi a Yawheh. 


Santità false inondano la terra
Potenze che tutti venerano

E innumerevoli siano pure
I loro idoli di sciagura
E con tanti a corrergli appresso!
Io trincate di sangue non gli verso
Né la bocca m'infetto coi loro nomi¹


_________
¹ Salmo 16, preghiera notturna di Davide, 3,4

lunedì 4 ottobre 2021

Il 5 Settembre


Non si invochi
si accendano fuochi
si spargano braci
per cuocere carni
al sangue ferito
che Italia versò.

Non si pretenda
si stia chiusi in tenda
senza cedere aria
del proprio respiro
non si arrischi la vita
di chi vicino passò.

Si impedisca una vita
cosiddetta normale
a coloro che evitano
la campagna vaccinale: 
i traditori di Patria
l'Italia infamò.

Di contro, imperitura sia gloria
a coloro che per la storia
d'Italia il braccio
hanno offerto allo spaccio
della ricerca più avanzata
che Scienza Sacra ci offrì.

Dall'Alpi alle Piramidi
sia reso omaggio sempre
all'italico marchingegno
di una colonia penale degno
che in modo geniale
gli immoralisti punì.

Ignominia e censura
per coloro che avanzano
pretese e sospettano
che qualcosa non quadra
della nostra amata Squadra
che in guerra partì.

E se dicono: «Ma che
cazzo di guerra è se
neanche un caporale
è rimasto ferito? Chi pensate
di prendere per il culo
ancora?» A questi qui

mandate la Digos.

sabato 2 ottobre 2021

La teta y la luna

Ansia, 2 ottobre 2021

 Quando il saggio indica la la luna, lo stolto guarda le poppe. 

venerdì 1 ottobre 2021

Che cosa c'è di buono

Sono indaffarato, senza affari correnti, quindi non ministro, senza portafoglio sempre, una carta di debito, due euro, funziona? Potrebbe anche pagare in contanti, li avessi, signora, li avessi, con tanto piacere pagherei per offrirle un caffè al banco e poi sedere su una panchina assolata, in questo primo giorno d'ottobre del Ventuno, primo anno (o secondo) della nuova era della repubblica sanitaria-malaria italiana, non per fare chissà che d'indecente pubblicamente, giusto leggere a bassa voce delle poesie, per esempio Walt Whitman, Ahimè, ah vita, giusto per darsi delle risposte consolanti la misura di un pomeriggio.

È bello ascoltarsi, avere l'impressione che la voce trovi una corrispondenza, un recapito, un corpo che la riceva e assuma trasformandola in tanti piccoli impulsi che cominciano a viaggiare in testa, velocissimi, per illuminare il pensiero e scaldare il cuore.



giovedì 30 settembre 2021

L'Unico è di loro proprietà

Mi è capitato di vedere, rimbalzato sui social, uno scampolo di una trasmissione intitolata L'aria che tira, durante la quale, il dottor Claudio Giorlandino, direttore sanitario di Altamedica, chiamato a supporto medico scientifico dell'argomento del giorno - Vaccino obbligatorio o tamponi a raffica? - dichiara certune cose che conviene ascoltare.
Ascoltate? Nel mentre avete visto come la conduttrice sbiancava, mutava il ghigno e, con un gesto si stizza, si buttava indietro la chioma leonina? Inoltre, avete notato la serissima espressione dell'emerito duca Alfonso Maria di Sant'Agata dei Cecchi Paone? E, infine, il riso (simile al mio, in verità, ma non divaghiamo) del senatore Paragone?
Io non mi permetto di entrare nel merito della questione sollevata dal dottor Giorlandino; certo, potrei fare domande, sollevare dubbi, ma nel merito non posso. Posso farmi un'opinione ed esprimerla, ma essa non ha o avrebbe alcun valore scientifico. Stessa cosa vale anche per i giornalisti e per i politici in studio. Stessa cosa dovrebbe valere anche per il governo e i suoi ministri, in particolare per il presidente del consiglio dei ministri, il quale, invece, in una conferenza stampa successiva alle dichiarazioni del dottor Giorlandino si è precipitato ad affermare che «il vaccino è l'unico modo sicuro per proteggere noi stessi e i nostri cari». Ipse dixit. 

martedì 28 settembre 2021

Lo spigolatore


 
Finalmente, dopo tanto gravame, un po' di sollievo dato dalle cronache. 
Sempre sia lodata, dunque, la Spigolatrice di Sapri. Grazie a lei ho potuto leggere vibranti dichiarazioni che mi hanno infuso tanta serenità e 'entenerito el core in questa sera settembrina altrimenti agitata da ubbie di basso conio.

La prima:
"La statua appena inaugurata a Sapri e dedicata alla Spigolatrice è un’offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare. Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato?Il maschilismo è uno dei mali dell'Italia". Laura Boldrini

A seguire
"A Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell'autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l'oppressore borbonico. Sia rimossa!". Monica Cirinnà

A continuare:
"Siamo nel 2021. Vi pare normale raffigurarla così? E il maschilismo sarebbe superato? [sono] inorridita da quella statua e dalla sua inaugurazione, suggerirei di abbatterla". Manuela Repetti

Infine:
Presa di posizione anche della Conferenza donne democratiche della Toscana che fa sapere di aver firmato "un appello lanciato dalla Conferenza donne democratiche di Palermo per la rimozione della statua che vuole ricordare e celebrare la figura della Spigolatrice di Sapri".

Brave signore, paladine della democrazia, della civiltà e del buongusto; io vi ringrazio perché sennò avrei guardato non il mirabile culo velato della statua, bensì - stoltamente - gli occhi sarebbero rimasti incollati su altre fattezze umane, quelle in carne e ossa di contorno alla Spigolatrice, messe in posa, mascherate, alcune di esse persino con la mano sul petto per controllare se, a tanta bruttezza, corrisponda sempre un cuor.

domenica 26 settembre 2021

Alla Brunetta dei Ricchi e Poveri


«Ciao cara, puoi venire domani pomeriggio da me?»
«No, non posso. Vado a farmi stuzzicare il naso».
«Ah, già: il tampone. Dài, dài che alla fine ci prendi gusto».
«Il punto N ».
«Ahahahahah... ma se continui così, non ti vaccinerai mai!».
«Al limite, tromberò il farmacista».

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Titolo alternativo:
Alle prodi testedicazzo sornione e sorridenti

La loggia FFP2

Sono giorni in cui qualsiasi cosa pensi è pregiudicata dall'assurdo, da una pietra d'inciampo sulla quale, appunto, inciampo, perdo l'equilibrio, cado a terra e, se non metto le mani avanti, rischio di rovinarmi la faccia. Per questo vado in giro con lo sguardo abbassato, per evitare lo scandalo di vedere altri visi che, pur camminando, come me, sul lungofiume soleggiato, sono mascherati effeffepidue. Ma perché? Per via dell'effetto serra, del buco dell'ozono o del timido fumo proveniente da una sterpaglia che un contadino brucia? 
Inutile domandare. Meglio far finta che sia tutto normale, che il mondo è questo e non un altro. Così, a volte, sconsolato mi fermo, seggo su una panchina solitaria, chiudo gli occhi e proietto una realtà diversa all'interno delle palpebre.

Per esempio, Parigi.

Un primo pomeriggio assolato, un viale lungo la Senna, la Tour Eiffel in lontananza. Alla radio raccontano che in città c'è un'insolita invasione di calabroni. Essi svolazzano stranamente a mezz'aria, poco sopra la testa delle persone, e di loro non si curano se non quando aprono la bocca per dire, colloquiando con altri interlocutori, che forse si potrebbe fare anche diversamente da come il governo fa. In quell'istante, quando qualcuno apre la bocca per eccepire, un calabrone gli entra dentro e lo punge sulla lingua. «Al soccorso, al soccorso», grida lo sventurato, prima che la lingua gli si gonfi e non possa parlare più. Se è fortunato, qualcuno chiama un'ambulanza. I soccorsi arrivano veloci ma, prima di intervenire, gli domandano se è vaccinato senza ottenere risposta. Chi ha chiamato i soccorsi obietta qualcosa agli infermieri e loro gli domandano se avesse anch'egli qualcosa da eccepire. «Beh, in effetti»... Un altro calabrone piomba dentro la bocca di costui e lo punge sulla gengiva (aveva fatto appena in tempo a stringere i denti). Questa volta sono gli infermieri a chiamare altri soccorsi. Il primo passante sembra non respirare più e il capannello di persone, che naturalmente si era formato, inizia a gridare agli infermieri di fare qualcosa, non vedono che sta per morire? «Che cosa avete da eccepire?», ribattono quelli della croce rossa. Sciami di calabroni volano a mezz'aria, la gente impaurita scappa alla rinfusa; qualche sprovveduto tiene la bocca aperta un po' troppo e viene punto. È un parapiglia. Arrivano altre ambulanze, arrivano anche i gendarmi, in tenuta anti sommossa, i quali, anziché scacciare i calabroni, iniziano caricare le persone e a manganellare chi gli capita sotto tiro.
Scappare senza gridare, tenendo la bocca chiusa, non è facile. In molti, dopo poche decine di metri, rinunciano, capiscono che non c'è niente da fare, che non vale la pena insistere e l'unica soluzione, al momento, è stare zitti e indossare effeffepidue. Similmente ai pulcinella di mare - ma con il becco bianco e senza ali -, spiaggiati, in attesa dell'estinzione.




giovedì 23 settembre 2021

Cortesie del caso

Ieri, all'uscita di un negozio, che negava l'ozio, dov'ero entrato per non comprare niente (eppure avevo uno scontrino in mano quando sono uscito e non mi ricordo perché), un ragazzino, fermo a cavalcioni sulla sua bici da sterrato, mi ha chiesto se il monopattino elettrico che era posteggiato di fianco alla vetrina del negozio fosse mio. Con rammarico - più suo, che mio - gli ho risposto di no, e lui, probabilmente non contento della risposta, a seguire, mi ha chiesto anche se avevo un cane.
«Che sta succedendo?», ha chiesto, rivolgendosi a me, una giovane signora, abbronzata e tatuata sugli avambracci e sui polpacci, con una mascherina nera sulla bocca.
«Niente», ho risposto, «il bambino è suo figlio?».
«Sì, perché? problemi?»
«Nessuno. Suo figlio mi ha chiesto se fosse mio quel monopattino, e io gli ho risposto di no. Poi mi ha chiesto se avevo un cane e io gli stavo rispondendo che sì, ho un cane, ma non l'ho fatto, lo faccio ora, perché è arrivata lei e ha chiesto "Che sta succedendo?"».
«Lei non si deve permettere».
«Permettere che?».
«Di parlare a mio figlio».
«Mah... mi ha fatto due domande: rispondere è cortesia».
«Lei non deve essere cortese con mio figlio».
«Dovevo essere maleducato?»
«Sì. Ai bambini va insegnata la maleducazione. Devono capire che non si devono fare domande agli adulti, in particolare se estranei. Per questo sarebbe stato meglio se lei non avesse soddisfatto le sue curiosità e se fosse restato indifferente».
«Odio gli indifferenti».
«Mi odia?»
«No, scusi, non mi fraintenda. Le rispiego: io sono uscito da questo negozio, e suo figlio, fermo sulla sua bici, forse per aspettare lei che era rimasta indietro, ha posto a me, sconosciuto, una legittima domanda su di chi fosse quel monopattino elettrico».
Intanto, dal negozio che negava l'ozio, è uscito un ragazzo, ha preso il monopattino e, rapido, è svicolato via.
«Ecco, lo vedete? È lui il proprietario.»
«Ma perché allora mio figlio non lo ha chiesto a lui invece che a lei: si vede benissimo che lei non è un tipo da monopattino».
«Perché esistono tipi da monopattino?».
«Sì».
«Me li saprebbe descrivere?».
«Sì: o sono giovani o sono coglioni».
«La ringrazio per la fiducia. Le posso offrire un caffè?»
«E a mio figlio, che cosa offre?».
«Lo lasci qui, fermo sulla bici, all'uscita di questo negozio a fare domande a chi esce, perché domandare è lecito e rispondere...»
«A me un caffè macchiato va bene, grazie.»
«Cortesia».

mercoledì 22 settembre 2021

All'Italia

È così bello amarti, pensavo,

poi mi sono ricreduto, pensavo,

perché amarti costa tanta

fatica.

Purtroppo a me uccide

l'accidia;

così lascio perdere questo sforzo

perché non voglio morire

ammazzato

dall'amore che pensavo

di avere per te.

Non ti amo più, penso:

tiferò Croazia.

martedì 21 settembre 2021

Proviamo a cantare

Domani, 22 settembre 2021, alle ore 21:21, arriva l'equinozio e porterà l'autunno. Le ore di luce diminuiranno gradualmente sino al solstizio d'inverno. Roberto Speranza, un politico di un partito da un nome strano, continuerà l'attività di ministro della salute. Mario Draghi, un banchiere da un cognome feroce, continuerà a presiedere il consiglio dei ministri. I ricci si apriranno? Le foglie cadranno mutando colore? Gli aironi emigreranno «verso paesi caldi, verso Linosa, Lampedusa, Gerba, forse dopo la sosta sul lago Dessuèri, sullo stagno dei Pàlici o Vendìcari»[*]?

Quello ch'è dato sapere, sappiamo. 

E quello che sappiamo divide la società in vigilanti; in complici plaudenti; in indifferenti; e in sofferenti. Quest'ultimi, come Giobbe, a volte imprecano, a volte pregano, a volte stanno in silenzio. Non sono stati convinti dal sapere perché non è un sapere in cui il bianco è bianco e il nero, nero. No: è un sapere che scende dall'alto, come un Sommo Fattore, e disfa il buon senso e la realtà che ognuno vede ed esperimenta.

Se togliamo gli occhi e le orecchie dalla realtà mediata e li tuffiamo in quella che abbiamo davanti, senza filtri, quella che da quando ci è stato riconcesso di tornare fuori per rivivere una vita quasi normale, che cosa vediamo intorno a noi? Quanti fragili bisognosi di essere protetti dalle nostre espirazioni? Quanti febbricitanti? Quanti ebbri bavosi che sbraitano punizioni ed esclusioni? Quanti stronzi fumanti col ciuffo e le occhiaie spente da troppo botulino? Quanti numeri? Quanti casi? Quanti tassi? Quanti istrici? 

Domani, 22 settembre 2021, inizia l'autunno. Proviamo a cantare.


______________
[*] Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, Mondadori, Milano 1988

domenica 19 settembre 2021

Ingombro

Quando avrò la mente sgombra
dall'ombra che copre i pensieri,
ritroverò la luce che ieri
risplendeva sui fianchi
di lei che era davanti
a me che stavo nell'ombra
a coprire i pensieri
che, neri, ingombravano 
la mente.

Quella luce, se torna,
renderà il passo affrancato
il sonno riposato e il sogno
meno assillato dagli incubi
del giorno, vidimati 
con il timbro ufficiale 
da facce senza connotati
che ci vogliono succubi.

Chiaroveggente leggerò
l'alfabeto dei cumulonembi
che informano l'orizzonte 
sotto l'aspetto dell'eternità.
La mia, incerta, a una cert'ora
deciderà che non sia il caso
sforzarsi di capire troppo
la banalità del male.

E ripenserò a quand'ero ragazzo,
alla gara di sputi con gli amici:
e chi arrivava più lontano
non vinceva niente se non
il riconoscimento di essere
a capo di una repubblica
in calzoni corti, lo spazio
di un giorno, non più. 

venerdì 17 settembre 2021

J'étais Charlie

 



La differenza tra una strage in una redazione e una multa di diecimila euro è solo nelle proporzioni.

Sogni farmacisti

Come vanno via presto i sogni, veloci come tordi bottacci, che non li prendi se non spari e chi spara, noi no di certo, siamo disarmati, signor padrone, anche volendo, desiderando farle del male non potremo, come si fa a fare del male a chi è già male? Come aggiungere un'oncia di ragione a chi fa valere la ragione del più forte? Non si può fare, non si può aggiungere. E i sogni scappano, un battito d'ali e, via, lontani, ci lasciano solo una nota del loro canto, il resto della partitura svanisce così rapido che non abbiamo il tempo di ricordarlo.

È un bene che i sogni restino poco nella memoria, che non scolpiscano tracce tali quanto i vissuti. C'è già la vita imposta, preordinata dall'ordine costituito a intrecciare e annodare connessioni neuronali difficilmente districabili e solvibili. E infatti si sognano risultati negativi, si sognano muchi nasali, sputi.

Ho il vago ricordo sognante di una farmacista sorridente che, con un camice che ricordava la vestaglia di mia madre, anziché farmi il solletico per le fosse nasali, mi faceva assaggiare vari tipi di latte artificiale che suggevo dal biberon da lei somministrato, cullandomi un po'.



mercoledì 15 settembre 2021

Come un pino su un piazzale d'asfalto

Un piazzale pubblico d'asfalto, con al centro un pino alto trenta metri al quale hanno lasciato circa cinquanta metri quadrati di terra, per respirare. Un terra scura, dura forse più dell'asfalto, con gli aghi di pino che la coprono come un sudario. Fa caldo, non si respira, tanto meno sotto l'ombra dei suoi rami. Due panchine di legno martoriate da dei giovani con i soliti graffiti inutili, bruciature di sigarette, fango e una gomma da masticare cementata, accolgono passanti bisognosi di un attimo di riposo mentre aspettano il turno per riempire due bottiglie di plastica alla fontanella di acqua pubblica refrigerata. Un gatto magro attraversa lentamente un tratto di piazzale. Una macchina, parcheggiata in lontananza, si accende e se ne va. In cielo si alza Pegaso che, in un batter di eliche, invade l'impero del silenzio. Occhi che inevitabilmente lo seguono finché non restano abbagliati dal sole. La conquista è stata breve. Il silenzio, il quasi niente, riprende il potere subito.
***
Hanno imposto l'obbligo di vaccinazione al personale sanitario e non abbiamo detto niente, forse pio, e nemmeno la maggioranza del personale sanitario ha detto niente ed è stata (è) solidale con chi questo obbligo lo combatte sino a farsi sospendere. Hanno imposto l'obbligo di Certificato Verde per lavorare al personale scolastico e non abbiamo detto niente, né pio né dio, e neanche la stragrande maggioranza del personale scolastico ha detto niente, anzi: una parte di questa maggioranza ha detto pure che era contenta di mostrare il Certificato Verde, come aveva mostrato contenta il braccio con il cerotto dopo la puntura in una foto che aveva fatto stampare con la scritta Io sono vaccinata con lo sfondo arcobaleno e l'aveva - udite, udite - appiccicata sulla porta dell'aula così che tutti vedessero, e figuriamoci dunque se è disposta a essere solidale con quei quattro gatti che, magri, passano nei piazzali scolastici d'asfalto dopo aver lasciato quindici euro in farmacia per svolgere il proprio lavoro. Imporranno l'obbligo di Certificato Verde per tutti i lavoratori dipendenti, del pubblico e del privato, e non sarà detto niente, neanche porc'oddio, perché no, non si bestemmia, né contro il governo, né - figuriamoci - contro i quei compagnoni dei sindacati che tanto hanno a culo cuore la salute e la tutela generale dei lavoratori. Ci chiuderanno di nuovo in casa, come nella primavera del '20, e non diremo niente, niente diremo. Canteremo, anzi, dalle terrazze se abbiamo terrazze, dalle finestre altrimenti se non le abbiamo e, se non abbiamo vie d'uscita, canteremo andrà tutto bene fratelli d'Italia dentro il buco del cesso, così, con la possibilità concreta che l'eco del nostro canto finisca, con un colpo di sciacquone, nelle fogne comunali e, poi, previa depurazione, giunga fino al mare azzurro dei nostri cuori tanto innamorati di questo paese amorevole, solidale, premuroso, fraterno, che sgambetta sul debito come una ballerina di un teatrino di Pigalle. 

***
Se almeno fossero puttane, ci sarebbe la soddisfazione di sceglierli, prima di pagarli.

domenica 12 settembre 2021

Il consenso informato

Lei gli disse qualcosa che lui non capì. 
Lui gli chiese di ripetere qualcosa.
Lei domandò: - Che cosa devo ripetere che non hai capito?
Lui rispose: - Qualcosa.
Lei: - Ma mi prendi per il culo?
Lui: - Magari.
Lei: - Magari in senso figurato?
Lui: - No, in senso proprio.
Lei: - Provaci, e ti do uno schiaffo.
Lui: - Perché? Rispondevo alla tua domanda.
Lei: - Quale domanda? Quella in cui ti chiedevo se mi prendevi per il culo?
Lui: - Sì, proprio quella, alla quale ho risposto magari perché mi piacerebbe.
Lei: - Ti piace il mio culo, insomma?
Lui: - Se lo prendi come un complimento, sì. Se invece questo ti offende...
Lei: - E perché dovrebbe offendermi? L'offesa sarebbe se dall'intenzione di prendermi per il culo, tu passassi all'atto della presa senza il mio consenso.
Lui: - Posso firmarti il consenso informato, se vuoi, anche subito.
Lei: - Ma vaffanculo, anzi: vaffa in hub.

sabato 11 settembre 2021

Tilt

Appunto qui questo dialogo per ritrovarlo in fretta tra il materiale di pronto soccorso della ragione.
«Lo ammetto, io non ho fede nella scienza. Della scienza ho enorme rispetto, ma la fede la lascio ad altri lidi. In effetti credo che il rispetto per la scienza sia incompatibile con la fede in essa, perché chi rispetta la scienza ne rispetta innanzitutto il metodo, poi la cautela, e infine la capacità di dubitare e mettersi in discussione

 

venerdì 10 settembre 2021

No-senza

Ho perso un po’ contezza dei tempi, da quando i vaccini anti-coronavirus arrivarono al confine italiano, scortati come il Sacro Graal, alcuni conservati in contenitori refrigerati con l’azoto – e tutte le conseguenti preoccupazioni di non interrompere la catena del freddo.

E non ricordo esattamente quando tutto cominciò, i primi che ne “beneficiarono”. Ricordo che si iniziò per categorie (forze dell’ordine, insegnanti, personale sanitario); si proseguì con l'obbligo ai sanitari; ci si accorse che i fragili restavano indietro e si procedette per scaglioni di età. A volte (mi sembra a Bologna) fu estratto, tipo lotteria, un lotto e ci fu la calca. Ci furono anche difficoltà con le prenotazioni, a trovare i luoghi di somministrazione vicini a casa (anche 100 km per farselo!). Ci fu chi lasciava il posto a un altro…

Poi venne l’estate, le file terminarono, i portali internet non si sono più intasati: basta un clic e subito riesci a trovare un appuntamento.

Sono passate diverse settimane, mesi. Sono state somministrate milioni di dosi. Dicono che ci sono indubbi benefici diffusi per tutta la popolazione. Nondimeno, sono stati riconosciuti, anche dagli organismi di controllo ufficiale, ma anche dalle stesse aziende produttrici degli effetti collaterali (non stiamo qui a discutere sul tipo di sorveglianza attiva o passiva, anche se eccome ci sarebbe da discutere).

Vengo al punto.

A fronte di questi dati, le case farmaceutiche stanno studiando e cercando soluzioni per migliorare e l’efficacia e per diminuire e/o attenuare gli effetti collaterali? In breve: esse hanno capito quale componente degli “ingredienti” provoca i danni o cosa aggiungere per potenziarne l’efficacia? Come sono stati capaci d immettere sul mercato tali prodotti in relativo poco tempo, potrebbero, tra qualche mese, “aggiornare” il prodotto ritirando dal mercato il vecchio? Un po’ come, in poche settimane, sono spariti dagli scaffali del supermercato quasi tutti i prodotti contenenti olio di palma, sostituito con altro tipo di olio vegetale, le case farmaceutiche potrebbero fare altrettanto?

Un’ultima cosa: perché durante queste settimane di forzatura, di costrizione, di ottundimento, le case farmaceutiche sono state e stanno generalmente mute? Perché non intervengono loro, si defilano dal dibattito e fanno parlare soltanto corifei dello stracazzo, politicanti del menga, e tanti altri cretini di vario genere? Perché il cliente (lo Stato) non osa dire all’oste: guardi una bottiglia su x mila, milioni sa di tappo, anziché negare il difetto e maldicorpo che in alcuni casi consegue?

À la guerre comme à la guerre, cadornini del cazzo?


mercoledì 8 settembre 2021

Che tessera?

In un gruppo telegram aperto dal prof. Andrea Zhok (cattedra di filosofia all'UniMi), un partecipante ha riportato un passaggio da Fontamara. Lo riporto anch'io qui


«Per andare a Roma adesso ci vuole il passaporto» gridò Berardo.
«Ogni giorno ne inventano un’altra.»
«Perché?» domandò Baldissera. «Non è più dell’Italia?»

Il suo racconto fu molto confuso.
«Stavo alla stazione» disse. «Avevo già fatto il biglietto. È entrata una pattuglia di carabinieri e han cominciato a domandare le carte a tutti, a chiedere le ragioni del viaggio. Io ho subito detto la verità e cioè che volevo andare a Cammarese per lavorare. Han risposto:
“Bene, hai la tessera?”.
Che tessera?
“Senza tessera non si lavora.”
Ma che tessera? Impossibile di avere una spiegazione chiara. Mi han fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Allora mi è venuta l’idea di andare a piedi fino alla stazione seguente e di prendere il treno di là. Appena fatto il biglietto, ecco due carabinieri. Dove vado? Dico, a Cammarese, per lavorare. Mi han domandato:
“Fuori la tessera”.
E io, che tessera? Che c’entra la tessera?
“Senza tessera non si può lavorare”, dicono “così è nel nuovo regolamento dell’emigrazione interna.” Ho cercato di convincerli che io non andavo a Cammarese per l’emigrazione interna, ma soltanto per lavorare. Però è stato tutto inutile.
“Noi abbiamo degli ordini” hanno detto i carabinieri. “Senza tessera non possiamo permettere di salire in treno a nessun operaio che si trasferisca in altra regione per lavorare.”
Mi hanno fatto restituire il prezzo del biglietto e mi han messo fuori della stazione. Ma quella storia della tessera non mi andava giù. Sono entrato in una osteria e ho attaccato discorso con quelli che c’erano.
“La tessera? Come, non sai che cos’è la tessera?” mi ha detto un carrettiere.
“Durante la guerra non si parlava che di tessera.” Ed eccomi nuovamente qui, dopo aver perduto la giornata.
Il più colpito dal racconto di Berardo fu il generale Baldissera che cercò fra le sue cartacce e tirò fuori un foglio stampato.
«Anche qui si parla di tessera» disse assai allarmato...

Ignazio Silone, Fontamara, 1949

Un velo triste

« Un velo triste ha coperto le cose e non è un'illusione dell'animo malinconico transitiva; c'è qualcosa che somiglia ad un calo d'irrorazione d'amore. Di tutto si parla in un altro modo e se non s'impara questo linguaggio la presa sul mondo diminuisce. Di che cosa (una finestra, un arco, una figura dipinta, una donna, un'idea...) si parla ancora mossi da attaccamento commosso, da passione di profondità, come si volesse accarezzarla pronunciandone il nome, perseguendone nel linguaggio il segreto della manifestazione? Mi sposto da un luogo a un luogo e mi si confonde e svapora la Geografia Emotiva: tra il luogo e il suo nome altro, che non conosco, che è oscurità, si frappone. Le cose non vogliono più essere amate e si coprono con la toga di Cesare, soltanto per ricevere ventitré miliardi di pugnalate convenute in quel punto per assassinarle. Credo non ne possano più, le cose, di essere studiate per qualche fine di utilità, scrutate e analizzate incessantemente da intelligentissimi cretini. La poesia, che era oscura, si è fatto più oscura: ha il timore che si capisca troppo che attraverso di lei qualcuno abbia amato, luoghi e nomi viventi si siano arroventati di passione... »

Guido Ceronetti, La pazienza dell'arrostito, Adelphi, Milano 1990, pag.134-135

Alcuni giorni fa, al cimitero, ho incontrato un mio caro amico di gioventù. Dopo alcune vaghe, banali considerazioni sul tempo che passa, sulla fugacità della vita, eccetera, il discorso è caduto (o volato) verso altre profondità (o cime), certamente più mondane, sicuramente più divertenti. Per esempio, che cosa potrebbe aiutare noi contemporanei per combattere contro il «calo d'irrorazione d'amore»? Il mio amico, tombeur de femmes, ha avuto la risposta pronta: 
«Cialis, anche meglio del viagra... Sì: tempo fa andai dal medico e gli dissi che volevo divertirmi e lui non esitò a prescrivermelo. Bisogna essere un po' allenati, consapevoli, però aiuta. Non che ne abbia bisogno: Egli si erge ancora; però, diciamo, rassicura».
Di seguito - anche se, forse, metà di quello che mi ha detto non è vero - ho ascoltato il racconto delle sue avventure, dettagliato nei minimi particolari, alla maniera di Opus Pistorum di Henry Miller. È stata una delle poche volte che sono uscito dal camposanto di buonumore.

lunedì 6 settembre 2021

I pretendenti

Articolo 90
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri 


Da cittadino semplice che "pretende" soltanto di esercitare un sessantamilionesimo di sovranità che gli è concessa, provo a spiegare perché il presidente della repubblica in carica, con le dichiarazioni rilasciate ieri (che riporterò di seguito ancora una volta), abbia non dico tradito, ma di certo offeso la Costituzione.
«Il tema della salute come bene pubblico richiama alla responsabilità sociale e in questo periodo al dovere, morale e civico della vaccinazione. E' lo strumento che in grande velocità la comunità scientifica ci ha consegnato per sconfiggere il virus e sta consentendo di superarne le conseguenze non solo di salute ma anche economiche e sociali"».
Che si sia d'accordo o meno, quanto sopra riportato è un esercizio legittimo di persuasione nei confronti della cittadinanza e, quindi, niente da eccepire. I problemi sorgono dopo quando Mattarella dichiara:
«Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
In questo passaggio, Mattarella dichiara pubblicamente che chi si sottrae alla vaccinazione anticovid è un untore, cosa palesemente falsa e lesiva della dignità di una parte (una minoranza) di cittadini che egli rappresenta, perché non è vero che chi non si vaccina mette a rischio la salute o mette in pericolo la vita altrui, poiché a) non è assolutamente vero che il non vaccinato sia un trasmettitore automatico di coronavirus; b) il non vaccinato potrebbe contagiare altre persone soltanto se positivo ma, purtroppo (e sottolineo: purtroppo), anche se in modo significativamente minore, altresì i vaccinati - se positivi - possono trasmettere il virus.
«Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione...» e perché no? Chi offende di più la Costituzione, chi la invoca perché vaccinarsi contro il coronavirus non è un obbligo di legge, oppure chi perché non può (ancora) legiferare per decreto in tal senso, introduce la Certificazione Verde per limitare l'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti come, per esempio, il diritto al lavoro? Perché Mattarella vorrebbe proibire tale invocazione? Dato che il Presidente non è certo uno sprovveduto in materia di diritto costituzionale, egli si è spinto a parlare così perché, in quanto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sa benissimo che migliaia di cittadini italiani stanno cercando, tramite le vie legali, di opporsi e di far decadere (rendere nulli) i decreti legge del governo in materia di Green Pass. 
Mattarella, insomma, più che persuadere in modo autorevole e convincente i riottosi, ha lanciato un monito indiretto a quei giudici che potrebbero - secondo me a ragione - trovare dei difetti di costituzionalità nelle recenti disposizioni governative. E per far valere le ragioni della Certificazione Verde offende, addita, «chi pretende di non vaccinarsi» e di continuare a vivere nel rispetto delle leggi e della buona educazione (portare la mascherina, non starnutirti in faccia, non sputarti addosso, non uscire se raffreddato, eccetera).

P.S.
A commento del post precedente, un gentile anonimo chiede se non mi sembra di «esagerare mettendo a confronto le ideologie razziste e antidemocratiche del regime fascista con chi tenta di eliminare la circolazione di un virus che conta centinaia di morti?»
Il mio tentativo di confronto non è volto ad accusare il regime attuale di essere fascista; piuttosto a far notare come vi siano delle preoccupanti analogie nella pratica discriminatoria di una parte - una minoranza - della popolazione: chi non è vaccinato non è un untore mentre si vuol far credere che lo sia. E se, per caso, un non vaccinato volesse querelare chi lo accusa di essere tale, dopo le parole del Presidente, diventa assai probabile che, in un tribunale dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, un giudice non riconosca le sue ragioni.

Inoltre, se con la vaccinazione fosse evidente (per me non lo è ma è una opinione personale che spero di poter esprimere) «la salvaguardia della nostra salute», allora il Parlamento (e non il Governo, cazzo!) legiferi in tal senso e lo Stato non faccia firmare consensi informati che non lo sono e si assuma per intero la responsabilità di ogni cosa e non si nasconda dietro il dito della morale, del dovere, del senso civico. Uno stato di diritto non è uno stato etico. Essere egoisti, aver paura, non volere intrugli ogm dentro il proprio sistema immunitario è uno scandalo? Fanculo (non a te, gentile anonimo), fanculo, no.


domenica 5 settembre 2021

Quella invocazione

5 settembre 1938: per Regio Decreto Legge 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, proposto dal Governo in carica, si escludono immediatamente dalle scuole statali e parificate gli insegnanti e gli studenti ebrei.

5 settembre 2021: durante l'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università di Pavia, il Presidente della Repubblica ha dichiarato:
«"Non si invochi la libertà per sottrarsi dalla vaccinazione, perché quella invocazione equivale alla richiesta di licenza di mettere a rischio la salute altrui e in qualche caso di mettere in pericolo la vita altrui. Chi pretende di non vaccinarsi, con l'eccezione di chi non può farlo per salute, e di svolgere una vita normale frequentando luoghi di lavoro o svago, costringe tutti gli altri a limitare la propria libertà, a rinunciare alla propria possibilità di recuperare in pieno luoghi e modi e tempi di vita". »
***
Dal Manifesto per la Difesa della Razza - scritto da un gruppo di studiosi fascisti - che stabiliva le ragioni scientifiche per cui gli ebrei andavano esclusi dalla vita sociale, economica, politica e culturale del Paese, alle Disposizioni per la Difesa della Salute - scritto dal Comitato Tecnico Scientifico e avallato dal Governo - che stabilisce le ragioni scientifiche per cui i non vaccinati, in quanto untori, devono essere esclusi dalla vita sociale, politica, economica e culturale del Paese.

E se, nel 1938, i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non dovevano essere alterati in nessun modo e per questo, come suggeriva la scienza ufficiale, non si doveva correre il rischio che gli ebrei, anche solo con lo sguardo, ibridassero la purezza della razza italica, altrettanto oggi, nel 2021, se non si vuole dare licenza di mettere a rischio la salute o, peggio, mettere in pericolo la vita altrui, bisogna limitare chi pretende di non vaccinarsi dei suoi non più inalienabili diritti e fargli perdere la libertà di frequentare luoghi, di scegliere i modi e i tempi della sua vita. Certe pretese vanno pagate, orsù!

L'imperfetto assoluto

Articolo Uno

L'Italia era una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità apparteneva al popolo, che la esercitava nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Articolo Due

La Repubblica riconosceva e garantiva i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolgeva la sua personalità, e richiedeva l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo Tre

Tutti i cittadini avevano pari dignità sociale ed erano eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Articolo Quattro

Era compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impedivano il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


sabato 4 settembre 2021

Quello che plasma

«Non importa ciò che l'uomo raggiunge per mezzo della televisione: se una esplosione atomica, l'incoronazione di una regina o un concorso di bellezza [o i reparti di terapia intensiva]; e non importa chi sta seduto davanti allo schermo televisivo: se il contadino di un kolkoz siberiano o un sarto londinese o il proprietario di un distributore di benzina nel Colorado; il fatto che gli eventi ci giungano in stato fantomatico, privato di realtà, che il consumo di fantasmi si sostituisca a una reale esperienza del mondo resta in ogni caso lo stesso; esso, ed esso soltanto, è quello che decide; quello che plasma e trasforma l'uomo; quello che pregiudica il suo rapporto col mondo e il rapporto del mondo con lui.»

Günther Anders, "Il privato" (1958), in L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, Torino 1992 

giovedì 2 settembre 2021

Violenza vigliacca

Perché Draghi è così insistente, così invasato e tracotante? Perché non è soddisfatto di aver ottenuto, anche in raffronto ad altri paesi europei, un risultato notevole riguardo alla campagna vaccinale anti-covid? Perché mira, con determinazione e spietatezza, a voler fare il pieno?
Secondo me - come mi pare di aver già accennato, da qualche parte - il motivo è questo: lo Stato italiano si sostiene sul debito pubblico; debito che il governo emette e deve piazzare. Chi lo compra? In gran parte la BCE con l'alleggerimento quantitativo. E il resto? Ci vogliono buoni e grandi investitori, società finanziarie, multinazionali di vario genere. Tra queste, sicuramente anche...


mercoledì 1 settembre 2021

Waves of anger and fear


Volete sapere come sto, ma non ve lo dico. Tanto se ve lo dicessi, fareste finta di ascoltare e rispondereste come un centralino "Salve: per assistenza commerciale digiti uno, per assistenza mentale digiti 2". Perdipiù, avete la pretesa di affermare che, per stare bene, si deve fare questo e quest'altro. Io annuisco, muovo la testa in su e in giù, alla maniera di quei cagnolini finti che si mettevano un tempo dietro le auto per far credere, a chi seguiva, di avere un cane a bordo; e faccio questo movimento perché se, invece, vi dicessi che io, per stare bene, faccio qualcos'altro, voi mi rimproverereste, mi direste che sono un tipo poco raccomandabile, quasi un delinquente, uno che certo non merita di occupare un posto in società, che deve stare a casa, meglio sarebbe in una casa correzionale, un 41 bischeri atto alla bisogna. 

Sono tempi bui, da carbonari, se ancora usasse il carbone. Tempi da dispacci, da cristacci morti di fame che non si sono fermati a Eboli, ma che invece occupano posizioni e incarichi a tempo indeterminatissimo, la maggior parte del quale - tempo - è trascorso con un microfono davanti alla bocca per parlare al po - po - lo (sillabato per motivi di gravità).

Onde per cui, di questi tempi, è bene essere poco chiari: a esserlo - è dimostrato - si rischia di accecare di luce chi si è abituato alle caverne. Vedo, infatti, molte persone disegnare animali, umani compresi, sottoposti a varie modalità di punizione e tortura. Per ora sono soltanto disegnetti, abbozzi, puntuali dichiarazioni a mezzo stampa, brevi rullate di tamburo per raccogliere un po' di folla. Si accendono fuochi, si tendono corde, si cercano dirupi. I segni ci sono tutti: sarà sufficiente far annusare un po' di sangue all'orda così che la festa abbia inizio.


lunedì 30 agosto 2021

Ad ascoltarli er’io del tutto fisso

Stavo computando, allorquando un dito ha preso la via maestra e si è sottoposto all'attenzione dello schermo ergendosi, come una lancia, per significare massimo sdegno nei confronti dei tanti pixel che andavano a formare una testadicazzo vagante che partecipava a un dibattito sulla necessità di utilizzare il certificato verde per lavorare. Lo guardavo, il dito, e mi dispiacevo di avergli poco prima tagliato e limato l'unghia, che cominciava a esser lunga, anche troppo, non sono mica un pizzicagnolo o un chitarrista; ebbene, se l'unghia fosse stata lunga - riflettevo - essa avrebbe, in questo caso, aumentato la significazione di sdegno perché sarebbe stata essa per prima a graffiare dentro il luogo ove si suppone il dito avrebbe desiderato allocarsi, alla maniera d'indagine urologica, senza la barriere confortevoli di lattice e senza l'ausilio di unguenti atti a rendere meno sgradevole l'introduzione e lo spingimento.
«Povero dito, però», pensavo, allo stesso tempo. «Perché fargli fare un lavoro così sporco? Non sarebbe più d'uopo un querciolo nodoso, con tutta la corteccia ruvida, magari un po' ammuffita? Sì, ne convegno. Andrò a procurarmelo, il querciolo». 
E così ho spento lo schermo e mi sono addentrato nel bosco. Il terreno è ricoperto da un leggero strato di foglie e si inizia persino a sentire un primo, tenue odore di funghi. I neuroni qui non hanno a che fare con i pixel e i bit. Ho raccolto un ramo divelto dal vento ma, dato che in quest'angolo analogico testedicazzo non ci sono, anziché tonfare un albero, l'ho rilasciato a terra, ho cercato di mettere in moto il diaframma per un ciclo di venti respirazioni, ed eccomi qua, tutto rosso come Dante, allorquando Virgilio lo rimproverò di essersi attardato a guardare due falsari che si azzuffavano e insultavano senza tregua. 
Sinceramente, mi sono rotto i coglioni di questo Inferno, di questi falsari al potere. Proverò a camminare nel bosco di più, ma Virgilio, fa' presto, fa' presto, su.

sabato 28 agosto 2021

Regardez le monde

 « LE CLIENT - Dieu a fait le monde en six jours, et vous, vous n'êtes pas foutu de me faire un pantalon en six mois.
LE TAILLEUR - Mais, Monsieur, regardez le monde, et regardez votre pantalon. »

Samuel Beckett, Le Monde et le Pantalon, (1945), Les Éditions de Minuit, 1989


Il problema del traffico

Ho un chiodo fisso: avete delle tenaglie per estrarlo? 

***
Mi dicevano gli apicoltori di zona che, quest'anno, in primavera, hanno dovuto governare le loro bestiole con della melassa di acqua e zucchero perché intorno esse non trovavano di che mangiare: una gelata inconsueta ha "bruciato" tutte le piante da frutto - e infatti quest'anno non ho colto alcuna ciliegia o susina dagli alberi qui intorno casa. I fichi cadono tutti a terra prima di diventare maturi. Le mele hanno un buon verme dentro. Lamponi e more sono stati beccati dai merli e dai passeriformi. Oggi piove. 

***
Non è più possibile ragionare tranquillamente con chi la pensa diversamente da te: o si fa finta di niente, o ci si scanna. Da un punto di vista dialettico, per chi ha il coltello dalla parte del manico, è molto più facile far finta di niente o scannare. Io, spesso, apro la bocca da solo, immobile, in un urlo soffocato simile a quello di Papa Innocenzo X di Bacon. La voglia di far male a certuni è tanta, ma è solo un pio desiderio, quello di prendere certuni per la collottola e strusciargli la faccia sull'asfalto; non dovrei fargli male, tanto hanno i dispositivi di protezione, più che altro servirebbe a me per sbloccare quest'urlo sul volto, per liberare i polsi legati sui braccioli.

***
Se fai credere di aver dato una patente, chi l'ha ottenuta è smanioso di guidare.





mercoledì 25 agosto 2021

Si tratta della nostra felicità

«Quante cose non accadono in questo mondo! E poiché lei, signor K., mi parla con tanta confidenza le voglio confessare che sono stata un po' a origliare dietro la porta e anche i due custodi mi hanno detto qualche cosa. Si tratta della sua felicità e questa mi sta veramente a cuore, forse più di quanto mi spetti, dato che sono soltanto l'affittacamere. Ebbene, qualcosa dunque ho sentito, ma non posso dire che fosse particolarmente grave. No, no. Lei è in arresto, questo sì, ma non come si arresta un ladro. Quando uno è arrestato per furto la faccenda è grave, questo arresto invece... A me sembra come una cosa da eruditi, mi scusi se dico una sciocchezza, mi pare una cosa da eruditi che io non comprendo, che però non è neanche necessario comprendere.»

Franz Kafka, Il processo, [parla la signora Grubach, a proposito del confinamento, degli isolamenti fiduciari, del coprifuoco, delle zone colorate e del lasciapassare verde]

lunedì 23 agosto 2021

Scrivere sulla sabbia

Sto scrivendo sulla sabbia segni senza senso ed ecco che un piede scalzo di un pingue signore mette un punto esclamativo in fondo a una riga. «Bravo!», mi dice, «questo sì ch'è un argomentare». Con una mano, giro la visiera del berretto di centottanta gradi, dalla nuca verso la fronte, per alzare gli occhi verso il signore pingue e non farmi abbagliare dal sole di metà pomeriggio. «Non sto argomentando, affatto», rispondo. «Scrivo a caso, un po' come colui - chissà chi, forse nessuno - che ha disposto le costellazioni, coi vari corpi celesti che le compongono. C'è un senso? C'è una ragione di tanto spreco di materia e di tanto vuoto intorno a essa?». Il signore pingue, spalle al sole, alza lo sguardo alla lavagna azzurra del cielo. «Cerchi un senso?», mi domanda. «No, non ho il compasso». E mentre il signore pingue se ne va, perplesso, chiedendo prima a Siri e poi a Gogol la corrispondenza tra senso e compasso, scrivo questo racconto senza senso sulla sabbia, come fosse un decreto, o un parere tecnico, ma senza essere stronzo nel profondo come quelli là.


venerdì 20 agosto 2021

Le scogliere del dovere

Se fossi abbastanza grande, libero, maturo, responsabile, irreprensibile, encomiabile, pregiatissimo, illustre, onorevole, esimio, egregio, distinto, autorevole, apprezzato, valoroso, coraggioso, notevole, forte, sapiente, ardito, temerario e intrepido; insomma, se non fossi un roseau pensant, sarei abbastanza stronzo da mandare a fare in culo, per omnia saecula saeculorum, tutti coloro che, dall'alto del loro trono, mi ricordano con insistenza che cosa sia il dovere.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser : une vapeur, une goutte d’eau suffit pour le tuer. Mais quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien”.

 

lunedì 16 agosto 2021

Telekabul

Con tutti i paesi che hanno abbandonato al loro destino dopo la guerra, l'unico (o uno dei pochi) in cui gli americani si ostinano a restare e mantenere le proprie basi militari è l'Italia. Perché ci vogliono così bene, perché?

domenica 15 agosto 2021

Ripartenze

Mio padre fu preso dai tedeschi nell'agosto del 1943, in una frazione di un borgo toscano. Aveva sedici anni, ma era alto e non ci furono storie: fu considerato “abile” per essere deportato a prestare servizio in un campo lavoro della Siemens, nei pressi di Berlino. D’altra parte gli uomini tedeschi erano tutti in guerra e qualcuno doveva pur lavorare al posto loro. Mio padre rammentava sì le tribolazioni e i patimenti, ma – forse perché non era in un campo destinato allo sterminio razziale, forse perché era giovane e aveva intorno a sé un mondo di adulti che in qualche modo lo prese in simpatia, forse perché il lavoro gli occupava la mente (aveva metà giornata libera alla domenica e persino una paghetta per comprarsi da mangiare qualcosa in più della solita zuppa di crauti e kartoffeln) -, quando raccontava in famiglia la sua avventura, lo faceva sempre in maniera incantata, come se avesse vissuto più un sogno che un incubo. In particolare, quando, in modo dettagliato, rammentava le notti dei bombardamenti su Berlino, con lui e gli altri deportati sdraiati per terra a pancia in su, in quella involontaria posizione che lo yoga chiama savasana, più che il terrore e la paura di morire, lui ricordava lo spettacolo dei fuochi d’artificio, la meraviglia dei bengala, il sibilo continuo delle bombe che piombavano sopra la città e su di essa si schiantavano in un boato che faceva tremare tutta la terra, loro compresi.

E poi i russi che, nell’aprile del 1945, entrarono nel campo, liberarono i prigionieri e dissero loro di tornare a casa. E a casa ci tornò, due mesi dopo, attraversando un’Europa di miseria, di macerie e di primavera che desiderava esserlo.

Quando poi la consuetudine familiare, gli amici e la vita di paese ripresero nell’Italia che, di lì a poco, divenne repubblicana, a chi gli chiedeva come avesse fatto a ripartire lui rispondeva: «Ripartire? E perché? Io non mi sono mai fermato».

Roma o Kabul

 I talebani: li avrei presi volentieri anche a Roma

sabato 14 agosto 2021

Su una strada di campagna

C'è stato un momento, durante il giorno, in cui abbiamo 
creduto possibile spegnere la luce, mettersi a sognare al sole,
sdraiati sulla banchina erbosa di una strada di campagna
con poca circolazione e molti viavai aerei di passeriformi 
ghiandaie, colombi e insetti vari che, di solito,
non si fidano dei nostri respiri. Abbiamo divagato

cercando di allineare i diversi orizzonti in modo
da formare due rette parallele coi nostri occhi in mezzo
facendoli rimbalzare sulle linee sino all'infinito: 
un infinito per finta, immaginato durante il momento
del giorno in cui abbiamo sentito dentro noi, senza 
che nessuno la pronunciasse, la parola amore

percorrere i nostri corpi alla maniera di formiche,
le stesse che adesso ci solleticano anche troppo
e ci costringono ad alzarsi, darsi una scossa ai vestiti
risalire in auto e ripartire in silenzio come se niente
fosse accaduto se non nei nostri sogni da sdraiati
su una banchina erbosa di una strada di campagna.

venerdì 13 agosto 2021

Numeri cinesi

Sono abbonato alla Rivista n+1 (quattro numeri all'anno) e alla newsletter che, ogni tanto, arriva via mail. Da quella arrivata oggi, estraggo un paragrafo ove s'illustra una realtà che la politica e i media nostrani tengono piuttosto in ombra, presi come sono da altre vicende educative su come usare soldi che forse pioveranno dagli elicotteri d'Europa.

****

Numeri "cinesi" che quasi non richiedono spiegazione. Numeri da un paese a capitalismo giovane, ancora in grado di indirizzare il capitale e di conseguenza i suoi effetti sociali. Ma anche in difficoltà di fronte a una classe proletaria indomita che nei distretti industriali non ha smesso un giorno di scioperare. Nei primi sei mesi del 2021 la Cina ha ottenuto i seguenti risultati:
Crescita su base annua del commercio estero = + 27,1%
Import = + 25,9%
Export = + 28,1%
Scambi con il Sud Est Asiatico + 27,8%
Scambi con il NordAmerica + 34,6% (alla faccia dei dazi)
Scambi fra società private cinesi + 35,1% (47,8% degli scambi totali)
Interscambio interno alla Cina fra aziende straniere + 19%.

Si tratta di numeri significativi: nessun paese al mondo ha più, da molti anni, tassi di crescita netta a due cifre. Nessun paese al mondo può, tuttavia, evitare di confrontare queste cifre con quelle, disastrose, dei paesi a capitalismo maturo. Chi può assorbire l'esuberanza di Pechino?

Sono in via di completamento anticipato i lavori per le varie diramazioni della Via della Seta, e ciò significa che è iniziato prima del previsto l'aumento del commercio verso l'Eurasia e l'Europa. Ciò non poteva evitare di produrre lotte rivendicative di contenuto economico e ciò è normale. Nel Guangdong, tra le rivendicazioni di questo tipo veniva però avanzata una richiesta dal sapore ingenuamente politico, cioè quella del "rispetto". Non vuole dire niente di tangibile, ma ha preso piede simbolicamente quasi per ribadire che la classe operaia non è una classe di schiavi che accettano supinamente il più alto tasso di sfruttamento del mondo.

martedì 10 agosto 2021

Un albero, una fabbrica

Mi eclisso: sotto le fronde di un carpino 
che distende il suo verde 
proprio sopra il mio capo: una formica scende
e cammina dalla spalla alla mano:
la soffio lontano e si perde.

Fisso un appuntamento con nessuno
specialista di anime tormentate, di impotenze
che tendono a dissolversi scegliendo la strada
suggerita dagli alti, gli dèi attuali: 
i vigilanti.

Le ferie e le inferriate: affacciarsi, guardare
se c'è verso, il verso di scappare. No. Persiane
che si chiudono, televisori che si spengono
tastiere che digitano s.o.s. al vento:
per non sbagliare i soccorritori.

***

Dai vetri rotti delle finestre alte di un lanificio
che non esiste più, esce ancora il rumore
dei telai, lo schianto delle spole veloci
che battevano la punta sui battenti
con mia mamma che diceva metti la testa giù.

Io la mettevo e vedevo le gambe delle donne
le calze spesse, alcune rotte, le scarpe impolverate
di lanugine e i piedi stanchi per le ore
della vita che scorreva nel rumore dei telai
nello schianto delle spole che veloci

tessevano metri e metri di tessuto che
non esiste più: esistono i vetri rotti delle finestre
alte di un edificio di mattoni rossi
il tetto crollato e tanti metri di vita
consumata in un rumore che non si sente più.