mercoledì 5 maggio 2021

Salvo


Art. 16 Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.

Negli articoli in cui si trova scritto «salvo», la Costituzione limita, diminuisce la sovranità del popolo per aumentare il potere di chi lo rappresenta.
La Costituzione non è dalla parte del popolo, ma del suo contenitore: lo Stato. Ed è cosa propria di uno Stato affamato di legittimità cercare, per via legislativa... no anzi: governativa e d'urgenza, motivi per limitare libertà e diritti dei cittadini. 

Aldilà delle convenienze politiche e di bottega che hanno caratterizzato gli ultimi tentativi di modificarla, da ignudo vivente che parla la lingua in cui si dice mamma e babbo, credo che sia urgente correggere o meglio: riscrivere la Costituzione a partire dai principi fondamentali.

domenica 2 maggio 2021

Piazza social

Nei luoghi della solitudine quali i social, mi accade spesso di leggere commenti ai fatti salienti del giorno e, caso vuole, che oggi molti abbiano commentato sulla vincita del campionato dell'Inter, in particolare dei festeggiamenti in piazza Duomo, a Milano. 

- Quanta gente! 
- Io non ho parole!
- Che dementi!
- Perché la polizia non fa rispettare le regole? Perché non disperde l'assembramento con delle cariche come fa quando protestano i lavoratori e in Valsusa?

A ciascuno di questi commenti avrei voluto rispondere, ma ho lasciato perdere, ché la solitudine social è difficile da scalfire. Lo faccio qui, seguendo l'ordine.

- Che bello!
- Non è vero: ne hai quattro, del cazzo, più un punto esclamativo.
- Intelligente sarà lei, s'informi.
- Perché la polizia ha sempre avuto riguardi per i "tifosi", ché non disturbano l'ordine costituito, anzi. Ma a parte questo, non so come interpretare il richiamo alle proteste dei lavoratori e dei cittadini della Val di Susa: le denigrate e quindi approvate la dura risposta dei celerini, oppure vorreste che le proteste avessero un analogo trattamento di riguardo e potessero occupare le piazze e le strade per manifestare liberamente il loro dissenso? La prima che ho detto, merde?

sabato 1 maggio 2021

Fiore di maggio

Con una propaganda a tambur battente, usando tutti i media disponibili, complice anche gli affanni delle terapie intensive e della forzata ospedalizzazione (e burocratizzazione sanitaria, che ha prodotto un assurdo numero di protocolli - e di ricoveri) della malattia, hanno fottuto la mente di gran parte della popolazione con la paura di ammalarsi e morire. Di qui l'interventismo parossistico governativo, ché non gliene frega un cazzo alla politica se la gente muore - succedeva, succede, succederà: dicono i "dati" istat, mediamente un seicentomila di morti all'anno negli ultimi dieci anni, solo non c'erano bollettini a ricordarlo.
Essi (i poteri) hanno fatto e fanno uso di tutti i mezzi (soliti) a disposizione: stato d'emergenza permanente, notiziari martellanti bollettini con la conta dei morti, filmati di corsie d'ospedale e di sale di rianimazione, medici e infermieri sudati e stremati, ambulanze, sirene, pronti soccorsi, facce addolorate, prefiche, virologi prezzolati e beccamorti, matematici, statistici che si attaccano ai dati come gli astrologi alle costellazioni; i vaccini sperimentali obbligatori; gli opinionisti ondivaghi che adeguano l'opinione a seconda di come si muove il mare dell'opinione pubblica. 

Hanno rotto i coglioni, tutti, soprattutto coloro che abusano della retorica dell'emergenza per consolidare la legittimità di potere, che mostrano - con slogan vari, video e foto - come si prendono cura delle persone, ingabbiandole dentro le sbarre dei protocolli, delle sicurezze, delle procedure, degli sbarramenti e delle chiusure. Facce di culo di vario tipo che nessuna mascherina del cazzo potrà mai nascondere, sindacalisti compresi che immagino oggi ricorderanno qualcosa, chissà cosa, chissà perché.

martedì 27 aprile 2021

Scomparire è un po' come apparire



Scomparire poco a poco non è altro che un apparire un tanto al chilo.


Se un intellettuale crede, ancora oggi, di diventare influente (un maître à penser)  stando dentro al solco della tradizione novecentesca, allora merita l'appellativo solo nella specificazione «de me cojoni». Cinquantuno retweet non bastano? Se ne vogliono cinquemila? Allora si vada (più spesso) dalla Gruber; allora si faccia l'interprete d'una serie televisiva (50 mila) o ospite di un reality show (500 mila retweet). Fare il direttore editoriale di un grande editore; scrivere per riviste e quotidiani; pubblicare libri pieni di citazioni e divenire esso stesso citato nelle tesi di laurea di scienza della comunicazione non basta. Attività logoranti, più della vita moderna. Essere un carciofo non basta per diventare un Cynar. 


domenica 25 aprile 2021

Tanto cemento

Se avessi qualcosa da dire, oggi, sul 25 aprile, lo direi, ma temo di non averlo, sicché sto zitto, al riguardo, e, come ai Tempi di Bellosguardo, me ne sto «nella corusca distesa che s'inarca verso i colli», lontano dal celebrare distorto delle museruole FFP2, dai gomiti alzati delle autorità ubriache di potere securitario, e dalla gente (troppa, tanta) che li applaude perché rassicurata dai protocolli delle Fave di Sion.
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Ai critici progressisti

Non mi parlate di primavere avvenire
le vostre bocche acide le disseccano.
Non dite che domani la giustizia vi farà vivi,
che sarà vendetta nei figli la schiena piagata dei padri.
Non consolate nessuno non toccate nessuno
non spostate le pietre pazienti delle macerie.

Lo sappiamo, ma molto più forte di voi:
i nostri fratelli verranno con picchi e badili
a rovesciare neve e cenere. Nei cortili
sarà spezzato il gelo che ai gennai passati fu eterno
la fogna renderà le scarpe all'assassinato
la calce cancellerà lo sgorbio stralunato
sarà dimenticato dimenticato l'inverno.

Ma oggi ancora la vendetta è al poeta
più dolce del vino e della dimenticanza.
E per farvi crepare, ottimisti,
oh colarvi dentro tanto cemento
quanto basti per un monumento
alla Salubrità dei Popoli Progressisti.

Franco Fortini, in Poesia e errore, 1948

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Oh, colarvi dentro tanto cemento
quanto basti per un monumento...




mercoledì 21 aprile 2021

Tenete aperto tutto

Insistono. Nella teoria e nella prassi, insistono. Hanno preso una piega - di merda - e la mantengono. Non posso smentirsi, cambiare idea, ritrattare, soprattutto finché il brontolio della vox populi convergerà con i loro fiati anticostituzionali decretati d'urgenza. 

Qualche sporadica protesta davanti a Montecitorio; qualche tratto d'autostrada bloccato; qualche lettera o grido... niente. Vanno avanti, come le ruspe e i celerini in Valsusa.

Forti del fatto che, tali lavoratori, non possono autospaccarsi le vetrine, tirano dritto, su consiglio dei consulenti tecnico-scientifici prezzolati e ingrifati dal credito mediatico offerto dai magnati della comunicazione.

Che protesta (pacifica) potrebbe essere organizzata? Tenere aperto, senza limite orario, tutto tutti. Senza chiedere tanti parere alle organizzazioni sindacali di categoria, che hanno assecondato e assecondano il governo. Tutto aperto e tutti fuori, anch'io che sono un pantofolaio uscirei la sera, sono pronto a rimettermi le scarpe e a tenere spento questo cazzo di schermo. Tutti farsi fare un verbale, tutti non pagarlo. 
No, non un flash mob, bensì una mobilitazione costante: tenere aperto tutto, tutti. Ma tutti davvero.

E voi giovani, o giovani, cazzo, fate i giovani: non vi fate castrare, sputate in faccia ai padri e alle madri, al potere tout court, ribellatevi, rompete il silenzio, uscite dal soffocamento e dalla paura dei sensi di colpa. Ricordate: non avrete la pensione, né baby, quota cazzo. Lo so che gran parte del vostro vivere dipende interamente dagli stipendi di chi vi ha generato e avete paura a rompere il cordone perché là fuori, sopra le mille euro al mese, è un miraggio... Ma se non fate qualcosa voi, sappiate, che noi rincoglioniti e piccoli agit-prop da tastiera non potremo sollevarvi dalla vostra depressione.

lunedì 19 aprile 2021

Le regole

 Guardo film vecchi perché non sopporto i nuovi, soprattutto quelli italiani, tutti, inguardabili, inascoltabili, da Sorrentino in giù. 
E questo vale anche per i libri e per i dischi - soprattutto i dischi che non li fanno più.
Ma per tornare ai film: nei film vecchi si scoprono cose nuove, per difendersi soprattutto dal logorio della vita moderna. 

Oggi, per esempio, leggendo la seguente dichiarazione del sindaco Nardella



in particolare la sua ultima frase perentoria sulle "regole", mi è tornato in mente questa scena di A Ovest di Paperino


Mi sembra pleonastico ricordare che il sindaco è anche il capo della Polizia Municipale.

domenica 18 aprile 2021

Una volta si poteva dire anche nei film

Prima che l'attuale temperie ideologico-sanitaria censuri i rilievi sulla vecchiaia del dottor Tanzanella, provo a conservarne una copia qui.

Mi riferisco, in particolare, alla scena dalla quale faccio partire il video, scena che dura circa un paio di minuti. 
Il film intero, se volete, riguardatelo daccapo: Totò e Tognazzi conviene sempre rivederli.

venerdì 16 aprile 2021

Alle 14

Domani, alle 14, la provincia di Firenze e di altre zone della Toscana, che erano in zona rossa, diventeranno zona arancione. Alle 14, di un sabato qualunque, un sabato italiano. Il peggio sembra non essere passato.

Se penso al M5S, al Casaleggio, ma soprattutto a lui: a Beppe Grillo, il blogger. Meno male hanno istituito la commissione contro l'odio, così mi riguardo a esprimere sentimenti e continuo a ignorarlo... Epperò non mi passa dalla mente quando andò in ricevimento all'ambasciata USA per rassicurare l'amico americano che il movimento (di corpo) politico da lui fondato non minava le basi dell'alleanza...

E l'idea del Pass. L'idea del Pass. L'idea del pass. E immagino il plauso della gente che farà la fila negli uffici preposti per ottenerlo. 
Io ho il pass! Io ho il pass! Io ho il pass!

Anche Gustavo Zagrebelsky - vada a fare in culo in punta di Costituzione - ce lo avrà.

giovedì 15 aprile 2021

O dolce terra pia

Ancora contano, i contabili (e i notabili). Io, dato che i numeri li so tutti, ho smesso, come le pecore, sennò m'addormento. Perché dire trentocinquantatre a tarda sera senza poi far notare che son rientrate tutte nell'ovile? Cani pastori fuori sorvegliano l'ingresso: non è dato avvicinarsi. A sera, vige solo il fuoco teletrasmesso, alimentato dai conduttori (che conducono) e da ospiti autorevoli (che cazzeggiano). Bisogna alimentare la menzogna, sì, ma ancor più il sortilegio. Sennò se ne esce e addio coprifuoco, addio Lugano bella.

Repubblica borghese, un dì ne avrai vergogna.

Per il momento, no; anzi: per il momento ne fanno motivo di orgoglio e programma politico. Non ravvisano neanche più la necessità di ricordare che si tratta di uno stato d'eccezione. Negano addirittura che ne facciano abuso. Come i tossicodipendenti, fingono, a sé stessi e agli altri, che si tratta dell'ultima dose. E non temono l'overdose. 

Spero solo che, per farli smettere, non siano utilizzati dei Muccioli.


sabato 10 aprile 2021

Come tutti perdo i pezzi


Ho perso il cazzo, così, per strada, e per poco neanche me ne accorgevo, non fosse stato per un bisogno impellente di orinare: non trovandolo, mi sono voltato e lui era lì, poco distante, per terra, tranquillo, sollevato di non più appartenermi, svincolato dalle mie perplessità esistenziali, dalle mie rotture, dai miei sbattimenti. Pronto, forse, per balzare ancora in cerca d'avventure e di conquiste, di polonie e di abissinie, di territori da marcare senza bisogno di far alzare la gamba a un padrone non in vena di alzarla.
Piscia un cane sulle spine
polverose di Fregene.
Cuor di cane, ombra di cane,
spruzzatina a fin di bene. ¹
Povero cazzo delle mie brame! Quanti ricordi conservo ancora di te, soddisfazioni e debacle comprese.
Ricordi le gloriose erezioni del mattino che ci sorprendevano vuoi per un sogno particolare o per un intenso bisogno di orinare? E com'era difficile fare centro dentro al cesso con te teso come un albero maestro! Pisciare dentro la doccia? E sia! Sì, tanto è un albergo e, in fondo, Venezia non se ne avrà a male di un po' d'acqua in più che scorre nei canali, così come lei di là che ci aspetta, nella semi oscurità provocata dalle persiane ancora chiuse, potrà capire e sopportare - forse - se, invece di un albero, troverà una vela ammainata.

Capitano, o mio capitano! Vola, ordunque, adesso che sei libero! Circumnaviga il globo terracqueo, ma non a guisa di un algido drone che spia di nascosto le altrui vite, ma come una freccia acrobatica che, sopra gli occhi ammirati della gente, spruzza i colori dell'arcobaleno dai suoi razzi motor. Ma infine, ti prego e riprego e che il mio prego valga mille, ritorna nel luogo donde partisti per assaporare il gusto elettrico della libertà.

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¹ Toti Scialoja, Il gatto bigotto, in La mela di Amleto, Garzanti, 1976

martedì 6 aprile 2021

Hanno rotto il cazzo (reloaded)

 


Forse perché stanno intuendo un generale e diffuso grado di stanchezza tra la popolazione (al netto di nessun tentativo di ribellione) che le Autorità - con la complicità vergognosa di tutti i media disponibili sul mercato dell'informazione - continuano a spargere panico come fosse stallatico nei campi arati di primavera?
Chi, dopo un anno di Stato d'Emergenza, ha incaricato il Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri a compiere tali ispezioni per trovare il virus nei mezzi pubblici? Il Ministero della Sanità o la Magistratura? 

Nel primo caso, se l'ordine fosse partito dal Ministero, occorre chiedere e rinfacciare: perché cazzo li mandate a ispezionare ora, dopo un anno, e non l'avete fatto subito? Forse perché un anno fa il grado di terrore che eravate riusciti a diffondere fu che più sufficiente per ottenere, dalla pubblica opinione, il consenso sul lockdown? Mentre adesso, che sentite questo consenso scricchiolare, cercate nuovi argomenti per giustificare il protrarsi di assurde e inutili misure di costrizione e divieto promulgabili solo in vizio dello Stato d'Emergenza?

Nel secondo caso, se fosse stata l'Autorità Giudiziaria a inviare gli ispettori del N.A.S., bisognerebbe chiedere a essa: tale mandato è stato firmato perché avete ricevuto la denuncia di qualche cittadino, e/o associazione dei consumatori, o altro? E adesso che avete scoperto che «il virus viaggia su bus e treni», che fate, spiccate un mandato di cattura?

lunedì 5 aprile 2021

Vecchie pagine

“« Che cosa accadrà? » ci chiediamo tutti. « Per quanto tempo sopporteremo questo peso e questo tormento? ». Il palazzo imperiale ha attirato i [virologi e i direttori sanitari], ma non riesce a ricacciarli via. Il portone resta chiuso; la guardia, che prima entrava e usciva solennemente, se ne sta dietro le finestre colle inferriate. A noi artigiani e mercanti è affidata la salvezza della patria; ma noi non siamo all'altezza di un tale compito; né ci siamo mai vantati di esserne capaci. Un malinteso è questo, ed esso ci porterà alla rovina.”

Franz Kafka, Una vecchia pagina, in Il messaggio dell'imperatore, Adelphi, Milano.

Mezzo mondo no


Meno male sono in quell'altro mezzo.

Mi preoccupa di più quel che accade in Ucraina, o meglio: nel Donbass, con le provocazioni teleguidate da Washington per indispettire la Russia. 
La Nato... ma perché non muore, dato che, storicamente, non dovrebbe più aver ragioni per vivere?
Per quanto tempo ancora dovrà esistere un'Alleanza dell'Atlantico del Nord inglobando nazioni che l'Atlantico non lo vedono neanche con il binocolo? Perché nessuna nazione ha il coraggio di uscirne?


sabato 3 aprile 2021

L'umana noia


Su nell'alpe prima che il valico
mostri i confini dell'orizzonte
di qualunque parte del cerchio
dove tu sei il centro, ecco, distanti, 
mentre brucano germogli 
di tarassaco e di artemisia,
un branco di cervi che ti guardano
come tu guardi loro, con la sola
differenza che se per te è meraviglia -
e ti compiaci di vederli prima che si dipartano -
per loro no, per loro è noia:
avrebbero preferito restare lì,
beati al sole, senza bisogno
di essere trasformati in immagini,
in parole.

martedì 30 marzo 2021

Vorrei essere un rinoceronte



Bello camminare o correre in questi giorni caldi di primavera, piuttosto insoliti per essere i primi, così soleggiati, luminosi, distesi come campi di granturco appena seminato nei tratti di campagna aperta che costeggiano la pista ciclopedonale. Il verde e l'azzurro sono i colori che più assorbono la luce e gli sguardi umani si farebbero di conseguenza più aperti e pronti a ricevere saluti o piccoli gesti che comunicano la condivisione di questo benessere. Si farebbero. E invece non si fanno, perlomeno nella maggior parte dei posseduti ancora dal timor panico di imbattersi nel nemico invisibile che può "essere ovunque", anche trasportato in giro dai perdigiorno, dacché costoro, sebbene rispettino tutti i distanziamenti personali del caso, vanno in giro senza mascherina.
E i poveri tapini fobici, con occhio acuto, non si godono la gloria del disteso mezzogiorno appunto perché restano concentrati per difendersi da coloro che, invece, camminano spensierati, lasciando i neuroni liberi di rimbalzare or qua or là, senza tenerli impegnati nel riflesso condizionato di indossare sul muso lo straccetto pieno di respiro andato a male.

Chissà quanto tempo ancora ci vorrà per dismettere questa pratica di asocializzazione, di castrazione labiale, di impedimento alla fonazione e trattenimento delle sillabe che formano le parole buongiorno o vaffanculo.

Tanto tempo, purtroppo. E più passa, più non ci si accorge quanto siamo scemi.

sabato 27 marzo 2021

I contatori

titolo di un post di un blogger famoso


Ho sempre più netta l'impressione che - complice il bollettino quotidiano diffuso dai beccamorti iscritti all'ordine -  chi fa la conta dei "decessi" interpreti in maniera perfetta, neanche avesse studiato Stanislavskij, il personaggio di una famosa barzelletta, il quale tutte le mattine, appena comprato il giornale in edicola, apriva la pagina dei necrologi per vedere se c'era il suo nome e, «Dannazione - disse l'edicolante -, proprio stamani che c'è scritto lui non è venuto».

Contano i morti, sì, ma mai nessuno di loro che abbia il coraggio di prendere un morto, la morte, per farne  "oggetto" di riflessione anziché usarlo/a come un'arma (assai impropria) per offendere, nel campo della persuasione e della rettorica, tutti coloro che provano a mettere in discussione la legittimità dei vari divieti, delle assurde chiusure, delle limitazioni effettive delle libertà individuali.

Uno dei motivi - di sicuro non il più importante - per cui non vedo l'ora finisca la presente crisi sanitaria (pandemia), è per vedere se le morti continueranno a essere contate anche dopo, a virus fermo. Presumo che non accadrà, dato che non è accaduto prima. Infatti, nessuno contava mediamente quanti morti al giorno c'erano in Italia. Eppure i "dati" erano (e sono) a disposizione. Soltanto i dati non si erano trasformati in "dita" usate, appunto, per infilarle in vari posti, negli occhi prima di tutto.

A me le dita negli occhi hanno sempre fastidio, più dei bruscolini. Allora, sin dallo scorso marzo, ho provato a usare i dati dell'Istat sull'argomento «decessi in Italia» per tentare di capire se, effettivamente, eravamo di fronte a qualcosa di apocalittico.


In effetti, sì: nel 2020 c'è stato un rilevante aumento della mortalità complessiva (soprattutto al Nord, ma non divaghiamo); tuttavia, tale aumento, pur essendo preoccupante, non nasconde il fatto che, anche negli anni precedenti alla pandemia, i decessi c'erano, eccome se c'erano, ma non erano contati. Così come non sono contati i decessi non covid che pure sono morti anche loro. E di che sono morti? Di vita?

Quanto sarebbe più utile che i contatori di morte, che di solito sono le anime belle della sinistra progressista, iniziassero a mettere le loro dita (o i loro dati) nelle piaghe della sanità pubblica che non ha saputo, in un anno intero, trovare una soluzione per aumentare i posti di terapia per i più bisognosi di cure e, soprattutto, le usassero per pizzicare il governo, il quale, su consiglio degli incaricati a consigliare, continua a fare la cosa che reputa più facile ma che è, di fatto, inutile: chiudere, vietare, limitare la libertà.

giovedì 25 marzo 2021

Democrazia, vita

«Il 24 marzo del 1944, 335 civili e militari italiani vennero trucidati dai nazi-fascisti nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ricordo di quella strage deve restare un monito per tutti noi e per le generazioni future. Difendiamo sempre la democrazia, difendiamo sempre la vita.» Roberto Speranza, pagina facebook del 24 marzo 2021
Esimio Ministro Speranza, mi consenta una domanda. La chiosa con la quale chiude la doverosa commemorazione delle Fosse Ardeatine («Difendiamo sempre la democrazia, difendiamo sempre la vita»), si riferisce a come le autorità politiche dovrebbero agire in riferimento a quel particolare periodo storico (qualora ipoteticamente e sciaguratamente si ripresentassero circostanze analoghe a quelle che determinarono l'eccidio), oppure essa avrebbe la pretesa - come, ahimè!, temo - di far intendere che l'attuale azione di governo contro l'attuale crisi sanitaria è mossa in difesa della «democrazia» e della «vita»?

Se quest'ultimo fosse l'intento suo, mi consenta altresì di inoltrarle questo messaggio.

mercoledì 24 marzo 2021

Gioventù riscaldata

In questo perdurante clima di castrazione sociale, economica e individuale, imposto da una politica del cazzo "motivata" da indicazioni tecnico scientifiche ispirate alla rabdomanzia, si sente dire che a soffrire molto questo stato di cose sono i giovani, perché essi si vedono negato il diritto di vivere a pieno la loro stagione migliore.
Alcuni commentatori, quasi con un tono di rimprovero, paragonano i giovani odierni ai polli di allevamento incapaci come sono di ribellione se non attraverso sporadiche forme individuali, subito riassorbite dal sistema con un hastag su twitter o un video su tik tok. Una volta - proseguono i commentatori -, i giovani erano fatti di un'altra pasta ed è assai probabile, quindi, che se tale crisi pandemica fosse occorsa alcuni decenni fa, sicuramente la ribellione giovanile si sarebbe fatta sentire o, quantomeno, si sarebbe diffuso un malcontento generale che, partendo dalle università, avrebbe finito per coinvolgere anche il mondo del lavoro. Insomma, qualche cassonetto e qualche auto in città sarebbero state incendiate; così come alcuni scontri con le forze dell'ordine sarebbero avvenuti (al netto di estintori caricati a salve e pistole invece no).

Oggi no. Oggi - sentenziano - i giovani si vergognerebbero persino a cantare il famoso refrain di Rovazzi.

Poveri giovani vilipesi e schiacciati da così tanta responsabilità, che guardano il mondo degli "adulti" confrontarsi con le loro cazzate del rischio zero, del non abbassare la guardia, di bar e ristoranti chiusi e del coprifuoco senza neanche una molotov per pisciarci sopra.

Come biasimarli? Non io. Io mi limito solo a consigliare loro che, se non avessero niente da perdere, a fare i rivoluzionari da giovani potrebbe riservare loro un radioso futuro come scrittori, giornalisti o venditori di crêpes o porchetta in riva in mar.

martedì 23 marzo 2021

sabato 20 marzo 2021

Polvere degli autotreni

Vedo nei tuoi occhi la polvere degli autotreni
la stessa che si posa nei cipressi che si piegano
alle raffiche del Baltico
agitandoli in modo inopportuno.
Tu capisci che non puoi guardarli
come si guarda, degli aeroplani,
la spuma di kerosene che non cade
sulle nostre palpebre assetate di luce.

È stato bello rivederti a mezza
mattina con il vento che impediva
di accenderti la sigaretta che ti eri
rullata in precedenza. Tu e il tuo tabacco
e il tuo fiato che si nasconde dalla vergogna
e la voce grossa, impastata
di saliva e fumo. Che cosa dovevi
dirmi?

Niente, salutarti.
Ricordarti che il grigio dei capelli
non corrisponde ai desideri,
che l'iride offuscata da lacrime
appena appena accennate
non dà l'anamnesi del mio stato d'animo:
fa solo freddo e questo sole al minimo
è ancora basso sulla linea dell'orizzonte.

Dimmi di te, piuttosto: dimmi.

E io zitto, zitto perché sapevo
che se iniziavo mi sarebbe venuta
la tosse, quel prurito alle corde vocali
che prende quando le parole
escono a fiotti e a sproposito
contro i servi gallonati che scantonano
sotto i portici della politica
riuscendo a convincere che tutto quello che fanno
lo fanno per te.

Brutti nel muso e fatti male addosso.
E brutti noi qui a parlarne saremmo
e io, no, non voglio, lasciamo stare,
cambiamo discorso.
Ti ho amato forse quanto mai nessuna
e mi strappasti la pelle quando 
ti staccasti da me.
Vedi le piaghe come mi sono rimaste
addosso?

No. Sei un  bugiardo. Non vedo niente
Ti diverti a dirmi questo. Sai benissimo
che fu necessario, più per te che per me,
che andassi via.
Guardami questa vita, queste
lacrime accennate, questa pelle
punteggiata di amarezze e di racconti
letti male nelle notti insonni.
Non saresti contento di amarmi ora.
Avresti consumato l'amore per inerzia.
Dovresti ringraziarmi, invece,
se davvero sono ancora 
la matrice dei tuoi sogni.
Solo così posso ritornare a essere per te
lo struggente fantasma dell'amore.
Io non sono più nient'altro che un ricordo
Io qui non esisto se non per 
respirare la polvere degli autotreni
e masticare il fumo di un tabacco americano.

È proprio il Pueblo che sta per essere
fumato senza resistenza alcuna.
Vorrei abbracciarti, ma non posso:
questa gente intorno non ha diritto
a vedere due che si salutano con un
normale «ciao, alla prossima»,
fingendo che una prossima volta
per dirsi ti amo ci sarà.

giovedì 18 marzo 2021

Giornate

18 marzo: Giornata in memoria delle vittime del Covid.


21 marzo: Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie; Giornata internazionale del Nowruz; Giornata internazionale delle Foreste; Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale; Giornata mondiale della pace interiore; Giornata mondiale della Poesia; Giornata mondiale della sindrome di Down.

22 marzo: Giornata mondiale dell'acqua.

23 marzo: Giornata mondiale della meteorologia.

24 marzo: Giornata mondiale della tubercolosi; Giornata nazionale per la promozione della lettura.

25 marzo: Giornata internazionale della Solidarietà per i membri del personale Onu arrestati o scomparsi; Giornata internazionale in ricordo delle vittime della schiavitù; Giornata mondiale del nascituro.


28 marzo: Giornata della prevenzione oncologica.


6 aprile: Carbonara Day.

[...] 

domenica 14 marzo 2021

Io non so parlar d'amore

Basta, vorrei parlare di altro o di Alberto 
anche se non lo conosco di persona
è solo un nome che rammento spesso
dato che comincia con la A
giacché non posso partire da Alfredo
dare sempre la colpa a lui, povero ragazzo,
che mi fa sciupare tutte le occasioni.
Sicché io, lo confesso, in un momento 
di scarsa ispirazione poetica
e abbondante frantumazione testicolare
chiedo ufficialmente alle autorità competenti
che mi sia fornita una consulenza gratuita 
con un andrologo, per ricomporre il puzzle
del mio essere, almeno il quinto quarto
per infarinarlo, passarlo nell'uovo,
e friggerlo, come le granelle.

Io non sono un illuminato: mi spengo
spesso, così consumo meno lume ontologico
per rispondere alle testedicazzo che non vogliono
capire, agli antifascisti della terza ora
che sono favorevoli alle chiusure,
alle restrizioni, ai divieti,
agitati da paure primordiali,
gente che parla al noi dicendo che «siamo
indisciplinati», «non rispettiamo le regole»
e si rivolgono alle pagine facebook dell'autorità
lacrimando come prefiche a gratis.

Ma chi è quel noi? Voi? 
E se siete voi, che cazzo rompete le palle
a me?
Questa abitudine malsana di parlare per gli altri
vi andrebbe estratta senza anestesia,
come il giudizio.

venerdì 12 marzo 2021

I sonnambuli

Uh che bello! Quante critiche alla Repubblica degli Agnelli che oggi sparava in prima pagina "Astrazeneca, paura in Europa"! O anime pie, siete gli stessi censori che non dicevate un cazzo di niente allorquando, al posto di Astrazeneca, c'era la parola Virus? Sì? Bravi. Per caso, a vostra difesa, adducete che "Un anno fa i giornalisti hanno lanciato un giusto allarme contro la pandemia", mentre adesso, invece, vi scandalizzate dicendo "Guardate che cosa scrivono gli infami per vendere una copia in più"? Bravissimi. Siete dei risvegliati e, forse anche per questo, dal sonno della mia ragione, sogno spesso di mandarvi affanculo.

lunedì 8 marzo 2021

Seminare panico

 

lunedì, 8 marzo 2021, ore 16:45


Ecco qua, la schermata di Google News di pochi minuti fa. Ecco come funziona la saldatura tra media e potere, coi primi che preparano il terreno (l'opinione pubblica) alla necessità e il secondo che, dopo simile aratura e fresatura, piantano i loro decreti leggi a forza nel corpo del popolo.
«Si fottano», sarei tentato di dire, se i fottuti non fossimo noi - noi che non siamo né media, né potere, né pubblica opinione: solo un uno, un individuo (cittadino?), un essere umano che non può altro che subire una simile, ingiustificata, assurda tracotanza.


domenica 7 marzo 2021

Uomini del Novecento


Quando l'editoria sconfina nell'agiografia, gli stimoli del nostro secondo cervello velocizzano il transito e ci portano, di conseguenza, a svuotarne il tratto finale. È in tali frangenti che si rimpiangono i tempi in cui copie cartacee dei giornali riempivano le nostre stanze, bagni compresi, dentro i quali, pur sfidando con sprezzo del pericolo la scarsa qualità della carta e la tossicità dell'inchiostro, con certe pagine, ci si puliva sovente il buco del culo.

martedì 2 marzo 2021

Zitto e spedala

Uomini e donne di buona e cattiva volontà: sappiate che il perdurare dello stato di emergenza e il ripetersi dei dpcm emanati su indicazione dei tecnici del comitato scientifico, sono atti dovuti del governo per proteggere non voi in quanto uomini e donne in sé, frega un cazzo degli individui allo Stato, bensì per non affaticare e non mandare in crisi gli ospedali, o meglio: per non intasare le terapie intensive. Un anno intero passato senza riuscire a risolvere questo «groviglio, garbuglio o gnommero».

E pensare che io pensavo che fossero gli ospedali dei luoghi preposti a curare e salvare vite umane e non le vite umane, obbligate per legge, a curare e a salvare gli ospedali.


lunedì 1 marzo 2021

La precettistica europea

Cosa deve fare l'Unione europea con la Russia, scrive un quotidiano online, senza punto interrogativo, quindi non è una domanda, è una affermazione; e, infatti, segue un elenco di cose che l'UE dovrebbe fare - perché sennò la Russia potrebbe estendere la sua influenza, come una variante - sintetizzate nel precetto «essere più coerente e decisa». Ah sì? Beh, io credo che in poche occasione come contro la Russia l'Europa abbia dimostrato decisione e coerenza; vedasi le sanzioni volute dall'America (tramite la Nato).
Se non sbaglio, infatti, persiste ancora un esterso embargo commerciale commerciale che impedisce, per esempio, di vendere una forma di Parmigiano e, allo stesso tempo, di acquistare il peso equivalente alla forma di fiale di vaccino Sputnik¹ (mi tocca dare persino ragione a Berlusconi).

«Ma queste cose non si possono fare», impone il governo americano, rosso o blu che sia. «Tanto più che adesso vi offriamo anche il Johnson & Johnson».
«Non più lacrime?», chiedono alcuni commissari europei, prima di farsi uno shampoo.

Ecco, anziché chiedersi che cosa fare con la Russia, credo sarebbe più opportuno chiedersi che cosa fare con l'America...

______________
¹ «Vada a lavorare a San Marino!».
«Preferirei in Vaticano».

sabato 27 febbraio 2021

Goganga

I giorni di sole - quasi primaverili durante il dì - e il cielo azzurro e l'aria tiepida favoriscono le passeggiate, le corse, lo stare fuori ognuno perché gli va. Un paio di giorni fa, durante una pausa pranzo, mi sono ritrovato a correre per le vigne di un noto marchese insieme a due donne, che conosco, con una delle quali capita sovente di correre insieme anche la domenica. Passo tranquillo, per non sudare troppo, due chiacchiere quando il saliscendi è più scendi che sali. E, a fine corsa, come suole - e io mi sono adeguato per rispettare questi termini di socialità - un selfie da spedire via whatsapp a quelli del gruppo.
E ci mettiamo in finta posa, sorridenti, col telefono davanti a riprendere noi e le vigne sulle quali cominciano a rispuntare i primi segni di vegetazione. 

Una voce di signora "anziana", distante a occhio e croce una trentina di metri da noi, implora:
«Per favore, potete mettere la mascherina?».

Mentre il sorriso della posa fotografica mutava in una smorfia di perplessità, una compagna di corsa ha risposto benevolmente alla signora preoccupata per sua incolumità:

«La mettiamo subito, signora. Per contro, consenta anche noi di suggerirle un piccolo sacrificio: tolga un paio di ore di televisione al giorno alla settimana, e vedrà, lei guarirà.

domenica 21 febbraio 2021

Che bocca grande che hai

Per me Boldrini e Meloni pari sono: due donne, due persone, due che non gli darei il voto manco mi facessero vedere Verona. Nondimeno, non ho bisogno dello sdegno generale bi-partisan per ritenere offensivo, aldilà della questione di genere, ciò che ha detto il Gozzini (un prof. universitario dell'Università di Siena) alla Meloni, qualificandola prima come "pesciaiola" e poi, siccome i colleghi uomini, convenuti in quella trasmissione, gli hanno fatto notare che quello del pesciaiolo è un mestiere nobile, e per questo gli hanno suggerito di trovare altri epiteti, il Gozzini ha tentato ipoteticamente di paragonarla a una rana dalla bocca larga, una vacca, o a una scrofa. Ma la vera offesa - che mi sembra alcuno abbia notato - è un'altra: i termini ricercati per stigmatizzare la presunta ignoranza della Meloni («che non ha mai letto un libro in vita sua!») sono stati usati dal Gozzini perché ella avrebbe avuto l'ardire, in parlamento, di rivolgersi «da pari a pari a uno come Mario Draghi». 
Ecco, esimio professor Gozzini, io non mi perito di cercare epiteti per qualificarla come intellettuale, mi limito solo a riportare alcune parole che il suo Eroe ha detto, mi pare alla Camera, per avere la fiducia al suo governo:

"È vero che i dati quantitativi sulla criminalità nel corso degli anni sono andati migliorando, ma la percezione che ne hanno i cittadini no. Deve essere la percezione a guidare l’azione, a stimolare un’azione sempre più efficace"...

e la mando a fare in culo con lui a braccetto, sperando che non ci stiate troppo bene.

giovedì 18 febbraio 2021

Rimmel

Sono diventato uno specialista nel lasciare a mezzo, spesso a un terzo, film ed episodi di sceneggiati che l'immane offerta televisiva propone. Sono così noiosi, così scontati, così insopportabili che lasciarli lì sospesi, non visti per intero, è il solo giudizio di cui sono capace tributare a tale merce d'intrattenimento. 
Ultimamente, ho stoppato due agenti del kgb mezzi nudi in procinto di scopare, sopra un tavolo basso, accanto a comodo divano. Chissà se sono ancora lì, nudi, affamati l'uno dell'altra tanto quanto io ho voglia di digiuno.

***
Ogni tanto mi soffermo a guardare i pochi LP che restano incastonati nella libreria, inascoltati oramai da decenni se non nella riproduzione di youtube o altre piattaforme. Stasera ho indugiato a lungo su Rimmel per contemplare il ritratto di donna sullo sfondo a righe bianco e nero, il carcere del mio cuore. I capelli raccolti, lo stesso colore, lo stesso taglio della mandibola, lo stesso sguardo a occhi socchiusi che indugiarono solo un attimo per dire addio - e poi me lo dissero: e qualcosa rimane tra le pagine chiare, le pagine scure...

***
Le riunioni online, per quanto comode sotto l'aspetto logistico - e per quanto utili per assentarsi senza doversi giustificare, andare in bagno, orinare e tirare lo sciacquone con il microfono spento - mi hanno rotto i coglioni.

***
Quale sarà il ministro del nuovo governo Draghi che offrirà da bere le proprie lacrime al pubblico in diretta tv?




mercoledì 17 febbraio 2021

domenica 14 febbraio 2021

Dato l'andazzo




Dato l'andazzo, è probabile, ma non auspicabile, che il ministro (sopra sollecitato da un tecnico di cui mi sfugge il nome) e il nuovo governo propendano per una ennesima "chiusura" e un confinamento generalizzato di chissà chi, che, cosa e perché.
Non voglio pensarci, arrabbiarmi, deprimermi. 

Siamo ancora - assurdamente - ficcati dentro il Cocito, con quei diavoli dei tecnici (ma uno che sia medico no?), incaricati da una politica che ne è succube, a determinare il grado di paralisi individuale, sociale ed economica al quale dobbiamo sottostare; in questo caso perché ci sono le varianti - e il bollettino è sempre lì, sbattuto diuturnamente in prima pagina.

La prima pagina, già:
Ansia

È un corto circuito: il tema pandemia fa audience. Avere audience è lo scopo principale dei media (no, non è l'informazione, che è un effetto collaterale all'audience) perché grazie a essa ottengono maggiori introiti pubblicitari. Finché i media si occuperanno in modo persistente, invasivo di tale argomento, esso avrà maggiore audience di tutti gli altri argomenti. Non è che muoiono Maradona tutti i giorni; non è che tutti i giorni un citrullo con un cappello da indiano invade un parlamento.

La realtà proposta nelle prime pagine condiziona fortemente la realtà effettuale, sebbene il contenuto delle due sia, di fatto, assai divergente.

Alcuni giorni fa, nel comune dove abito, un autista di uno scuolabus è risultato positivo al virus. Subito la macchina burocratico "sanitaria" si è apprestata a notificare a tutti gli alunni che hanno preso il pulmino l'ordine di quarantena fiduciaria. Il sindaco ha avvisato su facebook la popolazione semplicemente riportando la notifica ufficiale, senza usare toni allarmistici. Nessuno, a parte la "normale" preoccupazione e la rottura di palle dei genitori, si è messo a protestare o a disperarsi.
Ciò nonostante, un giorno o due dopo l'accaduto, si presenta in paese una troupe della Rai TG regione perché tale vicenda doveva diventare una Notizia.
Io l'ho saputo di rinterzo, al bar, da un amico, il quale mi ha detto che giornalista e cameraman si sono messi persino a intervistare la gente in piazza. A un giovane padre che guardava suo figlio giocare al girello e allo scivolo, è stato chiesto cosa ne pensasse. «Non sono preoccupato. Piuttosto sono preoccupato per voi che non la finite di rompere i coglioni». 

Dentro gli occhi accade




Quello che dentro gli occhi accade
è una luce, un'ombra, il tempo che
passa e che è passato, il recupero
degli istanti in cui lo sguardo
ha indugiato sulla soglia del vivere
credendo che fossero quelli i momenti
da tenere di conserva per le occasioni
in cui il senso di essere qui sembra non esserci
- e allora li proietti sulla linea dell'orizzonte
per consolarti (sinonimo dell'inganno),
per fare finta che quello che vedi sia
tutta la vita che desideri e non un'altra.

sabato 13 febbraio 2021

Dentro tutti

«La negazione della politica sul terreno della politica». 

Sono proprio contento ci siano tutti, perché questo tutti non darà modo ad alcuni di smarcarsi e dire io non c'ero e se c'ero dormivo. Ci sono tutti: facce vecchie e anche facce nuove, conferme e riconferme e, insomma: il Parlamento è interamente rappresentato (forse solo l'Union Valdôtaine è rimasta fuori). Voilà: adesso andrà tutto bene soprattutto perché non ci saranno più scuse per capire che non esiste alcuna differenza, che il parlamentarismo è un fallimento rappresentativo, che la democrazia non è il potere del popolo ma di un certo popolo, una classe, la parte dominante che guida per la salvaguardia dei propri interessi.
A chi dirà: "È sempre stato così", si obietterà: è vero, ma questa volta non esistono dita (medie) dietro le quali nascondersi: il potere politico, quale che sia, è un dito medio unico infilato nel buco del culo della sovranità popolare, castrata del tutto dentro le forme e i limiti della Sacra Costituzione.



venerdì 12 febbraio 2021

Dalla cabina di regia

Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, in seguito all'imminente ritorno all'«arancione» della Toscana, ha dichiarato:
«Ho parlato con il Ministro Speranza e mi ha comunicato la decisione della cabina di regia di portare in zona arancione Toscana, Liguria, Abruzzo e provincia autonoma di Trento.
Sono trascorse 5 settimane in zona gialla ed è fisiologico un aumento dei contagi che non rappresenta un picco incontrollato, ma invece una progressione che occorre frenare per poter presto riportare condizioni sicure per la salute dei cittadini. Le Regioni non hanno la facoltà di modificare le decisioni delle autorità governative.
Sottolineo comunque come il nostro sistema sanitario stia gestendo in sicurezza la pandemia, perché i numeri dei posti occupati in terapia intensiva e nelle postazioni Covid sono solo un terzo rispetto a quelli di novembre.»
Io non ho speranza di parlare con il ministro Speranza; nondimeno ho poca speranza che l'essere Roberto Speranza riconfermato alla guida del dicastero della Salute, faccia ben sperare nel ritorno alla normalità. Oramai più che contrastare una malattia (un virus), la «cabina di regia» continua a mettere in scena una procedura tecnico-scientifica che ha ben poche virtù medico-sanitarie, e che più che curare, ha il difetto di contribuire altamente allo stato catatonico della popolazione.


P.S.
Riguardo alla nuova compagine... Più che un governo, mi sembra un rigoverno con l'ingoio.



mercoledì 10 febbraio 2021

Cicaleccio e associati

«Le vostre parole siano parche», disse uno da un palco, mentre sotto volavano porche.
«Ma perché ci devono prendere così tanto per il culo?», domandò un passante lungo la linea gotica.
«Che cosa vi abbiamo fatto di male?» aggiunse un dritto ed ebbe risposta, a rete, dal nuovo Direttore in persona, il Sambuca.
«Niente. Siamo noi che, per sopravvivere, qualcosa dobbiamo pur fare. Ad esempio: scrivere titoli del cazzo, utili per sondare il terreno della sopportazione popolare. Soprattutto: giorno dopo giorno, cerchiamo di indirizzare odi verso determinati settori, finché non troviamo la categoria giusta sul quale convogliare un consistente biasimo popolare che consenta l'ennesima grande distrazione: trovare a chi dare la colpa è un compito ingrato, sì, ma necessario, perché ci permette, allo stesso tempo, di tirare avanti facendo finta di fare informazione e di dare i consigli giusti per un'efficace azione di governo».
«Vaffanculo».
«Non funziona più. Ha funzionato una volta, in modo dirompente. C'è chi ci credette - e non furono pochi. Adesso non ci credono più neanche loro, ma loro sono lì, sott'olio, dentro la scatola di tonno e infatti chiedono di diventare superministri all'ecologia come Alfonso Pecoraro Scanio».
«Che merde secche! Ci piacerebbe pestarle per sentire lo splash.»
«Lasciate perdete, dormite, sognate forse: la piattaforma russò».




sabato 6 febbraio 2021

Uomini delle Istituzioni

È più facile avere bell'e pronti uomini delle istituzioni, anziché istituzioni degli (e per gli) uomini.
Draghi è un uomo delle istituzioni; io, invece, no.

Io, comunque, tutto questo bisogno di uomini delle istituzioni non lo capisco. Non capisco, cioè, perché un vero o presunto uomo delle istituzioni, per fare politica, per comandare, non debba almeno passare prima il rituale battesimale delle elezioni, per avere una legittimità popolare (dal contenuto) e non solo istituzionale (dal contenitore). 

In buona sostanza - e per quel che vale e quel che me ne importa (poco): perché non si va a votare? Per via dello stato di emergenza che è un perdurante stato di eccezione?

A me hanno rotto i coglioni. E il perché è spiegato qui. Lo penso sin dal primo momento che non c'è un giustificato motivo per queste procedure emergenziali e che togliercele dalle palle sarà dura.

E sarà dura perché c'è un incredibile alto consenso per queste misure, che sono chiamate a gran voce, soprattutto da quelli che nei postriboli internettiani vanno a denunciare se un ristorante aveva un tavolo apparecchiato con due persone in più.

Ma per tornare agli uomini... pardon: all'Uomo delle Istituzioni, il gran maestro del Quantitative Easing: non sarà mica che non si va a votare perché il suo peso istituzionale non troverebbe una corrispondente misura elettorale, bensì sarebbe quantitativamente - e di molto - alleggerito?

Come si chiamava il partito di Monti?

giovedì 4 febbraio 2021

Le temps retrouvé

Un post egotista

Questo post non parla di Draghi, ma di cavalieri. Non di cavalieri del lavoro, ma di quelli del tempo libero, forse anche - oso dire - del tempo liberato.

Au plutôt, le temps retrouvé.

Era dalle elementari, dai giochi della gioventù che non partecipavo a una gara. Neanche di briscola o di calcio balilla. Poi, a una certa età, determinate circostanze mi hanno spinto a correre. 

Eccole, le circostanze.
Dalle elementari (appunto) per un trentennio abbondante, non ho fatto alcuno sport. Niente. Poi, sui quaranta, forse per darmi un tono, provai a fare delle corsettine da niente alle quali subito rinunciai in favore dello andare in palestra (2012). E sono andato regolarmente in palestra, per fare un po' di pesistica e persino qualche trazione e piegamento a corpo libero. Nel 2017 ho iniziato pure ad andare, almeno una volta a settimana, in piscina (l'abbinavo alla palestra due/tre volte a settimana).
Nell'autunno del 2019, dato che il gestore della palestra dove andavo non aveva più voglia di gestire (aveva ridotto orari a parità di prezzo degli abbonamenti) e, soprattutto, con l'apertura di un tratto della ciclopedonale lungo il corso dell'Arno nella zona dove abito, ho preso a correre (continuando con la piscina).

Ho corso praticamente da solo per un anno, salvo in qualche occasione, più che altro fortuita.
Nel dicembre 2019 la palestra dove andavo ha chiuso i battenti.
Nella primavera del 2020, vabbè è storia recente: era vietato persino correre (ridussi quel poco che facevo a pochissimi km intorno ai campi di casa).
Le piscine sono state chiuse, salvo la parentesi estiva (le ultime vasche mi sembra di averle fatte di settembre).

Non è rimasto altro che correre. Con discreta costanza, se posso almeno un quattro o cinque volte a settimana.

Dato che abito vicino, la scorsa estate ho preso anche e soprattutto a correre per i sentieri del parco nazionale. Correre fuori strada per boschi e strade di montagna è chiamato trail running.

Dove vivo, c'è un gruppo sportivo, iscritto regolarmente alla Fidal (Trail Falterona Runners), nel quale corrono alcune persone che conosco e che mi hanno invitato a correre con loro. Lo scorso autunno ho iniziato e mi è piaciuto - e parecchio. E, praticamente, quasi tutte le domeniche sono andato, quale che fosse il tempo (quasi sempre sotto la pioggia o anche sotto la neve). Non meno di due ore e mezzo, quasi tre di corsa (con frequenti cambi di ritmo, cosa che il trail impone, date le salite e le discese ardite). 

Ebbene, durante tali uscite ho preso fiducia e, stimolato dai compagni e compagne del gruppo, mi sono prima tesserato e, quindi, persuaso a fare una gara (per dilettanti) ufficiale.

La Ronda Ghibellina, in zona Castiglion Fiorentino (Arezzo).

Accompagnato da un amico, più esperto e già corridore di maratone e di ultra-trail, ho così corso la gara di 25 km, con un dislivello di 1200 metri, detta la Ronda Assassina.
356 il numero dei partecipanti. Sono arrivato 170 esimo in tre ore e cinquanta minuti.

Corsa assai impegnativa, sia per il dislivello, sia per il terreno reso assai scivoloso dal fango.

Fatica tanta, soprattutto intorno al quindicesimo km, poco prima dell'ultimo ristoro. Ma una fatica particolare, fatica che fa sentire la presenza intera del proprio corpo in movimento, sotto sforzo per un obiettivo: arrivare in fondo, a poco a poco, passo dopo passo, sia correndo, sia camminando, vedendo intorno gente che compie lo stesso movimento, lo stesso gesto nella «fugace altalena tra vita / che passa e vita che sta». Ecco, quassù, tra questi poggi di Bellosguardo sulla Valdichiana, c'è un barlume di scampo, caro Eugenio, lo sento e fattelo dire da un amico che, pur non pretendendo di sapere, né d'insegnare, ha scelto di correre per sentire che, per una frazione di secondo, tra un passo e l'altro, si vola.




E, confesso, arrivare al traguardo è stata davvero una gioia.


venerdì 29 gennaio 2021

Tra li lazzi sorbi

Tutto fa curricolo, anche i viaggi lampo nel deserto, a cercare l'accredito.
Io mi ricordo, altresì, di Schröeder.
Poi mi devo anche ricordare di pagare il gas.
Ognuno sussiste come può: io ho uno stipendio, manco lo guardo, sia quel che sia, progetti pochi, investimenti zero, il bollo l'ho pagato, posso circolare, pur con le limitazioni imposte dai vigenti decreti legge dettati dall'emergenza sanitaria.
L'organizzazione della vita sociale d'occidente e d'oriente è questa: tirare a campare con la mediazione del denaro, ognuno con un ruolo, chi in campo e chi di riserva (vedi i famosi eserciti di riserva).
Io mi ricordo, altresì, di Malgioglio (Astutillo).

Caccia li sordi.
Canta a li muti.
Cine a li ciechi.
Calci a li storpi.
Cicca a li monchi («Hai da accendere?»)

I sensi vanno mantenuti vigili (io mi ricordo anche di Sensi e pure der Ciarra).

Io, comunque, non per rimpiangere il passato - come accade a chi ha parecchio passato dietro di sé - ma, a ripensarci, con Andreotti e Craxi (pace all'animaccia loro) mi sentivo più tranquillo; o, perlomeno: sapevo chi erano ma sapevo pure che le loro capacità politiche e intellettuali erano sopra la media. Erano figli di buonadonna di livello. Adesso, invece, io vedo questi raccogliticci del cazzo, i quali si fanno dettare comandi da chissà quali consiglieri (immarcescibili) annidati nei ministeri, o dai tecnici dei comitati purgativi vari e più che la rabbia politica e la voglia di lottare nelle piazze e nelle strade, e di correre al voto (per niente, ok), adesso, mi viene voglia di spegnere tutto, di fare finta che niente accada, sperando che, questo niente, a poco a poco, defluisca in forre e cloache.

Poi si vedrà: nel ciclo della politica, prima o poi, smetteranno di piovere stronzi.

lunedì 25 gennaio 2021

E tu che sei un po' fri fri

«Non avevamo in testa le vicende sovietiche, piuttosto c’eravamo formati nel Movimento per la Pace e raccoglievamo le firme contro i carri armati sovietici in Afghanistan. Né tanto meno libri di Marx, di Lenin o persino di Togliatti. Non avevamo in testa particolari ideologie o miti da consacrare. Piuttosto sentivamo quella comunità di giovani comunisti, dentro al Pci, come il canale migliore per esprimere le nostre inquietudini, gli aneliti dell’anima, le disordinate spinte adolescenziali, già chiare nelle loro fondamentali discriminanti.» 

Ecco [segue una porca... sgorgata direttamente dal cuore] come, in un passaggio, il segretario del Partito Democratico, ricorda il centenario della nascita del Partito Comunista d'Italia. 

Che signore inquieto anelante l'anima de li mortacci sua, nonché chiarissimo spingitore di disordinate fregnacce adolescenziali con la vista lunga di come fare carriera facile dentro gli enti locali, ar carduccio dell'incarico pubblico, anvedi mai je fosse toccato far l'operaio co li turni de notte. Voilà la discriminante: come guadagnarsi una posizione senza fare un cazzo da mane a sera, tramite la gavetta in un partito che aveva un forte successo elettorale. Ne conosciamo alcuni che, grazie alla costanza, hanno fatto carriera fino a diventare, come minimo, assessori regionali. Bravi. Così si fa politica nell'interesse generale, senza tuttavia perdere di vista gli ordinati appoggi della maturità.

venerdì 22 gennaio 2021

Palle sgonfie

 
[*]
Sempre meno coglioni.
E, quei pochi, durante gli inni e le inaugurazioni, sempre con la mano destra sul petto anziché sugli organi atti alla riproduzione.
Anche Lady Gaga, con il suo inno, ha soltanto «commosso la rete», senza muovere nient'altro.
Periodi pochi fertili da un punto di vista del General Intellect.

giovedì 21 gennaio 2021

Giorno della memoria

 


«In Bordiga esist[e] un nesso inscindibile tra analisi del capitalismo come produzione mercantile e salariale e critica della democrazia come sua forma politica specifica, tra concezione del socialismo come fine della produzione di valore e concezione del partito come ‘organo’ che il proletariato internazionale deve darsi per realizzare tale obiettivo storico. Da tale sistema coerente di principi teorici discendono poi ben precise valutazioni sulla natura capitalistica dello stalinismo, sul carattere imperialistico della seconda guerra mondiale e su quello ‘interclassista’ del movimento della resistenza, sulla natura ‘totalitaria’ degli apparati degli stati democratici». Liliana Grilli

«Fino a quando i rapporti di produzione restano mercantili e monetari e salariali tutto il sistema della automatica macchineria forma un mostro che schiaccia sotto il peso della sua oppressione una umanità schiava ed infelice, e questo è il Mostro che domina tutto il quadro tracciato da Marx della società presente, il Capitale stesso, spersonalizzato, e perfino ‘declassato’ nelle nostre frequenti conclusioni, in risposta al vaneggiare che in un terzo del mondo sia sparita la Classe nemica, la Borghesia».
[...]
«Chi si appropria il prodotto? Forse il lavoratore? No, nemmeno per una briciola: esso va tutto, la risposta da facile propaganda è ovvia, al capitalista, al padrone, al borghese, [ai soviet]. Anche Marx se ne servirà molte volte [...] Chi si appropria il capitale prodotto dal lavoro vivente (plusvalore) non viene presentato come persona umana né come classe umana: è il Mostro, il Lavoro oggettivato, il Capitale fisso, monopolio e fortilizio della Forma Capitale in se stessa, Bestia senza anima e perfino senza vita, ma che divora ed uccide il lavoro vivo, il lavoro dei vivi e i vivi». Amadeo Bordiga



domenica 17 gennaio 2021

Come Bartleby lo scrivano

Nel periodo del suo massimo consenso - e potere - Berlusconi fu accusato, da tanta parte del mondo intellettuale, di essere un pericolo per la democrazia. E io, a quel tempo, la pensavo senz'altro come Umberto Eco, Franco Cordero, Ezio Mauro, Nanni Moretti eccetera. Addirittura, noi anti-berlusconiani, ci precipitammo a vedere la prima de Il Caimano come se fosse un atto di resistenza nei confronti di qualcuno che metteva a repentaglio, con il suo gigantesco conflitto d'interessi e la sua battaglia (assai interessata) contro la magistratura, le regole del gioco democratico.

A ripensarci col senno di poi (che non vale): tutte cazzate. Perché? Perché, onestamente, Berlusconi e, di più, il berlusconismo, nonostante tutta l'avversione che potessi nutrire, mai in un solo secondo mi ha fatto sentire la terra sotto i piedi, mi ha dato l'impressione cioè di essere oppresso, negato nell'esercizio del proprio tranquillo vivere. Mai. 

Mai, con Berlusconi presidente del consiglio, ho avuto paura che il governo potesse impedirmi di  uscire di casa, di uscire dal mio comune di residenza, di trovare il deserto dopo le 18. Mai ho avuto paura che, con Berlusconi presidente del consiglio, chi si opponesse non trovasse uno spazio per motivare la sua opposizione senza essere zittito, offeso, considerato un balordo che vuole che muoiano le persone più indifese. Mai, con Berlusconi capo del governo, ho pensato che le ragioni di Stato (anche se fossero state ragioni berlusconiane) prevaricassero le ragioni di un unico cittadino che, nel proprio perimetro di vita, come Bartleby, preferisce di no.

Infine, per quanto Brunetta e Scajola e Gelmini e Gasparri, eccetera, ci si mettessero di buzzo buono, mai con Berlusconi al governo ho vista tanta idiozia di Stato esercitata bellamente (bruttamente) senza capire perché.

Tenetevi, dunque, il vostro Conte, il vostro Pd e i vostri Cinquestelle. Io preferisco di no.


venerdì 15 gennaio 2021

Chi l'ha detta questa frase

Sulla mossa di Renzi non dico niente, non perché sul niente non abbia qualcosa da dire, ma perché, semplicemente, lascio dire a chi ha qualcosa di dire e, a occhio e croce, oltre il novantacinque per cento di chi ha detto, lo ha criticato, lo ha denigrato, lo ha offeso, lo ha maledetto.

A costoro - senza tema di essere scambiato per un filorenziano: non lo sono - chiedo: la vostra rabbia, la vostra indignazione contro Renzi è mera antipatia personale, mero rigetto della pochezza e insussistenza politica nei confronti del leader di Italia Viva (!)? 
Se così fosse, non avrei nulla da obiettare.

Se, invece, la vostra incazzatura contro il ribaldo da Rignano sull'Arno deriva dal timore di veder cadere il governo in carica, allora vi offro uno stimolo - seppur minimo, come un confetto Falqui - per farvi evacuare le simpatie che nutrite nei confronti del Conte-bis.

Eccolo:



Avessero governato su Marte, fianco a fianco, sarei stato più contento.

Purtroppo, ancora non ci sono stati mandati.


Ma vabbè.
Per la verità, come ho scritto ieri, da qualche parte, avrei preferito la crisi del Cts. E se questa, un giorno, ci sarà mai, stapperò una bottiglia di spuma.

martedì 12 gennaio 2021

Lungo una strada ferrata

Camminavo lungo una strada ferrata, sui legni
per evitare i sassi spigolosi della massicciata,
che non c'è suola che non te li facciano sentire
tutti gli spigoli sotto la pianta dei piedi, quando
un treno merci diretto chissà dove decise
di rispettare l'orario di marcia, con un fischio
lontano per anticipare la sua presenza, 
la sua precedenza - e io balzai sulla scarpata
ferroviaria, tra i fiori e l'erba che divennero tristi
e doloranti perché, ricoperti di brina, si frantumarono
come cristalli sotto stivali nazifascisti.
Per fortuna avevo delle morbide Hoka, così 
provocai il minor dolore possibile alle creature
in letargo, in attesa di essere cantate
da giovani che si prendono ancora la briga
di ricordare canzoni quasi perfette come
Autogrill. E cioè - mi si conceda la digressione - 
perché se una stronza, che incidentalmente
occupa una carica pubblica, canta una canzone
fascista tutti si fanno grammofoni, mentre se
un disoccupato provasse a cantare, ad esempio,
vecchia piccola borghesia in piazza Signoria
nessuno se lo inculerebbe? Perché, dopo, ai giornali
occorrerebbe aprire un dibattito sulle classi sociali 
per spiegare perché esse esistono senza più essere 
di scandalo a niuno?

Bravi, sono tempi tristi. E i governi più intristiti
e brutti ancora. Legislature che sembrano infinite,
come le pandemie, perché per il contagio 
della rappresentatività ancora non è stato scoperto
un vaccino.

Dicevo: camminavo lungo una strada ferrata
perché mi ero perso e non sapevo
come raggiungere la civiltà. Un treno merci,
sfrecciando a un dipresso, mi rammentò
quale sia la forma elementare della società
capitalistica da cui occorre ripartire 
per dipanare la matassa della contraddizione
tra valore d'uso e valore di scambio
che ci rende tutti One One.

[...]